Violenze Culturali

di Ennio Romano Forina

La mitologia non è una sezione della storia umana, ma il fatto che sia un artificio mentale non vuol dire che sia basata solo e prevalentemente sulla fantasia e non esclude che possa influenzare in modo concreto l’immaginario collettivo, l’educazione e il carattere degli individui che possono assimilare senza riflettere i preconcetti che anche dalla mitologia derivano e trasformarli poi in culture e comportamenti, come del resto accade anche da altre fonti di apprendimento. E non c’è dubbio che anche gli eventi umani possano subire l’influenza dei miti che spesso sono stati evocati nella storia come pretesti per giustificare nella gran parte dei casi, azioni distruttive e conflitti. Come ho scritto altrove “Gli dei sono sempre dalla parte di chi li ha inventati”.

In questo modo i miti irreali possono facilmente diventare simboli reali, che confluiscono nella cultura e in qualche modo contribuiscono a scrivere la stessa storia per molto, molto tempo a seguire anche se non ce ne accorgiamo. Spesso, senza analizzarli nel divenire della loro struttura illusoria e nemmeno nei motivi che li hanno fatti attecchire nell’immaginario collettivo e infine utilizzare come stereotipi per stabilire false identificazioni di comodo del bene e del male. Uno di questi miti, – da sempre emblematicamente accettato nel suo drammatico sviluppo ed esito, senza una seria riflessione sugli elementi che lo compongono – è quello affascinante della Gorgone Medusa, così tanto celebrato nei secoli sempre in una specifica rappresentazione minacciosa, “negativa,” sia nell’arte che nella letteratura storica e persino nei manufatti artigianali, arti orafe e più recentemente persino come marchio di imprese.

Attitudini e comportamenti singoli o collettivi e forme di pensiero che diventano costume e morale, spesso vengono legittimati sulla base di considerazioni superficiali e circoscritte nei ristretti ambiti di categorie mentali prestabilite. Osserviamo ora che tra i vari atti di prepotenza e rapina, l’appropriazione arbitraria del corpo di un’altra persona che viene definita con il termine di “stupro,” specifica precisamente l’atto della violazione – con la forza – del territorio: “corpo” di un individuo, da parte di uno o più soggetti normalmente di sesso maschile, ai danni di un altro soggetto, normalmente di sesso femminile più debole e incapace di difendersi.

La violenza della prepotenza sessuale è deleteria sia in senso etico che in senso antropologico perché non solo offende e ferisce in modo indelebile chi la subisce, ma colpisce anche tutta la comunità umana insinuando la paura e il sospetto in una specie di reazione a catena, laddove si dovrebbero invece coltivare la fiducia, la solidarietà e il rispetto nei rapporti fra individui, poiché quando un elemento di questi subisce un trauma, trasferirà inevitabilmente ai suoi simili una parte del danno subìto sotto forme diverse e spesso anche inconsce e indirette.

Chi invece propone atti gentili e altruistici fa esattamente l’opposto, contribuendo a migliorare generalmente il carattere delle interazioni fra le persone e trasmettendo un senso di fraternità e fiducia in un mondo possibile migliore. Ma ancora di più, a confondere le giuste valutazioni di questi fenomeni specifici della specie umana è il fatto che la coscienza collettiva ingloba e incapsula facilmente in sé, antichi luoghi comuni, siano essi veri o fantasiosi e li “legittima” in superficiali asserzioni che alla fine portano la parte peggiore di ogni popolo ad agire con prepotenza distruttiva e criminale, e quando questo succede si vanno a cercare definizioni e analogie del tutto improprie per definire questi episodi che distorcendo e nascondendo le vere cause originali non fanno altro che inibire la ricerca delle reali motivazioni di questi come di altri atti malevoli. Allora una fraseologia standard fatta di luoghi comuni, improvvisamente scaturisce dai media e dalla dalla mente e bocca dei cittadini viene riflessa e disseminata come una eco e così supinamente accettata senza alcuna riflessione sulla sua effettiva validità così che puntuale si genera il grido collettivo che definisce i violentatori umani come “animali o bestie!”

Ma davvero, per quanti sforzi faccia, non mi riesce di trovare nell’universo vivente esempi di animali di sesso maschile che stuprano una femmina, né in gruppo né da soli. Quindi al di là della scontata condanna verbale o della reazione più o meno forte caso per caso a episodi di violenza sul corpo e nell’anima delle donne, non si va mai oltre, alla ricerca delle possibili, reali cause generatrici. La violenza sulle donne, implica una serie di considerazioni di carattere non solo etico ma anche biologico, perché distorce la ragion d’essere della sessualità, e poiché sappiamo che, in quasi tutto l’universo animale esistente, l’elemento dominante è quello femminile e che sono infatti le femmine di quasi tutte le specie che decidono quando e con chi accoppiarsi, secondo la loro istintiva consapevolezza dei ritmi biologici più opportuni per garantire il successo della procreazione.

Gli uomini nascono solo in parte più o meno buoni o cattivi, secondo il loro corredo genetico ma con la possibilità sin dai primi mesi di vita, di scegliere e di cambiare comunque anche le loro tendenze negative che senza una guida costante e giusti punti di riferimento, possono affiorare ovunque nel tempo e nelle loro menti determinando i loro stessi destini. Essi vengono al mondo con inclinazioni diverse, che possono modificarsi nel bene e nel male secondo i sentieri che scelgono di percorrere, le scelte, le selezioni e le acquisizioni derivanti dall’assorbimento di insegnamenti e di categorie mentali comuni che provengono dall’ambiente in cui crescono, dagli esempi, dalle esperienze, sia positive che negative, da una quantità di stimoli e sensazioni nei quali un giovane carattere deve navigare spesso come in un mare in tempesta cercando in esso la giusta rotta per non perdersi o naufragare.

Allora è opportuno fare il percorso a ritroso per cercare nell’eredità culturale comune, quegli elementi deformanti potenzialmente deleteri che se non vengono analizzati nella sostanza, possono favorire e fornire alibi ai comportamenti perversi. Anche i concetti contenuti nella mitologia antropomorfica e nei miti delle religioni,  così come quelli contenuti nelle favole o nella letteratura, possono influenzare enormemente la psicologia collettiva, convogliando i comportamenti e persino le leggi, verso cattivi indirizzi.

Ho cercato invano nelle varie rappresentazioni artistiche del mito della Gorgone Medusa, nella scrittura e soprattutto nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, qualche elemento di compassione e considerazione o di minima solidarietà per questa ipotetica – ma verosimile – povera e giovane vita distrutta dal potere maschile, dall’arbitrio del potente dio Poseidone e dagli altri perversi personaggi coinvolti. Che il dramma sia un racconto di pura fantasia non toglie nulla alla sua realistica attinenza con la vita reale. È sufficiente sostituire i personaggi fantasiosi del mito con soggetti reali per ottenere una miriade di vicende analoghe che accadono da sempre e non hanno mai cessato di accadere.

Dunque il mito narra che questa fanciulla, colpevole unicamente della sua bellezza, avrebbe avuto la disgrazia di essere stata notata da uno degli dei più potenti: Poseidone, (maschio, naturalmente) e che, oltre ad essere preda e vittima di violenza è costretta a subire anche l’irragionevole vendetta della potentissima dea Atena gelosa dell’interesse di Poseidone per la fanciulla ( che per essere la dea dell’intelligenza per antonomasia, in questo come in altri casi non ne aveva certo dimostrata molta ), questa sarebbe una delle versioni più accreditate, va da sé che in molti casi donne che nei miti e nella realtà sono tramutate in mostri ce ne sono molte. Dunque Atena, invidiosa della bellezza della mortale fanciulla per essere stata oggetto delle attenzioni del Dio, in preda ad una furiosa gelosia la punisce trasformandola  in una creatura mostruosa e letale, costringendola a sua volta a commettere azioni distruttive verso chi le si avvicina e condannandola a diventare la prigione orribile di se stessa. Così un essere innocente viene trasformato nel mito in un mostro distruttivo che pietrifica gli uomini con il solo sguardo. Questo fino a quando entra in scena un eroe mercenario, Perseo, ( icona fittizia di eroismo maschile ), che armato da altre divine invenzioni Olimpiche, viene assunto come sicario da un tiranno criminale per ucciderla.

Perseo, il giovanotto nominato per l’impresa, viene dotato di superpoteri, non è chiaro per quali torbide ragioni, senza i quali non avrebbe evidentemente in sé né la forza, né il coraggio di affrontare il “mostro”.

Ma l’aspetto sconcertante e inaccettabile di questo racconto fantastico, è la sua influenza culturale nella letteratura e in tutta la rappresentazione artistica, perché mentre la figura di Perseo viene esaltata come quella di uno dei supereroi della Marvel, il giustiziere bello, trionfante e positivo, che libera il mondo dall’incubo di questo essere orribile, guarda caso, una femmina, colei che è la “vera” vittima viene definitivamente relegata ai posteri a guisa di icona distruttiva, terrificante e negativa.
Questo bellimbusto sicario e vile assassino, che non prova un minimo senso di pietà per la sorte subita dalla ragazza riceve tutti gli onori nel suo tempo e da tutta la cultura dei posteri e a lui nei secoli si dedicano statue e dipinti che lo raffigurano come un soggetto rappresentativo del coraggio  meritevole di sempiterna gloria maschile. E questo non va molto a vanto della sensibilità anche di grandi artisti del rinascimento che così infatti hanno interpretato il mito.

Medusa incredibilmente, viene sempre raffigurata col volto e l’espressione di una creatura feroce anche quando le si concede una fisionomia “umana” ha sempre la connotazione di un essere malvagio e terrificante. Persino il sensibilissimo Caravaggio, in un suo dipinto dedicato alla Gorgone non fa rilevare nemmeno un tratto di compassione o di nostalgico rimpianto per la giovane vita distrutta così incolpevolmente.
In alcune raffigurazioni d’arte moderna al massimo, Medusa diventa una sensuale e tragica ammaliatrice, circondata dai corpi pietrificati delle sue vittime, ma neanche in questi casi si riesce a percepire un minimo senso di dolore e di coinvolgimento sentimentale per la terribile condizione subita e non voluta, non scelta.

Nel costume e nella cultura, Medusa diventa così il simbolo universale dell’orrido femminile, del potere distruttivo della donna, che non si può più nemmeno concupire e violentare nel suo aspetto mostruoso, non importa quale sia la causa, e per neutralizzare questa inquietante presenza non c’è altro modo che tagliarle la testa e trasformare il trofeo in un simbolo iconico da apporre ai confini delle proprietà, a guardia delle porte domestiche inospitali, così come sullo scudo di Atena, per terrorizzare nemici e concorrenti, per allontanare gli estranei e i visitatori sgraditi.

Un mito così confezionato e preservato, viene assorbito nella coscienza collettiva e diventa cultura accettata per nulla inoffensiva, che in qualche modo può influire sui comportamenti e sulle attitudini di generazioni di giovani che spesso agiscono proprio in conseguenza di questi stereotipi falsi e superficiali. Quante Meduse di ogni grado di bellezza vediamo oggi come sempre, violentate, private della libertà e della indipendenza del loro territorio anima e corpi insieme, delle loro menti, dei loro affetti, dei loro sogni e delle loro aspirazioni, sacrificate all’egoismo distruttivo dei più forti per via di educazioni distorte, mistificanti o contorte e di parametri etici deformi dei quali spesso, sono responsabili anche gli stessi genitori dei giovani, che crescono pensando di dover avere tutto, di potersi permettere ogni libertà, non avendo essi la capacità di una riflessione etica profonda, ereditata o acquisita ad indirizzare le loro azioni.

Per analogia anche le usanze di alcuni popoli, in nome di un ridicolo “onore” maschile e del costume, distruggono la bellezza delle donne che rifiutano il corteggiamento con l’insulto delle parole e dell’acido e devastandone i volti, e così come fece Atena, le tramutano in mostri. È emblematico dell’egoismo supremo che distrugge la bellezza che non può avere, ma ancora di più è rivelatore della mortale incapacità di sentire che pervade le miserabili menti affogate in questi istinti che non sono “animali” come sempre si ripete, ma prettamente umani e deformi come la specie umana è. Ma a volte la cultura ufficiale non è da meno se non si preoccupa, nei luoghi preposti all’istruzione e nella iconografia, laddove è necessario, di analizzare meglio le azioni negative ed i riflessi culturali che spesso le hanno motivate analizzandoli per fornire le risposte etiche derivanti dalle giuste e approfondite riflessioni, anche capovolgendo le conclusioni che sono state acquisite storicamente per influire in modo saggio e veritiero sull’apprendimento dei giovani.

La violenza su una donna è uno dei tanti aspetti di una realtà specifica che si può manifestare a diversi gradi e livelli, in modo occasionale o continuativo, ma che proviene tutta da una condizione e un’attitudine mentale sostanzialmente identiche: – la non percezione e il mancato rispetto della libertà e indennità di ogni altra esistenza che non sia la propria -.

Restituiamo dunque alla fanciulla innocente, che sia inventata o vera, la sua primitiva, giovanile bellezza del corpo e dell’anima che paradossalmente l’ha condannata e rendiamole giustizia, elevandola a simbolo di tutte le femminee creature torturate e uccise nella storia e tutt’oggi – per la loro bellezza, per il colore dei capelli, per le loro inclinazioni, per la loro intelligenza per il loro diritto alla libertà e all’auto determinazione per il loro semplice e naturale diritto di mostrare la loro femminile essenza come e quanto desiderino farlo – a causa dell’ignoranza, della demenza e dei pregiudizi di molti nel mondo, ottusi cuori e teste maschili contenenti poco altro che mucillagine organica.

Per quello che mi riguarda, le Meduse che raffiguro nei miei dipinti, avranno sempre il volto primigenio e le sembianze di un fiera e dolce bellezza e mi auguro che possano conservare anche lo sguardo che pietrifica, ma rivolto ai loro vili carnefici e stupratori, di ogni tempo e luogo e cultura.

Ennio Romano ForinaMEDUSA-DEL.jpg

Il Retaggio dell’ Hydra

La specie umana è una specie alla deriva, che agisce da sempre in base alle necessità, all’impulso del dominio delle forze naturali, ma senza una vera direzione, avendo perso nell’uso e nell’abuso delle tecnologie il contatto intimo con la realtà vivente, vale a dire con quella intelligenza della vita che noi chiamiamo “Natura”. Dunque, ogni volta che nella storia umana, nascevano fenomeni che riuscivano a dare delle direzioni anche innovative da menti illuminate o da visionari e che avevano una diffusa presa sui popoli in cerca di riferimenti, riuscendo anche a colmare i loro vuoti esistenziali, e dare direttive di vita comune progredite, questi fenomeni hanno richiamato da sempre l’attenzione dei grandi furfanti e manipolatori che se ne sono impossessati per utilizzarli, distorcendoli a loro vantaggio, per aumentare il loro potere e ricchezza e di conseguenza opprimere e controllare maggiormente, spesso stravolgendo i significati e le idee originali di base e inserendo in esse delle motivazioni fantasiose quali, ad esempio nelle religioni, la validazione delle stesse attraverso i miracoli.
Come se le idee innovative e positive da sole non bastassero come guida e indicazione di direzione e di comportamenti più evoluti ma fossero servite delle conferme “premianti” per convalidare le idee che, da sole non hanno mai avuto presa sui popoli senza un concreto tornaconto. Benessere. Vita eterna, o ambedue, meglio.
È successo con le idee religiose, il cristianesimo nelle sue varie declinazioni storiche ne è un esempio eclatante ed emblematico, considerando quante volte sia stato totalmente ignorato il senso rivoluzionario del nuovo testamento di non giudicare, non uccidere nemmeno i nemici ma anzi amarli ancora di più e perdonare le offese.
È successo con le idee filosofiche, con le ideologie e le rivoluzioni, ci sono sempre stati in ogni generazione i potenti e i furbi che hanno prevaricato e si sono appropriati a loro uso di qualsiasi cosa si innestasse nell’immaginario collettivo più che nella coscienza dello stesso. È successo anche nell’uso sproporzionato delle automobili che da mezzo utile e vitale per gli spostamenti ha rivelato di rappresentare di fatto la
metastasi di un processo tumorale che ha già devastato la natura e gli equilibri naturali e continua a farlo in modo inarrestabile. Anche i mezzi di comunicazione sono rapidamente diventati mezzi di persuasione e di condizionamento, quindi di potere, ed è successo e succede persino con le mode, con lo sport e in ultimo con le nuove tecnologie sempre distorcendo opportunamente le ragioni e il significato originale di questi fenomeni di utilizzo di massa.

Oggi quindi, com’era prevedibile sta succedendo con il fenomeno dell’informatica che fornisce strumenti di cui nessuno può fare a meno quindi altamente appetibili da chi vuole definire la realtà come da sempre il genere umano fa secondo i propri egoistici interessi e secondo il proprio punto di vista mettendo le mani e trasformando tutto quello che tocca “umanizzandolo” e al contempo rendendolo sterile, purché a somiglianza del dominatore e del suo cattivo gusto. Purtroppo basta vedere i giardini con le piante lobotomizzate e amputate delle loro mirabili forme naturali per costringerle in schemi rigidi di forme geometriche senza senso, solo perché a noi piace farlo e perché possiamo farlo.
Ma è così in tutte le cose. Come il Re Mida del mito, noi abbiamo la pretesa e la presunzione di trasformare in oro tutto quello che tocchiamo, mentre al contrario lo uccidiamo.
Ma sappiamo che tutto ciò che ha un valore per i molti superficiali e ingenui, diventa una fonte di ricchezza per i pochi furbi, quindi richiama l’avidità di potere da chi ha interesse ad esasperarne l’uso, fino a rendere ciascuno di noi un iper-controllato dai sistemi quasi invisibili ma potentissimi, collocati negli olimpi inarrivabili dove si celano le potenti divinità conflittuali, capricciose, invidiose e volubili, proprio come quelle mitologiche che si divertono a manipolare arbitrariamente le vite e i destini dei comuni mortali e delle forme viventi.

Inibire le poche aspirazioni libere e sfruttare a fondo le attitudini umane viziose e consumistiche che sono come riempitivi di esistenze essenzialmente vuote.
Oggi sta succedendo anche con questa pandemia, quale ne siano le cause, il fattore è sempre umanamente perverso, sia che si tratti di laboratori che di allevamenti infami e uccisioni barbare degli animali, sicuramente due verità parallele e sinergiche fra loro.
Ma c’è un solo modo per mettere un argine a queste perverse e nefaste attitudini di pochi, serve convincere i molti ad abbandonare le stesse attitudini perverse e nefaste, altrimenti nulla potrà mai evolvere e progredire, essendo la società umana stessa, il terreno di coltura della parte più cattiva e malevole sempre dominante. Ed è inutile sperare che tutto possa cambiare mandando a casa i Tizi e i Cai del momento se non si cambiano le basi e le fondamenta di questa realtà; cioè i popoli, poiché gli usurpatori e manipolatori sono come l’Hydra, il mostro che non si poteva vincere perché per ogni testa tagliata ne ricrescevano due e attualmente non c’é in vista nessun Eracle che possa, con l’aiuto di qualcuno, sconfiggere definitivamente il mostro. Solo la evoluta e saggia consapevolezza di un popolo intero potrebbe compiere questo miracolo.

Ennio Romano Forina

A un piccolo splendido fiore

Non so se hai mai pensato
che tra i tanti fiori vistosi e sensuali
di colori smaglianti e profumi inebrianti
l’umile e timida Margherita invece
somiglia così tanto al Sole a cui si volge
dialogando con i suoi raggi
durante tutto il giorno
e dai quali trae il suo nutrimento?

Un emisfero di vivido giallo al centro
e tutt’intorno raggi di splendente e bianca luce
che come il sole in cielo risplendono nei prati.
Nessun bianco eguaglia il bianco
dei petali di una Margherita
quando non è ferita o calpestata e subisce
oltraggi per esporsi indifesa nei passaggi
ma anche allora la Margherita si rialza
e fieramente riprende la sua forza
dalla potente energia del suo cosmico Tutore.

Se tu fossi un fiore Lisa, anima bella,
non potresti essere che una Margherita,
semplice, essenziale, nella tua candida,
eterea e d’anima pura delicata veste,
che soltanto si nutre di luce solare.

Io non colgo mai i fiori,
semmai li accarezzo gentilmente
e nel contatto fra la loro e la mia energia
sento ancor di più quella bellezza in me
che sarebbe spenta e morta se fossero recisi
e agonizzanti in uno stupido vaso,
li lascio essere e splendere nella loro luce,
specialmente una vulnerabile margherita
che è la più generosa, disprezzata e offesa
e a volte mi sdraio su un prato insieme a loro
per imparare anch’io dal Sole
come le Margherite da sempre sanno fare,
a vivere, a resistere e ad amare.

Ennio Romano Forina

FEDE E CORAGGIO

Lisa, cuore di margherita,
povero piccolo splendido fiore,
non so quali oscure minacce
come nubi cariche di pioggia prepotente,
stiano coprendo la luce del tuo cosmico tutore,
ma so per certo, che al di là di queste
i suoi raggi per te splendono sempre
e torneranno presto a restituirti tutto
il calore e l’energia che ti serve per lottare.
Ora sei avvolta nei tuoi petali richiusi
e senza la luce forse sei pervasa di paura,
ma guarda oltre le nubi con fiducia e forza
e presto le vedrai dissolversi e sparire
e sentirai la tua anima amante e dolce
riprendere sicuro il tuo molto lungo ancora
cammino nella vita.
Ne sono più che certo, credi, e questo sarà vero,
poiché tu hai l’ambito dono della fede
che attinge da ineffabili e misteriosi lidi
del Cosmo intero tutta l’energia,
qualunque sia il nome che ad essa viene dato
quel che conta e che solo l’Amore sia
la sostanza vera di qualunque fede.

Le anime come te servono a riflettere più luce
in questo perduto e folle mondo degli umani,
così sai, come le margherite, quel che devi fare:
Vivere, Resistere ed Amare.

Ennio Romano Forina

Quando

Quando ammiriamo un paesaggio quale è,

invece di cercare di cambiarlo

e siamo capaci di apprezzare lo svolgersi

di vita in ogni stagione,

quando abbiamo il palpito del cuore

pieno d’amore anche senza un amante,

quando con meraviglia guardiamo il firmamento,

e salutiamo le albe sorridendo,

quando affidiamo ai tramonti i nostri sogni,

e alla dolce e placida Luna i nostri desideri.

Quando accarezziamo invece di colpire,

quando conosciamo invece di ignorare,

quando sappiamo leggere l’anima in altri sguardi,

invece di volgere il nostro

per guardare solo un’immagine riflessa

nello specchio dell’insano egoismo,

quando ci chiediamo continuamente

se il nostro pensare e agire sia meno che perfetto

e non sia di danno alcuno fuori di noi.

ma non sia nato dall’attesa di un premio

né dal timore di una punizione,

ma venga da sé stesso generato per amore.

Quando la paura dell’ignoto

non ci fa sbagliare direzione.
Quando le nostre parole sono vere

e i pensieri cristallini e puri,

quando le nostre mani stringono fortemente

altre mani ma senza trattenere,

quando restiamo invece di fuggire,

quando non cerchiamo di prendere

la forza che ci manca dagli altri,

ma diventiamo forti noi

solo per donarla senza condizioni.

Quando la compassione è il terreno sicuro

in cui muoviamo tutti i nostri passi

senza affondare nelle sabbie mobili

e nel fango insensibile dell’indifferenza.

Quando abbracciamo invece di abbandonare,

quando sappiamo distinguere la direzione,

quando sappiamo che un gioiello

si può comprare e portare via,

ma lasciamo stare il fiore che se colto muore.

Allora il legame con l’armonia del Cosmo si unisce

all’energia pura dell’Amore Universale

e qualunque cosa accada noi siamo eternamente

in quell’amore avvinti e rigenerati.

Solo allora forse spegneremo le fiamme

che bruciano da sempre

negli inferni della mente umana.

Ennio Romano Forina

Sono il Senso delle Cose

Sono la Madre, nata dalla Madre Acqua sono la primigenia sono l’indefinibile sono l’Assoluto. Non nata da nessuno. Da un raggio di Sole trasformato in Acqua per Amore, null’altro. In me scorre l’energia che tutto muove. Sono l’orizzonte irraggiungibile e le lande che percorri. Sono dove mi puoi trovare, ma non cercare di legarmi, di confinarmi, di spiegarmi. Sono il senso delle cose. Rispettami, amami, e basta.
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L’Anima Svenduta

Tutti i fondamentalismi, le inquisizioni e le oppressioni moralistiche e religiose, non sono la conseguenza di spiritualità distorte, la spiritualità vera è antitetica a qualsiasi forma di oppressione, basandosi appunto sulla prevalenza dell’anima e non del corpo, e quindi non vi è nulla di spirituale nell’opprimere al contrario, esse sono il risultato della parte “razionale” della mente umana, destabilizzante del cervello antico, emotivo e sensibile, che si è servita astutamente delle angosce esistenziali e delle aspirazioni utopistiche di elezione di questa specie, che nel suo percorso evolutivo ha perso direzione e contatto con la vera essenza della vita, anche se cerca di ritrovarla continuamente senza nemmeno rendersene conto.
Tutte le formule artificiali leganti sono religiose, come le ideologie, che deificano idee e personaggi nel momento in cui servono a imporre il potere e il controllo dei pochi sui molti, e infatti in tutte le epoche sono così state utilizzate.

Ciò è potuto succedere perché il genere umano ha progressivamente svenduto la sua anima al potere razionale della mente, che garantisce la sicurezza e il controllo immediato e dominante sul mondo vivente, ma l’abuso di questo potere lo ha trascinato in un vortice rovinoso di follia di onnipotenza, che invece di armonia, realizza caos e devastazione e lo precipita sempre più nel gorgo della barbarie.Questo non è pessimismo, ma il riflesso di quanto realmente accade, la società umana è in perenne conflitto con se stessa e ordisce trame che mirano sempre alla stessa antica perversione, la brama del dominio, a tutti i livelli, il dominio delle nazioni, quanto quello delle fazioni e dei singoli individui.

Nulla di benefico potrà mai generarsi da tutto questo, l’illusione di un mondo relativamente pacifico e industrioso è alimentata solo dalla disponibilità di quello che la perversa e malevole mente umana chiama “risorse”. Cioè la vita degli esseri viventi e di tutti gli equilibri stabiliti da rapinare a piene mani illimitatamente.

E questa non è evoluzione ma barbarie pura o inferno se volete.

Ennio Romano Forina

L’Anima Svenduta

Tutti i fondamentalismi, le inquisizioni e le oppressioni moralistiche e religiose, non sono la conseguenza di spiritualità distorte, la spiritualità vera è antitetica a qualsiasi forma di oppressione, basandosi appunto sulla prevalenza dell’anima e non del corpo, e quindi non vi è nulla di spirituale nell’opprimere al contrario, esse sono il risultato della parte “razionale” della mente umana, destabilizzante del cervello antico, sede delle emozioni e della sensibilità, che si è servita astutamente delle angosce esistenziali e delle aspirazioni utopistiche di elezione di questa specie, che nel suo percorso evolutivo ha perso direzione e contatto con la vera essenza della vita, anche se cerca di ritrovarla continuamente senza nemmeno rendersene conto.

Tutte le formule artificiali leganti sono religiose, come le ideologie, che deificano idee e personaggi nel momento in cui servono a imporre il potere e il controllo dei pochi sui molti, e infatti in tutte le epoche sono così state utilizzate.

Ciò è potuto succedere perché il genere umano ha progressivamente svenduto la sua anima al potere razionale della mente, che garantisce la sicurezza e il controllo immediato e dominante sul mondo vivente, ma l’abuso di questo potere lo ha trascinato in un vortice rovinoso di follia di onnipotenza, che invece di armonia, realizza caos e devastazione e lo precipita sempre più nel gorgo della barbarie.

Questo non è pessimismo, ma il riflesso di quanto realmente accade, la società umana è in perenne conflitto con se stessa e ordisce trame che mirano sempre alla stessa antica perversione, la brama del dominio, a tutti i livelli, il dominio delle nazioni, quanto quello delle fazioni e dei singoli individui.

Nulla di benefico potrà mai generarsi da tutto questo, l’illusione di un mondo relativamente pacifico e industrioso è alimentata solo dalla disponibilità di quello che la perversa e malevole mente umana chiama “risorse”. Cioè la vita degli esseri viventi e di tutti gli equilibri stabiliti da rapinare a piene mani illimitatamente.

E questa non è evoluzione ma barbarie pura o inferno se volete.

Ennio Romano Forina