Dottori e Studiosi

d Dove comincia
la ricerca del profitto

finisce la ricerca
della conoscenza.

ennio forina

Io sono un autodidatta, ma dico spesso: in fondo chi non lo è?  Infatti non basta conseguire una o più lauree in diverse discipline ma si deve considerare la ragion d’essere, l’impegno mentale e la passione che vengono impiegati nello studio, in qualsiasi tipo di studio. Quindi la vera differenza che c’è fra un “vero” autodidatta indipendente e tutti quelli che finalizzano lo studio per ottenere un alto prestigio sociale è che questi ultimi quando hanno raggiunto la laurea e la qualifica di “dottori” pensano di sapere già quasi tutto e la loro preoccupazione principale diventa la loro collocazione sui gradini sociali e tutti i benefici che da questa collocazione possono derivare, mentre il “vero” autodidatta per sua natura, continuerà il suo percorso sincero e senza limiti di apprendimento e di tempo con la consapevolezza che non riceverà mai nessun riconoscimento sociale ufficiale ma per il solo puro, semplice e cristallino desiderio di conoscenza.   

The Tales Of The Sleepless Oak

Shelter from the storm The Acorn Sower 

 The oak was standing proudly in the middle of a slant uphill, surrounded by a green and shiny carpet of grass, looking like a giant stronghold to keep the mount above from falling down. I had just started to walk inside the narrow boulevard flanking the stream to get a better view of the valley, having sometime to spend by myself before heading back to the dining room at the hotel.

Often, by walking amid trees, I was attracted by the all different shapes and “technologies” that plants use to spread their seeds around. All kinds of marvellous and ingenious methods and different structures and I have always been compelled to pick some of the seeds from places were they could never have the chance to grow and take them far to some other easier ground to help them become a tree.   

Trees are friendly, protect you and many other kind of animals from the summer’s heath whereas they appease the frozen air in winter. But it was not just for gratitude to the tree, but thinking that if I could have done something good for another living being with just a little effort on my part, why miss that chance? People pick flowers or branches with gems and put them in vases to garnish a table where soon after they get rotten, children tear off branches for a stick or for no reason or just not caring about that while ignoring totally that plants too are living beings.

While I was wondering  with such thoughts I realized that it was time for me to turn back, so I picked a couple of more acorns  from the ground filling up my pockets, having in mind to drop them elsewhere later, but at once, I felt driven to look at the leafy crown of the oak up above my head wandering what made it to grow so strong and beautiful in his dark dress of leaves, what was the power, the impulse, the energy that gave it so much life and the ability to throw its seeds around like bullets with a sharp crack and far off from itself.

But it was getting late  and actually it was like the weather was rapidly changing and clouds over my head were gathering and clumping on each other, the smell of rain and ozone was spreading in the air and I needed to go back soon before some hard rain would catch me. 

Then, at one point and without even realising it, I started to mentally feel some strange vibes coming from the oak. Suddenly all the leaves of the crown were shivering, while a raised wind lashed swiftly through them and each one of the leaves seemed like a whisper of a fluid melody of words. It was like hearing words in music that strangely I was able to decipher and those words sounded like a warning: -“ Like the most of you humans, what your eyes can see is just the shape of things and not the essence. Don’t you hear the storm approaching? Like so many times before, but it may be harsher and stronger than ever”.

“It’s a storm of many kinds and many faces that can hit from many sides and the only thing that can stop it from hurting is a rare to be found defence!”. 

The oak went on while my full body stood unable to move notwithstanding drops of icy rain were already falling on my face. – “Then you see me like an object and call me a tree, but I am something you are not really able to see and I speak a language that most of you often do not hear. Without me there would be no shade, no rest, no haven, there would be no air to breath or rain to drink no burst of life but nothingness” .-

 “However you’ve been so kind to me” – The oak kept saying ” – “and thoughtful taking my seeds around so I want to thank you for all the things I know giving you the knowledge you deserve to have for your direction and for all the times you’ll come to visit me here, I’ll tell you a story that I know is true and worth to know about”.

Then the rain started to pour and the oak stopped talking but immediately after all the leaves shaken by the winds were singing tuned by the beat of the drops.  

These are my roots, this is my calling. To be an haven for birds and house for many more lives and for all of you if only you would let me grow freely.

I am the harbour of your dreams        

The boat that takes you ashore

A bridge to cross the cliff 

The hatred to be hindered      

The calmness for your rest      

The hope that never fades

The reason to keep walking

The flower you won’t pick       

The snail you did’nt crush

A blanket for your dreams

A shield for your beliefs

The wind you cannot catch

The kindness never lost

The lighthouse to get back

The promise never broken

The trust that doesn’t fail

The bird that flew away

The fawn that you let run

The faith without reward

The regrets you did not keep

The smiles you gave for free.

This is the love above your love,

The love beyond all loves

That spreads its seeds all over,

that is the Tree of Love.

And Love is just the Tree

that shelters from the storm.

ennio forina

Il Vuoto

La vera ragione che spinge la gran parte delle giovani generazioni di tutti i tempi a seguire i sentieri della distruzione era ed è il vuoto esistenziale che da sempre le ha contraddistinte in quei popoli che hanno trascurato la cultura della saggezza e dei buoni sentimenti.
– E il vuoto esistenziale non è altro che il fallito sviluppo della sensibilità individuale, cioè la capacità di “sentire” la forza della vita in tutte le sue espressioni e di trarre da questa capacità una giusta direzione e insegnamento. Senza questa attitudine correttamente esercitata e sviluppata non solo non si è in grado di carpire le vibrazioni vitali naturali ma si finisce con il non sentire nemmeno più quelle dei propri simili di specie considerandoli come nemici. È una specie di processo distruttivo autoimmune come quello che avviene all’interno degli organismi quando gli anticorpi impazziti si rivoltano e attaccano le parti buone dell’organismo nel tentativo di distruggere l’organismo e con questo inconsapevolmente sé stessi. –
Senza sensibilità e senza direzione le nuove generazioni erano e sono costituite giovani persi in questo loro abisso in cui presto si delineano, prendendo forma e insediandosi nelle loro menti, mostruose entità artificiali come loro unici riferimenti ambedue fittizi, ambedue mostruosi: mostri da seguire e mostri da distruggere.

Erano e sono i giovani presuntuosi e persi che acquisiscono l’illusione che distruggendo un mondo in cui non sanno vivere riceveranno in premio un altro mondo fatto apposta per la loro personale felicità, perché senza aver educato e fatto crescere la sensibilità della loro anima primitiva, percettiva e grata del dono e della bellezza della vita, in loro non c’è più vera vita e sentendo di non essere vivi devono distruggere ciò che è vivo intorno a loro.Erano e sono i giovani guerrieri di tutti le epoche, seguaci di simboli inventati per prevalere sugli altri e impossessarsi dei loro beni e territori, giovani guerrieri diventati pedine sacrificabili di ambiziosi condottieri e scaltri tiranni che hanno sfruttato il loro vuoto riempiendolo di altrettante mostruose illusioni.Sono le generazioni spente e infruttuose di tutti i millenni generate dall’amore materno ma estintesi e annichilite nella loro scelta nefasta di guerre inutili o folli ideologie.Sono tanto i seguaci fanatici dei giochi sportivi di guerra simulata e incruenta quanto i tutti i feroci assassini ugualmente alla ricerca della gloria del nulla.

Per il vuoto delle loro menti incolte e nella desolazione delle loro anime i giovani guerrieri di tutti i tempi accettavano con entusiasmo le sgargianti uniformi dai bottoni dorati in cambio dei loro abiti anonimi da studenti o di quelli sdruciti di contadini e operai e in cambio delle loro vite per distruggere altre vite. È quello che è accaduto da sempre nei popoli umani ed è quello che sta accadendo anche ora.

Il vuoto dunque è la vera matrice di tutti i delitti poiché è nel vuoto che si generano i mostri della distruzione in tutti i gradi e livelli sia che si impadroniscano di singoli individui che di nazioni e popoli interi.

Violenze Culturali…

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VIOLENZE CULTURALI… di Ennio Forina

La mitologia non è una sezione della storia umana, ma il fatto che sia un artificio mentale non vuol dire che sia basata solo e prevalentemente sulla fantasia e non esclude che possa influenzare in modo concreto l’immaginario collettivo, l’educazione e il carattere degli individui che possono assimilare senza riflettere i preconcetti che anche dalla mitologia derivano e trasformarli poi in culture e comportamenti, come del resto accade anche da altre fonti di apprendimento. E non c’è dubbio che anche gli eventi umani possano subire l’influenza dei miti che spesso sono stati evocati nella storia come pretesti per giustificare nella gran parte dei casi, azioni distruttive e conflitti. Come ho scritto altrove “Gli dei sono sempre dalla parte di chi li ha inventati”.

In questo modo i miti irreali possono facilmente diventare simboli reali, che confluiscono nella cultura e in qualche modo contribuiscono a scrivere la stessa storia per molto, molto tempo a seguire anche se non ce ne accorgiamo. Spesso, senza analizzarli nel divenire della loro struttura illusoria e nemmeno nei motivi che li hanno fatti attecchire nell’immaginario collettivo e infine utilizzare come stereotipi per stabilire false identificazioni di comodo del bene e del male. Uno di questi miti, – da sempre emblematicamente accettato nel suo drammatico sviluppo ed esito, senza una seria riflessione sugli elementi che lo compongono – è quello affascinante della Gorgone Medusa, così tanto celebrato nei secoli sempre in una specifica rappresentazione minacciosa, “negativa,” sia nell’arte che nella letteratura storica e persino nei manufatti artigianali, arti orafe e più recentemente persino come marchio di imprese.

Attitudini e comportamenti singoli o collettivi e forme di pensiero che diventano costume e morale, spesso vengono legittimati sulla base di considerazioni superficiali e circoscritte nei ristretti ambiti di categorie mentali prestabilite. Osserviamo ora che tra i vari atti di prepotenza e rapina, l’appropriazione arbitraria del corpo di un’altra persona che viene definita con il termine di “stupro,” specifica precisamente l’atto della violazione – con la forza – del territorio: “corpo” di un individuo, da parte di uno o più soggetti normalmente di sesso maschile, ai danni di un altro soggetto, normalmente di sesso femminile più debole e incapace di difendersi.

La violenza della prepotenza sessuale è deleteria sia in senso etico che in senso antropologico perché non solo offende e ferisce in modo indelebile chi la subisce, ma colpisce anche tutta la comunità umana insinuando la paura e il sospetto in una specie di reazione a catena, laddove si dovrebbero invece coltivare la fiducia, la solidarietà e il rispetto nei rapporti fra individui, poiché quando un elemento di questi subisce un trauma, trasferirà inevitabilmente ai suoi simili una parte del danno subìto sotto forme diverse e spesso anche inconsce e indirette.

Chi invece propone atti gentili e altruistici fa esattamente l’opposto, contribuendo a migliorare generalmente il carattere delle interazioni fra le persone e trasmettendo un senso di fraternità e fiducia in un mondo possibile migliore. Ma ancora di più, a confondere le giuste valutazioni di questi fenomeni specifici della specie umana è il fatto che la coscienza collettiva ingloba e incapsula facilmente in sé, antichi luoghi comuni, siano essi veri o fantasiosi e li “legittima” in superficiali asserzioni che alla fine portano la parte peggiore di ogni popolo ad agire con prepotenza distruttiva e criminale, e quando questo succede si vanno a cercare definizioni e analogie del tutto improprie per definire questi episodi che distorcendo e nascondendo le vere cause originali non fanno altro che inibire la ricerca delle reali motivazioni di questi come di altri atti malevoli. Allora una fraseologia standard fatta di luoghi comuni, improvvisamente scaturisce dai media e dalla dalla mente e bocca dei cittadini viene riflessa e disseminata come una eco e così supinamente accettata senza alcuna riflessione sulla sua effettiva validità così che puntuale si genera il grido collettivo che definisce i violentatori umani come “animali o bestie!”

Ma davvero, per quanti sforzi faccia, non mi riesce di trovare nell’universo vivente esempi di animali di sesso maschile che stuprano una femmina, né in gruppo né da soli. Quindi al di là della scontata condanna verbale o della reazione più o meno forte caso per caso a episodi di violenza sul corpo e nell’anima delle donne, non si va mai oltre, alla ricerca delle possibili, reali cause generatrici. La violenza sulle donne, implica una serie di considerazioni di carattere non solo etico ma anche biologico, perché distorce la ragion d’essere della sessualità, e poiché sappiamo che, in quasi tutto l’universo animale esistente, l’elemento dominante è quello femminile e che sono infatti le femmine di quasi tutte le specie che decidono quando e con chi accoppiarsi, secondo la loro istintiva consapevolezza dei ritmi biologici più opportuni per garantire il successo della procreazione.

Gli uomini nascono solo in parte più o meno buoni o cattivi, secondo il loro corredo genetico ma con la possibilità sin dai primi mesi di vita, di scegliere e di cambiare comunque anche le loro tendenze negative che senza una guida costante e giusti punti di riferimento, possono affiorare ovunque nel tempo e nelle loro menti determinando i loro stessi destini. Essi vengono al mondo con inclinazioni diverse, che possono modificarsi nel bene e nel male secondo i sentieri che scelgono di percorrere, le scelte, le selezioni e le acquisizioni derivanti dall’assorbimento di insegnamenti e di categorie mentali comuni che provengono dall’ambiente in cui crescono, dagli esempi, dalle esperienze, sia positive che negative, da una quantità di stimoli e sensazioni nei quali un giovane carattere deve navigare spesso come in un mare in tempesta cercando in esso la giusta rotta per non perdersi o naufragare.

Allora è opportuno fare il percorso a ritroso per cercare nell’eredità culturale comune, quegli elementi deformanti potenzialmente deleteri che se non vengono analizzati nella sostanza, possono favorire e fornire alibi ai comportamenti perversi. Anche i concetti contenuti nella mitologia antropomorfica e nei miti delle religioni,  così come quelli contenuti nelle favole o nella letteratura, possono influenzare enormemente la psicologia collettiva, convogliando i comportamenti e persino le leggi, verso cattivi indirizzi.

Ho cercato invano nelle varie rappresentazioni artistiche del mito della Gorgone Medusa, nella scrittura e soprattutto nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, qualche elemento di compassione e considerazione o di minima solidarietà per questa ipotetica – ma verosimile – povera e giovane vita distrutta dal potere maschile, dall’arbitrio del potente dio Poseidone e dagli altri perversi personaggi coinvolti. Che il dramma sia un racconto di pura fantasia non toglie nulla alla sua realistica attinenza con la vita reale. È sufficiente sostituire i personaggi fantasiosi del mito con soggetti reali per ottenere una miriade di vicende analoghe che accadono da sempre e non hanno mai cessato di accadere.

Dunque il mito narra che questa fanciulla, colpevole unicamente della sua bellezza, avrebbe avuto la disgrazia di essere stata notata da uno degli dei più potenti: Poseidone, (maschio, naturalmente) e che, oltre ad essere preda e vittima di violenza è costretta a subire anche l’irragionevole vendetta della potentissima dea Atena gelosa dell’interesse di Poseidone per la fanciulla ( che per essere la dea dell’intelligenza per antonomasia, in questo come in altri casi non ne aveva certo dimostrata molta ), questa sarebbe una delle versioni più accreditate, va da sé che in molti casi donne che nei miti e nella realtà sono tramutate in mostri ce ne sono molte. Dunque Atena, invidiosa della bellezza della mortale fanciulla per essere stata oggetto delle attenzioni del Dio, in preda ad una furiosa gelosia la punisce trasformandola  in una creatura mostruosa e letale, costringendola a sua volta a commettere azioni distruttive verso chi le si avvicina e condannandola a diventare la prigione orribile di se stessa. Così un essere innocente viene trasformato nel mito in un mostro distruttivo che pietrifica gli uomini con il solo sguardo. Questo fino a quando entra in scena un eroe mercenario, Perseo, ( icona fittizia di eroismo maschile ), che armato da altre divine invenzioni Olimpiche, viene assunto come sicario da un tiranno criminale per ucciderla.

Perseo, il giovanotto nominato per l’impresa, viene dotato di superpoteri, non è chiaro per quali torbide ragioni, senza i quali non avrebbe evidentemente in sé né la forza, né il coraggio di affrontare il “mostro”.

Ma l’aspetto sconcertante e inaccettabile di questo racconto fantastico, è la sua influenza culturale nella letteratura e in tutta la rappresentazione artistica, perché mentre la figura di Perseo viene esaltata come quella di uno dei supereroi della Marvel, il giustiziere bello, trionfante e positivo, che libera il mondo dall’incubo di questo essere orribile, guarda caso, una femmina, colei che è la “vera” vittima viene definitivamente relegata ai posteri a guisa di icona distruttiva, terrificante e negativa.
Questo bellimbusto sicario e vile assassino, che non prova un minimo senso di pietà per la sorte subita dalla ragazza riceve tutti gli onori nel suo tempo e da tutta la cultura dei posteri e a lui nei secoli si dedicano statue e dipinti che lo raffigurano come un soggetto rappresentativo del coraggio  meritevole di sempiterna gloria maschile. E questo non va molto a vanto della sensibilità anche di grandi artisti del rinascimento che così infatti hanno interpretato il mito.

Medusa incredibilmente, viene sempre raffigurata col volto e l’espressione di una creatura feroce anche quando le si concede una fisionomia “umana” ha sempre la connotazione di un essere malvagio e terrificante. Persino il sensibilissimo Caravaggio, in un suo dipinto dedicato alla Gorgone non fa rilevare nemmeno un tratto di compassione o di nostalgico rimpianto per la giovane vita distrutta così incolpevolmente.
In alcune raffigurazioni d’arte moderna al massimo, Medusa diventa una sensuale e tragica ammaliatrice, circondata dai corpi pietrificati delle sue vittime, ma neanche in questi casi si riesce a percepire un minimo senso di dolore e di coinvolgimento sentimentale per la terribile condizione subita e non voluta, non scelta.

Nel costume e nella cultura, Medusa diventa così il simbolo universale dell’orrido femminile, del potere distruttivo della donna, che non si può più nemmeno concupire e violentare nel suo aspetto mostruoso, non importa quale sia la causa, e per neutralizzare questa inquietante presenza non c’è altro modo che tagliarle la testa e trasformare il trofeo in un simbolo iconico da apporre ai confini delle proprietà, a guardia delle porte domestiche inospitali, così come sullo scudo di Atena, per terrorizzare nemici e concorrenti, per allontanare gli estranei e i visitatori sgraditi.

Un mito così confezionato e preservato, viene assorbito nella coscienza collettiva e diventa cultura accettata per nulla inoffensiva, che in qualche modo può influire sui comportamenti e sulle attitudini di generazioni di giovani che spesso agiscono proprio in conseguenza di questi stereotipi falsi e superficiali. Quante Meduse vediamo oggi come sempre, violentate, private della libertà e della indipendenza del loro territorio fisico, delle loro menti, dei loro affetti, dei loro sogni e delle loro aspirazioni, sacrificate all’egoismo distruttivo dei più forti per via di educazioni distorte, mistificanti o contorte e di parametri etici deformi dei quali spesso, sono responsabili anche gli stessi genitori dei giovani, che crescono pensando di dover avere tutto, di potersi permettere ogni libertà, non avendo essi la capacità di una riflessione etica profonda, ereditata o acquisita ad indirizzare le loro azioni.

Per analogia anche le usanze di alcuni popoli, in nome di un ridicolo “onore” maschile e del costume, distruggono la bellezza delle donne che rifiutano il corteggiamento con l’insulto delle parole e dell’acido e devastandone i volti, e così come fece Atena, le tramutano in mostri. È emblematico dell’egoismo supremo che distrugge la bellezza che non può avere, ma ancora di più è rivelatore della mortale incapacità di sentire che pervade le miserabili menti affogate in questi istinti che non sono “animali” come sempre si ripete, ma prettamente umani e deformi. Ma a volte la cultura ufficiale non è da meno se non si preoccupa, nei luoghi preposti all’istruzione e nella iconografia, laddove è necessario, di analizzare meglio le azioni negative ed i riflessi culturali che spesso le hanno motivate analizzandoli per fornire le risposte etiche derivanti dalle giuste e approfondite riflessioni, anche capovolgendo le conclusioni che sono state acquisite storicamente per influire in modo saggio e veritiero sull’apprendimento dei giovani.

La violenza su una donna è uno dei tanti aspetti di una realtà specifica che si può manifestare a diversi gradi e livelli, in modo occasionale o continuativo, ma che proviene tutta da una condizione e un’attitudine mentale sostanzialmente identiche: – la non percezione e il mancato rispetto della libertà e indennità di ogni altra esistenza che non sia la propria -.

Restituiamo dunque alla fanciulla innocente, che sia inventata o vera la sua primitiva, giovanile bellezza del corpo e forse della mente che l’ha condannata e rendiamole giustizia, elevandola a simbolo di tutte le femminee creature torturate e uccise nella storia e tutt’oggi – per la loro bellezza, per il colore dei capelli, per le loro inclinazioni, per la loro intelligenza per il loro diritto alla libertà e all’auto determinazione per il loro semplice e naturale diritto di mostrare la loro femminile essenza come e quanto desiderino farlo – a causa dell’ignoranza, della demenza e dei pregiudizi di molti nel mondo, ottusi cuori e teste maschili contenenti poco altro che mucillagine organica.

Per quello che mi riguarda, le Meduse che raffiguro nei miei dipinti, avranno sempre il volto primigenio e le sembianze di un fiera e dolce bellezza e mi auguro che possano conservare anche lo sguardo che pietrifica, ma rivolto ai loro vili carnefici e stupratori, di ogni tempo e luogo.

Ennio Forina