A un piccolo splendido fiore

Non so se hai mai pensato
che tra i tanti fiori vistosi e sensuali
di colori smaglianti e profumi inebrianti
l’umile e timida Margherita invece
somiglia così tanto al Sole a cui si volge
dialogando con i suoi raggi
durante tutto il giorno
e dai quali trae il suo nutrimento?

Un emisfero di vivido giallo al centro
e tutt’intorno raggi di splendente e bianca luce
che come il sole in cielo risplendono nei prati.
Nessun bianco eguaglia il bianco
dei petali di una Margherita
quando non è ferita o calpestata e subisce
oltraggi per esporsi indifesa nei passaggi
ma anche allora la Margherita si rialza
e fieramente riprende la sua forza
dalla potente energia del suo cosmico Tutore.

Se tu fossi un fiore Lisa, anima bella,
non potresti essere che una Margherita,
semplice, essenziale, nella tua candida,
eterea e d’anima pura delicata veste,
che soltanto si nutre di luce solare.

Io non colgo mai i fiori,
semmai li accarezzo gentilmente
e nel contatto fra la loro e la mia energia
sento ancor di più quella bellezza in me
che sarebbe spenta e morta se fossero recisi
e agonizzanti in uno stupido vaso,
li lascio essere e splendere nella loro luce,
specialmente una vulnerabile margherita
che è la più generosa, disprezzata e offesa
e a volte mi sdraio su un prato insieme a loro
per imparare anch’io dal Sole
come le Margherite da sempre sanno fare,
a vivere, a resistere e ad amare.

Ennio Romano Forina

FEDE E CORAGGIO

Lisa, cuore di margherita,
povero piccolo splendido fiore,
non so quali oscure minacce
come nubi cariche di pioggia prepotente,
stiano coprendo la luce del tuo cosmico tutore,
ma so per certo, che al di là di queste
i suoi raggi per te splendono sempre
e torneranno presto a restituirti tutto
il calore e l’energia che ti serve per lottare.
Ora sei avvolta nei tuoi petali richiusi
e senza la luce forse sei pervasa di paura,
ma guarda oltre le nubi con fiducia e forza
e presto le vedrai dissolversi e sparire
e sentirai la tua anima amante e dolce
riprendere sicuro il tuo molto lungo ancora
cammino nella vita.
Ne sono più che certo, credi, e questo sarà vero,
poiché tu hai l’ambito dono della fede
che attinge da ineffabili e misteriosi lidi
del Cosmo intero tutta l’energia,
qualunque sia il nome che ad essa viene dato
quel che conta e che solo l’Amore sia
la sostanza vera di qualunque fede.

Le anime come te servono a riflettere più luce
in questo perduto e folle mondo degli umani,
così sai, come le margherite, quel che devi fare:
Vivere, Resistere ed Amare.

Ennio Romano Forina

Quando

Quando ammiriamo un paesaggio quale è,

invece di cercare di cambiarlo

e siamo capaci di apprezzare lo svolgersi

di vita in ogni stagione,

quando abbiamo il palpito del cuore

pieno d’amore anche senza un amante,

quando con meraviglia guardiamo il firmamento,

e salutiamo le albe sorridendo,

quando affidiamo ai tramonti i nostri sogni,

e alla dolce e placida Luna i nostri desideri.

Quando accarezziamo invece di colpire,

quando conosciamo invece di ignorare,

quando sappiamo leggere l’anima in altri sguardi,

invece di volgere il nostro

per guardare solo un’immagine riflessa

nello specchio dell’insano egoismo,

quando ci chiediamo continuamente

se il nostro pensare e agire sia meno che perfetto

e non sia di danno alcuno fuori di noi.

ma non sia nato dall’attesa di un premio

né dal timore di una punizione,

ma venga da sé stesso generato per amore.

Quando la paura dell’ignoto

non ci fa sbagliare direzione.
Quando le nostre parole sono vere

e i pensieri cristallini e puri,

quando le nostre mani stringono fortemente

altre mani ma senza trattenere,

quando restiamo invece di fuggire,

quando non cerchiamo di prendere

la forza che ci manca dagli altri,

ma diventiamo forti noi

solo per donarla senza condizioni.

Quando la compassione è il terreno sicuro

in cui muoviamo tutti i nostri passi

senza affondare nelle sabbie mobili

e nel fango insensibile dell’indifferenza.

Quando abbracciamo invece di abbandonare,

quando sappiamo distinguere la direzione,

quando sappiamo che un gioiello

si può comprare e portare via,

ma lasciamo stare il fiore che se colto muore.

Allora il legame con l’armonia del Cosmo si unisce

all’energia pura dell’Amore Universale

e qualunque cosa accada noi siamo eternamente

in quell’amore avvinti e rigenerati.

Solo allora forse spegneremo le fiamme

che bruciano da sempre

negli inferni della mente umana.

Ennio Romano Forina

Sono il Senso delle Cose

Sono la Madre, nata dalla Madre Acqua sono la primigenia sono l’indefinibile sono l’Assoluto. Non nata da nessuno. Da un raggio di Sole trasformato in Acqua per Amore, null’altro. In me scorre l’energia che tutto muove. Sono l’orizzonte irraggiungibile e le lande che percorri. Sono dove mi puoi trovare, ma non cercare di legarmi, di confinarmi, di spiegarmi. Sono il senso delle cose. Rispettami, amami, e basta.
Ennio Romano Forina Primigenia2.jpg

Waves of Love’s Thoughts Onde di Pensieri d’Amore

Onde Di Pensieri D’Amore
Waves Of Love’s Thoughts
 

Non ti ho amata solo per la tua bellezza,

 

ma per lo sguardo e il timido sorriso

 

di una donna con l’anima di bimba,

 

sempre tradita da cuori indifferenti e vuoti.

 

E se la mia mente e il cuore

 

restano sempre in te perdutamente immersi

 

non è per seguire un’illusione vana

 

ma perché tu mi senta lo stesso accanto a te

 

a tenerti per mano se ti perdi.

 

Non so più come parlarti

 

ora che sei invisibile e distante

 

ma so come chiamarti,

 

come sempre.

 

Amore.

 

E non potrei, nemmeno adesso chiamarti

 

in nessun altro modo

 

o non sarebbe stato vero

 

che ti chiamassi Amore prima.

 

So che stai percorrendo sentieri ancora sconosciuti

 

che sembrano indicar mete sicure

 

eppure la tua anima esita a lasciare la mia mano

 

lo so, lo sento, perché io resto dove sono

 

e tu sai che questo amore

 

è ancora la più vera, unica certezza

 

in vita tua mai avuta.

 

Amare un volto, un corpo ci vuol poco,

 

ma amare un’anima è tutta un’altra cosa

 

e sono ancora qui, solo per esserci per te,

 

quando nella tempesta tu ne avrai bisogno

 

pensando di essere giunta nella tua nuova isola

 

che non sarà quell’isola sperduta

 

in cui io e te siamo approdati,

 

forse sarà un castello, da cui vorrai fuggire ancora,

 

Rapunzel, come allora?

 

Non so, devo per te sperare che così non sia,

 

ma conosco te e conosco dell’uomo la follia.

 

Allora sarò di nuovo il faro che ti guida

 

al tuo sicuro rifugio

 

e ti riporta all’isola vera che è ancora lì

 

dove sono io e aspetta il tuo approdare.

 

Aspetta te che sei della preziosa acqua un segno

 

e senti della Luna la marea,

 

che ogni notte solleva le onde dei tuoi sogni.

 

Sono stato a lungo sospeso sul molo di questo tempo

 

come chi davanti al vasto mare

 

scruta l’orizzonte degli eventi,

 

soltanto per sapere se almeno sei arrivata

 

indenne alla tua meta.

 

Vagando tra le tante anime, incomplete, perse e false

 

che si sfiorano senza mai toccarsi veramente,

 

pronte a carpire degli altri le vitali energie

 

senza nulla voler o poter dare

 

ma cercando solo compenso ai loro vuoti.

 

Solo le stelle sanno

 

perché tra tanti sguardi d’anime

 

indifferenti, vaghi e spenti

 

i nostri due si erano accesi

 

sigillando le nostre aure insieme,

 

in uno spazio e di un tempo diversi

 

e per un istante hanno brillato nel cielo

 

come astri, consumati da un unico fuoco.

 

Non ci sarebbe il moto delle onde,

 

se il vento non le amasse per giocare

 

e al vento ho affidato questo amore.

 

Ricorda, allora quando sarai

 

sorpresa dalla marina dispettosa brezza,

 

che scorrendo sul tuo viso

 

vorrà sollevare anche dei tuoi capelli l’onde,

 

che quello è il tocco delle mie carezze.

 

Ci sono parole che sono solo rumori

 

e non hanno nulla da dire

 

altre invece sono musiche rare,

 

nelle limpide notti

 

rischiarate dalla silenziosa Luna,

 

dove si costruiscono i sogni

 

e non risuonano mai invece nella nebbia

 

che genera solo mostri e le illusioni.

 

“È successo tutto tra noi”.

 

sono tue queste parole, forse il capitolo finale

 

di una storia perfetta nella sua imperfezione,

 

realizzata anche se irrealizzabile.

 

L’irraggiungibile distanza stessa

 

poteva solo dalle nostre anime essere valicata

 

o non sarebbe successo nulla,

 

ecco perché in questo dramma mirabile d’amore,

 

soltanto tra me e te scritto e immaginato,

 

eravamo più veri di molte realtà senza spessore.

 

Nel sogno, turbinavano parole come un vortice di sensi

 

e anche se un sogno era un sogno

 

quelle parole erano vere,

 

o cosa è meglio il contrario?

 

Vivere una realtà vera fatta di parole false e deboli?

 

Le nostre sgorgavano impetuose,

 

inarrestabili lo sai,

 

come limpida acqua dalla fonte

 

eravamo in esse immersi fino a naufragare.

 

Ora so, come sapevo, ero sicuro

 

che il solo modo di riaverti era di perderti,

 

so che mentre ti allontanavi

 

sentivi ancora la mia voce

 

e sentivi stringere le mie alle tue mani

 

intrecciare le dita come l’edera

 

si aggancia a un’altra pianta più forte

 

e sentivi i miei sguardi seguirti

 

mentre svanivi nella nebbia fitta

 

delle tue paure,

 

ma non potevi fare a meno

 

di voltarti indietro pur da lontano

 

ed è vero, leggevi le mie note e non rispondevi

 

ma nemmeno le rifiutavi,

 

che vuol dire questo?

 

Che tornerai lo so, ne sono certo

 

forse non ora, ci vorrà del tempo, ma tornerai,

 

forse le lunghe chiome color fuoco

 

saranno raccolte, argentee e spente

 

ma non potrai fare a meno di tornare,

 

sarai tu a voler lenire

 

dell’anima e del cuore le mie ferite

 

che sono anche le tue

 

quando staccandoti, parti di esse sono rimaste in te

 

e non sei riuscita a liberarti a scuoterle via ne sono certo.

 

Ricorderai la sciarpa

 

messa via, riposta, ormai senza più

 

l’essenza della tua femminea pelle,

 

o forse regalata a un altro, nell’indecisione

 

per liberarti del pensiero di me,

 

un ricordo solo imbarazzante, una promessa vana,

 

una ferita profondamente inflitta

 

e lo sai bene, per tutte le mie promesse mantenute

 

era quella l’unica da te e l’hai mancata.

 

Ma non importa, le ferite sono davvero tante

 

nelle tue parole nel tempo del distacco,

 

nel voler nella tua mente distruggere il mio viso e nome

 

e quello che per te e in te io ero stato,

 

quando hai spalancato la tua porta

 

e abbattuto le barriere e nel tuo cuore e anima

ero penetrato senza esitazione

 

inesorabilmente, varcando il confine della tua paura

 

ma sai che non potevi nulla nel tuo cuore,

 

la mente inganna, ciò che cuore e anima sanno vedere.

 

Forse ora non sono io che ancora penso a te,

 

ma è il tuo pensiero che mi cerca,

 

attraverso l’incanto spezzato e le ferite,

 

non avrebbe più senso l’attesa vana di un ritorno,

 

eppure sono ancora qui per te e aspetto.

 

Non ci siamo mai incontrati,

 

non ti ho mai stretta nell’incanto di un abbraccio,

 

tu non hai voluto,

 

avevi troppa paura di non poter più liberarti

 

dalle braccia del mio potente amore,

 

eppure ti ho riconosciuta e tu hai riconosciuto me,

 

ma poi ti sei smarrita in un carosello

 

di luci e giochi pieni di promesse diverse,

 

sapevi subito che non ti avrei mai fatto male

 

ma volevi vedere me come fossi il gioco

 

troppo impegnativo e rischioso e lo hai lasciato,

 

anche se io ero il tuo gioco preferito,

 

come una bimba abbandona l’orsacchiotto

 

che così tanto ha abbracciato,

 

cullato e accolto nei suoi sogni,

 

e poi con occhi lucidi di stelle, cerca giochi diversi,

 

ma la magia dell’orsacchiotto resta,

 

anche se dimenticata, nella scatola

 

dei vecchi giochi col mio nome,

 

troppo piccola per contenere questo amore.

 

Si può soffrire per aver perso il tocco di una mano

 

che non si è mai realmente stretta?

 

Puoi nasconderti ora nei tuoi segreti altrove,

 

ma conosci il mio impeto e la convinzione

 

solo il pensiero di te, solo le mie parole

 

che amavi così tanto leggere e sentire nel tuo cuore,

 

forse lo ridestano sono certo,

 

che puoi sentirlo anche adesso nella valle del tuo seno,

 

nel triangolo della vita dove da me

 

volevi tanto essere riempita,

 

e so che ancora lo vorresti anche se a te lo neghi

 

a te e al mondo, perché l’hai avuto e lo senti tuo

 

e ti appartiene, so che lo vuoi sempre

 

come l’hai voluto,

 

non troverai un tale potente amore

 

tutto a te donato e in ogni giorno

 

verso il tuo mondo alieno.

 

Come vedi quella fiamma era così accesa

 

che ancora non si è spenta nonostante tutto.

 

Tu dicevi: “In fondo sono solo parole”, e non credevi

 

che fosse un vero fuoco che non spegne mai.

 

Eppure non ti cerco,

 

mi distraggo, ho mille e mille cose da fare,

 

piani, progetti, idee, scritti e versi di luna sempre pieni,

 

poesia e arte, non mi fermo mai lo sai.

 

Ma ti sento sempre,

 

non sono io che ti penso e ti sento,

 

mi sta sempre addosso

 

questa sensazione di non essere mai solo

 

né libero, liberato da te.

 

Ma ora sono io ad essere distante,

 

sei dalla mia mente uscita per la prima volta

 

e forse non sai dove cercarmi più,

 

per paura di lasciarmi ancora entrare in te,

 

ogni tanto un tuo stupido inutile cuore giallo

 

nel silenzio delle parole,

 

che non serviva a nulla anzi acuiva il dolore,

 

era come un insulto, una briciola d’amore

 

anzi, una insormontabile barriera,

 

poi non mi hai scritto più , non mi hai risposto,

 

nemmeno con le parole fredde e vuote di prima,

 

contenute in spazi ben precisi, ora nemmeno quelle,

 

non metti più alcun segno

 

a tutte le mie parole scritte e lanciate nella rete.

 

Ma il ricordo dell’impeto d’amore che ti schiacciava

 

al muro e strappava i tuoi vestiti come volevi tu

 

che ti teneva a freno come un’indomita puledra
 

e l’impeto dei nostri corpi nelle menti impresso,

 

quello non puoi scordarlo ne sono certo,

 

anche se adesso lo provi con un altro,

 

presto forse vedrai che non è lo stesso fuoco.

 

Ero una distrazione? Non credo,

 

avevi capito che io ero chi poteva darti

 

quel vero amore che da sempre il tuo cuore aveva amato

 

e più e più volte lo hai detto

 

che ero io davvero l’uomo dei tuoi sogni

 

che veniva da un inverosimile futuro

 

o da un’altra lontana costellazione,

 

da un dislivello di tempo che tu vedevi

 

come un abisso di anni luce in cui cadere,

 

così ti sei tirata indietro, allontanata

 

come una cometa s’allontana per molto tempo

 

dal suo fuoco ma sa che al fuoco resta legata,

 

e deve prima o poi tornare indietro.

 

Ma questo amore tu l’hai conosciuto,

 

ed ora amore mio dovrai per sempre averne conto,

 

per ogni altro amore che non sia abbastanza

 

e non sia tale per fuoco e convinzione,

 

come un uragano,

 

come un vulcano,

 

niente di meno o non sarai contenta,

 

dovrai voltarti indietro,

 

a pensare a quel fuoco che stringevi fra le mani,

 

che era entrato in te così potente da lontano,

 

che ne sono certo, lo sento

 

me lo dicono le stelle e me lo dice la luna, tua sorella,

 

che non ha smesso di bruciare nel tuo cuore.
 

Ma forse sbaglio e tutto questo non è vero,

 

sono solo folate di vento nella mente,

 

forse alla fine, il volto di Luna a cui ho dedicato

 

così tanti versi di vero Amore intrisi,

 

non sei tu e non esiste.

 

Ennio Romano Forina – Da un Aprile a un Aprile

Elogio della Segregazione

Non dovremmo lamentarci troppo
per non poter girare a nostro piacimento
senza le distrazioni e le lusinghe,
di una fittizia libertà nell’agorà comune della vita,
esser costretti a chiudere i cancelli della libertà di agire
può servire ad aprire quelli della mente o dell’anima
che molti hanno da tempo serrati dietro le loro spalle
senza più ricordare dove siano le chiavi per aprirli.
Siamo puniti come dei discoli bambini
che non hanno ricevuto insegnamenti
dai loro genitori e dalla scuola
a loro spesso viene detto che possono far tutto
nelle leggi senza farsi mai male
ma non dicono di non far male ad altri
quando con le loro azioni e scelte
feriscono i loro simili, la vita e gli animali,
senza pensare mai che la vita è unica
quando una parte viene ferita e disprezzata
anche TUTTA la vita è offesa e danneggiata.
Hanno da sempre tutti i permessi e le licenze
di disporre del mondo come fosse un loro giocattolo
per dar piacere non per imparare
in modo tale che da adulti trattano come un gioco
anche chi dovrebbero amare
e quando a loro il gioco viene tolto
diventano pazzi di furore
e distruggono il gioco che non sapevano far funzionare.
Voi madri e padri ai vostri figli non dovete dar tutto
ma insegnare rispetto e compassione.
Gli altri animali vivono la vita, noi la consumiamo
loro l’arricchiscono, noi la sperperiamo.
Ho cercato invano e ovunque i veri luoghi
senza confini e restrizioni della libertà
e gli unici che ho trovato erano nella mia anima.
Restare a casa per me non è una restrizione
il mio mondo è la mente il mio cuore la casa
l’anima è il mio giardino
l’immaginazione il mio laboratorio,
i miei strumenti sono penne e tastiere,
i carboncini matite e i colori
le distese bianche di tele e cartoncino
i miei orizzonti inesplorati
in cui proietto i pensieri che riflettono tutte
le realtà che percepisco
e come i colori le fondo insieme con i sogni.
Vedo ampie porzioni di cielo da una parte all’altra
di questo mio rifugio,
ad est i raggi del sole mattutino
superano scintillando le chiome arboree
per riscaldare la mia colazione e i gatti che pigramente
assorbono energia da quel calore e luce
leggendo messaggi ineffabili
negli odori trasportati dalle turbinose brezze.
Ad ovest, quando scende oltre la collina
di viola, e rossastro invade cielo e nubi.
Venere gareggia spesso con la Luna e Giove
in un concerto di bellezza,
poco a destra vedo il grande e il piccolo carro
che mi guida alla stella del nord lungo il suo asse,
anche se la luce umana offende e spegne il cielo
e lo preclude allo sguardo dell’anima.
Ci sono ancora alberi tutt’ intorno
che attenuano l’oltraggio dell’asfalto e del cemento,
i miei gatti si affacciano al balcone e annusano odori
e sensazioni che non potrei conoscere
se non fossero loro a raccontarli a me,
essi ricevono messaggi a noi preclusi
ma per loro tramite posso anche io sentire, intuire
le ineffabili essenze e i messaggi della vera vita.
Ma stando dentro come del resto sono solito fare
provo un dolore nel ricordo di presenze perdute
quando lei era qui e per molto tempo allora
si udiva insieme il verso ritmico dei cuculi
e a notte, persino gli usignoli si esibivano
in melodiosi canti sempre diversi.
Mi manca sempre quel sorriso
e ora non sento più quei sublimi notturni canti,
né il gorgoglio del ruscello di limpida acqua
e i due filari di pioppi che si ergevano splendidi
ai lati del solco dove la vita si riproduceva
come per magia nel fluire argenteo scintillante al sole
le loro foglie vibravano nel vento
come un’orchestra di crespe onde marine
sinfonie di moltitudini di suoni.
Ora, davanti alle finestre c’è lo scempio umano
di palazzi circondati da cadaveri di costruzioni,
scheletri e scorie di cemento abbandonate da anni
fatte per finta e per profitto
che hanno lasciato, detriti infami
e ferite profonde nel terreno avvilito e fatto schiavo.
L’acqua del ruscello è stata rapinata dalle ville
e gli alberi estirpati, insetti e lucciole scomparsi.
Ma ora vedo nuove costruzioni e ampi parcheggi
sono queste le nostre vere prigioni.
Stare in casa, forse per una volta genera riflessione
siamo molto più prigionieri credendo di esser liberi
andando intorno in modo erratico
come le api che devono volare di fiore in fiore
per raccogliere il nutrimento,
facciamo anche noi le stesse cose
ma le api, le farfalle e gli insetti, gli uccelli e tutti gli animali
sono nel mondo vero, che abbiamo rapinato,
liberi nel fremito di vita universale
mentre il nostro andare sempre insoddisfatti
alla ricerca di compensazioni
dei vuoti e delle angosce
è un andare invano, dentro un mondo falso
che ci spinge sempre più nelle prigioni che noi stessi
abbiamo costruito intorno alle nostre esistenze
con l’acciaio più duro che soffoca
tutte le sensazioni ormai spente.
Vorrei chiedere agli usignoli e alle lucciole di tornare
ma loro conoscono ormai questa genia folle,
stanno alla larga dal velenoso deserto umano
in quel che è rimasto della selvaggia vita
e quando anche quello finirà dietro il manto falso
delle nostre illusioni, falsità e ipocrisie,
i mostruosi totem dell’immaginazione,
pensando di costruire un paradiso in terra
ci renderemo conto che quel che abbiamo davvero realizzato era un inferno.
C’è un Universo intero in un semplice angolo di prato,
uguale a quello che con un solo sguardo al cielo notturno
possiamo abbracciare di milioni di anni luce di distanze,
di sterminate stelle irraggiungibili ma vere,
mentre scrivo nel crepuscolo, vedo Venere
in alto che splende di una intensa luce.
Le stelle brillano anche per noi ovunque siamo.
Basta ascoltare il canto degli uccelli.
Basta saper vedere.
Basta alzare lo sguardo.

Ennio Romano Forina

I Nascondigli della Tua Anima

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Ed è solo un altro gioco a nascondino

quando sulla porta della mia anima appari

e stai come una puledra selvaggia

fremente e scalpitante

che vuole solo fuggire al galoppo sfrenato

più veloce della fine di un sorriso,

come vedo nella mente l’altro mistico incanto

sparire dai tuoi selvaggi occhi scintillanti.

”Ecco, ora mi vedi, ora non mi vedi più,

solo un momento prima di volgerti via

e correre a infilarti nei nascondigli della tua anima.

Ma nel gioco senza fine che diverte tutti i bimbi

quelli che cercano e quelli che si nascondono

non possono essere sempre gli stessi

devono scambiarsi i ruoli,

è nelle regole del gioco, come nella vita,

nessuno può nascondersi sempre

e nessuno può cercare per sempre,

anche se sembra che in questo nostro strano gioco

io sono sono stato il cercatore senza fine

e tu quella che senza fine si nasconde,

nelle segrete stanze della tua anima

con tutti i sentimenti imprigionati

ma non ho io la chiave

per aprire tutte le tue serrate porte.

Il nascondino è un gioco di libertà e di volontà

ti insegna a perdere ciò che ti è più caro

e ti sfida anche a ritrovarlo

così ora è il tuo turno di assecondare me

se ancora resto qui a scriverti

queste parole che ti cercano tenaci

nei recessi rifugi della tua cercante anima.

 

Ennio Romano Forina

Quella che sei

In una Notte di Versi Pieni di Luna

Mi sono seduto nella notte profonda
e la Luna piena veleggiando dal cielo,
si è seduta al mio fianco
perché le ho chiesto di parlarle di te.
E lei mi ha risposto, prima di tornare
a danzar con le stelle: “So già tutto di te…
solo il pensiero di chi ama davvero
può superare lo spazio e raggiungere me”.
“Non devi far altro che seguire il tuo cuore,
non devi far altro che essere quello che sei.”

Ti voglio strega e ti voglio fatina
legarmi ai tuoi incanti
per poi scioglierli ogni volta
e in nuove magie essere avvolto
voglio vederti correre via
per aspettare che torni
Ti voglio fiera e ribelle
per inseguirti sempre
Ti voglio elettrica e misteriosa
voglio essere nelle tue stagioni
e in tutti i tuoi contrari umori
in ogni giorno e in tutte le notti
voglio proteggere i tuoi sogni
rassicurarti e farti ridere
farti arrabbiare, sorprendere sempre
ma mai annoiare
per le mie parole e gesti d’amore
ti voglio così come sei
voglio vedere i tuoi capelli
come il vento fluttuare
e tuffarmi nelle loro tempeste.
Come il tempo ti voglio
mutevole, improvviso importuno persino
ti voglio spavalda e distante
affamata di abbracci caldi e infiniti
ma anche affettuosa e ti voglio amante
di carezze e baci mai sazia
ma ti voglio anche arrabbiata, ti voglio ribelle
ti voglio ammiccante e sensuale
voglio che tu mi seduca,
che mi prendi in giro
ti voglio monella e ti voglio solare
ti voglio vogliosa,
ti voglio fiera e bellicosa
ma poi arrendevole e dolce
ti voglio vento e correnti marine
navigare nelle tue acque in burrasca
affondare nei tuoi vortici d’onde
ti voglio arruffata e sfrenata
ti voglio lunatica, misteriosa
ti voglio prigioniera e liberata
timida e coraggiosa
ti voglio quando sei triste e ti lasci andare
voglio sentire i tuoi sospiri gridare
scorrere sempre sul mio viso
come una brezza marina
e come un fortunale improvviso
e come onde che cullano il sonno.
Ma sei già tutto questo
e non voglio volerti diversa
non voglio altro da te
che essere sempre
quella che in ogni attimo sei.

Ennio Romano Forina 2018

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