I PATIBOLI DEGLI ALBERI

/113 Anni per l’aria che respiriamo, per il clima e questo è il ringraziamento che riserviamo, la tortura e la morte. Non vedo compassione, consapevolezza e voglia di evoluzione nel popolo, vedo ottusità voluta, indifferenza e insensibilità. Io non faccio parte di questo popolo umano.

Anche quest’anno dunque, al centro di quasi tutte le capitali del mondo, ci saranno alberi agonizzanti strappati alle loro dimore che avevano vivificato con la loro presenza e le loro benefiche funzioni ricoperti di stupide luci e addobbi che dovrebbero infondere gioia mentre nascondono la sofferenza silenziosa di una vita che muore. Così anche quest’anno, al centro del grande abbraccio del colonnato della piazza di S. Pietro, ci saranno altre due colonne, di forma e materie diverse, ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue strappate a un mondo lontano e ambedue senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì e ne aveva tanta.Era una vita ricca di sensazioni che offriva profumi inebrianti nell’aria circostante, arricchiva il suolo e nutriva di prezioso ossigeno l’aria, era un sicuro riparo e forniva cibo a molti altri esseri viventi specialmente nella stagione invernale. Passeri e altri uccelli sostavano fra i rami e alcuni l’avevano sicuramente anche scelta come dimora. Era una vita che contribuiva a purificare l’atmosfera di questo pianeta soffocato dai gas venefici provenienti dalle molteplici attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno metabolizzare, rendere innocue scomponendole e trasformare in energia per gli organismi, nella loro immensa intelligenza, che è la ragione per cui questo pianeta è racchiuso in un involucro di preziosa atmosfera che rende possibile l’esistenza di tutto il mondo vivente.Intelligenza, sì non è un caso che questo pianeta sia avvolto da un azzurro manto che lo protegge dai raggi cosmici senza che gli ingrati bipedi umani, sedicenti “evoluti,” si rendano conto nemmeno adesso, di quanta gratitudine debbano all’intelligenza delle piante in generale e agli alberi in particolare, mentre la specie umana ancora oggi, nonostante il progresso tecnologico e scientifico continua a sacrificare esseri viventi per celebrare tradizioni insulse negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi, primitivi e incolti celebravano le loro. Se consideriamo bene la struttura di una pianta, meglio ancora di un albero possiamo trovare una sorprendente analogia alla struttura di questo pianeta vivente, infatti un albero è costituito da tre parti evidenti allo sguardo, un tronco una chioma di foglie e delle radici. Ma anche il tronco è costituito da parti diverse, vediamo la corteccia, come un involucro protettivo di una sottile membrana al di sotto di essa che avvolge tutto il tronco ed è la parte sensibile dell’albero che comunica con l’esterno, che vede con occhi diversi e sente con sensi diversi, poi, all’interno del tronco tra gli strati lignei che di anno in anno determinano la crescita in volume e in altezza, i vasi del sangue della pianta la linfa ricavata dall’incessante lavoro di assorbimento di sostanze nutritive e acqua dal terreno. La sottile membrana sotto la corteccia sono i sensi principali della pianta, il suo cervello pensante la cui intelligenza è stata disconosciuta e disprezzata e in realtà lo è tuttora, salvo le nuove consapevolezze ed evidenze, che però non influiscono sui nostri abusi, sappiamo che non sono solo legno e foglie ma ci comportiamo lo stesso come se fossero cose, consapevolezze per lo più relegate ad una parte di mondo scientifico, ma ancora quasi del tutto ignorate e disprezzate tuttora dalla coscienza collettiva, tasche per la maggior parte di individui le piante vegetano crescono e si sviluppano in base ad automatismi biologici privi di una intelligenza e sensibilità simile alla nostra. Dove la mente umana fallisce miseramente, non è tanto nella conoscenza delle cose, ma nell’elaborazione e nell’uso perverso che fa delle consapevolezze e delle evidenze acquisite durante il percorso storico – evolutivo, e di fatto, mentre si proietta in avanti realizzando tecnologie sempre più complesse e potenti, sul piano etico dimostra di sguazzare ancora nelle paludi nebbiose e ottuse dei primordi.Ogni individuo di questa era è in grado di comprendere (se vuole, se si sforza), che tutto ciò che nasce, cresce e vive, lo fa intelligentemente e sensibilmente per le stesse ragioni, gli stessi sentimenti, seguendo gli stessi impulsi che muovono le “nostre” azioni e motivano le nostre esistenze ed i “nostri” sentimenti. Tuttavia, nonostante la attuale, maggiore consapevolezza di tutto ciò che è palese ed innegabile, noi ci comportiamo ancora con le forme di vita come se fossero sassi, delle semplici cose. Dalle famiglie e dalle istituzioni scolastiche non arriva nessuna indicazione , nessun insegnamento per sfatare i miti e i preconcetti che hanno un effetto devastante sul rapporto individuale e collettivo dell’umano con il fenomeno vitale che chiamiamo Natura. Quindi, delle due l’una: o la comprensione della mente umana è solo apparente e si ferma da sempre nella semplice constatazione di causa ed effetto, senza minimamente comprendere l’essenza e la ragione delle cose, oppure è talmente malvagia e distruttiva che non ha mai voluto generare nessun freno etico, che impedisca di fare del male al resto del mondo vivente. Io penso che siano vere ambedue le cose. Questo denota che la conoscenza, la consapevolezza anche del mondo scientifico, delle menti intellettuali, delle religioni e delle culture in genere è ancora basata su presupposti di falsità e menzogne che vengono propinate alle nuove generazioni confermando la nefasta dicotomia umano – natura che è proprio alla base di tutte le azioni distruttive umane subite dal mondo vivente, dalle altre forme di vita. È evidente che il genere umano stia ancora proseguendo nel suo delirio di egoismo ed onnipotenza seguendo la legge della clava, appena attenuata e controllata dalle leggi punitive e coercitive, che servono come argine agli eccessi agli abusi individuali, ma sono disegnate e agiscono sempre nell’ambito dell’egoismo di specie e non in quello dell’etica universale. Se un ideale tribunale cosmico chiamasse un giorno a giudizio la specie umana, non vi sarebbero attenuanti per giustificare i suoi delitti e mitigare una inevitabile condanna. Io penso che quel tribunale esista solo che non somiglia ai nostri.Questa concezione comune fa sì che il genere umano possa disporre della vita delle piante come meglio aggrada senza che vi siano insegnamenti e leggi in nessun paese che considerino l’abbattimento degli alberi in quanto esseri viventi intelligenti e senzienti come un delitto, ma solo semmai in termini di opportunità egoistica volta al benessere umano e non a quello di un singolo albero come soggetto ma ad una popolazione di alberi da sfruttare per la produzione di ossigeno e come risorse. Coloro che gridano alla salvezza delle foreste non lo fanno per il rispetto dovuto ad una forma di vita senziente e intelligente ma per conservare un “ambiente” schiavo delle nostre necessità dei nostri costumi e dei nostri vizi.Ebbene, fatta questa premessa, se consideriamo la struttura di questo pianeta vivente di cui siamo parte, possiamo renderci conto che è fatto come un albero e vive come vive un albero. L’atmosfera che lo circonda è la sua corteccia protettiva, il sottile strato di troposfera, ove si generano e si svolgono le principali forme di vita equivale alla membrana pensante dell’albero situata tra la corteccia e gli anelli lignei, i tubuli della linfa che risale dalle radici arricchita di sostanze nutritive e che si mischiano a quelle generate dalle foglie che interagiscono con la luce del sole sono i fiumi e le acque degli oceani del pianeta che raccolgono le stesse sostanze dal suolo arricchito dai processi metabolici delle piante, da tutto quello che muore e rivive sotto forma di fecondo nutrimento per i processi vitali del grande corpo del pianeta, infine, le rocce sono la parte lignea l’ossatura portante che consente lo sviluppo della vita sopra la superficie dei mari. MA questa analogia è …poiché se il pianeta è vivo e culla di vita lo è per l’azione delle piante che lo hanno reso vivo così come esse sono vive, in altre parole a loro stessa immagine e somiglianza.Nonostante queste evidenze, cosa facciamo noi di intelligente nel mondo e specificamente in questo paese? Non solo manteniamo in essere le nostre tradizioni brutali che implicano il sacrificio di un immane numero di esseri viventi, non basta; introduciamo anche le tradizioni truci e crudeli di altre culture nel nome di una falsa fratellanza dei popoli, fatte scontare come sempre sugli animali innocenti che le leggi umane rendono quasi ovunque indifendibili.I massacri tradizionali di altre culture si sovrappongono sempre di più ai nostri e per una distorta interpretazione del rispetto culturale noi le accettiamo tutte. Quindi per non offendere gli orientali, dovremmo lasciare che anche qui cani e gatti siano scuoiati e bolliti vivi? Che gli animali delle fattorie possano essere torturati anche con fiamme ossidriche per arricchire le carni con l’adrenalina generata dal terrore, dalla sofferenza della tortura, che secondo le loro culture farebbe miracoli alla loro vita sessuale o a qualche altra funzione organica?Costruiremo anche noi arene per consentire lo spettacolo infame delle corride? Siamo nella civile, comune Europa, ci potrebbero chiedere anche questo dopo le misure standard delle cozze e delle zucchine. Ogni tanto qualche pubblico censore del political correct, salta fuori con la geniale osservazione che anche da noi si uccidono gli agnelli, i maiali, le mucche e persino i cavalli e dal suo pulpito ci insegna che non c’è differenza tra un maiale e un gatto, tra un cane e una mucca o una gallina, pensando di aver battuto la nostra compassione con questa emblematica espressione del pensiero corto, e dunque per costoro quale sarebbe la logica conseguenza? Come dire ad un accanito fumatore di non preoccuparsi, poiché si respirano ovunque così tante sostanze inquinanti che tanto vale che lui fumi tutte le sigarette che vuole. Sappiamo che un fumatore rischierebbe molte volte in più un cancro ai polmoni, ma aumentare in una società civile la quantità e la “qualità” dei massacri rituali offerti alle varie divinità e al “dio” universale del profitto, provocherebbe sopratutto il cancro dell’anima che è molto peggio. Dovremmo rendere lecito ucciderli tutti, mangiarli tutti e raddoppiare, triplicare i massacri permettendo i metodi peggiori, solo per essere rispettosi dei vari costumi e tradizioni, come l’imposizione di togliere i simboli di croci della storia di questa penisola che nel bene e nel male comunque è nostra cultura e ci appartiene?Dunque, anche questa volta un albero in più, nel nome della fratellanza dei popoli e delle religioni è stato sacrificato, nel momento in cui scrivevo questo testo quel magnifico gigante era ancora immerso nella sua silenziosa sofferenza, nella sua agonia occultata dagli addobbi e dalle luci che accecano gli occhi estasiati di bimbi, ai quali si insegna la menzogna o niente, in modo che anch’essi da adulti, non saranno mai in grado di prendere le giuste decisioni, ma agiranno esattamente come i loro genitori e progenitori, ripetendo gli stessi errori della realtà ottusa e fittizia che abbiamo per noi e loro costruito. In più, oltre ai tanti abeti che vengono fatti nascere per essere uccisi, non per produrre gioia ma profitti, per una distorta concezione di felicità e sacralità. L’ “esecuzione” finale anche di questa nobile vita, sigillata nel fuoco che poi consumerà il suo corpo fatto a pezzi, nei vari forni, non è diversa dal rogo di un’altra piazza, in un altro tempo non lontano. Allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di un essere vivente e senziente, sacrificato nel rogo di una tradizione peraltro aliena.Le puerili e insulse dichiarazioni provenienti dai media, che giustificano allegramente l’uccisione dell’albero con la semina compensativa di altri alberi, (anch’essi in gran parte da sacrificare) aggiungono al danno e alle ferite le beffe, se anche non si riesce a capire che continuando a volere un albero vero ad ogni natale si causerà l’allevamento forzato di queste vittime predestinate al sacrificio. Noi parliamo di vite, loro parlano di prodotti e di legname “ecologico”, che vuol dire ecologico come se un padre assassino che volesse uccidere i propri figli dicesse: Tanto li ho fatti nascere io”. Non riconoscere il diritto di vivere di quest’albero come essere senziente, significa essere totalmente immersi nel buio della ragione, oltre a quello dell’anima.Tuttavia, non abbiamo ancora finito di sacrificare animali ai variegati Olimpi e divinità, non ultima quella del profitto, così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire, assisteremo ad ulteriori sacrifici di questi giganti verdi, in quasi tutte le città del mondo, piccole o grandi che siano. E quest’altro ennesima prepotente rapina di una vita, estirpata da qualche parte delle montagne alpine per finire come tante altre nelle piazze di molte città italiane e persino in quella piazza che non avrebbe bisogno di introdurre una tradizione pagana, che nulla ha a che vedere con il significato profondo del vero Natale cristiano, condannandolo ad una vera e propria via crucis per un essere vivente che viene reciso brutalmente dalle sue radici, iniziando così una lenta agonia in tutte le sue “stazioni” fino a raggiungere il suo Golgota, dove l’agonia avrà fine senza che il sole si oscuri e il monito di una tempesta improvvisa cali sulle festanti folle, per ricordare che anche un abete è un figlio di quel dio in cui si crede e che comunque, vero o presunto che sia, di sicuro non richiederebbe un tale simile sacrificio inutile e perverso.Un dio è un dio se crea non se distrugge, e perché mai avrebbe dato una tale meravigliosa e generosa vita a un essere per farlo marcire su un patibolo ammantato di mistificata gioia festiva, e ferito, con il suo sangue verde che trasuda dai tagli e dalle offese del trasporto, umiliato e soffocato dai decori luccicanti, diventa solo un triste simulacro morente coperto dai fuochi fatui delle luci che celano l’agonia del suo nobile corpo e di quelli che sono i suoi polmoni: le foglie, che durante tutto il trasporto e la collocazione in situ, hanno cercato disperatamente e invano di dialogare come prima con le radici senza trovare risposta, perse per sempre.Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza, si continua a trattarle come se questo non importasse nulla, tanto non gridano come gridiamo noi, quando le spezziamo e le menomiamo. Non gridano? Nemmeno noi grideremmo senza corde vocali, soffriremmo dunque meno alle torture per non gridare come fanno gli ipocriti carnefici delle vivisezioni?E lo stesso genere umano, che pretende da vari pulpiti di voler proteggere la Natura e l’ambiente che ritiene gli appartengano, non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra. E persino i nuovi celebrati e ossequiati tribuni della salvezza climatica, usano ancora pervicacemente come grido di battaglia quel grido di morte che è la causa principale del disastro ambientale. “ Vogliamo che i governi salvino il NOSTRO pianeta, per salvare il NOSTRO futuro”. Non hai capito nulla, ragazzina del nord, proprio perché da sempre pensiamo che il pianeta e tutto ciò che in esso vive sia “nostro” che è ridotto così, mentre le cose cambierebbero se avessimo la volontà tutti di porre dei limiti alle nostre ambizioni. I governi sono l’espressione dei popoli, sono il frutto del terreno di coltura e non si cambia il frutto se non si cambia prima il terreno in cui la pianta cresce. Sono prima i popoli che non vogliono imparare dalle proprie scelte nefaste.L’ipocrisia che nasconde il delitto lo giustifica con l’insulto finale del riutilizzo “ecologico” dei tronchi, vale a dire legna da ardere. Come ci riempie di conforto! Togliamo a un albero vivo il diritto di continuare a vivere, ma va bene, perché ne piantiamo altri 40. È esattamente il ragionamento che giustificava i sacrifici umani e di animali nella storia della civiltà umana, sacrificare la vita di alcuni, per garantirsi la benevolenza e i favori del dio di turno, Cambiato qualcosa? E qual’è il dio attuale così potente e munifico da giustificare uno o più sacrifici? Io lo so e penso lo sappia anche chi ha avuto interesse a leggere fin qui.L’albero che per ora si staglia al fianco dell’albero di pietra, è stato sacrificato non alla vera gioia festiva, ma all’altare dell’ignoranza, all’interpretazione arbitraria e distorta del concetto di felicità e sacralità. Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo comparsi su questo pianeta se non fosse stato per i plancton vegetali, né mai dalle distese dei mari saremmo approdati sulla terraferma senza di loro. Le studiamo per carpirne i segreti, tutte le meravigliose invenzioni che hanno realizzato da miliardi di anni, le loro funzioni e le innumerevoli sostanze che esse hanno saputo sintetizzare per la loro sussistenza (senza aver frequentato corsi universitari e laboratori), per la loro diffusione e per l’interazione simbiotica con le altre forme di vita animale. Invece ancora adesso pensiamo agli alberi più che altro come delle “cose” mutevoli ma poco più che sassi e rocce che producono semi, – erroneamente perché quelli che chiamiamo semi sono embrioni – e frutti e che lasciano cadere le foglie in autunno come se seguissero processi automatici, che sbrigativamente e superficialmente definiamo “naturali”, dando a questo termine il più grossolano e superficiale significato e ancora oggi come sempre, nonostante le evidenze scientifiche, quando basterebbero anche solo quelle intuitive, se si fosse in grado di pensare, si crede che siano forme di vita inferiori e non pensanti e comunque suddite della vita umana.Siamo immersi nella più profonda e ottusa ignoranza, senza riuscire minimamente a immaginare che cosa significhi per una pianta vivere e interagire non solo con l’ambiente circostante, ma con il cosmo, noi che ci reputiamo intelligenze superiori, noi che ci esponiamo ai raggi del sole seminudi sulla spiagge estive con i nostri pensieri corti, focalizzati sulle nostre banalità culturali, come far bella figura al ritorno delle vacanze con una bella abbronzatura, ma per il resto, pensiamo che il sole, fonte di luce o calore per noi non fa differenza, basta che dia luce. Noi, non i nostri organismi, che sono il più delle volte più intelligenti del nostro “superiore” cervello “sapiens,” cercano la luce del sole perché sanno decifrarla e impiegarla. Le piante fanno anche di meglio, sono altruiste, non pensano solo a loro, hanno costruito le condizioni perché la vita organica potesse colonizzare mare, terra e cielo. Non riusciamo a immaginare che le piante, oltre a “pensare” in modo del tutto autonomo, sono anche in grado di comunicare e di percepire molte più cose veramente essenziali di noi e di quante noi possiamo immaginare.Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità, a cui offrire sacrifici tanto sanguinari e crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia in zuccheri carburanti per la vita comune, con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili e pervicaci divinità di molte culture umane, così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire, saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi, spezzato, umiliato, soffocato dai decori luccicanti festivi, e condannato come tanti suoi simili più giovani ad una lenta agonia in cui il loro inascoltato gemito di morte si spegnerà fra le luci, le risate e gli abbracci delle festanti famiglie umane o delle loro truculenti cene e pranzi festivi. Queste splendide colonne di vita emanavano la vera gioia quando erano vive, nei luoghi in cui erano nate, fra le pendici montane, con il loro respiro, i loro colori i loro profumi ed poi ricoperte di luci fatue nascondono a malapena la decomposizione mentre sono lasciate ad avvizzire come un triste simulacro di falsa felicità. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza , la conoscenza scientifica le evidenze di tutto lo scibile di cui disponiamo, della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza continuiamo a considerare le piante come in secoli e millenni di storia umana incolta del passato, e per questo il genere umano è doppiamente colpevole.Senza contare che perseverare in queste forme culturali di uso indiscriminato delle forme di vita, significa insegnare ai piccoli della specie umana a disprezzarle, invece che ad amarle e non serve poi gridare “Natura, Natura” mentre la si distrugge nelle nostre stesse case, per la nostra proterva ignoranza. E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere l’ambiente che pensa di possedere, non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, nemmeno in quei comportamenti abituali, nella mania di tagliare i loro rami non appena siano sviluppati, privandole dei loro polmoni, e in tutti quei gesti apparentemente innocui, ma offensivi che ogni umano piccolo o grande, rivolge verso le piante in genere, come strappare i rami solo per noia e per impulso, rivelando di non aver assimilato affatto la cognizione che una pianta è un animale e che se produce rami e foglie non lo fa per il sollazzo dei bimbi ma per vivere la sua vita, e se non insegniamo nostri infanti di avere rispetto del ramoscello, dell’arbusto o del piccolo albero, non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia. Se si trovasse un arbusto su Marte o sulla Luna grideremmo al miracolo e lo chiameremmo “vita” e faremmo di tutto per proteggerlo, ma qui, sulla terra lo chiamiamo “cosa”, questo vuol dire anche che imparare e ritenere cognizioni senza capire il loro significato sostanziale equivale a non sapere nulla.Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove, si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli di giganti verdi che avranno subito la stessa sorte in milioni di case, ovunque nel mondo, in un atroce farsa di sangue verde. Essere nati o fatti nascere solo per essere torturati e agonizzanti in due settimane di falsa allegria. Come si può pensare, se si ha la capacità di intendere, che un albero mutilato dalle radici, possa portare la vera gioia che manca negli spiriti nelle case umane abitate da esseri che non sanno distinguere ciò che è vivo da ciò che non ha vita propria, potrebbe significare che i veri morti sono tutti coloro che, pur essendo consapevoli, continuano pervicacemente a celebrare una festa della vita che nasce intorno ad una vita che muore mentre ancora anela quella luce solare e quell’acqua piovana che aveva conosciuto nascendo e che gli aveva dato l’illusione del luminoso futuro che gli spettava di diritto. Natale significherebbe Nascita, non morte. Abbiamo pianto per gli incendi che hanno devastato grandi aree di ecosistemi, vale a dire vita vegetale e animale, abbiamo pianto per le tempeste e le trombe d’aria che hanno abbattuto alberi e causato devastazioni, piangiamo o fingiamo di piangere per le foreste tropicali che vengono metodicamente distrutte e piangiamo per i cambiamenti climatici, che sono sicuramente favoriti dall’ingombrante presenza della specie umana su questo pianeta, ma non piangiamo mai per il continuo martirio e massacro di alberi sacrificati alla celebrazione di tradizioni che andrebbero meglio decifrate e vissute per la loro sostanza più che per la forma. La mancanza di sensibilità impedisce la percezione corretta della realtà e induce a commettere errori ed infamie di cui non vogliamo renderci conto da sempre…ma una volta acquisita la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni perché non agiamo in modo conforme, evitando scelte consapevoli del dolore e del danno che con esse causiamo ad altri esseri viventi? E di queste scelte, siamo “tutti” in un modo o nell’altro, stati o continuiamo ad essere, consapevolmente colpevoli. Fosse anche solo per convenienza, poiché abbiamo bisogno degli alberi letteralmente come dell’aria che respiriamo, invece abbattiamo giganti generosi di vita per trascinarli agonizzanti nella gogna delle piazze delle città tra la folla festante volutamente indifferente alla loro triste sorte e ingiusta fine. Quale senso di gioia può trasmettere una vita che si spegne lentamente tra gli edifici e il traffico o nei saloni delle nostre case? È solo il modo distorto e confuso in cui ci ostiniamo a respingere le evidenze, che ci porta non solo a perpetuare ma ad esaltare i nostri comportamenti più superficiali e deleteri se non perversi. Le piazze cittadine esprimerebbero più felicità con dei semplici addobbi di luci, utilizzando le nostre capacità di simulare artificialmente i simboli di vita, con dei semplici surrogati senza sacrifici crudeli e inutili…che sia rosso e si chiami sangue, o verde e si chiami linfa, il fluido che scorre vuol dire morte…gli aghi degli abeti morenti che cadono sono i rantoli della lunga agonia che sono condannati a subire nelle case umane.Come ho detto altrove, la vita si difende e si rispetta partendo dalle sue forme più minute e apparentemente insignificanti. Se si vuole salvare la foresta, si deve rispettare il singolo albero e la singola pianta, poiché la vita vegetale sa meglio di noi distribuirsi e interagire con il resto dell’ambiente e non ha certo bisogno del nostro spesso improvvido e incompetente intervento, che di solito arreca più danni e condizioni di pericolo futuro che vantaggi, come fanno molte potature spesso sbagliate, adempio quelle di pini ad ombrello la cui chioma viene continuamente privata dei rami partendo dal basso in modo che l’albero capisce che deve sollevarla per evitare che il “predatore ” di rami mangi tutta la sua chioma e cresce in altezza come le sequoie dello Yellowstone che divennero gigantesche per fuggire alle fauci dei dinosauri che in quelle zone abbondavano. Ma crescendo in altezza il baricentri si sposta in alto rendendo l’albero più esposto ai colpi di vento e ovviamente più instabile anche essendo privato dei rami bassi come bilanciere simile a quelli usati dai trapezisti per mantenere l’equilibrio e infine, le radici sono proporzionali alla chioma perché interagiscono con la chioma pompano tanta acqua quanta ne serve alla chioma e devono fare uno sforzo maggiore per raggiungerla essendo elevata e più lontana, ma non è finita qui, nelle aree cittadine dove il terreno su cui questi alberi (pochi) ancora si trovano, è sempre ricoperto di asfalto o lastricati che impedisce alle radici di respirare e al terreno di arricchirsi delle sostanze rilasciate dalle foglie che cadono, quindi si sollevano per rompere la soffocante coltre di asfalto. Per tutta queste condizioni, “colpevolmente” causate dall’intervento umano; che sorpresa! Spesso i pini cadono in testa alle persone, con o senza la minima folata di vento e distruggono anche i nostri preziosi veicoli.Quell’albero che è stato ammirato nel Natale appena passato, avrebbe invece dovuto restare fra i pendii di un monte o tra i suoi fratelli dei boschi, a dipingere le pianure di verde, a profumare l’aria delle valli, a offrirsi come dimora per gli uccelli o almeno in un parco cittadino, per attenuare lo squallore delle prigioni di cemento che chiamiamo case. Questo non doveva essere il suo destino, non era nato per questo, né per essere torturato dalla gloria degli orpelli luminescenti festivi che dispensano felicità illusoria come una droga ottica, da aggiungere alla droga delle abbuffate fatte per soddisfare orgasmi organolettici e non per nutrirsi. Tutte cose che non hanno vita, come quella vita che è, era nelle sue foglie e se fosse rimasto nella terra e nell’aria sarebbe stata vita donata a noi anche e che invece lentamente si spegne nello scempio di un bidone della spazzatura in cui non solo il suo corpo si disgrega, ma anche la nostra etica, la nostra coscienza, la sensibilità e finanche la nostra migliore ragione.In natura, quest’albero sarebbe stato un gigante di sensazioni vitali, mentre nelle nostre case è solo un attaccapanni delle nostre più artefatte illusioni, ma preferiamo godere della loro morte che della loro vita, di quella piena vita che possono offrire per il solo fatto di esistere. Tale è l’insana sostanza della nostra mente e le limitate pulsazioni dei nostri cuori. Se la sacralità delle tradizioni pretende il sacrificio di esseri viventi non può esservi vera gioia né vero amore in esse, solo l’oblio del Giusto e della Compassione. Gli alberi che dovrebbero celebrare tradizioni di altre latitudini ci offrono solo lo spettacolo della loro agonia nelle case e nelle piazze e cosa c’è di più paradossale e folle che celebrare la gioia e il calore della vita uccidendo la vita stessa?Ed è per questo che il cambiamento climatico è ormai inarrestabile, al pari della nostra inamovibile volontà di non cambiare la nostra mente.Ennio Romano Forina Dicembre 2018 – Maggio 2020Un albero ucciso è morto. Cronaca del Natale 201Questa appendice è rivolta a tutti i livelli di comunicazione, anche quelli internazionali insieme a buona parte del popolo di Roma che si erano divertiti a dileggiare la morte di un albero con un sarcasmo tanto idiota quanto abbietto, un sadismo puerile e ancora continuano a farlo anche in questo difficile evento consumistico e religioso denominato “Natale” e che ancora stanno usando l’appellativo di “Spelacchio”. In questo divertimento squallido, essi non insultano soltanto la sofferenza e la fine ingiusta di un essere vivente, ma anche l’intelligenza e la sensibilità di chi invece sa vedere la morte, non solo quella dell’albero, ma anche la morte della intelligenza sensibile e del pensiero profondo.Un essere vivente, un abete, muore anzitempo e ci si preoccupa sopratutto della brutta figura, della sua apparenza, mentre dai loculi pubblici dei “social”, spuntano come funghi tutte gli zombi insensibili, senza compassione né anima, facendo a gara per ricoprire con lazzi e sarcasmi vomitevoli e impietosi quella nobile vita, nell’ultima fase della sua agonia. Fingendo di scandalizzarsi, anche o solo per lo spreco di denaro impiegato per avere e per trasportare un cadavere “in fieri” e peggio ancora, preoccupandosi che la sua agonia non sia durata abbastanza a lungo per far gioire il popolo divoratore di “feste”.Questo è il progresso etico, la consapevolezza del valore della vita esistente? Ripianteranno 10, 100, 10.000 alberi? E che differenza fa? Dove sono i princìpi dei cambiamenti, i segni di evoluzione della mente e dei comportamenti? Quest’albero era stato ucciso comunque. Popolo stolto, che irridi alla morte altrui, se non sai sentire la morte degli altri, sei tu che non sei affatto vivo! – Era sacrificato per niente in ogni caso, anche se fosse riuscito a dare una illusione di vitalità mentre si decomponeva lentamente. Dunque dobbiamo invidiare tutti gli altri cadaveri decorati sparsi nelle piazze e nelle case del mondo perché hanno solo impiegato più tempo a decomporsi? Questa per me non è festa, ma una dolorosa constatazione che niente è cambiato e niente cambierà finché la mente umana resterà sempre ottusa a raccontarsi le stesse vere storie di orrore travestite da false favole. Possibile che questo stupido mondo umano, non sappia che la gioia e la morte non possono coesistere? Alberi di Natale e bestie da macello; è la stessa cosa, il fatto è che non esistono bestie e alberi da macello. Esistono animali e alberi e VERITA’ da noi bestialmente macellate.Ennio Romano Forina 2017/2020

Equilibri

Il concetto di “contrario alla Natura” è un’altra delle nostre arbitrarie e fantasiose invenzioni. Se la Natura inibisse ciò che diventa contrario ad un suo temporaneo stato, annullerebbe tutti i processi evolutivi, che in quanto tali sono “contrari” alla natura dello stato precedente. I pesci che si trasformarono in anfibi, erano “contro natura” rispetto al loro stato di pesci e così è per ogni passaggio evolutivo di qualsiasi organismo.
Dunque, dato che le trasformazioni sono la sostanza essenziale dell’evoluzione, non dovrebbero mai essere definite e stigmatizzate nella negatività come si fa sempre nella consapevolezza comune, al contrario, dovremmo essere consapevoli, volta per volta di quegli adattamenti e trasformazioni utili, opportuni o necessari o consequenziali a stimoli esterni e altrettanto di quelle trasformazioni che sono come dei vicoli ciechi evolutivi o addirittura distruttivi.
In un pianeta eccessivamente affollato da un’unica specie, parossisticamente iperattiva e altamente inquinante, la Natura, cioè l’intelligenza della vita organica, tende a ristabilire gli equilibri per ritrovare i suoi stati armonici nelle interazioni migliori e più corrette di tutte le specie fra loro, ed è questo che noi umani, accecati dai nostri parametri opportunistici razionali non vogliamo capire così da non riuscire a interpretare nella giusta luce certi cambiamenti.
Siamo concentrati solo su quelli climatici, perché interferiscono e sono pericolosi per il “nostro” modo di vivere e non pensiamo all’avvelenamento e alla manipolazione deformante continua di ogni metro quadrato di questo pianeta, allo sterminio di intere specie animali e vegetali, che porta come conseguenza alla proliferazione incontrollabile di altre.
Usiamo le trasformazioni che stanno avvenendo all’interno della specie umana come delle bandiere ideologiche, senza capire che esse stanno avvenendo proprio per le nostre intemperanze ed eccessi, che nulla hanno a che vedere con una ipotetica, fittizia moralità naturale.
L’omosessualità, così diffusa oggi, tanto da influenzare costumi e politica, lungi dall’essere contro natura, è al contrario, un fenomeno perfettamente naturale che segue l’impulso di armonizzazione derivante dall’intelligenza naturale: la specie umana sta esagerando, occupando e divorando ogni spazio e nel tentativo di costruire il proprio egoistico esclusivo paradiso, sta costruendo l’inferno per tutti, ma questo se va bene a noi non va bene alla intelligenza vivente.
Poiché gli organismi individuali seguono gli impulsi dell’intelligenza naturale, prima di quelli generati dall’intelligenza eventuale sovrapposta della mente umana, gli stessi impulsi che ci fanno vivere, respirando, nutrendoci delle sostanze essenziali percepiscono gli equilibri devastati e attuano delle contromisure, l’inquinamento diminuisce la fertilità dei maschi, lo stress che deriva da questi modi di vivere diminuisce drammaticamente il desiderio di proliferare dei due generi, gli ormoni si indeboliscono o sbilanciano la loro azione e la tensione affettiva psichica viene disorientata e si riversa in direzioni alternative anomale, ma tant’è che tutti i processi evolutivi non sono altro che una collezione continua di anomalie, vale a dire la vera “normalità”.
È molto semplice, basterebbe rendersi conto delle ragioni per cui avvengono i fenomeni diversi che non sono “contrari alla natura”, ma semmai contrari agli equilibri.
E la vera oscenità non sta in queste trasformazioni adattanti, interpretate per ignoranza e opportunismo in ideologie e false moralità, ma sta nel nostro supremo egoismo, che non ci fa vedere i limiti entro i quali dovremmo contenere il nostro dispotismo di specie.

Ennio Romano Forina

Libertà di Imparare

Voglio ricordare a tutti gli egregi giornalisti, professori, politici e intellettuali del mainstream, titolari della “potestas loqui” nei pulpiti mediatici, che la costituzione – di un paese che si suppone essere ancora democratico (ancora per poco) – concede ai comuni mortali cittadini, non solo la “libertas loqui” ma anche la “libertas discere”…la libertà di parlare e di imparare, che sono due diritti fondamentali della democrazia, perché il sapere = la scienza, non è una prerogativa esclusiva di una casta o di una aristocrazia – che chiamar si voglia – di nuovi sacerdoti eletti a custodire i sacri testi della conoscenza, gli unici ad avere la facoltà di dire o riferire cosa sia vero e cosa non lo sia, considerando a priori, come fantasia demenziale o eresia qualsiasi intervento intellettuale non qualificato o se qualificato, non aderente alla linea unica di questa versione moderna del codice di Hammurabi che viene declamata ogni giorno. Questo vuol dire che ciascuno può seguire legittimamente i sentieri della conoscenza, anche al di fuori delle istituzioni scolastiche ufficiali, come del resto è sempre stato, visto che Pitagora e Archimede non avevano nessuna laurea, e nemmeno Bramante e Michelangelo nonostante l’architettura richieda conoscenze matematiche specifiche, che colui che ha scoperto i campi magnetici che usiamo in innumerevoli applicazioni come ad es. i cellulari, era un rilegatore di libri, che studiava nottetempo tutti i libri da rilegare prima di riconsegnarli ai legittimi proprietari, che lo scopritore della genetica era una persona che non aveva mezzi per studiare, per questo aveva preso i voti, la sua materia di studio era la fisica, non la biologia, e coltivando fagioli per integrare la povera dieta scoprì per caso la trasmissione dei geni, ma il suo lavoro fu rifiutato per anni dai biologi rappresentanti ufficiali della “scienza” del tempo, perché lui non era biologo e quindi pretendeva di insegnare ai biologi scienziati la loro materia? Ma gli esempi di scienza libera rivoluzionaria contrastata o inibita dalla scienza ufficiale sono davvero innumerevoli. È bene che io sottolinei, giusto per prevenire qualche scaltra obiezione, che sono ovviamente consapevole che specifiche professioni richiedono un iter di studio istituzionale che rilasci un attestato del conseguimento della specifica competenza. Essere medici, ingegneri edili e meccanici, chirurghi, architetti, piloti di aerei tutte le professioni che richiedono la conoscenza dei metodi e dei mezzi che riguardano appunto la sicurezza e la salute degli altri necessitano di uno status ufficiale riconosciuto di conoscenza, ma tutto il resto, tutto ciò che riguarda la sfera puramente intellettiva teorica, può essere esplorato da chiunque e non necessita di nessun attestato. Filosofo è chiunque si ponga delle domande ed elabori delle tesi, storico è chiunque si interessi al passato, la biologia teorica può essere materia di chiunque, come la zoologia e la botanica. Se compro un telescopio posso studiare astronomia. La psicologia e la sociologia come tante altre materie, possono essere esplorate da chiunque in linea teorica, di studio, ovviamente non come esercizio di professione, ma possono avere follower del pensiero, e i “chiunque”possono tuttavia discuterne su qualsiasi piattaforma, avendo tutto il diritto di elaborare le loro tesi, di esprimerle e riferire le considerazioni delle loro esperienze pubblicamente. In fondo, i veri studiosi sono tutti autodidatti, dentro e fuori le istituzioni.
L’elenco dei percorsi di conoscenza indipendenti è infinito. Il principio naturale che appartiene di diritto a tutti gli individui, afferma che sono tutti percorribili, ma alcuni ovviamente, non sono praticabili, basta un minimo di analisi intelligente per capire quali. Perciò cari dottori giornalisti, professori e annessi alunni e portavoce, sappiate che impedire alle persone comuni come il sottoscritto, autodidatta puro da tempo immemore, di pensare, di esprimersi, di studiare e di elaborare tesi e pubblicare teorie su tutto, si chiama “dispotismo” o nei vari sinonimi, tirannia, assolutismo, dittatura.
Ennio Romano Forina

Come Posso…?

Come posso dare fiducia alla politica e ai governi, indifferenti per gli immani abusi sugli animali?
Alla religione, che mistifica, disprezza e nega l’anima degli animali?
Alle istituzioni della scienza, che non hanno un atomo di compassione per le vittime dei loro perversi e ormai da tempo inutili esperimenti?
Come posso avere stima degli intellettuali, che si riempiono la bocca di “umanità ed etica” e non degnano di attenzione la sorte orrenda che questa “umanità” e la loro “etica” riservano agli esseri viventi, tralasciando disinvoltamente di usare la loro abile dialettica contro la vergogna dell’olocausto degli animali?
Come posso credere ai media, che non hanno speso un minuto di doverosa cronaca sul fatto che migliaia di sensibili persone stanno raccogliendo firme per un referendum contro l’esecrabile vizio della caccia, e al pari delle altre categorie, dedica un’insignificante attenzione alla questione delle sofferenze inflitte agli animali direttamente e indirettamente per volontà umana, senza minimamente toccare il “cuore” della questione, salvo in rari casi, e comunque al di fuori del mainstream dell’informazione? Come posso accettare la licenza di cui godono le industrie alimentari, che consente loro di imprigionare, seviziare e uccidere barbaramente miliardi di animali, anche progettando infernali macchine di tortura, di sfruttamento e uccisione di massa, per facilitare e incrementare la produzione e i profitti?
Come posso sentire fratellanza, per i popoli e gli individui, che con prepotenza seviziano gli esseri viventi per scopi spregevoli, che non riguardano nemmeno la sussistenza del nutrimento, e come posso sentirmi uguale alle persone che si arrogano il diritto di spezzare la vita, le ossa, di strappare la pelle e i cuori amorevoli delle madri di qualsiasi specie, per rituali religiosi, per il mercato delle pellicce, per le mode, gli spettacoli, le ricorrenze e le tradizioni sanguinarie senza senso e senza pietà?
Mai come ora, queste verità sono state rivelate in tutti i loro aspetti sinistri e malefici. Non è, e non sarà possibile per nessuno dire: “Io non sapevo”. Nè dire altresì, di non potere e voler credere che fosse ed è così atroce il destino degli animali, che in modo perversamente grottesco si chiama proprio “umanità”.
Ennio Romano Forina

Una Diversa Evoluzione

Morire per Evolversi/2

“Non si nasce per poi dover morire, ma si muore per poter rinascere rinnovati”. E.R.F.

Forse avremmo più rispetto per il mondo vivente intorno a noi, se fossimo consapevoli di essere una semplice parte di un grande progetto creativo Cosmico, in cui le forme viventi si avvicendano e interagendo anche in rapporti cruenti e difficili da accettare per la sensibilità universale, non solo umana, come i rapporti di equilibri fra predatori e prede, ma tutte, inequivocabilmente obbedendo a un unico impulso, come se fossero un organismo singolo.
Penso inoltre che l’amore sia un’energia generata da questo impulso che noi chiamiamo Evoluzione.
Se questa specie umana, che dagli alberi scese a colonizzare la terra milioni di anni fa, non si fosse smarrita presto nella presunzione della sua coscienza e nel suo delirio di onnipotenza, se per sostenere le sue ragioni di sopravvivenza prima e di opportunismo dopo, non avesse prodotto tali e tante mistificazioni  della realtà, noi oggi saremmo sempre più fraternamente uniti al mondo vivente e non al contrario, sempre lontani dal suo intimo contatto, come risulta dal fatto che al progresso scientifico e tecnologico non corrisponde un progresso altrettanto miracoloso nella conoscenza sostanziale della Vita e nell’Etica, che anzi sembrano essere inversamente proporzionale ai primi due.
E questo accade perché lo scopo prevalente del progresso della scienza e della tecnologia da un paio di secoli è di “usare” la realtà piuttosto che di “capire” la realtà.
E per capire il senso dell’esistenza della vita su questo pianeta non è sufficiente sezionarla e misurarla nelle sue intime parti, anche giocando pericolosamente con i suoi elementi, ma serve comprendere i suoi misteriosi fenomeni senza la motivazione che si prefigge il controllo e il dominio che sulla vita possiamo avere.
È chiaro, che il motivo preponderante per cui la scienza umana studia i segreti della vita ha uno scopo opportunistico, e non mirato principalmente alla pura conoscenza delle cose.
La conoscenza vera ci renderebbe la consapevolezza di essere uguali alle altre forme viventi, tutte “animali” siano organismi di sangue rosso o sangue verde e non potrebbe essere altrimenti, così come non si può negare che la vita sia unica, solo pensando che i nostri organismi e la nostra intelligenza non sono altro che il risultato di una collaborazione di diverse forme viventi che noi erroneamente definiamo semplici.
Così come la Vita è inconfutabilmente unica, anche la morte è unica, tutte le forme di vita infatti nascono per l’impulso universale dell’amore di una madre, quale essa sia, pur sempre qualsiasi embrione di essere vivente proviene da un “grembo” formato dall’amore universale, anche se esiste un numero infinito di grembi diversissimi da quelli umani, la loro funzione e l’energia che li nutre sono le stesse.
Apparentemente, siamo consapevoli del perché la vita nasce per l’unione di umori e geni diversi, e siamo ben consapevoli del come si sviluppa crescendo per produrre altra vita, ma quando cerchiamo di spiegare i perché tutto questo accada, invece di accettare le evidenze, preferiamo inventarci favole e mistificazioni.
Le ragioni che impediscono di considerarle sono molte, ma una delle più importanti è il fatto di non voler ammettere di essere allo stesso livello di altre forme di vita che riteniamo “inferiori”, per prima cosa perché se lo facessimo non potremmo più usarle arbitrariamente e sfruttarle a nostro vantaggio, in secondo, luogo, perché lo stato patologico della nostra presunzione è ormai cronicizzato e si è attestato saldamente nelle coscienze impedendo alla nostra mente di guardare oltre il diaframma deformante e opaco che ha costruito, la vera realtà.
Non vi è nulla di speciale nell’essere umano, né nella sua tanto declamata e glorificata intelligenza, ma di questo parlerò in un altro capitolo del mio saggio su una diversa evoluzione.
Dunque, se tutti gli esseri viventi nascono per l’impulso creativo che unisce gli umori e i geni di due esseri diversi, che definiamo femmine e maschi, quale è la ragione per cui tutti gli organismi non possono perdurare oltre la funzione svolta di riprodursi e oltre la funzione stessa?
In altre parole sappiamo perché si nasce: vivere nutrirsi e procreare, ma perché gli organismi devono morire?
La mia tesi si svolge sull’evidenza che oltre al formidabile impulso di amare e procreare esiste un altro impulso universale fortissimo, non facilmente riconoscibile, anche se non possiamo fare a meno di notarlo e studiarlo da qualche secolo in quello che avviene nel mondo vivente, in quel contesto che chiamiamo Natura e che io preferisco chiamare “intelligenza cosmica” , delle particelle, degli atomi, e quindi anche di quella organica che è una propaggine e l’obiettivo di questa intelligenza sembra davvero essere l’evoluzione di tutte le forme di vita attraverso la ricerca delle migliori soluzioni per le interazioni e gli equilibri.
Questo impulso evolutivo non è affatto perfetto e non è lineare, va avanti per tentativi creativi, non in modo omogeneo, le varie specie non fanno nessuna gara fra loro ma solo con sé stesse, alcune si integrano nel sistema vivente altre si slanciano oltre e altre si estinguono. Alcune accelerano i percorsi evolutivi, altre si sembrano fermarsi accontentandosi del livello di perfezione raggiunto. Sono animali e insetti che ammiriamo per la loro funzionale ed obbiettiva bellezza. Altre specie ancora esagerano spingendo la loro creatività troppo spesso sbagliando, ma il sistema vivente non si ferma mai e corregge i suoi errori, i dinosauri erano uno di questi errori ed è stato corretto facendoli estinguere, non solo per una meteora ma per il semplice fatto di essere fuori misura per questo pianeta e non in equilibrio con il resto del mondo vivente. La ragione per cui i dinosauri  sono scomparsi è la stessa per cui gli insetti e gli animali più piccoli sono vincenti rispetto agli animali più grandi.
Un esempio di intelligenza organica perfettamente riuscito è quello del piccolo felino, il gatto, che proprio per le sue ridotte dimensioni ha ottenuto una serie di vantaggi che gli hanno permesso di sopravvivere ovunque al contrario dei suoi parenti più grandi che rischiano l’estinzione.
Le dimensioni ottimali del gatto gli consentono di avere un numero di prede illimitato e in un contesto incontaminato dalla presenza umana, può arrampicarsi facilmente e saltare da grandi altezze senza sfracellarsi sul terreno per il suo peso contenuto, può intrufolarsi in piccole tane e anfratti naturali, trovare rifugi più facilmente senza dover spendere grandi energie e porzioni di esistenza per costruirle.
Comunque, questo complesso evolutivo intelligente e dinamico si muove in un’unica direzione e sembra anche avere una gran fretta, come se fosse consapevole che l’esistenza di questo meraviglioso e raro laboratorio di vita organica, non sarà eterno, non ci sarà sempre il calore di un sole amichevole e provvido di luce e di energia e non ci saranno tutte le condizioni ottimali che consentono l’esperimento mirabile della Vita.

                                                                                                                                                                                Ma il tempo non è come dicevo, infinito, dunque l’evoluzione deve essere veloce, deve accelerare se vuole raggiungere la destinazione creativa prima che il sole si spenga o esploda o prima che un evento estraneo venga a turbare questo attuale miracoloso e fortunato gioiello cosmico fatto di acqua e fuoco.
Ecco perché è necessario che gli organismi muoiano, non solo per evolversi in forme sempre più perfette ma anche per purificarsi dagli errori e dalle deviazioni che derivano dalle diverse energie che li fanno esistere. Il perfezionamento degli organismi non sembra essere strettamente correlato con l’intelligenza dell’anima, sono due intelligenze che coesistono, ma possono viaggiare insieme e dialogare fra loro così come possono totalmente ignorarsi, morire quindi non rappresenta la fine dell’energia pensante che li ha fatti formare, ma solo il passaggio possibile di una trasformazione evolutiva dell’una e dell’altra, separatamente o insieme. “Mens sana in corpore sano” .
Userò una metafora per definire meglio la mia tesi che invero non ho mai sentito da nessun altra fonte e comunque non fa parte della consapevolezza comune dei popoli da sempre e anche adesso, le risposte sulla legge della decadenza fisica e della morte sono demandate alle fantasie, ai misteri delle religioni affidate a un imprecisata volontà e disegni divini da sempre oppure considerate dalla scienza nella per il “come” il processo si svolge e non per il suo “perché”.
Come accennavo, morire è il modo migliore per evolversi rapidamente e più efficacemente e al tempo stesso correggere gli errori nel punto di inizio di un nuovo organismo, non solo della parte organica tangibile ma anche di quella energetica, invisibile ai sensi tuttavia esistente.
Immaginate di essere alla guida di un’automobile, poniamo, una delle prime automobili anni 20 e di percorrere una strada qualsiasi, mentre voi guidate quest’auto, la vostra intelligenza acquisisce dall’esperienza del viaggio,  nuovi elementi di perfezionamento sul veicolo, che non potreste avere se non provandolo su strada, dunque vi accorgete che i freni non frenano abbastanza che il motore scalda troppo che occorrono dei fari e che le gomme sono troppo rigide, o semplicemente che le condizioni ambientali suggeriscono di modificare la struttura e la carrozzeria del veicolo, cambiando i materiali e migliorandoli o che vorreste modificarla per percorrere terreni impervi, e quindi vogliate realizzare tutte queste implementazioni che non avreste potuto immaginare di fare se l’auto fosse stata ferma, ma il problema è che qualsiasi modifica non potrebbe essere messa in opera mentre state guidando, ma sarà necessario fermarvi, portarla in officina smontare la macchina e apportare le migliorie e gli adattamenti in base all’esperienza ricavata dalla guida in movimento, e al percorso effettuato.
Ecco a cosa serve morire, serve ad apportare le modifiche più importanti necessarie e volute e desiderate al veicolo organico e fargli fare un piccolo ma deciso salto evolutivo per via delle informazioni acquisite nell’arco di vita (cioè la strada percorsa in movimento) consegnandole al costruttore di un nuovo veicolo così modificato. Tutto questo non può avvenire ovviamente nello spazio ambito di una generazione o due, ma passo per passo di moltissime generazioni e per talune modifiche anche di poche generazioni.
Certo gli organismi si rinnovano e modificano continuamente ogni giorno. Ogni individuo adulto non è più il ragazzino che giocava a pallone nei prati 30, 40 anni prima, quel ragazzino si è trasformato? Quel ragazzino è come se fosse morto perché non esiste più, esistete voi adulti e questa trasformazione è potuta avvenire gradualmente e in modo incruento perché era possibile farlo, per l’organismo era possibile modificarsi nell’ambito di una crescita graduale, ma non sarebbe stato possibile se la modificazione fosse stata necessaria in modo più significativo e più veloce. Ad esempio, il rettile che saltando di ramo in ramo capiva che sarebbe stato conveniente saltare spazi più ampi per nutrirsi o difendersi dai predatori aveva delineato nella sua intelligenza nella considerazione di superare gli spazi troppo grandi modificando il suo organismo, lo spessore dell’aria suggeriva l’estensione delle dita e degli arti, l’alleggerimento dell’ossatura e il ridimensionamento del corpo. Ma questa trasformazione non sarebbe stata possibile se non forse in tempi lunghissimi, perciò occorreva riporre la macchina organica, in officina, smontarla rapidamente restituendo al sistema vivente i suoi componenti ma trasportando le informazioni e degli adattamenti ricavati dalla esperienza esistenziale, in un corpo nuovo in grado di implementare e realizzare quelle modifiche in tempi relativamente molto, molto più brevi.
Questa tesi trova conferma nella formidabile accelerazione dell’evoluzione degli organismi nelle ultime ere, dai primordi alle trasformazioni delle ultime centinaia di migliaia di anni a testimoniare l’evidenza che i processi evolutivi hanno una terribile fretta di raggiungere gli obiettivi.
Non sappiamo esattamente quali siano questi obiettivi, anzi forse non si tratta di obiettivi o traguardi finali come noi li concepiamo, la mente umana si è adattata a pensare che tutto sia razionalmente e geometricamente descrivibile, affidandosi alla misurazione delle cose e del tempo in modo numerico e non intuitivo, che non sembra il modo in cui l’intelligenza cosmica pensa e agisce.
Se fossimo stati noi gli organizzatori dei astri nello spazio cosmico, li avremmo disposti secondo il nostro gusto e la nostra mania di ordinarli secondo schemi geometrici e contemplare il firmamento sarebbe stata una noia mortale.
Possiamo essere impressionati dallo skyline di una grande città, ma il profilo erratico delle catene montuose risponde a un concetto estetico superiore e infonde meraviglia mentre nessuno si fermerebbe a “contemplare” una città per quanto impressionante e piena di opere d’arte possa essere, la visione non può competere con la meraviglia ispirante che deriva invece dal guardare un paesaggio naturale assolutamente libero e non costretto dalla limitata razionalità della mente umana. 
Io penso piuttosto all’armonia, cioè alla vita organica come ad un esperimento di creatività artistica cosmica, che deriva comunque dalle energie e dall’intelligenza dell’Universo stesso, che crea per il gusto di creare e persegue equilibrio e armonia in ogni suo luogo e azione, e la conseguente bellezza che ci affascina e che ci rassicura, da quella del firmamento a quella degli alberi, dei fiori, delle nuvole, del mare, delle montagne e di tutte le innumerevoli  forme che percepiamo solo in parte con l’uso dei sensi preposti alla esistenza di specie, come gli altri animali, ma fra noi e questa energia purtroppo si sono frapposte le barriere che abbiamo costruito nei millenni di falsità e di invenzioni bizzarre, che gli altri organismi vegetali ed animali non hanno, per questo essi sanno già quello che noi dobbiamo imparare di nuovo, e questa è la ragione per cui abitiamo in un mondo fatto di meraviglie organiche e inorganiche, ma tutte viventi, tutte espressioni di una  stessa intelligente Energia.

 “A Different Evolution”. Ennio Romano Forina/

IL Dominio Del Pensiero Debole

Il social network non è responsabile del pensiero debole, ma è la rappresentazione dell’evidenza del pensiero debole che domina tutti i settori della società civile attuale. Dalle alte sfere intellettuali e mediatiche, che non sono quasi mai espressione del pensiero veramente libero, ma sono inserite nei flussi delle parti, siano esse ideologiche o politiche, religiose o legate ad altre oscure influenze.

Discriminare a priori e tentare di inibire questo mezzo di espressione libera, vuol dire imporre un pensiero unico dominante, vuol dire imporre una tirannia. Una ulteriore, fondamentale distinzione va fatta piuttosto sull’uso violento del pensiero, il pensiero meramente violento non può essere libero e non può essere profondo, è solo un altro aspetto del pensiero debole, anzi debolissimo, anch’esso evidente nell’era decadente in cui ci troviamo.

Ma la violenza non è solo quella convenzionale e volgare che minaccia le persone, anche la violenza supponente, aristocratica, che deride, disprezza e vuole sopprimere le idee che contrastano con il pensiero (debole) dominante, è una forma di violenza e prepotenza brutale, ancorché espressa con semplice alterigia, contiene anch’essa subdole forme di minacce velate che possono a loro volta provocare reazioni e polarizzazioni conflittuali sempre nell’ambito di un pensiero debole in questo modo maggiormente stimolato. In una vera democrazia ideale, anche un “solo” individuo ha il diritto in ogni caso di obiettare, analizzare e contestare le idee accettate dal 100% meno 1 del restante popolo vincente.

Il pensiero profondo non può che essere libero, mentre il pensiero debole si genera proprio nell’imposizione culturale e dei costumi, sia essa di base popolare che da qualsiasi altro potere influente sulla vita pubblica, che impedisce lo sviluppo di qualsiasi idea creativamente benefica per la società tutta…

Ennio Romano Forina

Il Teorema del Bacio

Tutti gli esseri viventi sono permeati dell’energia dell’amore materno, che si esprime prima di tutto nell’atto di fornire alla prole un nutrimento che è generato dal corpo della madre, ma questo amore si estende anche in molteplici modi diversi.
I mammiferi in genere, compreso gli umani, hanno acquisito la capacità di vivere questo amore in modi più complessi rispetto ad altri esseri viventi, proprio per via della funzione e del piacere che deriva dal nutrire un altro essere vivente con l’essenza del proprio corpo, con il risultato di far sviluppare maggiormente la parte di cervello in cui albergano le emozioni e i sentimenti affettivi.
Da questa capacità deriva anche l’amore in senso lato tra femmine e maschi, inteso appunto come il trasferire nutrimento da un corpo all’altro, che si riflette anche nel riversare il nutrimento da un’anima all’altra.
Penso sia questa l’origine del piacere insito nell’atto di baciarsi, poiché attraverso il contatto profondo delle bocche, che sono organi sensibilissimi al tatto e ai sapori proprio per stimolare l’azione di succhiare il latte materno, che viene replicata nell’atto di baciarsi come un surrogato dell’atto di nutrire e di riflesso di ricevere nutrimento, tanto che nel baciarsi i fluidi si mescolano e si scambiano allo stesso modo in cui si scambiano e si confondono i ruoli alternandosi nel gioco del dare e del ricevere, cosicché le bocche diventano metaforicamente capezzoli attraverso i quali sgorga il prezioso nettare che deriva sempre dall’energia universale dell’amore materno.
Quindi è logico pensare che l’origine dell’amore sia proprio questa, la gratificazione che deriva dall’offrire nutrimento incondizionatamente.
Questo non vuol dire che anche gli altri animali, come quelli che nutrono i piccoli con il becco invece delle mammelle, non abbiano gli stessi amorevoli impulsi.
Gli uccelli infatti usano il becco come i mammiferi usano le mammelle quali contenitori di cibo pre-digerito, e anch’essi strofinano i loro becchi nelle effusioni d’amore, pur non potendo scambiare i fluidi, ma nella vita organica esistono infiniti modi di esprimere lo stesso fondamentale amore universale.

Da: Una Diversa Evoluzione – Ennio Romano Forina

Buoni Propositi Ardenti

BUONI PROPOSITI ARDENTI

Vedo il mondo politico e mediatico sfoggiare belle abbronzature e vedo gli alberi e i corpi arsi vivi degli animali e immagino di vedere i milioni di esseri viventi sacrificati negli olocausti nascosti di sempre, e in questi nuovi degli incendi e degli effetti per gli animali si cerca di parlare poco e di mostrare meno.
Si contano i danni a livello di costi e profitti perduti non di sofferenza immane tra le fiamme.
Invece di inutili e costosi monopattini e inutili e idioti banchi a rotelle, mascherine costose e fallaci, non avrebbero potuto usare quel denaro per migliorare e potenziare i mezzi per contrastare gli incendi CHE SI SAPEVA SAREBBERO STATI CAUSATI e sarebbe stata LA priorità, cercare di prevenirli e prepararsi ad affrontarli adeguatamente, anche guardando agli eventi analoghi, es. Australia e Canada etc…
Vanno imbellettati ai congressi sul disastro del cambiamento climatico, sulla plastica che soffoca ormai tutta l’aria del globo, gli oceani e le terre emerse e uccide un numero infinito di animali, ma nulla accade per arginare lo scempio.
Obiettivo: la fatidica “crescita” senza specificare che questo termine vuol dire rapina e distruzione senza limiti della vita di questo povero pianeta.

Vi sono diavoli che scatenano le fiamme dell’inferno. Diavoli che si arricchiscono con le fiamme dell’inferno. Diavoli che lasciano bruciare milioni di animali innocenti nelle fiamme dell’Inferno.

Ennio Romano Forina

Una Diversa Evoluzione/ Premessa

Penso che se ciascuno di noi indagasse a fondo sul fenomeno intero della vita organica e della apparente anomalia della presenza umana su questo pianeta, molti miti e mistificazioni che sono serviti al genere umano per giustificare e persino “divinizzare” le sue abbiette azioni e la sua pretesa egemonica sul pianeta, crollerebbero come castelli di sabbia, scoprendo gli elementi di verità che continuiamo ostinatamente, anche in questa era tecnologica sorprendente, a voler ignorare e a non poter capire.

La società umana si è differenziata, aggregandosi nei territori del pianeta in forme culturali diverse, che sono state e sono tuttora una delle ragioni principali dei grandi conflitti, ma anche in queste grandi diversità, tutti i popoli hanno da sempre coltivato l’idea che l’essere umano sia stato dotato di qualità speciali che lo collocano su un piano unico di superiorità rispetto al resto del mondo vivente.

Di re e dittatori che si sono incoronati da soli è piena la storia, usando varie mistificazioni come assiomi e dogmi non verificabili poiché provenienti da presunti poteri trascendenti.
Quasi sempre, per giustificare le tirannie e le prepotenze di ogni genere venivano coinvolte divinità alleate di eserciti e condottieri, e ancora oggi il concetto di divinità che scelgono di essere al fianco di…è pienamente attivo.
Per analogia, anche la storia dell’evoluzione umana si è sviluppata intorno a dei comodi miti, che allo stesso modo dei dispotismi storici, sono serviti a collocare l’umanità su un livello di controllo e dominio senza limiti, sulla vita e su quelle che la società umana chiama le “risorse” del mondo vivente, per stabilire il diritto arbitrario di disporre a proprio piacimento di quanto esiste intorno al genere umano stesso.

La speciale prepotenza che la caratterizza è ovviamente causa di conflitti tanto distruttivi quanto insulsi, privi di vera logica da sempre. I diversi popoli umani si fanno la guerra da tempi lontanissimi, individualmente, in gruppi e in nazioni, e da sempre litigano per le diversità e le intolleranze reciproche e hanno sviluppato culture e costumi diversissimi, ma su due cose tutti i popoli sono stati sempre d’accordo: trattare gli animali come cose e sottomettere le donne.
Queste due condizioni ancora oggi e più che mai prevalenti a vari livelli, nelle società umane globali hanno un fondamento in scelte evolutive sbagliate, nel senso che non portano a una vera evoluzione unitamente al grande organismo vivente del pianeta ma portano alla rapina del pianeta vivente inseguendo una fittizia e probabilmente nefasta evoluzione attinente la sola specie umana.
L’egoismo estremo e cieco che sta dominando questa era, nel suo strabiliante potere tecnologico, non può portare ad una ”buona” evoluzione ma ad accumulare una massa pericolosa di azioni che collidono con gli equilibri della Vita, tali da costituire una “involuzione” piuttosto che una vera evoluzione.

Decido quindi di pubblicare a puntate sui social e il mio sito, le considerazioni che derivano da una serie di evidenze da me raccolte nel corso degli anni che mi hanno portato a deduzioni ben diverse da quelle accettate e stabilite nel pensiero comune, dalle credenze, dai miti e dalla stessa scienza, che troppo spesso per pragmatismo e profitto concentra la ricerca sugli effetti piuttosto che sulle ragioni delle cose.

Così, coloro i quali avranno la pazienza di accompagnarmi in questo viaggio di conoscenza e riflessione, potranno condividere con me la convinzione che solo demolendo una ad una, tutte le falsità e le mistificazioni che abbiamo costruito come alibi, per giustificare i delitti sul mondo vivente, si potrà aprire una vera strada di giustizia, rispetto e liberazione, per tutti gli esseri viventi e, al tempo stesso, verso una evoluzione umana migliore di quella raggiunta finora, proprio rivedendo dall’inizio le ragioni che hanno consentito alla specie umana di raggiungere risultati diversi ma solo apparentemente superiori a quelli della Natura intera.

Esporrò le mie deduzioni tratte per individuare l’origine della particolare intelligenza umana e la capacità di esprimere una affettività più estesa rispetto a quella degli altri animali, e della natura e sostanza di quella forma di energia cosmica che definiamo Anima, che, per chi scrive non è una entità in dotazione esclusiva a tutti gli esseri umani, ma una intelligenza, una capacità intellettiva e sensibile che richiede di crescere come una pianta per fruttificare attraverso scelte ed esperienze “sensibili”, in caso contrario, proprio come una pianta che non riceve acqua e nutrimento, si avvizzisce e muore.

Ennio Romano Forina

L’Arte della Pancia


Pensare che l’arte sia sempre e comunque l’espressione di un valore elevato e specifico del genere umano è del tutto sbagliato.
C’è arte che è espressione dell’anima sensibile umana e arte che è espressione della pancia umana.
Sono due cose abissalmente diverse, anzi antitetiche.
Questo è un chiaro esempio di arte espressa dalla pancia e per la pancia, che fra l’altro viene “imposta” e non proposta, come per qualsiasi artista che vuole esibire le sue opere alla valutazione del pubblico in privato o nei canali appositi.
E l’arte della pancia in questo caso non ha la sensibilità necessaria per parlare all’anima degli spettatori, serve piuttosto ad evocare il piacere del sapore della carne cotta, non certo a far vibrare le corde dell’anima e i riflessi della mente.
Infine, non essendo arte sensibile ignora il dolore, la sofferenza e la crudeltà insita nella sua rappresentazione peraltro non raffinata come ad esempio nei bassorilievi dell’Ara Pacis in Roma, che richiama molti turisti e indigeni ammiratori e parla della nostra storia e dell’ignoranza dei tempi, che usava sacrificare gli animali per ottenere favori e predizioni da improbabili divinità.
Io chiamo quel monumento il banco di marmo fatto bene di una semplice macelleria.
A conferma della mia asserzione che il genere umano da sempre, ha realizzato opere tecnologicamente e formalmente “belle”, per scopi e motivazioni insulse, orrende e abbiette. Nel caso di questo “banchetto” di macelleria, non si vede nemmeno la maestria formale.
Se l’opera avesse voluto e saputo rappresentare la realtà dell’orrore di questo sacrificio alla pancia, avrebbe avuto forse qualche valenza concettuale, ma così non è.
Peraltro non si vede come possa rappresentare degnamente la lodata e lodevole dieta mediterranea che è costituita sopratutto da alimenti vegetali. Niente di specifico, i maiali li torturano e scannano in quasi tutto il resto del mondo.
Non dispongo di una mia foto del manufatto in questione e non amo pubblicare foto altrui.
Dopo gli inutili monopattini, l’asfalto sul lungotevere, i costosi banchi a rotelle spezzaschiena e altre amenità degli ultimi anni, ora abbiamo anche la rappresentazione della porchetta felice di essersi fatta ammazzare per la gloria della crapula di Roma.

Ennio Romano Forina

Nei Campi Liberi del Cielo. Il Toro

My poem, based on this real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom.

HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO DAL ROSSO DEI PAPAVERI E NON DEL SANGUE…

Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti,

ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.

Ho visto fantasmi sui palchi, ebbri di sangue vermiglio

fuggire da vili dall’impeto del coraggio e della ribellione.

Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche

troppo intricate, imprigionando impietose le possenti zampe

sul crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.

Oltre l’arena infame, forse c’erano liberi ma irraggiungibili,

i prati dipinti di verde e illuminati 

soltanto del solo rosso dei papaveri,

ma all’interno del festoso cerchio mortale

solo un sole di sangue bagnava la sabbia di grumi sinistri,

calpestata da demoniache figure sui costretti cavalli,

scatenate per fornire i tormenti delle lance e dei pungoli, 

forgiati nelle fucine d’inferno, 

ed eroi fantocci ricoperti dalla gloria del nulla,

mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore

e urla di piacere ad ogni colpo di pungolo e di sangue sprizzato.

“Breaking news!: così la notizia: “dramma sfiorato, nessun ucciso, nessun ferito”.

“Nessuno”. Dunque il Toro è nessuno? Solo sangue e spettacolo.

IL SOGNO

Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno

e io ho sognato il Toro, umiliato ma grande, l’ho sognato morire

e il suo corpo esplodere in mille getti di sangue

che si riversavano su ogni spalto della cerchia infame

gremita da facce piccole e grandi, 

da bocche bavose e braccia esultanti,

occhi ebbri di scherno del dolore inflitto 

a intervalli di morte e sadica voluttà nel vedere 

dal fiero corpo, la forza privata pezzo a pezzo

 del possente e indifeso Toro costretto alla furia,.

Spettatori gaudenti del Male, frementi per bramosia del sangue,

e il sangue ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi

e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via,

ma il rosso fluido restava sempre a coprirli

macchiando i vestiti, corpi e volti e non si levava,

continuando a fluire dal Toro ribelle, squartato tra i sedili.

Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di vulcano

schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino

che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti

trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla

che adesso più non rideva del sangue e travolta,

alla fine affondava nella marea rossa spenta di urla,

mentre ormai nel centro dell’arena già colma,

altre mille bocche di sangue si aprivano 

dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.

Ma i sogni sono solo sogni 

e tutto questo non accade e non avverrà.

non in questo modo, non in questo tempo almeno.

Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,

uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,

uccisi due, tre, cento volte e solo per gioco,

costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,

dai mille anni prima e forse ai mille futuri,

finché gli occhi umani avranno piacere 

guardando la morte degli altri.

Ma il diluvio del sangue non è un sogno, né un’illusione

è l’orrenda, continua realtà, in quella ed altre piazze,

così, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,

qualcosa davvero affonda 

e si perde per sempre nel sangue delle arene:

sono le anime spente di chi ha soffocato e tolto alla vita il diritto.

Le anime di quelli che hanno goduto vedendo il sangue

sgorgare caldo, fumante, dalle narici e dal corpo generoso,

e alla fine credendo di uscire indenni 

e soddisfatti dall’atroce scena

pronti ad altri giochi di morte e con i loro corpi e vestiti puliti.

Ma le loro anime si sono ormai sporcate, 

risucchiate nei torrenti e nei gorghi dell’infame gioco

e così si avviano, sazi del dolore altrui, 

senza nemmeno capire di aver lasciato forse per sempre, 

le loro spente anime nel sangue dell’arena a imputridire.

Ennio Romano Forina 2018

Archi e Frecce Collaterali

Colpire un bersaglio inanimato ma che rappresenta un vero animale potrebbe essere da molti praticanti di questa disciplina una premessa nell’uso della stessa arma contro animali veri.
E infatti, i social sono pieni di documenti filmati o fotografici, di uccelli e altri animali trafitti da frecce vaganti. Uccisioni collaterali accidentali o atti voluti? Direi ambedue.
Le armi fatte per uccidere prima o poi uccidono.
Non credo che la maggior parte di coloro i quali hanno il culto dell’abilità di colpire un bersaglio, sia così consapevole della differenza che passa tra una raffigurazione e un animale vero.
Può darsi che nei centri sportivi di pratiche venatorie antiche tutti siano estremamente rispettosi del diritto di vivere altrui, ma le armi che offendono non possono essere concettualmente considerate un’innocente “arte” sportiva.
Di sicuro, in assenza di vere leggi efficaci, molti praticanti sono spinti ad usarle per provare la loro onnipotenza. Sport venatori? Perché simulare una cosa che se i nostri progenitori hanno dovuto fare per la sopravvivenza in condizioni estreme, ora non avrebbe e non ha nessun senso?
Come del resto, molte altre cose crudeli e ingiuste che facciamo senza davvero conoscerne le ragioni profonde, attribuendo ad esse dei significati virtuosi fittizi.
E semmai si possa ammettere l’esistenza e la capacità di uso di armi concepite per “difendere” il diritto di esistere di ciascuno di noi, di sicuro l’arco e le frecce sono nella loro concezione esclusivamente armi offensive.
Quindi, perché nobilitare l’uso di armi che colpiscono da lontano e a tradimento, se non per allenare e ammettere una forma concettualmente vile di sussistenza, quando anche di vera sopravvivenza si tratti?.
È una semplice considerazione analitica della soddisfazione che si può ricevere dal colpire un bersaglio lontano, sia che rappresenti una vita o il surrogato di una vita.
Non credo che chi sia attratto dall’acquisire queste abilità si ponga questi quesiti. Più spesso la più apparentemente innocente delle simulazioni può diventare realtà.

Ennio Romano Forina

Philosophia et Ratio

La filosofia non è una scienza basata su dati ed esperienze inconfutabili, ma un’attitudine dell’anima e della mente. Non si può essere quindi “docenti” di un’attitudine, ma più esattamente docenti del pensiero filosofico storico.
Vale a dire, della “storia dei filosofi” e delle teorie che hanno divulgato. La filosofia non è, al pari di altre scienze, basata su conoscenze specifiche e scientificamente convalidate, quindi anche nel caso in cui si elaborino le proprie teorie queste non possono essere insegnate ma solo rese note.Non esistono tesi filosofiche che possano essere considerate vere e che possano dare direzioni certe, tanto più quando sono costruite nella presunzione di comprendere e asserire una verità unica, similmente alla presunzione delle certezze sostenute dalle religioni.
La mente umana raziocinante non può capire e spiegare nessuna verità unica e assoluta, semplicemente non è lo strumento adatto, è come se si volesse dipingere un capolavoro artistico con una forchetta e senza colori, piuttosto, attiene all’intelligenza sensibile estesa e allenata, non al raziocinio, la capacità di “intuire” quello che la ragione non può comprendere, non già la verità unica, ma solo “parti”, elementi di verità, che servono come segnali di direzione nei sentieri infiniti della consapevolezza universale.

Ennio Romano Forina

L’Era degli “Umanotteri”.


Il successo della specie umana è dovuto alla sua generalizzazione e alla interazione di capacità e intelligenze creative diverse che si sono sviluppate nell’ambito del pensiero libero.
Il pensiero unico, conforme e omogeneo, rappresenta la fine della creatività individuale e quindi l’inibizione di una vera evoluzione, che la ormai “divina” scienza – religio – tecnologica, contribuisce soltanto a soffocare

Ennio Romano Forina

La Libertà Negletta

La libertà non è come i diamanti, non dura per sempre, ma solo fino a quando continuamente e strenuamente è vigilata e difesa.La libertà è l’espressione del diritto inalienabile del pensiero creativo e analitico di ogni essere vivente, compreso l’essere umano. Poiché anche gli altri esseri viventi che chiamiamo “animali” esprimono la loro libertà di essere, di scegliere e di desiderare senza dover subire, arbitrariamente e ingiustamente, le imposizioni e gli abusi della prepotenza umana.

Ennio Romano Forina

Volere Senza Intendere

Il problema e anche il dramma del genere umano, è che da sempre, la maggior parte di questo ha una scarsa capacità di intendere compensata da una smisurata capacità di volere.

Laddove per “intendere” si considera la sensibilità dell’anima, e per “volere” l’esercizio di ogni tipo di potere e della prepotenza, collettiva e individuale.
Al contrario, gli animali sono guidati dalla sensibilità comune che è insita nelle loro coscienze non inquinate e distorte da un uso privilegiato ed eccessivo del raziocinio, così vicine all’essenza delle cose e perciò essi sanno attingere la conoscenza reale direttamente dal grande disegno naturale, non avendo velleità di dominio di specie o all’interno della specie, come quelle che sono proprie al genere umano, essi quindi non conoscono la nostra presunzione, né il nostro smarrimento, e nemmeno la nostra follia.

Ennio Romano Forina

Il Quesito del Bene e del Male

È innegabile che nel corso dei millenni il pensiero debole abbia sempre prevalso sul pensiero profondo, così come il numero di furfanti, egoisti ed imbecilli, sia sempre stato preponderante per ogni generazione rispetto a quello delle persone con buone attitudini, che fanno uso della loro intelligenza e dei sentimenti in modi estesi e costruttivi.

Tuttavia vediamo che un progresso evolutivo succede lo stesso, perché si fonda sul fatto che il pensiero debole e ottuso ha un vita breve quandanche altamente distruttiva ma limitata nell’arco di un’epoca, di una generazione, nella quale si può fisicamente esprimere nella sua brutalità ma anche inconsistenza, mentre quello profondo permane nella sua sostanza non violenta e creativa, ed è questa l’unica ragione per cui esiste qualche progresso etico, nonostante le barbarie che si rinnovano continuamente nelle stesse forme, anche se, ripeto, non permangono e non portano a nulla, essendo energie negative, distruttive e disgreganti.

L’evidenza è che il pensiero profondo sopravvive a sé stesso e si trasmette alle altre generazioni e a volte si diffonde più ampiamente comunque e nonostante tutto, mentre quello debole si estingue senza dare direzione ma lasciando solo rovine nel suo passaggio temporale.
Quindi, se il pensiero profondo e creativo sopravvive e quello debole si estingue nella sua nullità, qual’è la ragione per cui in ogni epoca, la parte più numerosa e più dominante del genere umano è proprio quella che si nutre e sguazza nel pensiero debole, egoistico, ottuso e prepotente che domina cercando anche come sempre, di inibire e soffocare il pensiero elevato?

Lancio questo quesito per chi voglia e possa fornire una risposta. Dopodiché esporrò la mia tesi che fa parte del mio saggio su una diversa evoluzione, sulle ragioni di questo fenomeno che è l’espressione di gran parte dei mali, generati dal e nel mondo degli umani, da sempre.

Ennio Romano Forina

The Endless Way of the Soul / La Via infinita dell’Anima

Sensitivity is the hard way, because it can make you suffer beyond yourself, as much as it will make you truly alive. Sensitivity is the higher form of Intelligence. Sensitivity is Soul.

Non si deve chiedere
né obbligare nessuno ad essere buono,
né con la promessa di un premio,
né con la minaccia di un castigo.
Una bontà generata da queste condizioni
non avrebbe valore e in ambedue i casi,
non sarebbe mai una vera bontà.
Si deve seminare e far crescere
sin dai primi mesi di vita,
l’intelletto della sensibilità.
La sensibilità è la via difficile e dolorosa
perché vi farà soffrire oltre voi stessi,
così come vi farà realmente vivere.
La sensibilità è la compassione.
La sensibilità è la conoscenza.
La sensibilità è l’intuito.
la sensibilità è la comprensione,
anche dell’inspiegabile.
La sensibilità è l’Amore,
La sensibilità è l’Anima,
La sensibilità è la più alta forma di intelligenza.

Ennio Romano Forina

VEGAN POEM /Part 1

The Good feeds itself with Truth,
Evil thrives within the Lie.
Il Bene si nutre di Verità,
Il Male prospera nella menzogna.

Ho visto il sole diventare nero,
per tutte le creature torturate e uccise
nei luoghi infami del dolore e della morte,
un sole nero senza calore e senza luce.
Ho visto le più scure nubi
dell’indifferenza addensarsi
sopra il bugiardo mondo degli umani
per nasconder la vergogna dell’orrore .
Ho visto la gioia fugace della nascita,
mutarsi subito in disperato dolore
dei nuovi nati anelanti nutrimento e amore
strappati brutalmente alle mammelle.
Ho visto l’invisibile legame
tra una madre e un figlio reciso
nell’aria fetida di camere di morte
da cieche mani di marmo.

  • Io sono vegan e sono forte,
    mi nutro di sole e non di morte.
    Non serve uccidere un essere vivente,
    perché le piante offrono cibo
    che non uccide niente.

Ho visto il sangue uscire
dagli squarci di ferite crudeli,
e l’inutile lotta per l’impossibile fuga.
Ho visto orchi spezzare colli e crani
di animali indifesi e innocenti
con gli occhi densi di stupito terrore
che gridavano solo pietà
con urla soffocate nella gola
nel chiedere la salvezza negata.
Ho visto le anime sensibili degli esseri viventi
ignorate e diventate con disprezzo cose,
uccise nell’anima, nel cuore e nella mente,
uccise due, tre, e più volte
prima che i loro corpi fossero spezzati.
Tutti possono vedere queste cose,
ma gli occhi umani guardano soltanto
quello che vogliono vedere.

  • Io sono vegan e sono forte,
    mi nutro di sole e non di morte
    Non serve uccidere un essere vivente
    quando le piante offrono cibo
    che non uccide niente.

Un animale vuol dire occhi, polmoni,
bocca e un cuore palpitante di emozioni,
vuol dire tenero amore di una madre,
vuol dire ricordo ed affezione
e vuol dire anima e vuol dire verità.
Vediamo in loro tutte queste cose
che non si possono negare
ma la compassione nasce solo da un’anima
e soltanto un’anima sana la può generare,
come il seme nasce e germoglia nella fertile terra.
La compassione è lo sguardo dell’anima
e un’anima senza compassione
è cieca e spenta, solo una pianta morta.
Compassione e anima sono un’anima sola,
non esiste un’anima senza compassione,
e non c’è compassione orfana dell’anima.

  • Io sono vegan e sono forte,
    mi nutro di sole e non di morte.
    Non serve uccidere un essere vivente
    se le piante offrono il cibo
    che non uccide niente.

Nessuno ha una vera buona ragione
per rubare una vita che non gli appartiene,
noi tutti siamo tutto per l’amore di una madre,
lo stesso che genera quelli che uccidiamo,
siamo i doni di questo materno amore universale
che per noi resta intatto e non spezzato.
Siamo vivi, possiamo al cielo e al sole
volger lo sguardo e respirar nel vento
pensare, parlare, amare, ridere
o stare senza far niente,
per quell’amore che ci è stato regalato
e non vorremmo mai che a noi
fosse brutalmente tolto lo stesso amore
strappandolo dal seno di una madre.
Non serve invocare la compassione,
serve liberare il cielo da ogni falsità,
perché solo quando la verità è vittoriosa
anche la giusta anima vince nella libertà.

Ma gli animali non saranno mai liberi,
se non saremo noi stessi infine liberati
da ogni nostra ipocrita e distorta convinzione,
senza la verità non si può esser liberi,
e quel che è vero è che l’umano
ha ancora adesso come un lontano tempo,
un corpo adatto per nutrirsi
di frutti, bacche, semi, noci, radici, e non di carne,
ma la mente deformata dal dominio
vuole avere tutto nelle nostre mani,
le armi più micidiali e distruttive mai create
intrise del veleno dell’onnipotenza
che da sempre la mente umana inebria,
rendendola la mente predatrice
più spietata e crudele mai esistita.

Nessuno è libero dentro la menzogna
e nessuno può essere innocente
se sceglie la menzogna alla verità.
Per liberare gli altri animali
si deve dunque prima liberare la Verità.
Non siamo carnivori,
ma siamo predatori e questo è vero,
zanne e artigli tremendi si sono formati
nel vuoto di quest’anima persa e nelle nostre menti
dove alloggiano tutti ad uno ad uno,
i piani e i livelli orrendi dell’inferno
sempre nuovi, perversi e più crudeli
che per gli animali abbiamo costruito.
Mai come ora essi sono vittime designate
del predatore umano, che mentre conquista
nuove ambiziose mete di tecnologia e scienza,
lascia la sua anima sempre più marcire
nelle grandi e piccole industrie
e nelle fattorie della strage e della morte,
sparse in tutto questo mondo senza amore.

Negli allevamenti che spianano foreste ed esistenze,
dove le immagini di brutali torture ed uccisioni
sono ormai nelle menti eternamente impresse,
anche di chi ignobilmente, ne rifiuta l’esistenza.
Ma anche se la mente ottusa può nascondere
e confondere tutto quel che vede
l’anima non può evitare ciò che è vero
e non ha le stesse scuse della mente.

Che gli animali siano vivi a noi basta
per essere a loro fraternamente avvinti
e restituire la vita tolta è la nostra vera direzione,
e questa, amiche e amici, è più che una promessa.
Li faremo uscire dalle gabbie atroci
di freddo metallo sporco di sangue ed escrementi
solo quando apriremo le prigioni dell’indifferenza
che rinchiudono le menti umane e i cuori
che muoiono in gabbie infami uguali
a quelle che per tutti gli esseri viventi
hanno voluto costruire.

  • Io sono vegan e sono forte
    mi nutro di sole e non di morte.
    Non serve uccidere un essere vivente
    perché le piante offrono il cibo
    che non uccide niente.

Non c’è anima vera che non abbia compassione
e se la compassione manca anche l’anima manca,
quindi è inutile chiedere al vento compassione,
sapere e credere questo è la rivoluzione.
Solo liberando il cielo da tutto ciò che è falso
e guardando tutti dentro noi, salveremo
le vite uccise e depredate della carne
nel riflesso delle umane anime spente
sempre incapaci di sentire, e capire alfine
che quelle gabbie sono in noi, perciò son vere
e sono state fatte da menti umane abbiette,
che osano chiamare prodotto ciò che è Vita
dietro l’ipocrita cortina che nasconde l’orrore.
Siamo tutti colpevoli d’essere umani
per quel che gli umani han fatto e stan facendo.

C’é uno spazio vuoto, dove forse una volta
c’era un’anima umana pura
come pura era l’anima innocente
di tutti gli altri animali che abbiamo rinchiuso
nei gironi d’inferno, esiste e resta viva
mentre la nostra nella viltà muore.
Nemmeno il più feroce predatore
ha mai fatto nascere e allevato le sue prede
per venderle ad altri predatori
e così vivere nel lusso ricavato
dal loro sangue e morte atroce,
ma tutto quello che ormai si deve fare
per mettere fine all’olocausto,
per fermare l’ingiustizia immane
è di restituire a tutti gli animali
la luce del sole che gli abbiamo tolto,
restituendo anche alla verità il suo splendore.

L’amore di una madre è lo stesso in ogni specie,
è un‘unica energia che non si può negare.
Chi osa pensare che una vita
sia diversa da un’altra vita?
La vita è solo vita, la morte è solo morte
quella al di fuori di noi, qualunque forma abbia,
è la stessa delle parti di vita che sono dentro noi.
In quale angolo dell’universo
c’è una legge che dice: “Questo è giusto!”
che non sia stata scritta da noi?
Quale dio l’avrebbe mai dettata
se ogni popolo e ogni uomo uccide
perché un dio a lui soltanto parla,
mentre da solo sta parlando come un folle.
Le menzogne e gli dei sono sempre
dalla parte di chi li inventa.

Agli animali abbiamo tolto il sole vero
e da noi hanno avuto un sole nero e senza luce,
le fioche lampade spettrali degli allevamenti.
Dove c’è il sole nero c’è il terrore e c’è la morte
e sono luoghi pieni d’odio e di rancore,
mangiar carne vuol dire anche questo
nutrirsi di odio e di rancore.
Perché chiunque odierebbe chi lo uccide.
Chi pensa che gli animali non possano
provare disprezzo, né rancore sbaglia assai,
loro son puri, ma la morte violenta è velenosa!
E questo veleno puro e giusto,
si riversa nella carne e nel sangue rappreso,
terrore, e sofferenza di torture e di morte.
Ed è quello infatti che nella carne resta.
Che nessun fuoco o gustosa ricetta può annullare.

Il veleno infatti della morte ingiusta.
C’è una formula nel Cosmo
che non si può evitare:
Il Cosmo intero tende a stati d’amore e di armonia,
armonia vuol dire carezze e compassione,
l’armonia si nutre dell’energia d’amore
e la Natura ha trovato molte altre vie migliori
di sopravvivenza valide e incruente,
noi le chiamiamo forme di simbiosi;
sono l’Evoluzione, il futuro ideale
forse per tutti gli esseri viventi,
mangiar carne fa andare in senso inverso
indietro nel buio dei primordi.

  • Ma io voglio nutrirmi di gioia e di sole
    e non di oscurità, dolore e morte,
    nutrirmi dei frutti della terra
    e non del veleno del terrore,
    nutrirmi di cibo regalato e non di cibo rapinato,
    nutrirmi di nettare dell’anima della vita
    che cresce, respira al sole e all’aria aperta.

Questo è l’orgoglio e la ragione d’essere vegani.
Cogliere una mela è un atto gentile 
voluto dalla pianta, che offre i suoi frutti
in cambio del semplice trasporto dei suoi semi.
Chi mangia un animale è un uccisore di vita
chi mangia un frutto è un propagatore di vita;
un grande passo nella vera Evoluzione.
Sgozzare un animale è la rapina
di una vita che non ci appartiene,
che non è una cosa, non è una pietra, o un sasso,
non è sabbia o fango e non è oro.
Oro rosso d’innocente sangue sparso.
Come non sentire le grida di dolore!
Come non vedere quegli occhi sgranati
e umidi di pianto e quegli sguardi colmi di terrore,
come non immaginare di trovar sé stessi
nati in una gabbia e per sempre non veder la luce
e non sentire il calore di una madre,
il dolore immane che una madre
prova a partorire un figlio 
senza la gioia di poterlo accogliere
al suo seno ed alle sue mammelle
senza poter uscire per cercarlo
fuori da quelle fredde sbarre infami.

Tutti gli esseri viventi hanno una madre
che li ama in più modi diversi
e non esiste vita che non sia vita
d’amor materno generata
e chi la uccide, uccide quello stesso amore
che la sua propria vita ha generato.
Come si chiama un agnello?
si chiama figlio, figlio di una madre,
o si pensa che sia il “prodotto” di una madre?
E quando si sgozza un agnello per far festa
cosa pensiamo è solo un animale?
Chi siamo noi, di cosa siamo fatti?
siamo forse divini, fatti di eterea energia?
I capezzoli che le nostre bocche hanno succhiato
erano gli stessi di quelli di tutte le altre madri
e se qualcuno avesse strappato noi allora,
da quel nettare vitale di un seno
e dal dolce amore di una madre?
Madre non è un nome, ma è un’essenza.
Vegani non è solo una parola,
vuol dire anime che hanno compassione,
che credono nella resistenza e nella restituzione
di libertà a tutti gli altri esseri viventi.
Essere vegani non vuol dire solo compassione
ma soddisfare fame e sete di giustizia,
restituire al sole nero e a tutti gli animali
la splendente luce del dono della Vita,
che da sempre gli appartiene,
restituire il diritto sacro della libertà rapita,
restituire a tutti gli esseri viventi e al sole
il fuoco che illumina e non brucia,
dell’universale Amore.

Ennio Romano Forina

The Good feeds itself with Truth
Evil thrives within the Lie.

There’s an empty space
were once there was a soul
inside the human race.

What we see is what we do
the horrendous cages are not a lie
the shining light of their stolen sun
the green grass they never saw,
that they‘ll never see.
We shall free them by the force of Truth
more than asking for compassion
for the assassins do not know compassion
and they’ll only be free
when we’ll be free from all our lies.

Non one can be free within the lie…
no one can know the Truth when he’s not free.

We’ll save and set them free only
if we fight the thousands years of lies.
We’ll set them all free at last,
from the horrendous cages
our wicked minds have made.

Ennio Romano Forina

Narcisismo Cosmico

Abbiamo lanciato nel Cosmo,
oltre i confini di questo sistema solare,
le descrizioni delle migliori virtù
dell’intelligenza umana,
senza allegare nemmeno un solo esempio
degli infiniti delitti, ipocrisie ed orrori
che compiamo da sempre,
tra noi e contro il mondo vivente.
Non solo siamo presuntuosi e viziosi,
ma anche bugiardi,
riuscendo a mentire anche alle stelle
oltre a noi stessi.
Ennio Romano Forina

Fatalità o Destinazione?

Fato e destino non sono la stessa cosa.
Il Fato è un evento che accade
al di fuori della volontà di chiunque,
mentre il Destino, come dice il termine stesso,
è una destinazione possibile, positiva o negativa,
che ognuno di noi può dominare
se vuole, volgendola nella direzione più giusta.
Il Fato, non si può scegliere ,
quando accade è già troppo tardi per reagire,
il Destino al contrario,si può persino prevedere.
Dunque, insieme a voi tutte, anime sensibili e pensanti,
mi chiedo: tutto quello che sta accadendo
nel mondo umano da alcuni decenni,
è dovuto al Fato o al Destino?
Io sono convinto che la risposta complessiva
sia quella di un Destino forzato e viziato
dalla perenne follia del Potere.
Ennio Romano Forina

Si chiama ancora la Festa della Rinascita e della Bontà

Se, come dice quel complesso di scritti che si chiama Bibbia, un Dio avesse voluto creare degli animali al solo scopo di fornire cibo e sostanze per la specie umana, non li avrebbe creati senzienti e dotati di un’anima sensibile, quale essi manifestano di avere, tale alla nostra.
Non li avrebbe dotati di istinto materno, essi non sarebbero stati affettuosi, come è evidente che essi sono, non si sarebbero affezionati tra loro e nemmeno a noi, non avrebbero allattato e difeso i loro figli, come noi allattiamo e nutriamo i nostri, o covato le loro uova e nutrito i loro pulcini difendendoli a costo della loro stessa vita, e non avrebbero provato sofferenza e urlato di dolore quando li uccidiamo.

Solo un dio sadico, insensibile o imperfetto, avrebbe creato delle specie per farle diventare un cibo “sensibile” che soffre e dotati di sentimenti di puro amore incondizionato e non un dio onnipotente e misericordioso come affermano i testi antichi.


E ora, nell’imminenza di una festività che dovrebbe evocare e celebrare la rinascita universale della vita è già iniziato il bagno di sangue che deve trasformarsi ancora una volta in crapula per le pance e oro per le tasche. Ma a quanto sembra ai cultori dell’anima e alla gente comune, non basta questa evidenza per riconoscere che questa festa non ha nulla di spirituale ma è una idolatria materiale in cui non si celebra la Vita e la Bontà ma si sacrificano ambedue nella falsità perenne della coscienza dell’anima.
La realtà è che un dio, se esistesse a somiglianza umana, avrebbe sbagliato soggetti, dando agli animali la sensibilità migliore più vera e cristallina, la dedizione migliore e l’amore materno più incondizionato, esseri che non conoscono l’odio, la vendetta, la malizia e l’invidia come quei tanti umani, adulti e piccoli, che con la loro ignoranza e con le loro crudeltà sadiche e perverse, dimostrano che un’anima a loro, quel Dio si sarebbe proprio dimenticato di darla.

Festeggiate pure con il sangue dei cuccioli strappati alle madri, ma non chiamatela festa della rinascita, ipocriti! Chiamatela con il suo vero nome: festa della morte.

Ennio Romano Forina

Pandemie Immunitarie

Mia moglie si ammalò di una atassia cerebellare che fu identificata come di origine auto immune che si sviluppò in una forma infiammatoria degenerativa che progressivamente distruggeva la parte di cerebellum preposta all’equilibrio e al controllo di tutta la muscolatura. E per legittimo dovere di cronaca, riferisco che i prodromi della malattia si manifestarono poche settimane dopo il vaccino per l’influenza, che lei volle e che io al contrario, rifiutai di fare. Non c’erano e penso che ancora non ci siano protocolli di cura ma solo di contenimento fisioterapico, almeno al tempo a cui mi riferisco, e la curai personalmente a casa per più di 4 anni, con un irrisorio aiuto di fisioterapia domiciliare nella misura di ore 2 al mese.
Nella fase finale, l’ultimo mese, fu necessario il ricovero in ospedale, perché le sue condizioni erano talmente peggiorate da non poter più essere gestite senza le attrezzature ospedaliere e anche per tentare una terapia sperimentale come ultima speranza. Ma, dopo un paio di settimane di ricovero ospedaliero, il suo organismo debilitato prese una infezione da “clostridium difficile”, un batterio molto pericoloso come il nome stesso lo definisce.
Furono attivate le terapie opportune e possibili, ma il suo organismo non aveva più la capacità di reagire perché il suo sistema immunitario era stato azzerato dalla forzata immobilità sdraiata supina sul letto e sul divano e quindi dalla mancanza di stimoli funzionali naturali che certo nessuna fisioterapia poteva surrogare.
La malattia era inguaribile quindi la prognosi sarebbe stata fatale in ogni caso, mi disse il primario del reparto neurologico e ne ero comunque consapevole da tempo, ma la sua vita sarebbe finita un mese “dopo” l’infezione contratta del micidiale batterio.Dunque, mia moglie, Peggy (Margaret) Healy, è deceduta per la sua malattia o per l’infezione?

E se non avesse avuto una malattia è verosimile e molto probabile che avrebbe superato l’infezione con un sistema immunitario sano e funzionante, non inibito dalla costrizione in ambienti chiusi, dal respirare aria viziata filtrata da tessuti che ritengono culture di batteri e virus nell’ambito umidificato e insano in cui essi prolificano, nell’inattività, nello stress, nella mancanza dei primari stimoli vitali e di ossigeno indispensabile anche al sistema immunitario.
I sistemi immunitari sono stati costruiti dalla competenza elevata della Natura, che è indubbiamente molto più esperta di noi in materia e si fortificano nel mondo vivente, ricevono energia e si purificano negli elementi in cui si sono sviluppati, relazionando con le forme viventi grandi e piccole, anche microscopiche, un sistema immunitario tenuto costantemente in un ambiente sterile si indebolisce e muore, come del resto muoiono tutte le funzioni che non sono stimolate dall’uso.

Pensare di eliminare le forme di vita a noi ostili è folle, bisogna convivere con esse, difendendosi in vari modi opportuni ma non rinchiudendosi in una corazza di plastica e disinfettanti tossici senza devastare gli equilibri, poiché la Natura è un insieme di forme di vita diverse che interagiscono tra loro. Gli antibiotici sono indispensabili in certe occasioni, ma non si possono usare sempre, altrimenti il rimedio uccide più del male, ma di questa verità la “scienza” si è accorta solo di recente, solo per inconsapevolezza empirica o negligenza? O chissà, dubitare è inevitabile…
L’esempio emblematico del devastante intervento umano su questi equilibri e interazioni è dato dal tipo di contrasto che si fa per la “pandemia” di zanzare tigre africane, che da molti anni ormai tormentano le estati.
Si usano tossici pesticidi localmente che se riescono a uccidere qualche individuo uccidono invece molti loro naturali antagonisti in gran numero, sulle siepi e i margini erbosi e sulla superficie delle erbe spontanee dove i ragni hanno le loro postazioni, senza contare lo sterminio provocato di lucertole geki e le voraci lumache.

L’intelligenza della Natura ha costruito equilibri mirabili che noi non possiamo nemmeno sognarci di replicare, e fra l’altro, non ci proviamo nemmeno, umilmente come dovremmo, ad imparare da essi.
Le nostre azioni, i nostri interventi, sono per lo più palliativi spesso inefficaci e brutali, come se usassimo una clava o un fucile per abbattere una mosca, probabilmente perché nelle nostre menti, a dispetto del progresso tecnologico, in fondo c’è ancora una clava, anche se oggi è fatta con il piombo e la forma di un fucile e di altri micidiali strumenti distruttivi prodotti dalla “superiore” intelligenza umana.

Ennio Romano Forina

Quando la Cura non funziona

Trovo ragionevole e utile un temporaneo distanziamento individuale insieme ad altre cautele di provata efficacia ma non capisco perché non una parola viene spesa dalle fonti di informazione principali su un altrettanto “distanziamento” indispensabile degli animali negli allevamenti intensivi e nelle deportazioni di massa, piccole e grandi.
Tutte i nuovi virus di questi ultimi decenni, originano da zoonosi che si sono sviluppate in tali ambienti infernali con migliaia di animali ammassati gli uni sugli altri, senza aria né luce e con i loro sistemi immunitari azzerati che sopravvivono quel tanto che basta a raggiungere un peso da mercato.
E infatti, il mondo scientifico è da sempre molto più impegnato a studiare e controllare gli effetti dei fenomeni, che non a ricercarne le ragioni, essendo innegabile che in tutte le epoche, è sopratutto la gestione degli effetti a generare opportunità, ricchezza e potere, quali ne siano le cause.
La storia della scienza complice dei dispotismi lo dimostra; l’utilizzo di energie naturali a scopi distruttivi e di materiali per costruire armi, la manipolazione degli atomi come delle cellule e dei geni, e appunto dei virus, a scopo di lucro e non di conoscenza, come è evidente nell’ingegneria genetica per generare profitto dall’invenzione di mostruosità vegetali e animali. La storia umana contiene innumerevoli esempi che dimostrano che quando la scienza è asservita all’ignoranza del potere, diventa più nefasta dell’ignoranza stessa.

Ennio Romano Forina

UNA DROGA CHE SI CHIAMA CARNE

Per quasi tutti i consumatori di carne, questa sostanza costituisce una droga, qualsiasi uso di logica, qualsiasi evidenza scientifica e medica veramente obiettiva ha ben poca efficacia nel riconoscimento di questa realtà da tutti quelli che usano questa droga, al pari dell’uso di sigarette, alcol e innumerevoli altri tipi di sostanze droganti come la stessa adrenalina che si stimola negli animali scuoiandoli vivi sottoponendoli a torture e bollendoli vivi. La società umana attuale è una società falsamente istruita per credere ciò che conviene e non ciò che è giusto o davvero salutare. Gli interessi legati alla produzione e consumo di carne, sono mostruosi, come quelli legati a tutte le tipologie di sostanze droganti che hanno un valore e un uso perché riempiono il vuoto sensoriale ed esistenziale di questa specie. All’evoluzione tecnologica non è seguita una altrettanto evoluzione etica altrimenti non assisteremmo a orrori e abusi di tale abiezione, permessi e favoriti dalle istituzioni, dalle leggi e dalle diverse culture che si nutrono di carne altrettanto quanto si nutrono di falsità e di ignoranza. Non bastassero le plurime evidenze del fatto che la specie umana non è carnivora se non per una forzatura che un tempo fu di necessità in parte io ho trovato una ulteriore evidenza del fatto che noi non siamo carnivori. Non ho mai letto o sentito riferire di questa mia tesi da nessuno, anche se è possibile che da qualche parte nel mondo qualcuno sia arrivato alla mia stessa conclusione ma io non ne sono al corrente. La mia tesi riguarda il fatto che noi umani possiamo vedere e decifrare i colori rivelando la nostra vera natura di animali che si nutrivano prevalentemente di frutti e i frutti per poter essere mangiati, devono essere maturi altrimenti sono velenosi, oppure più o meno tossici, o indigesti e comunque inutili non avendo ancora sintetizzato le sostanze nutrienti se non nella piena maturazione. E da cosa si riconosce la maturazione di un frutto se non dal suo colore vivo? Gli arancioni, i gialli e rossi marroni sono tipici colori della maturazione in tutte le gradazioni che noi percepiamo. Ovviamente con alcune eccezioni. Certamente la Natura non ci ha fornito di questa capacità per distinguere i colori dei semafori o per esercitarci nelle arti visive. I colori dei fiori attraggono parimenti gli insetti che infatti sono in grado di percepirli molto più di noi altrimenti i fiori non avrebbero bisogno di essere colorati. La Natura non fa nulla di gratuito e nulla senza una ragione. I carnivori invece non vedono i colori ma solo alcune tonalità grigio bluastre gialle blande per il semplice fatto che le loro prede e alimenti non si distinguono dai colori bensì dall’odore. Va da sé che lupi, gatti e altri carnivori hanno sviluppato molto più di noi l’acutezza della vista e l’olfatto e non una retina munita di quei microscopici coni che servono a percepire le lunghezze d’onda dei colori. Ma anche questa evidenza non basterebbe a convincere il fronte dei drogati carnivori. I veri aguzzini sono tutti i consumatori che sguazzano nell’ignoranza anche per colpa delle istituzioni che tollerano e danno legalità alla menzogna. Questo immane olocausto non potrà mai finire o attenuarsi se non riusciremo a demolire le innumerevoli menzogne sulle quali si basa l’abbietto mondo degli umani. Nel saggio in cui racconto di un diverso concetto di natura ed evoluzione, c’è l mio impegno per sfatare le maggiori menzogne che ancora oggi sono alla base dell’insegnamento alle nuove generazioni.
Ennio Romano Forina

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Acchiappafarfalle ed Estinzione

“La vispa Teresa avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta”.
Penso che questa famosissima filastrocca di Luigi Sailer, non sia mai stata letta e compresa fino in fondo nelle scuole quanto nelle famiglie, altrimenti non si vedrebbero, anche in questa incipiente primavera, i tanti negozi di oggetti di plastica in gran parte inutili e brutti, esporre in vendita grandi contenitori pieni di retine per catturare farfalle.
Il senso della poesia era contrario all’uso di questi strumenti di distruzione, ma nella comune consapevolezza è stato totalmente ignorato se ancora oggi, più che mai vediamo mamme uscire dai negozi con i loro bambini felici che brandiscono questi perversi ineducativi strumenti che servono alle allegre e giocose uccisioni.
Eh già, perché se l’immagine di una bimba che agita felice nel vento la retina colorata, suscita un benevolo sorriso nel comune pensiero superficiale e ottuso, così tristemente diffuso e imperante, in realtà quello strumento rende certamente felice la bimba, ma per le farfalle ha lo stesso effetto che una clava avrebbe sulle nostre teste, quello che per noi è un innocuo arnese di gioco, per le farfalle è uno strumento di morte.
Ma che importa? La filastrocca la si impara forse a memoria a scuola e in famiglia ma senza volerne decifrare il senso, né più né meno di quanto si sia mai veramente capito del senso del discorso che parlava di stati di beatitudini in un tempo lontano, che evidentemente è passato come una folata di vento tra le orecchie degli astanti e dei successori senza lasciarvi traccia, visto come vanno le cose umane da sempre.
Dunque, consideriamo il senso della asserzione contenuta nel titolo di questo mio articolo.
Penso che vi sia una stretta correlazione fra le azioni più insignificanti con quelle più macroscopiche nel determinare la realtà oggettiva nel bene e nel male, in quanto la realtà è una conseguenza della “sostanza” di cui è fatta, che la rende possibile anche nei suoi effetti, siano questi benefici o devastanti, dipende sempre dalla sostanza.
Alla sostanza, del pensiero o dell’omissione del pensiero, consegue l’attitudine e l’attitudine si suddivide in due sensi: passiva e attiva, quindi nel caso che la sostanza di fondo sia negativa e dannosa, ambedue i modelli di attitudine saranno di conseguenza negativi e dannosi.
Questo vuol dire che se il genere umano non comprende e non ha rispetto ed empatia per il mondo vivente, partendo dagli aspetti vitali che noi consideriamo i più irrisori e trascurabili e spesso anche fastidiosi, come ad esempio gli insetti e le piante che chiamiamo erbacce, noi agiremo sempre e solo secondo quello che ci fa comodo e purtroppo quello che fa comodo a noi, quasi sempre, risulta essere tremendamente distruttivo per le altre vite e per gli equilibri naturali, dimostrando anche che la sostanza del pensiero umano non ha fatto progressi evolutivi etici e benefici.
Continuando a ferire e devastare pervicacemente le delicate armonie del complesso vivente e alla fine anche noi stessi.
A causa dell’impatto umano, bilioni di insetti muoiono ogni istante, avvelenati da tutto ciò che produciamo, dalle acque tossiche, sfracellati sui fari e e i parabrezza delle auto, prigionieri nelle nostre costruzioni, in ogni tipo di ambiente, dove finiscono senza poter più uscire, sbattendo le ali invano sui vetri di appartamenti e palazzi, muoiono così esausti nel loro ultimo flebile battito d’ali nel tentativo invano di attraversare quel diaframma di materia a loro sconosciuta, il vetro. Senza contare api e uccelli dalle microonde che avvolgono ormai l’intero pianeta come cellule impazzite di un cancro inarrestabile.
Ma noi non ce ne accorgiamo, o meglio, non vogliamo accorgerci. Gli insetti sono abbondanti, come l’acqua e l’aria e noi di solito disprezziamo l’abbondanza vitale mentre apprezziamo l’oro che è raro ma non è vitale. Paradosso umano? No è la dimostrazione del pensiero debole umano.
Siamo così stolti da non capire ad esempio, che più puliamo ossessivamente le nostre case e i nostri corpi, più ci sporchiamo all’interno dei nostri organismi.
Non è solo per l’immenso dispiacere di constatare il disprezzo di forme di vita sacrificate all’insensibilità umana, poiché come ho scritto altrove, le foreste si salvano rispettando anche le erbacce e il ramoscello, e la Natura si salva rispettando tutte le sue forme, anche le più piccole, difendendosi certo da invadenze pericolose, ma anche difendendo loro dai nostri eccessi, che sono molto più pericolosi e dannosi.
Ecco perché, oggi ho seguito per qualche istante con lo sguardo desolato e una profonda, infinita tristezza nel cuore, la bimba che con una mano teneva quella della madre e con l’altra stringeva felice la bacchetta di vistosi colori sormontata dalla brutale, micidiale retina, distruttrice delle farfalle gentili, ma non solo, simbolo emblematico del fallimento immane dell’evoluzione dell’anima collettiva umana, che sembra sempre più essere inversamente proporzionale all’evoluzione della tecnologia.
Ennio Romano Forina

Note di una Diversa Evoluzione

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Se, in ogni primavera incipiente, ci fermassimo ad osservare attentamente il miracolo del risveglio della vita nel calore e nell’energia dei raggi solari, saremmo forse pervasi dal desiderio di capire le ragioni e i significati dei meravigliosi eventi naturali che spesso non trovano risposte nella maggior parte dei libri scolastici e nei trattati scientifici classici, laddove i fenomeni della vita vengono esaminati più attraverso i meccanismi e gli effetti che producono, e meno, molto meno, per le ragioni che li determinano.
Dunque, nell’intento di sfatare alcuni miti sostenuti dai consumatori di proteine animali, ho deciso di pubblicare una delle mie teorie contenute nel saggio che riguarda un modo diverso di considerare l’evoluzione della vita e, in specie, la particolare evoluzione umana.È noto che i colori hanno nel mondo vivente e sopratutto vegetale, una funzione di richiamo e a volte di avvertimento. Di certo i fiori non sintetizzano colori specifici nelle loro cellule per ragioni puramente estetiche, o per ornare i giardini umani, direi che la bellezza dei fiori è la conseguenza della bellezza della loro funzione promotrice, vale a dire: farsi pubblicità. Infatti né la pubblicità né tantomeno il commercio, li abbiamo inventato noi. Nel mondo vivente esistono da miliardi di anni. Noi le chiamiamo simbiosi, che comprendono un infinito numero di interazioni tra specie diverse, ancora in gran parte sconosciute. Dunque, è noto che i colori hanno la funzione di attrarre gli insetti e insieme agli odori che essi possono anche percepire costituiscono un’offerta di prodotti che richiamano i “consumatori” che da quei prodotti ricevono nutrimento a loro volta pagando questi prodotti in servizi indispensabili, in genere il trasporto dei semi (cioè degli embrioni delle piante). Ma non mi soffermo sui dettagli delle interazioni simbiotiche tra insetti e piante, è un altra storia, piuttosto vado subito alla prossima considerazione: se i fiori, per i loro colori sono in grado di attrarre determinati insetti, come mai anche noi umani siamo in grado di percepire i sette colori primari e le loro sfumature pur non essendo insetti e non in grado in origine di fornire alcun aiuto alla propagazione dei pollini? Sappiamo che gli animali che non interagiscono con le piante non hanno le cellule specifiche in grado di percepire i colori, i carnivori ad esempio, sappiamo che cani e gatti vedono con sfumature di grigio e non a colori. Ebbene, penso che la ragione non sia casualmente evolutiva per adattamento, ma determinata come sempre dalla funzione relativa alla morfologia degli animali, in questo caso degli animali predatori. Sappiamo che cani e gatti hanno un olfatto molto superiore al nostro, sopratutto i cani, poiché i predatori più grandi devono percepire la presenza di prede anche nascoste o lontane, quindi olfatto e udito sono estremamente potenziati, anche la vista lo è per acutezza ma non per i colori. La mia deduzione perciò riguarda il fatto che cani e gatti semplicemente non hanno bisogno esistenziale di “vedere” molti colori, ma per la loro sopravvivenza è stato più utile sviluppare al meglio gli altri sensi. Infatti la carne nascosta sotto il pelame delle prede ha un solo colore: il rosso e non serve avere la cognizione del rosso a un predatore per trovare il suo cibo. Ma l’animale umano? È noto che siamo forzatamente diventati carnivori per imitazione in tempi relativamente recenti, poiché siamo noi i veri pappagalli nel mondo vivente, ma anche per necessità durante le glaciazioni per esserci trovati in condizioni estreme in ambienti freddi e privi di vegetazione dato che siamo nomadi per natura. In seguito ci siamo assuefatti al consumo di carne e ci abbiamo preso gusto come fosse una droga energetica, lo stesso accade con il fumo e l’alcol, non servono, sono dannosi ci uccidono ma li tolleriamo lo stesso e lo stesso piacciono. Così abbiamo imparato a nutrirci di carne, che non è il nostro cibo naturale, non per un vero adattamento non ancora realizzato, ma per una faticosa capacità di riuscire in qualche modo a metabolizzarla negli inadatti intestini umani come risulta evidente dalla morfologia dell’animale umano che se la specie umana non avesse usato le arti magiche degli strumenti “esterni” al corpo non sarebbe stata in grado di sopravvivere come carnivora, al massimo come insettivora, ma solo in parte. Io penso che la risposta vera rappresenta un’ulteriore conferma del fatto che siamo animali FRUGIVORI, NON carnivori. Infatti, la nostra capacità di distinguere i colori deriva appunto dalla necessità di distinguere il nostro VERO cibo, che viene offerto dagli alberi per processi simbiotici. Quasi tutti i frutti acerbi sono velenosi o indigesti e comunque non danno nutrimento. Le piante devono “fabbricare” i frutti che contenga nutrimento e protezione sia per gli embrioni, in essi contenuti, che per gli animali incaricati di trasportarli altrove, dopo aver ricevuto in pagamento per il trasloco, le sostanze altamente nutritive e protettive della polpa e della buccia. E come potremmo noi umani, saper riconoscere il momento ideale per cogliere un frutto e ricavarne il massimo di preziosità nutritive senza peraltro correre il rischio di un mal di pancia o di essere avvelenati da frutti immaturi? La risposta risiede nelle sfumature gradevoli dei colori “alimentari”, gli stessi che vengono usati dalle pubblicità delle industrie umane e dei marchi e loghi ispirati ai colori più appetitosi dei frutti, i meravigliosi gialli, arancioni,rossi, verdi e i viola, sono evidenze di sostanze altamente nutritive contenute nei frutti maturi che seducono i nostri occhi quanto le nostre papille gustative da tempi ancestrali. Dunque, dobbiamo al fatto di essere mangiatori di frutti, una serie infinita di vantaggi e possibilità che spaziano dall’arte alla tecnologia, dalla scienza e alla vita pratica, in innumerevoli esempi di percezione e utilizzo dei colori che, le piante prodigiosamente e generosamente offrono a tutto il mondo vivente. Persino la nostra supposta creatività, è un dono derivato e stimolato da quei colori che abbiamo imparato a distinguere dal rapporto simbiotico con le piante, poiché abbiamo dimorato nel loro seno come ospiti graditi, ma poi abbiamo dimenticato di essere così tanto in debito con loro e nella nostra suprema ingratitudine oggi, invece di rispettarle e amarle persino, le rapiniamo e le distruggiamo per profitto, disprezzo e molteplici motivi abbietti che non hanno nulla a che vedere con la sopravvivenza. Le piante ci hanno offerto ospitalità e cibo e protezione, hanno ampliato immensamente le nostre percezioni, ci hanno regalato la loro magia e noi con disprezzo e senza alcun rimorso divoriamo tutti i loro corpi mentre loro ci avevano offerto solo i frutti. Credo che il mito del giardino dell’Eden debba essere rivisto in questa chiave; il peccato originale non consisterebbe nell’aver mangiato il frutto della conoscenza, quello era in dono, il vero peccato era il fatto di aver voluto divorare l’albero intero.
NOTA AGGIUNTIVA NECESSARIA: Non sono in grado di sapere se qualcun altro abbia, nell’universo umano, asserito la mia stessa teoria riguardo alla ragione per cui l’animale umano sia in grado di percepire e distinguere i colori, ma preciso che la tesi che ho esposto è tratta esclusivamente dalla mia personale ricerca della ragione delle cose. Non ho tratto ispirazione da nessuna altra fonte o scritto. È una tesi che è parte della mia indagine sul fenomeno della vita e dell’evoluzione su cui lavoro da molti anni ed è tuttora in corso di stesura. È ovviamente possibile che anche altri abbiano tratto conclusioni simili alle mie, ma io non sono a conoscenza di nessuna teoria simile, così come di altre che ho pubblicato e pubblicherò riferendomi alla sofisticata intelligenza delle piante.
Ennio Romano Forina

Diffamazione di Esseri Viventi a Mezzo Ignoranza

Fino a quando si continueranno ad usare i nomi che abbiamo imposto agli altri esseri viventi per definire e descrivere i vizi e le perversioni che sono retaggio e specifici della specie umana? Nessun animale vero, denominato Maiale o Porco, corrisponde in realtà al concetto distorto che persiste nella culture dei popoli e basterebbe liberarsi dal pensiero debole e dai luoghi comuni e insegnare anche nelle scuole a rispettare le evidenze e a riflettere profondamente sui comportamenti umani, al contrario si insiste in ogni livello, culturale e sub-culturale, a usare queste rappresentazioni false come insulti in ogni tipo di contesa, politiche, faziose, culturali, religiose, ideologiche, sportive o condominiali.
Maiale, Scrofa, Avvoltoio, Sciacallo, Bue, Vacca, Porco, Lupo, Iena, Serpente, Verme ecc. purtroppo non sono solo nomi che il genere umano ha inventato, per il concetto associato a questi animali nella deforme, malevole e nebbiosa mente umana.
Il pensiero superficiale comune che vuole rappresentare la viziosità, sporcizia, promiscuità e la volgarità, non appartiene all’animale che le culture chiamano con disprezzo porco e maiale nelle varie lingue, ma è piuttosto la proiezione della – parte sporca, viziosa, volgare e promiscua che è presente nella mente e nell’anima di chi ha la cognizione di questi concetti e li attribuisce arbitrariamente ad altri, ignorando e trascurando di verificarne la corrispondenza reale e la loro veridicità.
Uno dei vizi umani mai dismessi, è quello di inventarsi ragioni e miti per giustificare la sua prepotenza e il suo arbitrio che è altrettanto fisico quanto culturale da sempre.Non una voce si leva dai pulpiti mediatici in difesa di questo essere amabile ma tutti insistono sulla gravità del nome arbitrario, usato come terribile insulto. Non un solo grido di commozione, pietà o rispetto, ma nemmeno di consapevolezza. Popolo ignorante e insensibile, il sacrificio e le carni di questi poveri esseri viventi imprigionati, torturati e uccisi barbaramente a milioni e milioni coprono i tuoi occhi e le tue orecchie, perché non ti rechi a visitare i lager degli allevamenti in gabbie orrende che nemmeno riescono a contenere i loro corpi e non vai ad assistere alle mattanze di questi animali prima di pensare ad essi come esempi disgustosi di perversione? Forse il loro sangue dagli squarci ti farebbe riflettere sul linguaggio ma preferisci la convenzione che mostra pezzi e membra dei loro cadaveri come prelibatezze. Il fango che la prepotenza e l’ottusità umana riversa sugli animali è molto più sporco del fango in cui essi si rotolano per giovare alla propria pelle o alla pelliccia e a differenza del fango naturale dei recinti, ( non quello dei lager ) che si lava via facilmente ed è benefico, il fango in cui sguazzano le menti umane sporca da tempo il loro cuore e le loro anime -se mai ve ne sia una traccia- e non si lava via affatto e non è benefico, ma serve solo a perpetrare la prepotenza culturale che motiva e giustifica le violenze e i delitti che questi animali subiscono per la presunzione e la malvagità umana.E dunque, nell’era in cui l’olocausto degli animali ha raggiunto i suoi massimi, orrendi livelli di atrocità indicibili, si continua a insultarli attribuendo ad essi i vizi, le perversioni e le nefandezze che non hanno e che invece sono proprio nelle menti di coloro che credono in queste falsità e le usano con prepotenza e arroganza, in tutte le culture umane e a tutti i livelli, anche da individui che dovrebbero, per conoscenza, studi e titoli, essere proprietari di una consapevolezza più profonda, mentre al contrario dimostrano che si può essere edotti senza essere affatto veramente sapienti, perché altrimenti non si adagerebbero nel confortevole uso della mitologia e degli stereotipi, ma osserverebbero la verità e sarebbero capaci di sentire rimorso per i delitti non solo sui corpi ma anche sullo spirito degli esseri viventi e quindi con i pensieri e con le parole con i quali si tortura e si uccide un animale due volte, con la lama di un coltello e con l’offesa indegna delle parole.È desolante quindi, dover notare che la maggior parte di individui, tanto quelli più superficiali, grossolani e incolti, quanto quelli titolari e satrapi delle scienze, rivelano di avere una stessa forma mentis, condividendo gli stessi concetti mistificati e deformati, per presunzione, convenienza, profitto, ignoranza, disprezzando la realtà che si continua a considerare come un semplice scenario. Una vera evoluzione non avverrà mai per gli sterili conflitti umani basati su faziosità, antipatie, preconcetti e denigrazioni degli avversari, sono solo dei giochi di potere perversi infantili che si fanno da sempre. Quello che serve è il pensiero profondo e forte, serve saper distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, partendo da noi stessi e dalle nostre vere motivazioni. Io non seguo parti, non esprimo mai una opinione ma solo pensieri, analisi, ragionamenti, osservo tutte le cose alla ricerca di elementi di verità e di giustezza che vanno a corredo delle mie tesi e penso che il mondo degli umani sarebbe migliore e più evoluto se ammettesse le proprie colpe, derivanti anche in gran parte dai propri nefandi e falsi pregiudizi, senza cadere nel vizio ancestrale e conveniente di imputarle ad altri. Peraltro, continuare a promulgare la cultura del disprezzo per gli animali contribuisce in modo determinante a giustificare la sadica brutalità che subiscono da parte umana. Ad esempio gli animali saprofiti, opportunisti, che si nutrono dei resti e delle carcasse anche in putrefazione, non hanno nulla a che vedere con gli esempi umani denominati “sciacalli”. Gli sciacalli veri come gli avvoltoi, i corvi, i gabbiani, le iene svolgono un compito utilissimo negli equilibri naturali.
Si chiamino dunque le cose e le azioni con il loro vero nome non con diffamazione a mezzo ignoranza e stupidità.
Ennio Romano Forina

SAPIENZA: Sophòs – Intelligenza, Saggezza.

Io penso che evidenziando l’inconsistenza di molte asserzioni concettuali e linguistiche troveremmo le motivazioni artefatte ed abbiette della gran parte dei conflitti e degli abusi umani contro il mondo vivente e contro la propria specie che sono ben documentati nella storia di questo animale che si fregia del titolo “sapiens”, mentre all’esame dei fatti, la sua natura e le sue attitudini hanno dimostrato di non esserlo affatto. Tutte le invasioni e gli imperialismi, tutti i soprusi, le guerre e le prepotenze dei singoli e dei popoli, hanno trovato da sempre le giustificazioni più false, siano esse state religiose, etniche, scientifiche, nazionalistiche, ideologiche, non importa quale forma le falsità assumano, la matrice è la stessa: ignorare il vero e costruire simulacri ai quali credere ciecamente e obbedire.Se mai l’umana specie potesse a ragione chiamarsi “Sapiens” questa definizione sarebbe comunque appropriata per il genere femminile, non per quello maschile. Tuttavia o purtroppo, nessuno dei due generi ha mai davvero dimostrato nella storia di voler perseguire la saggezza prima di tutto, la sapienza scientifica è un’altra cosa. Bricioli di saggezza sono derivati ogni volta dalle devastazioni causate dalle falsità, create, nutrite e custodite ottusamente da ambedue i generi, dalle quali, in brevi intervalli di riflessione, poteva risaltare il pensiero evoluto di qualche anima illuminata che solo allora riceveva ascolto.Per questo, io credo che un grande salto evolutivo del genere umano che avrebbe il duplice effetto di inibire la sua attitudine prepotente e violenta a tutti i livelli, contro sé stesso e il mondo vivente, si può realizzare solo riconoscendo il labirinto di falsità che nei millenni ha guidato le sue azioni insane e lo ha fatto deviare dal sentiero della vera conoscenza a quello di una scienza puramente tecnologica e ben poco saggia.

Ennio Romano Forina

Indagine Sulla Perversione

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Quando si parla di perversioni il riferimento immediato è alla sfera della sessualità, come se le perversioni si verificassero solo in quell’ambito. In realtà le perversioni sono innumerevoli e attengono a molte delle attitudini e scelte arbitrarie del genere umano. È perverso ciò che si fa per prepotenza volontaria o indifferenza e superficialità. Ogni azione invasiva o brutale che si compie senza porsi la domanda se sia giusta o meno, se non arrechi danno alle altrui esistenze, può essere perversa. Tagliare dei fiori per farli marcire in un vaso è una perversione. Un prato d’erba gradevole ai nostri gusti è una perversione, un albero o una siepe ritagliati e costretti a rappresentare forme geometriche forzate sono una perversione, la distinzione fra piante decorative ed “erbacce” è una perversione.
Ancora per far divertire i bambini si regalano retine acchiappafarfalle, questa è una perversione. Costringere un cavallo a trascinare un carretto o ad essere sellato per portare un centauro è altrettanto una perversione. Cosa distingue una perversione da un atto invece simbiotico e collaborativo? Tre cose essenzialmente: una motivazione opportuna in senso universale, l’assenza di un abuso di potere e infine il beneficio o il male che dall’atto consegue, tra chi lo effettua e chi lo subisce.
Nella sfera della sessualità, la perversione semantica e linguistica è la prima evidenza di un utilizzo deforme di una funzione creativa e benefica che non dovrebbe essere soggetta a regole arbitrarie culturali imposte, e corrisponde alla perversione mentale che ha deformato il concetto e la funzione della sessualità anche in senso ludico. Nel linguaggio comune è subentrata l’espressione “fare sesso” al posto di “fare l’amore” o persino, a metafore popolari come “scopare” ad esempio, non essendovi in alternativa, altre espressioni in mezzo fra quelle cliniche e quelle volgari, dispregiative, popolari. Questo perché la sessualità è ancora vissuta come una cosa sporca, se esce dai parametri convenzionali del momento, condizionati da rituali e parametri specifici adattabili alle diverse situazioni. L’unione di due corpi e lo scambio dei fluidi di due organismi diventa preda ed oggetto delle deformazioni culturali stratificate della mente umana, e infatti “fare sesso” è del tutto errato, il sesso è un genere con il suo ambito, quindi il sesso non si può “fare” o avere, ma si può vivere semmai.
Di fatto questa locuzione di derivazione anglosassone corrisponde alla trasformazione dell’atto in un oggetto, una cosa, un esercizio funzionale e non a una esperienza creativa e mistica che dovrebbe coinvolgere sia lo spirito dell’organismo che quello dell’anima sensibile, così come dovrebbe essere, laddove il “fare sesso” non è diverso nella sostanza di fare jogging.Quindi la vera perversione non è nell’atto stesso quando esce dai parametri convenzionali, ma nella motivazione e nella qualità dell’impulso che lo genera “prima” che si compia l’atto stesso.L’intelligenza della vita ha ideato impulsi e stimoli del piacere che non sono limitati alla mera procreazione, poiché essi sono impulsi vitali che devono essere sempre attivi, appaganti e variegati come varia, appagante e variegata è la creatività della vita stessa, così come altri impulsi che sono attivi indipendentemente dalla nostra volontà e danno sensazioni piacevoli salutari, insite nelle funzioni del vivere e del respirare come il battito del cuore e il respiro. Poiché la potentissima energia espressa dalle funzioni organiche dell’amore, può avere un immenso potere di scambio, quindi economico, la mente umana, nella sua generale attitudine perversa, ha capito di poterla sfruttare per ottenere cose del tutto diverse da questa energia e dalle ragioni per cui questa energia esiste, ed è questa la vera perversione fondamentale, ma solo una delle tante che vengono attuate, per ogni cosa su cui si possono mettere le mani e che viene così deformata a piacere per saziare questa mostruosa cupidigia che caratterizza la specie.
Anche gli impulsi che possiamo in parte regolare, finiscono con il subire i danni dall’attitudine di deformare le funzioni per sfruttarle narcisisticamente allo scopo di ottenere cose diverse da quello che deriva solo dalla bellezza e armonia della funzione stessa. Siamo in grado a volte di fare cose lodevoli e di estendere il sentimento della compassione ma la predisposizione alla prepotenza malefica è ancora di gran lunga dominante nella mente e nelle culture della gran parte dell’umanità. (segue).
Da “A Different Evolution”, di Ennio Romano Forina

La Religione della Scienza

Quelli che irridono, dai vari pulpiti, allo scetticismo della parte minore di popolo che si è educata ad esercitare la facoltà del pensiero libero e profondo, i denigratori del pensiero libero, che non si ferma a considerare solo gli effetti degli eventi, ma a ricercarne le cause, dimostrano di non conoscere la storia o di non averne tratto un fruttuoso insegnamento. Da sempre, nel lontano passato fino quasi in questa era, tutti i popoli troppo indaffarati nella ricerca del benessere o adagiati in una comoda indolenza, idiotizzati da scaltri manipolatori, si sono lasciati trascinare spesso in avventure disastrose, colti nel vortice della follia collettiva o dei miti collettivi sono stati complici e autori dei più orrendi crimini, mistificati come azioni per il bene comune. E dunque ora, con la consapevolezza delle azioni orrende che la mente umana è riuscita a concepire e realizzare con la collaborazione anche dei pilastri fondanti della società umana globale, il potere dell’oro, la religione e la scienza tecnologica, dovremmo credere di trovarci al di fuori della nefasta dimensione di conflitti, stragi, schiavismi, menzogne, olocausti che hanno segnato anche i tempi a noi così drammaticamente vicini? Come se la natura umana sia stata colpita solo oggi da una improvvisa illuminazione, solo adesso? E perché questo non è mai veramente successo nei secoli e millenni precedenti, liberandoci della violenza, delle oppressioni e delle falsità che da sempre l’hanno caratterizzata? Le buone novelle filosofiche e scientifiche che contenevano segni veri di evoluzione e davano speranza alle aspirazioni dei popoli, quasi sempre sono state poi rapinate dei loro contenuti sostanziali, deformate e usate dalle diverse tirannie come motivazioni per affermare il loro potere all’interno e all’esterno delle nazioni. Non è il sottoscritto a dirlo, lo dice la storia, basta saperla leggere. Quindi, perché ora dovremmo accettare senza riflettere profondamente e seriamente, senza analizzare e discutere su quello che è accaduto o fatto accadere e sui modi e i termini del contrasto in attuazione che sembra assumere sempre di più i toni sinistri di una crociata dogmatica per la quale si deve credere o perire?. Come mai non si cercano le “cause” di questo drammatico evento? Si studiano da anni i nuovi virus definendoli scientificamente come zoonosi, sono d’accordo tutti su questo, ma io li chiamerei piuttosto”umanosi”, perché che siano nati dagli animali detenuti nei modi orrendi che nessuno può negare negli allevamenti intensivi torturati e uccisi nei mercati, oppure sfuggiti da qualche laboratorio nascosto alla coscienzqa pubblica e ai controlli, la responsabilità in un modo o nell’altro origina negli abusi che il genere umano compie sul mondo vivente. Inoltre, poiché il distanziamento sociale è un acclarato mezzo efficace di contrasto alla diffusione dei virus, come mai non si si considera di distanziare anche gli animali negli allevamenti intensivi? Ciò richiederebbe ovviamente un ripensamento totale dell’industria non solo per ragioni di opportunità medico – scientifiche ovvie ed evidenti, ma sopratutto per ragioni etiche, perché l’etica non è amici mie una astrazione, ma una fase evolutiva più alta che evidentemente non abbiamo ancora raggiunto al contrario di quanto è avvenuto nella tecnologia e badate bene, dico di proposito tecnologia, non Scienza. L’Etica è il modo di considerare le cose non egoistico ma altruistico, l’etica rappresenta l’universalità dei sentimenti e dell’azione, la ricerca dell’armonia nella filosofia di vita come nella ricerca della conoscenza, l’etica rappresenta il rispetto e attinge dall’energia cosmica dell’amore. Quindi non ci si può fidare così come è accaduto in tutta la storia umana del semplice progresso tecnologico-scientifico quando assume la connotazione di una religione. È lecito dubitare e se nella storia del genere umano si fosse esercitata l’arte e la virtù del dubbio piuttosto del vizio della certezza comoda, forse si sarebbero evitati tanti crimini, tanta ingiusta sofferenza a noi come al mondo vivente, ma è chiaro che così non è stato e non è, sopratutto ora che il mondo vivente subisce l’inferno che abbiamo realizzato per loro mai come prima, mai ai livelli tremendi attuali, un inferno popolato dai demoni tecnologici che tormentano gli esseri viventi senza pietà prima di sopprimerli. Ma è un inferno diverso da quello ipotizzato per noi dalle religioni e dai poeti, poiché nei nostri inferni sono destinati i malvagi, mentre gli inferni per gli animali sono costruiti per gli innocenti. Sostituendo semplicemente un sostantivo, direi che così come “Dio” non è mai stato dalla parte di nessuno, sembra al contrario che la religione ed anche la scienza siano troppo spesso stati dalla parte di qualcuno. E lo dimostrano bene quando sono imposti come assoluti. È la storia umana che lo dice.
Ennio Romano Forina

Memoria e Presente

Se per noi questo è il giorno della memoria, per gli animali è uno dei giorni senza fine della realtà.
La Compassione deve essere un sentimento universale, che suscita ed esprime empatia per la sofferenza imposta a tutti gli esseri viventi. Non può essere parziale, non può essere specifica, se fa distinzioni non è vera compassione.
Esiste un negazionismo ottuso e incolto del passato, ma esiste anche un negazionismo del presente, che non vuole ammettere una realtà orrenda nascosta e perversamente mistificata come giusta e lecita.
Ma qualsiasi ragionamento limpido e scevro di opportunismo, riconoscerebbe che alla base di tutti i razzismi ci sono sempre gli artefici delle distinzioni e della perversa presunzione di superiorità che è la potente tossina che li genera.
La vera coscienza universale si perde inesorabilmente nel pensiero sbagliato di vita maggiore e vita minore, ma la Vita è unica e non potrebbe essere altrimenti. La matrice di tutti i delitti che sono stati commessi nella storia, alternativamente, da tutti, in fondo è la stessa.

Ennio Romano Forina

Danni Collaterali

DANNI COLLATERALI

Penso che i danni collaterali della gestione globale di questa epidemia multipla potrebbero avere effetti peggiori persino di quelli dell’epidemia stessa, se considerati anche a lungo termine. Io la chiamo così: “epidemia” multipla, non pandemia, di pandemico c’è la realtà di una globalizzazione imposta non si sa da chi, altrettanto insana quanto questo virus, uno dei tanti, attivati dai nostri giochi di onnipotenza, globalizzazione che forse è anche alla base degli eventi che stiamo vivendo. 

L’impatto delle misure in corso ha già devastato larghe aree di economia privata, non entro ora nel merito in questa riflessione, la realtà parla da sé, basta seguire la cronaca di questi giorni, quello che invece mi preoccupa maggiormente sono le conseguenze nefaste di una condizione di terrore generalizzata sul sistema immunitario, sull’anima e sul corpo di un popolo intero. La soppressione e privazione di contatti famigliari, interpersonali, fondamentali, produttivi, aggravati da un clima di totale incertezza e plateale confusione, tutto questo già sta conducendo a stati depressivi gravi che si possono tranquillamente definire “epidemici”. Si può reagire alle malattie di qualunque genere, aprendosi di più alla vita e non richiudendosi in involucri di plastica che stanno oltretutto soffocando l’intero pianeta. Anche questo è un debito che stanno pagando gli ecosistemi e pagheranno le future generazioni. L’ossigeno e il movimento sono essenziali al sistema immunitario. Passare la maggior parte del tempo in casa, accasciati sul divano a riempirsi di “entertainment e tg che ripetono le stesse litanie e allegramente comunicano il racing dei contagi e dei decessi, questo è un modo sicuro per abbreviarsi la vita favorendo lo sviluppo di un numero vario e vasto di malattie gravi, non lo dico solo io, ma qualsiasi specialista e qualsiasi medico, che la depressione della psiche possa favorire l’insorgere di malattie gravissime, è un’altra acclarata verità.

Personalmente non credo affatto al racconto che si fa che la seconda ondata autunnale sia stata provocata dalla spensieratezza estiva, anzi, penso che le persone che hanno vissuto ed esposto i loro corpi al sole e fatto attività fisica hanno aumentato le difese e la resistenza di specie, hanno fatto qualcosa di salutare sia a livello individuale che collettivo mentre il virus era dormiente come d’estate sono i virus delle influenze, altrimenti avrebbe fatto strage allora e non in autunno, quando è ritornato ad esprimersi. 

Stimolare il sistema immunitario e la sanità mentale, non significa essere irresponsabili, significa voler essere sani. Sarebbe bastato e sarebbe stato meglio istruire tutti i cittadini subito, nel preciso momento in cui  l’epidemia era rivelata in Cina, quindi avere una strategia pronta per personale e mezzi, attuare le precauzioni ragionevoli e più efficaci indicando subito i comportamenti corretti per arginare il pericolo di contagio. Questo nuovo virus, che ha causato un così acceso dibattito, anzi dei veri scontri frontali nel mondo scientifico, è comunque opera della presunzione e degli abusi di questa epoca tecnologica quasi priva di etica, una zoonosi come le altre che incombono da decenni e io credo che quasi tutte derivino da una sintesi tra i giochi dei tanti apprendisti stregoni di tutto il mondo in concomitanza ai mostruosi e orrendi allevamenti intensivi nei quali il disprezzo degli esseri viventi e della loro salute supera qualsiasi immaginabile incubo mentre purtroppo è la realtà di umana fattura. Si può solo sopravvivere per un breve tempo, in quelle condizioni di atroci torture, gli animali sono già morti prima di essere uccisi, ma nei loro corpi macerati e ammassati, i virus invece possono proliferare e rimodellarsi nella loro funzione ancestrale forse anche come grandi equilibratori.

Ennio Romano Forina

Falsità e Dispotismi

Tutti gli olocausti, tutti gli schiavismi ed i razzismi, hanno una radice comune: la presunzione di essere superiori, prescelti e di avere un dio e un destino speciale dalla propria parte, che concede la licenza di esercitare un potere sugli altri. Questa è la stessa presunzione che consente al genere umano di attuare un olocausto incontrollato degli animali, giustificandolo con l’enorme menzogna che essi esistano per soddisfare i nostri bisogni e i nostri abusi. In nessuna parte del mondo la scienza, la religione, la politica e i popoli si impegnano per ammettere la verità di questo mostruoso abuso e decidere di demolire questa infame menzogna, ma alla fine l’idea della superiorità di specie è la stessa che alimenta anche tutte le idee perverse di superiorità etniche e razziali che segnano da sempre la storia umana, con le conseguenze nefaste ben note.
Le razze non esistono, sono una mistificazione come i confini geografici, esistono soltanto delle tipologie, umane e animali, ed esistono le diversità, di pensiero, culturali, fisiologiche che, in quanto tali sono biologicamente e intellettivamente benefiche. Ogni singolo individuo è diverso da un altro per morfologia e pensiero, quindi ogni singolo individuo potrebbe rappresentare una “razza” nella sua unicità, basterebbe rendersi conto di questa evidenza per cancellare tutte le discriminazioni e le intolleranze, ma si vede che questo mondo, solo tecnologicamente evoluto è condizionato dal primato e dal dominio dell’idiozia.
Per l’intelligenza della vita la diversità è un bene, se fossimo tutti uguali non vi sarebbe evoluzione, ma la diversità non conferisce nessun diritto alla prepotenza e all’abuso. Ciò che è davvero dannoso e pericoloso è il pensiero debole e superficiale e l’ottusità che ne consegue.
Il risultato della pretesa di presunzione di superiorità, porta come conseguenza l’alienazione e l’intolleranza e questo vale sia per chi opprime che per chi subisce alternativamente la discriminazione e la persecuzione. Tutti i popoli hanno subito oppressioni parziali o totali e tutti, quando ne hanno avuto la possibilità e il potere, hanno esercitato a loro volta il loro dominio su altri popoli o gruppi, questa è la sostanza dell’egoismo cieco umano e della sua presunzione, nessuno popolo ne è esente. Quindi, ammettendo che sia giusto e normale abusare del potere e condannando gli esseri viventi alle attuali atroci sofferenze e al sacrificio senza limiti, il genere umano decide anche di nutrire e coltivare nell’egoismo insano della sua coscienza il veleno della presunzione, che è la sorgente di tutte le perversioni e di tutti i massacri e i delitti della storia umana. Presunzione ed egoismo insano sono attigui e alleati nelle loro espressioni distruttive, l’offuscamento delle coscienze, l’ignoranza e il rifiuto della compassione per il mondo vivente, sono la conseguenza alla fine, anche dei delitti contro lo stesso popolo umano. Questo è dunque il tributo che sento di dare a tutti gli animali, miei simili, mie sorelle e fratelli, che continuano a soffrire per la presunzione, la prepotenza e l’ignoranza che da tempo immemore, hanno spento l’anima umana.

Ennio Romano Forina

L’Invenzione della Rotella Parte III

Sento ancora parlare di banchi a rotelle in termini critici di spesa eccessiva e ritardi delle consegne, ma non sento nessuno chiedersi ed esigere le “ragioni” scientifiche e pratiche per cui le ruote di questi banchetti fornirebbero un’efficace difesa contro il contagio nelle aule o per favorire lo studio.
Quali sono state le motivazioni di questa scelta? Su quale base logica l’idea è andata a compimento, senza che nessuno sia intervenuto in modo critico e analitico, reclamando spiegazioni ed evidenze tali da giustificarne l’attuazione? Io penso che quel denaro avrebbe potuto avere ben altre destinazioni davvero utili e proficue. Ma, visto che nemmeno dalle critiche più feroci espresse da più parti, ho mai recepito una richiesta di chiarimento sulle motivazioni, prima, durante e dopo il fatto compiuto, mi sono impegnato, come faccio sempre, a cercare da solo queste motivazioni. Ebbene, non ne ho trovata alcuna, eccetto una, tanto surreale quanto follemente ridicola. Forse c’era la convinzione che con i banchi a rotelle ci si potesse scansare velocemente all’arrivo di una nuvoletta di virus!? Se qualcuno ha una supposizione migliore della mia lo invito ad illuminare la mia ignoranza.Ennio Romano Forina

Pensiero Debole e Dispotismi


Non è la storia che si ripete ma siamo noi che ci ripetiamo, perché abbiamo scelto di evolvere solo la ragione, lasciando l’anima marcire. Ma la ragione lasciata da sola diventa tossica come una vera droga perché persegue il controllo e l’onnipotenza, ed è figlia e al tempo stesso serva dell’egoismo supremo, intendo quello cattivo, perché esiste un egoismo di base funzionale, necessario alla sopravvivenza, ma non alla distruzione della sopravvivenza altrui, quindi non c’è da stupirsi dei devastanti effetti prodotti dal predominio dell’egoismo cattivo in ogni generazione, questa attuale inclusa. La tecnologia si evolve rapidamente, mentre l’anima resta ai primordi, la tecnologia ha un grande potere ma non ha cuore, non ha sensibilità e non ha visione del bene comune. È arida e non ha direzione perciò per compensare ciò che la ragione non può fornire abbiamo da sempre costruito dei miti, degli artifici di improbabili entità sovrannaturali che compiacciono le nostre aspirazioni e placano le nostre angosce e fondato delle religioni, ma anche la scienza cerca l’assoluto e finisce con l’imporsi come una religione con i suoi dogmi. Non comprendiamo ciò che non ci somiglia perché abbiamo perso il contatto con l’essenza delle cose. Abbiamo seguito altre divinità che sono proiezioni delle nostre aspirazioni e infatti si comportano esattamente come noi, promettendo compensi e minacciando punizioni per seguire comportamenti tollerabili ma non giusti e sinceri. La ragione ci ha sedotto con gli strumenti del potere e dell’onnipotenza, perché ci ha protetti fatto sopravvivere e vincerei, ci ha consegnato solo un dominio illusorio sul mondo vivente ma in cambio gli abbiamo dato l’anima. Nel pianeta vivente esistono crudeltà insopportabili se considerate nel dettaglio, nella loro particolarità, ma queste rispondono all’intelligenza della vita e di ciò che è opportuno alla vita nel suo insieme, nel grande scenario, alla fine esse sono temporaneamente funzionali nel grande organismo vivente costituito dagli equilibri di specie diverse, così come all’interno dei nostri organismi avvengono alleanze e conflitti di cellule, siamo vivi per questa interazione anche cruenta per rendere creativo l’esperimento armonico della vita organica che persegue ciò che è opportuno per la Vita stessa nel suo complesso. Ma noi vogliamo solo quello che è opportuno e gratificante per noi stessi, individualmente e collettivamente nel disprezzo di tutto il resto. EGOISMO fine a sé stesso quindi, folle e distruttivo. Di fatto siamo un cancro, cellule creative ma impazzite, voraci e insaziabili, a cui non basta divorare tutto ciò che vive e distruggere tutti gli equilibri e la diabolica realtà che stiamo attraversando è la conseguenza inevitabile di questo nostro unico perverso egoismo, che in fondo è alla base di tutti i crimini umani. Divorare il mondo non ci basta più, l’ingordigia umana è mostruosa, senza limiti, ed ora stiamo semplicemente iniziando a divorare noi stessi. Ciclicamente gli imperi si instaurano nel vuoto del pensiero debole, sono castelli e prigioni costruiti sulla sabbia, non hanno futuro ma hanno effetti devastanti finché durano; sul muro della mia cucina scrissi anni fa questa riflessione: “La peggior tirannia è l’ignoranza generata dall’insano egoismo, poiché permette a tutti i bugiardi di regnare”. Se il dispotismo di questo 21 mo secolo regnerà, non sarà solo per colpa dei “cattivi” di turno, ma di tutti noi, per aver creduto e voler continuare a credere ai miti artificiali che abbiamo creato per giustificare da sempre le nostre azioni peggiori. Siamo tutti colpevoli.
Ennio Romano Forina

Pandemia/Pandemonium

Quando un’ infezione non si risolve
con una terapia durissima,
non è detto che questo dipenda
per forza dalla resistenza dell’infezione,
ma forse che la terapia non è quella giusta,
quindi, se invece di cambiare terapia
si inasprisce ulteriormente la somministrazione
di una medicina che dimostra di non avere effetti positivi,
la saggezza vorrebbe che si cambiasse la terapia
invece di aumentarne le dosi,
facendo ammalare l’intero organismo
e renderla ancora più devastante
per tutti i suoi effetti collaterali distruttivi.
Ennio Romano Forina

Analisi Logica del Distanziamento Sociale

Prendiamo un bicchiere colmo di lenticchie e teniamolo perpendicolare sopra un largo vassoio con una scarsa concavità quindi versiamolo, bene o male le lenticchie si spargeranno in tutta l’area del vassoio più o meno distanziate, alcune vicine tra loro, molte altre più distanziate. Poi riempiamo di nuovo il bicchiere di lenticchie e versiamolo in una piccola ciotola il cui volume interno corrisponda a quello del vassoio. Ebbene, le lenticchie si ammasseranno inevitabilmente tra loro fino a colmare la ciotola. Questo esperimento di elementare logica fisica dimostra che se si vuole ottenere un distanziamento di singole entità si deve disporre di uno spazio idoneo. Per l’appunto il vassoio rappresenta un territorio, mentre la sua ampiezza rappresenta uno spazio temporale ampio di 24 ore. Al contrario la ciotola rappresenta uno spazio e un tempo ristretti in cui le lenticchie invece di versarsi diradandosi si ammassano. La logica e l’esperienza diretta mi suggeriscono che se si vuole ottenere un distanziamento effettivo, data la costante delle inevitabili attività di sopravvivenza dei componenti di una società civile, occorre diluire le attività in un arco di tempo più ampio, invece di restringerlo. Ho verificato questo più volte in questi tempi di chiusure e aperture di impedimenti forzati di attività che non possono fermarsi laddove un ristorante era desolatamente vuoto, mentre pochi metri accanto, l’ufficio postale e il supermercato erano pieni di gente tra l’altro stremata e troppo nervosa per stare attenta a mantenere le distanze utopiche di un metro e mezzo. Penso che chiunque possa verificare che questo è davvero ciò che accade in molti luoghi pubblici dove il troppo vuoto si alterna e convive con il troppo pieno, nel momento in cui è possibile fare quello che si farebbe molto più saggiamente se fosse “sempre” possibile farlo. Mi sembra evidente che un reale distanziamento utile a contenere il contagio si otterrebbe di più “ampliando” gli orari di svolgimento delle attività civili e al tempo stesso mantenendo in essere la vitalità economica e sociale benefica alla salute e al sistema immunitario di un complesso di individui. Questa è la mia tesi che ho il diritto costituzionale DEMOCRATICO di esporre da libero pensatore e cittadino. Ci sono regole imposte da chi al momento guida la cosa pubblica ma non ho ancora avuto il beneficio di poter esaminare analiticamente le motivazioni e i termini della tesi opposta e imposta, che sostiene la necessità di chiusure e aperture limitate nel tempo e nello spazio, producendo inevitabilmente l’effetto “ciotola” a intermittenza, disposizioni decise con la pretesa di arginare la diffusione del contagio e non con la ragione, perché la ragione deve essere validata da evidenze che in questa situazione sono davvero carenti.

Ennio Romano Forina

La Notte dei Fuochi Fatui

Questa è la notte in cui, nell’apoteosi dell’egoismo supremo, il nulla si riempie del nulla.
Nell’aria violata dal fragore delle esplosioni, si accende l’esaltazione ed il parossismo di una allegria tanto prepotente e brutale quanto fittizia, effimera e vana che non rispetta la sacralità della notte e dei firmamenti ormai banditi dai cieli, né il diritto al giusto riposo di quella parte di mondo vivente sempre più esigua stremata dall’impatto umano, già privata ovunque del necessario e confortante suono del silenzio,
che oltre agli infiniti oltraggi e abusi è costretta anche a subire i devastanti effetti di queste noncuranti celebrazioni festose.
E non importa se questa gioia artificiale imposta, turbi, offenda e uccida con la sua letale indifferenza.
L’umanità ama e odia solo sé stessa, mentre disprezza tutto il resto e per volontà, insensibile ignoranza o sadica licenza, distrugge e uccide sempre tutto ciò che vuole disprezzare.
Ennio Romano Forina

Il Teorema della Paura Tiranna

Io temo quello stato di cose dove la libera ragione viene sconfitta dall’impero della paura che impone la sua unica verità come fosse un inconfutabile dogma. La scienza umana, come tutte le attività del pensiero umano, non è infallibile e non è assoluta pur avendo compiuto progressi mirabili. La conoscenza e l’intuizione delle cose deriva spesso dall’osservazione, dall’imitazione e dall’uso di quanto già avevano scoperto altre forme di intelligenza viventi, come le ingegnose e affascinanti invenzioni e realizzazioni biochimiche delle piante, che dovrebbero suggerire un’attitudine meno presuntuosa della conoscenza umana e una maggiore disposizione alla dialettica di tesi scientifiche opposte senza che alcune prevalgano sulle altre in ragione della forza che le sostiene e non della ragione stessa.Questo è quello che ho sempre pensato nel voler percorrere i sentieri della conoscenza che, spesso sconfinano nel dogmatismo nel momento in cui trovano risposte convenienti piuttosto che vere e che escludono tutte le altre che non lo sono. La vera scienza è quella che non si basa sugli assoluti ma cerca evidenze e infinite conferme in grado di indicare il cammino più giusto. Ennio Romano Forina

Pecore Nere

Quello che non può essere reso obbligatorio, può diventare un dogma, e i dogmi, da sempre, producono due effetti: la paura generalizzata e l’obbligo che è la conseguenza della paura collettiva.
Ma si sa, la fede non sarebbe fede, se non fosse priva di domande e avara di adeguate risposte.
Non siamo più quindi, nelle mani di Dio, siamo nelle mani della Scienza, e delle sue molteplici e contrastanti voci, una scienza che non ha nemmeno saputo prevedere né voluto impedire forse, quello che adesso sta cercando in gran fretta di curare, oppure di chi sa usare la Scienza che quasi sempre è stata al servizio dei potenti e da questi abilmente usata come uno strumento di potere, di dissuasione e di oppressione, di dominazione, come del resto è stato da millenni e tutt’ora è sfruttando i miti delle religioni.
Che la nuova piaga sia derivata dalle zoonosi, dalle intrinseche capacità dei virus di modificarsi e passare da specie animali all’animale umano, o che sia sfuggita accidentalmente dai laboratori di ricerca
(ove le motivazioni e i percorsi delle ricerche sono una tra le più oscure e nebulose attività umane),
il dato ultimo è che sia sempre un prodotto dell’intervento umano disarmonizzante sugli elementi e gli equilibri che si sono formati in milioni di anni, seguendo percorsi evolutivi positivi e armonici per tutto il sistema vivente e non a favore di una singola specie.
Certo, non vi è dubbio che da queste ricerche derivino importanti scoperte e realizzazioni, che hanno reso migliori le condizioni della vita umana, ma questo è proprio il punto debole del pensiero e delle motivazioni deboli e malevoli; cioè che la ricerca scientifica umana si occupa quasi totalmente di migliorare e salvaguardare le condizioni esistenziali di sé stessa nell’ambito di un egoismo supremo e ottuso mistificato dall’etica nefasta della superiorità di specie, così come nefasta è da sempre l’idea della superiorità di razza.
Ed anche quando si attiva per salvaguardare e aver cura di specie minori lo fa sempre in una ottica egoistica, al grido di: “Salvare l’ambiente! Salvare il clima per il nostro futuro e quello dei nostri figli!”.
Mentre assistiamo quasi impotenti, che sull’altare di questa fede, vengono spente tutte le contrastanti tesi.
È il caso di dire: che la Scienza ce la mandi buona.
Ennio Romano Forina.

Anima e Sangue Verdi

I PATIBOLI DEGLI ALBERI

Anche quest’anno, al centro di quasi tutte le capitali del mondo ci saranno alberi agonizzanti strappati alle loro dimore  che avevano vivificato con la loro presenza e le loro benefiche capacità ricoperti di stupide luci e addobbi che dovrebbero infondere gioia mentre nascondono la sofferenza silenziosa di una vita che muore.Così anche quest’anno, al centro del grande abbraccio del colonnato della piazza di S. Pietro, ci saranno altre due colonne, di forma e materie diverse, ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue strappate a un mondo lontano e ambedue senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì e ne aveva tanta.
Era una vita ricca di sensazioni che offriva profumi inebrianti nell’aria circostante, arricchiva il suolo e nutriva di prezioso ossigeno l’aria, era un sicuro riparo e forniva cibo a molti altri esseri viventi specialmente nella stagione invernale. Passeri e altri uccelli sostavano fra i rami e alcuni l’avevano sicuramente anche scelta come dimora. Era una vita che contribuiva a purificare l’atmosfera di questo pianeta soffocato dai gas venefici provenienti dalle molteplici attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno metabolizzare, rendere innocue scomponendole e trasformare in energia per gli organismi, nella loro immensa intelligenza, che è la ragione per cui questo pianeta è racchiuso in un involucro di preziosa atmosfera che rende possibile l’esistenza di tutto il mondo vivente.
Intelligenza, sì non è un caso che questo pianeta sia avvolto da un azzurro manto che lo protegge dai raggi cosmici senza che gli ingrati bipedi umani, sedicenti “evoluti,” si rendano conto nemmeno adesso, di quanta gratitudine debbano all’intelligenza delle piante in generale e agli alberi in particolare, mentre la specie umana ancora oggi, nonostante il progresso tecnologico e scientifico continua a sacrificare esseri viventi per celebrare  tradizioni insulse negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi, primitivi e incolti celebravano le loro. Se consideriamo bene la struttura di una pianta, meglio ancora di un albero possiamo trovare una sorprendente analogia alla struttura di questo pianeta vivente, infatti un  albero è costituito da tre parti evidenti allo sguardo, un tronco una chioma di foglie e delle radici. Ma anche il tronco è costituito da parti diverse, vediamo la corteccia, come un involucro protettivo di una sottile membrana al di sotto di essa che avvolge tutto il tronco ed è la parte sensibile dell’albero che comunica con l’esterno, che vede con occhi diversi e sente con sensi diversi, poi, all’interno del tronco tra gli strati lignei che di anno in anno determinano la crescita in volume e in altezza, i vasi del sangue della pianta la linfa ricavata dall’incessante lavoro di assorbimento di sostanze nutritive e acqua dal terreno. La sottile membrana sotto la corteccia sono i sensi principali della pianta, il suo cervello pensante la cui intelligenza è stata disconosciuta e disprezzata e in realtà lo è tuttora, salvo le nuove consapevolezze ed evidenze, che però non influiscono sui nostri abusi, sappiamo che non sono solo legno e foglie ma ci comportiamo lo stesso come se fossero cose, consapevolezze per lo più relegate ad una parte di mondo scientifico, ma ancora quasi del tutto ignorate e disprezzate tuttora dalla coscienza collettiva, tasche per la maggior parte di individui le piante vegetano crescono e si sviluppano in base ad automatismi biologici privi di una intelligenza e sensibilità simile alla nostra. 
Dove la mente umana fallisce miseramente, non è tanto nella conoscenza delle cose, ma nell’elaborazione e nell’uso perverso che fa delle consapevolezze e delle evidenze acquisite durante il percorso storico – evolutivo, e di fatto, mentre si proietta in avanti realizzando tecnologie sempre più complesse e potenti, sul piano etico dimostra di sguazzare ancora nelle paludi nebbiose e ottuse dei primordi.
Ogni individuo di questa era è in grado di comprendere (se vuole, se si sforza), che tutto ciò che nasce, cresce e vive, lo fa intelligentemente e sensibilmente per le stesse ragioni, gli stessi sentimenti, seguendo gli stessi impulsi che muovono le “nostre” azioni e motivano le nostre esistenze ed i “nostri” sentimenti. Tuttavia, nonostante la attuale, maggiore consapevolezza di tutto ciò che è palese ed innegabile, noi ci comportiamo ancora con le forme di vita come se fossero sassi, delle semplici cose. Dalle famiglie e dalle istituzioni scolastiche non arriva nessuna indicazione , nessun insegnamento per sfatare i miti e i preconcetti che hanno un effetto devastante sul rapporto individuale e collettivo dell’umano con il fenomeno vitale che chiamiamo Natura. Quindi, delle due l’una: o la comprensione della mente umana è solo apparente e si ferma da sempre nella semplice constatazione di causa ed effetto, senza minimamente comprendere l’essenza e la ragione delle cose, oppure è talmente malvagia e distruttiva che non ha mai voluto generare nessun freno etico, che impedisca di fare del male al resto del mondo vivente. Io penso che siano vere ambedue le cose. Questo denota che la conoscenza, la consapevolezza anche del mondo scientifico, delle menti intellettuali, delle religioni e delle culture in genere è ancora basata su presupposti di falsità e menzogne che vengono propinate alle nuove generazioni confermando la nefasta dicotomia umano – natura che è proprio alla base di tutte le azioni distruttive umane subite dal mondo vivente, dalle altre forme di vita. 
È evidente che il genere umano stia ancora proseguendo nel suo delirio di egoismo ed onnipotenza seguendo la legge della clava, appena attenuata e controllata dalle leggi punitive e coercitive, che servono come argine agli eccessi agli abusi individuali, ma sono disegnate e agiscono sempre nell’ambito dell’egoismo di specie e non in quello dell’etica universale. 
Se un ideale tribunale cosmico chiamasse un giorno a giudizio la specie umana, non vi sarebbero attenuanti per giustificare i suoi delitti e mitigare una inevitabile condanna. Io penso che quel tribunale esista.
Questa concezione comune fa sì che il genere umano possa disporre della vita delle piante come meglio aggrada senza che vi siano insegnamenti e leggi in nessun paese che considerino l’abbattimento degli alberi in quanto esseri viventi intelligenti e senzienti come un delitto, ma solo semmai in termini di opportunità egoistica volta al benessere umano e non a quello di un singolo albero come soggetto ma ad una popolazione di alberi da sfruttare per la produzione di ossigeno e come risorse. Coloro che gridano alla  salvezza delle foreste non lo fanno per il rispetto dovuto ad una forma di vita senziente e intelligente ma per conservare un “ambiente” schiavo delle nostre necessità dei nostri costumi e dei nostri vizi.Ebbene, fatta questa premessa, se consideriamo la struttura di questo pianeta vivente di cui siamo parte, possiamo renderci conto che è fatto come un albero e vive come vive un albero. L’atmosfera che lo circonda è la sua corteccia protettiva, il sottile strato di troposfera, ove si generano e si svolgono le principali forme di vita equivale alla membrana pensante dell’albero situata tra la corteccia e gli anelli lignei, i tubuli della linfa che risale dalle radici arricchita di sostanze nutritive e che si mischiano a quelle generate dalle foglie che interagiscono con la luce del sole sono i fiumi e le acque degli oceani del pianeta che raccolgono le stesse sostanze dal suolo arricchito dai processi metabolici delle piante, da tutto quello che muore e rivive sotto forma di fecondo nutrimento per i processi vitali del grande corpo del pianeta, infine, le rocce sono la parte lignea l’ossatura portante che consente lo sviluppo della vita sopra la superficie dei mari. MA questa analogia è …poiché se il pianeta è vivo e culla di vita lo è per l’azione delle piante che lo hanno reso vivo così come esse sono vive, in altre parole a loro stessa immagine e somiglianza.
Nonostante queste evidenze, cosa facciamo noi di intelligente nel mondo e specificamente in questo paese? Non solo manteniamo in essere le nostre tradizioni brutali che implicano il sacrificio di un immane numero di esseri viventi, non basta; introduciamo anche le tradizioni truci e crudeli di altre culture nel nome di una falsa fratellanza dei popoli, fatte scontare come sempre sugli animali innocenti che le leggi umane rendono quasi ovunque indifendibili.
I massacri tradizionali di altre culture si sovrappongono sempre di più ai nostri e per una distorta interpretazione del rispetto culturale noi le accettiamo tutte. Quindi per non offendere gli orientali, dovremmo lasciare che anche qui cani e gatti siano scuoiati e bolliti vivi? Che gli animali delle fattorie possano essere torturati anche con fiamme ossidriche per arricchire le carni con l’adrenalina generata dal terrore, dalla sofferenza della tortura, che secondo le loro culture farebbe miracoli alla loro vita sessuale o a qualche altra funzione organica?
Costruiremo anche noi arene per consentire lo spettacolo infame delle corride? Siamo nella civile, comune Europa, ci potrebbero chiedere anche questo dopo le misure standard delle cozze e delle zucchine. Ogni tanto qualche pubblico censore del political correct, salta fuori con la geniale osservazione che anche da noi si uccidono gli agnelli, i maiali, le mucche e persino i cavalli e dal suo pulpito ci insegna che non c’è differenza tra un maiale e un gatto, tra un cane e una mucca o una gallina, pensando di aver battuto la nostra compassione con questa emblematica espressione del pensiero corto, e dunque per costoro quale sarebbe la logica conseguenza? Come dire ad un accanito fumatore di non preoccuparsi, poiché si respirano ovunque così tante sostanze inquinanti che tanto vale che lui fumi tutte le sigarette che vuole. Sappiamo che un fumatore rischierebbe molte volte in più un cancro ai polmoni, ma aumentare in una società civile la quantità e la “qualità” dei massacri rituali offerti alle varie divinità e al “dio” universale del profitto, provocherebbe sopratutto il cancro dell’anima che è molto peggio. Dovremmo rendere lecito ucciderli tutti, mangiarli tutti e raddoppiare, triplicare i massacri permettendo i metodi peggiori, solo per essere rispettosi dei vari costumi e tradizioni, come l’imposizione di togliere i simboli di croci della storia di questa penisola che nel bene e nel male comunque è nostra cultura e ci appartiene?
Dunque, anche questa volta un albero in più, nel nome della fratellanza dei popoli e delle religioni è stato sacrificato, nel momento in cui scrivevo questo testo quel magnifico gigante era ancora immerso nella sua silenziosa sofferenza, nella sua agonia occultata dagli addobbi e dalle luci che accecano gli occhi estasiati di bimbi, ai quali si insegna la menzogna o niente, in modo che anch’essi da adulti, non saranno mai in grado di prendere le giuste decisioni, ma agiranno esattamente come i loro genitori e progenitori, ripetendo gli stessi errori della realtà ottusa e fittizia che abbiamo per noi e loro costruito. In più, oltre ai tanti abeti che vengono fatti nascere per essere uccisi, non per produrre gioia ma profitti, per una distorta concezione di felicità e sacralità. L’ “esecuzione” finale anche di questa nobile vita, sigillata nel fuoco che poi consumerà il suo corpo fatto a pezzi, nei vari forni, non è diversa dal rogo di un’altra piazza, in un altro tempo non lontano. Allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di un essere vivente e senziente, sacrificato nel rogo di una tradizione peraltro aliena.
Le puerili e insulse dichiarazioni provenienti dai media, che giustificano allegramente l’uccisione dell’albero con la semina compensativa di altri alberi, (anch’essi in gran parte da sacrificare) aggiungono al danno e alle ferite le beffe, se anche non si riesce a capire che continuando a volere un albero vero ad ogni natale si causerà l’allevamento forzato di queste vittime predestinate al sacrificio. Noi parliamo di vite, loro parlano di prodotti e di legname “ecologico”, che vuol dire ecologico come se un padre assassino che volesse uccidere i propri figli dicesse: Tanto li ho fatti nascere io”. Non riconoscere il diritto di vivere di quest’albero come essere senziente, significa essere totalmente immersi nel buio della ragione, oltre a quello dell’anima.
Tuttavia, non abbiamo ancora finito di sacrificare animali ai variegati Olimpi e divinità, non ultima quella del profitto, così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire, assisteremo ad ulteriori sacrifici di questi giganti verdi, in quasi tutte le città del mondo, piccole o grandi che siano. E quest’altro ennesima prepotente rapina di una vita, estirpata da qualche parte delle montagne alpine per finire come tante altre nelle piazze di molte città italiane e persino in quella piazza che non avrebbe bisogno di introdurre una tradizione pagana, che nulla ha a che vedere con il significato profondo del vero Natale cristiano, condannandolo ad una vera e propria via crucis per un essere vivente che viene reciso brutalmente dalle sue radici, iniziando così una lenta agonia in tutte le sue “stazioni” fino a raggiungere il suo Golgota, dove l’agonia avrà fine senza che il sole si oscuri e il monito di una tempesta improvvisa cali sulle festanti folle, per ricordare che anche un abete è un figlio di quel dio in cui si crede e che comunque, vero o presunto che sia, di sicuro non richiederebbe un tale simile sacrificio inutile e perverso.
Un dio è un dio se crea non se distrugge, e perché mai avrebbe dato una tale meravigliosa e generosa vita a un essere per farlo marcire su un patibolo ammantato di mistificata gioia festiva, e ferito, con il suo sangue verde che trasuda dai tagli e dalle offese del trasporto, umiliato e soffocato dai decori luccicanti, diventa solo un triste simulacro morente coperto dai fuochi fatui delle luci che celano l’agonia del suo nobile corpo e di quelli che sono i suoi polmoni: le foglie, che durante tutto il trasporto e la collocazione in situ, hanno cercato disperatamente e invano di dialogare come prima con le radici senza trovare risposta, perse per sempre.
Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza, si continua a trattarle come se questo non importasse nulla, tanto non gridano come gridiamo noi, quando le spezziamo e le menomiamo. Non gridano? Nemmeno noi grideremmo senza corde vocali, soffriremmo dunque meno alle torture per non gridare come fanno gli ipocriti carnefici delle vivisezioni?
E lo stesso genere umano, che pretende da vari pulpiti di voler proteggere la Natura e l’ambiente che ritiene gli appartengano, non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra. E persino i nuovi celebrati e ossequiati tribuni della salvezza climatica, usano ancora pervicacemente come grido di battaglia quel grido di morte che è la causa principale del disastro ambientale. “ Vogliamo che i governi salvino il NOSTRO pianeta, per salvare il NOSTRO futuro”. Non hai capito nulla, ragazzina del nord, proprio perché da sempre pensiamo che il pianeta e tutto ciò che in esso vive sia “nostro” che è ridotto così, mentre le cose cambierebbero se avessimo la volontà tutti di porre dei limiti alle nostre ambizioni. I governi sono l’espressione dei popoli, sono il frutto del terreno di coltura e non si cambia il frutto se non si cambia prima il terreno in cui la pianta cresce. Sono prima i popoli che non vogliono imparare dalle proprie scelte nefaste.
L’ipocrisia che nasconde il delitto lo giustifica con l’insulto finale del riutilizzo “ecologico” dei tronchi, vale a dire legna da ardere. Come ci riempie di conforto! Togliamo a un albero vivo il diritto di continuare a vivere, ma va bene, perché ne piantiamo altri 40. È esattamente il ragionamento che giustificava i sacrifici umani e di animali nella storia della civiltà umana, sacrificare la vita di alcuni, per garantirsi la benevolenza e i favori del dio di turno, Cambiato qualcosa? E qual’è il dio attuale così potente e munifico da giustificare uno o più sacrifici? Io lo so e penso lo sappia anche chi ha avuto interesse a leggere fin qui.
L’albero che per ora si staglia al fianco dell’albero di pietra, è stato sacrificato non alla vera gioia festiva, ma all’altare dell’ignoranza, all’interpretazione arbitraria e distorta del concetto di felicità e sacralità. Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo comparsi su questo pianeta se non fosse stato per i plancton vegetali, né mai dalle distese dei mari saremmo approdati sulla terraferma senza di loro. Le studiamo per carpirne i segreti, tutte le meravigliose invenzioni che hanno realizzato da miliardi di anni, le loro funzioni e le innumerevoli sostanze che esse hanno saputo sintetizzare per la loro sussistenza (senza aver frequentato corsi universitari e laboratori), per la loro diffusione e per l’interazione simbiotica con le altre forme di vita animale. Invece ancora adesso pensiamo agli alberi più che altro come delle “cose” mutevoli ma poco più che sassi e rocce che producono semi, – erroneamente perché quelli che chiamiamo semi sono embrioni – e frutti e che lasciano cadere le foglie in autunno come se seguissero processi automatici, che sbrigativamente e superficialmente definiamo “naturali”, dando a questo termine il più grossolano e superficiale significato e ancora oggi come sempre, nonostante le evidenze scientifiche, quando basterebbero anche solo quelle intuitive, se si fosse in grado di pensare, si crede che siano forme di vita inferiori e non pensanti e comunque suddite della vita umana.
Siamo immersi nella più profonda e ottusa ignoranza, senza riuscire minimamente a immaginare che cosa significhi per una pianta vivere e interagire non solo con l’ambiente circostante, ma con il cosmo, noi che ci reputiamo intelligenze superiori, noi che ci esponiamo ai raggi del sole seminudi sulla spiagge estive con i nostri pensieri corti, focalizzati sulle nostre banalità culturali, come far bella figura al ritorno delle vacanze con una bella abbronzatura, ma per il resto, pensiamo che il sole, fonte di luce o calore per noi non fa differenza, basta che dia luce. Noi, non i nostri organismi, che sono il più delle volte più intelligenti del nostro “superiore” cervello “sapiens,” cercano la luce del sole perché sanno decifrarla e impiegarla. Le piante fanno anche di meglio, sono altruiste, non pensano solo a loro, hanno costruito le condizioni perché la vita organica potesse colonizzare mare, terra e cielo. Non riusciamo a immaginare che le piante, oltre a “pensare” in modo del tutto autonomo, sono anche in grado di comunicare e di percepire molte più cose veramente essenziali di noi e di quante noi possiamo immaginare.
Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità, a cui offrire sacrifici tanto sanguinari e crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia in zuccheri carburanti per la vita comune, con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili e pervicaci divinità di molte culture umane, così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire, saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi, spezzato, umiliato, soffocato dai decori luccicanti festivi, e condannato come tanti suoi simili più giovani ad una lenta agonia in cui il loro inascoltato gemito di morte si spegnerà fra le luci, le risate e gli abbracci delle festanti famiglie umane o delle loro truculenti cene e pranzi festivi. Queste splendide colonne di vita emanavano la vera gioia quando erano vive, nei luoghi in cui erano nate, fra le pendici montane, con il loro respiro, i loro colori i loro profumi ed poi ricoperte di luci fatue nascondono a malapena la decomposizione mentre sono lasciate ad avvizzire come un triste simulacro di falsa felicità. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza , la conoscenza scientifica le evidenze di tutto lo scibile di cui disponiamo, della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza continuiamo a considerare le piante come in secoli e millenni di storia umana incolta del passato, e per questo il genere umano è doppiamente colpevole.
Senza contare che perseverare in queste forme culturali di uso indiscriminato delle forme di vita, significa insegnare ai piccoli della specie umana a disprezzarle, invece che ad amarle e non serve poi gridare “Natura, Natura” mentre la si distrugge nelle nostre stesse case, per la nostra proterva ignoranza. E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere l’ambiente che pensa di possedere, non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, nemmeno in quei comportamenti abituali, nella mania di tagliare i loro rami non appena siano sviluppati, privandole dei loro polmoni, e in tutti quei gesti apparentemente innocui, ma offensivi che ogni umano piccolo o grande, rivolge verso le piante in genere, come strappare i rami solo per noia e per impulso, rivelando di non aver assimilato affatto la cognizione che una pianta è un animale e che se produce rami e foglie non lo fa per il sollazzo dei bimbi ma per vivere la sua vita, e se non insegniamo nostri infanti di avere rispetto del ramoscello, dell’arbusto o del piccolo albero, non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.
La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia. Se si trovasse un arbusto su Marte o sulla Luna grideremmo al miracolo e lo chiameremmo “vita” e faremmo di tutto per proteggerlo, ma qui, sulla terra lo chiamiamo “cosa”, questo vuol dire anche che imparare e ritenere cognizioni senza capire il loro significato sostanziale equivale a non sapere nulla.
Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove, si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli di giganti verdi che avranno subito la stessa sorte in milioni di case, ovunque nel mondo, in un atroce farsa di sangue verde. Essere nati o fatti nascere solo per essere torturati e agonizzanti in due settimane di falsa allegria. Come si può pensare, se si ha la capacità di intendere, che un albero mutilato dalle radici, possa portare la vera gioia che manca negli spiriti nelle case umane abitate da esseri che non sanno distinguere ciò che è vivo da ciò che non ha vita propria, potrebbe significare che i veri morti sono tutti coloro che, pur essendo consapevoli, continuano pervicacemente a celebrare una festa della vita che nasce intorno ad una vita che muore mentre ancora anela quella luce solare e quell’acqua piovana che aveva conosciuto nascendo e che gli aveva dato l’illusione del luminoso futuro che gli spettava di diritto. Natale significherebbe Nascita, non morte. Abbiamo pianto per gli incendi che hanno devastato grandi aree di ecosistemi, vale a dire vita vegetale e animale, abbiamo pianto per le tempeste e le trombe d’aria che hanno abbattuto alberi e causato devastazioni, piangiamo o fingiamo di piangere per le foreste tropicali che vengono metodicamente distrutte e piangiamo per i cambiamenti climatici, che sono sicuramente favoriti dall’ingombrante presenza della specie umana su questo pianeta, ma non piangiamo mai per il continuo martirio e massacro di alberi sacrificati alla celebrazione di tradizioni che andrebbero meglio decifrate e vissute per la loro sostanza più che per la forma. La mancanza di sensibilità impedisce la percezione corretta della realtà e induce a commettere errori ed infamie di cui non vogliamo renderci conto da sempre…ma una volta acquisita la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni perché non agiamo in modo conforme, evitando scelte consapevoli del dolore e del danno che con esse causiamo ad altri esseri viventi? E di queste scelte, siamo “tutti” in un modo o nell’altro, stati o continuiamo ad essere, consapevolmente colpevoli. Fosse anche solo per convenienza, poiché abbiamo bisogno degli alberi letteralmente come dell’aria che respiriamo, invece abbattiamo giganti generosi di vita per trascinarli agonizzanti nella gogna delle piazze delle città tra la folla festante volutamente indifferente alla loro triste sorte e ingiusta fine. Quale senso di gioia può trasmettere una vita che si spegne lentamente tra gli edifici e il traffico o nei saloni delle nostre case? È solo il modo distorto e confuso in cui ci ostiniamo a respingere le evidenze, che ci porta non solo a perpetuare ma ad esaltare i nostri comportamenti più superficiali e deleteri se non perversi. Le piazze cittadine esprimerebbero più felicità con dei semplici addobbi di luci, utilizzando le nostre capacità di simulare artificialmente i simboli di vita, con dei semplici surrogati senza sacrifici crudeli e inutili…che sia rosso e si chiami sangue, o verde e si chiami linfa, il fluido che scorre vuol dire morte…gli aghi degli abeti morenti che cadono sono i rantoli della lunga agonia che sono condannati a subire nelle case umane.
Come ho detto altrove, la vita si difende e si rispetta partendo dalle sue forme più minute e apparentemente insignificanti. Se si vuole salvare la foresta, si deve rispettare il singolo albero e la singola pianta, poiché la vita vegetale sa meglio di noi distribuirsi e interagire con il resto dell’ambiente e non ha certo bisogno del nostro spesso improvvido e incompetente intervento, che di solito arreca più danni e condizioni di pericolo futuro che vantaggi, come fanno molte potature spesso sbagliate, adempio quelle di pini ad ombrello la cui chioma viene continuamente privata dei rami partendo dal basso in modo che l’albero capisce che deve sollevarla per evitare che il “predatore ” di rami mangi tutta la sua chioma e cresce in altezza come le sequoie dello Yellowstone che divennero gigantesche per fuggire alle fauci dei dinosauri che in quelle zone abbondavano. Ma crescendo in altezza il baricentri si sposta in alto rendendo l’albero più esposto ai colpi di vento e ovviamente più instabile anche essendo privato dei rami bassi come bilanciere simile a quelli usati dai trapezisti per mantenere l’equilibrio e infine, le radici sono proporzionali alla chioma perché interagiscono con la chioma pompano tanta acqua quanta ne serve alla chioma e devono fare uno sforzo maggiore per raggiungerla essendo elevata e più lontana, ma non è finita qui, nelle aree cittadine dove il terreno su cui questi alberi (pochi) ancora si trovano, è sempre ricoperto di asfalto o lastricati che impedisce alle radici di respirare e al terreno di arricchirsi delle sostanze rilasciate dalle foglie che cadono, quindi si sollevano per rompere la soffocante coltre di asfalto. Per tutta queste condizioni, “colpevolmente” causate dall’intervento umano; che sorpresa! Spesso i pini cadono in testa alle persone, con o senza la minima folata di vento e distruggono anche i nostri preziosi veicoli.
Quell’albero che è stato ammirato nel Natale appena passato, avrebbe invece dovuto restare fra i pendii di un monte o tra i suoi fratelli dei boschi, a dipingere le pianure di verde, a profumare l’aria delle valli, a offrirsi come dimora per gli uccelli o almeno in un parco cittadino, per attenuare lo squallore delle prigioni di cemento che chiamiamo case. Questo non doveva essere il suo destino, non era nato per questo, né per essere torturato dalla gloria degli orpelli luminescenti festivi che dispensano felicità illusoria come una droga ottica, da aggiungere alla droga delle abbuffate fatte per soddisfare orgasmi organolettici e non per nutrirsi. Tutte cose che non hanno vita, come quella vita che è, era nelle sue foglie e se fosse rimasto nella terra e nell’aria sarebbe stata vita donata a noi anche e che invece lentamente si spegne nello scempio di un bidone della spazzatura in cui non solo il suo corpo si disgrega, ma anche la nostra etica, la nostra coscienza, la sensibilità e finanche la nostra migliore ragione.
In natura, quest’albero sarebbe stato un gigante di sensazioni vitali, mentre nelle nostre case è solo un attaccapanni delle nostre più artefatte illusioni, ma preferiamo godere della loro morte che della loro vita, di quella piena vita che possono offrire per il solo fatto di esistere. Tale è l’insana sostanza della nostra mente e le limitate pulsazioni dei nostri cuori. Se la sacralità delle tradizioni pretende il sacrificio di esseri viventi non può esservi vera gioia né vero amore in esse, solo l’oblio del Giusto e della Compassione. Gli alberi che dovrebbero celebrare tradizioni di altre latitudini ci offrono solo lo spettacolo della loro agonia nelle case e nelle piazze e cosa c’è di più paradossale e folle che celebrare la gioia e il calore della vita uccidendo la vita stessa?
Ed è per questo che il cambiamento climatico è ormai inarrestabile, al pari della nostra inamovibile volontà di non cambiare la nostra mente.
Ennio Romano Forina Dicembre 2018 – Maggio 2020
Un albero ucciso è morto. Cronaca del Natale 201
Questa appendice è rivolta a tutti i livelli di comunicazione, anche quelli internazionali insieme a buona parte del popolo di Roma che si erano divertiti a dileggiare la morte di un albero con un sarcasmo tanto idiota quanto abbietto, un sadismo puerile e ancora continuano a farlo anche in questo difficile evento consumistico e religioso denominato “Natale” e che ancora stanno usando l’appellativo di “Spelacchio”.  In questo divertimento squallido, essi non insultano soltanto la sofferenza e la fine ingiusta di un essere vivente, ma anche l’intelligenza e la sensibilità di chi invece sa vedere la morte, non solo quella dell’albero, ma anche la morte della intelligenza sensibile e del pensiero profondo.Un essere vivente, un abete, muore anzitempo e ci si preoccupa sopratutto della brutta figura, della sua apparenza, mentre dai loculi pubblici dei “social”, spuntano come funghi tutte gli zombi insensibili, senza compassione né anima, facendo a gara per ricoprire con lazzi e sarcasmi vomitevoli e impietosi quella nobile vita, nell’ultima fase della sua agonia. Fingendo di scandalizzarsi, anche o solo per lo spreco di denaro impiegato per avere e per trasportare un cadavere “in fieri” e peggio ancora, preoccupandosi che la sua agonia non sia durata abbastanza a lungo per far gioire il popolo divoratore di “feste”.Questo è il progresso etico, la consapevolezza del valore della vita esistente? Ripianteranno 10, 100, 10.000 alberi? E che differenza fa? Dove sono i princìpi dei cambiamenti, i segni di evoluzione della mente e dei comportamenti? Quest’albero era stato ucciso comunque. Popolo stolto, che irridi alla morte altrui, se non sai sentire la morte degli altri, sei tu che non sei affatto vivo! – Era sacrificato per niente in ogni caso, anche se fosse riuscito a dare una illusione di vitalità mentre si decomponeva lentamente. Dunque dobbiamo invidiare tutti gli altri cadaveri decorati sparsi nelle piazze e nelle case del mondo perché hanno solo impiegato più tempo a decomporsi? Questa per me non è festa, ma una dolorosa constatazione che niente è cambiato e niente cambierà finché la mente umana resterà sempre ottusa a raccontarsi le stesse vere storie di orrore travestite da false favole. Possibile che questo stupido mondo umano, non sappia che la gioia e la morte non possono coesistere? Alberi di Natale e bestie da macello; è la stessa cosa, il fatto è che non esistono bestie e alberi da macello. Esistono animali e alberi e VERITA’ da noi bestialmente macellate.

Ennio Romano Forina 2017/2020

Il Fallimento della Mente

Dove la mente umana fallisce miseramente, non è tanto nella conoscenza delle cose, ma nell’elaborazione e nel cattivo uso che fa delle consapevolezze e delle evidenze acquisite durante il percorso storico- evolutivo, e di fatto, mentre si proietta in avanti realizzando tecnologie sempre più complesse e potenti, sul piano etico rimane a sguazzare nelle paludi nebbiose ed ottuse dei primordi. Ogni individuo di questa era è in grado di capire che tutto ciò che nasce, cresce e vive, lo fa intelligentemente e sensibilmente, per le stesse ragioni, gli stessi sentimenti e seguendo gli stessi impulsi che muovono le “nostre” azioni e motivano le nostre esistenze e i “nostri” sentimenti. Tuttavia, nonostante l’attuale, maggiore consapevolezza di tutto ciò che è palese ed innegabile, noi ci comportiamo ancora con le forme di vita come se fossero sassi, delle semplici cose.
Delle due l’una: o la comprensione della mente umana è solo apparente e si ferma da sempre nella semplice constatazione di causa ed effetto, senza minimamente comprendere l’essenza e la ragione delle cose, oppure è talmente malvagia e distruttiva che non ha mai voluto generare nessun freno etico, che impedisca di fare del male al resto del mondo vivente. Io penso che siano vere ambedue le cose. È evidente che il genere umano stia ancora proseguendo nel suo delirio di egoismo ed onnipotenza seguendo la legge della clava, appena attenuata e controllata dalle leggi punitive e coercitive, che servono come argine agli eccessi agli abusi individuali, ma sono disegnate e agiscono sempre nell’ambito dell’egoismo di specie e non in quello dell’etica universale. Se un ideale tribunale cosmico chiamasse un giorno a giudizio la specie umana, non vi sarebbero attenuanti per giustificare i suoi delitti e mitigare l’inevitabile condanna. Io penso che quel tribunale esista.

Ennio Romano Forina

Giornata Contro l’Oppressione e la Violenza Sulle Donne…

ON  BY ENNIO FORINAIN NOTES OF A TRAVELER OF THE MIND

La litania verbale continua a ripetersi ancora in questo giorno, con vuote espressioni retoriche che echeggiano nell’agorà del pensiero debole.

Gli uomini, cioè gli individui di sesso maschile, sono da sempre in conflitto tra loro, individualmente e collettivamente, aggregandosi in gruppi, branchi, tribù, popoli, nazioni, generando innumerevoli conflitti di potere e di rapina e alternativamente sono stati tanto massacratori quanto vittime nel corso di innumerevoli guerre, di lotte interne e rivoluzioni di vario genere per la supremazia, il dominio e lo sfruttamento di ricchezze o di risorse naturali…ma su una cosa sono sempre stati d’accordo …nel sottomettere il genere femminile, in qualsiasi epoca e luogo, facendo subire alle donne la sorte di vittime perenni ed esercitando gradi e livelli diversi di oppressione brutale o mascherata da ragioni fittizie di falsa protezione.
Tutti i popoli hanno fatto subire alle donne una condizione subalterna, che va dall’esclusione parziale o totale dei fondamentali diritti sociali, al vero e proprio schiavismo; tutt’ora in essere nella gran parte della realtà umana. Questa concezione del mondo al “maschile”, variegata secondo i luoghi e le culture, ma sostanzialmente omogenea, deve essere cambiata nelle menti deboli e ottuse dei maschi ma anche delle stesse donne, iniziando dalle culle, insegnando ai figli maschi il concetto di eguaglianza e il principio di libertà, che esclude tassativamente il POSSESSO di un’altra persona e sopratutto a far comprendere e rispettare il significato dell’avverbio di negazione “NO”…Sono le madri e i padri e le stesse istituzioni, a dover provvedere che questi concetti siano ben assimilati come princìpi fondamentali stabilendo chiaramente i confini della libertà individuale di ciascuno e il rispetto dell’indipendenza fisica e mentale di chiunque altro. Spesso, le madri di figli maschi che hanno commesso violenze e delitti nei confronti delle loro fidanzate, compagne e mogli, si esprimono come per scagionarsi, con la classica frase : “Io a mio figlio ho dato tutto …non gli ho mai rifiutato niente!” È proprio quello il problema: ai figli maschi si deve dare amore e protezione, ma anche direzione e correzione quando serve, e non si deve indulgere su ogni loro richiesta solo perché sono piccoli e amabili altrimenti sarà più facile che possano diventare adulti pensando che il possibile “No” di diritto di una donna, con la quale hanno avuto una esperienza di vita temporanea, sia un’offesa insostenibile e in molti casi mortale. Se date a loro “TUTTO” in realtà darete a loro il “NULLA” il vuoto esistenziale …li abituerete solo a ricevere e non a dare, e come conseguenza, quando verranno privati di un altro “tutto” ricevuto dall’esterno e che riempiva artificialmente le loro esistenze vuote, si renderanno drammaticamente conto del loro vuoto, del loro “niente” e nella disperazione di quella evidenza non sapranno far altro che distruggere quello che non hanno saputo apprezzare o comprendere, così come forse da piccoli hanno distrutto – senza un vero rimprovero – il giocattolo che gli era stato donato, ma che non hanno saputo far funzionare.
Ennio Romano Forina …2018 Per la difesa e i diritti fondamentali delle Donne in tutto il mondo.

Riflessioni Dolorose di Una Notte di Mezzo Autunno

Ma in fondo che differenza c’è fra il mito della razza superiore e il mito della “specie” superiore? Ambedue sono farneticanti presunzioni basate su nessuna evidenza profonda, scientifica o etica elementare, ancora di più considerando che le azioni “bestiali” che compie la specie umana, sono infinitamente più crudeli, devastanti e non utili agli equilibri del mondo vivente, di quelle compiute da qualsiasi altra specie. Non basterebbe una enciclopedia per elencarle tutte. Ambedue si fondano su presupposti arbitrari, sia che provengano dai dettami di religioni che dimostrano di non aver compiuto alcun progresso conoscitivo ed etico, che rifiutano quelle evidenze della logica che non sono convenienti, ma che allo stesso tempo usufruiscono delle scoperte e delle realizzazioni di quella stessa razionalità rifiutata. Sia altresì che provengano dai dogmi della religione della scienza, quasi sempre aderente se non asservita agli stessi parametri di convenienza delle altre religioni, prima fra tutte quella del profitto. Tutte cose tranquillamente accettate e metabolizzate dalla comune consapevolezza mondiale, che ritiene giusto e necessario tutto quello che conviene, quali che siano le latitudini di origine ed il proprio retaggio storico e ancestrale. TUTTE concordano nel saccheggio indiscriminato di ogni forma vivente arrivando alla perversione massima, farla rigenerare allo scopo di sfruttarla, torturarla e massacrarla, nei più crudeli dei modi. Nemmeno il nazismo e molte altre esemplari tirannie, che hanno da sempre esercitato la violenza e il sopruso all’interno stesso di questa specie superiore arrivavano a tanto. Per comodità d’uso, agli schiavi di tutti i tempi, era consentito riprodursi per poter sfruttare anche l’energia dei loro figli, è abbastanza analogo a quello che si fa con gli animali costringendoli a replicarsi per continuare all’infinito a rapinarli del loro latte delle loro carni delle loro pelli, ma in modi infinitamente peggiori. Di superiore e di specifico c’è solo l’ipocrisia e la capacità di deformare le verità, come coloro che gridano contro il razzismo, confondendo l’intolleranza con quest’ultimo, non per vera superiore empatia ma per ragioni faziose, ignorando totalmente che la motivazione fondamentale da sempre addotta per ogni arbitraria discriminazione mistificata come naturale, ovvia e persino giusta, è esattamente la stessa che giustificava tutti gli schiavismi e tutti i razzismi, tanto per gli umani quanto da sempre, per gli altri animali. Purché ci si trovi dalla parte vincente, che da sempre ama definirsi superiore per diritto divino ma che non è altro che la legge abbietta del più forte. Che la si applichi per gli umani o per gli animali o le piante non fa differenza; la matrice perversa è la stessa.

Continueremo quindi a definirci superiori e a lottare e distruggerci fra noi per decidere chi sia il più degno e prediletto figlio dell’Ente Supremo, ma tutti insieme, di comune accordo e senza conflitti, continueremo ad asserire e validare le regole che consentono a tutti il massacro e il sacrificio perpetuo degli altri esseri viventi. Perpetuo…a tempo determinato…la Natura ha la visione lunga e sa aspettare il momento adatto per ristabilire la sua armonia. “Cognoscere et memoria tenere”… Anche in questo 19 Novembre, come in ogni giorno non è possibile essere privi di coscienza e non è possibile restare muti di fronte a tale scempio.Ennio Romano Forina…almeno per quelli che amano la Vita e non la distruggono.