I Racconti Della Quercia Insonne/ La Tempesta

Per la prima volta nella vita avevo accettato di partecipare ad una vacanza in montagna insieme a un gruppo eterogeneo di gitanti estivi. Mi trovavo sul versante occidentale alpino e mi ero allontanato dal gruppo un paio di ore prima per una solitaria passeggiata contemplativa tra i sentieri che si dipartivano dall’Hotel, costeggiando un piccolo ma impetuoso torrente che riversava a valle la sua acqua diamantina, dalle invisibili sorgenti in alto. Stavo percorrendo lo stretto sentiero che fiancheggiava il torrente e poiché avevo ancora del tempo prima di tornare all’hotel per la cena, mi diressi per guadagnare una vista migliore da un promontorio di roccia scura poco distant
Una quercia con un’immensa chioma di foglie si ergeva orgogliosa un po’ più in alto sul pendio del monte, circondata da un verde e scintillante tappeto d’erba e sembrava che stesse lì ferma come un gigantesco baluardo per impedire alla montagna di cadere giù nella valle.
Non potei fare a meno di fermarmi ad ammirare tanta munifica bellezza di foglie che si espandevano dai rami robusti protesi da tutti i lati sfidando la gravità come fossero braccia tese all’aria e al vento colme di nubi verdi . Spesso, passeggiando tra gli alberi, osservavo con interesse le diverse forme dei semi e gli espedienti che le piante usano per renderli trasportabili dal vento, dagli uccelli e insetti, e inventando molte altre tecniche ingegnosissime per spargerli intorno il più lontano possibile. Una serie infinita di meravigliosi metodi e differenti strutture per assicurare la diffusione e la sopravvivenza di ogni tipo di pianta.
Non so quando iniziai nel corso della mia vita a raccogliere dei semi che trovavo a terra e a portarli altrove, in qualche terreno favorevole per la loro crescita.Venivo preso da una specie di empatia per l’impegno che gli alberi, come i lecci, le querce, avevano impiegato nello sviluppare le loro efficaci tecniche milioni di anni prima, senza sapere che il mondo e il suolo sarebbero in questi ultimi secoli cambiati così tanto a causa dell’impatto umano. I loro semi ora in gran parte finiscono in terreni improbabili o impossibili perché una nuova pianta possa svilupparsi, cemento, asfalto o le moltissime aree impregnate di rifiuti e sostanze tossiche. Mi commuove vedere ghiande che una grande quercia da sughero di fronte alle mie finestre “spara ” intorno e finiscono in strada schiacciate dalle automobili, specialmente pensando a quante altre piante vedono i loro sforzi riproduttivi vanificarsi per la modificazione del suolo. Ma le piante non si arrendono e senza che noi ce ne rendiamo conto combattono una guerra silenziosa contro le nostra prepotenza, contro la nostra visione di un mondo che diventa sempre più grigio fatto di megalopoli che sono sempre più simili a gangli cancerosi, metastasi di cemento e acciaio che crescono ovunque e continuamente alle intersezioni delle strade. Ma le piante crescono, lo stesso si specializzano e diventano più virulente. Ci sono delle erbe alte qualche decina di centimetri così tenaci ai lati delle strade e tra le fessure del cemento o della pietra impossibili da strappare. Noi le chiamiamo con disprezzo “erbacce,” ma loro ridono di noi e sanno che la guerra alla fine la vincono loro. Le città fantasma intorno a Chernobyl in cui la vita umana e degli animali superiori è impossibile, ora sono ricoperte di alberi e vegetazione che ha trovato i modi di prosperare nonostante la radioattività. Noi non ne siamo capaci con tutta la nostra supponenza.
Gli alberi sono sempre stati per me una presenza amichevole, un campo di gioco, un rifugio non solo da condizioni atmosferiche avverse, dalla pungente aria fredda d’inverno, come dal calore implacabile del sole e dell’estate, mi sono stati di conforto in alcuni dei momenti più desolati della mia vita, quando la conflittualità e la fragilità umane rischiavano di frantumare le famiglie così come i sogni legati ad esse.
Non era solo per gratitudine, ma per seguire l’idea che se si può fare qualcosa di bene per un’altro essere vivente in qualsiasi momento casuale e che non include nemmeno un impegno rilevante, perché perdere l’occasione? Spesso causiamo del male semplicemente non attuando il bene, con l’indifferenza ma anche se nessuno può biasimarci dovremmo noi stessi biasimarci.
Si tagliano rami con le gemme non dischiuse e i fiori per metterli nei nostri vasi che sono null’altro che urne funebri per decorare un tavolo, una stanza, mentre avvizziscono e di fatto si gode della loro agonia, chiamandola bellezza. Ai bambini non viene mai detto di non spezzare e strappare rami perché sono parti di un organismo vivente, essi lo fanno come un gesto atavico senza capire e senza rendersi conto che i gesti fatti senza riflettere sono quasi sempre distruttivi nella sostanza e dal piccolo ramo spezzato con indifferenza, alla distruzione di una foresta intera il passo è breve, l’azione distruttiva è racchiusa nella intima matrice del gesto, che è lo stesso di quelli che l’azione umana compie in scala maggiore.
Ogni anno, sacrifichiamo miliardi di abeti per celebrare feste in cui nemmeno crediamo, insegnando ai piccoli che la nostra gioia può tranquillamente ignorare e disprezzare la vita altrui.
Stava diventando tardi, mi scossi così da queste riflessioni e raccolsi velocemente alcune ghiande in più da terra, riempiendo le tasche della giacca a vento, con l’intenzione di lasciarle in qualche luogo adatto il mattino seguente perché potessero eventualmente diventare dei magnifici alberi come la loro madre quercia.
Ma ad un tratto avvertii un fremito strano mentre mi volgevo in direzione dell’hotel e immediatamente sentii l’impulso di guardare la scura chioma della quercia sopra di me con ammirazione, come si indugia per alcuni istanti a osservare un tramonto o le nubi fluttuanti nel cielo o una catena montuosa rilucente di neve, così con il naso all’insù e senza nemmeno rendermene conto, iniziai quasi a “parlare” alla quercia per chiederle cosa l’avesse fatta diventare così bella, fiera e robusta nel suo vestito verde scuro, rilucente di toni argentati ancora visibili e misti ai riflessi d’oro e di fuoco della luce del tramonto. Questa era la domanda che si era delineata nella mia mente; sapere quale fosse stata la potenza, l’impulso e l’energia che le aveva dato così tanta vitalità, l’intelligenza e la capacità di lanciare i suoi semi intorno come fossero proiettili accompagnati da un sonoro crack lontano da sé stessa.
E mentre i miei pensieri si dipanavano vaganti come parole espresse, improvvisamente la sua chioma iniziò a vibrare e tremare, al passaggio di una brezza insinuata veloce attraverso. E a quel punto, ogni foglia sembrò trasmettere un sussurrio di parole vibranti. Era come se stessero parlando con parole simili a un soffio di vento ma che sorprendentemente ero in grado di decifrare e queste parole avevano un suono grave e sembravano come un avvertimento.
–“ Come la maggior parte di voi, quello vostri occhi riescono a vedere sono solo le forme e non l’essenza delle cose e quello che riuscite a sentire sono solo suoni, e non il messaggio che esprimono.”-Non sentite la tempesta avvicinarsi? Come tante volte prima, ma ora la prossima sarà molto più potente e rovinosa che mai. È una tempesta che ha molte forme e molte dimensioni, può colpire da tutti i lati senza lasciare vie di fuga e non ci sarà riparo da essa ovunque voi siate”.–
Non riuscivo a credere di aver potuto concepire nella mia mente tali pensieri, né perché sembrassero venire dall’albero, dalle sue foglie o fossero solo un riflesso della memoria di orrori passati richiamati dai reconditi recessi della mente e dell’anima. Ma perché saltavano fuori ora? Non essendoci riferimenti allusivi nel contesto di una semplice vacanza un po’ noiosa e nel corso di una semplice passeggiata ricreativa? Di nuovo la mia mente senza che lo volessi si rivolse alla quercia girando a lei la stessa domanda. E le foglie ancora una volta sembrarono emettere vibranti parole in risposta verso la mia mente –“C’è una sola energia che possa fermare la tempesta, un unico luogo dove ripararvi perché la tempesta verrà e non ci saranno altri rifugi se non quello, l’unica vera barriera, ma è una difesa rara da trovare e difficile da costruire, e a voi non importa molto di cercarla e non sapete usarla né conservarla, solo pochi di voi prima hanno conosciuto questa energia ed è solo per questo che ancora esistete su questo Terra.”-
-“Noi, alberi- madre, offriamo a voi e ad altri esseri viventi i frutti che contengono i princìpi della Vita. Gli altri animali li apprezzano, li mangiano e ci ringraziano facendo crescere altre piante e altri alberi e loro sono soddisfatti e noi siamo soddisfatti e ci sosteniamo senza rubare nulla gli uni e agli altri. Voi invece prendete i frutti per ottenere altre cose, che si acquistano con foglie che non hanno vita, sono velenose ma hanno un potere immenso. E per ottenerle coprite i nostri frutti di veleni, mangiate la polpa e poi buttate la parte più preziosa per noi senza renderci il favore e se lo fate lo fate per il vostro vantaggio non per riconoscenza né per ammettere la genialità e la bellezza della nostra invenzione e dite che quello che noi siamo stati capaci di scoprire e inventare e fare è stato fatto da qualcuno che vi somiglia, ma non esiste, e noi lo sappiamo perché oltre ai frutti cercate anche di toglierci i nostri meriti.”-
-“Fate lo stesso con il modo in cui amate: siete attratti dalla bellezza del frutto dell’amore, lo costringete a vestirsi del veleno di mille ipocrisie e di sottostare a regole e leggi che lo imprigionano e gli impediscono di crescere, così come imprigionate noi, gli date forme stupide, come fate con noi quando ci potate per adattarci ai vostri schemi di bellezza, lo consumate come si consuma un frutto e quando di esso resta la parte più preziosa, la buttate via così come gettate via i nostri semi che sono i nostri embrioni, o li costringete a nascere e vivere in schiavitù a vostro vantaggio non al nostro. Lasciateci in pace, Ridateci la libertà e restituite la libertà anche al vostro frutto dell’amore, e sarete meno infelici e tristi. Quello che fate lo fate nel bene e nel male, nei risultati e negli effetti, ma ciò che è profondamente sbagliato è il pensiero che vi fa agire, un pensiero di supremo egoismo volto solo a voi stessi e che non considera e non vuole ammettere che la Vita è una sola. Fino a quando una parte di Vita vive, lasciando vivere le altre parti, la Vita intera vive, mentre voi agite come l’organo di un corpo che dopo aver divorato tutti gli altri organi, non avrà altro da divorare che se stesso”. –
-“Quelli tra voi che sono più consapevoli della tempesta incipiente lanciano il messaggio di salvare il mondo solo perché pensano che vi appartenga, perché serva intatto per le future generazioni, nemmeno essi pensano agli altri esseri viventi, non pensate a noi, ma solo a voi stessi. Non deve essere questa la ragione per finire di depredare, stuprare e distruggere ciò che voi chiamate impropriamente “Natura”.Dovreste chiamarla “Vita”…poiché il mare è vivo e anche le montagne lo sono. A parole, dite di voler difendere questi elementi proprio mentre li uccidete. Così dei tanti vostri amori consumati in tal modo, alla fine non resta nulla e vi stupite che finiscano, non riuscendo a capire che quello che vi ha uniti scompare nel nulla e vi separate con grande sofferenza perché avete sperperato il seme che era all’interno del frutto dell’amore gettandolo via, mentre se l’aveste piantato nella vostra anima sarebbe cresciuto e in essa avrebbe rigenerato se stesso rendendola fruttuosa e piena di energia.
– “Ed è questa l’unica Energia che vince la tempesta e l’unico rifugio sicuro. Senza di essa, non sarete in grado di affrontarla. Dimenticate, e non vi interessa sapere davvero che senza noi e senza l’amore che ci ha fatto vivere e proliferare, non ci sarebbe aria da respirare per nessuno, non ci sarebbe cibo, non ci sarebbe ombra, non ci sarebbe l’energia dei venti e non ci sarebbe riposo, non ci sarebbe pioggia da bere, non ci sarebbero animali, né i miti inverni, non ci sarebbe riparo dalle piogge, dai dardi raggi cocenti del sole e non ci sarebbero gli autunni e gli inverni e la certezza delle primavere non ci sarebbe nulla.
Questo è quello che accadrebbe per noi come quello che accade nei vostri cuori che non hanno seminato i semi dell’amore ma hanno solo consumato il frutto intorno ad essi. Questa è la causa della vostra perenne infelicità e sete di insoddisfatto amore perché vostre anime sono spente e assopite in un sonno profondo di incosciente torpore.
Ma hai sentito di aprire il cuore e la tua anima per me, i tuoi occhi hanno guardato oltre le vostre luci fatue, e sei stato gentile a raccogliere le mie ghiande per piantarle altrove, per questo puoi ascoltarmi e voglio farti dono della mia visione che forse ti aiuterà a resistere alla tempesta, tu che sei da sempre un’anima insonne, che volge lo sguardo senza mai fermarsi oltre tutti gli orizzonti.
Io sono la quercia che non dorme, sono l’essenza femminea di tutto ciò che esiste. Voi mi vedete come una cosa e mi date un nome non mio. Ma io sono l’anima che voi non potete vedere e parlo una lingua che non potete capire e sento cose che non potete sentire, e ora puoi vedermi per quella che sono davvero: l’energia e la fonte della Vita, sapere che il mio respiro è il vostro, le mie radici vivificano le città che costruite, nuovi deserti dell’illusione e sentire alla fine il mio richiamo per essere come me, un rifugio della Coscienza insonne e desta, se solo mi lasciaste vivere libera, Vi darei tutta la mia energia. Così come sono un riparo per tutti gli esseri viventi.
Poiché io sono la Casa dei tuoi desideri
La nave che ti riporta a riva
il Ponte per superare il precipizio
l’Odio e il Disprezzo impediti
la Calma per il tuo riposo
la Speranza che non svanisce
la Ragione per continuare il cammino
il Fiore che non hai raccolto
la Lumaca che non avrai schiacciato
la Coperta per i tuoi sogni
lo Scudo per le tue certezze
i Sorrisi solo regalati
il Vento che non puoi catturare
la Gentilezza mai perduta
il Faro per tornare al porto
la Promessa mai spezzata
la Fiducia che non tradisce
l’Uccello che è volato via
il Cerbiatto che hai lasciato scappare
la Fede senza ricompensa
i Rimpianti che non hai conservato
le Amarezze che hai dimenticato
le Offese che hai ignorato…
Questo è l’Amore oltre il tuo amare
l’Amore oltre tutti gli amori
che i suoi semi sparge ovunque
questo è l’Albero del vero Amore
E l’Amore è l’Albero che ti ripara dalla tempesta.
Ennio Romano Forina
“In una notte di tempesta.”

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L’Ultima Acqua

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Il temporale aveva ripulito l’aria afosa di quel quel caldo pomeriggio di fine estate.
Mentre guidava fra le auto intasate sulla strada sinuosa che costeggiava il fianco del parco cittadino, a un trattoElio si domandò se valesse la pena cercare di proseguire faticosamente in quel caos, anche perché proprio pochi metri più avanti c’era una comoda e invitante insenatura della strada che gli avrebbe permesso di accostare e parcheggiare, in attesa che il traffico si diluisse. Gli alberi carichi di miriadi di piccole gocce diamantine attraversate dai raggi del sole e i prati della villa bruciati dal calore estivo e appena gratificati dalla pioggia erano un forte richiamo per una passeggiata fuori programma.

Ricordava momenti diversi e lontani, nei quali il tempo non era rapinato dalle attività per la sopravvivenza professionale e aveva ancora la scansione che il pensiero libero gli concedeva e tra un compito e l’altro c’erano quei preziosi e ormai perduti spazi di libertà in cui l’animo poteva vagare per i sentieri dischiusi della riflessione profonda.

Appena possibile quindi decise di fermarsi e poco dopo camminava nei viali della villa tra gli alberi, nell’aria densa di odori emessi dai fogliami bagnati, primo fra tutti l’agrodolce caratteristico odore delle siepi di mirto e si diresse verso il centro del parco, verso un piccolo e suggestivo lago che aveva già visitato più volte in passato. Ora la pioggia si elevava nuovamente dai prati in caldi vapori avvolgendosi intorno alle siepi e agli alberi, ma lasciando trasparire le gocce appese alle foglie come ornamenti di gemme.

Roma era stata avvolta in un caldo osceno quel mese, sempre più insopportabile ad ogni estate. Era una buona occasione per fare qualche riflessione profonda estemporanea.  Elio non aveva dubbi sulle cause evidenti del cambiamento climatico, forse ormai inarrestabile. In un passato molto lontano il pericolo  aveva le forme di animali feroci e condizioni naturali avverse, ma in questa era, i nemici peggiori, i più temibili, avevano le sembianze e le azioni della specie umana.

Il lago era alquanto deserto per il temporale e le panchine tutte disponibili ad accogliere il suo meritato, estemporaneo relax. Ora tutti i suoi pensieri potevano navigare sulla superficie dell’acqua appena turbata dai cigni che slittavano erratici e senza peso sulla superficie come virtuosi pattinatori, volteggianti su una lastra di ghiaccio. Era un raro spettacolo di calma idilliaca, peccato che l’acqua e le rive fossero disseminate dai residui delle disinvolte scorrerie umane, e il lago anche se rivitalizzato dalla pioggia, sembrava solo chiedere aiuto per tornare a risplendere senza quella soffocante sporcizia.

Tuttavia, sentiva che i suoi pensieri in quel momento di libertà potevano ritrovare sensazioni dimenticate, o mai ancora raggiunte, in qualche parte dello spazio e del tempo e forse anche qualche preziosa briciola di verità. In quell’ampolla di natura dopotutto, vi erano i principi generatori della vita, gli stessi che fanno adagiare immote le verdi ninfee sull’acqua e arricchiscono le rocce delle sponde con muschi e licheni, rivestendole come tessuti preziosi.

Un senso di intimità con quel luogo stava affiorando nel suo animo mentre, stranamente e in modo graduale si sentiva pervadere da uno strano torpore, che stava scendendo come una cupola di semitrasparente su tutto ciò che era  intorno a lui, e intorno al lago, e lentamente la realtà della situazione sembrava confondersi inglobata in una irreale e magica nebbia .

Ora il tempo era sospeso, fermo, il lago sembrava trasfigurarsi, i vapori lo avvolgevano con maggiore densità isolandolo dal resto del parco, da altre persone, che pure dovevano essere presenti da qualche parte intorno, nonostante non riuscisse a percepirne la presenza, quando improvvisamente un raggio di sole si riversò sull’acqua sollevando riflessi rosacei attraverso i quali iniziò a delinearsi la figura di una giovane, graziosa donna, intenta a raccogliere i rifiuti, depositandoli in un mucchio accanto ad un inutile cesto della spazzatura, troppo piccolo e inadeguato per raccoglierne nemmeno una piccola parte.

Misteriosamente attratto dalla scena, si diresse verso quella figura, che intanto stava scivolando dalla sponda di terra e roccia per immergersi nell’acqua, fin quasi ai fianchi, lasciando intravedere la sua gonna leggera fluttuante nei piccoli vortici che disegnava volute armoniose intorno ai suoi fianchi e gambe.

 Lei si accorse della sua presenza e volse il viso e lo sguardo verso di lui.  Elio si sorprese, perché da vicino nel volto di lei si era rivelata un’espressione di intensa malinconia, quasi di sofferenzaTuttavia era molto bella, la sua figura leggiadra e attraente ed era sorprendente come tutto di lei, il suo corpo, le sue movenze, evocassero un movimento fluido, dinamico e  scorrevole e tutta la sua pelle traslucida fosse percorsa da cangianti e mobili riflessi di luce, come l’acqua in cui era immersa.    

Sentì un forte impulso di attrazione verso quella insolita persona e si decise finalmente a parlarle.

“Scusami.” Disse impacciato.“ Sono ammirato del tuo impegno, ma non puoi fare tutto da sola, vuoi che ti aiuti?” – e aggiunse – “ Tanto non ho niente da fare, mi sono dovuto fermare perché il traffico è bloccato e ho pensato che fosse meglio passeggiare nel parco che soffrire in macchina”.

E lei, guardando intorno e scuotendo la testa sconsolatamente – “Sì, tu come molti altri. Vedi tutti questi rifiuti? Sono contaminata, depredata della vita che è in me, soffocata dalle plastiche e da molti altri veleni che uccidono i laghi, mari e distruggono gli oceani”. –

“Nelle campagne e sulle colline fiumi e torrenti sono inquinati o estinti, piante e animali non possono dissetarsi più e anche qui, in questa piccola dimora, e nessuno veramente mi difende

Elio rimase alquanto sorpreso e turbato da quelle strane parole: – “Sono contaminata?”  “Ma cosa dice”? Forse era solo una ragazza ambientalista molto sensibile e bizzarra che voleva esprimere così, in un modo originale e metaforico la sua rabbia, il suo dispiacere.

– “Anch’io non sopporto per quello che avviene nel mondo.” Rispose Elio.  -“Sei veramente brava a darti da fare, ma almeno lascia che ti aiuti, anche se so che serve a poco!” Mi chiamo Elio comunque, e tu?” –

La ragazza non rispose, ma si immerse ancora più a fondo nell’acqua e con ambedue le mani a calice ne raccolse quanta ne potevano contenere mostrandola ad Elio.

  – “Ora sono questa realtà che è la tua realtà, ma sono anche molte altre realtà. Mi vedi sotto questo aspetto perché è quello che a te è più vicino, quello che è più comprensibile perché è quello che io sono e ciò da cui si forma il corpo che vedi. Sono il principio e senza me, nessun corpo, nessuna vita potrebbe esistere”. –

Elio era confuso e turbato, ma le altre parole che lei aggiunse lo fecero veramente sussultare.

 -“Io sono Acqua! Sorella dell’astro di cui porti il nome. Depredata, negletta,  disprezzata, offesa dalle vostre attività dissennate e dai vostri eccessi ” –

– “ Sono questo lago, gli oceani, i fiumi, i torrenti, i laghi e le paludi, i ruscelli, le cascate . Sono il vapore delle nuvole che dà vita ai continenti, torna nelle piogge, si posa sui monti e viaggia nella rocce, sono le rugiade e le nebbie che ispirano poeti e artisti, gli stagni, le fontane, e persino le pozzanghere delle città, sono i miei fiumi, le vene di linfa per tutto il mondo vivente. Sono la culla della vita che nutre e protegge tutti voi e parte di me li pervade animandoli. Sono la bellezza e il benessere, la vera ricchezza che niente può eguagliare ”. –

“La vanitosa Luna trae a sé i miei oceani ogni sera per specchiarsi nelle mie onde più da vicino. Io sono la tua nostalgia e il tuo smarrimento, il ventre in cui hai dimorato, la culla che ti ha protetto, la terra che ti ha allevato e gli alberi che ti hanno abbracciato. Io sono i sogni, che l’acqua racchiude e genera e in voi si riflette ”. –

E aggiunse: – “Rispettatemi, amatemi, proteggetemi!”. –

Un brivido corse lungo la schiena di Elio. Ora poteva immergere lo sguardo in quel volto diafano in cui due magnifici occhi glauchi si schiudevano dalle sue morbide palpebre, veramente come specchi d’acqua limpida. Nel frattempo il cielo mutava in un intenso colore blu velluto e in basso, violaceo e alcune timide vibrazioni di luce stellare iniziavano ad accendersi nella parte più scura e profonda.

 A quel punto tese una mano verso Elio allibito, invitandolo ad avvicinarsi a lei.

-“ Vieni, ti farò vedere la mia origine, prima di essermi formata su questo pianeta, quello che ero e quello che potrei non essere più!” –

Immerse profondamente tutto il braccio fino alla spalla e la mano lasciando che i suoi capelli si dipanassero nell’acqua come dissolti in una brezza sottomarina. Toccò alcuni ciottoli sul fondo e infine ne scelse uno, tirandolo fuori dall’acqua e porgendolo sotto il suo sguardo, mentre lo teneva fra le dita diafane e delicate vide che in esso subito si stava formando uno spazio concavo nerissimo nel quale iniziarono ad accendersi turbinosamente nugoli di stelle e costellazioni a spirali e di varie forme che diffondevano una luce irreale sui loro volti per un tempo indefinibile ed emanando una forza di attrazione che sembrava risucchiare il suo corpo in quella piccola cavità. Il sasso era piccolo ma avvicinando il volto, quella piccola cavità nera e bluastra sembrava contenere un universo più immenso e profondo e al tempo stesso più accessibile, di quello che in quel momento si stava formando al di sopra di loro per il sopraggiungere della notte. Lei uscì dall’acqua con il ciottolo nelle mani e ad Elio sembrò che la sua voce fluida e melodiosa ora evocasse persino il commovente canto delle balene.

-“ Voi chiamate la terra il “vostro” mondo ma è un mondo che non vi appartiene è solo il mondo in cui vivete, guardatela dallo spazio, è un corpo vivo e meraviglioso, raggiante di colori e forme mutevoli. Risplende come nessuna altra cosa a lei vicina. Quello che la rende preziosa e unica in questa parte di universo sono proprio io, il manto di acqua che l’avvolge e la protegge!  Ma sulla  superficie, la realtà è la sua devastazione.Tu mi hai vista così da lontano e ti sembravo bella e sana, solo avvicinandoti hai riconosciuto il mio dolore ma hai voluto comunque aiutarmi, dimostrando di capire e condividere la mia sofferenza”. –

Sentiva che, per qualche misteriosa via, una consapevolezza diversa si stesse trasferendo da quel corpo al suo, da quella irreale figura femminile che ora tendeva la mano offrendogli il sasso raccolto nel lago. – “Prendilo, è il mio dono, per la tua compassione per la tua amicizia, in esso è racchiuso un messaggio!”. disse.

Intanto, il parco si stava animando con il frastuono di molte persone che gradatamente diventavano di nuovo reali e visibili come se lui ora stesse abbandonando quello spazio dimensionale diverso e trasferendo il suo corpo e le sue sensazioni nel suo mondo di sempre, ma questo non bastò a coprire il fruscio veloce del vestito di lei. Si voltò, appena in tempo per vederla scivolare nella nebbia del lago e in essa dissolversi come in un sogno mattutino. Ormai solo e confuso, decise di unirsi alla folla e poco dopo sedeva all’esterno di un bar del parco davanti ad una ordinaria, piccola tazza di acqua dorata di té, mentre continuava a domandarsi perplesso e turbato se si fosse appena svegliato da un insolito momento di sognante auto-suggestione, ma senza rendersene conto sentì le dita della mano destra stringere quel sasso che la fanciulla gli aveva appena dato.

“In fondo, quella che chiamiamo realtà non è altro che la somma di tante piccole illusioni sensoriali alle quali diamo un senso fittizio e distorto, mentre solo alla libertà dei sogni è dato di raggiungere più agevolmente l’essenza delle vera realtà.

Stava per sollevare la tazza per portarla alla sua bocca quando il suo sguardo fu attratto dalla superficie lucida e scura del té che sembrava a un piccolo, microscopico lago. In essa vide riflettersi una porzione di universo che ammiccava dall’alto confortante e gli sembrò di scorgere nel fondo, un sassolino brillante di stelle che suggeriva il passaggio nello spazio cosmico profondo.

Poi si ricordò del messaggio e guardò sulla superficie del tavolino, di fronte a lui c’era il sasso tondo del lago, ma era ormai asciutto, inaridito e inerte e pesava… come un terribile presagio”.

Ennio Forina

Agosto 2012

The Tales Of The Sleepless Oak

Shelter from the storm The Acorn Sower 

 The oak was standing proudly in the middle of a slant uphill, surrounded by a green and shiny carpet of grass, looking like a giant stronghold to keep the mount above from falling down. I had just started to walk inside the narrow boulevard flanking the stream to get a better view of the valley, having sometime to spend by myself before heading back to the dining room at the hotel.

Often, by walking amid trees, I was attracted by the all different shapes and “technologies” that plants use to spread their seeds around. All kinds of marvellous and ingenious methods and different structures and I have always been compelled to pick some of the seeds from places were they could never have the chance to grow and take them far to some other easier ground to help them become a tree.   

Trees are friendly, protect you and many other kind of animals from the summer’s heath whereas they appease the frozen air in winter. But it was not just for gratitude to the tree, but thinking that if I could have done something good for another living being with just a little effort on my part, why miss that chance? People pick flowers or branches with gems and put them in vases to garnish a table where soon after they get rotten, children tear off branches for a stick or for no reason or just not caring about that while ignoring totally that plants too are living beings.

While I was wondering  with such thoughts I realized that it was time for me to turn back, so I picked a couple of more acorns  from the ground filling up my pockets, having in mind to drop them elsewhere later, but at once, I felt driven to look at the leafy crown of the oak up above my head wandering what made it to grow so strong and beautiful in his dark dress of leaves, what was the power, the impulse, the energy that gave it so much life and the ability to throw its seeds around like bullets with a sharp crack and far off from itself.

But it was getting late  and actually it was like the weather was rapidly changing and clouds over my head were gathering and clumping on each other, the smell of rain and ozone was spreading in the air and I needed to go back soon before some hard rain would catch me. 

Then, at one point and without even realising it, I started to mentally feel some strange vibes coming from the oak. Suddenly all the leaves of the crown were shivering, while a raised wind lashed swiftly through them and each one of the leaves seemed like a whisper of a fluid melody of words. It was like hearing words in music that strangely I was able to decipher and those words sounded like a warning: -“ Like the most of you humans, what your eyes can see is just the shape of things and not the essence. Don’t you hear the storm approaching? Like so many times before, but it may be harsher and stronger than ever”.

“It’s a storm of many kinds and many faces that can hit from many sides and the only thing that can stop it from hurting is a rare to be found defence!”. 

The oak went on while my full body stood unable to move notwithstanding drops of icy rain were already falling on my face. – “Then you see me like an object and call me a tree, but I am something you are not really able to see and I speak a language that most of you often do not hear. Without me there would be no shade, no rest, no haven, there would be no air to breath or rain to drink no burst of life but nothingness” .-

 “However you’ve been so kind to me” – The oak kept saying ” – “and thoughtful taking my seeds around so I want to thank you for all the things I know giving you the knowledge you deserve to have for your direction and for all the times you’ll come to visit me here, I’ll tell you a story that I know is true and worth to know about”.

Then the rain started to pour and the oak stopped talking but immediately after all the leaves shaken by the winds were singing tuned by the beat of the drops.  

These are my roots, this is my calling. To be an haven for birds and house for many more lives and for all of you if only you would let me grow freely.

I am the harbour of your dreams        

The boat that takes you ashore

A bridge to cross the cliff 

The hatred to be hindered      

The calmness for your rest      

The hope that never fades

The reason to keep walking

The flower you won’t pick       

The snail you did’nt crush

A blanket for your dreams

A shield for your beliefs

The wind you cannot catch

The kindness never lost

The lighthouse to get back

The promise never broken

The trust that doesn’t fail

The bird that flew away

The fawn that you let run

The faith without reward

The regrets you did not keep

The smiles you gave for free.

This is the love above your love,

The love beyond all loves

That spreads its seeds all over,

that is the Tree of Love.

And Love is just the Tree

that shelters from the storm.

ennio forina