Behind The Mask

While they force people to wear masks,they are starting to take off theirs.

Ennio Romano Forina

“Fatti non furon per viver da Giullari“

Animali nei circhi.

Se il sommo poeta decretava per gli umani “fatti non foste per viver come bruti”, qualcuno mi dica in quali parti delle sacre scritture, – che poi sono sempre scritte da “sacre” umane mani -, si stabilisca che gli animali, “fatti furon per viver da giullari” a nostro e per nostro piacimento. Pur non avendo letto per intero l’antico testamento, penso che di sicuro una simile affermazione non sia in esso contemplata, si dà e non sempre, piena accettazione del fatto che gli animali possano essere scannati con disinvoltura per dare il sostentamento a questa nostra specie, tanto peccaminosa e indegna quanto prediletta chissà perché, dal creatore del “tutto”, o nei numerosi rituali tali e quali a quelli antichi e pagani che stabilivano che per ingraziarsi gli dei si doveva versare il sangue e le viscere degli animali più in salute.
Ma che differenza c’è tra la richiesta del sacrificio di una capra, per aver risparmiato il fanciullo Isacco, presumibilmente innocente di qualsiasi colpa, e l’offerta a Giove e alla sua pletora di cortigiani divini viziosi, collerici e invidiosi, del sangue sicuramente innocente, degli animali già sacrificati e ridotti in schiavitù per ricavarne cibo?

Mi sembra di ricordare che Gesù aprì con furia le gabbie degli animali che venivano venduti nel tempio di Gerusalemme e non mi sorprenderebbe che avesse gridato anche che Dio non aveva certamente bisogno del sangue delle sue creature, ma della sincerità dei buoni sentimenti dei singoli umani, poiché gli altri animali al contrario di noi, non conoscono la menzogna e l’ipocrisia e sono soltanto grati di aver ricevuto il dono della vita. Ma questo è un alto discorso, poiché quando nella storia si dice che Dio parla attraverso le umane bocche e scrive usando le umane mani, è ben difficile instaurare una conversazione dialettica che possa dare risultati confortanti, almeno per la mia povera mente indagatrice, così abituata alla logica delle evidenze e alla pura riflessione oggettiva.
Spesso, i miti e le saghe umane riflettono verità inequivocabili non già sul carattere e sulle volontà presunte dei presunti dei , ma su quelle particolari degli umani, e da questi “sacri” miti, sembrerebbe che l’animale umano avrebbe avuto il permesso di prendersi tutto, meno le mele di un singolo albero, ma come si sa, nemmeno questo tutto è mai stato sufficiente a soddisfare la sua innata e mai inibita voracità.

Ma torniamo al principio, accettato anche oggi, all’inizio di questo tecnologicamente sorprendente secondo millennio, che si definisce così evoluto ma che continua a rendere schiavi gli animali, come mai aveva fatto prima, e a forzare e distorcere la loro natura all’unico scopo di divertire i rampolli idioti di genitori altrettanto immersi nell’idiozia, incapaci di vedere la sofferenza celata dietro le quinte dello spettacolo e incapaci di provare quell’elevata qualità percettiva dell’anima, così rara in ogni epoca e ancora più rara oggi: la compassione.

Quale insegnamento didattico o etico un bambino può ricevere dal vedere la fierezza di una tigre ridursi a buffonate per evitare il bruciore della frusta o la certezza di ricevere poi un tocco di carne e un possente animale come un elefante genuflettersi per qualche nocciolina, dopo essere stato a lungo torturato con vari mezzi, e ambedue finire dopo lo spettacolo, nelle loro buie celle di clausura e follia, dove l’odore della jungla e il vento della savana non sono nemmeno ricordi? Cos’è dunque che manca in questi spettatori? Gli ammaestratori altro non sono che i sacerdoti del sacrificio della natura degli animali, non li uccidono con un colpo di daga, ma più lentamente con le catene e la frusta.

Non fanno altro che sacrificarli sull’altare del divertimento e del dileggio… e ci restano solo due possibilità per spiegare il fenomeno della blanda etica umana che permette questo scempio dell’anima e della dignità degli animali…o essi non sono compassionevoli e non sentono la loro sofferenza implicita nelle crudeli procedure di ammaestramento, o non sono intelligenti abbastanza da riconoscere la differenza fra la libertà della loro natura e l’orrore della loro schiavitù, ma io credo che ci sia una terza possibilità, quella più vera, e cioè che gli attori e gli spettatori che calpestano, deridono, vilipendono e distruggono la dignità e la vita degli animali con le fruste, con i pungoli, con le catene e infine con le risate, non hanno nessuna di queste due qualità evolute; né la compassione né l’intelligenza sufficiente per poter capire di essere “loro” stessi gli esecutori ed i mandanti di un persistente delitto contro natura e di conseguenza contro il “creato”, visto che un Creatore, alla fine sarebbe anche tutto ciò che esiste, ed ogni frammento, atomo, di questa realtà esistente è di fatto un frammento di creato e quindi di Creatore.

Il mondo vivente è permeato dalla crudeltà e dalla prepotenza dei predatori verso le loro prede, ma nessun altro animale fa schiavo e si prende gioco della sua preda, rapinandolo, oltre alla vita, anche della sua dignità esistenziale, nessuno, eccetto l’animale umano.

ennio forina 2018

Stanco di questo mondo che non sente nulla

Vita e Morte

Tristezza e dolore, anche all’estero si ride …anzi orrore. Siamo così consapevoli dell’intelligenza delle piante e della loro vita sensibile che lo dimostriamo uccidendoli senza riflettere su nessun problema etico. 
Poi ammiriamo la loro bellezza e le loro funzioni così tanto da distruggerle disinvoltamente, e facciamo vedere ai pargoli umani come sia bello danzare intorno a un cadavere o ad un corpo in agonia che riesce ancora a diffondere l’odore del suo sangue, come ultimo atto vitale della sua generosità, prima di finire nella spazzatura o a pezzi nei forni.

In Memory of One and Every Xmass Tree

Life and Death
Well, it looks like even in other countries, there are so many people ready to insult and deride like little kids in the elementary school sadistically do, when in a perverted fashion, they cruelly mock anyone who is less brave, less cool, less strong, or may have some physical defects or simply is different by them.
And out of the burial recesses of the social media, suddenly myriad of pitiless “zombies”, show up with gags and jokes to deride and hurt the dead roman tree. And supposedly the entire city of Roma. And the news on most channels broadcast and show all over the stocks without shame. What are all you, naughty and snotty nosed people, laughing and mocking about? The city of Roma and its people? Italians insensitive superficial and ignorant are doing the same already, because they are exactly what you are, dull, mindless, without compassion and probably with no soul, because you and them make fun of a living being whose life has been raped and taken away brutally, like that of all the trees in all the squares and courtyards all over the world, for no good reasons at all, other than stand a slow agony in the middle of the squares in the “civilized world” so that all the stupid people can say: “wooow”, “uuuhh”, “ooooh” to a life who’s suffering and dying amid thousands stupid shining lights for fake joy, when a simple candle would be enough to express true joy. If you don’t feel any compassion for this tree and all the other trees sacrificed and the unnecessary bloodsheds of the human feasts, when billions of animals are sacrificed to our “joy”, that means you are more dead and decaying than the tree itself ‘cause: “ Those who don’t feel the death of others are not alive at all”. And we all complain for the climate change and the pollution and despair when hurricanes, tornadoes and floods destroy homes and our sureness believed to be untouchable. And claim to have the right to dispose of other’s being lives as if they were our toys. The world already has become a broken toy in our childish hands, but toys don’t last long when played by the hands of careless and naughty children. And last but not least, please, stop naming ROMA, Rome. ROMA is ROMA it’s an aesthetically and architecturally beautiful and strong logo, for a city that gave an immense contribution to the civilization of the entire modern world. Please do not cripple it anymore. The Roman Empire has fallen long, long time ago, the everlasting Roman culture, achievements and foundations did not.
ennio forina Xmass 2017

Un Albero ucciso è morto! Che sorpresa!

Tree hearthIncredibile!
Un essere vivente, un abete, muore anzitempo, e ci si preoccupa sopratutto della brutta figura, della sua apparenza mentre dai loculi pubblici dei “social”, spuntano come funghi tutte gli zombi insensibili, senza compassione né anima, facendo a gara per ricoprire con lazzi e sarcasmi disgustosi e impietosi un essere vivente. Fingendo di scandalizzarsi, anche o solo per lo spreco di denaro impiegato per avere e per trasportare un cadavere “in fieri” e peggio ancora, ci si preoccupa che la sua agonia non sia durata abbastanza a lungo per far gioire il popolo vorace di “feste”.
Questo è il progresso etico, la consapevolezza del valore della vita esistente? Ripianteranno 10, 100, 10.000 alberi? E che differenza fa? Dove sono i princìpi dei cambiamenti, i segni di evoluzione della mente e dei comportamenti? Quest’albero era stato ucciso comunque, folla stolta che irridi la morte altrui, –
– Chi non sa sentire la morte degli altri, non è affatto vivo! – Era sacrificato per niente in ogni caso, anche se fosse riuscito a dare una illusione di vitalità mentre si decomponeva lentamente. Dobbiamo invidiare tutti gli altri cadaveri decorati sparsi nelle piazze e nelle case del mondo? Questa per me non è festa, ma una dolorosa constatazione che niente è cambiato e niente cambierà finché la mente umana resterà sempre ottusa a raccontarsi le stesse vere storie di orrore travestite da false favole. 
Possibile che questo stupido mondo umano, non sappia che la gioia e la morte non possono coesistere?
Alberi di Natale e bestie da macello; è come dire la stessa cosa, il fatto è che non esistono bestie e alberi da macello. Esistono animali e alberi, da noi bestialmente macellati.
ennio forina

Perfetto Amore

Molte persone soffrono per le variazioni dei sentimenti di amori che iniziano sotto la spinta di impulsi vitali generici e naturali, e poi inaspettatamente esauriscono la loro energia quando le funzioni che li hanno fatti nascere sono state compiute. Quasi sempre, nessun altra energia va a sostituire quella originaria, perché è una energia indotta, non propria, come il respiro e il battito del cuore che hanno in sé la loro stessa ragion d’essere.

L’amore perfetto è quello che deve poter nascere e crescere nell’intelligenza dell’anima, nello scambio continuo di conoscenza acquisita indipendentemente, per poi essere condivisa, e deve saper modificarsi nell’ambito di una sempre rinnovata conoscenza. Paradossalmente, si deve essere portati ad esperienze dell’anima estese, separate e da soli, per continuare ad essere uniti e insieme. E per essere sempre uniti fisicamente è necessario continuare a viaggiare mentalmente in modo individuale. In altre parole essere continuamente dei nuovi sé stessi, per essere uno in due.

Ma questo molte coppie umane non lo fanno perché non saprebbero nemmeno da dove cominciare, costruiscono la loro vita insieme su basi biologiche, epiteliali e culturali, non intellettive. Ho scritto in un mio aforisma che gli amanti dovrebbero sostituire il verbo “amare” con quello di “conoscere” e dichiarare i loro sentimenti in questo modo: “Voglio conoscerti…e lo vorrò sempre nel tempo” invece di dire “Ti amo per sempre” . Poiché l’azione di amare è una azione “riflessiva”, significa: ho questo sentimento per te ma che fa bene a “me” e serve a me, e quindi ha in sé limiti e difetti per via della sostanza di cui manca e non è preparato ad affrontare le variazioni a cui tutti gli esseri viventi sono soggetti nel corso della vita. Mentre il desiderio di conoscenza non ha limiti e non risente di nessuna variazione, esterna o interna, nel bene e nel male, nella salute e malattia, nella ricchezza e nella povertà, nella bellezza e nella sua decadenza. Il desiderio di conoscere l’altro, sempre, è la chiave dell’unione perfetta…

ennio forina

Travel Notes

Nowadays, the human kind travels

too fast from point A to many points B,

thinking to have known them

having been able to be there and seen them, 

and in the illusion of finding in point B

what hasn’t been able to find in point A.

But this way of traveling is always too fast

and its soul becomes always slower,

therefore doesn’t learn anything by traveling

not by the route, neither by the destination.

In my lingering times I traveled a lot,

even though I took only a few

fast means of transportation,

and I have reached few far away destinations.

But I traveled always inside me,

and instead of leaving to find other worlds,

I let the other worlds to travel inside me,

because above all,

I am a Traveler of the Mind.

 

ennio forina

I’d just like to stress the fact that the urge of traveling always, is becoming an unreasonable addiction…going places, going nowhere…

The Black&White Syndrome

Between Black and White

there are shades of Grey,

but sometimes Grey

is darker than black.

 

ennio forina

By reasoning profoundly, everyone should be able to understand that humans are
not like the pawns of a chess game, that can be easily separated between black and white.
But quite often they swing from one to the other color, turning into many different
shades of grey, more obscure than the black itself.

Nella Profondità dei Sentimenti.

Noi tutti vorremmo che ci fosse un essere supremo che intervenisse ad aiutare le nostre vite e le vite di chi amiamo. Noi tutti vorremmo un rifugio sicuro dove passare la notte senza essere aggrediti come prede o senza essere catturati da altri come noi, fatti schiavi, torturati e uccisi, come è avvenuto tante volte nella storia e come tuttora avviene e continuerà a succedere. Ma se ci fosse per noi e per gli altri esseri viventi un paradiso in terra precostituito e preconfezionato, non ci sarebbero nemmeno gli organismi diversi e forse non ci sarebbe la vita organica, poiché la vita organica, quella vita che amiamo è anche imperfetta e dolorosa. Ma in questo contesto non c’entra Dio e non centra il diavolo. Il male e il bene sono vie, sono percorsi, non sono entità. Quello che è vero è che la natura, cioè l’insieme organizzato di cellule viventi è nata libera, libera di inventare e di reinventare se stessa – e anche di sbagliare -. La realtà è che noi siamo stati una “invenzione” naturale promettente, ma in gran parte abbiamo deluso le aspettative. Le mani, non la ragione, ci hanno dato il potere di dominare sul mondo vivente, ma senza il sentimento, questi strumenti sono diventati strumenti di distruzione più che costruzione, perché l’energia che le muove è quella della predazione più bieca. Non dobbiamo lamentare l’assenza dell’aiuto divino né attribuire le nostre colpe ai demoni. Un paradiso non deve essere regalato ma conquistato con le buone intenzioni con l’uso dei sentimenti e della saggezza. Ora, la nostra specie ha superato di gran lunga la crudeltà di altri feroci e impietosi predatori. Abbiamo popolato i nostri siti di mostri irreali ai quali sacrifichiamo vite reali perché abbiamo e stiamo ancora puntando tutte le nostre energie e interessi sul dominio della vita per i nostri vantaggi e non sulla comprensione della stessa. Questa attitudine è altamente distruttiva nelle prime fasi e auto-distruttiva nelle fasi successive e finali. Non serve il Karma per prevedere che la punizione del male è insita nell’azione stessa del compiere il male e e arriva sicura nel tempo. Che cosa faremo, quindi noi che vogliamo continuare ad amare la vita con questa tremenda consapevolezza del male in essa presente e sapendo che presto comunque tutto potrebbe finire? Continuare ad amarla ed amarla sempre di più perché è nella Vita Universale la risposta a tutte le nostre domande. “Dio” come un nome con un genere ed un numero è il risultato del pensiero circoscritto umano. Il dio che esiste non è quello che si descrive o si nomina, ma quello che si“sente” e questo è l’unico modo di conversare con questa essenza incomprensibile alle menti, ma vera nell’intuito e nei sentimenti più profondi.

Elementi di Verità

Quando si usa la capacità intellettiva per la conoscenza reale delle cose piuttosto che per l’affermazione di opinioni precostituite proprie o altrui, non si potrà coltivare questo virtuosa attitudine senza essere liberi da legami stretti di ordine ideologico, politico o religioso, perché solo per mezzo del libero pensiero sarà possibile veramente discernere e apprezzare gli eventuali elementi validi che possono essere contenuti comunque anche in ciascuno di questi ordini. Gli ordinamenti sociali variano da generazione a generazione e all’interno di esse e non sempre sono giusti, spesso sono costruiti come modi forzati di coesistenza che recano nelle loro strutture diverse molte imperfezioni e deformità, ma anche  per i loro aspetti giusti e necessari, essi valgono solo nell’ambito di una indispensabile, imperfetta e migliorabile coerenza sociale per il bene comune, ma non sono assoluti  e devono essere considerati come livelli dell’evoluzione di una etica più giusta possibile.
Sono sempre stato un cercatore di ragioni se non di verità e non ho mai preteso di trovare una “Verità” assoluta, ma solo elementi di essa, per usarli come pietre miliari rivelatrici del nome della via che stavo percorrendo e al tempo stesso come indicazioni certe della sua direzione. Vi sono verità relative alla nostra dimensione, alle nostre percezioni e vi sono verità fondamentali, ma non sono fatte di una unica entità e di sicuro non sono contenibili in nessun libro sacro, codice delle leggi o trattato filosofico, perché la loro percezione va al di là delle nostre strutture mentali, culturali e linguistiche, oltre i nostri miti, le illusioni e le ansie e le nostre paure, oltre i sistemi sociali, le rigide analisi scientifiche ed i diversi costumi di pensiero dei popoli. Sono verità o meglio parti di verità ineffabili che possono solo essere intuite, rilevate da capacità sensoriali estese e profonde ma non possono essere descritte né con le illusioni dei miti né con la logica opportunista e razionale dominante nella mente umana, che ha reso questa specie “almeno per ora” dominatrice del Pianeta.

Ave, Natalis, Morituri Te Salutant…

 

Buon Natale Albero

Anche quest’anno, come ormai avviene da qualche tempo, al centro del grande abbraccio del bellissimo colonnato del Bernini, si vedranno stagliate insieme verso il cielo, altre due colonne di forma e materia diversa, ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue sono state strappate a un mondo lontano e ambedue saranno senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì, e ne aveva tanta. Era una vita bella e munifica, colma di sensazioni che aveva impiegato molti anni a svilupparsi e diventare adulta e crescendo generosamente aveva offerto il suo corpo prodigo e odoroso come sicuro conforto, riparo e cibo per molti altri esseri viventi specie nella stagione invernale, passeri, scoiattoli, corvi, caprioli, insetti, solo per nominarne alcuni e di fronte aveva ancora la certezza di una lunga esistenza nella quale avrebbe  continuato a donare la sua brava parte di ossigeno a questa porzione di pianeta soffocato da gas venefici e letali immessi nell’atmosfera dalle attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno processare scomponendole e metabolizzandole così come fecero consapevolmente eoni fa per mutare l’atmosfera densa, greve e tossica del pianeta primordiale in una mistura di gas gentili e che ora costituiscono il carburante per i polmoni e il sangue di quasi tutte le forme viventi, dentro e fuori dell’acqua, inclusi gli ingrati bipedi umani, sedicenti “esseri pensanti” che ancora oggi continuano a sacrificare la vita altrui per celebrare le loro tradizioni negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi e pagani le celebravano.

Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo comparsi su questo pianeta se non fosse stato per le protocellule vegetali, né mai dalle distese dei mari saremmo approdati sulla terraferma senza di loro. Le studiamo per carpirne i segreti, le loro funzioni e le innumerevoli sostanze che esse hanno saputo sintetizzare per la loro sussistenza (senza aver frequentato corsi universitari e laboratori), per la loro diffusione e per l’interazione simbiotica con le altre forme di vita animale. Pensiamo agli alberi più che altro come dei grandi oggetti mutevoli e decorativi che producono semi e frutta e che lasciano cadere le foglie in autunno come se seguissero processi automatici, che sbrigativamente e superficialmente definiamo “naturali”, dando a questo termine il più vago e superficiale significato e ancora oggi come sempre, nonostante le evidenze scientifiche, quando basterebbero anche solo quelle intuitive, si pensa ad esse come forme di vita inferiore e non pensante e comunque suddita della vita umana.

Siamo immersi nella più profonda e ottusa ignoranza senza riuscire minimamente a immaginare che cosa significhi per una pianta vivere e interagire non solo con l’ambiente circostante ma con il cosmo, noi che ci reputiamo intelligenze superiori, noi che ci esponiamo ai raggi del sole seminudi sulla spiaggie estive con i nostri pensieri corti, focalizzati sulle nostre banalità culturali, come far bella figura al ritorno delle vacanze con una bella abbronzatura, ma per il resto pensiamo che il sole o una fone di luce e calore per noi non fa differenza, basta che dia luce. Noi, non i nostri organismi, che sono il più delle volte più intelligenti del nostro “superiore” cervello “sapiens” cercanola luce del sole perché sanno decifrarla e impiegarla.  Non riusciamo a immaginare che le piante, oltre a “pensare” in modo del tutto autonomo, sono anche in grado di comunicare e di percepire molte più cose di noi e di quante noi possiamo immaginare. Sono esseri viventi intelligenti, senzienti e noi le trattiamo come oggetti.

Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità a cui offrire sacrifici sanguinari tanto crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili divinità di molte culture umane, così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire, saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi, spezzato, umiliato, soffocato dai decori luccicanti festivi, e condannato come tanti suoi simili più giovani ad una lenta agonia in cui il loro inascoltato gemito di morte si spegnerà fra le luci, le risate e gli abbracci delle festanti famiglie umane o delle loro truculenti cene e pranzi festivi. Questa splendida colonna di vita emanava vera gioia da viva,  nei luoghi in cui era nata, fra le pendici montane, con il suo respiro i suoi colori il suo profumo ed ora ricoperta di luci fatue che nascondono a malapena la sua decomposizione verrà lasciata ad avvizzire come un triste simulacro di falsa felicità coperto di addobbi che nasconderanno la sua agonia e le cui foglie durante tutto il trasporto e la collocazione in situ, avranno cercato invano di dialogare con le radici perse per sempre. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza , la conoscenza scientifica le evidenze di tutto lo scibile di cui disponiamo, della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza continuiamo a considerare le piante come in secoli e millenni di storia umana incolta del passato, e per questo il genere umano è doppiamente e crudelmente colpevole.

Senza contare che perseverando in queste forme culturali di uso indiscriminato delle forme di vita, significa insegnare ai piccoli della specie umana a disprezzarle, invece che ad amarle e non serve poi gridare “Natura, Natura” mentre la si distrugge nelle nostre stesse case per la nostra protervia ignoranza. E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere l’ambiente che pensa di possedere, non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, nemmeno in quei comportamenti abituali, in quei gesti apparentemente innocui ma offensivi che ogni piccolo umano rivolge verso le piante in genere, come strappare i rami solo per noia e per impulso, rivelando di non aver assimilato affatto la cognizione che una pianta è un animale e che se produce rami e foglie non lo fa per il sollazzo dei bimbi ma per vivere la sua vita, e se non insegnamo nostri infanti di avere rispetto del ramoscello, dell’arbusto o del piccolo albero, non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.

Anche questa volta un albero sarà sacrificato, in più dei tanti, che vengono fatti nascere per essere uccisi e non per produrre gioia ma profitti, sacrificati sull’altare dell’ignoranza e del sopruso, ad una interpretazione fallace e distorta del concetto di felicità e sacralità. La sua “esecuzione” finale sigillata nel fuoco che consumerà il suo corpo nei vari forni,  non è diversa dal rogo di un’altra piazza, in un altro tempo. Allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di una realtà vivente che finisce miseramente bruciata nel rogo di una tradizione peraltro aliena in questo luogo e cultura. Le puerili e insulse dichiarazioni  provenienti dai media che giustificano l’uccisione dell’albero per  natale con la semina compensativa di altri alberi, (anch’essi in  gran parte da sacrificare) aggiungono al danno e alle ferite le beffe se anche non si riesce a capire che continuando a volere un albero vero ad ogni natale si causerà l’allevamento forzato di questi schiavi destinati al sacrificio. Noi parliamo di vite, loro parlano di prodotti, non riconoscere quest’albero come essere vivente e senziente a tutti gli effetti e la sua ingiusta condanna a morte, significa essere totalmente immersi nel buio della ragione, oltre a quello dell’anima  La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia. Se si trovasse un arbusto su Marte o sulla Luna grideremmo al miracolo e lo chiameremmo “vita” e faremmo di tutto per proteggerlo, ma qui, sulla terra lo chiamiamo “cosa”,  questo vuol dire anche che imparare e ritenere cognizioni senza capire il loro significato sostanziale equivale a non sapere nulla.

Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove, si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli di giganti verdi che avranno subito la stessa sorte in milioni di case, ovunque nel mondo, in un atroce farsa di sangue verde. Essere nati o fatti nascere solo per essere torturati in due settimane di falsa allegria. Come si può pensare che un albero mutilato dalle radici, possa portare la vera gioia che manca negli spiriti nelle case umane abitate da esseri che non sanno distinguere ciò che è vivo da ciò che non ha vita propria, potrebbe significare che i veri morti sono tutti coloro che, pur essendo consapevoli, continuano pervicacemente a celebrare una festa attorno ad una vita che muore anelando per quella luce solare e quell’acqua piovana che aveva conosciuto nascendo e che gli aveva dato l’illusione del luminoso futuro che gli spettava di diritto.

ennio forina  – novembre 2017

Every Bloody Day – The Global Slaughterhouse

Every Bloody Day.jpg

Every new day.

a part of me suffers and dies

along with all the animals

who suffer and die

because of the wickedness

of the species I belong to.

And there’s no ray of sunlight,

no brisk or gentle breeze,

no heady flower scent,

no cascade of soft moonlight,

no fog of mystic oblivion,

neither blanket of a deepest sleep,

that can, for a few instants,

make me forget or lessen

the horrendous nightmare 

that we make withstand

to the whole living world.

Mattatoio Globale

La violenza2.jpg

Ogni nuovo giorno,

una parte di me soffre e muore

insieme a tutti gli animali

che soffrono e muoiono per la malvagità

della specie di cui sono parte.

E non c’è raggio di sole,

né brezza di vento, né profumo di fiori,

né soffice luce lunare,

né nebbia di mistico oblio,

né coltre di sonno profondo che possano,

per un solo istante, farmi dimenticare

o attenuare l’orrendo incubo

che facciamo subire

a tutto il mondo vivente.

 

Tristia: L’Esilio della Ragione

Io sono una persona che osserva il mondo da sempre, il fenomeno della vita in tutti i suoi aspetti, e oggi c’è un mondo parallelo che è il riflesso di quello reale ma dove accadono le stesse cose ed è frequentato dalle stesse persone, ed è internet, nient’altro che il vaso di Pandora, che rende possibile la visualizzazione concreta di quanto prima non era possibile immaginare con precisione. Io osservo il web come ho sempre osservato la realtà, dal momento che non mi sono mai accontentato di essere confortevole nella mia realtà soggettiva ignorando il resto della realtà vivente, oltre le sue bellezze, sopratutto i suoi drammi e le sue sofferenze anche se non mi toccavano direttamente. E poiché la realtà esterna al mio ambito esistenziale non mi è mai sembrata confortevole, io non sono mai riuscito ad essere confortevole nella mia. Internet mi ha dato due possibilità che prima non avevo che limitatamente, quella di osservare e investigare più ampiamente e graficamente la realtà attuale e quella d esprimere verso gli altri le considerazioni che derivavano dall’osservazione attenta e analitica della realtà. Ma internet, come tutto ciò che ha un uso diffuso e un valore intrinseco, è diventato un bene di cui impossessarsi, una merce e strumento di controllo e potere, e così come è successo per le religioni e le ideologie, l’oro, il petrolio, la sessualità e la droga, si è trasformata anche in un’arma nelle mani dei malevoli che sono pronti ad utilizzare contro fazioni e parti opposte o soggetti individuali anche per sola antipatia o desiderio di distruggere. È il caso emblematico della rivoluzione francese, quando furono costituiti gli scellerati e insani comitati di salute pubblica fondati sul presupposto che sarebbero stati utilizzati da cittadini virtuosi e di alta levatura intellettuale e patriottica per individuare e colpire la reazione in tutti i suoi aspetti, ma finirono invece nelle mani di rozzi, ignoranti e barbari individui che usarono le delazioni e un potere mal demandato per vendicarsi o colpire persone con cui avevano avuto discordie o liti condominiali o per semplici antipatie, così la rivoluzione che avrebbe dovuto aiutare ad affermare le presunte virtù di un popolo rispetto ai suoi tiranni, finì nel rivelare che in gran parte gli oppressi erano persino peggiori dei loro oppressori. Oggi siamo nel mezzo di una rivoluzione tecnologica dove tutto è permesso e tutto è proibito, dove una massa di soggetti confluisce per scopi e obiettivi diversi, buoni o malevoli o anche semplicemente per lasciare una traccia di sé. Questa rivoluzione tecnologica ha dato poteri immensi ai controllori e ha generato una nuova genìa di sub-poteri gestiti da controllori auto nominati con scopi diversissimi, – oltre a quelli giustamente utilizzati dalle autorità per la sicurezza sociale, – una schiera di “pirati” e cacciatori di taglie, che hanno il vuoto dentro, che non hanno nulla da esprimere, che non sanno nemmeno perché esistono, si avventano sui profili degli individui per carpirne i desideri e le tendenze, per vendere i dati come scavengers saprofagi, divoratori di cadaveri senza nemmeno saper distinguere quello che è marcio e quello che non lo è. E c’è una terribile analogia con chi va a uccidere animali innocui spezzando a fucilate le loro esistenze non per sport o divertimento, ma per invidia poiché essi non sopportano che altri esseri viventi siano felici come sono felici gli animali nel loro ambiente e nella loro libertà. Siamo continuamente spiati, anche nelle nostre case, attraverso i computers, i televisori, gli smart phone, nostri e dei nostri amici e dobbiamo stare ben attenti a non mettere un clic in fallo in questa pericolosa giungla comunicativa, piena di insidie e sabbie mobili, perché possiamo essere inesorabilmente colpiti dai “comitati di salute virtuali”, giudicati sommariamente e ghigliottinati, sempre virtualmente, dagli stessi rozzi, barbari e ignoranti individui che da sempre costituiscono la maggior parte del genere umano. A me personalmente non fa nessun effetto, molto tempo fa ho rifiutato di accettare i parametri di rispettabilità sociale dovuti solo al conseguimento di attestati e di seguire i comodi percorsi delle aggregazioni di potere per trarne un vantaggio personale e sono restato ai margini delle attività, contando solo sulle mie capacità professionali in cambio di modestissime remunerazioni, ma sono rimasto libero e libero di pensare, di osservare e di analizzare le cose. Io seguo la logica della natura più delle leggi umane, seguo le regole di convivenza civile, rispetto delle precedenze e della gentilezza, e nella logica della natura vedo lo stesso principio che costituisce la parte più importante della mia etica, non far male a nessuno, in nessun modo, se non per difesa o per difendere qualcun altro, innocente che subisce una violenza. Ma questo principio largamente presente nel mondo vivente è quasi del tutto inesistente nel mondo degli umani. Per il resto la bio – logica è di gran lunga superiore e positiva delle regole, delle leggi e dei costumi umani, non a caso ci riferiamo alla Natura quando parliamo di armonia, generosità, intelligenza e saggezza. Quando esprimo le mie riflessioni non lo faccio mai indicando delle persone, né per biasimare né per lodare, io osservo e analizzo i fatti, le evidenze e le conseguenze in azioni del volere dei singoli o dei gruppi di individui o dei sistemi di potere, chiunque essi siano, e in base a questi e in base a queste evidenze cerco la ragione delle cose. Le mie intenzioni sono contenute nei testi che scrivo e nei dialoghi pubblici e privati che ho finora sostenuto in rete, qualsiasi altra maldicenza o valutazione negativa e approssimativa che potrebbe essere riferita sul mio conto in rete non mi sorprende e non mi turba affatto, a meno che qualche perverso hacker sia in grado di manipolare i miei testi o dialoghi ma se anche questo potesse succedere non avrebbe effetto su di me, non mi causerebbe un dolore maggiore di quello che sento per la consapevolezza delle ingiustizie e sofferenze imposte a tutto il mondo vivente e a tutte quelle poche persone sensibili e con buone intenzioni. E sarebbe solo una ulteriore conferma della inutilità di continuare a credere che vi sia una minuta possibilità che questa specie possa realmente evolversi prima di implodere in se stessa dopo aver distrutto un mondo. So bene, da tempo immemore, che nella società umana, manifestare liberamente le proprie idee credendo in esse, vuol dire diventare una preda in un mondo di predatori. È così da sempre e di solito sono le menti più libere che vengono prese di mira e diventano bersagli non appena diventano visibili. Mi succedeva quando ero un piccolo uomo e un adolescente, succede anche ora in altre forme; è la predominante natura umana, disgregante, distruttiva, intollerante e invidiosa che non sopporta quelli che hanno una fede aliena, che credono in quello che dicono e che cercano di costruire invece di distruggere.

Il Lato Oscuro della Parola “Libertà”

Libertà fine

IL LATO OSCURO DELLA PAROLA “LIBERTA’”
Cito : “La mia libertà finisce dove comincia la tua.” –

Non mi riferisco mai ai pensieri espressi da altri, ma raramente devo fare una eccezione, quando alcune idee vengono promosse e celebrate così tanto da influire sulla mentalità comune e la cultura. Non capisco perché questa frase sia menzionata così spesso e glorificata come se fosse l’apoteosi del senso della giustizia e della tolleranza, mentre in realtà, queste poche parole ad effetto, si prestano a molte interpretazioni ed utilizzi che hanno ben poco a che vedere con la vera etica e il senso di giustizia. Analizzando i significati reconditi di questa asserzione si può evidenziare per prima cosa il suo carattere circoscritto, autoreferenziale tra due soggetti, escludendo una possibile parte sofferente della disputa, una specie di accordo fra umano a umano che esclude altri umani e anche tutti gli altri esseri viventi, vale a dire: “purché tu non interferisca nel mio ambito di libertà, io non interverrò nel tuo, indifferentemente da quello che tu fai nella tua libertà”, perché secondo questa formula è il tuo ambito e devo rispettarlo, così se nel tuo ambito tu fai cose perverse io non potrò intervenire per impedirle.

Nulla di nuovo sotto il sole, è sempre stato così, è la primitiva legge umana del “farsi gli affari propri”. I popoli creano i loro sistemi di vita, le loro leggi, i loro usi e costumi e non ammettono l’ingerenza di altri popoli, che significherebbe una invasione di territorio e quindi un conflitto. È stato così in passato, e lo è anche oggi, ogni volta che questa formula veniva violata una guerra si scatenava, dopo la lezione dell’ultima grande rottura di questa formula, costata milioni di morti e immani distruzioni, si cerca di evitare un’altro simile conflitto, ma resta la formula in vigore, cioè ognuno a casa sua fa quello che vuole, ma solo per evitare guai maggiori, e questa non è etica, è la realtà umana. Il problema etico sorge veramente quando in questo ambito di libertà umana decisa dagli umani, che sono i fruitori delle sue conseguenze nel bene e nel male, entrano altri soggetti che rappresentano un bene per se stessi e al tempo stesso un bene comune ma non mercificabile e che non dovrebbero essere vincolati ai teoremi umani né ai loro trattati; gli animali e gli animali- piante. 
Se nel mio ambito di libertà esistono dei princìpi che riguardano il rispetto della vita e della compassione universale, io non posso tollerare che un altro paese, nell’ambito della sua libertà eserciti la sua prepotenza e brutalità su esseri viventi che non gli appartengono, poiché essendo viventi appartengono a sé stessi prima di tutto e contemporaneamente al mondo vivente, che non può essere divisibile se non con la prepotenza. Quindi la formula non funziona, perché o sono io a dover cedere alla prepotenza dell’altro o è l’altro che deve astenersi da esercitare quella prepotenza, smettendo di appropriarsi e uccidere esseri viventi che non gli appartengono. Ma scendendo in uno scenario più piccolo possiamo fare altri esempi. Una frase simile può essere anche di fatto, il suggello di un accordo fra bande criminali, come dire: “noi siamo liberi di fare quel che vogliamo nel nostro territorio e voi fate quello che vi pare nel vostro territorio”, basta che non invadiate il nostro e quindi la libertà di agire in esso. Lo stesso vale per gli esseri umani. Se – la mia libertà finisce dove comincia quella altrui – senza specificare come si usa questa libertà, vuol dire che sia io che l’altro ci stiamo appropriando di qualcosa che non ci appartiene, uno spazio di azione in cui potremmo fare qualsiasi cosa a condizione di non oltrepassare i confini dello spazio del nostro concorrente o del nostro mutuo accordo di non ingerenza, così siamo in due o innumerevoli duplicati di noi due, ad appropriarci della libertà di azione illimitata perché non specificata dai principi, in uno spazio limitato nel quale noi siamo i dominatori di qualcosa che in realtà non ci appartiene; quello degli altri abitanti del pianeta, che sono esclusi dal teorema, non lasciando loro né spazio né libertà dato che la nostra reciproca libertà diventa di fatto il nostro reciproco arbitrio mantenuto in determinati confini, purché divisibile solo tra noi.
Bisogna distinguere tra la libertà di essere e quella di agire. La libertà di essere è infinita, non ha e non può avere limiti, è una libertà dinamica che scorre nel tempo e nello spazio e non è circoscrivibile da una formula o da un teorema, mentre la libertà di agire ha precisi limiti etici che dovrebbero seguire il principio della tolleranza universale e del rispetto dell’esistenza di qualsiasi altra forma vivente. E non può essere decisa solo da un contesto di due soggetti o due parti. Io direi piuttosto che la mia libertà è infinita quanto quella di qualsiasi altro essere vivente, ma questa libertà deve fermarsi quando può nuocere agli altri, tutti gli altri, senza ragione di difesa. 
Il semplice fatto che una sola specie sia troppo numerosa, alterando gli equilibri naturali è di per sé un arbitrio e una prepotenza.
Solo per fare un esempio fra i tanti : – che cosa sarebbe successo se per ipotesi la Germania nazista non fosse stata del tutto sconfitta, ma si fosse decisa una pace tra le nazioni lasciando alla parte sconfitta le sue prerogative e scelte, consentendole dunque in base alla sua ideologia e al suo ambito di libertà nazionale, il permesso di continuare a sterminare persone nei “suoi” campi di concentramento? – Anche qui il teorema non funziona, così come non funziona a livello individuale nel caso in cui il mio vicino di casa, secondo il suo concetto di libertà, voglia bollire vivi cani e gatti e altri animali, dopo averli scuoiati, sempre da vivi. Parimenti dovrei tollerare il costume indigeno di bollire vive le aragoste o le lumaca secondo il concetto di libertà in vigore da queste parti e quindi per tutti i casi in cui io lascio fare a te tutto quello che vuoi finché non  impedisci me di fare  tutto quello che voglio io.
Io non posso rispettare questa formula di libertà perché rispetto prima di tutto la libertà e il diritto di vivere e di non soffrire delle persone, dell’aragosta e del capretto e di qualsiasi essere vivente. E anche qui si generano le premesse conflittuali che annullano ineluttabilmente la validità del teorema. Quindi a meno che non si verifichi un conflitto di sopravvivenza, alle diverse libertà esistenziali dovrebbe essere permesso di intersecarsi, sovrapporsi, toccarsi e comunicare in reciproci rapporti positivi e costruttivi.

La condizione base è che non si possa agire liberamente causando danno agli altri, semplicemente stabilendo limiti di azione soltanto fra un “te e un me”, e nell’ambito di spazi d’azione circoscritti, ma stabilendo dei princìpi etici che riguardano universalmente le azioni in essere da non superare, che non riguardano solo una relazione di tolleranza duale, fra due singoli soggetti intesi come entità, che possono anche essere culture, popoli e nazioni, non solo individui, escludendo tutto il resto, ma considerando dei principi che rispettino i diritti di tutto il mondo vivente che considerino ambiti di libertà condizionati dagli stessi princìpi.

Ennio Romano Forina

Without you…For You…With You

The Perfect Love,

that beyond the happiest moments,

passing through the life’s storms,

the small and harsher failures,

all through every regrets and mistakes,

the obstinacies and defenses,

the barriers, and misunderstandings,

the disillusions, the fears and the tears,

through all the unspoken words 

and unexpressed thoughts,

the retained kisses and buried caresses… 

is the love that not only has overcome intact

all the adversities and hindrances,

but that kept growing

and became still greater in all them…

 

“I’m still holding the empty space where your hand held mine”


Dedicated to Margaret Mary Healy.  March 11, 2017

…For maybe our life together hasn’t been perfect,

but our love was and is…

ennio forina

The Book of The True Love

True Love is like a book

narrating a story

which is written while reading it.

A book in which for every page

read with true passion,

another one is added following,

and so on for each day of reading

another one and more again to read,

so that in the last chapter

can’t ever be written the “End” word,

but the page for a new beginning.

 

ennio forina

But when there are no words to write it means there’s no story to tell and no love to live.

Il Libro dell’Amore – 1

 L’amore vero è come un libro

che racconta una storia

che si scrive mentre lo si legge,

un libro in cui per ogni pagina

letta con passione sincera,

se ne aggiunge un’altra di seguito, 

e così per ogni giorno di lettura

un’altra e un’altra ancora da leggere

senza che all’ultima pagina dell’ultimo capitolo

possa mai apparire la parola “Fine”

ma quella di un nuovo inizio.


ennio forina

Ma se non ci sono parole da scrivere in ogni pagina, ogni giorno, non c’è una storia da raccontare e nessun Amore da vivere.

Allo Stesso Modo…

Esiste una tremenda analogia

fra gli stupratori e gli assassini.

Qualunque sia il motivo

per cui feriscono qualsiasi essere vivente,

se per rapina o per odio,

per disprezzo o per profitto, per sport e per trofei,

tutte e due le categorie violano e uccidono

la libertà e i corpi di altri esseri viventi,

con la stessa prepotenza e la stessa malvagità.

Qualunque sia il mezzo con cui lo fanno.

ennio forina

Conoscenza e Amore

Io non credo che l’anima sia una entità

di cui tutti sono indifferentemente dotati,

ma piuttosto un’intelligenza,

una capacità intellettiva,

che tutti volendo, possono estendere

attraverso l’esercizio continuo

della sensibilità e dei sentimenti,

o lasciare negletta nell’assenza

del desiderio di amore e di conoscenza, 

fino a farla estinguere del tutto.

 

ennio forina 

 

L’anima non è un dono, ma una intelligenza sensibile in tutti gli esseri viventi, che cresce e si valorizza attraverso i sentimenti e l’intuito, primo fra tutti è l’amore materno e le sue molteplici forme espressive, come l’amicizia fra soggetti della stessa specie e di specie diverse. Quindi anche e sopratutto gli animali, che a differenza di noi non sono ostacolati dalle distorsioni delle artefatte strutture mentali umane, riescono ad esprimere e far crescere la loro anima sensibile attraverso i sentimenti di amicizia e di amore più sinceri e cristallini. È quello che intuitivamente riconosciamo in loro e che genera il bisogno di cercare la loro preziosa compagnia, molto più gratificante e affidabile di quella dei nostri simili.  Quello che ci rende uguali agli altri esseri viventi non è la forma della specie ma la sostanza dell’anima che essi hanno saputo e voluto arricchire di conoscenza e amore.

Qui e Adesso

Non cercare il vaso d’oro

alla fine dell’arcobaleno.

Goditi l’arcobaleno.

 

ennio forina

Pot of gold3.jpg

La vera ricchezza si trova dove sei, a un passo da te, nelle cose più apparentemente umili e usuali da conoscere per il loro reale valore. Non sprecare questa ricchezza inseguendo illusioni. Ogni pensiero comprensivo e gentile, ogni parola detta con sincerità, ogni gesto  in aiuto e amichevole può diventare più prezioso e gratificante di qualsiasi oro e mutare la tua vita in un tesoro che sarà sempre con te. I sentimenti valgono molto più dell’oro.

ennio forina

Here and Now

Don’t look for a pot of gold

at the end of the rainbow.

Enjoy the rainbow.

ennio forina

Pot of gold3.jpg

True richness is just wherever you are, a step away from you, in the most seemingly poor and usual things, to be known for their real value. Don’t waste it going after your illusions. Every gentle and understanding thought, every  word sincerely spoken, every friendly and helpful gesture can become more precious and more gratifying than any amount of gold as you may turn your entire life into a treasure that will always be with you. Feelings are more precious than gold.  ennio forina

Incontri Distanziati di Nessun Tipo…

Il web risuona del frastuono assordante delle grida discordanti  provenienti dal mondo femminile e maschile sulla difficoltà reale di trovare un unico comune denominatore che stabilisca come interagire con persone sconosciute. A volte si riportano casi vissuti nelle realtà personali per delusioni e ferite dolorosissime, derivanti da rapporti malintesi, da defezioni improvvise, da diminuzione di interesse e dalla scoperta desolante che oltre il rapporto fisico non ci sia null’altro tra due individui che si toccano, senza realmente essere in grado di camminare insieme. A volte le donne cercano una presenza fisica in un uomo, altre volte quella dell’animo, a volte le due aspirazioni si fondono in un amalgama indefinito e confuso alla ricerca di un quasi impossibile equilibrio che le appaghi tutte insieme. Tutti noi navighiamo nella realtà umana muniti di scudi e corazze psichiche per evitare di ferirci per il contatto con gli altri, sia quello prolungato che occasionale e specialmente quelli del genere diverso dal nostro. Come cavalieri medievali affondati nel metallo delle loro armature, giriamo per strada ubbidendo a codici di comportamento per evitare contatti indesiderati dal primo all’ennesimo tipo. Ci sentiamo alieni all’interno della nostra stessa specie, ma nonostante questo trattiamo gli altri come se fossero loro gli animali diversi, mescolati in una realtà di impossibile connivenza ravvicinata.

Quando siamo con gli altri vorremmo essere lasciati soli e quando restiamo soli ci lamentiamo che qualcuno non sia più vicino a noi. Stiamo male con gli altri e stiamo male con noi stessi, disprezziamo l’ipocrisia degli altri quando il nostro modo di relazionare è permeato di superficialità e sterili convenevoli di stereotipa affettuosità che non significano niente. Se qualcuno che ci interessa si tiene a distanza da noi e ci evita ci sentiamo negletti e feriti ma se qualcuno si avvicina troppo e si rende disponibile a comunicare oltre i convenevoli, scappiamo velocemente nel nostro rifugio blindato chiudendogli ogni via di accesso. Chiediamo tutto e il contrario di tutto. Attenzione e indifferenza, e al tempo stesso affetto e sentimento e incuranza e disinteresse senza essere capaci di dare agli altri nessuna di queste cose. Eternamente delusi e scontenti, eternamente insoddisfatti.

Ma è vero, siamo molto diversi in realtà , gli uni dagli altri e questa è una delle cause principali della diffidenza generale e della difesa ad oltranza dei nostri territori propri, sfere esistenziali e corpi. I dislivelli culturali e sensibili sono così tanti e spesso davvero abissali, ma se ci limitassimo a considerare queste differenze culturali o caratteriali non sarebbe un gran problema. Una persona sensibile e virtuosa disponibile a conoscere un’altra persona affine non avrebbe problemi a discernere il soggetto giusto tra i tanti che possono incrociare la sua vita specialmente ora che è possibile toccare la mente e l’anima di un’altra persona comunicando a distanze immense, senza rischiare immediati coinvolgimenti non voluti. Il problema vero è che ognuno di noi non tende a soddisfare un solo definito desiderio, o una sola aspettativa nella conoscenza di un altro soggetto ma di attese ne ha tante, indefinite e sovrapposte e spesso contrastanti. Abbiamo pulsioni biologiche che determinano certe attitudini particolari e abbiamo pulsioni di affettività di sensibilità spirituale, abbiamo vuoti che vorrebbero essere riempiti e abbondanza di sentimenti ed energia che vorremo dare ad altri e che i molti altri nemmeno vorrebbero ricevere.

Forse possiamo intenderci a parole anche parlando due o tre lingue insieme in modo convenzionale, ma se facciamo parlare la nostra psiche profonda con un’altra psiche profonda è come se parlassimo due lingue diversissime e sconosciute, perché questo? Perché noi non conosciamo bene nemmeno noi stessi e spesso non sappiamo nemmeno che cosa vogliamo che gli altri siano per noi, quanto siano importanti per noi e quale tipo di investimento affettivo vogliamo fare in loro. Le nostre incertezze ci paralizzano al pari delle nostre angosce e alla fine, invece di slanciarci verso gli altri e sopratutto verso quella dimensione di vita genuina e vasta,  quella non vilipesa e soffocata  dalle nostre attività  industriali e ludiche, ci rivolgiamo invece indietro verso la tana apparentemente sicura della nostro piccolo privato universo confortandoci con la convinzione che sia del mondo la colpa per la nostra solitudine.

Paradossalmente mentre aumentiamo vertiginosamente di numero e cerchiamo il modo di trovare le persone giuste con cui camminare insieme, diventiamo sempre più soli e persi nella folla e in un deserto umano. Un tempo c’erano i conflitti generazionali, genitori versus figli, ma questi conflitti avevano e hanno un senso biologico, i nuovi arrivati devono dimostrare e affermare la novità della loro presenza nel mondo vivente. Ma ormai le giovani generazioni non hanno più ragioni di contrasto con i genitori – che adesso non cercano nessun conflitto con loro, ma al contrario, pensano che sia giusto gratificarli sempre e giustificare qualsiasi loro desiderio come legittimo -. Il problema nasce con le relazioni nel loro stesso ambito generazionale, essi non sanno più comunicare realmente tra loro se non attraverso comportamenti “tribali” collettivi stereotipi e ripetitivi, rituali di appartenenza a gruppi o branchi e sopratutto non vedono più gli altri come persone ma come illusioni virtuali filtrate attraverso gli smart phones. È la ragione per cui è nata un nuova arma per esprimere l’innata cattiveria presente in molti soggetti di ogni nuova generazione. Come il pilota dell’aereo che preme il pulsante della bomba non “vede” graficamente la devastazione e la morte generati dal suo gesto, se non nella sua immaginazione, questi strumenti nelle mani, nelle menti dei giovani  distruttori di sempre, hanno uno strumento in più per fare del male come è nella loro vocazione, compiendo azioni violente e aumentandone l’effetto devastante diffondendo i messaggi e i filmati che le descrivono.

Queste considerazioni dovrebbero portare ad una semplice conseguente deduzione:         – La tecnologia, mentre sta distruggendo il mondo naturale, non migliora affatto il mondo etico e non migliora il mondo umano, anzi sta aumentando la sua confusione e le sue follie, moltiplicando i totem e i simulacri intorno ai quali si svolgono le stesse danze parossistiche nel tentativo ingenuo di guarire così da tutte le nostre irrisolte angosce primordiali. È la natura umana che dovrebbe fare un salto evolutivo immenso per essere poi in grado di usare gli strumenti del progresso tecnologico nei modi giusti, ma se a questo non verrà data importanza, qualsiasi invenzione dell’ingegno umano, nelle menti superficiali e insensibili e in quelle dei perversi che sono nel nucleo di ogni nuova generazione, verrà usata nello stesso modo brutale e distruttivo in cui nella preistoria si usava la clava.

 

ennio forina  – october 29, 2017

Morire per Evolversi

La “Natura” si comporta con TUTTI gli organismi, esattamente come un pittore si comporta nel realizzare una propria opera. Esegue un dipinto e nel farlo impara qualcosa, ma il dipinto non risulta perfetto, così lo cancella e ne fa uno nuovo, sapendo che nel nuovo dipinto non ripeterà gli errori del primo perché dal vecchio ha ritenuto nella sua mente le informazioni che derivano dall’esperienza del primo, che sono poi trasferite nel nuovo dipinto. Ma  anche il nuovo dipinto, pur essendo più bello  non è perfetto, così il pittore lo cancella di nuovo e si prepara a farne un altro che, in teoria – ma non sempre succede – sarà ancora migliore. La morte è una staffetta di esperienze e memorie genetiche diverse, necessarie per l’evoluzione delle specie, affidate a nuovi organismi che possono utilizzarle allo scopo di rinnovarsi in forme viventi sempre più funzionali e perfette, quello che noi appunto ammiriamo nella Natura. L’universo è un divenire di eventi e una mistura degli elementi che erroneamente chiamiamo materia, e di fatto non esistono cose eternamente fissate nelle loro forme, significherebbe che l’universo stesso fosse statico e sterile, ma per fortuna non è così, l’Universo palpita nel suo dinamismo e tutto in esso si rinnova senza fine.
Nemmeno i diamanti sono per sempre.

ennio forina from: “A different Evolution”

La Strada del Bene Comune è lastricata da…

Tutte le forze politiche, 

indifferentemente dalle loro connotazioni,

dichiarano di essere dalla parte del popolo

che ha conferito alle stesse forze politiche 

il compito di applicare coerentemente

il principio del bene comune

senza riuscire realmente a realizzarlo,

mentre il popolo, che critica le forze politiche, 

si comporta esattamente nello stesso modo,

essendo quasi sempre dalla parte

dei propri interessi, individuali e di categoria

e non di quelli della collettività.

 

ennio forina 

 

L’Ultima Acqua

beyondthesurface2.jpg

Il temporale aveva ripulito l’aria afosa di quel quel caldo pomeriggio di fine estate.
Mentre guidava fra le auto intasate sulla strada sinuosa che costeggiava il fianco del parco cittadino, a un trattoElio si domandò se valesse la pena cercare di proseguire faticosamente in quel caos, anche perché proprio pochi metri più avanti c’era una comoda e invitante insenatura della strada che gli avrebbe permesso di accostare e parcheggiare, in attesa che il traffico si diluisse. Gli alberi carichi di miriadi di piccole gocce diamantine attraversate dai raggi del sole e i prati della villa bruciati dal calore estivo e appena gratificati dalla pioggia erano un forte richiamo per una passeggiata fuori programma.

Ricordava momenti diversi e lontani, nei quali il tempo non era rapinato dalle attività per la sopravvivenza professionale e aveva ancora la scansione che il pensiero libero gli concedeva e tra un compito e l’altro c’erano quei preziosi e ormai perduti spazi di libertà in cui l’animo poteva vagare per i sentieri dischiusi della riflessione profonda.

Appena possibile quindi decise di fermarsi e poco dopo camminava nei viali della villa tra gli alberi, nell’aria densa di odori emessi dai fogliami bagnati, primo fra tutti l’agrodolce caratteristico odore delle siepi di mirto e si diresse verso il centro del parco, verso un piccolo e suggestivo lago che aveva già visitato più volte in passato. Ora la pioggia si elevava nuovamente dai prati in caldi vapori avvolgendosi intorno alle siepi e agli alberi, ma lasciando trasparire le gocce appese alle foglie come ornamenti di gemme.

Roma era stata avvolta in un caldo osceno quel mese, sempre più insopportabile ad ogni estate. Era una buona occasione per fare qualche riflessione profonda estemporanea.  Elio non aveva dubbi sulle cause evidenti del cambiamento climatico, forse ormai inarrestabile. In un passato molto lontano il pericolo  aveva le forme di animali feroci e condizioni naturali avverse, ma in questa era, i nemici peggiori, i più temibili, avevano le sembianze e le azioni della specie umana.

Il lago era alquanto deserto per il temporale e le panchine tutte disponibili ad accogliere il suo meritato, estemporaneo relax. Ora tutti i suoi pensieri potevano navigare sulla superficie dell’acqua appena turbata dai cigni che slittavano erratici e senza peso sulla superficie come virtuosi pattinatori, volteggianti su una lastra di ghiaccio. Era un raro spettacolo di calma idilliaca, peccato che l’acqua e le rive fossero disseminate dai residui delle disinvolte scorrerie umane, e il lago anche se rivitalizzato dalla pioggia, sembrava solo chiedere aiuto per tornare a risplendere senza quella soffocante sporcizia.

Tuttavia, sentiva che i suoi pensieri in quel momento di libertà potevano ritrovare sensazioni dimenticate, o mai ancora raggiunte, in qualche parte dello spazio e del tempo e forse anche qualche preziosa briciola di verità. In quell’ampolla di natura dopotutto, vi erano i principi generatori della vita, gli stessi che fanno adagiare immote le verdi ninfee sull’acqua e arricchiscono le rocce delle sponde con muschi e licheni, rivestendole come tessuti preziosi.

Un senso di intimità con quel luogo stava affiorando nel suo animo mentre, stranamente e in modo graduale si sentiva pervadere da uno strano torpore, che stava scendendo come una cupola di semitrasparente su tutto ciò che era  intorno a lui, e intorno al lago, e lentamente la realtà della situazione sembrava confondersi inglobata in una irreale e magica nebbia .

Ora il tempo era sospeso, fermo, il lago sembrava trasfigurarsi, i vapori lo avvolgevano con maggiore densità isolandolo dal resto del parco, da altre persone, che pure dovevano essere presenti da qualche parte intorno, nonostante non riuscisse a percepirne la presenza, quando improvvisamente un raggio di sole si riversò sull’acqua sollevando riflessi rosacei attraverso i quali iniziò a delinearsi la figura di una giovane, graziosa donna, intenta a raccogliere i rifiuti, depositandoli in un mucchio accanto ad un inutile cesto della spazzatura, troppo piccolo e inadeguato per raccoglierne nemmeno una piccola parte.

Misteriosamente attratto dalla scena, si diresse verso quella figura, che intanto stava scivolando dalla sponda di terra e roccia per immergersi nell’acqua, fin quasi ai fianchi, lasciando intravedere la sua gonna leggera fluttuante nei piccoli vortici che disegnava volute armoniose intorno ai suoi fianchi e gambe.

 Lei si accorse della sua presenza e volse il viso e lo sguardo verso di lui.  Elio si sorprese, perché da vicino nel volto di lei si era rivelata un’espressione di intensa malinconia, quasi di sofferenzaTuttavia era molto bella, la sua figura leggiadra e attraente ed era sorprendente come tutto di lei, il suo corpo, le sue movenze, evocassero un movimento fluido, dinamico e  scorrevole e tutta la sua pelle traslucida fosse percorsa da cangianti e mobili riflessi di luce, come l’acqua in cui era immersa.    

Sentì un forte impulso di attrazione verso quella insolita persona e si decise finalmente a parlarle.

“Scusami.” Disse impacciato.“ Sono ammirato del tuo impegno, ma non puoi fare tutto da sola, vuoi che ti aiuti?” – e aggiunse – “ Tanto non ho niente da fare, mi sono dovuto fermare perché il traffico è bloccato e ho pensato che fosse meglio passeggiare nel parco che soffrire in macchina”.

E lei, guardando intorno e scuotendo la testa sconsolatamente – “Sì, tu come molti altri. Vedi tutti questi rifiuti? Sono contaminata, depredata della vita che è in me, soffocata dalle plastiche e da molti altri veleni che uccidono i laghi, mari e distruggono gli oceani”. –

“Nelle campagne e sulle colline fiumi e torrenti sono inquinati o estinti, piante e animali non possono dissetarsi più e anche qui, in questa piccola dimora, e nessuno veramente mi difende

Elio rimase alquanto sorpreso e turbato da quelle strane parole: – “Sono contaminata?”  “Ma cosa dice”? Forse era solo una ragazza ambientalista molto sensibile e bizzarra che voleva esprimere così, in un modo originale e metaforico la sua rabbia, il suo dispiacere.

– “Anch’io non sopporto per quello che avviene nel mondo.” Rispose Elio.  -“Sei veramente brava a darti da fare, ma almeno lascia che ti aiuti, anche se so che serve a poco!” Mi chiamo Elio comunque, e tu?” –

La ragazza non rispose, ma si immerse ancora più a fondo nell’acqua e con ambedue le mani a calice ne raccolse quanta ne potevano contenere mostrandola ad Elio.

  – “Ora sono questa realtà che è la tua realtà, ma sono anche molte altre realtà. Mi vedi sotto questo aspetto perché è quello che a te è più vicino, quello che è più comprensibile perché è quello che io sono e ciò da cui si forma il corpo che vedi. Sono il principio e senza me, nessun corpo, nessuna vita potrebbe esistere”. –

Elio era confuso e turbato, ma le altre parole che lei aggiunse lo fecero veramente sussultare.

 -“Io sono Acqua! Sorella dell’astro di cui porti il nome. Depredata, negletta,  disprezzata, offesa dalle vostre attività dissennate e dai vostri eccessi ” –

– “ Sono questo lago, gli oceani, i fiumi, i torrenti, i laghi e le paludi, i ruscelli, le cascate . Sono il vapore delle nuvole che dà vita ai continenti, torna nelle piogge, si posa sui monti e viaggia nella rocce, sono le rugiade e le nebbie che ispirano poeti e artisti, gli stagni, le fontane, e persino le pozzanghere delle città, sono i miei fiumi, le vene di linfa per tutto il mondo vivente. Sono la culla della vita che nutre e protegge tutti voi e parte di me li pervade animandoli. Sono la bellezza e il benessere, la vera ricchezza che niente può eguagliare ”. –

“La vanitosa Luna trae a sé i miei oceani ogni sera per specchiarsi nelle mie onde più da vicino. Io sono la tua nostalgia e il tuo smarrimento, il ventre in cui hai dimorato, la culla che ti ha protetto, la terra che ti ha allevato e gli alberi che ti hanno abbracciato. Io sono i sogni, che l’acqua racchiude e genera e in voi si riflette ”. –

E aggiunse: – “Rispettatemi, amatemi, proteggetemi!”. –

Un brivido corse lungo la schiena di Elio. Ora poteva immergere lo sguardo in quel volto diafano in cui due magnifici occhi glauchi si schiudevano dalle sue morbide palpebre, veramente come specchi d’acqua limpida. Nel frattempo il cielo mutava in un intenso colore blu velluto e in basso, violaceo e alcune timide vibrazioni di luce stellare iniziavano ad accendersi nella parte più scura e profonda.

 A quel punto tese una mano verso Elio allibito, invitandolo ad avvicinarsi a lei.

-“ Vieni, ti farò vedere la mia origine, prima di essermi formata su questo pianeta, quello che ero e quello che potrei non essere più!” –

Immerse profondamente tutto il braccio fino alla spalla e la mano lasciando che i suoi capelli si dipanassero nell’acqua come dissolti in una brezza sottomarina. Toccò alcuni ciottoli sul fondo e infine ne scelse uno, tirandolo fuori dall’acqua e porgendolo sotto il suo sguardo, mentre lo teneva fra le dita diafane e delicate vide che in esso subito si stava formando uno spazio concavo nerissimo nel quale iniziarono ad accendersi turbinosamente nugoli di stelle e costellazioni a spirali e di varie forme che diffondevano una luce irreale sui loro volti per un tempo indefinibile ed emanando una forza di attrazione che sembrava risucchiare il suo corpo in quella piccola cavità. Il sasso era piccolo ma avvicinando il volto, quella piccola cavità nera e bluastra sembrava contenere un universo più immenso e profondo e al tempo stesso più accessibile, di quello che in quel momento si stava formando al di sopra di loro per il sopraggiungere della notte. Lei uscì dall’acqua con il ciottolo nelle mani e ad Elio sembrò che la sua voce fluida e melodiosa ora evocasse persino il commovente canto delle balene.

-“ Voi chiamate la terra il “vostro” mondo ma è un mondo che non vi appartiene è solo il mondo in cui vivete, guardatela dallo spazio, è un corpo vivo e meraviglioso, raggiante di colori e forme mutevoli. Risplende come nessuna altra cosa a lei vicina. Quello che la rende preziosa e unica in questa parte di universo sono proprio io, il manto di acqua che l’avvolge e la protegge!  Ma sulla  superficie, la realtà è la sua devastazione.Tu mi hai vista così da lontano e ti sembravo bella e sana, solo avvicinandoti hai riconosciuto il mio dolore ma hai voluto comunque aiutarmi, dimostrando di capire e condividere la mia sofferenza”. –

Sentiva che, per qualche misteriosa via, una consapevolezza diversa si stesse trasferendo da quel corpo al suo, da quella irreale figura femminile che ora tendeva la mano offrendogli il sasso raccolto nel lago. – “Prendilo, è il mio dono, per la tua compassione per la tua amicizia, in esso è racchiuso un messaggio!”. disse.

Intanto, il parco si stava animando con il frastuono di molte persone che gradatamente diventavano di nuovo reali e visibili come se lui ora stesse abbandonando quello spazio dimensionale diverso e trasferendo il suo corpo e le sue sensazioni nel suo mondo di sempre, ma questo non bastò a coprire il fruscio veloce del vestito di lei. Si voltò, appena in tempo per vederla scivolare nella nebbia del lago e in essa dissolversi come in un sogno mattutino. Ormai solo e confuso, decise di unirsi alla folla e poco dopo sedeva all’esterno di un bar del parco davanti ad una ordinaria, piccola tazza di acqua dorata di té, mentre continuava a domandarsi perplesso e turbato se si fosse appena svegliato da un insolito momento di sognante auto-suggestione, ma senza rendersene conto sentì le dita della mano destra stringere quel sasso che la fanciulla gli aveva appena dato.

“In fondo, quella che chiamiamo realtà non è altro che la somma di tante piccole illusioni sensoriali alle quali diamo un senso fittizio e distorto, mentre solo alla libertà dei sogni è dato di raggiungere più agevolmente l’essenza delle vera realtà.

Stava per sollevare la tazza per portarla alla sua bocca quando il suo sguardo fu attratto dalla superficie lucida e scura del té che sembrava a un piccolo, microscopico lago. In essa vide riflettersi una porzione di universo che ammiccava dall’alto confortante e gli sembrò di scorgere nel fondo, un sassolino brillante di stelle che suggeriva il passaggio nello spazio cosmico profondo.

Poi si ricordò del messaggio e guardò sulla superficie del tavolino, di fronte a lui c’era il sasso tondo del lago, ma era ormai asciutto, inaridito e inerte e pesava… come un terribile presagio”.

Ennio Forina

Agosto 2012