Una diversa evoluzione. Proemio/1

Perché mai in ogni era, ogni popolo della terra subisce il fascino delle pietre preziose, delle scintille di luce e persino della fiamma di una candela? Energia, è la risposta giusta. L’energia della luce che ha attivato le molecole della vita inorganica fornendo l’energia necessaria per compiere i primi stadi della trasformazione di questa in molecole organiche cioè adatte a costruire complessi sistemi viventi mediante associazione e specializzazioni diverse. E sono le cellule degli organismi che hanno la memoria di questa energia luminosa che le ha rese viventi ed evolventi. Per questo credo, qualsiasi oggetto che emana o riflette luce trasmette il fascino della vita nascente in noi. Una gemma preziosa quanto la luce di una candela, come la luce delle stelle. Le prime molecole della vita hanno assorbito l’energia del vento solare e della sua luce di cui tutto il mondo vivente ha un insostituibile bisogno, attraverso le dense atmosfere di polveri vulcaniche e gas e il luccichio delle acque primordiali e dopo essere diventate microorganismi le hanno trasformate in carburante per gli organismi primitivi con lo scopo di colonizzare anche le terre emerse con le forme di vita vegetale prima e animale poi, dentro e fuori gli oceani . È stata un’operazione intelligente, consapevole, creativa e “voluta”. L’associazione delle proto cellule ha generato le alghe, le alghe producevano ossigeno nelle acque mentre i funghi si sviluppavano sulle rocce bagnate da esse. Ma le alghe fuori dall’acqua erano vulnerabili dai batteri e per conquistare la terra dovevano trovare il modo di difendersi così si sono alleate con i funghi delle scogliere e da lì si sono sviluppati poi i vegetali terrestri: le piante. Le piante primitive con la loro intelligenza, hanno colonizzato questo pianeta e sono il punto di partenza di tutto il mondo vivente organico e a cui dobbiamo la gratitudine di essere vivi. Ma dato che le molecole che sono alla base della vita sono presenti, più o meno densamente, in tutto l’universo è chiaro che è l’universo stesso ad essere vivo in tutte le sue parti e che le particelle di universo apparentemente inerti come le rocce, i metalli, i pianeti e i meteoriti desolati, sono tutt’altro che inerti e tutt’altro che senza vita. Queste mie considerazioni fanno parte di una teoria generale che ho elaborato specialmente nel corso degli ultimi anni, e che rappresentano elementi di una analisi a seguire che sbalzano il genere umano dal suo pretestuoso e auto-assegnato piedistallo di superiorità. Ogni tanto pubblico sul blog alcuni pensieri che sono nel flusso di questo esercizio della ragione ma ancora non ho avuto la costanza di mettere in ordine logico prima e di esporre quello che è il nucleo della teoria che certamente credo verrà capita o condivisa da pochi. Anche perché la dimostrazione della teoria è puramente intuitiva, io non sono uno scienziato istituzionale, non ho titoli accademici, sono un filosofo naturale, da sempre un libero pensatore, i miei docenti sono i fenomeni naturali e quelli del mondo vivente –  e preciso, non uno studioso di “storia della filosofia”, sono un cercatore di elementi di verità, quelle parti di verità che sono evidenziate dalla ragione ed altre che non possono esserlo ma possono solo essere “sentite”, intuite, perché ineffabili e oltre i nostri abituali schemi mentali logici e il mio metodo di ricerca somiglia più a quello di uno “Sherlock Holmes” che a quello di uno scienziato classico abituato a dissezionare, scomporre  gli elementi, penetrare profondamente nelle loro strutture fisiche per capirne il “funzionamento” a me interessa meno il loro funzionamento, mi interessa la “ragione delle cose”, il perché esse avvengano e quali sono gli effetti e su quali effetti si debba intervenire e quali altri debbano essere lasciati come sono. Altri sono i soggetti che seguono la ricerca finalizzata al bene supremo della specie umana. La natura della vita non si conosce infilzando gli insetti e contemplandoli nelle bacheche e nemmeno continuando a tagliarli a pezzi e bruciare i cervelli degli animali con scariche elettriche e avvelenarli per capire i meccanismi che li fanno esistere, ammalare o trasformare. Sono metodi primitivi, barbari e terribilmente ingenui, specialmente oggi nell’era in cui la scienza molecolare ha fornito mezzi di indagine immensamente superiori e più precisi. Io mi interesso di ciò che intimamente e oggettivamente possa risultare come un elemento della realtà universale. Noi non abbiamo il diritto di cambiare ogni cosa per farla aderire ai nostri gusti, alle nostre necessità, dovremmo prima imparare dal complesso di elementi vitali che chiamiamo “Natura” a conoscere le evidenze delle opzioni che la Natura stessa offre e cercare di incrementare quelle più positive ed evolute.

“Quia Plus Valeo” instead of “Survival of the Fittest”.

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There are no other animals predators who kill to get something different from the body of the pray itself. Only the human animals kill for commission, like an hired assassin, to get some profits out of the bodies of their victims.

So, how can we define ourselves more intelligent and ethically superior, while we do the most hideous and destructive things, even when they are not necessary to survive?

Pity is a rare jewel in all the living world, but cruelty in nature is contained within the boundaries of the necessities, – even though there are some species that in part have similar behaviours like ours – but the exercise of our destructive and oppressive power doesn’t have comparisons or limits and can’t be justified by a superior capacity of thinking but on the brutality of our actions without any kind of superior capacity of thinking. ennio forina

Going Somewhere, Going Nowhere.

Traveling

The speed of thinking may be the fastest speed that exist. But when you are busy in driving a vehicle or simply being transported from place A to place B, your mind is almost completely engaged in the task of driving, meanwhile during the action of going from place A to place B you’ll miss all there’s is in between the two locations. But in one case or the other, your mind will be taken by the thought of getting where you are aiming to, and not to where you are with yourself. Traveling once in a while, like birds do, changing latitudes when the climate gets harsh is necessary, but going back and forth every day, riding for hours for work reasons or for no reasons at all, is more being like the ants, that have to commute with the only purpose of earning the food for all the community. But the real problem is not that we can travel so fast and so far away from where we live. The problem is the “dimension” of our must go somewhere continuously, it’s the amount of time, energy and concentration we put on it every day that makes our bodies to move and our minds to remain still.

We Were Witnesses

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Yes, my wife and I were witnesses of this miracle of motherly love, coming back from our holidays, a couple of blackbirds made the nest right in front of the window of our living room on the branch of a pine tree. At first, when we opened the window, they were very worried, but we tried not to scare them with awkward moves and so they soon felt reassured by our gentle behavior towards them. We had the privilege to see them taking care of the eggs first, then of the little ones, the male bird coming back and forth the nest, bringing food to his spouse incessantly, and delivering loud screams all around whenever a danger was in view. It was the end of summer and one afternoon a storm happened and hail poured violently down from the sky. Pine trees do not have leaves that can give enough cover from the falling rain so “she” the mother, stood on the nest above her cubs and opened her wings wrapping them around the nest to make like a shelter with her wings, thus offering her body as a shield and raising her beak straight toward the sky, in a way that the iced hail and the rain would slide away her body and feathers. Her mate too, didn’t even try to repair himself, but kept staying defiantly watching and protecting the nest on a branch right above it. Whenever I recall this scene, tears raise in my eyes. Although we didn’t need any proof of the sameness of the universal motherly love, but this is just one of the so many.

Money Can Make, Money Can Kill…

Money is like mud

the more you wallow in it,

the more you get dirty.

 ennio forina

 

There are things that even though they are suppose to be useful tools to exchange abilities, material and goods, they are brutal by nature because they are so powerful that can be and are indeed used like weapons. So money, which as a concept, wasn’t invented by humans but already in different forms, exists in the living world it is mostly used to gain power over and beyond the individual needs and the “real” needs of the whole human species. Money and finance overpower the good development of the individual and collective soul, not because it is bad in itself, but for the wrong attitude and will of the human nature capable of turning everything into something offensive rather than positive and productive.

Il Teorema dell’Amore

Essere un corpo significa

voler essere vicino ad altri corpi,

ma il vero amore parte e si realizza dal contatto

e dal riconoscimento dell’anima

per poi confluire nel corpo

così sublimando la sua funzione.

 

ennio forina 

Non c’è differenza fra un organismo e l’anima dello stesso ma è l’uso che se ne fa che li distingue. Essi sono come due energie che possono essere attivate o meno dalla volontà dell’essere. Tutti gli organismi viventi hanno una “loro” volontà di esprimersi nelle loro funzioni , ma questa volontà può essere ancora più elevata dalla volontà attigua di un’anima sensibile. Noi respiriamo perché il  nostro organismo vuole e sa perché deve respirare ma possiamo intenderci con l’intelligenza del nostro organismo e aiutarlo a respirare meglio o a non ostacolarlo con le nostre ansie sovrapposte a respirare peggio.
È quindi l’interazione fra le due intelligenze che produce il risultato migliore.

Lo stesso vale per i sentimenti, che spingono gli organismi a toccarsi e a fondersi insieme anche solo temporaneamente. È come se avessimo a disposizione due energie che possono essere attivate, una autonomamente dalla sensibilità propria di un organismo, l’altra dalla sensibilità “se” educata e sviluppata indipendentemente, di un’anima. Possono essere attivate ambedue insieme o lasciar negletta e spenta quella dell’anima e questo fa la differenza tra un’ esperienza di amore e un’altra.
Senza il contatto delle anime, l’amore organico ha la sublimazione universale di ogni funzione che genera vita. È bello e valido ma in senso collettivo, come parte impersonale di tutta quella realtà che imprecisamente chiamiamo “Natura”.
Ma l’impulso di un amore che stabilisce una vera unione fra due entità viventi racchiuse in un corpo, si realizza solo se queste due anime vogliono e sono in grado di fondersi nelle loro essenze e pur restando uniti e parte dell’immenso oceano della Vita.
Esistono due tipi di Amore che possono restare separati o divenire uno solo.

ennio forina

Compassione

Compassion087.jpgC‘e un amabile signore, sempre sorridente nonostante i suoi guai e quelli del popolo che rappresenta, che va in giro per il mondo libero vestito di un saio arancione e poco altro, che spesso parla e scrive di una attitudine chiamata “compassione”, esortando le donne e specialmente le madri, a coltivarla e soprattutto a trasmetterla ai propri figli.

È una indicazione molto profonda e significativa di un pensiero religioso che considera la non violenza il principio di base per la vera evoluzione di un individuo e della specie in genere. Ma per insegnare qualcosa ad altri bisogna prima conoscere quello che si vuole insegnare, e se le donne/madri volessero rispondere a questo appello, dovrebbero capire cosa sia la compassione, perché dovrebbe essere trasmessa ai loro figli ed infine quali siano gli eventuali positivi effetti da questa derivanti.

Personalmente non penso che la compassione sia un esercizio di bontà finalizzato alla solidarietà sociale o una buona attitudine civica e morale applicabile quando è opportuno, ma piuttosto un principio mentale, cercato, allevato, stabilito e profondo che si rivolge al di fuori del proprio ambito di relazioni, oltre se stessi, il proprio clan o famiglia, oltre la nazione o il popolo a cui si appartiene e oltre la propria specie.

È il principio di una vera evoluzione che contrasta anche con l’egoismo naturale di base più ottuso e crudele a partire dalla singola cellula e che si riflette su tutto il mondo vivente senza eccezioni, persino in quella parte profonda di mondo sconosciuto interno a noi e del quale noi non siamo i regolatori.

La compassione non è pietà, si può avere pietà anche per chi si disprezza, così come anche l’empatia che si prova all’interno dei gruppi o per i componenti familiari o i compagni di lavoro o di vita è un’altra cosa. Chiunque è in grado di provare qualche tipo di compassione occasionale per persone lontane che subiscono disastri e sofferenze eccezionali, o eventuali mendicanti finti o veri che siano.

È facile che ci si commuova per un caso doloroso diffuso dai media e intervenire con donazioni ma i casi sporadici di coinvolgimento emotivo che ci spingono a compiere delle buone azioni sono spesso troppo particolari e selettivi. Anche molti individui che mentre commettono crimini, grandi e minori, possono manifestare degli atteggiamenti “compassionevoli” in situazioni particolari ma che non hanno nulla a che vedere con la compassione vera, profonda, pervasiva, universale, incondizionata, che non distingue fra caso e caso, fra soggetto e soggetto.

La compassione vera è uno stato esistenziale, proviene dalla sensibilità non negletta ma allevata e fatta crescere per quello che è: una “forma elevata di intelligenza” poiché la capacità di sentire la sofferenza universale e connettersi ad essa costantemente, sentire le creature, sia quelle che intersecano le nostre vite sia quelle che conducono le loro esistenze distanti da noi è cosa rara. Anche una sola azione distruttiva compiuta consapevolmente e senza rimorso rivela in un individuo l’assenza totale della capacità di essere compassionevole.

Il cacciatore che con la sua arma potente ed “evoluta” spappola il povero fagiano, può essere molto addolorato se il suo cane, per qualsiasi ragione, si ferisce gravemente o dispiacersi per qualsiasi altro soggetto che sia un elemento rassicurante del suo proprio ambito vitale ma questo limitato sentimento” è solo un dispiacere riflesso ed egoistico per qualcosa che pensa di appartenergli e che permea la sua sfera esistenziale.

È così che i criminali grandi o piccoli, si costruiscono la loro distorta e perversa etica. Essi, come tutti gli organismi viventi, passano da due primitivi e innati concetti naturali: quello della sopravvivenza e del sostentamento della propria prole, all’esercizio di una brutalità che va molto oltre queste necessità di base. Così applicano una violenza molto più feroce finalizzata all’acquisizione di beni, di territori e di potere molto oltre il necessario  e persino molto oltre il superfluo, calpestando e distruggendo le necessità e le vite altrui.

E purtroppo in senso lato spesso, è esattamente come la società “civile” nel suo insieme pensa e agisce, giustificando le devastazioni degli equilibri naturali con la scusa di una crescita che a volte assume la forma di una entità mostruosa che divora molto più di quanto produca.

La compassione è sorella dello spirito materno ma del genere che solo può rendere migliore il mondo: cioè l’amore materno esteso, universale, che travalica i confini della stirpe. Finché ci sarà il culto per un amore materno “circoscritto”, limitato a insegnare ai propri piccoli ad affermarsi con prepotenza, a studiare e gareggiare per essere primi e vincenti, ad occupare i posti migliori, ad avere senza essere, il mondo non cambierà.

Non vi sarà pace sociale né pace globale. I conflitti saranno sempre giustificati dalla tremenda espressione “mors tua vita mea” largamente attuata nella realtà naturale ma nella realtà umana molto più estesa e distruttiva.
La compassione è il rispetto universale, la tolleranza universale, il procedere sul proprio sentiero senza farlo diventare una autostrada che spezza e divora tutto quello che attraversa.

Non credo vi siano realtà, di vite minori, come da millenni ci hanno abituati a pensare, né forme di sofferenze diverse, ma diramazioni, propaggini e frammenti di un unico flusso vitale nel quale siamo inequivocabilmente e ineluttabilmente immersi.

Tutti gli esseri viventi sono come i cristalli di ghiaccio che si mutano in fiocchi di neve, tutti diversi, nessuno uguale ad un altro ma tutti fatti della stessa acqua, nonostante quanto ci diamo da fare nella costruzione di strutture mentali e fisiche, vere e proprie torri di Babele della mente e dei luoghi, che dovrebbero qualificarci a livelli superiori ma che allo stesso tempo ci rendono sempre più disperatamente lontani dall’essenza delle cose.

L’amabile signore che ha ispirato queste riflessioni è l’attuale Dalai Lama e data la sostanza del pensiero che rappresenta, sono sicuro che intende promuovere la virtù della compassione non soltanto verso e per la specie umana ma, a differenza di altre “compassionevoli” attitudini nostrane, la estenda anche a tutte gli altri esseri viventi, nessuno escluso.

ennio forina     – Pubblicato su noiroma.it  Domenica 18 Settembre 2011 00:00

Ode alle Donne

Una donna è una tempesta

Una donna è il sole splendente

Una donna è una poesia

Una donna è una rima

Una donna è una canzone

Una donna è una nenia

Una donna è un fiume

Una donna è una prateria

Una donna è una foresta

Una donna è un fiore

Una donna è un albero

Una donna è una montagna

Una donna è lo spazio

Una donna è un rifugio

Una donna è un nido

Una donna è una sfida

Una donna è una culla

Una donna è un prato

Una donna è un ruscello

Una donna è una lacrima

Una donna è un sorriso

Una donna è un riso

Una donna è un pianto

Una donna è un grido

Una donna è un sussurro

Una donna è la pioggia

Una donna è il vento

Una donna è una brezza

Una donna è uno stagno

Una donna è un  lago

Una donna è una goccia

che spegne la sete.

E una donna è l’oceano

nel quale volentieri affondi

Una donna è qualsiasi cosa che è

e che sarà sempre.

Una donna non è una preda

Una donna non è una conquista

Una donna non è un dono

Una donna è l’orizzonte

dove tu vorresti essere.

 

ennio forina 

 

Ode to the Women

A woman is a storm

A woman is sunshine

A woman is a poetry

A woman is a rhyme

A woman is a song

A woman is a lullaby

A woman is a river

A woman is a prairie

A woman is a forest

A woman is a flower

A woman is a tree

A woman is a mountain

A woman is the space

A woman is a shelter 

A woman is a nest

A woman is a challenge

A woman is a cradle

A woman is a meadow

A woman is a stream,

A woman is a tear

A woman is a smile

A woman is a laugh

A woman is a cry

A woman is a whisper

A woman is the rain

A woman is a gust of wind

A woman is a breeze

A woman is a pond

A woman is a lake

A woman is a drop

to quench your thirst away

And a woman is the ocean

In which you gladly sink

A woman is everything there’s is

And that will ever be

A woman is no prey

A woman is no conquest

A woman is no property

A woman is no gift

A woman is the horizon

where you would like to be.

ennio forina 

9/11 Parole Spezzate

TOWERS-2001-2011- Blog.jpghttp://www.911memorial.org/registry/ennioforina/sow

NOI 

 Noi siamo le voci perdute
che mai più saranno ascoltate,
siamo le ombre evanescenti
di quelli che non torneranno,
frammenti di quelli che una volta erano corpi
fatti in cenere e pezzi dal soffio mortale
di questo improvviso fuoco d’inferno.

Per quello che l’Inferno può contare.

Noi siamo quelli che saltavano
attraverso i vetri infranti e le pareti
sperando che la morte venisse veloce,
per finire un dolore così insopportabile
di soffocante bruciore e che un angelo
ci raggiungesse prima
di toccare la dura pietra del suolo.

Noi non sapevamo
e a noi non importava
che il mondo stesse guardando
attonito e sgomento.

Per noi il mondo stava finendo.

Noi siamo i pensieri,
evaporati
nell’incandescente acciaio
anelando per il cielo da qualche parte.

Noi siamo le parole non dette
le chiamate mai più fatte
a quelli a noi più cari.

Noi siamo morti così
come molti sono morti

e ancora muoiono
per la violenza ottusa
in esplosioni e nubi di polvere.

Noi siamo morti chiedendoci perché
fummo noi ad essere  scelti
per finire così senza ragione.

Noi abbiamo perso tutte le occasioni
di raggiungere i nostri amati e cari
e di possibili altri splendidi giorni futuri.

Noi siamo i nostri desideri nostalgici
non ancora e mai più espressi
desideri e speranze non svelate
di inesplorati giorni a venire.

Noi siamo i perduti e nascosti sentieri
di conoscenza sconosciuta per sempre.

Non siamo martiri né eroi
perché siamo stati uccisi così 
vilmente assassinati
come per qualunque essere vivente
che si uccide con crudele disprezzo.

È difficile sentire il dolore degli altri
fin quando non si prova per se stessi,
ma nell’attimo eterno
di perdere quello che siamo,
improvvisamente possiamo capire.

Quelli che non sentono la morte degli altri
non sono affatto vivi.

Ed ora che le parole sono inutili
e tutto il dolore sembra scomparso,
quello che potreste imparare da questo
andrà via con noi soltanto,
via da tutti voi sopravvissuti
e persi in questo folle mondo.

Adesso tutti voi popoli,
sia che osservate piangendo
o esultando per una vittoria,
continuerete a vagare ciecamente
e ciecamente continuare a distruggere
fino a quando non vorrete seguire
la via della ragione
e di un universale sentimento.
.

Noi siamo questo fumo che cresce
e nasconde ogni sensazione
di quello che è rimasto di noi
mentre il respiro della vita
non è più nemmeno un sospiro.

Presto scompariremo,
nella tersa aria di un giorno
che noi non potremo più vivere,

senza un tocco o un sussurro
da chi ci ama così tanto,
ma in qualche modo resteremo
come diamanti nelle loro anime.

E ombre di oscurità
in chiunque sa solo odiare.

Per chi ha esultato alla nostra morte
e acclamato per una vittoria,
noi siamo certo questa nuvola di fumo
che sale e invade il cielo
dispersa nei venti del male
ma fumo più denso e scuro 
continuerà a offuscare
tutte le menti e anime che da sempre
sono allevate nelle orrende bare d’odio.

Ennio Forina 2001

 

 

Nameless Hurt Women- Rape is a form of a slow assassination

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For all the women of all the ages, and all the earth’s latitudes, hurt and abused by wicked males who were generated by women and instead of being grateful to them, they despise their generosity and altruism the same men who would not exist if women did not make them to exist.

LO STUPRO E’ UN ASSASSINIO CHE UCCIDE LENTAMENTE.
Gli stupri, come le rapine, sono forme di assassinio minori, poiché violano i diritti fondamentali degli esseri viventi di vivere nei loro spazi esistenziali che sono sacri e inviolabili. Il corpo di una persona è un territorio privato che nessuno, se non invitato, può arrogarsi il permesso di violare, violando anche la volontà di scegliere liberamente. Lo stupro è una invasione brutale della libertà e della dignità e non ha niente a che vedere con la funzione degli organi sessuali che non rispondono solo ad impulsi biologici ma anche sentimentali e intellettuali. Le affermazioni in oggetto sono di estrema gravità perché considerano e riducono un individuo di sesso femminile come se fosse un oggetto costruito intorno ad un solo organo del suo essere. E impadronendosi con la forza di quell’organo si compie una rapina e un assassinio allo stesso tempo. Il piacere sessuale è una combinazione di profonde e ineffabili sensazioni psichiche, connesse a quelle fisiche, che si valorizzano vicendevolmente ed è tutta la psiche della persona che decide con “chi” avere anche un rapporto fisico, che determina il valore di un atto sessuale, come del resto di qualsiasi altra azione umana. Perciò lo stupro è poco meno di un assassinio e molto più di un atto sessuale rapinato, sequestrando la libertà e l’indipendenza del “territorio”privato di una persona, cioè il suo corpo e la sua mente. ma è anche la devastazione dell’equilibrio psichico e la lacerazione dell’anima di una persona che permane nel tempo e causa una sofferenza insanabile. Anche se non si muore a causa di uno stupro, una parte di un’anima sensibile violata, muore lo stesso e non può più essere riparata, può solo essere nascosta, all’interno dei contenitori delle memorie tristi e dolorose, ma non può essere dimenticata. Per sempre. Per questo, chi stupra è un assassino sostanziale anche se non sopprime completamente la sua vittima. Queste due dichiarazioni sopra, oltre ad essere un segno di spaventosa ignoranza e stupidità, sono significative dello stadio di barbarie nel quale stiamo velocemente, e di nuovo, precipitando.

Lettera agli Atei

È solo questione di precisione nel definire quali possano essere i veri parametri di un confronto dialettico. I dogmi sono i protocolli chiusi che annullano ogni dialettica e quindi lasciamoli stare. Io penso che non è necessario professarsi “atei” perché questa è una definizione senza senso in quanto è il contrario di qualcosa che non esiste, o meglio che esiste solo “culturamente” nei vari modelli che descrivono una o più entità superiori costruite dai popoli di tutte le ere per avere riferimenti ipotetici oltre lo scenario delle loro esistenze. L’ateismo prevede un riconoscimento razionale della realtà fisica distinta da una ipotetica realtà spirituale ineffabile, ed è qui che il concetto cade paradossalmente in una caratterizzazione artefatta e dogmatica simile a quelle delle religioni. Io, ad esempio, pur non credendo in nessuna religione – in quanto codifiche di comportamenti e credenze -, ma solo in alcuni selezionati  eventuali elementi di saggezza in esse contenute, non posso e non voglio definirmi “ateo” perché il termine non descrive quelle parti di verità che io conosco, prima di tutto che non esiste una distinzione esistenziale tra il mondo “fisico” e quello ”spirituale” se non nella nostra mente.

L’Universo è unico, come la Vita è unica, le parti di questa vita e di questa realtà unica sono solo distribuite in modi differenti in alcuni corpi e spazi più concentrate, e in altri più diradate ma sopratutto interagenti e indispensabili fra loro e quindi nell’ateismo come nelle religioni si riferiscono come realtà diverse, quando non lo sono. Considerate il nostro corpo e quello di tutti gli animali. È un “organismo” cioè composto di vari elementi diversi, alcuni dei quali potremmo definire “fisici” “materia” come i metalli, l’acqua, i minerali, perciò – non vivi- secondo i nostri criteri razionali, eppure senza di essi non potremmo esistere. Basterebbe essere privi anche di uno solo dei micro-elementi minerali che servono in quantità minime, ad esempio il ferro e moriremmo in breve tempo. La Vita, unica, si sviluppa in un oceano di differenze nelle sue varie forme, altrimenti non potrebbe essere creativa, non potrebbe formare nuovi organismi, sempre più evoluti, sempre alla ricerca di criteri di armonia di funzione e di bellezza.

Tutto questo accade continuamente sotto i nostri occhi, ma noi lo vediamo attraverso i vetri offuscati delle nostre percezioni, della “miopia” delle nostre menti. Ecco perché non ha senso definirsi atei, basta dire di non credere in divinità inventate da noi, che somigliano a noi e che si comportano come si comporterebbero i sovrani umani.
Ma questo non significa che non si deve riconoscere la “divina energia” vitale Cosmica e forse quello che noi chiamiamo “essere supremo” è il Cosmo stesso, in ogni sua piccola parte. Ma che, per fortuna, non ci assomiglia affatto.

La Buona e la Cattiva Terra

Tutti noi portiamo sulle spalle un pesante fardello che grava sui nostri cuori e sulla nostra mente senza conoscerne il contenuto. In esso vi sono le memorie dei nostri progenitori, che vengono passate di generazione in generazione come fossero un terreno ereditato da coltivare, a volte buono e già abbastanza fertile, a volte arido e infruttuoso, sta alla nostra volontà ed alle nostre aspirazioni, decidere di renderlo più virtuoso cosicché possa far crescere dei buoni frutti o lasciarlo ancora più inaridire fino a diventare sterile.

The Mother of all Loves

There’s only one, unique motherly love in all of the Universe. It is the only real Love that there is, mother of all the Love’s kinds, an undeniable truth that shines on us like the stars in space.

Those humans that don’t raise their eyes to this obviousness and can’t, or do not want acknowledge that also the other animals are gifted with the same feelings of motherly love, most certainly are not able to feel it, because they don’t have it in themselves.

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C’è solo un unico amore materno in tutto l’Universo. È il solo vero Amore che esiste, madre di tutti gli Amori. È una innegabile verità che risplende su di noi come le stelle nello spazio.

Quelle persone che non sollevano lo sguardo all’evidenza e non possono o non vogliono riconoscere che anche gli altri animali sono dotati degli stessi sentimenti di amore materno, sicuramente non sono in grado di sentirlo perché non ne hanno in loro stessi.

ennio forina

Tori, Daniza, KJ2, Cinghiali…

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MEDUSA ERA UNA BELLA E DOLCE FANCIULLA ED I TORI, DANIZA, KJ2, CINGHIALI…NON SONO MAI STATI MOSTRI…

Una Diva potente e perversa che assolda un miserabile sicario con la promessa di una facile gloria e costui che munito di armi letali, va ad uccidere l’innocente trasformata in mostro da una mostruosa e insana gelosia e raccoglie il suo premio sulle spoglie e la testa della povera fanciulla che non avrebbe mai fatto del male a nessuno.

Non c’è stato nella cultura storica un biasimo letterario o artistico per la potente dea dell’intelletto, né mai ho rilevato un cenno di compassione per questa innocente, mitica creatura che subisce la tremenda trasformazione, nell’inane consapevolezza comune, e nella cultura classica, per secoli e secoli. Solo perché è un mito? No, non è solo un mito e il riflesso di qualcosa che è stato ed è terribilmente reale e attuale. Lo ritroviamo in tante tradizioni in cui innocenti e innocue creature vengono deliberatamente trasformate in mostri per avere poi la scusa di abbatterle e distruggerle. Come per i tori delle corride mentre i loro carnefici  si guadagnano, con tutti i loro specchi magici, la gloria infame della sofferenza e della morte, applaudita da una platea assetata del sangue di innocui esseri viventi se lasciati vivere indisturbati.
Continuiamo così a ricoprire di gloria i veri “mostri” e a distruggere le creature belle e innocenti.

Sono le Meduse attuali, i Tori delle corride, gli Orsi del trentino, i Cinghiali della maremma e tanti altri animali la cui bellezza viene sacrificata alla dea del profitto, che di sicari ne può ingaggiare moltissimi. Ma i veri mostri si riconoscono dalle loro azioni, non dal loro aspetto.

ennio forina

 

 

 

Io Voglio Conoscerti. Per sempre.

“ Io ti amerò per qualche tempo”. “Io voglio conoscerti per sempre”.

Suggerirei agli innamorati di sostituire il verbo amare con quello di conoscere, cosicché invece di dire “ti amo”si dovrebbe dire: “Voglio conoscerti”. Il desiderio di amare un’altra persona è un forte, ma vago ed evanescente impulso a tempo determinato, mentre la sete di conoscenza è inestinguibile ed esprime un’attrazione più sostanziale, più impegnativa e più vera, e non è contenibile in limiti temporali né è soggetta ai cambiamenti come l’amore, anche perché, mentre l’amore può estinguersi, per via delle mutazioni a cui ogni persona è soggetta nel corso della sua esistenza, al contrario, il desiderio di conoscere viene “stimolato” dai cambiamenti e dai processi creativi indipendenti che avvengono inevitabilmente nell’arco di una vita, aumentando l’interesse e la dedizione. per l’altra persona che non si può mai finire di conoscere e quindi di amare veramente.

La Forza Debole dei Maschi

Quasi sempre, la forza fisica degli uomini 

è inversamente proporzionale alla loro forza psichica,

Il loro potere sulle donne 

deriva dal fatto che i maschi si aggregano,

perché non hanno compiti essenziali

come la procreazione e quindi per attenuare

la loro angoscia esistenziale si coalizzano

per contenere la superiore forza psichica delle donne, 

riuscendo così a imporre la cultura e le leggi

che fanno più comodo a loro, 

mentre le donne tendono a restare, per via della loro funzione, 

in ambiti più ristretti e più o meno familiari.

Ma la natura prepotente ed egoista

è una caratteristica umana indipendentemente dal sesso.

Spesso gli uomini egoisti e prepotenti

sono quelli che sono stati amati ed allevati

da madri egoiste e prepotenti 

che hanno cercato di educarli per aggredire il mondo,

non per viverlo rispettosamente insieme

agli altri umani ed anche a tutti gli esseri viventi.

 

ennio forina

 

 

La Specie Folle

Vi sono due tipi di follia,

la follia del Caos e la follia Creativa.

La follia del Caos è la perdita,

la confusione o lo scontro

fra i riferimenti costruiti artificialmente

e stabiliti nelle diverse culture.

La follia creativa, al contrario, consiste 

nel rifiuto dei riferimenti fittizi

per avventurarsi nell’ignoto,

alla ricerca di riferimenti veri.

 

ennio forina

Arbor Sapiens

Molto tempo prima di noi,

le piante hanno inventato e prodotto

un numero immenso di sostanze,

nutritive, medicinali, protettive, energetiche,

seducenti, repellenti, velenose, lenitive, esplosive,

per nutrirsi, difendersi e per interagire

con tutto il mondo vivente.

 

E senza aver mai praticato la VIVISEZIONE.


ennio forina

“Quia Plus Valeo” – La legge del più forte.

Non esistono animali predatori

che uccidono altri animali

per ottenere una cosa diversa

dal corpo dell’animale stesso.

Solo gli animali umani uccidono su commissione

come dei sicari, per ricavare denaro

dai corpi degli animali uccisi.

Con quale coraggio e intelligenza

possiamo definirci moralmente superiori mentre 

facciamo le cose più odiose e distruttive?

In tutto il mondo vivente la pietà è un bene raro

ma la crudeltà è contenuta entro i limiti del necessario,

anche se vi sono specie che hanno alcuni 

comportamenti simili ai nostri, 

ma l’esercizio del nostro potere distruttivo e oppressivo

non conosce limiti e non è basato

sulla capacità di un pensiero superiore, 

ma sulla brutalità dell’azione

senza nessun tipo di pensiero.

 

ennio forina

Una Evoluzione Diversa…Cosmic Harmony

 

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Quando ho iniziato a scolpire forme umane femminili con rami tagliati da inopportune potature è stato per un senso di rabbia e di frustrazione, per non poter impedire questi massacri periodici fatti per i motivi sbagliati, nei modi sbagliati e nei periodi sbagliati, che di fatto fanno ammalare, alterano la normale crescita e stabilizzazione degli alberi e fanno marcire i monconi di rami amputati che vengono invasi dai funghi e infine causano la morte prematura degli stessi alberi. Ma di tutto questo la gente comune non si rende conto e continua a credere che le potature siano una delle azioni più lodevoli che possano essere intraprese da una amministrazione civica. Io non ho mai sentito venire da nessuna parte  qualche flebile protesta di indignazione per le sigarette consumate a metà che vengono gettate sprezzantemente sul suolo pubblico a miliardi nel giro di un anno, né sentito esprimere una preoccupazione specifica, una campagna sensibilizzatrice da parte delle istituzioni per scoraggiare, se non impedire questo barbaro modo di disporre dei resti dei propri vizi né da parte di nessun condominio o singolo cittadino protestare pubblicamente per i marciapiedi coperti da questi residui tossici e pericolosi. Ma per le foglie degli alberi sì. Non c’è un condominio di questa città che non si preoccupi in modo prioritario della presenza al suolo delle foglie degli alberi non delle sigarette. E in questo caso alle proteste seguono gli interventi autonomi e quelli pubblici quasi senza esitazione. Le foglie degli alberi che non solo non sono tossiche ma hanno la funzione di arricchire il suolo mediante la disgregazione enzimatica delle loro strutture e quindi di dare il giusto nutrimento alla pianta stessa che le ha prodotte per quanto queste sostanze possano attraversare la prigione di asfalto che racchiude le radici. Ma le piante sono intelligenti  molto più intelligenti di quanto si possa comunemente supporre, e trovano il modo di sopavvivere nonostante noi facciamo di tutto per impedirglielo. Ma la ragione che segue questa mia riflessione è un’altra: altrove ho parlato delle false convinzioni che sono stabilite nella cultura generale riguardo le potature degli alberi, qui , invece voglio parlare di un’altra evidenza che ho scoperto per “serendipity” nel momento in cui progredivo nello scolpire la mia seconda statuetta in un tronco di un pino. La mia prima scultura era ricavata da un piccolo ramo di platano abbandonato al suolo nel mese di giugno inoltrato, periodo in cui di consueto vengono fatte le potature, almeno qui a Roma incuranti del fatto che se un albero emette dei rami e genera le foglie vuol dire che sta effettuando una procedura biologica e biochimica imparata in milioni e milioni di anni, la stessa che ha consentito a tutti gli esseri viventi (compreso noi) di esistere e che ci permette di utilizzare il risultato di questa intelligenza vegetale per fare tutte le nostre stupide cose, senza nemmeno un pizzico di gratitudine, pensando che sia scontato che qualcosa nella natura ci abbia dato l’aria da respirare, – così per grazia ricevuta, – ma noi invece di essere riconoscenti ne disponiamo nei modi più ottusi. Dunque, quello che ho scoperto lavorando sul mio primo rametto di pino era che man mano che la figura prendeva forma nelle sue parti, nel torso nei seni nelle cosce, nei glutei, i cerchi concentrici delle varie età dell’albero si disponevano in modo armonioso parallelamente all’armonia da noi riconosciuta ed ammirata delle forme femminili. Tutto il corpo femminile nelle varie parti era segnato  e sottolineato dalla bellezza delle striature e più un elemento del corpo risultava progressivamente ben fatto, più le striature assumevano un disegno più fluido e bello e assecondando ed esaltando le curve e gli spessori, come fossero un abito trasparente aderente al corpo. Non è la bellezza di una formula matematica, perché la matematica come la intendiamo noi vale solo in questa nostra dimensione di mezzo, mentre nel microcosmo quanto nel macrocosmo non funziona affatto così. È il ritmo della vita universale che è armonioso e creativo, erratico e anche nelle sue discordanze è bello proprio per questo… Si pensi cosa sarebbe il cielo notturno se le stelle fossero disposte in ordini geometrici riconoscibili e schematici. Oppure lo skyline di una catena montuosa che invece di essere irregolare e frastagliata fosse fatta di parallelepipedi messi in bella fila. O che le onde del mare si disponessero allineate con le loro increspature bianche, come fossero i soldatini di un esercito di secoli fa, che avanza a farsi massacrare. Come se un gruppo di ingegneri umani avesse il compito e il potere di sistemare una porzione di universo secondo i nostri criteri, facendo quello che gli architetti umani fanno nel progettare i nuclei civici, cioè i nostri sepolcri abitativi. Palazzi e grattacieli come parallelepipedi o cubici o triangolari con finestrelle tutte uguali come  le aperture di loculi di un cimitero vivente. Anche se adesso si cerca di osare delle distorsioni più audaci e meno scontate ma ancora con scarso successo. File di alberelli monotone a fiancheggiare percorsi, strade e aree d’erba degradate a tappeti uniformi.

Ma il cosmo non è così, se non basta quello che possiamo vedere e non guardiamo quasi mai dai nostri consueti punti di osservazione, basta vedere la foto del telescopio Hubble che evidenzia la caoticità armoniosa del cosmo e basta guardare dentro le intime strutture atomiche dei nostri corpi o della materia, che sempre solo nella nostra dimensione di mezzo, riusciamo a plasmare e costringere in forme lineari geometriche precise, ma anche all’interno di questa materia c’è un apparente ma evidente caos. Ma in ciò che chiamiamo Natura tutti i caos sono dinamicamente impegnati a cercare una armonia, una stabilizzazione non definitiva, che nelle nostre limitate capacità sensoriali tuttavia decifriamo come “Bellezza”.  Ecco perché io sostengo che sia l’intelligenza che l’armonia e quindi la bellezza che dall’intelligenza deriva, sono la stessa cosa in  tutto l’universo. Noi non siamo più intelligenti di una pianta perché abbiamo realizzato costruzioni macroscopiche con le combinazioni che hanno prodotto materiali inediti.  Abbiamo realizzato queste cose perché i nostri organismi erano adatti a utilizzare l’intelligenza unica universale in questi modi e a sviluppare questi risultati. Noi siamo l’orchestra, non la musica, siamo le note, non il compositore. L’intelligenza che ha ideato e poi realizzato la piuma di un uccello non è l’intelligenza di quel singolo uccello, ma è l’intelligenza fondamentale che comprende tutte le intelligenze particolari ed è l’intelligenza cosmica.

Abstract from: “A Different Evolution” ennio forina

Unknown Travel Companions

When many souls, wherever they are, have the same sincere feelings of love and compassion for the life that suffers, they may generate a powerful energy that goes beyond space and distances, necessary to fight and maybe to win. In that , “Life” is only one, even if it’s expressed in different ways and shapes. Like the snowflakes, no one alike to another, but each one made of the same substance and coming from the same origin. The disdain for the life of other living beings, extinguishes and scatters this energy, meanwhile on the contrary, the love for Life is the only energy that unifies all the unknown souls together and makes them stronger, so that, whether they may win or lose, what really counts in the end is the company of  the love of all the others, of all the living beings.

Sconosciuti Compagni di Viaggio

Se molte anime, ovunque si trovino, si concentrano all’unisono in un sincero sentimento di amore e compassione per la vita che soffre, generano una energia che travalica gli spazi e le distanze,  necessaria per lottare e forse per vincere. Perché la vita è una sola, anche se espressa in modi ed in forme diverse. Come i fiocchi di neve, nessuno uguale ad un altro, ma tutti composti da una stessa sostanza e con una sola origine. Il disprezzo della vita degli altri esseri viventi annulla e disperde questa energia, mentre all’opposto l’amore per la vita è l’unica energia che unisce le anime sconosciute e le rafforza e che si vinca o si perda, quello che più conta alla fine è la compagnia dell’amore degli altri, di tutti gli esseri viventi.

Noah’s Restaurant

The Global food industry has been able to do even better than Jesus, in the miracle of multiplying the fish and the bread…they do pigs…chicken…cows…goats…sheep… and all those animals that Noah was so benevolent to take with him on board of the Ark, so that they would not drown in the Big Flood, but in the pots and pans of the chosen humans. So that we, global human chosen people, can go on to grow and multiply…to multiply and grow…to grow and multiply, endlessly…well, we haven’t been able to resuscitate the dead, even though we are trying to do that, but at least, we know how to perform the multiplication’s miracle very well.

Le industrie alimentari globali

sono riuscite a superare Gesù nel miracolo

della moltiplicazione dei pesci…

e dei maiali… delle galline…delle mucche …

delle capre… delle pecore…dei mitili …

e di tutti quegli animali che Noè

fu così generoso da portare con sé nell’arca,

per far sì che non annegassero

nelle acque del diluvio, ma nelle pentole

e nelle padelle dei popoli eletti. 

In modo che noi, popolo umano eletto globale,

possiamo crescere e moltiplicarci, 

moltiplicarci e crescere,

crescere e moltiplicarci, all’infinito…

tanto non possiamo ancora resuscitare i morti,

anche se ci stiamo provando,

ma, almeno questo miracolo

lo sappiamo fare bene.

 

ennio forina

Fuochi Fatui

Stavo aspettando un autobus che non arrivava mai, all’imbrunire di una serata estiva limpida, con il cielo ancora dipinto di un blu intenso e non avevo fretta perché una splendida Luna sorgente penzolava sul Tevere, proprio di fronte a me. Così, ammirandola, rapito dalla bellezza di quel globo d’argento miracolosamente appeso nel cielo, ho pensato di fare un esperimento:  osservare il comportamento dei passanti e di coloro che aspettavano i loro rispettivi mezzi alla fermata, proponendomi di annotare quanti fra loro, avrebbero alzato gli occhi sull’orizzonte per ammirare la bellezza di quel corpo celeste che si innalzava pigramente nel cielo. Era lì con il suo vestito d’argento ad esibirsi nel suo show speciale, ammiccando alla terra e specchiandosi, vanitosa, riversava sulle acque del Tevere la sua magica luce riflessa facendo risplendere le increspature delle piccole onde e nessuno le prestava attenzione. L’attesa si prolungava già molto oltre una mezz’ora e la pagina del mio notebook era ancora vuota, nessuna persona, giovane o vecchia che fosse, aveva mai in tutto quel tempo alzato gli occhi ad ammirare la Luna, al contrario, la maggior parte fissava lo sguardo ipnotizzato sui piccoli schermi degli smart phone, fuochi fatui senza gemiti degli intelletti di anime ormai spente, incapaci di sentire, incapaci di provare stupore e di chiedersi il perché  di tante reali meraviglie sprecate, ignorate, neglette. Cerchiamo miracoli dove non sono, dove non possono essere e dove abitano solo i fantasmi, le illusioni dei nostri sensi circoscritti e inibiti, resi insensibili, che guardano la goccia e ignorano l’oceano, che inciampano sul sasso e non ammirano le montagne, che curano l’aiuola e non proteggono la foresta, ed ignoriamo sprezzanti, le miriadi di miracoli che sono intorno a noi e si manifestano in immagini chiare, suoni, odori e vibrazioni che in noi si riverserebbero, se solo volessimo vederli, se solo volessimo ascoltarli, se solo volessimo cercarli, se solo volessimo conoscerli.