Il Lato Oscuro della Parola “Libertà”

Libertà fine

IL LATO OSCURO DELLA PAROLA “LIBERTA’”
Cito : “La mia libertà finisce dove comincia la tua.” Non mi riferisco mai ai pensieri espressi da altri, ma raramente devo fare una eccezione, quando alcuni pensieri vengono promossi e celebrati così tanto da influire la mentalità comune e la cultura. Non capisco perché questa frase sia menzionata così spesso e glorificata come se fosse l’apoteosi del senso di giustizia e della tolleranza, mentre in realtà queste poche parole ad effetto si prestano a molte interpretazioni ed utilizzi che possono avere ben poco a che vedere con la vera etica e il senso di giustizia. Analizzando i significati reconditi di questa asserzione si può evidenziare per prima cosa il suo carattere circoscritto, egoistico, una specie di accordo fra umano a umano che esclude altri umani e anche tutti gli altri esseri viventi, vale a dire: “purché tu non interferisca nel mio ambito di libertà, io non interverrò nel tuo, indifferentemente da quello che tu fai nella tua libertà”, perché secondo questa formula è il tuo ambito e devo rispettarlo, così se nel tuo ambito tu fai cose perverse io non potrò intervenire per impedirle. Nulla di nuovo sotto il sole, è sempre stato così, è la primitiva legge umana del “farsi gli affari propri”. I popoli creano i loro sistemi di vita, le loro leggi, i loro usi e costumi e non ammettono l’ingerenza di altri popoli, che significherebbe una invasione di territorio e quindi un conflitto. È stato così in passato, e lo è anche oggi, ogni volta che questa formula veniva violata una guerra si scatenava, dopo la lezione dell’ultima grande rottura di questa formula, costata milioni di morti e immani distruzioni si cerca di evitare un’altro simile conflitto, ma resta la formula in vigore, cioè ognuno a casa sua fa quello che vuole ma solo per evitare guai maggiori, e questa non è etica, è la realtà umana. Il problema etico sorge veramente quando in questo ambito di libertà umana decisa dagli umani, che sono i fruitori delle sue conseguenze nel bene e nel male, entrano altri soggetti che rappresentano un bene per se stessi e al tempo stesso un bene comune ma non mercificabile e che non dovrebbero essere vincolati ai teoremi umani né ai loro trattati; gli animali e gli animali- piante. 
Se nel mio ambito di libertà esistono dei princìpi che riguardano il rispetto della vita e della compassione universale, io non posso tollerare che un altro paese, nell’ambito della sua libertà eserciti la sua prepotenza e brutalità su esseri viventi che non gli appartengono, poiché essendo viventi appartengono a sé stessi prima di tutto e contemporaneamente al mondo vivente, che non può essere divisibile se non con la prepotenza. Quindi la formula non funziona, perché o sono io a dover cedere alla prepotenza dell’altro o è l’altro che deve astenersi da esercitare quella prepotenza, smettendo di appropriarsi e uccidere esseri viventi che non gli appartengono. Ma scendendo in uno scenario più piccolo possiamo fare altri esempi. Una frase simile può essere anche di fatto, il suggello di un accordo fra bande criminali, come dire: “noi siamo liberi di fare quel che vogliamo nel nostro territorio e voi fate quello che vi pare nel vostro territorio”, basta che non invadiate il nostro e quindi la libertà di agire in esso. Lo stesso vale per gli esseri umani. Se – la mia libertà finisce dove comincia quella altrui – senza specificare come si usa questa libertà, vuol dire che sia io che l’altro ci stiamo appropriando di qualcosa che non ci appartiene, uno spazio di azione in cui potremmo fare qualsiasi cosa a condizione di non oltrepassare i confini dello spazio del nostro concorrente o del nostro mutuo accordo di non ingerenza, così siamo in due o innumerevoli duplicati di noi due, ad appropriarci della libertà di azione illimitata perché non specificata dai principi, in uno spazio limitato nel quale noi siamo i dominatori di qualcosa che in realtà non ci appartiene; gli altri abitanti del pianeta, che sono esclusi dal teorema, non lasciando loro né spazio né libertà dato che la nostra reciproca libertà diventa di fatto il nostro reciproco arbitrio confinato, purché divisibile solo tra noi.
Bisogna distinguere tra la libertà di essere e quella di agire. La libertà di essere è infinita, non ha e non può avere limiti, è una libertà dinamica che scorre nel tempo e nello spazio e non è circoscrivibile da una formula o da un teorema, mentre la libertà di agire ha precisi limiti etici che dovrebbero seguire il principio della tolleranza universale e del rispetto dell’esistenza di qualsiasi altra forma vivente. E non può essere decisa solo da un contesto di due soggetti o due parti. Io direi piuttosto che la mia libertà è infinita quanto quella di qualsiasi altro essere vivente, ma questa libertà deve fermarsi quando può nuocere agli altri, tutti gli altri, senza ragione di difesa. 
Il semplice fatto che una sola specie sia troppo numerosa, alterando gli equilibri naturali è di per sé un arbitrio e una prepotenza.
Solo per fare un esempio fra i tanti : – che cosa sarebbe successo se per ipotesi la Germania nazista non fosse stata del tutto sconfitta, ma si fosse decisa una pace tra le nazioni lasciando alla parte sconfitta le sue prerogative e scelte, consentendole dunque in base alla sua ideologia e al suo ambito di libertà nazionale, il permesso di continuare a sterminare persone nei “suoi” campi di concentramento? – Anche qui il teorema non funziona, così come non funziona a livello individuale nel caso in cui il mio vicino di casa, secondo il suo concetto di libertà voglia bollire vivi aragoste e capretti, dopo averli scuoiati, sempre da vivi.
Io non posso rispettare quella libertà perché rispetto prima di tutto la libertà e il diritto di vivere e di non soffrire delle persone, dell’aragosta e del capretto. E anche qui si generano le premesse conflittuali che annullano ineluttabilmente la validità del teorema. Quindi a meno che non si verifichi un conflitto di sopravvivenza, alle diverse libertà esistenziali dovrebbe essere permesso di intersecarsi, sovrapporsi, toccarsi e comunicare in reciproci rapporti positivi e costruttivi. La condizione base è che non si possa agire liberamente causando danno agli altri semplicemente stabilendo limiti di azione soltanto fra un “te e un me”, e nell’ambito di spazi d’azione circoscritti, ma stabilendo dei princìpi etici che riguardano le azioni in essere da non superare, che non riguardano solo io e te, ma il Tutto vivente.

 
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One thought on “Il Lato Oscuro della Parola “Libertà”

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  1. sono stato libero, libero e felice per un periodo. La felicità cresceva sul tradimento. In seguito è arrivata la verità: sono sbiancato ingenuamente. Potrei farlo in futuro?
    Bella riflessione

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