ROMA VS ROME

ROMA nova copy

Di solito tratto argomenti molto più tragicamente seri, che riguardano considerazioni di carattere antropologico e dell’impatto della specie umana sul resto del mondo vivente, ma in un’era decadente e di superficialità diffusa come questa attuale, contraddistinta dalle droghe degli sms, dell’entertainment, dello sport e della politica, vorrei che vi fosse maggiore considerazione per l’identità storica della città in cui sono nato e vivo, che nel bene e nel male ha lasciato una eredità immensa al progresso e all’ordinamento degli stati moderni. Anche se mi sento cittadino del pianeta, purtroppo gli altri luoghi non sono tutti ideali, sono abitati da altre culture con altre regole, l’idea di poter vivere bene dappertutto non è sempre realizzabile in pratica e quindi preferisco valorizzare il luogo in cui vivo piuttosto che cercare un inesistente mondo perfetto altrove. Penso che ogni popolo dovrebbe darsi da fare a rendere migliore il luogo in cui vive, senza spostarsi nei giardini dove l’erba sembra essere più verde. Mi riferisco all’abuso dell’identità di questa città mediante l’alterazione arbitraria e senza senso del suo nome di battesimo e quindi della sua connotazione, nel passato solo da chi era estraneo a questa città, ma ora sempre più spesso anche dagli stessi cittadini romani. Sembra quasi che si stia instaurando la volontà di compiacere il resto del mondo, storpiando il nome e marchio della città, così come da molto tempo fanno i paesi anglosassoni che hanno contagiato il resto del mondo ad usare la loro distorsione grafica e fonetica, anziché il nome originale. ROMA  non è “ROME”, ROMA è una combinazione felice di quattro lettere che si adattano perfettamente all’anima del popolo fondante originario, che da semplice villaggio di pastori sulle sponde del Tevere ha costruito un sistema di vita moderno di codici e leggi e regole razionali e opere di ingegno esportate poi anche nei territori di conquista o a quelli alleati e ha dato un impulso enorme all’architettura, alle arti e alla cultura, anche assimilando e sviluppando quella di altri popoli come gli etruschi e greci e non solo. Le quattro lettere R-O-M-A esprimono perfettamente nella grafica, nella loro combinazione architettonica monumentale e nel suono persino, il carattere antico della città:  “ROME” fra l’altro, si pronuncia ROM, amputando impietosamente una delle 4 colonne che formano da sole questo monumento grafico e vocale. Si può persino tentare una decifrazione ideale e simbolica delle lettere che compongono il nome di questa città che si attiene credo molto bene alla sua storia: La “R” è una lettera regale per natura ma è anche l’inizio del termine “Res Publica”, La “O” nei caratteri usati dagli antichi romani, è un cerchio quasi perfetto e può simbolicamente rappresentare il  solco tracciato da Romolo nel terreno per delimitare l’area della fondazione, e dare anche il senso della unità di un popolo, la “M” ha tutto l’aspetto della facciata di un tempio e indica quindi la sacralità di regole etiche, e per ultima la “A” è una piramide pura che può indicare lo slancio e la determinazione verso il futuro. Nelle iscrizioni marmoree, archi di trionfo, su ogni reperto antico, ROMA non smette mai di essere ROMA, allora perché usare un nome diverso dato che i turisti che visitano questa città scattano miliardi di foto di monumenti e targhe su cui è inciso il nome vero di questa città? Ma quello che sconvolge è che questa distorsione del nome la fanno ormai anche i romani attuali. Vedo spesso nomi di alberghi che abbinano “Rome” al nome proprio dell’albergo pensando forse di facilitare i flussi turistici, vedo “Rome” sugli opuscoli turistici di ogni tipo, sulla letteratura dei percorsi storici, le librerie e gli shop di souvenir dei musei spesso e persino nei junk stores, su usa con disinvoltura ROME al posto di ROMA. Io difendo la realtà storica e se permettete anche l’estetica,  l’efficacia e l’armonia grafica e difendo il retaggio storico di cui il nome di questa città è parte fondamentale, altrettanto quanto difendo il buon gusto e senso “alto” dell’estetica così tanto devastata in questa città da orribili esempi di arte contemporanea disseminati ovunque a contrastare con la loro importuna presenza l’immutata bellezza delle rovine e dell’architettura romana, delle sue opere, delle strade, delle colonne e persino della bellezza dei resti delle opere murarie che ancora cingono il perimetro di questa città e affiorano in vari punti all’interno di essa. Gli italiani non dicono più “Nuova York” ancora chiamano “Londra” London, Parigi invece di Paris, sbagliato anche questo. E sono anche, come cittadino romano, uno strenuo difensore dell’arcano, suggestivo acronimo S.P.Q.R. che qualcuno, mi sembra qualche tempo fa velleitariamente, avrebbe voluto sostituire con “I love Rome” nella letteratura turistica e non so in cos’altro, (imitando gusti estranei, banali e volgari in tutti i sensi), alla cultura e alla identità antica e storica di questa città, giusto a dimostrazione di questa perduta ma ancora tanto decantata superiore fantasia, del senso estetico degli italiani odierni o alla coerenza e cura del loro originale retaggio culturale.

ennio forina 2018

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