Medusa Ancora.

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VIOLENZE CULTURALI

La mitologia non è una sezione della storia umana, ma il fatto che sia un artificio mentale non vuol dire che sia basata solo e prevalentemente sulla fantasia e non esclude che possa influenzare in modo concreto l’immaginario collettivo, l’educazione e il carattere degli individui che possono assimilare senza riflettere i preconcetti che anche dalla mitologia derivano e trasformarli poi in culture e comportamenti, come del resto accade anche da altre fonti di apprendimento. E non c’è dubbio che anche gli eventi umani possano subire l’influenza dei miti che sono spesso stati evocati nella storia come pretesti o convinzioni per giustificare nella gran parte dei casi, azioni distruttive e conflitti. Come ho scritto altrove “Gli dei sono sempre dalla parte di chi li ha inventati”.

In questo modo i miti irreali possono diventare simboli reali, che confluiscono nella storia e in qualche modo contribuiscono a scrivere la stessa storia per molto, molto tempo a seguir, e anche se non ce ne accorgiamo. Spesso senza analizzarli nel divenire della loro struttura illusoria, e nemmeno nei motivi che li hanno fatti attecchire nell’immaginario collettivo e infine utilizzare come stereotipo per stabilire false identificazioni di comodo del bene e del male. Uno di questi miti che è stato da sempre emblematicamente accettato nel suo drammatico sviluppo ed esito senza una seria riflessione sugli elementi che lo compongono è quello affascinante della Gòrgone Medusa, così tanto celebrato nei secoli in una specifica rappresentazione “negativa” sia nell’arte che nella letteratura.

Attitudini e comportamenti singoli o collettivi e forme di pensiero che diventano costume e morale, spesso vengono legittimati sulla base di considerazioni superficiali e circoscritte nei ristretti ambiti di categorie mentali prestabilite. Osserviamo ora che tra i vari atti di prepotenza e rapina, l’appropriazione arbitraria del corpo di un’altra persona che viene definita con il termine di “stupro,”  specifica precisamente l’atto della violazione – con la forza – del territorio “corpo” di un individuo da parte di uno o più soggetti normalmente di sesso maschile, ai danni di un altro soggetto, normalmente di sesso femminile e incapace di difendersi.

La violenza e prepotenza sessuale è deleteria anche in senso antropologico perché offende e ferisce in modo indelebile non solo chi la subisce ed infine anche tutta la comunità civile, insinuando la paura e il sospetto in una specie di reazione a catena, laddove si dovrebbero invece coltivare la fiducia, la solidarietà e il rispetto nei rapporti umani, poiché quando un elemento di questi subisce un trauma, trasferirà inevitabilmente ai suoi simili una parte del danno subìto sotto forme diverse e spesso inconsce e indirette.

Chi invece compie atti gentili e altruistici fa esattamente l’opposto, contribuendo a migliorare generalmente  il carattere delle interazioni fra le persone, trasmettendo un senso di fraternità e fiducia in un mondo migliore. E spesso a confondere ancora di più una giusta valutazione di questi fenomeni specifici della specie umana è il fatto che la coscienza collettiva ingloba e incapsula gli antichi luoghi comuni, siano essi veri o fantasiosi e li legittima in superficiali asserzioni che alla fine portano la peggiore parte dei popoli ad agire in modo antisociale, distruttivo e criminale dopodiché per definire questi episodi si vanno a cercare definizioni e analogie del tutto improprie che alterando la realtà non fanno altro che  inibire la ricerca delle reali motivazioni di questi come di altri atti malvagi. Allora una fraseologia standard fatta di luoghi comuni, improvvisamente scaturisce dai media e dalla bocca dei cittadini e viene così supinamente accettata senza alcuna riflessione sulla sua validità così che puntuale si genera il grido collettivo che definisce i violentatori umani come “animali o bestie!” Ma per quanti sforzi faccia, non mi riesce di trovare nell’universo vivente esempi di animali di sesso maschile che stuprano una femmina, né in gruppo né da soli. Quindi al di là della scontata condanna verbale o della reazione più o meno forte caso per caso a episodi di violenza sul corpo e nell’anima delle donne, non si va mai oltre, alla ricerca delle possibili,  reali cause generatrici. Una simile azione implica una serie di considerazioni di carattere non solo etico ma anche biologico, perché distorce la ragion d’essere della sessualità, e poiché sappiamo che, in quasi tutto l’universo animale esistente, l’elemento dominante è quello femminile e che sono infatti le femmine di quasi tutte le specie che decidono quando e con chi accoppiarsi secondo la loro istintiva consapevolezza di opportunità.

Gli uomini nascono solo in parte buoni o cattivi, ma con la possibilità di cambiare comunque i loro destini e le loro tendenze che senza una guida costante e giusti punti di riferimento, possono affiorare ovunque nel tempo e nelle loro menti. Essi vengono al mondo con inclinazioni diverse, che possono modificarsi nel bene e nel male secondo i sentieri che scelgono di percorrere, le scelte, le selezioni e le acquisizioni derivanti dall’assorbimento di insegnamenti e di categorie mentali comuni che provengono dall’ambiente in cui crescono, dalle esperienze, sia positive che negative, da una quantità di stimoli e sensazioni nei quali un giovane carattere deve navigare spesso come in un mare in tempesta cercando in esso la giusta rotta per non naufragare.

Allora è opportuno fare il percorso a ritroso per cercare nell’eredità culturale comune e nel costume, quegli elementi deformanti potenzialmente deleteri che se non vengono analizzati nella sostanza, possono favorire e fornire alibi ai comportamenti perversi. Anche i concetti contenuti nei racconti mitologici,  così come quelli nelle favole o nelle commedie, possono influenzare enormemente la psicologia collettiva, convogliando i comportamenti e persino le leggi, verso cattivi indirizzi.

Ho cercato invano nelle varie rappresentazioni artistiche del mito Medusa, nella scrittura e soprattutto nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, qualche elemento di pietosa considerazione o di minima solidarietà per questa ipotetica – ma verosimile – povera e giovane vita distrutta dal potere maschile, dall’arbitrio di un “potente” dio, Poseidone e dagli altri perversi personaggi coinvolti. Che il dramma sia un racconto di pura fantasia non toglie nulla alla sua realistica attinenza con la vita reale, soltanto sostituendo i personaggi fantasiosi del mito con soggetti reali per ottenere una miriade di vicende analoghe che non hanno mai cessato di accadere.

Questa incolpevole fanciulla che aveva avuto il solo difetto di essere stata notata dal dio, oltre ad essere vittima e violentata è costretta a subire anche l’irragionevole vendetta della potentissima dea, Atena, con ben poche prerogative femminili, che per essere la dea dell’intelligenza in questo come in altri casi non ne aveva certamente dimostrata molta. Costei invidiosa della bellezza della mortale fanciulla e gelosa perché è stata oggetto delle attenzioni del Dio, la trasforma in una creatura mostruosa e letale, costringendola a sua volta a commettere azioni distruttive verso chi le si avvicina e condannandola a diventare la prigione orribile di se stessa. Così un essere innocente viene trasformato in un mostro distruttivo che pietrifica gli uomini con il solo sguardo. A questo fino a quando entra in scena un eroe mercenario, (maschio, ovviamente), che armato da altre divine invenzioni dell’ Olimpo, viene assunto come sicario da un tiranno criminale e così riesce a ucciderla.

Perseo, il giovanotto nominato per l’impresa, viene dotato di superpoteri, non è chiaro per quali torbide ragioni, senza i quali non avrebbe evidentemente in sè né la forza né il coraggio di affrontare il “mostro”. Ma l’aspetto sconcertante e inaccettabile di questo racconto fantastico, è la sua influenza culturale nella letteratura e in tutta la rappresentazione artistica perché si esalta sempre la figura di Perseo, il giustiziere bello, trionfante e positivo, che libera il mondo dall’incubo di questo essere orribile che, guarda caso, è una femmina, mentre colei che è la vera vittima viene definitivamente relegata ai posteri come un’ icona terrificante e negativa. Questo bellimbusto sicario, assassino e di fatto anche vile, non prova minimamente un minimo senso di pietà per la sorte subita dalla ragazza ed a lui si dedicano statue e dipinti che lo raffigurano come un soggetto meritevole di gloria. E questo non va molto a vanto della sensibilità anche di grandi artisti del rinascimento che così hanno interpretato il mito.

Mentre la Medusa, incredibilmente viene sempre raffigurata col volto e l’espressione di una creatura feroce. Persino il sensibilissimo Caravaggio, in un suo dipinto dedicato alla gorgone non fa rilevare nemmeno un tratto di compassione o di nostalgico rimpianto per la giovane vita distrutta così incolpevolmente. In alcune raffigurazioni d’arte moderna al massimo Medusa diventa una sensuale e tragica ammaliatrice, circondata dai corpi pietrificati delle sue vittime, ma neanche in questi casi si riesce a percepire un minimo senso di dolore e di coinvolgimento sentimentale per la terribile condizione subìta e non voluta.

Nel costume culturale Medusa diventa così l’epitoma dell’orrido femminile, che non si può più nemmeno concupire e violentare perché mostruosa e per neutralizzare questa inquietante presenza non c’è altro modo che tagliarle la testa e trasformarla in un simbolo iconico da apporre ai confini delle proprietà, così come sullo scudo di Atena, per terrorizzare nemici e concorrenti e sulle porte domestiche per allontanare gli estranei e i visitatori sgraditi.

Un mito così confezionato e preservato, viene assorbito nella coscienza collettiva e diventa cultura accettata non inoffensiva, che in qualche modo può influire sui comportamenti e sulle attitudini di generazioni di giovani che spesso agiscono proprio in conseguenza di questi stereotipi falsi e superficiali. Quante Meduse vediamo oggi come sempre, violentate, private della libertà e della indipendenza del loro territorio fisico, delle loro menti, dei loro affetti, dei loro sogni e delle loro aspirazioni, sacrificate all’egoismo distruttivo dei più forti per via di educazioni distorte, mistificanti o contorte e di parametri etici deformi dei quali spesso, sono responsabili anche gli stessi genitori dei giovani, che crescono pensando di dover avere tutto, di potersi permettere ogni libertà, non avendo essi la capacità di una riflessione etica profonda, ereditata o acquisita ad indirizzare le loro azioni.

Per analogia, anche le usanze di alcuni popoli, in nome di un ridicolo “onore” maschile, e del costume distruggono la bellezza delle donne che rifiutano il corteggiamento e versando acido e devastandone i volti, come Atena le tramutano in mostri. È emblematico dell’egoismo supremo che distrugge la bellezza che non può avere, ma ancora di più è rivelatore della mortale incapacità di sentire che pervade le miserabili menti affogate in questi istinti che non sono “animali” come sempre si ripete, ma prettamente umani e deformi. Ma a volte la cultura ufficiale non è da meno se non si preoccupa, nei luoghi preposti all’istruzione e nella iconografia, laddove è necessario, di analizzare meglio gli eventi ed anche i riflessi culturali che spesso li condizionano e di rettificare e di fornire le risposte etiche derivanti dalle giuste e approfondite riflessioni, anche capovolgendo le conclusioni che ne derivano per influire in modo saggio e veritiero sull’apprendimento dei giovani.

La violenza su una donna è uno dei tanti aspetti di una realtà specifica che si può manifestare a diversi gradi e livelli, in modo occasionale o continuativo, ma che proviene tutta da una condizione e un’attitudine mentale sostanzialmente identiche: – la non percezione e il mancato rispetto della libertà e indennità di ogni altra esistenza che non sia la propria -.

Restituiamo dunque, alla fanciulla ideale la sua primitiva, straordinaria, giovanile bellezza del corpo e forse della mente che l’ha condannata e rendiamole giustizia, elevandola a simbolo di tutte le femminee creature torturate e uccise nella storia e tutt’oggi – per la loro bellezza, per il colore dei capelli, per le loro inclinazioni, per la loro intelligenza – a causa dell’ignoranza, della demenza e dei pregiudizi di molti nel mondo, ottusi cuori e teste maschili contenenti poco altro che mucillagine organica.

Per quello che mi riguarda le Meduse che raffiguro nei miei dipinti, avranno sempre il volto primigenio e le sembianze di un fiera e dolce bellezza e mi auguro che possano conservare anche lo sguardo che pietrifica, ma rivolto ai vili stupratori di ogni tempo e luogo.

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5 thoughts on “Medusa Ancora.

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  1. innanzitutto complimenti per la chiarezza dell’argomento che qui hai proposto. Pur non essendo psicologa viene spontaneo pensare che alcuni comportamenti traggono origine prima di tutto da remote credenze consolidate nel tempo, e tra queste anche la mitologia da te trattata. In verità già la storia della colpa di Eva è emblematica; tutte le storie pare siano sempre state create per sminuire la figura femminile nonostante sia quella che dà vita. Trovo anche giusto quanto dici sulla definizione “bestiale” in effetti neppure gli animali si comportano come alcuni individui che di umano non hanno nulla; come da diversi fatti di violenza infieriti da uno o più persone su una vittima, spesso si sente poi commentare ” era un ragazzo tranquillo, tutto casa e scuola…” Ecco, qui allora vien da pensare che siano personalità sdoppiate o colte da raptus per una patologia prima di allora asintomatica. Occorre dire che molto spesso è la famiglia stessa a non accorgersi dei disagi innati o di una modifica del carattere magari in ambito scolastico,( per imitazione/incitamento del gruppo…). Menti particolarmente plasmabili e condizionabili possono anche indirettamente attingere da quelle ataviche leggende mitologiche cui accenni la distorsione che li porta a commettere barbarie e nefandezze; allo stesso modo da film particolarmente violenti o peggio ancora da videogames ove il valore della vita è praticamente azzerato. Tanti sono gli imput negativi che da sempre minano la normalità della psiche umana; non ultime certe rappresentazioni pittoriche o scultoree che ripropongono la vittoria del maschio potente quasi divinizzato sulla femmina che subisce oltre al danno la beffa di esser rappresentata come malvagia; ed è vero che nessuno si sforza di chiedersi il perchè lo sia diventata. Forse l’uomo si spaventerebbe di se stesso.

    1. Complimenti a te per le tue spiccate capacità di analisi che rivelano anche la presenza di un’anima/intelligenza sensibile, che avrai capito al mio statement iniziale, è quello che più conta per me. Ma il tuo commento mi porta inevitabilmente ad approfondire su alcuni stereotipi culturali di base che tutti noi siamo stati costretti ad ingerire dalla cultura istituzionale e quella popolare.
      Vedi io mi spingo molto oltre nella valutazione dei comportamenti umani rispetto persino a quanto affermo nel mio articolo. Tutte le credenze della storia sono artefici della mente umana o meglio di quella parte della mente umana che ad un certo punto si è sviluppata di più, grazie non al famoso obelisco di “2001 odissea nello spazio”, ma grazie ad uno delle tante realizzazioni creative dell’intelligenza organica, cioè di tutte quelle forme “primitive” di vita intelligente che hanno generato qualsiasi essere vivente ed hanno modificato un ambiente sterile in modo che potesse accogliere il fenomeno della vita, o almeno di quello che noi pensiamo di essere esclusivamente la vita. Non capisco come quel film abbia fatto tanto parlare di se e sia stato così tanto visto perché non ha nulla di originale nè sul piano simbolico né su quello scientifico e non racconta niente di nuovo oltre queste famose credenze che sussistono nella mente dei popoli umani nonostante il fatto che siano così evidentemente false. Il monolito equivale alle tavole della legge che Mosè riceve dal suo Dio per dare la possibilità a gli stupidi umani di essere un pò meno stupidi. Il film non è altro che la trasposizione in chiave futuristica – tecnologica della Bibbia, un vizio culturale che gli americani ed altri popoli non riescono a scrollarsi di dosso. Ora, ti sembrerà che questa mia premessa sia una digressione dal tema del mio articolo e di conseguenza del tuo commento, ma non è così al contrario è molto inerente ma poichè è anche impegnativo talché èlal’argomento di un saggio che sto scrivendo su un modo diverso di considerare l’evoluzione della vita su questo pianeta., dimmi se vuoi continuare questa esplorazione con me, ora o in un altro momento…

      1. l’argomento è interessante ma meglio in altro momento. tieni conto che i miei tempi di risposta possono non essere proprio reali; uso wp a singhiozzo, utilizzando spazi di tempo liberi che non sempre sono programmati. comunque se ti accontenti mi sta bene.

      2. Sono perfettamente d’accordo, anzi, l’ideale sarebbe riuscissi a definire bene la premessa del mio saggio e fati leggere direttamente quella. Ma per ragioni troppo complesse da spiegare mi sono trovato a lavorare su più progetti letterari contemporaneamente e non faccio altro che passare da uno all’altro. Ho visto il tuo sito, vedo che pubblichi poesie e lavori artistici, poi lo guarderò meglio. Intanto ti mando il link di una delle mie poesie, per variare, anche io sono discontinuo online. https://thescienceofintuition.org/2015/08/03/una-camera-segreta/

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