La Moderazione non annulla la sua matrice.

Serve conoscere la matrice per valutare la sostanza della “moderazione”.

Moderation

MODERAZIONE : VIOLENZA = COMPRENSIONE : BENE

Sarebbe interessante chiarire, una volta per tutte, il concetto di “moderazione” nei suoi complessi usi in vari campi, dove la moderazione serve a contenere il suo opposto, ovvero l'”eccesso”. In fisica, la moderazione ha una serie di applicazioni ovvie e logiche, che riguardano energie che, se non moderate, porterebbero a conseguenze ed effetti devastanti.

Nella fisica nucleare, la moderazione dell’enorme energia derivante dalla fissione degli atomi di determinati materiali, si ottiene grazie a sofisticati sistemi tecnologici che interferiscono con il processo di reazione, contenendola entro precisi limiti di espressione energetica, impedendone così lo sviluppo incontrollato e la conseguente esplosione. Abbiamo certamente imparato a controllare e moderare questa immensa energia, ma non ne abbiamo cambiato la natura. L’energia nucleare rimane un mostro, incatenato e imprigionato dalla tecnologia, ma resta pur sempre un mostro “moderato”. La moderazione, in questo caso, è solo uno strumento, una diga, una barriera che si oppone alle forze potenti, per filtrare gradualmente l’energia risultante e consentirne l’utilizzo senza subirne gli effetti dannosi. Strumenti simili sono stati impiegati per domare il fuoco e utilizzare in sicurezza l’energia del fuoco, l’energia elettrica, l’energia magnetica.

Ma cosa succede quando il concetto di moderazione nella dimensione umana viene usato come se fosse una qualità, persino una virtù, che dovrebbe ispirare ammirazione e plauso in tutti noi? Invece di osservarlo nella sua vera sostanza, cioé un precario compromesso non volto a domare il pericolo, ma a nasconderlo?

Come nel caso dell’energia nucleare e di molte altre forme di energia, se la moderazione serve soprattutto a definire una condizione di contenimento artificialmente indotta di una matrice violenta da cui deriva, è evidente che non è veramente moderata.

Quando diciamo che una branca di una cultura o di una religione è moderata, ammettiamo implicitamente che la sua matrice non lo è affatto; altrimenti, non ci sarebbe bisogno di definirla diversamente dalla sua matrice.

Inoltre, la moderazione non influenza né modifica la natura della sua matrice; non può farlo, altrimenti la matrice sarebbe già di natura diversa e non ci sarebbe bisogno di definire alcuna sua parte come moderata.

Per quanto riguarda le religioni, prendiamo ad esempio il Cristianesimo, tralasciando le banalità ripetute da menti superficiali e ottuse che si riferiscono a una religione che storicamente ha commesso molti crimini. Dobbiamo considerare che ogni fenomeno ed evento ha sempre due aspetti: l’aspetto genuino, originale e fondante, e l’aspetto abusato, controllato e distorto, che distorce le idee fondanti e usa solo il suo potere suggestivo per influenzare le persone.

Se il pensiero umano fosse stato sufficientemente sensibile ed evoluto da prestare più attenzione alla bellezza delle idee che alle promesse di miracoli in terra o altrove, tutti i mascalzoni che nel corso della storia sono riusciti a controllare l’influenza delle persone non sarebbero mai stati in grado di commettere questi abusi e usi impropri di idee così nobili.

Il messaggio cristiano non prevedeva la necessità di ulteriore moderazione perché l’essenza stessa dei Vangeli è il fulcro della moderazione. Il principio fondamentale, ispirato dall’amore universale e incondizionato per ogni essere vivente – e includo gli animali di ogni specie, a prescindere dalle differenze morfologiche o dall’origine ambientale – arriva a promuovere un concetto rivoluzionario, mai superato e mai applicato, che ci esorta ad amare persino i nostri nemici.

Tutto ciò che di esecrabile è stato compiuto abusando dell’influenza di una fede, non mina minimamente il principio fondante di quella fede, ovvero l’amore universale, ma ne ha semplicemente infangato il nome, sfruttando l’incapacità delle persone di pensare in profondità.

Credo che nessuno possa trovare nei Vangeli alcuna parola che inciti all’odio o all’uso della violenza fisica, né alcun tentativo di stabilire gerarchicamente chi ha il diritto di dialogare con un dio e di interpretarne la volontà, e chi invece deve credere alle invenzioni della burocrazia religiosa.

Ciascun individuo può facilmente stabilire la propria connessione personale con la dimensione da cui tutti proveniamo, senza inventare storie abiette che abbiano scopi e motivazioni completamente diversi, che non hanno nulla a che vedere con il pensiero originario, che è essenzialmente intriso di un desiderio di armonia e bontà universali, non imposte ma offerte e condivise.

Pertanto, su questa base, credo sia sufficiente esaminare i testi fondativi del Cristianesimo per comprendere che non c’è bisogno di un Cristianesimo moderato, ma piuttosto di un Cristianesimo autentico, distaccato dalle ambizioni e dalle falsità dei predatori che sfruttano e distorcono il potere delle idee altrui.

E il fatto paradossale è che mentre il cristianesimo violentato dalla comune e banale malvagità di intenti si prende per scontato quasi attribuendo ad esso solo colpe che fondamentalmente non ha ma che sono colpe “umane” della malvagità umana, al contrario la parte moderata di un’altra religione viene considerata e glorificata come una virtù eccelsa, dimenticando completamente che pur essendo moderata viene comunque nutrita e condizionata dalla sua matrice violenta, intollerante, dispotica e distruttiva, di tutto ciò che è diverso da essa e che non desidera affatto di adeguarvisi.

E questa è una delle maggiori e paradossali mistificazioni dei nostri tempi che da secoli causa inutili quanto stupidi e distruttivi conflitti basati su null’altro che una primitiva viscerale intolleranza.

Le vere ideologie si basano sulle idee, e mai come ora esistono “ideologie senza idee” e religioni senza riflessione, abilmente utilizzate per unire e polarizzare visceralmente le frange più irrazionali della popolazione mondiale, mettendole le une contro le altre

Ennio Romano Forina