Pronomi Lontani

Che strano popolo religioso questo italiano, si rivolge a Dio dandogli del “Tu” senza convenevoli e al suo vicario con distacco riverente usando vari pronomi indiretti, “Voi, Santità, Vostra Santità ”, formali e ossequiosi, mentre esige che un altro figlio di Dio non familiare o sconosciuto, gli rivolga la parola con la terza persona singolare “lei” e si adira o offende se alcuno si prende la licenza di nominarlo con un immediato e semplice “Tu”. Forse credendo di meritare per sé, più rispetto del Dio che ha generato entrambi.

Un popolo che si reca nei templi della preghiera solo per chiedere favori e eternità, dal momento in cui nasce e quando muore mentre nel mezzo si comporta come se l’eternità non esistesse o gli spettasse giustamente di diritto, e se mai frequenta la cosiddetta casa divina lo fa spesso per chiedere e non per dare.

Non un suo obolo che non significa un vero dare, per quanto cospicuo possa essere, ma semmai per pregare in modo inverso: “Dio, per me non chiedo nulla, ma fa che oggi nel trascorrere delle ore io possa fare del bene qualsiasi alla Vita all’infuori di me.

È singolare, infine, che ci si rivolga a Dio e agli animali nello stesso modo, senza barriere formali, né allocuzioni di cortesia e distacco, forse perché Dio e i suoi animali si capiscono meglio e non hanno bisogno di formalità.

Ennio Romano Forina

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