Quello che le Piante Conoscono

DOVREMMO IMPARARE DA LORO
La Terra non è altro che una parte di Cosmo addensata in un globo, e contiene tutta la ricchezza degli elementi che sono sparsi nel Cosmo stesso. Le piante lo sanno, e hanno imparato a trasformare le rocce in un suolo fertile e dall’humus che hanno generato, saturo dei minerali necessari ai processi vitali a trarre tutto ciò che a loro e a tutto il mondo vivente serve non solo come nutrimento, ma anche per curarsi e difendersi. Sanno discernere le sostanze benefiche per usarle (sia per crescere che come moneta di scambio), da quelle tossiche, che esse utilizzano per difendersi nei loro delicati processi di crescita e propagazione e riescono impeccabilmente ad assorbire e utilizzare efficacemente le une e le altre.Dovremmo imparare da loro, poiché anche la nostra esistenza temporale non è altro che l’humus di eventi in cui affondiamo le radici delle esperienze, dalle quali possiamo assorbire il nutrimento benefico o i veleni dannosi anche per noi stessi, ma a differenza delle piante quasi sempre non siamo capaci né di saper distinguere il nutrimento dalle tossine, né tantomeno di saperli utilizzare per crescere bene, difenderci e nutrirci di conoscenza e di saggezza e di vera Vita.
Per chi ha interesse a riflettere di più sulla intelligenza sensibile delle piante, segue a breve un mio racconto metaforico sulla relazione travisata e nefasta dell’animale umano verso l’animale pianta.

Ennio Romano Forina

Cold Case della Politica/ Parte 1a

Un mio articolo di alcuni anni fa, che riflette credo, per molti versi, le realtà politiche di questi ultimi anni.

C’era una volta un giovane avvocato in una piccola cittadina francese il cui nome era Massimiliano Robespierre, che aveva deciso di difendere un popolo vessato, trascurato e affamato dall’oppressione dell’aristocrazia e del clero e quindi di intraprendere l’esaltante e drammatica strada di un grande evento storico con il sogno di poter contribuire all’affermazione di innovativi principi etici di giustizia, libertà ed eguaglianza dovuti non per casta o dinastia, ma per il semplice fatto di esistere. I successori della sua breve ma significativa esperienza, fecero in modo, in seguito, di definire la sua azione politica con una brutale, sommaria e dispotica semplificazione negativa in tal modo consegnando la sua figura all’oblio della storia per più di due secoli.
Quindi, anche il giudizio storico superficiale e di comodo impresso nei programmi scolastici non è stato benevolo nei confronti di questo indiscusso protagonista principale che, fra altri profondi pensatori, aveva con più coraggio e abnegazione tentato concretamente di infondere al processo rivoluzionario obiettivi più elevati e che al culmine della sua influenza politica, invece di farsi nominare tiranno o imperatore, decise di suicidarsi politicamente e fisicamente, travolto dalla degenerazione degli eventi e dai complotti della restaurazione, ma sopratutto dall’evidenza della inutilità di proporre principi etici che nessuno avrebbe mai voluto seguire e tradito da quello stesso popolo che aveva con così tanta convinzione e ingenuità amato e cercato di difendere. Certo i principi etici devono prima essere definiti e non si possono imporre come le leggi, ma nel seno di una società civile che vuole davvero evolversi essi devono essere riconosciuti, allevati e custoditi non richiamandosi ad improbabili emanazioni divine o codici precostituiti irrefutabili, ma in base ad analisi convincenti ed evidenze tali da costituire le pietre miliari di un cammino verso una società umana civile davvero etica e giusta e sempre perfettibile. E l’uomo, che persino dai suoi nemici veniva riconosciuto come “incorruttibile” e che nei suoi primi interventi alla Convenzione, aveva proposto invano di abolire la pena di morte, venne poi accusato di essere il maggior responsabile di un sanguinoso periodo di cospirazioni e vendette private, prodotte da quei famosi e sciagurati Comitati di Salute Pubblica, tribunali posticci di improvvisata natura, che gestivano quella che si poteva definire una sagra delle vendette e delle intolleranze personali, denominata “Terrore” che finì col travolgere anche moltissime persone illustri e incolpevoli.Certo, al giorno d’oggi non ci sono più i Comitati di Salute Pubblica ma quelli di Salute Privata sì, e le teste anche se in senso metaforico, cadono lo stesso, perché si attua una selezione trasversale così radicale e diffusa in tutti i settori più remunerativi e importanti, mentre si costringono appena a sopravvivere i soggetti che hanno migliori qualità e inventiva. Sono ben rari gli accessi alle industrie e alla politica consentiti a quelli che davvero lo meritano, mentre per inserirsi in qualsiasi segmento di attività bisogna far parte o essere accolti nelle famiglie corporative per mezzo di adeguate introduzioni. E se si vuole iniziare una attività nuova le difficoltà burocratiche e finanziarie sono tali da scoraggiare qualunque impeto creativo.
Più che dei giudizi degli eventi basati sulle cronache e sul lavoro degli storici, preferisco di solito attenermi all’espressione originale del pensiero e delle ragioni che modellano e costruiscono le azioni umane. È possibile, dalla lettura dei concetti originali di una mente, essere in grado di distinguere meglio tra la retorica e la passione, tra la demagogia e la generosità d’animo, tra la sincerità e l’ipocrisia.Ma questo articolo non riguarda un personaggio storico né gli eventi nei quali si è svolta la sua vicenda, per quanto importante questa possa essere stata. Riguarda bensì la natura umana in genere e i conflitti che conseguono dall’incapacità di dialogare anche nell’ambito di questo presente storico.
Infatti, se si considera il clima attuale sembra che le varie aggregazioni politiche parlino lingue diversissime e siano anche mancanti di interpreti; sembra, ma non è così, in realtà esse parlano la stessa lingua e vogliono e fanno o non fanno le stesse cose, solo che appartengono a condomini diversi, squadre diverse, campanili diversi, regioni diverse, nazioni diverse. Credere che il disagio sociale attuale sia attribuibile ad un sistema ideologico o ad un governo piuttosto che un altro è una ingenuità o se lo è lo è in minima parte, e non fa altro che contribuire a riprodurre il terreno di coltura delle caratteristiche negative di una società civile. Credere che basti sostituire una squadra dirigente è ancor più una pura demagogia se prima la squadra che si candida al suo posto non dimostra chiaramente intenzioni e progetti e si prende la responsabilità di fronte al popolo di metterli realmente in atto. Il problema è biologico prima che antropologico perché nella natura umana è insito l’impulso a cercare aggregazioni circoscritte e”corporative”, anzitutto per essere più forti, per la sopravvivenza, poi spesso purtroppo, sconfinando nella sopraffazione di altre aggregazioni più deboli. Nessun sistema ideologico o politico ne è esente, ma è più evidente in quei sistemi che non hanno meccanismi di direzione etica e autoregolazione “sani”, sistemi nei quali invece queste tendenze primordiali si generano, si sviluppano incontrollate e diventano egemoni.
Le varie corporazioni esistenti anche se piccole, riflettono le regole e i comportamenti delle grandi corporazioni, consentendo l’ingresso non ai migliori e ai più onesti, ma a quelli più utili alle aggregazioni e soprattutto a mantenere equilibri di potere e di influenza pubblica. E la cosa pubblica, la burocrazia, è permeata dalle regole criptiche non interpretabili dai profani come oscure entità, dispettose e malevoli, che come veri e propri “Trolls” delle saghe nordiche, irretiscono, confondono, creano ostacoli, inibiscono, nascondono, terrorizzano e infine deridono chiunque abbia delle vere buone intenzioni vanificandole.
Che fare dunque ora di fronte all’evidenza di queste realtà? Certamente devono esserci, come ci sono sempre stati anche se in numero esiguo, dei generosi, altruisti e sconosciuti eroi-eroine della impopolarità che operano per il bene comune senza quasi chiedere nulla in cambio. Di loro non si sentirà parlare troppo, essi seguono percorsi di sofferta consapevolezza e di ideale lungimiranza, sconfitti ma non vinti, rappresentanti della ragione e dei buoni sentimenti, promotori di una generosità che va al di là del proprio clan e persino della propria specie, sconosciuti pilastri dell’etica universale essi studiano, lavorano, operano non per predare la vita ma per contribuire a migliorarne le condizioni. A loro storicamente viene data voce solo per il breve tempo di ritrovare la giusta direzione dopo le devastazioni causate dagli altri.
Adesso si guarda al cambiamento e tutti sono con il naso all’aria pronti a fiutare il vento in un suo possibile volgere di direzione e forse ad allinearsi ad esso. Certo l’allegoria del vento del cambiamento è il segnale di cui ha veramente bisogno un Paese come indicazione di percorso. Che sia il vento a decidere i piani, i progetti, le iniziative concrete, le valutazioni cristalline non offuscate da interferenze di interessi particolari. Si deve solo passare la mano e poi si comincerà a lavorare sul da farsi. Perché dopo, perché non prima? Le parti che si dichiarano competenti e alternative a guidare il paese imperversano come sempre nella denigrazione incessante e totale del lavoro altrui con generiche affermazioni sempre uguali, ripetitive e stanche, senza dire altro.
Ma tornando al riferimento iniziale del personaggio storico, si sa che persino al culmine della sua influenza politica, Robespierre sembra possedesse solo tre vestiti di cui aveva gran cura e abitasse in subaffitto nella modesta casa di una famiglia parigina, è significativo che i soggetti umani che hanno veramente rivoluzionato le leggi sociali ed etiche nel corso della storia, erano quasi tutti poveri, mentre i conquistatori di dominii, quando ci riuscivano, hanno costruito imperi di creta che si sono dissolti sulle loro ossa e quelle di milioni di esistenze sprecate. Se quindi davvero si anela al cambiamento, i soggetti preposti a farlo per incarico popolare dovrebbero avere la cultura e la volontà di iniziare a metterlo in atto finalmente su sé stessi, considerando la natura del loro impegno come una missione più che un lavoro comodo e sproporzionatamente remunerato, auto-riducendosi emolumenti e privilegi o proponendo in aula leggi e regole per farlo e disponendosi a porre sopra ogni cosa, sopra gli antagonismi, il bene della collettività. La domanda da porsi è se quelli che ambiscono al passaggio di consegne siano davvero diversi, più idonei e più impegnati a prendere in carica il controllo della cosa pubblica o si differenziano solo per il colore della cravatta?
Spesso i partiti politici quando si rivolgono al popolo si comportano come quei seduttori delle soap opera che promettono la luna alle amanti per convincerle a donare il loro corpo per poi abbandonarle o relegarle ad una esistenza negletta e di sacrifici, mentre loro vanno a sperperare fortune in dissolute aree mondane. Non servono promesse, né dichiarazioni di intenti generici e vaghi, servono certezze di percorsi. Questa società civile, come altre realtà analoghe, sperimenta il paradosso di Robin Hood nel difendere i poveri: togliere ai ricchi per dare ai poveri di per sé non è una soluzione, perché senza delle regole e dei percorsi virtuosi, quando i poveri saranno diventati ricchi si comporteranno anche loro da ricchi, egoisticamente e prepotentemente, sfruttando il loro potere e togliendo agli altri la possibilità di emanciparsi e sviluppare le loro esistenze. Forse sarebbe molto più positivo convincere e stimolare le imprese a investire le loro risorse e i loro surplus sui poveri, a condividere le loro attività, aprendo le strade ai loro ingegni e moltiplicando le loro possibilità. Qualcuno lo fa in altri paesi. Da noi le strade si aprono quasi esclusivamente ai soggetti più “familiari”.
E come si manifesta questo tanto decantato spirito di cambiamento? Nei dibattiti dei luoghi istituzionali il nome dei deputati è ancora preceduto dall’aggettivo “onorevole”. È una bella parola non c’è dubbio, molto significativa, che evoca rispetto per la figura rappresentativa che indica, anche se spesso se ne è abusato in casi di cronaca cittadina conflittuale con la famosa frase ” Lei non sa chi sono io!” Cambiare? È mai stato calcolato quanto tempo in più occorre per pronunciare in un discorso una parola composta da cinque sillabe come questa: o-no-re-vo-le, moltiplicato per tutte le volte in cui viene ripetuta in forma singolare, plurale, generi femminile, maschile e transeunti? Tanto, così tanto tempo da costituire uno spreco inutile e costoso. Si pensi se al posto dell’universale OK si sostituisse un termine di affermazione di cinque sillabe. Forse le comunicazioni globali subirebbero un rallentamento di trasmissione di dati drammatico. Ma per dare sostanza all’onorevole nostrano, bisognerebbe che coloro che ne sono titolati, si comportassero con la dovuta coerenza per il significato rappresentativo in esso contenuto. Invece si scambiano accuse e illazioni gravissime, usano il sarcasmo e il dileggio, lo scandalismo come armi improprie, come in una tifoseria calcistica, sono costantemente propensi alle risse, disprezzano gli avversari a priori e cercano di neutralizzarli con metodi molto diversi dalla dialettica, ma quando si confrontano fra loro, al di fuori e all’interno delle agoni della politica e dei media, ma lontani dallo sguardo pubblico, chissà perché, diventano tutti ossequiosamente colleghi.
Cambiare come le mode e i costumi, così anche adesso i flussi politici arcaici ritornano a proporre improbabili età dell’oro e del benessere solo vincendo la partita politica, ma come nel gioco nazionale così tanto amato da tutti, dove persino le opposizioni ideologiche si attenuano fino a scomparire risucchiate nell’alveo della fede calcistica, alla fine di una partita, dopo una vittoria, al conseguimento di un primato, alla fine della esultanza collettiva, al popolo dei tifosi non resta altro che la memoria dei colori della propria squadra sventolanti sulle teste dei vinti, della conquista di coppe e scudetti innalzate al cielo, mentre pochi altri, con basso profilo e senza tanti clamori, raccolgono i copiosi frutti del fervore sportivo. E la politica che sopravvive sempre negli agi è la stessa che in modo uniforme fa finta di piangere per il popolo che non arriva a fine mese, volendo ignorare che spesso il popolo, non arriva neanche all”‘inizio” del mese.
State tranquilli che un semplice cambio di personale, fatto con gli stessi criteri di sempre, non potrà portare nessun tipo di rivoluzione etica e pratica ma solo un rimescolamento di carte da uno stesso mazzo, che servono per giocare lo stesso solito gioco e come in una delle più semplici proprietà matematiche, anche invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
Ennio Romano Forina

Genesi 1: 26-29

Se, come dice quel complesso di scritti che si chiama Bibbia, un Dio avesse voluto creare degli animali al solo scopo di fornire cibo e sostanze per la specie umana, non li avrebbe creati senzienti e dotati di un’anima sensibile, quale essi manifestano di avere tale alla nostra. Non li avrebbe dotati di istinto materno, non sarebbero stati affettuosi, come è evidente che essi sono e non si sarebbero affezionati tra loro e nemmeno all’uomo che doveva solo ucciderli, e non avrebbero provato sofferenza e urlato di dolore quando li scanniamo, non avrebbero allattato e difeso i loro figli come noi allattiamo e nutriamo i nostri, o covato le loro uova e nutrito i loro pulcini difendendoli a costo della loro stessa vita. Non sarebbero stati né altruisti né generosi e non avrebbero avuto paura di essere sacrificati per i nostri comodi. Solo un dio incapace, sadico, insensibile o imperfetto, avrebbe creato delle specie per farle diventare un cibo che soffre, un cibo sensibile e dotato di sentimenti di puro amore incondizionato.
E quindi, se dovevano costituire il nostro cibo, li avrebbe creati insensibili alla sofferenza, al dolore e agli affetti come sono i frutti delle piante, (ma non le piante stesse). 
La realtà è che dio, se esistesse a somiglianza umana, avrebbe sbagliato specie, dando agli animali l’anima migliore, la sensibilità più vera e cristallina, la dedizione migliore e l’amore materno migliore e tralasciando tutti quei tanti umani adulti e piccoli che con la loro ignoranza e con le loro crudeltà sadiche e perverse, dimostrano che un’anima a loro, quel dio si è proprio dimenticato di darla.

“Crescete, moltiplicatevi , ( e moltiplicate gli animali per farli soffrire.) “Tutto ciò che si muove e ha vita vi servirà di cibo” – 
– Certo, per riempire la terra e gli oceani e i fiumi del loro dolore e del loro sangue e il Cosmo della nostra vergogna! – 
Ennio Romano Forina

Il Tempo, alla Fine e al Principio del Tempo.

IL TEMPO, ALLA FINE E AL PRINCIPIO DEL TEMPO.
Allora non importerà “quanto” avremo vissuto 
ma “come” e “perché” avremo vissuto. 
È facile che possa scorrere un’intera e lunga vita 
senza aver davvero vissuto nemmeno un giorno 
mentre in un giorno solo si può vivere un’intera vita.

Ennio Romano Forina

Ennio Romano Forina

Sul Cieco Amore…

Si pensa alla cecità come l’incapacità di vedere, oppure metaforicamente si usa il concetto di cecità connettendolo al sentimento dell’amore e quindi si accetta la formula che l’amore possa essere cieco; vale a dire che ci si possa innamorare senza ragione di qualcuno a causa di un difetto dell’amore che sarebbe per antonomasia incapace di distinguere. 
In questo modo si scarica la responsabilità al di fuori del nostro essere e del nostro volere, dando all’amore una connotazione di impulso irrazionale che ci dominerebbe in modo indeterminato al di fuori della nostra volontà e in balìa delle circostanze. 
Io non credo che questa sia la spiegazione di tanti fallimenti, tradimenti, delusioni, ripensamenti e rammarichi di unioni sofferte e spezzate. Al contrario, la cecità non attiene all’amore, l’amore è una energia che come tutte le energie scaturisce da una fonte ed è quello il luogo dove si deve cercare la vera cecità. 
Ma dunque, quale potrebbe essere la fonte dell’amore?
La mente? Il cuore? Tutto l’organismo? 
No, la fonte è l’anima, è l’anima stessa dunque che può vedere o essere cieca, miope e incapace di sentire. 
E se l’anima è una intelligenza, come spesso affermo, la vera ragione della cecità dell’anima e dell’amore erratico e inconsistente deriva dal mancato esercizio dell’intelligenza dell’anima, un esercizio che si attua facendo vibrare le sue corde all’unisono e nel riflesso di tutte le ineffabili ma VERE vibrazioni cosmiche, e delle sue armonie. 
In parole semplici amando, sempre e comunque.
Ennio Romano Forina

I Racconti Della Quercia Insonne/ La Tempesta

Per la prima volta nella vita avevo accettato di partecipare ad una vacanza in montagna insieme a un gruppo eterogeneo di gitanti estivi. Mi trovavo sul versante occidentale alpino e mi ero allontanato dal gruppo un paio di ore prima per una solitaria passeggiata contemplativa tra i sentieri che si dipartivano dall’Hotel, costeggiando un piccolo ma impetuoso torrente che riversava a valle la sua acqua diamantina, dalle invisibili sorgenti in alto. Stavo percorrendo lo stretto sentiero che fiancheggiava il torrente e poiché avevo ancora del tempo prima di tornare all’hotel per la cena, mi diressi per guadagnare una vista migliore da un promontorio di roccia scura poco distant
Una quercia con un’immensa chioma di foglie si ergeva orgogliosa un po’ più in alto sul pendio del monte, circondata da un verde e scintillante tappeto d’erba e sembrava che stesse lì ferma come un gigantesco baluardo per impedire alla montagna di cadere giù nella valle.
Non potei fare a meno di fermarmi ad ammirare tanta munifica bellezza di foglie che si espandevano dai rami robusti protesi da tutti i lati sfidando la gravità come fossero braccia tese all’aria e al vento colme di nubi verdi . Spesso, passeggiando tra gli alberi, osservavo con interesse le diverse forme dei semi e gli espedienti che le piante usano per renderli trasportabili dal vento, dagli uccelli e insetti, e inventando molte altre tecniche ingegnosissime per spargerli intorno il più lontano possibile. Una serie infinita di meravigliosi metodi e differenti strutture per assicurare la diffusione e la sopravvivenza di ogni tipo di pianta.
Non so quando iniziai nel corso della mia vita a raccogliere dei semi che trovavo a terra e a portarli altrove, in qualche terreno favorevole per la loro crescita.Venivo preso da una specie di empatia per l’impegno che gli alberi, come i lecci, le querce, avevano impiegato nello sviluppare le loro efficaci tecniche milioni di anni prima, senza sapere che il mondo e il suolo sarebbero in questi ultimi secoli cambiati così tanto a causa dell’impatto umano. I loro semi ora in gran parte finiscono in terreni improbabili o impossibili perché una nuova pianta possa svilupparsi, cemento, asfalto o le moltissime aree impregnate di rifiuti e sostanze tossiche. Mi commuove vedere ghiande che una grande quercia da sughero di fronte alle mie finestre “spara ” intorno e finiscono in strada schiacciate dalle automobili, specialmente pensando a quante altre piante vedono i loro sforzi riproduttivi vanificarsi per la modificazione del suolo. Ma le piante non si arrendono e senza che noi ce ne rendiamo conto combattono una guerra silenziosa contro le nostra prepotenza, contro la nostra visione di un mondo che diventa sempre più grigio fatto di megalopoli che sono sempre più simili a gangli cancerosi, metastasi di cemento e acciaio che crescono ovunque e continuamente alle intersezioni delle strade. Ma le piante crescono, lo stesso si specializzano e diventano più virulente. Ci sono delle erbe alte qualche decina di centimetri così tenaci ai lati delle strade e tra le fessure del cemento o della pietra impossibili da strappare. Noi le chiamiamo con disprezzo “erbacce,” ma loro ridono di noi e sanno che la guerra alla fine la vincono loro. Le città fantasma intorno a Chernobyl in cui la vita umana e degli animali superiori è impossibile, ora sono ricoperte di alberi e vegetazione che ha trovato i modi di prosperare nonostante la radioattività. Noi non ne siamo capaci con tutta la nostra supponenza.
Gli alberi sono sempre stati per me una presenza amichevole, un campo di gioco, un rifugio non solo da condizioni atmosferiche avverse, dalla pungente aria fredda d’inverno, come dal calore implacabile del sole e dell’estate, mi sono stati di conforto in alcuni dei momenti più desolati della mia vita, quando la conflittualità e la fragilità umane rischiavano di frantumare le famiglie così come i sogni legati ad esse.
Non era solo per gratitudine, ma per seguire l’idea che se si può fare qualcosa di bene per un’altro essere vivente in qualsiasi momento casuale e che non include nemmeno un impegno rilevante, perché perdere l’occasione? Spesso causiamo del male semplicemente non attuando il bene, con l’indifferenza ma anche se nessuno può biasimarci dovremmo noi stessi biasimarci.
Si tagliano rami con le gemme non dischiuse e i fiori per metterli nei nostri vasi che sono null’altro che urne funebri per decorare un tavolo, una stanza, mentre avvizziscono e di fatto si gode della loro agonia, chiamandola bellezza. Ai bambini non viene mai detto di non spezzare e strappare rami perché sono parti di un organismo vivente, essi lo fanno come un gesto atavico senza capire e senza rendersi conto che i gesti fatti senza riflettere sono quasi sempre distruttivi nella sostanza e dal piccolo ramo spezzato con indifferenza, alla distruzione di una foresta intera il passo è breve, l’azione distruttiva è racchiusa nella intima matrice del gesto, che è lo stesso di quelli che l’azione umana compie in scala maggiore.
Ogni anno, sacrifichiamo miliardi di abeti per celebrare feste in cui nemmeno crediamo, insegnando ai piccoli che la nostra gioia può tranquillamente ignorare e disprezzare la vita altrui.
Stava diventando tardi, mi scossi così da queste riflessioni e raccolsi velocemente alcune ghiande in più da terra, riempiendo le tasche della giacca a vento, con l’intenzione di lasciarle in qualche luogo adatto il mattino seguente perché potessero eventualmente diventare dei magnifici alberi come la loro madre quercia.
Ma ad un tratto avvertii un fremito strano mentre mi volgevo in direzione dell’hotel e immediatamente sentii l’impulso di guardare la scura chioma della quercia sopra di me con ammirazione, come si indugia per alcuni istanti a osservare un tramonto o le nubi fluttuanti nel cielo o una catena montuosa rilucente di neve, così con il naso all’insù e senza nemmeno rendermene conto, iniziai quasi a “parlare” alla quercia per chiederle cosa l’avesse fatta diventare così bella, fiera e robusta nel suo vestito verde scuro, rilucente di toni argentati ancora visibili e misti ai riflessi d’oro e di fuoco della luce del tramonto. Questa era la domanda che si era delineata nella mia mente; sapere quale fosse stata la potenza, l’impulso e l’energia che le aveva dato così tanta vitalità, l’intelligenza e la capacità di lanciare i suoi semi intorno come fossero proiettili accompagnati da un sonoro crack lontano da sé stessa.
E mentre i miei pensieri si dipanavano vaganti come parole espresse, improvvisamente la sua chioma iniziò a vibrare e tremare, al passaggio di una brezza insinuata veloce attraverso. E a quel punto, ogni foglia sembrò trasmettere un sussurrio di parole vibranti. Era come se stessero parlando con parole simili a un soffio di vento ma che sorprendentemente ero in grado di decifrare e queste parole avevano un suono grave e sembravano come un avvertimento.
–“ Come la maggior parte di voi, quello vostri occhi riescono a vedere sono solo le forme e non l’essenza delle cose e quello che riuscite a sentire sono solo suoni, e non il messaggio che esprimono.”-Non sentite la tempesta avvicinarsi? Come tante volte prima, ma ora la prossima sarà molto più potente e rovinosa che mai. È una tempesta che ha molte forme e molte dimensioni, può colpire da tutti i lati senza lasciare vie di fuga e non ci sarà riparo da essa ovunque voi siate”.–
Non riuscivo a credere di aver potuto concepire nella mia mente tali pensieri, né perché sembrassero venire dall’albero, dalle sue foglie o fossero solo un riflesso della memoria di orrori passati richiamati dai reconditi recessi della mente e dell’anima. Ma perché saltavano fuori ora? Non essendoci riferimenti allusivi nel contesto di una semplice vacanza un po’ noiosa e nel corso di una semplice passeggiata ricreativa? Di nuovo la mia mente senza che lo volessi si rivolse alla quercia girando a lei la stessa domanda. E le foglie ancora una volta sembrarono emettere vibranti parole in risposta verso la mia mente –“C’è una sola energia che possa fermare la tempesta, un unico luogo dove ripararvi perché la tempesta verrà e non ci saranno altri rifugi se non quello, l’unica vera barriera, ma è una difesa rara da trovare e difficile da costruire, e a voi non importa molto di cercarla e non sapete usarla né conservarla, solo pochi di voi prima hanno conosciuto questa energia ed è solo per questo che ancora esistete su questo Terra.”-
-“Noi, alberi- madre, offriamo a voi e ad altri esseri viventi i frutti che contengono i princìpi della Vita. Gli altri animali li apprezzano, li mangiano e ci ringraziano facendo crescere altre piante e altri alberi e loro sono soddisfatti e noi siamo soddisfatti e ci sosteniamo senza rubare nulla gli uni e agli altri. Voi invece prendete i frutti per ottenere altre cose, che si acquistano con foglie che non hanno vita, sono velenose ma hanno un potere immenso. E per ottenerle coprite i nostri frutti di veleni, mangiate la polpa e poi buttate la parte più preziosa per noi senza renderci il favore e se lo fate lo fate per il vostro vantaggio non per riconoscenza né per ammettere la genialità e la bellezza della nostra invenzione e dite che quello che noi siamo stati capaci di scoprire e inventare e fare è stato fatto da qualcuno che vi somiglia, ma non esiste, e noi lo sappiamo perché oltre ai frutti cercate anche di toglierci i nostri meriti.”-
-“Fate lo stesso con il modo in cui amate: siete attratti dalla bellezza del frutto dell’amore, lo costringete a vestirsi del veleno di mille ipocrisie e di sottostare a regole e leggi che lo imprigionano e gli impediscono di crescere, così come imprigionate noi, gli date forme stupide, come fate con noi quando ci potate per adattarci ai vostri schemi di bellezza, lo consumate come si consuma un frutto e quando di esso resta la parte più preziosa, la buttate via così come gettate via i nostri semi che sono i nostri embrioni, o li costringete a nascere e vivere in schiavitù a vostro vantaggio non al nostro. Lasciateci in pace, Ridateci la libertà e restituite la libertà anche al vostro frutto dell’amore, e sarete meno infelici e tristi. Quello che fate lo fate nel bene e nel male, nei risultati e negli effetti, ma ciò che è profondamente sbagliato è il pensiero che vi fa agire, un pensiero di supremo egoismo volto solo a voi stessi e che non considera e non vuole ammettere che la Vita è una sola. Fino a quando una parte di Vita vive, lasciando vivere le altre parti, la Vita intera vive, mentre voi agite come l’organo di un corpo che dopo aver divorato tutti gli altri organi, non avrà altro da divorare che se stesso”. –

-“Quelli tra voi che sono più consapevoli della tempesta immanente lanciano un grido per salvare il mondo solo perché pensano che vi appartenga, perché serva intatto per le future generazioni, nemmeno essi pensano agli altri esseri viventi, perché non pensate a noi, ma solo a voi stessi. Non deve essere questa la ragione per finire di depredare e distruggere ciò che voi chiamate sbagliando “Natura”.
Dovreste chiamarla “Vita”…poiché lil pianeta è vivo, il mare è vivo e anche le montagne lo sono. A parole, dite di voler difendere questi elementi proprio mentre li uccidete.
Così dei tanti vostri amori consumati in tal modo, alla fine non resta nulla e vi stupite che finiscano, non riuscendo a capire che quello che un tempo vi ha uniti prima o poi scompare nel nulla e vi separate con grande sofferenza, perché avete sperperato il seme che era all’interno del frutto dell’amore gettandolo via, mentre se l’aveste piantato nella vostra anima sarebbe cresciuto e in essa avrebbe rigenerato se stesso rendendola fruttuosa e piena di energia.
– “Ed è questa l’unica Energia che vince la tempesta e l’unico rifugio sicuro. Senza di essa, non sarete in grado di affrontarla. Dimenticate, e non vi interessa sapere davvero che senza noi e senza l’amore che ci ha fatto vivere e coprire di verde le terre di questo mondo, non ci sarebbe aria da respirare per nessuno, non ci sarebbe cibo, non ci sarebbe ombra, non ci sarebbe l’energia dei venti e non ci sarebbe riposo, non ci sarebbe acqua da bere, non ci sarebbero animali, né i miti inverni, non ci sarebbe riparo dalle piogge, dai raggi cocenti del sole e non ci sarebbero gli autunni e gli inverni e la promessa delle primavere e la certezza delle estati, non ci sarebbe nulla.
Questo è quello che accadrebbe per noi come quello che accade nei vostri cuori che non hanno seminato i semi dell’amore ma hanno solo consumato il frutto intorno ad essi. Questa è la causa della vostra perenne infelicità e sete di insoddisfatto amore perché le vostre anime sono spente e assopite in un sonno profondo di incosciente torpore.
Ma hai sentito di aprire il cuore e la tua anima per me, i tuoi occhi hanno guardato oltre le vostre luci fatue e sei stato gentile a raccogliere le mie ghiande per piantarle altrove, per questo puoi ascoltarmi e voglio farti dono della mia visione che forse ti aiuterà a resistere alla tempesta, tu che sei da sempre un’anima insonne, che volge lo sguardo senza mai fermarsi oltre tutti gli orizzonti.
Io sono la quercia che non dorme, sono l’essenza femminea di tutto ciò che esiste. Voi mi vedete come una cosa e mi date un nome non mio. Ma io sono l’anima che voi non potete vedere e parlo una lingua che non potete capire e sento cose che non potete sentire, e solo ora puoi vedermi per quella che sono davvero: l’energia e la fonte della Vita, sapere che il mio respiro è il vostro, le mie radici vivificano le città ambiziose che costruite, e le strade, i ponti che come un cancro ricoprono tutto e spengono le forme di vita, nuovi deserti dell’illusione mentre dovreste cercare di sentire alla fine il mio richiamo per essere come me, un rifugio della Coscienza insonne e desta, se solo lasciaste libere vivere me e tutte le mie sorelle, vi consegneremmo tutta la nostra energia.
Così come sono dimora e riparo per tutti gli esseri viventi.
Poiché io sono la Casa dei tuoi desideri
La nave che ti riporta a riva
il Ponte per superare il precipizio
l’Odio e il Disprezzo impediti
la Calma per il tuo riposo
la Speranza che non svanisce
la Ragione per continuare il cammino
il Fiore che non hai raccolto
la Lumaca che non avrai schiacciato
la Coperta per i tuoi sogni
lo Scudo per le tue certezze
i Sorrisi solo regalati
il Vento che non puoi catturare
la Gentilezza mai perduta
il Faro che ti guida al porto
la Promessa mai spezzata
la Fiducia che non tradisce
l’Uccello che è volato via libero
il Cerbiatto che hai lasciato scappare
la Fede senza ricompensa
i Rimpianti che non hai conservato
le Amarezze che hai dimenticato
le Offese che hai ignorato…
Questo è l’Amore oltre il tuo amare
l’Amore oltre tutti gli amori
che i suoi semi sparge ovunque
questo è l’Albero del vero Amore
E l’Amore è l’unico Albero
che ripara dalla tempesta.

Ennio Romano Forina
“In una notte di tempesta.”

 

Il Cuore Pulsante Del Cosmo

I ritmi e i cicli dell’Universo sono in noi 
anche se non ce ne rendiamo conto 
perché le nostre percezioni sono deviate 
dalla realtà artificiale che abbiamo costruito
per comodità e apparente sicurezza,
ma che imprigiona e limita la capacità di sentire 
e nasconde la realtà vera.
L’Amore segue gli stessi impulsi delle stagioni,
ha un inizio potente e inebriante nella sua primavera, 
si esalta e fruttifica nell’estate,
si attenua e raccoglie i suoi frutti in autunno,
si addormenta nell’oblio dell’inverno
sotto le coltri della memoria delle stagioni vissute
e nel silenzio degli stimoli e delle sensazioni.
Ma la possibilità che possa rinascere vigoroso
in una sua nuova primavera,
dipende da quello di cui si è nutrito
e dai frutti che ha prodotto nelle stagioni attive, 
affinché l’inevitabile inverno delle sensazioni 
rappresenti solo un sonno e non la morte


Ennio Romano Forina

Delirio di Onnipotenza

Ho sempre pensato che il delitto più orrendo e insopportabile di tutti sia la separazione forzata dei figli da una madre, sia che avvenga brutalmente, come spesso è avvenuto nella storia per le guerre, le invasioni, le scorrerie, sia che venga fatta, come è cronaca di questi giorni, da chi avendo un mandato di autorità ne abusa in modi subdoli per interessi ben diversi da quelli indicati nel mandato stesso: – assicurarsi della salute psichica e fisica dei nuclei familiari e non della disgregazione degli stessi con la scusa di stati di necessità inesistenti -, un mandato che viene conferito per aiutare famiglie in difficoltà e non per rapinarle dei loro affetti trasformandolo in uno strumento di coercizione psichica per appropriarsi dei figli altrui e distribuirli in giro come fossero regali o pacchi dono. Oggi dunque, ho deciso di parlare del caso Bibbiano…senza parlare di Bibbiano. E non dirò nulla sul caso specifico come su altri analoghi, di cui si è parlato troppo poco o per niente nel recente passato, perché non potrei aggiungere nulla di più alle informazioni che comunque si stanno diffondendo a macchia d’olio in internet e dai media meno condizionati dal sistema di controllo dei partiti. Mi interessa di più come è nei miei principi, di andare alla ricerca delle motivazioni profonde e del terreno di coltura in cui simili aberrazioni possono svilupparsi e agire impunemente senza che per molto tempo nessuno intervenga per fermarle ed estirparle alla radice e per impedire che si ripetano. Da cittadino comune posso basare le mie considerazioni sui dati che vengono diffusi pubblicamente e quindi sulle conseguenti deduzioni. Continuo a notare con amarezza e sgomento che questo scandalo, come tanti altri rilevanti, non abbia ricevuto finora l’attenzione che merita, al contrario, si continuano a trattare fino alla nausea, argomenti risibili, stantii e poco importanti per la salute pubblica, ma solo per la salute dei partiti.Questi esemplari, orrendi casi di distorsione e uso di funzioni istituzionali per trarne vantaggi personali e per persone collegate, in ossequio e con la scusa di un modello ideologico cosiddetto “progredito” di famiglia che si vorrebbe imporre in contrapposizione a quello più opportuno – che io non chiamo “naturale” come tutti fanno – ma “biologico”cioè che risponde ai criteri fondamentali della vita, sembra così che una serie di situazioni ricoperte dietro le quinte di un comodo oblio prontamente stese per attutirne la risonanza, stiano di nuovo affiorando, ma solo grazie alla forte reazione spontanea del popolo dei social network, che chiede a gran voce ormai di indagare fino in fondo e rivelare tutti i fatti e tutte le responsabilità. E non può sfuggire l’impressionante quantità di riferimenti e agghiaccianti dettagli che solo ora vengono riferiti ormai da tutte le fonti secondarie. Si parla dell’uso di una possibile perversione psichica e abuso di compiti istituzionali svolti con cinismo come se si ritenesse di avere l’autorità assoluta e insindacabile di decidere a propria discrezione della sussistenza integra di interi nuclei familiari o della loro dissoluzione, e quindi del destino di piccoli individui per mezzo della manipolazione delle loro influenzabili, giovani menti. Questo nel momento in cui ci troviamo in mezzo a due indirizzi politici e culturali opposti, tra chi vorrebbe il ritorno ad una famiglia quasi patriarcale, obbrobrio del passato, e chi invece vorrebbe famiglie che sconvolgono tutte le principali basi biologiche, per cui un cucciolo possa essere allevato da coppie di uomini anziché da una madre ed eventualmente, ma non necessariamente, anche un padre. Il rapporto fra madre e figlio è viscerale, non culturale, perché è bio-logico, attiene alla logica degli organismi, alla migliore garanzia del positivo sviluppo di una nuova vita, come avviene per quasi tutti gli altri esseri viventi “superiori”. Certo, possiamo adattarci a tutto anche da piccoli, ma questo non vuol dire ignorare ciò che è vero e ciò che è opportuno, l’importanza della figura e del calore di una madre non è paragonabile con la presenza di uno o due uomini negli anni dello sviluppo. Tutto ciò dunque, mentre sentiamo parlare di altre nuove proposte di legge che consentirebbero ancora di più l’invadenza del controllo di un tipo di assistenza sociale non a sua volta debitamente controllata, conferendo a questa un potere eccessivo sulle separazioni in atto, anche attraverso l’imposizione ai componenti di famiglie, di dolorosi percorsi e improbabili ricongiungimenti forzati, vere e proprie costose “vie crucis”, contando solo sull’incontestabile giudizio dei giudicanti, che sono umani fallibili come tutti, o come può accadere, inclini come è anche umanamente frequente, ad emettere valutazioni in base a criteri arbitrari basati sulla simpatia o antipatia verso i singoli soggetti di famiglie problematiche o in fase di separazione. Mi chiedo come sia possibile, laddove si verificano queste realtà che una simile concentrazione di persone diverse, possano operare in perfetta armonia, indisturbati in una rete operativa che include un certo numero di soggetti, più o meno coinvolti, attori e fruitori di una indegna manipolazione di giovani menti e di genitori vulnerabili e condizionabili, che nella maggior parte dei casi hanno bisogno soltanto di un vero piccolo incisivo supporto, ma incapaci di reagire di fronte all’autorevolezza imposta abilmente su di loro da personaggi che hanno una distorta visione della loro funzione o peggio ancora senza sensibilità, e non di essere rapinati dei loro affetti, delle loro ragioni di vita come sembra sia accaduto più volte in questi anni, sempre riferendo alle notizie pubbliche. Come è possibile che si trovino poi negli stessi posti, uffici e sedi, collegati tra loro e a collaborare tutti insieme in modi sia attivi che passivi in queste azioni perverse? È difficile che in un’unica struttura pubblica si possa verificare un’aggregazione di persone le cui menti contorte siano così compatibili fra loro, tanto da formare efficientissime squadre in grado di attuare meccanismi così complessi ed efficienti. Verosimilmente dovrebbero tutti provenire da diverse esperienze di vita, carattere, intelligenza, mentalità coscienza ed etica, e invece sembra che riescano a trovarsi tutti insieme, protagonisti o passivamente indifferenti e non interessati in un unico girone d’inferno a gestire questa turpe rapina di anime in piena omertà e per molti anni. E come è possibile che individui che hanno fatto un così lungo percorso educativo, tutti i passaggi e gli esami istituzionali, diplomi, lauree, corsi di specializzazione, vincite di concorsi pubblici, assegnazioni di responsabilità vitali, non abbiano imparato e assimilato nessuna nozione elementare di etica universale e non solo deontologica e nessuno degli esaminatori se ne sia mai accorto? Da quanto viene riferito, da alcuni dialoghi intercettati e resi pubblici è facile che la mente e il ricordo cadano in qualche tipo di associazione di idee, che ritrovino i riferimenti di orrori pregressi, (regimi totalitari tutti) completamente dimenticati dalle nuove generazioni, come fossero avvenuti in un passato surreale e lontanissimo, mentre solo l’altro ieri, in termini storici, sono stati reali e irrisolti alla loro radice con tutta la loro devastante virulenza e quindi facilmente ancora ripetibili. Vi sono solo due possibili risposte: – o sono in grado di farsi collocare tutti in queste strutture in modo da interagire in perfetta sincronia, oppure, parafrasando Amleto, “C’è qualcosa di marcio in Danimarca!”, e dove si verificano le condizioni favorevoli i Belzebù vari a capo delle legioni demoniache possono attivarsi per creare sistemi diabolici di sfruttamento di risorse e di persone, laddove esiste qualcosa o qualcuno da rapinare dei propri diritti e delle proprie vite. Personalmente propendo più per la seconda ipotesi, non a caso stiamo assistendo in questi tempi, ad un effetto domino di devastante entità, ad uno ad uno tremano o cadono tutte le tessere e con esse i pilastri cosiddetti “etici” e portanti di questa società in disgregazione, unita solo dal mito e dagli dei del profitto, dato che non c’è settore della società civile e delle istituzioni che sia esente da scandali e ruberie, imposizioni, abusi, favoritismi e aggregazioni illecite in ambiti burocratici, istituzionali, di ogni genere. E sono molti quelli che si celano dietro le quinte della normalità, ma hanno invece lo scopo di consolidare un potere privato utilizzando abilmente anche il bene e le strutture pubbliche e controllando le altrui esistenze, sono sistemi minori di potere che ambiscono anch’essi al protagonismo in un mondo fatto di comparse, pensando di influire sulle loro menti e sulle loro esistenze. Penso che, oltre questo caso e altri casi simili, vi sia una gravissima carenza del sistema educativo generale che mira a formare “tecnici”e non vera conoscenza e senso di missione sociale, non persone che abbiano chiara visione delle loro vitali funzioni di supporto, cura e consiglio dei più deboli, e identifico questa carenza nella differenza di base profondamente insita alla decadente attuale società civile per via delle deboli e scadenti motivazioni per cui si studia e delle altrettanto deboli motivazioni che attengono all’insegnamento. I bravi tecnici vanno bene per progettare e costruire palazzi, grattacieli, ponti, strade, macchine, aerei e strumenti tecnologici, ma non per osservare ed aiutare la psiche delicata e l’organismo di individui che possono anche trovarsi in difficoltà facilmente risolvibili se aiutati con senso di dedizione sincera e competenza da coloro che sono preposti a tale compito e senza secondi fini, né ideologici né men che meno di lucro e favoritismi nelle sfere delle amicizie. Aiutare non vuol dire nemmeno invadere brutalmente le esistenze di famiglie in disagio, approfittare delle loro debolezze per fare scorrerie, per saccheggiarli delle loro vere ragioni di vita, con il raggiro e l’abuso di un mandato di ben diversa natura. Essere in grado di assistere senza sconvolgere, senza supponenza e senza presunzione e sopratutto senza prepotenza e sfruttamento della debolezza altrui e aggiungo ancora anche senza favorire nelle famiglie in fase di separazione, l’uno o l’altro degli attori in ragione dei propri pregiudizi e antipatie . È un’enorme responsabilità svolgere compiti di assistenza sociale. Ed è appunto l’intento della mia analisi cercare di scoprire da dove possano originare tali scellerati comportamenti, perché, si badi bene, il terreno di coltura del Male è sempre lo stesso, parte dagli stessi presupposti che nelle condizioni favorevoli possono gradualmente portarlo ai livelli peggiori e alle forme di espressione peggiori, e quando questo accade, quando il Male si è manifestato non serve solo esternare sgomento e riprovazione verso i responsabili del momento, ma se si vuole cambiare le cose veramente bisogna andare oltre, dritti alla sorgente. Perché il Male solo represso si rigenera. Chi restituirà la vita rubata a milioni e milioni di anime che nella storia sono stati massacrati, se non guarderemo nel profondo della natura umana? Cattivi si nasce e cattivi si diventa, sono vere ambedue le cose. Dunque, ognuno di noi può diventarlo se ignora il fatto di poterlo diventare, perché siamo figli della stessa genìa, tutti noi. Ognuno di noi ha un corredo di memorie ancestrali genetiche dei nostri predecessori che nella staffetta delle generazioni hanno lasciato le loro impronte e gli impulsi, le inclinazioni positive e anche quelle negative; siamo umani, con una combinazione di codici biologici comuni a tutte le specie e con l’aggiunta di altri codici buoni che si sviluppano in noi, solo per scelta, solo se lo vogliamo. E se l’ambiente in cui cresciamo è infettato dai geni peggiori allora il baratro della barbarie si allarga sempre di più di fronte al futuro di tutti. In natura la crudeltà è una condizione, per noi la crudeltà è solo una scelta, avendo i mezzi e il potere di discernere tra tutti i diversi comportamenti biologici quelli meno cruenti e più evoluti, come i processi simbiotici, ma non lo facciamo, se non in misura trascurabile e generalmente solo come reazione alle immani tragedie causate proprio dalla nostra pervicace follia. Abbiamo preferito usare tutti i più crudeli sistemi di sussistenza naturali peggiorandoli e aggiungendone altri inediti, fatti di una perfidia mai prima esistita, perché il potere, cioè la capacità di soggiogare gli altri che abbiamo acquisito sempre più nel corso della evoluzione come sempre accade, rende folli. Di solito ci soffermiamo a considerare solo la follia prepotente dei grandi tiranni della storia come se fossero gli unici responsabili elle immani distruzioni e ingiustizie come se avessero fatto tutto da soli mentre erano seguiti e sostenuti da milioni altrettanto responsabili, altrettanto colpevoli e ignoriamo del tutto le follie minori che provengono dalla stessa matrice, dalla stessa sorgente e che essendo molto diffuse, sono lo stesso altamente distruttive.Si deve anzitutto partire dal comprendere e decifrare la natura umana e la sua naturale inclinazione a deformare la realtà: troppe volte nella vita, ho visto il carattere delle persone mutare quando conseguivano un titolo di preminenza, specialmente se non era per merito ma per grazia ricevuta, quando ad essi veniva consegnato un mandato ufficiale che comportava un esercizio di controllo sugli altri. Succede da sempre, sono stati fatti esperimenti emblematici in simulazione, di quanto la personalità umana cambi quando un individuo assume un ruolo di comando e di rilievo su altri. Il famoso, di triste memoria – e mai estinto ma che ha solo cambiato forma espressiva: “ Lei non sa chi sono io!”, fa parte della natura umana. La pretesa di aver ragione sempre n ragione della posizione che si occupa, è l’eterna favola del Lupo e l’Agnello, “Superior stabat Lupus…”, l’attitudine ad aggregarsi con altri soggetti in branchi, gruppi o fazioni, che abbiano le stesse caratteristiche egoistiche, opportunistiche e predatorie, e costituire gruppi sotto comode e artefatte bandiere ideologiche e culturali. Gli esempi di tali trasformazione sono infiniti e non è questa la sede per elencarne nemmeno una piccola parte.

IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA Parte II Alla base di queste attitudini c’è una potentissima tossina che agisce da sempre, motivando le azioni peggiori del genere umano, sia a livello collettivo che individuale e questo veleno si chiama: Delirio di Onnipotenza, e attiene unicamente alla specie umana. Troppe volte nella vita, ho visto ripetersi la trasformazione di tanti doctor Jekill in altrettanti mister Hyde, niente affatto un racconto puramente fantasioso, ma una rappresentazione pittorica estrema fantasiosa di una realtà evidente, di quanto succede da sempre tra noi a livelli diversi. Ci si sente onnipotenti con un’arma in mano, un fucile da caccia o guidando una macchina potente o disponendo di molto denaro. Il delirio di onnipotenza infetta il ladro individuale quanto l’associazione criminale, il serial killer, il truffatore, lo stupratore, il mafioso, che pensa che i santi siano dalla sua parte e di meritarsi comunque il paradiso perché da piccolo ha pensato che la prepotenza fosse una virtù, il bullo, l’uomo politico, il dittatore, il semplice monarca, che non si vergogna di avere ereditato quella posizione per semplice dinastia – ce ne sono ancora diversi in giro – così come ancora oggi gli eserciti delle nazioni hanno tutti ancora Dio dalla loro parte, oppure eleggono a divinità il despota di turno per nutrire il loro delirio. Spesso, persino i titoli accademici sono infettati da questa tossina, la storia umana è stracolma di scienziati che hanno con disinvoltura usato la loro intelligenza e conoscenza per realizzare mezzi di distruzione sempre più perversi ed efficaci, lo faceva Leonardo preso dal suo dèmone creativo progettando micidili armi di guerra, lo faceva Von Braun, con i suoi missili che non si sarà mai posto il problema etico di aver massacrato migliaia di civili con suoi razzi imbottiti di esplosivo con la scusa postuma che gli imponevano di farlo, e se avesse avuto una coscienza avrebbe dovuto farli saltare in aria sulle rampe di lancio, ma per lui contava il suo personale delirio di onnipotenza e quello che importava sopra ogni cosa era il successo, per non parlare delle devastazioni causate dalle migliaia di esperimenti atomici realizzati anche questi da eminenti scienziati dominati sempre dal delirio di onnipotenza e dai soldi, ad onta dei loro cosiddetti “superiori” intelletti. Questa è l’umana natura. Io chiamo motivazione debole la conoscenza che si consegue per fare carriera e non per la conoscenza in sé al servizio esclusivo delle cose buone, e non per accedere a livelli sociali elevati. La scienza coatta, derivata da motivazioni deboli ha creato nella sua presunzione e nelle sue finalità spesso più danni che benefici nella storia umana e non è affatto sempre una condizione generatrice di progresso e migliori comportamenti etici. Aberrazioni possibili, da un lato all’altro proprio quando alla radice mancano le motivazioni forti. Eppure vi sono persone sincere, che credono e nella costruzione del bene comune, che si impegnano davvero e considerano gli aspetti sociali in modo illuminato. Parliamo del Male piuttosto. Il Male è Uno, ma assume ogni volta forme diverse e si manifesta in modi diversi anche se la radice è sempre la stessa “io conto se tu non esisti o meglio se ti elimino”. Il delirio di onnipotenza necessita sempre di un altro elemento sacrificabile per poter essere esercitato, come il fuoco per liberarsi e compiere la sua azione, ha bisogno di un comburente da consumare, così il delirio di onnipotenza ha bisogno di vittime…e queste vittime possono essere tante e di vario tipo. Vittime sacrificali da offrire al dio dell’onnipotenza ce ne sono una infinità, possono essere gli animali /prodotto, negli allevamenti di tutti i tipi, possono essere gli alberi dell’Amazzonia, le foche canadesi, i tori delle corride, i delfini giapponesi, le capre e le giovenche di Katmandu, le poche balene rimaste, i tacchini, gli agnelli e capretti che vengono sacrificati per profitto o per tradizione religiose, i tori delle corride, quelli torturati e uccisi per vanità, possono essere le donne uccise da mariti ed amanti, quelle stuprate dai branchi, possono essere i bambini vittime del bullismo crudele di altri bambini..e vi possono essere famiglie e i loro bambini che cadono nella rete di un nuovo delirio di onnipotenza che non dovrebbe esistere nelle istituzioni, in questo caso, alcuni individui che hanno interpretato il loro compito di supporto come un diritto di prelazione e hanno travisato la competenza e l’autorevolezza con il potere. Questo ed altri casi potrebbe rappresentare un campanello di allarme per l’insorgenza possibile ancora una volta, di una nuova generazione di oppressori tesi a dominare il mondo secondo i loro folli criteri sempre seguendo l’antica logica che seleziona quelli che devono vivere da quelli che devono estinguersi. I più giovani e i più giovani già adulti non credono sia possibile che gli orrori del nazismo, del comunismo, degli imperialismi e di tutti quei regimi tirannici di tutti i popoli e di tutti i tempi che hanno devastato il mondo con le loro scellerate aspirazioni, possano verificarsi di nuovo, perché vivono solo il loro presente regalato e perché non capiscono che forse siamo già in una forma di oppressione che si presenta come mercato finanziario e non sembra un regime ma condiziona tutti come se lo fosse. Tutti quelli che si sono incipriati di candida polvere farisaica per decenni, ponendosi come la parte più sana e progredita di questo paese hanno visto in questi ultimi anni sgretolarsi sotto i loro piedi il castello di illusioni per via dei continui numerosi scandali e non avendo più ideologie addomesticate aggreganti, né indirizzi sicuri di direzione, vanno a riesumare gli spettri e i démoni del passato purtroppo facendoli anche risorgere in alcuni casi per fortuna limitati, ignorando le nuove forme del male che sono presenti tra loro come in ogni settore della società umana civile.Il mio impegno filosofico di cercare sempre la ragione delle cose, è simile a quello di un investigatore, quando mi trovo ad osservare gli effetti di un delitto compiuto, non posso limitarmi alla riprovazione e allo sgomento, ma cerco di trovare, come in tutti i delitti, il terreno di coltura, il movente e infine il complice del colpevole. Chi conosce i miei scritti sa che faccio questo da anni per denunciare i crimini verso gli animali e le risibili motivazioni che dovrebbero giustificarli.Se i media ora sono costretti ad affrontare un caso in cui è stato rilevato un delitto, alcuni presunti colpevoli individuati, il movente, o meglio i moventi identificati; un mix di lucro, favoritismi, perversioni mentali e ideologie, ovviamente prosperando nel delirio di onnipotenza, manca solo l’ambiente favorevole, il terreno di coltura in cui simili fenomeni si possono sviluppare senza che nessuno se ne accorga. E quale terreno di coltura potrebbe esserci più idoneo e ideale della burocrazia? Di per sé non è affatto una cattiva cosa, non si potrebbe gestire uno Stato senza di essa, ma è “questa” burocrazia abnorme e mostruosa che tutti dicono di voler semplificare mentre continuano a renderla sempre più complessa e mostruosa e che diventa il contrario di ciò che dovrebbe essere e fare, così complessa e intricata da poter essere usata in moltissimi modi criminali. Come spesso accade, molte cose che nascono buone, necessarie e utili generate dal migliore pensiero e azione umana, perdono nel loro divenire la ragion di essere e la loro primaria funzione, sviluppandosi in modi contorti nei quali i furfanti di sempre possono sia rifugiarsi che operare con la possibilità di stabilire nell’intrico le loro basi operative a proprio vantaggio o vantaggio della loro parte. È accaduto per i buoni propositi di alcune religioni che venivano facilmente infettate dai malevoli virus del potere e della corruzione, come è accaduto per il cristianesimo che per secoli ha agito sfacciatamente contro i suoi principi essenziali e fondanti, proprio come fanno i virus che penetrano le cellule con l’inganno e poi utilizzano il loro plasma sano per replicarsi. Dunque, perché nonostante i buoni principi e le persone oneste e buone che lavorano in silenzio, così tanti cancri si sviluppano lo stesso nel seno della società più sana? La risposta è nella modificazione progressiva di un sistema di gestione indispensabile ad uno Stato : la burocrazia, che è divenuta poi sempre più ingestibile e complessa per via di tutte le legislazioni che invece di semplificarla per una maggiore efficienza hanno continuato a rendere ancora più arcana e impraticabile, costruendo una rete intricata di regole e condizioni che rendono impossibile ai non addetti ai lavori e a chiunque la consideri dall’esterno di orientarsi in essa senza il supporto e l’interpretazione, appunto dei burocrati di turno. Si sa bene che in questa intricata foresta di leggi sovrapposte e persino contrastanti tra loro che da decenni paralizza buona parte delle attività produttive, è anche divenuta un alveo di impunità varie del fare e del non fare, in quanto i vari settori si neutralizzano tra loro impedendo qualsiasi decisione e in cui solo i suoi sacerdoti possono navigare senza perdersi, laddove si possono facilmente creare micro-sistemi di potere favorevoli alla corruzione politica e delle imprese. Un sistema che invece dovrebbe servire per la gestione corretta, ottimale e costruttiva di tutto un popolo e a promuovere e agevolare le attività benefiche. L’Italia invece a me sembra essere costituita da una miriade di piccole e grandi aggregazioni di potere che agiscono nell’ambito di questa burocrazia liberamente in base delle loro convenienze, in barba all’interesse collettivo spesso riuscendo a sfruttare abilmente le complicate strutture burocratiche per gestire interessi particolari e non generali. Ed è proprio la burocrazia secondo me la foresta oscura in cui possono degenerare le funzioni senza che nessuno se ne accorga e se ne accorga solo quando diventano così imponenti e sfacciate da non poter più essere nascoste per la loro dimensione. Se la burocrazia diventa come una tela di ragno, solo i ragni possono camminarci dentro, tutti gli altri sono vittime e restano invischiati fino a morirne. E i soggetti che hanno strappato i bimbi all’amore materno e alle famiglie creando voragini di dolore sono proprio i predatori titolati, indegnamente prodotti da tutte le burocrazie, che fabbricano le tele ideate per favorire i ragni predatori e condannare quelli che non lo sono. Ed è proprio questo labirinto questa mostruosa entità a più livelli che ha consentito ai ragni di fare tanto scempio degli affetti, delle menti e delle vite dei più deboli e indifesi.

Ennio Romano Forina

Il Potere della Paura

Le religioni hanno fondato il loro potere di controllo sui popoli sfruttando da sempre l’innata paura della morte, considerata come un giudizio dal quale può derivare una punizione, oppure un premio.
In base a questa formula, ogni religione ha stabilito i propri parametri di comportamenti che possono determinare l’uno o l’altro dei verdetti.
Ma se un individuo si comporta, nel bene e nel male, in ragione di ricevere un compenso o di evitare una punizione, la sua azione non può avere valore né avere nulla di etico, è solo un riflesso condizionato primitivo che non eleva l’anima, poiché non riguarda la “sostanza” dell’azione ma solo le sue conseguenze e la forma dell’anima stessa.
Quindi, le religioni, promuovendo e imponendo una falsa etica di comportamenti per ottenere il controllo delle persone, hanno finito con l’inibire individui e popoli dalla ricerca di una “vera etica”, valida in se stessa e scevra dal detestabile miraggio di un premio o dalla surreale prescrizione di una pena.

Ennio Romano Forina

Alle Anime Coraggiose

Non è facile amare
chi ti ha sorriso e ti lascia venire vicino.
Non basta che lei ti lasci entrare
nella sua mente e nel suo territorio
seguendo solo l’impulso dei sensi
non sei tu o lei a decidere
ma i vostri corpi ancor prima
delle vostre ignare menti
una donna che vi sorride
non è un punto di arrivo
un meta raggiunta una conquista
niente di tutto questo,
è un punto di partenza
per un viaggio verso l’ignoto
verso sconosciute terre
che richiede un’immenso coraggio.
È meglio entrare nell’anima prima
e poi avventurarsi a conoscere il resto
dall’interno all’esterno
ma per entrare in un’altra anima
si deve esser dotati di una propria anima
allenata ad amare davvero
un’anima che ha accettato tutte le sfide
e tutte le ferite dell’amore
un’anima piena e orgogliosa delle sue cicatrici
un’anima, indomita, leale e guerriera.

È difficile essere donna,
è difficile essere desiderate nel tempo
ma ancora più difficile è trovare
chi non si stanchi mai di conoscervi
qualcuno che voglia e sappia prendersi cura
della vostra libertà
che è la vostra più sacra ricchezza.
Partendo dall’anima nessun amore
si può estinguere e disperdere
perché è solo l’amore
che annulla i confini del tempo
perché l’anima è sempre una bambina
che infinitamente cresce
senza mai invecchiare
e si nutre soltanto
dell’amore che è in grado di dare
non di quello che riceve.

Amore è un sostantivo di genere errato
poiché l’amore è energia
e l’energia è femmina
non può essere altro in tutta la sua natura
è parte dall’amore di Madre
che scorre nel Cosmo
come un fiume che nutre tutta la vita
da cui originano gli emissari
tutti gli altri tipi di amore.

Dunque se vuoi e sai amare davvero
preparati alla più ardua
e pericolosa impresa
che un’anima possa affrontare
e preparati a fallire
perché più volte fallirai
e se hai paura resta lì dove sei
in un comodo grigiore
rinuncia
se non sai sopportare il dolore
e se temi le offese arrenditi subito
perché puoi essere certo
che ti offenderà sempre l’amore
e la tua anima starà bene così
nel suo porto sicuro
negletta
inutile e indenne.

Ennio Romano Forina

Poema D’Amore. Parte/1

Dedicato a tutte le donne che hanno aperto il cuore
al fuoco dell’Amore per riscaldarlo e non per farlo bruciare.

Se vuoi sapere perché tra tanti sguardi ho scelto il tuo,
non chiederlo a me, chiedilo ai miei occhi, 
che non si stancano mai di perdersi nei tuoi.
Chiedilo alle mie mani, che su te si librano
dispiegando ali di un rapace amore 
che strappa lentamente le vesti adagiate sul tuo corpo 
per vederti affiorare splendida dal sogno, 
come diafana dea dall’acqua emerge

bagnandosi di sole.

Chiedilo alle mie labbra, che accendono le tue 
del rosso dorato che al mare regalano i tramonti,
alla mia bocca, che si posa leggera sul tuo viso

e bacia e morde quella tua dischiusa 
per dissetarsi nei torrenti impetuosi e caldi dei tuoi baci.

Chiedilo alle mie mani, mentre accarezzano e stringono le tue, 
al mio petto, che adagiato e premuto contro il tuo 
unisce in un’unico respiro i nostri due sospiri, 
ai generosi seni in cui lascio che il viso mio si affondi 
e in essi sommerso morderli e baciarli,

per rinascere in te ancora e dissetarmi alle tue sublimi sorgenti 
del dolce nettare, prezioso nutrimento della Vita .

Rincorrerti, ovunque sei, è più che il mio destino,
stringere il tuo corpo e l’anima insieme in un solo forte abbraccio, 
tenerti a me stretta e prigioniera e senza via di scampo,
e poi lasciarti libera di correre via in tutte le tue repentine fughe,
e divenire ogni volta la mia selvaggia e ambita preda 
inseguirti e raggiungerti in ogni tua ribelle corsa.

Afferrare il turbine dei tuoi capelli lunghi sciolti nel vento, 
farti cadere dove le onde s’avvolgono costringendoti alla resa 
e fra la sabbia e il mare accendere in te il fuoco

che brucia e non consuma e lancia i sensi oltre l’orizzonte 
superando ogni spazio e tempo conosciuti.

Scivolare, lungo le vertiginose discese delle tue gambe dischiuse, 
perdermi nel tuo viso di Luna e nel trionfo dei tuoi seni, 
sfiorando le tue guance, le svettanti cupole dei glutei,
tuffarmi, nell’architettura perfetta del trapezio
al centro del tuo corpo di donna,

che disegna e accoglie la dimora della nuova vita.

Tutto di te mi attrae e tutto voglio scoprire senza fine, 
pianure, monti e valli, della tua terra fruttifera, 
un continente intero da scoprire ed esplorare senza fine,
nei segreti templi ove si cela la primigenia essenza,
e dalle tue distese piane scendere nei tuoi abissi
attraverso i passaggi dove scorrono tutti gli umori della vita
.

L’Amore accade e forse non sappiamo come si accende, 
ma sappiamo quando per la sua potenza questo avviene,
come il fuoco, racchiuso nella profonda terra 
trova sfogo senza alcun preavviso all’aria aperta,
brucia la vita intorno ma al tempo stesso la rinnova.

L’amore vero non conosce paura e non si cela 
dietro cortine di falsi e ipocriti pudori,
ha il coraggio di mostrarsi in piena luce e in volto. 
L’Amore avvolge nel suo immenso calore. 
L’Amore irrompe prepotente, desidera, diventa, cresce, straripa, 
e rompe argini e barriere come un impetuoso fiume in piena, 
come un uragano, non si può arrestare, 
spazzando via ogni altro scialbo e spento sentimento 
e tutto quanto non è forte, ricco e vero.

Come l’immaginazione, l’Amore è sconfinato,
sregolato e ribelle, visionario per mirabile follia creativa,
pervade i sensi, li accentua, li accresce e li fa perfetti, 
l’Amore è la certezza ed è paura che la certezza poi svanisca 
e se è tutte queste cose, l’Amore è anche unico e leale, 
quando è così tanto non serve altro che un infinito tempo per donare,
l’Amore che non esita e che sceglie la sua strada e non vacilla, 
che indomito ama sempre, anche sconfitto ma non vinto.

L’Amore vero non illude, non si stanca e non si arrende , 
non è un fuoco di paglia che si estingue in breve, 
l’ Amore che si placa e non rinasce sempre non è amore,

lascia solo cenere e polvere spenta che non dà calore, 
e il cuore perso in un deserto fatto di vuoto gelo.

L’Amore è quello che ti soffoca di baci, 
e che in ogni istante ti sorprende,
e quando di notte il sonno scende e tornano le ombre 
di paure e ansie invano obliate di giorno dalla luce, 
si adagia al tuo fianco e avvolge le sue ali strette intorno a te
per essere sicuro che i tuoi sogni siano lieti e lievi,
e ti copre e ti nasconde, ti abbraccia, ti colma e ti rassicura, 
e quando ti risvegli l’Amore è un’alba d’oro
e il fuoco di un vulcano.

L’Amore è quando dove tu cammini diventa il paradiso,
è il tessuto che avvolge il calore del tuo corpo

che prende vita a toccarlo come fosse la tua stessa diafana pelle 
e diffonde il tuo profumo di femmina e la tua dolce essenza.
L’Amore è nei tuoi veloci passi, in ogni tuo sorriso
nel ritmo fluido delle onde dei tuoi fianchi,

che seguo e sento vibrare fra le mani.

L’Amore è quando ogni parte del mio corpo 
freme al solo pensiero di sfiorare il tuo, 
è prenderti per mano mentre guardandomi scosti i capelli dal tuo viso, 
l’Amore è quando ci cattura nel vortice di una nube mistica di oblio,
che si avvolge attorno a noi e tutto il resto esclude.

Non so quanta parte d’amore davvero hai prima conosciuto 
ma l’amore vero non è parte di poco o tanto,
può esser solo tutto o non è niente,
ma il tutto fa paura più del niente anche se spesso lascia
scorrere via gli irripetibili incroci del destino. 
Ma questo non importa, quel che è certo,
qualunque sia stato il suo destino, qualunque cosa accada, 
devi esser certa che questo mio amore
ti ha davvero immensamente amata.

Le parole vere anche se inascoltate,
sono atti d’amore che non si possono negare, 
sono carezze e baci, schiaffi e desideri,

labbra dischiuse su frasi prigioniere e represse
sono colpi d’Amore, seni palpitanti al respiro eccitato,
sono sudore, umore, cosce che ti cingono e ti fanno prigioniero, 
Le parole non sono solo suoni o segni,

sono lo sguardo dell’anima e del cuore,
messaggeri imperfetti ma potenti delle visioni e i sensi, 
sanno esprimere pensieri più veri dei reali gesti, 
possono convincere o dissuadere, ferire e a volte far morire,
sono le tumultuose labbra che mi consumano di baci
provocando tempestose maree di fluidi vitali.

e le parole sanno far l’amore, diventando energia pura 
che viaggia senza limiti e accende anche lontano un altro fuoco.

L’Amore è ciò che il solo tuo pensiero desta in me, 
che attinge dall’impulso vero della Vita e non si può arrestare,
trascina inesorabilmente come un vortice d’onda,

e in me e sopra me si avvolge e mi sommerge.
Voglio essere tuo, voglio riempirti di me, voglio che mi divori, 
sei una donna combattiva, libera e fiera e io
ero
un uomo vero prigioniero nella tua trappola d’amore.
Ma tu non sei solo una donna, sei un campo di battaglia
e ti presenti in armi alla disfida dell’Amore 
piantando tutti i tuoi vessilli d’indaco sulle battaglie vinte,
ma spesso vincere tutte le battaglie,

non vuol dire affatto vincere la guerra.

Tutto il mio essere adesso può darti una risposta, 
siamo frammenti di Cosmo, stelle, pianeti,
comete o meteore vaganti, catturate nell’onde 
di attrazioni misteriose per destini diversi e sconosciuti, 
e quando un impatto d’anime infine avviene, 
cambia per sempre l’Universo stesso.
Questo è l’unico Amore, primordiale, mistico e vero,
ed è questo l’Amore così potente, audace e certo, 
che ancora vuol dirti che tu sei nel mio cuore al tempo stesso, 
immensamente libera e immensamente mia.

Tu sei la forma visibile di tutto ciò che esiste…
sei la spiaggia e le onde del mare
sei l’aria e il vento e sei le terre emerse, 
sei le foreste e i laghi, sei le calde e umide caverne 
e le distese d’erba, sei del fiume la sorgente
sei l’Amore, sei polvere di stelle e sei la Luna.

Ennio Romano Forina / Estate 2019

 

Ambiente e Scelte

L’ambiente sociale è uno dei molti fattori che influenzano le attitudini dei giovani, uno dei più determinanti certo ma non l’unico…alla base di tutto ci sono le scelte che dovrebbero derivare dall’intelligenza sensibile che gli animali hanno e che noi abbiamo perso…quella che ti fa chiedere il perché delle cose ( per quello che riguarda noi, gli animali non devono chiederselo perché lo sanno già) senza accettare passivamente le verità comode che poi tutti noi usiamo per convenienza. Bisogna mettere la convenienza al secondo o terzo posto e l’obiettività al primo. L’obiettività deriva dalla Natura dove tutto è obiettivo anche nei suoi aspetti più drammatici. Basterebbe osservare attentamente i fenomeni naturali per capire quali scelte della Natura siano da adottare e/o da migliorare e quali debbano essere abbandonate come dei semplici passi evolutivi che hanno compiuto la loro funzione e possono essere sostituiti da altri. La Vita è prepotente, deve esserlo per proseguire ma è capace di proseguire anche in altri modi che non sono prepotenti o antitetici alla vita stessa…il guaio della specie umana è che non sceglie di seguire la strada dell’opportuno e della perfezione ma quella della convenienza cieca e dello sfruttamento senza visione: La Natura evolve se stessa perché sperimenta sempre metodi migliori e si rinnova continuamente perfezionandosi, noi siamo nel circolo vizioso della nostra incapacità di vedere, sentire, ascoltare e analizzare oltre le nostre artefatte e limitatissime prospettive dettate dall’aver preso la strada sbagliata, utilizzando male le nostre maggiori capacità gratuite e affidandoci solo ad esse che ci hanno finora fatto progredire e predominare solo tecnologicamente ma in fatto di percezione cosmica, un albero o un animale qualsiasi conoscono molto più di noi come realmente vanno le cose. Lo sanno perché non hanno frapposto fra loro e la loro origine nessuno schermo opaco e deformante come quello che abbiamo generato noi nel nostro smarrimento esistenziale.

Bullismo “In Fieri”

Sempre più spesso siamo informati del fenomeno dilagante del bullismo adolescenziale e tutto quello che media ed esperti sanno dire al riguardo è la solita cantilena del disagio e della mancanza di “valori” senza precisare cosa sia il disagio e cosa e quali siano i valori, dato che la maggior parte dei “bulli” deriva da famiglie agiate a cui non fanno mancare nulla…come sempre si sente dire da madri e padri i cui figli hanno compiuto malefatte per auto assolversi: “A mio figlio ho dato tutto!” Tutto cosa?
Io sono nauseato da tutta questa superficiale supponenza da parte dell’aristocrazia della comunicazione e da parte di tutti i benpensanti titolati o meno e di dover ascoltare le loro inconcludenti stereotipe opinioni. Il bullismo infantile e adulto c’è sempre stato ma in alcuni altri tempi esistevano le punizioni che limitavano i comportamenti asociali…ed esistevano dei precisi ranghi odiosi perché derivanti dalle società a carattere patriarcale che hanno preceduto questa attuale, oggi non ci sono più quei parametri educativi assolutistici e impositivi sulle giovani generazioni, ed è un bene ma purtroppo oggi accade l’esatto contrario, la gioventù è per definizione sempre buona, promettente e sacra, come una casta di intoccabili che non si possono nemmeno redarguire per non sconvolgere il loro equilibrio psichico così vediamo le cose peggiorare con baby gang che assaltano persone per strada o entrano nelle case e seviziano e uccidono persone che non possono difendersi. Li vediamo vessare i loro coetanei o attaccare chiunque per strada senza ragione ma solo per dimostrare la superiorità attraverso la distruzione del più debole come si fa del resto per gli animali, è sufficiente che questi branchi sciolti incontrino soggetti un po’ diversi e vulnerabili per agire con impeccabile sadismo degno delle peggiori espressioni malefiche sempre ricorrenti delle società umane. La violenza e la brutalità infantile gratuita c’è sempre stata, fa parte della riflessione precedente che ho fatto su questo media, ognuno di noi porta le impronte genetiche dei nostri antenati in linea genealogica anche quelli antichissimi, perché anche se i genitori diretti sono persone buone o positive essi sono solo due, i nonni sono quattro e tutti gli altri che hanno trasferito nelle nuove generazioni i loro geni e le loro attitudini sono molti di più…io ho conosciuto l’aggressività gratuita infantile in tempi in cui i parametri educativi erano diversi e ad essa non veniva dato tutto l’agio e la condiscendenza o persino il plauso che si dà oggi con il risultato che vediamo il disfacimento e la decadenza diffondersi sempre di più nel tessuto sociale partendo dai virgulti, da quelli che dovrebbero costituire il promettente futuro.
Io credo che episodi di prepotenza sia fisica che virtuale aumenteranno se non vi sarà una consapevolezza del fenomeno le cose andranno sempre peggio in questa era senza voler riconoscere che dalla decadenza alla barbarie il passo è beve. Parlare di “valori” senza saper indicare i valori e i principi della coesistenza e della tolleranza è del tutto inutile, prima di tutto si devono individuare questi valori, alcuni possono provenire anche dalla saggezza dal passato, altri sono reperibili dalla Natura stessa da cui derivano molte delle nostre più nobili ispirazioni ma la natura si sa ormai è solo un grande campo di sfruttamento e gioco per il genere umano… ma che vanno ben interpretati anche, ma altri ancora dovrebbero essere principi e indicazioni nuove ed evolute…ma come si a rappresentare alle nuove generazioni principi evoluti in una realtà in cui di evoluto c’é solo la tecnologia mentre l’etica resta a livelli primordiali di egoismo e sopraffazione? Anche se al posto delle clave si usano la finanza, l’abilità di interpretare le leggi, l’egemonia delle caste politiche e/o di categorie dominanti e infine il perenne sonno della ragione dei popoli.

Ennio Romano Forina

Mai Diventati Adulti

I bambini non vengono al mondo senza impronte di chi li ha preceduti…cioè non sono “puri” come comunemente si crede, caratteri impulsi e attitudini vengono trasferiti dai geni degli adulti e in parte ogni principiante della vita deve far i conti con queste ereditate attitudini…tuttavia è vero che essi sono anche più vicini all’essenza del mistero che chiamiamo vita, essendo passati attraverso la dimensione della nascita come attraverso un filtro purificatore di scorie pregresse, ma non del tutto, essi hanno una maggiore capacità di percepire sensazioni genuine e veritiere rispetto a quelle della normale mente di un adulto, stimoli e pulsioni vitali che si riscontrano nell’impulso del gioco, capacità di meravigliarsi per le cose che l’adulto considera insignificanti e che sono invece per il bimbo la sostanza vera della vita, ma allo stesso tempo è necessario che da subito imparino a discernere e a individuare la via evolutiva dell’anima così come gli organismi sanno compiere da soli i necessari passi evolutivi attraverso la nascita e l’adattamento alle nuove e sempre diverse realtà. Ma gli adulti che hanno trascurato o perso la capacità sensibile di percepire e cercare l’essenza e la ragione delle cose, non sono idonei ad insegnare nulla ai piccoli, nei migliori dei casi sono solo in grado di preoccuparsi di un loro inserimento nella società umana ai più prestigiosi o confortevoli livelli e di gratificarli eccessivamente non per vero amore, creativo e altruista, come quello che hanno gli altri animali essendo scevri delle nostre false strutture mentali sovrapposte, ma per garantirsi un ritorno egoistico affettivo insegnando loro l’opportunismo affettivo, anziché la comunicazione e l’interazione generosa e simbiotica per la conoscenza degli/e con gli altri esseri viventi della propria o di qualsiasi altra specie. Non c’è da stupirsi dunque che la realtà umana sia dei giovani che degli adulti sia così conflittuale a tutti i livelli, drammatica, deludente, triste e scialba confusa e follemente persa e sopratutto dannosa agli umani stessi e a tutto il mondo che gli umani credono di possedere. 

Ci ritroviamo così nei deserti delle mega città persi fra milioni di altre vaganti e perse anime, ognuna delle quali guarda alle altre come il naufrago arso dalla sete, mentre si regge a stento a galla sui relitti delle false convenzioni e credenze guarda il mare intorno e grida pensando: “Acqua, acqua ovunque e non una goccia che possa dissetare.

Dominatori del Destino

Per quanto possiamo tentare di controllare i nostri destini
abbiamo solo un debole potere su essi
possiamo solo resistere o rassegnarci
cercando di contrastare le avversità
ed ogni improvvisa o annunciata tempesta
che attraversi il sentiero della nostra vita
consapevoli o meno del suo arrivo
o del tutto ignari e colti di sorpresa
per quello che vogliamo decidere
o per il volere e la ragione di altri che siano contro o amiamo.
Per sentimenti d’amore persi o ritrovati
per malintesi o comprensione
per errori o giuste cause
per abbandoni e nostalgie
per tutti i pensieri espressi
per le parole non dette
rimaste celate nei recessi dell’anima
per tutte le inascoltate parole vaganti nell’aria
trascinate dai venti alla ricerca del prescelto cuore
su cui posarsi a generar nuova vita
per tutti i sorrisi repressi e le lacrime versate
per l’amore raggiunto e perso
per la gioia regalata e spesa
per l’amore inesausto che si nutre dei sogni veri che nascono
e si riconoscono nella limpida notte illuminata dalla luna
mentre nella nebbia si formano solo le illusioni.
Ma a dispetto di quello e quanto siamo riusciti a dare e fare
nonostante ogni dolore e delusione
o durevole o effimera felicità raggiunta
vedremo sempre innanzi a noi le due stesse vie
che dal principio sono state aperte
una della rassegnazione, l’altra della resilienza
se avremo osato nonostante tutto a non cedere
all’impatto tremendo del destino.
Oltre la nostra volontà e oltre le speranze
ciò che alla fine veramente conta
non è quello che siamo riusciti ad ottenere
ma la sincerità, la profondità e la forza dell’Amore
che ha guidato la nostra volontà e il nostro agire
perché se non possiamo dominare i nostri destini
di sicuro possiamo guidare le nostre anime.

Ennio Romano Forina 25 Aprile 2018

L’Essenza del Bene e la Non-Essenza del Male

Quantunque gli effetti del Male possano essere infiniti, il Male non esiste come entità. Laddove il Bene è un’Energia che cerca senza soluzione di continuità la perfezione e l’Armonia cioè l’Amore universale – è questo è appunto quello che accade nel Cosmo – Il Male altro non è che l’“assenza” del Bene e quindi della energia creativa dell’Amore. Dove non c’è il Bene si produce il Male con i suoi infiniti aspetti, che però a differenza del Bene, che si può generare e realizzare anche se imperfetto e per gradi, il Male può essere solo e unicamente perfetto… perfettamente il Nulla. 
Ecco perché chi invece di cercare l’Armonia con il Tutto, il mondo vivente intero rispettandolo e amandolo, nell’atto stesso di distruggere, riceve la sua punizione, distruggendo se stesso nella sua scelta di progredire verso il perfetto Nulla.

Un esempio concreto per questo concetto?

Se siete in grado di provare empatia e compassione e desiderate aiutare un altro essere vivente qualsiasi, vuol dire che riconoscete e sentite la sua anima e stabilite con essa una connessione creativa dinamica e vitale, vale a dire: Cosmica e insieme a buon diritto rientrate nel flusso delle armonie cosmiche creative.
Se lo uccidete vuol dire che non siete in grado di sentire né la sua né la vostra anima che se non è ancora del tutto annullata è nel processo di esserlo poiché senza connessioni intime con il “Tutto” Cosmico e ogni sua singola parte non c’è esistenza.

L’Anima è come una singola goccia d’acqua che deve unirsi alle altre gocce e procedere verso il grande oceano con tutte le altre gocce, sorelle e amiche e amate. 
Nessuna anima da sola, può progredire nel sentiero e nel flusso dell’Armonia e dell’Amore.

Ennio Romano Forina

Il Clima cambia perché la mente umana non cambia.

La ragione del cambiamento climatico non deriva direttamente dall’inquinamento ambientale, ma dall’inquinamento della mente umana che da millenni ha creduto, sbagliando, di poter appropriarsi impunemente di questo pianeta e di tutta la vita che ospita, pensando, con ogni tipo di pretesto fantasioso che il pianeta stesso gli appartenga .
Le giovani generazioni che ora manifestano per arrestare questo processo al grido di: – Salviamo il “nostro” mondo e il “nostro” futuro! –
dimostrano di non aver capito che è proprio nell’idea e nell’uso dell’aggettivo “nostro”, l’origine del devastante impatto delle egoistiche attività umane, del male e delle sofferenze che facciamo subire agli altri esseri viventi, e che fra non molto inizieremo a subire anche noi in pieno.
Il pianeta non è “nostro”, non lo è mai stato, noi siamo solo le cellule impazzite di un organismo che nella loro crescita esponenziale e con le loro azioni, con lo sfruttamento incontrollato, hanno spezzato tutti gli equilibri
e stanno distruggendo gli altri organi sani dell’organismo Terra .
Non si può sperare di arrestare un così immane e devastante processo , inneggiando alla ragione principale che è la causa del processo stesso;
il letale e nefasto pensiero che il mondo sia “nostro”.

Ennio Romano Forina

Comma 22 dell’Amore e della Gelosia Insana

Siccome l’amore vero è altruismo puro, come quello di una madre per i suoi figli, non può mai essere possessivo e violento e quindi non può diventare egoistico e distruttivo con il pretesto di eventi e cambiamenti, non essendo tale la sua essenza.Si devono quindi distinguere due tipi di gelosia, di segno e natura opposti,una è la gelosia del possesso e della dipendenza da una persona come se fosse una droga, compensativa di una carenza, di un vuoto nell’anima, l’altra è quella della cura, della protezione e della dedizione alla di qualcuno che si ritiene prezioso e che si vuole difendere da tutto ciò che è espressione di volgarità, brutalità e barbarie, nel rispetto delle reciproche libertà di scelte ed esistenziali. La prima forma di gelosia esprime la prepotenza insita nell’idea insana che qualsiasi legame generato da un’esperienza di conoscenza debba essere per forza indissolubile, cosicché questa gelosia possessiva diviene un serbatoio di energia distruttiva che può facilmente esplodere nella violenza, l’altra è una pura espressione di amore che non può mai essere violenta se è vera, perché l’amore vero non può essere violento altrimenti non è amore.
Così qualsiasi gelosia che diventa violenta, non può mai essere una degenerazione dell’amore, poiché la violenza è antitetica all’amore, ma è una degenerazione incontrollata della prepotenza “mistificata” da amore.
Non si invochi mai quindi l’amore né una“tempesta emotiva” come attenuanti alla violenza della prepotenza e della gelosia del possesso,
che è del tutto priva di veri sentimenti di amore.
Ogni azione criminale contro le donne, ogni femminicidio passionale, presuppone in sé una premeditazione cuturale, perché chi lo compie, di fatto ha stabilito e coltivato nella propria mente il concetto che amare significhi possedere.

Ennio Romano Forina

L’Anima del Gigante e i Nani dell’Anima


Ho scritto questo poema il 22 Febbraio 2018, dopo aver visto il filmato di un Toro che nell’arena di una corrida, si è ribellato fieramente al gioco infame riuscendo a saltare oltre le barriere, invadendo i palchi alla vana ricerca della sua libertà e ora pascola nei campi puliti del cielo, sopra il marciume di questo mondo umano.

I wrote this poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom over this human rotten world.
“HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO DAL ROSSO DEI PAPAVERI E NON DEL SANGUE…”
Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti,
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
Ho visto fantasmi sui palchi, ebbri di sangue vermiglio
fuggire vilmente all’impeto del coraggio e della ribellione.
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
troppo intricate che imprigionavano impietose le possenti zampe
su un crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
Oltre l’arena infame, forse c’erano liberi, ma irraggiungibili
i prati splendenti nei raggi del sole,
dipinti di verde e soltanto del rosso dei papaveri
ma all’interno dell’orrendo festoso cerchio mortale
solo un sole di sangue bagnava la sabbia
calpestata da demoniache figure di grumi sinistri.
Malefiche ombre scatenate per dare tormenti di lance e pungoli,
forgiati nelle fucine d’inferno,
ed eroi fantocci sui costretti cavalli, ricoperti dalla gloria del nulla,
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
e urla di piacere inneggiavano ai colpi di pungoli e sprizzi di sangue.
“Breaking news!: Per i media: “Il dramma sfiorato!”
Nessuno ucciso, nessuno ferito!
Nessuno”. Dunque il Toro è nessuno?
Solo rantolo di morte e di sangue?
IL SOGNO
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
e io ho sognato il coraggioso Toro, sconfitto
ma non dalla morte umiliato,
ho visto il suo corpo nell’arena esplodere in mille getti di sangue
che si riversavano sugli spalti della cerchia infame
gremita da umane sinistre figure piccole e grandi,
dalle bocche bavose e braccia esultanti,
occhi di vetro ed ebbri di scherno
del dolore inflitto a intervalli di morte
ho visto la loro sadica voluttà nel vedere
la forza ansimante di bava sanguigna
privata pezzo a pezzo dal nobile corpo possente.
Spettatori gaudenti del male e della sofferenza,
frementi dalla bramosia del sangue,
che ora ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
ma il rosso fluido continuava a coprirli
e macchiava vestiti, corpi e volti continuando
a fluire dal corpo lacerato del Toro ribelle,
in mezzo alle file di comode panche.
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di fuoco
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
che adesso più non rideva, e travolta,
alla fine affondava in una marea rossa spenta di urla,
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
altre mille bocche di sangue si aprivano
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
IL RISVEGLIO
Ma i sogni sono solo sogni
e tutto questo non accade e non avverrà.
non in questo modo, non in questo mondo, non in questo tempo.
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
uccisi due, tre, cento volte e solo per sadico gioco,
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
finché questi occhi umani godranno del dolore e della morte altrui.
E il diluvio del sangue non è un sogno,
né un’illusione è l’orrenda, continua realtà
ma, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
qualcosa davvero si perde e affonda per sempre
sono le anime spente soffocate dal sangue che hanno fatto versare.
E tutti quelli che godevano nel vedere quel sangue
dalle narici e dal corpo generoso, sgorgare fumante,
alla fine credono di poter uscire indenni
dall’atroce scena, con i loro corpi e vestiti puliti,
ma sono le loro anime per sempre macchiate
dalla rossa scia di sangue e di sabbia del corpo trascinato via.
Escono ridendo e soddisfatti dall’odore di morte,
senza sapere di aver lasciato in quel luogo di morte perversa
anche le loro spente anime, nel sangue dell’arena a imputridire.
Ennio Romano Forina 2018

Forever “8”

Le feste si fanno per celebrare le vittorie, per la fine delle guerre, delle invasioni, delle tirannie e delle ingiustizie, ma sappiamo bene che nella realtà attuale non è finito niente per la maggior parte delle donne che continuano a subire molti degli stessi soprusi che subiscono da secoli a vari gradi e livelli. Ed anche nelle situazioni più rosee, l’egemonia maschile continua ad imporre ovunque al genere femminile condizioni esistenziali durissime.
Si dovrebbe invece celebrare un processo, in cui il genere maschile universale è stato ed è tuttora imputato di una violenza collettiva e continuativa sull’anima e sul corpo delle donne, che le priva dei diritti fondamentali e le obbliga a subire violenze motivate da pretestuose e false ragioni, preconcetti ridicoli e dettami fantasiosi di origine ultraterrena.

Al contrario, questo dovrebbe essere il giorno del pianto e del pentimento, del riscatto, della restituzione e della resa e quindi del pagamento dei danni di una guerra che il genere maschile ha di fatto dichiarato alle donne da millenni, mentre questa celebrazione folkloristica si consuma nell’arco di un sol giorno come un fuoco di paglia senza influire sull’ingiusta e oppressiva condizione attuale di miliardi di donne nel mondo. Meglio sarebbe se i governi ed i parlamenti di tutto il mondo fossero pervasi da un nuovo pensiero illuminato e dall’ammissione di un crimine che è ancora in corso d’opera.

Per fare qualcosa che veramente tenda ad ottenere la fine della schiavitù delle donne, e realizzare una vera rivoluzione etica che condanni chi è colpevole e liberi chi è schiavo, si devono cercare i moventi che hanno spinto al delitto generazioni e generazioni di uomini che nella loro gretta ignoranza e abbietto egoismo sono andati contro e hanno fatto soffrire le stesse donne che li hanno generati, nel perpetrare la falsità di una pretesa inferiorità del genere femminile. Quindi la domanda è: quali sono le ragioni e perché questo è potuto succedere?

Le aggregazioni di uomini si sono sempre fatte la guerra tra loro per dominare, depredare e imporre le proprie credenze e i propri costumi, ma su una cosa tutti i popoli maschili del mondo in ogni epoca sono sempre stati d’accordo: sottomettere le donne privandole di tutti i loro diritti e della libertà e di fatto di renderle schiave delle esigenze maschili con scuse artefatte ed ignobili, imposte sfruttando la maggiore forza fisica ma sopratutto con il complotto numerico ai loro danni. Il genere maschile ha da sempre sostenuto queste falsità per sottomettere e sfruttare le donne a suo vantaggio e per garantirsi una sicurezza esistenziale che da soli gli uomini non hanno, ma avendo imparato nel corso dell’evoluzione a collaborare per sopravvivere alle situazioni ambientali, ai pericoli, agli attacchi dei predatori più grandi, hanno sviluppato la capacità di aggregarsi che alle donne interessa meno per via della loro essenziale funzione di generare nuova vita che si svolge in un ambito esistenziale più circoscritto e ha per loro naturalmente una importanza primaria ma che non esclude tutte le altre attitudini di libertà e genio di cui sono state rapinate. 
Moltissimi maschi umani sono come animali smarriti che senza un riferimento femminile vagherebbero senza direzione e senza ragion d’essere e le donne rappresentano il loro riferimento esistenziale, il porto sicuro che calma e fuga le loro angosce, il sedativo dei loro terrori primari e il trastullo egoistico superficiale dei loro sensi, non per dare ma sopratutto per riceverne soddisfazione, altrimenti se così non fosse stato, se fossero stati amanti sensibili e altruisti e non rapinatori, non le avrebbero mai sottomesse. L’evidenza sta nel fatto che per garantirsi una stabilità che da soli non hanno, invece di evolversi dotandosi di una loro propria direzione esistenziale, hanno scelto la via più semplice e brutale: la predazione e il parassitismo attaccandosi e sfruttando la stabilità innata che ogni femmina ha in sé, avendo la certezza esistenziale generatrice ed anche una relazione più intima ed intelligente con l’intelligenza della Vita…ciò che definiamo Natura. 
Persino le menti illuminate di filosofi come quelli greci antichi sono cadute nella mistificazione evidente della realtà ignorando e disprezzando le capacità intellettive delle donne che non solo non sono inferiori agli uomini ma li superano in molte espressioni di intelligenza pratica e speculativa ed anche in intuito e percezione. Tant’è che un altro aspetto vergognoso del crimine millenario maschile è stato quello dell’aver sempre inibito, represso e impedito le loro attitudini intellettuali e artistiche e aver steso un velo di oblio sul pensiero storico femminile, imponendo anche alla scienza un carattere arbitrario e prepotente maschile.

È quindi la paura del maschio la causa primaria di questa immane ingiustizia che risiede nella natura stessa di un animale che anche se non è dotato di zanne ed unghie di fatto, le possiede nel suo cervello e che lo rendono il predatore più feroce e prepotente che sia mai esistito su questo pianeta. Nella combinazione nefasta degli elementi paura, vuoto, forza fisica e capacità aggregante degli uomini insieme alla predisposizione della mente umana a distorcere le evidenze a proprio vantaggio, risiede la fonte di questa persistente vergognosa ingiustizia che le donne ancora subiscono dal pensiero circoscritto della maggior parte dei popoli e che in tutte le epoche e culture ha assunto forme e dimensioni mostruose e nel tempo ha causato e causa sofferenze immense a loro danno. Senza questa consapevolezza le cose non cambieranno di molto e per molto tempo, sempre se la inarrestabile follia predatrice e distruttiva umana consentirà a questa specie ed al mondo di avere ancora un po’ di tempo per cambiarle. Ennio Romano Forina

Riposando su Marte presso l’acqua. Resting on Mars near the water.

Too Good To Be Forgotten…”
Le buone memorie arricchiscono,
le cattive possono rendere più saggi.
Ma abbiamo bisogno di mantenere nelle nostre menti e anime tutte le esperienze, perché quello che è stato buono diventa direzione e quello che è stato cattivo diventa conoscenza e la capacità di discernere fra i due stati. Ennio Romano Forina

Scelte/Choices

Non ci sarà mai nessun altro tempo o luogo
diverso da qui e adesso,
in grado di elevare ciò che in noi è mediocre,
o di degradare ciò che in noi è elevato.
Siamo noi il luogo, il momento e la volontà
che realizza l’uno o l’altro stato.


There won’t be no other time or place
different from here and now,
that can elevate what in ourselves is mediocre
or degrade what in ourselves is elevated.
We are the place, the time and will,
which can realise one or the other state.

Ennio Romano Forina

Gli “Umanotteri”, la tecnologia e la fine dell’Etica Superiore

Non è un errore, ma un’analogia che ho coniato per definire la specie umana nella sua attuale realtà esistenziale, nei comportamenti collettivi e nel funzionamento che si avvicina sempre più a quello degli insetti sociali: gli “Imenotteri, vale a dire Api, Formiche, Termiti… che si comportano non come soggetti individuali ma come parti,cellule di un singolo organismo, essendo costretti a specializzarsi in capacità diverse e rigorose ma dipendenti e complementari fra loro. In pratica, ciò che costituisce gli organismi viventi che sono appunto fatti di unità biologiche (organi) e cellule con compiti diversi ma interagenti nell’esistenza e nell’interesse dell’organismo stesso. Quanto più la società umana diviene complessa e deve affidarsi alla tecnologia e alla burocrazia per funzionare, tanto più i suoi componenti finiscono col diventare simili alle cellule di un organismo che si modificano e specializzano per svolgere compiti essenziali e per mantenere in funzione l’organismo stesso. Poiché sia la tecnologia che la burocrazia richiedono automatismi di ideazione ed esecuzione ormai non più dettati e guidati solo dalla mente umana ma dalla tecnologia stessa che ne suggerisce tutti gli sviluppi possibili e gli utilizzi ulteriori. Questo fenomeno di spersonalizzazione degli individui e delle loro capacità speculative ed inventive fuori da ogni schema, conduce a dei percorsi obbligati di specializzazione in ogni campo, dai più umili a quelli più importanti, ma questo non fa differenza poiché nell’organismo “mondo umano” (città) che replica in tutto e per tutto, l’organismo stesso, – solo in misura molto più grande e impiegando materiali più resistenti, – ha come risultato un progresso tecnologico velocissimo, ma al tempo stesso un regresso delle peculiarità creative e intuitive proprie della specie ed ha già avviato un processo ormai inarrestabile di decadenza di queste peculiarità e quindi anche dell’etica superiore, così come non vi è un’etica creativa in un alveare o un formicaio ma solo l’etica di ciò che è opportuno per affermare l’esistenza dell’unità formicaio o alveare nel mondo vivente. Ennio Romano Forina

Il paradosso di Amore e Morte nella morale umana.

Nel costume dei popoli civilmente progrediti, la nudità dei corpi umani in luoghi non appropriati si chiama oscenità, ma non si pensa mai all’oscenità della morte violenta che viene invece celebrata in innumerevoli modi e rappresentata liberamente come “entertainment” anche ai piccoli di questa evoluta società umana. In altre parole, si considera moralmente accettabile mostrare loro come si distrugge la vita, mentre gli si nasconde come la si genera. E se questa rappresentazione di morte diventa persino materiale didattico, allora vuol dire che gli stessi adulti sono come quei bambini prepotenti che si divertono a smembrare le preziose “bambole” della vita che disprezzano perché non sanno come interagire con loro e solo perché hanno il potere di farlo in questo mondo che ritengono proprio. Quindi il messaggio che viene così trasmesso alle nuove generazioni è che: “Il mondo è il vostro giocattolo” – Senza avvisarli del fatto che i giocattoli non sono per sempre”. Ennio Romano Forina

L’Impero Tecnologico

Se l’anima, la ragione e l’etica del genere umano avessero conseguito risultati evolutivi comparabili a quelli del progresso scientifico e tecnologico, questo pianeta sarebbe un posto idilliaco nel Cosmo e tutto il mondo vivente potrebbe finalmente essere libero dalla prepotenza e dall’oppressione brutale che questa specie esercita da sempre anche contro sé stessa, usando forme di crudeltà inesistenti in Natura e continuando ad inventare molte fasulle mitologie e ragioni fittizie per giustificare la sua
incontenibile ambizione di prevalere su tutto e di impossessarsi di tutto.
Al contrario, le ultime generazioni dimostrano nei fatti, di cercare sopratutto i risultati pratici e proficui nella conoscenza e di essere ancora ferme a livelli primordiali nei valori etici e intellettivi profondi in modo che, mentre l’intelligenza sempre più asservita alla tecnologia, progredisce velocemente nel suo delirio di onnipotenza rendendosi spesso strumento e complice delle peggiori devastazioni e del perverso sfruttamento di tutte le forme viventi, una nuova, stratificata, pervicace ignoranza continua ad affermarsi ovunque, non diversa da quelle che hanno contraddistinto i tempi più oscuri impedendo una vera evoluzione dell’etica e destinandola a subire un processo inverso altrettanto rapido di dissoluzione e assoggettamento allo strapotere della tecnologia e di tutti i suoi controllori non controllati e non controllabili, nel bene e nel male.
Ennio Romano Forina

Absit Iniura Verbis

Molte persone prive di facoltà dialettiche usano come metodo di confronto con gli altri ingiurie infantili e satira rudimentale, perché non sanno sostenere un dialogo basato sulla logica delle cose e sul semplice riconoscimento delle evidenze. In un’era di decadenza quale è quella attuale, il ricorso all’insulto al posto del ragionamento è tristemente diffusissimo, ma inaccettabile quando proviene dai pulpiti mediatici che dovrebbero promuovere il dialogo risolutivo e costruttivo non l’irrisione gratuita degli antagonisti.

Gli smaliziati imbonitori del popolo che prediligono invettive e giudizi sommari per denigrare gli avversari, forse riescono in questo modo a dare colore alle loro dichiarazioni fatte di stereotipi privi di sostanza, ma quando si tratta di dare un reale contributo di idee diventano improvvisamente balbuzienti.

Illuminati pensatori e filosofi di 2.500 anni fa elaboravano pensieri che la maggior parte degli individui moderni allevati nelle culle tecnologiche non sanno minimamente decifrare, altrimenti i loro stili di vita cambierebbero radicalmente e le cose che insegnerebbero ai loro figli sarebbero molto diverse. Non serve a niente imparare a scuola il significato i principi di base della società civile se poi questi non vengono applicati nella vita pratica, la virtu è un concetto molto ampio che si può esprimere in diversi livelli esistenziali ma una delle sue modalità più basilari è l’attitudine sincera tesa a migliorare i rapporti tra le diverse esistenze, con il rispetto innanzi tutto delle differenze, perché quando le differenze non possono più essere discusse esse diventano antagonismo fazioso e allora il conflitto è inevitabile.

L’insulto è antitetico al dialogo, per questo è così pericoloso, oltre l’insulto, tutte le situazioni piccole o grandi che siano possono diventare rovinose. E in questa costante diatriba generale, che somiglia molto più a una lite condominiale fatta di contrapposizioni feroci su questioni irrisorie è notevole l’uso e l’abuso di insulti senza senso, di terminologie del tutto inappropriate, di insulse frasi infantili, di epiteti e dileggi che non significano nulla e che nulla hanno a che vedere con le reali ragioni delle contrapposizioni. I media televisivi propongono programmi politici con satira unidirezionale dove si pronunciano feroci battute maliziose aspettando il prevedibile applauso di una claque ammaestrata, paracomici e guitti che indirizzano commenti da quarta elementare, conditi da rappresentazioni grafiche di poco dignitose attività fisiologiche. Opinionisti di rango che offrono alle interviste le loro convinzioni inalterabili e indiscutibili, enunciate come assiomi e postulati che non hanno affatto bisogno di essere dimostrati nella loro concretezza. E poi l’uso indiscriminato di parole e avverbi il cui significato viene distorto e reso irriconoscibile da una incultura di massa conformista e pigra. Prendiamo ad esempio alcuni di questi: perchè una persona abbietta debba essere denominato “bastardo” mi è difficile capire.

Questo tipo di insulto è usato per lo più nella sfera del privato, ma il termine originario, certamente dispregiativo per le deformi culture di tempi passati, è riferito a un figlio illeggittimo; esistono ancora i figli illeggittimi in questo mondo? Oppure come per le razze canine, vorrà dire nato da persone con caratteristiche morfologiche differenti? Davvero la nostra ricca lingua italiana non ha altre risorse per meglio definire un animale così diffuso come il furfante umano? In questi ultimi giorni sembrano essere ritornati in auge come termini dispregiativi i vari “porco” e “maiale”. Perchè, questo mammifero del tutto degno di rispetto, dovrebbe evocare sinteticamente i peggiori vizi umani, e quali vizi poi? Abbiamo attribuito arbitrariamente ad alcune specie animali connotazioni negative che sono invece pertinenti alla specie umana, per quel poco che capiamo di loro e per quello che per noi è conveniente pensare. Per secoli questi animali hanno costituito una riserva di cibo a cui attingere, in un solo momento dell’anno e gli uomini convivevano con essi sfruttando il loro docile carattere senza informarli della vera ragione delle loro cure e della falsa amicizia. Ormai i maiali si massacrano ogni giorno a centinaia di milioni, e poichè è un animale molto prolifico, il surplus di “produzione” viene smaltito come specialità gastronomica, vale a dire i maialini che non conviene allevare fino all’età adulta oggi si possono proporre nei menù dei ristoranti, non certo per placare i morsi della fame di popoli affamati o stremati da un inverno feroce, ma per il gusto delle tante persone alla ricerca costante di orgasmi palatali.

Oggi che siamo così consapevoli e così evoluti, li facciamo vivere quel tanto che basta in luoghi ristretti e fatiscenti, nel fango e nei loro escrementi, senza che possano vedere un barlume di natura ma confinati e torturati, nutriti con alimenti scadenti e farmaci. Che cosa hanno i maiali di tanto spregevole perché la loro immagine evocata costituisca uno dei peggiori insulti attribuibili agli umani? Gli etologi e non solo, sanno che i “maiali” sono altrettanto intelligenti e affettuosi quanto i cani, cosiddetti “fedeli amici dell’uomo” senza essere così nevroticamente legati al proprietario-capo-branco e, a differenza dei cani e similmente ai gatti, non si sono mai resi complici di crimini, quando la naturale aggressività e ingenuità dei cani è da sempre stata abilmente sfruttata dai prepotenti e dai criminali. I cani degli schiavisti, i cani degli aguzzini di sempre, i cani che in moltissimi modi hanno totalmente assimilato le caratteristiche negative dei loro “capi branco umani” e si sono comportati come loro. I maiali si accoppiano troppo di frequente? Detto dagli umani fa abbastanza ridere. Sono sporchi e gli piace rotolarsi nel fango? Lo fanno moltissimi mammiferi compreso l’uomo; è un modo per pulire la pelle e liberarsi dei parassiti. Come diventano gli uomini messi nelle stesse condizioni a sguazzare in un porcile? Basta guardare le scene di qualche “grande fratello” o di “famosi villeggianti di isole lontane” per vedere la rapida discesa nell’abbrutimento di coloro che si prestano a questi giochi mediatici. Non occorre che io faccia un elenco di quanti, fra intellettuali, giornalisti, politici, gente di spettacolo e persone comuni, utilizzino in modo infantile e del tutto inappropriato la nomenclatura animale per definire gli avversari.

Dovrebbero essi stessi, guardandosi allo specchio, accorgersi della loro profonda ignoranza, insensibilità e mancanza di argomenti reali per poter condurre una conversazione intelligente. Già nel nome è evidente il destino maledetto che la specie umana ha assegnato a questo povero animale sacrificato da sempre e torturato per la sua docile indole e per la ricchezza del bottino costituito dal suo corpo. Gli umani dovrebbero pronunciare il nome maiale con rispetto, anzi con gratitudine, ma più che altro con una grande vergogna.

Invito questi tanto celebrati uomini e donne che si compiacciono di impreziosire le loro dichiarazioni con i vari “porco e maiale” e altri ancora, di andare a sostare per una giornata in qualche mattatoio “lager” e guardare queste creature, urlanti, trascinate per le orecchie, recalcitranti nel sangue dei loro simili sgozzati, consapevoli della morte violenta che li aspetta senza una particella di speranza di poterla eludere. Anzi, li invito a compiere l’intero viaggio dagli allevamenti fino alle camere della morte e le fasi successive . Ma poi questo essere spregevole e disgustoso diventa un prodotto, e quando viene trasferito a pezzi sui tavoli delle salumerie improvvisamente acquista una dignità del tutto nuova, diventa come per magia un elemento appetibile e prelibato degno di stare sulle tavole più nobili; non è più un’ingiuria, anzi viene persino trasfigurato in questi templi dell’industria del consumo alimentare: “Signora, assaggi questo bel dolce di montagna”. Volevo – il condizionale è in disuso – due etti di crudo, o no, meglio il S. Ezechiele e  nessuno nelle arene popolari come in quelle mediatiche, dove si svolgono i duelli a colpi di opinioni, si sognerebbe di gridare all’ odiato avversario: “Tu sei un prosciutto!”.

Quale Intelligenza?

Non credo che l’intelligenza sia una entità unica, ma una attività della mente divisibile in tre fattori principali, che raramente sono utilizzati tutti e tutti insieme: il Raziocinio, la Logica e la Visione. Il raziocinio è la parte che – per imitazione, per intuizione o per caso – riesce a concepire e realizzare un’invenzione, La logica è quella che la fa funzionare e la perfeziona nell’ambito degli scopi e delle condizioni in cui essa deve essere utilizzata in una specifica realtà contingente. La visione infine, è quella rara forma di intelligenza che riesce a prevedere le conseguenze future, buone o nefaste di una invenzione. Così con le prime due forme di intelligenza, – le più sviluppate – Il genere umano, inventa e realizza numerose opere d’ingegno e tecnologie stupefacenti per ottenere profitti, fonti di energie e vantaggi immediati, ma trascurando di sviluppare quella parte di intelligenza che va oltre i fini pratici, quasi sempre si trova poi ad affrontare le devastanti conseguenze di scelte razionali che sono però prive di visione futura e a seguito di prevedibili ma trascurate conseguenze è costretto ad inventare sempre altri sistemi razionali superflui, costosi e invadenti per gestire e contenere i danni del suo raziocinio privo di visione, conseguenze che alterano gli equilibri e sono a loro volta generatrici di ulteriori futuri problemi.

Ennio Forina

Mayfly Forever

Prefazione

    La vita è costituita da tanti eventi consecutivi, ognuno con il suo inizio e il suo epilogo, ma come gli anelli di una collana fatta di grani diversi, ogni nuovo evento resta comunque agganciato a quello precedente anche se completamente diverso. Ognuno di noi quindi, si trascina dietro tutto il peso o la leggerezza delle proprie azioni, persino dei pensieri, fino a giungere alla fine di un percorso in cui si congiungono tutti gli eventi, il luogo finale dove il primo e l’ultimo anello si incontrano ineluttabilmente insieme a tutti i tratti di un cammino unico, eventi che spesso si svolgono nello spazio di un solo giorno o di poche ore, o di un istante.

Molti di questi non hanno nemmeno una fine, ma restano sospesi nel tempo e di tanto in tanto tornano ad essere reali e visibili reclamando un esito, una conclusione possibilmente liberatrice, come infatti succede nelle storie immaginarie. Sono sempre presenti  perché sono stati reali e possono ricomparire a distanza anche di molti anni come le comete, che si allontanano per secoli o millenni dalle stelle da cui sono state attratte e dalle quali non riescono a fuggire, ritornando sempre a riavvicinarsi ad esse.

In questa storia avrei potuto raccontare ipotetiche esperienze di esistenze altrui, di caratteri e vicende particolari, storie vere o fittizie, ma alla fine la mia esperienza sembrava più interessante, non tanto per quello che avevo fatto o per l’impatto degli eventi che avevano attraversato, turbato o allietato questo intervallo di tempo, ma per tutto quello che avevo profondamente pensato. Per molte parti della mia esperienza che sono state teatro di riflessioni e che andavano ben oltre la mia sola sfera vitale.

Tuttavia, questa non è una biografia, anche se riferendomi alle diverse tappe/fasi del mio cammino, ho usato alcune mie esperienze, come luoghi di sosta in cui in effetti, il mio viaggio si interrompeva solo in parte; spazi di osservazione e di riflessione, così come un viandante che attraversa una fitta foresta, di tanto in tanto sale su un punto più alto, sopra la distesa di alberi, per rendersi conto di dove realmente si trova. Infatti questo scritto si riferisce proprio ad alcuni di questi particolari momenti di pausa, di visione e di elaborazione delle esperienze vissute e sopratutto delle riflessioni che spesso sono scaturite da quelle esperienze, in questo mio lungo e interminabile cammino verso la conoscenza della ragione delle cose.

THE MAYFLY – IL Tempo

Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per aver percorso una via scadenzata dalle pietre miliari di risultati ottenuti, di mete raggiunte, di luoghi esplorati, territori conquistati e popoli e luoghi visitati, nei modi in cui oggi si possono facilmente ottenere molte di queste cose e per la facilità con la quale si possono incontrare molte altre persone, illudendoci di averle conosciute.

Vorremmo che fosse un tempo interminabile, oppure a molti di noi basterebbe solo aggiungere qualche decade per poter finalmente essere sazi di esperienze, di aver vissuto il più a lungo possibile, nella migliore salute ed efficenza fisica, con molti figli e nipoti e di averli visti crescere e procreare più volte? Quest’ultimo è infatti l’obiettivo della scienza umana, prolungare l’esistenza umana in condizioni il più possibile ottimali e funzionali.

Ma per quanto lungo possa essere il tempo guadagnato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente, nella somma dei suoi atti questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita, prima o poi diventa un punto sommario e riepilogo, nel quale tutto si condensa alla fine in un unico, compresso, spazio temporale, e in cui tutte le azioni e i pensieri passati nelle nostre menti, le sensazioni che ci hanno fatto soffrire o gioire, le idee in cui abbiamo creduto, le angosce che ci hanno perseguitato, le attese di momenti felici, le speranze sopravvissute alle delusioni, smettono di essere ricordi e diventano un nuovo presente. Tutto in un attimo.

 Forse riusciremo nell’intento di vivere molto più a lungo, anche duecento anni e in piena efficenza, ma poiché nessuna forma sarà mai eterna nell’universo,  alla fine dovremo sempre lo stesso fare i conti con quell’ultimo inesorabile attimo, che come un misterioso buco nero cosmico attrae, ingloba in sé e comprime tutte le esperienze vissute, le azioni compiute, nessuna esclusa alla sua forza, nessuna lasciata indietro.

 In fondo non siamo diversi dalle efemere, gli alati e misteriosi insetti verdi dalle lucenti ali cristalline che popolano l’aria serotina di maggio e che vivono gloriosamente in un solo giorno, la fase finale ma più importante della loro vita nei loro abiti nuziali e in un volo erratico, effondendo una magica presenza nello spazio intorno. Perché il nostro giorno, dal risveglio al dormire, rappresenta nella sua unicità temporale, tutta una vita. In quel giorno, per noi divenuto presente e solo in quel giorno è la realtà vivente che conta in assoluto, le relative azioni e le esperienze che hanno il potere di determinare anche gli eventi futuri.

Un giorno solo può dare o togliere tutto il senso ad una vita, un giorno solo può essere persino più importante ed influente di una vita intera ed è così infatti che dovremmo considerarlo e curarlo.
In un giorno o in un attimo si possono commettere crimini orrendi o creare opere meravigliose, ambedue con qualsiasi mezzo.  Con le armi o con la mente o con il cuore o le parole.
Non è possibile agire in un modo in quel solo giorno, senza che tutti i giorni a seguire non ne risentano le conseguenze per sempre, anche se apparentemente non sia successo nessun evento ragguardevole, non sia stata presa nessuna decisione o azione importante, anche quel nulla avrà un peso e una conseguenza nel percorso a seguire. Se avremo desiderato di ritrovare qualcosa che era perso o se avremo nostalgia di qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, se ci saremo rallegrati per un evento felice, o se avremo sofferto in silenzio supereremo quel momento solo se quella sofferenza non sarà riuscita a farci cambiare direzione e se anche il dolore sarà l’esito di una sconfitta, non avrà importanza, perché quello che conta è il percorso, non la meta.
Ma questo vale solo per tutto quello che può succedere a noi “senza” averlo voluto o meritato, mentre nessun scorrere di tempo potrà mai risanare nell’anima, l’eventuale dolore che avremo “volontariamente” causato ad altri.

Così le azioni virtuose quanto quelle scellerate, i pensieri generosi e buoni e quelli offensivi e malvagi, le vite che potremmo aver aiutato e quelle che invece spezzate o ferite per la nostra presunzione e prepotenza, per il nostro delirio di onnipotenza lasciato libero di prevalere e distruggere, saranno tutte evidenti con la loro devastante presenza, mentre resteranno indietro le illusioni di ricchezze e proprietà, non trasportabili dalle nostre anime, così come le diafane ali dell’efemera non possono trasportare  la sua bellezza nel passaggio ad una nuova dimensione di inconsistente aria. E resteranno indietro anche tutte le occasioni perdute di conoscenze preziose, con creature diverse da noi ma vive della stessa vita che fa vivere noi e possibili compagne di viaggio, ignorate e neglette, lasciate con indifferenza ai margini del percorso, come con tutti gli esseri viventi che anche indirettamente abbiamo ferito per scelte volontarie o superficiale indifferenza e ai quali abbiamo impedito l’esperienza di vita, inibiti dal crescere e dallo sperimentare l’amore materno, resi schiavi, torturati e uccisi.

Ci accorgeremo anche che non sarà sufficiente essere stati benevoli e generosi solo e soprattutto con i nostri simili, nel nostro ambito esistenziale, con i nostri familiari, amici e concittadini, ignorando che ogni altra espressione, ogni forma di vita proviene dalla stessa origine ed è a noi e connessa da un primordiale e fraterno legame invisibile, anche se la sua forma è diversa e diverso è il suo modo di esistere, ma che segue gli stessi impulsi primari essenziali, crescere, svilupparsi e generare nuova vita attraverso un unico, universale, misterioso e formidabile impulso: l’amore materno, solo apparentemente diverso, nei molteplici modi in cui si esprime dall’inizio del tempo.

Solo se un nostro qualsiasi unico giorno viene affrontato con questa consapevolezza, sia che stiamo procedendo nella calma dei venti o affrontando le inevitabili tempeste, tra il sorgere e il calare di un sole come di molti soli, noi come le efemere, siamo chiamati a svolgere interamente il nostro compito vitale, partecipando così all’intero processo creativo del Cosmo.

 Fin dai primi anni della nostra vita, la consapevolezza di una scadenza inevitabile e del passaggio in una destinazione ignota, immette nella nostra coscienza l’ombra della paura. Quando restiamo svegli nella distrazione  di un giorno favorevole, non vorremmo mai andare a dormire e quando siamo immersi in un sonno confortevole, non vorremmo mai svegliarci e abbandonare il rifugio di un caldo letto e l’abbraccio di un corpo amato. Allo stesso modo forse, quando siamo nel pieno della vita non vorremmo mai smettere di esserlo e prima di nascere forse non vorremmo mai entrare nella vita, per la conoscenza insita nelle memorie ancestrali di tutto quello che l’essere vivi comporta.

Per nove lunghi mesi il nostro corpo si è costruito, parte per parte, formando gli organi e i mezzi di interazione in previsione dei luoghi nei quali è delegato a svolgere la sua missione di essere vivente e da quel momento la paura di esistere verrà superata dalla paura ancora più grande di non esistere più e le azioni dei giorni successivi senza nemmeno rendercene conto, saranno permeate dal cercare di costruire difese contro ogni tipo di paura, specialmente quando dovremo smettere di aggrapparci alla rassicurante presenza dell’amore e del corpo di una madre. Ed è infatti questa è una considerazione fondamentale la sfida che aspetta tutti noi che nasciamo, la vita è una prova che si può superare, ma non vincere e comunque solo se la si affronta con l’amore.

In diversi momenti, nel corso di questi anni e di questa mia identità, mediata fra gli impulsi basilari dei vari stadi di crescita e il pensiero proiettato lontano, di contemplazione, meditazione e di conoscenza, mi chiedevo cosa vi fosse di così rasserenante nel profondo spazio notturno costellato di luci, nel disco del sole al tramonto, nel voluttuoso svolgersi delle nubi, nello stormire del vento tra le foglie e lo scrosciare ritmico della pioggia, nell’abbraccio di un albero e nel gentile vibrare di foglie. O persino il brontolio delle nubi in cui si delineano i guizzi di luce accecante dei fulmini che preannunciano lo squarcio del tuono, il sibilo di un turbine di vento e il fragore della pioggia che batte mentre siamo in un rifugio sicuro.
Il fascino delle tempeste risiede nelle energie che le generano che riferiscono dell’energia cosmica senza la quale il Cosmo stesso sarebbe inane e senza vita.
Perché mai la consapevolezza dell’esistenza di tutte queste cose e dei fenomeni connessi, siano di grande conforto e rassicurazione, come se tutte insieme in modo corale dicessero: “Non preoccuparti, siamo i segni della giusta direzione, non aver paura, se saprai riconoscerli, non potrai perderti, testimoniano la continuazione, non devi far altro che assecondarli, lasciarti trasportare e affidarti ad essi.

Così passavano quei primi giorni nel periodico evolversi di piccoli eventi, insieme ad altre esistenze, compagnie di viaggio, animali e piante, dalle albe ai tramonti quando persino i cieli e l’aria avevano una dimensione tangibile della loro consistenza, guardarli semplicemente significava immergersi in essi anche e molto più di notte, quando tutte quelle piccole luci tremule comparivano quali presenze indispensabili, confortanti e amiche anche se immensamente lontane e irraggiungibili.
Certo non avremmo la percezione dell’infinito se non vi fosse l’ombra della notte, e non avremmo il risveglio e il rinnovarsi della vita se non ci fosse il sonno dell’inverno o quello della morte. Il giorno di vita della maggior parte degli umani si svolge in una sottile fascia, una realtà orizzontale per lo più limitata all’interno di un dislivello di pochi metri, i nostri occhi e la nostra mente sono fatti per navigare in questo spazio ristretto di percezione e cognizione e ben poco sappiamo di quello che è sotto di noi e sopra di noi, ma la notte dischiude altre realtà che guardiamo come se fossimo lontane da esse mentre siamo completamente in esse immersi, noi siamo parte di queste dimensioni anche noi siamo distanti e irraggiungibili per qualche altra realtà, con i nostri corpi e con tutti i passeggeri del pianeta intero che ci ha generati nel suo grembo utilizzando gli stessi elementi presenti e sparsi nell’universo.
Ma questo non significa che siamo figli del caso né che la terra e l’acqua siano un caso, sono invece gli elementi che preesistevano in attesa che si verificassero le condizioni favorevoli per avviare l’esperimento della vita. Perché questo avvenisse c’era una condizione essenziale; non la semplice commistione di elementi diversi che presenti nel calderone di un  “brodo primordiale” e stimolati dalla luce del sole abbiano forgiato le molecole della vita organica. Questo è potuto accadere perché la materia che crediamo inerte è invece anch’essa viva e gli elementi che la compongono si combinano non per caso, ma per amore. Affinità elettive, gli atomi che si compensano e per amore si uniscono, creando nuovi elementi, lo stesso fanno le cellule che si uniscono scambiandosi il plasma e rinnovandosi e lo stesso fanno gli organismi complessi come noi per creare vita nuova diversa ed evoluta, e sempre non per caso, ma per un “amore”, che trascina nel suo fluido, nella sua energia, anche noi esseri “superiori ”.
Elementi che vogliono unirsi come degli amanti e che quando si incontrano, insieme producono nuovi elementi e nuova energia, come quella delle stelle. Quindi la sostanza dell’universo non è il caso né una suprema volontà esterna confacente alle nostre aspettative e comprensibile alle nostre menti, ma è l’amore, ineffabile, invisibile più reale della realtà e più forte di qualunque altra energia, poiché le racchiude tutte e da esso tutte emanano. Esso pervade tutto il Cosmo e spinge magicamente anche le più piccole particelle a cercarsi come si cercano gli amanti e una volta insieme, fanno nascere altre forme di vita.

Quando guardiamo all’infinità del cielo e all’indefinibile, forse un’unica parola può descrivere l’arcana emozione che da quella visione proviene: nostalgia, nostalgia dell’origine, del punto di partenza, non perché l’origine si sia allontanata da noi ma perché siamo noi ad esserci allontanati perdendo la capacità di sentirla, soffocando le sensazioni con gli artifici del pensiero razionale che ha in gran parte inibito il pensiero sensibile, così le nostre esistenze si svolgono in una realtà artefatta che nasconde la realtà vera, così come le luci delle nostre città nascondono le luci delle stelle, dove si sono combinati gli elementi per formare i pianeti e gli organismi.

Con il loro canto di  luci le stelle rendono l’abisso scuro dell’universo un luogo amichevole nel quale non possiamo perderci, e ogni volta che alziamo lo sguardo ad esse in qualche modo “ritroviamo” noi stessi così come quando ci troviamo al cospetto degli oceani ritorniamo ad essere i cuccioli che vogliono di nuovo tuffarsi nella culla che li ha ospitati eoni prima abbandonando i nostri orpelli ed artifizi e gli abiti scudo che delimitano i territori dei nostri corpi e che il mare rifiuta come inutili e stupidi e così i nostri volti si distendono, le angosce si placano, e gli sguardi si rasserenano, confortati dallo spettacolo sublime del Cosmo, che non è mai stato un abisso pauroso in cui precipitare, ma un immenso sorriso, che infonde una pura sensazione di intimo contatto con tutti gli elementi vitali in cui siamo inesorabilmente immersi, qualunque sia il drammatico evento possibile per ciascuno di noi, qualunque sofferenza, dolore e angoscia saremo deputati a sopportare e specie dopo aver sperimentato la dura e deludente realtà dei primi rapporti con i nostri simili, alla fine di ogni giorno, quando il sole salirà sul palcoscenico nello scenario di colori e di forme, un’altra realtà ed un altro scenario si dischiuderà per continuare la rappresentazione di un nuovo atto della commedia o del dramma della vita e sopra di noi un manto di oscurità luminosa si estenderà sempre all’infinito, in cui vedremo pian piano riaccendersi le presenze luminose e palpitanti di luce, come falene siderali, per suggerirci dalle loro immense distanze che non siamo soli e che la fine della rappresentazione non sarà mai veramente finita, ma continuata su un palco diverso e con costumi e trame diverse. Perché le stelle sorridono sempre… e ci assicurano che rinasceremo ancora, anche se morissimo milioni di volte e anche che resteremo insieme a tutti quelli a cui abbiamo toccato le anime, siano essi umani, animali o piante, tutti della stessa sostanza, gocce di un oceano vivente.

Ennio Romano Forina