Acchiappafarfalle ed Estinzione

“La vispa Teresa avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta”.
Penso che questa famosissima filastrocca di Luigi Sailer, non sia mai stata letta e compresa fino in fondo nelle scuole quanto nelle famiglie, altrimenti non si vedrebbero, anche in questa incipiente primavera, i tanti negozi di oggetti di plastica in gran parte inutili e brutti, esporre in vendita grandi contenitori pieni di retine per catturare farfalle.
Il senso della poesia era contrario all’uso di questi strumenti di distruzione, ma nella comune consapevolezza è stato totalmente ignorato se ancora oggi, più che mai vediamo mamme uscire dai negozi con i loro bambini felici che brandiscono questi perversi ineducativi strumenti che servono alle allegre e giocose uccisioni.
Eh già, perché se l’immagine di una bimba che agita felice nel vento la retina colorata, suscita un benevolo sorriso nel comune pensiero superficiale e ottuso, così tristemente diffuso e imperante, in realtà quello strumento rende certamente felice la bimba, ma per le farfalle ha lo stesso effetto che una clava avrebbe sulle nostre teste, quello che per noi è un innocuo arnese di gioco, per le farfalle è uno strumento di morte.
Ma che importa? La filastrocca la si impara forse a memoria a scuola e in famiglia ma senza volerne decifrare il senso, né più né meno di quanto si sia mai veramente capito del senso del discorso che parlava di stati di beatitudini in un tempo lontano, che evidentemente è passato come una folata di vento tra le orecchie degli astanti e dei successori senza lasciarvi traccia, visto come vanno le cose umane da sempre.
Dunque, consideriamo il senso della asserzione contenuta nel titolo di questo mio articolo.
Penso che vi sia una stretta correlazione fra le azioni più insignificanti con quelle più macroscopiche nel determinare la realtà oggettiva nel bene e nel male, in quanto la realtà è una conseguenza della “sostanza” di cui è fatta, che la rende possibile anche nei suoi effetti, siano questi benefici o devastanti, dipende sempre dalla sostanza.
Alla sostanza, del pensiero o dell’omissione del pensiero, consegue l’attitudine e l’attitudine si suddivide in due sensi: passiva e attiva, quindi nel caso che la sostanza di fondo sia negativa e dannosa, ambedue i modelli di attitudine saranno di conseguenza negativi e dannosi.
Questo vuol dire che se il genere umano non comprende e non ha rispetto ed empatia per il mondo vivente, partendo dagli aspetti vitali che noi consideriamo i più irrisori e trascurabili e spesso anche fastidiosi, come ad esempio gli insetti e le piante che chiamiamo erbacce, noi agiremo sempre e solo secondo quello che ci fa comodo e purtroppo quello che fa comodo a noi, quasi sempre, risulta essere tremendamente distruttivo per le altre vite e per gli equilibri naturali, dimostrando anche che la sostanza del pensiero umano non ha fatto progressi evolutivi etici e benefici.
Continuando a ferire e devastare pervicacemente le delicate armonie del complesso vivente e alla fine anche noi stessi.
A causa dell’impatto umano, bilioni di insetti muoiono ogni istante, avvelenati da tutto ciò che produciamo, dalle acque tossiche, sfracellati sui fari e e i parabrezza delle auto, prigionieri nelle nostre costruzioni, in ogni tipo di ambiente, dove finiscono senza poter più uscire, sbattendo le ali invano sui vetri di appartamenti e palazzi, muoiono così esausti nel loro ultimo flebile battito d’ali nel tentativo invano di attraversare quel diaframma di materia a loro sconosciuta, il vetro. Senza contare api e uccelli dalle microonde che avvolgono ormai l’intero pianeta come cellule impazzite di un cancro inarrestabile.
Ma noi non ce ne accorgiamo, o meglio, non vogliamo accorgerci. Gli insetti sono abbondanti, come l’acqua e l’aria e noi di solito disprezziamo l’abbondanza vitale mentre apprezziamo l’oro che è raro ma non è vitale. Paradosso umano? No è la dimostrazione del pensiero debole umano.
Siamo così stolti da non capire ad esempio, che più puliamo ossessivamente le nostre case e i nostri corpi, più ci sporchiamo all’interno dei nostri organismi.
Non è solo per l’immenso dispiacere di constatare il disprezzo di forme di vita sacrificate all’insensibilità umana, poiché come ho scritto altrove, le foreste si salvano rispettando anche le erbacce e il ramoscello, e la Natura si salva rispettando tutte le sue forme, anche le più piccole, difendendosi certo da invadenze pericolose, ma anche difendendo loro dai nostri eccessi, che sono molto più pericolosi e dannosi.
Ecco perché, oggi ho seguito per qualche istante con lo sguardo desolato e una profonda, infinita tristezza nel cuore, la bimba che con una mano teneva quella della madre e con l’altra stringeva felice la bacchetta di vistosi colori sormontata dalla brutale, micidiale retina, distruttrice delle farfalle gentili, ma non solo, simbolo emblematico del fallimento immane dell’evoluzione dell’anima collettiva umana, che sembra sempre più essere inversamente proporzionale all’evoluzione della tecnologia.
Ennio Romano Forina

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