Pandemie Immunitarie

Mia moglie si ammalò di una atassia cerebellare che fu identificata come di origine auto immune che si sviluppò in una forma infiammatoria degenerativa che progressivamente distruggeva la parte di cerebellum preposta all’equilibrio e al controllo di tutta la muscolatura. E per legittimo dovere di cronaca, riferisco che i prodromi della malattia si manifestarono poche settimane dopo il vaccino per l’influenza, che lei volle e che io al contrario, rifiutai di fare. Non c’erano e penso che ancora non ci siano protocolli di cura ma solo di contenimento fisioterapico, almeno al tempo a cui mi riferisco, e la curai personalmente a casa per più di 4 anni, con un irrisorio aiuto di fisioterapia domiciliare nella misura di ore 2 al mese.
Nella fase finale, l’ultimo mese, fu necessario il ricovero in ospedale, perché le sue condizioni erano talmente peggiorate da non poter più essere gestite senza le attrezzature ospedaliere e anche per tentare una terapia sperimentale come ultima speranza. Ma, dopo un paio di settimane di ricovero ospedaliero, il suo organismo debilitato prese una infezione da “clostridium difficile”, un batterio molto pericoloso come il nome stesso lo definisce.
Furono attivate le terapie opportune e possibili, ma il suo organismo non aveva più la capacità di reagire perché il suo sistema immunitario era stato azzerato dalla forzata immobilità sdraiata supina sul letto e sul divano e quindi dalla mancanza di stimoli funzionali naturali che certo nessuna fisioterapia poteva surrogare.
La malattia era inguaribile quindi la prognosi sarebbe stata fatale in ogni caso, mi disse il primario del reparto neurologico e ne ero comunque consapevole da tempo, ma la sua vita sarebbe finita un mese “dopo” l’infezione contratta del micidiale batterio.Dunque, mia moglie, Peggy (Margaret) Healy, è deceduta per la sua malattia o per l’infezione?

E se non avesse avuto una malattia è verosimile e molto probabile che avrebbe superato l’infezione con un sistema immunitario sano e funzionante, non inibito dalla costrizione in ambienti chiusi, dal respirare aria viziata filtrata da tessuti che ritengono culture di batteri e virus nell’ambito umidificato e insano in cui essi prolificano, nell’inattività, nello stress, nella mancanza dei primari stimoli vitali e di ossigeno indispensabile anche al sistema immunitario.
I sistemi immunitari sono stati costruiti dalla competenza elevata della Natura, che è indubbiamente molto più esperta di noi in materia e si fortificano nel mondo vivente, ricevono energia e si purificano negli elementi in cui si sono sviluppati, relazionando con le forme viventi grandi e piccole, anche microscopiche, un sistema immunitario tenuto costantemente in un ambiente sterile si indebolisce e muore, come del resto muoiono tutte le funzioni che non sono stimolate dall’uso.

Pensare di eliminare le forme di vita a noi ostili è folle, bisogna convivere con esse, difendendosi in vari modi opportuni ma non rinchiudendosi in una corazza di plastica e disinfettanti tossici senza devastare gli equilibri, poiché la Natura è un insieme di forme di vita diverse che interagiscono tra loro. Gli antibiotici sono indispensabili in certe occasioni, ma non si possono usare sempre, altrimenti il rimedio uccide più del male, ma di questa verità la “scienza” si è accorta solo di recente, solo per inconsapevolezza empirica o negligenza? O chissà, dubitare è inevitabile…
L’esempio emblematico del devastante intervento umano su questi equilibri e interazioni è dato dal tipo di contrasto che si fa per la “pandemia” di zanzare tigre africane, che da molti anni ormai tormentano le estati.
Si usano tossici pesticidi localmente che se riescono a uccidere qualche individuo uccidono invece molti loro naturali antagonisti in gran numero, sulle siepi e i margini erbosi e sulla superficie delle erbe spontanee dove i ragni hanno le loro postazioni, senza contare lo sterminio provocato di lucertole geki e le voraci lumache.

L’intelligenza della Natura ha costruito equilibri mirabili che noi non possiamo nemmeno sognarci di replicare, e fra l’altro, non ci proviamo nemmeno, umilmente come dovremmo, ad imparare da essi.
Le nostre azioni, i nostri interventi, sono per lo più palliativi spesso inefficaci e brutali, come se usassimo una clava o un fucile per abbattere una mosca, probabilmente perché nelle nostre menti, a dispetto del progresso tecnologico, in fondo c’è ancora una clava, anche se oggi è fatta con il piombo e la forma di un fucile e di altri micidiali strumenti distruttivi prodotti dalla “superiore” intelligenza umana.

Ennio Romano Forina

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