Le fiamme dell’inferno
si estinguerebbero rapidamente da sole,
se non fossero così tanti
a volersi riscaldare con esse.
Sensitivity is the highest form of intelligence. La sensibilità è la più alta forma di intelligenza. Ennio Forina
Ogni tanto, ma raramente, succede che qualcuno sia gentile con noi …ma noi possiamo farlo succedere SEMPRE per gli altri.
L’anima non è un dono, ma una intelligenza sensibile in tutti gli esseri viventi, che cresce e si valorizza attraverso i sentimenti e l’intuito, primo fra tutti è l’amore materno e le sue molteplici forme espressive, come l’amicizia fra soggetti della stessa specie e di specie diverse. Quindi anche e sopratutto gli animali, che a differenza di noi non sono ostacolati dalle distorsioni delle artefatte strutture mentali umane, riescono ad esprimere e far crescere la loro anima sensibile attraverso i sentimenti di amicizia e di amore più sinceri e cristallini. È quello che intuitivamente riconosciamo in loro e che genera il bisogno di cercare la loro preziosa compagnia, molto più gratificante e affidabile di quella dei nostri simili. Quello che ci rende uguali agli altri esseri viventi non è la forma della specie ma la sostanza dell’anima che essi hanno saputo e voluto arricchire di conoscenza e amore.

La vera ricchezza si trova dove sei, a un passo da te, nelle cose più apparentemente umili e usuali da conoscere per il loro reale valore. Non sprecare questa ricchezza inseguendo illusioni. Ogni pensiero comprensivo e gentile, ogni parola detta con sincerità, ogni gesto in aiuto e amichevole può diventare più prezioso e gratificante di qualsiasi oro e mutare la tua vita in un tesoro che sarà sempre con te. I sentimenti valgono molto più dell’oro.
ennio forina
Il web risuona del frastuono assordante delle grida discordanti provenienti dal mondo femminile e maschile sulla difficoltà reale di trovare un unico comune denominatore che stabilisca come interagire con persone sconosciute. A volte si riportano casi vissuti nelle realtà personali per delusioni e ferite dolorosissime, derivanti da rapporti malintesi, da defezioni improvvise, da diminuzione di interesse e dalla scoperta desolante che oltre il rapporto fisico non ci sia null’altro tra due individui che si toccano, senza realmente essere in grado di camminare insieme. A volte le donne cercano una presenza fisica in un uomo, altre volte quella dell’animo, a volte le due aspirazioni si fondono in un amalgama indefinito e confuso alla ricerca di un quasi impossibile equilibrio che le appaghi tutte insieme. Tutti noi navighiamo nella realtà umana muniti di scudi e corazze psichiche per evitare di ferirci per il contatto con gli altri, sia quello prolungato che occasionale e specialmente quelli del genere diverso dal nostro. Come cavalieri medievali affondati nel metallo delle loro armature, giriamo per strada ubbidendo a codici di comportamento per evitare contatti indesiderati dal primo all’ennesimo tipo. Ci sentiamo alieni all’interno della nostra stessa specie, ma nonostante questo trattiamo gli altri come se fossero loro gli animali diversi, mescolati in una realtà di impossibile connivenza ravvicinata.
Quando siamo con gli altri vorremmo essere lasciati soli e quando restiamo soli ci lamentiamo che qualcuno non sia più vicino a noi. Stiamo male con gli altri e stiamo male con noi stessi, disprezziamo l’ipocrisia degli altri quando il nostro modo di relazionare è permeato di superficialità e sterili convenevoli di stereotipa affettuosità che non significano niente. Se qualcuno che ci interessa si tiene a distanza da noi e ci evita ci sentiamo negletti e feriti ma se qualcuno si avvicina troppo e si rende disponibile a comunicare oltre i convenevoli, scappiamo velocemente nel nostro rifugio blindato chiudendogli ogni via di accesso. Chiediamo tutto e il contrario di tutto. Attenzione e indifferenza, e al tempo stesso affetto e sentimento e incuranza e disinteresse senza essere capaci di dare agli altri nessuna di queste cose. Eternamente delusi e scontenti, eternamente insoddisfatti.
Ma è vero, siamo molto diversi in realtà , gli uni dagli altri e questa è una delle cause principali della diffidenza generale e della difesa ad oltranza dei nostri territori propri, sfere esistenziali e corpi. I dislivelli culturali e sensibili sono così tanti e spesso davvero abissali, ma se ci limitassimo a considerare queste differenze culturali o caratteriali non sarebbe un gran problema. Una persona sensibile e virtuosa disponibile a conoscere un’altra persona affine non avrebbe problemi a discernere il soggetto giusto tra i tanti che possono incrociare la sua vita specialmente ora che è possibile toccare la mente e l’anima di un’altra persona comunicando a distanze immense, senza rischiare immediati coinvolgimenti non voluti. Il problema vero è che ognuno di noi non tende a soddisfare un solo definito desiderio, o una sola aspettativa nella conoscenza di un altro soggetto ma di attese ne ha tante, indefinite e sovrapposte e spesso contrastanti. Abbiamo pulsioni biologiche che determinano certe attitudini particolari e abbiamo pulsioni di affettività di sensibilità spirituale, abbiamo vuoti che vorrebbero essere riempiti e abbondanza di sentimenti ed energia che vorremo dare ad altri e che i molti altri nemmeno vorrebbero ricevere.
Forse possiamo intenderci a parole anche parlando due o tre lingue insieme in modo convenzionale, ma se facciamo parlare la nostra psiche profonda con un’altra psiche profonda è come se parlassimo due lingue diversissime e sconosciute, perché questo? Perché noi non conosciamo bene nemmeno noi stessi e spesso non sappiamo nemmeno che cosa vogliamo che gli altri siano per noi, quanto siano importanti per noi e quale tipo di investimento affettivo vogliamo fare in loro. Le nostre incertezze ci paralizzano al pari delle nostre angosce e alla fine, invece di slanciarci verso gli altri e sopratutto verso quella dimensione di vita genuina e vasta, quella non vilipesa e soffocata dalle nostre attività industriali e ludiche, ci rivolgiamo invece indietro verso la tana apparentemente sicura della nostro piccolo privato universo confortandoci con la convinzione che sia del mondo la colpa per la nostra solitudine.
Paradossalmente mentre aumentiamo vertiginosamente di numero e cerchiamo il modo di trovare le persone giuste con cui camminare insieme, diventiamo sempre più soli e persi nella folla e in un deserto umano. Un tempo c’erano i conflitti generazionali, genitori versus figli, ma questi conflitti avevano e hanno un senso biologico, i nuovi arrivati devono dimostrare e affermare la novità della loro presenza nel mondo vivente. Ma ormai le giovani generazioni non hanno più ragioni di contrasto con i genitori – che adesso non cercano nessun conflitto con loro, ma al contrario, pensano che sia giusto gratificarli sempre e giustificare qualsiasi loro desiderio come legittimo -. Il problema nasce con le relazioni nel loro stesso ambito generazionale, essi non sanno più comunicare realmente tra loro se non attraverso comportamenti “tribali” collettivi stereotipi e ripetitivi, rituali di appartenenza a gruppi o branchi e sopratutto non vedono più gli altri come persone ma come illusioni virtuali filtrate attraverso gli smart phones. È la ragione per cui è nata un nuova arma per esprimere l’innata cattiveria presente in molti soggetti di ogni nuova generazione. Come il pilota dell’aereo che preme il pulsante della bomba non “vede” graficamente la devastazione e la morte generati dal suo gesto, se non nella sua immaginazione, questi strumenti nelle mani, nelle menti dei giovani distruttori di sempre, hanno uno strumento in più per fare del male come è nella loro vocazione, compiendo azioni violente e aumentandone l’effetto devastante diffondendo i messaggi e i filmati che le descrivono.
Queste considerazioni dovrebbero portare ad una semplice conseguente deduzione: – La tecnologia, mentre sta distruggendo il mondo naturale, non migliora affatto il mondo etico e non migliora il mondo umano, anzi sta aumentando la sua confusione e le sue follie, moltiplicando i totem e i simulacri intorno ai quali si svolgono le stesse danze parossistiche nel tentativo ingenuo di guarire così da tutte le nostre irrisolte angosce primordiali. È la natura umana che dovrebbe fare un salto evolutivo immenso per essere poi in grado di usare gli strumenti del progresso tecnologico nei modi giusti, ma se a questo non verrà data importanza, qualsiasi invenzione dell’ingegno umano, nelle menti superficiali e insensibili e in quelle dei perversi che sono nel nucleo di ogni nuova generazione, verrà usata nello stesso modo brutale e distruttivo in cui nella preistoria si usava la clava.
ennio forina – october 29, 2017
La “Natura” si comporta con TUTTI gli organismi, esattamente come un pittore si comporta nel realizzare una propria opera. Esegue un dipinto e nel farlo impara qualcosa, ma il dipinto non risulta perfetto, così lo cancella e ne fa uno nuovo, sapendo che nel nuovo dipinto non ripeterà gli errori del primo perché dal vecchio ha ritenuto nella sua mente le informazioni che derivano dall’esperienza del primo, che sono poi trasferite nel nuovo dipinto. Ma anche il nuovo dipinto, pur essendo più bello non è perfetto, così il pittore lo cancella di nuovo e si prepara a farne un altro che, in teoria – ma non sempre succede – sarà ancora migliore. La morte è una staffetta di esperienze e memorie genetiche diverse, necessarie per l’evoluzione delle specie, affidate a nuovi organismi che possono utilizzarle allo scopo di rinnovarsi in forme viventi sempre più funzionali e perfette, quello che noi appunto ammiriamo nella Natura. L’universo è un divenire di eventi e una mistura degli elementi che erroneamente chiamiamo materia, e di fatto non esistono cose eternamente fissate nelle loro forme, altrimenti significherebbe che l’universo stesso sia statico e sterile, ma per fortuna non è così, l’Universo si trasforma continuamente ma non si disintegra, palpita nel suo dinamismo creativo e tutto in esso si rinnova senza fine.
Nemmeno i diamanti sono per sempre.
Ennio Romano Forina from: “A different Evolution”
ADDENDUM
Forse, avremmo più rispetto per il mondo vivente intorno a noi, se fossimo consapevoli di essere noi stessi una semplice parte di un grande progetto creativo Cosmico in cui le forme viventi si svolgono interagendo anche in rapporti cruenti e difficili da accettare per la sensibilità universale non solo umana, come i rapporti predatori e prede, ma tutte, inequivocabilmente obbedendo a un unico impulso, come se fossero un organismo singolo.
Penso che l’amore sia un’energia generata da questo impulso che si chiama per noi, Evoluzione. Se questa specie umana, che dagli alberi scese a colonizzare la terra milioni di anni fa, non si fosse smarrita nella sua presunzione e nel suo delirio di onnipotenza, se per sostenere le sue ragioni di sopravvivenza prima e di opportunismo dopo, non avesse prodotto tali e tante mistificazioni della realtà, noi oggi saremmo sempre più fraternamente uniti al mondo vivente e non al contrario, sempre di più i suoi agenti distruttori, come risulta dalla formula che evidenzia il fatto che al progresso scientifico e tecnologico non corrisponde un progresso equivalente nella conoscenza sostanziale della Vita e nell’Etica, che anzi sembra essere inversamente proporzionale al primo.
E questo accade perché lo scopo prevalente del progresso della scienza e della tecnologica è di usare la realtà piuttosto che di capire la realtà.
Per conoscere la realtà e il senso dell’esistenza della vita su questo pianeta non è sufficiente sezionarla e misurarla nelle sue intime parti, anche giocando pericolosamente con i suoi elementi, ma serve comprendere i suoi misteriosi fenomeni senza la motivazione derivata dal controllo che sulla vita possiamo avere. È chiaro che il motivo preponderante per cui la scienza umana studia i segreti della vita ha uno scopo opportunistico, e non per la pura conoscenza delle cose.
La conoscenza vera ci renderebbe la consapevolezza di essere uguali alle altre forme viventi, tutte “animali” siano organismi di sangue rosso o sangue verde e non potrebbe essere altrimenti e così come non si può negare che la vita sia unica solo pensando che i nostri organismi e la nostra intelligenza non sono altro che il risultato di una collaborazione di diverse forme viventi che noi erroneamente definiamo semplici, e così come la Vita è inconfutabilmente unica anche la morte è unica, tutte le forme di vita infatti nascono per l’impulso universale dell’amore di una madre, quale essa sia, pur sempre qualsiasi embrione di essere vivente proviene da un “grembo” formato dall’amore universale, anche se un numero infinito di grembi è diversissimo da quello umano la loro essenza, la loro funzione e l’energia che li nutre sono le stesse.
Apparentemente, siamo consapevoli del perché la vita nasce dall’unione di geni e umori diversi, e siamo ben consapevoli del come si sviluppa crescendo per produrre altra vita, ma quando cerchiamo di spiegare i perché tutto questo accada invece di considerare le evidenze preferiamo inventarci favole e mistificazioni. Le ragioni sono diverse, ma sopratutto una delle più importanti è il fatto che non vogliamo ammettere di essere allo stesso livello di altre forme di vita che riteniamo “inferiori” prima perché se lo facessimo non potremmo più usarle arbitrariamente sfruttandole a nostro vantaggio, secondo, perché lo stato patologico della nostra presunzione è ormai cronicizzato sulla superficie delle coscienze e impedisce alla mente e all’anima di guardare oltre il suo opaco spessore la vera realtà.
Non vi è nulla di speciale nell’essere umano né nella sua tanto declamata e glorificata intelligenza, ma di questo parlerò in un altro capitolo del mio saggio su una diversa evoluzione.
Dunque, se tutti gli esseri viventi nascono per l’impulso creativo che unisce gli umori e i geni di due esseri diversi, che definiamo femmine e maschi, quale è la ragione per cui tutti gli organismi non possono perdurare oltre la funzione svolta di riprodursi e oltre la funzione stessa? In altre parole sappiamo perché si nasce: vivere nutrirsi e procreare ma perché gli organismi devono morire?
La mia tesi si svolge sull’evidenza che oltre al formidabile impulso di amare e procreare esiste un altro impulso fortissimo universale che non è altrettanto evidente, anche se non possiamo fare a ameno di notarlo e studiarlo almeno da qualche secolo nella storia del mondo vivente, ciò che avviene in quel contesto che chiamiamo Natura e che io preferisco chiamare “intelligenza cosmica”quella delle particelle degli atomi, e quindi anche di quella organica.
Lo scopo di questa intelligenza è l’evoluzione delle forme di vita e al contempo la ricerca creativa delle migliori soluzioni per le interazioni e gli equilibri di esse.
Questo impulso evolutivo non è affatto perfetto, va avanti per tentativi creativi, spesso anche sbagliando, ma non si ferma mai e corregge i suoi errori, i dinosauri erano uno di questi errori ed è stato corretto facendoli estinguere.
Non solo una meteora ma il semplice fatto di essere fuori misura per questo pianeta e non equilibrati con il resto del mondo vivente. La ragione per cui i dinosauri sono scomparsi è la stessa per cui gli insetti e gli animali più piccoli sono vincenti rispetto agli animali più grandi. Oltre agli insetti un esempio di intelligenza organica perfettamente riuscito è quello del piccolo felino, il gatto che proprio per le sue ridotte dimensioni ha ottenuto una serie di vantaggi che gli hanno permesso di sopravvivere ovunque al contrario dei suoi parenti più grandi che rischiano l’estinzione.
Le dimensioni ottimali del gatto gli consentono di avere un numero di prede inesauribili in un contesto incontaminato dalla presenza umana , può arrampicarsi facilmente e saltare da grandi altezze senza impattare sul terreno per il suo peso contenuto, intrufolarsi in piccole tane e anfratti, trovare rifugi più facilmente senza dover spendere grandi energie e porzioni di esistenza per costruirle.
Ma questo complesso intelligente e dinamico si muove in un’unica direzione e sembra anche avere una gran fretta come se fosse consapevole che l’esistenza di questo meraviglioso raro laboratorio di vita organica, non sarà eterno non ci sarà sempre il calore di un sole amichevole e provvido di luce e di energia e non ci saranno tutte le condizioni ottimali che consentono l’esperimento. sulle condizioni casuali si sono innestate quelle volute dalle piante che infatti hanno innescato il processo evolutivo e di colonizzazione di tutto il pianeta, necessari per renderle ottimali.
Ma il tempo non è come dicevo infinito, per rispondere a questo impulso mirabile della vita. Dunque l’evoluzione deve essere veloce deve accelerare la velocità se vuole raggiungere la destinazione creativa prima che il sole si spenga o esploda o prima che un evento estraneo venga a turbare questo attuale miracoloso e fortunato equilibrio.
Ecco perché gli organismi devono morire, per evolversi meglio e il più rapidamente possibile. Userò una metafora per definire meglio la mia tesi che invero non ho mai sentito da nessun altra fonte e comunque non fa parte della consapevolezza comune dei popoli da sempre e anche adesso, le risposte sulla legge della decadenza fisica e della morte sono demandate alle fantasie, ai misteri delle religioni affidate a un imprecisata volontà e disegni divino da sempre oppure considerate dalla scienza nella considerazione del “come” il processo si svolge e non al suo “perché”.
Come accennavo, morire è il modo migliore per evolversi rapidamente e più efficacemente e al tempo stesso correggere gli errori nel punto di inizio di un nuovo organismo, non solo della parte organica tangibile ma anche di quella energetica, invisibile ai sensi tuttavia esistente.
Immaginate di essere alla guida di un’automobile, poniamo, una delle prime automobili anni 20 e di percorrere una strada qualsiasi, mentre voi guidate quest’auto, la vostra intelligenza acquisisce dall’esperienza del viaggio, nuovi elementi di perfezionamento sul veicolo, che non potreste avere se non provandolo su strada, dunque vi accorgete che i freni non frenano abbastanza che il motore scalda troppo che occorrono dei fari e che le gomme sono troppo rigide, o semplicemente che i materiali usati possono essere migliori o che vorreste modificarla per percorrere terreni impervi, e quindi vogliate realizzare tutte queste implementazioni che non avreste potuto immaginare se l’auto fosse stata ferma, ma il problema è che qualsiasi modifica non potrebbe essere messa in opera mentre state guidando, ma sarà necessario fermarvi, portarla in officina smontare la macchina e apportare le migliorie e gli adattamenti in base all’esperienza ricavata dalla guida in movimento, e al percorso effettuato.
Ecco a cosa serve morire, serve ad apportare le modifiche più importanti necessarie e volute e desiderate al veicolo organico e fargli fare un piccolo ma deciso salto evolutivo per via delle informazioni acquisite nell’arco di vita (cioè la strada percorsa in movimento) consegnandole al costruttore di un nuovo veicolo così modificato. Tutto questo non può avvenire ovviamente nello spazio ambito di una generazione o due, ma passo per passo di moltissime generazioni e per talune modifiche anche di poche generazioni.
E infatti è ciò che facciamo con le nostre capacità razionali costruttive. Realizziamo macchine e usandole ci accorgiamo che possono essere modificate. Questo impulso di cercare le migliori soluzioni è lo stesso impulso universale evolutivo senza contare che mote delle nostre idee e invenzioni sono direttamente ispirate o letteralmente copiate da quelle naturali realizzate meravigliosamente dell’intelligenza organica.
Certo gli organismi si rinnovano e modificano continuamente ogni giorno. Ogni individuo adulto non è più il ragazzino che giocava a pallone nei prati 30, 40 anni prima, quel ragazzino si è trasformato? Quel ragazzino è come se fosse morto perché non esiste più, esistete voi adulti e questa trasformazione è potuta avvenire gradualmente e in modo incruento perché era possibile farlo, per l’organismo era possibile modificarsi nell’ambito di una crescita graduale, ma non sarebbe stato possibile se la modificazione fosse stata necessaria in modo più significativo e più veloce. Ad esempio, il rettile che saltando di ramo in ramo capiva che sarebbe stato conveniente saltare spazi più ampi per nutrirsi o difendersi dai predatori aveva delineato nella sua intelligenza nella considerazione di superare gli spazi troppo grandi modificando il suo organismo, lo spessore dell’aria suggeriva l’estensione delle dita e degli arti, l’alleggerimento dell’ossatura e il ridimensionamento del corpo. Ma questa trasformazione non sarebbe stata possibile se non forse in tempi lunghissimi, perciò occorreva riporre il corpo in officina, smontarlo pezzo per pezzo rapidamente lasciando le informazioni delle modifiche inserite in un nuovo modello di corpo in grado di implementare e realizzare quelle modifiche in tempi relativamente molto, molto più brevi. Questa mia tesi, che non ho sentito asserire da nessun altro cercatore di elementi di verità, trova conferma nella formidabile accelerazione dell’evoluzione degli organismi nelle ultime ere, a testimoniare l’evidenza che i processi evolutivi hanno una terribile fretta di raggiungere gli obiettivi. Non sappiamo esattamente quali siano questi obiettivi, anzi forse non si tratta di obiettivi o traguardi finali, la mente umana si è adattata a pensare razionalmente che tutto sia razionalmente e geometricamente descrivibile, affidandosi alla misurazione delle cose e del tempo in modo numerico e non intuitivo, che non sembra il modo in cui l’intelligenza cosmica pensa e agisce, e fossimo stati gli organizzatori dei astri li avremmo disposti secondo il nostro gusto e la nostra mania di mettere le cose in ordine secondo schemi geometrici e osservare il firmamento sarebbe stata una noia mortale. Lo skyline di una grande città può essere impressionante possiamo esserne impressionati ma il profilo erratico delle catene montuose risponde a un concetto estetico superiore e suscita contemplazione mentre nessuno si fermerebbe a “contemplare” una città per quanto impressionante e piena di opere d’arte possa essere, è sempre un riflesso limitato e costretto della limitata e costretta razionalità della mente umana. Io penso piuttosto all’armonia, cioè alla vita organica come ad un esperimento di creatività artistica cosmica, che deriva comunque dalle energie e dall’intelligenza del ‘Universo stesso, che crea per il gusto di creare armonia e la conseguente bellezza che ci affascina e che ci rassicura, da quella del firmamento a quella degli alberi, dei fiori, delle nuvole, del mare e di tutte le innumerevoli forme che percepiamo solo in parte con l’uso dei sensi preposti alla esistenza di specie, come gli altri animali, ma fra noi e questa energia purtroppo abbiamo costruito barriere nei millenni di falsità che gli altri organismi vegetali ed animali non hanno, per questo essi sanno già quello che noi dobbiamo imparare di nuovo, e questa è la ragione per cui abitiamo in un mondo fatto di meraviglie organiche e inorganiche ma tutte viventi, tutte espressioni di una stessa intelligente energia.
“A Different Evolution”. Ennio Romano Forina/

Il temporale aveva ripulito l’aria afosa di quel quel caldo pomeriggio di fine estate.
Mentre guidava fra le auto intasate sulla strada sinuosa che costeggiava il fianco del parco cittadino, a un trattoElio si domandò se valesse la pena cercare di proseguire faticosamente in quel caos, anche perché proprio pochi metri più avanti c’era una comoda e invitante insenatura della strada che gli avrebbe permesso di accostare e parcheggiare, in attesa che il traffico si diluisse. Gli alberi carichi di miriadi di piccole gocce diamantine attraversate dai raggi del sole e i prati della villa bruciati dal calore estivo e appena gratificati dalla pioggia erano un forte richiamo per una passeggiata fuori programma.
Ricordava momenti diversi e lontani, nei quali il tempo non era rapinato dalle attività per la sopravvivenza professionale e aveva ancora la scansione che il pensiero libero gli concedeva e tra un compito e l’altro c’erano quei preziosi e ormai perduti spazi di libertà in cui l’animo poteva vagare per i sentieri dischiusi della riflessione profonda.
Appena possibile quindi decise di fermarsi e poco dopo camminava nei viali della villa tra gli alberi, nell’aria densa di odori emessi dai fogliami bagnati, primo fra tutti l’agrodolce caratteristico odore delle siepi di mirto e si diresse verso il centro del parco, verso un piccolo e suggestivo lago che aveva già visitato più volte in passato. Ora la pioggia si elevava nuovamente dai prati in caldi vapori avvolgendosi intorno alle siepi e agli alberi, ma lasciando trasparire le gocce appese alle foglie come ornamenti di gemme.
Roma era stata avvolta in un caldo osceno quel mese, sempre più insopportabile ad ogni estate. Era una buona occasione per fare qualche riflessione profonda estemporanea. Elio non aveva dubbi sulle cause evidenti del cambiamento climatico, forse ormai inarrestabile. In un passato molto lontano il pericolo aveva le forme di animali feroci e condizioni naturali avverse, ma in questa era, i nemici peggiori, i più temibili, avevano le sembianze e le azioni della specie umana.
Il lago era alquanto deserto per il temporale e le panchine tutte disponibili ad accogliere il suo meritato, estemporaneo relax. Ora tutti i suoi pensieri potevano navigare sulla superficie dell’acqua appena turbata dai cigni che slittavano erratici e senza peso sulla superficie come virtuosi pattinatori, volteggianti su una lastra di ghiaccio. Era un raro spettacolo di calma idilliaca, peccato che l’acqua e le rive fossero disseminate dai residui delle disinvolte scorrerie umane, e il lago anche se rivitalizzato dalla pioggia, sembrava solo chiedere aiuto per tornare a risplendere senza quella soffocante sporcizia.
Tuttavia, sentiva che i suoi pensieri in quel momento di libertà potevano ritrovare sensazioni dimenticate, o mai ancora raggiunte, in qualche parte dello spazio e del tempo e forse anche qualche preziosa briciola di verità. In quell’ampolla di natura dopotutto, vi erano i principi generatori della vita, gli stessi che fanno adagiare immote le verdi ninfee sull’acqua e arricchiscono le rocce delle sponde con muschi e licheni, rivestendole come tessuti preziosi.
Un senso di intimità con quel luogo stava affiorando nel suo animo mentre, stranamente e in modo graduale si sentiva pervadere da uno strano torpore, che stava scendendo come una cupola di semitrasparente su tutto ciò che era intorno a lui, e intorno al lago, e lentamente la realtà della situazione sembrava confondersi inglobata in una irreale e magica nebbia .
Ora il tempo era sospeso, fermo, il lago sembrava trasfigurarsi, i vapori lo avvolgevano con maggiore densità isolandolo dal resto del parco, da altre persone, che pure dovevano essere presenti da qualche parte intorno, nonostante non riuscisse a percepirne la presenza, quando improvvisamente un raggio di sole si riversò sull’acqua sollevando riflessi rosacei attraverso i quali iniziò a delinearsi la figura di una giovane, graziosa donna, intenta a raccogliere i rifiuti, depositandoli in un mucchio accanto ad un inutile cesto della spazzatura, troppo piccolo e inadeguato per raccoglierne nemmeno una piccola parte.
Misteriosamente attratto dalla scena, si diresse verso quella figura, che intanto stava scivolando dalla sponda di terra e roccia per immergersi nell’acqua, fin quasi ai fianchi, lasciando intravedere la sua gonna leggera fluttuante nei piccoli vortici che disegnava volute armoniose intorno ai suoi fianchi e gambe.
Lei si accorse della sua presenza e volse il viso e lo sguardo verso di lui. Elio si sorprese, perché da vicino nel volto di lei si era rivelata un’espressione di intensa malinconia, quasi di sofferenza. Tuttavia era molto bella, la sua figura leggiadra e attraente ed era sorprendente come tutto di lei, il suo corpo, le sue movenze, evocassero un movimento fluido, dinamico e scorrevole e tutta la sua pelle traslucida fosse percorsa da cangianti e mobili riflessi di luce, come l’acqua in cui era immersa.
Sentì un forte impulso di attrazione verso quella insolita persona e si decise finalmente a parlarle.
“Scusami.” Disse impacciato.“ Sono ammirato del tuo impegno, ma non puoi fare tutto da sola, vuoi che ti aiuti?” – e aggiunse – “ Tanto non ho niente da fare, mi sono dovuto fermare perché il traffico è bloccato e ho pensato che fosse meglio passeggiare nel parco che soffrire in macchina”.
E lei, guardando intorno e scuotendo la testa sconsolatamente – “Sì, tu come molti altri. Vedi tutti questi rifiuti? Sono contaminata, depredata della vita che è in me, soffocata dalle plastiche e da molti altri veleni che uccidono i laghi, mari e distruggono gli oceani”. –
“Nelle campagne e sulle colline fiumi e torrenti sono inquinati o estinti, piante e animali non possono dissetarsi più e anche qui, in questa piccola dimora, e nessuno veramente mi difende
Elio rimase alquanto sorpreso e turbato da quelle strane parole: – “Sono contaminata?” “Ma cosa dice”? Forse era solo una ragazza ambientalista molto sensibile e bizzarra che voleva esprimere così, in un modo originale e metaforico la sua rabbia, il suo dispiacere.
– “Anch’io non sopporto per quello che avviene nel mondo.” Rispose Elio. -“Sei veramente brava a darti da fare, ma almeno lascia che ti aiuti, anche se so che serve a poco!” Mi chiamo Elio comunque, e tu?” –
La ragazza non rispose, ma si immerse ancora più a fondo nell’acqua e con ambedue le mani a calice ne raccolse quanta ne potevano contenere mostrandola ad Elio.
– “Ora sono questa realtà che è la tua realtà, ma sono anche molte altre realtà. Mi vedi sotto questo aspetto perché è quello che a te è più vicino, quello che è più comprensibile perché è quello che io sono e ciò da cui si forma il corpo che vedi. Sono il principio e senza me, nessun corpo, nessuna vita potrebbe esistere”. –
Elio era confuso e turbato, ma le altre parole che lei aggiunse lo fecero veramente sussultare.
-“Io sono Acqua! Sorella dell’astro di cui porti il nome. Depredata, negletta, disprezzata, offesa dalle vostre attività dissennate e dai vostri eccessi ” –
– “ Sono questo lago, gli oceani, i fiumi, i torrenti, i laghi e le paludi, i ruscelli, le cascate . Sono il vapore delle nuvole che dà vita ai continenti, torna nelle piogge, si posa sui monti e viaggia nella rocce, sono le rugiade e le nebbie che ispirano poeti e artisti, gli stagni, le fontane, e persino le pozzanghere delle città, sono i miei fiumi, le vene di linfa per tutto il mondo vivente. Sono la culla della vita che nutre e protegge tutti voi e parte di me li pervade animandoli. Sono la bellezza e il benessere, la vera ricchezza che niente può eguagliare ”. –
“La vanitosa Luna trae a sé i miei oceani ogni sera per specchiarsi nelle mie onde più da vicino. Io sono la tua nostalgia e il tuo smarrimento, il ventre in cui hai dimorato, la culla che ti ha protetto, la terra che ti ha allevato e gli alberi che ti hanno abbracciato. Io sono i sogni, che l’acqua racchiude e genera e in voi si riflette ”. –
E aggiunse: – “Rispettatemi, amatemi, proteggetemi!”. –
Un brivido corse lungo la schiena di Elio. Ora poteva immergere lo sguardo in quel volto diafano in cui due magnifici occhi glauchi si schiudevano dalle sue morbide palpebre, veramente come specchi d’acqua limpida. Nel frattempo il cielo mutava in un intenso colore blu velluto e in basso, violaceo e alcune timide vibrazioni di luce stellare iniziavano ad accendersi nella parte più scura e profonda.
A quel punto tese una mano verso Elio allibito, invitandolo ad avvicinarsi a lei.
-“ Vieni, ti farò vedere la mia origine, prima di essermi formata su questo pianeta, quello che ero e quello che potrei non essere più!” –
Immerse profondamente tutto il braccio fino alla spalla e la mano lasciando che i suoi capelli si dipanassero nell’acqua come dissolti in una brezza sottomarina. Toccò alcuni ciottoli sul fondo e infine ne scelse uno, tirandolo fuori dall’acqua e porgendolo sotto il suo sguardo, mentre lo teneva fra le dita diafane e delicate vide che in esso subito si stava formando uno spazio concavo nerissimo nel quale iniziarono ad accendersi turbinosamente nugoli di stelle e costellazioni a spirali e di varie forme che diffondevano una luce irreale sui loro volti per un tempo indefinibile ed emanando una forza di attrazione che sembrava risucchiare il suo corpo in quella piccola cavità. Il sasso era piccolo ma avvicinando il volto, quella piccola cavità nera e bluastra sembrava contenere un universo più immenso e profondo e al tempo stesso più accessibile, di quello che in quel momento si stava formando al di sopra di loro per il sopraggiungere della notte. Lei uscì dall’acqua con il ciottolo nelle mani e ad Elio sembrò che la sua voce fluida e melodiosa ora evocasse persino il commovente canto delle balene.
-“ Voi chiamate la terra il “vostro” mondo ma è un mondo che non vi appartiene è solo il mondo in cui vivete, guardatela dallo spazio, è un corpo vivo e meraviglioso, raggiante di colori e forme mutevoli. Risplende come nessuna altra cosa a lei vicina. Quello che la rende preziosa e unica in questa parte di universo sono proprio io, il manto di acqua che l’avvolge e la protegge! Ma sulla superficie, la realtà è la sua devastazione.Tu mi hai vista così da lontano e ti sembravo bella e sana, solo avvicinandoti hai riconosciuto il mio dolore ma hai voluto comunque aiutarmi, dimostrando di capire e condividere la mia sofferenza”. –
Sentiva che, per qualche misteriosa via, una consapevolezza diversa si stesse trasferendo da quel corpo al suo, da quella irreale figura femminile che ora tendeva la mano offrendogli il sasso raccolto nel lago. – “Prendilo, è il mio dono, per la tua compassione per la tua amicizia, in esso è racchiuso un messaggio!”. disse.
Intanto, il parco si stava animando con il frastuono di molte persone che gradatamente diventavano di nuovo reali e visibili come se lui ora stesse abbandonando quello spazio dimensionale diverso e trasferendo il suo corpo e le sue sensazioni nel suo mondo di sempre, ma questo non bastò a coprire il fruscio veloce del vestito di lei. Si voltò, appena in tempo per vederla scivolare nella nebbia del lago e in essa dissolversi come in un sogno mattutino. Ormai solo e confuso, decise di unirsi alla folla e poco dopo sedeva all’esterno di un bar del parco davanti ad una ordinaria, piccola tazza di acqua dorata di té, mentre continuava a domandarsi perplesso e turbato se si fosse appena svegliato da un insolito momento di sognante auto-suggestione, ma senza rendersene conto sentì le dita della mano destra stringere quel sasso che la fanciulla gli aveva appena dato.
“In fondo, quella che chiamiamo realtà non è altro che la somma di tante piccole illusioni sensoriali alle quali diamo un senso fittizio e distorto, mentre solo alla libertà dei sogni è dato di raggiungere più agevolmente l’essenza delle vera realtà.
Stava per sollevare la tazza per portarla alla sua bocca quando il suo sguardo fu attratto dalla superficie lucida e scura del té che sembrava a un piccolo, microscopico lago. In essa vide riflettersi una porzione di universo che ammiccava dall’alto confortante e gli sembrò di scorgere nel fondo, un sassolino brillante di stelle che suggeriva il passaggio nello spazio cosmico profondo.
Poi si ricordò del messaggio e guardò sulla superficie del tavolino, di fronte a lui c’era il sasso tondo del lago, ma era ormai asciutto, inaridito e inerte e pesava… come un terribile presagio”.
Ennio Forina
Agosto 2012
Non c’è differenza fra un organismo e l’anima dello stesso ma è l’uso che se ne fa che li distingue. Essi sono come due energie che possono essere attivate o meno dalla volontà dell’essere. Tutti gli organismi viventi hanno una “loro” volontà di esprimersi nelle loro funzioni , ma questa volontà può essere ancora più elevata dalla volontà attigua di un’anima sensibile. Noi respiriamo perché il nostro organismo vuole e sa perché deve respirare ma possiamo intenderci con l’intelligenza del nostro organismo e aiutarlo a respirare meglio o a non ostacolarlo con le nostre ansie sovrapposte a respirare peggio.
È quindi l’interazione fra le due intelligenze che produce il risultato migliore.
Lo stesso vale per i sentimenti, che spingono gli organismi a toccarsi e a fondersi insieme anche solo temporaneamente. È come se avessimo a disposizione due energie che possono essere attivate, una autonomamente dalla sensibilità propria di un organismo, l’altra dalla sensibilità “se” educata e sviluppata indipendentemente, di un’anima. Possono essere attivate ambedue insieme o lasciar negletta e spenta quella dell’anima e questo fa la differenza tra un’ esperienza di amore e un’altra.
Senza il contatto delle anime, l’amore organico ha la sublimazione universale di ogni funzione che genera vita. È bello e valido ma in senso collettivo, come parte impersonale di tutta quella realtà che imprecisamente chiamiamo “Natura”.
Ma l’impulso di un amore che stabilisce una vera unione fra due entità viventi racchiuse in un corpo, si realizza solo se queste due anime vogliono e sono in grado di fondersi nelle loro essenze e pur restando uniti e parte dell’immenso oceano della Vita.
Esistono due tipi di Amore che possono restare separati o divenire uno solo.
ennio forina
C‘e un amabile signore, sempre sorridente nonostante i suoi guai e quelli del popolo che rappresenta, che va in giro per il mondo libero vestito di un saio arancione e poco altro, che spesso parla e scrive di una attitudine chiamata “compassione”, esortando le donne e specialmente le madri, a coltivarla e soprattutto a trasmetterla ai propri figli.
È una indicazione molto profonda e significativa di un pensiero religioso che considera la non violenza il principio di base per la vera evoluzione di un individuo e della specie in genere. Ma per insegnare qualcosa ad altri bisogna prima conoscere quello che si vuole insegnare, e se le donne/madri volessero rispondere a questo appello, dovrebbero capire cosa sia la compassione, perché dovrebbe essere trasmessa ai loro figli ed infine quali siano gli eventuali positivi effetti da questa derivanti.
Personalmente non penso che la compassione sia un esercizio di bontà finalizzato alla solidarietà sociale o una buona attitudine civica e morale applicabile quando è opportuno, ma piuttosto un principio mentale, cercato, allevato, stabilito e profondo che si rivolge al di fuori del proprio ambito di relazioni, oltre se stessi, il proprio clan o famiglia, oltre la nazione o il popolo a cui si appartiene e oltre la propria specie.
È il principio di una vera evoluzione che contrasta anche con l’egoismo naturale di base più ottuso e crudele a partire dalla singola cellula e che si riflette su tutto il mondo vivente senza eccezioni, persino in quella parte profonda di mondo sconosciuto interno a noi e del quale noi non siamo i regolatori.
La compassione non è pietà, si può avere pietà anche per chi si disprezza, così come anche l’empatia che si prova all’interno dei gruppi o per i componenti familiari o i compagni di lavoro o di vita è un’altra cosa. Chiunque è in grado di provare qualche tipo di compassione occasionale per persone lontane che subiscono disastri e sofferenze eccezionali, o eventuali mendicanti finti o veri che siano.
È facile che ci si commuova per un caso doloroso diffuso dai media e intervenire con donazioni ma i casi sporadici di coinvolgimento emotivo che ci spingono a compiere delle buone azioni sono spesso troppo particolari e selettivi. Anche molti individui che mentre commettono crimini, grandi e minori, possono manifestare degli atteggiamenti “compassionevoli” in situazioni particolari ma che non hanno nulla a che vedere con la compassione vera, profonda, pervasiva, universale, incondizionata, che non distingue fra caso e caso, fra soggetto e soggetto.
La compassione vera è uno stato esistenziale, proviene dalla sensibilità non negletta ma allevata e fatta crescere per quello che è: una “forma elevata di intelligenza” poiché la capacità di sentire la sofferenza universale e connettersi ad essa costantemente, sentire le creature, sia quelle che intersecano le nostre vite sia quelle che conducono le loro esistenze distanti da noi è cosa rara. Anche una sola azione distruttiva compiuta consapevolmente e senza rimorso rivela in un individuo l’assenza totale della capacità di essere compassionevole.
Il cacciatore che con la sua arma potente ed “evoluta” spappola il povero fagiano, può essere molto addolorato se il suo cane, per qualsiasi ragione, si ferisce gravemente o dispiacersi per qualsiasi altro soggetto che sia un elemento rassicurante del suo proprio ambito vitale ma questo limitato sentimento” è solo un dispiacere riflesso ed egoistico per qualcosa che pensa di appartenergli e che permea la sua sfera esistenziale.
È così che i criminali grandi o piccoli, si costruiscono la loro distorta e perversa etica. Essi, come tutti gli organismi viventi, passano da due primitivi e innati concetti naturali: quello della sopravvivenza e del sostentamento della propria prole, all’esercizio di una brutalità che va molto oltre queste necessità di base. Così applicano una violenza molto più feroce finalizzata all’acquisizione di beni, di territori e di potere molto oltre il necessario e persino molto oltre il superfluo, calpestando e distruggendo le necessità e le vite altrui.
E purtroppo in senso lato spesso, è esattamente come la società “civile” nel suo insieme pensa e agisce, giustificando le devastazioni degli equilibri naturali con la scusa di una crescita che a volte assume la forma di una entità mostruosa che divora molto più di quanto produca.
La compassione è sorella dello spirito materno ma del genere che solo può rendere migliore il mondo: cioè l’amore materno esteso, universale, che travalica i confini della stirpe. Finché ci sarà il culto per un amore materno “circoscritto”, limitato a insegnare ai propri piccoli ad affermarsi con prepotenza, a studiare e gareggiare per essere primi e vincenti, ad occupare i posti migliori, ad avere senza essere, il mondo non cambierà.
Non vi sarà pace sociale né pace globale. I conflitti saranno sempre giustificati dalla tremenda espressione “mors tua vita mea” largamente attuata nella realtà naturale ma nella realtà umana molto più estesa e distruttiva.
La compassione è il rispetto universale, la tolleranza universale, il procedere sul proprio sentiero senza farlo diventare una autostrada che spezza e divora tutto quello che attraversa.
Non credo vi siano realtà, di vite minori, come da millenni ci hanno abituati a pensare, né forme di sofferenze diverse, ma diramazioni, propaggini e frammenti di un unico flusso vitale nel quale siamo inequivocabilmente e ineluttabilmente immersi.
Tutti gli esseri viventi sono come i cristalli di ghiaccio che si mutano in fiocchi di neve, tutti diversi, nessuno uguale ad un altro ma tutti fatti della stessa acqua, nonostante quanto ci diamo da fare nella costruzione di strutture mentali e fisiche, vere e proprie torri di Babele della mente e dei luoghi, che dovrebbero qualificarci a livelli superiori ma che allo stesso tempo ci rendono sempre più disperatamente lontani dall’essenza delle cose.
L’amabile signore che ha ispirato queste riflessioni è l’attuale Dalai Lama e data la sostanza del pensiero che rappresenta, sono sicuro che intende promuovere la virtù della compassione non soltanto verso e per la specie umana ma, a differenza di altre “compassionevoli” attitudini nostrane, la estenda anche a tutte gli altri esseri viventi, nessuno escluso.
ennio forina – Pubblicato su noiroma.it Domenica 18 Settembre 2011 00:00
http://www.911memorial.org/registry/ennioforina/sow
NOI
Noi siamo le voci perdute
che mai più saranno ascoltate,
siamo le ombre evanescenti
di quelli che non torneranno,
frammenti di quelli che una volta erano corpi
fatti in cenere e pezzi dal soffio mortale
di questo improvviso fuoco d’inferno.
Per quello che l’Inferno può contare.
Noi siamo quelli che saltavano
attraverso i vetri infranti e le pareti
sperando che la morte venisse veloce,
per finire un dolore così insopportabile
di soffocante bruciore e che un angelo
ci raggiungesse prima
di toccare la dura pietra del suolo.
Noi non sapevamo
e a noi non importava
che il mondo stesse guardando
attonito e sgomento.
Per noi il mondo stava finendo.
Noi siamo i pensieri,
evaporati nell’incandescente acciaio
anelando per il cielo da qualche parte.
Noi siamo le parole non dette
le chiamate mai più fatte
a quelli a noi più cari.
Noi siamo morti così
come molti sono morti
e ancora muoiono
per la violenza ottusa
in esplosioni e nubi di polvere.
Noi siamo morti chiedendoci perché
fummo noi ad essere scelti
per finire così senza ragione.
Noi abbiamo perso tutte le occasioni
di raggiungere i nostri amati e cari
e di possibili altri splendidi giorni futuri.
Noi siamo i nostri desideri nostalgici
non ancora e mai più espressi
desideri e speranze non svelate
di inesplorati giorni a venire.
Noi siamo i perduti e nascosti sentieri
di conoscenza sconosciuta per sempre.
Non siamo martiri né eroi
perché siamo stati uccisi così
vilmente assassinati
come per qualunque essere vivente
che si uccide con crudele disprezzo.
È difficile sentire il dolore degli altri
fin quando non si prova per se stessi,
ma nell’attimo eterno
di perdere quello che siamo,
improvvisamente possiamo capire.
Quelli che non sentono la morte degli altri
non sono affatto vivi.
Ed ora che le parole sono inutili
e tutto il dolore sembra scomparso,
quello che potreste imparare da questo
andrà via con noi soltanto,
via da tutti voi sopravvissuti
e persi in questo folle mondo.
Adesso tutti voi popoli,
sia che osservate piangendo
o esultando per una vittoria,
continuerete a vagare ciecamente
e ciecamente continuare a distruggere
fino a quando non vorrete seguire
la via della ragione
e di un universale sentimento.
.
Noi siamo questo fumo che cresce
e nasconde ogni sensazione
di quello che è rimasto di noi
mentre il respiro della vita
non è più nemmeno un sospiro.
Presto scompariremo,
nella tersa aria di un giorno
che noi non potremo più vivere,
senza un tocco o un sussurro
da chi ci ama così tanto,
ma in qualche modo resteremo
come diamanti nelle loro anime.
E ombre di oscurità
in chiunque sa solo odiare.
Per chi ha esultato alla nostra morte
e acclamato per una vittoria,
noi siamo certo questa nuvola di fumo
che sale e invade il cielo
dispersa nei venti del male
ma fumo più denso e scuro
continuerà a offuscare
tutte le menti e anime che da sempre
sono allevate nelle orrende bare d’odio.
Ennio Forina 2001
LO STUPRO E’ UNA FORMA DI ASSASSINIO CHE UCCIDE LENTAMENTE.
Gli stupri, come le rapine, sono forme di assassinio minori, poiché violando brutalmente i diritti fondamentali degli esseri viventi di vivere nei loro spazi esistenziali sacri e inviolabili, producono ferite insanabili che fanno ammalare insieme l’anima e il corpo di una persona. Il corpo è un territorio privato che nessuno, se non invitato, può arrogarsi il permesso di violare, violando anche la volontà di scegliere liberamente. Lo stupro è una invasione brutale della libertà e della dignità e non ha niente a che vedere con la funzione degli organi sessuali che non rispondono solo ad impulsi biologici ma anche sentimentali e intellettuali. Le affermazioni in oggetto sono di estrema gravità perché considerano e riducono un individuo di sesso femminile come se fosse un oggetto costruito intorno ad un solo organo del suo essere. E impadronendosi con la forza di quell’organo si compie una rapina e un assassinio allo stesso tempo. Il piacere sessuale è una combinazione di profonde e ineffabili sensazioni psichiche, connesse a quelle fisiche, che si valorizzano vicendevolmente ed è tutta la psiche della persona che decide con “chi” avere anche un rapporto fisico, che determina il valore di un atto sessuale, come del resto di qualsiasi altra azione umana. Perciò lo stupro è poco meno di un assassinio e molto più di un atto sessuale rapinato, sequestrando la libertà e l’indipendenza del “territorio”privato di una persona, cioè il suo corpo e la sua mente. ma è anche la devastazione dell’equilibrio psichico e la lacerazione dell’anima di una persona che permane nel tempo e causa una sofferenza insanabile. Anche se non si muore a causa di uno stupro, una parte di un’anima sensibile violata, muore lo stesso e non può più essere riparata, può solo essere nascosta, all’interno dei contenitori delle memorie tristi e dolorose, ma non può essere dimenticata. Per sempre. Per questo, chi stupra è un assassino sostanziale anche se non sopprime completamente la sua vittima. Queste due dichiarazioni sopra, oltre ad essere un segno di spaventosa ignoranza e stupidità, sono significative dello stadio di barbarie nel quale stiamo velocemente, e di nuovo, precipitando.
In the world of humans there are those who follow and those who lead. But leading doesn’t mean commanding, it means rather showing the path, like a guide who has traveled already through unknown and unseen landscapes and takes other souls to visit them. Commanding is imposing rules, leading is showing the way.
L’Amore esiste. È il desiderio, è il processo, l’impulso della conoscenza reciproca ma anche della conoscenza verso chi non ricambia lo stesso desiderio. L’amore è il “sentire” che si volge in ogni direzione e vale per la sua sincerità, non per i risultati, non per la durata, non per gli esiti, trova il suo premio in sé nel fatto stesso di amare così come l’odio e il disprezzo si compensano da soli…“ Io voglio conoscerti”, equivale a dire “ti amo”, ed è forse ancora più significativo. Ho scritto altrove : “Ti amo perché esisti, non per averti”. e vale se mi rivolgo alla donna che potrei amare o a un gatto, un uccellino, o un albero. L’Amore è energia, che si produce in una sfera diversa da quella convenzione che chiamiamo matrimonio, condizionata dalla logica della riproduzione in un ambiente sicuro, costruire una famiglia insieme non significa necessariamente amarsi se non vi è anche questa ulteriore energia impalpabile che oltrepassa il semplice impulso di generare nuova vita. E infatti molti si stupiscono del fatto che dopo la scansione dei tempi che servono per nutrire e proteggere i figli, la passione iniziale svanisce. Ma la realtà non è che la passione sia svanita ma che sia stata mistificata per amore. La passione che fa unire due persone per costruire una famiglia spesso non è amore e quindi non è l’amore che che viene a mancare ma la funzione, non appena il compito di allevare figli è esaurito. È necessario conoscere la sostanza delle cose e degli impulsi degli animi, non la loro forma. Il fallimento di tante unioni deriva proprio da una distorta interpretazione dei sentimenti che le realizzano, l’incapacità di riconoscere la vera essenza dei sentimenti che spingono a voler camminare insieme nel sentiero della vita. Io ti amo non può durare se è un impulso di conoscenza compiuto, nessun individuo resta lo stesso nel tempo e nello spazio, mentre il desiderio di conoscenza è una forma di amore molto più significativa e durevole che non può mai esaurirsi, perché il conoscere è una strada senza fine.

For all the women of all the ages, and all the earth’s latitudes, hurt and abused by wicked males who were generated by women and instead of being grateful to them, they despise their generosity and altruism the same men who would not exist if women did not make them to exist.
LO STUPRO E’ UN ASSASSINIO CHE UCCIDE LENTAMENTE.
Gli stupri, come le rapine, sono forme di assassinio minori, poiché violano i diritti fondamentali degli esseri viventi di vivere nei loro spazi esistenziali che sono sacri e inviolabili. Il corpo di una persona è un territorio privato che nessuno, se non invitato, può arrogarsi il permesso di violare, violando anche la volontà di scegliere liberamente. Lo stupro è una invasione brutale della libertà e della dignità e non ha niente a che vedere con la funzione degli organi sessuali che non rispondono solo ad impulsi biologici ma anche sentimentali e intellettuali. Le affermazioni in oggetto sono di estrema gravità perché considerano e riducono un individuo di sesso femminile come se fosse un oggetto costruito intorno ad un solo organo del suo essere. E impadronendosi con la forza di quell’organo si compie una rapina e un assassinio allo stesso tempo. Il piacere sessuale è una combinazione di profonde e ineffabili sensazioni psichiche, connesse a quelle fisiche, che si valorizzano vicendevolmente ed è tutta la psiche della persona che decide con “chi” avere anche un rapporto fisico, che determina il valore di un atto sessuale, come del resto di qualsiasi altra azione umana. Perciò lo stupro è poco meno di un assassinio e molto più di un atto sessuale rapinato, sequestrando la libertà e l’indipendenza del “territorio”privato di una persona, cioè il suo corpo e la sua mente. ma è anche la devastazione dell’equilibrio psichico e la lacerazione dell’anima di una persona che permane nel tempo e causa una sofferenza insanabile. Anche se non si muore a causa di uno stupro, una parte di un’anima sensibile violata, muore lo stesso e non può più essere riparata, può solo essere nascosta, all’interno dei contenitori delle memorie tristi e dolorose, ma non può essere dimenticata. Per sempre. Per questo, chi stupra è un assassino sostanziale anche se non sopprime completamente la sua vittima. Queste due dichiarazioni sopra, oltre ad essere un segno di spaventosa ignoranza e stupidità, sono significative dello stadio di barbarie nel quale stiamo velocemente, e di nuovo, precipitando.
Sembra che questo concetto rappresenti il pensiero il punto più alto in cui si spinge la mente dei cacciatori “sportivi”, di chi trova soddisfazione spezzando la vita di altre creature, lacerando i loro corpi e spezzando le loro famiglie e spargendo il terrore nelle campagne.
Il caldo è stato atroce per gli animali dei nostri esigui boschi, gli incendi degli umani li hanno decimati, uccisi ed hanno distrutto i loro rifugi e i loro nidi, non hanno acqua da bere per la siccità e quella poca che si trova è inquinata, sono stremati e affamati, in ritardo con i loro preparativi per l’autunno, e fra poco noi li aiuteremo a morire meglio con il piombo delle menti distruttive umane.
Quale scempio dei diritti universali della Vita! Quale orrore e vergogna insanabile per un gioco mortale chiamato sport, che segna col sangue i punti della vittoria!
Io sono un rinnegato di questa specie distruttrice e ingiusta.
Mi coprirò di penne e di pelliccia, i miei occhi sapranno vedere nel buio, il mio olfatto diventerà più fine, la mia mente ancora più libera, dialogherò con gli alberi e accarezzerò le foglie e li aiuterò a propagarsi nei terreni che i loro semi non possono raggiungere.
Sarò amico dei serpenti e dei cinghiali, abbraccerò gli orsi e giocherò con i loro piccoli, chiamerò gli uccelli per cantare insieme a loro, poi starò seduto sulle rive di un torrente nel fruscio degli alberi e lascerò che il vento mi parli di una pace e di una speranza ancora lontane ma sicure e di giorni giusti, e parlerò ai popoli viventi che massacriamo e dirò loro: non disperate, non arrendetevi, finirà anche questo, ancora per poco, fino al calar del sole del giorno cosmico che ha visto il dominio umano sulla terra, fino a vederlo scomparire oltre le onde e i monti.
Poi mi immergerò nel sonno e in pace nella prima notte in questo mondo finalmente senza di noi, illuminata solo dalle stelle.
È solo questione di precisione nel definire quali possano essere i veri parametri di un confronto dialettico. I dogmi sono i protocolli chiusi che annullano ogni dialettica e quindi lasciamoli stare. Io penso che non è necessario professarsi “atei” perché questa è una definizione senza senso in quanto è il contrario di qualcosa che non esiste, o meglio che esiste solo “culturamente” nei vari modelli che descrivono una o più entità superiori costruite dai popoli di tutte le ere per avere riferimenti ipotetici oltre lo scenario delle loro esistenze. L’ateismo prevede un riconoscimento razionale della realtà fisica distinta da una ipotetica realtà spirituale ineffabile, ed è qui che il concetto cade paradossalmente in una caratterizzazione artefatta e dogmatica simile a quelle delle religioni. Io, ad esempio, pur non credendo in nessuna religione – in quanto codifiche di comportamenti e credenze -, ma solo in alcuni selezionati eventuali elementi di saggezza in esse contenute, non posso e non voglio definirmi “ateo” perché il termine non descrive quelle parti di verità che io conosco, prima di tutto che non esiste una distinzione esistenziale tra il mondo “fisico” e quello ”spirituale” se non nella nostra mente.
L’Universo è unico, come la Vita è unica, le parti di questa vita e di questa realtà unica sono solo distribuite in modi differenti in alcuni corpi e spazi più concentrate, e in altri più diradate ma sopratutto interagenti e indispensabili fra loro e quindi nell’ateismo come nelle religioni si riferiscono come realtà diverse, quando non lo sono. Considerate il nostro corpo e quello di tutti gli animali. È un “organismo” cioè composto di vari elementi diversi, alcuni dei quali potremmo definire “fisici” “materia” come i metalli, l’acqua, i minerali, perciò – non vivi- secondo i nostri criteri razionali, eppure senza di essi non potremmo esistere. Basterebbe essere privi anche di uno solo dei micro-elementi minerali che servono in quantità minime, ad esempio il ferro e moriremmo in breve tempo. La Vita, unica, si sviluppa in un oceano di differenze nelle sue varie forme, altrimenti non potrebbe essere creativa, non potrebbe formare nuovi organismi, sempre più evoluti, sempre alla ricerca di criteri di armonia di funzione e di bellezza.
Tutto questo accade continuamente sotto i nostri occhi, ma noi lo vediamo attraverso i vetri offuscati delle nostre percezioni, della “miopia” delle nostre menti. Ecco perché non ha senso definirsi atei, basta dire di non credere in divinità inventate da noi, che somigliano a noi e che si comportano come si comporterebbero i sovrani umani.
Ma questo non significa che non si deve riconoscere la “divina energia” vitale Cosmica e forse quello che noi chiamiamo “essere supremo” è il Cosmo stesso, in ogni sua piccola parte. Ma che, per fortuna, non ci assomiglia affatto.
Tutti noi portiamo sulle spalle un pesante fardello che grava sui nostri cuori e sulla nostra mente senza conoscerne il contenuto. In esso vi sono le memorie dei nostri progenitori, che vengono passate di generazione in generazione come fossero un terreno ereditato da coltivare, a volte buono e già abbastanza fertile, a volte arido e infruttuoso, sta alla nostra volontà ed alle nostre aspirazioni, decidere di renderlo più virtuoso cosicché possa far crescere dei buoni frutti o lasciarlo ancora più inaridire fino a diventare sterile.
There’s only one, unique motherly love in all of the Universe. It is the only real Love that there is, mother of all the Love’s kinds, an undeniable truth that shines on us like the stars in space.
Those humans that don’t raise their eyes to this obviousness and can’t, or do not want acknowledge that also the other animals are gifted with the same feelings of motherly love, most certainly are not able to feel it, because they don’t have it in themselves.
_____________________
C’è solo un unico amore materno in tutto l’Universo. È il solo vero Amore che esiste, madre di tutti gli Amori. È una innegabile verità che risplende su di noi come le stelle nello spazio.
Quelle persone che non sollevano lo sguardo all’evidenza e non possono o non vogliono riconoscere che anche gli altri animali sono dotati degli stessi sentimenti di amore materno, sicuramente non sono in grado di sentirlo perché non ne hanno in loro stessi.
ennio forina

MEDUSA ERA UNA BELLA E DOLCE FANCIULLA ED I TORI, DANIZA, KJ2, CINGHIALI…NON SONO MAI STATI MOSTRI…
Una Diva potente e perversa che assolda un miserabile sicario con la promessa di una facile gloria e costui che munito di armi letali, va ad uccidere l’innocente trasformata in mostro da una mostruosa e insana gelosia e raccoglie il suo premio sulle spoglie e la testa della povera fanciulla che non avrebbe mai fatto del male a nessuno.
Non c’è stato nella cultura storica un biasimo letterario o artistico per la potente dea dell’intelletto, né mai ho rilevato un cenno di compassione per questa innocente, mitica creatura che subisce la tremenda trasformazione, nell’inane consapevolezza comune, e nella cultura classica, per secoli e secoli. Solo perché è un mito? No, non è solo un mito e il riflesso di qualcosa che è stato ed è terribilmente reale e attuale. Lo ritroviamo in tante tradizioni in cui innocenti e innocue creature vengono deliberatamente trasformate in mostri per avere poi la scusa di abbatterle e distruggerle. Come per i tori delle corride mentre i loro carnefici si guadagnano, con tutti i loro specchi magici, la gloria infame della sofferenza e della morte, applaudita da una platea assetata del sangue di innocui esseri viventi se lasciati vivere indisturbati.
Continuiamo così a ricoprire di gloria i veri “mostri” e a distruggere le creature belle e innocenti.
Sono le Meduse attuali, i Tori delle corride, gli Orsi del trentino, i Cinghiali della maremma e tanti altri animali la cui bellezza viene sacrificata alla dea del profitto, che di sicari ne può ingaggiare moltissimi. Ma i veri mostri si riconoscono dalle loro azioni, non dal loro aspetto.
ennio forina
Antico e saggio proverbio felino



March, 11 – 12.00 AM. your plane took off in perfect time, like usual, but it wasn’t going to cross the ocean, Philadelphia wasn’t the destination and your ticket was a – one way ticket –
11 Marzo…il tuo aereo è partito in perfetto orario, come sempre, ma non doveva attraversare l’oceano, Philadelphia non era la destinazione e il tuo biglietto era di sola andata.
Remember how we used to speak to each other? Mixing english and italian altogether, in just one phrase or I would talk to you in english and you’d answer in italian and viceversa, a mess, we were never matching, but it was so good to talk to each other…
Ricordi come ci parlavamo di solito? Mischiavamo inglese e italiano insieme, anche in una piccola frase, oppure io ti parlavo in inglese e tu mi rispondevi in italiano e viceversa, che confusione, non eravamo mai coordinati, ma era così bello parlarsi…
What can I do, my love…how can I be without you, for how long, I wish you could tell me in clear words other than feelings…you said to me, crying… “ then I won’t see you anymore!” and I replied almost yelling “ no! you are not leaving and in any case we’ll always be together no matter what may happen, to you, to me, whenever, wherever! This is what I said to you but in my mind there were other unspoken words which you knew well the same “ … for we ‘ve touched our souls so deeply that they got fused together!”
Che cosa posso fare, amore mio…come posso stare senza te, per quanto tempo, vorrei che potessi dirmelo, con parole chiare oltre che sentimenti…tu mi hai detto, piangendo “poi non potrò vederti più!” e io quasi gridando ti ho risposto, “ no! tu non stai andando via e comunque noi saremo sempre insieme qualunque cosa accada, a te, a me, in qualsiasi momento, in qualsiasi posto!” Questo è quello che ho detto ma nella mia mente vi erano altre parole inespresse che tu conoscevi bene lo stesso…“perché le nostre anime si sono toccate così profondamente da fondersi insieme!”
I’ll live still, I can’t do anything else, nothing unjust, I’ll do my tasks as if you were here, as if you ARE here with me, but I really hope and believe that this time you’ll be at the gate waiting for me when my plane will land, like I used to wait for you, and we’ll get a warm cappuccino at the heaven’s bar in the airport, first time in the morning, before going home…and you’ll make fun of me ’cause I’ve said this in my writing, like in my tale of the “Water”… You only know what I’m talking about…
Vivrò ancora e non posso fare altro, niente che possa essere ingiusto, farò i miei compiti come se tu fossi qui, come se tu SEI qui con me, ma spero e credo davvero che questa volta sarai tu ad aspettarmi al gate, quando il mio aereo sarà atterrato al mattino ,come io ti aspettavo, e prenderemo un cappuccino caldo al “bar del cielo” nell’aeroporto, per prima cosa prima di tornare a casa… e tu mi prenderai in giro perché ho detto questa cosa scrivendo, come nel mio racconto “Acqua”…Tu sola sai di cosa sto parlando…
Yes, before I was the one who waited for you almost always, my love, now it’s your turn to wait, in your different time, but I can’t rush, you know it’s not up to me to decide, it wouldn’t be right and we’ll always wanted to be right and do the right things … “I love you”, were the first two simple words that I translated for you, and you didn’t even know how to say them … and I want to say them out loud again as you may hear them and I’m sure you can hear them… I love you, ti amo…I love you, ti amo… I love you forever Margaret… until a new life will bring us back together… You are inside me and you’ll always be, my endless love. And I’ll say that again, if I hadn’t meet you then by chance, I would have looked for you all over the Universe, and like I promised you when you where leaving, I’ll find you again dear, wherever you are in the Universe…
Sì, prima ero io che aspettavo te quasi sempre, amore mio, adesso sei tu che mi devi aspettare, nel tuo diverso tempo, ma non posso affrettarmi, tu sai che non sta a me decidere, non sarebbe giusto e noi volevamo sempre essere nel giusto e fare le cose giuste…“Ti amo”, erano le due prime semplici parole che ho tradotto per te e tu non sapevi nemmeno come dirle… E le voglio dire ancora a voce alta come se potessi udirle, sono sicuro che puoi sentirle … I love you, ti amo… I love you, ti amo… ti amo Margaret… fino a che una nuova vita ci riunisca … Tu sei dentro di me e lo sarai sempre, mio amore senza fine. E lo ripeto ancora, se non ti avessi conosciuta allora, per caso, ti avrei cercata ovunque nell’Universo e come ti ho promesso quando partivi, io ti ritroverò cara, dovunque tu sia, nell’Universo…
your ennio

I’ve put these pictures of you when you were younger… but there’s no difference for me from then and now, you’ve have always been beautiful inside and out for in your beauty, in your uniquely sweet smile, there always was the eternity of the Universe’s harmony.
Ho messo queste foto quando eri più giovane… ma non c’è differenza per me da allora e adesso, tu sei sempre stata meravigliosa dentro e fuori perché nella tua bellezza, nel tuo sorriso straordinariamente dolce, c’era l’eternità dell’armonia dell’Universo.
Stavo aspettando un autobus che non arrivava mai, all’imbrunire di una serata estiva limpida, con il cielo ancora dipinto di un blu intenso e non avevo fretta perché una splendida Luna sorgente penzolava sul Tevere, proprio di fronte a me. Così, ammirandola, rapito dalla bellezza di quel globo d’argento miracolosamente appeso nel cielo, ho pensato di fare un esperimento: osservare il comportamento dei passanti e di coloro che aspettavano i loro rispettivi mezzi alla fermata, proponendomi di annotare quanti fra loro, avrebbero alzato gli occhi sull’orizzonte per ammirare la bellezza di quel corpo celeste che si innalzava pigramente nel cielo. Era lì con il suo vestito d’argento ad esibirsi nel suo show speciale, ammiccando alla terra e specchiandosi, vanitosa, riversava sulle acque del Tevere la sua magica luce riflessa facendo risplendere le increspature delle piccole onde e nessuno le prestava attenzione. L’attesa si prolungava già molto oltre una mezz’ora e la pagina del mio notebook era ancora vuota, nessuna persona, giovane o vecchia che fosse, aveva mai in tutto quel tempo alzato gli occhi ad ammirare la Luna, al contrario, la maggior parte fissava lo sguardo ipnotizzato sui piccoli schermi degli smart phone, fuochi fatui senza gemiti degli intelletti di anime ormai spente, incapaci di sentire, incapaci di provare stupore e di chiedersi il perché di tante reali meraviglie sprecate, ignorate, neglette. Cerchiamo miracoli dove non sono, dove non possono essere e dove abitano solo i fantasmi, le illusioni dei nostri sensi circoscritti e inibiti, resi insensibili, che guardano la goccia e ignorano l’oceano, che inciampano sul sasso e non ammirano le montagne, che curano l’aiuola e non proteggono la foresta, ed ignoriamo sprezzanti, le miriadi di miracoli che sono intorno a noi e si manifestano in immagini chiare, suoni, odori e vibrazioni che in noi si riverserebbero, se solo volessimo vederli, se solo volessimo ascoltarli, se solo volessimo cercarli, se solo volessimo conoscerli.
We live in the matter that can be touched
and we think that we have a soul that can only be felt,
so we separate the matter from the soul
and wind up believing that they are two different realities.
But all the Universe is pervaded
with the same life and energy of love
from which everything has become,
only more rarefied, out of our perception and diffused all over.
When what we call matter, concentrates in one point
there a sun becomes and where a sun is formed,
planets may happen, made by the same stardust.
There may happen that kind of life we call life.
But it’s the Cosmos itself that is alive
and each planet could be a sun
if it weren't too little to burn in a nuclear fire.
And so this is what you were and are my love,
a drop of love in the immense love of the universe,
that I can still see in the depth of your eyes
like I see, in the night sky through the window,
the stardust that made you exist, and still be.
ennio forina
ennio forina 2017
Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per un percorso scadenzato dalle pietre miliari di risultati ottenuti, delle mete raggiunte, dei luoghi esplorati, territori posseduti e persone conosciute, nei modi in cui oggi si possono facilmente incontrare molte altre anime e ci si illude di averle conosciute.
Ma per quanto lungo possa essere stato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente nella somma dei suoi atti, questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita diventa prima o poi un punto sommario e riepilogo nel quale tutto si condensa alla fine in un unico spazio temporale, nel quale le cose fatte e i pensieri passati e le cose in cui abbiamo creduto smettono di essere ricordi e diventano il nuovo presente. Tutto in un attimo.
