
Author: ennio forina
Una Diversa Evoluzione
Inizio da qui un lungo viaggio a tappe nei sentieri della mente e della riflessione profonda, come un investigatore che percorre le scene di molti delitti compiuti dalla presunzione umana che da sempre ha tentato di nascondere la sue responsabilità per i danni compiuti con i pretesti più assurdi e falsi di molte religioni.
Mi scuso in anticipo con chi mi segue, per i testi che pubblicherò, concepiti come semplici note di viaggio, poco curate, anche a causa dei terribili tempi che stiamo attraversando.
Appunto, “Note di un viaggiatore della mente”, che per anni ha dedicato tutto il tempo possibile raccogliendo indizi ovunque, per conquistare non la Verità assoluta ma elementi, parti di verità da utilizzare come punti di riferimento nel lungo infinito cammino della conoscenza dell’origine di tutto quanto è e vive . Fuori dei pretestuosi schemi e architetture fittizie di tante religioni, filosofie e stadi di conoscenze scientifiche stabilite come assolute, a volte con caratteristiche di veri e propri dogmi o quantomeno assiomi accettati senza poter essere verificati ma convenienti spesso a confortare la mente umana nei suoi limiti.
Ennio Romano Forina
PIRAMIDI E ALTRE MERAVIGLIE
Sì, la storia della civilizzazione del genere umano è costellata da opere straordinarie e mirabili, che richiedevano l’impiego di intelligenti soluzioni, ma il cui scopo e ragioni erano decisamente stupide.
Molta intelligenza impiegata e sprecata per idee senza senso o addirittura perverse e malefiche.
Farò alcuni esempi- Tutti lodano le piramidi cercando di trovare in quelle forme geometriche così perfette e nelle dimensioni, nella capacità di essere stati in grado di costruire simili edifici, l’esempio dell’intelligenza umana nelle più antiche civiltà. Egiziani, Assiro Babilonesi, e numerosi altri esempi riscontrabili in popoli diversi collocati su continenti diversi, hanno suscitato la fantasia e le congetture più bizzarre o più affascinanti, come il possibile intervento di esseri alieni che avrebbero, visitando il pianeta in un tempo lontano, influito sui preistorici umani consegnando loro le chiavi di una intelligenza superiore e la capacità di sfruttare meglio i loro cervelli.
Un esempio emblematico di queste attitudini di pensiero lo abbiamo trovato nel film 2001 Odissea nello spazio, così tanto lodato e che personalmente ho trovato assolutamente mediocre e persino mistificante.
L’idea che la specie umana abbia sviluppato un tipo di intelligenza “superiore” per l’intervento di un monolito alieno che avrebbe acceso la scintilla di altre intelligenze cosmiche già evolute, non è soltanto ridicola ma nemmeno originale.Derivata da concezioni bibliche analoghe a quelle di tutte le religioni.
Niente altro che la replica in chiave moderna tecnologica del fuoco divino che ha plasmato l’uomo privilegiandolo di una intelligenza superiore, per chissà quali meriti e quali fini. Perché mai poi solo l’umanoide erectus simile in tutto agli altri animali, avrebbe meritato di acquisire un ruolo speciale nell’ambito del mondo vivente? Perché non tutti allora? È semplice, il film non fa altro che riportare la concezione mitica biblica della predilezione del creatore per la sua opera ultima che tra l’altro, si è dimostrata la meno riuscita e la più distruttiva se volessimo fare una constatazione di fatto ,specie alla luce degli avvenimenti di tutti i millenni, di tutti i secoli, fino all’attuale era.
Io penso che la spiegazione della indubbia bellezza delle piramidi non sia da cercare nell’intelligenza degli architetti umani del tempo, ma nel seguire le condizioni fisiche che la natura dettava e detta e mi spiego: l’ambizioso progetto di costruire una tomba per uno singolo, stupido soggetto, venerato come un dio ma che non era capace di costruirsela da solo, alla ricerca di una impossibile immortalità organica, era dettata da considerazioni di fatto, solo in questo la scintilla del genio si era accesa nella mente degli architetti, la consapevolezza che se si volevano costruire edifici tanto grandi e pesanti questi non potevano che avere QUELLA forma. Non avrebbero mai potuto costruire un cubo di pietra di quelle dimensioni nemmeno sacrificando il triplo di esistenze di animali e schiavi e sarebbe difficile persino oggi, nonostante tutte le energie meccaniche e materiali nuovi di cui disponiamo. Quindi qual’è la logica conclusione di questa mia riflessione se non il fatto che la ragione stupida della costruzione di una tomba immensa, che non serviva assolutamente a nulla è che le piramidi non sono state costruite dall’intelligenza umana, ma che l’intelligenza umana non ha fatto altro che rendersi conto delle possibilità che “l’intelligenza cosmica” concedeva per realizzare simili costruzioni, in pratica, non gli umani, ma la Natura stessa ha progettato quella forma così come progetta e realizza un infinito numero di opere e gli architetti non hanno fatto altro che seguire le indicazioni e i limiti del progetto scritte nelle leggi della fisica naturale.
Nulla di diverso di quanto fanno anche altre specie viventi, Api, Termiti, Formiche, Castori, tutte le piante che progettano una infinità di soluzioni assecondando le indicazioni che provengono dalle armonie cosmiche che loro sanno decifrare e usare in molti casi molto più di noi. Porterò ulteriori evidenze di quanto affermo tese a sostenere la mia idea che l’intelligenza umana non ha nulla di particolare e di eccezionale ma che ha avuto fortuitamente delle possibilità di esprimersi diversamente, una diversa evoluzione ma non per merito ma per condizione.
Questo concetto e molti altri esempi della dicotomia fra intelligenza motivata dalla stupidità, e quella originale creativa, dovrebbe farci riconsiderare tutta l’ammirazione che poniamo per moltissime altre realizzazioni e opere umane, a meno che non si voglia attribuire alle piramidi la stessa ammirazione e meraviglia che poniamo ammirando i cristalli o la magnificenza delle montagne. Partirò da qui per un viaggio nell’evoluzione umana rivista in un modo credo del tutto nuovo, stanco come sono di sentire gli stessi stereotipi ereditati, inculcati che fanno parte del debole pensiero comune, anche di quello di un mondo scientifico ancorato ai risultati fin qui raggiunti come fossero dogmi di una religione ottusa che cerca e costruisce risposte artefatte comprensibili e facili per convalidare la presunta superiorità del genio umano che ha portato a compiere così tanti progressi e altrettanti delitti, verso il mondo vivente e verso sé stesso.
Ennio Romano Forina
Il Tocco di Mida
Bene, tutti alla ricerca del “caso” zero, ma molto meno interessati alla “causa” zero, come se non fosse importante risalire all’origine dalle condizioni che hanno favorito lo sviluppo di questo nuovo ceppo virale, in grado di compiere il salto fatale da specie a specie.
Penso che questo sia il problema maggiore della società umana globale: il pensiero debole e la visione corta, o nessuna visione del tutto.
Eppure, adesso ci danno i consigli migliori, ora che l’epidemia è in pieno corso e bisogna chiedere un finanziamento per comprare un paio di bottigliette di disinfettante e due mascherine, ma tant’è un pochino di sana e moderata prudenza non sarebbe stata superflua sapendo che questo pianetino, piccolo piccolo e così sovraffollato nel Cosmo, tutto viaggia e si trasferisce da un continente all’altro, trasportato dai venti, dalle correnti marine dalle nubi e infine da noi.
Abbiamo visto la “nuvoletta” radioattiva di Chernobyl invadere tutta l’Europa e oltre, era una minaccia invisibile, non potevamo accorgercene, ma il bagno di radiazioni ce lo siamo fatti tutti, alcuni anche nel grembo delle loro madri, anche lì c’era un evidente rischio potenziale, una causa “zero” del disastro nucleare che rappresenta ancora e per molti anni a venire una minaccia, tuttavia ignorata dalla maggior parte delle nazioni, visto che le centrali nucleari si continuano a costruire e le scorie non si sa bene dove finiscano.
La Cina, mi risulta ne ha molte di centrali nucleari e quante ce ne sono nel mondo intero? Visto che ne basta una fuori controllo per inguaiare mezzo mondo? Fino a che non succederà ancora. Fino alla prossima volta.
Ma ora finalmente, abbiamo degli input seri, ponderati ed efficaci, prima no, non si poteva allarmare, era meglio non parlarne. Eppure io sono convinto che se ci fossimo allarmati un po’ prima, non ci saremmo allarmati così tanto adesso. Tra l’altro nell’altalena dei “stiamo sereni, ma preoccupiamoci” sublime ossimoro della classe “dirigibile” italiana, si evidenziano delle contraddizioni, ad esempio, dicono che le mascherine servono solo per chi è già contagiato e per non infettare chi non lo è…strano, perché al tempo stesso è stato anche rilevato il fatto che questo virus si possa trasmettere lo stesso nel periodo di incubazione anche se i sintomi nel soggetto infetto non sono ancora del tutto o in parte manifesti, e se è così, la logica conclusione sarebbe che mascherina serve lo stesso eccome anche a chi non ha il virus! Evitare i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani con detergenti disinfettanti e uno stato di buona salute, con il sistema immunitario efficiente, tutte cose valide, anche per le influenze stagionali, ma in ritardo, più enfasi dovrebbe essere data a queste informazioni utilissime anche senza l’immanente arrivo di una nuova epidemia, ma prima dell’inizio di una influenza stagionale che tra l’altro include varianti di virus già conosciuti si parla solo di vaccini sempre solo di vaccini. Cerchiamo sempre la soluzione più improbabile e costosa chissà perché. Quando accadde il fenomeno della “mucca pazza” che pazza non era ma era la mucca alimentata dall’umano demente, dopo poco tempo misero a punto un vaccino per neutralizzare la malattia che ne derivava dal consumare le carni dei poveri animali. Un vaccino? Non sarebbe stato più intelligente riconoscere la perversione e la stupidità della pretesa di alimentare i grandi erbivori con proteine animali e tornare ai vecchi e sicuri foraggi d’erba come prima senza provocare anche i nostri organismi a reazioni imprevedibili.
E non sarebbe meglio ora impiegare le migliori risorse mentali anche per indagare sulla causa, sull’origine di questa variazione, dato che negli ultimi decenni ci siamo trovati in varie occasioni di fronte all’insorgenza di nuovi pericolosissimi virus, volenti e capaci di adattarsi per invadere le cellule di organismi diversi da quelli per loro soliti? Consideriamo alcuni fattori certi: i virus sono esseri viventi, che ci piaccia o no, si comportano intelligentemente e sono in grado di sfruttare le situazioni per loro più vantaggiose.
Il virus del raffreddore è antico e ci colpisce da tempo immemore, perciò è diventato benevolo, poiché in effetti qualsiasi virus non ha nessun interesse a uccidere il proprio ospite, ma cerca solo un terreno fertile di cellule vive non morte, per potersi replicare il più possibile, come del resto fanno tutte le forme viventi noi compresi.
Il virus da raffreddore può dare disagi più o meno seri, in relazione alle condizioni immunitarie del soggetto. I virus passano da un organismo all’altro veicolandosi nell’aria con le microscopiche goccioline emesse con la respirazione e mentre si parla, e sono così capaci di risorse. Lo starnuto non è affatto, secondo me, un sistema che l’organismo raffreddato usa per liberarsi dai virus, ma una reazione che il virus stesso provoca per infettare altri organismi più efficacemente facendosi “sparare” all’esterno a una velocità altissima, quale è quella di uno starnuto, quindi un’azione pianificata e voluta.
Ciò detto, vorrei precisare che io sono abituato a fare le mie ricerche secondo processi di indagine intuitivi mettendo insieme le varie informazioni ed evidenze pere poi sintetizzarle in un processo logico e mi chiedo, se a noi per contenere la diffusione e il contagio di una epidemia indicano di lavare spesso e bene le mani, disinfettare, evitare assembramenti, coprirsi il naso e la bocca, se si starnutisce o si hanno colpi di tosse restare ad una certa distanza di sicurezza da altre persone, e mantenere in gran forma il nostro sistema immunitario, questo vuol dire che, in assenza di queste condizioni, un virus vecchio o nuovo che sia fa la bella vita e tutti i suoi comodi nell’animale umano, ma questo non accade negli allevamenti intensivi e nella maggior parte di allevamenti di tutto il mondo, per cibo e pelli per miliardi di persone che ogni giorno si nutrono di ogni tipo di animali, che da quanto si evidenzia da filmati elargiti generosamente nel web che ha il pregio di rendere note certe orrende realtà, vengono mangiati anche non cotti e persino vivi.
So che continuerò a rappresentare questa orrenda realtà fino a che questa realtà esiste; polli, suini, bovini, pecore, capre, cani, gatti, oche, pipistrelli, serpenti, topi, insetti e qualunque cosa palpiti di vita, tutti mischiati insieme da vivi e da morti negli allevamenti industriali e nelle fattorie piuttosto che nei cortili domestici addensati, stipati e pressati dalla nascita alla morte, in condizioni igieniche orrende e trasportati in camion, legati e avvolti strettamente in reti come sacchi di patate anche se le patate godono di maggiore spazio dei cani, gatti che si vedono nei video online, dove sono schiacciati fra loro fino a essere scaricati nei mercati dove vengono indifferentemente, suppongo a richiesta venduti vivi, uccisi sul posto o scuoiati vivi bolliti vivi a fuoco lento nei mercati stessi o nei cortili familiari, ma i nostri scienziati, i politici, i media, pensano che a questi poveri animali si lavino le zampe e vengano disinfettati e possano godere di buona salute e che i loro fiati, e umori separati e se starnutiscono possano mettere la zampa davanti alla bocca per evitare di contagiare gli altri sopra e sotto di loro e se un virus presente in un pipistrello vede l’opportunità che modificandosi un pochino come i virus sanno ben fare per trovare altre territori di replicazione, pensano che vogliano rinunciare a simili occasioni?
Virus, batteri e insetti, hanno largamente dimostrato di non essere stupidi, meccanismi di replicazione, esistono da miliardi di anni e non sono affatto nella lista degli esseri viventi in estinzione, abbiamo imparato a difenderci in qualche misura ma vincerli è una illusione e tra l’altro sarebbe anche sbagliato e pericoloso, come è sbagliato e pericoloso modificare i vegetali, creare immense monocolture, clonare gli animali e tutti gli esperimenti e stregonerie che ci piace fare per vedere cosa c’è dentro la vita e come si possa sfruttare più di quanto non la stiamo già sfruttando.
Gli OGM sono un pericolo altrettanto grande del cambiamento climatico. Le bombe nucleari ci hanno finora salvati da una terza guerra mondiale, ma gli OGM, i disinfestanti, le monocolture, potrebbero distruggerci senza nemmeno che ce ne accorgiamo. Ma anche in questo caso il problema è sempre lo stesso, l’avidità del profitto, alleata e complice del delirio di onnipotenza. L’Oro rosso, il sangue degli animali… l’Oro verde, la linfa degli animali vegetali, che possiamo trasformare nell’antico, omnipotente Oro giallo, che non si mangia e non dà vita, ma che ci dà il potere.
I popoli umani globali sono da sempre in conflitto tra loro, si fanno guerre piccole e grandi, guerre combattute con le clave delle armi e guerre con la clava del denaro, si fanno rivoluzioni per e contro qualcuno e non per delle idee benefiche in senso universale. Si gioca al surrogato della guerra chiamandolo sport e divertimento ma in fondo è competizione, una forma di conflittualità mitigata, incruenta ma la sostanza del prevalere, del battere è la stessa della guerra vera. L’impulso barbaro del conflitto pervade l’intera umanità da sempre e si placa solo dopo che ha provocato grandi disastri e massacri ma per poco tempo, è un circolo vizioso che si ripete, ma su due cose tutti i popoli della terra e della storia in culture diverse, sono stati e sono da sempre in accordo, fare la guerra e trattare gli altri animali come schiavi e oggetti senza diritti e in misura e modi diversi sono stati sempre d’accordo anche nel sottomettere le donne alle culture e alle varie mitologie inventate apposta per giustificare in pratica il dominio e l’arbitrio del più forte sul più debole.
Quasi uno stesso amaro destino ha quindi accomunato gli animali nell’oppressione subita e le donne , proprio perché sia gli animali che le donne, rappresentano la sostanza e l’essenza del mondo vivente. Ho da tempo pensato che la vera ragione per cui l’uomo, cioè il maschio umano, odia e vuole possedere e controllare le donne, non sia per soddisfare i suoi impulsi sessuali quando fa comodo, se non in parte, ma per invidia, poiché sia le donne umane che gli animali non si annoiano mai, sostanzialmente la loro natura creativamente immersa nell’essenza dei principi vitali, rende le donne e gli animali esseri che sono semplicemente felici di esistere, e questo genera invidia nell’uomo che in fondo sente di non avere questa certezza e pienezza dell’essere e quindi che a loro sia stata assegnata una posizione di subordine nel processo creativo e generativo, come del resto lo sono tutti i maschi nel mondo animale, che spesso, dopo aver fornito il loro bagaglio genetico alle femmine vengono tranquillamente eliminati ed escono di scena.
Un uomo non può essere creativo come la donna e non può essere felice come gli animali, perché si è distanziato dalla funzione perfetta che le donne sentono nella loro essere madri, mentre gli animali, maschi e femmine, vivono insieme senza artefici di un cervello razionale opportunista e subiscono da sempre la rapina e l’oppressione della schiavitù.
Il Re Mida, aveva ottenuto per gratitudine dal dio Dioniso, il dono di trasformare in oro tutto ciò che toccava e questa è infatti, l’ambizione primaria di una umanità governata in grande prevalenza da uomini che per gelosia, invidia e noia, riempiono i loro vuoti esistenziali rapinando la vita degli animali e schiavizzando e imprigionando le donne in modi più o meno evidenti, più o meno oppressivi. Con questo io non scagiono le donne dal vizio umano del delirio di onnipotenza e dalla crudeltà e indifferenza a loro volta verso gli animali, esempi ne possiamo fare molti, donne cacciatrici e impellicciate che sorridono dei pezzi di cadaveri che indossano come trofei e che non esaltano la loro bellezza e rendono goffo e ridicolo l’aspetto delle meno belle, ma è pur vero che l’amore e l’impulso materno innato le rende più naturalmente sensibili e amorevoli in senso universale, in quanto l’amore materno è un sentimento universale e non potrebbe essere altro. Anche nelle società più illuminate da varie rivoluzioni, che hanno dovuto ammettere una condizione di apparente parità tra uomini e donne, resta sempre un sottofondo di predominio maschio, mentre altrove esiste e si attua un vero e proprio schiavismo e sottomissione del genere femminile.
Sembrerebbe che questa divagazione sulle specie e sui generi, non sia attinente al tema iniziale di questa riflessione, invece lo è, perché ogni nostra azione e credo, alla fine ha sempre un senso e un riflesso universali. Se siamo buoni per scelta, lo saremo sempre e per tutti, se siamo cattivi e crudeli lo saremo sempre e per tutti, chi uccide un animale con quell’atto supera un confine preciso, il confine fra compassione e una diversa dimensione, passando quel confine, dove la compassione finisce comincia la sua capacità e volontà di assassinare, quindi l’inferno.
Se sceglie e vuole possedere, una donna, un animale, delle ricchezze, nella sua mente la “funzione” primaria sarà quella di voler possedere qualsiasi cosa. Ecco perché il tocco di Mida è la metafora della specie umana. Il potente re che non si accontentava di ciò che aveva ma voleva tutto, usando il potere di trasformare in oro tutto quanto toccava, noi facciamo lo stesso, vogliamo sempre di più quello che non ci serve, non è cambiato niente ma non ci accontentiamo come il Mida ingordo vogliamo trasformare in oro tutto quello che ci circonda e così facendo lo uccidiamo come re Mida uccide la sua propria figlia toccandola. Solo che la nostra capacità di trasformare gli elementi e di crearne di nuovi non viene da un dio, viene dalla creatività della vita, che ci ha fornito questi micidiali e onnipotenti attrezzi: le mani.
Per questo diciamo di voler salvare questo “nostro” giocattolo prezioso che non ci appartiene affatto, per la nostra noia , il nostro vuoto e per invidia, non sopportando la felicità che il mondo vivente esprime, mentre noi, specie umana, siamo così miseramente infelici che nel tentativo di costruire un nostro paradiso artificiale uccidiamo quello vero. Ipocrisia! Salvare il mondo per continuare a rapinarlo di vita all’infinito e non per amore. Ma il giocattolo della vita disprezzata, umiliata e uccisa è delicato, non è come i diamanti, non è per sempre, e non è mai stato un dono. Gli uomini vedono tutto come ricchezze da possedere e da divorare, hanno trasformato le donne in “oro” e le hanno uccise nelle loro esistenze e spesso nelle loro vite, uccidono gli animali per la stessa ragione, e uccidono la Vita nella Natura, ma alla fine la Vita non può amare chi non sa amarla e non la rispetta.
Ennio Romano Forina – Gennaio 2020
Amicizia e Amore
L’amicizia incondizionata non può esistere è contro le opportunità biologiche, l’amore vero e un sentimento trascendente, illimitato e universale, non può basarsi sul concetto simbiotico di scambio.
Ennio Romano Forina
Karmavirus e “Umanotteri”
Il Virus Dell’Onnipotenza
Qual’è il nemico peggiore della verità fra le seguenti attitudini? La voluta ignoranza, l’indifferenza, la superficialità, la cecità, il pregiudizio, la distorsione delle evidenze, la presunzione? Credo che lo siano tutte e quando tutte agiscono all’unisono la confusione prende il sopravvento e le menti deboli agiscono come soltanto sanno fare, brutalmente e in modi inconsulti.
Fra poco potremmo vedere anche da noi persone che si liberano di cani e gatti gettandoli dai balconi e aumentare gli abbandoni indiscriminati o sparare e tirare di fionda ai pipistrelli per paura che possano trasmettere i virus. Se si continua a imputare agli animali di essere la causa di questo nuovo virus senza toccare le probabili condizioni che hanno permesso a questi virus di svilupparsi, il pensiero comune, (in pratica l’idiozia vigente) semplificherà il concetto in : – Gli animali portano i virus. _ e qualsiasi reazione illogica e nefasta può essere la prevedibile conseguenza. Perché quello che si sente dire è solo la punta dell’iceberg della verità; cioè che questi virus provengono dai pipistrelli e che possono aver transitato in altri animali per poi riuscire ad infettare le cellule umane attraverso quegli adattamenti che virus e batteri nelle giuste condizioni sanno fare benissimo.
Ma come mai si parla di animali e non si parla di “condizioni favorevoli” in cui virus e batteri prosperano e possono fare tutti i loro trasformismi più comodamente?
In tempi di diffusione di influenze, non consigliano forse gli eminenti scienziati i professori e qualsiasi medico di evitare i luoghi affollati e di mantenere un sistema immunitario sano e rafforzato da buone vitamine naturali e nutrienti appropriati? Infatti un efficiente sistema immunitario, un organismo sano e una diluizione nei contatti, oltre ad una igiene accurata, costituiscono un’ottima, se non la migliore delle difese individuali e collettive e un argine contro le malattie infettive in genere.
Ma il fatto è che gli animali chiamati in causa come responsabili di questo dramma, peraltro incombente da tempo nelle sue variazioni, non possono godere di nessuna di queste condizioni ottimali e al contrario subiscono tutte quelle avverse, con i loro corpi martoriati e soffocati a centinaia, nelle gabbie nei camion e nelle reti che li trasportano, assetati, nel loro sangue, negli umori e nei loro escrementi, con i sistemi immunitari già devastati negli allevamenti intensivi, con stress indicibili fisici e psichici, per finire in mercati dove a quanto sembra vengono uccise moltissime specie diverse senza tanto stare attenti se per caso il sangue dei pipistrelli possa mischiarsi con quello dei serpenti o dei cani o dei ratti e di tutti gli altri animali in “commercio”in modo tale che un virus che in una specie è ancora relativament debole, nel trasferimento in un’altra specie possa potenziarsi. Io non accetto dogmi né dalle religioni né dalla scienza, accetto le evidenze e i processi logici. Eppure tutti possono vedere queste cose…in internet ci sono filmati, foto e documentazione di quello che accade agli animali e sono pazzo io che ne vedo così tanti da non poter trattenere lo strazio del dolore atroce e dell’impotenza, per non poter fare nulla contro questa immane carneficina mondiale, contro questo olocausto senza fine che potrebbe essere anche l’origine di effetti collaterali come quelli a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni? Sono pazze le grandi e piccole associazioni e movimenti animalisti che pubblicano questi documenti? Ma se non lo facessero loro lo fanno già abbondantemente gli stessi autori e carnefici che pubblicano orgogliosamente nel web i filmati delle loro prodezze di macelleria, basta scrivere poche sillabe giuste nei browsers e tutta questa orrenda realtà salta fuori a disposizione di chiunque voglia conoscere ammettere la verità e non dare solo briciole di informazioni ovvie dai pulpiti mediatici senza toccare il cuore e le ragioni di un problema, e aggiungo di qualsiasi problema, non solo di questo enorme problema.
Ma tutto questo viene ignorato o giudicato irrilevante visto che non se ne parla, quello che conta per la pubblica informazione è che i virus vengono dagli animali. Come se noi non lo fossimo.
Ed è proprio questo il punto cruciale e la ragione della nostra pervicace e ignobile incapacità di voler capire e saggiamente rispettare limiti ed equilibri non solo quantitativi ma qualitativi al nostro esercizio arbitrario di una crudeltà senza limiti.
Ciò non è possibile perché il termine “uomo” nella mente umana, ( che non mi stanco mai di rilevare come definizione errata poiché sarebbe la femmina la parte primaria ed essenziale di tutte le specie e non il maschio ) non significa “ animale” ma “semidio” ed è da questa illusione e delirio di onnipotenza che derivano la maggior parte di tutte le nefandezze che questa specie compie verso il pianeta, il mondo vivente e verso sé stessa.
Ma il nostro potere è solo apparente e il nostro dominio, senza una visione di saggezza e il giusto rispetto universale è destinato a implodere proprio nella sua dimensione mostruosa e se il mondo falso degli umani non cambierà, il mondo vero universale cambierà noi, e non “se” o “come”, ma solo quando.
Ennio Romano Forina –
T.i A.m.o
Quanto vale un “Ti Amo”?
Due sole semplici parole,
sincere, false?
Dette, scritte, sussurrate, gridate.
Quante volte hai sentito
il suono di queste due parole
e hai creduto che fossero vere?
E se qualcuno te lo giura
stanne certa, non è vero
perché il Ti Amo vero
non è come una promessa
e meno ancora un giuramento,
ma una certezza, qualcosa che succede
come un evento inaspettato
che non si può evitare;
una valanga, una tempesta,
l’eruzione di un vulcano,
o sono solo due parole a caso.
Certo, quello che conta è la sostanza,
le parole son nulla senza i gesti,
che alle parole danno la forza e la ragione,
dedizione, premure e gentilezze,
carezze e abbracci, sì ma non basta,
serve un amore che resiste
ad ogni cosa senza chieder nulla
e sa restare intatto e crescere persino
nonostante tutto,
come un rivo d’acqua che precipita dai monti,
non disperde la sua forza e mentre scorre a valle
è un impetuoso fiume.
Dicevi di non poter dirmi
quello che sentivi di dirmi.
Ma se lo sentivi
vuol dire che lo sapevi e lo pensavi
quelle due parole erano in te comunque,
nascoste, soffocate per ingannar te stessa,
e per tenere a bada la mia convinzione,
ma non perse, sempre vive
sotto le coltri della tua coscienza
e sai che non potevano sparire,
quindi che importa?
Pensarlo è come dirlo,
se lo pensi lo hai già detto
a tutto l’Universo.
E anche senza un Ti amo
era amore se mi chiamavi amore
e da me volevi così tanto essere amata.
Ti Amo! Per sé vuol dire tutto
e non vuol dire niente.
Si può gridare e si può tacere
ma non è ciò che conta,
se non conosci la sorgente
da cui il – Ti Amo – è scaturito.
Ti Amo se anche tu mi ami è niente.
Ti Amo comunque, perché esisti
quello è tutto.
Ti Amo quando sei bella
e quando non lo sei,
quando sei tenera e desideri i miei baci
e quando sei stanca o ti arrabbi
così per un nonnulla
e se sei impossibile.
Quando sei un’avvincente sfida,
quando sei l’incanto di una fata
e anche quando sei una strega.
Ti Amo se ci sei e se mi vuoi
e Ti Amo quando ti allontani
e se mi odi e mi disprezzi
anche allora Ti Amo.
Nel volerti liberare da un legame
che non ti aveva mai legata
ma per darti il calore dell’amore
ed era solo per tenerti stretta.
Era come il filo di Arianna,
se ti fossi persa,
serviva a guidarti nei turbini del cuore
e nei tuoi labirinti della mente.
Ti Amo nelle tue tempeste
e nelle tue calme e pensierose ore
e perché mi lasci nel silenzio
e nella tua confusione.
Ti Amo in una nuvola di nebbia.
Nelle tue contraddizioni,
quando rigiri la frittata
e neghi i sentimenti e le parole dette
ma non accetteresti mai
nemmeno adesso che negassi le mie.
Ti Amo quando sei orgogliosa
e fiera e piena di coraggio,
e Ti Amo ancora più quando hai paura
e nell’anima che trema trovi rifugio
nel mio sicuro abbraccio.
Ti Amo quando vuoi
e poi dici di non volere più,
quando sei sicura e quando non decidi,
Non importa, Ti Amo lo stesso,
anche da lontano,
mi basta pensare che sei vera,
perché non ti ho solo incontrata,
eravamo in una collisione, frammenti
di una stessa stella, una cometa esplosa
che si sono trovati all’incrocio esatto
dello spazio e del tempo
di una diversa dimensione.
Potresti essere su un altro pianeta
o una galassia persino e ti amerei lo stesso.
Ti Amo nella tua libertà
anche se ti porta via lontano,
nelle tue fughe repentine
e nelle tue trasformazioni,
nei tuoi giorni e mesi e ore
in ogni singolo momento.
E se anche ora non vuoi più esser vicina,
sai che prima o poi in qualche notte oscura,
nel freddo ostile che spegne dell’anima il calore,
nei temporali di pioggia scrosciante,
o nel vento contrario degli affanni,
nella rabbia dell’incomprensione,
penserai al mio amore che resiste
e ovunque sei attende un tuo richiamo
per venirti in aiuto quando serve
per sollevarti da ogni pena
e darti protezione.
E questo amore così tenace e vero,
ti avvolgerà in un vortice di sensi
che ora neghi nelle tue paure
portandoti al sicuro su quell’Isola
dove due anime naufraghe
erano approdate spinte dai forti venti
e dalle correnti travolgenti
di un incredibile, improvviso amore.
Non ti accorgerai nemmeno
nell’anima e nel cuore,
quando lontana dall’isola,
forse vorrai voltarti indietro
al pensiero di quegli attimi sfuggiti
di una realtà possibile respinta,
se dopo l’ebbrezza e il fuoco
di un entusiasmo ed un nuovo incanto,
aprendo il vaso scelto di un’altra vita
che doveva contenere
il perfetto e nuovo tuo destino,
quando non sarai la stessa,
né sarai guardata come prima,
potresti forse accorgerti che in quel vaso
c’era poco o nulla,
solo un mucchio di sabbia
che si raccoglie nelle mani
e scorre fra le dita
e non si tiene che per pochi istanti,
senza lasciar null’altro che briciole di luce.
Solo un amore vuoto e falso.
Allora forse penserai
ai momenti persi ed ai ricordi
di questo inverosimile amore come lo chiamavi
che era vero, anche se non vissuto,
ma tanto potente da immergere
un’anima nell’altra,
molto più che un semplice contatto
una fusione,
così che staccando le le due anime
una di esse porta via con sé
una parte dell’altra
inesorabilmente.
E quello che sarebbe stato stare insieme
per meno tempo qui ed ora certo,
ma sull’Isola per sempre.
Ora non ti sembra possibile
ma di notte forse quando sarai sola
– perché viene sempre il momento
in cui la solitudine
è la nostra unica compagna migliore –
sentirai vibrare le ali di questo mio Ti Amo
coprire le tue fredde spalle,
e accarezzarti il viso,
sfiorare le tue labbra dolcemente
e cingerti nel tenero tepore di un abbraccio.
Perché l’amore vero
viaggia nel flusso universale della vita
e ti raggiunge ovunque sei.
Ti Amo nella tua libertà
ed anche nella mia.
Come vedi non ti inseguo,
non ti cerco ad ogni costo.
Non avrebbe alcun valore
se la Luna non volesse ardentemente
lei stessa danzare con me e con le stelle
e fare un nuovo incanto sul mio cuore.
Ma non ti ho chiesto nulla che non volessi darmi,
ti ho solo trovata ed eri e sei dentro me
e questo basta.
In te vedevo un orizzonte infinito
tu in me un abisso, in cui avevi solo
paura di cadere.
Tutto è un divenire dicevi,
quel che sei ora non è la stessa
che eri prima quando così tanto mi chiedevi
di sentire sempre i miei Ti amo.
Cambiar te stessa è sempre stato un tuo diritto,
sei sempre stata libera
di cambiare te stessa e direzione,
ma non di cambiar la storia,
né quel che è stato, per la tua magia oltre alla mia.
Questo non è un tuo diritto
ed è il mio di ricordarla in tutta la sua essenza.
Forse non stringerò mai le tue mani
e non berrò mai i tuoi baci,
le mie dita non si smarriranno
nella rossa foresta dei tuoi capelli sciolti,
non stringerò il tuo petto al mio,
avrai qualcun altro insieme a te
per la nuova vita a cui aspiravi,
ma anche dimenticandoti
io ti amerò lo stesso,
e anche se rompendo il tuo stesso incantesimo,
potrai vantarti di aver piantato
i tuoi vessilli d’indaco
nei campi di battaglia che contro me
hai combattuto e vinto
non potrai mai negare
che questo mio amore è rimasto intatto
e da te non può essere sconfitto
e questa, amore mio immenso
è la vittoria alla fine della mia magia
che ha il colore e l’energia del sole
ed è molto più potente della tua.
Ogni donna, mi dicono tutte,
vorrebbe essere amata da così tanto amore
e proprio tu che da me lo hai sempre avuto
e lo chiedevi fortemente
quando dicevi che io ero il tuo pensiero felice
ora lo neghi e lo respingi.
Un giorno aprirai lo scrigno
dei miei tredici magici colori,
come quelli di un perduto arcobaleno
per andare dove si cela il vaso d’oro,
ma non puoi sapere se sarà davvero oro
quel che nel vaso brilla alla sua fine.
Eravamo in un vortice d’amore avvinti
e lo sai bene, quando ti ho incontrata.
Uniti da un solo desiderio
in quelle ore eravamo inesorabilmente
in te e in me sommersi.
Era il tuo vento che spirava da ponente
e impetuoso ci legava in un solo abbraccio,
le nostre mani strette da far male,
tu eri fluida e scintillante
come un’onda marina ebbra di Luna,
troppo forte e intenso è stato
quel tocco d’anime e di cuori,
non lo puoi negare,
puoi mentire a te stessa adesso,
ma non a quello che sentivi allora,
è stato vero e quel che è vero resta.
Tu sei dell’acqua un segno,
legata al mistico splendore della Luna.
Io nell’anima ho il sole e il fuoco dei suoi raggi
e tu sai che da sempre Sole e Luna
sono uniti da un legame di luce e d’attrazione
Lui lascia la Luna libera di vagare tutt’intorno,
ma non si dimentica mai di Lei e non l’abbandona.
Ennio Romano Forina / Gennaio, 2020
Alle Donne
Penso a una prova sicura che suggerisco alle donne per sapere se un uomo vi ama davvero e desidera amarvi davvero.
Quando tutto il mondo in cui vivete per lui diventerà pieno di magia, quando sarà attratto non solo da voi ma anche da tutto quello che fate. Quando la strada su cui camminate per lui sarà il Paradiso e quando sentirà voi in tutte le cose che toccate, i vestiti che scegliete di indossare, gli animali che amate, quando il vostro nome nella sua mente risuonerà come una leggenda al mattino e un dolce canto la sera prima di dormire quando da lontano volgerà lo sguardo dell’anima nella vostra direzione per inviare il suo palpito del cuore e il messaggio di essere sempre a voi connesso e se, sopra ogni cosa, non vi lascerà mai piangere da sola e non fuggirà dai vostri momenti oscuri, più che a soddisfarsi facilmente solo nei momenti della vostra allegria e gioia.
Ennio Romano Forina
In “Virus Veritas”
Sentieri Infiniti

Le persone che si amano davvero
non sono quelle che si sono finalmente trovate,
ma quelle che non smettono mai di cercarsi
anche se sono già insieme.
Ennio Romano Forina
Falsi Miti Linguistici
SE NEL LINGUAGGIO PERMANE IL SEME DELL’INGIUSTIZIA…E DELLA FALSITA’
Da molto tempo sostengo
che l’uso del sostantivo maschile “uomo”
per definire la specie e l’intero genere umano,
è incorretto, ingiusto e falso.
Finora ho preferito usare l’aggettivo “umano”
che però deriva lo stesso da “uomo”,
ma poiché io mi ribello da sempre a tutto ciò
che è ingiusto, incorretto e falso, ho deciso di attuare
un’operazione linguistica rivoluzionaria individuale
per contrastare questa odiosa prevaricazione
maschile sulle donne, ancora oggi costrette a subire
un indebito oltraggio linguistico e sostanziale,
dunque staccando l’ultima sillaba del nome “donna”
che indica il genere femminile
e anteponendola alle prime tre lettere di “umano”
ottenendo il risultato seguente:
NA-UMA = NAUMA : prima “lei”, dopo l’uomo.
D’ora in avanti io userò questo mio neologismo
nel merito e nella forma per designare l’intera specie
e rendere così giustizia alla verità biologica
ma sopratutto al genere femminile,
privato del suo primato esistenziale
dato che la femmina è l’origine e l’essenza di tutte le specie da sempre.
Chi vuole può continuare a conservare i propri miti e falsità.
Ennio Romano Forina
The Life Experiences
The events of life
are various and often unpredictable.
They may be sad or joyful,
worthy or insignificant,
Happy or tragic.
And almost always
don’t leave any trace on the existence
because it’s only the way
we live trough them
that can make them
extraordinary.
A Global Mankind Shame

E mentre tutta l’Australia con i suoi animali bruciava, il resto del mondo incurante incendiava i cieli e spaccava il cuore di moltissimi uccelli e altri animali costretti a vivere troppo vicino ai loro umani distruttori con i fuochi di artificio e le esplosioni della festa del nulla.
And while Australia with all the animals was burning, the rest of the world unconcerned, was setting fire the skies breaking the heart of myriad of birds and other animals forced to live near their human destroyers by the explosions of fireworks celebrating the festival of the nothing.
Tra la Luna e il Sole
Ho navigato altre volte in questo mare
in tramonti di mistica luce.
Altre volte sono approdato su spiagge
di nostalgiche maree pervase.
Quando il sole incendia il mare all’orizzonte
e la vanitosa Luna fa la sua comparsa
traendo a sé le onde per specchiarsi in esse
e si esibisce nella sua veste di luce avvolta,
nel corteggiamento di poeti e amanti
che lusingano di versi e lodi la sua bellezza.
Gli orizzonti diversi dividono gli amanti
la Luna invece unisce il loro sguardo e i cuori
anche se son lontani
perché essi non vedono orizzonti uguali
ma possono guardar la stessa Luna
e a lei sola affidare i pensieri e i palpiti
anche se il suo umore cambia sempre
e dispettosa non si fa vedere
quando alle volte si gira di lato
mostrando solo un piccolo sorriso di luce
o quando si nasconde e non sai dove si trova
ma prima o poi riappare nella scena
in tutto il suo candido splendore
perché lei è sempre la stessa Luna
scrigno dei sogni più profondi e veri.
Stasera ho toccato queste onde
bagnate di Luna per te
perché non potevo toccare le tue mani.
Ho abbracciato il vento marino per te
perché non potevo abbracciare te.
Ho bagnato le mie labbra di sapore salmastro
perché non potevo sfiorare le tue.
Ho guardato il sole immergersi nel mare
perché i miei occhi
non potevano immergersi nei tuoi.
Mi sono sdraiato sulla spiaggia
immaginando di averti al mio fianco.
Ho raccolto nell’acqua un piccolo sasso
levigato dalle correnti
sul quale ho scritto parole invisibili
e l’ho lanciato sulla superficie del mare
verso il tuo lontano mare
sperando che vincesse onde e venti contrari
perché tu lo raccogliessi
per leggere tutti gli infiniti versi
che il cuore stesso aveva in esso inciso.
Ho raccolto una conchiglia deserta
con dentro il sospiro delle onde che ami
per offrirla all’amata ferita e fiera
irreale e lontana eppur vera
ma nelle onde della mia anima riflessa
ti avvicinavi e ti allontanavi
come una timida e incerta risacca
che teme troppo di fermarsi sulla sabbia,
poi subito si ritrae nella fuga veloce
solo lambendo la deserta spiaggia del mio cuore
e subito dopo, avvolta in una danza sensuale
torna ad unirsi alle sue onde sorelle.
Forse allora avevo sentito il tuo richiamo
mentre mi dirigevo verso la mia isola
e invece inaspettatamente ero approdato alla tua
trascinato da una misteriosa corrente.
Ma i nostri orizzonti erano a distanze diverse
il tuo più lontano del mio e mi chiedevo se anche tu
dopo esserti in me immersa avresti voluto
almeno per un tratto insieme navigare
anche se credo che su una diversa nave
in un mare e in uno spazio diversi
due anime naufraghe vagando tra i flutti del tempo
si erano già collise e fuse inevitabilmente
unendo tutti i loro sogni e aspirazioni
e avevano iniziato un viaggio l’una nell’altra avvinta
come fossero sì smarrite ma non perse
per proseguire verso altre sicure promesse
ed orizzonti meravigliosi e sconosciuti.
Sì ho navigato senza paura altre volte
in questo aspro, dolce e sterminato mare
ed è vero, ho trovato molte tempeste da dimenticare
ma anche inesauribili tesori da spendere.
Ennio Romano Forina
Today I touched the waves for you,
‘cause I couldn’t touch you.
I hugged the wind for you,
for I couldn’t hug you.
I wet my lips with briny taste,
because I couldn’t lightly brush yours.
I saw the sun dive in the sea,
for my eyes couldn’t dive in yours.
I laid on the beach,
thinking you were on my side.
I picked up a pebble, sanded by the Sea
then I wrote invisible words on it
and I threw it on the water’s surface,
towards your far away island,
hoping would overcome
the hard waves and contrary winds
I picked up a small deserted shell,
with the voice of the sea that you love,
to offer you sweet Muse, hurt and proud
so unreal and far but still true,
reflected in the waves of my soul,
you came closer and moved back,
just like a shy and uncertain riptide,
who’s too scared to stay
and fast turns back away…
Vedono quello che noi soltanto guardiamo
Un mondo senza animali sarebbe come un cielo notturno senza stelle, senza di loro non avremmo più la dimensione della vita e dell’Universo. I nostri sensi si spegnerebbero e saremmo tutti cechi e sordi, prigionieri in una crisalide oscura piena di illusioni e mostri e destinata a non schiudersi mai. E questa è la condizione di chi prova piacere a uccidere gli animali e ad ignorare le stelle. Eppure, invece di ammirare la Vita e contemplare le stelle, il genere umano continua a distruggere il mondo vivente e pensa alle stelle solo per conquistarle.
Sappiamo solo fare calcoli di profitto e di possesso. Pensiamo di essere così onniscienti da poter spiegare l’Universo con una formula matematica, e usiamo la scienza come uno strumento di dominio sulla vita e sugli antagonisti e non di saggezza.
I cuori degli animali palpitano anche per noi ma non li sentiamo. Le stelle brillano anche per noi ma non impariamo nulla dalla loro luce.
Ennio Romano Forina
Perché Amo e non per…

A tutte le donne con ferite d’amore.
Se qualcuno corteggiandovi vi dice
che voi siete diventate speciali e importanti per lui,
non credete che quello sia amore,
se siete importanti vuol dire che riempite
un “suo” bisogno o un vuoto della “sua” anima,
che prima o poi si rivelerà deludendovi
e che non si preoccupa davvero di voi ma di sé stesso.
Al contrario,
è colui che ama davvero, che deve essere importante
per la donna che dice di amare,
per donare tutto quello che ha, per non lasciarla mai
se lei vuole, senza la sua cura e dedizione
e senza aspettare nulla in ritorno.
Ennio Romano Forina
L’Amante Segreta
L’Arma che non uccide. Se ce l’hai e la usi.
L’Amore
è l’unica arma che ti uccide
se non la possiedi
e se non la usi.
Ennio Romano Forina
L’Amore è l’arma generativa che può far male per troppa vita non per morire, ed è antitetico alla violenza distruttiva che al contrario non genera nulla, come il parto può svolgersi ed esprimersi attraverso i più forti dolori ma genera la vita e non uccide. E.R.F.
Vegan Poem – Part 1

Allegoria dell’Anima
Quando nasciamo siamo lasciati nudi
sul bordo di un fiume d’acqua
che scorre veloce ma non bagna.
Sappiamo di dover camminare in questo fiume
nella sua discesa verso il mare
e per far questo,
ci vengono affidati due doni:
il nostro corpo e un bellissimo setaccio,
per cercare i grani e la polvere d’oro nell’acqua.
Così iniziamo il cammino immergendo il setaccio
e raccogliendo molta sabbia e inutili detriti
ma ogni tanto nella melma, che il setaccio scarta,
vediamo granelli d’oro splendere nella luce del sole.
Finché il setaccio è tenuto ben pulito,
potrà estrarre tante preziose sabbie e grani d’oro
dal grigio fango, dalla terra e dai sassi
ma quasi sempre accade che la nostra mente
e i nostri sensi siano affascinati e attratti
da altre seducenti pietre preziose,
più grandi e lucenti che le mani possono prendere
perché a noi l’oro non basta.
Quindi ci diamo da fare a raccoglierne tante
provando a metterle nel setaccio,
ma il setaccio non è fatto per quelle grosse pietre
è uno strumento fine e delicato
e sotto tutto quel peso e le asperità
che i granelli d’oro non hanno,
il setaccio si storce e si lacera
e a quel punto con disprezzo lo buttiamo via.
Così ci dotiamo di grossi sacchi
per mettere dentro le grosse pietre preziose
e le vogliamo davvero tutte, ne vogliamo
più di quante ce ne occorrano, più di quante
possano essere trasportate da noi soli,
allora convinciamo altri a unirsi nella raccolta
e tutti si procurano grossi sacchi
gettando via i loro setacci
moltissimi setacci, sbattuti sulle rocce,
strappati, calpestati e distrutti
che non possono nemmeno più essere utilizzati
per trattenere tra le fini maglie,
la sabbia d’oro come prima.
Il fiume è il Tempo,
che scorre veloce per ognuno di noi.
Il setaccio con cui siamo nati è la nostra Anima.
La mente e le mani sono il raziocinio e il potere.
I sacchi sono gli scrigni dove pensiamo
di conservare le pesanti pietre
che sono le nostre illusioni
che il setaccio non potrà mai contenere.
Solo alla fine del viaggio ci rendiamo conto
che senza un setaccio per filtrare,
insieme alle pietre preziose nei sacchi
abbiamo messo anche le scorie e la melma
dell’inevitabile Male,
che il setaccio dell’Anima invece avrebbe scartato
lasciandolo disperdere e dissolvere nelle acque.
I grani d’oro infine, sono tutte le preziose emozioni,
l’Amore e la compassione, il sussurro dei sogni
e la meraviglia e la carezza dell’amicizia
con tutto ciò che vive nel fluire dell’acqua del Tempo
e che rimangono splendenti in un setaccio integro e puro
così da portarle insieme a noi, fino alla fine del fiume,
in quell’immenso Oceano, dove finisce il Tempo.
Ennio Romano Forina
Uragani d’Amore

Gli uragani liberano energie
che hanno un tremendo potere distruttivo,
più grande è la loro forza
più devastanti sono gli effetti che causano
Non è così in amore,
il potere distruttivo dell’amore
non deriva da una grande forza ed energia
ma da una grande debolezza.
A tutte le donne sopratutto dico:
“Non fidatevi di amori che siano di livelli inferiori
a quello di una tempesta tropicale”.
E non lasciatevi ingannare dalle false energie,
la prepotenza e il possesso non sono delle forze,
ma armi letali. Ennio Romano Forina
Le Zanne e gli Artigli nella Mente
“Nessuno può essere libero all’interno di una menzogna”. E.R.F.
Non c’è Libertà nella Menzogna e non c’è Verità senza Libertà, e se il genere umano continua a credere nelle sue menzogne, sarà sempre schiavo di esse e al tempo stesso, con mille ragioni false, renderà schiavi tutti gli altri esseri viventi.
E il genere umano infatti ha scelto da tempo immemore la schiavitù credendo alla menzogna che lo rende colpevole dell’infame ingiustizia che compie sugli animali. Se, in altri momenti della storia della sua evoluzione aveva avuto qualche giustificata ragione – per la sopravvivenza – di doversi adattare a nutrirsi di animali, ora queste ragioni sono decadute nella degenerazione di un immane eccidio fatto in nome del profitto e non della necessità.
La schiavitù fisica imposta agli animali è la stessa che opprime quella mentale della specie umana, segregata nella prigione della sua menzogna, con cui costruisce le infernali prigioni e metodi per depredare della vita tutti gli esseri viventi.
Depredare è la parola giusta poiché l’uomo non è un predatore…nel corpo, ma purtroppo lo è nella mente.
Ed è il predatore più feroce, vorace e insaziabile mai esistito su questo pianeta. Le sue zanne e i suoi artigli sono nella sua mente che domina su un’anima spenta.
Ma non ci si può definire carnivori senza avere il corpo di un predatore, e nessun individuo onesto di qualsiasi livello intellettuale e culturale può negare l’evidenza che noi NON abbiamo nessuna caratteristica morfologica di un animale predatore.
Se il nostro organismo fosse stato progettato per mangiare carne, sarebbe dotato di zanne, artigli, e sensi come la vista, udito e odorato, molto più acuti di quelli che abbiamo, avremmo conservato una coda, che agisce da propulsore, da bilanciere nei salti e come un timone per scartare direzione rapidamente all’inseguimento di una preda come i felini, che sono predatori veri, mentre senza accessori e armi “esterni” ai nostri corpi, non potremmo sopravvivere cercando di catturare altri animali, né piccoli né grandi. Tutti corrono, saltano, volano, nuotano si nascondono, meglio di noi, e per quelli più grandi saremmo noi le loro prede. È talmente evidente che è incredibile che si continui a sostenere una dieta da onnivori che include una cospicua quantità di carne, rifiutando di considerare la realtà, come fino a non molto tempo fa, si negava la rivoluzione della terra intorno al sole.
Ma la ragione di questa negazione risiede in una peculiare caratteristica umana che affligge anche le menti degli intellettuali e dei titolati di ogni disciplina: il rifiuto delle evidenze per opportunismo. L’ipocrisia è uno dei peggiori vizi della mente umana, una specie di droga che offusca non solo le emozioni più alte come la compassione e i sentimenti, ma anche la ragione, può essere cosciente e malevole o indotta dal pensiero debole ma la sua azione è comunque devastante. L’ipocrisia rende possibile credere a quello che fa comodo, che è conveniente, non a quello che è vero. Le caratteristiche umane, sono certamente state deviate in parte, dal consumo millenario di carne, ma che ancora non ci rende dei veri carnivori anche se ci siamo assuefatti come ci si abitua a tutto. Gli organismi hanno un grande capacità di adattamento anche alle sostanze più tossiche, come le droghe, il fumo all’alcol, che alterano gli equilibri creando stimoli insani, gli organismi sopportano molti veleni anche se gli effetti nefasti occorrono dopo qualche tempo, e quindi anche i veleni della carne oltre a quelli che alla carne aggiungiamo noi.
Ma la dipendenza dal consumo di carne è stimolata sopratutto dal fatto di costituire un carburante facile e completamente rinnovabile a tutti i livelli, familiare tribale e industriale. Il petrolio: l’Oro Nero, può anche finire prima o poi, il sangue degli animali no, è l’Oro Rosso, inestinguibile, quindi l’ipocrisia umana si è concentrata sull’allevamento di animali che provvedono altissimi profitti con pochissima fatica, mistificandolo come necessario per la fame nel mondo. Sappiamo che questo è falso, al contrario gli allevamenti intensivi son placano nessuna fame, anzi causano fame di ossigeno e fame di sana nutrizione. Così la vergogna e l’orrore è ammessa e istituzionalizzata ovunque nel mondo, tanto loro sono bestie e possono sopportare qualsiasi trattamento bestiale senza che governi, istituzioni, partiti politici, coscienza collettiva, religioni, mai intervengano con un rigurgito di elementare compassione a limitare almeno le loro sofferenze.
Ma, come sempre avviene nella storia di questa specie deviata e smarrita, il potere è una droga formidabile, un delirio di onnipotenza che non sa viaggiare nel sentiero della saggezza, ma percorre ad alta velocità la strada maestra della follia e della distruzione.
Ennio Romano Forina
HUMAN SPREAD

Ovvero lo spread di cui dovremmo davvero preoccuparci.
Anche i miti più assurdi a volte contengono elementi di verità.
Si crede che un tempo venne comminata una condanna tremenda per aver dato un semplice morso a una mela. E quale condanna dovremmo aspettarci per divorare un intero mondo vivente?
– I popoli le industrie e le corporazioni di tutto il mondo non si preoccupano del futuro ma del presente.
– I partiti politici non si preoccupano né del presente né del futuro, ma di come affermare la loro supremazia sugli altri partiti e di come acquisire consensi e potere, gareggiare con gli avversari e risolvere le divisioni e i conflitti interni.
– Qualsiasi governo una volta instaurato si preoccupa di mantenere il potere e il controllo del bilancio finanziario dello Stato, molto poco del benessere dei cittadini e per niente del futuro globale.
– La protesta per il cambiamento climatico ripete lo slogan e l’idea che di fatto è la causa primaria del massacro del mondo vivente e fisico:
“ Salviamo il Nostro pianeta per il nostro futuro! ”
Ed è proprio in questo slogan la matrice del fallimento umano. Il modello mentale derivato dal concetto espresso dell’aggettivo possessivo“NOSTRO” che determina TUTTI i comportamenti e le scelte negative.
Quindi, sommando tutti questi fattori di egoismo, opportunismo, incapacità, negligenza, superficialità e perversione malefica, non c’è modo di evitare l’imminente catastrofe che io definisco la IV Guerra Mondiale, in quanto la III è già in atto da millenni, ma mai è stata così feroce e crudele come nell’era della globalizzazione nei confronti di tutto il mondo vivente per il suo incessante olocausto.
Ma gli effetti devastanti dell’aumento di una popolazione umana che si comporta in questo modo folle e perverso, arriveranno molto prima dei significativi cambiamenti climatici e saranno ancora più tremendi. Vale a dire l’incremento smisurato, incontrollato della popolazione umana su questo pianeta che diventa sempre più egoista e meno etica e sempre più distruttiva, lo sta letteralmente divorando di ciò che con eufemismo ipocrita chiamano risorse e prodotti ma che in realtà è la Vita.
Il Global Village ci ha tolto l’identità individuale, ormai siamo diventati dei dati statistici dalle claque ammaestrate dei talk show che applaudono chiunque dica una frase ad effetto sonoro, alle audience e ai campioni di sondaggi siamo solo dei codici idiotizzati dalla tecnologia smart intelligente, che non a caso si chiama così, che ci suggerisce e cambia persino le parole che non abbiamo ancora deciso di dire, da qui a controllare anche i nostri pensieri ( cosa già in atto ) il passo è breve. Quindi è facile concludere che l’avvento e il progresso della tecnologia “intelligente” è direttamente proporzionale al regresso dell’intelligenza umana.
Ennio Romano Forina
Al Coraggio di Amare

Non è facile amare davvero
chi vi sorride e vi fa, venire vicino.
Non basta che lei vi lasci entrare nella sua mente
e nel territorio del suo cuore,
seguendo solo l’impulso dei sensi,
non sei tu o lei a decidere
ma i vostri corpi ancora prima
delle vostre ignare menti all’inizio.
Una donna che vi sorride
non è un punto di arrivo,
un traguardo raggiunto,
una meta conquistata,
niente di tutto questo; è un punto di partenza
per un viaggio verso l’ignoto,
verso terre ardue e sconosciute,
che richiede un immenso coraggio.
È meglio riuscire a toccare l’anima prima
e poi avventurarsi per conoscerla
dall’interno, in tutto il suo essere,
ma per entrare in un’altra anima
si deve essere dotati di un’anima
già allenata ad amare,
un’anima che ha già accettato tutte le sfide
e subito tutte le ferite dell’amore,
piena e orgogliosa delle sue cicatrici
un’anima, indomita, leale e guerriera.
È difficile essere donna,
è difficile essere desiderate nel tempo,
ma ancora più difficile è trovare
chi non si stanchi mai di conoscervi,
qualcuno che voglia e sappia
prendersi cura della vostra libertà
che è la vostra innata ricchezza.
Partendo dall’anima nessun amore
si può estinguere e disperdere
perché è il solo amore
che annulla la dimensione del tempo,
perché l’anima è sempre bambina,
che infinitamente cresce, ma resta bambina
e il suo nutrimento è soltanto
l’amore che è sempre capace di dare
non quello che riceve.
Amore non è nel genere giusto
poiché l’amore è femmina,
fa parte dall’amore di madre,
come un fiume che nutre tutta la vita
da cui hanno origine gli emissari
tutti le altre forme di amore.
E se non sai amare
questi versi non servono a nulla
perché ti illuderai di viaggiare
restando sempre allo stesso posto.
Ma se vuoi e sai amare davvero,
preparati alla più aspra e pericolosa impresa
che un’anima possa affrontare
e preparati a fallire perché sta sicuro
che fallirai molte volte,
e se hai paura resta dove sei,
in un comodo grigiore,
rinuncia,
se non sai sopportare un distacco,
se temi le ferite e persino le offese,
se il tuo orgoglio supera
l’energia d’amore,
se non sai per esso resistere e lottare,
vuol dire che è una forza debole
e arrenditi subito,
perché puoi star certo
che l’amore ti ferirà aspramente
e ti offenderà sempre
e la tua anima starà bene dov’è
indenne, nel suo alveo sicuro
ma inutile, arida e vuota.
Ma se superi il passo
dove la paura si spegne,
e si accende il vero coraggio,
se credi che il tuo è amore vero
và avanti sicuro segui il pulsare del cuore
perché se fuggirai senza aver lottato
con tutta l’anima per quello in cui credi
non sarai mai più capace di amare.
Ennio Romano Forina
Humana Bestialis Natura
Gli animali non sarebbero mai
stati trattati come “bestie”
se la “bestia” umana non avesse
inventato e attuato
questo tipo di trattamento.
Ennio Romano Forina

L’Arcobaleno Dentro
Alla dolce Falena che un giorno
catturò l’Arcobaleno e lo nascose
nello Scrigno dell’Anima. A Simona

Appari sempre così e subito scompari
come un folletto sospeso in diafane ali
vibranti di luce argentata
vieni fuori in volo dal tuo sognante
e misterioso rifugio
per versare la polverina magica
delle tue più intime emozioni
che si muta in nostalgici pensieri
e lascia immagini di teneri attimi
di abbracci d’anime ed emozioni intense
su una carta che sembra di colori priva.
Ma passando attraverso
il denso velo di mistica foschia
che nasconde il passaggio
al regno dei tuoi sogni
e dove, in una foglia smeraldina
ti addormenti avvolta fino all’alba
dissetandoti di limpida rugiada
e gustando bacche intrise di rubino.
Tu sai che io ho visto
tutti i tuoi vividi colori
custoditi dentro la tua dolce
e gentile anima bella
tutto l’arcobaleno è dentro te, al sicuro
ma non lo fai uscir fuori
per paura di sbiadire i suoi colori
o che un improvviso forte vento,
lo catturi e lo trascini via da te.
Così ogni tanto accendo
per te anche i miei sinceri versi
in questo bosco oscuro
che io e te conosciamo bene
e aspetto che tu, piccola falena
attratta da una luce che non brucia
venga a visitare i miei pensieri.
e tendo la mano a te che voli intorno
invitandoti a posarti sulle mie dita
tese e aperte come fossero
il calice di un fiore
ma tu scendi dispettosa solo a sfiorarle
e subito ti allontani veloce per svanire
in una irridente nuvola di magica,
e dorata polverina.
Ma io so che prima o poi
ti poserai sulle mie mani e sulla fronte
e vorrai fermarti per un po’ accanto a me
nel velluto blu della notte trasparente
a contemplare il mare e rider con le stelle.
Ennio Romano Forina
Simbiosi Vs Predazione. Evoluzione contro Involuzione.
La vera differenza tra carnivori e vegani
è che i primi per nutrirsi devono
rapinare e uccidere le loro vittime,
mentre i vegani “acquistano” il nutrimento
che proprio le piante offrono come merce di scambio
agli altri animali, noi inclusi,
pagandolo con dei servizi necessari, utili e benefici.
I vegani usano i sistemi incruenti simbiotici
di reciproca convenienza,
cioè il commercio inventato dalle piante stesse.
E cosa sono quelli che allevano animali
per convertire il loro sangue in oro?
Nessun altro animale mai esistito nella pur crudele natura,
nemmeno il più feroce dei predatori
uccide per ottenere qualcosa
di diverso dal corpo dell’animale stesso.
E far nascere animali per depredarli della vita e delle carni,
vuol dire anche oltraggiare e spezzare l’energia
che regge l’universo vivente:
L’Amore Materno.
Il delitto peggiore che si possa mai commettere.
Ennio Romano Forina
A un Piccolo Splendido Fiore
Non so se hai mai pensato
che tra i tanti fiori vistosi e sensuali
di colori smaglianti e profumi inebrianti
l’umile e timida Margherita invece
somiglia così tanto al Sole a cui si volge
dialogando con i suoi raggi
durante tutto il giorno
e dai quali trae il suo nutrimento?
Un emisfero di vivido giallo al centro
e tutt’intorno raggi di splendente e bianca luce
che come il sole in cielo risplendono nei prati.
Nessun bianco eguaglia il bianco
dei petali di una Margherita
quando non è ferita o calpestata e subisce
gli oltraggi per essere esposta nei passaggi
ma anche allora la Margherita si rialza
e fieramente riprende la sua forza
dalla potente energia del suo cosmico Tutore.
Se tu fossi un fiore, anima bella,
non potresti essere che una Margherita
semplice, essenziale, nella tua candida
eterea e d’anima pura delicata veste
che soltanto si nutre di luce solare.
Io non colgo mai i fiori,
semmai li accarezzo gentilmente
e nel contatto fra la loro e la mia energia
sento ancor di più quella bellezza in me
che sarebbe spenta e morta se fossero recisi
e agonizzanti in uno stupido vaso,
li lascio essere e splendere nella loro luce,
specialmente una vulnerabile margherita
che è la più indifesa, disprezzata e offesa,
e a volte mi sdraio su un prato insieme a loro
per imparare anch’io dal Sole
come le Margherite da sempre sanno fare
a vivere, a resistere e ad amare.
Ennio Romano Forina
Quel che Resta di un Amore

Le persone meravigliose
sono quelle che nonostante i loro cuori feriti,
le loro vite spezzate, deluse e confuse,
nonostante tutto,
sanno ancora provare meraviglia.
Quelli che si lamentano soltanto, di solito sono gli egoisti, perché anche loro sono vulnerabili e quando succede che vengono battuti dagli altri rinunciando a meravigliarsi e ad amare rivelano di pensare solo a sé stessi e quindi di essere incapaci di amare. Per questo dico che le persone meravigliose sono quelle che non rinunciano mai.
LETTERA A UN’AMICA
Ma tu sei una di quelle persone che non ha mai perso la capacità di meravigliarsi e quindi di amare. L’espressione della sofferenza in sé non è assolutamente indice di egoismo. La distinzione tra chi comunica il proprio dolore conservando tutta la capacità di amare e quelli che lo fanno solo per auto – compiangersi di essere stati feriti o sconfitti non è racchiusa in una formula. Nulla può essere definito da una formula nemmeno il Cosmo. Perciò la mia asserzione include altri elementi che rivelano e distinguono le anime egoiste da quelle amanti. Quindi sta tranquilla che non ho detto che esprimere mostrare al mondo la sofferenza sia egoismo anzi, è coraggio e sincerità.E le persone che hanno il coraggio e la sincerità sono anche quelle che sanno amare di più, cioè non sono egoiste. Si deve riconoscere l’egoismo sotto l’ipocrisia della sofferenza manifesta e questo ti assicuro non è il tuo caso. Infatti quello che sostengo è di guardare sempre in profondità tutto ciò che appare e avviene mentre al contrario molti si fermano solo alla superficie delle cose. Per concludere la mia distinzione è sostanziale non formale. Le lacrime sembrano uguali ma non tutte sono fatte dello stesso umore. Penso di dover pubblicare questa nota nel caso anche altre persone abbiano avuto le tue stesse perplessità che spero di aver chiarito.
Ennio Romano Forina
Versi Vaganti nel Cosmo e sulla Luna
Invidio il vento che scuote i tuoi capelli,
che non posso attraversare con le mani
Invidio i raggi del sole che al mattino,
svegliandoti baciano il tuo volto.
Invidio la tazza di caffè che schiude le tue labbra
e il gatto che stringi sul tuo petto.
Vorrei essere il tepore del tuo morbido letto
in cui pigramente indugi il tuo riposo.
Il sussurro che tutte le tue paure fa sparire
La ragione che ogni tuo sorriso accende.
La strada, dove i tuoi passi scorrono veloci.
L’orizzonte, dove il tuo sguardo si smarrisce.
Le onde in cui t’immergi e avvolgono il tuo corpo.
La manciata di stelle che contempli estasiata
Le grandi ali per levarti libera in volo.
Il rifugio, che ti nasconde e rassicura.
La Luna vanitosa che nel respiro del mare
si specchia e solleva le onde del tuo seno.
Essere il desiderio che freme nel tuo cuore
per cadere nel tuo profondo abisso
in un viaggio senza confini e senza tempo.
In me sei sempre la realtà di un sogno
non il miraggio d’una semplice illusione.
L’unica vera essenza di un incanto senza fine
per tutto quel che sei nel cuore e nella mente
per la tua molte volte ferita e offesa
ma non vinta e indomita anima bella.
Sei presente e vera in tutti i miei momenti
la tua dolce e calda voce nella mente
nella scia degli invisibili vortici
che seguono del corpo le armoniche movenze
nel vento e l’aria stessa che attraversi,
sei sempre l’ineffabile musa ispiratrice.
Sono questi ancora i miei pensieri amanti e veri
come sinceri sono il sole, il vento e il mare,
che dall’anima continuano a fluire
come un impetuoso e limpido fiume
che dalla sua sorgente scorre sicuro
solo per riversarsi nel tuo Mare.
Ennio Romano Forina
Il Mio Lato Oscuro
Il mio lato oscuro è che non mi interessa
di quanto male e soprusi possa aver subito nella vita.
Quello che davvero conta e sempre conterà
è di aver evitato il male che “io” potrei fare ad altri
anche involontariamente, se avessi soltanto voluto
odiare e rammaricarmi o se avessi scelto l’indifferenza,
la superficialità e l’egoismo,
o se mi fossi fermato a compiangere me stesso
per la crudeltà, la falsità, la prepotenza
e la furbizia di molti altri,
che hanno sprecato l’anima per un posto nel sole,
dei tanti che hanno incrociato il mio destino;
prevaricatori, sudditi di poteri e di fazioni
avidi e servili, ipocriti altruisti e colmi di invidia,
predatori ingordi di spazi vitali e spirituali.
e se tutta la crudeltà umana verso gli altri esseri viventi
mi avesse sconfitto per aver aperto in me
la ferita letale che non potrà mai essere sanata.
Questa è la mia filosofia oscura:
ciò che gli altri han fatto o fanno nell’odio o nel disprezzo
anche volutamente contro me non mi tocca affatto,
sono io che alla fine devo esser certo
di non essere mai la causa della sofferenza altrui
ma piuttosto la coscienza di un contatto d’anime benefico
Ho visto e vedo ancora il predominio del Male,
dal passato al futuro imporsi sempre su tutto,
e il continuo dilagare delle crudeltà più perverse.
Ma ho incontrato anche Angeli, li ho riconosciuti,
sebbene molto pochi ma veri, come vere sono le stelle
e come le stelle mi hanno dato la certezza
che il Male e chi lo sceglie come via maestra,
per quanto dominante e orrendo nei suoi molti aspetti
è finito in sé stesso e non può che essere il Nulla
come soltanto l’energia cosmica dell’Amore
genera Vita e certezza dell’Essere.
Ennio Romano Forina
Versi Scritti dalle Onde

Amo l’ombra che la notte
avvolge sulla deserta battigia,
quando le onde brillando
degli ultimi riflessi di Sole
danzano insieme alle stelle
per tornare ad essere
il cielo unico che sono,
in esse eternamente perso
immergo la mia mente
e non mi serve altro
che esser dove sono,
insieme a loro.
Ennio Romano Forina
Come chi ha le Radici in Terra e la Chioma in Cielo
La realtà che conosciamo è limitata in una dimensione orizzontale spessa pochi metri, non conta salire su un grattacielo o viaggiare in aereo il nostro orizzonte è piatto e confuso. Raramente volgiamo lo sguardo sotto o sopra di noi per conoscere e sentire quello che gli alberi e tutta la vita vegetale sente da miliardi di anni. Dovremmo fare come loro poiché hanno le radici saldamente nella terra e la chioma proiettata in cielo e nel Cosmo.
Noi siamo di fronte all’evidenza di tutto quello che gli alberi e le piante possono sempre insegnarci e che hanno capito molto tempo prima che noi imparassimo a usare la loro conoscenza attribuendocene il merito.
Ennio Romano Forina
Quello che le Piante Conoscono
DOVREMMO IMPARARE DA LORO
La Terra non è altro che una parte di Cosmo addensata in un globo, e contiene tutta la ricchezza degli elementi che sono sparsi nel Cosmo stesso. Le piante lo sanno, e hanno imparato a trasformare le rocce in un suolo fertile e dall’humus che hanno generato, saturo dei minerali necessari ai processi vitali a trarre tutto ciò che a loro e a tutto il mondo vivente serve non solo come nutrimento, ma anche per curarsi e difendersi. Sanno discernere le sostanze benefiche per usarle (sia per crescere che come moneta di scambio), da quelle tossiche, che esse utilizzano per difendersi nei loro delicati processi di crescita e propagazione e riescono impeccabilmente ad assorbire e utilizzare efficacemente le une e le altre.Dovremmo imparare da loro, poiché anche la nostra esistenza temporale non è altro che l’humus di eventi in cui affondiamo le radici delle esperienze, dalle quali possiamo assorbire il nutrimento benefico o i veleni dannosi anche per noi stessi, ma a differenza delle piante quasi sempre non siamo capaci né di saper distinguere il nutrimento dalle tossine, né tantomeno di saperli utilizzare per crescere bene, difenderci e nutrirci di conoscenza e di saggezza e di vera Vita.
Per chi ha interesse a riflettere di più sulla intelligenza sensibile delle piante, segue a breve un mio racconto metaforico sulla relazione travisata e nefasta dell’animale umano verso l’animale pianta.
Ennio Romano Forina
Un cappuccino con latte di soya al bar.
Un Cappuccino con Latte di Soya al Bar
To My Dearest Friend, Fani Ardelean.
Dimentico sempre qualcosa, ne ricordo mille, ma fra le mille una la dimentico, non c’è nulla da fare e di solito è la più importante.
Vado al centro di Roma, con il preciso scopo di comprare uno dei migliori caffè, al S. Eustachio caffè storico, vicino al Pantheon, materiale per dipingere, pennelli, tele, ma anche per andare nelle librerie. Sono luoghi che vale sempre la pena visitare, non leggo quasi mai libri interi ma singole pagine, parti di qualsiasi libro o argomento che desti il mio interesse, e di solito questo avviene nelle librerie, specie quelle in America che sono più accoglienti, più favorevoli alla consultazione. C’è molto spazio e posti in abbondanza in cui sedersi comodamente e ristorarsi e i commessi si danno da fare moltissimo nell’aiutare i clienti.
Le nostre sono più frenetiche, almeno a Roma, non c’è posto per la calma e la sosta meditativa in questa città, tutto ruota freneticamente nel”touch and go” turistico.
Le “sirene” con i corpi impeccabilmente infilati nei loro sacrali tubini e magliette nere, stazionano all’esterno dei ristoranti e delle trattorie invitando a sedersi per un’aperitivo, un pranzo una cena, e i negozi anche con le loro vestali anch’esse con insostituibili uniformi nere essendo il nero il colore più autorevole, della religione e della legge, anche quella del consumo. Una colazione, un’aperitivo, dunque ma prima ancora di finire sei contagiato dal loro nervosismo e ansia di catturare nuovi clienti mostrata così bene che anche tu lasci mezza colazione o pranzo e te ne vai prima possibile.
Spesso è così anche in amore.
Ma sto dimenticando ora di parlare di quello che dimentico sempre; quella stupida, singola cosa più necessaria delle altre che resta nell’oblio della memoria ma che è quella che serve di più, più di tutte le altre. Distrazione, certo, forse dimentichiamo e trascuriamo le cose più importanti proprio perché “sono” le più importanti.
Dunque, stamattina sono uscito di casa, con la netta sensazione di aver dimenticato qualcosa, allora ho guardato con ansia mentre ero in macchina con il motore avviato: le chiavi? no, sono tutte insieme infilate nel cruscotto, lo smart phone? Non se ne può fare a meno, ma lo dimentico spesso, il note-book e le note scribacchiate su un mucchio di pezzi di carta da rivedere? Le penne i carboncini? Gli occhiali da sole e da lettura? Nemmeno, sono nella borsa grande che porto sempre con me per definire una eventuale ispirazione.
No, accidenti, sembra che ci sia proprio tutto quello che mi serve per la giornata, quindi parto, arrivo al centro commerciale ed entro subito, ma stranamente dimenticando di lasciare briciole di pane e semi per i passeri nell’area di parcheggio, come sono solito fare.
Mentre supero l’ingresso, mi rendo conto di non aver eseguito questo rituale e sento un lieve turbamento, ma niente di più. Il ristorante è pieno di gente, sono tutti lì come sempre, vociferano, si destreggiano in acrobatiche evoluzioni fra forchette e cellulari video games e sms, grandi e piccoli, nelle loro espressioni di nevrotica socialità, ma in quel momento mi sembrano come fantasmi, grigi e inconsistenti, e non ho sensazioni, ricordi, impressioni di simpatia e curiosità, allora sono percorso da un brivido quasi glaciale, mi fermo come sospeso nella nebbia e sento un forte impulso di guardare dentro, dentro di me, introspezione,eseguo e vedo un vuoto, una voragine ed una assenza fuori e dentro me e finalmente mi rendo conto, di aver dimenticato l’anima a casa.
Dunque, in preda all’ansia torno alla macchina e guido velocemente verso casa, per riprendermela prima che possa volare e finire chissà dove, lasciandomi senza.
Apro la porta, entro di corsa senza fiato e, respiro di sollievo, la ritrovo, proprio lì sul divano dove ho passato l’intera notte a dormire un po’ e riflettere, ma non a sognare.
Se ne sta bella sdraiata con i gatti come durante la notte, non l’hanno graffiata, come il divano nuovo ridotto a brandelli, è intera, tra i plaid e gli sguardi sornioni di Letizia, Ciuffetta e Martino che si sono sdraiati sopra a lei e tutti insieme se ne stanno beati e compiaciuti.
Tra le pieghe e i risvolti dell’anima, posso vedere affiorare anche tutte le nostalgie, le aspirazioni e i ricordi persi e lontani nel tempo o nello spazio, e prima di indossarla di nuovo, mi accorgo che ancora avvolto nella parte nuova c’è lo sguardo limpido dei tuoi occhi di giada. Ennio Romano Forina
Poema Dell’Amore Vero
Dedicato a tutte le donne che hanno lasciato entrare il fuoco nei loro cuori per riscaldarli e non per farli bruciare. E.R.F.
Se vuoi sapere perché tra tanti sguardi ho scelto il tuo
non chiederlo a me chiedilo ai miei occhi
che non si stancano mai di perdersi nei tuoi.
Chiedilo alle mie mani che su te si librano
dispiegando ali di un rapace amore
che dolcemente strappa le vesti adagiate sul tuo corpo
per vederti affiorare splendida dal sogno
come diafana dea dall’acqua emerge
bagnandosi di sole.
Chiedilo alle mie labbra che accendono le tue
del rosso dorato che al mare regalano i tramonti
alla mia bocca che si posa leggera sul tuo viso
e bacia e morde quella tua dischiusa
per dissetarsi nei torrenti impetuosi e caldi dei tuoi baci.
Chiedilo alle mie mani mentre accarezzano
e stringono le tue al mio petto che adagiato
e premuto contro il tuo unisce in un’unico respiro
i nostri due sospiri
ai generosi seni in cui lascio che il viso mio si affondi
e in essi sommerso morderli e baciarli
per rinascere in te ancora e dissetarmi
alle tue sublimi sorgenti del dolce nettare
prezioso nutrimento della Vita.
Rincorrerti ovunque sei è più che il mio destino
stringere il tuo corpo e l’anima insieme
in un solo forte abbraccio
tenerti a me stretta prigioniera e senza via di scampo
e poi lasciarti, libera di correr via
in tutte le tue impreviste e repentine fughe
inseguirti e raggiungerti in ogni tua ribelle corsa.
Afferrare il turbine dei tuoi sciolti lunghi capelli
che scorrono fluidi nel vento
farti cadere dove le onde s’avvolgono costringendoti alla resa
e fra la sabbia e il mare accendere in te il fuoco
che brucia e non ferisce
ma lancia i sensi oltre l’orizzonte
superando ogni spazio e tempo conosciuti.
Scivolare lungo le vertiginose discese
delle tue gambe dischiuse
perdermi nel tuo viso di Luna e nel trionfo dei tuoi seni
sfiorando le tue guance le morbide e le sfacciate cupole del culo
tuffarmi nell’architettura perfetta
del trapezio al centro del tuo corpo di donna
che disegna e accoglie la dimora della nuova vita.
Tutto di te mi attrae e tutto voglio scoprire
pianure monti e valli della tua florida terra
un continente intero da percorrere ed esplorare senza fine
nei segreti templi ove si cela la primigenia essenza
e dalle tue piane distese scendere nei tuoi abissi
attraverso i passaggi dove scorrono tutti gli umori della vita.
L’Amore accade e non sappiamo come si accende
ma sappiamo quando per la sua potenza questo avviene
come il fuoco racchiuso nella profonda terra
trova sfogo senza alcun preavviso all’aria aperta
brucia la vita intorno ma al tempo stesso la rinnova.
L’amore vero non conosce paura e non si cela
dietro cortine di falsi e ipocriti pudori
ha il coraggio di mostrarsi in piena luce e in volto.
L’Amore avvolge nel suo immenso calore.
L’Amore irrompe prepotente, desidera diventa cresce straripa
e rompe argini e barriere come un impetuoso fiume in piena
come un uragano non si può arrestare
spazzando via ogni altro scialbo e spento sentimento
e tutto quanto non è forte ricco e vero.
Come l’immaginazione l’Amore è sconfinato
sregolato e ribelle visionario per mirabile follia creativa
pervade i sensi li accentua li accresce e li fa perfetti.
L’Amore è la certezza ed è paura che la certezza poi svanisca
e se è tutte queste cose l’Amore è anche unico e leale
quando è così tanto a lui non serve altro
che un infinito tempo per donare
L’Amore che non esita e che sceglie la sua strada
e non vacilla che indomito ama anche quando
viene sconfitto ma non vinto.
L’Amore vero non illude non si stanca e non si arrende.
L’Amore che si placa e non rinasce sempre
non è amore vero ma un fuoco di paglia
che si estingue in breve lasciando solo cenere
senza più calore e il cuore perso
in un deserto arido fatto di vuoto gelo.
L’Amore è quello che ti soffoca di baci
e che in ogni istante ti sorprende e quando a notte
il sonno ti pervade e sulla mente scende
mentre si destano le ombre di paure e ansie
invano nascoste di giorno dalla luce
l’Amore si adagia al tuo fianco
e avvolge strette le sue ali intorno a te per esser certo
che i tuoi sogni siano solo lieti e lievi
e ti copre e ti nasconde ti abbraccia ti colma
e ti rassicura e quando ti risvegli
l’Amore è un’alba d’oro e il fuoco di un vulcano.
L’Amore è quando dove tu cammini diventa il paradiso
è il tessuto che avvolge il calore del tuo corpo
che prende vita a toccarlo come fosse
la tua stessa diafana pelle e diffonde la tua femminea essenza
e tutta la fragranza del dolce tuo profumo.
L’Amore è nei tuoi veloci passi di donna
in ogni tuo sorriso e nel ritmo fluido
delle onde dei tuoi fianchi
che seguo e sento vibrare fra le mani.
L’Amore è quando ogni parte del mio corpo
freme solo al solo pensiero di sfiorare il tuo
è prenderti per mano mentre guardandomi
scosti i capelli dal tuo viso.
L’Amore è quando ci cattura nel vortice
di una nube mistica di oblio che
s’avvolge attorno a noi e tutto il resto esclude.
Non so quanta parte d’amore hai prima davvero conosciuto
ma l’amore non è parte di poco o tanto
deve esser tutto o non è niente
e qualunque in te sia stato il suo destino
nonostante tutto devi esser certa
che questo mio sincero amore
ti ha davvero immensamente amata.
Le parole vere anche se inascoltate
sono atti d’amore e quando sono dette non si possono negare
sono carezze e baci schiaffi e desideri
sono grida e gemiti e sussurri
di labbra dischiuse per pensieri intensi
che vogliono essere ascoltati
sono colpi d’Amore seni palpitanti al respiro eccitato
mani che stringono le tue e avvincono i cuori le anime le menti
e i corpi che si immergono nei vortici di tutti i loro abissi.
Sono sudore umore cosce che ti cingono
e ti fanno prigioniero senza scampo.
Le parole non sono solo suoni o segni
sono lo sguardo dell’anima e del cuore
messaggeri imperfetti ma potenti delle visioni e dei sensi
se sono sincere sanno realizzare atti più veri dei reali gesti
possono toccare accarezzare convincere o dissuadere ferire
e a volte far morire.
Sono le tumultuose labbra che consumano di baci
provocando tempeste e maree di fluidi vitali
e le parole sanno come il corpo sa
anche scopare
diventando energia pura che supera abissi di distanze
e accende di passione anche lontano un altro fuoco.
L’Amore è ciò che il solo tuo pensiero desta in me
che attinge dall’impulso della Vita
e non si può arrestare trascina inesorabilmente
come un vortice d’onda e in me e sopra me
si avvolge e mi sommerge.
Voglio essere tuo voglio riempirti di me voglio che mi divori.
Ma forse ormai sei passata oltre l’irripetibile collisione dei destini.
Sei una donna combattiva libera e fiera
e io un vero uomo prigioniero nella tua trappola d’amore.
Ma tu non sei solo una donna
sei un campo di battaglia
e ti presenti in armi alla disfida dell’Amore
piantando i tuoi vessilli d’indaco sulle battaglie vinte
anche se sai che vincere tutte le battaglie
non vuol dire affatto vincere la guerra.
Tutto il mio essere adesso può darti una risposta
siamo frammenti di Cosmo
stelle pianeti comete o meteore vaganti catturate
nell’onde di attrazioni misteriose per destini
diversi e sconosciuti e quando l’impatto d’anime
infine avviene cambia per sempre l’Universo intero.
Questo è l’unico Amore primordiale mistico e vero
ed è questo l’Amore così potente audace
che vuole che tu sia per sempre certa
che nel cuore e nell’anima tu sei ancora al tempo stesso
immensamente libera e immensamente mia.
Tu sei la forma visibile di tutto ciò che esiste…
Sei la spiaggia e le onde del mare
Sei l’aria e il vento
e sei le terre emerse
Sei le foreste e i laghi
Sei le calde e umide caverne e le distese d’erba
Sei del fiume la sorgente sei l’Amore
Sei polvere di stelle e sei la Luna.
Ennio Romano Forina
Cold Case della Politica/ Parte 1a
Un mio articolo di alcuni anni fa, che riflette credo, per molti versi, le realtà politiche di questi ultimi anni.
C’era una volta un giovane avvocato in una piccola cittadina francese il cui nome era Massimiliano Robespierre, che aveva deciso di difendere un popolo vessato, trascurato e affamato dall’oppressione dell’aristocrazia e del clero e quindi di intraprendere l’esaltante e drammatica strada di un grande evento storico con il sogno di poter contribuire all’affermazione di innovativi principi etici di giustizia, libertà ed eguaglianza dovuti non per casta o dinastia, ma per il semplice fatto di esistere. I successori della sua breve ma significativa esperienza, fecero in modo, in seguito, di definire la sua azione politica con una brutale, sommaria e dispotica semplificazione negativa in tal modo consegnando la sua figura all’oblio della storia per più di due secoli.
Quindi, anche il giudizio storico superficiale e di comodo impresso nei programmi scolastici non è stato benevolo nei confronti di questo indiscusso protagonista principale che, fra altri profondi pensatori, aveva con più coraggio e abnegazione tentato concretamente di infondere al processo rivoluzionario obiettivi più elevati e che al culmine della sua influenza politica, invece di farsi nominare tiranno o imperatore, decise di suicidarsi politicamente e fisicamente, travolto dalla degenerazione degli eventi e dai complotti della restaurazione, ma sopratutto dall’evidenza della inutilità di proporre principi etici che nessuno avrebbe mai voluto seguire e tradito da quello stesso popolo che aveva con così tanta convinzione e ingenuità amato e cercato di difendere. Certo i principi etici devono prima essere definiti e non si possono imporre come le leggi, ma nel seno di una società civile che vuole davvero evolversi essi devono essere riconosciuti, allevati e custoditi non richiamandosi ad improbabili emanazioni divine o codici precostituiti irrefutabili, ma in base ad analisi convincenti ed evidenze tali da costituire le pietre miliari di un cammino verso una società umana civile davvero etica e giusta e sempre perfettibile. E l’uomo, che persino dai suoi nemici veniva riconosciuto come “incorruttibile” e che nei suoi primi interventi alla Convenzione, aveva proposto invano di abolire la pena di morte, venne poi accusato di essere il maggior responsabile di un sanguinoso periodo di cospirazioni e vendette private, prodotte da quei famosi e sciagurati Comitati di Salute Pubblica, tribunali posticci di improvvisata natura, che gestivano quella che si poteva definire una sagra delle vendette e delle intolleranze personali, denominata “Terrore” che finì col travolgere anche moltissime persone illustri e incolpevoli.Certo, al giorno d’oggi non ci sono più i Comitati di Salute Pubblica ma quelli di Salute Privata sì, e le teste anche se in senso metaforico, cadono lo stesso, perché si attua una selezione trasversale così radicale e diffusa in tutti i settori più remunerativi e importanti, mentre si costringono appena a sopravvivere i soggetti che hanno migliori qualità e inventiva. Sono ben rari gli accessi alle industrie e alla politica consentiti a quelli che davvero lo meritano, mentre per inserirsi in qualsiasi segmento di attività bisogna far parte o essere accolti nelle famiglie corporative per mezzo di adeguate introduzioni. E se si vuole iniziare una attività nuova le difficoltà burocratiche e finanziarie sono tali da scoraggiare qualunque impeto creativo.
Più che dei giudizi degli eventi basati sulle cronache e sul lavoro degli storici, preferisco di solito attenermi all’espressione originale del pensiero e delle ragioni che modellano e costruiscono le azioni umane. È possibile, dalla lettura dei concetti originali di una mente, essere in grado di distinguere meglio tra la retorica e la passione, tra la demagogia e la generosità d’animo, tra la sincerità e l’ipocrisia.Ma questo articolo non riguarda un personaggio storico né gli eventi nei quali si è svolta la sua vicenda, per quanto importante questa possa essere stata. Riguarda bensì la natura umana in genere e i conflitti che conseguono dall’incapacità di dialogare anche nell’ambito di questo presente storico.
Infatti, se si considera il clima attuale sembra che le varie aggregazioni politiche parlino lingue diversissime e siano anche mancanti di interpreti; sembra, ma non è così, in realtà esse parlano la stessa lingua e vogliono e fanno o non fanno le stesse cose, solo che appartengono a condomini diversi, squadre diverse, campanili diversi, regioni diverse, nazioni diverse. Credere che il disagio sociale attuale sia attribuibile ad un sistema ideologico o ad un governo piuttosto che un altro è una ingenuità o se lo è lo è in minima parte, e non fa altro che contribuire a riprodurre il terreno di coltura delle caratteristiche negative di una società civile. Credere che basti sostituire una squadra dirigente è ancor più una pura demagogia se prima la squadra che si candida al suo posto non dimostra chiaramente intenzioni e progetti e si prende la responsabilità di fronte al popolo di metterli realmente in atto. Il problema è biologico prima che antropologico perché nella natura umana è insito l’impulso a cercare aggregazioni circoscritte e”corporative”, anzitutto per essere più forti, per la sopravvivenza, poi spesso purtroppo, sconfinando nella sopraffazione di altre aggregazioni più deboli. Nessun sistema ideologico o politico ne è esente, ma è più evidente in quei sistemi che non hanno meccanismi di direzione etica e autoregolazione “sani”, sistemi nei quali invece queste tendenze primordiali si generano, si sviluppano incontrollate e diventano egemoni.
Le varie corporazioni esistenti anche se piccole, riflettono le regole e i comportamenti delle grandi corporazioni, consentendo l’ingresso non ai migliori e ai più onesti, ma a quelli più utili alle aggregazioni e soprattutto a mantenere equilibri di potere e di influenza pubblica. E la cosa pubblica, la burocrazia, è permeata dalle regole criptiche non interpretabili dai profani come oscure entità, dispettose e malevoli, che come veri e propri “Trolls” delle saghe nordiche, irretiscono, confondono, creano ostacoli, inibiscono, nascondono, terrorizzano e infine deridono chiunque abbia delle vere buone intenzioni vanificandole.
Che fare dunque ora di fronte all’evidenza di queste realtà? Certamente devono esserci, come ci sono sempre stati anche se in numero esiguo, dei generosi, altruisti e sconosciuti eroi-eroine della impopolarità che operano per il bene comune senza quasi chiedere nulla in cambio. Di loro non si sentirà parlare troppo, essi seguono percorsi di sofferta consapevolezza e di ideale lungimiranza, sconfitti ma non vinti, rappresentanti della ragione e dei buoni sentimenti, promotori di una generosità che va al di là del proprio clan e persino della propria specie, sconosciuti pilastri dell’etica universale essi studiano, lavorano, operano non per predare la vita ma per contribuire a migliorarne le condizioni. A loro storicamente viene data voce solo per il breve tempo di ritrovare la giusta direzione dopo le devastazioni causate dagli altri.
Adesso si guarda al cambiamento e tutti sono con il naso all’aria pronti a fiutare il vento in un suo possibile volgere di direzione e forse ad allinearsi ad esso. Certo l’allegoria del vento del cambiamento è il segnale di cui ha veramente bisogno un Paese come indicazione di percorso. Che sia il vento a decidere i piani, i progetti, le iniziative concrete, le valutazioni cristalline non offuscate da interferenze di interessi particolari. Si deve solo passare la mano e poi si comincerà a lavorare sul da farsi. Perché dopo, perché non prima? Le parti che si dichiarano competenti e alternative a guidare il paese imperversano come sempre nella denigrazione incessante e totale del lavoro altrui con generiche affermazioni sempre uguali, ripetitive e stanche, senza dire altro.
Ma tornando al riferimento iniziale del personaggio storico, si sa che persino al culmine della sua influenza politica, Robespierre sembra possedesse solo tre vestiti di cui aveva gran cura e abitasse in subaffitto nella modesta casa di una famiglia parigina, è significativo che i soggetti umani che hanno veramente rivoluzionato le leggi sociali ed etiche nel corso della storia, erano quasi tutti poveri, mentre i conquistatori di dominii, quando ci riuscivano, hanno costruito imperi di creta che si sono dissolti sulle loro ossa e quelle di milioni di esistenze sprecate. Se quindi davvero si anela al cambiamento, i soggetti preposti a farlo per incarico popolare dovrebbero avere la cultura e la volontà di iniziare a metterlo in atto finalmente su sé stessi, considerando la natura del loro impegno come una missione più che un lavoro comodo e sproporzionatamente remunerato, auto-riducendosi emolumenti e privilegi o proponendo in aula leggi e regole per farlo e disponendosi a porre sopra ogni cosa, sopra gli antagonismi, il bene della collettività. La domanda da porsi è se quelli che ambiscono al passaggio di consegne siano davvero diversi, più idonei e più impegnati a prendere in carica il controllo della cosa pubblica o si differenziano solo per il colore della cravatta?
Spesso i partiti politici quando si rivolgono al popolo si comportano come quei seduttori delle soap opera che promettono la luna alle amanti per convincerle a donare il loro corpo per poi abbandonarle o relegarle ad una esistenza negletta e di sacrifici, mentre loro vanno a sperperare fortune in dissolute aree mondane. Non servono promesse, né dichiarazioni di intenti generici e vaghi, servono certezze di percorsi. Questa società civile, come altre realtà analoghe, sperimenta il paradosso di Robin Hood nel difendere i poveri: togliere ai ricchi per dare ai poveri di per sé non è una soluzione, perché senza delle regole e dei percorsi virtuosi, quando i poveri saranno diventati ricchi si comporteranno anche loro da ricchi, egoisticamente e prepotentemente, sfruttando il loro potere e togliendo agli altri la possibilità di emanciparsi e sviluppare le loro esistenze. Forse sarebbe molto più positivo convincere e stimolare le imprese a investire le loro risorse e i loro surplus sui poveri, a condividere le loro attività, aprendo le strade ai loro ingegni e moltiplicando le loro possibilità. Qualcuno lo fa in altri paesi. Da noi le strade si aprono quasi esclusivamente ai soggetti più “familiari”.
E come si manifesta questo tanto decantato spirito di cambiamento? Nei dibattiti dei luoghi istituzionali il nome dei deputati è ancora preceduto dall’aggettivo “onorevole”. È una bella parola non c’è dubbio, molto significativa, che evoca rispetto per la figura rappresentativa che indica, anche se spesso se ne è abusato in casi di cronaca cittadina conflittuale con la famosa frase ” Lei non sa chi sono io!” Cambiare? È mai stato calcolato quanto tempo in più occorre per pronunciare in un discorso una parola composta da cinque sillabe come questa: o-no-re-vo-le, moltiplicato per tutte le volte in cui viene ripetuta in forma singolare, plurale, generi femminile, maschile e transeunti? Tanto, così tanto tempo da costituire uno spreco inutile e costoso. Si pensi se al posto dell’universale OK si sostituisse un termine di affermazione di cinque sillabe. Forse le comunicazioni globali subirebbero un rallentamento di trasmissione di dati drammatico. Ma per dare sostanza all’onorevole nostrano, bisognerebbe che coloro che ne sono titolati, si comportassero con la dovuta coerenza per il significato rappresentativo in esso contenuto. Invece si scambiano accuse e illazioni gravissime, usano il sarcasmo e il dileggio, lo scandalismo come armi improprie, come in una tifoseria calcistica, sono costantemente propensi alle risse, disprezzano gli avversari a priori e cercano di neutralizzarli con metodi molto diversi dalla dialettica, ma quando si confrontano fra loro, al di fuori e all’interno delle agoni della politica e dei media, ma lontani dallo sguardo pubblico, chissà perché, diventano tutti ossequiosamente colleghi.
Cambiare come le mode e i costumi, così anche adesso i flussi politici arcaici ritornano a proporre improbabili età dell’oro e del benessere solo vincendo la partita politica, ma come nel gioco nazionale così tanto amato da tutti, dove persino le opposizioni ideologiche si attenuano fino a scomparire risucchiate nell’alveo della fede calcistica, alla fine di una partita, dopo una vittoria, al conseguimento di un primato, alla fine della esultanza collettiva, al popolo dei tifosi non resta altro che la memoria dei colori della propria squadra sventolanti sulle teste dei vinti, della conquista di coppe e scudetti innalzate al cielo, mentre pochi altri, con basso profilo e senza tanti clamori, raccolgono i copiosi frutti del fervore sportivo. E la politica che sopravvive sempre negli agi è la stessa che in modo uniforme fa finta di piangere per il popolo che non arriva a fine mese, volendo ignorare che spesso il popolo, non arriva neanche all”‘inizio” del mese.
State tranquilli che un semplice cambio di personale, fatto con gli stessi criteri di sempre, non potrà portare nessun tipo di rivoluzione etica e pratica ma solo un rimescolamento di carte da uno stesso mazzo, che servono per giocare lo stesso solito gioco e come in una delle più semplici proprietà matematiche, anche invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
Ennio Romano Forina
Genesi 1: 26-29
Se, come dice quel complesso di scritti che si chiama Bibbia, un Dio avesse voluto creare degli animali al solo scopo di fornire cibo e sostanze per la specie umana, non li avrebbe creati senzienti e dotati di un’anima sensibile, quale essi manifestano di avere tale alla nostra. Non li avrebbe dotati di istinto materno, non sarebbero stati affettuosi, come è evidente che essi sono e non si sarebbero affezionati tra loro e nemmeno all’uomo che doveva solo ucciderli, e non avrebbero provato sofferenza e urlato di dolore quando li scanniamo, non avrebbero allattato e difeso i loro figli come noi allattiamo e nutriamo i nostri, o covato le loro uova e nutrito i loro pulcini difendendoli a costo della loro stessa vita. Non sarebbero stati né altruisti né generosi e non avrebbero avuto paura di essere sacrificati per i nostri comodi. Solo un dio incapace, sadico, insensibile o imperfetto, avrebbe creato delle specie per farle diventare un cibo che soffre, un cibo sensibile e dotato di sentimenti di puro amore incondizionato.
E quindi, se dovevano costituire il nostro cibo, li avrebbe creati insensibili alla sofferenza, al dolore e agli affetti come sono i frutti delle piante, (ma non le piante stesse).
La realtà è che dio, se esistesse a somiglianza umana, avrebbe sbagliato specie, dando agli animali l’anima migliore, la sensibilità più vera e cristallina, la dedizione migliore e l’amore materno migliore e tralasciando tutti quei tanti umani adulti e piccoli che con la loro ignoranza e con le loro crudeltà sadiche e perverse, dimostrano che un’anima a loro, quel dio si è proprio dimenticato di darla.
“Crescete, moltiplicatevi , ( e moltiplicate gli animali per farli soffrire.) “Tutto ciò che si muove e ha vita vi servirà di cibo” –
– Certo, per riempire la terra e gli oceani e i fiumi del loro dolore e del loro sangue e il Cosmo della nostra vergogna! –
Ennio Romano Forina
Il Tempo, alla Fine e al Principio del Tempo.
IL TEMPO, ALLA FINE E AL PRINCIPIO DEL TEMPO.
Allora non importerà “quanto” avremo vissuto
ma “come” e “perché” avremo vissuto.
È facile che possa scorrere un’intera e lunga vita
senza aver davvero vissuto nemmeno un giorno
mentre in un giorno solo si può vivere un’intera vita.
Ennio Romano Forina
Ennio Romano Forina
Sul Cieco Amore…
Si pensa alla cecità come l’incapacità di vedere, oppure metaforicamente si usa il concetto di cecità connettendolo al sentimento dell’amore e quindi si accetta la formula che l’amore possa essere cieco; vale a dire che ci si possa innamorare senza ragione di qualcuno a causa di un difetto dell’amore che sarebbe per antonomasia incapace di distinguere.
In questo modo si scarica la responsabilità al di fuori del nostro essere e del nostro volere, dando all’amore una connotazione di impulso irrazionale che ci dominerebbe in modo indeterminato al di fuori della nostra volontà e in balìa delle circostanze.
Io non credo che questa sia la spiegazione di tanti fallimenti, tradimenti, delusioni, ripensamenti e rammarichi di unioni sofferte e spezzate. Al contrario, la cecità non attiene all’amore, l’amore è una energia che come tutte le energie scaturisce da una fonte ed è quello il luogo dove si deve cercare la vera cecità.
Ma dunque, quale potrebbe essere la fonte dell’amore?
La mente? Il cuore? Tutto l’organismo?
No, la fonte è l’anima, è l’anima stessa dunque che può vedere o essere cieca, miope e incapace di sentire.
E se l’anima è una intelligenza, come spesso affermo, la vera ragione della cecità dell’anima e dell’amore erratico e inconsistente deriva dal mancato esercizio dell’intelligenza dell’anima, un esercizio che si attua facendo vibrare le sue corde all’unisono e nel riflesso di tutte le ineffabili ma VERE vibrazioni cosmiche, e delle sue armonie.
In parole semplici amando, sempre e comunque.
Ennio Romano Forina
I Racconti Della Quercia Insonne/ La Tempesta
Per la prima volta nella vita avevo accettato di partecipare ad una vacanza in montagna insieme a un gruppo eterogeneo di gitanti estivi. Mi trovavo sul versante occidentale alpino e mi ero allontanato dal gruppo un paio di ore prima per una solitaria passeggiata contemplativa tra i sentieri che si dipartivano dall’Hotel, costeggiando un piccolo ma impetuoso torrente che riversava a valle la sua acqua diamantina, dalle invisibili sorgenti in alto. Stavo percorrendo lo stretto sentiero che fiancheggiava il torrente e poiché avevo ancora del tempo prima di tornare all’hotel per la cena, mi diressi per guadagnare una vista migliore da un promontorio di roccia scura poco distant
Una quercia con un’immensa chioma di foglie si ergeva orgogliosa un po’ più in alto sul pendio del monte, circondata da un verde e scintillante tappeto d’erba e sembrava che stesse lì ferma come un gigantesco baluardo per impedire alla montagna di cadere giù nella valle.
Non potei fare a meno di fermarmi ad ammirare tanta munifica bellezza di foglie che si espandevano dai rami robusti protesi da tutti i lati sfidando la gravità come fossero braccia tese all’aria e al vento colme di nubi verdi . Spesso, passeggiando tra gli alberi, osservavo con interesse le diverse forme dei semi e gli espedienti che le piante usano per renderli trasportabili dal vento, dagli uccelli e insetti, e inventando molte altre tecniche ingegnosissime per spargerli intorno il più lontano possibile. Una serie infinita di meravigliosi metodi e differenti strutture per assicurare la diffusione e la sopravvivenza di ogni tipo di pianta.
Non so quando iniziai nel corso della mia vita a raccogliere dei semi che trovavo a terra e a portarli altrove, in qualche terreno favorevole per la loro crescita.Venivo preso da una specie di empatia per l’impegno che gli alberi, come i lecci, le querce, avevano impiegato nello sviluppare le loro efficaci tecniche milioni di anni prima, senza sapere che il mondo e il suolo sarebbero in questi ultimi secoli cambiati così tanto a causa dell’impatto umano. I loro semi ora in gran parte finiscono in terreni improbabili o impossibili perché una nuova pianta possa svilupparsi, cemento, asfalto o le moltissime aree impregnate di rifiuti e sostanze tossiche. Mi commuove vedere ghiande che una grande quercia da sughero di fronte alle mie finestre “spara ” intorno e finiscono in strada schiacciate dalle automobili, specialmente pensando a quante altre piante vedono i loro sforzi riproduttivi vanificarsi per la modificazione del suolo. Ma le piante non si arrendono e senza che noi ce ne rendiamo conto combattono una guerra silenziosa contro le nostra prepotenza, contro la nostra visione di un mondo che diventa sempre più grigio fatto di megalopoli che sono sempre più simili a gangli cancerosi, metastasi di cemento e acciaio che crescono ovunque e continuamente alle intersezioni delle strade. Ma le piante crescono, lo stesso si specializzano e diventano più virulente. Ci sono delle erbe alte qualche decina di centimetri così tenaci ai lati delle strade e tra le fessure del cemento o della pietra impossibili da strappare. Noi le chiamiamo con disprezzo “erbacce,” ma loro ridono di noi e sanno che la guerra alla fine la vincono loro. Le città fantasma intorno a Chernobyl in cui la vita umana e degli animali superiori è impossibile, ora sono ricoperte di alberi e vegetazione che ha trovato i modi di prosperare nonostante la radioattività. Noi non ne siamo capaci con tutta la nostra supponenza.
Gli alberi sono sempre stati per me una presenza amichevole, un campo di gioco, un rifugio non solo da condizioni atmosferiche avverse, dalla pungente aria fredda d’inverno, come dal calore implacabile del sole e dell’estate, mi sono stati di conforto in alcuni dei momenti più desolati della mia vita, quando la conflittualità e la fragilità umane rischiavano di frantumare le famiglie così come i sogni legati ad esse.
Non era solo per gratitudine, ma per seguire l’idea che se si può fare qualcosa di bene per un’altro essere vivente in qualsiasi momento casuale e che non include nemmeno un impegno rilevante, perché perdere l’occasione? Spesso causiamo del male semplicemente non attuando il bene, con l’indifferenza ma anche se nessuno può biasimarci dovremmo noi stessi biasimarci.
Si tagliano rami con le gemme non dischiuse e i fiori per metterli nei nostri vasi che sono null’altro che urne funebri per decorare un tavolo, una stanza, mentre avvizziscono e di fatto si gode della loro agonia, chiamandola bellezza. Ai bambini non viene mai detto di non spezzare e strappare rami perché sono parti di un organismo vivente, essi lo fanno come un gesto atavico senza capire e senza rendersi conto che i gesti fatti senza riflettere sono quasi sempre distruttivi nella sostanza e dal piccolo ramo spezzato con indifferenza, alla distruzione di una foresta intera il passo è breve, l’azione distruttiva è racchiusa nella intima matrice del gesto, che è lo stesso di quelli che l’azione umana compie in scala maggiore.
Ogni anno, sacrifichiamo miliardi di abeti per celebrare feste in cui nemmeno crediamo, insegnando ai piccoli che la nostra gioia può tranquillamente ignorare e disprezzare la vita altrui.
Stava diventando tardi, mi scossi così da queste riflessioni e raccolsi velocemente alcune ghiande in più da terra, riempiendo le tasche della giacca a vento, con l’intenzione di lasciarle in qualche luogo adatto il mattino seguente perché potessero eventualmente diventare dei magnifici alberi come la loro madre quercia.
Ma ad un tratto avvertii un fremito strano mentre mi volgevo in direzione dell’hotel e immediatamente sentii l’impulso di guardare la scura chioma della quercia sopra di me con ammirazione, come si indugia per alcuni istanti a osservare un tramonto o le nubi fluttuanti nel cielo o una catena montuosa rilucente di neve, così con il naso all’insù e senza nemmeno rendermene conto, iniziai quasi a “parlare” alla quercia per chiederle cosa l’avesse fatta diventare così bella, fiera e robusta nel suo vestito verde scuro, rilucente di toni argentati ancora visibili e misti ai riflessi d’oro e di fuoco della luce del tramonto. Questa era la domanda che si era delineata nella mia mente; sapere quale fosse stata la potenza, l’impulso e l’energia che le aveva dato così tanta vitalità, l’intelligenza e la capacità di lanciare i suoi semi intorno come fossero proiettili accompagnati da un sonoro crack lontano da sé stessa.
E mentre i miei pensieri si dipanavano vaganti come parole espresse, improvvisamente la sua chioma iniziò a vibrare e tremare, al passaggio di una brezza insinuata veloce attraverso. E a quel punto, ogni foglia sembrò trasmettere un sussurrio di parole vibranti. Era come se stessero parlando con parole simili a un soffio di vento ma che sorprendentemente ero in grado di decifrare e queste parole avevano un suono grave e sembravano come un avvertimento.
–“ Come la maggior parte di voi, quello vostri occhi riescono a vedere sono solo le forme e non l’essenza delle cose e quello che riuscite a sentire sono solo suoni, e non il messaggio che esprimono.”-Non sentite la tempesta avvicinarsi? Come tante volte prima, ma ora la prossima sarà molto più potente e rovinosa che mai. È una tempesta che ha molte forme e molte dimensioni, può colpire da tutti i lati senza lasciare vie di fuga e non ci sarà riparo da essa ovunque voi siate”.–
Non riuscivo a credere di aver potuto concepire nella mia mente tali pensieri, né perché sembrassero venire dall’albero, dalle sue foglie o fossero solo un riflesso della memoria di orrori passati richiamati dai reconditi recessi della mente e dell’anima. Ma perché saltavano fuori ora? Non essendoci riferimenti allusivi nel contesto di una semplice vacanza un po’ noiosa e nel corso di una semplice passeggiata ricreativa? Di nuovo la mia mente senza che lo volessi si rivolse alla quercia girando a lei la stessa domanda. E le foglie ancora una volta sembrarono emettere vibranti parole in risposta verso la mia mente –“C’è una sola energia che possa fermare la tempesta, un unico luogo dove ripararvi perché la tempesta verrà e non ci saranno altri rifugi se non quello, l’unica vera barriera, ma è una difesa rara da trovare e difficile da costruire, e a voi non importa molto di cercarla e non sapete usarla né conservarla, solo pochi di voi prima hanno conosciuto questa energia ed è solo per questo che ancora esistete su questo Terra.”-
-“Noi, alberi- madre, offriamo a voi e ad altri esseri viventi i frutti che contengono i princìpi della Vita. Gli altri animali li apprezzano, li mangiano e ci ringraziano facendo crescere altre piante e altri alberi e loro sono soddisfatti e noi siamo soddisfatti e ci sosteniamo senza rubare nulla gli uni e agli altri. Voi invece prendete i frutti per ottenere altre cose, che si acquistano con foglie che non hanno vita, sono velenose ma hanno un potere immenso. E per ottenerle coprite i nostri frutti di veleni, mangiate la polpa e poi buttate la parte più preziosa per noi senza renderci il favore e se lo fate lo fate per il vostro vantaggio non per riconoscenza né per ammettere la genialità e la bellezza della nostra invenzione e dite che quello che noi siamo stati capaci di scoprire e inventare e fare è stato fatto da qualcuno che vi somiglia, ma non esiste, e noi lo sappiamo perché oltre ai frutti cercate anche di toglierci i nostri meriti.”-
-“Fate lo stesso con il modo in cui amate: siete attratti dalla bellezza del frutto dell’amore, lo costringete a vestirsi del veleno di mille ipocrisie e di sottostare a regole e leggi che lo imprigionano e gli impediscono di crescere, così come imprigionate noi, gli date forme stupide, come fate con noi quando ci potate per adattarci ai vostri schemi di bellezza, lo consumate come si consuma un frutto e quando di esso resta la parte più preziosa, la buttate via così come gettate via i nostri semi che sono i nostri embrioni, o li costringete a nascere e vivere in schiavitù a vostro vantaggio non al nostro. Lasciateci in pace, Ridateci la libertà e restituite la libertà anche al vostro frutto dell’amore, e sarete meno infelici e tristi. Quello che fate lo fate nel bene e nel male, nei risultati e negli effetti, ma ciò che è profondamente sbagliato è il pensiero che vi fa agire, un pensiero di supremo egoismo volto solo a voi stessi e che non considera e non vuole ammettere che la Vita è una sola. Fino a quando una parte di Vita vive, lasciando vivere le altre parti, la Vita intera vive, mentre voi agite come l’organo di un corpo che dopo aver divorato tutti gli altri organi, non avrà altro da divorare che se stesso”. –
Il Cuore Pulsante Del Cosmo
I ritmi e i cicli dell’Universo sono in noi
anche se non ce ne rendiamo conto
perché le nostre percezioni sono deviate
dalla realtà artificiale che abbiamo costruito
per comodità e apparente sicurezza,
ma che imprigiona e limita la capacità di sentire
e nasconde la realtà vera.
L’Amore segue gli stessi impulsi delle stagioni,
ha un inizio potente e inebriante nella sua primavera,
si esalta e fruttifica nell’estate,
si attenua e raccoglie i suoi frutti in autunno,
si addormenta nell’oblio dell’inverno
sotto le coltri della memoria delle stagioni vissute
e nel silenzio degli stimoli e delle sensazioni.
Ma la possibilità che possa rinascere vigoroso
in una sua nuova primavera,
dipende da quello di cui si è nutrito
e dai frutti che ha prodotto nelle stagioni attive,
affinché l’inevitabile inverno delle sensazioni
rappresenti solo un sonno e non la morte
Ennio Romano Forina
A Cat Will Always Love You If…
If you love a Cat
He will love you forever
Give him the sureness
of your love
and he’ll give you the sureness
of his love
He will never betray you
If you will never betray a Cat
He will always comfort you
When you are in sorrow
He’ll be your mate
Whewn you’re forsaken
When you hurt in loneliness
He’ll make you laugh
Whenever you are down
Whenever you are bored
He will tease you
He will bother you
He won’t let you alone
‘Till he sees you happy again
Whenever you are busy
He will give you warmth
Whenever you are cold
If you are in a silent room
he will jump on your lap
He will lick over your wounds
When nobody shows up
And when you are sore
If no one raps at the door
He will purr for you
But if you disappoint a Cat
And you turn bad on him
He will run away from you forever
Till to the top of the Moon.
Ennio Romano Forina
It’s true for a Cat as well for whom has the soul of a Cat…














