Un Gatto Ti Ama Se…

Se ami un gatto,
Lui ti amerà per sempre
Dagli la sicurezza del tuo amore
e lui ti darà la sicurezza del suo amore
Lui non ti tradirà mai
Se tu non tradirai mai un gatto
Ti darà sempre conforto.

Quando stai soffrendo
Sarà il tuo compagno
Quando sei solo e ferito
Ti farà ridere
Ogni volta che sei giù 
Ogni volta che sei desolato
Ogni volta che sei stanco
Ti stuzzicherà
Ti darà fastidio
Per ritornare alla vita.

Ogni volta che sei indaffarato
Ogni volta che avrai freddo
Ti darà il suo calore
E se sei in una stanza silenziosa
Ti salterà in braccio
E leccherà le tue ferite
Quando nessuno si fa vedere
Quando sei dolente
E se nessuno bussa alla porta
Farà le fusa per te.

Ma se tu deludi un gatto
e lo tratti male
Lui fuggirà lontano da te
per sempre
Fino in cima alla Luna.

Ennio Romano Forina
…Vale per i gatti e per chi ha l’anima dei gatti…

Delirio di Onnipotenza

Ho sempre pensato che il delitto più orrendo e insopportabile di tutti sia la separazione forzata dei figli da una madre, sia che avvenga brutalmente, come spesso è avvenuto nella storia per le guerre, le invasioni, le scorrerie, sia che venga fatta, come è cronaca di questi giorni, da chi avendo un mandato di autorità ne abusa in modi subdoli per interessi ben diversi da quelli indicati nel mandato stesso: – assicurarsi della salute psichica e fisica dei nuclei familiari e non della disgregazione degli stessi con la scusa di stati di necessità inesistenti -, un mandato che viene conferito per aiutare famiglie in difficoltà e non per rapinarle dei loro affetti trasformandolo in uno strumento di coercizione psichica per appropriarsi dei figli altrui e distribuirli in giro come fossero regali o pacchi dono. Oggi dunque, ho deciso di parlare del caso Bibbiano…senza parlare di Bibbiano. E non dirò nulla sul caso specifico come su altri analoghi, di cui si è parlato troppo poco o per niente nel recente passato, perché non potrei aggiungere nulla di più alle informazioni che comunque si stanno diffondendo a macchia d’olio in internet e dai media meno condizionati dal sistema di controllo dei partiti. Mi interessa di più come è nei miei principi, di andare alla ricerca delle motivazioni profonde e del terreno di coltura in cui simili aberrazioni possono svilupparsi e agire impunemente senza che per molto tempo nessuno intervenga per fermarle ed estirparle alla radice e per impedire che si ripetano. Da cittadino comune posso basare le mie considerazioni sui dati che vengono diffusi pubblicamente e quindi sulle conseguenti deduzioni. Continuo a notare con amarezza e sgomento che questo scandalo, come tanti altri rilevanti, non abbia ricevuto finora l’attenzione che merita, al contrario, si continuano a trattare fino alla nausea, argomenti risibili, stantii e poco importanti per la salute pubblica, ma solo per la salute dei partiti.Questi esemplari, orrendi casi di distorsione e uso di funzioni istituzionali per trarne vantaggi personali e per persone collegate, in ossequio e con la scusa di un modello ideologico cosiddetto “progredito” di famiglia che si vorrebbe imporre in contrapposizione a quello più opportuno – che io non chiamo “naturale” come tutti fanno – ma “biologico”cioè che risponde ai criteri fondamentali della vita, sembra così che una serie di situazioni ricoperte dietro le quinte di un comodo oblio prontamente stese per attutirne la risonanza, stiano di nuovo affiorando, ma solo grazie alla forte reazione spontanea del popolo dei social network, che chiede a gran voce ormai di indagare fino in fondo e rivelare tutti i fatti e tutte le responsabilità. E non può sfuggire l’impressionante quantità di riferimenti e agghiaccianti dettagli che solo ora vengono riferiti ormai da tutte le fonti secondarie. Si parla dell’uso di una possibile perversione psichica e abuso di compiti istituzionali svolti con cinismo come se si ritenesse di avere l’autorità assoluta e insindacabile di decidere a propria discrezione della sussistenza integra di interi nuclei familiari o della loro dissoluzione, e quindi del destino di piccoli individui per mezzo della manipolazione delle loro influenzabili, giovani menti. Questo nel momento in cui ci troviamo in mezzo a due indirizzi politici e culturali opposti, tra chi vorrebbe il ritorno ad una famiglia quasi patriarcale, obbrobrio del passato, e chi invece vorrebbe famiglie che sconvolgono tutte le principali basi biologiche, per cui un cucciolo possa essere allevato da coppie di uomini anziché da una madre ed eventualmente, ma non necessariamente, anche un padre. Il rapporto fra madre e figlio è viscerale, non culturale, perché è bio-logico, attiene alla logica degli organismi, alla migliore garanzia del positivo sviluppo di una nuova vita, come avviene per quasi tutti gli altri esseri viventi “superiori”. Certo, possiamo adattarci a tutto anche da piccoli, ma questo non vuol dire ignorare ciò che è vero e ciò che è opportuno, l’importanza della figura e del calore di una madre non è paragonabile con la presenza di uno o due uomini negli anni dello sviluppo. Tutto ciò dunque, mentre sentiamo parlare di altre nuove proposte di legge che consentirebbero ancora di più l’invadenza del controllo di un tipo di assistenza sociale non a sua volta debitamente controllata, conferendo a questa un potere eccessivo sulle separazioni in atto, anche attraverso l’imposizione ai componenti di famiglie, di dolorosi percorsi e improbabili ricongiungimenti forzati, vere e proprie costose “vie crucis”, contando solo sull’incontestabile giudizio dei giudicanti, che sono umani fallibili come tutti, o come può accadere, inclini come è anche umanamente frequente, ad emettere valutazioni in base a criteri arbitrari basati sulla simpatia o antipatia verso i singoli soggetti di famiglie problematiche o in fase di separazione. Mi chiedo come sia possibile, laddove si verificano queste realtà che una simile concentrazione di persone diverse, possano operare in perfetta armonia, indisturbati in una rete operativa che include un certo numero di soggetti, più o meno coinvolti, attori e fruitori di una indegna manipolazione di giovani menti e di genitori vulnerabili e condizionabili, che nella maggior parte dei casi hanno bisogno soltanto di un vero piccolo incisivo supporto, ma incapaci di reagire di fronte all’autorevolezza imposta abilmente su di loro da personaggi che hanno una distorta visione della loro funzione o peggio ancora senza sensibilità, e non di essere rapinati dei loro affetti, delle loro ragioni di vita come sembra sia accaduto più volte in questi anni, sempre riferendo alle notizie pubbliche. Come è possibile che si trovino poi negli stessi posti, uffici e sedi, collegati tra loro e a collaborare tutti insieme in modi sia attivi che passivi in queste azioni perverse? È difficile che in un’unica struttura pubblica si possa verificare un’aggregazione di persone le cui menti contorte siano così compatibili fra loro, tanto da formare efficientissime squadre in grado di attuare meccanismi così complessi ed efficienti. Verosimilmente dovrebbero tutti provenire da diverse esperienze di vita, carattere, intelligenza, mentalità coscienza ed etica, e invece sembra che riescano a trovarsi tutti insieme, protagonisti o passivamente indifferenti e non interessati in un unico girone d’inferno a gestire questa turpe rapina di anime in piena omertà e per molti anni. E come è possibile che individui che hanno fatto un così lungo percorso educativo, tutti i passaggi e gli esami istituzionali, diplomi, lauree, corsi di specializzazione, vincite di concorsi pubblici, assegnazioni di responsabilità vitali, non abbiano imparato e assimilato nessuna nozione elementare di etica universale e non solo deontologica e nessuno degli esaminatori se ne sia mai accorto? Da quanto viene riferito, da alcuni dialoghi intercettati e resi pubblici è facile che la mente e il ricordo cadano in qualche tipo di associazione di idee, che ritrovino i riferimenti di orrori pregressi, (regimi totalitari tutti) completamente dimenticati dalle nuove generazioni, come fossero avvenuti in un passato surreale e lontanissimo, mentre solo l’altro ieri, in termini storici, sono stati reali e irrisolti alla loro radice con tutta la loro devastante virulenza e quindi facilmente ancora ripetibili. Vi sono solo due possibili risposte: – o sono in grado di farsi collocare tutti in queste strutture in modo da interagire in perfetta sincronia, oppure, parafrasando Amleto, “C’è qualcosa di marcio in Danimarca!”, e dove si verificano le condizioni favorevoli i Belzebù vari a capo delle legioni demoniache possono attivarsi per creare sistemi diabolici di sfruttamento di risorse e di persone, laddove esiste qualcosa o qualcuno da rapinare dei propri diritti e delle proprie vite. Personalmente propendo più per la seconda ipotesi, non a caso stiamo assistendo in questi tempi, ad un effetto domino di devastante entità, ad uno ad uno tremano o cadono tutte le tessere e con esse i pilastri cosiddetti “etici” e portanti di questa società in disgregazione, unita solo dal mito e dagli dei del profitto, dato che non c’è settore della società civile e delle istituzioni che sia esente da scandali e ruberie, imposizioni, abusi, favoritismi e aggregazioni illecite in ambiti burocratici, istituzionali, di ogni genere. E sono molti quelli che si celano dietro le quinte della normalità, ma hanno invece lo scopo di consolidare un potere privato utilizzando abilmente anche il bene e le strutture pubbliche e controllando le altrui esistenze, sono sistemi minori di potere che ambiscono anch’essi al protagonismo in un mondo fatto di comparse, pensando di influire sulle loro menti e sulle loro esistenze. Penso che, oltre questo caso e altri casi simili, vi sia una gravissima carenza del sistema educativo generale che mira a formare “tecnici”e non vera conoscenza e senso di missione sociale, non persone che abbiano chiara visione delle loro vitali funzioni di supporto, cura e consiglio dei più deboli, e identifico questa carenza nella differenza di base profondamente insita alla decadente attuale società civile per via delle deboli e scadenti motivazioni per cui si studia e delle altrettanto deboli motivazioni che attengono all’insegnamento. I bravi tecnici vanno bene per progettare e costruire palazzi, grattacieli, ponti, strade, macchine, aerei e strumenti tecnologici, ma non per osservare ed aiutare la psiche delicata e l’organismo di individui che possono anche trovarsi in difficoltà facilmente risolvibili se aiutati con senso di dedizione sincera e competenza da coloro che sono preposti a tale compito e senza secondi fini, né ideologici né men che meno di lucro e favoritismi nelle sfere delle amicizie. Aiutare non vuol dire nemmeno invadere brutalmente le esistenze di famiglie in disagio, approfittare delle loro debolezze per fare scorrerie, per saccheggiarli delle loro vere ragioni di vita, con il raggiro e l’abuso di un mandato di ben diversa natura. Essere in grado di assistere senza sconvolgere, senza supponenza e senza presunzione e sopratutto senza prepotenza e sfruttamento della debolezza altrui e aggiungo ancora anche senza favorire nelle famiglie in fase di separazione, l’uno o l’altro degli attori in ragione dei propri pregiudizi e antipatie . È un’enorme responsabilità svolgere compiti di assistenza sociale. Ed è appunto l’intento della mia analisi cercare di scoprire da dove possano originare tali scellerati comportamenti, perché, si badi bene, il terreno di coltura del Male è sempre lo stesso, parte dagli stessi presupposti che nelle condizioni favorevoli possono gradualmente portarlo ai livelli peggiori e alle forme di espressione peggiori, e quando questo accade, quando il Male si è manifestato non serve solo esternare sgomento e riprovazione verso i responsabili del momento, ma se si vuole cambiare le cose veramente bisogna andare oltre, dritti alla sorgente. Perché il Male solo represso si rigenera. Chi restituirà la vita rubata a milioni e milioni di anime che nella storia sono stati massacrati, se non guarderemo nel profondo della natura umana? Cattivi si nasce e cattivi si diventa, sono vere ambedue le cose. Dunque, ognuno di noi può diventarlo se ignora il fatto di poterlo diventare, perché siamo figli della stessa genìa, tutti noi. Ognuno di noi ha un corredo di memorie ancestrali genetiche dei nostri predecessori che nella staffetta delle generazioni hanno lasciato le loro impronte e gli impulsi, le inclinazioni positive e anche quelle negative; siamo umani, con una combinazione di codici biologici comuni a tutte le specie e con l’aggiunta di altri codici buoni che si sviluppano in noi, solo per scelta, solo se lo vogliamo. E se l’ambiente in cui cresciamo è infettato dai geni peggiori allora il baratro della barbarie si allarga sempre di più di fronte al futuro di tutti. In natura la crudeltà è una condizione, per noi la crudeltà è solo una scelta, avendo i mezzi e il potere di discernere tra tutti i diversi comportamenti biologici quelli meno cruenti e più evoluti, come i processi simbiotici, ma non lo facciamo, se non in misura trascurabile e generalmente solo come reazione alle immani tragedie causate proprio dalla nostra pervicace follia. Abbiamo preferito usare tutti i più crudeli sistemi di sussistenza naturali peggiorandoli e aggiungendone altri inediti, fatti di una perfidia mai prima esistita, perché il potere, cioè la capacità di soggiogare gli altri che abbiamo acquisito sempre più nel corso della evoluzione come sempre accade, rende folli. Di solito ci soffermiamo a considerare solo la follia prepotente dei grandi tiranni della storia come se fossero gli unici responsabili elle immani distruzioni e ingiustizie come se avessero fatto tutto da soli mentre erano seguiti e sostenuti da milioni altrettanto responsabili, altrettanto colpevoli e ignoriamo del tutto le follie minori che provengono dalla stessa matrice, dalla stessa sorgente e che essendo molto diffuse, sono lo stesso altamente distruttive.Si deve anzitutto partire dal comprendere e decifrare la natura umana e la sua naturale inclinazione a deformare la realtà: troppe volte nella vita, ho visto il carattere delle persone mutare quando conseguivano un titolo di preminenza, specialmente se non era per merito ma per grazia ricevuta, quando ad essi veniva consegnato un mandato ufficiale che comportava un esercizio di controllo sugli altri. Succede da sempre, sono stati fatti esperimenti emblematici in simulazione, di quanto la personalità umana cambi quando un individuo assume un ruolo di comando e di rilievo su altri. Il famoso, di triste memoria – e mai estinto ma che ha solo cambiato forma espressiva: “ Lei non sa chi sono io!”, fa parte della natura umana. La pretesa di aver ragione sempre n ragione della posizione che si occupa, è l’eterna favola del Lupo e l’Agnello, “Superior stabat Lupus…”, l’attitudine ad aggregarsi con altri soggetti in branchi, gruppi o fazioni, che abbiano le stesse caratteristiche egoistiche, opportunistiche e predatorie, e costituire gruppi sotto comode e artefatte bandiere ideologiche e culturali. Gli esempi di tali trasformazione sono infiniti e non è questa la sede per elencarne nemmeno una piccola parte.

IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA Parte II Alla base di queste attitudini c’è una potentissima tossina che agisce da sempre, motivando le azioni peggiori del genere umano, sia a livello collettivo che individuale e questo veleno si chiama: Delirio di Onnipotenza, e attiene unicamente alla specie umana. Troppe volte nella vita, ho visto ripetersi la trasformazione di tanti doctor Jekill in altrettanti mister Hyde, niente affatto un racconto puramente fantasioso, ma una rappresentazione pittorica estrema fantasiosa di una realtà evidente, di quanto succede da sempre tra noi a livelli diversi. Ci si sente onnipotenti con un’arma in mano, un fucile da caccia o guidando una macchina potente o disponendo di molto denaro. Il delirio di onnipotenza infetta il ladro individuale quanto l’associazione criminale, il serial killer, il truffatore, lo stupratore, il mafioso, che pensa che i santi siano dalla sua parte e di meritarsi comunque il paradiso perché da piccolo ha pensato che la prepotenza fosse una virtù, il bullo, l’uomo politico, il dittatore, il semplice monarca, che non si vergogna di avere ereditato quella posizione per semplice dinastia – ce ne sono ancora diversi in giro – così come ancora oggi gli eserciti delle nazioni hanno tutti ancora Dio dalla loro parte, oppure eleggono a divinità il despota di turno per nutrire il loro delirio. Spesso, persino i titoli accademici sono infettati da questa tossina, la storia umana è stracolma di scienziati che hanno con disinvoltura usato la loro intelligenza e conoscenza per realizzare mezzi di distruzione sempre più perversi ed efficaci, lo faceva Leonardo preso dal suo dèmone creativo progettando micidili armi di guerra, lo faceva Von Braun, con i suoi missili che non si sarà mai posto il problema etico di aver massacrato migliaia di civili con suoi razzi imbottiti di esplosivo con la scusa postuma che gli imponevano di farlo, e se avesse avuto una coscienza avrebbe dovuto farli saltare in aria sulle rampe di lancio, ma per lui contava il suo personale delirio di onnipotenza e quello che importava sopra ogni cosa era il successo, per non parlare delle devastazioni causate dalle migliaia di esperimenti atomici realizzati anche questi da eminenti scienziati dominati sempre dal delirio di onnipotenza e dai soldi, ad onta dei loro cosiddetti “superiori” intelletti. Questa è l’umana natura. Io chiamo motivazione debole la conoscenza che si consegue per fare carriera e non per la conoscenza in sé al servizio esclusivo delle cose buone, e non per accedere a livelli sociali elevati. La scienza coatta, derivata da motivazioni deboli ha creato nella sua presunzione e nelle sue finalità spesso più danni che benefici nella storia umana e non è affatto sempre una condizione generatrice di progresso e migliori comportamenti etici. Aberrazioni possibili, da un lato all’altro proprio quando alla radice mancano le motivazioni forti. Eppure vi sono persone sincere, che credono e nella costruzione del bene comune, che si impegnano davvero e considerano gli aspetti sociali in modo illuminato. Parliamo del Male piuttosto. Il Male è Uno, ma assume ogni volta forme diverse e si manifesta in modi diversi anche se la radice è sempre la stessa “io conto se tu non esisti o meglio se ti elimino”. Il delirio di onnipotenza necessita sempre di un altro elemento sacrificabile per poter essere esercitato, come il fuoco per liberarsi e compiere la sua azione, ha bisogno di un comburente da consumare, così il delirio di onnipotenza ha bisogno di vittime…e queste vittime possono essere tante e di vario tipo. Vittime sacrificali da offrire al dio dell’onnipotenza ce ne sono una infinità, possono essere gli animali /prodotto, negli allevamenti di tutti i tipi, possono essere gli alberi dell’Amazzonia, le foche canadesi, i tori delle corride, i delfini giapponesi, le capre e le giovenche di Katmandu, le poche balene rimaste, i tacchini, gli agnelli e capretti che vengono sacrificati per profitto o per tradizione religiose, i tori delle corride, quelli torturati e uccisi per vanità, possono essere le donne uccise da mariti ed amanti, quelle stuprate dai branchi, possono essere i bambini vittime del bullismo crudele di altri bambini..e vi possono essere famiglie e i loro bambini che cadono nella rete di un nuovo delirio di onnipotenza che non dovrebbe esistere nelle istituzioni, in questo caso, alcuni individui che hanno interpretato il loro compito di supporto come un diritto di prelazione e hanno travisato la competenza e l’autorevolezza con il potere. Questo ed altri casi potrebbe rappresentare un campanello di allarme per l’insorgenza possibile ancora una volta, di una nuova generazione di oppressori tesi a dominare il mondo secondo i loro folli criteri sempre seguendo l’antica logica che seleziona quelli che devono vivere da quelli che devono estinguersi. I più giovani e i più giovani già adulti non credono sia possibile che gli orrori del nazismo, del comunismo, degli imperialismi e di tutti quei regimi tirannici di tutti i popoli e di tutti i tempi che hanno devastato il mondo con le loro scellerate aspirazioni, possano verificarsi di nuovo, perché vivono solo il loro presente regalato e perché non capiscono che forse siamo già in una forma di oppressione che si presenta come mercato finanziario e non sembra un regime ma condiziona tutti come se lo fosse. Tutti quelli che si sono incipriati di candida polvere farisaica per decenni, ponendosi come la parte più sana e progredita di questo paese hanno visto in questi ultimi anni sgretolarsi sotto i loro piedi il castello di illusioni per via dei continui numerosi scandali e non avendo più ideologie addomesticate aggreganti, né indirizzi sicuri di direzione, vanno a riesumare gli spettri e i démoni del passato purtroppo facendoli anche risorgere in alcuni casi per fortuna limitati, ignorando le nuove forme del male che sono presenti tra loro come in ogni settore della società umana civile.Il mio impegno filosofico di cercare sempre la ragione delle cose, è simile a quello di un investigatore, quando mi trovo ad osservare gli effetti di un delitto compiuto, non posso limitarmi alla riprovazione e allo sgomento, ma cerco di trovare, come in tutti i delitti, il terreno di coltura, il movente e infine il complice del colpevole. Chi conosce i miei scritti sa che faccio questo da anni per denunciare i crimini verso gli animali e le risibili motivazioni che dovrebbero giustificarli.Se i media ora sono costretti ad affrontare un caso in cui è stato rilevato un delitto, alcuni presunti colpevoli individuati, il movente, o meglio i moventi identificati; un mix di lucro, favoritismi, perversioni mentali e ideologie, ovviamente prosperando nel delirio di onnipotenza, manca solo l’ambiente favorevole, il terreno di coltura in cui simili fenomeni si possono sviluppare senza che nessuno se ne accorga. E quale terreno di coltura potrebbe esserci più idoneo e ideale della burocrazia? Di per sé non è affatto una cattiva cosa, non si potrebbe gestire uno Stato senza di essa, ma è “questa” burocrazia abnorme e mostruosa che tutti dicono di voler semplificare mentre continuano a renderla sempre più complessa e mostruosa e che diventa il contrario di ciò che dovrebbe essere e fare, così complessa e intricata da poter essere usata in moltissimi modi criminali. Come spesso accade, molte cose che nascono buone, necessarie e utili generate dal migliore pensiero e azione umana, perdono nel loro divenire la ragion di essere e la loro primaria funzione, sviluppandosi in modi contorti nei quali i furfanti di sempre possono sia rifugiarsi che operare con la possibilità di stabilire nell’intrico le loro basi operative a proprio vantaggio o vantaggio della loro parte. È accaduto per i buoni propositi di alcune religioni che venivano facilmente infettate dai malevoli virus del potere e della corruzione, come è accaduto per il cristianesimo che per secoli ha agito sfacciatamente contro i suoi principi essenziali e fondanti, proprio come fanno i virus che penetrano le cellule con l’inganno e poi utilizzano il loro plasma sano per replicarsi. Dunque, perché nonostante i buoni principi e le persone oneste e buone che lavorano in silenzio, così tanti cancri si sviluppano lo stesso nel seno della società più sana? La risposta è nella modificazione progressiva di un sistema di gestione indispensabile ad uno Stato : la burocrazia, che è divenuta poi sempre più ingestibile e complessa per via di tutte le legislazioni che invece di semplificarla per una maggiore efficienza hanno continuato a rendere ancora più arcana e impraticabile, costruendo una rete intricata di regole e condizioni che rendono impossibile ai non addetti ai lavori e a chiunque la consideri dall’esterno di orientarsi in essa senza il supporto e l’interpretazione, appunto dei burocrati di turno. Si sa bene che in questa intricata foresta di leggi sovrapposte e persino contrastanti tra loro che da decenni paralizza buona parte delle attività produttive, è anche divenuta un alveo di impunità varie del fare e del non fare, in quanto i vari settori si neutralizzano tra loro impedendo qualsiasi decisione e in cui solo i suoi sacerdoti possono navigare senza perdersi, laddove si possono facilmente creare micro-sistemi di potere favorevoli alla corruzione politica e delle imprese. Un sistema che invece dovrebbe servire per la gestione corretta, ottimale e costruttiva di tutto un popolo e a promuovere e agevolare le attività benefiche. L’Italia invece a me sembra essere costituita da una miriade di piccole e grandi aggregazioni di potere che agiscono nell’ambito di questa burocrazia liberamente in base delle loro convenienze, in barba all’interesse collettivo spesso riuscendo a sfruttare abilmente le complicate strutture burocratiche per gestire interessi particolari e non generali. Ed è proprio la burocrazia secondo me la foresta oscura in cui possono degenerare le funzioni senza che nessuno se ne accorga e se ne accorga solo quando diventano così imponenti e sfacciate da non poter più essere nascoste per la loro dimensione. Se la burocrazia diventa come una tela di ragno, solo i ragni possono camminarci dentro, tutti gli altri sono vittime e restano invischiati fino a morirne. E i soggetti che hanno strappato i bimbi all’amore materno e alle famiglie creando voragini di dolore sono proprio i predatori titolati, indegnamente prodotti da tutte le burocrazie, che fabbricano le tele ideate per favorire i ragni predatori e condannare quelli che non lo sono. Ed è proprio questo labirinto questa mostruosa entità a più livelli che ha consentito ai ragni di fare tanto scempio degli affetti, delle menti e delle vite dei più deboli e indifesi.

Ennio Romano Forina

La Paura, all’Origine del Male

Non è vero che il timore della certezza della morte

sia un impedimento ai pensieri e alle azioni malvagie,

per una immaginata giustizia suprema

in attesa al termine di ogni esistenza

al contrario, la natura umana 

considera la morte nient’altro che una ingiusta punizione,

e per compensare il rancore e la frustrazione che ne derivano  

ha da sempre creato falsità e miti per attribuirne

 la colpa alle donne, che hanno il potere di generare la vita, 

ma non hanno la capacità di mantenerla in essere,

e come rivalsa all’angoscia della consapevolezza

di questo ineluttabile evento che considera un torto,

l’umanità segue i comportamenti peggiori 

nel tentativo di ricavare dal tempo di esistenza stabilito 

il massimo del premio che pensa di meritare in ricchezze e possesso

come risarcimento di ciò che pensa essere un suo diritto

e un premio rapinato: l’immortalità.

Ennio Romano Forina

Il Potere della Paura

Le religioni hanno fondato il loro potere di controllo sui popoli sfruttando da sempre l’innata paura della morte, considerata come un giudizio dal quale può derivare una punizione, oppure un premio.
In base a questa formula, ogni religione ha stabilito i propri parametri di comportamenti che possono determinare l’uno o l’altro dei verdetti.
Ma se un individuo si comporta, nel bene e nel male, in ragione di ricevere un compenso o di evitare una punizione, la sua azione non può avere valore né avere nulla di etico, è solo un riflesso condizionato primitivo che non eleva l’anima, poiché non riguarda la “sostanza” dell’azione ma solo le sue conseguenze e la forma dell’anima stessa.
Quindi, le religioni, promuovendo e imponendo una falsa etica di comportamenti per ottenere il controllo delle persone, hanno finito con l’inibire individui e popoli dalla ricerca di una “vera etica”, valida in se stessa e scevra dal detestabile miraggio di un premio o dalla surreale prescrizione di una pena.

Ennio Romano Forina

Alle Anime Coraggiose

Non è facile amare
chi ti ha sorriso e ti lascia venire vicino.
Non basta che lei ti lasci entrare
nella sua mente e nel suo territorio
seguendo solo l’impulso dei sensi
non sei tu o lei a decidere
ma i vostri corpi ancor prima
delle vostre ignare menti
una donna che vi sorride
non è un punto di arrivo
un meta raggiunta una conquista
niente di tutto questo,
è un punto di partenza
per un viaggio verso l’ignoto
verso sconosciute terre
che richiede un’immenso coraggio.
È meglio entrare nell’anima prima
e poi avventurarsi a conoscere il resto
dall’interno all’esterno
ma per entrare in un’altra anima
si deve esser dotati di una propria anima
allenata ad amare davvero
un’anima che ha accettato tutte le sfide
e tutte le ferite dell’amore
un’anima piena e orgogliosa delle sue cicatrici
un’anima, indomita, leale e guerriera.

È difficile essere donna,
è difficile essere desiderate nel tempo
ma ancora più difficile è trovare
chi non si stanchi mai di conoscervi
qualcuno che voglia e sappia prendersi cura
della vostra libertà
che è la vostra più sacra ricchezza.
Partendo dall’anima nessun amore
si può estinguere e disperdere
perché è solo l’amore
che annulla i confini del tempo
perché l’anima è sempre una bambina
che infinitamente cresce
senza mai invecchiare
e si nutre soltanto
dell’amore che è in grado di dare
non di quello che riceve.

Amore è un sostantivo di genere errato
poiché l’amore è energia
e l’energia è femmina
non può essere altro in tutta la sua natura
è parte dall’amore di Madre
che scorre nel Cosmo
come un fiume che nutre tutta la vita
da cui originano gli emissari
tutti gli altri tipi di amore.

Dunque se vuoi e sai amare davvero
preparati alla più ardua
e pericolosa impresa
che un’anima possa affrontare
e preparati a fallire
perché più volte fallirai
e se hai paura resta lì dove sei
in un comodo grigiore
rinuncia
se non sai sopportare il dolore
e se temi le offese arrenditi subito
perché puoi essere certo
che ti offenderà sempre l’amore
e la tua anima starà bene così
nel suo porto sicuro
negletta
inutile e indenne.

Ennio Romano Forina

I Nascondigli dell’Anima

Nascondino era il gioco che amavo di più 

da piccolo uomo perché era la metafora 

di quello che avrei dovuto affrontare nel mio futuro.

Gli altri giochi erano eccitanti 

almeno quelli che facevamo no

prima dell’era della generale idiozia elettronica, 

giocavamo con i nostri corpi, 

giochi fisici, lottavamo,

ci sfidavamo nella polvere e sui prati,

ci arrampicavamo sugli alberi e sulle rocce. 

Ma i giochi che i giovani uomini amavano 

di più erano quelli  che imitavano le battaglie, 

tutte le competizioni, come il calcio 

un vero surrogato di guerra

ma quelli non sono mai stati dei veri giochi, 

e nemmeno ora lo sono, anzi nei momenti di pace relativa, 

i giochi di guerra sono quelli più di successo 

perché la guerra è in noi 

e tutti la seguono e tutti partecipano per una banda 

o un esercito, piccolo o grande che sia, 

consacrandosi ad un simbolo, un colore o un luogo

come è sempre stato e sarà e niente più di quello. 

Il nascondino invece era un gioco incruento 

dal quale si imparava che nulla è certo 

negli eventi che sarebbero seguiti per ciascuno di noi 

nell’abituarsi che quello che è reale in un momento 

può sparire improvvisamente 

e diventare solo un ricordo il momento successivo, 

ma il Vero non è quello che accade al di fuori di noi 

solo ciò che si vuole che sia vero, 

sarà vero anche se non si realizza.

ORA MI VEDI…ORA NON MI VEDI PIU’

Ed è  solo un altro gioco a nascondino

quando sulla porta della mente appari

stando come una selvaggia puledra

scalpitante e fremente 

pronta a fuggire al galoppo sfrenato

più veloce della fine di un sorriso 

come vedo nella mente l’altro mistico incanto 

sparire dai tuoi soffici occhi scintillanti.

”Ecco, ora mi vedi, ora non mi vedi più, 

solo un momento prima di volgerti via 

e correre a infilarti nei nascondigli della tua anima. 

Ma nel gioco senza fine che diverte tutti i bimbi 

quelli che cercano e quelli che si nascondono

non possono essere sempre gli stessi

devono  scambiarsi i ruoli, 

è nelle regole del gioco, come nella vita, 

nessuno può nascondersi sempre 

e nessuno può cercare per sempre,

anche se sembra che in questo nostro strano gioco 

io sono sono stato il cercatore senza fine 

e tu quella che senza fine si nasconde,

nelle segrete stanze della tua anima

che cela tutti i tuoi sentimenti imprigionati.

Verrò a cercarti sempre in questo infinito

gioco a nascondino

per fare tana libera tutti i sentimenti

ma io non ho la chiave 

per aprire tutte le tue serrate porte.

Il nascondino è il gioco della libertà

di correre via, di allontanarsi,

per poco tempo o sempre,

ti insegna a perdere ciò che ti è più caro 

ma ti sfida anche a ritrovarlo se davvero vuoi.

Così le mie parole ancora cercano le tue

perse in nascondigli troppo distanti.

Ed ora è il tuo turno di assecondare me

se ancora resto qui a scriverti e inviarti 

queste mie cercanti parole

nei recessi rifugi della tua anima,

Ennio Romano Forina 

La Sconosciuta Intelligenza Delle Piante

Da molto tempo sostengo, contrariamente al pensiero comune, che le potature delle piante non sono realmente necessarie né benefiche, salvo nei casi specifici nei quali il nostro intervento è di correzione o riparazione in seguito eventi naturali, come liberarle di rami secchi o aiutarle ad equilibrarsi. Io ritengo al contrario, la ragione vera per cui le piante fruttificano maggiormente dopo aver subito le potature, non sia uno stimolo “benefico” alla produttività, ma il fatto che la pianta percepisce le mutilazione subite dei suoi rami come un attacco da parte di voraci predatori erbivori, e “pensa” che sarà essere presto divorata e distrutta, perciò reagisce con una produzione di frutti più rapida e copiosa, solo per avere maggiori possibilità di riprodursi altrove prima di essere uccisa e non per ringraziarci della tortura e delle ferite a cui l’abbiamo sottoposta per nostra convenienza. Per me, questa è una delle tante mistificazioni che fanno parte dello scibile accettato a riprova del fatto che la specie umana è disposta a distorcere qualsiasi evidenza, qualsiasi azione o reazione del mondo vivente, perché è abituata da tempo immemore a credere a ciò che le fa comodo credere, con il risultato di aver inibito una effettiva evoluzione della mente che, a dispetto dei progressi tecnologici, per molti versi resta sempre ad uno stadio primordiale dimostrando una intelligenza circoscritta e una sensibilità e intuito ancor più limitati. La prova di questa mia teoria sta nel fatto che le piante tutte e gli alberi in questo caso hanno saputo con la loro intelligenza e consapevolezza realizzare la base di tutto ciò che fa vivere il mondo vivente e consente al pianeta di essere la perla verde azzurra che è poiché senza la loro intelligenza sarebbe un mondo arido circondato da un’atmosfera venefica e senza vita.Quindi quando tagliamo i rami e le foglie che sono organi vitali per la pianta che devono fornire le sostanze che a loro servono per tutte le loro funzioni vitali della pianta stesse e di quelle simbiotiche con gli altri animali affermando che lo facciamo per favorirle e proteggerle siamo solo degli imbecilli presuntuosi e superficiali. La mia teoria è il frutto di osservazioni e intuizioni completamente individuali, non è estrapolata da nessuna altra fonte, il che non esclude che altre persone nel campo delle scienze botaniche e campi attigui siano arrivati alle mie stesse conclusioni, ma non essendo possibile essere a conoscenza del pensiero espresso e dichiarato da sette miliardi di individui mi limito a dire che ho già pubblicato articoli anni fa, sul mio blog e sui social nei quali asserivo questa teoria, in contrasto con l’idea arbitraria comunque diffusissima, che tagliare i rami degli alberi faccia sempre e comunque bene, agli alberi e anche a noi. Spesso gli alberi che cadono come le conifere hanno equilibri più precari e radici ridotte con baricentri spostati in alto e esposti maggiormente ai venti forti proprio perché gli alberi che subiscono il taglio dei rami bassi si elevano in altezza per la stessa ragione, per sfuggire ai loro predatori…è assodato infatti, che le sequoia dello Yellowstone sono alberi giganteschi per sfuggire alle fauci dei grand dinosauri erbivori che in quella parte del mondo abbondavano prima dell’estinzione. In conclusione, le potature di rami e foglie vivi sono offese e privazioni di organi per le piante che sanno reagire anche a queste ferite per le loro straordinarie capacità di ripresa e riparazione e non perché ne traggano un reale beneficio.
Da “A Different Evolution” Ennio Romano Forina

Poema D’Amore. Parte/1

Dedicato a tutte le donne che hanno aperto il cuore
al fuoco dell’Amore per riscaldarlo e non per farlo bruciare.

Se vuoi sapere perché tra tanti sguardi ho scelto il tuo,
non chiederlo a me, chiedilo ai miei occhi, 
che non si stancano mai di perdersi nei tuoi.
Chiedilo alle mie mani, che su te si librano
dispiegando ali di un rapace amore 
che strappa lentamente le vesti adagiate sul tuo corpo 
per vederti affiorare splendida dal sogno, 
come diafana dea dall’acqua emerge

bagnandosi di sole.

Chiedilo alle mie labbra, che accendono le tue 
del rosso dorato che al mare regalano i tramonti,
alla mia bocca, che si posa leggera sul tuo viso

e bacia e morde quella tua dischiusa 
per dissetarsi nei torrenti impetuosi e caldi dei tuoi baci.

Chiedilo alle mie mani, mentre accarezzano e stringono le tue, 
al mio petto, che adagiato e premuto contro il tuo 
unisce in un’unico respiro i nostri due sospiri, 
ai generosi seni in cui lascio che il viso mio si affondi 
e in essi sommerso morderli e baciarli,

per rinascere in te ancora e dissetarmi alle tue sublimi sorgenti 
del dolce nettare, prezioso nutrimento della Vita .

Rincorrerti, ovunque sei, è più che il mio destino,
stringere il tuo corpo e l’anima insieme in un solo forte abbraccio, 
tenerti a me stretta e prigioniera e senza via di scampo,
e poi lasciarti libera di correre via in tutte le tue repentine fughe,
e divenire ogni volta la mia selvaggia e ambita preda 
inseguirti e raggiungerti in ogni tua ribelle corsa.

Afferrare il turbine dei tuoi capelli lunghi sciolti nel vento, 
farti cadere dove le onde s’avvolgono costringendoti alla resa 
e fra la sabbia e il mare accendere in te il fuoco

che brucia e non consuma e lancia i sensi oltre l’orizzonte 
superando ogni spazio e tempo conosciuti.

Scivolare, lungo le vertiginose discese delle tue gambe dischiuse, 
perdermi nel tuo viso di Luna e nel trionfo dei tuoi seni, 
sfiorando le tue guance, le svettanti cupole dei glutei,
tuffarmi, nell’architettura perfetta del trapezio
al centro del tuo corpo di donna,

che disegna e accoglie la dimora della nuova vita.

Tutto di te mi attrae e tutto voglio scoprire senza fine, 
pianure, monti e valli, della tua terra fruttifera, 
un continente intero da scoprire ed esplorare senza fine,
nei segreti templi ove si cela la primigenia essenza,
e dalle tue distese piane scendere nei tuoi abissi
attraverso i passaggi dove scorrono tutti gli umori della vita
.

L’Amore accade e forse non sappiamo come si accende, 
ma sappiamo quando per la sua potenza questo avviene,
come il fuoco, racchiuso nella profonda terra 
trova sfogo senza alcun preavviso all’aria aperta,
brucia la vita intorno ma al tempo stesso la rinnova.

L’amore vero non conosce paura e non si cela 
dietro cortine di falsi e ipocriti pudori,
ha il coraggio di mostrarsi in piena luce e in volto. 
L’Amore avvolge nel suo immenso calore. 
L’Amore irrompe prepotente, desidera, diventa, cresce, straripa, 
e rompe argini e barriere come un impetuoso fiume in piena, 
come un uragano, non si può arrestare, 
spazzando via ogni altro scialbo e spento sentimento 
e tutto quanto non è forte, ricco e vero.

Come l’immaginazione, l’Amore è sconfinato,
sregolato e ribelle, visionario per mirabile follia creativa,
pervade i sensi, li accentua, li accresce e li fa perfetti, 
l’Amore è la certezza ed è paura che la certezza poi svanisca 
e se è tutte queste cose, l’Amore è anche unico e leale, 
quando è così tanto non serve altro che un infinito tempo per donare,
l’Amore che non esita e che sceglie la sua strada e non vacilla, 
che indomito ama sempre, anche sconfitto ma non vinto.

L’Amore vero non illude, non si stanca e non si arrende , 
non è un fuoco di paglia che si estingue in breve, 
l’ Amore che si placa e non rinasce sempre non è amore,

lascia solo cenere e polvere spenta che non dà calore, 
e il cuore perso in un deserto fatto di vuoto gelo.

L’Amore è quello che ti soffoca di baci, 
e che in ogni istante ti sorprende,
e quando di notte il sonno scende e tornano le ombre 
di paure e ansie invano obliate di giorno dalla luce, 
si adagia al tuo fianco e avvolge le sue ali strette intorno a te
per essere sicuro che i tuoi sogni siano lieti e lievi,
e ti copre e ti nasconde, ti abbraccia, ti colma e ti rassicura, 
e quando ti risvegli l’Amore è un’alba d’oro
e il fuoco di un vulcano.

L’Amore è quando dove tu cammini diventa il paradiso,
è il tessuto che avvolge il calore del tuo corpo

che prende vita a toccarlo come fosse la tua stessa diafana pelle 
e diffonde il tuo profumo di femmina e la tua dolce essenza.
L’Amore è nei tuoi veloci passi, in ogni tuo sorriso
nel ritmo fluido delle onde dei tuoi fianchi,

che seguo e sento vibrare fra le mani.

L’Amore è quando ogni parte del mio corpo 
freme al solo pensiero di sfiorare il tuo, 
è prenderti per mano mentre guardandomi scosti i capelli dal tuo viso, 
l’Amore è quando ci cattura nel vortice di una nube mistica di oblio,
che si avvolge attorno a noi e tutto il resto esclude.

Non so quanta parte d’amore davvero hai prima conosciuto 
ma l’amore vero non è parte di poco o tanto,
può esser solo tutto o non è niente,
ma il tutto fa paura più del niente anche se spesso lascia
scorrere via gli irripetibili incroci del destino. 
Ma questo non importa, quel che è certo,
qualunque sia stato il suo destino, qualunque cosa accada, 
devi esser certa che questo mio amore
ti ha davvero immensamente amata.

Le parole vere anche se inascoltate,
sono atti d’amore che non si possono negare, 
sono carezze e baci, schiaffi e desideri,

labbra dischiuse su frasi prigioniere e represse
sono colpi d’Amore, seni palpitanti al respiro eccitato,
sono sudore, umore, cosce che ti cingono e ti fanno prigioniero, 
Le parole non sono solo suoni o segni,

sono lo sguardo dell’anima e del cuore,
messaggeri imperfetti ma potenti delle visioni e i sensi, 
sanno esprimere pensieri più veri dei reali gesti, 
possono convincere o dissuadere, ferire e a volte far morire,
sono le tumultuose labbra che mi consumano di baci
provocando tempestose maree di fluidi vitali.

e le parole sanno far l’amore, diventando energia pura 
che viaggia senza limiti e accende anche lontano un altro fuoco.

L’Amore è ciò che il solo tuo pensiero desta in me, 
che attinge dall’impulso vero della Vita e non si può arrestare,
trascina inesorabilmente come un vortice d’onda,

e in me e sopra me si avvolge e mi sommerge.
Voglio essere tuo, voglio riempirti di me, voglio che mi divori, 
sei una donna combattiva, libera e fiera e io
ero
un uomo vero prigioniero nella tua trappola d’amore.
Ma tu non sei solo una donna, sei un campo di battaglia
e ti presenti in armi alla disfida dell’Amore 
piantando tutti i tuoi vessilli d’indaco sulle battaglie vinte,
ma spesso vincere tutte le battaglie,

non vuol dire affatto vincere la guerra.

Tutto il mio essere adesso può darti una risposta, 
siamo frammenti di Cosmo, stelle, pianeti,
comete o meteore vaganti, catturate nell’onde 
di attrazioni misteriose per destini diversi e sconosciuti, 
e quando un impatto d’anime infine avviene, 
cambia per sempre l’Universo stesso.
Questo è l’unico Amore, primordiale, mistico e vero,
ed è questo l’Amore così potente, audace e certo, 
che ancora vuol dirti che tu sei nel mio cuore al tempo stesso, 
immensamente libera e immensamente mia.

Tu sei la forma visibile di tutto ciò che esiste…
sei la spiaggia e le onde del mare
sei l’aria e il vento e sei le terre emerse, 
sei le foreste e i laghi, sei le calde e umide caverne 
e le distese d’erba, sei del fiume la sorgente
sei l’Amore, sei polvere di stelle e sei la Luna.

Ennio Romano Forina / Estate 2019

 

l’Isola Che Sogna

C’è un’isola sognante 

nata dalla collisione 

di due anime amanti

tra la Luna e il Mare

sopra le  calme acque

e sopra le tempeste.

È sospesa nel tempo

che le scorre intorno

senza trascinarla via.

Solo la Luna,

dimora dei sogni

più segreti e veri

conosce il suo destino.

Lei, che roteando in cielo

tutto osserva e scruta,

dall’oceano dell’anima 

attrae anche i miei pensieri

li riscrive e nei suoi raggi

sull’Isola splendente

li riflette con parole vive:

“Se ti terrò stretta a me,

l’Isola si stringerà a noi.

Se ti abbraccerò,

l’isola ci accoglierà.

Se sarai nei miei pensieri

l’Isola ci nutrirà.

Se vorrò raggiungerti

l’Isola aspetterà per noi.

Quando avrai paura

l’Isola sarà il riparo

e se ti perderai

l’Isola sarà il tuo faro.

Ma amarti ormai è una certezza

anche senza un’Isola

che incantata sogna,

sempre sospesa, fra la Luna e il Mare.

Ennio Romano Forina

Ambiente e Scelte

L’ambiente sociale è uno dei molti fattori che influenzano le attitudini dei giovani, uno dei più determinanti certo ma non l’unico…alla base di tutto ci sono le scelte che dovrebbero derivare dall’intelligenza sensibile che gli animali hanno e che noi abbiamo perso…quella che ti fa chiedere il perché delle cose ( per quello che riguarda noi, gli animali non devono chiederselo perché lo sanno già) senza accettare passivamente le verità comode che poi tutti noi usiamo per convenienza. Bisogna mettere la convenienza al secondo o terzo posto e l’obiettività al primo. L’obiettività deriva dalla Natura dove tutto è obiettivo anche nei suoi aspetti più drammatici. Basterebbe osservare attentamente i fenomeni naturali per capire quali scelte della Natura siano da adottare e/o da migliorare e quali debbano essere abbandonate come dei semplici passi evolutivi che hanno compiuto la loro funzione e possono essere sostituiti da altri. La Vita è prepotente, deve esserlo per proseguire ma è capace di proseguire anche in altri modi che non sono prepotenti o antitetici alla vita stessa…il guaio della specie umana è che non sceglie di seguire la strada dell’opportuno e della perfezione ma quella della convenienza cieca e dello sfruttamento senza visione: La Natura evolve se stessa perché sperimenta sempre metodi migliori e si rinnova continuamente perfezionandosi, noi siamo nel circolo vizioso della nostra incapacità di vedere, sentire, ascoltare e analizzare oltre le nostre artefatte e limitatissime prospettive dettate dall’aver preso la strada sbagliata, utilizzando male le nostre maggiori capacità gratuite e affidandoci solo ad esse che ci hanno finora fatto progredire e predominare solo tecnologicamente ma in fatto di percezione cosmica, un albero o un animale qualsiasi conoscono molto più di noi come realmente vanno le cose. Lo sanno perché non hanno frapposto fra loro e la loro origine nessuno schermo opaco e deformante come quello che abbiamo generato noi nel nostro smarrimento esistenziale.

Bullismo “In Fieri”

Sempre più spesso siamo informati del fenomeno dilagante del bullismo adolescenziale e tutto quello che media ed esperti sanno dire al riguardo è la solita cantilena del disagio e della mancanza di “valori” senza precisare cosa sia il disagio e cosa e quali siano i valori, dato che la maggior parte dei “bulli” deriva da famiglie agiate a cui non fanno mancare nulla…come sempre si sente dire da madri e padri i cui figli hanno compiuto malefatte per auto assolversi: “A mio figlio ho dato tutto!” Tutto cosa?
Io sono nauseato da tutta questa superficiale supponenza da parte dell’aristocrazia della comunicazione e da parte di tutti i benpensanti titolati o meno e di dover ascoltare le loro inconcludenti stereotipe opinioni. Il bullismo infantile e adulto c’è sempre stato ma in alcuni altri tempi esistevano le punizioni che limitavano i comportamenti asociali…ed esistevano dei precisi ranghi odiosi perché derivanti dalle società a carattere patriarcale che hanno preceduto questa attuale, oggi non ci sono più quei parametri educativi assolutistici e impositivi sulle giovani generazioni, ed è un bene ma purtroppo oggi accade l’esatto contrario, la gioventù è per definizione sempre buona, promettente e sacra, come una casta di intoccabili che non si possono nemmeno redarguire per non sconvolgere il loro equilibrio psichico così vediamo le cose peggiorare con baby gang che assaltano persone per strada o entrano nelle case e seviziano e uccidono persone che non possono difendersi. Li vediamo vessare i loro coetanei o attaccare chiunque per strada senza ragione ma solo per dimostrare la superiorità attraverso la distruzione del più debole come si fa del resto per gli animali, è sufficiente che questi branchi sciolti incontrino soggetti un po’ diversi e vulnerabili per agire con impeccabile sadismo degno delle peggiori espressioni malefiche sempre ricorrenti delle società umane. La violenza e la brutalità infantile gratuita c’è sempre stata, fa parte della riflessione precedente che ho fatto su questo media, ognuno di noi porta le impronte genetiche dei nostri antenati in linea genealogica anche quelli antichissimi, perché anche se i genitori diretti sono persone buone o positive essi sono solo due, i nonni sono quattro e tutti gli altri che hanno trasferito nelle nuove generazioni i loro geni e le loro attitudini sono molti di più…io ho conosciuto l’aggressività gratuita infantile in tempi in cui i parametri educativi erano diversi e ad essa non veniva dato tutto l’agio e la condiscendenza o persino il plauso che si dà oggi con il risultato che vediamo il disfacimento e la decadenza diffondersi sempre di più nel tessuto sociale partendo dai virgulti, da quelli che dovrebbero costituire il promettente futuro.
Io credo che episodi di prepotenza sia fisica che virtuale aumenteranno se non vi sarà una consapevolezza del fenomeno le cose andranno sempre peggio in questa era senza voler riconoscere che dalla decadenza alla barbarie il passo è beve. Parlare di “valori” senza saper indicare i valori e i principi della coesistenza e della tolleranza è del tutto inutile, prima di tutto si devono individuare questi valori, alcuni possono provenire anche dalla saggezza dal passato, altri sono reperibili dalla Natura stessa da cui derivano molte delle nostre più nobili ispirazioni ma la natura si sa ormai è solo un grande campo di sfruttamento e gioco per il genere umano… ma che vanno ben interpretati anche, ma altri ancora dovrebbero essere principi e indicazioni nuove ed evolute…ma come si a rappresentare alle nuove generazioni principi evoluti in una realtà in cui di evoluto c’é solo la tecnologia mentre l’etica resta a livelli primordiali di egoismo e sopraffazione? Anche se al posto delle clave si usano la finanza, l’abilità di interpretare le leggi, l’egemonia delle caste politiche e/o di categorie dominanti e infine il perenne sonno della ragione dei popoli.

Ennio Romano Forina

Mai Diventati Adulti

I bambini non vengono al mondo senza impronte di chi li ha preceduti…cioè non sono “puri” come comunemente si crede, caratteri impulsi e attitudini vengono trasferiti dai geni degli adulti e in parte ogni principiante della vita deve far i conti con queste ereditate attitudini…tuttavia è vero che essi sono anche più vicini all’essenza del mistero che chiamiamo vita, essendo passati attraverso la dimensione della nascita come attraverso un filtro purificatore di scorie pregresse, ma non del tutto, essi hanno una maggiore capacità di percepire sensazioni genuine e veritiere rispetto a quelle della normale mente di un adulto, stimoli e pulsioni vitali che si riscontrano nell’impulso del gioco, capacità di meravigliarsi per le cose che l’adulto considera insignificanti e che sono invece per il bimbo la sostanza vera della vita, ma allo stesso tempo è necessario che da subito imparino a discernere e a individuare la via evolutiva dell’anima così come gli organismi sanno compiere da soli i necessari passi evolutivi attraverso la nascita e l’adattamento alle nuove e sempre diverse realtà. Ma gli adulti che hanno trascurato o perso la capacità sensibile di percepire e cercare l’essenza e la ragione delle cose, non sono idonei ad insegnare nulla ai piccoli, nei migliori dei casi sono solo in grado di preoccuparsi di un loro inserimento nella società umana ai più prestigiosi o confortevoli livelli e di gratificarli eccessivamente non per vero amore, creativo e altruista, come quello che hanno gli altri animali essendo scevri delle nostre false strutture mentali sovrapposte, ma per garantirsi un ritorno egoistico affettivo insegnando loro l’opportunismo affettivo, anziché la comunicazione e l’interazione generosa e simbiotica per la conoscenza degli/e con gli altri esseri viventi della propria o di qualsiasi altra specie. Non c’è da stupirsi dunque che la realtà umana sia dei giovani che degli adulti sia così conflittuale a tutti i livelli, drammatica, deludente, triste e scialba confusa e follemente persa e sopratutto dannosa agli umani stessi e a tutto il mondo che gli umani credono di possedere. 

Ci ritroviamo così nei deserti delle mega città persi fra milioni di altre vaganti e perse anime, ognuna delle quali guarda alle altre come il naufrago arso dalla sete, mentre si regge a stento a galla sui relitti delle false convenzioni e credenze guarda il mare intorno e grida pensando: “Acqua, acqua ovunque e non una goccia che possa dissetare.

Dominatori del Destino

Per quanto possiamo tentare di controllare i nostri destini
abbiamo solo un debole potere su essi
possiamo solo resistere o rassegnarci
cercando di contrastare le avversità
ed ogni improvvisa o annunciata tempesta
che attraversi il sentiero della nostra vita
consapevoli o meno del suo arrivo
o del tutto ignari e colti di sorpresa
per quello che vogliamo decidere
o per il volere e la ragione di altri che siano contro o amiamo.
Per sentimenti d’amore persi o ritrovati
per malintesi o comprensione
per errori o giuste cause
per abbandoni e nostalgie
per tutti i pensieri espressi
per le parole non dette
rimaste celate nei recessi dell’anima
per tutte le inascoltate parole vaganti nell’aria
trascinate dai venti alla ricerca del prescelto cuore
su cui posarsi a generar nuova vita
per tutti i sorrisi repressi e le lacrime versate
per l’amore raggiunto e perso
per la gioia regalata e spesa
per l’amore inesausto che si nutre dei sogni veri che nascono
e si riconoscono nella limpida notte illuminata dalla luna
mentre nella nebbia si formano solo le illusioni.
Ma a dispetto di quello e quanto siamo riusciti a dare e fare
nonostante ogni dolore e delusione
o durevole o effimera felicità raggiunta
vedremo sempre innanzi a noi le due stesse vie
che dal principio sono state aperte
una della rassegnazione, l’altra della resilienza
se avremo osato nonostante tutto a non cedere
all’impatto tremendo del destino.
Oltre la nostra volontà e oltre le speranze
ciò che alla fine veramente conta
non è quello che siamo riusciti ad ottenere
ma la sincerità, la profondità e la forza dell’Amore
che ha guidato la nostra volontà e il nostro agire
perché se non possiamo dominare i nostri destini
di sicuro possiamo guidare le nostre anime.

Ennio Romano Forina 25 Aprile 2018

L’Essenza del Bene e la Non-Essenza del Male

Quantunque gli effetti del Male possano essere infiniti, il Male non esiste come entità. Laddove il Bene è un’Energia che cerca senza soluzione di continuità la perfezione e l’Armonia cioè l’Amore universale – è questo è appunto quello che accade nel Cosmo – Il Male altro non è che l’“assenza” del Bene e quindi della energia creativa dell’Amore. Dove non c’è il Bene si produce il Male con i suoi infiniti aspetti, che però a differenza del Bene, che si può generare e realizzare anche se imperfetto e per gradi, il Male può essere solo e unicamente perfetto… perfettamente il Nulla. 
Ecco perché chi invece di cercare l’Armonia con il Tutto, il mondo vivente intero rispettandolo e amandolo, nell’atto stesso di distruggere, riceve la sua punizione, distruggendo se stesso nella sua scelta di progredire verso il perfetto Nulla.

Un esempio concreto per questo concetto?

Se siete in grado di provare empatia e compassione e desiderate aiutare un altro essere vivente qualsiasi, vuol dire che riconoscete e sentite la sua anima e stabilite con essa una connessione creativa dinamica e vitale, vale a dire: Cosmica e insieme a buon diritto rientrate nel flusso delle armonie cosmiche creative.
Se lo uccidete vuol dire che non siete in grado di sentire né la sua né la vostra anima che se non è ancora del tutto annullata è nel processo di esserlo poiché senza connessioni intime con il “Tutto” Cosmico e ogni sua singola parte non c’è esistenza.

L’Anima è come una singola goccia d’acqua che deve unirsi alle altre gocce e procedere verso il grande oceano con tutte le altre gocce, sorelle e amiche e amate. 
Nessuna anima da sola, può progredire nel sentiero e nel flusso dell’Armonia e dell’Amore.

Ennio Romano Forina

Buona Primavera!

QUALE PASQUA? 
So che ai carnefici e ai consumatori di questi piccoli cadaveri non fa nessuna impressione vederli appesi prima di essere sgozzati, che siano costretti a sentire il sangue del macello e non l’odore e il sapore caldo e dolce della poppata che credevano di ricevere nascendo…ai carnefici non fa impressione che siano stati strappati dalle mammelle delle madri che li hanno portati nel loro grembo con lo stesso amore materno delle madri umane, poiché l’amore materno è universale, non inventato da noi, ma esistente e all’origine di tutto il mondo vivente molto prima di noi.. più nobile del nostro, perché più puro, innocente e incondizionato, scevro dagli egoismi che sono invece una specifica caratteristica umana.
Dedico dunque questo messaggio a tutti gli ipocriti che direttamente e indirettamente attuano il massacro, qualunque sia il loro abito esteriore,
la loro stirpe, il loro costume e il loro credo, il sangue degli innocenti che fanno versare rivela le loro squallide anime e li accomuna tutti.

Ormai siamo assuefatti alle immagini più atroci, le menti ottuse umane stordite da tante false realtà non percepiscono più il dolore e la sofferenza nel vedere le scene orrende diffuse nei social media, dell’allevamento e dell’uccisione degli animali, come noi animali siamo, solo prepotenti, immensamente più crudeli e distruttivi per motivi futili, non per reale necessità e rompendo tutti gli equilibri naturali.

Glorifichiamo la nefandezza in queste feste sporche del sangue e della vergogna delle nostre menzogne in cui vogliamo credere e che insegniamo alle prossime generazioni. Alla ragazzina salvapianeta e a tutti i giovani che si sono mobilitati al suo richiamo voglio solo suggerire una modifica sostanziale agli slogan usati nelle manifestazioni…

The World is not OURS! Il mondo non è il NOSTRO mondo. Noi siamo solo abitanti e parte di altre parti con gli stessi diritti e gli stessi limiti in rispetto degli equilibri naturali che abbiamo SELVAGGIAMENTE infranto. Non si deve salvare il mondo vivente per salvare il futuro delle giovani generazioni umane, ma perché è un delitto! Ed è giusto e sacro non distruggerlo per i nostri vizi e la nostra presunzione.

Ma ora è davvero il tempo delle parole…che possono forse più delle immagini cruente o quelle di cuccioli evocanti dolcezza e compassione poiché non fanno più effetto, quelle brutte vengono immediatamente neutralizzate, cauterizzate, sepolte nell’oblio del pensiero debole ed esorcizzate, quelle belle ignorate o viste superficialmente, la maggior parte dei popoli sono diventati ancora più insensibili di sempre a quello che si evidenzia in immagini a meno che si assista all’orrore direttamente, ma le parole invece devono essere decifrate, elaborate nelle mente di chi le legge o le ascolta e in questo processo si è costretti a sentire di più il dolore altrui nel pensiero mentre con lo sguardo lo si ignora. ci pensino i cultori dei pranzi festosi con la morte nel piatto, all’atto di uccidere una piccola creatura e di affondare il coltello nella sua gola mentre si dimena e piange chiamando la madre…pensateci bene, con quel che resta delle vostre menti, anche se siete abituati a pensare solo con la pancia, può darsi allora che un barlume di coscienza possa rinascere anche in voi.
Ennio Romano Forina

Il Clima cambia perché la mente umana non cambia.

La ragione del cambiamento climatico non deriva direttamente dall’inquinamento ambientale, ma dall’inquinamento della mente umana che da millenni ha creduto, sbagliando, di poter appropriarsi impunemente di questo pianeta e di tutta la vita che ospita, pensando, con ogni tipo di pretesto fantasioso che il pianeta stesso gli appartenga .
Le giovani generazioni che ora manifestano per arrestare questo processo al grido di: – Salviamo il “nostro” mondo e il “nostro” futuro! –
dimostrano di non aver capito che è proprio nell’idea e nell’uso dell’aggettivo “nostro”, l’origine del devastante impatto delle egoistiche attività umane, del male e delle sofferenze che facciamo subire agli altri esseri viventi, e che fra non molto inizieremo a subire anche noi in pieno.
Il pianeta non è “nostro”, non lo è mai stato, noi siamo solo le cellule impazzite di un organismo che nella loro crescita esponenziale e con le loro azioni, con lo sfruttamento incontrollato, hanno spezzato tutti gli equilibri
e stanno distruggendo gli altri organi sani dell’organismo Terra .
Non si può sperare di arrestare un così immane e devastante processo , inneggiando alla ragione principale che è la causa del processo stesso;
il letale e nefasto pensiero che il mondo sia “nostro”.

Ennio Romano Forina

Comma 22 dell’Amore e della Gelosia Insana

Siccome l’amore vero è altruismo puro, come quello di una madre per i suoi figli, non può mai essere possessivo e violento e quindi non può diventare egoistico e distruttivo con il pretesto di eventi e cambiamenti, non essendo tale la sua essenza.Si devono quindi distinguere due tipi di gelosia, di segno e natura opposti,una è la gelosia del possesso e della dipendenza da una persona come se fosse una droga, compensativa di una carenza, di un vuoto nell’anima, l’altra è quella della cura, della protezione e della dedizione alla di qualcuno che si ritiene prezioso e che si vuole difendere da tutto ciò che è espressione di volgarità, brutalità e barbarie, nel rispetto delle reciproche libertà di scelte ed esistenziali. La prima forma di gelosia esprime la prepotenza insita nell’idea insana che qualsiasi legame generato da un’esperienza di conoscenza debba essere per forza indissolubile, cosicché questa gelosia possessiva diviene un serbatoio di energia distruttiva che può facilmente esplodere nella violenza, l’altra è una pura espressione di amore che non può mai essere violenta se è vera, perché l’amore vero non può essere violento altrimenti non è amore.
Così qualsiasi gelosia che diventa violenta, non può mai essere una degenerazione dell’amore, poiché la violenza è antitetica all’amore, ma è una degenerazione incontrollata della prepotenza “mistificata” da amore.
Non si invochi mai quindi l’amore né una“tempesta emotiva” come attenuanti alla violenza della prepotenza e della gelosia del possesso,
che è del tutto priva di veri sentimenti di amore.
Ogni azione criminale contro le donne, ogni femminicidio passionale, presuppone in sé una premeditazione cuturale, perché chi lo compie, di fatto ha stabilito e coltivato nella propria mente il concetto che amare significhi possedere.

Ennio Romano Forina

L’Anima del Gigante e i Nani dell’Anima


Ho scritto questo poema il 22 Febbraio 2018, dopo aver visto il filmato di un Toro che nell’arena di una corrida, si è ribellato fieramente al gioco infame riuscendo a saltare oltre le barriere, invadendo i palchi alla vana ricerca della sua libertà e ora pascola nei campi puliti del cielo, sopra il marciume di questo mondo umano.

I wrote this poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom over this human rotten world.
“HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO DAL ROSSO DEI PAPAVERI E NON DEL SANGUE…”
Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti,
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
Ho visto fantasmi sui palchi, ebbri di sangue vermiglio
fuggire vilmente all’impeto del coraggio e della ribellione.
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
troppo intricate che imprigionavano impietose le possenti zampe
su un crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
Oltre l’arena infame, forse c’erano liberi, ma irraggiungibili
i prati splendenti nei raggi del sole,
dipinti di verde e soltanto del rosso dei papaveri
ma all’interno dell’orrendo festoso cerchio mortale
solo un sole di sangue bagnava la sabbia
calpestata da demoniache figure di grumi sinistri.
Malefiche ombre scatenate per dare tormenti di lance e pungoli,
forgiati nelle fucine d’inferno,
ed eroi fantocci sui costretti cavalli, ricoperti dalla gloria del nulla,
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
e urla di piacere inneggiavano ai colpi di pungoli e sprizzi di sangue.
“Breaking news!: Per i media: “Il dramma sfiorato!”
Nessuno ucciso, nessuno ferito!
Nessuno”. Dunque il Toro è nessuno?
Solo rantolo di morte e di sangue?
IL SOGNO
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
e io ho sognato il coraggioso Toro, sconfitto
ma non dalla morte umiliato,
ho visto il suo corpo nell’arena esplodere in mille getti di sangue
che si riversavano sugli spalti della cerchia infame
gremita da umane sinistre figure piccole e grandi,
dalle bocche bavose e braccia esultanti,
occhi di vetro ed ebbri di scherno
del dolore inflitto a intervalli di morte
ho visto la loro sadica voluttà nel vedere
la forza ansimante di bava sanguigna
privata pezzo a pezzo dal nobile corpo possente.
Spettatori gaudenti del male e della sofferenza,
frementi dalla bramosia del sangue,
che ora ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
ma il rosso fluido continuava a coprirli
e macchiava vestiti, corpi e volti continuando
a fluire dal corpo lacerato del Toro ribelle,
in mezzo alle file di comode panche.
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di fuoco
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
che adesso più non rideva, e travolta,
alla fine affondava in una marea rossa spenta di urla,
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
altre mille bocche di sangue si aprivano
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
IL RISVEGLIO
Ma i sogni sono solo sogni
e tutto questo non accade e non avverrà.
non in questo modo, non in questo mondo, non in questo tempo.
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
uccisi due, tre, cento volte e solo per sadico gioco,
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
finché questi occhi umani godranno del dolore e della morte altrui.
E il diluvio del sangue non è un sogno,
né un’illusione è l’orrenda, continua realtà
ma, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
qualcosa davvero si perde e affonda per sempre
sono le anime spente soffocate dal sangue che hanno fatto versare.
E tutti quelli che godevano nel vedere quel sangue
dalle narici e dal corpo generoso, sgorgare fumante,
alla fine credono di poter uscire indenni
dall’atroce scena, con i loro corpi e vestiti puliti,
ma sono le loro anime per sempre macchiate
dalla rossa scia di sangue e di sabbia del corpo trascinato via.
Escono ridendo e soddisfatti dall’odore di morte,
senza sapere di aver lasciato in quel luogo di morte perversa
anche le loro spente anime, nel sangue dell’arena a imputridire.
Ennio Romano Forina 2018

Forever “8”

Le feste si fanno per celebrare le vittorie, per la fine delle guerre, delle invasioni, delle tirannie e delle ingiustizie, ma sappiamo bene che nella realtà attuale non è finito niente per la maggior parte delle donne che continuano a subire molti degli stessi soprusi che subiscono da secoli a vari gradi e livelli. Ed anche nelle situazioni più rosee, l’egemonia maschile continua ad imporre ovunque al genere femminile condizioni esistenziali durissime.
Si dovrebbe invece celebrare un processo, in cui il genere maschile universale è stato ed è tuttora imputato di una violenza collettiva e continuativa sull’anima e sul corpo delle donne, che le priva dei diritti fondamentali e le obbliga a subire violenze motivate da pretestuose e false ragioni, preconcetti ridicoli e dettami fantasiosi di origine ultraterrena.

Al contrario, questo dovrebbe essere il giorno del pianto e del pentimento, del riscatto, della restituzione e della resa e quindi del pagamento dei danni di una guerra che il genere maschile ha di fatto dichiarato alle donne da millenni, mentre questa celebrazione folkloristica si consuma nell’arco di un sol giorno come un fuoco di paglia senza influire sull’ingiusta e oppressiva condizione attuale di miliardi di donne nel mondo. Meglio sarebbe se i governi ed i parlamenti di tutto il mondo fossero pervasi da un nuovo pensiero illuminato e dall’ammissione di un crimine che è ancora in corso d’opera.

Per fare qualcosa che veramente tenda ad ottenere la fine della schiavitù delle donne, e realizzare una vera rivoluzione etica che condanni chi è colpevole e liberi chi è schiavo, si devono cercare i moventi che hanno spinto al delitto generazioni e generazioni di uomini che nella loro gretta ignoranza e abbietto egoismo sono andati contro e hanno fatto soffrire le stesse donne che li hanno generati, nel perpetrare la falsità di una pretesa inferiorità del genere femminile. Quindi la domanda è: quali sono le ragioni e perché questo è potuto succedere?

Le aggregazioni di uomini si sono sempre fatte la guerra tra loro per dominare, depredare e imporre le proprie credenze e i propri costumi, ma su una cosa tutti i popoli maschili del mondo in ogni epoca sono sempre stati d’accordo: sottomettere le donne privandole di tutti i loro diritti e della libertà e di fatto di renderle schiave delle esigenze maschili con scuse artefatte ed ignobili, imposte sfruttando la maggiore forza fisica ma sopratutto con il complotto numerico ai loro danni. Il genere maschile ha da sempre sostenuto queste falsità per sottomettere e sfruttare le donne a suo vantaggio e per garantirsi una sicurezza esistenziale che da soli gli uomini non hanno, ma avendo imparato nel corso dell’evoluzione a collaborare per sopravvivere alle situazioni ambientali, ai pericoli, agli attacchi dei predatori più grandi, hanno sviluppato la capacità di aggregarsi che alle donne interessa meno per via della loro essenziale funzione di generare nuova vita che si svolge in un ambito esistenziale più circoscritto e ha per loro naturalmente una importanza primaria ma che non esclude tutte le altre attitudini di libertà e genio di cui sono state rapinate. 
Moltissimi maschi umani sono come animali smarriti che senza un riferimento femminile vagherebbero senza direzione e senza ragion d’essere e le donne rappresentano il loro riferimento esistenziale, il porto sicuro che calma e fuga le loro angosce, il sedativo dei loro terrori primari e il trastullo egoistico superficiale dei loro sensi, non per dare ma sopratutto per riceverne soddisfazione, altrimenti se così non fosse stato, se fossero stati amanti sensibili e altruisti e non rapinatori, non le avrebbero mai sottomesse. L’evidenza sta nel fatto che per garantirsi una stabilità che da soli non hanno, invece di evolversi dotandosi di una loro propria direzione esistenziale, hanno scelto la via più semplice e brutale: la predazione e il parassitismo attaccandosi e sfruttando la stabilità innata che ogni femmina ha in sé, avendo la certezza esistenziale generatrice ed anche una relazione più intima ed intelligente con l’intelligenza della Vita…ciò che definiamo Natura. 
Persino le menti illuminate di filosofi come quelli greci antichi sono cadute nella mistificazione evidente della realtà ignorando e disprezzando le capacità intellettive delle donne che non solo non sono inferiori agli uomini ma li superano in molte espressioni di intelligenza pratica e speculativa ed anche in intuito e percezione. Tant’è che un altro aspetto vergognoso del crimine millenario maschile è stato quello dell’aver sempre inibito, represso e impedito le loro attitudini intellettuali e artistiche e aver steso un velo di oblio sul pensiero storico femminile, imponendo anche alla scienza un carattere arbitrario e prepotente maschile.

È quindi la paura del maschio la causa primaria di questa immane ingiustizia che risiede nella natura stessa di un animale che anche se non è dotato di zanne ed unghie di fatto, le possiede nel suo cervello e che lo rendono il predatore più feroce e prepotente che sia mai esistito su questo pianeta. Nella combinazione nefasta degli elementi paura, vuoto, forza fisica e capacità aggregante degli uomini insieme alla predisposizione della mente umana a distorcere le evidenze a proprio vantaggio, risiede la fonte di questa persistente vergognosa ingiustizia che le donne ancora subiscono dal pensiero circoscritto della maggior parte dei popoli e che in tutte le epoche e culture ha assunto forme e dimensioni mostruose e nel tempo ha causato e causa sofferenze immense a loro danno. Senza questa consapevolezza le cose non cambieranno di molto e per molto tempo, sempre se la inarrestabile follia predatrice e distruttiva umana consentirà a questa specie ed al mondo di avere ancora un po’ di tempo per cambiarle. Ennio Romano Forina

Riposando su Marte presso l’acqua. Resting on Mars near the water.

Too Good To Be Forgotten…”
Le buone memorie arricchiscono,
le cattive possono rendere più saggi.
Ma abbiamo bisogno di mantenere nelle nostre menti e anime tutte le esperienze, perché quello che è stato buono diventa direzione e quello che è stato cattivo diventa conoscenza e la capacità di discernere fra i due stati. Ennio Romano Forina

Scelte/Choices

Non ci sarà mai nessun altro tempo o luogo
diverso da qui e adesso,
in grado di elevare ciò che in noi è mediocre,
o di degradare ciò che in noi è elevato.
Siamo noi il luogo, il momento e la volontà
che realizza l’uno o l’altro stato.


There won’t be no other time or place
different from here and now,
that can elevate what in ourselves is mediocre
or degrade what in ourselves is elevated.
We are the place, the time and will,
which can realise one or the other state.

Ennio Romano Forina

Gli “Umanotteri”, la tecnologia e la fine dell’Etica Superiore

Non è un errore, ma un’analogia che ho coniato per definire la specie umana nella sua attuale realtà esistenziale, nei comportamenti collettivi e nel funzionamento che si avvicina sempre più a quello degli insetti sociali: gli “Imenotteri, vale a dire Api, Formiche, Termiti… che si comportano non come soggetti individuali ma come parti,cellule di un singolo organismo, essendo costretti a specializzarsi in capacità diverse e rigorose ma dipendenti e complementari fra loro. In pratica, ciò che costituisce gli organismi viventi che sono appunto fatti di unità biologiche (organi) e cellule con compiti diversi ma interagenti nell’esistenza e nell’interesse dell’organismo stesso. Quanto più la società umana diviene complessa e deve affidarsi alla tecnologia e alla burocrazia per funzionare, tanto più i suoi componenti finiscono col diventare simili alle cellule di un organismo che si modificano e specializzano per svolgere compiti essenziali e per mantenere in funzione l’organismo stesso. Poiché sia la tecnologia che la burocrazia richiedono automatismi di ideazione ed esecuzione ormai non più dettati e guidati solo dalla mente umana ma dalla tecnologia stessa che ne suggerisce tutti gli sviluppi possibili e gli utilizzi ulteriori. Questo fenomeno di spersonalizzazione degli individui e delle loro capacità speculative ed inventive fuori da ogni schema, conduce a dei percorsi obbligati di specializzazione in ogni campo, dai più umili a quelli più importanti, ma questo non fa differenza poiché nell’organismo “mondo umano” (città) che replica in tutto e per tutto, l’organismo stesso, – solo in misura molto più grande e impiegando materiali più resistenti, – ha come risultato un progresso tecnologico velocissimo, ma al tempo stesso un regresso delle peculiarità creative e intuitive proprie della specie ed ha già avviato un processo ormai inarrestabile di decadenza di queste peculiarità e quindi anche dell’etica superiore, così come non vi è un’etica creativa in un alveare o un formicaio ma solo l’etica di ciò che è opportuno per affermare l’esistenza dell’unità formicaio o alveare nel mondo vivente. Ennio Romano Forina

Il paradosso di Amore e Morte nella morale umana.

Nel costume dei popoli civilmente progrediti, la nudità dei corpi umani in luoghi non appropriati si chiama oscenità, ma non si pensa mai all’oscenità della morte violenta che viene invece celebrata in innumerevoli modi e rappresentata liberamente come “entertainment” anche ai piccoli di questa evoluta società umana. In altre parole, si considera moralmente accettabile mostrare loro come si distrugge la vita, mentre gli si nasconde come la si genera. E se questa rappresentazione di morte diventa persino materiale didattico, allora vuol dire che gli stessi adulti sono come quei bambini prepotenti che si divertono a smembrare le preziose “bambole” della vita che disprezzano perché non sanno come interagire con loro e solo perché hanno il potere di farlo in questo mondo che ritengono proprio. Quindi il messaggio che viene così trasmesso alle nuove generazioni è che: “Il mondo è il vostro giocattolo” – Senza avvisarli del fatto che i giocattoli non sono per sempre”. Ennio Romano Forina

L’Impero Tecnologico

Se l’anima, la ragione e l’etica del genere umano avessero conseguito risultati evolutivi comparabili a quelli del progresso scientifico e tecnologico, questo pianeta sarebbe un posto idilliaco nel Cosmo e tutto il mondo vivente potrebbe finalmente essere libero dalla prepotenza e dall’oppressione brutale che questa specie esercita da sempre anche contro sé stessa, usando forme di crudeltà inesistenti in Natura e continuando ad inventare molte fasulle mitologie e ragioni fittizie per giustificare la sua
incontenibile ambizione di prevalere su tutto e di impossessarsi di tutto.
Al contrario, le ultime generazioni dimostrano nei fatti, di cercare sopratutto i risultati pratici e proficui nella conoscenza e di essere ancora ferme a livelli primordiali nei valori etici e intellettivi profondi in modo che, mentre l’intelligenza sempre più asservita alla tecnologia, progredisce velocemente nel suo delirio di onnipotenza rendendosi spesso strumento e complice delle peggiori devastazioni e del perverso sfruttamento di tutte le forme viventi, una nuova, stratificata, pervicace ignoranza continua ad affermarsi ovunque, non diversa da quelle che hanno contraddistinto i tempi più oscuri impedendo una vera evoluzione dell’etica e destinandola a subire un processo inverso altrettanto rapido di dissoluzione e assoggettamento allo strapotere della tecnologia e di tutti i suoi controllori non controllati e non controllabili, nel bene e nel male.
Ennio Romano Forina

Vere e False Follie…

Nella normalità delle culture umane
si generano molte follie perverse e distruttive
considerate sane tradizioni senza chiedersi mai
se siano davvero necessarie, utili o giuste.
Mentre saper guardare oltre le culture,
oltre le loro molte mistificazioni
e volendo sempre conoscere
la ragione profonda di ogni convinzione,
viene da sempre disprezzato, avversato
e ritenuto una follia.


Ennio Romano Forina

Versi di Luna Pieni

Povera luna, nessuno leva più lo sguardo all’artefice
di scenari suggestivi e perfetti
tu che ispiravi tutti gli amori e suggerivi
a poeti ed amanti i versi più belli
confortavi il viandante notturno
alleviavi le angosce più oscure
eri la dea che a tutti sorridevi
pervadendo di magia il mondo assopito.
Tu, ospite splendente, anfitrione eccelsa
della tua degna dimora celeste,
principessa e vestale delle notti più limpide
con la tua arcana, festosa presenza
volteggiando pigra nel cielo notturno
fugavi tutte le angosce e i timori
avvolgendo di soffice luce i sonni più inquieti.

Ci insegnavi che esiste l’irraggiungibile,
che non si può e non si deve impossessarsi di tutto
che nessuna piramide ambiziosa
nessuna torre svettante in cielo
poteva minimamente sfiorarti
e quindi restavi, venerata, sacra e intatta
umiliando le umane brame e le tiranne pretese.


Ora ti scrutano ancora per sapere solo
se vi siano gioielli in te da depredare
e se si possa immettere in te la stessa vita
che viene soffocata nella tua sorella Terra
se si possa far di te e altri sterili mondi
dei gioielli azzurri mentre questo pianeta
rapinato e offeso sempre più a te fanno somigliare
ma senza il tuo grigiore allegro e senza incanto.

E se fossi fatta di platino e d’oro
anziché di inutile sabbia e roccia
saresti in breve tempo invasa e divorata
da miriadi di potenti e brutali macchine
popolate da voraci microbi umani
pronti a succhiare le tue vene profonde
scavando solchi, buche e sanguinanti ferite
per divorar ricchezze e niente altro
come per lo splendente verde azzurro globo
che sempre più si riveste dello spento grigiore
di città immani, gangli letali di una rete
di cemento e asfalto che si propaga ovunque
come le metastasi di un incontenibile cancro.


Ti guardano ora nella tua intimità svelata
come si osservano gli animali oppressi
nelle prigioni della follia e della vergogna
degli zoo, dei circhi e degli allevamenti
e sei già anche tu ormai rinchiusa
in una gabbia di ottusa e falsa conoscenza
senza più meraviglia né domande
solo una bizzarra e negletta decorazione
appesa in cielo per il nostro diletto
ma non sei tu Luna senza più il fascino e l’incanto
siamo noi che abbiamo perso il desiderio
di sognare sensazioni più ineffabili e vere
e ci inebriamo delle nostre false e violente luci
che non illuminano l’anima e la mente
come le luci e i suoni del Cosmo e della Vita.

Ennio Romano Forina – Dal vol. di poesie: “Versi di Luna Pieni” dell’autore