Conoscenza e Amore

Io non credo che l’anima sia una entità

di cui tutti sono indifferentemente dotati,

ma piuttosto un’intelligenza,

una capacità intellettiva,

che tutti volendo, possono estendere

attraverso l’esercizio continuo

della sensibilità e dei sentimenti,

o lasciare negletta nell’assenza

del desiderio di amore e di conoscenza, 

fino a farla estinguere del tutto.

 

ennio forina 

 

L’anima non è un dono, ma una intelligenza sensibile in tutti gli esseri viventi, che cresce e si valorizza attraverso i sentimenti e l’intuito, primo fra tutti è l’amore materno e le sue molteplici forme espressive, come l’amicizia fra soggetti della stessa specie e di specie diverse. Quindi anche e sopratutto gli animali, che a differenza di noi non sono ostacolati dalle distorsioni delle artefatte strutture mentali umane, riescono ad esprimere e far crescere la loro anima sensibile attraverso i sentimenti di amicizia e di amore più sinceri e cristallini. È quello che intuitivamente riconosciamo in loro e che genera il bisogno di cercare la loro preziosa compagnia, molto più gratificante e affidabile di quella dei nostri simili.  Quello che ci rende uguali agli altri esseri viventi non è la forma della specie ma la sostanza dell’anima che essi hanno saputo e voluto arricchire di conoscenza e amore.

Fear and Rage

  Among all of the living species in this world, the human kind is the only one that considers the pain of the illness and the sorrow of death an undeserved and unjust punishment, thus with rage and concealed bitterness uses the greatest part of its intelligence and energies to indemnify itself at all costs with all means, thinking to be a king in a kingdom of servants and often stealing the life of many others in an unrestrained exercise of power without remorse for by suppressing other creatures he gets a false and brief illusion of omnipotence and immortality. –  The fear of the unknown, the anguish and the unjustified resentment, are some of the major hidden roots of the worst human wickedness.                                                                                                                                     ennio forina

Fra tutte le creature di questo mondo, l’essere umano è l’unico che considera la sofferenza della malattia e il dolore della morte delle immeritate ed ingiuste punizioni e quindi con rabbia e mal celata amarezza usa la parte migliore della sua intelligenza ed energie per indennizzarsi a tutti i costi e con ogni mezzo, comportandosi come un re in un regno di servi e spesso uccide le altre creature in un incontrollato delirio di potere senza rimorsi, perché distruggendo la vita che non sente, riceve una breve e falsa illusione di onnipotenza ed immortalità.- La paura dell’ignoto, l’angoscia che ne deriva e il risentimento ingiustificato, sono alcune delle peggiori e profonde radici della malvagità umana.

Here and Now

Don’t look for a pot of gold

at the end of the rainbow.

Enjoy the rainbow.

ennio forina

Pot of gold3.jpgTrue richness is just wherever you are, a step away from you, in the most seemingly poor and usual things to be known for their real value. Don’t waste it going after your illusions. Every gentle and understanding thought, every word sincerely spoken, every friendly and helpful gesture can become more precious and more gratifying than any amount of gold as you may turn your life into a treasure that will always be with you.

ennioforina

Qui e Adesso

Non cercare il vaso d’oro

alla fine dell’arcobaleno.

Goditi l’arcobaleno.

 

ennio forina

Pot of gold3.jpg

La vera ricchezza si trova dove sei, a un passo da te, nelle cose più apparentemente umili e usuali da conoscere per il loro reale valore. Non sprecare questa ricchezza inseguendo illusioni. Ogni pensiero comprensivo e gentile, ogni parola detta con sincerità, ogni gesto  in aiuto e amichevole può diventare più prezioso e gratificante di qualsiasi oro e mutare la tua vita in un tesoro che sarà sempre con te. I sentimenti valgono molto più dell’oro.

ennio forina

Here and Now

Don’t look for a pot of gold

at the end of the rainbow.

Enjoy the rainbow.

ennio forina

Pot of gold3.jpg

True richness is just wherever you are, a step away from you, in the most seemingly poor and usual things, to be known for their real value. Don’t waste it going after your illusions. Every gentle and understanding thought, every  word sincerely spoken, every friendly and helpful gesture can become more precious and more gratifying than any amount of gold as you may turn your entire life into a treasure that will always be with you. Feelings are more precious than gold.  ennio forina

Incontri Distanziati di Nessun Tipo…

Il web risuona del frastuono assordante delle grida discordanti  provenienti dal mondo femminile e maschile sulla difficoltà reale di trovare un unico comune denominatore che stabilisca come interagire con persone sconosciute. A volte si riportano casi vissuti nelle realtà personali per delusioni e ferite dolorosissime, derivanti da rapporti malintesi, da defezioni improvvise, da diminuzione di interesse e dalla scoperta desolante che oltre il rapporto fisico non ci sia null’altro tra due individui che si toccano, senza realmente essere in grado di camminare insieme. A volte le donne cercano una presenza fisica in un uomo, altre volte quella dell’animo, a volte le due aspirazioni si fondono in un amalgama indefinito e confuso alla ricerca di un quasi impossibile equilibrio che le appaghi tutte insieme. Tutti noi navighiamo nella realtà umana muniti di scudi e corazze psichiche per evitare di ferirci per il contatto con gli altri, sia quello prolungato che occasionale e specialmente quelli del genere diverso dal nostro. Come cavalieri medievali affondati nel metallo delle loro armature, giriamo per strada ubbidendo a codici di comportamento per evitare contatti indesiderati dal primo all’ennesimo tipo. Ci sentiamo alieni all’interno della nostra stessa specie, ma nonostante questo trattiamo gli altri come se fossero loro gli animali diversi, mescolati in una realtà di impossibile connivenza ravvicinata.

Quando siamo con gli altri vorremmo essere lasciati soli e quando restiamo soli ci lamentiamo che qualcuno non sia più vicino a noi. Stiamo male con gli altri e stiamo male con noi stessi, disprezziamo l’ipocrisia degli altri quando il nostro modo di relazionare è permeato di superficialità e sterili convenevoli di stereotipa affettuosità che non significano niente. Se qualcuno che ci interessa si tiene a distanza da noi e ci evita ci sentiamo negletti e feriti ma se qualcuno si avvicina troppo e si rende disponibile a comunicare oltre i convenevoli, scappiamo velocemente nel nostro rifugio blindato chiudendogli ogni via di accesso. Chiediamo tutto e il contrario di tutto. Attenzione e indifferenza, e al tempo stesso affetto e sentimento e incuranza e disinteresse senza essere capaci di dare agli altri nessuna di queste cose. Eternamente delusi e scontenti, eternamente insoddisfatti.

Ma è vero, siamo molto diversi in realtà , gli uni dagli altri e questa è una delle cause principali della diffidenza generale e della difesa ad oltranza dei nostri territori propri, sfere esistenziali e corpi. I dislivelli culturali e sensibili sono così tanti e spesso davvero abissali, ma se ci limitassimo a considerare queste differenze culturali o caratteriali non sarebbe un gran problema. Una persona sensibile e virtuosa disponibile a conoscere un’altra persona affine non avrebbe problemi a discernere il soggetto giusto tra i tanti che possono incrociare la sua vita specialmente ora che è possibile toccare la mente e l’anima di un’altra persona comunicando a distanze immense, senza rischiare immediati coinvolgimenti non voluti. Il problema vero è che ognuno di noi non tende a soddisfare un solo definito desiderio, o una sola aspettativa nella conoscenza di un altro soggetto ma di attese ne ha tante, indefinite e sovrapposte e spesso contrastanti. Abbiamo pulsioni biologiche che determinano certe attitudini particolari e abbiamo pulsioni di affettività di sensibilità spirituale, abbiamo vuoti che vorrebbero essere riempiti e abbondanza di sentimenti ed energia che vorremo dare ad altri e che i molti altri nemmeno vorrebbero ricevere.

Forse possiamo intenderci a parole anche parlando due o tre lingue insieme in modo convenzionale, ma se facciamo parlare la nostra psiche profonda con un’altra psiche profonda è come se parlassimo due lingue diversissime e sconosciute, perché questo? Perché noi non conosciamo bene nemmeno noi stessi e spesso non sappiamo nemmeno che cosa vogliamo che gli altri siano per noi, quanto siano importanti per noi e quale tipo di investimento affettivo vogliamo fare in loro. Le nostre incertezze ci paralizzano al pari delle nostre angosce e alla fine, invece di slanciarci verso gli altri e sopratutto verso quella dimensione di vita genuina e vasta,  quella non vilipesa e soffocata  dalle nostre attività  industriali e ludiche, ci rivolgiamo invece indietro verso la tana apparentemente sicura della nostro piccolo privato universo confortandoci con la convinzione che sia del mondo la colpa per la nostra solitudine.

Paradossalmente mentre aumentiamo vertiginosamente di numero e cerchiamo il modo di trovare le persone giuste con cui camminare insieme, diventiamo sempre più soli e persi nella folla e in un deserto umano. Un tempo c’erano i conflitti generazionali, genitori versus figli, ma questi conflitti avevano e hanno un senso biologico, i nuovi arrivati devono dimostrare e affermare la novità della loro presenza nel mondo vivente. Ma ormai le giovani generazioni non hanno più ragioni di contrasto con i genitori – che adesso non cercano nessun conflitto con loro, ma al contrario, pensano che sia giusto gratificarli sempre e giustificare qualsiasi loro desiderio come legittimo -. Il problema nasce con le relazioni nel loro stesso ambito generazionale, essi non sanno più comunicare realmente tra loro se non attraverso comportamenti “tribali” collettivi stereotipi e ripetitivi, rituali di appartenenza a gruppi o branchi e sopratutto non vedono più gli altri come persone ma come illusioni virtuali filtrate attraverso gli smart phones. È la ragione per cui è nata un nuova arma per esprimere l’innata cattiveria presente in molti soggetti di ogni nuova generazione. Come il pilota dell’aereo che preme il pulsante della bomba non “vede” graficamente la devastazione e la morte generati dal suo gesto, se non nella sua immaginazione, questi strumenti nelle mani, nelle menti dei giovani  distruttori di sempre, hanno uno strumento in più per fare del male come è nella loro vocazione, compiendo azioni violente e aumentandone l’effetto devastante diffondendo i messaggi e i filmati che le descrivono.

Queste considerazioni dovrebbero portare ad una semplice conseguente deduzione:         – La tecnologia, mentre sta distruggendo il mondo naturale, non migliora affatto il mondo etico e non migliora il mondo umano, anzi sta aumentando la sua confusione e le sue follie, moltiplicando i totem e i simulacri intorno ai quali si svolgono le stesse danze parossistiche nel tentativo ingenuo di guarire così da tutte le nostre irrisolte angosce primordiali. È la natura umana che dovrebbe fare un salto evolutivo immenso per essere poi in grado di usare gli strumenti del progresso tecnologico nei modi giusti, ma se a questo non verrà data importanza, qualsiasi invenzione dell’ingegno umano, nelle menti superficiali e insensibili e in quelle dei perversi che sono nel nucleo di ogni nuova generazione, verrà usata nello stesso modo brutale e distruttivo in cui nella preistoria si usava la clava.

 

ennio forina  – october 29, 2017

Morire per Evolversi

La “Natura” si comporta con TUTTI gli organismi, esattamente come un pittore si comporta nel realizzare una propria opera. Esegue un dipinto e nel farlo impara qualcosa, ma il dipinto non risulta perfetto, così lo cancella e ne fa uno nuovo, sapendo che nel nuovo dipinto non ripeterà gli errori del primo perché dal vecchio ha ritenuto nella sua mente le informazioni che derivano dall’esperienza del primo, che sono poi trasferite nel nuovo dipinto. Ma  anche il nuovo dipinto, pur essendo più bello  non è perfetto, così il pittore lo cancella di nuovo e si prepara a farne un altro che, in teoria – ma non sempre succede – sarà ancora migliore. La morte è una staffetta di esperienze e memorie genetiche diverse, necessarie per l’evoluzione delle specie, affidate a nuovi organismi che possono utilizzarle allo scopo di rinnovarsi in forme viventi sempre più funzionali e perfette, quello che noi appunto ammiriamo nella Natura. L’universo è un divenire di eventi e una mistura degli elementi che erroneamente chiamiamo materia, e di fatto non esistono cose eternamente fissate nelle loro forme, altrimenti significherebbe che l’universo stesso sia statico e sterile, ma per fortuna non è così, l’Universo si trasforma continuamente ma non si disintegra, palpita nel suo dinamismo creativo e tutto in esso si rinnova senza fine.
Nemmeno i diamanti sono per sempre.

Ennio Romano Forina from: “A different Evolution”

ADDENDUM

Forse, avremmo più rispetto per il mondo vivente intorno a noi, se fossimo consapevoli di essere noi stessi una semplice parte di un grande progetto creativo Cosmico in cui le forme viventi si svolgono interagendo anche in rapporti cruenti e difficili da accettare per la sensibilità universale non solo umana, come i rapporti predatori e prede, ma tutte, inequivocabilmente obbedendo a un unico impulso, come se fossero un organismo singolo.

Penso che l’amore sia un’energia generata da questo impulso che si chiama per noi, Evoluzione. Se questa specie umana, che dagli alberi scese a colonizzare la terra milioni di anni fa, non si fosse smarrita nella sua presunzione e nel suo delirio di onnipotenza, se per sostenere le sue ragioni di sopravvivenza prima e di opportunismo dopo, non avesse prodotto tali e tante mistificazioni  della realtà, noi oggi saremmo sempre più fraternamente uniti al mondo vivente e non al contrario, sempre di più i suoi agenti distruttori, come risulta dalla formula che evidenzia il fatto che al progresso scientifico e tecnologico non corrisponde un progresso equivalente nella conoscenza sostanziale della Vita e nell’Etica, che anzi sembra essere inversamente proporzionale al primo.

E questo accade perché lo scopo prevalente del progresso della scienza e della tecnologica è di usare la realtà piuttosto che di capire la realtà.

Per conoscere la realtà e il senso dell’esistenza della vita su questo pianeta non è sufficiente sezionarla e misurarla nelle sue intime parti, anche giocando pericolosamente con i suoi elementi, ma serve comprendere i suoi misteriosi fenomeni senza la motivazione derivata dal controllo che sulla vita possiamo avere. È chiaro che il motivo preponderante per cui la scienza umana studia i segreti della vita ha uno scopo opportunistico, e non per la pura conoscenza delle cose.

La conoscenza vera ci renderebbe la consapevolezza di essere uguali alle altre forme viventi, tutte “animali” siano organismi di sangue rosso o sangue verde e non potrebbe essere altrimenti e così come non si può negare che la vita sia unica solo pensando che i nostri organismi e la nostra intelligenza non sono altro che il risultato di una collaborazione di diverse forme viventi che noi erroneamente definiamo semplici, e così come la Vita è inconfutabilmente unica anche la morte è unica, tutte le forme di vita infatti nascono per l’impulso universale dell’amore di una madre, quale essa sia, pur sempre qualsiasi embrione di essere vivente proviene da un “grembo” formato dall’amore universale, anche se un numero infinito di grembi è diversissimo da quello umano la loro essenza, la loro funzione e l’energia che li nutre sono le stesse.

Apparentemente, siamo consapevoli del perché la vita nasce dall’unione di geni e umori diversi, e siamo ben consapevoli del come si sviluppa crescendo per produrre altra vita, ma quando cerchiamo di spiegare i perché tutto questo accada invece di considerare le evidenze preferiamo inventarci favole e mistificazioni. Le ragioni sono diverse, ma sopratutto una delle più importanti è il fatto che non vogliamo ammettere di essere allo stesso livello di altre forme di vita che riteniamo “inferiori” prima perché se lo facessimo non potremmo più usarle arbitrariamente sfruttandole a nostro vantaggio, secondo, perché lo stato patologico della nostra presunzione è ormai cronicizzato sulla superficie delle coscienze e impedisce alla mente e all’anima di guardare oltre il suo opaco spessore la vera realtà.

Non vi è nulla di speciale nell’essere umano né nella sua tanto declamata e glorificata intelligenza, ma di questo parlerò in un altro capitolo del mio saggio su una diversa evoluzione.

Dunque, se tutti gli esseri viventi nascono per l’impulso creativo che unisce gli umori e i geni di due esseri diversi, che definiamo femmine e maschi, quale è la ragione per cui tutti gli organismi non possono perdurare oltre la funzione svolta di riprodursi e oltre la funzione stessa? In altre parole sappiamo perché si nasce: vivere nutrirsi e procreare ma perché gli organismi devono morire?

La mia tesi si svolge sull’evidenza che oltre al formidabile impulso di amare e procreare esiste un altro impulso fortissimo universale che non è altrettanto evidente, anche se non possiamo fare a ameno di notarlo e studiarlo almeno da qualche secolo nella storia del mondo vivente, ciò che avviene in quel contesto che chiamiamo Natura e che io preferisco chiamare “intelligenza cosmica”quella delle particelle degli atomi, e quindi anche di quella organica.

Lo scopo di questa intelligenza è l’evoluzione delle forme di vita e al contempo la ricerca creativa delle migliori soluzioni per le interazioni e gli equilibri di esse.

Questo impulso evolutivo non è affatto perfetto, va avanti per tentativi creativi, spesso anche sbagliando, ma non si ferma mai e corregge i suoi errori, i dinosauri erano uno di questi errori ed è stato corretto facendoli estinguere.

Non solo una meteora ma il semplice fatto di essere fuori misura per questo pianeta e non equilibrati con il resto del mondo vivente. La ragione per cui i dinosauri  sono scomparsi è la stessa per cui gli insetti e gli animali più piccoli sono vincenti rispetto agli animali più grandi. Oltre agli insetti un esempio di intelligenza organica perfettamente riuscito è quello del piccolo felino, il gatto che proprio per le sue ridotte dimensioni ha ottenuto una serie di vantaggi che gli hanno permesso di sopravvivere ovunque al contrario dei suoi parenti più grandi che rischiano l’estinzione.

Le dimensioni ottimali del gatto gli consentono di avere un numero di prede inesauribili in un contesto incontaminato dalla presenza umana , può arrampicarsi facilmente e saltare da grandi altezze senza impattare sul terreno per il suo peso contenuto, intrufolarsi in piccole tane e anfratti, trovare rifugi più facilmente senza dover spendere grandi energie e porzioni di esistenza per costruirle.

Ma questo complesso intelligente e dinamico si muove in un’unica direzione e sembra anche avere una gran fretta come se fosse consapevole che l’esistenza di questo meraviglioso raro laboratorio di vita organica, non sarà eterno non ci sarà sempre il calore di un sole amichevole e provvido di luce e di energia e non ci saranno tutte le condizioni ottimali che consentono l’esperimento. sulle condizioni casuali si sono innestate quelle volute dalle piante che infatti hanno innescato il processo evolutivo e di colonizzazione di tutto il pianeta, necessari per renderle ottimali.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Ma il tempo non è come dicevo infinito, per rispondere a questo impulso mirabile della vita.                        Dunque l’evoluzione deve essere veloce deve accelerare la velocità se vuole raggiungere la destinazione creativa prima che il sole si spenga o esploda o prima che un evento estraneo venga a turbare questo attuale miracoloso e fortunato equilibrio.

Ecco perché gli organismi devono morire, per evolversi meglio e il più rapidamente possibile. Userò una metafora per definire meglio la mia tesi che invero non ho mai sentito da nessun altra fonte e comunque non fa parte della consapevolezza comune dei popoli da sempre e anche adesso, le risposte sulla legge della decadenza fisica e della morte sono demandate alle fantasie, ai misteri delle religioni affidate a un imprecisata volontà e disegni divino da sempre oppure considerate dalla scienza nella considerazione del “come” il processo si svolge e non al suo “perché”.

Come accennavo, morire è il modo migliore per evolversi rapidamente e più efficacemente e al tempo stesso correggere gli errori nel punto di inizio di un nuovo organismo, non solo della parte organica tangibile ma anche di quella energetica, invisibile ai sensi tuttavia esistente.

Immaginate di essere alla guida di un’automobile, poniamo, una delle prime automobili anni 20 e di percorrere una strada qualsiasi, mentre voi guidate quest’auto, la vostra intelligenza acquisisce dall’esperienza del viaggio,  nuovi elementi di perfezionamento sul veicolo, che non potreste avere se non provandolo su strada, dunque vi accorgete che i freni non frenano abbastanza che il motore scalda troppo che occorrono dei fari e che le gomme sono troppo rigide, o semplicemente che i materiali usati possono essere migliori o che vorreste modificarla per percorrere terreni impervi, e quindi vogliate realizzare tutte queste implementazioni che non avreste potuto immaginare se l’auto fosse stata ferma, ma il problema è che qualsiasi modifica non potrebbe essere messa in opera mentre state guidando, ma sarà necessario fermarvi, portarla in officina smontare la macchina e apportare le migliorie e gli adattamenti in base all’esperienza ricavata dalla guida in movimento, e al percorso effettuato.

Ecco a cosa serve morire, serve ad apportare le modifiche più importanti necessarie e volute e desiderate al veicolo organico e fargli fare un piccolo ma deciso salto evolutivo per via delle informazioni acquisite nell’arco di vita (cioè la strada percorsa in movimento) consegnandole al costruttore di un nuovo veicolo così modificato. Tutto questo non può avvenire ovviamente nello spazio ambito di una generazione o due, ma passo per passo di moltissime generazioni e per talune modifiche anche di poche generazioni.

E infatti è ciò che facciamo con le nostre capacità razionali costruttive. Realizziamo macchine e usandole ci accorgiamo che possono essere modificate. Questo impulso di cercare le migliori soluzioni è lo stesso impulso universale evolutivo senza contare che mote delle nostre idee e invenzioni sono direttamente ispirate o letteralmente copiate da quelle naturali realizzate meravigliosamente dell’intelligenza organica.

Certo gli organismi si rinnovano e modificano continuamente ogni giorno. Ogni individuo adulto non è più il ragazzino che giocava a pallone nei prati 30, 40 anni prima, quel ragazzino si è trasformato? Quel ragazzino è come se fosse morto perché non esiste più, esistete voi adulti e questa trasformazione è potuta avvenire gradualmente e in modo incruento perché era possibile farlo, per l’organismo era possibile modificarsi nell’ambito di una crescita graduale, ma non sarebbe stato possibile se la modificazione fosse stata necessaria in modo più significativo e più veloce. Ad esempio, il rettile che saltando di ramo in ramo capiva che sarebbe stato conveniente saltare spazi più ampi per nutrirsi o difendersi dai predatori aveva delineato nella sua intelligenza nella considerazione di superare gli spazi troppo grandi modificando il suo organismo, lo spessore dell’aria suggeriva l’estensione delle dita e degli arti, l’alleggerimento dell’ossatura e il ridimensionamento del corpo. Ma questa trasformazione non sarebbe stata possibile se non forse in tempi lunghissimi, perciò occorreva riporre il corpo in officina, smontarlo pezzo per pezzo rapidamente lasciando le informazioni delle modifiche inserite in un nuovo modello di corpo in grado di implementare e realizzare quelle modifiche in tempi relativamente molto, molto più brevi. Questa mia tesi, che non ho sentito asserire da nessun altro cercatore di elementi di verità,  trova conferma nella formidabile accelerazione dell’evoluzione degli organismi nelle ultime ere, a testimoniare l’evidenza che i processi evolutivi hanno una terribile fretta di raggiungere gli obiettivi. Non sappiamo esattamente quali siano questi obiettivi, anzi forse non si tratta di obiettivi o traguardi finali, la mente umana si è adattata a pensare razionalmente che tutto sia razionalmente e geometricamente descrivibile, affidandosi alla misurazione delle cose e del tempo in modo numerico e non intuitivo, che non sembra il modo in cui l’intelligenza cosmica pensa e agisce, e fossimo stati gli organizzatori dei astri li avremmo disposti secondo il nostro gusto e la nostra mania di mettere le cose in ordine secondo schemi geometrici e osservare il firmamento sarebbe stata una noia mortale. Lo skyline di una grande città può essere impressionante possiamo esserne impressionati ma il profilo erratico delle catene montuose risponde a un concetto estetico superiore e suscita contemplazione mentre nessuno si fermerebbe a “contemplare” una città per quanto impressionante e piena di opere d’arte possa essere, è sempre un riflesso limitato e costretto della limitata e costretta razionalità della mente umana. Io penso piuttosto all’armonia, cioè alla vita organica come ad un esperimento di creatività artistica cosmica, che deriva comunque dalle energie e dall’intelligenza del ‘Universo stesso, che crea per il gusto di creare armonia e la conseguente bellezza che ci affascina e che ci rassicura, da quella del firmamento a quella degli alberi, dei fiori, delle nuvole, del mare e di tutte le innumerevoli  forme che percepiamo solo in parte con l’uso dei sensi preposti alla esistenza di specie, come gli altri animali, ma fra noi e questa energia purtroppo abbiamo costruito barriere nei millenni di falsità che gli altri organismi vegetali ed animali non hanno, per questo essi sanno già quello che noi dobbiamo imparare di nuovo, e questa è la ragione per cui abitiamo in un mondo fatto di meraviglie organiche e inorganiche ma tutte viventi, tutte espressioni di una  stessa intelligente energia.

 “A Different Evolution”. Ennio Romano Forina/

The Shape of the Words

thoughts113.jpg “Sex” is not an action, neither an object, but a gender,

we don’t “make” sex because it is not an action

and we don’t “have” sex, because it is not an object.

If “love” is the denomination

of a biological attraction that intales

mind’s knowledge and sexual knowledge,

why not use “make love” as a proper,

more refined, profound  and wider, expression?

But in the case when only the biological drive

gets two bodies to join in one physical experience,

so that there are no feelings or love involved,

we may as well use the “intercourse”

or the “copulation” definition.

But “having sex” sounds and probably is,

like playing with a toy or doing some physical exercise

with the purpose to keep our muscles working

other than being lexically wrong.

And besides that, using this ugly expressions reveals

a specific selfish attitude, since it means

getting something  just for “yourself” in either ways,

whether as an object  or as an act,

not considering the effect on the occasional or steady partner.

Words are not just simply words,

actions and states of mind are but direct consequences

of the shape of the words.

 

ennio forina

La Strada del Bene Comune è lastricata da…

Tutte le forze politiche, 

indifferentemente dalle loro connotazioni,

dichiarano di essere dalla parte del popolo

che ha conferito alle stesse forze politiche 

il compito di applicare coerentemente

il principio del bene comune

senza riuscire realmente a realizzarlo,

mentre il popolo, che critica le forze politiche, 

si comporta esattamente nello stesso modo,

essendo quasi sempre dalla parte

dei propri interessi, individuali e di categoria

e non di quelli della collettività.

 

ennio forina 

 

L’Ultima Acqua

beyondthesurface2.jpg

Il temporale aveva ripulito l’aria afosa di quel quel caldo pomeriggio di fine estate.
Mentre guidava fra le auto intasate sulla strada sinuosa che costeggiava il fianco del parco cittadino, a un trattoElio si domandò se valesse la pena cercare di proseguire faticosamente in quel caos, anche perché proprio pochi metri più avanti c’era una comoda e invitante insenatura della strada che gli avrebbe permesso di accostare e parcheggiare, in attesa che il traffico si diluisse. Gli alberi carichi di miriadi di piccole gocce diamantine attraversate dai raggi del sole e i prati della villa bruciati dal calore estivo e appena gratificati dalla pioggia erano un forte richiamo per una passeggiata fuori programma.

Ricordava momenti diversi e lontani, nei quali il tempo non era rapinato dalle attività per la sopravvivenza professionale e aveva ancora la scansione che il pensiero libero gli concedeva e tra un compito e l’altro c’erano quei preziosi e ormai perduti spazi di libertà in cui l’animo poteva vagare per i sentieri dischiusi della riflessione profonda.

Appena possibile quindi decise di fermarsi e poco dopo camminava nei viali della villa tra gli alberi, nell’aria densa di odori emessi dai fogliami bagnati, primo fra tutti l’agrodolce caratteristico odore delle siepi di mirto e si diresse verso il centro del parco, verso un piccolo e suggestivo lago che aveva già visitato più volte in passato. Ora la pioggia si elevava nuovamente dai prati in caldi vapori avvolgendosi intorno alle siepi e agli alberi, ma lasciando trasparire le gocce appese alle foglie come ornamenti di gemme.

Roma era stata avvolta in un caldo osceno quel mese, sempre più insopportabile ad ogni estate. Era una buona occasione per fare qualche riflessione profonda estemporanea.  Elio non aveva dubbi sulle cause evidenti del cambiamento climatico, forse ormai inarrestabile. In un passato molto lontano il pericolo  aveva le forme di animali feroci e condizioni naturali avverse, ma in questa era, i nemici peggiori, i più temibili, avevano le sembianze e le azioni della specie umana.

Il lago era alquanto deserto per il temporale e le panchine tutte disponibili ad accogliere il suo meritato, estemporaneo relax. Ora tutti i suoi pensieri potevano navigare sulla superficie dell’acqua appena turbata dai cigni che slittavano erratici e senza peso sulla superficie come virtuosi pattinatori, volteggianti su una lastra di ghiaccio. Era un raro spettacolo di calma idilliaca, peccato che l’acqua e le rive fossero disseminate dai residui delle disinvolte scorrerie umane, e il lago anche se rivitalizzato dalla pioggia, sembrava solo chiedere aiuto per tornare a risplendere senza quella soffocante sporcizia.

Tuttavia, sentiva che i suoi pensieri in quel momento di libertà potevano ritrovare sensazioni dimenticate, o mai ancora raggiunte, in qualche parte dello spazio e del tempo e forse anche qualche preziosa briciola di verità. In quell’ampolla di natura dopotutto, vi erano i principi generatori della vita, gli stessi che fanno adagiare immote le verdi ninfee sull’acqua e arricchiscono le rocce delle sponde con muschi e licheni, rivestendole come tessuti preziosi.

Un senso di intimità con quel luogo stava affiorando nel suo animo mentre, stranamente e in modo graduale si sentiva pervadere da uno strano torpore, che stava scendendo come una cupola di semitrasparente su tutto ciò che era  intorno a lui, e intorno al lago, e lentamente la realtà della situazione sembrava confondersi inglobata in una irreale e magica nebbia .

Ora il tempo era sospeso, fermo, il lago sembrava trasfigurarsi, i vapori lo avvolgevano con maggiore densità isolandolo dal resto del parco, da altre persone, che pure dovevano essere presenti da qualche parte intorno, nonostante non riuscisse a percepirne la presenza, quando improvvisamente un raggio di sole si riversò sull’acqua sollevando riflessi rosacei attraverso i quali iniziò a delinearsi la figura di una giovane, graziosa donna, intenta a raccogliere i rifiuti, depositandoli in un mucchio accanto ad un inutile cesto della spazzatura, troppo piccolo e inadeguato per raccoglierne nemmeno una piccola parte.

Misteriosamente attratto dalla scena, si diresse verso quella figura, che intanto stava scivolando dalla sponda di terra e roccia per immergersi nell’acqua, fin quasi ai fianchi, lasciando intravedere la sua gonna leggera fluttuante nei piccoli vortici che disegnava volute armoniose intorno ai suoi fianchi e gambe.

 Lei si accorse della sua presenza e volse il viso e lo sguardo verso di lui.  Elio si sorprese, perché da vicino nel volto di lei si era rivelata un’espressione di intensa malinconia, quasi di sofferenzaTuttavia era molto bella, la sua figura leggiadra e attraente ed era sorprendente come tutto di lei, il suo corpo, le sue movenze, evocassero un movimento fluido, dinamico e  scorrevole e tutta la sua pelle traslucida fosse percorsa da cangianti e mobili riflessi di luce, come l’acqua in cui era immersa.    

Sentì un forte impulso di attrazione verso quella insolita persona e si decise finalmente a parlarle.

“Scusami.” Disse impacciato.“ Sono ammirato del tuo impegno, ma non puoi fare tutto da sola, vuoi che ti aiuti?” – e aggiunse – “ Tanto non ho niente da fare, mi sono dovuto fermare perché il traffico è bloccato e ho pensato che fosse meglio passeggiare nel parco che soffrire in macchina”.

E lei, guardando intorno e scuotendo la testa sconsolatamente – “Sì, tu come molti altri. Vedi tutti questi rifiuti? Sono contaminata, depredata della vita che è in me, soffocata dalle plastiche e da molti altri veleni che uccidono i laghi, mari e distruggono gli oceani”. –

“Nelle campagne e sulle colline fiumi e torrenti sono inquinati o estinti, piante e animali non possono dissetarsi più e anche qui, in questa piccola dimora, e nessuno veramente mi difende

Elio rimase alquanto sorpreso e turbato da quelle strane parole: – “Sono contaminata?”  “Ma cosa dice”? Forse era solo una ragazza ambientalista molto sensibile e bizzarra che voleva esprimere così, in un modo originale e metaforico la sua rabbia, il suo dispiacere.

– “Anch’io non sopporto per quello che avviene nel mondo.” Rispose Elio.  -“Sei veramente brava a darti da fare, ma almeno lascia che ti aiuti, anche se so che serve a poco!” Mi chiamo Elio comunque, e tu?” –

La ragazza non rispose, ma si immerse ancora più a fondo nell’acqua e con ambedue le mani a calice ne raccolse quanta ne potevano contenere mostrandola ad Elio.

  – “Ora sono questa realtà che è la tua realtà, ma sono anche molte altre realtà. Mi vedi sotto questo aspetto perché è quello che a te è più vicino, quello che è più comprensibile perché è quello che io sono e ciò da cui si forma il corpo che vedi. Sono il principio e senza me, nessun corpo, nessuna vita potrebbe esistere”. –

Elio era confuso e turbato, ma le altre parole che lei aggiunse lo fecero veramente sussultare.

 -“Io sono Acqua! Sorella dell’astro di cui porti il nome. Depredata, negletta,  disprezzata, offesa dalle vostre attività dissennate e dai vostri eccessi ” –

– “ Sono questo lago, gli oceani, i fiumi, i torrenti, i laghi e le paludi, i ruscelli, le cascate . Sono il vapore delle nuvole che dà vita ai continenti, torna nelle piogge, si posa sui monti e viaggia nella rocce, sono le rugiade e le nebbie che ispirano poeti e artisti, gli stagni, le fontane, e persino le pozzanghere delle città, sono i miei fiumi, le vene di linfa per tutto il mondo vivente. Sono la culla della vita che nutre e protegge tutti voi e parte di me li pervade animandoli. Sono la bellezza e il benessere, la vera ricchezza che niente può eguagliare ”. –

“La vanitosa Luna trae a sé i miei oceani ogni sera per specchiarsi nelle mie onde più da vicino. Io sono la tua nostalgia e il tuo smarrimento, il ventre in cui hai dimorato, la culla che ti ha protetto, la terra che ti ha allevato e gli alberi che ti hanno abbracciato. Io sono i sogni, che l’acqua racchiude e genera e in voi si riflette ”. –

E aggiunse: – “Rispettatemi, amatemi, proteggetemi!”. –

Un brivido corse lungo la schiena di Elio. Ora poteva immergere lo sguardo in quel volto diafano in cui due magnifici occhi glauchi si schiudevano dalle sue morbide palpebre, veramente come specchi d’acqua limpida. Nel frattempo il cielo mutava in un intenso colore blu velluto e in basso, violaceo e alcune timide vibrazioni di luce stellare iniziavano ad accendersi nella parte più scura e profonda.

 A quel punto tese una mano verso Elio allibito, invitandolo ad avvicinarsi a lei.

-“ Vieni, ti farò vedere la mia origine, prima di essermi formata su questo pianeta, quello che ero e quello che potrei non essere più!” –

Immerse profondamente tutto il braccio fino alla spalla e la mano lasciando che i suoi capelli si dipanassero nell’acqua come dissolti in una brezza sottomarina. Toccò alcuni ciottoli sul fondo e infine ne scelse uno, tirandolo fuori dall’acqua e porgendolo sotto il suo sguardo, mentre lo teneva fra le dita diafane e delicate vide che in esso subito si stava formando uno spazio concavo nerissimo nel quale iniziarono ad accendersi turbinosamente nugoli di stelle e costellazioni a spirali e di varie forme che diffondevano una luce irreale sui loro volti per un tempo indefinibile ed emanando una forza di attrazione che sembrava risucchiare il suo corpo in quella piccola cavità. Il sasso era piccolo ma avvicinando il volto, quella piccola cavità nera e bluastra sembrava contenere un universo più immenso e profondo e al tempo stesso più accessibile, di quello che in quel momento si stava formando al di sopra di loro per il sopraggiungere della notte. Lei uscì dall’acqua con il ciottolo nelle mani e ad Elio sembrò che la sua voce fluida e melodiosa ora evocasse persino il commovente canto delle balene.

-“ Voi chiamate la terra il “vostro” mondo ma è un mondo che non vi appartiene è solo il mondo in cui vivete, guardatela dallo spazio, è un corpo vivo e meraviglioso, raggiante di colori e forme mutevoli. Risplende come nessuna altra cosa a lei vicina. Quello che la rende preziosa e unica in questa parte di universo sono proprio io, il manto di acqua che l’avvolge e la protegge!  Ma sulla  superficie, la realtà è la sua devastazione.Tu mi hai vista così da lontano e ti sembravo bella e sana, solo avvicinandoti hai riconosciuto il mio dolore ma hai voluto comunque aiutarmi, dimostrando di capire e condividere la mia sofferenza”. –

Sentiva che, per qualche misteriosa via, una consapevolezza diversa si stesse trasferendo da quel corpo al suo, da quella irreale figura femminile che ora tendeva la mano offrendogli il sasso raccolto nel lago. – “Prendilo, è il mio dono, per la tua compassione per la tua amicizia, in esso è racchiuso un messaggio!”. disse.

Intanto, il parco si stava animando con il frastuono di molte persone che gradatamente diventavano di nuovo reali e visibili come se lui ora stesse abbandonando quello spazio dimensionale diverso e trasferendo il suo corpo e le sue sensazioni nel suo mondo di sempre, ma questo non bastò a coprire il fruscio veloce del vestito di lei. Si voltò, appena in tempo per vederla scivolare nella nebbia del lago e in essa dissolversi come in un sogno mattutino. Ormai solo e confuso, decise di unirsi alla folla e poco dopo sedeva all’esterno di un bar del parco davanti ad una ordinaria, piccola tazza di acqua dorata di té, mentre continuava a domandarsi perplesso e turbato se si fosse appena svegliato da un insolito momento di sognante auto-suggestione, ma senza rendersene conto sentì le dita della mano destra stringere quel sasso che la fanciulla gli aveva appena dato.

“In fondo, quella che chiamiamo realtà non è altro che la somma di tante piccole illusioni sensoriali alle quali diamo un senso fittizio e distorto, mentre solo alla libertà dei sogni è dato di raggiungere più agevolmente l’essenza delle vera realtà.

Stava per sollevare la tazza per portarla alla sua bocca quando il suo sguardo fu attratto dalla superficie lucida e scura del té che sembrava a un piccolo, microscopico lago. In essa vide riflettersi una porzione di universo che ammiccava dall’alto confortante e gli sembrò di scorgere nel fondo, un sassolino brillante di stelle che suggeriva il passaggio nello spazio cosmico profondo.

Poi si ricordò del messaggio e guardò sulla superficie del tavolino, di fronte a lui c’era il sasso tondo del lago, ma era ormai asciutto, inaridito e inerte e pesava… come un terribile presagio”.

Ennio Forina

Agosto 2012

Una diversa evoluzione. Proemio/1

Perché mai in ogni era, ogni popolo della terra subisce il fascino delle pietre preziose, delle scintille di luce e persino della fiamma di una candela? Energia, è la risposta giusta. L’energia della luce che ha attivato le molecole della vita inorganica fornendo l’energia necessaria per compiere i primi stadi della trasformazione di questa in molecole organiche cioè adatte a costruire complessi sistemi viventi mediante associazione e specializzazioni diverse. E sono le cellule degli organismi che hanno la memoria di questa energia luminosa che le ha rese viventi ed evolventi. Per questo credo, qualsiasi oggetto che emana o riflette luce trasmette il fascino della vita nascente in noi. Una gemma preziosa quanto la luce di una candela, come la luce delle stelle. Le prime molecole della vita hanno assorbito l’energia del vento solare e della sua luce di cui tutto il mondo vivente ha un insostituibile bisogno, attraverso le dense atmosfere di polveri vulcaniche e gas e il luccichio delle acque primordiali e dopo essere diventate microorganismi le hanno trasformate in carburante per gli organismi primitivi con lo scopo di colonizzare anche le terre emerse con le forme di vita vegetale prima e animale poi, dentro e fuori gli oceani . È stata un’operazione intelligente, consapevole, creativa e “voluta”. L’associazione delle proto cellule ha generato le alghe, le alghe producevano ossigeno nelle acque mentre i funghi si sviluppavano sulle rocce bagnate da esse. Ma le alghe fuori dall’acqua erano vulnerabili dai batteri e per conquistare la terra dovevano trovare il modo di difendersi così si sono alleate con i funghi delle scogliere e da lì si sono sviluppati poi i vegetali terrestri: le piante. Le piante primitive con la loro intelligenza, hanno colonizzato questo pianeta e sono il punto di partenza di tutto il mondo vivente organico e a cui dobbiamo la gratitudine di essere vivi. Ma dato che le molecole che sono alla base della vita sono presenti, più o meno densamente, in tutto l’universo è chiaro che è l’universo stesso ad essere vivo in tutte le sue parti e che le particelle di universo apparentemente inerti come le rocce, i metalli, i pianeti e i meteoriti desolati, sono tutt’altro che inerti e tutt’altro che senza vita. Queste mie considerazioni fanno parte di una teoria generale che ho elaborato specialmente nel corso degli ultimi anni, e che rappresentano elementi di una analisi a seguire che sbalzano il genere umano dal suo pretestuoso e auto-assegnato piedistallo di superiorità. Ogni tanto pubblico sul blog alcuni pensieri che sono nel flusso di questo esercizio della ragione ma ancora non ho avuto la costanza di mettere in ordine logico prima e di esporre quello che è il nucleo della teoria che certamente credo verrà capita o condivisa da pochi. Anche perché la dimostrazione della teoria è puramente intuitiva, io non sono uno scienziato istituzionale, non ho titoli accademici, sono un filosofo naturale, da sempre un libero pensatore, i miei docenti sono i fenomeni naturali e quelli del mondo vivente –  e preciso, non uno studioso di “storia della filosofia”, sono un cercatore di elementi di verità, quelle parti di verità che sono evidenziate dalla ragione ed altre che non possono esserlo ma possono solo essere “sentite”, intuite, perché ineffabili e oltre i nostri abituali schemi mentali logici e il mio metodo di ricerca somiglia più a quello di uno “Sherlock Holmes” che a quello di uno scienziato classico abituato a dissezionare, scomporre  gli elementi, penetrare profondamente nelle loro strutture fisiche per capirne il “funzionamento” a me interessa meno il loro funzionamento, mi interessa la “ragione delle cose”, il perché esse avvengano e quali sono gli effetti e su quali effetti si debba intervenire e quali altri debbano essere lasciati come sono. Altri sono i soggetti che seguono la ricerca finalizzata al bene supremo della specie umana. La natura della vita non si conosce infilzando gli insetti e contemplandoli nelle bacheche e nemmeno continuando a tagliarli a pezzi e bruciare i cervelli degli animali con scariche elettriche e avvelenarli per capire i meccanismi che li fanno esistere, ammalare o trasformare. Sono metodi primitivi, barbari e terribilmente ingenui, specialmente oggi nell’era in cui la scienza molecolare ha fornito mezzi di indagine immensamente superiori e più precisi. Io mi interesso di ciò che intimamente e oggettivamente possa risultare come un elemento della realtà universale. Noi non abbiamo il diritto di cambiare ogni cosa per farla aderire ai nostri gusti, alle nostre necessità, dovremmo prima imparare dal complesso di elementi vitali che chiamiamo “Natura” a conoscere le evidenze delle opzioni che la Natura stessa offre e cercare di incrementare quelle più positive ed evolute.

“Quia Plus Valeo” instead of “Survival of the Fittest”.

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There are no other animals predators who kill to get something different from the body of the pray itself. Only the human animals kill for commission, like an hired assassin, to get some profits out of the bodies of their victims.

So, how can we define ourselves more intelligent and ethically superior, while we do the most hideous and destructive things, even when they are not necessary to survive?

Pity is a rare jewel in all the living world, but cruelty in nature is contained within the boundaries of the necessities, – even though there are some species that in part have similar behaviours like ours – but the exercise of our destructive and oppressive power doesn’t have comparisons or limits and can’t be justified by a superior capacity of thinking but on the brutality of our actions without any kind of superior capacity of thinking. ennio forina

Going Somewhere, Going Nowhere.

Traveling

The speed of thinking may be the fastest speed that exist. But when you are busy in driving a vehicle or simply being transported from place A to place B, your mind is almost completely engaged in the task of driving, meanwhile during the action of going from place A to place B you’ll miss all there’s is in between the two locations. But in one case or the other, your mind will be taken by the thought of getting where you are aiming to, and not to where you are with yourself. Traveling once in a while, like birds do, changing latitudes when the climate gets harsh is necessary, but going back and forth every day, riding for hours for work reasons or for no reasons at all, is more being like the ants, that have to commute with the only purpose of earning the food for all the community. But the real problem is not that we can travel so fast and so far away from where we live. The problem is the “dimension” of our must go somewhere continuously, it’s the amount of time, energy and concentration we put on it every day that makes our bodies to move and our minds to remain still.

We Were Witnesses

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Yes, my wife and I were witnesses of this miracle of motherly love, coming back from our holidays, a couple of blackbirds made the nest right in front of the window of our living room on the branch of a pine tree. At first, when we opened the window, they were very worried, but we tried not to scare them with awkward moves and so they soon felt reassured by our gentle behavior towards them. We had the privilege to see them taking care of the eggs first, then of the little ones, the male bird coming back and forth the nest, bringing food to his spouse incessantly, and delivering loud screams all around whenever a danger was in view. It was the end of summer and one afternoon a storm happened and hail poured violently down from the sky. Pine trees do not have leaves that can give enough cover from the falling rain so “she” the mother, stood on the nest above her cubs and opened her wings wrapping them around the nest to make like a shelter with her wings, thus offering her body as a shield and raising her beak straight toward the sky, in a way that the iced hail and the rain would slide away her body and feathers. Her mate too, didn’t even try to repair himself, but kept staying defiantly watching and protecting the nest on a branch right above it. Whenever I recall this scene, tears raise in my eyes. Although we didn’t need any proof of the sameness of the universal motherly love, but this is just one of the so many.

Money Can Make, Money Can Kill…

Money is like mud

the more you wallow in it,

the more you get dirty.

 ennio forina

 

There are things that even though they are suppose to be useful tools to exchange abilities, material and goods, they are brutal by nature because they are so powerful that can be and are indeed used like weapons. So money, which as a concept, wasn’t invented by humans but already in different forms, exists in the living world it is mostly used to gain power over and beyond the individual needs and the “real” needs of the whole human species. Money and finance overpower the good development of the individual and collective soul, not because it is bad in itself, but for the wrong attitude and will of the human nature capable of turning everything into something offensive rather than positive and productive.

Il Teorema dell’Amore

Essere un corpo significa

voler essere vicino ad altri corpi,

ma il vero amore parte e si realizza dal contatto

e dal riconoscimento dell’anima

per poi confluire nel corpo

così sublimando la sua funzione.

 

ennio forina 

Non c’è differenza fra un organismo e l’anima dello stesso ma è l’uso che se ne fa che li distingue. Essi sono come due energie che possono essere attivate o meno dalla volontà dell’essere. Tutti gli organismi viventi hanno una “loro” volontà di esprimersi nelle loro funzioni , ma questa volontà può essere ancora più elevata dalla volontà attigua di un’anima sensibile. Noi respiriamo perché il  nostro organismo vuole e sa perché deve respirare ma possiamo intenderci con l’intelligenza del nostro organismo e aiutarlo a respirare meglio o a non ostacolarlo con le nostre ansie sovrapposte a respirare peggio.
È quindi l’interazione fra le due intelligenze che produce il risultato migliore.

Lo stesso vale per i sentimenti, che spingono gli organismi a toccarsi e a fondersi insieme anche solo temporaneamente. È come se avessimo a disposizione due energie che possono essere attivate, una autonomamente dalla sensibilità propria di un organismo, l’altra dalla sensibilità “se” educata e sviluppata indipendentemente, di un’anima. Possono essere attivate ambedue insieme o lasciar negletta e spenta quella dell’anima e questo fa la differenza tra un’ esperienza di amore e un’altra.
Senza il contatto delle anime, l’amore organico ha la sublimazione universale di ogni funzione che genera vita. È bello e valido ma in senso collettivo, come parte impersonale di tutta quella realtà che imprecisamente chiamiamo “Natura”.
Ma l’impulso di un amore che stabilisce una vera unione fra due entità viventi racchiuse in un corpo, si realizza solo se queste due anime vogliono e sono in grado di fondersi nelle loro essenze e pur restando uniti e parte dell’immenso oceano della Vita.
Esistono due tipi di Amore che possono restare separati o divenire uno solo.

ennio forina

Another Daybreak without You…with You

This painting – already published – was meant for the poetry that I was still writing.

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I go to bed and it’s another night without you

I wake up and it’s another daybreak without you

Our cats hang around and stare at me

perching over the furnitures and the sink.

Outside the window, through the foggy and dusty glass

the thyme smiles and the basil greets too.

Tiredly I make some coffee,

there’s plenty of coffee in our pot now

and I don’t have to fill it up so often

not like we had to do before,

‘cause it’s another breakfast without you.

I sit, within a sunbeam in the kitchen

and it’s another sunny morning without you.

I wander through my day’s hours

working in all the empty rooms still filled of you.

But it’s just another daybreak without you.

I long to sit and talk with you

hanging lazily out on the balcony

and holding hands in the sunny afternoon.

But the sun rays miss you

and the weak breeze can’t caress your face.

I still walk sometimes downtown,

over the narrow streets

like when I walked with you

or in the park, like we used to.

But now the streets are lonely

and the park is misty too.

I know I shouldn’t let myself be down

‘cause if I were where you are now

and you were where I’m still here

I wouldn’t like you to be down or suffer

for not having me around.

I’d like to drive you to the autumn sea,

lay down with you on the sunset’s shining sand

and lightly touch your briny lips,

but now I can only linger in my lonely thoughts

for all the things you would have loved to do

and I hoped too, I could have done again with you.

Will there be other sad daybreaks without you?

Other downcast days and lonely nights without you?

There may be still many sad daybreaks

and lonely nights for me ahead

but none of them will ever be without you

and your beautiful smile I’ll always have and see 

shining around and all inside of me.

 

Dedicated to the one I love,  Margaret Mary Healy,  September 2017

Compassione

Compassion087.jpgC‘e un amabile signore, sempre sorridente nonostante i suoi guai e quelli del popolo che rappresenta, che va in giro per il mondo libero vestito di un saio arancione e poco altro, che spesso parla e scrive di una attitudine chiamata “compassione”, esortando le donne e specialmente le madri, a coltivarla e soprattutto a trasmetterla ai propri figli.

È una indicazione molto profonda e significativa di un pensiero religioso che considera la non violenza il principio di base per la vera evoluzione di un individuo e della specie in genere. Ma per insegnare qualcosa ad altri bisogna prima conoscere quello che si vuole insegnare, e se le donne/madri volessero rispondere a questo appello, dovrebbero capire cosa sia la compassione, perché dovrebbe essere trasmessa ai loro figli ed infine quali siano gli eventuali positivi effetti da questa derivanti.

Personalmente non penso che la compassione sia un esercizio di bontà finalizzato alla solidarietà sociale o una buona attitudine civica e morale applicabile quando è opportuno, ma piuttosto un principio mentale, cercato, allevato, stabilito e profondo che si rivolge al di fuori del proprio ambito di relazioni, oltre se stessi, il proprio clan o famiglia, oltre la nazione o il popolo a cui si appartiene e oltre la propria specie.

È il principio di una vera evoluzione che contrasta anche con l’egoismo naturale di base più ottuso e crudele a partire dalla singola cellula e che si riflette su tutto il mondo vivente senza eccezioni, persino in quella parte profonda di mondo sconosciuto interno a noi e del quale noi non siamo i regolatori.

La compassione non è pietà, si può avere pietà anche per chi si disprezza, così come anche l’empatia che si prova all’interno dei gruppi o per i componenti familiari o i compagni di lavoro o di vita è un’altra cosa. Chiunque è in grado di provare qualche tipo di compassione occasionale per persone lontane che subiscono disastri e sofferenze eccezionali, o eventuali mendicanti finti o veri che siano.

È facile che ci si commuova per un caso doloroso diffuso dai media e intervenire con donazioni ma i casi sporadici di coinvolgimento emotivo che ci spingono a compiere delle buone azioni sono spesso troppo particolari e selettivi. Anche molti individui che mentre commettono crimini, grandi e minori, possono manifestare degli atteggiamenti “compassionevoli” in situazioni particolari ma che non hanno nulla a che vedere con la compassione vera, profonda, pervasiva, universale, incondizionata, che non distingue fra caso e caso, fra soggetto e soggetto.

La compassione vera è uno stato esistenziale, proviene dalla sensibilità non negletta ma allevata e fatta crescere per quello che è: una “forma elevata di intelligenza” poiché la capacità di sentire la sofferenza universale e connettersi ad essa costantemente, sentire le creature, sia quelle che intersecano le nostre vite sia quelle che conducono le loro esistenze distanti da noi è cosa rara. Anche una sola azione distruttiva compiuta consapevolmente e senza rimorso rivela in un individuo l’assenza totale della capacità di essere compassionevole.

Il cacciatore che con la sua arma potente ed “evoluta” spappola il povero fagiano, può essere molto addolorato se il suo cane, per qualsiasi ragione, si ferisce gravemente o dispiacersi per qualsiasi altro soggetto che sia un elemento rassicurante del suo proprio ambito vitale ma questo limitato sentimento” è solo un dispiacere riflesso ed egoistico per qualcosa che pensa di appartenergli e che permea la sua sfera esistenziale.

È così che i criminali grandi o piccoli, si costruiscono la loro distorta e perversa etica. Essi, come tutti gli organismi viventi, passano da due primitivi e innati concetti naturali: quello della sopravvivenza e del sostentamento della propria prole, all’esercizio di una brutalità che va molto oltre queste necessità di base. Così applicano una violenza molto più feroce finalizzata all’acquisizione di beni, di territori e di potere molto oltre il necessario  e persino molto oltre il superfluo, calpestando e distruggendo le necessità e le vite altrui.

E purtroppo in senso lato spesso, è esattamente come la società “civile” nel suo insieme pensa e agisce, giustificando le devastazioni degli equilibri naturali con la scusa di una crescita che a volte assume la forma di una entità mostruosa che divora molto più di quanto produca.

La compassione è sorella dello spirito materno ma del genere che solo può rendere migliore il mondo: cioè l’amore materno esteso, universale, che travalica i confini della stirpe. Finché ci sarà il culto per un amore materno “circoscritto”, limitato a insegnare ai propri piccoli ad affermarsi con prepotenza, a studiare e gareggiare per essere primi e vincenti, ad occupare i posti migliori, ad avere senza essere, il mondo non cambierà.

Non vi sarà pace sociale né pace globale. I conflitti saranno sempre giustificati dalla tremenda espressione “mors tua vita mea” largamente attuata nella realtà naturale ma nella realtà umana molto più estesa e distruttiva.
La compassione è il rispetto universale, la tolleranza universale, il procedere sul proprio sentiero senza farlo diventare una autostrada che spezza e divora tutto quello che attraversa.

Non credo vi siano realtà, di vite minori, come da millenni ci hanno abituati a pensare, né forme di sofferenze diverse, ma diramazioni, propaggini e frammenti di un unico flusso vitale nel quale siamo inequivocabilmente e ineluttabilmente immersi.

Tutti gli esseri viventi sono come i cristalli di ghiaccio che si mutano in fiocchi di neve, tutti diversi, nessuno uguale ad un altro ma tutti fatti della stessa acqua, nonostante quanto ci diamo da fare nella costruzione di strutture mentali e fisiche, vere e proprie torri di Babele della mente e dei luoghi, che dovrebbero qualificarci a livelli superiori ma che allo stesso tempo ci rendono sempre più disperatamente lontani dall’essenza delle cose.

L’amabile signore che ha ispirato queste riflessioni è l’attuale Dalai Lama e data la sostanza del pensiero che rappresenta, sono sicuro che intende promuovere la virtù della compassione non soltanto verso e per la specie umana ma, a differenza di altre “compassionevoli” attitudini nostrane, la estenda anche a tutte gli altri esseri viventi, nessuno escluso.

ennio forina     – Pubblicato su noiroma.it  Domenica 18 Settembre 2011 00:00

Al PerSempre Amore

Peggy park

LA PAROLA “PERSEMPRE” SPEZZATA

Quando due mani si uniscono in una stretta PerSempre

cosa accade se improvvisamente il duro destino spezza la parola PerSempre

e la mano di un amante deve lasciar l’altra andare via

svanire in uno sconosciuto mondo di PerSempre amore?

Quanti altri PerSempre possono entrare in una sola vita

quando la mano che ha perso la prima presa

non si rassegna a perdere il tocco dell’amore PerSempre

ma continua PerSempre a stringere la presa

anche se un’altra mano stringente

appare improvvisamente dal nulla

anelando una nuova stretta di un PerSempre amore?

Forse i due PerSempre continueranno a tenere il tocco dell’amore

in una unica PerSempre stretta ?

La mia mano, amore mio, ancora stringe lo spazio vuoto

dove la tua mano stringeva la mia sperando

che tu possa ancora sentire la mia stretta di amore

per un PerSempre tempo.

For Love Ever

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THE FOREVER BROKEN WORD 

When two hands come to join each other in one forever hold

what if the harsh fate suddenly breaks the forever word in two

and one lover’s hand has to let go the other one

vanishing into the unknown forever world of love?

And how many other forevers

can then befit into just one life

without letting go the hold on the first one

when the hand that has lost the previous grasp

won’t resign to lose the touch of love forever

but keeping forever to hold on it

even if another forever holding hand

arises just from nowhere

yearning a new touch of a forever love?

Perhaps the two forevers will keep the touch of love

in just one single forever hold?

My hand my love, still holds the empty space

where your hand was holding mine

hoping that you can still feel the loving touch

for a forever time.

ennio forina – September 2017

Ode alle Donne

Una donna è una tempesta

Una donna è il sole splendente

Una donna è una poesia

Una donna è una rima

Una donna è una canzone

Una donna è una nenia

Una donna è un fiume

Una donna è una prateria

Una donna è una foresta

Una donna è un fiore

Una donna è un albero

Una donna è una montagna

Una donna è lo spazio

Una donna è un rifugio

Una donna è un nido

Una donna è una sfida

Una donna è una culla

Una donna è un prato

Una donna è un ruscello

Una donna è una lacrima

Una donna è un sorriso

Una donna è un riso

Una donna è un pianto

Una donna è un grido

Una donna è un sussurro

Una donna è la pioggia

Una donna è il vento

Una donna è una brezza

Una donna è uno stagno

Una donna è un  lago

Una donna è una goccia

che spegne la sete.

E una donna è l’oceano

nel quale volentieri affondi

Una donna è qualsiasi cosa che è

e che sarà sempre.

Una donna non è una preda

Una donna non è una conquista

Una donna non è un dono

Una donna è l’orizzonte

dove tu vorresti essere.

 

ennio forina 

 

Ode to the Women

A woman is a storm

A woman is sunshine

A woman is a poetry

A woman is a rhyme

A woman is a song

A woman is a lullaby

A woman is a river

A woman is a prairie

A woman is a forest

A woman is a flower

A woman is a tree

A woman is a mountain

A woman is the space

A woman is a shelter 

A woman is a nest

A woman is a challenge

A woman is a cradle

A woman is a meadow

A woman is a stream,

A woman is a tear

A woman is a smile

A woman is a laugh

A woman is a cry

A woman is a whisper

A woman is the rain

A woman is a gust of wind

A woman is a breeze

A woman is a pond

A woman is a lake

A woman is a drop

to quench your thirst away

And a woman is the ocean

In which you gladly sink

A woman is everything there’s is

And that will ever be

A woman is no prey

A woman is no conquest

A woman is no property

A woman is no gift

A woman is the horizon

where you would like to be.

ennio forina 

9/11 – 2001 The Broken Words

TOWERS-2001-2011- Blog

https://www.911memorial.org/registry/ennioforina/sow

WE

We are the lost voices
that nevermore you’ll hear
we are the fading shades
of those that won’t come back
shreds of what once were bodies
in ashes and in pieces
made by the deadly blow
of this sudden hell’s fire.

 For what the Hell can count.

We are those who jumped off
the broken glass and walls
hoping our death came quickly
to end a pain so unbearable
by burns and suffocation
or hoping that some angel
would reach us right before
the hard stone of the ground.

We didn’t know the world
was watching all astonished

For us the world was ending.

We are the thoughts
evaporating in incandescent steel
reaching for a sky somewhere.

We are the words unspoken
the calls we never did
to all those we cared so much.

We died like many died and die
for blinding violence
in blasts and clouds of dust.

We died thus and asking why
were we the chosen ones
to end like this so abruptly.

We missed all the chances
to reach again our loved ones
and shining days ahead.

We are our lost and hidden pathways
of knowledge unknown forever.

We are the cry of shame
for a death we did not deserve
just like for many living beings
killed with harsh despise.

It’s hard to feel the pain of others
until you try it on yourself
and on the eternal moment
of losing what you are
you suddenly realize

Those who don’t feel
the pain and death of others
are not alive at all.

But now all words are useless
’cause all the pain has gone
and what you may learn by this
will go with us away
from all the rest of you
survivors and lost
in this mad and wrong world.

Now all of you people
wether you watch and cry
or cheer about a victory
you’ll keep wandering blind
and blindly keep destroying
until you wish to find
the ousted sense of reason.

We are this growing smoke
that’s hiding all the feelings
of what is left of us
while the life’s breathing
now it’s not even a sigh.

Soon we’ll disappear
without a touch or whisper
from all the loved ones
but in some way we’ll stay
like diamonds in their souls.

For those who cheered our death
and hailed about a victory
we may well be some smoke
just raising in the sky
scattered by winds of evil
but smoke more thick and dark
flows in each and every mind
that’s raised in graves of hate.

ennio forina 2001

9/11 Parole Spezzate

TOWERS-2001-2011- Blog.jpghttp://www.911memorial.org/registry/ennioforina/sow

NOI 

 Noi siamo le voci perdute
che mai più saranno ascoltate,
siamo le ombre evanescenti
di quelli che non torneranno,
frammenti di quelli che una volta erano corpi
fatti in cenere e pezzi dal soffio mortale
di questo improvviso fuoco d’inferno.

Per quello che l’Inferno può contare.

Noi siamo quelli che saltavano
attraverso i vetri infranti e le pareti
sperando che la morte venisse veloce,
per finire un dolore così insopportabile
di soffocante bruciore e che un angelo
ci raggiungesse prima
di toccare la dura pietra del suolo.

Noi non sapevamo
e a noi non importava
che il mondo stesse guardando
attonito e sgomento.

Per noi il mondo stava finendo.

Noi siamo i pensieri,
evaporati
nell’incandescente acciaio
anelando per il cielo da qualche parte.

Noi siamo le parole non dette
le chiamate mai più fatte
a quelli a noi più cari.

Noi siamo morti così
come molti sono morti

e ancora muoiono
per la violenza ottusa
in esplosioni e nubi di polvere.

Noi siamo morti chiedendoci perché
fummo noi ad essere  scelti
per finire così senza ragione.

Noi abbiamo perso tutte le occasioni
di raggiungere i nostri amati e cari
e di possibili altri splendidi giorni futuri.

Noi siamo i nostri desideri nostalgici
non ancora e mai più espressi
desideri e speranze non svelate
di inesplorati giorni a venire.

Noi siamo i perduti e nascosti sentieri
di conoscenza sconosciuta per sempre.

Non siamo martiri né eroi
perché siamo stati uccisi così 
vilmente assassinati
come per qualunque essere vivente
che si uccide con crudele disprezzo.

È difficile sentire il dolore degli altri
fin quando non si prova per se stessi,
ma nell’attimo eterno
di perdere quello che siamo,
improvvisamente possiamo capire.

Quelli che non sentono la morte degli altri
non sono affatto vivi.

Ed ora che le parole sono inutili
e tutto il dolore sembra scomparso,
quello che potreste imparare da questo
andrà via con noi soltanto,
via da tutti voi sopravvissuti
e persi in questo folle mondo.

Adesso tutti voi popoli,
sia che osservate piangendo
o esultando per una vittoria,
continuerete a vagare ciecamente
e ciecamente continuare a distruggere
fino a quando non vorrete seguire
la via della ragione
e di un universale sentimento.
.

Noi siamo questo fumo che cresce
e nasconde ogni sensazione
di quello che è rimasto di noi
mentre il respiro della vita
non è più nemmeno un sospiro.

Presto scompariremo,
nella tersa aria di un giorno
che noi non potremo più vivere,

senza un tocco o un sussurro
da chi ci ama così tanto,
ma in qualche modo resteremo
come diamanti nelle loro anime.

E ombre di oscurità
in chiunque sa solo odiare.

Per chi ha esultato alla nostra morte
e acclamato per una vittoria,
noi siamo certo questa nuvola di fumo
che sale e invade il cielo
dispersa nei venti del male
ma fumo più denso e scuro 
continuerà a offuscare
tutte le menti e anime che da sempre
sono allevate nelle orrende bare d’odio.

Ennio Forina 2001

 

 

The Broken Words of 9/11 2001

TOWERS-2001-2011- Blog.jpg

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WE

We are the lost voices
that nevermore you’ll hear,
we are the fading shades
of those that won’t come back,
shreds of what once were bodies
in ashes and in pieces,
made by the deadly blow
of a sudden hell’s fire.

 For what the Hell can count.

We are those who jumped off
the broken glass and walls,
hoping our death came quickly
to end the pain so unbearable
of burns and suffocation,
hoping that some angel
would save us just before
reaching the hard stone
down on the ground.

We didn’t care the world
was watching all astonished.

For us the world was ending.

We are the thoughts,
evaporating in incandescent steel,
reaching the sky somewhere.

We are the words unspoken,
the calls we never did
for those we cared so much.

We died like many died and die,
for blinding violence,
in blasts and clouds of dust.

We died and asking why
were we the chosen ones,
to end like this so abruptly.

We missed all the chances
to reach again our loved ones
and shining days ahead.

We are our lost and hidden pathways
of knowledge unknown forever.

We are the cry of shame
for an unjust death
just like for many living beings
killed with harsh contempt.

It’s hard to feel the pain of others
until you try it on yourself
then, on the eternal moment,
of losing what you are
you suddenly realize:

Those who don’t feel
the death of others
are not alive at all.

But now all words are useless,
’cause all the pain has gone
and what you may learn by this
will go with us away
from all the rest of you,
survivors and lost
in this loveless, crazy, world.

Now, all of you people,
whether you watch crying
or cheer about a victory
you’ll keep wandering blind
and blindly keep destroying
until you’ll want to find
the ousted sense of wisdom.

We are this growing smoke
that’s hiding all the feelings
of what is left of us
while the life’s breathing
now isn’t even a sigh.

Soon we’ll disappear,
without a touch or whisper
from all our loved ones,
but in some way we’ll stay
like diamonds in their souls.

And shades of darkness inside
anyone who only knows to hate.

For those who cheered our death
and exulted about a victory
we may well be some smoke now
just raising in the sky,
scattered by the winds of evil,
but smoke more thick and dark
will stay in all the minds and souls
that are always raised
i
n all the graves of hate.

Ennio Forina 2001

Lo Stupro Uccide -Lentamente –

LO STUPRO E’ UNA FORMA DI ASSASSINIO CHE UCCIDE LENTAMENTE.
Gli stupri, come le rapine, sono forme di assassinio minori, poiché violando brutalmente i diritti fondamentali degli esseri viventi di vivere nei loro spazi esistenziali sacri e inviolabili, producono ferite insanabili che fanno ammalare insieme l’anima e il corpo di una persona. Il corpo è un territorio privato che nessuno, se non invitato, può arrogarsi il permesso di violare, violando anche la volontà di scegliere liberamente. Lo stupro è una invasione brutale della libertà e della dignità e non ha niente a che vedere con la funzione degli organi sessuali che non rispondono solo ad impulsi biologici ma anche sentimentali e intellettuali. Le affermazioni in oggetto sono di estrema gravità perché considerano e riducono un individuo di sesso femminile come se fosse un oggetto costruito intorno ad un solo organo del suo essere. E impadronendosi con la forza di quell’organo si compie una rapina e un assassinio allo stesso tempo. Il piacere sessuale è una combinazione di profonde e ineffabili sensazioni psichiche, connesse a quelle fisiche, che si valorizzano vicendevolmente ed è tutta la psiche della persona che decide con “chi” avere anche un rapporto fisico, che determina il valore di un atto sessuale, come del resto di qualsiasi altra azione umana. Perciò lo stupro è poco meno di un assassinio e molto più di un atto sessuale rapinato, sequestrando la libertà e l’indipendenza del “territorio”privato di una persona, cioè il suo corpo e la sua mente. ma è anche la devastazione dell’equilibrio psichico e la lacerazione dell’anima di una persona che permane nel tempo e causa una sofferenza insanabile. Anche se non si muore a causa di uno stupro, una parte di un’anima sensibile violata, muore lo stesso e non può più essere riparata, può solo essere nascosta, all’interno dei contenitori delle memorie tristi e dolorose, ma non può essere dimenticata. Per sempre. Per questo, chi stupra è un assassino sostanziale anche se non sopprime completamente la sua vittima. Queste due dichiarazioni sopra, oltre ad essere un segno di spaventosa ignoranza e stupidità, sono significative dello stadio di barbarie nel quale stiamo velocemente, e di nuovo, precipitando.

L’Amore Esiste

L’Amore esiste. È il desiderio, è il processo, l’impulso della conoscenza reciproca ma anche della conoscenza verso chi non ricambia lo stesso desiderio. L’amore è il “sentire” che si volge in ogni direzione e vale per la sua sincerità, non per i risultati, non per la durata, non per gli esiti, trova il suo premio in sé nel fatto stesso di amare così come l’odio e il disprezzo si compensano da soli…“ Io voglio conoscerti”, equivale a dire “ti amo”, ed è forse ancora più significativo. Ho scritto altrove : “Ti amo perché esisti, non per averti”. e vale se mi rivolgo alla donna che potrei amare o a un gatto, un uccellino, o un albero. L’Amore è energia, che si produce in una sfera diversa da quella convenzione che chiamiamo matrimonio, condizionata dalla logica della riproduzione in un ambiente sicuro, costruire una famiglia insieme non significa necessariamente amarsi se non vi è anche questa ulteriore energia impalpabile che oltrepassa il semplice impulso di generare nuova vita. E infatti molti si stupiscono del fatto che dopo la scansione dei tempi che servono per nutrire e proteggere i figli, la passione iniziale svanisce. Ma la realtà non è che la passione sia svanita ma che sia stata mistificata per amore. La passione che fa unire due persone per costruire una famiglia spesso non è amore e quindi non è l’amore che che viene a mancare ma la funzione, non appena il compito di allevare figli è esaurito. È necessario conoscere la sostanza delle cose e degli impulsi degli animi, non la loro forma. Il fallimento di tante unioni deriva proprio da una distorta interpretazione dei sentimenti che le realizzano, l’incapacità di riconoscere la vera essenza dei sentimenti che spingono a voler camminare insieme nel sentiero della vita. Io ti amo non può durare se è un impulso di conoscenza compiuto, nessun individuo resta lo stesso nel tempo e nello spazio, mentre il desiderio di conoscenza è una forma di amore molto più significativa e durevole che non può mai esaurirsi, perché il conoscere è una strada senza fine.

Nameless Hurt Women- Rape is a form of a slow assassination

Nameless.jpg

For all the women of all the ages, and all the earth’s latitudes, hurt and abused by wicked males who were generated by women and instead of being grateful to them, they despise their generosity and altruism the same men who would not exist if women did not make them to exist.

LO STUPRO E’ UN ASSASSINIO CHE UCCIDE LENTAMENTE.
Gli stupri, come le rapine, sono forme di assassinio minori, poiché violano i diritti fondamentali degli esseri viventi di vivere nei loro spazi esistenziali che sono sacri e inviolabili. Il corpo di una persona è un territorio privato che nessuno, se non invitato, può arrogarsi il permesso di violare, violando anche la volontà di scegliere liberamente. Lo stupro è una invasione brutale della libertà e della dignità e non ha niente a che vedere con la funzione degli organi sessuali che non rispondono solo ad impulsi biologici ma anche sentimentali e intellettuali. Le affermazioni in oggetto sono di estrema gravità perché considerano e riducono un individuo di sesso femminile come se fosse un oggetto costruito intorno ad un solo organo del suo essere. E impadronendosi con la forza di quell’organo si compie una rapina e un assassinio allo stesso tempo. Il piacere sessuale è una combinazione di profonde e ineffabili sensazioni psichiche, connesse a quelle fisiche, che si valorizzano vicendevolmente ed è tutta la psiche della persona che decide con “chi” avere anche un rapporto fisico, che determina il valore di un atto sessuale, come del resto di qualsiasi altra azione umana. Perciò lo stupro è poco meno di un assassinio e molto più di un atto sessuale rapinato, sequestrando la libertà e l’indipendenza del “territorio”privato di una persona, cioè il suo corpo e la sua mente. ma è anche la devastazione dell’equilibrio psichico e la lacerazione dell’anima di una persona che permane nel tempo e causa una sofferenza insanabile. Anche se non si muore a causa di uno stupro, una parte di un’anima sensibile violata, muore lo stesso e non può più essere riparata, può solo essere nascosta, all’interno dei contenitori delle memorie tristi e dolorose, ma non può essere dimenticata. Per sempre. Per questo, chi stupra è un assassino sostanziale anche se non sopprime completamente la sua vittima. Queste due dichiarazioni sopra, oltre ad essere un segno di spaventosa ignoranza e stupidità, sono significative dello stadio di barbarie nel quale stiamo velocemente, e di nuovo, precipitando.

La Mente di Piombo

Neco, Ergo Sum.

Uccido, Quindi Sono.

Sembra che questo concetto rappresenti il pensiero il punto più alto in cui si spinge la mente dei cacciatori “sportivi”, di chi trova soddisfazione spezzando la vita di altre creature, lacerando i loro corpi e spezzando le loro famiglie e spargendo il terrore nelle campagne.

Il caldo è stato atroce per gli animali dei nostri esigui boschi, gli incendi degli umani li hanno decimati, uccisi ed hanno distrutto i loro rifugi e i loro nidi, non hanno acqua da bere per la siccità e quella poca che si trova è inquinata, sono stremati e affamati, in ritardo con i loro preparativi per l’autunno, e fra poco noi li aiuteremo a morire meglio con il piombo delle menti distruttive umane.

Quale scempio dei diritti universali della Vita! Quale orrore e vergogna insanabile per un gioco mortale chiamato sport, che segna col sangue i punti della vittoria!

Io sono un rinnegato di questa specie distruttrice e ingiusta. 

Mi coprirò di penne e di pelliccia, i miei occhi sapranno vedere nel buio, il mio olfatto diventerà più fine, la mia mente ancora più libera, dialogherò con gli alberi e accarezzerò le foglie e li aiuterò a propagarsi nei terreni che i loro semi non possono raggiungere.
Sarò amico dei serpenti e dei cinghiali, abbraccerò gli orsi e giocherò con i loro piccoli, chiamerò gli uccelli per cantare insieme a loro, poi starò seduto sulle rive di un torrente nel fruscio degli alberi e lascerò che il vento mi parli di una pace e di una speranza ancora lontane ma sicure e di giorni giusti, e parlerò ai popoli viventi che massacriamo e dirò loro: non disperate, non arrendetevi, finirà anche questo, ancora per poco, fino al calar del sole del giorno cosmico che ha visto il dominio umano sulla terra, fino a vederlo scomparire oltre le onde e i monti.
Poi mi immergerò nel sonno e in pace nella prima notte in questo mondo finalmente senza di noi, illuminata solo dalle stelle.

 

Per Tradizione e per Profitto

Matteo – 6-8 Per Tradizione e per Profitto

Posted on 26 August 2017 by ennio forina
C’è un dipinto che rappresenta un episodio biblico riguardo un importante personaggio e il di lui figlio. La storia, che tutti quelli che hanno fatto un po’ di catechismo conoscono, riguarda una brava persona, padre di famiglia che suda, lavora nei campi e alleva pecore e capre e non fornica, ed è insomma un uomo tranquillo, che segue tutti i dettami della cosiddetta legge ivi corrente. A un certo punto però, nella sua vita accade qualcosa di inaspettato, di tremendamente inaspettato.
 
Il Padre suo celeste, che lo ha creato, esige una dimostrazione assoluta e incontrovertibile della sua fedeltà e lo mette alla prova con una richiesta da gelare il sangue che ricorda tanto quella di donne amanti e crudeli che, tanto nelle saghe quanto nella realtà storica, chiedevano ai loro amanti di sacrificare e donare loro quanto di più prezioso avessero per dimostrare il loro incondizionato amore: averi, ricchezze, affetti. La letteratura reale e fantastica è stracolma di esempi a riguardo. Quindi il divino essere supremo in questo racconto vuole ricevere questa prova dal suo figlio nel racconto biblico, in modo antitetico a ciò che affermava Gesù nvece nel “nuovo” testamento: che, poco prima di recitare la preghiera assoluta da rivolgere al Creatore, diceva ai suoi discepoli: “…perciocché il Padre vostro sa le cose di che voi avete bisogno, innanzi che gliele chiediate”. Matteo Capo 6-8
 
Quindi resta solo da decidere quale delle due tesi sia più attendibile e veritiera. Se Dio, come afferma Gesù è in grado di sapere tutto e di vedere tutto e di poter leggere nella mente delle sue creature, non aveva alcun bisogno di ricevere una conferma di dedizione e ubbidienza, l’avrebbe potuta leggere nella sua mente senza ricorrere al trucco di richiedere un sacrificio umano. Quindi o il dio della bibbia non è in grado di leggere nella mente dei suoi figli e Gesù si sbaglia nel dire il contrario, o Gesù ha ragione – come io sarei portato a pensare se fossi un credente di tale o di qualsiasi religione – ed è il racconto biblico che è imperfetto e la messa in scena del sacrificio era solo un altro espediente tutto umano per giustificare il sacrificio di un animale innocente. Come può un dio creatore di vita, volere il sangue e voler riprendersi la vita di un suo essere in modo cruento e prematuro per una semplice informazione di cui sarebbe già in possesso? Per avere una conferma di sottomissione o per decifrarla come se fosse una buona azione? Ma le azioni buone non sono quelle che si fanno per ottenere un compenso o per evitare una punizione, e anche questo è nel messaggio cristiano del vangelo.
 
Ma la ragione per me di riesaminare questo racconto in modo analitico è che viene sempre riportato alla luce nella sua descrizione marginale episodica e non nel suo contesto “sostanziale”, poiché contiene un retaggio culturale rimasto attuale nelle sue esecuzioni pratiche, senza reali giustificazioni di necessità, che proviene da tempi antichissimi e pagani e che il genere umano moderno, tecnologicamente e razionalmente progredito, non ha ancora abbandonato continuando a compiere gli stessi sacrifici sanguinari primitivi, dopo averli santificati e “modernizzati” in modi formalmente diversi nelle varie tradizioni popolari di tutte le latitudini.
 
Infatti, alla fine, questo padre è felice, perché avendo obbedito al suo sovrano è stato risparmiato da questa atroce sfida mortale, il figlio se l’è vista brutta per un momento, ma poi avrà tirato un sospiro di sollievo magari ricevendo qualche emolumento in più dal padre per farsi perdonare dello spavento causatogli. Quindi, tutto bene quel che finisce bene? No, perché la richiesta cruenta rimane, tant’è che al Signore non basta l’obbedienza estrema dell’uomo, vuole anche veder sgorgare il sangue di un’altra sua stessa creatura – meno importante – ad ulteriore riprova dell’osservanza al suo imperio.
 
Questo è piuttosto il comportamento tipico di un sovrano “umano”, non di un creatore amorevole come una madre dovrebbe essere per i suoi figli.
 
E la domanda finale è: perché questa storia viene ancora elargita dai tutori dell’arte e della stessa cultura istituzionale e religiosa in forme descrittive artistiche e aneddotiche, come se fosse una esemplare rappresentazione di virtù umana e di benevolenza divina e nessuno, nella cronaca storica e artistica, si è indignato mai per la sorte ingiusta assegnata al caprone, dato che l’uccisione non necessaria dell’animale viene accettata e praticata senza riflessione né compassione e tramandata per secoli e secoli fino ai giorni nostri?
 
Ma questo è il risultato della perversa mente umana che inventa e racconta a se stessa delle storie fantastiche per giustificare i suoi eccessi, la sua voracità e presunzione.
Ma come! Non avremmo dovuto mordere una semplice mela e abbiamo il permesso di divorare intere greggi e mandrie all’infinito, e uccidere capre e vitelli, agnelli e conigli, ovunque e con ogni scusa, delfini e balene in giappone, volpi in inghilterra, cuccioli di foche in canada, cani e gatti in cina, in asia e qualunque animale da cui si può trarre profitto e nessuna voce, contro questo immane, continuo massacro si eleva dalle religioni che si dichiarano compassionevoli, prima fra tutte quella cattolica e dovunque nel mondo si fanno sacrifici di animali fatti nascere apposta con lo scopo di sacrificarli nell’ambito delle varie credenze religiose dei popoli, motivandoli con scuse diverse e chiamando in causa religione e tradizioni che sono poi la stessa cosa.
 
Perché nessuna voce intellettuale insorge contro le catene culturali che impediscono alla ragione e al sentimento di affermarsi al di sopra della contorta presunzione e prepotenza umana? Uccidere per tradizione è come uccidere per profitto, sono ambedue azioni perverse e contro natura che non appartengono a nessun altro animale esistente e mai esistito, ma che solo l’animale umano compie da sempre, dimostrando di non aver fatto, come specie, nessun passo avanti nel progresso della evoluzione etica.

 

Lettera agli Atei

È solo questione di precisione nel definire quali possano essere i veri parametri di un confronto dialettico. I dogmi sono i protocolli chiusi che annullano ogni dialettica e quindi lasciamoli stare. Io penso che non è necessario professarsi “atei” perché questa è una definizione senza senso in quanto è il contrario di qualcosa che non esiste, o meglio che esiste solo “culturamente” nei vari modelli che descrivono una o più entità superiori costruite dai popoli di tutte le ere per avere riferimenti ipotetici oltre lo scenario delle loro esistenze. L’ateismo prevede un riconoscimento razionale della realtà fisica distinta da una ipotetica realtà spirituale ineffabile, ed è qui che il concetto cade paradossalmente in una caratterizzazione artefatta e dogmatica simile a quelle delle religioni. Io, ad esempio, pur non credendo in nessuna religione – in quanto codifiche di comportamenti e credenze -, ma solo in alcuni selezionati  eventuali elementi di saggezza in esse contenute, non posso e non voglio definirmi “ateo” perché il termine non descrive quelle parti di verità che io conosco, prima di tutto che non esiste una distinzione esistenziale tra il mondo “fisico” e quello ”spirituale” se non nella nostra mente.

L’Universo è unico, come la Vita è unica, le parti di questa vita e di questa realtà unica sono solo distribuite in modi differenti in alcuni corpi e spazi più concentrate, e in altri più diradate ma sopratutto interagenti e indispensabili fra loro e quindi nell’ateismo come nelle religioni si riferiscono come realtà diverse, quando non lo sono. Considerate il nostro corpo e quello di tutti gli animali. È un “organismo” cioè composto di vari elementi diversi, alcuni dei quali potremmo definire “fisici” “materia” come i metalli, l’acqua, i minerali, perciò – non vivi- secondo i nostri criteri razionali, eppure senza di essi non potremmo esistere. Basterebbe essere privi anche di uno solo dei micro-elementi minerali che servono in quantità minime, ad esempio il ferro e moriremmo in breve tempo. La Vita, unica, si sviluppa in un oceano di differenze nelle sue varie forme, altrimenti non potrebbe essere creativa, non potrebbe formare nuovi organismi, sempre più evoluti, sempre alla ricerca di criteri di armonia di funzione e di bellezza.

Tutto questo accade continuamente sotto i nostri occhi, ma noi lo vediamo attraverso i vetri offuscati delle nostre percezioni, della “miopia” delle nostre menti. Ecco perché non ha senso definirsi atei, basta dire di non credere in divinità inventate da noi, che somigliano a noi e che si comportano come si comporterebbero i sovrani umani.
Ma questo non significa che non si deve riconoscere la “divina energia” vitale Cosmica e forse quello che noi chiamiamo “essere supremo” è il Cosmo stesso, in ogni sua piccola parte. Ma che, per fortuna, non ci assomiglia affatto.

La Buona e la Cattiva Terra

Tutti noi portiamo sulle spalle un pesante fardello che grava sui nostri cuori e sulla nostra mente senza conoscerne il contenuto. In esso vi sono le memorie dei nostri progenitori, che vengono passate di generazione in generazione come fossero un terreno ereditato da coltivare, a volte buono e già abbastanza fertile, a volte arido e infruttuoso, sta alla nostra volontà ed alle nostre aspirazioni, decidere di renderlo più virtuoso cosicché possa far crescere dei buoni frutti o lasciarlo ancora più inaridire fino a diventare sterile.