Parole Alate

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Ogni volta che parliamo di amore

ci volgiamo sempre al cielo e alle stelle.

Questa volta chiederò al vento

di portarti le mie parole.

Sto scrivendo la nostra storia,

da dove e quando è iniziata

con parole alate,

nei fiumi scorrenti dell’aria.

 

Mi manchi, ma tu sei qui.

Le mie mani non possono raggiungerti,

ma la mia anima può toccarti.

Non vedo il tuo viso,

ma ogni cosa riflette te.

Non sento la tua voce,

ma le tue onde calmano la mia mente.

 

Ti desidero ma tu sei in me.

Ho bisogno di te e tu mi riempi.

Ho paura che tu non sia accanto a me,

ma tu cammini al mio fianco.

Come potevi lasciarmi libero,

se eri tu e sei la mia libertà?

 

Ho scritto queste parole

nella brezza del mare

e lascerò che la brezza salmastra

sia messaggera tra me te.

Ennio Forina  June, 25, 2017

Winged Words

 

Winged Words1

Whenever we speak of love

we always aim to the sky and stars.

This time I’ll ask the wind

to bring my words to you.

I’m writing our story

back from where it started,

with winged words,

in the flowing rivers of the air.

 

I miss you, but you are here.

My hands can’t reach you,

but my soul can touch you.

I long for you but you are in me.

I need you and you are filling me.

 

I fear you are not beside me

but you walk with me.

How could you set me free,

since, then and now,

you were and are my freedom?

 

I wrote these words in the breeze of the sea

and I’ll just let the breeze

be my go – between with you.


ennio     June, 22 – 2017

Fiammetta Danzante

Dancing Fiammetta061

Danza Fiammetta,

come danzavi prima,

adesso puoi farlo.

Adesso puoi roteare,

adesso puoi volare,

adesso puoi saltare,

e accendere il cielo.

Danza Ballerina,

su un fascio di luce.

Danza con la Luna,

danza con le stelle,

danza tutta la notte,

cammina su una cometa,

tuffati in una galassia,

spargi un po’ di fuoco di stelle

sopra la mia tristezza,

sopra il mio cuore.

Dammi un buon sonno,

pieno dei tuoi sogni.

Mostrami il sentiero

coperto di polvere di stelle

dove ti ritroverò 

vestito con la luce del sole.

ennio forina 23 Giugno 2017

Dancing Fiammetta

Dancing Fiammetta061

Dance Fiammetta,

like you did before,

now you can do that.

Now you can spin,

now you can fly,

now you can jump,

and light up the sky.

 

Dance ballerina,

on a sliver of light.

Dance with the Moon,

dance with the stars,

dance through the night,

step on some comets,

dive into a galaxy,

kick bright star fire

over my sadness,

over my heart.

 

Gimme a good sleep,

filled with your dreams.

Show me the path

all paved with stardust

where I shall reach you,

dressed of sunlight.

 

ennio forina June 23/ 2017

L’Amore non ha Catene

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Because True Love Has No Chains

NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

ennio forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda, vengono recepiti e usati come esemplari lodevoli. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi e i nostri sentimenti.

Ogni tanto attraversando l’antico Ponte Milvio, mi interessa sempre osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro evoluzioni, ma in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti avvinghiati ai lampioni ed anche accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. E questa scenografia francamente non mi  sembra né esteticamente valida né evocativa di sentimenti  profondi e sinceri .

Penso che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per esprimere una dedizione  profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto una emblematica allusione ad uno strumento di tortura, applicato su sventurati protagonisti di relazioni amorose segnate da questo tipo di punizione. Come una manetta di freddo metallo per il cuore e la vita  infilati nell’ansa di acciaio, senza più la speranza di riuscire fuori da tale morbosa simbologia. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini, che non sopportando una sempre possibile e legittima separazione di percorsi, uccidono la persona che dicono di amare, non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e orizzonte di vita.

Il problema però non  deriva dal desiderio comune e spontaneo più che accettabile di sentirsi ed essere uniti per tutta una esistenza, l’amore è per antonomasia altruismo e tanto più manifesta il suo essere e il suo divenire con una dedizione senza ricompensa tanto più è elevato e vero. Piuttosto l’imposizione di un tale suggello denota esattamente il contrario, il possesso e l’egoismo che sono antitetici all’amore, “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… nel matrimonio coatto!”  E quindi un simbolo che per sua natura invece che una promessa rappresenta  una condanna poiché tutto nel mondo vivente è evoluzione, intesa come un continuo divenire e modificarsi e un rapporto che viene costretto e cristallizzato in uno solo di questi momenti di amore reciproco per quanto bello possa essere, avvizzisce e muore in breve tempo. L’amore è un fluido etereo, un’ energia e sussiste solo se scorre da un soggetto all’altro rinnovandosi continuamente e continuamente imparando, come l’acqua di un fiume che se ristagna marcisce.

Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole può diventare una pietra tombale posta sull’unione di due esseri perché, se nel fondo di due anime si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine o di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale, che di per sé rappresenta un delitto contro i principi naturali della vita. Piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione è un simbolo di grande sfiducia come tutte le serrature, fili spinati, mura dai bordi orlati di vetro, cancelli, porte blindate, casseforti ed altro ancora, sono tutti simboli dell’egoismo e dell’istinto predatorio umano.

Sarebbe troppo facile e troppo ingiusto sperare di comprare e possedere la felicità con giuramenti impossibili e assurdi, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso sarebbe necessario mettere un lucchetto.

Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale “civiltà” alcuni di questi oggetti e strutture, tra le  rovine e nei sedimenti del tempo, essi documenterebbero inequivocabilmente la barbarie del nostri tempi.

E per finire, il racconto di un’ esperienza vissuta direttamente credo sia molto significativo della validità delle mie riflessioni. Una fine estate di anni fa, tornando dalle vacanze estive, mia moglie ed io trovammo con sorpresa una coppia di merli che aveva nidificato sul ramo del pino antistante la finestra del nostro salone, i cui rami si protendevano fin quasi ad entrare nella stanza. Ovviamente sorpresi e preoccupati dalla nostra improvvisa presenza i due merli cominciarono ad agitarsi cinguettando vivacemente, mentre il maschio saltava da un ramo all’altro, aprendo e sbattendo le ali ed emettendo suoni striduli per difendere la sua famiglia e segnalarci di stare alla larga. Per fortuna riuscimmo a tranquillizzare la coppia velocemente, con il nostro comportamento calmo e discreto. Non si mossero da lì, ormai era agosto inoltrato e non avrebbero neanche avuto il tempo o il modo di costruire un altro nido, ma comunque capirono in fretta che noi non avevamo nessuna intenzione di nuocerli. E fu meraviglioso il fatto di avere avuto il privilegio di assistere a tutto il processo della cova, della nutrizione e della crescita dei pulcini.  La dedizione dei due uccelli ai loro piccoli era assoluta e instancabile. Il maschio, sopratutto andava e veniva senza sosta con qualche insetto o lombrico e lo porgeva nel becco della femmina che a sua volta lo infilava in quelle piccole/grandi voragini rosee dei pulcini. Poi un giorno, come accade spesso a fine estate, vedemmo le nuvole addensarsi preparandosi a esplodere in un temporale, di quelli brevi ma violenti. Quando la pioggia cominciò a cadere sul pino noi ci preoccupammo molto per loro, ma non c’era altro che potessimo fare se non guardare dalla finestra aperta mentre una grandinata feroce aveva cominciato a riversarsi sulla zona. Le foglie delle conifere, per loro natura, non forniscono un ottimo riparo dalla pioggia ma con immensa commozione vedemmo la madre formare un cono perfetto e rovesciato con il proprio corpo, le ali avvolte a coprire i piccoli e con il becco rivolto verso il cielo che completava l’apice del cono. Sfidando così la tempesta e ricevendo sul suo corpo i colpi della grandine mentre il maschio restava sempre lì, accanto un po’ più in alto del nido a continuare la sua attenta sorveglianza, senza correre al riparo. Era una scena di un enorme impatto emotivo e di grande significato quasi mistico, la rappresentazione più vera dell’espressione dell’amore puro, altruistico, cosmico. E tutt’oggi rivedendola nella mente mi fa ancora sentire la stessa emozione con un nodo alla gola e un impulso di lacrime, una emozione intimamente condivisa con mia moglie finché è rimasta accanto a me, – ma sono sicuro che anche lei continua a tenere in sé e provare la stessa commozione di quel giorno  nell’altra dimensione in cui si trova ora -. In seguito ma non ricordo bene, passarono due settimane e i pulcini si preparavano al pericoloso evento dell’abbandono del nido e del lancio nella loro dimensione aerea. Seguimmo con apprensione nei giorni dei primi voli il maschio sfidare tutti quelli che si avvicinavano al terreno sottostante il pino, cercando persino di spaventare un cane – rischiando la propria vita – per rendere sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Non c’è bisogno di aggiungere altro, un tale amore e dedizione familiare ha la sua immensa forza in sé stesso e non sarebbe certo più garantito da un lucchetto né salvaguardato da molti altri simboli che riguardano i costumi degli umani, rendendo due esserini che pesano poche decine di grammi due giganti dell’etica e del sentimento senza bisogno di contratti, giuramenti più o meno ufficiali e costose cerimonie spesso ipocrite.

The Dock Of Time

So far, so close.

Then far away again,

In an endless game of waves,

Kissing the shoreline and recede,

Touches of foam laughing

With the winds and sun.


So free, so forced,

So movable, so still,

So warm, so aloof,

So fickle, so steady,

Unreachable though prisoner

In my field of attraction.

So different, though the same,

Like the restless sea water,

That I watched rolling up

Just a fluctuating skirt,

While I am lingering

on the Dock of Time.

ennio forina 2017

 

ennio forina

Il Molo Del Tempo

Così lontana, così vicina,

e ancora più lontana,

nel gioco di onde senza fine.

che baciano la spiaggia

e si ritirano in carezze

di schiuma ridente

con i venti ed il sole.


Così libera, così costretta,

così vivace, così calma,

così calda, così distaccata,

irraggiungibile ma prigioniera,

nel mio campo di attrazione.


Così mutevole, così costante

così diversa ma sempre la stessa.

Come l’acqua, instancabile,

che ho visto avvolgersi 

nel suo vestito fluttuante. 

Mentre restavo sospeso,

sul Molo del Tempo.


ennio forina

 

Oro, Oro Nero, Oro Rosso, Orrore

Sembra che di questi tempi un cospicuo numero di persone cominci a rendersi conto che nutrirsi della carne di animali  non sia una cosa che connota la specie umana ad un livello evolutivo molto alto. Prima di tutto per la questione etica, perché per le caratteristiche degli allevamenti industriali, sia quelli piccoli che grandi, la sofferenza degli animali è enormemente aumentata rispetto a quella che veniva inflitta secoli e secoli indietro nel tempo. Allora gli animali conducevano una vita quasi normale prima di essere scannati così come accade nella feroce e “bestiale” Natura. Oggi a causa della bestia umana, la loro schiavitù potrebbe essere rappresentata degnamente in tutti i gironi dell’inferno Dantesco e aggiungendone anche di nuovi. Ma invero la maggior parte di coloro che sceglie di non consumare carne non si preoccupa così tanto della sofferenza degli animali quanto della propria salute, poiché qualsiasi osservatore davvero intelligente potrebbe riflettere sul fatto che noi umani, morfologicamente non abbiamo nulla, ma proprio nulla delle caratteristiche che hanno i predatori carnivori. Non ne abbiamo i denti, non ne abbiamo l’intestino, né le capacità specifiche per catturare e uccidere una preda vivente. Per noi sarebbe difficile persino catturare una lucertola mentre alcuni insetti, sì quelli possiamo anche considerarli come prede. Ovviamente questa riflessione si riferisce alla nostra anatomia e non al fatto che siamo in grado di utilizzare strumenti che possono supplire la mancanza di zanne e artigli e/o la capacità di correre veloci o di nuotare o di volare che gli altri organismi viventi hanno secondo la loro identità funzionale.

Ma al di là di questo io non posso fare a meno di disperarmi quando devo sentire la glorificazione del pensiero corto degli intervistatori che nelle trasmissioni dedicate al confronto, (sempre parziale a favore dello status quo) fra vegetariani/vegani vs i normali onnivori, fanno le loro brave domande ad alcuni vegetariani/vegani, ben selezionati per la loro ingenuità, per metterli – così pensano loro –  in difficoltà, ridicolizzarli e quindi ghettizzarli. Ad esempio, se un vegetariano dichiara che la sua decisione di non mangiare carne è motivata sopratutto dal risparmiare atroci sofferenze agli animali ma per caso ha un gatto in casa, l’arguto intervistatore di turno gli chiederà se sia giusto ammazzare gli animali per far mangiare il gatto e non per ad es. i propri figli. Dimenticando che il gatto non è stato inventato dal vegetariano/vegano ma è, o sarebbe stato creato, così come puro predatore carnivoro, da una intelligenza superiore e infine che il gatto non alleva e non uccide topi a milioni per comprarsi la villa al mare e il macchinone vendendoli ai suoi affini. Se il gatto non mangia carne muore, se un umano non mangia carne non muore. È tuttavia vero che per via di drammatici cambiamenti climatici, carestie di vario genere e incidenti ambientali, anche noi umani abbiamo dovuto adattarci a modificare la nostra alimentazione per sopravvivere come specie. Abbiamo sviluppato dei modesti canini proprio perché durante l’ultima glaciazione non c’era cibo sufficiente per i fruttivori/erbivori, il freddo intenso suggeriva di alimentarsi come si alimentavano i predatori e di coprirsi con quello con cui si coprivano gli altri animali cioè la loro pelliccia e per fare questo era necessario “conciare” le pelli, compito che sicuramente sarà stato assolto sopratutto dai denti delle femmine umane, talché per via di questa costante pratica due di questi denti sono diventati più acuti e qualche altro più tagliente, trasmettendo geneticamente queste caratteristiche alle discendenze nonché anche una acquisita capacità di metabolizzare in parte le sostanze nutritive contenute nelle carni. Quindi è vero che possiamo mangiare carne e che la nostra alimentazione di sopravvivenza possa essere quella più varia possibile, proprio perché ci sono stati questi processi di modificazione parziale delle nostre caratteristiche strutturali, ma è vero anche che queste modificazioni non sono complete e non sono assolute, così come è vero anche che una alimentazione così variata e con l’introduzione di proteine animali ed altre sostanze a loro connesse ha delle serie problematiche e che senza particolari accortezze può essere addirittura nociva come ad esempio il consumo di carne eccessivo senza l’associazione di abbondanti quantità di vegetali. Come mai? Perché l’intestino di un carnivoro puro è diverso, più breve, meno tortuoso dell’intestino umano che invece è lunghissimo, impacchettato stretto stretto al centro del corpo ed è praticamente rimasto quello che era prima di diventare un po’ carnivori. Mentre la dentatura ha subito una modificazione – sempre parziale – ma più veloce. Ebbene la sinuosità (e non solo) dell’intestino umano non consente un rapido smaltimento delle carni come avviene in quello di un cane o un gatto e sostando a lungo nelle anse del tubo digerente ha tutto il tempo di rilasciare sostanze pericolose sia naturali che quelle che noi disinvoltamente aggiungiamo nella alimentazione degli animali. Ma infine c’è un fondamentale argomento che non viene quasi mai espresso chiaramente dagli agguerriti intervistatori delle trasmissioni anti – vegetariane /vegane, e cioè il problema etico-evoluzionistico. Se noi vantiamo di avere una alta collocazione nel mondo vivente di essere una specie superiore in tutti i sensi, capace di provare sentimenti sconosciuti alle altre specie e reputiamo di essere anche dotati di un’anima che dovrebbe permettere appunto di distinguere il bene dal male a differenza degli altri animali, perché non riflettiamo sulle atrocità che in nome della nostra pretesa di disporre del mondo vivente come se non fosse costituito da esseri che hanno gli stessi nostri impulsi primari, quali l’amore per i figli, l’impulso di sopravvivenza, la paura di morire, il gioco e tutta una gamma comprovata di amorevoli sentimenti affettivi anche verso soggetti appartenenti a specie diverse, che dimostrano una loro diversa ma reale intelligenza e sanno anche essere affettuosi  persino con i loro carnefici umani? E se siamo noi, così intelligenti perché non possiamo inchinarci all’ intelligenza universale della vita che ha scoperto per via di una miriade di organismi vegetali e animali un numero infinito di tecnologie per sopravvivere, molte delle quali, – le più evolute – non prevedono l’assassinio ma la collaborazione. Noi non l’abbiamo inventata ma le abbiamo dato un nome: la simbiosi che sia in senso etico che funzionale è davvero il miglior modo di garantire la sopravvivenza di una specie interagendo con le altre invece di massacrarsi fra di loro. In Natura ci sono più modi di sopravvivere e procurare il cibo per sopravvivere: La predazione, il parassitismo, l’opportunismo, e la simbiosi. E noi che siamo così intelligenti, sensibili e sopratutto equilibrati e giusti le sfruttiamo tutte quante molto oltre le nostre necessità individuali e collettive, usiamo le sofferenze e il sangue degli animali come oro liquido e a buon mercato. Un oro che a chiunque nel mondo è consentito estrarre e convertire in cibo e ricchezza. Quello che io chiamo Oro Rosso, la vera energia primaria infernale che alimenta tutte le attività umane e che si rinnova da sola, al contrario dell’oro come minerale e dell’oro nero: il petrolio.

Ma di questa dicotomia non si parla mai. Se l’animale umano è etico per via di una evoluzione superiore allora non può nella sua etica contenere anche l’esercizio di una brutalità che contraddice la presenza di un’etica superiore.

Ennio Forina

La Chiave Persa

Qualcosa è rimasto indietro

in tutti i tuoi cassetti chiusi e arrugginiti

quando hai pensato che la chiave per aprirli

era persa o rubata

ma quello che è davvero reale

è la tua paura di aprirli

e scoprire che dentro non ci sia niente

la paura di non aver più la possibilità ora

di riempire i loro spazi vuoti

con altre nuove memorie di amore.

Senza di esse lo sai,

non avresti nulla da ricordare

e nulla da dimenticare

nessuna cosa importante per cui aver sofferto

niente da rimpiangere

niente per cui essere felice

niente da lasciare dietro di te

niente da desiderare

nessuno a cui dire addio

nessuno da sentire insieme a te

nessuno da aspettare

o da incontrare ancora in qualche luogo.

Ci sarà sempre presto o tardi

un punto nel tempo nel quale potrai soltanto

guardare indietro sommando il passato

e davanti a te sperando in un nuovo futuro,

guardando a quello che sei stata o hai fatto

e quanta parte di vera vita vissuta

sia entrata nei tuoi giorni e nel tuo tempo.

Questo accadrà in un solo giorno

ma se sei una sincera creatura amante

come io sono sicuro che sei

non perdere la possibilità

di aprire comunque i tuoi cassetti

perché sono davvero pieni della tua vitalità,

di tutti i sentimenti di amore che sai dare

la tua ricchezza, che sarà con te per sempre.

Di sicuro tu hai la chiave per aprirli, Simona:

la tua splendida anima amante.

The Lost Key

Something was left behind

in all your unlocked and rusty drawers

when you thought the key to open them

was lost or stolen

but what is really true

is your fear to open them

to find that nothing may be inside them

and the fear there are no more chances

to fill now their empty space

with some new love’s memories.

Without them

you would have nothing to remember,

nothing to forget,

nothing worth while to have suffered for,

nothing to regret,

nothing to be happy about,

nothing to leave behind,

nothing to long for,

no one to say farewell,

no one to feel together,

no one to wait for or meet again somewhere,

There will always be soon or later

a point in time when you will only able

to look behind yourself to sum up the past

and ahead of you hope for a new future

to look at what you have been or done

and how great a part of real live life

came inside your days and time

this will happen in just one single day

but if you are a truly loving creature

as I believe you are

don’t waste the chance to open them the same

because they are surely full of your life

of all the love’s feelings you are able to give

 your richness that will stay with you forever

you sure have the key to open them Simona,

your beautiful and loving soul.

Masters Of The Soul

For as much as we try

to be masters of our destiny,

we only have little power on it,

we can only hold out and resist,

every sudden or forecasted storms,

ever crossing our life’s path,

whether knowing about them or unaware

for what we may decide,

or for the will and aim of those we love.

For understanding and misjudgement,

for lost love’s feelings,

and love’s feelings regained.

For forsaking and longing,

 forgiving and forgetting,

for all the thoughts unveiled,

for all the words expressed,

for all the words unspoken,

for all the smiles repressed,

for love caught or stolen,

for all the joy displayed.

Almost always, on the final summary

of this time frame we call life,

there’s a very final word to seal

each one and all the events:

resignation,

beyond our will and hopes.

And in spite of what we gave away or took,

what really matters is not what we may have achieved

but the sincerity, deepness and power

of the love that drove our will,

for if we can’t be masters of our destiny

we surely are the masters of our soul.

ennio forina june, 8 – 2017

Dottori e Studiosi

d Dove comincia
la ricerca del profitto

finisce la ricerca
della conoscenza.

ennio forina

Io sono un autodidatta, ma dico spesso: in fondo chi non lo è?  Infatti non basta conseguire una o più lauree in diverse discipline ma si deve considerare la ragion d’essere, l’impegno mentale e la passione che vengono impiegati nello studio, in qualsiasi tipo di studio. Quindi la vera differenza che c’è fra un “vero” autodidatta indipendente e tutti quelli che finalizzano lo studio per ottenere un alto prestigio sociale è che questi ultimi quando hanno raggiunto la laurea e la qualifica di “dottori” pensano di sapere già quasi tutto e la loro preoccupazione principale diventa la loro collocazione sui gradini sociali e tutti i benefici che da questa collocazione possono derivare, mentre il “vero” autodidatta per sua natura, continuerà il suo percorso sincero e senza limiti di apprendimento e di tempo con la consapevolezza che non riceverà mai nessun riconoscimento sociale ufficiale ma per il solo puro, semplice e cristallino desiderio di conoscenza.   

The Tales Of The Sleepless Oak

Shelter from the storm The Acorn Sower 

 The oak was standing proudly in the middle of a slant uphill, surrounded by a green and shiny carpet of grass just looking like a giant stronghold to keep the mount above from falling down. I had just started to walk inside the narrow boulevard flanking the stream to get a better view of the valley, having sometime to spend by myself before heading back to the dining room at the hotel.

Often, by walking amid trees, I was attracted by the all different shapes and “technologies” that plants use to spread their seeds around. All kinds of marvellous and ingenious methods and different structures and I have always been compelled to pick some of the seeds from places were they could never have the chance to grow and take them to some other easier ground afar so to help them to become a tree.   

Trees are friendly, protect us and many other kind of animals from the summer’s heath, whereas they appease the frozen air in winter.
But it was not just for gratitude to that tree, more than thinking that if I could have done something good for another living being with just a little effort on my part, why miss that chance? People pick flowers or branches with gems and put them in vases to garnish a table where soon after they get rotten, children tear off branches for a stick or for no reason or just not caring about, thus ignoring totally that plants too are living beings.

While I was wondering  in my mind with similar thoughts, I realised that it was time for me to turn back, so I picked up a couple of more acorns from the ground filling my pockets, having in mind to drop them elsewhere later, but at the moment I was turning back toward the hotel, suddenly I felt driven to look at the leafy crown of the oak, up above my head, wandering what made it to grow so strong and beautiful in its dark dress of leaves. What had been the power, the impulse, the energy that gave it so much life and the ability to throw its seeds around like bullets forerun by a sharp crack and far away from itself.

But it was getting late and actually it was like the weather was rapidly changing, clouds over my head were gathering and clumping on each other, the smell of rain and ozone was spreading in the air and I thought would have been better to head to the hotel soon, before some hard rain would catch me on the way back. 

Then, at one point and without even realising it, I started to mentally feel some strange vibes coming from where the oak was. Suddenly, I felt a shiver going trough my back and all the leaves of the crown were trembling and a cold wind raised slashing swiftly through the place and each one of the leaves seemed like a whisper of a fluid melody of words. It was like hearing words in music that strangely I was able to decipher and those words sounded like a warning: -“ Like the most of you humans, what your eyes can see is just the shape of things and not the essence. Don’t you hear the storm approaching? Like so many times before, but it may be harsher and stronger than ever”.

“It’s a storm of many kinds and many faces that can hit from many sides and the only thing that can stop it from hurting is a rare to be found defence!”. 

The oak went on while my full body stood unable to move notwithstanding drops of icy rain were already falling on my face. – “Then you see me like an object and call me a tree, but I am something you are not really able to see and I speak a language that most of you often do not hear. Without me there would be no shade, no rest, no haven, there would be no air to breath or rain to drink no burst of life but nothingness” .-

 “However you’ve been so kind to me” – The oak kept saying ” – “and thoughtful taking my seeds around so I want to thank you for all the things I know giving you the knowledge you deserve to have for your direction and for all the times you’ll come to visit me here, I’ll tell you a story that I know is true and worth to know about”.

Then the rain started to pour and the oak stopped talking but immediately after all the leaves shaken by the winds were singing tuned by the beat of the drops.  

These are my roots, this is my calling. To be an haven for birds and house for many more lives and for all of you if only you would let me grow freely.

I am the harbour of your dreams        

The boat that takes you ashore

A bridge to cross the cliff 

The hatred to be hindered      

The calmness for your rest      

The hope that never fades

The reason to keep walking

The flower you won’t pick       

The snail you did’nt crush

A blanket for your dreams

A shield for your beliefs

The wind you cannot catch

The kindness never lost

The lighthouse to get back

The promise never broken

The trust that doesn’t fail

The bird that flew away

The fawn that you let run

The faith without reward

The regrets you did not keep

The smiles you gave for free.

This is the love above your love,

The love beyond all loves

That spreads its seeds all over,

that is the Tree of Love.

And Love is just the Tree

that shelters from the storm.

ennio forina

Il Vuoto

La vera ragione che spinge la gran parte delle giovani generazioni di tutti i tempi a seguire i sentieri della distruzione era ed è il vuoto esistenziale che da sempre le ha contraddistinte in quei popoli che hanno trascurato la cultura della saggezza e dei buoni sentimenti.
– E il vuoto esistenziale non è altro che il fallito sviluppo della sensibilità individuale, cioè la capacità di “sentire” la forza della vita in tutte le sue espressioni e di trarre da questa capacità una giusta direzione e insegnamento. Senza questa attitudine correttamente esercitata e sviluppata non solo non si è in grado di carpire le vibrazioni vitali naturali ma si finisce con il non sentire nemmeno più quelle dei propri simili di specie considerandoli come nemici. È una specie di processo distruttivo autoimmune come quello che avviene all’interno degli organismi quando gli anticorpi impazziti si rivoltano e attaccano le parti buone dell’organismo nel tentativo di distruggere l’organismo e con questo inconsapevolmente sé stessi. –
Senza sensibilità e senza direzione le nuove generazioni erano e sono costituite giovani persi in questo loro abisso in cui presto si delineano, prendendo forma e insediandosi nelle loro menti, mostruose entità artificiali come loro unici riferimenti ambedue fittizi, ambedue mostruosi: mostri da seguire e mostri da distruggere.

Erano e sono i giovani presuntuosi e persi che acquisiscono l’illusione che distruggendo un mondo in cui non sanno vivere riceveranno in premio un altro mondo fatto apposta per la loro personale felicità, perché senza aver educato e fatto crescere la sensibilità della loro anima primitiva, percettiva e grata del dono e della bellezza della vita, in loro non c’è più vera vita e sentendo di non essere vivi devono distruggere ciò che è vivo intorno a loro.Erano e sono i giovani guerrieri di tutti le epoche, seguaci di simboli inventati per prevalere sugli altri e impossessarsi dei loro beni e territori, giovani guerrieri diventati pedine sacrificabili di ambiziosi condottieri e scaltri tiranni che hanno sfruttato il loro vuoto riempiendolo di altrettante mostruose illusioni.Sono le generazioni spente e infruttuose di tutti i millenni generate dall’amore materno ma estintesi e annichilite nella loro scelta nefasta di guerre inutili o folli ideologie.Sono tanto i seguaci fanatici dei giochi sportivi di guerra simulata e incruenta quanto i tutti i feroci assassini ugualmente alla ricerca della gloria del nulla.

Per il vuoto delle loro menti incolte e nella desolazione delle loro anime i giovani guerrieri di tutti i tempi accettavano con entusiasmo le sgargianti uniformi dai bottoni dorati in cambio dei loro abiti anonimi da studenti o di quelli sdruciti di contadini e operai e in cambio delle loro vite per distruggere altre vite. È quello che è accaduto da sempre nei popoli umani ed è quello che sta accadendo anche ora.

Il vuoto dunque è la vera matrice di tutti i delitti poiché è nel vuoto che si generano i mostri della distruzione in tutti i gradi e livelli sia che si impadroniscano di singoli individui che di nazioni e popoli interi.

Violenze Culturali

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di Ennio Romano Forina

La mitologia non è una sezione della storia umana, ma il fatto che sia un artificio mentale non vuol dire che sia basata solo e prevalentemente sulla fantasia e non esclude che possa influenzare in modo concreto l’immaginario collettivo, l’educazione e il carattere degli individui che possono assimilare senza riflettere i preconcetti che anche dalla mitologia derivano e trasformarli poi in culture e comportamenti, come del resto accade anche da altre fonti di apprendimento. E non c’è dubbio che anche gli eventi umani possano subire l’influenza dei miti che spesso sono stati evocati nella storia come pretesti per giustificare nella gran parte dei casi, azioni distruttive e conflitti. Come ho scritto altrove “Gli dei sono sempre dalla parte di chi li ha inventati”.

In questo modo i miti irreali possono facilmente diventare simboli reali, che confluiscono nella cultura e in qualche modo contribuiscono a scrivere la stessa storia per molto, molto tempo a seguire anche se non ce ne accorgiamo. Spesso, senza analizzarli nel divenire della loro struttura illusoria e nemmeno nei motivi che li hanno fatti attecchire nell’immaginario collettivo e infine utilizzare come stereotipi per stabilire false identificazioni di comodo del bene e del male. Uno di questi miti, – da sempre emblematicamente accettato nel suo drammatico sviluppo ed esito, senza una seria riflessione sugli elementi che lo compongono – è quello affascinante della Gorgone Medusa, così tanto celebrato nei secoli sempre in una specifica rappresentazione minacciosa, “negativa,” sia nell’arte che nella letteratura storica e persino nei manufatti artigianali, arti orafe e più recentemente persino come marchio di imprese.

Attitudini e comportamenti singoli o collettivi e forme di pensiero che diventano costume e morale, spesso vengono legittimati sulla base di considerazioni superficiali e circoscritte nei ristretti ambiti di categorie mentali prestabilite. Osserviamo ora che tra i vari atti di prepotenza e rapina, l’appropriazione arbitraria del corpo di un’altra persona che viene definita con il termine di “stupro,” specifica precisamente l’atto della violazione – con la forza – del territorio: “corpo” di un individuo, da parte di uno o più soggetti normalmente di sesso maschile, ai danni di un altro soggetto, normalmente di sesso femminile più debole e incapace di difendersi.

La violenza della prepotenza sessuale è deleteria sia in senso etico che in senso antropologico perché non solo offende e ferisce in modo indelebile chi la subisce, ma colpisce anche tutta la comunità umana insinuando la paura e il sospetto in una specie di reazione a catena, laddove si dovrebbero invece coltivare la fiducia, la solidarietà e il rispetto nei rapporti fra individui, poiché quando un elemento di questi subisce un trauma, trasferirà inevitabilmente ai suoi simili una parte del danno subìto sotto forme diverse e spesso anche inconsce e indirette.

Chi invece propone atti gentili e altruistici fa esattamente l’opposto, contribuendo a migliorare generalmente il carattere delle interazioni fra le persone e trasmettendo un senso di fraternità e fiducia in un mondo possibile migliore. Ma ancora di più, a confondere le giuste valutazioni di questi fenomeni specifici della specie umana è il fatto che la coscienza collettiva ingloba e incapsula facilmente in sé, antichi luoghi comuni, siano essi veri o fantasiosi e li “legittima” in superficiali asserzioni che alla fine portano la parte peggiore di ogni popolo ad agire con prepotenza distruttiva e criminale, e quando questo succede si vanno a cercare definizioni e analogie del tutto improprie per definire questi episodi che distorcendo e nascondendo le vere cause originali non fanno altro che inibire la ricerca delle reali motivazioni di questi come di altri atti malevoli. Allora una fraseologia standard fatta di luoghi comuni, improvvisamente scaturisce dai media e dalla dalla mente e bocca dei cittadini viene riflessa e disseminata come una eco e così supinamente accettata senza alcuna riflessione sulla sua effettiva validità così che puntuale si genera il grido collettivo che definisce i violentatori umani come “animali o bestie!”

Ma davvero, per quanti sforzi faccia, non mi riesce di trovare nell’universo vivente esempi di animali di sesso maschile che stuprano una femmina, né in gruppo né da soli. Quindi al di là della scontata condanna verbale o della reazione più o meno forte caso per caso a episodi di violenza sul corpo e nell’anima delle donne, non si va mai oltre, alla ricerca delle possibili, reali cause generatrici. La violenza sulle donne, implica una serie di considerazioni di carattere non solo etico ma anche biologico, perché distorce la ragion d’essere della sessualità, e poiché sappiamo che, in quasi tutto l’universo animale esistente, l’elemento dominante è quello femminile e che sono infatti le femmine di quasi tutte le specie che decidono quando e con chi accoppiarsi, secondo la loro istintiva consapevolezza dei ritmi biologici più opportuni per garantire il successo della procreazione.

Gli uomini nascono solo in parte più o meno buoni o cattivi, secondo il loro corredo genetico ma con la possibilità sin dai primi mesi di vita, di scegliere e di cambiare comunque anche le loro tendenze negative che senza una guida costante e giusti punti di riferimento, possono affiorare ovunque nel tempo e nelle loro menti determinando i loro stessi destini. Essi vengono al mondo con inclinazioni diverse, che possono modificarsi nel bene e nel male secondo i sentieri che scelgono di percorrere, le scelte, le selezioni e le acquisizioni derivanti dall’assorbimento di insegnamenti e di categorie mentali comuni che provengono dall’ambiente in cui crescono, dagli esempi, dalle esperienze, sia positive che negative, da una quantità di stimoli e sensazioni nei quali un giovane carattere deve navigare spesso come in un mare in tempesta cercando in esso la giusta rotta per non perdersi o naufragare.

Allora è opportuno fare il percorso a ritroso per cercare nell’eredità culturale comune, quegli elementi deformanti potenzialmente deleteri che se non vengono analizzati nella sostanza, possono favorire e fornire alibi ai comportamenti perversi. Anche i concetti contenuti nella mitologia antropomorfica e nei miti delle religioni,  così come quelli contenuti nelle favole o nella letteratura, possono influenzare enormemente la psicologia collettiva, convogliando i comportamenti e persino le leggi, verso cattivi indirizzi.

Ho cercato invano nelle varie rappresentazioni artistiche del mito della Gorgone Medusa, nella scrittura e soprattutto nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, qualche elemento di compassione e considerazione o di minima solidarietà per questa ipotetica – ma verosimile – povera e giovane vita distrutta dal potere maschile, dall’arbitrio del potente dio Poseidone e dagli altri perversi personaggi coinvolti. Che il dramma sia un racconto di pura fantasia non toglie nulla alla sua realistica attinenza con la vita reale. È sufficiente sostituire i personaggi fantasiosi del mito con soggetti reali per ottenere una miriade di vicende analoghe che accadono da sempre e non hanno mai cessato di accadere.

Dunque il mito narra che questa fanciulla, colpevole unicamente della sua bellezza, avrebbe avuto la disgrazia di essere stata notata da uno degli dei più potenti: Poseidone, (maschio, naturalmente) e che, oltre ad essere preda e vittima di violenza è costretta a subire anche l’irragionevole vendetta della potentissima dea Atena gelosa dell’interesse di Poseidone per la fanciulla ( che per essere la dea dell’intelligenza per antonomasia, in questo come in altri casi non ne aveva certo dimostrata molta ), questa sarebbe una delle versioni più accreditate, va da sé che in molti casi donne che nei miti e nella realtà sono tramutate in mostri ce ne sono molte. Dunque Atena, invidiosa della bellezza della mortale fanciulla per essere stata oggetto delle attenzioni del Dio, in preda ad una furiosa gelosia la punisce trasformandola  in una creatura mostruosa e letale, costringendola a sua volta a commettere azioni distruttive verso chi le si avvicina e condannandola a diventare la prigione orribile di se stessa. Così un essere innocente viene trasformato nel mito in un mostro distruttivo che pietrifica gli uomini con il solo sguardo. Questo fino a quando entra in scena un eroe mercenario, Perseo, ( icona fittizia di eroismo maschile ), che armato da altre divine invenzioni Olimpiche, viene assunto come sicario da un tiranno criminale per ucciderla.

Perseo, il giovanotto nominato per l’impresa, viene dotato di superpoteri, non è chiaro per quali torbide ragioni, senza i quali non avrebbe evidentemente in sé né la forza, né il coraggio di affrontare il “mostro”.

Ma l’aspetto sconcertante e inaccettabile di questo racconto fantastico, è la sua influenza culturale nella letteratura e in tutta la rappresentazione artistica, perché mentre la figura di Perseo viene esaltata come quella di uno dei supereroi della Marvel, il giustiziere bello, trionfante e positivo, che libera il mondo dall’incubo di questo essere orribile, guarda caso, una femmina, colei che è la “vera” vittima viene definitivamente relegata ai posteri a guisa di icona distruttiva, terrificante e negativa.
Questo bellimbusto sicario e vile assassino, che non prova un minimo senso di pietà per la sorte subita dalla ragazza riceve tutti gli onori nel suo tempo e da tutta la cultura dei posteri e a lui nei secoli si dedicano statue e dipinti che lo raffigurano come un soggetto rappresentativo del coraggio  meritevole di sempiterna gloria maschile. E questo non va molto a vanto della sensibilità anche di grandi artisti del rinascimento che così infatti hanno interpretato il mito.

Medusa incredibilmente, viene sempre raffigurata col volto e l’espressione di una creatura feroce anche quando le si concede una fisionomia “umana” ha sempre la connotazione di un essere malvagio e terrificante. Persino il sensibilissimo Caravaggio, in un suo dipinto dedicato alla Gorgone non fa rilevare nemmeno un tratto di compassione o di nostalgico rimpianto per la giovane vita distrutta così incolpevolmente.
In alcune raffigurazioni d’arte moderna al massimo, Medusa diventa una sensuale e tragica ammaliatrice, circondata dai corpi pietrificati delle sue vittime, ma neanche in questi casi si riesce a percepire un minimo senso di dolore e di coinvolgimento sentimentale per la terribile condizione subita e non voluta, non scelta.

Nel costume e nella cultura, Medusa diventa così il simbolo universale dell’orrido femminile, del potere distruttivo della donna, che non si può più nemmeno concupire e violentare nel suo aspetto mostruoso, non importa quale sia la causa, e per neutralizzare questa inquietante presenza non c’è altro modo che tagliarle la testa e trasformare il trofeo in un simbolo iconico da apporre ai confini delle proprietà, a guardia delle porte domestiche inospitali, così come sullo scudo di Atena, per terrorizzare nemici e concorrenti, per allontanare gli estranei e i visitatori sgraditi.

Un mito così confezionato e preservato, viene assorbito nella coscienza collettiva e diventa cultura accettata per nulla inoffensiva, che in qualche modo può influire sui comportamenti e sulle attitudini di generazioni di giovani che spesso agiscono proprio in conseguenza di questi stereotipi falsi e superficiali. Quante Meduse di ogni grado di bellezza vediamo oggi come sempre, violentate, private della libertà e della indipendenza del loro territorio anima e corpi insieme, delle loro menti, dei loro affetti, dei loro sogni e delle loro aspirazioni, sacrificate all’egoismo distruttivo dei più forti per via di educazioni distorte, mistificanti o contorte e di parametri etici deformi dei quali spesso, sono responsabili anche gli stessi genitori dei giovani, che crescono pensando di dover avere tutto, di potersi permettere ogni libertà, non avendo essi la capacità di una riflessione etica profonda, ereditata o acquisita ad indirizzare le loro azioni.

Per analogia anche le usanze di alcuni popoli, in nome di un ridicolo “onore” maschile e del costume, distruggono la bellezza delle donne che rifiutano il corteggiamento con l’insulto delle parole e dell’acido e devastandone i volti, e così come fece Atena, le tramutano in mostri. È emblematico dell’egoismo supremo che distrugge la bellezza che non può avere, ma ancora di più è rivelatore della mortale incapacità di sentire che pervade le miserabili menti affogate in questi istinti che non sono “animali” come sempre si ripete, ma prettamente umani e deformi come la specie umana è. Ma a volte la cultura ufficiale non è da meno se non si preoccupa, nei luoghi preposti all’istruzione e nella iconografia, laddove è necessario, di analizzare meglio le azioni negative ed i riflessi culturali che spesso le hanno motivate analizzandoli per fornire le risposte etiche derivanti dalle giuste e approfondite riflessioni, anche capovolgendo le conclusioni che sono state acquisite storicamente per influire in modo saggio e veritiero sull’apprendimento dei giovani.

La violenza su una donna è uno dei tanti aspetti di una realtà specifica che si può manifestare a diversi gradi e livelli, in modo occasionale o continuativo, ma che proviene tutta da una condizione e un’attitudine mentale sostanzialmente identiche: – la non percezione e il mancato rispetto della libertà e indennità di ogni altra esistenza che non sia la propria -.

Restituiamo dunque alla fanciulla innocente, che sia inventata o vera, la sua primitiva, giovanile bellezza del corpo e dell’anima che paradossalmente l’ha condannata e rendiamole giustizia, elevandola a simbolo di tutte le femminee creature torturate e uccise nella storia e tutt’oggi – per la loro bellezza, per il colore dei capelli, per le loro inclinazioni, per la loro intelligenza per il loro diritto alla libertà e all’auto determinazione per il loro semplice e naturale diritto di mostrare la loro femminile essenza come e quanto desiderino farlo – a causa dell’ignoranza, della demenza e dei pregiudizi di molti nel mondo, ottusi cuori e teste maschili contenenti poco altro che mucillagine organica.

Per quello che mi riguarda, le Meduse che raffiguro nei miei dipinti, avranno sempre il volto primigenio e le sembianze di un fiera e dolce bellezza e mi auguro che possano conservare anche lo sguardo che pietrifica, ma rivolto ai loro vili carnefici e stupratori, di ogni tempo e luogo e cultura.

Ennio Romano Forina

La Fonte dell’Intelligenza

Siamo soliti definire “Materia”
tutta la realtà vivente
che i nostri sensi limitati
non possono o non vogliono percepire.
In questo i “sensi” della Natura
cioè degli organismi viventi sono molto più
potenti e percettivi dei nostri
avendo realizzato la colonizzazione di questo pianeta
molto tempo prima che noi fossimo in grado
di definirci “sapienti”
pensando di avere il primato dell’intelligenza
solo perché abbiamo cominciato a riflettere,
imparare e quasi sempre imitare 
l’intelligenza degli altri organismi viventi.

ennio forina: from: A Different Evolution
 

Una Evoluzione Diversa

Eros  e Thanatos
non sono di natura opposta,
l’uno costruttivo, l’altro distruttivo
ma sono due “intelligenze” biologiche
complementari che servono
al perfezionamento

evolutivo di tutte le forme di vita.

ennio forina

Siamo soliti definire “Materia”
tutta la realtà vivente
che i nostri sensi limitati
non possono o non vogliono percepire.
In questo i “sensi” della Natura
cioè degli organismi viventi sono molto più
potenti e percettivi dei nostri
avendo realizzato la colonizzazione di questo pianeta
molto tempo prima che noi fossimo in grado
di definirci “sapienti”
pensando di avere il primato dell’intelligenza
solo perché abbiamo cominciato a riflettere,
imparare e quasi sempre imitare 
l’intelligenza degli organismi viventi.

ennio forina: from: A Different Evolution
 

 

The Mayfly / Il Tempo

Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per un percorso scadenzato dalle pietre miliari di risultati ottenuti, delle mete raggiunte, dei luoghi esplorati, territori posseduti e persone conosciute, nei modi in cui oggi si possono facilmente incontrare molte altre anime  e ci si illude di averle conosciute.

Ma per quanto lungo possa essere stato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente nella somma dei suoi atti, questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita diventa prima o poi un punto sommario e riepilogo nel quale tutto si condensa alla fine in un unico spazio temporale, nel quale le cose fatte e i pensieri passati e le cose in cui abbiamo creduto smettono di essere ricordi e diventano il nuovo presente. Tutto in un attimo.

La Verità sulle Potature degli Alberi

Di recente ho sentito definire le potature degli alberi come l’esempio di quanto il genere umano generosamente aiuti la Natura a stare meglio, come se questa ipotetica entità “la Natura” dopo aver inventato se stessa e tutto il mondo vivente avesse bisogno dei nostri illuminati cervelli per funzionare meglio. Le piante sono molto più intelligenti di noi e lo sono sempre state. Esse sapevano che il sole era una fonte di energia cosmica che poteva essere utilizzata per una serie infinita di processi biochimici che “loro” non noi hanno inventato. Sapevano questo eoni prima che noi riuscissimo a capire un minimo di quello che loro avevano già capito e non hanno certo bisogno della nostra intelligenza poiché da sole hanno colonizzato e reso prospero di vita un mondo asfissiato dai gas vulcanici e privo di atmosfera. Tutto questo mentre noi con le nostre tanto decantate civiltà umane guardavamo al sole come un Dio assetato di sanguinari sacrifici umani. Cosa abbiamo insegnato noi alle piante? Niente, abbiamo solo imparato alcune cose da loro e le abbiamo applicate in senso pratico. Le potature per la produzione non fanno bene agli alberi e qualsiasi onesto professionista ammetterebbe che gli alberi potati per ottenere una iper – produzione vivono meno e hanno bisogno di essere curati perché si ammalano di più proprio per i tagli che servono a stimolare la produzione. Inoltre le potature in genere si fanno per aumentare i profitti degli allevatori non per il bene delle piante. La mia teoria già enunciata varie volte nei miei scritti è che, gli alberi, lungi dall’essere grati degli interventi umani ne sono terrorizzati perciò essi reagiscono ai tagli pensando che dei feroci predatori dei loro rami e foglie stanno uccidendoli e quindi fruttificano di più per riprodursi PRIMA CHE SIANO DIVORATI DEL TUTTO. Ma noi siamo bravi a distorcere le evidenze ed a costruire verità fittizie ed artefatte per giustificare i nostri abusi se non le nostre malefatte.

Pasqua Rossa

Ancora una volta…12733608_996965643674535_6562802367885411120_n

I popoli che continuano a celebrare gli antichi rituali senza chiedersi come e perché siano diventati tradizioni irrinunciabili sono quelli che agiscono senza riflettere e senza la riflessione profonda della giustezza vera delle loro azioni non saranno mai né consapevoli né saggi. Non c’è nessuna ragione religiosa o culturale vera che giustifichi l’uccisione degli agnelli e capretti nelle primavere moderne. L’agnello sacrificale è diventato un rito partendo da una ragione “pratica” poiché i pastori dei tempi antichi non avevano la capacità di gestire delle greggi troppo numerose e quindi, come del resto accade in altre specie viventi, uccidevano i cuccioli nati in eccesso e ovviamente li mangiavano così da avere il controllo ottimale di una gregge proporzionata alle loro possibilità e al tempo stesso disporre di cibo facile per il loro sostentamento. Dopodiché l’evento della nascita dei cuccioli è stato come altre cose naturali distorto ed inglobato nei miti religiosi assumendo una connotazione simbolica e arbitraria di sacralità. Ma perché mai un essere supremo dovrebbe aver bisogno del sangue delle sue proprie creature? Semmai il contrario, vorrebbe che esse fossero curate, protette e rispettate. Oggi gli agnelli non nascono per un processo naturale, si fanno nascere per forza e si uccidono in enorme numero non per necessità di mantenere gli equilibri naturali ma per consentire agli allevatori di fare ricchi profitti con la loro sofferenza, riempendo la pancia dell’ignoranza ed insensibilità popolare con il loro sacrificio, le loro carni e la sofferenza sia dei cuccioli che delle loro madri e per acquisire con questi profitti, beni superflui non necessari alla sopravvivenza. Non c’entrano le tradizioni né le religioni ma lo sfruttamento barbaro di usanze barbare indegne di una società umana che si dichiara civile ed evoluta ma che è ben lontana dall’esserlo veramente.

Dei Deserti Umani

Solo poche persone “amiche” hanno capito la gravità e l’importanza dell’evento personale suggerito ed illustrato nei miei ultimi post nei “social”. È una dimostrazione della labilità e della effettiva inconsistenza delle amicizie virtuali rispetto a quelle reali. L’ho sempre pensato, ora ne ho la certezza. Prima d’ora io non ho mai voluto mostrare al mondo il mio ambito esistenziale, la mia famiglia, lo stato civile, quello sentimentale o altro, ma solo le mie idee, le analisi e le riflessioni che potevano essere recepite, discusse e condivise o meno da soggetti con affinità elettive alle mie o semplicemente con una simile sensibile intelligenza o cercando con esse di stimolare in altri la riflessione profonda sulle peggiori azioni umane. L’ho fatto adesso per segnalare il passaggio di una meravigliosa cometa che pochi hanno visto o potuto apprezzare e per affermare di essere stato così fortunato per averla conosciuta e con lei condiviso gran parte della vita. È una celebrazione dovuta perché quello che sono è in parte anche quello che siamo stati insieme e ciò che continuiamo ad essere anche se le nostre espressioni organiche hanno preso temporaneamente destinazioni diverse. Ma è difficile per chiunque uscire dal proprio seno esistenziale cosicché ciò che definiamo “compagnia” è solitudine dispersa nella folla. È un altro elemento di riflessione sulla direzione verso cui sta andando il mondo degli umani: miliardi di individui che si sfiorano e scontrano ogni giorno, addensati e quasi soffocati dalle loro reciproche presenze ignorandosi come se gli altri fossero semplici comparse sullo scenario delle loro attività, milioni che scambiano fugaci sguardi velocemente inibiti, che vagano senza conoscersi, senza cercarsi, senza voler sapere nulla gli uni degli altri. Miliardi di individui troppo vicini tra loro fisicamente, troppo lontani spiritualmente, cristallizzati nelle loro identità circoscritte come immutabili granelli di sabbia che nell’insieme formano il deserto umano. È il risultato dell’idea della occupazione umana senza limiti su tutto l’organismo planetario che invece della giusta convivenza delle diverse specie, predilige e pretende con la forza di condannare il resto del mondo vivente alla schiavitù, allo sterminio ed alla subordinazione alle pretese di ogni generazione umana con l’unico scopo di rendere confortevole e piacevole la propria esistenza. Tuttavia alcuni di noi (troppo pochi ancora) preferiscono rinunciare alla piacevole egoistica esistenza proiettando i propri sentimenti, empatia e compassione al di fuori di sé stessi, soffrendo e abbracciando tutto il mondo vivente poiché in esso riescono a sentire l’unicità della vita e dell’amore universale. Io spero e credo che questa possa essere la speranza nascente per una vera evoluzione di questa brutale specie che possa estinguere il suo perverso e distruttivo delirio di onnipotenza.

L’Amore all’Incrocio dello Spazio e del Tempo.

Margaret Healyennio forina, Margaret Healy
Scritto per l’11 Marzo 2017

Forse mi hai baciato con labbra diverse

questa mattina.

Ho sentito il tuo viso inchinarsi 

e immergersi leggero nel mio

e il caldo abbraccio del tuo amore

avvolgersi attorno al mio petto addormentato.

Il mattino è sempre stato il tuo tempo migliore

ed ora io mi chiedo

chi sia più vivo e sveglio di noi due.

Io sento, io so, sono sicuro,

che ci sono altre vie e modi 

di camminare ancora insieme

e non è una strana sensazione

di sentirmi bene e giusto

quando sono a casa“con” te,

desiderando quello che abbiamo perduto

e quello che è ancora di fronte a noi.

A volte è strano

ma non penso di essere solo

vagando nel mio tempo solitario

sebbene le lacrime e il dolore

risalgono sempre dentro e fuori di me

come onde di un torrente limpido

a volte calmo ma in qualche parte travolgente.

Non sarebbe così sopportabile

ancora una volta 

non averti potuto trattenere

con altre lacrime lasciate sul tuo viso

il giorno che sei svanita via,

 se nei momenti della mia disperazione

non fosse vero di sentirti ancora

ma io so che quella era solo la parte di te

visibile e mutevole che lasciava la parte di me

visibile e mutevole e non la stessa,

imperdibile, invincibile energia dell’Amore.

Se non ci fossimo incontrati per caso

ti avrei cercata ovunque nell’Universo.

Non ho potuto darti l’ultimo aiuto che mi hai chiesto

ma ora sono io che ho bisogno del tuo aiuto

ora sei tu che conosci meglio il modo e la strada

per cercare me aspettandomi ancora

all’incrocio dello Spazio e del Tempo.

Nessuno può toccare i sentimenti d’amore,

non si possono vedere, misurare o catturare,

eppure esistono come potenti onde di attrazione

e spingono due anime a fondersi insieme

per una forte, misteriosa e invisibile energia

che muove le stelle ed anche tutto l’Universo.

Love at the Crossroad of Space and Time

Margaret Healy

Maybe you kissed me

with different lips

this morning 

I felt your face leaning

and almost sinking gently in mine

and the warm arms of your love

around my sleeping chest.

Morning was always your best time

and I wonder who is more alive 

now between me and you.

I feel, I know, I’m sure

of other ways we still can walk together

and it’s not strange at all

that I can still be well and fine

when I feel I’m home “with” you,

longing for what we have lost

and what might still be ahead for us

and that I don’t think I feel alone

wandering in my lonely time

albeit the tears and sorrow that rise

like waves of a shining stream

inside and out of me

sometimes calm, somewhere wild.

All my tears falling on your face

weren’t enough to hold you

the day you slipped away

and your eyes were looking

another unknown reality

but I knew that was only

the changing part of you

leaving the changing part of me

without defeating

the invincible energy of Love.

It wouldn’t be so bearable

without hoping and believing

to feel you again and always

in and beside me.

If we didn’t meet by chance

I would have looked for you

everywhere in all the Universe.

I couldn’t give you the last help

you’ve asked me

but now I am the one who needs your help

now it’s you the one who knows better

the ways and modes to look for me

and wait to meet again

at the crossroad of Space and Time.

Love’s feelings can’t be seen,

measured or kept captive

no one can touch them

still they exist like powerful waves of attraction

making two souls desire to merge in one

like a mysterious, invisible energy

coming from the more immense power

that moves the stars and all the Universe.

ennio forina for March, 11, 2017

 

 

Margaret Healy. Forever

 

 hystory019

Maybe you kissed me this morning  

with different lips. 

I saw your face leaning,

almost sinking gently in mine 

 and the warm arms of your love

around my sleepy chest.

 

Morning was always your best time

and I wonder who is more alive 

now between me and you.

I feel, I know, I’m sure

of other ways we still can walk together

and it’s not strange at all

if I may feel well and calm

when I stay at home “with” you,

longing for what we have lost

and what might still be ahead for us.

I don’t  feel alone at all

wandering in my lonely time

albeit the tears and sorrow 

that keep rising and rising

like waves of a shining stream

inside and out of me

sometimes calm, somewhere wild.

All my tears falling on your face

weren’t enough to hold you

the day you slipped away

and your eyes were through

another unknown reality,

but I knew that was only

the changing part of you

leaving the remaining part of me

without defeating

our invincible energy of Love.

It wouldn’t be so bearable

without hoping and believing

to feel you here and always

in me and next to me.

If we didn’t meet by chance

I would have looked for you anywhere

all over the Universe

 and like I promised

I shall look  for you

to find you again,

Love is the Master, Love will help me in that.

I couldn’t give you the last help

that you’ve asked me with one word unspoken

but now I’m the one who’s asking  

 and needs your help,

now it’s you the one who better knows

the ways and modes to look for me

and wait to meet again

at the Crossroad of Space and Time.

 

Love’s feelings can’t be seen,

measured or kept captive,

no one can touch, explain them

still they exist like powerful waves of attraction

making two souls desire to merge in one

like a mysterious, invisible energy

coming from the more immense power

that makes the stars alive.

ennio forina for March, 11, 2017

Source: Margaret Healy. Forever

Perché sei.

Perché esisti
e non per averti.
Ti amo.
ennio forina

È una meteora
che brucia senza spegnersi
Una cometa
che torna sempre al suo sole.
L’unico vero sincero amore
che nasce e vive per un attimo
e dura per sempre.
Che vive e si appaga per se stesso
e che desiderando soltanto
unisce un’anima a un’altra anima
senza che vi sia fra esse un contatto
oltre i confini sconosciuti
dello spazio e del tempo.

È l’amore intoccabile
raggiunto senza fermarsi
e senza essere fermato
senza aspettare di ricevere
nulla altro che il mistero
della sua bellezza.
È l’immagine che si contempla
riflessa nella ferma e limpida acqua
ma al minimo tocco si scompone
in piccole onde colorate
e si rigenera poi
solo quando la mano si ritrae
e viene lasciata libera 
di essere ancora amata.

ennio forina