Oro, Oro Nero, Oro Rosso, Orrore

Sembra che di questi tempi un cospicuo numero di persone cominci a rendersi conto che nutrirsi della carne di animali  non sia una cosa che connota la specie umana ad un livello evolutivo molto alto. Prima di tutto per la questione etica, perché per le caratteristiche degli allevamenti industriali, sia quelli piccoli che grandi, la sofferenza degli animali è enormemente aumentata rispetto a quella che veniva inflitta secoli e secoli indietro nel tempo. Allora gli animali conducevano una vita quasi normale prima di essere scannati così come accade nella feroce e “bestiale” Natura. Oggi a causa della bestia umana, la loro schiavitù potrebbe essere rappresentata degnamente in tutti i gironi dell’inferno Dantesco e aggiungendone anche di nuovi. Ma invero la maggior parte di coloro che sceglie di non consumare carne non si preoccupa così tanto della sofferenza degli animali quanto della propria salute, poiché qualsiasi osservatore davvero intelligente potrebbe riflettere sul fatto che noi umani, morfologicamente non abbiamo nulla, ma proprio nulla delle caratteristiche che hanno i predatori carnivori. Non ne abbiamo i denti, non ne abbiamo l’intestino, né le capacità specifiche per catturare e uccidere una preda vivente. Per noi sarebbe difficile persino catturare una lucertola mentre alcuni insetti, sì quelli possiamo anche considerarli come prede. Ovviamente questa riflessione si riferisce alla nostra anatomia e non al fatto che siamo in grado di utilizzare strumenti che possono supplire la mancanza di zanne e artigli e/o la capacità di correre veloci o di nuotare o di volare che gli altri organismi viventi hanno secondo la loro identità funzionale.

Ma al di là di questo io non posso fare a meno di disperarmi quando devo sentire la glorificazione del pensiero corto degli intervistatori che nelle trasmissioni dedicate al confronto, (sempre parziale a favore dello status quo) fra vegetariani/vegani vs i normali onnivori, fanno le loro brave domande ad alcuni vegetariani/vegani, ben selezionati per la loro ingenuità, per metterli – così pensano loro –  in difficoltà, ridicolizzarli e quindi ghettizzarli. Ad esempio, se un vegetariano dichiara che la sua decisione di non mangiare carne è motivata sopratutto dal risparmiare atroci sofferenze agli animali ma per caso ha un gatto in casa, l’arguto intervistatore di turno gli chiederà se sia giusto ammazzare gli animali per far mangiare il gatto e non per ad es. i propri figli. Dimenticando che il gatto non è stato inventato dal vegetariano/vegano ma è, o sarebbe stato creato, così come puro predatore carnivoro, da una intelligenza superiore e infine che il gatto non alleva e non uccide topi a milioni per comprarsi la villa al mare e il macchinone vendendoli ai suoi affini. Se il gatto non mangia carne muore, se un umano non mangia carne non muore. È tuttavia vero che per via di drammatici cambiamenti climatici, carestie di vario genere e incidenti ambientali, anche noi umani abbiamo dovuto adattarci a modificare la nostra alimentazione per sopravvivere come specie. Abbiamo sviluppato dei modesti canini proprio perché durante l’ultima glaciazione non c’era cibo sufficiente per i fruttivori/erbivori, il freddo intenso suggeriva di alimentarsi come si alimentavano i predatori e di coprirsi con quello con cui si coprivano gli altri animali cioè la loro pelliccia e per fare questo era necessario “conciare” le pelli, compito che sicuramente sarà stato assolto sopratutto dai denti delle femmine umane, talché per via di questa costante pratica due di questi denti sono diventati più acuti e qualche altro più tagliente, trasmettendo geneticamente queste caratteristiche alle discendenze nonché anche una acquisita capacità di metabolizzare in parte le sostanze nutritive contenute nelle carni. Quindi è vero che possiamo mangiare carne e che la nostra alimentazione di sopravvivenza possa essere quella più varia possibile, proprio perché ci sono stati questi processi di modificazione parziale delle nostre caratteristiche strutturali, ma è vero anche che queste modificazioni non sono complete e non sono assolute, così come è vero anche che una alimentazione così variata e con l’introduzione di proteine animali ed altre sostanze a loro connesse ha delle serie problematiche e che senza particolari accortezze può essere addirittura nociva come ad esempio il consumo di carne eccessivo senza l’associazione di abbondanti quantità di vegetali. Come mai? Perché l’intestino di un carnivoro puro è diverso, più breve, meno tortuoso dell’intestino umano che invece è lunghissimo, impacchettato stretto stretto al centro del corpo ed è praticamente rimasto quello che era prima di diventare un po’ carnivori. Mentre la dentatura ha subito una modificazione – sempre parziale – ma più veloce. Ebbene la sinuosità (e non solo) dell’intestino umano non consente un rapido smaltimento delle carni come avviene in quello di un cane o un gatto e sostando a lungo nelle anse del tubo digerente ha tutto il tempo di rilasciare sostanze pericolose sia naturali che quelle che noi disinvoltamente aggiungiamo nella alimentazione degli animali. Ma infine c’è un fondamentale argomento che non viene quasi mai espresso chiaramente dagli agguerriti intervistatori delle trasmissioni anti – vegetariane /vegane, e cioè il problema etico-evoluzionistico. Se noi vantiamo di avere una alta collocazione nel mondo vivente di essere una specie superiore in tutti i sensi, capace di provare sentimenti sconosciuti alle altre specie e reputiamo di essere anche dotati di un’anima che dovrebbe permettere appunto di distinguere il bene dal male a differenza degli altri animali, perché non riflettiamo sulle atrocità che in nome della nostra pretesa di disporre del mondo vivente come se non fosse costituito da esseri che hanno gli stessi nostri impulsi primari, quali l’amore per i figli, l’impulso di sopravvivenza, la paura di morire, il gioco e tutta una gamma comprovata di amorevoli sentimenti affettivi anche verso soggetti appartenenti a specie diverse, che dimostrano una loro diversa ma reale intelligenza e sanno anche essere affettuosi  persino con i loro carnefici umani? E se siamo noi, così intelligenti perché non possiamo inchinarci all’ intelligenza universale della vita che ha scoperto per via di una miriade di organismi vegetali e animali un numero infinito di tecnologie per sopravvivere, molte delle quali, – le più evolute – non prevedono l’assassinio ma la collaborazione. Noi non l’abbiamo inventata ma le abbiamo dato un nome: la simbiosi che sia in senso etico che funzionale è davvero il miglior modo di garantire la sopravvivenza di una specie interagendo con le altre invece di massacrarsi fra di loro. In Natura ci sono più modi di sopravvivere e procurare il cibo per sopravvivere: La predazione, il parassitismo, l’opportunismo, e la simbiosi. E noi che siamo così intelligenti, sensibili e sopratutto equilibrati e giusti le sfruttiamo tutte quante molto oltre le nostre necessità individuali e collettive, usiamo le sofferenze e il sangue degli animali come oro liquido e a buon mercato. Un oro che a chiunque nel mondo è consentito estrarre e convertire in cibo e ricchezza. Quello che io chiamo Oro Rosso, la vera energia primaria infernale che alimenta tutte le attività umane e che si rinnova da sola, al contrario dell’oro come minerale e dell’oro nero: il petrolio.

Ma di questa dicotomia non si parla mai. Se l’animale umano è etico per via di una evoluzione superiore allora non può nella sua etica contenere anche l’esercizio di una brutalità che contraddice la presenza di un’etica superiore.

Ennio Forina

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