L’Amore non ha Catene

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Love Has No Chains

NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

ennio forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda vengono recepiti e usati. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi o i nostri sentimenti.

Ogni tanto attraverso Ponte Milvio e mi interessa sempre osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro evoluzioni, ma in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti avvinghiati ai lampioni ed anche accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. E lo spettacolo francamente non mi  sembra né esteticamente valido né evocativo di sentimenti  profondi e sinceri .

Un lucchetto credo sia un simbolo piuttosto infelice per esprimere una dedizione  profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto una emblematica allusione ad uno strumento di tortura applicato su sventurati protagonisti di relazioni amorose segnate da questo tipo di punizione. Come una manetta di freddo metallo per il cuore e la vita di tale morbosa simbologia, infilate nell’ansa di acciaio senza più la speranza di riuscirne fuori. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani che non sopportando una sempre possibile e legittima separazione di percorsi, uccidono la persona che dicono di amare, non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e orizzonte di vita.

Il problema però non  deriva dal desiderio comune e spontaneo più che accettabile di sentirsi ed essere uniti per tutta una esistenza, l’amore è per antonomasia altruismo e tanto più manifesta il suo essere e il suo divenire con una dedizione senza ricompensa tanto più è elevato e vero. Piuttosto l’imposizione di un tale suggello denota esattamente il contrario, il possesso e l’egoismo che sono antitetici all’amore, “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… nel matrimonio coatto!”  E quindi un simbolo che per sua natura invece che una promessa rappresenta  una condanna poiché tutto nel mondo vivente è evoluzione, intesa come un continuo divenire e modificarsi e un rapporto che viene costretto e cristallizzato in uno solo di questi momenti di amore reciproco per quanto bello possa essere, avvizzisce e muore in breve tempo. L’amore è un fluido etereo, un’ energia e sussiste solo se scorre da un soggetto all’altro rinnovandosi continuamente e continuamente imparando, come l’acqua di un fiume che se ristagna marcisce.

Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole può diventare una pietra tombale posta sull’unione di due esseri perché, se nel fondo di due anime si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine o di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale, che di per sé rappresenta un delitto contro i principi naturali della vita. Piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione è un simbolo di grande sfiducia come tutte le serrature, fili spinati, mura dai bordi orlati di vetro, cancelli, porte blindate, casseforti ed altro ancora, sono tutti simboli dell’egoismo e dell’istinto predatorio umano.

Sarebbe troppo facile e troppo ingiusto sperare di comprare e possedere la felicità con giuramenti impossibili e assurdi, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso sarebbe necessario mettere un lucchetto.

Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale “civiltà” alcuni di questi oggetti e strutture, tra le  rovine e nei sedimenti del tempo, essi documenterebbero inequivocabilmente la barbarie del nostri tempi.

E per finire, il racconto di un’ esperienza vissuta direttamente credo sia molto significativo della validità delle mie riflessioni. Una fine estate di anni fa, tornando dalle vacanze estive, mia moglie ed io trovammo con sorpresa una coppia di merli che aveva nidificato sul ramo del pino antistante la finestra del nostro salone, i cui rami si protendevano fin quasi ad entrare nella stanza. Ovviamente sorpresi e preoccupati dalla nostra improvvisa presenza i due merli cominciarono ad agitarsi cinguettando vivacemente, mentre il maschio saltava da un ramo all’altro, aprendo e sbattendo le ali ed emettendo suoni striduli per difendere la sua famiglia e segnalarci di stare alla larga. Per fortuna riuscimmo a tranquillizzare la coppia velocemente, con il nostro comportamento calmo e discreto. Non si mossero da lì, ormai era agosto inoltrato e non avrebbero neanche avuto il tempo o il modo di costruire un altro nido, ma comunque capirono in fretta che noi non avevamo nessuna intenzione di nuocerli. E fu meraviglioso il fatto di avere avuto il privilegio di assistere a tutto il processo della cova, della nutrizione e della crescita dei pulcini.  La dedizione dei due uccelli ai loro piccoli era assoluta e instancabile. Il maschio, sopratutto andava e veniva senza sosta con qualche insetto o lombrico e lo porgeva nel becco della femmina che a sua volta lo infilava in quelle piccole/grandi voragini rosee dei pulcini. Poi un giorno, come accade spesso a fine estate, vedemmo le nuvole addensarsi preparandosi a esplodere in un temporale, di quelli brevi ma violenti. Quando la pioggia cominciò a cadere sul pino noi ci preoccupammo molto per loro, ma non c’era altro che potessimo fare se non guardare dalla finestra aperta mentre una grandinata feroce aveva cominciato a riversarsi sulla zona. Le foglie delle conifere, per loro natura, non forniscono un ottimo riparo dalla pioggia ma con immensa commozione vedemmo la madre formare un cono perfetto e rovesciato con il proprio corpo, le ali avvolte a coprire i piccoli e con il becco rivolto verso il cielo che completava l’apice del cono. Sfidando così la tempesta e ricevendo sul suo corpo i colpi della grandine mentre il maschio restava sempre lì, accanto un po’ più in alto del nido a continuare la sua attenta sorveglianza, senza correre al riparo. Era una scena di un enorme impatto emotivo e di grande significato quasi mistico, la rappresentazione più vera dell’espressione dell’amore puro, altruistico, cosmico. E tutt’oggi rivedendola nella mente mi fa ancora sentire la stessa emozione con un nodo alla gola e un impulso di lacrime, una emozione intimamente condivisa con mia moglie finché è rimasta accanto a me, – ma sono sicuro che anche lei continua a tenere in sé e provare la stessa commozione di quel giorno  nell’altra dimensione in cui si trova ora -. In seguito ma non ricordo bene, passarono due settimane e i pulcini si preparavano al pericoloso evento dell’abbandono del nido e del lancio nella loro dimensione aerea. Seguimmo con apprensione nei giorni dei primi voli il maschio sfidare tutti quelli che si avvicinavano al terreno sottostante il pino, cercando persino di spaventare un cane – rischiando la propria vita – per rendere sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Non c’è bisogno di aggiungere altro, un tale amore e dedizione familiare ha la sua immensa forza in sé stesso e non sarebbe certo più garantito da un lucchetto né salvaguardato da molti altri simboli che riguardano i costumi degli umani, rendendo due esserini che pesano poche decine di grammi due giganti dell’etica e del sentimento senza bisogno di contratti, giuramenti più o meno ufficiali e costose cerimonie spesso ipocrite.

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6 thoughts on “L’Amore non ha Catene

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  1. Che storia meravigliosa… e quanto condivido la tua riflessione sui lucchetti nati da un romanzo imbecille non a caso best seller di questo tempo infame.

    1. Non sapevo nemmeno che fosse originato da un romanzo. Di solito evito di consultare i best seller di questa era decadente. In genere, tanto più un’opera viene osannata pubblicamente, tanto più io ne sto lontano

      1. notizie tratte da quotidiani… il romanzo si intitola mi pare, “a un metro dal suolo”…e ci hanno fatto pure un filmaccio… per il resto figurati con tutti i grandi classsici che ho da recuperare certo non leggo sta robaccia… ciao amico

  2. son d’accordo, i lucchetti sono un pessimo simbolo d’amore, dimostrano una considerazione distorta del più bello dei sentimenti, e cioè il possesso. Amare non è un vincolo in cui ci si possiede è un legame libero da ogni obbligo. Per di più arrugginendo col tempo diventano anche simbolo di un’amore deteriorato e finito….così io li vedo stonare e dare brutta mostra di sè ove magari ci si è scambiati un’unico bacio e mai più rivisti, ma tanti con i sentimenti ci giocano, dunque nulla di cui stupirsi…

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