You Can Not…

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You can protect yourself by the wind but you can’t stop it. You can take cover from the rain but you can’t impede it to fall, whether you want it or not clouds shall form and dissolve in the sky. You can’t stop the ocean’s breathing or the waves endless caress of the beach. You must not stop the river flowing or you’ll kill it. Neither impede the grass to grow or you’ll spread deserts. You can’t persuade the moon, to dance with you all night long, neither you can tell her to not go away in the daylight. You can’t stop the merry carousel of the planets like captive moths around the charming, shining, arcane lamp lingering in Space. All of these things have sense because are free to express their right energy. And if you can’t stop all this,by will, how can you stop Love to love over and over, since among all the forces that move the Universe by far is the greatest?

ennio forina

Non Puoi…

Puoi ripararti dal vento,

ma non puoi fermarlo,

puoi rifugiarti dalla pioggia,

ma non puoi impedirle di cadere.

Che tu lo voglia o no le nubi si formeranno

o si scioglieranno in cielo.

Non puoi fermare il respiro degli oceani

o l’incessante carezza delle onde sulla spiaggia,

non devi fermare un fiume che scorre

o lo ucciderai.

Né impedire all’erba di crescere

o diffonderai deserti.

Non puoi convincere la luna

a danzare con te tutta la notte,

né puoi dirle di non andar via di giorno,

non puoi fermare il girotondo allegro dei pianeti

come falene avvinte nel fascino

della splendente e arcana lampada

sospesa a bruciare nello spazio.

Tutte queste cose hanno un senso e sono giuste

perché sono libere di esprimere la loro energia.

 

E se non si può fermare tutto questo

come si può impedire all’Amore di amare

essendo di tutte le forze che muovono il Cosmo

la più grande?

ennio forina

Inutile Sacrificio di un Albero

Al centro del grande abbraccio del colonnato di S. Pietro ci sono altre due colonne di forma e materia diverse ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue sono state strappate a un mondo lontano e ambedue sono senza vita ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì e ne aveva tanta. Era una vita ricca di sensazioni che offriva sicuro conforto, riparo e cibo a molti altri esseri viventi specie nella stagione invernale, passeri, scoiattoli, corvi per nominarne alcuni donando anche la sua parte di ossigeno a questo pianeta soffocato da gas venefici e letali sostanze immesse nell’atmosfera principalmente dalle attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno metabolizzare nella loro immensa saggezza e rendere innocue per tutti gli animali mobili del pianeta, incluso gli ingrati bipedi umani, sedicenti “evoluti” che ancora oggi continuano a sacrificare esseri viventi per celebrare le loro tradizioni negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi, primitivi e pagani celebravano le loro. Non potremmo esistere senza di loro, non saremmo nemmeno comparsi su questo pianeta se non fosse stato per loro,  non saremmo approdati sulla terraferma senza di loro e da loro riceviamo sostanze e conoscenza. Sono esseri viventi, intelligenti e senzienti e noi li trattiamo come oggetti. Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità a cui donare sacrifici tanto crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali agli dei così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire abbiamo assistito all’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi, spezzato, umiliato e soffocato dai decori luccicanti festivi, un triste  simulacro morente coperto di luci fatue che celano la sua agonia e le cui foglie durante tutto il trasporto e la collocazione in situ hanno cercato invano di dialogare con le radici perse per sempre. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza si continua a trattarle come se ciò non importasse nulla e per questo il genere umano è doppiamente e perversamente colpevole.

E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere la Natura e l’ambiente che ritiene gli appartengano non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra. Se non abbiamo rispetto del ramoscello o dell’arbusto o del piccolo albero non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste. E l’ipocrisia che nasconde il delitto lo giustifica con l’insulto finale del riutilizzo “ecologico” del corpo.

Quest’albero è stato sacrificato non alla gioia festiva ma all’altare dell’ignoranza, all’interpretazione arbitraria e distorta del concetto di felicità e sacralità, la sua esecuzione non è diversa dal rogo di Campo dei Fiori, in quel luogo e in quel tempo non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si nasconde l’evidenza di una realtà vivente che viene annientata nel più barbaro e primitivo dei modi, bruciata sul rogo di una tradizione peraltro aliena.

Resilienza

Per quanto possiamo tentare
di dominare i nostri destini,
abbiamo solo un debole potere su di essi,
spesso possiamo solo resistere
cercando di contrastare
ogni improvvisa o annunciata tempesta
che attraversi il sentiero della nostra vita,
sia consapevoli del suo arrivo, o del tutto ignari
per quello che possiamo decidere
o per il volere e la ragione di quelli che amiamo.
 
Per comprensione o per errore di valutazione,
per sentimenti d’amore perduti,
e sentimenti d’amore ritrovati.
 Per abbandoni e nostalgie,
per aver perdonato o dimenticato,
per tutti i pensieri svelati,
per tutte le parole espresse,
per tutte le parole non dette,
per tutti i sorrisi repressi,
per l’amore conquistato o rubato,
per tutta la gioia dimostrata.
 
E quasi sempre, nel finale sommario
di questo tempo che chiamiamo vita,
c’è una vera parola finale a suggello
di ciascuno e di tutti gli eventi:
 
Rassegnazione.
 
Oltre la nostra volontà e oltre le speranze,
Ma a dispetto di quanto abbiamo regalato o ricevuto
quello che veramente conta,
non è quello che siamo riusciti ad ottenere,
ma la sincerità, la profondità e la forza
dell’Amore che ha guidato la nostra volontà,
perché se non possiamo essere i dominatori dei nostri destini…
di sicuro siamo noi a guidare le nostre anime.
ennio forina

Realtà Sovrapposte

Mondi finti e veri.jpg

Abbiamo costruito un mondo finto

che nasconde sempre più il mondo vero,

e abbiamo scelto con le nostre menti

di affidarci solo al mondo finto,

allontanandoci sempre più da quello vero.

Ma se le nostre menti razionali

credono di più nel mondo finto,

l’intelligenza dei nostri organismi

appartiene e si riferisce sempre al mondo vero.

Nel tentativo di soggiogare il nostro organismo

alle nostre finzioni, così come per millenni

abbiamo costretto molti altri esseri viventi

a subire gli effetti della nostra ottusa prepotenza,

c’è la chiave che spiega

la natura di tutte le nostre angosce,

la nostra devastante follia e il nostro fallimento.

ennio forina

Angeli senza Nome

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Alcuni sono come porte sull’Universo,

aspettando che qualcuno bussi per aprirle,

Altri sono sentieri da percorrere,

Orizzonti a cui aspirare,

Sogni senza paura,

che vogliono essere realizzati,

Destinazioni da raggiungere,

non per promesse o ricompense.

Negletti e innominati Angeli,

nascosti eppure svelati,

fra tutti gli esseri viventi,

solo aspettando un segnale

e un vero profondo contatto.

Possono vagare per secoli o eoni

nei deserti di anime riluttanti,

nelle folle della solitudine perse,

negli abissi delle incomprensioni

e nei precipizi delle paure.

Ma se tu sai riconoscerli,

ovunque ti trovi 

e avvertire la loro presenza,

quando ti passano accanto

prima che essi trovino te,

vuol dire che anche tu

puoi essere una di loro.

Ennio Romano  Forina

Nameless Angels

Some of them

are like doors to the Universe,

waiting for someone

to knock and open them.

Others, are paths to travel on,

horizons to long for,

destinations to strive for,

fearless dreams,

waiting to be fulfilled,

not for promises or rewards.

Nameless, and neglected Angels

hidden yet unveiled,

among all the living beings,

just waiting for a signal

or a true deep contact,

they may wander vainly

for thousands years or eons

in the deserts of the souls,

among the lost crowds of loneliness,

in the abyss of the incomprehensions,

in the precipices of the fear.

But if you can discern them

wherever you are

and feel their presence

when they pass by you

before they find you,

that’s because you too,

may be one of them.

Ennio Romano Forina

Mayfly Forever

Prefazione

    La vita è costituita da tanti eventi consecutivi, ognuno con il suo inizio e il suo epilogo, ma come gli anelli di una collana fatta di grani diversi, ogni nuovo evento resta comunque agganciato a quello precedente. Ognuno di noi quindi, si trascina dietro tutto il peso o la leggerezza delle proprie azioni, persino dei pensieri, fino a giungere alla fine di un percorso in cui tutti gli eventi trascorsi, gioiosi o drammatici, si congiungono, il luogo finale dove il primo e l’ultimo anello si incontrano ineluttabilmente insieme a tutti i tratti di un cammino unico.

Eventi che spesso si svolgono nello spazio di un solo giorno o di poche ore, o di un istante.

Molti di questi non hanno nemmeno una fine ma restano sospesi nel tempo e di tanto in tanto tornano ad essere reali e visibili reclamando un esito, una conclusione possibilmente liberatrice, come infatti succede nelle storie immaginarie. Sono sempre presenti  perché sono stati reali e possono ricomparire a distanza anche di molti anni come le comete, che si allontanano per secoli o millenni dalle stelle da cui sono state attratte e dalle quali non riescono a fuggire, ritornando sempre a riavvicinarsi ad esse.

In questa storia, avrei potuto raccontare ipotetiche esperienze di esistenze altrui, di caratteri e vicende particolari, storie ispirate alla realtà, o fittizie, ma alla fine la mia esperienza sembrava più interessante, non tanto per quello che avevo fatto o per l’impatto degli eventi che avevano attraversato, turbato o allietato questo intervallo di tempo, ma per tutto quello che avevo profondamente pensato.
Per molte parti della mia esperienza che sono state teatro di riflessioni e che andavano ben oltre la mia sola sfera vitale.

Tuttavia, questa non è una biografia, anche se riferendomi alle diverse tappe/fasi del mio cammino, ho usato alcune mie esperienze, come luoghi di sosta in cui in effetti, il mio viaggio si interrompeva solo in parte; spazi di osservazione e di riflessione, così come un viandante che attraversa una fitta foresta, di tanto in tanto sale su un punto più alto, sopra la distesa di alberi, per rendersi conto di dove realmente si trova. Infatti questo scritto si riferisce proprio ad alcuni di questi particolari momenti di pausa, di visione e di elaborazione delle esperienze vissute e sopratutto delle riflessioni che spesso sono scaturite da quelle esperienze, in questo mio lungo e interminabile cammino verso la conoscenza della ragione delle cose.

THE MAYFLY – IL Tempo /1 Parte

Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per aver percorso una via scadenzata dalle pietre miliari di risultati ottenuti, di mete raggiunte, di luoghi esplorati, territori conquistati e popoli e luoghi visitati, nei modi in cui oggi si possono facilmente ottenere molte di queste cose e per la facilità con la quale si possono incontrare molte altre persone, illudendoci di averle conosciute.

Vorremmo che fosse un tempo interminabile, oppure a molti di noi basterebbe solo aggiungere qualche decade per poter finalmente essere sazi di esperienze, di aver vissuto il più a lungo possibile, nella migliore salute ed efficenza fisica, con molti figli e nipoti e di averli visti crescere e procreare più volte? Quest’ultimo è infatti l’obiettivo della scienza umana, prolungare l’esistenza umana in condizioni il più possibile ottimali e funzionali.

Ma per quanto lungo possa essere il tempo guadagnato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente, nella somma dei suoi atti questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita, prima o poi diventa un punto sommario e riepilogo, nel quale tutto si condensa alla fine in un unico, compresso, spazio temporale, e in cui tutte le azioni e i pensieri passati nelle nostre menti, le sensazioni che ci hanno fatto soffrire o gioire, le idee in cui abbiamo creduto, le angosce che ci hanno perseguitato, le attese di momenti felici, le speranze sopravvissute alle delusioni, smettono di essere ricordi e diventano un nuovo presente. Tutto in un attimo.

 Forse riusciremo nell’intento di vivere molto più a lungo, anche duecento anni e in piena efficenza, ma poiché nessuna forma sarà mai eterna nell’universo,  alla fine dovremo sempre lo stesso fare i conti con quell’ultimo inesorabile attimo, che come un misterioso buco nero cosmico attrae, ingloba in sé e comprime tutte le esperienze vissute, le azioni compiute, nessuna esclusa alla sua forza, nessuna lasciata indietro.

 In fondo non siamo diversi dalle efemere, gli alati e misteriosi insetti dalle lucenti ali smeraldine che popolano l’aria delle sere di maggio e che vivono gloriosamente in un solo giorno la fase finale ma più importante della loro vita nei loro abiti nuziali e in un volo apparentemente erratico, effondendo una magica presenza nello spazio intorno.
Perché il nostro giorno, dal risveglio al dormire, rappresenta nella sua unicità temporale, tutta una vita. In quel giorno, per noi divenuto presente e solo in quel giorno è la realtà vivente che conta in assoluto, le relative azioni e le esperienze che hanno anche il potere di determinare gli eventi futuri.

Un giorno solo può dare o togliere tutto il senso ad una vita, un giorno solo può essere persino più importante ed influente di una vita intera ed è così infatti che dovremmo considerarlo e curarlo.
In un giorno o in un attimo, si possono commettere crimini orrendi o creare opere meravigliose, ambedue con qualsiasi mezzo.  Con le armi o con la mente o con il cuore o le parole.
Non è possibile agire in un modo in quel solo giorno, senza che tutti i giorni a seguire non ne risentano le conseguenze per sempre, anche se apparentemente non sia successo nessun evento rimarchevole, anche se non sia stata presa nessuna decisione o azione importante, anche quel nulla avrà un peso e una conseguenza nel percorso a seguire. Se avremo desiderato di ritrovare qualcosa che era perso o se avremo nostalgia di qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, se ci saremo rallegrati per un evento felice, o se avremo sofferto in silenzio, supereremo quel momento solo se quella sofferenza non sarà riuscita a farci cambiare direzione e se anche la delusione verrà come l’esito di una sconfitta personale, non avrà importanza, perché quello che conta è il percorso, non la meta.
Ma questo vale solo per tutto quello che può succedere a noi “senza” averlo voluto o meritato, mentre nessun scorrere di tempo potrà mai risanare nell’anima, l’eventuale dolore che avremo “volontariamente” causato ad altri.

Così le azioni virtuose quanto quelle scellerate, i pensieri generosi e buoni e quelli offensivi e malvagi, le vite che potremmo aver aiutato e quelle che invece potremmo aver spezzate o ferite per la nostra presunzione e prepotenza, per il nostro delirio di onnipotenza lasciato libero di prevalere e distruggere, saranno tutte evidenti con la loro devastante presenza, mentre resteranno indietro le illusioni di ricchezze e proprietà, non trasportabili dalle nostre anime, così come le diafane ali dell’efemera non possono trasportare  la sua bellezza nel passaggio ad una nuova dimensione di inconsistente aria.
E resteranno indietro anche tutte le occasioni perdute di conoscenze preziose, con creature diverse da noi ma vive della stessa vita che fa vivere noi e possibili compagne di viaggio, ignorate e neglette, lasciate con indifferenza ai margini del percorso, come con tutti gli esseri viventi che anche indirettamente avremo ferito per scelte volontarie o superficiale indifferenza e ai quali abbiamo impedito l’esperienza di vita, inibiti dal crescere e dallo sperimentare l’amore materno, resi schiavi, torturati e uccisi.

Ci accorgeremo anche che non sarà sufficiente essere stati benevoli e generosi solo e soprattutto con i nostri simili, nel nostro ambito esistenziale, con i nostri familiari, amici e concittadini, ignorando che ogni altra espressione, ogni forma di vita proviene dalla stessa origine ed è a noi e connessa da un primordiale e fraterno legame invisibile, anche se la sua forma è diversa e diverso è il suo modo di esistere, ma che segue gli stessi impulsi primari essenziali, crescere, svilupparsi e generare nuova vita attraverso un unico, universale, misterioso e formidabile impulso: l’amore materno, solo apparentemente diverso, nei molteplici modi in cui si esprime dall’inizio del tempo.

Solo se un nostro qualsiasi unico giorno viene affrontato con questa consapevolezza, sia che stiamo procedendo nella calma dei venti o affrontando le inevitabili tempeste, tra il sorgere e il calare di un sole come di molti soli, noi come le efemere, siamo chiamati a svolgere interamente il nostro compito vitale, partecipando così all’intero processo creativo del Cosmo.

 Fin dai primi anni della nostra vita, la consapevolezza di una scadenza inevitabile e del passaggio in una destinazione ignota, immette nella nostra coscienza l’ombra della paura. Quando restiamo svegli nella distrazione  di un giorno favorevole, non vorremmo mai andare a dormire e quando siamo immersi in un sonno confortevole, non vorremmo mai svegliarci e abbandonare il rifugio di un caldo letto e l’abbraccio di un corpo amato. Allo stesso modo forse, quando siamo nel pieno della vita non vorremmo mai smettere di esserlo e prima di nascere forse non vorremmo mai entrare nella vita, per la conoscenza insita nelle memorie ancestrali di tutto quello che l’essere vivi comporta.

Per nove lunghi mesi il nostro corpo si è costruito, parte per parte, formando gli organi e i mezzi di interazione in previsione dei luoghi nei quali è delegato a svolgere la sua missione di essere vivente e da quel momento la paura di esistere verrà superata dalla paura ancora più grande di non esistere più e le azioni dei giorni successivi senza nemmeno rendercene conto, saranno permeate dal cercare di costruire difese contro ogni tipo di paura, specialmente quando dovremo smettere di aggrapparci alla rassicurante presenza dell’amore e del corpo di una madre. Ed è infatti questa è una considerazione fondamentale la sfida che aspetta tutti noi che nasciamo, la vita è una prova che si può superare, ma non vincere e comunque solo se la si affronta con l’amore.

In diversi momenti, nel corso di questi anni e di questa mia identità, mediata fra gli impulsi basilari dei vari stadi di crescita e il pensiero proiettato lontano, di contemplazione, meditazione e di conoscenza, mi chiedevo cosa vi fosse di così rasserenante nel profondo spazio notturno costellato di luci, nel disco del sole al tramonto, nel voluttuoso svolgersi delle nubi, nello stormire del vento tra le foglie e lo scrosciare ritmico della pioggia, nell’abbraccio di un albero e nel gentile vibrare di foglie. O persino il brontolio delle nubi in cui si delineano i guizzi di luce accecante dei fulmini che preannunciano lo squarcio del tuono, il sibilo di un turbine di vento e il fragore della pioggia che batte mentre siamo in un rifugio sicuro.
Il fascino delle tempeste risiede nelle energie che le generano che riferiscono dell’energia cosmica senza la quale il Cosmo stesso sarebbe inane e senza vita.
Perché mai la consapevolezza dell’esistenza di tutte queste cose e dei fenomeni connessi, siano di grande conforto e rassicurazione, come se tutte insieme in modo corale dicessero: “Non preoccuparti, siamo i segni della giusta direzione, non aver paura, se saprai riconoscerli, non potrai perderti, testimoniano la continuazione, non devi far altro che assecondarli, lasciarti trasportare e affidarti ad essi.

Così passavano quei primi giorni nel periodico evolversi di piccoli eventi, insieme ad altre esistenze, compagnie di viaggio, animali e piante, dalle albe ai tramonti quando persino i cieli e l’aria avevano una dimensione tangibile della loro consistenza, guardarli semplicemente significava immergersi in essi anche e molto più di notte, quando tutte quelle piccole luci tremule comparivano quali presenze indispensabili, confortanti e amiche anche se immensamente lontane e irraggiungibili.
Certo non avremmo la percezione dell’infinito se non vi fosse l’ombra della notte, e non avremmo il risveglio e il rinnovarsi della vita se non ci fosse il sonno dell’inverno o quello della morte. Il giorno di vita della maggior parte degli umani si svolge in una sottile fascia, una realtà orizzontale per lo più limitata all’interno di un dislivello di pochi metri, i nostri occhi e la nostra mente sono fatti per navigare in questo spazio ristretto di percezione e cognizione e ben poco sappiamo di quello che è sotto di noi e sopra di noi, ma la notte dischiude altre realtà che guardiamo come se fossimo lontane da esse mentre siamo completamente in esse immersi, noi siamo parte di queste dimensioni anche noi siamo distanti e irraggiungibili per qualche altra realtà, con i nostri corpi e con tutti i passeggeri del pianeta intero che ci ha generati nel suo grembo utilizzando gli stessi elementi presenti e sparsi nell’universo.
Ma questo non significa che siamo figli del caso né che la terra e l’acqua siano un caso, sono invece gli elementi che preesistevano in attesa che si verificassero le condizioni favorevoli per avviare l’esperimento della vita. Perché questo avvenisse c’era una condizione essenziale; non la semplice commistione di elementi diversi che presenti nel calderone di un  “brodo primordiale” e stimolati dalla luce del sole abbiano forgiato le molecole della vita organica. Questo è potuto accadere perché la materia che crediamo inerte è invece anch’essa viva e gli elementi che la compongono si combinano non per caso, ma per amore. Affinità elettive, gli atomi che si compensano e per amore si uniscono, creando nuovi elementi, lo stesso fanno le cellule che si uniscono scambiandosi il plasma e rinnovandosi e lo stesso fanno gli organismi complessi come noi per creare vita nuova diversa ed evoluta, e sempre non per caso, ma per un “amore”, che trascina nel suo fluido, nella sua energia, anche noi esseri “superiori ”.
Elementi che vogliono unirsi come degli amanti e che quando si incontrano, insieme producono nuovi elementi e nuova energia, come quella delle stelle. Quindi la sostanza dell’universo non è il caso né una suprema volontà esterna confacente alle nostre aspettative e comprensibile alle nostre menti, ma è l’amore, ineffabile, invisibile più reale della realtà e più forte di qualunque altra energia, poiché le racchiude tutte e da esso tutte emanano. Esso pervade tutto il Cosmo e spinge magicamente anche le più piccole particelle a cercarsi come si cercano gli amanti e una volta insieme, fanno nascere altre forme di vita.

Quando guardiamo all’infinità del cielo e all’indefinibile, forse un’unica parola può descrivere l’arcana emozione che da quella visione proviene: nostalgia, nostalgia dell’origine, del punto di partenza, non perché l’origine si sia allontanata da noi ma perché siamo noi ad esserci allontanati perdendo la capacità di sentirla, soffocando le sensazioni con gli artifici del pensiero razionale che ha in gran parte inibito il pensiero sensibile, così le nostre esistenze si svolgono in una realtà artefatta che nasconde la realtà vera, così come le luci delle nostre città nascondono le luci delle stelle, dove si sono combinati gli elementi per formare i pianeti e gli organismi.

Con il loro canto di  luci le stelle rendono l’abisso scuro dell’universo un luogo amichevole nel quale non possiamo perderci, e ogni volta che alziamo lo sguardo ad esse in qualche modo “ritroviamo” noi stessi così come quando ci troviamo al cospetto degli oceani ritorniamo ad essere i cuccioli che vogliono di nuovo tuffarsi nella culla che li ha ospitati eoni prima abbandonando i nostri orpelli ed artifizi e gli abiti scudo che delimitano i territori dei nostri corpi e che il mare rifiuta come inutili e stupidi e così i nostri volti si distendono, le angosce si placano, e gli sguardi si rasserenano, confortati dallo spettacolo sublime del Cosmo, che non è mai stato un abisso pauroso in cui precipitare, ma un immenso sorriso, che infonde una pura sensazione di intimo contatto con tutti gli elementi vitali in cui siamo inesorabilmente immersi, qualunque sia il drammatico evento possibile per ciascuno di noi, qualunque sofferenza, dolore e angoscia saremo deputati a sopportare e specie dopo aver sperimentato la dura e deludente realtà dei primi rapporti con i nostri simili, alla fine di ogni giorno, quando il sole salirà sul palcoscenico nello scenario di colori e di forme, un’altra realtà ed un altro scenario si dischiuderà per continuare la rappresentazione di un nuovo atto della commedia o del dramma della vita e sopra di noi un manto di oscurità luminosa si estenderà sempre all’infinito, in cui vedremo pian piano riaccendersi le presenze luminose e palpitanti di luce, come falene siderali, per suggerirci dalle loro immense distanze che non siamo soli e che la fine della rappresentazione non sarà mai veramente finita, ma continuata su un palco diverso e con costumi e trame diverse. Perché le stelle sorridono sempre… e ci assicurano che rinasceremo ancora, anche se morissimo milioni di volte e anche che resteremo insieme a tutti quelli a cui abbiamo toccato le anime, siano essi umani, animali o piante, tutti della stessa sostanza, gocce di un oceano vivente.

Ennio Romano Forina

Love’s Seasons

Love follows the same cadences of the seasons.

It begins in a powerful and inebriating way,

inflames itself and is fruitful all through the summer,

gets weaker, gathering its fruits in autumn,

and, under the layer of the memories

of the past, lived seasons,

falls asleep in the winter’s oblivion

and in the silence of the emotions.

But the chance that it may be revived again 

strong and hearty in a new spring,

depends on the kind of food has kept it alive

and the kind of fruits that has produced

during the past and active seasons,

so that the inevitable winter of the sensations,

may only be a sleep and not a death.

ennio forina

Summary

When a future is still ahead of us, 

we can leave the past behind,

but when there is no future anymore,

the past comes back again

as a new present.

 

ennio forina

The past is like the shadow of our conscience, 
it's hidden in the dimness of our perceptions 
but whenever some light hits us, becomes evident once more 
for whatever we've done or suffered. 

Non Rompete gli Embrioni…

Il mondo vivente è tale ed è creativo perché è libero, 

se non fosse libero non sarebbe creativo e forse non esisterebbe nemmeno. 

Ma noi stiamo togliendo all’intelligenza del mondo vivente 

tutta la sua libertà e autodeterminazione, con la scusa di produrre più cibo 

e debellare le malattie e sostituendoci ad esso come se fossimo dio. 

In realtà la maggior parte delle nostre ricerche tendono a controllarlo 

per riuscire a trarre vantaggi esclusivi alla nostra specie 

e alle parti di essa, facendo scempio degli altri esseri viventi, 

ma l’ipocrisia che nasconde l'egoismo e le vere ragioni di questo impegno, 

potrebbe segnare la fine di tutte le ambizioni, 

quando il caos derivato da tutte le nostre arbitrarie e audaci manipolazioni 

sarà diventato incontrollabile e irreparabile.
 

ennio forina

ROMA VS ROME

ROMA nova copy

Di solito tratto argomenti molto più tragicamente seri, che riguardano considerazioni di carattere antropologico e dell’impatto della specie umana sul resto del mondo vivente, ma in un’era decadente e di superficialità diffusa come questa attuale, contraddistinta dalle droghe degli sms, dell’entertainment, dello sport e della politica, vorrei che vi fosse maggiore considerazione per l’identità storica della città in cui sono nato e vivo, che nel bene e nel male ha lasciato una eredità immensa al progresso e all’ordinamento degli stati moderni. Anche se mi sento cittadino del pianeta, purtroppo gli altri luoghi non sono tutti ideali, sono abitati da altre culture con altre regole, l’idea di poter vivere bene dappertutto non è sempre realizzabile in pratica e quindi preferisco valorizzare il luogo in cui vivo piuttosto che cercare un inesistente mondo perfetto altrove. Penso che ogni popolo dovrebbe darsi da fare a rendere migliore il luogo in cui vive, senza spostarsi nei giardini dove l’erba sembra essere più verde. Mi riferisco all’abuso dell’identità di questa città mediante l’alterazione arbitraria e senza senso del suo nome di battesimo e quindi della sua connotazione, nel passato solo da chi era estraneo a questa città, ma ora sempre più spesso anche dagli stessi cittadini romani. Sembra quasi che si stia instaurando la volontà di compiacere il resto del mondo, storpiando il nome e marchio della città, così come da molto tempo fanno i paesi anglosassoni che hanno contagiato il resto del mondo ad usare la loro distorsione grafica e fonetica, anziché il nome originale. ROMA  non è “ROME”, ROMA è una combinazione felice di quattro lettere che si adattano perfettamente all’anima del popolo fondante originario, che da semplice villaggio di pastori sulle sponde del Tevere ha costruito un sistema di vita moderno di codici e leggi e regole razionali e opere di ingegno esportate poi anche nei territori di conquista o a quelli alleati e ha dato un impulso enorme all’architettura, alle arti e alla cultura, anche assimilando e sviluppando quella di altri popoli come gli etruschi e greci e non solo. Le quattro lettere R-O-M-A esprimono perfettamente nella grafica, nella loro combinazione architettonica monumentale e nel suono persino, il carattere antico della città:  “ROME” fra l’altro, si pronuncia ROM, amputando impietosamente una delle 4 colonne che formano da sole questo monumento grafico e vocale. Si può persino tentare una decifrazione ideale e simbolica delle lettere che compongono il nome di questa città che si attiene credo molto bene alla sua storia: La “R” è una lettera regale per natura ma è anche l’inizio del termine “Res Publica”, La “O” nei caratteri usati dagli antichi romani, è un cerchio quasi perfetto e può simbolicamente rappresentare il  solco tracciato da Romolo nel terreno per delimitare l’area della fondazione, e dare anche il senso della unità di un popolo, la “M” ha tutto l’aspetto della facciata di un tempio e indica quindi la sacralità di regole etiche, e per ultima la “A” è una piramide pura che può indicare lo slancio e la determinazione verso il futuro. Nelle iscrizioni marmoree, archi di trionfo, su ogni reperto antico, ROMA non smette mai di essere ROMA, allora perché usare un nome diverso dato che i turisti che visitano questa città scattano miliardi di foto di monumenti e targhe su cui è inciso il nome vero di questa città? Ma quello che sconvolge è che questa distorsione del nome la fanno ormai anche i romani attuali. Vedo spesso nomi di alberghi che abbinano “Rome” al nome proprio dell’albergo pensando forse di facilitare i flussi turistici, vedo “Rome” sugli opuscoli turistici di ogni tipo, sulla letteratura dei percorsi storici, le librerie e gli shop di souvenir dei musei spesso e persino nei junk stores, su usa con disinvoltura ROME al posto di ROMA. Io difendo la realtà storica e se permettete anche l’estetica,  l’efficacia e l’armonia grafica e difendo il retaggio storico di cui il nome di questa città è parte fondamentale, altrettanto quanto difendo il buon gusto e senso “alto” dell’estetica così tanto devastata in questa città da orribili esempi di arte contemporanea disseminati ovunque a contrastare con la loro importuna presenza l’immutata bellezza delle rovine e dell’architettura romana, delle sue opere, delle strade, delle colonne e persino della bellezza dei resti delle opere murarie che ancora cingono il perimetro di questa città e affiorano in vari punti all’interno di essa. Gli italiani non dicono più “Nuova York” ancora chiamano “Londra” London, Parigi invece di Paris, sbagliato anche questo. E sono anche, come cittadino romano, uno strenuo difensore dell’arcano, suggestivo acronimo S.P.Q.R. che qualcuno, mi sembra qualche tempo fa velleitariamente, avrebbe voluto sostituire con “I love Rome” nella letteratura turistica e non so in cos’altro, (imitando gusti estranei, banali e volgari in tutti i sensi), alla cultura e alla identità antica e storica di questa città, giusto a dimostrazione di questa perduta ma ancora tanto decantata superiore fantasia, del senso estetico degli italiani odierni o alla coerenza e cura del loro originale retaggio culturale.

ennio forina 2018

Quale Futura Umanità?

Forse un giorno lontano nel tempo,

una nuova umanità guarderà

a questa era carnivora con ribrezzo,

e a tutti i massacri di animali con giusto orrore

e se questo non accadrà,

sarà perché non ci sarà più nessuna umanità,

poiché la nostra insaziabile voracità

sarà stata la causa della nostra estinzione.

 

ennio forina

 

Le scelte di questa era costruiscono la base delle ere future e il genere di egemonia della specie umana su questo pianeta, semmai riuscirà a rimanere egemone a causa del suo egoismo irragionevole. Sono già stati spezzati tutti gli equilibri e una enorme macchina che divora le altre forme di vita è incessantemente in funzione ed è sempre più vorace di vittime. Tutto questo non può non avere conseguenze. Abbiamo dominato gli animali più grandi e simili a noi, trattiamo i vegetali a cui dobbiamo l’esistenza come se fossero delle rocce, materiali non vivi, abbiamo invaso e ci siamo appropriati di ogni parte del mondo, ma non riusciamo a dominare noi stessi.

Il Teorema degli Uguali…

Chi può tradire un amore,

potrà tradire anche l’amante,

così come chi può uccidere un animale,

sarà capace anche di uccidere un suo simile.

ennio forina

 

Quando un amore smette di essere, in uno dei due o in tutti e due gli amanti, è meglio separarsi, e non tradire, o si tradirà sempre. Allo stesso modo, il sonno della compassione è totale e perenne e sigilla la fine dell’anima. ennio forina

La Strage degli Innocenti

Meat eaters

 

Mi chiedo come sia possibile che la maggior parte di tutti gli “intelletti” di questa era, pensatori, scienziati, filosofi, teologi, scrittori, artisti, politici, custodi dell’etica, possano essere indifferenti alla celebrazione dell’avvento della Vita, con l’uccisione della Vita stessa e spezzare brutalmente il legame di amore fra tutti i cuccioli e le loro madri senza domandarsi minimamente se sia giusto, etico e se il loro sacrificio possa essere definito come esempio rappresentativo della cosiddetta superiore, evoluta e sensibile anima umana? Come si fa a celebrare la stagione delle nascite con la morte degli appena nati? Non sento le loro voci, ma solo quelle dei semplici ma nobili cuori sensibili che soffrono per questa immane e ingiusta sofferenza. Io non mi abituerò mai all’orrore tramutato in festa gioiosa che non ha nessuna giustificazione se non quella della prepotenza e della crudeltà umana.

The Meat – Eaters Karma

The choice of becoming meat-eaters, once for survival reasons, to face climatic harsh conditions, had but a tremendous impact on the human kind itself and its whole history ever since, because in order to be able to slash the throat of an animal, or crash its head with a club, the primitive humans must have inhibited the noble feelings of compassion and empathy and respect for other lives and the sense of “life” itself as something precious and sacred, therefore the consequence of becoming predators and meat – eaters, was to keep the tendency to use the same attitude in general, also against the subjects of the same species. So, the human  meat -eater became the human warrior – killer and a robber and being unable to feel compassion for its victims, developed all the destructive attitudes of a brutal and insensitive animal, in order to get whatever he – the human kind – wanted to satisfy its growing voraciousness. The genetic memories of the ancestral predators lacking any form of compassion, were thus translated to all the following generations, and never tamed by education but enhanced and exploited by the more sly people as a form of control and power, causing all the destructive attitudes of their ancestors to arise and give impulse and rule all and every action of violence that characterize the human wickedness also nowadays. We paid dearly our choice to become meat – eaters in terms of useless wars, massacres, assassinations, tortures, slaveries, rapes, ransacking, robberies, deceits, unjustified hatred and and all the wicked actions that are the main characteristics of the human kind. Becoming meat – eaters has worsened tragically this species and it’s the main cause of so many sufferings and carnages throughout the millennia. That’s why teaching and bringing compassion and universal love into the general cultures and lives of the multitudes, may be the only wise thing that can in some way reverse or lessen our fatal destiny.

9 Marzo -La Festa delle Mimose

Ci siamo, di nuovo alla vigilia di una tradizione ipocrita in cui, in nome di una fittizia ed effimera considerazione di rispetto e gratitudine per il genere che nel bene e nel male ha reso possibile la vita umana su questo pianeta, si fa scempio di un altro tipo di vita, solo perché anche da questa vita si possono trarre dei profitti, seppure di piccola entità.
Che senso ha celebrare in una manciata di ore quello che dovrebbe essere “sempre” effettivo, fingendo di ricordare ciò che dovrebbe essere presente nelle menti degli uomini ogni singolo giorno di ogni singolo anno, operativamente e non solo simbolicamente con delle misere, squallide offerte votive, facilmente reperibili sul mercato, comprate in fretta da venditori clandestini agli stop dei semafori, pensando che siano alleviare le dolorose memorie di antiche e moderne vessazioni, di discriminazioni e colpe che gli uomini hanno esercitato per millenni contro le donne, e pretendere che un semplice mazzetto di fiori gialli rubati alla primavera possa restituire le ingiustizie del passato e garantire la giustizia nel presente e nel futuro. Io non dico che gli uomini siano cattivi e le donne buone, tutt’altro, ma che la gran parte degli uomini si è coalizzata da sempre per dominare le donne e spesso è stata anche il loro carnefice. Del resto i maschi derivano da loro, proprio dalle femmine in quanto non esiste il genere maschile come punto di partenza, i maschi altro non sono che femmine modificate dalla potente azione degli ormoni, attivati dal cromosoma dominante Y. Ma anche senza avere nessun tipo di minima erudizione scientifica, basterebbe osservare il torace di un uomo per capire che i suoi capezzoli atrofizzati, non sono altro che la traccia evidente della sua origine di base come femmina, così come l’accenno di coda di un embrione e le pelurie quasi scomparse e il reggersi carponi degli infanti ci rivelano la nostra antica origine di piccoli mammiferi quadrupedi. Ma sembra che per millenni questa evidenza non sia ma stata presa in considerazione alcuna, né dall’uno né dall’altro sesso. Le donne hanno continuato a subire la cultura e le regole degli uomini che hanno continuato ad esigere sottomissione con la forza e la prepotenza brutale, adducendo pretestuose scuse di derivazione religiosa o di inspiegabili assiomi pseudo-scientifici per cui spesso, la superiore capacità intellettiva del genere femmina veniva negata o distorta, facendo passare la tempesta della sua variabilità ormonale come follia “isterica”, altre volte in modi subdoli, come avviene ancora nel mondo attuale, anche quello più evoluto. Di questa realtà tuttavia sono paradossalmente responsabili le donne stesse perché al momento di diventare madri non insegnano affatto a loro figli il rispetto per l’altro genere, anzi vedono spesso delle antagoniste nelle loro possibili compagne di vita e considerano il matrimonio di un figlio poco meno di un rapimento da parte di un’altra donna. Ed è per questo che le cose non cambiano se non di poco ad ogni generazione e per la stessa ragione si ripetono rituali che nulla hanno di sostanziale, come l’offerta di ciuffi di rami di mimose giusto perché quest’albero disgraziatamente decide di fiorire nell’anticipo della primavera. Ma qual’è il problema se qualche centinaia di tonnellate di rami d’albero vanno perdute alla fine nella spazzatura? Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale, perché la salvezza delle grandi foreste parte da come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutti i nostri quotidiani comportamenti, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno dei vegetali, questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere, solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative. Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un regalo più consapevole, un gesto più sentito e ricco di sincere promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni, ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per Delia  “sub umbra arboris”sotto l’ombra degli alberi, presso le acque scorrenti di un limpido ruscello.
Non è una cosa insignificante, è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, marziani, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti, spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati, che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe e pretende di testimoniare. Chiedete al vostro partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore. Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza e usarli in tal senso ai piedi delle icone sacre. Sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza, i loro colori sgargianti servono per attrarre gli insetti o i pollini vaganti, e riprodurre le piante in altri luoghi, non per gratificare le nostre contorte interpretazioni mentali e asservirli come elementi di arredo domestico o celebrativo privandoli della loro funzione vitale .
Si diceva e ancora si usa l’accezione: “Pura come un fiore!” Ma i fiori esprimono con la loro bellezza la pornografia vegetale che meriterebbe il rispetto della funzione e della loro ragion d’essere. Coltivarli per tagliarli e metterli nei vasi è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla Natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, generati dal pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore, dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e sulle attitudini umane. Dovremmo decidere se vogliamo contemplare, convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla. Infine care donne, mi dispiace, ma io sono un uomo che, se in un anno ci fossero 1000 giorni vi rispetterei ed amerei tutti i mille giorni dell’anno, ma oggi non vi donerò né realmente né idealmente un mazzetto di fiori gialli, ma piuttosto vi amerò ancora immensamente di più quando voi tutte sbatterete in faccia agli offerenti quel misero, ingannevole, simulacro del nulla, strappato brutalmente ad altri esseri viventi, unendo così il danno alla beffa e in modo da opporvi e forse fermare l’inutile e crudele massacro degli alberi in vostro nome e con questo rifiuto dimostrando agli uomini la vostra superiore intelligenza sensibile. E quindi, invece della Festa delle Donne in questi giorni di primavera incipiente, preferisco celebrare per mio conto la Festa delle Mimose.
ennio forina -marzo 2018

Meteora Umana

Il mondo degli umani è una enorme, gigantesca macchina tritacarne azionata da 7 miliardi di persone nel cui interno tutto viene fatto a pezzi, per essere convertito in profitto e la globalizzazione ha peggiorato e aumentato ogni tipo di sfruttamento degli animali, delle piante e dei pesci.
Finché potrà saccheggiare il mondo vivente, il genere umano eviterà per un po’ di tempo i grandi conflitti fra i popoli, ma ci sono segni evidenti che questa precaria condizione “pacifica” sta per finire. E presto, molto presto, non ci sarà più molto da saccheggiare e allora si riapriranno di nuovo le porte dell’inferno anche per noi, per tutti noi, e anche i demoni subiranno le stesse pene che infliggono agli animali ingiustamente dannati…

Gli antichi dinosauri non si sono estinti per un meteorite, ma perché erano un esperimento naturale semplicemente sbagliato. Troppo grandi, troppo esigenti e poco adattabili alle variazioni. Anche noi siamo troppo grandi numericamente ed infinitamente più esigenti e voraci dei dinosauri..e anche noi potremmo essere un semplice errore perché lo stiamo dimostrando nei fatti….non ci vuole molto a prevedere anche un nostro più che probabile futuro…non serve scrutare lo spazio in attesa di una improbabile meteora, quello che stiamo facendo è sufficiente ad ottenere lo stesso risultato. La minaccia vera non sta nello spazio, ma nelle nostre mani.

Sarà Festa…di Color Rosso

Bellezz e spazzatura.
 
Il cadavere di un animale fatto a pezzi e confezionato negli scaffali viene accettato come normalità, dalla coscienza collettiva che vede il corpo, ma ignora la violenza che lo ha ucciso, pur sapendo che si trattava di un animale vivo.
Così come nelle guerre, l’assassinio viene quindi assorbito e metabolizzato trasformando la vita da annullare in oggetto; è lo stesso meccanismo di giustificazione che consente agli assassini di qualsiasi tipo di essere tali e di effettuare i loro crimini senza esitare.
Ma per la gente comune avviene un processo di offuscamento della coscienza oggettiva, poiché non vede l’azione dei carnefici e allo stesso tempo non vuole immaginarla, essendo interessata solo al risultato finale ignorando automaticamente tutti i passaggi cruenti della schiavitù e dell’uccisione violenta, poiché la morte è sempre violenta in un modo o nell’altro.
Succede che le stesse persone che maneggiano con disinvoltura il corpo spezzato e scorticato di un agnello senza provare alcuna emozione, eviterebbero di guardare il corpo di un animale che giace squartato nella strada, dopo essere stato investito, volgendo lo sguardo altrove con disgusto, pur trattandosi di una stessa morte violenta e di uno stesso cadavere, ma giacente sulla strada e non sul desco.
Se riuscissero a visualizzare nelle loro menti torpide il processo che porta al risultato finale proverebbero lo stesso disgusto e forse potrebbero iniziare a provare un barlume di compassione.
Ma ciò non avviene perché la mente umana è da sempre abituata a distorcere la realtà per giustificare le sue azioni peggiori, inventando le scuse più assurde. I casi storici di ieri, di tutti i secoli e decenni e anni di massacri e guerre confermano questa realtà. L’umanità smette di fare la guerra solo quando gli conviene non perché è giusto e solo dopo i grandi olocausti. Era solo ieri che questi sono avvenuti in tutto il mondo e virtualmente dimenticati da molte giovani generazioni pronte a ripeterli…
Per questa ragione tutte le foto che diligentemente e con speranza le persone sensibili e compassionevoli pubblicano sui loro profili documentando l’orrore delle uccisioni, non hanno alcun effetto generale, perché sono immediatamente eluse o trasformate nelle menti delle persone senza sensibilità e compassione. La mente umana è in grado di trasformare qualsiasi bellezza in spazzatura e qualsiasi spazzatura in una perversa bellezza. Così il cadavere di un animale su una tavola imbandita e a festa risulta essere bello e appetitoso, anche se è lo stesso cadavere dell’animale schiacciato da una macchina.
È l’eterna favola del lupo e dell’agnello, in cui il lupo cerca tutte le scuse per giustificare la sua brama di sacrificare l’agnello, pur non avendo fame, ma solo perché può farlo.
È quello che facciamo noi, divorando un cibo che non ci serve, rapinando le esistenza di altri esseri viventi, fatti nascere apposta per procurarci il piacere del gusto e la soddisfazione della nostra prepotenza, ma con una differenza, sappiamo che il lupo della favola che viene letta ai bimbi per fargli credere che il lupo è cattivo, è solo una metafora e quindi, noi che siamo “buoni” possiamo ammazzare tranquillamente sia il lupo che l’agnello, sicuri che nessun libro di favole darà una diversa interpretazione ai piccoli umani. Ma il lupo vero non farebbe questo, non cercherebbe pretesti e ucciderebbe un solo agnello e soltanto per la fame, non perché è festa, perché il suo organismo è formato così.
ennio forina- qualche tempo prima di pasqua- 2018

Il Parco dei Divertimenti

 Pubblicato su “noiroma.it – Domenica 01 Aprile 2012 08:18 ennio forina

Vorrei che l’impatto umano sul resto del mondo vivente non fosse sempre così doloroso e ingiusto anche rispetto a delle gravi situazioni “minori”, solo apparentemente trascurabili.

Da qualche tempo, in quello che ritengo sia il più bel parco pubblico romano, Villa Doria Pamphili, va di moda un nuovo sport molto popolare, praticato dai bambini ma con la compiacenza e l’istigazione degli adulti, vale a dire la sagra e conseguente strage dei girini. In primavera si schiudono le uova nelle acque basse vicino alla riva dei laghetti, dove i grossi pesci non possono arrivare a mangiarli e una moltitudine di girini con l’aspirazione di diventare rane o rospi, provano a svilupparsi secondo le loro fasi naturali in questi rari ecosistemi cittadini “protetti”, ma a quanto pare, per il popolo dei frequenta-parchi prevalgono le necessità ludiche sulle leggi e sul rispetto delle forme di vita, ritenendo che i girini siano stati messi là dal comune di Roma, apposta per far divertire i loro figli a costo zero.

Così nei fine settimana specialmente, molti villeggianti dotati di prole, arrivano a frotte e bivaccano intorno al piccolo lago del parco. Alcuni già attrezzati di tutto punto, con palette e retine professionali apposite per la raccolta, altri si adattano alla buona con ogni tipo di contenitore e stanno lì, tutti eccitati, a prelevare quella miriade di piccoli animaletti scuri con la codina scondizolante, che cercano inutilmente di sfuggire alla “mietitura”. E li raccolgono diligentemente fra urla e gridolini sotto lo sguardo vigile e compiaciuto dei genitori, li trasportano sui prati, li mostrano ad amichetti e genitori facendoli cadere sui prati. Mentre i più disinvolti li prendono per la codina e li esaminano divincolarsi, altri meno coraggiosi, sono presi da un moto di ribrezzo per quei viscidi piccoli esseri e con urla e movimenti inconsulti li fanno saltare per aria o li sbattono per terra nell’erba o tra i sassi, dove le loro aspirazioni metamorfiche subiscono una prematura e infausta fine .

A volte ho visto alcune di queste allegre famigle portarsi via i contenitori con i girini dentro, non si sa per quale uso, forse per darli in pasto al loro squalo domestico contenuto nell’acquario tropicale del salone. Un padre di una famiglia turistica che ne stava raccogliendo un cospicuo numero nel contenitore della pasta, al quale rimproveravo l’arbitrio cercando di fargli capire che non aveva nessun diritto di prelevare  girini sia per le leggi  che ragioni etiche, ma lui mi disse voleva portarseli nella loro dimora bolognese per mostrare ai loro figli “de visu” il miracoloso svolgersi della metamorfosi. Quale encomiabile intento educativo il primo insegnamento che dava ai suoi figli era l’appropriazione indebita o per meglio dire insegnava loro a rubare! In un altro lago ancora, più grande, quello di Bracciano, ho visto anche bambini molto più cresciuti, a ridosso del diploma di maturità, prelevare piccoli granchi dagli scogli vicino alla riva e giustificarsi dicendo che li avrebbero messi nel loro acquario tropicale marino. Ma come, sono granchi di acqua dolce e zone mediterranee e li mettono in un acquario tropicale e per giunta marino? Ma non si studiano nelle scuole, materie vagamente scientifiche o questa promettente gioventù non guarda di tanto in tanto la TV, che qualche pillola di conoscenza la elargisce ogni tanto? Queste attitudini non sono solo un problema di cultura o etica, ma rivelano anche un evidente vuoto di capacità intellettiva.

Ma la cosa peggiore l’ho vista casualmente un paio di settimane fa. Avevo appena iniziato la mia passeggiata nel parco quando, come era prevedibile ad ogni primavera, ho visto da lontano lo svolgersi della sagra e quindi a rischio della mia incolumità personale, considerando alcuni atteggiamenti minacciosi subiti altre volte da nerboruti genitori, mi sono comunque diretto verso il laghetto per protestare, solo cercando di suscitare qualche sentimento di compassionevole consapevolezza in quel nutrito popolo fautore della barbarica attività.

Avvicinandomi al gruppo più folto di villeggianti, composto da tre virgola quattro madri, moltiplicate per sei bambini di tutte le età, ho visto veramente l’orrore materializzarsi di fronte ai miei occhi: si era in fase finale dell’appassionante gioco e una delle madri, toglieva il grosso bicchiere dalle mani della bambina più grande e così com’era, colmo di girini e senza misericordia, lo stava gettando diligentemente nel secchio dei rifiuti, nonostante l’acqua del laghetto fosse molto più vicina a lei di quel contenitore.

In questo caso, il mio intervento verbale di riprovazione per il gesto, fece sì che quegli animaletti sopravvivessero forse un po’ più a lungo, ma considerata l’estensione delle giornate primaverili nei fine settimana si può statisticamente immaginare che queste azioni siano nella consuetudine e che a tentare di impedirle non ho mai visto nessuno.

Non racconto queste cose per suscitare qualche barlume di coscienza in coloro che interpretano la frequenza dei luoghi naturali in questi modi. Essi comunque trasferiscono ai loro figli quella morale distorta che alla fine non gli sarà utile per affrontare onestamente gli eventi della vita. La morale che insegna che tutto quello che ci fa comodo è lecito perché la mamma e il papà così hanno affermato con la loro condiscendenza, che si possono disprezzare e maltrattare le altre forme di vita e che porta in sé i semi negativi che prima o poi si possono manifestare in altri modi e su altri soggetti. Infatti, chi stabilisce classifiche arbitrarie tra vita e vita, come vite inferiori e vite superiori, è molto probabile che in certe condizioni, applicherà questo deforme principio anche contro i soggetti della propria specie, diventando nocivo agli individui e alla società tutta.

Scrivo invece per risvegliare l’attenzione degli organi istituzionali di polizia municipale e della salvaguardia ambientale a prendere provvedimenti solleciti ed efficaci per prevenire queste azioni e dare consistenza e attuazione alle regole e leggi stabilite che definiscono i maltrattamenti, la tortura e l’uccisione degli animali, un preciso reato, oltre alla tutela e rispetto di un parco pubblico.

Non è possibile che questi sparuti ecosistemi protetti siano lasciati in balìa di una barbarie domestica incontrollata che insieme ad essi, demolisce anche il senso del rispetto delle regole.

Se il laghetto del parco è un presidio naturale protetto, allora non si dovrebbe consentire nemmeno l’eccessivo affollamento presso le rive, che disturba e allontana gli animali che vi stanziano, le anatre ad esempio, non si vedono sostare nel lago quando la folla diviene troppo rumorosa e invadente. Ho assistito una volta a cani da caccia lasciati liberi di tuffarsi nel lago e che cercavano di catturare le anatre, inseguendole nell’acqua.

Stessa annotazione per i cani di media e grossa taglia lasciati liberi di scorrazzare in barba ai divieti e che inseguono i gatti delle colonie feline legali del parco e che forse ora non esistono più. E infatti le persone autorizzate o dedite alla loro nutrizione hanno riportato varie sparizioni specialmente di gatti giovani o ancora cuccioli. Esistono dei cartelli che indicano alcune zone delimitate e escluse dalle attività ludiche che sono totalmente ignorati, così come per il rispetto delle piante, si vedono addirittura gruppi di persone che raccolgono erbe come se fosse campagna aperta. Credo che se un cartello che indica un divieto viene considerato puramente simbolico e decorativo, allora sarebbe meglio toglierlo, per non abituare chiunque a non rispettare nessun avviso.

Faccio un appello quindi, non solo personale, ma richiesto da altri numerosi frequentatori virtuosi del parco, di controllare e far rispettare le leggi. Propongo inoltre di apporre dei chiarissimi avvisi ai margini dei laghi per vietare queste attività devastanti per la stabilità biologica degli ecosistemi indicando chiaramente anche le sanzioni previste.

Un parco dovrebbe essere un’oasi di vita naturale in mezzo alla giungla di cemento e smog. Dovrebbe rappresentare una risorsa e un rifugio per animali altrimenti condannati a perire e una risorsa culturale per le persone grandi o piccole che desiderino frequentarlo non solo per il fitness, il gioco del pallone e le esigenze canine, ma per osservare e vivere da vicino un bene che sta diventando sempre più piccolo, raro e prezioso, un Parco della Vita vera, non un parco del divertimento.

Inoltre nell’estate incipiente, ad ogni massacro di girini, corrisponderà un incremento notevole del numero di zanzare (tigre specialmente), ad allietare le nostre case e luoghi vari e i comuni forse spenderanno un sacco di soldi per effettuare inutili, quanto devastanti disinfestazioni, per gli ecosistemi e la nostra salute, per eliminare poche zanzare e al tempo stesso sterminare i loro naturali antagonisti e predatori come ragni, lumache e appunto, girini e rane.

Quia Plus Valeo…

Dominion

Spesso ci riferiamo alla Natura come se fosse una divinità, alla Scienza e ai suoi ministri come se fosse una nuova religione, ed alle Tradizioni delle antiche culture come se fossero leggi. Pretendendo sempre che la Natura, la Scienza e le Tradizioni, siano tutte entità al servizio delle nostre infinite, insaziabili ambizioni di sfruttamento e dominio delmondo vivente. ennio forina

I Tempi cambiano…gli umani no.

Election day.jpg

Non mi riferisco mai al pensiero di altri, ma in questo caso questi versi mirabili sono cronaca del tempo, e di ogni tempo e sono utili per capire che nulla è davvero cambiato in questi oltre duemila lunghi anni…
“… certare ingenio, contendere nobilitate, noctes atque dies niti praestante labore ad summas emergere opes rerumque potiri. O miseras hominum mentis, o pectora caeca!” Lucrezio – Liber secundus -De Rerum Natura.

Il Rosso dei Papaveri

A Poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom.

HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO
DAL ROSSO DEI PAPAVERI, E NON DEL SANGUE…bull177

I dreamed the Bull in the free fields of the sky, where the only red color
was not from his blood, but the poppies…

Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti
 
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
 
Ho visto fantasmi sui palchi ebbri di sangue vermiglio
 
fuggire da vili all’impeto del coraggio e della ribellione.
 
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
 
troppo intricate imprigionando impietose le possenti zampe
 
sul crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
 
Oltre l’arena infame forse erano liberi ma irraggiungibili
 
i prati liberi di verde e del solo rosso dei papaveri illuminati,
 
ma all’interno del festoso cerchio mortale
 
solo un sole di sangue bagnava la sabbia di grumi sinistri,
 
calpestata da demoniache presenze sui costretti cavalli
 
scatenate per fornire i tormenti delle lance e dei pungoli, forgiati
 
nelle fucine d’inferno, ed eroi fantocci ricoperti dalla gloria del nulla,
 
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
 
e urla di piacere ad ogni colpo di pungolo e di sangue sprizzato.
 
“Breaking news!: dramma sfiorato, nessun ucciso, nessun ferito,
 
nessuno”. Dunque il Toro è nessuno? Solo sangue e spettacolo.
 
IL SOGNO
 
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
 
e io ho sognato il Toro, umiliato ma grande, l’ho sognato morire
 
ed il suo corpo esplodere in mille getti di sangue
 
che si riversavano su ogni spalto della cerchia infame
 
gremita da volti piccoli e grandi, bocche bavose e braccia esultanti,
 
occhi ebbri di scherno del dolore inflitto a intervalli di morte
 
e di sadica voluttà nel vedere la forza privata pezzo a pezzo
 
dal nobile corpo costretto alla furia, del possente e indifeso Toro.
 
Spettatori gaudenti del male, frementi dalla bramosia del sangue,
 
e il sangue ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
 
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
 
ma il rosso fluido restava sempre a coprirli
 
a macchiare vestiti, corpi e volti e non si levava
 
continuando a fluire dal Toro ribelle, squartato tra i sedili.
 
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di vulcano
 
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
 
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
 
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
 
che adesso più non rideva del sangue e travolta,
 
alla fine affondava nella marea rossa spenta di urla,
 
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
 
altre mille bocche si aprivano del sangue
 
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
 
Ma i sogni sono solo sogni e tutto questo non accade e non avverrà.
 
non in questo modo, non in questo tempo almeno.
 
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
 
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
 
uccisi due, tre, cento volte e solo per gioco,
 
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
 
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
 
finché gli occhi umani avranno piacere guardando la morte degli altri.
 
Ma il diluvio del sangue non è un sogno, né un’illusione
 
è l’orrenda, continua realtà, in quella ed altre piazze,
 
così, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
 
qualcosa davvero affonda e si perde per sempre nel sangue delle arene:
 
Le anime spente di chi ha soffocato e tolto alla vita il diritto.
 
Le anime di quelli che hanno goduto vedendo il sangue
 
sgorgare caldo, fumante, dalle narici e dal corpo generoso,
 
e alla fine credono di uscire soddisfatti e indenni dall’atroce scena
 
pronti ad altri giochi e con i loro corpi e vestiti puliti.
 
Ma sono le loro anime ad essersi sporcate, risucchiate nei torrenti
 
e nei gorghi dell’infame gioco e di qualunque altro sangue
 
e così si avviano, sazi del dolore altrui, senza nemmeno sapere
 
di aver lasciato le loro spente anime spente
 
nel sangue dell’arena a imputridire.
 
ennio forina 2018

Le Radici del Male

È il delirio di onnipotenza insieme al vuoto dell’anima. È una combinazione distruttiva, come quando si mettono insieme due elementi da soli apparentemente inerti, ma misti fra loro diventano devastanti.

Il delirio di onnipotenza deriva dall’invidia. Distruggere la felicità di vivere che non si ha dentro di sé. La formula è: “Come fai tu Cervo, Lepre, Lupo, Orso, ad essere così contento di essere vivo mentre io ho noia e non so che fare con me stesso? Quindi ti devo distruggere perché non posso sopportare che tu sia felice se io non lo sono“. Questo è il meccanismo generale anche se, chi va a caccia non se ne rende nemmeno conto razionalmente. Seguono una pulsione elementare che deriva anche da memorie genetiche.
Essi non sopportano il loro vuoto e la loro noia e pensano di essere vivi avendo il potere di sopprimere la vita e la felicità di vivere degli altri. È la storia emblematica del Lupo e l’Agnello, dove Il Lupo/Uomo cerca tutte le scuse per mangiare l’agnello anche se non ha fame. È l’invidia della strega cattiva che avvelena Biancaneve perché non sopporta la sua dolce bellezza e di cui lei non è dotata.

È la storia di quei bambini, spesso impropriamente definiti “angioletti” che dimostrano da piccolissimi caratteristiche di prepotenza e crudeltà e se hanno fra le mani un animaletto o un giocattolo che non sanno far funzionare, lo distruggono. E se il giocattolo che non sanno far funzionare è la vita essi distruggono la vita. Gli altri animali non fanno questo perché non hanno invidia e non soffrono di vuoto esistenziale né di noia,. Quando e se uccidono raramente senza reale necessità lo fanno o per difendersi o per tenersi in allenamento come predatori perché la loro sopravvivenza dipende dalla loro capacità di catturare le prede.

Karma Minori…

L’odore e la vista del sangue “violento” mi fa orrore anche se è solo riferito ed espresso a parole. Mi trovavo casualmente in attesa di fronte a uno studio medico odontoiatrico prima dell’apertura, che forniva varie indicazioni di prestazioni impegnative e trovandomi nella necessità di servirmi di uno di questi costosi interventi ho pensato perché no, di aspettare che lo studio aprisse per informarmi sui costi e le modalità, e infatti dopo pochi minuti ho visto arrivare un uomo che sembrava essere il titolare e direttore dell’impresa e che nell’atto di aprire lo studio si intratteneva a parlare con una sua conoscenza. Io, essendo lì vicino in attesa della fine della conversazione per parlare con l’uomo,  l’ho udito chiaramente salutare il suo amico a voce alta al momento del commiato, con queste esatte parole: “prepara un abbacchio e mezzo!”

Trattandosi naturalmente di un arrangiamento di qualche riunione conviviale in essere, in occasione della “santa pasqua”. Al suono di quelle sanguinose parole, non ho più né chiesto alcuna informazione né ho varcato la soglia di quello studio, né mai la varcherò. E il direttore di questo studio non saprà mai che l’aver causato la morte di due pecorelle gli avrà fatto perdere anche un buon cliente e un lauto guadagno e che il Karma esiste di sicuro in forme minori e maggiori e colpisce sempre in modi diretti e indiretti.

 

C’è un fondo di verità scientifica nel credere che gli errori delle vite precedenti si pagano in quelle attuali, ma non i nostri errori, bensì quelli dei nostri progenitori ed antenati dai quali ereditiamo le informazioni e le caratteristiche contenute nei geni che si trasferiscono a noi. Più quelle dei nonni che non quelle dei genitori e questo spiega perché i nonni hanno un particolare dedizione per i nipoti e sono pronti a sacrificarsi molto più dei genitori , ma, a parte questa digressione, quello che è certo è che se alcuni dei nostri avi sono stati dei biechi assassini noi potremo aver ereditato il loro nefasto bagaglio in misura tale che anche noi potremmo diventarlo se non prendiamo percorsi diversi. così come si possono ereditare talenti e o predisposizioni genetiche alle malattie. Io non credo alla reincarnazione penso che l’anima sia una intelligenza non una entità e che diventi entità solo dopo aver imparato ad essere una vera anima sensibile, unendosi all’energia universale toccando altre anime. il buddismo considera l’esperienza vitale inutile e degradante e tende a depurarsi e progressivamente a liberarsi dei cicli evolutivi rinunciando a tutti gli impulsi vitali fino a raggiungere uno stato di immobilità spirituale scevro da dolori ed emozioni e quindi senza creatività. Ma assomiglia più ad una morte spirituale che ad una vita. Nel cosmo tutto è dinamismo
e contrasto e differenze e incidenti creativi, se non fosse così il cosmo imploderebbe nel nulla, nell’inania. Ma il fenomeno “vita” è creatività pura e la creatività è sofferenza perché è un divenire continuo. La mia filosofia e il senso del mio poema è il dinamismo creativo che fa anche soffrire ma anche gioire davvero ad ogni stadio, mentre il buddismo è una specie di strada senza uscita. Io non faccio distinzione tra materia e spirito, per me sono la stessa cosa ma diversamente assemblata nel cosmo. Pensa che l’immensa forza distruttiva di un vulcano rende le terre intorno molto più fertili e ricche di vita e che la fornace tremenda del globo solare fa nascere la piccola delicata primula sulla terra a primavera. Senza quel fuoco distruttivo ma creativo, non ci sarebbe la primula non ci saremmo noi e non ci sarebbe l’esperienza che chiamiamo Vita.

Questo è il senso della sofferenza, la sofferenza che possiamo subire passa ed può essere trasformata in sofferenza creativa, ma siccome parliamo di anime e creatività, la sofferenza distruttiva è quella che “noi” causiamo/infliggiamo agli altri e che, distruggendo i corpi altrui (tipo la caccia) distrugge anche pezzo per pezzo l’anima. Chi subisce la sofferenza può perdere il suo corpo ma non l’anima chi la provoca alla fine perde ambedue le cose ed è come se non avesse vissuto.

Vorrei aggiungere un concetto significativo che ricavo dalla semplice osservazione della realtà naturale. Noi cerchiamo di costruire filosofie e religioni strane mondi irreali, mostruosità e fantasmi, quando il mondo vivente può fornire tutte le risposte – non definitive – ma della direzione che sta seguendo. In esso, nel mondo vivente, la vita non si volge in modo univoco. Siamo ancora in una fase evolutiva in cui gli organismi sperimentano 4 metodi principali per sopravvivere e progredire: la predazione – il parassitismo – l’opportunismo e la simbiosi che si evidenzia in molte forme diverse, in pratica l’interazione commerciale degli organismi. Quest’ultima è senz’altro la forma più evoluta, etica ed incruenta di evoluzione e secondo me è il percorso più proficuo e conveniente per tutte le forme viventi. Noi utilizziamo tutti e 4 i metodi e abbiamo trasformato la predazione in puro saccheggio, per questo stiamo andando generalmente nella direzione contraria alla vera evoluzione con i risultati che vedremo presto.

Quindi il Karma esiste e come funziona?

È dovuto alle differenze. Noi tutti possiamo facilmente trovarci nei crocevia o punti nodali dove avvengono le differenze si incontrano e scontrano e se ci siamo in mezzo ne siamo colpiti anche se incolpevoli.

Ma le nostre anime, se sono ben curate sono immuni dalle differenze e dai loro effetti negativi.

La Stanza Segreta

Deve esserci una stanza segreta

nella tua casa d’amore

dove poterti isolare ogni tanto

lasciando scorrere pensieri e riflessioni.

Dove poter serbare i gioielli

di molte esperienze anche soltanto sfiorate.

Dove poter spazzare via la polvere

dalla libreria di tutti i tuoi sogni mai letti

e rievocare memorie prigioniere, sottomesse

ma non mai dimenticate.

Dove ogni giorno del calendario della tua vita

è diventato un cassetto arrugginito

che solo tu hai la chiave per aprire

e guardare indietro alle volte e ai luoghi

che sono stati persi in amore e comprensione.

Una stanza di insoddisfatta nostalgia

con quattro orizzonti aperti e senza fine

al posto delle sue quattro mura

con un soffitto così inconsistente

da permetterti di toccare il cielo

e invitare un gruppo di stelle

a restare a cena con te.

Cosicché lasciando questa stanza, 

sarai di nuovo lo straniero improvviso

dal tocco gentile e i luminosi occhi

che il tuo vero amore ha sempre saputo che eri,

e ancora una volta potrai presentare

il più prezioso e affascinante dono

che avrai mai la possibilità di offrire.

Quello che si conosce, sconosciuto,

da conoscere ancora.

ennio forina  3 agosto 2015