Il Parco dei Divertimenti

 Pubblicato su “noiroma.it – Domenica 01 Aprile 2012 08:18 ennio forina

Vorrei che l’impatto umano sul resto del mondo vivente non fosse sempre così doloroso e ingiusto anche rispetto a delle gravi situazioni “minori”, solo apparentemente trascurabili.

Da qualche tempo, in quello che ritengo sia il più bel parco pubblico romano, Villa Doria Pamphili, va di moda un nuovo sport molto popolare, praticato dai bambini ma con la compiacenza e l’istigazione degli adulti, vale a dire la sagra e conseguente strage dei girini. In primavera si schiudono le uova nelle acque basse vicino alla riva dei laghetti, dove i grossi pesci non possono arrivare a mangiarli e una moltitudine di girini con l’aspirazione di diventare rane o rospi, provano a svilupparsi secondo le loro fasi naturali in questi rari ecosistemi cittadini “protetti”, ma a quanto pare, per il popolo dei frequenta-parchi prevalgono le necessità ludiche sulle leggi e sul rispetto delle forme di vita, ritenendo che i girini siano stati messi là dal comune di Roma, apposta per far divertire i loro figli a costo zero.

Così nei fine settimana specialmente, molti villeggianti dotati di prole, arrivano a frotte e bivaccano intorno al piccolo lago del parco. Alcuni già attrezzati di tutto punto, con palette e retine professionali apposite per la raccolta, altri si adattano alla buona con ogni tipo di contenitore e stanno lì, tutti eccitati, a prelevare quella miriade di piccoli animaletti scuri con la codina scondizolante, che cercano inutilmente di sfuggire alla “mietitura”. E li raccolgono diligentemente fra urla e gridolini sotto lo sguardo vigile e compiaciuto dei genitori, li trasportano sui prati, li mostrano ad amichetti e genitori facendoli cadere sui prati. Mentre i più disinvolti li prendono per la codina e li esaminano divincolarsi, altri meno coraggiosi, sono presi da un moto di ribrezzo per quei viscidi piccoli esseri e con urla e movimenti inconsulti li fanno saltare per aria o li sbattono per terra nell’erba o tra i sassi, dove le loro aspirazioni metamorfiche subiscono una prematura e infausta fine .

A volte ho visto alcune di queste allegre famigle portarsi via i contenitori con i girini dentro, non si sa per quale uso, forse per darli in pasto al loro squalo domestico contenuto nell’acquario tropicale del salone. Un padre di una famiglia turistica che ne stava raccogliendo un cospicuo numero nel contenitore della pasta, al quale rimproveravo l’arbitrio cercando di fargli capire che non aveva nessun diritto di prelevare  girini sia per le leggi  che ragioni etiche, ma lui mi disse voleva portarseli nella loro dimora bolognese per mostrare ai loro figli “de visu” il miracoloso svolgersi della metamorfosi. Quale encomiabile intento educativo il primo insegnamento che dava ai suoi figli era l’appropriazione indebita o per meglio dire insegnava loro a rubare! In un altro lago ancora, più grande, quello di Bracciano, ho visto anche bambini molto più cresciuti, a ridosso del diploma di maturità, prelevare piccoli granchi dagli scogli vicino alla riva e giustificarsi dicendo che li avrebbero messi nel loro acquario tropicale marino. Ma come, sono granchi di acqua dolce e zone mediterranee e li mettono in un acquario tropicale e per giunta marino? Ma non si studiano nelle scuole, materie vagamente scientifiche o questa promettente gioventù non guarda di tanto in tanto la TV, che qualche pillola di conoscenza la elargisce ogni tanto? Queste attitudini non sono solo un problema di cultura o etica, ma rivelano anche un evidente vuoto di capacità intellettiva.

Ma la cosa peggiore l’ho vista casualmente un paio di settimane fa. Avevo appena iniziato la mia passeggiata nel parco quando, come era prevedibile ad ogni primavera, ho visto da lontano lo svolgersi della sagra e quindi a rischio della mia incolumità personale, considerando alcuni atteggiamenti minacciosi subiti altre volte da nerboruti genitori, mi sono comunque diretto verso il laghetto per protestare, solo cercando di suscitare qualche sentimento di compassionevole consapevolezza in quel nutrito popolo fautore della barbarica attività.

Avvicinandomi al gruppo più folto di villeggianti, composto da tre virgola quattro madri, moltiplicate per sei bambini di tutte le età, ho visto veramente l’orrore materializzarsi di fronte ai miei occhi: si era in fase finale dell’appassionante gioco e una delle madri, toglieva il grosso bicchiere dalle mani della bambina più grande e così com’era, colmo di girini e senza misericordia, lo stava gettando diligentemente nel secchio dei rifiuti, nonostante l’acqua del laghetto fosse molto più vicina a lei di quel contenitore.

In questo caso, il mio intervento verbale di riprovazione per il gesto, fece sì che quegli animaletti sopravvivessero forse un po’ più a lungo, ma considerata l’estensione delle giornate primaverili nei fine settimana si può statisticamente immaginare che queste azioni siano nella consuetudine e che a tentare di impedirle non ho mai visto nessuno.

Non racconto queste cose per suscitare qualche barlume di coscienza in coloro che interpretano la frequenza dei luoghi naturali in questi modi. Essi comunque trasferiscono ai loro figli quella morale distorta che alla fine non gli sarà utile per affrontare onestamente gli eventi della vita. La morale che insegna che tutto quello che ci fa comodo è lecito perché la mamma e il papà così hanno affermato con la loro condiscendenza, che si possono disprezzare e maltrattare le altre forme di vita e che porta in sé i semi negativi che prima o poi si possono manifestare in altri modi e su altri soggetti. Infatti, chi stabilisce classifiche arbitrarie tra vita e vita, come vite inferiori e vite superiori, è molto probabile che in certe condizioni, applicherà questo deforme principio anche contro i soggetti della propria specie, diventando nocivo agli individui e alla società tutta.

Scrivo invece per risvegliare l’attenzione degli organi istituzionali di polizia municipale e della salvaguardia ambientale a prendere provvedimenti solleciti ed efficaci per prevenire queste azioni e dare consistenza e attuazione alle regole e leggi stabilite che definiscono i maltrattamenti, la tortura e l’uccisione degli animali, un preciso reato, oltre alla tutela e rispetto di un parco pubblico.

Non è possibile che questi sparuti ecosistemi protetti siano lasciati in balìa di una barbarie domestica incontrollata che insieme ad essi, demolisce anche il senso del rispetto delle regole.

Se il laghetto del parco è un presidio naturale protetto, allora non si dovrebbe consentire nemmeno l’eccessivo affollamento presso le rive, che disturba e allontana gli animali che vi stanziano, le anatre ad esempio, non si vedono sostare nel lago quando la folla diviene troppo rumorosa e invadente. Ho assistito una volta a cani da caccia lasciati liberi di tuffarsi nel lago e che cercavano di catturare le anatre, inseguendole nell’acqua.

Stessa annotazione per i cani di media e grossa taglia lasciati liberi di scorrazzare in barba ai divieti e che inseguono i gatti delle colonie feline legali del parco e che forse ora non esistono più. E infatti le persone autorizzate o dedite alla loro nutrizione hanno riportato varie sparizioni specialmente di gatti giovani o ancora cuccioli. Esistono dei cartelli che indicano alcune zone delimitate e escluse dalle attività ludiche che sono totalmente ignorati, così come per il rispetto delle piante, si vedono addirittura gruppi di persone che raccolgono erbe come se fosse campagna aperta. Credo che se un cartello che indica un divieto viene considerato puramente simbolico e decorativo, allora sarebbe meglio toglierlo, per non abituare chiunque a non rispettare nessun avviso.

Faccio un appello quindi, non solo personale, ma richiesto da altri numerosi frequentatori virtuosi del parco, di controllare e far rispettare le leggi. Propongo inoltre di apporre dei chiarissimi avvisi ai margini dei laghi per vietare queste attività devastanti per la stabilità biologica degli ecosistemi indicando chiaramente anche le sanzioni previste.

Un parco dovrebbe essere un’oasi di vita naturale in mezzo alla giungla di cemento e smog. Dovrebbe rappresentare una risorsa e un rifugio per animali altrimenti condannati a perire e una risorsa culturale per le persone grandi o piccole che desiderino frequentarlo non solo per il fitness, il gioco del pallone e le esigenze canine, ma per osservare e vivere da vicino un bene che sta diventando sempre più piccolo, raro e prezioso, un Parco della Vita vera, non un parco del divertimento.

Inoltre nell’estate incipiente, ad ogni massacro di girini, corrisponderà un incremento notevole del numero di zanzare (tigre specialmente), ad allietare le nostre case e luoghi vari e i comuni forse spenderanno un sacco di soldi per effettuare inutili, quanto devastanti disinfestazioni, per gli ecosistemi e la nostra salute, per eliminare poche zanzare e al tempo stesso sterminare i loro naturali antagonisti e predatori come ragni, lumache e appunto, girini e rane.

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