Il Rosso dei Papaveri

A Poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom.

HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO
DAL ROSSO DEI PAPAVERI, E NON DEL SANGUE…bull177

I dreamed the Bull in the free fields of the sky, where the only red color
was not from his blood, but the poppies…

Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti
 
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
 
Ho visto fantasmi sui palchi ebbri di sangue vermiglio
 
fuggire da vili all’impeto del coraggio e della ribellione.
 
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
 
troppo intricate imprigionando impietose le possenti zampe
 
sul crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
 
Oltre l’arena infame forse erano liberi ma irraggiungibili
 
i prati liberi di verde e del solo rosso dei papaveri illuminati,
 
ma all’interno del festoso cerchio mortale
 
solo un sole di sangue bagnava la sabbia di grumi sinistri,
 
calpestata da demoniache presenze sui costretti cavalli
 
scatenate per fornire i tormenti delle lance e dei pungoli, forgiati
 
nelle fucine d’inferno, ed eroi fantocci ricoperti dalla gloria del nulla,
 
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
 
e urla di piacere ad ogni colpo di pungolo e di sangue sprizzato.
 
“Breaking news!: dramma sfiorato, nessun ucciso, nessun ferito,
 
nessuno”. Dunque il Toro è nessuno? Solo sangue e spettacolo.
 
IL SOGNO
 
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
 
e io ho sognato il Toro, umiliato ma grande, l’ho sognato morire
 
ed il suo corpo esplodere in mille getti di sangue
 
che si riversavano su ogni spalto della cerchia infame
 
gremita da volti piccoli e grandi, bocche bavose e braccia esultanti,
 
occhi ebbri di scherno del dolore inflitto a intervalli di morte
 
e di sadica voluttà nel vedere la forza privata pezzo a pezzo
 
dal nobile corpo costretto alla furia, del possente e indifeso Toro.
 
Spettatori gaudenti del male, frementi dalla bramosia del sangue,
 
e il sangue ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
 
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
 
ma il rosso fluido restava sempre a coprirli
 
a macchiare vestiti, corpi e volti e non si levava
 
continuando a fluire dal Toro ribelle, squartato tra i sedili.
 
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di vulcano
 
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
 
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
 
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
 
che adesso più non rideva del sangue e travolta,
 
alla fine affondava nella marea rossa spenta di urla,
 
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
 
altre mille bocche si aprivano del sangue
 
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
 
Ma i sogni sono solo sogni e tutto questo non accade e non avverrà.
 
non in questo modo, non in questo tempo almeno.
 
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
 
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
 
uccisi due, tre, cento volte e solo per gioco,
 
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
 
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
 
finché gli occhi umani avranno piacere guardando la morte degli altri.
 
Ma il diluvio del sangue non è un sogno, né un’illusione
 
è l’orrenda, continua realtà, in quella ed altre piazze,
 
così, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
 
qualcosa davvero affonda e si perde per sempre nel sangue delle arene:
 
Le anime spente di chi ha soffocato e tolto alla vita il diritto.
 
Le anime di quelli che hanno goduto vedendo il sangue
 
sgorgare caldo, fumante, dalle narici e dal corpo generoso,
 
e alla fine credono di uscire soddisfatti e indenni dall’atroce scena
 
pronti ad altri giochi e con i loro corpi e vestiti puliti.
 
Ma sono le loro anime ad essersi sporcate, risucchiate nei torrenti
 
e nei gorghi dell’infame gioco e di qualunque altro sangue
 
e così si avviano, sazi del dolore altrui, senza nemmeno sapere
 
di aver lasciato le loro spente anime spente
 
nel sangue dell’arena a imputridire.
 
ennio forina 2018
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