Quia Plus Valeo…

Dominion

Spesso ci riferiamo alla Natura come se fosse una divinità, alla Scienza e ai suoi ministri come se fosse una nuova religione, ed alle Tradizioni delle antiche culture come se fossero leggi. Pretendendo sempre che la Natura, la Scienza e le Tradizioni, siano tutte entità al servizio delle nostre infinite, insaziabili ambizioni di sfruttamento e dominio delmondo vivente. ennio forina

I Tempi cambiano…gli umani no.

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Non mi riferisco mai al pensiero di altri, ma in questo caso questi versi mirabili sono cronaca del tempo, e di ogni tempo e sono utili per capire che nulla è davvero cambiato in questi oltre duemila lunghi anni…
“… certare ingenio, contendere nobilitate, noctes atque dies niti praestante labore ad summas emergere opes rerumque potiri. O miseras hominum mentis, o pectora caeca!” Lucrezio – Liber secundus -De Rerum Natura.

Il Rosso dei Papaveri

A Poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom.

HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO
DAL ROSSO DEI PAPAVERI, E NON DEL SANGUE…bull177

I dreamed the Bull in the free fields of the sky, where the only red color
was not from his blood, but the poppies…

Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti
 
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
 
Ho visto fantasmi sui palchi ebbri di sangue vermiglio
 
fuggire da vili all’impeto del coraggio e della ribellione.
 
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
 
troppo intricate imprigionando impietose le possenti zampe
 
sul crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
 
Oltre l’arena infame forse erano liberi ma irraggiungibili
 
i prati liberi di verde e del solo rosso dei papaveri illuminati,
 
ma all’interno del festoso cerchio mortale
 
solo un sole di sangue bagnava la sabbia di grumi sinistri,
 
calpestata da demoniache presenze sui costretti cavalli
 
scatenate per fornire i tormenti delle lance e dei pungoli, forgiati
 
nelle fucine d’inferno, ed eroi fantocci ricoperti dalla gloria del nulla,
 
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
 
e urla di piacere ad ogni colpo di pungolo e di sangue sprizzato.
 
“Breaking news!: dramma sfiorato, nessun ucciso, nessun ferito,
 
nessuno”. Dunque il Toro è nessuno? Solo sangue e spettacolo.
 
IL SOGNO
 
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
 
e io ho sognato il Toro, umiliato ma grande, l’ho sognato morire
 
ed il suo corpo esplodere in mille getti di sangue
 
che si riversavano su ogni spalto della cerchia infame
 
gremita da volti piccoli e grandi, bocche bavose e braccia esultanti,
 
occhi ebbri di scherno del dolore inflitto a intervalli di morte
 
e di sadica voluttà nel vedere la forza privata pezzo a pezzo
 
dal nobile corpo costretto alla furia, del possente e indifeso Toro.
 
Spettatori gaudenti del male, frementi dalla bramosia del sangue,
 
e il sangue ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
 
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
 
ma il rosso fluido restava sempre a coprirli
 
a macchiare vestiti, corpi e volti e non si levava
 
continuando a fluire dal Toro ribelle, squartato tra i sedili.
 
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di vulcano
 
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
 
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
 
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
 
che adesso più non rideva del sangue e travolta,
 
alla fine affondava nella marea rossa spenta di urla,
 
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
 
altre mille bocche si aprivano del sangue
 
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
 
Ma i sogni sono solo sogni e tutto questo non accade e non avverrà.
 
non in questo modo, non in questo tempo almeno.
 
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
 
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
 
uccisi due, tre, cento volte e solo per gioco,
 
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
 
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
 
finché gli occhi umani avranno piacere guardando la morte degli altri.
 
Ma il diluvio del sangue non è un sogno, né un’illusione
 
è l’orrenda, continua realtà, in quella ed altre piazze,
 
così, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
 
qualcosa davvero affonda e si perde per sempre nel sangue delle arene:
 
Le anime spente di chi ha soffocato e tolto alla vita il diritto.
 
Le anime di quelli che hanno goduto vedendo il sangue
 
sgorgare caldo, fumante, dalle narici e dal corpo generoso,
 
e alla fine credono di uscire soddisfatti e indenni dall’atroce scena
 
pronti ad altri giochi e con i loro corpi e vestiti puliti.
 
Ma sono le loro anime ad essersi sporcate, risucchiate nei torrenti
 
e nei gorghi dell’infame gioco e di qualunque altro sangue
 
e così si avviano, sazi del dolore altrui, senza nemmeno sapere
 
di aver lasciato le loro spente anime spente
 
nel sangue dell’arena a imputridire.
 
ennio forina 2018

Le Radici del Male

È il delirio di onnipotenza insieme al vuoto dell’anima. È una combinazione distruttiva, come quando si mettono insieme due elementi da soli apparentemente inerti, ma misti fra loro diventano devastanti.

Il delirio di onnipotenza deriva dall’invidia. Distruggere la felicità di vivere che non si ha dentro di sé. La formula è: “Come fai tu Cervo, Lepre, Lupo, Orso, ad essere così contento di essere vivo mentre io ho noia e non so che fare con me stesso? Quindi ti devo distruggere perché non posso sopportare che tu sia felice se io non lo sono“. Questo è il meccanismo generale anche se, chi va a caccia non se ne rende nemmeno conto razionalmente. Seguono una pulsione elementare che deriva anche da memorie genetiche.
Essi non sopportano il loro vuoto e la loro noia e pensano di essere vivi avendo il potere di sopprimere la vita e la felicità di vivere degli altri. È la storia emblematica del Lupo e l’Agnello, dove Il Lupo/Uomo cerca tutte le scuse per mangiare l’agnello anche se non ha fame. È l’invidia della strega cattiva che avvelena Biancaneve perché non sopporta la sua dolce bellezza e di cui lei non è dotata.

È la storia di quei bambini, spesso impropriamente definiti “angioletti” che dimostrano da piccolissimi caratteristiche di prepotenza e crudeltà e se hanno fra le mani un animaletto o un giocattolo che non sanno far funzionare, lo distruggono. E se il giocattolo che non sanno far funzionare è la vita essi distruggono la vita. Gli altri animali non fanno questo perché non hanno invidia e non soffrono di vuoto esistenziale né di noia,. Quando e se uccidono raramente senza reale necessità lo fanno o per difendersi o per tenersi in allenamento come predatori perché la loro sopravvivenza dipende dalla loro capacità di catturare le prede.

Karma Minori…

L’odore e la vista del sangue “violento” mi fa orrore anche se è solo riferito ed espresso a parole. Mi trovavo casualmente in attesa di fronte a uno studio medico odontoiatrico prima dell’apertura, che forniva varie indicazioni di prestazioni impegnative e trovandomi nella necessità di servirmi di uno di questi costosi interventi ho pensato perché no, di aspettare che lo studio aprisse per informarmi sui costi e le modalità, e infatti dopo pochi minuti ho visto arrivare un uomo che sembrava essere il titolare e direttore dell’impresa e che nell’atto di aprire lo studio si intratteneva a parlare con una sua conoscenza. Io, essendo lì vicino in attesa della fine della conversazione per parlare con l’uomo,  l’ho udito chiaramente salutare il suo amico a voce alta al momento del commiato, con queste esatte parole: “prepara un abbacchio e mezzo!”

Trattandosi naturalmente di un arrangiamento di qualche riunione conviviale in essere, in occasione della “santa pasqua”. Al suono di quelle sanguinose parole, non ho più né chiesto alcuna informazione né ho varcato la soglia di quello studio, né mai la varcherò. E il direttore di questo studio non saprà mai che l’aver causato la morte di due pecorelle gli avrà fatto perdere anche un buon cliente e un lauto guadagno e che il Karma esiste di sicuro in forme minori e maggiori e colpisce sempre in modi diretti e indiretti.

 

C’è un fondo di verità scientifica nel credere che gli errori delle vite precedenti si pagano in quelle attuali, ma non i nostri errori, bensì quelli dei nostri progenitori ed antenati dai quali ereditiamo le informazioni e le caratteristiche contenute nei geni che si trasferiscono a noi. Più quelle dei nonni che non quelle dei genitori e questo spiega perché i nonni hanno un particolare dedizione per i nipoti e sono pronti a sacrificarsi molto più dei genitori , ma, a parte questa digressione, quello che è certo è che se alcuni dei nostri avi sono stati dei biechi assassini noi potremo aver ereditato il loro nefasto bagaglio in misura tale che anche noi potremmo diventarlo se non prendiamo percorsi diversi. così come si possono ereditare talenti e o predisposizioni genetiche alle malattie. Io non credo alla reincarnazione penso che l’anima sia una intelligenza non una entità e che diventi entità solo dopo aver imparato ad essere una vera anima sensibile, unendosi all’energia universale toccando altre anime. il buddismo considera l’esperienza vitale inutile e degradante e tende a depurarsi e progressivamente a liberarsi dei cicli evolutivi rinunciando a tutti gli impulsi vitali fino a raggiungere uno stato di immobilità spirituale scevro da dolori ed emozioni e quindi senza creatività. Ma assomiglia più ad una morte spirituale che ad una vita. Nel cosmo tutto è dinamismo
e contrasto e differenze e incidenti creativi, se non fosse così il cosmo imploderebbe nel nulla, nell’inania. Ma il fenomeno “vita” è creatività pura e la creatività è sofferenza perché è un divenire continuo. La mia filosofia e il senso del mio poema è il dinamismo creativo che fa anche soffrire ma anche gioire davvero ad ogni stadio, mentre il buddismo è una specie di strada senza uscita. Io non faccio distinzione tra materia e spirito, per me sono la stessa cosa ma diversamente assemblata nel cosmo. Pensa che l’immensa forza distruttiva di un vulcano rende le terre intorno molto più fertili e ricche di vita e che la fornace tremenda del globo solare fa nascere la piccola delicata primula sulla terra a primavera. Senza quel fuoco distruttivo ma creativo, non ci sarebbe la primula non ci saremmo noi e non ci sarebbe l’esperienza che chiamiamo Vita.

Questo è il senso della sofferenza, la sofferenza che possiamo subire passa ed può essere trasformata in sofferenza creativa, ma siccome parliamo di anime e creatività, la sofferenza distruttiva è quella che “noi” causiamo/infliggiamo agli altri e che, distruggendo i corpi altrui (tipo la caccia) distrugge anche pezzo per pezzo l’anima. Chi subisce la sofferenza può perdere il suo corpo ma non l’anima chi la provoca alla fine perde ambedue le cose ed è come se non avesse vissuto.

Vorrei aggiungere un concetto significativo che ricavo dalla semplice osservazione della realtà naturale. Noi cerchiamo di costruire filosofie e religioni strane mondi irreali, mostruosità e fantasmi, quando il mondo vivente può fornire tutte le risposte – non definitive – ma della direzione che sta seguendo. In esso, nel mondo vivente, la vita non si volge in modo univoco. Siamo ancora in una fase evolutiva in cui gli organismi sperimentano 4 metodi principali per sopravvivere e progredire: la predazione – il parassitismo – l’opportunismo e la simbiosi che si evidenzia in molte forme diverse, in pratica l’interazione commerciale degli organismi. Quest’ultima è senz’altro la forma più evoluta, etica ed incruenta di evoluzione e secondo me è il percorso più proficuo e conveniente per tutte le forme viventi. Noi utilizziamo tutti e 4 i metodi e abbiamo trasformato la predazione in puro saccheggio, per questo stiamo andando generalmente nella direzione contraria alla vera evoluzione con i risultati che vedremo presto.

Quindi il Karma esiste e come funziona?

È dovuto alle differenze. Noi tutti possiamo facilmente trovarci nei crocevia o punti nodali dove avvengono le differenze si incontrano e scontrano e se ci siamo in mezzo ne siamo colpiti anche se incolpevoli.

Ma le nostre anime, se sono ben curate sono immuni dalle differenze e dai loro effetti negativi.

La Stanza Segreta

Deve esserci una stanza segreta

nella tua casa d’amore

dove poterti isolare ogni tanto

lasciando scorrere pensieri e riflessioni.

Dove poter serbare i gioielli

di molte esperienze anche soltanto sfiorate.

Dove poter spazzare via la polvere

dalla libreria di tutti i tuoi sogni mai letti

e rievocare memorie prigioniere, sottomesse

ma non mai dimenticate.

Dove ogni giorno del calendario della tua vita

è diventato un cassetto arrugginito

che solo tu hai la chiave per aprire

e guardare indietro alle volte e ai luoghi

che sono stati persi in amore e comprensione.

Una stanza di insoddisfatta nostalgia

con quattro orizzonti aperti e senza fine

al posto delle sue quattro mura

con un soffitto così inconsistente

da permetterti di toccare il cielo

e invitare un gruppo di stelle

a restare a cena con te.

Cosicché lasciando questa stanza, 

sarai di nuovo lo straniero improvviso

dal tocco gentile e i luminosi occhi

che il tuo vero amore ha sempre saputo che eri,

e ancora una volta potrai presentare

il più prezioso e affascinante dono

che avrai mai la possibilità di offrire.

Quello che si conosce, sconosciuto,

da conoscere ancora.

ennio forina  3 agosto 2015

“Non c’è Trippa per Gatti!”

Spesso, da una riflessione superficiale derivano concetti sbagliati e questi concetti si esprimono poi in parole, che a loro volta si trasformano in azione collettiva e da una semplice frase che si stabilisce saldamente nel pensiero comune, possono derivare gravi conseguenze di cui nessuno generalmente riesce a risalire all’origine.
Come altre volte, è stata riesumata la famosa affermazione “Non c’è trippa per gatti!” E la rievocazione è stata fatta per commentare l’operato ritenuto positivo di un primo cittadino dell’inizio del secolo scorso, che nel lodevole intento di eliminare spese superflue dal bilancio cittadino, pronunciando questo imperativo, aveva deciso di tagliare il costo degli alimenti costituiti da scarti dei corpi degli animali uccisi nei mattatoi, – definiti spregevolmente “frattaglie” – e che venivano dati come compenso ai numerosi gatti che erano stati intelligentemente posizionati in varie aree critiche con il compito di contenere il numero esorbitante dei ratti, nella scia di una antica saggezza messa in pratica fin dagli antichi egizi e ancora in auge nel seno della civiltà romana, quando uccidere un gatto in queste culture era considerato un vero e proprio delitto.
In seguito, nei secoli più bui e oppressi dall’infausto connubio fra poteri religiosi e superstizioni, lo sterminio dei gatti si attuava continuamente nelle città con ferocia e sadismo, mentre si suppone che i contadini nelle campagne, ben consapevoli che la presenza dei gatti fosse il più valido sistema per difendere i raccolti dalle razzie dei ratti, riuscirono in questo modo a salvare sia i raccolti che la specie felina “domestica” dall’estinzione.

Comunque, lasciando da parte la saggia perspicacia dei popoli antichi, stupisce come all’inizio del terzo millennio inondato da pillole di conoscenza imboccate qua e là dagli esperti dei vari settori la gente comune e anche gli stessi imbonitori mediatici del popolo non sappiano ragionare da sé, semplicemente osservando le evidenze e riflettendo attentamente su di esse.

Decine di volte, nella mia esperienza ho visto ratti uccisi con la gola trafitta dai denti felini, senza che nessuna parte dei loro corpi fosse mai servita come cibo e il motivo è semplice: i gatti sono animali molto puliti e selettivi nelle loro scelte alimentari, cani e molti uccelli sono spesso anche saprofiti cioè mangiano cadaveri in via di putrefazione, “..e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò…”i gatti no, si nutrono solo di carne fresca, inoltre i ratti assorbono la sporcizia e i parassiti, virus e batteri degli ambienti in cui vivono, mangiano di tutto, anche cose che per un gatto sarebbero tossiche perciò la ragione per cui un gatto qualsiasi “deve” cacciare e uccidere un ratto ovunque si trovi, non è per cibarsi ma è un’altra, ben precisa: i ratti sono nemici giurati della specie felina perché uccidono e divorano i cuccioli dei gatti, e questa informazione è contenuta chiaramente nei geni felini. I gatti a volte vivono insieme come i leoni in clan, ma non hanno vere e proprie gerarchie e strategie comuni da seguire, non hanno un capo branco che si pappa tutte le femmine ma allo stesso tempo si assume il compito di difenderle, ci sono gatti più forti e gatti più deboli e comunque anche in gruppo conservano la loro indipendenza e auto sufficienza, ma i gatti maschi non sono “mariti”, sono solo amanti, perciò una gatta madre è completamente sola nel compito di nutrire accudire e difendere i suoi piccoli, salvo trovare qualche forma di convenienza di gruppo laddove è possibile per una comunità coesistere in spazi favorevoli.
In condizioni normali una gatta, al momento di partorire si apparta nel luogo vicino che le sembra più sicuro e per alcuni giorni allatta i piccoli e li accudisce senza nutrirsi e senza abbandonarli, ma a un certo punto è costretta a lasciarli per procurarsi del cibo e dato che non ha un compagno che la sostituisce nel compito della protezione i cuccioli restano esposti agli attacchi dei predatori e i ratti sono appunto tra i principali predatori dei cuccioli. Ecco perché nella mente felina è impressa la determinazione di uccidere i ratti.

Perciò la convinzione comune di non dare cibo ai gatti perché altrimenti non caccerebbero i topi è totalmente falsa, anzi al contrario, un gatto indebolito dalla mancanza di cibo sarà meno efficiente nel compito di cacciare i topi e se è così affamato da comunque rosicchiare qualche parte dei loro corpi correrà anche il rischio di ammalarsi.
Conosciamo bene le conseguenze nefaste della religione e delle superstizioni, che attribuendo ai gatti affinità demoniache hanno causato torture e massacri infami per secoli e allo stesso tempo hanno punito i loro stessi persecutori con varie pestilenze devastanti per la presenza incontrollata dei topi.
Oggi non sarebbe più possibile avere gatti ovunque, perché verrebbero sterminati dalle macchine e senza i gatti i topi stanno ballando allegramente. I veleni che continuiamo a spargere in giro e che rendono ancora più inquinata la terra e le acque e quindi anche l’aria non servono a niente se non ad avvelenare noi. Perché i topi sono talmente prolifici da colmare e superare le perdite in brevissimo tempo.

Quindi, togliere la trippa ai piccoli felini non è mai stata affatto una decisione di lungimirante saggezza, ma ha contribuito notevolmente alla proliferazione dei piccoli e pericolosi purtroppo per noi roditori, eppure la claque degli studi televisivi ha applaudito questo stereotipo fuorviante, come se fosse un concetto di esemplare intelligenza gestionale. Ma sappiamo che di questi tempi si applaude tutto e il contrario di tutto, come per le risate automatiche che intercalano puntualmente le battute degli show americani, senza nemmeno riflettere, purché la frase sia d’effetto, mentre invece di battere sempre le mani con estrema facilità, sarebbe meglio che tutte le comparse mediatiche attivassero i tanti neuroni addormentati delle loro menti.

Genus Humanum

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And this is all true, but the issue I’m trying to stress, is really semantic, which is, the capability of seeing the reality as it is and giving the words we use the right meaning. People all over the world are well aware of the horrible things that only humans can do and most of them think that it is fine like this, and that they can get over with it, because they are “human”, and still, they teach their children that being human is good and cool and being beast is bad and stupid. We all know we are “bad”, and we are wicked, and even kids know that since when they are born and behave consequently, often blackmailing their parents in their early omnipotence delirium, more often encouraged and not inhibited, by the their own parents. But it is the millennial dominion of a particular and limited collective cognitive ability that perpetuates the wicked fate of the human kind and its ruinous impact on the other living beings on earth.
Until we keep deceiving ourselves putting any new generation on a pedestal and lying, convincing them that they are special and animals are just to serve us, and trees and even water and air exist so that we can breath and drink it, and placing ourself in the very center of the universe, things will go bad for us, but to tell you the truth, I do not care that much about that…as I care of what really makes me suffer: this enormous cosmic injustice we are responsible for, sanctified by all the lies and global hypocrisy. No matter what religions or idealizations or political systems of the human kind, we thrive on mendacities and illusions. And we let ourselves do anything we want just because we lie constantly to ourselves to justify our actions.
My statement is: let’s call the things with their right names and give the names the right meanings, let’s stop using words of nonsense that do not correspond to the actual truth. Let’s start from that. Bad is Bad, Good is Good. We are humans, humanity didn’t prove yet to be such a good thing. This is the day of the memory of the Holocaust? It was only yesterday…one of the so many…

IL DECIMO CERCHIO – L’Oro Rosso

IL DECIMO CERCHIO – L’Oro Rosso
Un’amica mi dice che una nuova coscienza del rispetto del mondo vivente sta sviluppandosi nel mondo degli umani. Purtroppo non è così. È aumentata la visibilità di quelli che si oppongono al macello globale grazie ad internet e anche perché il macello globale ha raggiunto tali dimensioni mostruose da non poter essere più nascosto e ignorato. Al macello industriale si aggiunge il sempiterno macello locale e rituale, quello delle sagre e delle religioni. Ormai il macello è per le strade, c’è nei cortili delle città italiane, dove si scannano animali fatti nascere appositamente per motivi rituali- religiosi che si aggiungono alle esecuzioni che già facciamo noi da sempre, mentre dall’altra parte del mondo non sono da meno per tradizioni insulse, per spettacoli e sempre per motivi religiosi come le decapitazioni in massa di capre, giumente e pecore per ingraziarsi gli dei locali. Le dimensioni degli allevamenti industriali sono così immense che sono state rase al suolo foreste intere tagliando milioni di alberi per far posto alla domanda ed alla “offerta” di carne in tutto il mondo.
 
Mai come in questa era gli animali e le piante hanno subito la malvagità umana in tale misura e con i metodi perversi che oggi si usano. Quanti esempi, si possono trovare in internet, di questa demoniaca realtà? Gli sterminati campi di scatole dove mantengono per poche settimane in vita i vitelli strappati alle loro madri, impedendo loro di vedere persino la luce del sole, per far diventare la loro carne più bianca, i trita-pulcini maschi negli allevamenti di galline ovaiole, le centinaia e centinaia di migliaia di maialini fatti nascere in eccesso, ammucchiati in cumuli di carne e ancora vivi gettati nelle fosse e seppelliti, gli interminabili massacri di cetacei, balene e delfini, reti da pesca lunghe decine di km e le preziose pellicce, simulacri inconfutabili della stupidità quanto della cattiveria umana, e quelle di gatti, cani ed altri animali meno domestici, costretti in prigionie orrende, scuoiati e bolliti vivi come cibo e per fare quegli stupidi e inutili orpelli di pelliccia che ornano i colli delle giacche di metà della altrettanto stupida e insensibile popolazione del mondo occidentale, senza che vi sia una minima volontà di chiedersi cosa comporta l’acquisto di questi indumenti, e questa tremenda macchina industriale che usa gli esseri viventi come usa il petrolio, cioè come carburante per le attività umane, non si fermerà certo perché i pochi che hanno coscienza e senso del dolore altrui vorrebbero instaurare i buoni princìpi e promuovere la filosofia eccellente della frugalità, del cibo simbiotico, più confacente alla nostra fisiologia e nel rispetto della vita universale, né per le poche centinaia di persone compassionevoli sparse qui e là nel mondo, che fanno sentire vanamente le loro grida di dolore ricevendo solo gli sghignazzi delle industrie dei carnefici e dei cacciatori.
 
Le tre scimmiette ora possono vedere, ascoltare e parlare, ma nulla cambia lo stesso se non ai margini della realtà delle grandi masse di individui che continuano ad addensarsi ed a esigere di riempirsi bene le pance sul pianeta. Il cibo ha smesso di essere un nutrimento ed è diventato una fonte di piacere e di gratificazione superiore a quella della sessualità. Il cibo viene celebrato ed esaltato da tutti i pulpiti e in tutte le occasioni e la sessualità relegata in un ambito ristretto, problematico, inibito e distorto come tutto ciò di cui gli esseri umani si appropriano.
 
Le poche anime compassionevoli vorrebbero che tutto questo cessasse, ma spesso reagiscono in modo emotivo parlando dell’evidenza dell’anima negli animali ad animali che non hanno un’anima, cioè a coloro che trasformano il sangue in soldi. La società umana attuale ha una smisurata fame di energia e quella che proviene dagli animali è quella a più buon mercato e più profittevole, si rigenera da sola con qualche piccolo aiuto artificiale e biochimico.
La coscienza collettiva umana non vuole e non può fermare o rallentare tutto questo, quanti milioni e milioni di posti di lavoro si perderebbero senza prima convertire le industrie della predazione in industrie della collaborazione?
 
C’è solo la certezza, più che la speranza, che il sistema di equilibri che hanno generato il mondo vivente così da noi perturbato, collassi alla fine, trascinando anche noi nel disastro ambientale totale senza più possibilità di tornare indietro e allora i pochi rimasti della nostra infausta specie ricominceranno a scannarsi tra loro come si scannano in modo “incruento” i tifosi delle squadre di calcio, perché non avremo modificato la nostra natura e finora ci siamo solo dati delle regole per reprimere le nostre pulsioni di ferocia distruttiva non per evolverci a livelli davvero superiori.
 
Se fino ad ora non ci sono state altre guerre globali, ma solo locali, lo si deve non ad una maggiore saggezza acquisita dal genere umano o a un cambiamento in meglio della sua natura, ma a due fattori incidenti: la consapevolezza di un olocausto nucleare e forse ancora di più al fatto la tecnologia applicata alle industrie alimentari, agli allevamenti, alla pesca, all’agricoltura e alle leggi, che hanno tolto ogni diritto al mondo vivente ed hanno concesso a noi ogni licenza, generando sovrabbondanza di cibo per tutti, il mondo non ha più fame, fino a che questa globale estorsione si potrà attuare, perché la società umana ha già iniziato a divorare se stessa.
 
ennio forina 2018

Potresti Essere…

Potresti essere schiavo,

o una mente libera.

Potresti essere una spina,

o un fiore sbocciato.

potresti essere grandine,

o pioggia gentile.

Potresti essere un vento forte,

o leggera brezza,

Potresti essere tempesta,

o una nuvola splendente.

Potresti essere un fortunale,

o un’onda leggera,

o una dura tempesta,

o un calmo giorno di sole.

Potresti essere una cascata,

o un ruscello che scorre.

Potresti essere un’alluvione

o un laghetto tranquillo.

Potresti essere una pietra,

o soffice sabbia.

Potresti essere un deserto,

o un grande campo verde.

Potresti essere rude,

o d’animo gentile.

Potresti essere avaro,

o anima generosa.

Potresti essere una morta autostrada,

o una foresta vivente.

Potresti essere un cancello,

o un orizzonte infinito.

potresti essere lacrime,

o un sorriso splendente.

Potresti essere una fine,

o un nuovo principio.

Potresti essere rammarico

o puoi essere Amore.

ennio forina gennaio, 2018

You Could Be…

You could be slave,

or a free thinker.

You could be a spine, 

or an open flower.

You could be hail,

or a gentle rain.

You could be a blast,

or a light breeze.

You could be a storm,

or a shining cloud.

You could be a squall,

or you could be a wave,

or an harsh tempest, 

or a calm and shining  day.

You could be a fall,

or a flowing stream.

You could be a flood,

or a placid pond.

You could be a stone,

or a soft sand.

You could be a desert,

or a wide green field.

You could be rough,

or kindly hearted.

You could be mean,

or a giving soul.

You could be a dead highway

or a living forest.

You could be a gate,

or a vast horizon.

You could be tears,

or a shining smile.

You could be an end,

or a new beginning.

You could be regret

or you can be Love.

ennio forina  january, 2018

La Giusta Ira

Ero intento a scolpire mentre contemporaneamente seguivo il film “La più grande storia mai raccontata”, che a mio giudizio è forse la migliore rappresentazione cinematografica della storia di Gesù. Ricco di simbolismi appena accennati, sobrio nell’esposizione dei dialoghi e nelle inquadrature, senza insulsi effetti speciali e lasciando spazio ad una interpretazione “scientifica” dei miracoli della fede, forse solo con una colonna sonora corale in alcuni punti discutibile e troppo invadente. Ma la cosa che mi ha colpito di più, vista solo alcuni momenti fa, è quando un Max Von Sidow, abbastanza giovane e sempre imponente, che interpreta Gesù, irrompe nel tempio di Gerusalemme e scaccia i mercanti rovesciando i tavoli e liberando dalle gabbie i colombi e gli animali destinati ai sacrifici, gridando che Dio non ha bisogno del sangue degli agnelli e dei sacrifici di animali…. ora questa specifica nota che riguarda gli animali mi sembra non ci sia nei vangeli canonici e non so di quelli sinottici, ma quello che è ammirevole è il coraggio del regista e di quanti hanno realizzato il film d’inserire questo grido per gli animali nell’ambito della drammatica scena della giusta ira di Gesù. Anno di uscita del film: 1965. A quel tempo gli amici degli animali mostravano le pellicce in televisione tanto erano loro amici che li facevano volentieri spellare. Sono passate più di quattro decadi, tutti i film più recenti sul tema non hanno mostrato nessuna sensibilità (che io sappia, se sbaglio qualcuno mi corregga) sulla orrenda pratica di origine pagana e ancora più che mai attuata oggi dei sacrifici di animali, ammessa, tollerata, inserita e consentita dallo sviluppo successivo di questa religione, come del resto è presente nelle altre religioni.

In Memory of One and Every Xmass Tree

Life and Death
Well, it looks like even in other countries, there are so many people ready to insult and deride like little kids in the elementary school sadistically do, when in a perverted fashion, they cruelly mock anyone who is less brave, less cool, less strong, or may have some physical defects or simply is different by them.
And out of the burial recesses of the social media, suddenly myriad of pitiless “zombies”, show up with gags and jokes to deride and hurt the dead roman tree. And supposedly the entire city of Roma. And the news on most channels broadcast and show all over the stocks without shame. What are all you, naughty and snotty nosed people, laughing and mocking about? The city of Roma and its people? Italians insensitive superficial and ignorant are doing the same already, because they are exactly what you are, dull, mindless, without compassion and probably with no soul, because you and them make fun of a living being whose life has been raped and taken away brutally, like that of all the trees in all the squares and courtyards all over the world, for no good reasons at all, other than stand a slow agony in the middle of the squares in the “civilized world” so that all the stupid people can say: “wooow”, “uuuhh”, “ooooh” to a life who’s suffering and dying amid thousands stupid shining lights for fake joy, when a simple candle would be enough to express true joy. If you don’t feel any compassion for this tree and all the other trees sacrificed and the unnecessary bloodsheds of the human feasts, when billions of animals are sacrificed to our “joy”, that means you are more dead and decaying than the tree itself ‘cause: “ Those who don’t feel the death of others are not alive at all”. And we all complain for the climate change and the pollution and despair when hurricanes, tornadoes and floods destroy homes and our sureness believed to be untouchable. And claim to have the right to dispose of other’s being lives as if they were our toys. The world already has become a broken toy in our childish hands, but toys don’t last long when played by the hands of careless and naughty children. And last but not least, please, stop naming ROMA, Rome. ROMA is ROMA it’s an aesthetically and architecturally beautiful and strong logo, for a city that gave an immense contribution to the civilization of the entire modern world. Please do not cripple it anymore. The Roman Empire has fallen long, long time ago, the everlasting Roman culture, achievements and foundations did not.
ennio forina Xmass 2017

Un Albero ucciso è morto! Che sorpresa!

Tree hearthIncredibile!
Un essere vivente, un abete, muore anzitempo, e ci si preoccupa sopratutto della brutta figura, della sua apparenza mentre dai loculi pubblici dei “social”, spuntano come funghi tutte gli zombi insensibili, senza compassione né anima, facendo a gara per ricoprire con lazzi e sarcasmi disgustosi e impietosi un essere vivente. Fingendo di scandalizzarsi, anche o solo per lo spreco di denaro impiegato per avere e per trasportare un cadavere “in fieri” e peggio ancora, ci si preoccupa che la sua agonia non sia durata abbastanza a lungo per far gioire il popolo vorace di “feste”.
Questo è il progresso etico, la consapevolezza del valore della vita esistente? Ripianteranno 10, 100, 10.000 alberi? E che differenza fa? Dove sono i princìpi dei cambiamenti, i segni di evoluzione della mente e dei comportamenti? Quest’albero era stato ucciso comunque, folla stolta che irridi la morte altrui, –
– Chi non sa sentire la morte degli altri, non è affatto vivo! – Era sacrificato per niente in ogni caso, anche se fosse riuscito a dare una illusione di vitalità mentre si decomponeva lentamente. Dobbiamo invidiare tutti gli altri cadaveri decorati sparsi nelle piazze e nelle case del mondo? Questa per me non è festa, ma una dolorosa constatazione che niente è cambiato e niente cambierà finché la mente umana resterà sempre ottusa a raccontarsi le stesse vere storie di orrore travestite da false favole. 
Possibile che questo stupido mondo umano, non sappia che la gioia e la morte non possono coesistere?
Alberi di Natale e bestie da macello; è come dire la stessa cosa, il fatto è che non esistono bestie e alberi da macello. Esistono animali e alberi, da noi bestialmente macellati.
ennio forina

Cosmic Harmony

Proof

 

Quando ho iniziato a scolpire forme umane femminili con rami tagliati da inopportune potature è stato per un senso di rabbia e di frustrazione, per non poter impedire questi massacri periodici fatti per i motivi sbagliati, nei modi sbagliati e nei periodi sbagliati, che di fatto fanno ammalare, alterano la normale crescita e stabilizzazione degli alberi e fanno marcire i monconi di rami amputati che vengono invasi dai funghi e infine causano la morte prematura degli stessi alberi. Ma di tutto questo la gente comune non si rende conto e continua a credere che le potature siano una delle azioni più lodevoli che possano essere intraprese da una amministrazione civica. Io non ho mai sentito venire da nessuna parte  qualche flebile protesta di indignazione per le sigarette consumate a metà che vengono gettate sprezzantemente sul suolo pubblico a miliardi nel giro di un anno, né sentito esprimere una preoccupazione specifica, una campagna sensibilizzante da parte delle istituzioni per scoraggiare, se non impedire questo barbaro modo di disporre dei resti dei propri vizi né da parte di nessun condominio o singolo cittadino protestare pubblicamente per i marciapiedi coperti da questi residui tossici e pericolosi. Ma per le foglie degli alberi sì. Non c’è un condominio di questa città che non si preoccupi in modo prioritario della presenza al suolo delle foglie degli alberi e non delle sigarette. E in questo caso alle proteste seguono gli interventi autonomi e quelli pubblici quasi senza esitazione. Le foglie degli alberi che non solo non sono tossiche ma hanno la funzione di arricchire il suolo mediante la disgregazione enzimatica delle loro strutture e quindi di dare il giusto nutrimento alla pianta stessa che le ha prodotte per quanto queste sostanze possano attraversare la prigione di asfalto che racchiude le radici. Ma le piante sono intelligenti  molto più intelligenti di quanto si possa comunemente supporre, e trovano il modo di sopravvivere nonostante noi facciamo di tutto per impedirglielo. Ma la ragione che segue questa mia riflessione è un’altra: altrove ho parlato delle false convinzioni che sono stabilite nella cultura generale riguardo le potature degli alberi, qui , invece voglio parlare di un’altra evidenza che ho scoperto per “serendipity” nel momento in cui progredivo nello scolpire la mia seconda statuetta in un tronco di un pino. La mia prima scultura era ricavata da un piccolo ramo di platano abbandonato al suolo nel mese di giugno inoltrato, periodo in cui di consueto vengono fatte le potature, almeno qui a Roma incuranti del fatto che se un albero emette dei rami e genera le foglie vuol dire che sta effettuando una procedura biologica e biochimica imparata in milioni e milioni di anni, la stessa che ha consentito a tutti gli esseri viventi (compreso noi) di esistere e che ci permette di utilizzare il risultato di questa intelligenza vegetale per fare tutte le nostre stupide cose, senza nemmeno un pizzico di gratitudine, pensando che sia scontato che qualcosa nella natura ci abbia dato l’aria da respirare, – così per grazia ricevuta, – ma noi invece di essere riconoscenti ne disponiamo nei modi più ottusi. Dunque, quello che ho scoperto lavorando sul mio primo rametto di pino era che man mano che la figura prendeva forma nelle sue parti, nel torso nei seni nelle cosce, nei glutei, i cerchi concentrici delle varie età dell’albero si disponevano in modo armonioso parallelamente all’armonia da noi riconosciuta ed ammirata delle forme femminili. Tutto il corpo femminile nelle varie parti era segnato  e sottolineato dalla bellezza delle striature e più un elemento del corpo risultava progressivamente ben fatto, più le striature assumevano un disegno più fluido e bello e assecondando ed esaltando le curve e gli spessori, come fossero un abito trasparente aderente al corpo. Non è la bellezza di una formula matematica, perché la matematica come la intendiamo noi vale solo in questa nostra dimensione di mezzo, mentre nel microcosmo quanto nel macrocosmo non funziona affatto così. È il ritmo della vita universale che è armonioso e creativo, erratico e anche nelle sue discordanze è bello proprio per questo… Si pensi cosa sarebbe il cielo notturno se le stelle fossero disposte in ordini geometrici riconoscibili e schematici. Oppure lo skyline di una catena montuosa che invece di essere irregolare e frastagliata fosse fatta di parallelepipedi messi in bella fila. O che le onde del mare si disponessero allineate con le loro increspature bianche, come fossero i soldatini di un esercito di secoli fa, che avanza a farsi massacrare. Come se un gruppo di ingegneri umani avesse il compito e il potere di sistemare una porzione di universo secondo i nostri criteri, facendo quello che gli architetti umani fanno nel progettare i nuclei civici, cioè i nostri sepolcri abitativi. Palazzi e grattacieli come parallelepipedi o cubici o triangolari con finestrelle tutte uguali come  le aperture di loculi di un cimitero vivente. Anche se adesso si cerca di osare delle distorsioni più audaci e meno scontate ma ancora con scarso successo. File di alberelli monotone a fiancheggiare percorsi, strade e aree d’erba degradate a tappeti uniformi.

Ma il cosmo non è così, se non basta quello che possiamo vedere e non guardiamo quasi mai dai nostri consueti punti di osservazione, basta vedere la foto del telescopio Hubble che evidenzia la caoticità armoniosa del cosmo e basta guardare dentro le intime strutture atomiche dei nostri corpi o della materia, che sempre solo nella nostra dimensione di mezzo, riusciamo a plasmare e costringere in forme lineari geometriche precise, ma anche all’interno di questa materia c’è un apparente ma evidente caos. Ma in ciò che chiamiamo Natura tutti i caos sono dinamicamente impegnati a cercare una armonia, una stabilizzazione non definitiva, che nelle nostre limitate capacità sensoriali tuttavia decifriamo come “Bellezza”.  Ecco perché io sostengo che sia l’intelligenza che l’armonia e quindi la bellezza che dall’intelligenza deriva, sono la stessa cosa in  tutto l’universo. Noi non siamo più intelligenti di una pianta perché abbiamo realizzato costruzioni macroscopiche con le combinazioni che hanno prodotto materiali inediti.  Abbiamo realizzato queste cose perché i nostri organismi erano adatti a utilizzare l’intelligenza unica universale in questi modi e a sviluppare questi risultati. Noi siamo l’orchestra, non la musica, siamo le note, non il compositore. L’intelligenza che ha ideato e poi realizzato la piuma di un uccello non è l’intelligenza di quel singolo uccello, ma è l’intelligenza fondamentale che comprende tutte le intelligenze particolari ed è l’intelligenza cosmica.

Abstract from: “A Different Evolution” ennio forina

Perfetto Amore

Molte persone soffrono per le variazioni dei sentimenti di amori che iniziano sotto la spinta di impulsi vitali generici e naturali, e poi inaspettatamente esauriscono la loro energia quando le funzioni che li hanno fatti nascere sono state compiute. Quasi sempre, nessun altra energia va a sostituire quella originaria, perché è una energia indotta, non propria, come il respiro e il battito del cuore che hanno in sé la loro stessa ragion d’essere.

L’amore perfetto è quello che deve poter nascere e crescere nell’intelligenza dell’anima, nello scambio continuo di conoscenza acquisita indipendentemente, per poi essere condivisa, e deve saper modificarsi nell’ambito di una sempre rinnovata conoscenza. Paradossalmente, si deve essere portati ad esperienze dell’anima estese, separate e da soli, per continuare ad essere uniti e insieme. E per essere sempre uniti fisicamente è necessario continuare a viaggiare mentalmente in modo individuale. In altre parole essere continuamente dei nuovi sé stessi, per essere uno in due.

Ma questo molte coppie umane non lo fanno perché non saprebbero nemmeno da dove cominciare, costruiscono la loro vita insieme su basi biologiche, epiteliali e culturali, non intellettive. Ho scritto in un mio aforisma che gli amanti dovrebbero sostituire il verbo “amare” con quello di “conoscere” e dichiarare i loro sentimenti in questo modo: “Voglio conoscerti…e lo vorrò sempre nel tempo” invece di dire “Ti amo per sempre” . Poiché l’azione di amare è una azione “riflessiva”, significa: ho questo sentimento per te ma che fa bene a “me” e serve a me, e quindi ha in sé limiti e difetti per via della sostanza di cui manca e non è preparato ad affrontare le variazioni a cui tutti gli esseri viventi sono soggetti nel corso della vita. Mentre il desiderio di conoscenza non ha limiti e non risente di nessuna variazione, esterna o interna, nel bene e nel male, nella salute e malattia, nella ricchezza e nella povertà, nella bellezza e nella sua decadenza. Il desiderio di conoscere l’altro, sempre, è la chiave dell’unione perfetta…

ennio forina

Travel Notes

Nowadays, the human kind travels

too fast from point A to many points B,

thinking to have known them

having been able to be there and seen them, 

and in the illusion of finding in point B

what hasn’t been able to find in point A.

But this way of traveling is always too fast

and its soul becomes always slower,

therefore doesn’t learn anything by traveling

not by the route, neither by the destination.

In my lingering times I traveled a lot,

even though I took only a few

fast means of transportation,

and I have reached few far away destinations.

But I traveled always inside me,

and instead of leaving to find other worlds,

I let the other worlds to travel inside me,

because above all,

I am a Traveler of the Mind.

 

ennio forina

I’d just like to stress the fact that the urge of traveling always, is becoming an unreasonable addiction…going places, going nowhere…

Viaggiatore della Mente

Oggi l’umanità viaggia su un mezzo

troppo veloce da un punto A ad altri punti B,

pensando di averli conosciuti

per essere stata ed aver visto quei luoghi,

e nell’illusione di trovare nel punto B

quello che non ha saputo trovare nel punto A,

ma questo mezzo è sempre troppo veloce

e la sua anima sempre più lenta,

quindi non impara nulla viaggiando,

né dal percorso né dalla destinazione.

Nei miei tempi di attesa io ho viaggiato molto,

anche se sono salito su pochi mezzi veloci

e ho raggiunto poche destinazioni.

Ma ho viaggiato sempre dentro di me

e invece di partire alla ricerca di altri mondi,

ho lasciato che altri mondi viaggiassero dentro me,

perché sopratutto…

sono Un Viaggiatore della Mente.

 

ennio forina

 

I’d just like to stress the fact that the urge of traveling always, is becoming an unreasonable addiction…

The Black&White Syndrome

Between Black and White

there are shades of Grey,

but sometimes Grey

is darker than black.

 

ennio forina

By reasoning profoundly, everyone should be able to understand that humans are
not like the pawns of a chess game, that can be easily separated between black and white.
But quite often they swing from one to the other color, turning into many different
shades of grey, more obscure than the black itself.

Nella Profondità dei Sentimenti.

Noi tutti vorremmo che ci fosse un essere supremo che intervenisse ad aiutare le nostre vite e le vite di chi amiamo. Noi tutti vorremmo un rifugio sicuro dove passare la notte senza essere aggrediti come prede o senza essere catturati da altri come noi, fatti schiavi, torturati e uccisi, come è avvenuto tante volte nella storia e come tuttora avviene e continuerà a succedere. Ma se ci fosse per noi e per gli altri esseri viventi un paradiso in terra precostituito e preconfezionato, non ci sarebbero nemmeno gli organismi diversi e forse non ci sarebbe la vita organica, poiché la vita organica, quella vita che amiamo è anche imperfetta e dolorosa. Ma in questo contesto non c’entra Dio e non centra il diavolo. Il male e il bene sono vie, sono percorsi, non sono entità. Quello che è vero è che la natura, cioè l’insieme organizzato di cellule viventi è nata libera, libera di inventare e di reinventare se stessa – e anche di sbagliare -. La realtà è che noi siamo stati una “invenzione” naturale promettente, ma in gran parte abbiamo deluso le aspettative. Le mani, non la ragione, ci hanno dato il potere di dominare sul mondo vivente, ma senza il sentimento, questi strumenti sono diventati strumenti di distruzione più che costruzione, perché l’energia che le muove è quella della predazione più bieca. Non dobbiamo lamentare l’assenza dell’aiuto divino né attribuire le nostre colpe ai demoni. Un paradiso non deve essere regalato ma conquistato con le buone intenzioni con l’uso dei sentimenti e della saggezza. Ora, la nostra specie ha superato di gran lunga la crudeltà di altri feroci e impietosi predatori. Abbiamo popolato i nostri siti di mostri irreali ai quali sacrifichiamo vite reali perché abbiamo e stiamo ancora puntando tutte le nostre energie e interessi sul dominio della vita per i nostri vantaggi e non sulla comprensione della stessa. Questa attitudine è altamente distruttiva nelle prime fasi e auto-distruttiva nelle fasi successive e finali. Non serve il Karma per prevedere che la punizione del male è insita nell’azione stessa del compiere il male e e arriva sicura nel tempo. Che cosa faremo, quindi noi che vogliamo continuare ad amare la vita con questa tremenda consapevolezza del male in essa presente e sapendo che presto comunque tutto potrebbe finire? Continuare ad amarla ed amarla sempre di più perché è nella Vita Universale la risposta a tutte le nostre domande. “Dio” come un nome con un genere ed un numero è il risultato del pensiero circoscritto umano. Il dio che esiste non è quello che si descrive o si nomina, ma quello che si“sente” e questo è l’unico modo di conversare con questa essenza incomprensibile alle menti, ma vera nell’intuito e nei sentimenti più profondi.

Elementi di Verità

Quando si usa la capacità intellettiva per la conoscenza reale delle cose piuttosto che per l’affermazione di opinioni precostituite proprie o altrui, non si potrà coltivare questo virtuosa attitudine senza essere liberi da legami stretti di ordine ideologico, politico o religioso, perché solo per mezzo del libero pensiero sarà possibile veramente discernere e apprezzare gli eventuali elementi validi che possono essere contenuti comunque anche in ciascuno di questi ordini. Gli ordinamenti sociali variano da generazione a generazione e all’interno di esse e non sempre sono giusti, spesso sono costruiti come modi forzati di coesistenza che recano nelle loro strutture diverse molte imperfezioni e deformità, ma anche  per i loro aspetti giusti e necessari, essi valgono solo nell’ambito di una indispensabile, imperfetta e migliorabile coerenza sociale per il bene comune, ma non sono assoluti  e devono essere considerati come livelli dell’evoluzione di una etica più giusta possibile.
Sono sempre stato un cercatore di ragioni se non di verità e non ho mai preteso di trovare una “Verità” assoluta, ma solo elementi di essa, per usarli come pietre miliari rivelatrici del nome della via che stavo percorrendo e al tempo stesso come indicazioni certe della sua direzione. Vi sono verità relative alla nostra dimensione, alle nostre percezioni e vi sono verità fondamentali, ma non sono fatte di una unica entità e di sicuro non sono contenibili in nessun libro sacro, codice delle leggi o trattato filosofico, perché la loro percezione va al di là delle nostre strutture mentali, culturali e linguistiche, oltre i nostri miti, le illusioni e le ansie e le nostre paure, oltre i sistemi sociali, le rigide analisi scientifiche ed i diversi costumi di pensiero dei popoli. Sono verità o meglio parti di verità ineffabili che possono solo essere intuite, rilevate da capacità sensoriali estese e profonde ma non possono essere descritte né con le illusioni dei miti né con la logica opportunista e razionale dominante nella mente umana, che ha reso questa specie “almeno per ora” dominatrice del Pianeta.