“Non c’è Trippa per Gatti!”

Spesso, da una riflessione superficiale derivano concetti sbagliati e questi concetti si esprimono poi in parole, che a loro volta si trasformano in azione collettiva e da una semplice frase che si stabilisce saldamente nel pensiero comune, possono derivare gravi conseguenze di cui nessuno generalmente riesce a risalire all’origine.
Come altre volte, è stata riesumata la famosa affermazione “Non c’è trippa per gatti!” E la rievocazione è stata fatta per commentare l’operato ritenuto positivo di un primo cittadino dell’inizio del secolo scorso, che nel lodevole intento di eliminare spese superflue dal bilancio cittadino, pronunciando questo imperativo, aveva deciso di tagliare il costo degli alimenti costituiti da scarti dei corpi degli animali uccisi nei mattatoi, – definiti spregevolmente “frattaglie” – e che venivano dati come compenso ai numerosi gatti che erano stati intelligentemente posizionati in varie aree critiche con il compito di contenere il numero esorbitante dei ratti, nella scia di una antica saggezza messa in pratica fin dagli antichi egizi e ancora in auge nel seno della civiltà romana, quando uccidere un gatto in queste culture era considerato un vero e proprio delitto.
In seguito, nei secoli più bui e oppressi dall’infausto connubio fra poteri religiosi e superstizioni, lo sterminio dei gatti si attuava continuamente nelle città con ferocia e sadismo, mentre si suppone che i contadini nelle campagne, ben consapevoli che la presenza dei gatti fosse il più valido sistema per difendere i raccolti dalle razzie dei ratti, riuscirono in questo modo a salvare sia i raccolti che la specie felina “domestica” dall’estinzione.

Comunque, lasciando da parte la saggia perspicacia dei popoli antichi, stupisce come all’inizio del terzo millennio inondato da pillole di conoscenza imboccate qua e là dagli esperti dei vari settori la gente comune e anche gli stessi imbonitori mediatici del popolo non sappiano ragionare da sé, semplicemente osservando le evidenze e riflettendo attentamente su di esse.

Decine di volte, nella mia esperienza ho visto ratti uccisi con la gola trafitta dai denti felini, senza che nessuna parte dei loro corpi fosse mai servita come cibo e il motivo è semplice: i gatti sono animali molto puliti e selettivi nelle loro scelte alimentari, cani e molti uccelli sono spesso anche saprofiti cioè mangiano cadaveri in via di putrefazione, “..e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò…”i gatti no, si nutrono solo di carne fresca, inoltre i ratti assorbono la sporcizia e i parassiti, virus e batteri degli ambienti in cui vivono, mangiano di tutto, anche cose che per un gatto sarebbero tossiche perciò la ragione per cui un gatto qualsiasi “deve” cacciare e uccidere un ratto ovunque si trovi, non è per cibarsi ma è un’altra, ben precisa: i ratti sono nemici giurati della specie felina perché uccidono e divorano i cuccioli dei gatti, e questa informazione è contenuta chiaramente nei geni felini. I gatti a volte vivono insieme come i leoni in clan, ma non hanno vere e proprie gerarchie e strategie comuni da seguire, non hanno un capo branco che si pappa tutte le femmine ma allo stesso tempo si assume il compito di difenderle, ci sono gatti più forti e gatti più deboli e comunque anche in gruppo conservano la loro indipendenza e auto sufficienza, ma i gatti maschi non sono “mariti”, sono solo amanti, perciò una gatta madre è completamente sola nel compito di nutrire accudire e difendere i suoi piccoli, salvo trovare qualche forma di convenienza di gruppo laddove è possibile per una comunità coesistere in spazi favorevoli.
In condizioni normali una gatta, al momento di partorire si apparta nel luogo vicino che le sembra più sicuro e per alcuni giorni allatta i piccoli e li accudisce senza nutrirsi e senza abbandonarli, ma a un certo punto è costretta a lasciarli per procurarsi del cibo e dato che non ha un compagno che la sostituisce nel compito della protezione i cuccioli restano esposti agli attacchi dei predatori e i ratti sono appunto tra i principali predatori dei cuccioli. Ecco perché nella mente felina è impressa la determinazione di uccidere i ratti.

Perciò la convinzione comune di non dare cibo ai gatti perché altrimenti non caccerebbero i topi è totalmente falsa, anzi al contrario, un gatto indebolito dalla mancanza di cibo sarà meno efficiente nel compito di cacciare i topi e se è così affamato da comunque rosicchiare qualche parte dei loro corpi correrà anche il rischio di ammalarsi.
Conosciamo bene le conseguenze nefaste della religione e delle superstizioni, che attribuendo ai gatti affinità demoniache hanno causato torture e massacri infami per secoli e allo stesso tempo hanno punito i loro stessi persecutori con varie pestilenze devastanti per la presenza incontrollata dei topi.
Oggi non sarebbe più possibile avere gatti ovunque, perché verrebbero sterminati dalle macchine e senza i gatti i topi stanno ballando allegramente. I veleni che continuiamo a spargere in giro e che rendono ancora più inquinata la terra e le acque e quindi anche l’aria non servono a niente se non ad avvelenare noi. Perché i topi sono talmente prolifici da colmare e superare le perdite in brevissimo tempo.

Quindi, togliere la trippa ai piccoli felini non è mai stata affatto una decisione di lungimirante saggezza, ma ha contribuito notevolmente alla proliferazione dei piccoli e pericolosi purtroppo per noi roditori, eppure la claque degli studi televisivi ha applaudito questo stereotipo fuorviante, come se fosse un concetto di esemplare intelligenza gestionale. Ma sappiamo che di questi tempi si applaude tutto e il contrario di tutto, come per le risate automatiche che intercalano puntualmente le battute degli show americani, senza nemmeno riflettere, purché la frase sia d’effetto, mentre invece di battere sempre le mani con estrema facilità, sarebbe meglio che tutte le comparse mediatiche attivassero i tanti neuroni addormentati delle loro menti.

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3 thoughts on ““Non c’è Trippa per Gatti!”

  1. hai detto la sacrosanta verità, che si slega dai luoghi comuni stupidi e infondati di un modo di pensare superficiale e dannoso. Sui gatti se ne son dette e fatte di tutti i tipi, a cominciare dal gatto nero sinonimo di cattivi presagi o simbolo di stregoneria; oggi l’inquinamento e le malattie portate da parassiti sta distruggendo pure loro, l’uomo riesce a distruggere in un modo o nell’altro l’ecosistema . Esistono malattie come l’emobartonellosi di cui non ero a conoscenza , portata da una puntura di pulce infettata da un batterio (mycoplasma emofelis)…ne basta una, una sola su un balcone, su cui si sono posati piccioni veicoli di parassiti e infetta il sangue del felino che semplicemente godeva del sole. I topi e le lucertole sono prede dei gatti ma effettivamente non li ho mai visti mangiarsi la preda, caso mai è più facile che ingurgitino una mosca… Il primo gatto che ho avuto era un trovatello di due mesi, probabilmente l’ultimo della cucciolata dimenticato nella cantina di un vecchio stabile; era stato morso probabilmente da un topo sul muso, così mi disse il veterinario, e lo salvai per fortuna; divenne un ottimo cacciatore e purtroppo ora è già su quel ponte dell’arcobaleno che mi attende.

    1. È sempre un piacere ricevere tuoi messaggi. Ho la televisione accesa proprio per studiare lo stato dell’arte del pensiero collettivo attuale e spesso sento tali stupidaggini o valutazioni incomplete distorte e superficiali che sono o diventano ufficialmente, degli stereotipi ufficiali. Se ti è capitato avere o vedere un gatto e sopratutto una gatta lasciare un topolino nel tuo giardino in bella evidenza vuol dire che hai ricevuto un regalo, I gatti pensano che noi non siamo dei bravi predatori e offrendoci la loro preda vogliono esprimere sia il loro affetto sia insegnarci a procurare il cibo come fanno loro. Loro non fanno distinzioni di specie, pensano che siamo gatti anche noi ma di forma diversa. È come una gatta insegna ai suoi cuccioli a sopravvivere secondo la loro identità. E vuol anche dire che se non mangiano la preda non hanno fame ma per loro è importante tenersi ben allenati; una questione di sopravvivenza poiché non hanno la certezza che qualcuno gli darà sempre da mangiare. Per la stessa ragione giocano con finte prede, per allenamento. Per quanto riguarda gli insetti, pensa che si è tentato di far estinguere alcune specie “nocive” per noi -mosche, zanzare – zecche- scarafaggi – con ogni mezzo ma nessuna specie è mai stata sconfitta, (alcuni ratti sono sopravvissuti ai test nucleari nei loro cunicoli-tane) eccetto non sapere cosa sarà ora il destino delle api, perché l’atmosfera è diventata un forno a microonde in cui siamo tutti, totalmente immersi.

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