In the Depth of your Eyes

We live in the matter that can be touched 
and we think that we have a soul that can only be felt,
so we separate the matter from the soul
and wind up believing that they are two different realities.
But all the Universe is pervaded
with the same life and energy of love
from which everything has become, 
only more rarefied, out of our perception and diffused all over.
When what we call matter, concentrates in one point
there a sun becomes and where a sun is formed,
planets may happen, made by the same stardust.
There may happen that kind of life we call life.
But it’s the Cosmos itself that is alive
and each planet could be a sun
if it weren't too little to burn in a nuclear fire.
And so this is what you were and are my love,
a drop of love in the immense love of the universe,
that I can still see in the depth of your eyes
like I see, in the night sky through the window,
the stardust that made you exist, and still be.
ennio forina

Essere Donne

A volte le donne dovrebbero chiedersi cosa significa e cosa comporta appartenere alla specie umana. Quella della “donna” è una identità artificiale, costruita sulle logiche umane che spesso non corrispondono alle logiche naturali, organiche. Non dovremmo avere paura di chiamare con il loro vero nome gli esseri viventi. Le “donne” sono innanzitutto esseri di sesso femminile, mentre la definizione di donna è una sovra imposizione culturale umana, più o meno lontana dalla vera essenza dell’ essere femminile e diversamente criticabile secondo le diverse culture che la definiscono. Quindi non è sufficiente attribuire alle “donne” in genere degli attributi positivi universali. Gli “uomini”, cioè i maschi non sono altro che femmine in origine, modificate per assolvere al compito di apportare geni diversi e rendere più creativi i processi evolutivi. Sostanzialmente donne e uomini, cioè maschi e femmine hanno la stessa identità ma quello che fa la differenza e crea le sofferenze e le ingiustizie sono le strutture culturali umane che distorcono le realtà biologiche per via della cattiva e prepotente natura della belva umana in sé, che comprende donne e uomini indifferentemente. Il coraggio che serve alle donne per affrontare le sfide delle ingiustizie e prepotenze culturali non è un coraggio di specie, perché anzi gli uomini sono molto più disperati esistenzialmente delle donne e per questo hanno sempre voluto asservirle per non restare soli con il loro vuoto esistenziale e ci sono riusciti sempre, paradossalmente con la stessa complicità delle donne che allevano i propri figli per farli diventare i prepotenti ottusi del domani che cercheranno di assoggettarle secondo le loro convenienze. Di conseguenza, le donne che diventano madri dovrebbero smettere di compiacersi e anche stimolare le attitudini prepotenti dei loro figli maschi pensando che possano essere qualità per affrontare meglio il brutale mondo degli umani o come una estensione della forza maschile che a loro manca. In questo modo il mondo non fa altro che ripetere gli errori e le nefandezze di ogni generazione. Il coraggio vero e la vera forza non sono generati dalla prepotenza ma dall’ altruismo e dalla compassione. È il semplice fatto di essere vivi che richiede coraggio, cercando sempre di capire nella profondità se siamo nel giusto o se stiamo sbagliando, indifferentemente dall’essere donne o uomini.

Parole Alate

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Ogni volta che parliamo di amore

ci volgiamo sempre al cielo e alle stelle.

Questa volta chiederò al vento

di portarti le mie parole.

Sto scrivendo la nostra storia,

da dove e quando è iniziata

con parole alate,

nei fiumi scorrenti dell’aria.

 

Mi manchi, ma tu sei qui.

Le mie mani non possono raggiungerti,

ma la mia anima può toccarti.

Non vedo il tuo viso,

ma ogni cosa riflette te.

Non sento la tua voce,

ma le tue onde calmano la mia mente.

 

Ti desidero ma tu sei in me.

Ho bisogno di te e tu mi riempi.

Ho paura che tu non sia accanto a me,

ma tu cammini al mio fianco.

Come potevi lasciarmi libero,

se eri tu e sei la mia libertà?

 

Ho scritto queste parole

nella brezza del mare

e lascerò che la brezza salmastra

sia messaggera tra me te.

Ennio Forina  June, 25, 2017

Winged Words

 

Winged Words1

Whenever we speak of love

we always aim to the sky and stars.

This time I’ll ask the wind

to bring my words to you.

I’m writing our story

back from where it started,

with winged words,

in the flowing rivers of the air.

 

I miss you, but you are here.

My hands can’t reach you,

but my soul can touch you.

I long for you but you are in me.

I need you and you are filling me.

 

I fear you are not beside me

but you walk with me.

How could you set me free,

since, then and now,

you were and are my freedom?

 

I wrote these words in the breeze of the sea

and I’ll just let the breeze

be my go – between with you.


ennio     June, 22 – 2017

Fiammetta Danzante

Dancing Fiammetta061

Danza Fiammetta,

come danzavi prima,

adesso puoi farlo.

Adesso puoi roteare,

adesso puoi volare,

adesso puoi saltare,

e accendere il cielo.

Danza Ballerina,

su un fascio di luce.

Danza con la Luna,

danza con le stelle,

danza tutta la notte,

cammina su una cometa,

tuffati in una galassia,

spargi un po’ di fuoco di stelle

sopra la mia tristezza,

sopra il mio cuore.

Dammi un buon sonno,

pieno dei tuoi sogni.

Mostrami il sentiero

coperto di polvere di stelle

dove ti ritroverò 

vestito con la luce del sole.

ennio forina 23 Giugno 2017

Dancing Fiammetta

Dancing Fiammetta061

Dance Fiammetta,

like you did before,

now you can do that.

Now you can spin,

now you can fly,

now you can jump,

and light up the sky.

 

Dance ballerina,

on a sliver of light.

Dance with the Moon,

dance with the stars,

dance through the night,

step on some comets,

dive into a galaxy,

kick bright star fire

over my sadness,

over my heart.

 

Gimme a good sleep,

filled with your dreams.

Show me the path

all paved with stardust

where I shall reach you,

dressed of sunlight.

 

ennio forina June 23/ 2017

L’Amore non ha Catene

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Because True Love Has No Chains

NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

ennio forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda, vengono recepiti e usati come esemplari lodevoli. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi e i nostri sentimenti.

Ogni tanto attraversando l’antico Ponte Milvio, mi interessa sempre osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro evoluzioni, ma in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti avvinghiati ai lampioni ed anche accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. E questa scenografia francamente non mi  sembra né esteticamente valida né evocativa di sentimenti  profondi e sinceri .

Penso che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per esprimere una dedizione  profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto una emblematica allusione ad uno strumento di tortura, applicato su sventurati protagonisti di relazioni amorose segnate da questo tipo di punizione. Come una manetta di freddo metallo per il cuore e la vita  infilati nell’ansa di acciaio, senza più la speranza di riuscire fuori da tale morbosa simbologia. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini, che non sopportando una sempre possibile e legittima separazione di percorsi, uccidono la persona che dicono di amare, non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e orizzonte di vita.

Il problema però non  deriva dal desiderio comune e spontaneo più che accettabile di sentirsi ed essere uniti per tutta una esistenza, l’amore è per antonomasia altruismo e tanto più manifesta il suo essere e il suo divenire con una dedizione senza ricompensa tanto più è elevato e vero. Piuttosto l’imposizione di un tale suggello denota esattamente il contrario, il possesso e l’egoismo che sono antitetici all’amore, “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… nel matrimonio coatto!”  E quindi un simbolo che per sua natura invece che una promessa rappresenta  una condanna poiché tutto nel mondo vivente è evoluzione, intesa come un continuo divenire e modificarsi e un rapporto che viene costretto e cristallizzato in uno solo di questi momenti di amore reciproco per quanto bello possa essere, avvizzisce e muore in breve tempo. L’amore è un fluido etereo, un’ energia e sussiste solo se scorre da un soggetto all’altro rinnovandosi continuamente e continuamente imparando, come l’acqua di un fiume che se ristagna marcisce.

Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole può diventare una pietra tombale posta sull’unione di due esseri perché, se nel fondo di due anime si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine o di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale, che di per sé rappresenta un delitto contro i principi naturali della vita. Piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione è un simbolo di grande sfiducia come tutte le serrature, fili spinati, mura dai bordi orlati di vetro, cancelli, porte blindate, casseforti ed altro ancora, sono tutti simboli dell’egoismo e dell’istinto predatorio umano.

Sarebbe troppo facile e troppo ingiusto sperare di comprare e possedere la felicità con giuramenti impossibili e assurdi, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso sarebbe necessario mettere un lucchetto.

Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale “civiltà” alcuni di questi oggetti e strutture, tra le  rovine e nei sedimenti del tempo, essi documenterebbero inequivocabilmente la barbarie del nostri tempi.

E per finire, il racconto di un’ esperienza vissuta direttamente credo sia molto significativo della validità delle mie riflessioni. Una fine estate di anni fa, tornando dalle vacanze estive, mia moglie ed io trovammo con sorpresa una coppia di merli che aveva nidificato sul ramo del pino antistante la finestra del nostro salone, i cui rami si protendevano fin quasi ad entrare nella stanza. Ovviamente sorpresi e preoccupati dalla nostra improvvisa presenza i due merli cominciarono ad agitarsi cinguettando vivacemente, mentre il maschio saltava da un ramo all’altro, aprendo e sbattendo le ali ed emettendo suoni striduli per difendere la sua famiglia e segnalarci di stare alla larga. Per fortuna riuscimmo a tranquillizzare la coppia velocemente, con il nostro comportamento calmo e discreto. Non si mossero da lì, ormai era agosto inoltrato e non avrebbero neanche avuto il tempo o il modo di costruire un altro nido, ma comunque capirono in fretta che noi non avevamo nessuna intenzione di nuocerli. E fu meraviglioso il fatto di avere avuto il privilegio di assistere a tutto il processo della cova, della nutrizione e della crescita dei pulcini.  La dedizione dei due uccelli ai loro piccoli era assoluta e instancabile. Il maschio, sopratutto andava e veniva senza sosta con qualche insetto o lombrico e lo porgeva nel becco della femmina che a sua volta lo infilava in quelle piccole/grandi voragini rosee dei pulcini. Poi un giorno, come accade spesso a fine estate, vedemmo le nuvole addensarsi preparandosi a esplodere in un temporale, di quelli brevi ma violenti. Quando la pioggia cominciò a cadere sul pino noi ci preoccupammo molto per loro, ma non c’era altro che potessimo fare se non guardare dalla finestra aperta mentre una grandinata feroce aveva cominciato a riversarsi sulla zona. Le foglie delle conifere, per loro natura, non forniscono un ottimo riparo dalla pioggia ma con immensa commozione vedemmo la madre formare un cono perfetto e rovesciato con il proprio corpo, le ali avvolte a coprire i piccoli e con il becco rivolto verso il cielo che completava l’apice del cono. Sfidando così la tempesta e ricevendo sul suo corpo i colpi della grandine mentre il maschio restava sempre lì, accanto un po’ più in alto del nido a continuare la sua attenta sorveglianza, senza correre al riparo. Era una scena di un enorme impatto emotivo e di grande significato quasi mistico, la rappresentazione più vera dell’espressione dell’amore puro, altruistico, cosmico. E tutt’oggi rivedendola nella mente mi fa ancora sentire la stessa emozione con un nodo alla gola e un impulso di lacrime, una emozione intimamente condivisa con mia moglie finché è rimasta accanto a me, – ma sono sicuro che anche lei continua a tenere in sé e provare la stessa commozione di quel giorno  nell’altra dimensione in cui si trova ora -. In seguito ma non ricordo bene, passarono due settimane e i pulcini si preparavano al pericoloso evento dell’abbandono del nido e del lancio nella loro dimensione aerea. Seguimmo con apprensione nei giorni dei primi voli il maschio sfidare tutti quelli che si avvicinavano al terreno sottostante il pino, cercando persino di spaventare un cane – rischiando la propria vita – per rendere sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Non c’è bisogno di aggiungere altro, un tale amore e dedizione familiare ha la sua immensa forza in sé stesso e non sarebbe certo più garantito da un lucchetto né salvaguardato da molti altri simboli che riguardano i costumi degli umani, rendendo due esserini che pesano poche decine di grammi due giganti dell’etica e del sentimento senza bisogno di contratti, giuramenti più o meno ufficiali e costose cerimonie spesso ipocrite.

The Dock Of Time

So far, so close.

Then far away again,

In an endless game of waves,

Kissing the shoreline and recede,

Touches of foam laughing

With the winds and sun.


So free, so forced,

So movable, so still,

So warm, so aloof,

So fickle, so steady,

Unreachable though prisoner

In my field of attraction.

So different, though the same,

Like the restless sea water,

That I watched rolling up

Just a fluctuating skirt,

While I am lingering

on the Dock of Time.

ennio forina 2017

 

ennio forina

Il Molo Del Tempo

Così lontana, così vicina,

e ancora più lontana,

nel gioco di onde senza fine.

che baciano la spiaggia

e si ritirano in carezze

di schiuma ridente

con i venti ed il sole.


Così libera, così costretta,

così vivace, così calma,

così calda, così distaccata,

irraggiungibile ma prigioniera,

nel mio campo di attrazione.


Così mutevole, così costante

così diversa ma sempre la stessa.

Come l’acqua, instancabile,

che ho visto avvolgersi 

nel suo vestito fluttuante. 

Mentre restavo sospeso,

sul Molo del Tempo.


ennio forina

 

Oro, Oro Nero, Oro Rosso, Orrore

Sembra che di questi tempi un cospicuo numero di persone cominci a rendersi conto che nutrirsi della carne di animali  non sia una cosa che connota la specie umana ad un livello evolutivo molto alto. Prima di tutto per la questione etica, perché per le caratteristiche degli allevamenti industriali, sia quelli piccoli che grandi, la sofferenza degli animali è enormemente aumentata rispetto a quella che veniva inflitta secoli e secoli indietro nel tempo. Allora gli animali conducevano una vita quasi normale prima di essere scannati così come accade nella feroce e “bestiale” Natura. Oggi a causa della bestia umana, la loro schiavitù potrebbe essere rappresentata degnamente in tutti i gironi dell’inferno Dantesco e aggiungendone anche di nuovi. Ma invero la maggior parte di coloro che sceglie di non consumare carne non si preoccupa così tanto della sofferenza degli animali quanto della propria salute, poiché qualsiasi osservatore davvero intelligente potrebbe riflettere sul fatto che noi umani, morfologicamente non abbiamo nulla, ma proprio nulla delle caratteristiche che hanno i predatori carnivori. Non ne abbiamo i denti, non ne abbiamo l’intestino, né le capacità specifiche per catturare e uccidere una preda vivente. Per noi sarebbe difficile persino catturare una lucertola mentre alcuni insetti, sì quelli possiamo anche considerarli come prede. Ovviamente questa riflessione si riferisce alla nostra anatomia e non al fatto che siamo in grado di utilizzare strumenti che possono supplire la mancanza di zanne e artigli e/o la capacità di correre veloci o di nuotare o di volare che gli altri organismi viventi hanno secondo la loro identità funzionale.

Ma al di là di questo io non posso fare a meno di disperarmi quando devo sentire la glorificazione del pensiero corto degli intervistatori che nelle trasmissioni dedicate al confronto, (sempre parziale a favore dello status quo) fra vegetariani/vegani vs i normali onnivori, fanno le loro brave domande ad alcuni vegetariani/vegani, ben selezionati per la loro ingenuità, per metterli – così pensano loro –  in difficoltà, ridicolizzarli e quindi ghettizzarli. Ad esempio, se un vegetariano dichiara che la sua decisione di non mangiare carne è motivata sopratutto dal risparmiare atroci sofferenze agli animali ma per caso ha un gatto in casa, l’arguto intervistatore di turno gli chiederà se sia giusto ammazzare gli animali per far mangiare il gatto e non per ad es. i propri figli. Dimenticando che il gatto non è stato inventato dal vegetariano/vegano ma è, o sarebbe stato creato, così come puro predatore carnivoro, da una intelligenza superiore e infine che il gatto non alleva e non uccide topi a milioni per comprarsi la villa al mare e il macchinone vendendoli ai suoi affini. Se il gatto non mangia carne muore, se un umano non mangia carne non muore. È tuttavia vero che per via di drammatici cambiamenti climatici, carestie di vario genere e incidenti ambientali, anche noi umani abbiamo dovuto adattarci a modificare la nostra alimentazione per sopravvivere come specie. Abbiamo sviluppato dei modesti canini proprio perché durante l’ultima glaciazione non c’era cibo sufficiente per i fruttivori/erbivori, il freddo intenso suggeriva di alimentarsi come si alimentavano i predatori e di coprirsi con quello con cui si coprivano gli altri animali cioè la loro pelliccia e per fare questo era necessario “conciare” le pelli, compito che sicuramente sarà stato assolto sopratutto dai denti delle femmine umane, talché per via di questa costante pratica due di questi denti sono diventati più acuti e qualche altro più tagliente, trasmettendo geneticamente queste caratteristiche alle discendenze nonché anche una acquisita capacità di metabolizzare in parte le sostanze nutritive contenute nelle carni. Quindi è vero che possiamo mangiare carne e che la nostra alimentazione di sopravvivenza possa essere quella più varia possibile, proprio perché ci sono stati questi processi di modificazione parziale delle nostre caratteristiche strutturali, ma è vero anche che queste modificazioni non sono complete e non sono assolute, così come è vero anche che una alimentazione così variata e con l’introduzione di proteine animali ed altre sostanze a loro connesse ha delle serie problematiche e che senza particolari accortezze può essere addirittura nociva come ad esempio il consumo di carne eccessivo senza l’associazione di abbondanti quantità di vegetali. Come mai? Perché l’intestino di un carnivoro puro è diverso, più breve, meno tortuoso dell’intestino umano che invece è lunghissimo, impacchettato stretto stretto al centro del corpo ed è praticamente rimasto quello che era prima di diventare un po’ carnivori. Mentre la dentatura ha subito una modificazione – sempre parziale – ma più veloce. Ebbene la sinuosità (e non solo) dell’intestino umano non consente un rapido smaltimento delle carni come avviene in quello di un cane o un gatto e sostando a lungo nelle anse del tubo digerente ha tutto il tempo di rilasciare sostanze pericolose sia naturali che quelle che noi disinvoltamente aggiungiamo nella alimentazione degli animali. Ma infine c’è un fondamentale argomento che non viene quasi mai espresso chiaramente dagli agguerriti intervistatori delle trasmissioni anti – vegetariane /vegane, e cioè il problema etico-evoluzionistico. Se noi vantiamo di avere una alta collocazione nel mondo vivente di essere una specie superiore in tutti i sensi, capace di provare sentimenti sconosciuti alle altre specie e reputiamo di essere anche dotati di un’anima che dovrebbe permettere appunto di distinguere il bene dal male a differenza degli altri animali, perché non riflettiamo sulle atrocità che in nome della nostra pretesa di disporre del mondo vivente come se non fosse costituito da esseri che hanno gli stessi nostri impulsi primari, quali l’amore per i figli, l’impulso di sopravvivenza, la paura di morire, il gioco e tutta una gamma comprovata di amorevoli sentimenti affettivi anche verso soggetti appartenenti a specie diverse, che dimostrano una loro diversa ma reale intelligenza e sanno anche essere affettuosi  persino con i loro carnefici umani? E se siamo noi, così intelligenti perché non possiamo inchinarci all’ intelligenza universale della vita che ha scoperto per via di una miriade di organismi vegetali e animali un numero infinito di tecnologie per sopravvivere, molte delle quali, – le più evolute – non prevedono l’assassinio ma la collaborazione. Noi non l’abbiamo inventata ma le abbiamo dato un nome: la simbiosi che sia in senso etico che funzionale è davvero il miglior modo di garantire la sopravvivenza di una specie interagendo con le altre invece di massacrarsi fra di loro. In Natura ci sono più modi di sopravvivere e procurare il cibo per sopravvivere: La predazione, il parassitismo, l’opportunismo, e la simbiosi. E noi che siamo così intelligenti, sensibili e sopratutto equilibrati e giusti le sfruttiamo tutte quante molto oltre le nostre necessità individuali e collettive, usiamo le sofferenze e il sangue degli animali come oro liquido e a buon mercato. Un oro che a chiunque nel mondo è consentito estrarre e convertire in cibo e ricchezza. Quello che io chiamo Oro Rosso, la vera energia primaria infernale che alimenta tutte le attività umane e che si rinnova da sola, al contrario dell’oro come minerale e dell’oro nero: il petrolio.

Ma di questa dicotomia non si parla mai. Se l’animale umano è etico per via di una evoluzione superiore allora non può nella sua etica contenere anche l’esercizio di una brutalità che contraddice la presenza di un’etica superiore.

Ennio Forina

La Chiave Persa

Qualcosa è rimasto indietro

in tutti i tuoi cassetti chiusi e arrugginiti

quando hai pensato che la chiave per aprirli

era persa o rubata

ma quello che è davvero reale

è la tua paura di aprirli

e scoprire che dentro non ci sia niente

la paura di non aver più la possibilità ora

di riempire i loro spazi vuoti

con altre nuove memorie di amore.

Senza di esse lo sai,

non avresti nulla da ricordare

e nulla da dimenticare

nessuna cosa importante per cui aver sofferto

niente da rimpiangere

niente per cui essere felice

niente da lasciare dietro di te

niente da desiderare

nessuno a cui dire addio

nessuno da sentire insieme a te

nessuno da aspettare

o da incontrare ancora in qualche luogo.

Ci sarà sempre presto o tardi

un punto nel tempo nel quale potrai soltanto

guardare indietro sommando il passato

e davanti a te sperando in un nuovo futuro,

guardando a quello che sei stata o hai fatto

e quanta parte di vera vita vissuta

sia entrata nei tuoi giorni e nel tuo tempo.

Questo accadrà in un solo giorno

ma se sei una sincera creatura amante

come io sono sicuro che sei

non perdere la possibilità

di aprire comunque i tuoi cassetti

perché sono davvero pieni della tua vitalità,

di tutti i sentimenti di amore che sai dare

la tua ricchezza, che sarà con te per sempre.

Di sicuro tu hai la chiave per aprirli, Simona:

la tua splendida anima amante.

The Lost Key

Something was left behind

in all your unlocked and rusty drawers

when you thought the key to open them

was lost or stolen

but what is really true

is your fear to open them

to find that nothing may be inside them

and the fear there are no more chances

to fill now their empty space

with some new love’s memories.

Without them

you would have nothing to remember,

nothing to forget,

nothing worth while to have suffered for,

nothing to regret,

nothing to be happy about,

nothing to leave behind,

nothing to long for,

no one to say farewell,

no one to feel together,

no one to wait for or meet again somewhere,

There will always be soon or later

a point in time when you will only able

to look behind yourself to sum up the past

and ahead of you hope for a new future

to look at what you have been or done

and how great a part of real live life

came inside your days and time

this will happen in just one single day

but if you are a truly loving creature

as I believe you are

don’t waste the chance to open them the same

because they are surely full of your life

of all the love’s feelings you are able to give

 your richness that will stay with you forever

you sure have the key to open them Simona,

your beautiful and loving soul.

Masters Of The Soul

For as much as we try

to be masters of our destiny,

we only have little power on it,

we can only hold out and resist,

every sudden or forecasted storms,

ever crossing our life’s path,

whether knowing about them or unaware

for what we may decide,

or for the will and aim of those we love.

For understanding and misjudgement,

for lost love’s feelings,

and love’s feelings regained.

For forsaking and longing,

 forgiving and forgetting,

for all the thoughts unveiled,

for all the words expressed,

for all the words unspoken,

for all the smiles repressed,

for love caught or stolen,

for all the joy displayed.

Almost always, on the final summary

of this time frame we call life,

there’s a very final word to seal

each one and all the events:

resignation,

beyond our will and hopes.

And in spite of what we gave away or took,

what really matters is not what we may have achieved

but the sincerity, deepness and power

of the love that drove our will,

for if we can’t be masters of our destiny

we surely are the masters of our soul.

ennio forina june, 8 – 2017

Dottori e Studiosi

d Dove comincia
la ricerca del profitto

finisce la ricerca
della conoscenza.

ennio forina

Io sono un autodidatta, ma dico spesso: in fondo chi non lo è?  Infatti non basta conseguire una o più lauree in diverse discipline ma si deve considerare la ragion d’essere, l’impegno mentale e la passione che vengono impiegati nello studio, in qualsiasi tipo di studio. Quindi la vera differenza che c’è fra un “vero” autodidatta indipendente e tutti quelli che finalizzano lo studio per ottenere un alto prestigio sociale è che questi ultimi quando hanno raggiunto la laurea e la qualifica di “dottori” pensano di sapere già quasi tutto e la loro preoccupazione principale diventa la loro collocazione sui gradini sociali e tutti i benefici che da questa collocazione possono derivare, mentre il “vero” autodidatta per sua natura, continuerà il suo percorso sincero e senza limiti di apprendimento e di tempo con la consapevolezza che non riceverà mai nessun riconoscimento sociale ufficiale ma per il solo puro, semplice e cristallino desiderio di conoscenza.   

Il Vuoto

La vera ragione che spinge la gran parte delle giovani generazioni di tutti i tempi a seguire i sentieri della distruzione era ed è il vuoto esistenziale che da sempre le ha contraddistinte in quei popoli che hanno trascurato la cultura della saggezza e dei buoni sentimenti.
– E il vuoto esistenziale non è altro che il fallito sviluppo della sensibilità individuale, cioè la capacità di “sentire” la forza della vita in tutte le sue espressioni e di trarre da questa capacità una giusta direzione e insegnamento. Senza questa attitudine correttamente esercitata e sviluppata non solo non si è in grado di carpire le vibrazioni vitali naturali ma si finisce con il non sentire nemmeno più quelle dei propri simili di specie considerandoli come nemici. È una specie di processo distruttivo autoimmune come quello che avviene all’interno degli organismi quando gli anticorpi impazziti si rivoltano e attaccano le parti buone dell’organismo nel tentativo di distruggere l’organismo e con questo inconsapevolmente sé stessi. –
Senza sensibilità e senza direzione le nuove generazioni erano e sono costituite giovani persi in questo loro abisso in cui presto si delineano, prendendo forma e insediandosi nelle loro menti, mostruose entità artificiali come loro unici riferimenti ambedue fittizi, ambedue mostruosi: mostri da seguire e mostri da distruggere.

Erano e sono i giovani presuntuosi e persi che acquisiscono l’illusione che distruggendo un mondo in cui non sanno vivere riceveranno in premio un altro mondo fatto apposta per la loro personale felicità, perché senza aver educato e fatto crescere la sensibilità della loro anima primitiva, percettiva e grata del dono e della bellezza della vita, in loro non c’è più vera vita e sentendo di non essere vivi devono distruggere ciò che è vivo intorno a loro.Erano e sono i giovani guerrieri di tutti le epoche, seguaci di simboli inventati per prevalere sugli altri e impossessarsi dei loro beni e territori, giovani guerrieri diventati pedine sacrificabili di ambiziosi condottieri e scaltri tiranni che hanno sfruttato il loro vuoto riempiendolo di altrettante mostruose illusioni.Sono le generazioni spente e infruttuose di tutti i millenni generate dall’amore materno ma estintesi e annichilite nella loro scelta nefasta di guerre inutili o folli ideologie.Sono tanto i seguaci fanatici dei giochi sportivi di guerra simulata e incruenta quanto i tutti i feroci assassini ugualmente alla ricerca della gloria del nulla.

Per il vuoto delle loro menti incolte e nella desolazione delle loro anime i giovani guerrieri di tutti i tempi accettavano con entusiasmo le sgargianti uniformi dai bottoni dorati in cambio dei loro abiti anonimi da studenti o di quelli sdruciti di contadini e operai e in cambio delle loro vite per distruggere altre vite. È quello che è accaduto da sempre nei popoli umani ed è quello che sta accadendo anche ora.

Il vuoto dunque è la vera matrice di tutti i delitti poiché è nel vuoto che si generano i mostri della distruzione in tutti i gradi e livelli sia che si impadroniscano di singoli individui che di nazioni e popoli interi.

La Fonte dell’Intelligenza

Siamo soliti definire “Materia”
tutta la realtà vivente
che i nostri sensi limitati
non possono o non vogliono percepire.
In questo i “sensi” della Natura
cioè degli organismi viventi sono molto più
potenti e percettivi dei nostri
avendo realizzato la colonizzazione di questo pianeta
molto tempo prima che noi fossimo in grado
di definirci “sapienti”
pensando di avere il primato dell’intelligenza
solo perché abbiamo cominciato a riflettere,
imparare e quasi sempre imitare 
l’intelligenza degli altri organismi viventi.

ennio forina: from: A Different Evolution
 

Una Evoluzione Diversa

Eros  e Thanatos
non sono di natura opposta,
l’uno costruttivo, l’altro distruttivo
ma sono due “intelligenze” biologiche
complementari che servono
al perfezionamento

evolutivo di tutte le forme di vita.

ennio forina

Siamo soliti definire “Materia”
tutta la realtà vivente
che i nostri sensi limitati
non possono o non vogliono percepire.
In questo i “sensi” della Natura
cioè degli organismi viventi sono molto più
potenti e percettivi dei nostri
avendo realizzato la colonizzazione di questo pianeta
molto tempo prima che noi fossimo in grado
di definirci “sapienti”
pensando di avere il primato dell’intelligenza
solo perché abbiamo cominciato a riflettere,
imparare e quasi sempre imitare 
l’intelligenza degli organismi viventi.

ennio forina: from: A Different Evolution
 

 

The Mayfly / Il Tempo

Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per un percorso scadenzato dalle pietre miliari di risultati ottenuti, delle mete raggiunte, dei luoghi esplorati, territori posseduti e persone conosciute, nei modi in cui oggi si possono facilmente incontrare molte altre anime  e ci si illude di averle conosciute.

Ma per quanto lungo possa essere stato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente nella somma dei suoi atti, questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita diventa prima o poi un punto sommario e riepilogo nel quale tutto si condensa alla fine in un unico spazio temporale, nel quale le cose fatte e i pensieri passati e le cose in cui abbiamo creduto smettono di essere ricordi e diventano il nuovo presente. Tutto in un attimo.

La Verità sulle Potature degli Alberi

Di recente ho sentito definire le potature degli alberi come l’esempio di quanto il genere umano generosamente aiuti la Natura a stare meglio, come se questa ipotetica entità “la Natura” dopo aver inventato se stessa e tutto il mondo vivente avesse bisogno dei nostri illuminati cervelli per funzionare meglio. Le piante sono molto più intelligenti di noi e lo sono sempre state. Esse sapevano che il sole era una fonte di energia cosmica che poteva essere utilizzata per una serie infinita di processi biochimici che “loro” non noi hanno inventato. Sapevano questo eoni prima che noi riuscissimo a capire un minimo di quello che loro avevano già capito e non hanno certo bisogno della nostra intelligenza poiché da sole hanno colonizzato e reso prospero di vita un mondo asfissiato dai gas vulcanici e privo di atmosfera. Tutto questo mentre noi con le nostre tanto decantate civiltà umane guardavamo al sole come un Dio assetato di sanguinari sacrifici umani. Cosa abbiamo insegnato noi alle piante? Niente, abbiamo solo imparato alcune cose da loro e le abbiamo applicate in senso pratico. Le potature per la produzione non fanno bene agli alberi e qualsiasi onesto professionista ammetterebbe che gli alberi potati per ottenere una iper – produzione vivono meno e hanno bisogno di essere curati perché si ammalano di più proprio per i tagli che servono a stimolare la produzione. Inoltre le potature in genere si fanno per aumentare i profitti degli allevatori non per il bene delle piante. La mia teoria già enunciata varie volte nei miei scritti è che, gli alberi, lungi dall’essere grati degli interventi umani ne sono terrorizzati perciò essi reagiscono ai tagli pensando che dei feroci predatori dei loro rami e foglie stanno uccidendoli e quindi fruttificano di più per riprodursi PRIMA CHE SIANO DIVORATI DEL TUTTO. Ma noi siamo bravi a distorcere le evidenze ed a costruire verità fittizie ed artefatte per giustificare i nostri abusi se non le nostre malefatte.

Pasqua Rossa

Ancora una volta…12733608_996965643674535_6562802367885411120_n

I popoli che continuano a celebrare gli antichi rituali senza chiedersi come e perché siano diventati tradizioni irrinunciabili sono quelli che agiscono senza riflettere e senza la riflessione profonda della giustezza vera delle loro azioni non saranno mai né consapevoli né saggi. Non c’è nessuna ragione religiosa o culturale vera che giustifichi l’uccisione degli agnelli e capretti nelle primavere moderne. L’agnello sacrificale è diventato un rito partendo da una ragione “pratica” poiché i pastori dei tempi antichi non avevano la capacità di gestire delle greggi troppo numerose e quindi, come del resto accade in altre specie viventi, uccidevano i cuccioli nati in eccesso e ovviamente li mangiavano così da avere il controllo ottimale di una gregge proporzionata alle loro possibilità e al tempo stesso disporre di cibo facile per il loro sostentamento. Dopodiché l’evento della nascita dei cuccioli è stato come altre cose naturali distorto ed inglobato nei miti religiosi assumendo una connotazione simbolica e arbitraria di sacralità. Ma perché mai un essere supremo dovrebbe aver bisogno del sangue delle sue proprie creature? Semmai il contrario, vorrebbe che esse fossero curate, protette e rispettate. Oggi gli agnelli non nascono per un processo naturale, si fanno nascere per forza e si uccidono in enorme numero non per necessità di mantenere gli equilibri naturali ma per consentire agli allevatori di fare ricchi profitti con la loro sofferenza, riempendo la pancia dell’ignoranza ed insensibilità popolare con il loro sacrificio, le loro carni e la sofferenza sia dei cuccioli che delle loro madri e per acquisire con questi profitti, beni superflui non necessari alla sopravvivenza. Non c’entrano le tradizioni né le religioni ma lo sfruttamento barbaro di usanze barbare indegne di una società umana che si dichiara civile ed evoluta ma che è ben lontana dall’esserlo veramente.

Dei Deserti Umani

Solo poche persone “amiche” hanno capito la gravità e l’importanza dell’evento personale suggerito ed illustrato nei miei ultimi post nei “social”. È una dimostrazione della labilità e della effettiva inconsistenza delle amicizie virtuali rispetto a quelle reali. L’ho sempre pensato, ora ne ho la certezza. Prima d’ora io non ho mai voluto mostrare al mondo il mio ambito esistenziale, la mia famiglia, lo stato civile, quello sentimentale o altro, ma solo le mie idee, le analisi e le riflessioni che potevano essere recepite, discusse e condivise o meno da soggetti con affinità elettive alle mie o semplicemente con una simile sensibile intelligenza o cercando con esse di stimolare in altri la riflessione profonda sulle peggiori azioni umane. L’ho fatto adesso per segnalare il passaggio di una meravigliosa cometa che pochi hanno visto o potuto apprezzare e per affermare di essere stato così fortunato per averla conosciuta e con lei condiviso gran parte della vita. È una celebrazione dovuta perché quello che sono è in parte anche quello che siamo stati insieme e ciò che continuiamo ad essere anche se le nostre espressioni organiche hanno preso temporaneamente destinazioni diverse. Ma è difficile per chiunque uscire dal proprio seno esistenziale cosicché ciò che definiamo “compagnia” è solitudine dispersa nella folla. È un altro elemento di riflessione sulla direzione verso cui sta andando il mondo degli umani: miliardi di individui che si sfiorano e scontrano ogni giorno, addensati e quasi soffocati dalle loro reciproche presenze ignorandosi come se gli altri fossero semplici comparse sullo scenario delle loro attività, milioni che scambiano fugaci sguardi velocemente inibiti, che vagano senza conoscersi, senza cercarsi, senza voler sapere nulla gli uni degli altri. Miliardi di individui troppo vicini tra loro fisicamente, troppo lontani spiritualmente, cristallizzati nelle loro identità circoscritte come immutabili granelli di sabbia che nell’insieme formano il deserto umano. È il risultato dell’idea della occupazione umana senza limiti su tutto l’organismo planetario che invece della giusta convivenza delle diverse specie, predilige e pretende con la forza di condannare il resto del mondo vivente alla schiavitù, allo sterminio ed alla subordinazione alle pretese di ogni generazione umana con l’unico scopo di rendere confortevole e piacevole la propria esistenza. Tuttavia alcuni di noi (troppo pochi ancora) preferiscono rinunciare alla piacevole egoistica esistenza proiettando i propri sentimenti, empatia e compassione al di fuori di sé stessi, soffrendo e abbracciando tutto il mondo vivente poiché in esso riescono a sentire l’unicità della vita e dell’amore universale. Io spero e credo che questa possa essere la speranza nascente per una vera evoluzione di questa brutale specie che possa estinguere il suo perverso e distruttivo delirio di onnipotenza.

L’Amore all’Incrocio dello Spazio e del Tempo.

Margaret Healyennio forina, Margaret Healy
Scritto per l’11 Marzo 2017

Forse mi hai baciato con labbra diverse

questa mattina.

Ho sentito il tuo viso inchinarsi 

e immergersi leggero nel mio

e il caldo abbraccio del tuo amore

avvolgersi attorno al mio petto addormentato.

Il mattino è sempre stato il tuo tempo migliore

ed ora io mi chiedo

chi sia più vivo e sveglio di noi due.

Io sento, io so, sono sicuro,

che ci sono altre vie e modi 

di camminare ancora insieme

e non è una strana sensazione

di sentirmi bene e giusto

quando sono a casa“con” te,

desiderando quello che abbiamo perduto

e quello che è ancora di fronte a noi.

A volte è strano

ma non penso di essere solo

vagando nel mio tempo solitario

sebbene le lacrime e il dolore

risalgono sempre dentro e fuori di me

come onde di un torrente limpido

a volte calmo ma in qualche parte travolgente.

Non sarebbe così sopportabile

ancora una volta 

non averti potuto trattenere

con altre lacrime lasciate sul tuo viso

il giorno che sei svanita via,

 se nei momenti della mia disperazione

non fosse vero di sentirti ancora

ma io so che quella era solo la parte di te

visibile e mutevole che lasciava la parte di me

visibile e mutevole e non la stessa,

imperdibile, invincibile energia dell’Amore.

Se non ci fossimo incontrati per caso

ti avrei cercata ovunque nell’Universo.

Non ho potuto darti l’ultimo aiuto che mi hai chiesto

ma ora sono io che ho bisogno del tuo aiuto

ora sei tu che conosci meglio il modo e la strada

per cercare me aspettandomi ancora

all’incrocio dello Spazio e del Tempo.

Nessuno può toccare i sentimenti d’amore,

non si possono vedere, misurare o catturare,

eppure esistono come potenti onde di attrazione

e spingono due anime a fondersi insieme

per una forte, misteriosa e invisibile energia

che muove le stelle ed anche tutto l’Universo.

Love at the Crossroad of Space and Time

Margaret Healy

Maybe you kissed me

with different lips

this morning 

I felt your face leaning

and almost sinking gently in mine

and the warm arms of your love

around my sleeping chest.

Morning was always your best time

and I wonder who is more alive 

now between me and you.

I feel, I know, I’m sure

of other ways we still can walk together

and it’s not strange at all

that I can still be well and fine

when I feel I’m home “with” you,

longing for what we have lost

and what might still be ahead for us

and that I don’t think I feel alone

wandering in my lonely time

albeit the tears and sorrow that rise

like waves of a shining stream

inside and out of me

sometimes calm, somewhere wild.

All my tears falling on your face

weren’t enough to hold you

the day you slipped away

and your eyes were looking

another unknown reality

but I knew that was only

the changing part of you

leaving the changing part of me

without defeating

the invincible energy of Love.

It wouldn’t be so bearable

without hoping and believing

to feel you again and always

in and beside me.

If we didn’t meet by chance

I would have looked for you

everywhere in all the Universe.

I couldn’t give you the last help

you’ve asked me

but now I am the one who needs your help

now it’s you the one who knows better

the ways and modes to look for me

and wait to meet again

at the crossroad of Space and Time.

Love’s feelings can’t be seen,

measured or kept captive

no one can touch them

still they exist like powerful waves of attraction

making two souls desire to merge in one

like a mysterious, invisible energy

coming from the more immense power

that moves the stars and all the Universe.

ennio forina for March, 11, 2017