Quale Futura Umanità?

Forse un giorno lontano nel tempo,

una nuova umanità guarderà

a questa era carnivora con ribrezzo,

e a tutti i massacri di animali con giusto orrore

e se questo non accadrà,

sarà perché non ci sarà più nessuna umanità,

poiché la nostra insaziabile voracità

sarà stata la causa della nostra estinzione.

 

ennio forina

 

Le scelte di questa era costruiscono la base delle ere future e il genere di egemonia della specie umana su questo pianeta, semmai riuscirà a rimanere egemone a causa del suo egoismo irragionevole. Sono già stati spezzati tutti gli equilibri e una enorme macchina che divora le altre forme di vita è incessantemente in funzione ed è sempre più vorace di vittime. Tutto questo non può non avere conseguenze. Abbiamo dominato gli animali più grandi e simili a noi, trattiamo i vegetali a cui dobbiamo l’esistenza come se fossero delle rocce, materiali non vivi, abbiamo invaso e ci siamo appropriati di ogni parte del mondo, ma non riusciamo a dominare noi stessi.

Il Teorema degli Uguali…

Chi può tradire un amore,

potrà tradire anche l’amante,

così come chi può uccidere un animale,

sarà capace anche di uccidere un suo simile.

ennio forina

 

Quando un amore smette di essere, in uno dei due o in tutti e due gli amanti, è meglio separarsi, e non tradire, o si tradirà sempre. Allo stesso modo, il sonno della compassione è totale e perenne e sigilla la fine dell’anima. ennio forina

La Strage degli Innocenti

Meat eaters

 

Mi chiedo come sia possibile che la maggior parte di tutti gli “intelletti” di questa era, pensatori, scienziati, filosofi, teologi, scrittori, artisti, politici, custodi dell’etica, possano essere indifferenti alla celebrazione dell’avvento della Vita, con l’uccisione della Vita stessa e spezzare brutalmente il legame di amore fra tutti i cuccioli e le loro madri senza domandarsi minimamente se sia giusto, etico e se il loro sacrificio possa essere definito come esempio rappresentativo della cosiddetta superiore, evoluta e sensibile anima umana? Come si fa a celebrare la stagione delle nascite con la morte degli appena nati? Non sento le loro voci, ma solo quelle dei semplici ma nobili cuori sensibili che soffrono per questa immane e ingiusta sofferenza. Io non mi abituerò mai all’orrore tramutato in festa gioiosa che non ha nessuna giustificazione se non quella della prepotenza e della crudeltà umana.

The Meat – Eaters Karma

The choice of becoming meat-eaters, once for survival reasons, to face climatic harsh conditions, had but a tremendous impact on the human kind itself and its whole history ever since, because in order to be able to slash the throat of an animal, or crash its head with a club, the primitive humans must have inhibited the noble feelings of compassion and empathy and respect for other lives and the sense of “life” itself as something precious and sacred, therefore the consequence of becoming predators and meat – eaters, was to keep the tendency to use the same attitude in general, also against the subjects of the same species. So, the human  meat -eater became the human warrior – killer and a robber and being unable to feel compassion for its victims, developed all the destructive attitudes of a brutal and insensitive animal, in order to get whatever he – the human kind – wanted to satisfy its growing voraciousness. The genetic memories of the ancestral predators lacking any form of compassion, were thus translated to all the following generations, and never tamed by education but enhanced and exploited by the more sly people as a form of control and power, causing all the destructive attitudes of their ancestors to arise and give impulse and rule all and every action of violence that characterize the human wickedness also nowadays. We paid dearly our choice to become meat – eaters in terms of useless wars, massacres, assassinations, tortures, slaveries, rapes, ransacking, robberies, deceits, unjustified hatred and and all the wicked actions that are the main characteristics of the human kind. Becoming meat – eaters has worsened tragically this species and it’s the main cause of so many sufferings and carnages throughout the millennia. That’s why teaching and bringing compassion and universal love into the general cultures and lives of the multitudes, may be the only wise thing that can in some way reverse or lessen our fatal destiny.

9 Marzo -La Festa delle Mimose

Ci siamo, di nuovo alla vigilia di una tradizione ipocrita in cui, in nome di una fittizia ed effimera considerazione di rispetto e gratitudine per il genere che nel bene e nel male ha reso possibile la vita umana su questo pianeta, si fa scempio di un altro tipo di vita, solo perché anche da questa vita si possono trarre dei profitti, seppure di piccola entità.
Che senso ha celebrare in una manciata di ore quello che dovrebbe essere “sempre” effettivo, fingendo di ricordare ciò che dovrebbe essere presente nelle menti degli uomini ogni singolo giorno di ogni singolo anno, operativamente e non solo simbolicamente con delle misere, squallide offerte votive, facilmente reperibili sul mercato, comprate in fretta da venditori clandestini agli stop dei semafori, pensando che siano alleviare le dolorose memorie di antiche e moderne vessazioni, di discriminazioni e colpe che gli uomini hanno esercitato per millenni contro le donne, e pretendere che un semplice mazzetto di fiori gialli rubati alla primavera possa restituire le ingiustizie del passato e garantire la giustizia nel presente e nel futuro. Io non dico che gli uomini siano cattivi e le donne buone, tutt’altro, ma che la gran parte degli uomini si è coalizzata da sempre per dominare le donne e spesso è stata anche il loro carnefice. Del resto i maschi derivano da loro, proprio dalle femmine in quanto non esiste il genere maschile come punto di partenza, i maschi altro non sono che femmine modificate dalla potente azione degli ormoni, attivati dal cromosoma dominante Y. Ma anche senza avere nessun tipo di minima erudizione scientifica, basterebbe osservare il torace di un uomo per capire che i suoi capezzoli atrofizzati, non sono altro che la traccia evidente della sua origine di base come femmina, così come l’accenno di coda di un embrione e le pelurie quasi scomparse e il reggersi carponi degli infanti ci rivelano la nostra antica origine di piccoli mammiferi quadrupedi. Ma sembra che per millenni questa evidenza non sia ma stata presa in considerazione alcuna, né dall’uno né dall’altro sesso. Le donne hanno continuato a subire la cultura e le regole degli uomini che hanno continuato ad esigere sottomissione con la forza e la prepotenza brutale, adducendo pretestuose scuse di derivazione religiosa o di inspiegabili assiomi pseudo-scientifici per cui spesso, la superiore capacità intellettiva del genere femmina veniva negata o distorta, facendo passare la tempesta della sua variabilità ormonale come follia “isterica”, altre volte in modi subdoli, come avviene ancora nel mondo attuale, anche quello più evoluto. Di questa realtà tuttavia sono paradossalmente responsabili le donne stesse perché al momento di diventare madri non insegnano affatto a loro figli il rispetto per l’altro genere, anzi vedono spesso delle antagoniste nelle loro possibili compagne di vita e considerano il matrimonio di un figlio poco meno di un rapimento da parte di un’altra donna. Ed è per questo che le cose non cambiano se non di poco ad ogni generazione e per la stessa ragione si ripetono rituali che nulla hanno di sostanziale, come l’offerta di ciuffi di rami di mimose giusto perché quest’albero disgraziatamente decide di fiorire nell’anticipo della primavera. Ma qual’è il problema se qualche centinaia di tonnellate di rami d’albero vanno perdute alla fine nella spazzatura? Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale, perché la salvezza delle grandi foreste parte da come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutti i nostri quotidiani comportamenti, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno dei vegetali, questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere, solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative. Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un regalo più consapevole, un gesto più sentito e ricco di sincere promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni, ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per Delia  “sub umbra arboris”sotto l’ombra degli alberi, presso le acque scorrenti di un limpido ruscello.
Non è una cosa insignificante, è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, marziani, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti, spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati, che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe e pretende di testimoniare. Chiedete al vostro partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore. Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza e usarli in tal senso ai piedi delle icone sacre. Sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza, i loro colori sgargianti servono per attrarre gli insetti o i pollini vaganti, e riprodurre le piante in altri luoghi, non per gratificare le nostre contorte interpretazioni mentali e asservirli come elementi di arredo domestico o celebrativo privandoli della loro funzione vitale .
Si diceva e ancora si usa l’accezione: “Pura come un fiore!” Ma i fiori esprimono con la loro bellezza la pornografia vegetale che meriterebbe il rispetto della funzione e della loro ragion d’essere. Coltivarli per tagliarli e metterli nei vasi è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla Natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, generati dal pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore, dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e sulle attitudini umane. Dovremmo decidere se vogliamo contemplare, convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla. Infine care donne, mi dispiace, ma io sono un uomo che, se in un anno ci fossero 1000 giorni vi rispetterei ed amerei tutti i mille giorni dell’anno, ma oggi non vi donerò né realmente né idealmente un mazzetto di fiori gialli, ma piuttosto vi amerò ancora immensamente di più quando voi tutte sbatterete in faccia agli offerenti quel misero, ingannevole, simulacro del nulla, strappato brutalmente ad altri esseri viventi, unendo così il danno alla beffa e in modo da opporvi e forse fermare l’inutile e crudele massacro degli alberi in vostro nome e con questo rifiuto dimostrando agli uomini la vostra superiore intelligenza sensibile. E quindi, invece della Festa delle Donne in questi giorni di primavera incipiente, preferisco celebrare per mio conto la Festa delle Mimose.
ennio forina -marzo 2018

Meteora Umana

Il mondo degli umani è una enorme, gigantesca macchina tritacarne azionata da 7 miliardi di persone nel cui interno tutto viene fatto a pezzi, per essere convertito in profitto e la globalizzazione ha peggiorato e aumentato ogni tipo di sfruttamento degli animali, delle piante e dei pesci.
Finché potrà saccheggiare il mondo vivente, il genere umano eviterà per un po’ di tempo i grandi conflitti fra i popoli, ma ci sono segni evidenti che questa precaria condizione “pacifica” sta per finire. E presto, molto presto, non ci sarà più molto da saccheggiare e allora si riapriranno di nuovo le porte dell’inferno anche per noi, per tutti noi, e anche i demoni subiranno le stesse pene che infliggono agli animali ingiustamente dannati…

Gli antichi dinosauri non si sono estinti per un meteorite, ma perché erano un esperimento naturale semplicemente sbagliato. Troppo grandi, troppo esigenti e poco adattabili alle variazioni. Anche noi siamo troppo grandi numericamente ed infinitamente più esigenti e voraci dei dinosauri..e anche noi potremmo essere un semplice errore perché lo stiamo dimostrando nei fatti….non ci vuole molto a prevedere anche un nostro più che probabile futuro…non serve scrutare lo spazio in attesa di una improbabile meteora, quello che stiamo facendo è sufficiente ad ottenere lo stesso risultato. La minaccia vera non sta nello spazio, ma nelle nostre mani.

Sarà Festa…di Color Rosso

Bellezz e spazzatura.
 
Il cadavere di un animale fatto a pezzi e confezionato negli scaffali viene accettato come normalità, dalla coscienza collettiva che vede il corpo, ma ignora la violenza che lo ha ucciso, pur sapendo che si trattava di un animale vivo.
Così come nelle guerre, l’assassinio viene quindi assorbito e metabolizzato trasformando la vita da annullare in oggetto; è lo stesso meccanismo di giustificazione che consente agli assassini di qualsiasi tipo di essere tali e di effettuare i loro crimini senza esitare.
Ma per la gente comune avviene un processo di offuscamento della coscienza oggettiva, poiché non vede l’azione dei carnefici e allo stesso tempo non vuole immaginarla, essendo interessata solo al risultato finale ignorando automaticamente tutti i passaggi cruenti della schiavitù e dell’uccisione violenta, poiché la morte è sempre violenta in un modo o nell’altro.
Succede che le stesse persone che maneggiano con disinvoltura il corpo spezzato e scorticato di un agnello senza provare alcuna emozione, eviterebbero di guardare il corpo di un animale che giace squartato nella strada, dopo essere stato investito, volgendo lo sguardo altrove con disgusto, pur trattandosi di una stessa morte violenta e di uno stesso cadavere, ma giacente sulla strada e non sul desco.
Se riuscissero a visualizzare nelle loro menti torpide il processo che porta al risultato finale proverebbero lo stesso disgusto e forse potrebbero iniziare a provare un barlume di compassione.
Ma ciò non avviene perché la mente umana è da sempre abituata a distorcere la realtà per giustificare le sue azioni peggiori, inventando le scuse più assurde. I casi storici di ieri, di tutti i secoli e decenni e anni di massacri e guerre confermano questa realtà. L’umanità smette di fare la guerra solo quando gli conviene non perché è giusto e solo dopo i grandi olocausti. Era solo ieri che questi sono avvenuti in tutto il mondo e virtualmente dimenticati da molte giovani generazioni pronte a ripeterli…
Per questa ragione tutte le foto che diligentemente e con speranza le persone sensibili e compassionevoli pubblicano sui loro profili documentando l’orrore delle uccisioni, non hanno alcun effetto generale, perché sono immediatamente eluse o trasformate nelle menti delle persone senza sensibilità e compassione. La mente umana è in grado di trasformare qualsiasi bellezza in spazzatura e qualsiasi spazzatura in una perversa bellezza. Così il cadavere di un animale su una tavola imbandita e a festa risulta essere bello e appetitoso, anche se è lo stesso cadavere dell’animale schiacciato da una macchina.
È l’eterna favola del lupo e dell’agnello, in cui il lupo cerca tutte le scuse per giustificare la sua brama di sacrificare l’agnello, pur non avendo fame, ma solo perché può farlo.
È quello che facciamo noi, divorando un cibo che non ci serve, rapinando le esistenza di altri esseri viventi, fatti nascere apposta per procurarci il piacere del gusto e la soddisfazione della nostra prepotenza, ma con una differenza, sappiamo che il lupo della favola che viene letta ai bimbi per fargli credere che il lupo è cattivo, è solo una metafora e quindi, noi che siamo “buoni” possiamo ammazzare tranquillamente sia il lupo che l’agnello, sicuri che nessun libro di favole darà una diversa interpretazione ai piccoli umani. Ma il lupo vero non farebbe questo, non cercherebbe pretesti e ucciderebbe un solo agnello e soltanto per la fame, non perché è festa, perché il suo organismo è formato così.
ennio forina- qualche tempo prima di pasqua- 2018

Il Parco dei Divertimenti

 Pubblicato su “noiroma.it – Domenica 01 Aprile 2012 08:18 ennio forina

Vorrei che l’impatto umano sul resto del mondo vivente non fosse sempre così doloroso e ingiusto anche rispetto a delle gravi situazioni “minori”, solo apparentemente trascurabili.

Da qualche tempo, in quello che ritengo sia il più bel parco pubblico romano, Villa Doria Pamphili, va di moda un nuovo sport molto popolare, praticato dai bambini ma con la compiacenza e l’istigazione degli adulti, vale a dire la sagra e conseguente strage dei girini. In primavera si schiudono le uova nelle acque basse vicino alla riva dei laghetti, dove i grossi pesci non possono arrivare a mangiarli e una moltitudine di girini con l’aspirazione di diventare rane o rospi, provano a svilupparsi secondo le loro fasi naturali in questi rari ecosistemi cittadini “protetti”, ma a quanto pare, per il popolo dei frequenta-parchi prevalgono le necessità ludiche sulle leggi e sul rispetto delle forme di vita, ritenendo che i girini siano stati messi là dal comune di Roma, apposta per far divertire i loro figli a costo zero.

Così nei fine settimana specialmente, molti villeggianti dotati di prole, arrivano a frotte e bivaccano intorno al piccolo lago del parco. Alcuni già attrezzati di tutto punto, con palette e retine professionali apposite per la raccolta, altri si adattano alla buona con ogni tipo di contenitore e stanno lì, tutti eccitati, a prelevare quella miriade di piccoli animaletti scuri con la codina scondizolante, che cercano inutilmente di sfuggire alla “mietitura”. E li raccolgono diligentemente fra urla e gridolini sotto lo sguardo vigile e compiaciuto dei genitori, li trasportano sui prati, li mostrano ad amichetti e genitori facendoli cadere sui prati. Mentre i più disinvolti li prendono per la codina e li esaminano divincolarsi, altri meno coraggiosi, sono presi da un moto di ribrezzo per quei viscidi piccoli esseri e con urla e movimenti inconsulti li fanno saltare per aria o li sbattono per terra nell’erba o tra i sassi, dove le loro aspirazioni metamorfiche subiscono una prematura e infausta fine .

A volte ho visto alcune di queste allegre famigle portarsi via i contenitori con i girini dentro, non si sa per quale uso, forse per darli in pasto al loro squalo domestico contenuto nell’acquario tropicale del salone. Un padre di una famiglia turistica che ne stava raccogliendo un cospicuo numero nel contenitore della pasta, al quale rimproveravo l’arbitrio cercando di fargli capire che non aveva nessun diritto di prelevare  girini sia per le leggi  che ragioni etiche, ma lui mi disse voleva portarseli nella loro dimora bolognese per mostrare ai loro figli “de visu” il miracoloso svolgersi della metamorfosi. Quale encomiabile intento educativo il primo insegnamento che dava ai suoi figli era l’appropriazione indebita o per meglio dire insegnava loro a rubare! In un altro lago ancora, più grande, quello di Bracciano, ho visto anche bambini molto più cresciuti, a ridosso del diploma di maturità, prelevare piccoli granchi dagli scogli vicino alla riva e giustificarsi dicendo che li avrebbero messi nel loro acquario tropicale marino. Ma come, sono granchi di acqua dolce e zone mediterranee e li mettono in un acquario tropicale e per giunta marino? Ma non si studiano nelle scuole, materie vagamente scientifiche o questa promettente gioventù non guarda di tanto in tanto la TV, che qualche pillola di conoscenza la elargisce ogni tanto? Queste attitudini non sono solo un problema di cultura o etica, ma rivelano anche un evidente vuoto di capacità intellettiva.

Ma la cosa peggiore l’ho vista casualmente un paio di settimane fa. Avevo appena iniziato la mia passeggiata nel parco quando, come era prevedibile ad ogni primavera, ho visto da lontano lo svolgersi della sagra e quindi a rischio della mia incolumità personale, considerando alcuni atteggiamenti minacciosi subiti altre volte da nerboruti genitori, mi sono comunque diretto verso il laghetto per protestare, solo cercando di suscitare qualche sentimento di compassionevole consapevolezza in quel nutrito popolo fautore della barbarica attività.

Avvicinandomi al gruppo più folto di villeggianti, composto da tre virgola quattro madri, moltiplicate per sei bambini di tutte le età, ho visto veramente l’orrore materializzarsi di fronte ai miei occhi: si era in fase finale dell’appassionante gioco e una delle madri, toglieva il grosso bicchiere dalle mani della bambina più grande e così com’era, colmo di girini e senza misericordia, lo stava gettando diligentemente nel secchio dei rifiuti, nonostante l’acqua del laghetto fosse molto più vicina a lei di quel contenitore.

In questo caso, il mio intervento verbale di riprovazione per il gesto, fece sì che quegli animaletti sopravvivessero forse un po’ più a lungo, ma considerata l’estensione delle giornate primaverili nei fine settimana si può statisticamente immaginare che queste azioni siano nella consuetudine e che a tentare di impedirle non ho mai visto nessuno.

Non racconto queste cose per suscitare qualche barlume di coscienza in coloro che interpretano la frequenza dei luoghi naturali in questi modi. Essi comunque trasferiscono ai loro figli quella morale distorta che alla fine non gli sarà utile per affrontare onestamente gli eventi della vita. La morale che insegna che tutto quello che ci fa comodo è lecito perché la mamma e il papà così hanno affermato con la loro condiscendenza, che si possono disprezzare e maltrattare le altre forme di vita e che porta in sé i semi negativi che prima o poi si possono manifestare in altri modi e su altri soggetti. Infatti, chi stabilisce classifiche arbitrarie tra vita e vita, come vite inferiori e vite superiori, è molto probabile che in certe condizioni, applicherà questo deforme principio anche contro i soggetti della propria specie, diventando nocivo agli individui e alla società tutta.

Scrivo invece per risvegliare l’attenzione degli organi istituzionali di polizia municipale e della salvaguardia ambientale a prendere provvedimenti solleciti ed efficaci per prevenire queste azioni e dare consistenza e attuazione alle regole e leggi stabilite che definiscono i maltrattamenti, la tortura e l’uccisione degli animali, un preciso reato, oltre alla tutela e rispetto di un parco pubblico.

Non è possibile che questi sparuti ecosistemi protetti siano lasciati in balìa di una barbarie domestica incontrollata che insieme ad essi, demolisce anche il senso del rispetto delle regole.

Se il laghetto del parco è un presidio naturale protetto, allora non si dovrebbe consentire nemmeno l’eccessivo affollamento presso le rive, che disturba e allontana gli animali che vi stanziano, le anatre ad esempio, non si vedono sostare nel lago quando la folla diviene troppo rumorosa e invadente. Ho assistito una volta a cani da caccia lasciati liberi di tuffarsi nel lago e che cercavano di catturare le anatre, inseguendole nell’acqua.

Stessa annotazione per i cani di media e grossa taglia lasciati liberi di scorrazzare in barba ai divieti e che inseguono i gatti delle colonie feline legali del parco e che forse ora non esistono più. E infatti le persone autorizzate o dedite alla loro nutrizione hanno riportato varie sparizioni specialmente di gatti giovani o ancora cuccioli. Esistono dei cartelli che indicano alcune zone delimitate e escluse dalle attività ludiche che sono totalmente ignorati, così come per il rispetto delle piante, si vedono addirittura gruppi di persone che raccolgono erbe come se fosse campagna aperta. Credo che se un cartello che indica un divieto viene considerato puramente simbolico e decorativo, allora sarebbe meglio toglierlo, per non abituare chiunque a non rispettare nessun avviso.

Faccio un appello quindi, non solo personale, ma richiesto da altri numerosi frequentatori virtuosi del parco, di controllare e far rispettare le leggi. Propongo inoltre di apporre dei chiarissimi avvisi ai margini dei laghi per vietare queste attività devastanti per la stabilità biologica degli ecosistemi indicando chiaramente anche le sanzioni previste.

Un parco dovrebbe essere un’oasi di vita naturale in mezzo alla giungla di cemento e smog. Dovrebbe rappresentare una risorsa e un rifugio per animali altrimenti condannati a perire e una risorsa culturale per le persone grandi o piccole che desiderino frequentarlo non solo per il fitness, il gioco del pallone e le esigenze canine, ma per osservare e vivere da vicino un bene che sta diventando sempre più piccolo, raro e prezioso, un Parco della Vita vera, non un parco del divertimento.

Inoltre nell’estate incipiente, ad ogni massacro di girini, corrisponderà un incremento notevole del numero di zanzare (tigre specialmente), ad allietare le nostre case e luoghi vari e i comuni forse spenderanno un sacco di soldi per effettuare inutili, quanto devastanti disinfestazioni, per gli ecosistemi e la nostra salute, per eliminare poche zanzare e al tempo stesso sterminare i loro naturali antagonisti e predatori come ragni, lumache e appunto, girini e rane.

Quia Plus Valeo…

Dominion

Spesso ci riferiamo alla Natura come se fosse una divinità, alla Scienza e ai suoi ministri come se fosse una nuova religione, ed alle Tradizioni delle antiche culture come se fossero leggi. Pretendendo sempre che la Natura, la Scienza e le Tradizioni, siano tutte entità al servizio delle nostre infinite, insaziabili ambizioni di sfruttamento e dominio delmondo vivente. ennio forina

I Tempi cambiano…gli umani no.

Election day.jpg

Non mi riferisco mai al pensiero di altri, ma in questo caso questi versi mirabili sono cronaca del tempo, e di ogni tempo e sono utili per capire che nulla è davvero cambiato in questi oltre duemila lunghi anni…
“… certare ingenio, contendere nobilitate, noctes atque dies niti praestante labore ad summas emergere opes rerumque potiri. O miseras hominum mentis, o pectora caeca!” Lucrezio – Liber secundus -De Rerum Natura.

Il Rosso dei Papaveri

A Poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom.

HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO
DAL ROSSO DEI PAPAVERI, E NON DEL SANGUE…bull177

I dreamed the Bull in the free fields of the sky, where the only red color
was not from his blood, but the poppies…

Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti
 
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
 
Ho visto fantasmi sui palchi ebbri di sangue vermiglio
 
fuggire da vili all’impeto del coraggio e della ribellione.
 
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
 
troppo intricate imprigionando impietose le possenti zampe
 
sul crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
 
Oltre l’arena infame forse erano liberi ma irraggiungibili
 
i prati liberi di verde e del solo rosso dei papaveri illuminati,
 
ma all’interno del festoso cerchio mortale
 
solo un sole di sangue bagnava la sabbia di grumi sinistri,
 
calpestata da demoniache presenze sui costretti cavalli
 
scatenate per fornire i tormenti delle lance e dei pungoli, forgiati
 
nelle fucine d’inferno, ed eroi fantocci ricoperti dalla gloria del nulla,
 
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
 
e urla di piacere ad ogni colpo di pungolo e di sangue sprizzato.
 
“Breaking news!: dramma sfiorato, nessun ucciso, nessun ferito,
 
nessuno”. Dunque il Toro è nessuno? Solo sangue e spettacolo.
 
IL SOGNO
 
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
 
e io ho sognato il Toro, umiliato ma grande, l’ho sognato morire
 
ed il suo corpo esplodere in mille getti di sangue
 
che si riversavano su ogni spalto della cerchia infame
 
gremita da volti piccoli e grandi, bocche bavose e braccia esultanti,
 
occhi ebbri di scherno del dolore inflitto a intervalli di morte
 
e di sadica voluttà nel vedere la forza privata pezzo a pezzo
 
dal nobile corpo costretto alla furia, del possente e indifeso Toro.
 
Spettatori gaudenti del male, frementi dalla bramosia del sangue,
 
e il sangue ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
 
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
 
ma il rosso fluido restava sempre a coprirli
 
a macchiare vestiti, corpi e volti e non si levava
 
continuando a fluire dal Toro ribelle, squartato tra i sedili.
 
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di vulcano
 
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
 
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
 
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
 
che adesso più non rideva del sangue e travolta,
 
alla fine affondava nella marea rossa spenta di urla,
 
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
 
altre mille bocche si aprivano del sangue
 
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
 
Ma i sogni sono solo sogni e tutto questo non accade e non avverrà.
 
non in questo modo, non in questo tempo almeno.
 
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
 
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
 
uccisi due, tre, cento volte e solo per gioco,
 
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
 
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
 
finché gli occhi umani avranno piacere guardando la morte degli altri.
 
Ma il diluvio del sangue non è un sogno, né un’illusione
 
è l’orrenda, continua realtà, in quella ed altre piazze,
 
così, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
 
qualcosa davvero affonda e si perde per sempre nel sangue delle arene:
 
Le anime spente di chi ha soffocato e tolto alla vita il diritto.
 
Le anime di quelli che hanno goduto vedendo il sangue
 
sgorgare caldo, fumante, dalle narici e dal corpo generoso,
 
e alla fine credono di uscire soddisfatti e indenni dall’atroce scena
 
pronti ad altri giochi e con i loro corpi e vestiti puliti.
 
Ma sono le loro anime ad essersi sporcate, risucchiate nei torrenti
 
e nei gorghi dell’infame gioco e di qualunque altro sangue
 
e così si avviano, sazi del dolore altrui, senza nemmeno sapere
 
di aver lasciato le loro spente anime spente
 
nel sangue dell’arena a imputridire.
 
ennio forina 2018

Le Radici del Male

È il delirio di onnipotenza insieme al vuoto dell’anima. È una combinazione distruttiva, come quando si mettono insieme due elementi da soli apparentemente inerti, ma misti fra loro diventano devastanti.

Il delirio di onnipotenza deriva dall’invidia. Distruggere la felicità di vivere che non si ha dentro di sé. La formula è: “Come fai tu Cervo, Lepre, Lupo, Orso, ad essere così contento di essere vivo mentre io ho noia e non so che fare con me stesso? Quindi ti devo distruggere perché non posso sopportare che tu sia felice se io non lo sono“. Questo è il meccanismo generale anche se, chi va a caccia non se ne rende nemmeno conto razionalmente. Seguono una pulsione elementare che deriva anche da memorie genetiche.
Essi non sopportano il loro vuoto e la loro noia e pensano di essere vivi avendo il potere di sopprimere la vita e la felicità di vivere degli altri. È la storia emblematica del Lupo e l’Agnello, dove Il Lupo/Uomo cerca tutte le scuse per mangiare l’agnello anche se non ha fame. È l’invidia della strega cattiva che avvelena Biancaneve perché non sopporta la sua dolce bellezza e di cui lei non è dotata.

È la storia di quei bambini, spesso impropriamente definiti “angioletti” che dimostrano da piccolissimi caratteristiche di prepotenza e crudeltà e se hanno fra le mani un animaletto o un giocattolo che non sanno far funzionare, lo distruggono. E se il giocattolo che non sanno far funzionare è la vita essi distruggono la vita. Gli altri animali non fanno questo perché non hanno invidia e non soffrono di vuoto esistenziale né di noia,. Quando e se uccidono raramente senza reale necessità lo fanno o per difendersi o per tenersi in allenamento come predatori perché la loro sopravvivenza dipende dalla loro capacità di catturare le prede.

Karma Minori…

L’odore e la vista del sangue “violento” mi fa orrore anche se è solo riferito ed espresso a parole. Mi trovavo casualmente in attesa di fronte a uno studio medico odontoiatrico prima dell’apertura, che forniva varie indicazioni di prestazioni impegnative e trovandomi nella necessità di servirmi di uno di questi costosi interventi ho pensato perché no, di aspettare che lo studio aprisse per informarmi sui costi e le modalità, e infatti dopo pochi minuti ho visto arrivare un uomo che sembrava essere il titolare e direttore dell’impresa e che nell’atto di aprire lo studio si intratteneva a parlare con una sua conoscenza. Io, essendo lì vicino in attesa della fine della conversazione per parlare con l’uomo,  l’ho udito chiaramente salutare il suo amico a voce alta al momento del commiato, con queste esatte parole: “prepara un abbacchio e mezzo!”

Trattandosi naturalmente di un arrangiamento di qualche riunione conviviale in essere, in occasione della “santa pasqua”. Al suono di quelle sanguinose parole, non ho più né chiesto alcuna informazione né ho varcato la soglia di quello studio, né mai la varcherò. E il direttore di questo studio non saprà mai che l’aver causato la morte di due pecorelle gli avrà fatto perdere anche un buon cliente e un lauto guadagno e che il Karma esiste di sicuro in forme minori e maggiori e colpisce sempre in modi diretti e indiretti.

 

C’è un fondo di verità scientifica nel credere che gli errori delle vite precedenti si pagano in quelle attuali, ma non i nostri errori, bensì quelli dei nostri progenitori ed antenati dai quali ereditiamo le informazioni e le caratteristiche contenute nei geni che si trasferiscono a noi. Più quelle dei nonni che non quelle dei genitori e questo spiega perché i nonni hanno un particolare dedizione per i nipoti e sono pronti a sacrificarsi molto più dei genitori , ma, a parte questa digressione, quello che è certo è che se alcuni dei nostri avi sono stati dei biechi assassini noi potremo aver ereditato il loro nefasto bagaglio in misura tale che anche noi potremmo diventarlo se non prendiamo percorsi diversi. così come si possono ereditare talenti e o predisposizioni genetiche alle malattie. Io non credo alla reincarnazione penso che l’anima sia una intelligenza non una entità e che diventi entità solo dopo aver imparato ad essere una vera anima sensibile, unendosi all’energia universale toccando altre anime. il buddismo considera l’esperienza vitale inutile e degradante e tende a depurarsi e progressivamente a liberarsi dei cicli evolutivi rinunciando a tutti gli impulsi vitali fino a raggiungere uno stato di immobilità spirituale scevro da dolori ed emozioni e quindi senza creatività. Ma assomiglia più ad una morte spirituale che ad una vita. Nel cosmo tutto è dinamismo
e contrasto e differenze e incidenti creativi, se non fosse così il cosmo imploderebbe nel nulla, nell’inania. Ma il fenomeno “vita” è creatività pura e la creatività è sofferenza perché è un divenire continuo. La mia filosofia e il senso del mio poema è il dinamismo creativo che fa anche soffrire ma anche gioire davvero ad ogni stadio, mentre il buddismo è una specie di strada senza uscita. Io non faccio distinzione tra materia e spirito, per me sono la stessa cosa ma diversamente assemblata nel cosmo. Pensa che l’immensa forza distruttiva di un vulcano rende le terre intorno molto più fertili e ricche di vita e che la fornace tremenda del globo solare fa nascere la piccola delicata primula sulla terra a primavera. Senza quel fuoco distruttivo ma creativo, non ci sarebbe la primula non ci saremmo noi e non ci sarebbe l’esperienza che chiamiamo Vita.

Questo è il senso della sofferenza, la sofferenza che possiamo subire passa ed può essere trasformata in sofferenza creativa, ma siccome parliamo di anime e creatività, la sofferenza distruttiva è quella che “noi” causiamo/infliggiamo agli altri e che, distruggendo i corpi altrui (tipo la caccia) distrugge anche pezzo per pezzo l’anima. Chi subisce la sofferenza può perdere il suo corpo ma non l’anima chi la provoca alla fine perde ambedue le cose ed è come se non avesse vissuto.

Vorrei aggiungere un concetto significativo che ricavo dalla semplice osservazione della realtà naturale. Noi cerchiamo di costruire filosofie e religioni strane mondi irreali, mostruosità e fantasmi, quando il mondo vivente può fornire tutte le risposte – non definitive – ma della direzione che sta seguendo. In esso, nel mondo vivente, la vita non si volge in modo univoco. Siamo ancora in una fase evolutiva in cui gli organismi sperimentano 4 metodi principali per sopravvivere e progredire: la predazione – il parassitismo – l’opportunismo e la simbiosi che si evidenzia in molte forme diverse, in pratica l’interazione commerciale degli organismi. Quest’ultima è senz’altro la forma più evoluta, etica ed incruenta di evoluzione e secondo me è il percorso più proficuo e conveniente per tutte le forme viventi. Noi utilizziamo tutti e 4 i metodi e abbiamo trasformato la predazione in puro saccheggio, per questo stiamo andando generalmente nella direzione contraria alla vera evoluzione con i risultati che vedremo presto.

Quindi il Karma esiste e come funziona?

È dovuto alle differenze. Noi tutti possiamo facilmente trovarci nei crocevia o punti nodali dove avvengono le differenze si incontrano e scontrano e se ci siamo in mezzo ne siamo colpiti anche se incolpevoli.

Ma le nostre anime, se sono ben curate sono immuni dalle differenze e dai loro effetti negativi.

La Stanza Segreta

Deve esserci una stanza segreta

nella tua casa d’amore

dove poterti isolare ogni tanto

lasciando scorrere pensieri e riflessioni.

Dove poter serbare i gioielli

di molte esperienze anche soltanto sfiorate.

Dove poter spazzare via la polvere

dalla libreria di tutti i tuoi sogni mai letti

e rievocare memorie prigioniere, sottomesse

ma non mai dimenticate.

Dove ogni giorno del calendario della tua vita

è diventato un cassetto arrugginito

che solo tu hai la chiave per aprire

e guardare indietro alle volte e ai luoghi

che sono stati persi in amore e comprensione.

Una stanza di insoddisfatta nostalgia

con quattro orizzonti aperti e senza fine

al posto delle sue quattro mura

con un soffitto così inconsistente

da permetterti di toccare il cielo

e invitare un gruppo di stelle

a restare a cena con te.

Cosicché lasciando questa stanza, 

sarai di nuovo lo straniero improvviso

dal tocco gentile e i luminosi occhi

che il tuo vero amore ha sempre saputo che eri,

e ancora una volta potrai presentare

il più prezioso e affascinante dono

che avrai mai la possibilità di offrire.

Quello che si conosce, sconosciuto,

da conoscere ancora.

ennio forina  3 agosto 2015

“Non c’è Trippa per Gatti!”

Spesso, da una riflessione superficiale derivano concetti sbagliati e questi concetti si esprimono poi in parole, che a loro volta si trasformano in azione collettiva e da una semplice frase che si stabilisce saldamente nel pensiero comune, possono derivare gravi conseguenze di cui nessuno generalmente riesce a risalire all’origine.
Come altre volte, è stata riesumata la famosa affermazione “Non c’è trippa per gatti!” E la rievocazione è stata fatta per commentare l’operato ritenuto positivo di un primo cittadino dell’inizio del secolo scorso, che nel lodevole intento di eliminare spese superflue dal bilancio cittadino, pronunciando questo imperativo, aveva deciso di tagliare il costo degli alimenti costituiti da scarti dei corpi degli animali uccisi nei mattatoi, – definiti spregevolmente “frattaglie” – e che venivano dati come compenso ai numerosi gatti che erano stati intelligentemente posizionati in varie aree critiche con il compito di contenere il numero esorbitante dei ratti, nella scia di una antica saggezza messa in pratica fin dagli antichi egizi e ancora in auge nel seno della civiltà romana, quando uccidere un gatto in queste culture era considerato un vero e proprio delitto.
In seguito, nei secoli più bui e oppressi dall’infausto connubio fra poteri religiosi e superstizioni, lo sterminio dei gatti si attuava continuamente nelle città con ferocia e sadismo, mentre si suppone che i contadini nelle campagne, ben consapevoli che la presenza dei gatti fosse il più valido sistema per difendere i raccolti dalle razzie dei ratti, riuscirono in questo modo a salvare sia i raccolti che la specie felina “domestica” dall’estinzione.

Comunque, lasciando da parte la saggia perspicacia dei popoli antichi, stupisce come all’inizio del terzo millennio inondato da pillole di conoscenza imboccate qua e là dagli esperti dei vari settori la gente comune e anche gli stessi imbonitori mediatici del popolo non sappiano ragionare da sé, semplicemente osservando le evidenze e riflettendo attentamente su di esse.

Decine di volte, nella mia esperienza ho visto ratti uccisi con la gola trafitta dai denti felini, senza che nessuna parte dei loro corpi fosse mai servita come cibo e il motivo è semplice: i gatti sono animali molto puliti e selettivi nelle loro scelte alimentari, cani e molti uccelli sono spesso anche saprofiti cioè mangiano cadaveri in via di putrefazione, “..e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò…”i gatti no, si nutrono solo di carne fresca, inoltre i ratti assorbono la sporcizia e i parassiti, virus e batteri degli ambienti in cui vivono, mangiano di tutto, anche cose che per un gatto sarebbero tossiche perciò la ragione per cui un gatto qualsiasi “deve” cacciare e uccidere un ratto ovunque si trovi, non è per cibarsi ma è un’altra, ben precisa: i ratti sono nemici giurati della specie felina perché uccidono e divorano i cuccioli dei gatti, e questa informazione è contenuta chiaramente nei geni felini. I gatti a volte vivono insieme come i leoni in clan, ma non hanno vere e proprie gerarchie e strategie comuni da seguire, non hanno un capo branco che si pappa tutte le femmine ma allo stesso tempo si assume il compito di difenderle, ci sono gatti più forti e gatti più deboli e comunque anche in gruppo conservano la loro indipendenza e auto sufficienza, ma i gatti maschi non sono “mariti”, sono solo amanti, perciò una gatta madre è completamente sola nel compito di nutrire accudire e difendere i suoi piccoli, salvo trovare qualche forma di convenienza di gruppo laddove è possibile per una comunità coesistere in spazi favorevoli.
In condizioni normali una gatta, al momento di partorire si apparta nel luogo vicino che le sembra più sicuro e per alcuni giorni allatta i piccoli e li accudisce senza nutrirsi e senza abbandonarli, ma a un certo punto è costretta a lasciarli per procurarsi del cibo e dato che non ha un compagno che la sostituisce nel compito della protezione i cuccioli restano esposti agli attacchi dei predatori e i ratti sono appunto tra i principali predatori dei cuccioli. Ecco perché nella mente felina è impressa la determinazione di uccidere i ratti.

Perciò la convinzione comune di non dare cibo ai gatti perché altrimenti non caccerebbero i topi è totalmente falsa, anzi al contrario, un gatto indebolito dalla mancanza di cibo sarà meno efficiente nel compito di cacciare i topi e se è così affamato da comunque rosicchiare qualche parte dei loro corpi correrà anche il rischio di ammalarsi.
Conosciamo bene le conseguenze nefaste della religione e delle superstizioni, che attribuendo ai gatti affinità demoniache hanno causato torture e massacri infami per secoli e allo stesso tempo hanno punito i loro stessi persecutori con varie pestilenze devastanti per la presenza incontrollata dei topi.
Oggi non sarebbe più possibile avere gatti ovunque, perché verrebbero sterminati dalle macchine e senza i gatti i topi stanno ballando allegramente. I veleni che continuiamo a spargere in giro e che rendono ancora più inquinata la terra e le acque e quindi anche l’aria non servono a niente se non ad avvelenare noi. Perché i topi sono talmente prolifici da colmare e superare le perdite in brevissimo tempo.

Quindi, togliere la trippa ai piccoli felini non è mai stata affatto una decisione di lungimirante saggezza, ma ha contribuito notevolmente alla proliferazione dei piccoli e pericolosi purtroppo per noi roditori, eppure la claque degli studi televisivi ha applaudito questo stereotipo fuorviante, come se fosse un concetto di esemplare intelligenza gestionale. Ma sappiamo che di questi tempi si applaude tutto e il contrario di tutto, come per le risate automatiche che intercalano puntualmente le battute degli show americani, senza nemmeno riflettere, purché la frase sia d’effetto, mentre invece di battere sempre le mani con estrema facilità, sarebbe meglio che tutte le comparse mediatiche attivassero i tanti neuroni addormentati delle loro menti.

Genus Humanum

Logical Semantics.jpg

And this is all true, but the issue I’m trying to stress, is really semantic, which is, the capability of seeing the reality as it is and giving the words we use the right meaning. People all over the world are well aware of the horrible things that only humans can do and most of them think that it is fine like this, and that they can get over with it, because they are “human”, and still, they teach their children that being human is good and cool and being beast is bad and stupid. We all know we are “bad”, and we are wicked, and even kids know that since when they are born and behave consequently, often blackmailing their parents in their early omnipotence delirium, more often encouraged and not inhibited, by the their own parents. But it is the millennial dominion of a particular and limited collective cognitive ability that perpetuates the wicked fate of the human kind and its ruinous impact on the other living beings on earth.
Until we keep deceiving ourselves putting any new generation on a pedestal and lying, convincing them that they are special and animals are just to serve us, and trees and even water and air exist so that we can breath and drink it, and placing ourself in the very center of the universe, things will go bad for us, but to tell you the truth, I do not care that much about that…as I care of what really makes me suffer: this enormous cosmic injustice we are responsible for, sanctified by all the lies and global hypocrisy. No matter what religions or idealizations or political systems of the human kind, we thrive on mendacities and illusions. And we let ourselves do anything we want just because we lie constantly to ourselves to justify our actions.
My statement is: let’s call the things with their right names and give the names the right meanings, let’s stop using words of nonsense that do not correspond to the actual truth. Let’s start from that. Bad is Bad, Good is Good. We are humans, humanity didn’t prove yet to be such a good thing. This is the day of the memory of the Holocaust? It was only yesterday…one of the so many…

IL DECIMO CERCHIO – L’Oro Rosso

IL DECIMO CERCHIO – L’Oro Rosso
Un’amica mi dice che una nuova coscienza del rispetto del mondo vivente sta sviluppandosi nel mondo degli umani. Purtroppo non è così. È aumentata la visibilità di quelli che si oppongono al macello globale grazie ad internet e anche perché il macello globale ha raggiunto tali dimensioni mostruose da non poter essere più nascosto e ignorato. Al macello industriale si aggiunge il sempiterno macello locale e rituale, quello delle sagre e delle religioni. Ormai il macello è per le strade, c’è nei cortili delle città italiane, dove si scannano animali fatti nascere appositamente per motivi rituali- religiosi che si aggiungono alle esecuzioni che già facciamo noi da sempre, mentre dall’altra parte del mondo non sono da meno per tradizioni insulse, per spettacoli e sempre per motivi religiosi come le decapitazioni in massa di capre, giumente e pecore per ingraziarsi gli dei locali. Le dimensioni degli allevamenti industriali sono così immense che sono state rase al suolo foreste intere tagliando milioni di alberi per far posto alla domanda ed alla “offerta” di carne in tutto il mondo.
 
Mai come in questa era gli animali e le piante hanno subito la malvagità umana in tale misura e con i metodi perversi che oggi si usano. Quanti esempi, si possono trovare in internet, di questa demoniaca realtà? Gli sterminati campi di scatole dove mantengono per poche settimane in vita i vitelli strappati alle loro madri, impedendo loro di vedere persino la luce del sole, per far diventare la loro carne più bianca, i trita-pulcini maschi negli allevamenti di galline ovaiole, le centinaia e centinaia di migliaia di maialini fatti nascere in eccesso, ammucchiati in cumuli di carne e ancora vivi gettati nelle fosse e seppelliti, gli interminabili massacri di cetacei, balene e delfini, reti da pesca lunghe decine di km e le preziose pellicce, simulacri inconfutabili della stupidità quanto della cattiveria umana, e quelle di gatti, cani ed altri animali meno domestici, costretti in prigionie orrende, scuoiati e bolliti vivi come cibo e per fare quegli stupidi e inutili orpelli di pelliccia che ornano i colli delle giacche di metà della altrettanto stupida e insensibile popolazione del mondo occidentale, senza che vi sia una minima volontà di chiedersi cosa comporta l’acquisto di questi indumenti, e questa tremenda macchina industriale che usa gli esseri viventi come usa il petrolio, cioè come carburante per le attività umane, non si fermerà certo perché i pochi che hanno coscienza e senso del dolore altrui vorrebbero instaurare i buoni princìpi e promuovere la filosofia eccellente della frugalità, del cibo simbiotico, più confacente alla nostra fisiologia e nel rispetto della vita universale, né per le poche centinaia di persone compassionevoli sparse qui e là nel mondo, che fanno sentire vanamente le loro grida di dolore ricevendo solo gli sghignazzi delle industrie dei carnefici e dei cacciatori.
 
Le tre scimmiette ora possono vedere, ascoltare e parlare, ma nulla cambia lo stesso se non ai margini della realtà delle grandi masse di individui che continuano ad addensarsi ed a esigere di riempirsi bene le pance sul pianeta. Il cibo ha smesso di essere un nutrimento ed è diventato una fonte di piacere e di gratificazione superiore a quella della sessualità. Il cibo viene celebrato ed esaltato da tutti i pulpiti e in tutte le occasioni e la sessualità relegata in un ambito ristretto, problematico, inibito e distorto come tutto ciò di cui gli esseri umani si appropriano.
 
Le poche anime compassionevoli vorrebbero che tutto questo cessasse, ma spesso reagiscono in modo emotivo parlando dell’evidenza dell’anima negli animali ad animali che non hanno un’anima, cioè a coloro che trasformano il sangue in soldi. La società umana attuale ha una smisurata fame di energia e quella che proviene dagli animali è quella a più buon mercato e più profittevole, si rigenera da sola con qualche piccolo aiuto artificiale e biochimico.
La coscienza collettiva umana non vuole e non può fermare o rallentare tutto questo, quanti milioni e milioni di posti di lavoro si perderebbero senza prima convertire le industrie della predazione in industrie della collaborazione?
 
C’è solo la certezza, più che la speranza, che il sistema di equilibri che hanno generato il mondo vivente così da noi perturbato, collassi alla fine, trascinando anche noi nel disastro ambientale totale senza più possibilità di tornare indietro e allora i pochi rimasti della nostra infausta specie ricominceranno a scannarsi tra loro come si scannano in modo “incruento” i tifosi delle squadre di calcio, perché non avremo modificato la nostra natura e finora ci siamo solo dati delle regole per reprimere le nostre pulsioni di ferocia distruttiva non per evolverci a livelli davvero superiori.
 
Se fino ad ora non ci sono state altre guerre globali, ma solo locali, lo si deve non ad una maggiore saggezza acquisita dal genere umano o a un cambiamento in meglio della sua natura, ma a due fattori incidenti: la consapevolezza di un olocausto nucleare e forse ancora di più al fatto la tecnologia applicata alle industrie alimentari, agli allevamenti, alla pesca, all’agricoltura e alle leggi, che hanno tolto ogni diritto al mondo vivente ed hanno concesso a noi ogni licenza, generando sovrabbondanza di cibo per tutti, il mondo non ha più fame, fino a che questa globale estorsione si potrà attuare, perché la società umana ha già iniziato a divorare se stessa.
 
ennio forina 2018

Pepite d’Amore

Ho scavato nelle miniere della vita
e nei fiumi che scorrono da tutti i cuori
e sopra i picchi delle montagne sognanti,
cercando qualche vera pepita d’amore,
solo per regalarle a chiunque.

Dentro ed oltre i nascosti paesaggi,
o cercando nei passi segreti,
attraverso le nebbiose montagne dei rimpianti,
vagando nelle vuote, affollate strade
e in ogni scenario dell’immaginazione.

Le ho cercato nel sole splendente,
o sotto la pioggia incessante,
in tutti i ventosi e morti giorni d’inverno,
le ho cercate quando la tempesta colpiva
o attraversando i deserti degli affetti,
le ho cercate a lungo, intorno e invano,
fin quando ho capito che nessuna pepita d’amore
era realmente dove io l’avevo cercata,
perché esse erano davvero tutte nel mio cuore.

E ora so, che tutte le pepite d’amore
che ho dato via, tutte, una ad una,
anche se nessuna era mai rimasta per me,
continuano sempre a splendere nel mio cuore,
mentre se le avessi tenute solo per me
peserebbero molto sulla mia anima
così come le pepite d’oro pesano sulle spalle,
perché tutte le pepite d’amore
non sono fatte per essere conservate,
e la luce che resta non pesa affatto.

ennio forina  Gennaio 2018

Love Nuggets

I have been digging in the mines of life
and in the rivers flowing from all hearts,
and up to the dreamy mountains peaks,
searching for some true love’s nuggets,
just to give them away for free.
Been searching Inside and beyond
many hidden landscapes,
and looking for the secret passages
through the misty sorrow mountains,
wandering through the empty crowded streets
and all over every imagination skylines.
I have been looking for them in the shining sun
or under the steady falling rain,
in all the dead and windy winter days,
looking for them when the storm was blasting
and when crossing the deserts of the affections,
looking for them around in vain,
until I realised that no love nuggets,
were really where I’d been looking for
‘cause indeed they were all inside my heart.
And I know now that all my love nuggets
I’ve given one by one and all away
even if no one was ever left for me,
their light still keeps shining inside,
while if I kept them just for myself,
they would now weigh heavily upon my soul,
just like any real golden nuggets on your shoulders,
for love nuggets aren’t meant to keep,
and their light doesn’t weigh at all.
ennio forina, 2018

“Fatti non furon per viver da Giullari“

Animali nei circhi.

Se il sommo poeta decretava per gli umani “fatti non foste per viver come bruti”, qualcuno mi dica in quali parti delle sacre scritture, – che poi sono sempre scritte da “sacre” umane mani -, si stabilisca che gli animali, “fatti furon per viver da giullari” a nostro e per nostro piacimento. Pur non avendo letto per intero l’antico testamento, penso che di sicuro una simile affermazione non sia in esso contemplata, si dà e non sempre, piena accettazione del fatto che gli animali possano essere scannati con disinvoltura per dare il sostentamento a questa nostra specie, tanto peccaminosa e indegna quanto prediletta chissà perché, dal creatore del “tutto”, o nei numerosi rituali tali e quali a quelli antichi e pagani che stabilivano che per ingraziarsi gli dei si doveva versare il sangue e le viscere degli animali più in salute.
Ma che differenza c’è tra la richiesta del sacrificio di una capra, per aver risparmiato il fanciullo Isacco, presumibilmente innocente di qualsiasi colpa, e l’offerta a Giove e alla sua pletora di cortigiani divini viziosi, collerici e invidiosi, del sangue sicuramente innocente, degli animali già sacrificati e ridotti in schiavitù per ricavarne cibo?

Mi sembra di ricordare che Gesù aprì con furia le gabbie degli animali che venivano venduti nel tempio di Gerusalemme e non mi sorprenderebbe che avesse gridato anche che Dio non aveva certamente bisogno del sangue delle sue creature, ma della sincerità dei buoni sentimenti dei singoli umani, poiché gli altri animali al contrario di noi, non conoscono la menzogna e l’ipocrisia e sono soltanto grati di aver ricevuto il dono della vita. Ma questo è un alto discorso, poiché quando nella storia si dice che Dio parla attraverso le umane bocche e scrive usando le umane mani, è ben difficile instaurare una conversazione dialettica che possa dare risultati confortanti, almeno per la mia povera mente indagatrice, così abituata alla logica delle evidenze e alla pura riflessione oggettiva.
Spesso, i miti e le saghe umane riflettono verità inequivocabili non già sul carattere e sulle volontà presunte dei presunti dei , ma su quelle particolari degli umani, e da questi “sacri” miti, sembrerebbe che l’animale umano avrebbe avuto il permesso di prendersi tutto, meno le mele di un singolo albero, ma come si sa, nemmeno questo tutto è mai stato sufficiente a soddisfare la sua innata e mai inibita voracità.

Ma torniamo al principio, accettato anche oggi, all’inizio di questo tecnologicamente sorprendente secondo millennio, che si definisce così evoluto ma che continua a rendere schiavi gli animali, come mai aveva fatto prima, e a forzare e distorcere la loro natura all’unico scopo di divertire i rampolli idioti di genitori altrettanto immersi nell’idiozia, incapaci di vedere la sofferenza celata dietro le quinte dello spettacolo e incapaci di provare quell’elevata qualità percettiva dell’anima, così rara in ogni epoca e ancora più rara oggi: la compassione.

Quale insegnamento didattico o etico un bambino può ricevere dal vedere la fierezza di una tigre ridursi a buffonate per evitare il bruciore della frusta o la certezza di ricevere poi un tocco di carne e un possente animale come un elefante genuflettersi per qualche nocciolina, dopo essere stato a lungo torturato con vari mezzi, e ambedue finire dopo lo spettacolo, nelle loro buie celle di clausura e follia, dove l’odore della jungla e il vento della savana non sono nemmeno ricordi? Cos’è dunque che manca in questi spettatori? Gli ammaestratori altro non sono che i sacerdoti del sacrificio della natura degli animali, non li uccidono con un colpo di daga, ma più lentamente con le catene e la frusta.

Non fanno altro che sacrificarli sull’altare del divertimento e del dileggio… e ci restano solo due possibilità per spiegare il fenomeno della blanda etica umana che permette questo scempio dell’anima e della dignità degli animali…o essi non sono compassionevoli e non sentono la loro sofferenza implicita nelle crudeli procedure di ammaestramento, o non sono intelligenti abbastanza da riconoscere la differenza fra la libertà della loro natura e l’orrore della loro schiavitù, ma io credo che ci sia una terza possibilità, quella più vera, e cioè che gli attori e gli spettatori che calpestano, deridono, vilipendono e distruggono la dignità e la vita degli animali con le fruste, con i pungoli, con le catene e infine con le risate, non hanno nessuna di queste due qualità evolute; né la compassione né l’intelligenza sufficiente per poter capire di essere “loro” stessi gli esecutori ed i mandanti di un persistente delitto contro natura e di conseguenza contro il “creato”, visto che un Creatore, alla fine sarebbe anche tutto ciò che esiste, ed ogni frammento, atomo, di questa realtà esistente è di fatto un frammento di creato e quindi di Creatore.

Il mondo vivente è permeato dalla crudeltà e dalla prepotenza dei predatori verso le loro prede, ma nessun altro animale fa schiavo e si prende gioco della sua preda, rapinandolo, oltre alla vita, anche della sua dignità esistenziale, nessuno, eccetto l’animale umano.

ennio forina 2018

Potresti Essere…

Potresti essere schiavo,

o una mente libera.

Potresti essere una spina,

o un fiore sbocciato.

potresti essere grandine,

o pioggia gentile.

Potresti essere un vento forte,

o leggera brezza,

Potresti essere tempesta,

o una nuvola splendente.

Potresti essere un fortunale,

o un’onda leggera,

o una dura tempesta,

o un calmo giorno di sole.

Potresti essere una cascata,

o un ruscello che scorre.

Potresti essere un’alluvione

o un laghetto tranquillo.

Potresti essere una pietra,

o soffice sabbia.

Potresti essere un deserto,

o un grande campo verde.

Potresti essere rude,

o d’animo gentile.

Potresti essere avaro,

o anima generosa.

Potresti essere una morta autostrada,

o una foresta vivente.

Potresti essere un cancello,

o un orizzonte infinito.

potresti essere lacrime,

o un sorriso splendente.

Potresti essere una fine,

o un nuovo principio.

Potresti essere rammarico

o puoi essere Amore.

ennio forina gennaio, 2018