L’anima è come le radici invisibili dell’albero che vivono nascoste nella terra, mentre la chioma dell’albero rappresenta la sensibilità dell’anima che si nutre di energia solare. Le radici dell’anima danno nutrimento alle foglie e le rendono capaci di assorbire le energie del Cosmo in modo che la chioma possa nutrire a sua volta le radici e in un giro virtuoso, ambedue scambiare i nutrimenti necessari per vivere e accrescere: il cibo che regala la terra e quello che proviene dal cielo. Finché questo avviene, si crea uno stato di armonia che non giova solo all’albero ma anche alla terra circostante che le radici arricchiscono di elementi vitali e all’atmosfera stessa che parimenti viene purificata e arricchita del prezioso ossigeno dalle foglie.
Purtroppo, mentre le radici giacciono protette dalla coltre di terra, la chioma è esposta ai mutamenti del cielo e non potrà sempre godere dei benefici raggi del sole ma dovrà anche prepararsi con coraggio ad affrontare le inevitabili tempeste.
Tale è la ragione identica degli impulsi vitali, da rivelare che la differenza tra l’astratto e il concreto è solo un vizio della mente umana.
Le radici dell’anima, come quelle dell’albero, sono proporzionali alla chioma e dipendono dalla chioma, se la chioma si riduce o viene tagliata, le radici si avvizziscono fino a morire.
Se la sensibilità umana viene inibita e smette di “sentire” per paura o per egoismo o anche per evitare la sofferenza delle tempeste, le radici dell’anima smettono di vivere, poiché nessuna anima sopravvive senza la gioia e la sofferenza della sensibilità.
Ho coniato questo nuovo termine per i rappresentanti del vuoto esistenziale e del vuoto di idee compensandolo con una politica d’urto e senza idee, un vuoto antico in cui si sono sempre formate le mostruosità delle mente umana. Sono gli individui incapaci di cercare a fondo la ragione delle cose, che scelgono di seguire movimenti e tradizioni senza preoccuparsi se siano necessari, utili o nocivi e devastanti, scelgono di stare da una parte e vanno contro qualcuno prescelto come nemico assoluto da eliminare a prescindere, dicono di volere la pace mentre fomentano l’odio implacabile, evocano la libertà mentre sopprimono con violenza la libertà altrui di ragionare dialetticamente su quello che può essere giusto o sbagliato, analizzando le evidenze e i fatti che da sempre portano alla formazione degli eventi e dei drammi umani, si aggregano e trovano la ragion d’essere della loro esistenza nella faziosità del gruppo, non ammettono nessuna dialettica che possa mettere in dubbio i loro dogmi, credono di essere dalla parte dei buoni assoluti contro i cattivi assoluti, ignorando il fatto storico che non esistono popoli buoni in assoluto e popoli cattivi in assoluto, esistono individui che possono scegliere e decidere di essere l’una o l’altra delle cose al di fuori delle folle, durante tutto l’arco dell’esistenza, non riconoscono mai le prepotenze e i misfatti che TUTTI compiono o hanno compiuto perché attengono alla natura umana. L’unica cosa che può arginare la prepotenza e la violenza e illuminare le menti della vera saggezza che considera il bene comune e non il bene di una sola parte è il dialogo, ma il dialogo viene rifiutato dai NULLICOLI perché i nullicoli sono malati di pensiero superficiale e di simbolismi, indelebili tatuaggi mentali senza i quali non saprebbero con chi prendersela. Li chiamo “nullicoli perché i cavernicoli preistorici erano molto più sensibilmente ragionevoli e saggi al confronto, lottavano per la sopravvivenza come saggiamente fanno gli animali che lottano senza odiare e che possono insegnarci molte cose, poi sappiamo come è proseguita la storia dell’umanità, quando ha inventato la clava, la civiltà, l’avidità, l’invidia e infine l’odio, che è la prerogativa degli stolti e la negazione assoluta dell’intelligenza sensibile.
Il semplice motivo che spiega TUTTI i delitti “senza motivo”.
L’anima non muore mai se o perché non è amata. L’anima muore solo se non ha il desiderio, la volontà e la capacità di amare, e senza questi elementi diventa inevitabilmente un’anima distruttiva in assoluto. Senza questa propensione incondizionata non c’è empatia, riconoscimento e rispetto della vita altrui, poiché l’empatia e la compassione possono derivare soltanto da un’anima viva.
Recitano in continuazione la stessa insulsa formula : “Si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Non sanno dire altro. Ma che vuol dire, che senso ha, a che serve? Quindi sarebbe colpa del destino? Cercassero piuttosto di rispondere alla domanda di Sharon: “Perché?” Una domanda che si deve rivolgere a tutti gli uccisori. Poi ci sono gli esperti in qualcosa, che ci informano sulla presenza del Male nell’uomo. Per favore!
Ecco puntuale, un altro stereotipo giornalistico, di quelli che imperversano senza pietà sui media dopo ogni fatto di cronaca cruenta:” La povera Sharon si è trovata sul posto sbagliato al momento sbagliato”. Questo è un modo di spersonalizzare l’atto dell’assassino, chiamando in causa il Fato, come se il destino fosse il vero colpevole e di conseguenza attribuendo parte di colpa anche alla stessa vittima per incauta condotta. Ma basta! Continuo ancora a sentire l’aggettivo “inaudito” usato a valanga in ogni occasione a commento di fatti che si ripetono ininterrottamente da millenni e non sono affatto inauditi. Hanno studiato! Sono dottori e laureati! Possibile che continuino a usare i termini così superficialmente, più per l’effetto che per il significato preciso per cui le parole sono state inventate? Al contrario, io difendo la libertà della povera Sharon che per me si trovava al posto giustissimo e nel momento giustissimo per il suo spirito, per il suo diritto inalienabile di libertà in una società che dovrebbe essere giusta e sicura da vivere in pieno, come si vuole e quando si vuole! Si deve essere liberi comunque di poter contemplare, anche in solitudine, un cielo notturno senza essere massacrati da chi non sa nemmeno perché esiste e uccide per invidia la gioia di esistere altrui. E in tutti i casi di prepotenza assassina, non ci devono essere pretesti di circostanze e orari inopportuni e pericolosi. In questo caso come in altri, è l’assassino che ha scelto di essere sbagliato, nella sua esistenza evidentemente sbagliata, che lo ha portato a compiere questo crimine orrendo mediante il quale tentava di placare la sua noia esistenziale e così spezzando una giovane esistenza con un atto distruttivo senza senso, per invidia e delirio di onnipotenza, solo per riempire il vuoto orrendo della sua anima, vuoto che lui stesso ha scelto di costruire, un vuoto che è tipicamente all’origine delle azioni di tutti i distruttori. Lui come l’eterno bambino prepotente che distrugge con rabbia il giocattolo che non sa usare e non lo diverte e in questo caso il giocattolo è stato la VITA degli altri.
E questi record dell’orrore sono continuamente superati, nella perenne olimpiade globale in cui tutte le nazioni sono campioni.
Vorrei un’Olimpiade, che invece di alzare i record delle prestazioni umane, fosse una competizione di discipline tese ad abbassare i record degli sfruttamenti, delle distruzioni e delle rapine che le nazioni operano sul mondo vivente, dove l’unico vero oro da conquistare fosse quello della Vita, tutta. Ennio Romano Forina
Io penso alla cattiveria umana, alla prepotenza, all’avidità, alla diffidenza, all’intolleranza, all’odio, al pregiudizio, alla malizia, all’inganno, non come cause di tutta la crudeltà che l’umanità da tempi lontanissimi esprime contro sé stessa e contro gli altri esseri viventi ma come conseguenze di un unico fattore comune: l’inconsistenza, il vuoto dell’anima.
Quando i vizi e le crudeltà umane si esprimono sono sempre facilmente riconoscibili, le leggi sono fatte apposta per reprimere e sanzionare questi aspetti distruttivi tipicamente umani, ma le leggi si occupano di contenimento, repressione e punizione e non possono nulla per impedire che i semi del male si formino.
Non dipende dalle condizioni più o meno ottimali o privilegiate esistenziali: i demoni ricchi sono altrettanto numerosi e malevoli dei demoni poveri.
Le buone attitudini, la buona volontà non dipendono da quello che si ha, ma da quello che si è e si è scelto di essere.
Spesso, si parla anche di ignoranza, il mancato riconoscimento degli orrori tenuti convenientemente nascosti o mistificati che ben sappiamo dall’industrie alimentari, ma anche prima che erano evidenti nelle culture popolari non muovevano la compassione dei popoli, i maiali e i vitelli si scannavano festosamente senza farsi domande, dunque qual’è il problema vero di comprensione tale da suscitare le virtù superiori della compassione, dell’alimentazione simbiotica ed etica.
Per me, è il pensiero debole che rifiuta di porsi domande e prospera e si crogiola nel fare quello che si è sempre fatto, perché piace, perché conviene, così producendo l’inconsistenza, il vuoto esistenziale e in questa inconsistenza si formano tutti i delitti tipicamente umani.
Ancora una volta, dico che l’intelligenza naturale (altrimenti detta Natura) persegue e agisce in base a ciò che in questo grado di evoluzione della vita organica è opportuno per tutti, per il grande scenario, mentre l’umanità segue ed esalta e giustifica il pensiero debole; opportunistico, egoistico, chiuso e ostile, in ciò che va bene per i singoli individui, gruppi e nazioni ed è per questo che da uno stato di decadenza evidente in questi ultimi decenni, siamo scivolati inesorabilmente in uno stato di barbarie in cui tutti alla fine sono frustrati e sfogano sui terzi il livore derivato dalla propria inconsistenza, a tutti i livelli.
Dai ragazzini, (o adulti mai cresciuti) che scelgono di odiare qualcuno e vanno a devastare le piazze e a scontrarsi con chi fa il proprio dovere senza voler analizzare a fondo le questioni e senza capire che la ragione non è mai da una sola parte e quella giustizia o quel dio che invocano, se esistessero, non si schiererebbe al fianco di nessuno, non avrebbe senso, non sarebbe un dio, ma un capo come tanti capi umani, piuttosto lo fanno alla disperata ricerca di protagonismo e costruendo una fittizia “consistenza” nell’aggregazione. E nell’illusione della invulnerabilità tipicamente giovanile e nella certezza dell’impunibilità di cui godono, esprimono la stessa violenza ottusa che dicono di voler combattere perpetrando il circolo vizioso dei conflitti umani.
È sempre stato così nelle guerre dei secoli scorsi, i furbi regnanti delle nazioni, reclutavano i giovani contadini fornendo loro delle vistose uniformi decorate da ninnoli inutili ma luccicanti e nell’inconsistenza delle loro menti, la gioventù di allora buttava la vanga in cambio dei bottoni dorati e della promessa di gloriose avventure, dell’effimera ammirazione delle fanciulle come in un gioco, sognando saccheggi e stupri dalle improbabili vittorie, senza rendersi conto di esseri fantocci da sacrificare per la folle ambizione dei governanti, di coloro che detenevano il potere.
Ma questo accade oggi, in forme diverse. Il pensiero debole, che non si pone domande, fazioso, che si farcisce di pregiudizi è sempre lo stesso, ha solo cambiato le forme di espressione. La gioventù attuale non si pone domande come tutte le generazioni precedenti non si ponevano domande e andavano in guerra a macellare e farsi macellare in fondo per mero protagonismo.
Ora, le guerre non sono mai cessate, ma negli ultimi decenni si sono trovate armi più convenienti per evitare gli altissimi costi delle ricostruzioni dalle macerie delle guerre convenzionali. Il denaro non ha mai smesso di essere usato come un’arma nel passato, comprava legioni e bande di barbari criminali, oggi in modi più sottili compra e vende il potere distruttivo che la scienza tecnologica e gli scienziati hanno messo a disposizione del potere ma questo è avvenuto e avviene nel pieno assenso dei popoli e nell’indifferenza delle coscienze.
Eh già, perché chi cerca il potere e il controllo sugli altri e sul mondo vivente è un bullo frustrato, la sua inconsistenza lo rende insoddisfatto e ossessionato dal bisogno di compensare il suo vuoto esistenziale riversando il veleno generato in questo vuoto sugli altri, si potrebbe tranquillamente parafrasare Cartesio e dire :”odio quindi sono”. Infatti questo è lo spirito delle manifestazioni distruttive pubbliche di una fazione e dell’altra, non fa differenza. Costoro cercano nell’odio la motivazione esistenziale che non sanno e non VOGLIONO trovare in sé stessi come sempre. Cosa induceva Hitler a odiare così tanto una stirpe? La sua abissale frustrazione, la subcoscienza di non avere proprie valide motivazioni esistenziali, la sua angoscia di non essere e di non contare nulla, e quindi di odiare e invidiare chi dimostrava di averne, almeno nella sua visione psicotica e incapacità di riconoscere le cose. Ma non era solo lui, tutto un popolo si era aggregato intorno alle stesse frustrazioni e nella propria inconsistenza cercava il riscatto e la compensazione proprio nell’odio e nell’ambizione del predominio e del potere, come sempre. Ho citato un caso, ma gli esempi, storici, recenti e attuali, sono innumerevoli. E non solo di personaggi assurti alle importanti cronache storiche per le loro gesta e i loro misfatti “gloriosi” e per i conseguenti effetti nefasti.
Miei cari amici, difensori del diritto di vivere e della libertà degli altri animali, mi chiederete cosa c’entrano queste riflessioni riguardo la causa che ci collega con sentimenti profondamente uniti per la stessa sofferenza che è subita dagli animali per volontà umana? Ebbene, io penso che se non cercheremo le cause profonde che generano e scatenano la specifica malvagità umana e le sue peculiari forme di crudeltà, inedite nell’intelligenza della vita organica e cosmica, non riusciremo a realizzare un vero salto evolutivo che possa restituire agli animali tutto quello di cui li abbiamo depredati; a differenza di noi, essi conservano la loro PIENEZZA esistenziale, perché le loro anime non sono state inquinate e deformate dall’uso e dall’abuso della ragione, drogata e avvelenata dal delirio di onnipotenza. Essi nonostante tutto, nonostante le nostre demoniache prepotenze non riescono a odiarci, a volte si difendono, anche loro per paura limitata, o esperienza negativa nei confronto umano, ma MAI per odio, partito preso, ideologia e falsità di stampo antropocentrico e religioso.
Il web ha evidenziato questi aspetti inequivocabilmente con documenti filmati e testimonianze; date affetto a un cucciolo di qualsiasi specie, anche la più feroce e questo si legherà a voi per sempre senza pretendere nulla, anche se non potrete fornire il cibo non sarà deluso accettando la difficoltà senza colpevolizzarvi.
Osservate invece il comportamento dei cuccioli umani.
Eternamente insoddisfatti, li distingue la prepotenza, la pretesa e la reazione rabbiosa se non ottengono quello che vogliono dai genitori, queste caratteristiche purtroppo piuttosto che essere corrette, sono quasi sempre esaltate e stimolate dai genitori che le considerano come virtù esistenziali nella prospettiva dell’affermazione e dell’acquisizione di privilegi e poteri nell’età adulta.
È in questa fase che inizia a formarsi il terreno di coltura dei vizi e delle prepotenze umane e allo stesso tempo della presunzione, che genera il distacco dall’intelligenza dell’Amore che è l’intelligenza della Vita e alfine, l’incapacità nei successivi stadi di sentire la Vita e di riversarla nel vuoto della propria coscienza e della propria esistenza.
Il culto della prepotenza e della mistificazione sono stati dall’inizio, la nostra prevalenza ma anche la nostra dannazione.
Quando diciamo che anche gli animali vanno in paradiso, sbagliamo; il paradiso è già in loro, perché non essendo inquinati, deviati e resi folli dall’uso smisurato che facciamo del raziocinio e dell’egoismo, essi stessi sono il paradiso, mentre noi in gran parte e per gran parte delle nostre vite, il “paradiso” vero lo abbiamo perso. Non per nulla l’esistenza umana è segnata dall’angoscia esistenziale, dal non capire il senso della vita e dalla paura di non esistere più che non tocca gli altri animali che al contrario hanno la certezza di essere generati dal Tutto ed essere parte del Tutto anche dopo il salto dimensionale. Gli animali temono la morte prematura solo quando sono in pericolo, perché seguono il loro impegno vitale in pieno, ma la conoscono e la rispettano al momento giusto, noi invece abbiamo paura della morte ogni singolo istante, perché abbiamo smesso di amare la Vita molto tempo fa, e non possiamo né amare né capire la morte perché viviamo nell’angoscia di perdere quello che in realtà è stato già perso in noi, nello stesso momento in cui questa angoscia esistenziale ci spinge a inventare e a farci guidare da surrogati, fantasmi e persino mostri, che nulla hanno a che vedere con il vero paradiso per nulla simile a quello che immaginiamo e a quello che le religioni o la religione della scienza pretendono di conoscere. La chiave per comprendere tutto questo è l’amore incondizionato per la Vita Universale; amare la Vita in tutte le sue espressioni vanifica la millenaria paura umana di scomparire nella morte. Ennio Romano Forina
GIORNALISTIII!! Dottori dell’informazione, sono Incendiari, non piromani!
Smettetela di chiamarli PIROMANI dai vostri pulpiti, l’Italia continua a bruciare anche per questa mistificazione che viene ancora usata impropriamente. Sono CRIMINALI! I piromani sono malati di mente, esistono, ma sono pochissimi, molto meno dei farabutti. Se fossero dei veri pazzi, appiccherebbero i fuochi ovunque, anche nelle città e in ogni stagione, invece lo fanno solo in estate, nei luoghi e nelle condizioni migliori per causare la massima distruzione ambientale; aspettano il rialzo delle temperature, aridità e vento, sono criminali che intendono appropriarsi dell’uso dei territori, distruggendo animali e foreste! Chiamandoli pazzi si forniscono loro attenuanti riservate appunto ai malati di mente. La precisione del linguaggio è essenziale per conoscere alla radice ogni tipo di male e combatterlo.Distruggono boschi e fanno morire atrocemente animali. Sono persone spregevoli senza etica e senza anima, non mitizziamoli e non nascondiamoli sotto la coltre della follia. Il piromane; dal greco: pyr fuoco e = mania, è un soggetto che ha una attrazione ossessiva e maniacale nel causare il fuoco, da cui trae il piacere perverso della distruzione.
Una nota per la religione, la scienza e la filosofia.
Se guardo a quello che fanno i vegetali e quello che fanno gli animali direi che non solo pensano, inventano, meditano e contemplano il grande scenario molto più della maggior parte di noi. Le nostre scoperte scientifiche derivano in gran parte da ciò che l’intelligenza della Vita ha già scoperto trovando modi molto sofisticati di utilizzarle per rendere il pianeta vivibile per la vita organica e che ha permesso a tutte le forme viventi di prosperare, scienziati e filosofi inclusi che dovrebbero mostrare gratitudine al pensiero prima di noi che ha permesso questa evoluzione spontanea, voluta e determinata da una intelligenza che consideriamo come un “automatismo”. Il nostro straparlare è indice della nostra presunzione, i nostri stereotipi: “la Natura ha fatto, “la tale specie “si” è evoluta”, tutto in modo impersonale e con il riferimento al “deus ex machina” che muoverebbe le forme viventi come burattini mentre esalterebbe l’animale umano che certamente ha il pregio di essere estremamente curioso, ma anche di essere un campione nell’imitare e sfruttare le invenzioni altrui .
I vegetali hanno saputo inventare ed elaborare un numero vastissimo di sostanze che hanno funzioni vitali indispensabili non solo per loro stessi ma per la vita universale, permettendo anche agli animali di abitare questo pianeta. E non avevano studiato nelle accademie della società civile umana. Noi, fino all’altro ieri, facevamo sacrifici al sole e ancora oggi la quasi totalità del popolo umano globale sacrifica esseri viventi agli dei nella continuazione di insulse tradizioni.
Le piante, sapevano cosa fosse il sole miliardi di anni prima di noi, trovando modi sofisticatissimi di assorbirne l’energia e trasformarla in carburante per la Vita. I nostri stereotipi mistificanti, sono l’emblema della nostra presunzione e stupidità; ancora oggi lodiamo il genio (umano) di Leonardo, che tentava di imitare la capacità di volare degli uccelli e disprezziamo l’intelligenza degli uccelli che il volo lo hanno inventato e realizzato. Le evidenze della superiore intelligenza della vita sono infinite, ma non vogliamo ammettere queste evidenze e allora inventiamo i miti e le entità che ci somigliano in tutto e che soddisfano il nostro narcisismo, tanto gli dei abitano gli inaccessibili Olimpi, che nessuno sa dove siano né potrebbe andare a verificare se essi realmente esistono.
La realtà è che il genere umano non vuole scendere dai due piedistalli che la religione prima e la scienza poi, gli hanno indebitamente assegnato e che occupa con poco merito da millenni.
Considerando che il numero di cose stupide e distruttive che fa seguendo il proprio raziocinio supera di molto il numero di cose intelligenti che sono ispirate dall’intelligenza cosmica, che non ha un numero e un genere e non ci somiglia affatto.
L’Arte è un linguaggio, uno strumento che dovrebbe servire per esprimere pensieri ed emozioni che provengono da quello che si percepisce e da quello che si elabora soggettivamente dentro ognuno e al di fuori di ognuno di noi, e come tutti i linguaggi il loro valore viene dalla sostanza del pensiero che li genera e non dalla sola forma di espressione che può essere tanto sensazionale quanto vacua. Nell’arte contemporanea non vedo espressione di pensiero o di emozioni ma un’ubriacatura di effetti speciali con l’esposizione di prodotti di scarto delle attività civili e persino macelleria gratuita.
La sofferenza degli animali rappresentata nella loro morte non è un’opera d’arte, non serve vedere un cadavere in un museo, se si vuole riflettere su questa realtà, sull’ostinazione umana a voler essere quello che non si è fisiologicamente, cioè carnivori, ci sono ovunque, nei supermercati e nei piatti del costume umano tutte i variegati esempi di “opere” dell’arte di uccidere e fare a pezzi gli esseri viventi, la cui vista deve solo indurre riflessione e dolore e suscitare vergogna e non essere messa alla berlina in un museo. Gli effetti speciali tecnologici, una specie di stimoli allucinatori e onirici, non sono “arte” ma semplici effetti speciali, possibili e potenziati dalla tecnologia attuale, più o meno banali più o meno insignificanti, che si prefiggono lo scopo di stupire e provocare, ma non di trasmettere vibrazioni ed emozioni .
La vera arte, come linguaggio sensibilmente concepito e sensibilmente espresso, non è la ricerca dell’effetto sensazionale o banalmente provocativo per ottenere la visualizzazione curiosa o morbosa di pochi secondi di cose che altrove nel mondo reale non susciterebbero nessun interesse ma messe in un museo da un nome conosciuto acquisiscono un’importanza senza senso e una attenzione immeritata, null’altro che la copertura e la mistificazione del nulla, come accade nel mondo della musica da stadio, in cui la rappresentazione scenica tecnologica e il rumore che inebria e stordisce, nascondono il vuoto della musica e delle sensazioni universali che la musica vera può dare, laddove l’unico quadro interessante è la rappresentazione del delirio che si verifica nel fenomeno ancestrale della partecipazione contagiosa all’esaltazione collettiva.
Ho sentito alcuni esponenti politici delle passate legislature, vantarsi della loro “magnifica”, superlativa, gestione dell’epidemia e di quanto oggi, sarebbero bravi a fronteggiare la crisi dei Campi Flegrei al posto degli attuali governanti. Bene, forse consiglierebbero di nuovo la vigile attesa, con qualche somministrazione di tachipirina multiuso, che come anti-piretico potrebbe assumere la funzione anti-piroclastica e servire ad abbassare la temperatura della lava incandescente. “Le costosissime mascherine fallate invece, potrebbero tornare utili per difendersi dai fumi di una eventuale eruzione di gas venefici, mentre i banchi a rotelle – ancora inutilizzati che restano a decomporsi nei depositi- sarebbero ottimi per trasportare beni privati velocemente nella fuga, visto che anche i maghi forse hanno scoperto finalmente che le rotelle non possono impedire i contagi e non sarebbero di nessuna utilità in un nuovo assalto dei virus, ma al massimo procurare qualche frattura. Ci sono poi i monopattini, per una evacuazione veloce, al posto delle automobili che non riuscirebbero a passare oltre le strettoie e gli ostacoli vari che nessuna autorità, dalla notte dei tempi, ha ritenuto di ampliare e rimuovendo transenne e strutture di lavori in corso di eternità, sapendo che gli abitanti del luogo sono seduti su un vulcano attivo e che i vulcani ogni tanto si annoiano di stare dormienti e si arrabbiano e infine, perché no? Cos’altro? Forse ordinare anche un buon quantitativo di ombrelli anti-eruzione per difendersi meglio dalla caduta piroclastica.
Nel secondo millennio, ci rivolgevamo per telefono al servizio pubblico per avere una informazione e raramente ottenendo una risposta chiara e precisa. L’invito era sempre di presentarsi fisicamente sul posto di interesse e la risposta al quesito non veniva comunque data, ma la perdita di tempo prezioso era almeno limitata.
In questa era in cui la burocrazia è diventata intelligente, se abbiamo bisogno di ottenere una informazione per telefono siamo NOI a dover fornire una serie infinita di informazioni che nulla hanno a che fare con la nostra specifica richiesta e la perdita di tempo è di gran lunga superiore ai tempi dorati in cui sapevi almeno che telefonare era inutile. Specialmente in questo paese, gli italiani sono famosi per non voler dare informazioni per principio, sia nella vita privata quanto in quella pubblica e a quanto pare l’intelligenza robotica ha assimilato bene questa qualità. Ovviamente nella maggior parte dei casi.
Telefoni a un ufficio sperando di aver fatto centro e dopo aver registrato tutta la tua biografia e ascoltato l’elenco di una serie lunghissima di scelte che non ti interessano, l’AI ti dice che quello non è il numero dell’ufficio giusto e intanto un altro pezzo di vita PENSANTE si è consumato e perso per sempre.
Nei tempi antichi, gli schiavi e i sottomessi erano più che altro i vinti. L’invenzione delle razze è venuta dopo in tempi relativamente recenti per giustificare il crimine della schiavitù che certamente non era contenuto nel messaggio cristiano. Ma si sa che la prepotenza dei più forti ha trovato sempre il modo di distorcere o ignorare qualsiasi messaggio illuminato. Così i popoli cristiani e di altre religioni hanno trovato il modo e le scuse di razziare, deportare in schiavitù prima e poi segregare altre etnie “diverse” e meno tecnologicamente avanzate per la famosa regola della legge del più forte. Ma questo all’ipocrisia umana non bastava e per maggiormente avvalorare la prepotenza infame della schiavitù i popoli più forti hanno inventato il concetto di “razza” che ancora oggi persiste, è considerato come un dato di fatto ma viene usato in modi più subdoli ed estesi. Così l’intolleranza, l’emarginazione verso individui “diversi” nell’aspetto, nei modi e nella cultura, viene impropriamente definita razzismo, termine usato nel più ampio numero di modi impropri. Sarebbe il caso di finirla con la fandonia delle “razze” e del “razzismo”! Come ho scritto più volte, la razza non esiste in natura, così come non esistono i confini geografici se non come convenzioni, stabilite dagli esiti dei conflitti umani e come conseguenza di questi. Certamente esistono le tipologie e le diversità morfologiche, causate da fattori ambientali e non solo, che sono mutevoli e MAI assolute e mai persistenti nel tempo! E volendo considerare le differenze morfologiche, allora ogni individuo, essendo diverso e unico, costituisce una singola razza nella sua unica tipologia che lo distingue dagli altri e per fortuna altrimenti saremmo tutti cloni senza variazioni evolutive.
Invece, quello che convenzionalmente e arbitrariamente viene definito come razzismo è l’INTOLLERANZA; uno stato d’animo e un’attitudine che può originare da molteplici motivazioni che non hanno nulla a che vedere con la morfologia degli individui ma con diversità culturali, caratteriali, convinzioni religiose o ideologiche e preconcetti e molto altro ancora. Tutti i conflitti umani si svolgono da sempre nell’uso di mistificazioni che servono come scusa per esercitare gli antichi vizi della prepotenza e dell’avidità.
L’intolleranza esiste in Natura, è parte del mondo vivente e di base serve alla sopravvivenza delle specie animali. Ma, come è noto, l ‘umanità è capace di distorcere qualsiasi ragion d’essere naturale che serve al sistema vivente in generale, per sfruttarle ai fini egoistici delle aggregazioni umane.
Gli animali gregari come l’umano, spesso sono intolleranti per ragioni di sussistenza come succede a tante altre specie.
Devono limitare il numero dei componenti in relazione alla disponibilità del cibo di cui si nutrono, sia vegetale che animale nel caso dei predatori veri. Quindi i gruppi diventano intolleranti verso nuovi arrivati della stessa specie che destabilizzano i loro equilibri. Questa è Natura, l’intelligenza della VITA che ci piaccia o no, che ragione e si comporta nell’interesse generale e non in quello particolare. I politici e politicanti smettano di compensare la mancanza di idee buone e di volontà con le loro tediose e insulse mistificazioni che fra l’altro generano conflittualità pericolose. Siamo tutti DIVERSI gli uni dagli altri per opportunità biologiche e per fortuna, e da sempre i mix genetici sono favorevoli all’evoluzione ottimale, detto questo è necessario stabilire invece che nessuna cultura, nessuna religione nessuna ideologia o costume, debba sopraffare ed essere imposta a nessun singolo individuo che deve restare per diritto naturale libero e indipendente.
La più grande menzogna è sulla arbitraria, fasulla distinzione fra animale umano e altri animali e della presunta superiorità sulle altre specie, che denota solo la volontà perenne di non voler vedere le evidenze, di non voler pensare in modo realmente superiore e di voler persistere nell’antico vizio di mentire alla Vita e a sé stessi. Altro che superiore intelligenza! La storia umana è pervasa da esempi di progresso tecnologico distruttivo, da una razionalità capace di costruire (non per suo merito), meraviglie tecnologiche a cui sfugge la vera essenza delle cose, capace di lanciare sonde nello spazio profondo ma continuare a precipitare nelle superstizioni più grottesche, bieche e nefaste.
Continua così, umano, nella tua pervicace idiozia tecnologica e in tutte le fandonie che ti servono per giustificare la tua prepotenza incontenibile, nella quale eccelli davvero in superiorità!
Le persone che nei giorni appena passati delle feste di primavera e dei massacri di cuccioli, pubblicano foto e dichiarazioni provocatorie mostrando teste mozzate e scuoiate di agnelli con occhi sgranati nei quali è impresso ancora il terrore degli ultimi istanti, non sanno che la loro totale insensibilità non è solo un esempio di crudeltà ma anche una evidenza di idiozia, poiché, per quanto possano essere valutati per una loro qualsiasi capacità intellettiva razionale, la mancanza di sensibilità li rende poco più che deficienti inibendo quelle caratteristiche più elevate di cui il genere umano si vanta ma pochi hanno. Questo perché la sensibilità è una intelligenza e non una disposizione di carattere. Quando si possiede e si esercita la sensibilità, si ha anche la possibilità è la capacità di esplorare universi con la mente e con il cuore, si ha la capacità è la gioia di poter amare più profondamente e più estesamente. I musicisti, i poeti, gli artisti ma anche scienziati come Einstein Pitagora Leonardo da Vinci, Margherita Hack e tante altre persone intellettualmente elevate e vere non potrebbero esserlo senza l’uso assiduo dell’intelligenza sensibile e questa la più importante e vera intelligenza che ritengo immensamente superiore al raziocinio non può esimere dal provare compassione, si nutre di compassione che la fa crescere ancora di più e oltre. Quindi. Povere misere menti infantili e aridi cuori, che sentite solo con la pancia, mai cresciuti nell’anima, che pensate di offendere e deridere noi con la vostra volgare ridicola ostentazione di sfregio dei sentimenti altrui, sappiate che per questo restate confinati nel male ottuso della vostra mediocrità. Siete patetici, noi piangiamo per gli animali che hanno la sventura di vivere nell’era dell’idiozia umana, noi li difendiamo perché conosciamo le loro anime e dialoghiamo con esse e abbiamo capito quanto sincero desiderio di armonia essi hanno e quanto sono felici di comunicare con noi e di condividere la loro intima conoscenza dell’essenza delle cose, al contrario con voi non possibile il dialogo, non si può parlare alle pance. Alle tasche e ai miti delle religioni e alla tirannia dei costumi ed ora anche di una gran parte di scienza che assume il sinistro aspetto di una religione. Non ci impressionate, conosciamo la vostra brutale indifferenza, i vostri abusi è la sofferenza immane che provocate con prepotenza al mondo vivente.
Ennio Romano Forina. Senza revisione, ma va bene così.
Nemmeno il più feroce e crudele dei predatori, fa rinascere le sue vittime per ucciderle e questa è la “superiore” umanità che si auto-celebra come la specie ”eletta”.
Ci siamo di nuovo alla vigilia di una tradizione ipocrita, in cui in nome di una fittizia, effimera considerazione di rispetto e gratitudine per il genere che nel bene e nel male ha reso possibile la vita umana su questo pianeta, si fa scempio di un altro tipo di vita, solo perché anche da questa vita si possono trarre vantaggi formali e profitti, seppure di piccola entità.
Che senso ha celebrare in una manciata di ore, quello che dovrebbe essere “sempre” effettivo, fingendo di ricordare ciò che dovrebbe essere presente nelle menti degli uomini ogni singolo giorno di ogni singolo anno operativamente e non solo simbolicamente, con dei miseri, formali, quasi sempre ipocriti omaggi, facilmente reperibili sul mercato, comprati in fretta da venditori clandestini agli stop dei semafori, pensando che possano alleviare e cancellare le dolorose memorie di antiche e attuali vessazioni, di discriminazioni e colpe che gli uomini hanno esercitato per millenni contro le donne, e pretendere che un semplice mazzetto di fiori gialli, rapinati alla primavera, possa restituire giustizia alle offese del passato e tuttora vigenti e una nuova, evoluta considerazione della loro essenza primaria, sia nel presente che nel prossimo futuro.
Io non dico che la cattiveria umana sia una prerogativa maschile più che femminile, tutt’altro, si dice che spesso dietro ogni grande uomo della storia, vi sia stata una grande donna a ispirarlo e sostenerlo, ma è altrettanto vero, che forse ancora più spesso, dietro le azioni più scellerate e ambiziose di molti uomini potenti vi siano state donne che hanno non solo condiviso ma anche istigato le loro nefaste ambizioni. Gli uomini, i maschi, umani o meno, non sono animali “diversi”, ma animali “diversificati”, per opportune ragioni evolutive null’altro, e per questa natura differenziata hanno assunto modi diversi di esprimere le attitudini buone o cattive, e se i maschi eccellono in brutalità fisica e smania di possesso, le donne sono perversamente capaci di usare la loro intelligenza e le parole come una micidiale arma, ma la sensibilità femminile e il senso materno e una consapevolezza esistenziale di fondo, sono certamente e generalmente più potenti nelle femmine che nei maschi in tutto il mondo animale, ed è proprio questa superiore conoscenza della vita e delle sue funzioni, che genera invidia e angoscia nei maschi tanto che la gran parte di loro si è coalizzata da sempre per dominare le donne e spesso diventando anche il loro carnefice. Ma paradossalmente, le donne nella storia sono state passivamente e attivamente, complici e fautrici del loro stesso infausto destino. Nel mondo vivente, fra gli altri animali, è il genere femminile a dominare. I maschi lottano fra loro ma non osano ferire le femmine, non esistono violenze culturali , imposizioni, bullismo e stupri e sopratutto non esiste mancanza di rispetto. Ma per quale motivo le femmine umane si sono lasciate sottomettere preferendo di esercitare un potere subdolo diventando grandi manipolatrici della dipendenza maschile da loro ad arte? Biologicamente le donne hanno il supremo interesse di svolgere la loro funzione creativa in un ambito ristretto, anche non avendo mai procreato la loro essenza è conservatrice e familiare, necessità di un territorio sicuro e di una protezione.
Le poche donne che hanno avuto ambizioni imperiali e di conquista rappresentano un’anomalia come una delle tante distorsioni umane nell’interpretazione esistenziale.
Vi sono moltissimi fattori che nella specie umana portano a evidenziare caratteristiche femminili o maschili nei vari individui. Dico sempre che non esistono leggi in Natura ma condizioni che generano stati, armonici o disarmonici. Non esiste nulla in Natura di assoluto, i generi non sono assoluti ma “opportuni”, come le forme viventi non sono assolute, se in Natura ci fosse una differenza netta tra ciò che è normale e ciò che non sembra esserlo non vi sarebbe stata l’evoluzione.
Il primo pesce che ha imparato a muoversi sulla terraferma sviluppando organi respiratori doppi, era un’anomalia evolutiva, ma anche i figli di una qualsiasi coppia di genitori non sono repliche degli stessi ma delle anomalie, ed ecco la grande mistificazione che tanti problemi ha generato nella storia umana. Ai genitori dico: i figli che lanciate nel mondo vivente non sono una estensione di voi stessi, ma sono una sintesi di pezzi di memorie genetiche che i nuovi individui avranno il compito di gestire nella consapevolezza dei loro impulsi creativi o distruttivi nell’intento creativo di generare un passaggio evolutivo realizzato in un nuovo individuo. Che sia un buon o cattivo passaggio evolutivo dipende dalla volontà e dalle scelte dell’anima e solo in parte dall’eredità, imparando a scegliere per conoscere la Vita nella capacità di contribuire armonicamente alla Vita stessa, o arrivare alla fine di questa esperienza, senza aver capito nulla, o fatto addirittura di peggio, essere passati attraverso il percorso esistenziale come una perturbazione distruttiva per sé ed altre vite.
Del resto, i maschi derivano da loro, proprio dalle femmine, in quanto non esiste il genere maschile come punto di partenza assoluto, i maschi sono un’invenzione dell’intelligenza della vita per altro non sono che femmine modificate dalla potente azione degli ormoni, attivati dal cromosoma dominante Y.
Ma anche senza avere nessun tipo di minima erudizione scientifica, basterebbe osservare il torace maschile per capire che i suoi capezzoli atrofizzati, non sono altro che la traccia evidente della sua origine di base come femmina, così come l’accenno di coda di un embrione e le pelurie quasi scomparse e il reggersi aggrappandosi degli infanti ci rivelano la nostra antica origine di piccoli mammiferi arboricoli.
Ma sembra che per millenni questa evidenza non sia ma stata presa in considerazione alcuna, né dall’uno né dall’altro sesso.
Le donne hanno continuato a subire la cultura e le regole degli uomini che hanno continuato ad esigere sottomissione non tanto con la forza e la prepotenza brutale ma con la coesione tra loro. Al contrario, le donne non si coalizzano se non in piccoli gruppi e cercano la sicurezza più che la conquista di imperi e il dominio dei popoli nell’eterna, maschile competizione. Gli uomini di tutti i popoli, che da sempre si combattono tra loro, con i più folli pretesti, sono da sempre stati tutti d’accordo nell’imporre un dominio sulle donne, così come l’intero genere umano ha voluto inventare i più bizzarri pretesti anche per sottomettere, dominare e sfruttare l’intero mondo di esseri viventi, adducendo pretestuose scuse di derivazione religiosa o di inspiegabili assiomi pseudo-scientifici per cui spesso, la superiore capacità intellettiva del genere femmina veniva negata o distorta, facendo passare la tempesta della sua variabilità ormonale come follia “isterica”, altre volte in modi subdoli, come avviene ancora nel mondo attuale, anche quello più evoluto. Di questa realtà tuttavia sono paradossalmente responsabili anche le donne stesse, perché al momento di diventare madri non insegnano affatto a loro figli il rispetto per l’altro genere, la comprensione profonda del loro impegno e sacrificio, anzi vedono spesso delle antagoniste nelle loro possibili compagne di vita e considerano il matrimonio di un figlio poco meno di un sequestro da parte di un’altra donna. Ed è per questo che le cose non cambiano se non di poco ad ogni generazione e per la stessa ragione si ripetono rituali che nulla hanno di sostanziale, come l’offerta di ciuffi di rami di mimose, giusto perché quest’albero disgraziatamente decide di fiorire nell’anticipo della primavera. Ma qual’è il problema se qualche centinaia di tonnellate di rami d’albero vanno perdute alla fine nella spazzatura? Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale, perché la salvezza delle grandi foreste parte da come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutti i nostri quotidiani comportamenti, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno dei vegetali, questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere, solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative.
Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un dono più consapevole, un gesto più sentito e ricco di sincere promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni, ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per l’inutilmente amata Delia “sub umbra arboris”, sotto l’ombra degli alberi, presso le acque scorrenti di un limpido ruscello.
Non è una cosa insignificante, è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose, perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, marziani, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti, spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati, che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe e pretende di testimoniare.
Chiedete al vostro partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore.
Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto, così come in molti altri casi la mania di interpretare e adattare tutto alla nostra ottica persiste nella prepotente mistificazione delle cose. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni, i nostri eventi tragici o gioiosi. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza o di amore fittizio offrendoli invece di parole e carezze vere che evidentemente mancano. È molto più facile comprare un costoso mazzo di rose per supplire alla sostanza che non c’é, una illusione di amore nient’altro uno scempio alla femminilità della pianta a cui si fa credere di poter vivere il suo tempo di amore e subito dopo tagliandole brutalmente i genitali e usarli impropriamente anche ai piedi delle icone sacre.
I fiori sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza, i loro colori sgargianti servono per attrarre gli insetti o altri pollini vaganti, e riprodurre le piante in altri luoghi, non per gratificare le nostre contorte interpretazioni culturali come elementi di arredo domestico o celebrativo e privandoli della loro vera, intelligente funzione vitale .
Si diceva e ancora si usa l’accezione: “Pura come un fiore!” Ma i fiori esprimono con la loro bellezza la pornografia vegetale, la rappresentazione grafica sincera della sessualità, che meriterebbe il rispetto della funzione e della loro ragion d’essere.
Coltivarli per tagliarli e metterli nei vasi è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla Natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, generati dal pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore, dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e sulle attitudini umane ma il soggetto dell’abuso è sbagliato, la mela viene offerta dall’albero ad Eva come scambio lecito e reciprocamente gratificante, il vero abuso lo si fa sull’albero perché non ci siamo mai accontentati del frutto ma pretendiamo di divorare anche il corpo che lo produce e questa attitudine la usiamo in molte cose.
Dovremmo decidere se vogliamo contemplare, convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla. Infine care donne, mi dispiace, ma io sono un uomo che, se in un anno ci fossero 1000 giorni vi rispetterei ed amerei tutti i mille giorni dell’anno, ma oggi non vi donerò né realmente né idealmente un mazzetto di fiori gialli, piuttosto vi amerò,ancora immensamente di più quando voi tutte sbatterete in faccia agli offerenti quel misero, ingannevole, simulacro del nulla, strappato brutalmente ad altri esseri viventi, unendo così il danno alla beffa e in modo da opporvi e forse fermare l’inutile e crudele massacro degli alberi in vostro nome e con questo rifiuto dimostrando agli uomini la vostra superiore intelligenza sensibile, e chiedendo a voi stesse perché mai i fiori dovrebbero essere sacrificati ai nostri fiacchi e finti amori, alle nostre decorazioni, ai nostri matrimoni e funerali?
E quindi, invece della Festa delle Donne in questi giorni di primavera incipiente, preferisco celebrare per mio conto, la Festa della salvezza delle Mimose.
Ennio Romano Forina – 8 Marzo, di un qualsiasi anno.
Evolution is Freedom. Freedom to think, to choose, to doubt, to search, to follow or forsake, to study, analyse, criticise, agree or dissent, to speak, to be, to believe in something or deny it, to change direction , to find out whether they can be good or bad, and the freedom to respect and save the existence of any other being. Freedom only can be Peace and being free to search for the reason of the things.
Esistono animali che per il genere umano potrebbero anche estinguersi, ancorché non siano sfruttabili dalle avide fauci della “civiltà degli uomini”. Quelli sfruttabili appunto si possono dividere in più categorie, che non starò ora ad elencare, le conosciamo bene. Piuttosto, le mie considerazioni si accentrano sul pensiero debole e ottuso che ritengo responsabile della quasi totalità dei nostri crimini.
Il pensiero debole non si domanda nulla, è opportunista per definizione; – una nostra esclusiva caratteristica- la realtà che chiamiamo “Natura”, non è mai opportunista ma “opportuna”, i suoi intenti non sono mirati a privilegiare una specie rispetto ad un’altra, ma tende a trovare il più armonico ed equilibrato modo di farle coesistere anche crudelmente ma senza che si distruggano. Il pensiero debole, opportunista ed egoista è anche un pensiero dissociato e schizoide, agisce in base a esperienze immediate cerca assiduamente i modi di sfruttare i fenomeni e non di capirli, siano essi animali, piante o energie.
Sono stereotipi superficiali, concetti di decoro e pulizia che sono pura invenzione. Ero stato invitato nel mio quartiere a far parte di un comitato di cura e salvaguardia appunto del decoro e ho potuto constatare le azioni distruttive che si riferiscono a questo fantomatico decoro e delle stragi di ecosistemi che continuamente e con disinvoltura, senza rispetto e mai giudicate nella loro devastante azione. Un paio di anni fa, incontrai membri di questo comitato, attorno a un grosso masso di pietra che troneggia nel prato e sul quale è stata incisa la dedica seguente: “Ai caduti di tutte le guerre”. Fin qui niente da eccepire, sia il ricordo della follia umana inciso per sempre sulla pietra , ma purtroppo l’altro aspetto che appunto rappresenta i danni che il pensiero debole fa da sempre, è che il gruppo stava realizzando l’ambito decoro per mezzo di un paio di bottiglie di acido “tamponato” e orgogliosamente mostrando agli astanti e ai curiosi i risultati eccellenti del loro impegno.
Peccato che il pensiero debole in loro dominante impediva di discernere sugli effetti insulsamente letali e distruttivi della ricerca di quel decoro che vuol dire prepotenza brutale e mancanza di rispetto per ciò che esiste.
Se quel masso pieno di microscopici animaletti fosse stato trovato sul suolo marziano, con tutto il suo corredo di forme viventi, con il suo micro ecosistema, l’umanità avrebbe esultato alla notizia. La Vita su un’altro pianeta! Evviva!, non siamo più soli nell’Universo e se la vita alligna su Marte anche noi potremo colonizzare su quel mondo, anche in caso -non si sa mai – di distruzione irreversibile della Vita su “questo pianeta”.
Insomma una scappatoia per noi. E quando sarà possibile, un eventuale gruppo di esploratori e colonizzatori spaziali tratterebbe quel masso pieno di microscopiche esistenze con tutte le cure e il rispetto, riconoscendo la sacralità della vita nei luoghi “altrove” ma disprezzandola e uccidendola quando è presente e amica. non si sono chiesti se gli stessi caduti nelle folli guerre umane che essi volevano onorare, avrebbero voluto essere commemorati meglio da un masso “vivo”, anziché da una pietra sepolcrale dalla quale la vita è stata estirpata e annientata. Ma la follia sta nel non voler riconoscere gli effetti devastanti del nostro pensiero debole che ha causato la morte di milioni di piccoli ragni, insetti, muschi, che si trovavano sul masso e gli davano vita, mentre il nostro concetto di decoro è stato come un insulto alla vita e ha trasformato una casa vivente in un sepolcro sbiancato, sterile e morto.
Parimenti, l’altro aspetto del decoro umano è rappresentato dalla imposizione alle piante di essere costrette in forme innaturali, intendo le siepi, vittime di quei orrendi strumenti a motore che strappano rami e foglie piuttosto che potarle, e le massacrano per costringerle nelle forme a noi confacenti, il che implica anche in questo caso un arbitrario diritto di sterminio di forme viventi microscopiche e sofferenza della pianta stessa, senza necessità vera.
Senza contare, e io so per esperienza diretta, che questi strumenti distruttivi per le piante lo sono anche per cuccioli di animali, che per loro sfortuna sono nati nelle vicinanze di palazzi e che, terrorizzati dal fortissimo rumore fuggono, si disperdono e muoiono sotto le macchine o smarriti senza le loro madri.
E mi riferisco ai gattini, che nascono all’inizio della primavera e spesso sono vittime di queste operazioni che loro e i loro committenti definiscono: pulizia” e lotta al degrado.
Il pensiero debole è quel modo di usare la mente e le mani senza porsi domande e, alla fine, è anche la causa di tutte le nefandezze, degli scempi, delle perversioni, delle ingiustizie che la nostra macabra e velleitaria aspirazione di costruire per noi un paradiso in terra, ha da sempre costruito al contrario, le fondamenta del nostro inferno.
Ennio Romano Forina/ segue : discorso sui gatti e gli abusi sugli animali, sia fisici che concettuali.
Dell’Uccisione per profitto, Vanità e divertimento.
Ci stupiremmo se anche per noi un giorno, il sole dovesse spegnere i suoi raggi? E se un nemico si nascondesse ovunque per colpirci come noi da sempre colpiamo gli animali? Abbiamo sporcato questo mondo di asfalto, plastica, cemento e sangue, un gioiello di splendore verde e azzurro ora è solo grigio e rosso, rosso di sangue, un immane unico macello, ci sono devastazioni ovunque e sconfinate foreste ormai annichilite ma ancora usiamo nomi falsi per nascondere le cose, siamo anime vuote, cuori di pietra, viventi sarcofagi, che bramano divorare corpi morti, appena prima della putrescenza nascosti dai veli trasparenti dalle confezioni che le attraenti etichette di vivaci colori rendono accetti, come tutte, della mente umana le illusioni.
Zampe e parti di corpi appesi e animali squartati e fatti a pezzi, che nei supermercati sembrano allettanti, eppure sono uguali a quelli che se visti schiacciati sull’asfalto, con le viscere schizzate dagli addomi e le mirabili gemme luminose degli occhi spente e vitree come giada infranta, farebbero nient’altro che ribrezzo, perché la mente umana guarda, senza voler vedere quel che è vero ma solo quello che conviene e ha fatto uso. Né la mistificata morte violenta dell’animale fatto a pezzi nelle confezioni e sulle tavole imbandite muove ribrezzo, mentre nel corpo di un animale ucciso in strada la morte non si può evitare nella sua brutale essenza, poiché la mente sa che la morte altrui vuol dire anche la propria, eh sì, lo stesso può accadere a noi e infatti accade spesso, ma nella morte così sfacciatamente esposta degli animali uccisi c’è una scaltra mistificazione: diventa cibo, quindi tutta un’altra cosa, questa è la sola differenza per noi anche se la morte è sempre morte e la vita è sempre vita.
Non esiste una morte minore di un’altra, meno brutale, meno crudele o più giusta. Ma la coscienza umana ha le vie di conoscenza occluse da egoismi antichi e senza fine e in questi, contorce molte realtà per convenienza finendo col credere davvero in esse. Avremmo potuto, dovuto esser diversi, ne avevamo il potere e la ragione, ma abbiamo fallito nello scopo di raggiungere una vera evoluzione. Ora siamo ancora pochi, con le nostre parole e le nostre urla aspre di dolore contro questa realtà orrenda che abbiamo edificato, e noi che amiamo la vita universale siamo incolpati di essere violenti proprio da quelli che violentano la vita, giudicati per le invettive e gli insulti che non saranno mai offensivi e duri come l’insulto del loro piombo, delle loro lame affilate delle vili frecce e delle trappole malefiche da menti perverse concepite e costruite che schiantano ossa e zampe di animali che già a fatica sopravvivono nelle poche riserve assediate dalle strade, dagli incendi e dai veleni, senza più acqua, senza più rifugi, e far conto anche di queste che li imprigionano fra le ganasce orrende presi nel dolore atroce senza poter sfuggire alla crudele presa, restando increduli da tanta bieca perfidia, proprio da noi che ogni giorno ci crediamo superiori per aver tolto il fango dalle nostre tane di cemento, ma il fango sporca solo il corpo e si lava via, il sangue invece sporca l’anima per sempre. Vadano piuttosto a caccia di immagini di vita, e noi cambieremo i nostri insulti in lodi.
Si chiama “caccia” perché cacciare evoca “avventura”, sembra quasi una bella e nobile ragione, essersi auto nominati protettori della Natura come se la Natura non fosse in grado di proteggere se stessa, loro credono in questo, mentre sono solo distruttori, ebbri del potere di disporre della vita altrui, che si rivestono di finto coraggio e di avventura, nascondendosi mimetizzati nel perfido intento di un agguato, come se andassero ad affrontare pericolosi nemici muniti delle stesse armi e in un duello vero. Nemmeno la vergogna della lotta impari li ferma, la “gloria” dei duelli antichi decantati dagli aedi almeno prevedeva armi leali e pari nella loro idiozia, questa invece è gloria vile, gloria del nulla e si vantano persino senza pudore nell’esibir trofei di pelli e teste mozzate appese al muro, occhi finti di vetro senza il riflesso della foresta da cui erano stati strappati ed era nei loro occhi veri e vivi, nei loro corpi e nelle loro anime. dell’inganno e della prepotenza, come se avere un’arma in mano fosse davvero il segno del coraggio, il coraggio viene solo dall’arma di un cuore che ama e non uccide, quello è coraggio vero, non la canna e il grilletto di un fucile. Come può chi distrugge dire di rispettare quello che distrugge?
Si appostano, nascosti nei cespugli e plagiano altri animali ingenui come i cani, sfruttando biecamente la loro innocenza no, non sono cacciatori è una menzogna sono predoni, uccisori, macellai, è un mestiere non un insulto, vero? Ma é quel che fanno, dunque è questo il nome vero, non si deve chiamare caccia, ma uccisione. Il fucile e le pallottole sono entrate nella loro mente diventate le zanne che cercano prede che non servono ma essi non sono nemmeno predatori, i predatori veri inseguono la preda per la sopravvivenza di un sol giorno gli uccisori invece per sentirsi onnipotenti e credere di esser vivi per il potere di sopprimere la vita, questa è la differenza.
Se anche fossimo noi costretti dalla forma dei corpi ad esser predatori, – ma non lo siamo – e chiunque afferma il contrario sa senza pudore di mentire noi diciamo di essere migliori delle “bestie” e quindi l’essere nel gradino più alto dell’evoluzione, dell’intelligenza e dei sentimenti, ci darebbe il permesso di fare le cose peggiori? E le pellicce, di cui tante donne vanno fiere, proprio loro, che hanno sperimentato a loro spese la violenza e l’oppressione, da sempre vittime di prepotenze infami, non hanno empatia e compassione per la madre universale, posano pur consapevoli sorridenti coperte dai cadaveri di queste altre madri e loro figli oltraggiati e fatti a pezzi a cui è stato, con le alchimie della mistificazione, tolto l’olezzo della morte ma non la sua evidenza e si mostrano tronfie in involucri di pelli, svuotate dai corpi degli animali uccisi per coprire i loro corpi svuotati di anime. E sorridono, con quel sorriso di compiacimento, senza gioia che disgusta, come lo sguardo freddo e senza compassione che notai di una star del cinema, chiedendomi perché quegli occhi erano freddi e morti come nel momento in cui l’anima fugge, il suo era lo stesso, nel vantarsi di sgozzare agnelli della sua fattoria con le sue mani e ho ottenuto la conferma ancora che dallo sguardo si rivela un’anima se c’è, solo in quel caso.
Colpire di nascosto con armi potenti non è inganno ? E ingannare non è uguale alla viltà? Vile è un insulto? Gli uccisori, i predoni si offendono? Come possiamo dire allora: duello impari? Ma non è nemmeno un duello è una bugia, gli animali non hanno guanti da gettare in sfida e non schiaffeggiano nessuno. Quelli che vengono massacrati per divertimento, sono anime e vite che vivono tranquille, uccise in agguati e a tradimento, perché sanno esser contenti di essere, fanno famiglie, si uniscono senza mai tradirsi, costruiscono il nido o trovano una tana, fanno la loro prole e ne hanno cura sempre, come dovrebbe fare qualsiasi altra madre umana, gli animali fanno figli affinché siano protagonisti della Vita. Spesso le umane madri ahimé, li fanno per continuaread essere protagoniste insieme a loro ma gli uccisori spezzano l’incanto, che non sanno provare nelle loro spente, aride famiglie altrimenti non avrebbero bisogno di sentirsi eroi del nulla nel distruggere le famiglie altrui, le loro vite, le speranze. il dono della vita vita, che provano gli uccelli e tutti gli animali.
Sono i tanti “Caino”, che non sopportano di Abele la gioia di vivere nel sole e seminare nuova vita e persino offendono e deridono quella libertà di vivere, che per libertà intendono solo il proprio arbitrio, la libertà di vivere degli altri non importa, e le vittime devono esser contente del sacrificio alla prepotenza, questa è la loro logica sinistra, quello vuol dire esser liberi? Ma se loro sono liberi e gli altri sono schiavi chi decide chi debba esser libero e chi schiavo? Una guerra di secessione umana? Si diceva così anche per la schiavitù e la segregazione e per ogni tipo di sottomissione e ce ne son tante di falsità imbarazzanti, menzogne oscene, La storia umana è costellata di stragi decise dai più forti che dicevano sempre di avere un dio a fianco che parlava solo ad essi, e che i deboli e gli sconfitti erano fatti per questo, destino designato di essere eliminati o schiavi dei più forti e dicono di essere per la pace e di amare la natura che è fatta di vita ma l’amano uccidendola, come l’amante falso che non sapendo amare uccide per il suo vuoto che non sa colmare di vero amore, perché in lui o lei non c’è ombra di sentimenti ma solo invidia dell’amore che non sa sentire. E saremmo noi i violenti? Io la chiamo prepotenza bruta, mi dispiace, il linguaggio lo so da sempre usare bene, il significato preciso delle parole è micidiale, da un cuore vero non ammette scuse e distorsioni, chi fa violenza, diceva un grande illuminato, sappia che quella stessa violenza è a lui restituita io dico nel momento stesso in cui la compie fino nell’ultimo attimo di vita.
Quale bottino si porteranno dietro allora? Ancora prima della morte stessa, li ucciderà una semplice domanda, perché si muore tutti prima o poi, ma il biglietto che serve a continuare il viaggio solo l’anima ha ciò che può acquistarlo che nelle sue segrete tasche è d’amore piena, e forse si chiederanno: “ Ma cosa ho fatto io in questo arco di tempo”? Ora che sono giunto al termine delle mie perverse imprese e un’altra canna di fucile che non sbaglia mai un colpo ora punta su me, pronta a sparare e colpirmi senza scampo? Porterò con me la pelle del leone ucciso a marcire nella tomba? La testa del cervo e le sue corna? Il profitto della tortura immane degli allevamenti? Le ricchezze in cui ho tramutato i loro corpi e i loro amore? Hanno mostrato trofei ignobili, pezzi di corpi ai loro amici che hanno fatto solo finta di ammirare il loro improbabile coraggio, semmai invidia, per i trenta denari spesi concessi ai satrapi della ragion di stato, che ha venduto come merce empia ciò che non gli appartiene che dovrebbero invece salvare e custodire la preziose forme di vita ereditate trenta denari per dare la licenza di spegnere i cuori pulsanti di liberi esseri viventi solo per divertimento, di un malefico colpo e una nobile vita è spenta nel sangue e nella polvere. Per sentirsi onnipotenti nel distruggere null’altro. Spesso portano i loro cuccioli umani pensando che l’impressione crudele valga per essere ammirati e amati non sono nemmeno sicuri della stima dei loro figli, mogli, amanti amici, vogliono farsi ammirare, sembrare importanti ai loro occhi.
Miserabili cuori vuoti, anime marce, non ci sarà nessuna ammirazione, nessun vanto, nessun orgoglio, solo un arido cuore per i vostri figli che così non sapranno mai dare carezze, solo offese, quando i potenti fucili prenderanno il posto dell’anima. I criminali di ogni tipo e luogo che hanno famiglie e conquistano ricchezze non capiscono che quelle ricchezze non serviranno a nulla perché con le loro azioni condannano i loro figli e la discendenza a vivere nel mondo brutale e senza compassione che loro stessi hanno contribuito a costruire dove ognuno impone la sua forza -e non si ferma solo agli animali – un inferno che loro stessi fanno diventare vero dove altri demoni simili nel delirio dell’onnipotenza si faranno vanto di levare ai loro figli la pelle e di versare il loro sangue nella perenne umana lotta di competizione, che sia fatta con clave, con missili e armi di ogni tipo o sorta o con il semplice potere del denaro il culto del dominio imposto con la forza, farà del loro presunto paradiso in terra un vero inferno rendendo i figli eredi di una sicura dannazione.
Appendono nelle loro ricche abitazioni i pezzi e le pelli di cadaveri salvati con artefici dalla putrefazione, camminano sopra quel che resta dei loro corpi, ma la putrefazione dell’azione resta in loro quella non si può trattare uccidere è questo; fa putrefare l’anima e l’olezzo di un’anima putrefatta è più nauseante, orrendo e persistente di quello di un corpo, che viene digerito e presto trasformato in altra vita, l’anima no, se muore, non si trasforma in niente.
Che strano, in questa lingua non esiste un termine preciso per definire chi non combatte ad armi pari, “vile” non è la stessa cosa, vile è colui che scappa non chi tende un agguato, come un uccisore a tradimento.
Uccisori seriali di esseri viventi? Serial animal killers… Mi sembra adatto, è quel che fanno! Uccidono in serie per un loro godimento. certo, la viltà è implicita nel colpire alle spalle e di nascosto, poiché chi si nasconde mentre distrugge e uccide a distanza è sempre un vile, si può nascondere dietro la canna di un fucile, con arco e frecce o una balestra è viltà lo stesso, forse non serve una parola nuova, “vile” va bene. E loro si lamentano dei nostri insulti mentre insultano a morte i nostri sentimenti e ci costringono ad assistere senza poter far nulla, inermi all’atroce sofferenza per la vita che amiamo davanti ai nostri occhi distrutta, umiliata, squarciata, vantandosi persino della loro sfacciata prepotenza. che senza pudore osano chiamare “libertà”, essi ci privano brutalmente di nostri fratelli e noi non dovremmo nemmeno piangerli e star zitti? Ma se non usiamo le parole come lo fermiamo il loro piombo? Con le preghiere agli dei che dicono sempre sono dalla loro parte, la parte umana? Sapendo che fanno sanguinare i nostri cuori che feriscono insieme a tutti i cuori degli animali uccisi. Noi invece del piombo usiamo le parole che gridano forte di dolore, nella nostra libertà siamo fratelli degli esseri viventi ma questi falsi predatori vogliono togliere a noi il diritto di essere fratelli e sorelle a quelli a cui loro vogliono spezzare i cuori e le ossa e rubare le loro viscere e la pelle e dobbiamo accettare questo come un ipocrita esercizio di libertà, mentre è un sopruso? C’è qualcosa che non quadra. Lo stesso vale per chi toglie la libertà e la vita e tortura nella prigionia infame altri esseri viventi per decorare la propria pelle con indumenti di sofferenza e morte, donne vane, deboli pensanti, cuori di stoffa, che indossano sorridendo orgogliose le pellicce donate, riflettano sul fatto che se un uomo per conquistarle e farsi amare regala una pelliccia, vuol dire che nemmeno è capace di veri sentimenti e se non ha compassione per il cuore di un essere vivente a cui indifferente ha strappato la vita certamente non l’avrà neanche quando la loro bellezza sarà sbiadita, e una pelliccia addosso di certo non le farà restare sempre belle anzi, accentuerà la differenza. Quante donne venali, che superata la bellezza antica, si vestono invano con gli orpelli della morte, infatti quando non saranno più come prima, non sarà certo il pelo folto della sofferenza a restituir loro il fascino perduto, saranno solo goffe, ridicole, squallide e pietose, mentre sarebbero sempre luminose e belle, indossando l’immortale nobile bellezza dello spirito e della compassione, dell’anima ricca di sentimenti ed emozioni questa bellezza non si sciupa mai, e allora sì, degne d’essere amate senza fine dagli uomini migliori in ogni loro età, non dai narcisi che le tratteranno con uguale indifferenza con cui hanno ignorato il dolore della tortura e della morte, la pelliccia varrà più del loro viso senz’anima e del loro sguardo perso e folle persa l’illusione che quello fosse amore. No, non ama mai chi non sente compassione è solo egoismo se include il costo del disprezzo per la vita di un essere vivente, quando per loro sarà opportuno le metteranno nella spazzatura dei ricordi per cercare altra carne senz’anima più fresca, a cui regalare un’altra pelle di dolore intrisa. E quando un diverso cacciatore irriderà alle potenti armi che abbiamo costruito, ci insegnerà che le ambiziose torri dell’orgoglio umano, che le potenti armi della nostra prepotenza, non servono a nulla contro l’intelligenza della vita, a cui dovremmo essere grati invece di rapinarla di altra vita eternamente ingrati e insoddisfatti, perché non sappiamo vivere la nostra.
L’intelligenza ci ha consegnato gli strumenti per costruire nuove realtà buone per tutti, ma non per essere tiranni, dominare e opprimere e sopprimere libertà e vite a piacer nostro, forse ora ne verremo fuori senza imparare nulla un nemico invisibile generato negli oscuri piani di una nuova tirannia, sembra dimenticato come una lezione inascoltata, la memoria corta degli umani li terrà impegnati a divorare tutto ciò a cui hanno dovuto per poco tempo rinunciare e il circolo vizioso si chiuderà forse fuori pericolo per noi ma pesando ancora più sugli animali, nel veleno delle coscienze sempre addormentate. Ma il circolo vizioso è una via folle e senza sbocco, alla fine c’è solo un precipizio e la dissoluzione l’anima invece come un drone, si eleva al di sopra della follia umana, e vede chiaramente ciò che la vista corta impedisce di vedere quello che è in fondo alla direzione scelta ma per vedere questo occorre un’anima in grado di volare.
Insieme alle nuvole nel cielo, veleggiano formazioni di anime vaporose nelle loro cangianti piume bagnandosi di sole nei torrenti fluidi dei venti per volare insieme in altri lidi lontani come punte di frecce fatte di cuori palpitanti ma non è il vento a spingerle come spinge le nuvole sospese che scivolano senza fatica nei sentieri aerei, a far navigare queste ali piumate nella tersa aria è la loro gratitudine di esser vive e di avere una direzione e un senso vero, trasmigrare, sfuggendo l’asprezza degli inverni per l’amore materno che le guida, nella rinascita in una stagione nuova, anime che volano alte con un cuore che serba la memoria delle altezze e negli occhi orizzonti lontani ma sicuri, esse volano sì superbamente ma con grande fatica e coraggio, le loro ali devono sfidare il peso e la distanza, solo i loro generosi cuori danno a queste ali l’incredibile forza che serve per solcare i cieli, esse non sono come nuvole impalpabili e leggere, possono contare solo su se stesse e sul loro indomabile volere e sulla scia dei turbini di altre ali sorelle volando insieme in un vascello di vortici d’aria fatto dalle loro ali, per compiere l’aspra e faticosa traversata spinte da quell’unica energia d’amore che unisce tutti gli esseri viventi. Ma al suolo, nascosti fra infide rocce, si celano occhi crudeli di rosso sangue pieni e insieme ad essi, altri due neri, occhi vuoti che contengono null’altro che la morte. I primi due sono occhi umani, che erano fatti un tempo per provare meraviglia, ma sono così pieni di vuoto e torbidi pensieri che da essi l’anima, nauseata, è già scappata via cacciata dai demoni della predazione per il sadico sapore dell’onnipotenza, mentre i due, neri e torvi occhi invece, sono i fori delle canne del fucile puntati per lacerare e offendere quel cielo, al cui interno altri demoni orrifici alloggiano pronti ad uscir fuori veloci per dispensare morte.
Ecco, questo è il tradimento del dono a noi concesso; un’evoluzione oltre la crudeltà della sopravvivenza e degli equilibri resi dalla predazione, noi siamo diventati invece più crudeli della crudeltà stessa e del suo nome e senza una ragione vera, se non l’illusione di poter colmare con la morte il deserto dell’amore,
L’alcova vuota di un’anima ormai morta, per la droga del piacere di distruggere la vita. Una crudeltà che persegue il profitto ed il divertimento è questo dunque nella gran parte il vero volto umano, di quella che solo per noi chiamiamo: superiore evoluzione, mentendo e sapendo di mentire, insegnando ai figli umani fin dai primi anni, ogni tipo di menzogna per insegnare loro dall’inizio a credere nella stessa presunzione umana, prima fra tutte la presunzione di essere speciali
e di possedere ogni cosa, anche la vita e la libertà di altri, e i loro figli infatti imparano subito a pensare di essere dei principi, semidei, in un mondo di servi animali, mentre al contrario, le così tanto disprezzate e abusate “bestie” sanno dare ai loro figli e a noi stessi solo elementi certi di quella Verità che Tutto ha generato.
POST SCRIPTUM Le vittime dell’impero umano, non mentono, non sono ipocriti, non provano odio o rancore, non sono sadici, non perseguitano, i predatori VERI NATURALI designati dagli equilibri fin qui raggiunti nell’evoluzione della vita organica, non allevano e altri animali per acquisire cose diverse dal corpo dell’animale preda, non fanno schiavi, non si vendicano, si difendono e si nutrono per quello che basta a un solo giorno, e TUTTI gli animali rispondono all’amore con l’amore se lo ricevono da piccoli, al contrario, spesso il cucciolo umano tanto più viene più amato, gratificato e glorificato non risponde affatto con semplice gratitudine e amore e non coltiva le virtù della compassione e dell’altruismo, non si accontenta dell’amore ricevuto ma esige molto di più per ambizione, maggiore egoismo e maggiore superbia. Non è una teoria, è la storia dell’umanità Ennio Romano Forina
Ricordate il caso di quel giovane copilota di una compagnia tedesca in crisi depressiva che lasciato incautamente solo nella cabina di pilotaggio, si blindò dentro e mandò a schiantare il velivolo con 144 persone per lo più giovani e 6 di equipaggio?
Quale fu la causa scatenante? Si trattò di amore insano, amore malato? Ovviamente no. Fu un atto distruttivo estremo, che nella sostanza è uguale all’assassinio della povera Giulia e rappresenta in fondo la matrice di tutti i delitti di tutti i crimini e di tutte le guerre.
Occorre indagare profondamente sugli eventi umani e non solo, invece di fermarsi all’esame superficiale degli effetti di qualsiasi tragedia senza davvero andare a cercare le cause.
Sto preparando il risultato della mia indagine personale che fa parte comunque sulla mia opera sull’evoluzione della civiltà umana, volta a raccogliere elementi di verità dimostrabili sulle vicende umane che coinvolgono tutti noi e non solo noi ma anche tutto il mondo vivente. Nel frattempo pongo il quesito; si parla in ogni settore dei media ma non è stata trovata una vera risposta ancora.
Finora ho sentito commenti basati su stereotipi culturali, luoghi comuni, anche autorevoli tentativi di spiegare la follia assassina con gli effetti di questa ma senza rivelarne le cause. Ho sentito dire che gli uomini non sopportano le donne libere che reclamano la loro libertà, ho sentito dire che la colpa di questi delitti sia la cultura patriarcale, ho sentito dire che questi soggetti non accettano un no e non sopportano la solitudine, non sopportano di essere abbandonati da chi per un tempo più o meno lungo si è legato incautamente a loro e si sono accorti troppo tardi che si trattava di essere rapinati della loro vitalità della loro voglia di essere. Ma tutte queste sono constatazioni di fatto, spiegano gli effetti e non le cause che potrebbero essere di una unica causa comune. Se si dice : “gli uomini sono possessivi per natura” questa affermazione non spiega nulla, è solo una constatazione. Bisogna capire “perché” gli uomini, i maschi umani sono possessivi per natura e perché pensano che le donne siano da sottomettere e subordinare. È questa la vera domanda e basterebbe liberarsi da tutte le strutture culturali e le mistificazioni derivanti dal pensiero superficiale e dalle religioni, che di solito attingono ad antichissime credenze pagane che avevano una funzione sociale e di sopravvivenza ma erano, come molte cose umane, artefici di verità costruite per opportunismo. La causa in fondo di tutte le violenze da Caino in poi è un’altra, e si chiama “Egoismo”. Esistono due tipi di egoismi, il primo non è nemmeno un vero egoismo ma consapevolezza del dovere di sopravvivenza. è presente in ogni forma vivente, ogni animale ne è dotato ed è più che legittimo, indispensabile. L’altro egoismo, specifico del genere umano, è un mostro che scava un abisso nell’anima e alla fine in un modo o nell’altro la uccide. Da questo egoismo folle partono tutte le perversioni che in modi diversi determinano i vari aspetti del Male. Vi sono infiniti esempi storici e di cronaca che possono dimostrare questo. Ma la domanda resta inevasa. Anche l’egoismo di per sé non è la causa del Male ma solo l’effetto. La vera causa fondamentale io credo che sia il vuoto dell’anima che corrisponde al vuoto esistenziale. Il vuoto dell’anima e l’egoismo formano un circolo vizioso: più è vuota l’anima più cresce l’egoismo e più cresce l’egoismo e più aumenta il vuoto dell’anima; è una formula sicura. Ma ancora perché si verifica un vuoto nell’anima di tanti che può crescere in alcuni, la maggior parte o richiudersi in altri la minor parte? La risposta si trova nella conoscenza intuitiva di ciò che è l’anima. Come ho asserito molte volte nei miei scritti, io penso che l’anima non sia una entità , un corredo fisso che assegnato in dono ad ogni individuo che appare nel grande scenario della vita organica, ma che sia piuttosto una capacità sensibile non preconfezionata e non formata, una intelligenza che può veramente diventare anima e forgiare un individuo nella misura in cui la si alleni all’esercizio della sensibilità. Questo esercizio non è un’astrazione; vuol dire che la sensibilità è amore, compassione, empatia che, se è rivolto ad un unico soggetto vuol dire che non viene dall’anima ma dalla pancia dell’egoismo misero e entropico. Solo chi vuole e si esercita all’amore universale riesce a far crescere l’anima e di conseguenza a impedire qualsiasi voragine esistenziale. Poiché la sensibilità estende la nostra anima e la collega con tutto, con tutte le energie che fra l’altro sono le stesse energie da cui tutto deriva. L’apprendimento dell’anima vuol dire armonia e direzione, mentre al contrario, l’egoismo è uno smarrimento che porta a cercare di riempire il vuoto con quello che non potrà mai riempire il vuoto dell’anima e della mente e del cuore: ricchezza, potere, successo e la perversione della pretesa di poter possedere un’altra persona, dalla quale poter succhiare la linfa esistenziale vitale, come tante di quelle anime vuote che diventano parassite di anime piene. Per questo Giulia è stata uccisa(e le tante Giulie di tutti i tempi). Ed è stata uccisa due volte, nel suo corpo e nella sua gioia di esistere. Era sulla giusta strada e questo le anime vuote non lo tollerano. Perché l’egoismo perfetto aveva la consapevolezza del baratro che scavato l’anima e questo abisso era così insopportabile da portare l’egoismo a distruggere e auto-distruggersi. È importante dare ai giovani esempi di altruismo e compassione universale per aiutarli a riconoscere e a saper usare bene l’energia del vero Amore che non è amore se non è un regalo senza condizioni e senza rimborso.
Elogio la città di Napoli e i napoletani, perché mantengono vivo il vero senso del Natale e conservano la tradizione del Presepe, che simboleggia quello che il Natale è; la nascita di una visione del mondo che ha donato per millenni a questo popolo, riferimenti e principi etici che sono sopravvissuti anche a tutte le manipolazioni e agli abusi e rappresentano le basi fondanti della nostra civiltà etica.
Ora, in Italia c’è un popolo decadente che si culla beato nel ricordo e nell’illusione delle antiche glorie culturali e artistiche, ma non produce più nulla di valido spiritualmente diventato spiritualmente, pigro, imbelle, chkuso nelle categorie che impiega energie nella lotta per il potere di parte, finalizzato al potere stesso, e che non essendo più convinto di nulla è facilmente malleabile e influenzabile dalla determinazione altrui, un popolo che pensa in piccolo e nell’ambito del privato e delle corporazioni, ormai senza una vera direzione, e si fa altrettanto facilmente affascinare da forme di culture esterne senza voler conoscere le conseguenze della inevitabile perdita della propria identità.
Dunque grazie, NAPOLI! Per i tuoi bellissimi Presepi che celebrano il vero Natale e lasciano vivere gli Abeti. E grazie anche a tutte le città italiane che vogliono conservare l’anima cristiana e i suoi simboli.
Io sono un pensatore libero, non seguo nessuna religione, guardo solo alla bellezza di un messaggio e non mi interessano miracoli e dogmi ma vedo nel simbolo della croce il significato dell’altruismo estremo e dell’amore incondizionato che deve essere salvaguardato, e non accetto nessuna imposizione mirata a impedire l’espressione del proprio pensiero sacrificandola al dio del politicamente corretto o alla prepotenza altrui, auguro quindi Buon Natale a chi è cosciente che il concetto di questa celebrazione è la nascita di una idea di altruismo e di ambizione di una vera pace e dedico questa riflessione a chi sa vedere la bellezza di un messaggio senza i miracoli, gli orpelli e le mistificazioni di nessuna imposizione religiosa o politica.
Penso che la distinzione fra materia e spirito sia niente altro che una invenzione della mente razionale umana, del tutto inesistente nella immensa ragione del Cosmo, perché alla fine, tutto in esso è energia, in diverse forme, così come la vita organica si è generata da quella stessa energia sviluppandosi anch’essa in diverse forme ma tutte nutrite da quell’unica energia e così come le azioni sono espressioni di energia, anche il pensiero è fatto di energia, perché il pensiero scaturisce dalle emozioni che a loro volta sono il frutto dell’energia d’amore che pervade e connette creativamente tutto l’universo.
Quindi i delitti degli uomini sono energia negativa, distruttiva che è contraria all’energia creativa cosmica dell’amore e non si staccano mai da chi li commette.
Come l’ombra scompare in assenza di luce, ma resta saldamente vincolata al corpo, così gli orrori della prepotenza umana si nascondono nel buio della ragione, nell’oblio dell’amore e della compassione, nella soppressione dell’intelligenza sensibile, nella violenza assassina che spezza le connessioni con la Vita universale e nella follia delle mistificazioni, ma appena un fascio di luce illumina l’anima tornano a rivelarsi completamente, a ricordare che non possono essere cancellati ma soltanto “superati” da una scelta di energia di Amore.
IO “SONO CARNE”! I miei gatti sono carne, gli uccelli sono carne, gli animali tutti sono carne e sono anche sangue, rosso o verde, le persone che hanno attraversato la mia vita, per i sentimenti che ho scambiato con loro, erano fatte di carne, la carne è una sostanza meravigliosa ideata dall’intelligenza della Vita e il male non sta nelle sostanze di cui gli organismi sono fatti o negli impulsi biologici insiti e che hanno la funzione di procreare la vita e anche di trarre un giusto piacere come è piacevole riempire i polmoni di ossigeno o immergersi nel mare da cui tutti gli esseri viventi provengono, impulsi creati per realizzarla in infinite forme in una continua missione evolutiva che attiene a tutta la realtà organica esistente. Il male è nelle menti umane, che sporcano ciò che è pulito, che dissacrano ciò che è sacro, che è un dono, generato dall’intelligenza della vita, che distruggono ciò che non comprendono, come l’infante prepotente distrugge il giocattolo che non sa far funzionare e comincia fin da allora a credere di avere il diritto di appropriarsi di ciò che vuole avere strappandolo ad altri con ogni violenza spesso con il beneplacito e il compiacimento dei genitori. La mente umana e i pensieri contorti delle culture, sono la matrice comune di tutti i delitti umani, la volontà perversa di usare un potere illegittimo per distruggere e non per conoscere. Come sempre, si aggiungono – agli altri insulsi e falsi stereotipi, che stigmatizzano queste perverse azioni umane – le parole “bestiali” e “bestie”, nelle varie accezioni, a dimostrazione di quanta superficialità e mancanza di conoscenza sia nelle stramberie e nei commenti delle aristocrazie dei media, che ovviamente coincidono con lo stesso superficiale e distorto pensiero comune. Nel mondo vivente, tra gli animali, non esiste lo stupro. L’impulso della procreazione e quindi della sussistenza di ogni specie è controllato e dominato dal genere femminile e non potrebbe essere diversamente, perché questo impulso è imposto dalla Vita e negli organismi complessi si è elevato e serve anche alla “filosofia” della vita, fornendo ineffabili gratificazioni dell’anima identitaria intimamente connessa all’anima organica, soltanto se viene interpretato e compreso nel modo giusto e considerato nel dovuto e sacro rispetto della sua fondamentale ragione d’essere. Gli animali non sono bestie, ad alcuni di essi sono assegnati compiti specifici di crudeltà limitata, che serve alla loro sopravvivenza tanto quanto serve alla sussistenza dell’immenso scenario della vita, ove si consumano drammi che le poche anime sensibili umane non vorrebbero che accadessero ma questi si verificano seguendo un progetto superiore, intuibile solo da anime allenate e dedite alla comprensione profonda della ragione delle cose. Gli animali sono più vicini e rispettano l’intelligenza di questo grande scenario e non conoscono odio, invidia, vendetta e sadismi che sono espressioni della specifica e incontestabile bestialità umana.
Nel lessico e nella semantica, si evidenziano le deformità e le perversioni del pensiero di gran parte del popolo umano che porta alle sue conseguenti nefande azioni. Ma perché la semantica è importante? Se la carne è un oggetto e se la carne è sporca, allora noi possiamo appropriarcene e usarla come ci fa comodo selettivamente, secondo i diversi convenienti appagamenti delle esigenze umane, senza porre il problema dei legittimi possessori di quella carne che fornisce un nutrimento coatto, non attinente alla fisiologia umana e fornisce un piacere drogante derivante dalla cottura. L’animale a cui abbiamo attribuito il nome cacofonico di maiale è sporco perché usa il fango per liberarsi di parassiti e mantenere la pelle in benefico stato? Il maiale o il coniglio sono animali peccaminosi perché sono sessualmente molto attivi e si riproducono molto? La loro carne diventa pulita e indispensabile solo nei forni e nei piatti dei pasti umani? Il fango dei maiali è una sostanza benefica e non inquina come i nostri espedienti di pulizia che avvelenano tutto e ritornano a noi in forme altamente tossiche. Più puliamo l’esterno dei nostri corpi più ne sporchiamo l’interno e per l’interno non ci sono sostanze valide per ripulirlo a dovere.
I nostri saponi, i nostri sanitari brillanti riflettono la luce sinistra della morte degli oceani e di tutte le acque nelle terre. Questa è evidenza, eppure nella comune consapevolezza, la “bestia” maiale che non inquina e non fa danni, è sporca e lussuriosa nella sua carne e quindi della carne del maiale e del suo diritto di vivere facciamo uso e scempio a nostro piacere, senza compassione e senza vergognarci della nostra abietta ignoranza. Nelle culture umane ci troviamo dunque di fronte a diverse valutazioni di uso della carne, ma come è possibile se la sostanza è la stessa? È questa la prova inconfutabile che solo la nostra mente e le culture e persino le leggi che ne derivano decidono arbitrariamente se una cosa è buona o cattiva, se è bella o brutta se la possiamo rapinare o meno. L’insulso stereotipo citato per giustificare l’azione perversa, vorrebbe attribuire ad altro la responsabilità di una azione malvagia e distruttiva. Quindi, coloro i quali fanno eco alla asserzione che la carne sia una cosa sporca, avvalorano la ridicola giustificazione e non fanno altro che esaltare il pensiero infimo, contorto e perverso, di chi ne fa uso a sua discolpa. Uno slogan più giusto ed efficace sarebbe stato piuttosto: “La carne non è responsabile di niente altro che la sussistenza della Vita, ma è la mente insana, malvagia che sceglie di ferire, offendere e uccidere la sensibilità e la vita altrui che motiva e determina l’azione abbietta finale. La carne non deve essere violata, rapinata o stuprata, solo perché conviene alla prepotenza umana, semmai amata nella sua espressione vivente che forma gli organismi. L’intelligenza della Vita, ci ha fornito cervello e mani. Le mani possono accarezzare, possono costruire, realizzare opere, possono stringere amorevolmente altre mani e le mani possono anche offendere e uccidere, ma è la mente che sceglie cosa è fare con le mani: “le mani non sono mani”! Tornerò ancora sull’importanza della semantica nella giusta percezione e identificazione delle colpevoli falsità culturalmente stabilite e esempi di deleteria consapevolezza comune, popolare e religiosa e spesso anche scientifica.
L’Europa si sta riempendo di barriere di micidiale filo spinato, di sbarre metalliche sormontate da altro filo spinato, e poi ci sono i fili dell’alta tensione, le cellule di microonde, le pale eoliche, le dighe.
I campi avvelenati dai fitofarmaci e dai disinfestanti, le acque naturali chiuse, deviate o rese tossiche, la plastica che copre gli oceani, le reti chilometriche che dragano il mare senza sosta, uccidendo molti più pesci di quelli che vanno sul mercato.
Si cacciano le poche balene rimaste e i delfini, i governi e i cittadini pensano che gli animali non abbiano bisogno di bere acqua e infatti quasi non esiste acqua veramente potabile nelle campagne, le reti stradali fanno stragi infinite, mascherine, disinfettanti e guanti a miliardi e barriere di plastica prodotte per contrastare i contagi stanno soffocando gli esseri viventi ovunque.
Se piangessi soltanto, non renderei giustizia agli altri animali, a loro non servono le lacrime di pochi di noi, a loro serve la verità rivelata della nostra malvagia indifferenza che non ha scuse, perché i loro tormenti sono giustificati solo dalla menzogna umana, dalla presunzione brutale e ottusa della religione e della scienza, e se vogliamo salvarli dalla bestia prepotente umana, è necessario strappare la coltre dell’ipocrisia e ammettere quello che siamo veramente.
Ad ogni lettera che batto su questo diabolico aggeggio, milioni, miliardi di animali piccoli e grandi vengono schiacciati dalla mostruosa macchina umana, altri restano intrappolati, avvelenati, cacciati, altri miliardi sono solo spettri, all’interno degli allevamenti intensivi, altri sottoposti a torture indicibili e inutili nei laboratori, altri sono confinati nella pazzia degli zoo o dei circhi, per il diletto di grandi e piccoli altri…altri…altri… foreste e boschi e la Vita che è in loro, bruciano nel fuoco dell’inferno umano, eppure le amministrazioni delle città si danno già da fare per “giustiziare” altri magnifici abeti per metterli sul patibolo delle piazze festive dove i cittadini potranno godere della loro agonia soffocati dagli addobbi. Le mamme e i papà ancora comprano le perverse retine acchiappafarfalle, i fumatori gettano le cicche tossiche in terra, nelle fontane e nelle vasche, avvelenando quella poca acqua che potrebbe essere la salvezza per gli uccelli, i cacciatori che più appropriatamente si dovrebbero chiamare “uccisori” vanno a stuprare e massacrare la vita in tutte quelle poche aree dove la vita potrebbe essere lasciata in pace, campagne e aree boschive anche private…ma noi ci preoccupiamo di fazioni politiche, di crescita, di profitti, per noi ci sono tante gratificanti droghe da usare per riempire il vuoto delle coscienze, spettacoli e film a non finire, partite di calcio, shopping… scrissi che gli animali “vivono” la vita mentre noi siamo capaci solo di consumarla, senza imparare nulla da essa, e poiché non sappiamo vivere né gioire della nostra esistenza, vogliamo perversamente consumare e distruggere anche la loro gioia di vivere e la loro vita stessa, proprio come tanti miserabili Caino.
La sensibilità non ha bisogno di formalità e non si esprime attraverso la conoscenza diretta delle persone. Le sue vibrazioni viaggiano con le parole e trasmettono segnali che intercettano altre anime sensibili e creano legami ineffabili al di fuori delle artefatte convenzioni.
La sensibilità permette ciò che la ragione non consente, a differenza della ragione la sensibilità collega e può unire ogni anima con ogni altra anima sensibile, al di là di differenze e convinzioni, politiche, religiose, emotive o razionali.
Essere vegani non vuol dire solo fare una scelta ideologica, compassionevole, eticamente superiore in base alla coscienza individuale.
Essere vegani vuol dire aver scelto la via simbiotica della vita.
La predazione non è indispensabile alla sussistenza della Vita organica, ma è solo un espediente equilibratore degli eccessi, l’evoluzione degli organismi non si basa sulla predazione ma sulle infinite forme di simbiosi, se il mondo vivente si basasse esclusivamente sulla predazione, non vi sarebbe nessuna evoluzione e nemmeno vita su questo pianeta.
La predazione naturale si manifesta entro precisi confini, e solo il predatore umano ha valicato questi limiti stravolgendo anche il senso e la ragion d’essere della predazione.
Io credo che le simbiosi siano la punta avanzata dell’evoluzione della vita organica, i nostri organismi infatti sono un complesso di forme vitali, cellule, molecole, atomi, “simbiotici” cioè collaboranti, perfino amanti, i quali si sviluppano e sussistono attraverso lo scambio di plasma e non la rapina di energie vitali di altri organismi.
È un cammino molto lungo, in questo drammatico e meraviglioso esperimento che chiamiamo vita, ma solo gli stolti non riescono a distinguere fra una specie egoista, diventata forzatamente e artatamente carnivora o onnivora, che divora, distrugge e consuma energie non proprie e la innegabile intelligenza organica che invece predilige lo scambio e la fusione delle energie, in un cammino infinito di creatività evolutiva incruenta.
Non credo che i dinosauri si estinsero per la caduta di un meteorite, che avrebbe ucciso animali grandi e piccoli indifferentemente, ma perché erano organismi poco utili al grande scenario vivente, esageratamente grandi, troppo voraci e insaziabili.
Ma nulla in paragone alla specie umana, che dopo aver scelto di depredare qualsiasi altro essere vivente è riuscita ad appropriarsi, trasformare e rapinare anche i processi simbiotici.
Quando si uccide un animale per divorarlo si compie un atto distruttivo, quando si effettua uno scambio benefico per entrambi si compie un passo creativo sul sentiero dell’evoluzione.
È chiaro che in origine eravamo vegani simbiotici con gli alberi, abbiamo moltissimi elementi di prova a dimostrazione di questa evidenza, vivevamo sugli alberi, ci nutrivamo di frutti offerti e non rubati, poi abbiamo cambiato strada e da allora non siamo più nemmeno soltanto predatori, ma parassiti e distruttori di vita e di evoluzione a meno che le piante non si stanchino dei nostri eccessi e non decidano di eliminarci, gli animali come noi no, non possono opporsi alla nostra prepotenza. ma le piante ne hanno la capacità e hanno dimostrato la loro superiore intelligenza da miliardi di anni, che peraltro ci consente di vivere, che noi sfruttiamo e imitiamo attribuendoci vergognosamente il merito di tutto quello che le piante hanno inventato e realizzato.
Uccidono la gioia di vivere altrui. Sono incapaci di apprezzare la vita e quindi la distruggono, per invidia e per non dover affrontare il loro vuoto esistenziale che devono riempire di morte, perché sono morti dentro. È un meccanismo seriale sostanzialmente simile a quello dei S.K. le uccisioni non li soddisfano e non possono soddisfarli perciò tendono a ripeterle per ricavarne l’ adrenalina che deriva dal colpo andato a segno, è un fenomeno che si evidenzia in molte altre attività umane, non solo la caccia. Il gioco, le lotterie, il tifo calcistico, la seduzione seriale, molti tipi di competizioni, corse di cavalli, corride etc..
Sono attività che dovrebbero gratificare chi le compie, ma in realtà possono solo dare l’illusione di soddisfare quel vuoto ed è un’illusione anche di breve durata lasciando un vuoto sempre maggiore, è un circolo vizioso che richiede ulteriori disperati tentativi di trovare la gratificazione nel ripetere il gesto distruttivo. Ma nessun gesto distruttivo potrà mai dare soddisfazione né minimamente riempire un vuoto. Vengono inghiottiti nel vortice di questo vicious circle e non possono venirne fuori.
L’Italia non è, come il politicamente corretto vuole far credere e come le altre culture credono – un paese laico, In Italia solo lo Stato è laico e nemmeno del tutto, tant’è che i funerali di stato si fanno nelle chiese. Il paese Italia è profondamente religioso, anche se ognuno esprime la religiosità a suo modo, poiché il fondatore non dava alcun valore ai formalismi ma alla sincerità dei sentimenti che non doveva essere dimostrata a nessuno.In questi millenni, milioni e milioni di persone hanno trovato conforto e speranza di rinascita nella magnifica simbologia della croce, simbolo universale di amore incondizionato, il sacrificio di sé per la salvezza di tutti gli altri, dell’altruismo supremo, che altri vogliono vedere irrispettosamente come un misero cadavere inchiodato su due pezzi di legno. La quasi totalità di famiglie fa battezzare i propri figli nelle chiese e la quasi totalità dei funerali sono celebrati nelle chiese, dunque la religiosità di questo popolo e di questo paese va rispettata e deve rimanere integra. Io non credo affatto in ciò che molti altri nel mondo credono, apprezzo solo la bontà delle idee e non dei miracoli, rifiuto gli assoluti, le imposizioni e quelli che dicono di parlare a nome di qualcun altro, apprezzo i buoni propositi, le buone attitudini, da qualunque parte vengano, ognuno può credere in quello che vuole senza imporre ad altri le proprie convinzioni, altrimenti non si tratta di universale convivenza, ma di particolare e specifica voglia di conquista. La pretesa di eliminare i simboli di una cultura, di conseguenza porterà prima o poi alla richiesta di eliminare tutto ciò che quella cultura rappresenta nella sostanza e nella forma. Via dai luoghi pubblici? Cosa c’è di più pubblico delle strade di una città? Le città italiane sono disseminate, permeate di chiese e quasi tutti questi edifici hanno la forma di una croce, dovremmo demolire anche quelle offrendole in sacrificio al politicamente corretto? Il politicamente corretto prevede, in teoria, la convivenza pacifica e tollerante delle diverse forme etniche, religiose, non dico razze perché le razze non esistono e per fortuna siamo tutti diversi. chiamatele tipologie diverse, anche in una stessa famiglia, nascono persone con occhi azzurri e capelli biondi che hanno fratelli e cugini di carnagione olivastra e occhi neri. La razza non esiste nella realtà, ma solo nella fantasia perversa delle culture, così come non esistono i confini geografici, ma necessari per evitare conflitti e predazioni senza fine. Il politicamente corretto dovrebbe esistere nel nome dell’universalità e nel rispetto di ciascuna fede, ma se una fede pretende di obliterare i simboli delle altre culture, rivela di non avere rispetto e tolleranza e di avere il proposito subdolo di sostituire una fede e una cultura – peraltro del paese che le appartiene – con un’altra. Ennio Romano Forina
“Qualcuno dice di non avere ha più il tempo, altri la possibilità, o la volontà, o la capacità e nemmeno il desiderio di riflettere, accettando le cose come sono. Ma la maggior parte di persone non ha tutte queste cose insieme ed è per questo che il genere umano sta procedendo ancora una volta verso un baratro, forse il peggiore di sempre, perché senza la riflessione profonda non vi è saggezza.” E.R.F. Summer, 2012
Quando decisi di aprire un profilo e un sito, per condividere le mie riflessioni e anche le mie emozioni con lo sconosciuto popolo sensibile che sapevo essere presente seppur drammaticamente minoritario nello sterminato territorio della voluta e celebrata ignoranza, dell’egoismo estremo, della prepotenza e della incapacità di praticare il pensiero profondo, affermai che dalla conseguente decadenza, si sarebbe passati facilmente all’avvento di una nuova era della barbarie e questo ormai, credo sia evidente anche ai più ingenui e sprovveduti degli osservatori.
Io parlo spesso di Amore, amore universale, esteso, amore materno sacro, amore che unisce, amore regalato e non posseduto perché nel mondo umano e intorno a me l’odio, il rancore, il disprezzo, l’avidità e l’invidia stanno crescendo come un cancro inarrestabile e ormai siamo all’inizio di una metastasi distruttiva.
Allora nella mia presentazione scrissi che la sensibilità era la più alta forma di intelligenza, ma aggiungo ora che la sensibilità è anche un’arte e che come tutte le arti va coltivata, allenata per poter produrre i suoi benefici frutti e infine perché la sensibilità si traduce nelle innumerevoli forme di amore che arricchiscono l’anima e danno direzione all’essere. Ma la maggior parte dell’umanità pensa che l’amore sia un’utopia e preferisce la distopia del possesso, dell’avere ad ogni costo.
Nel lungo intervallo di decadenza, la sensibilità è stata avvilita, ignorata, disprezzata abbandonata e al suo posto gli individui hanno ceduto alle lusinghe e all’onnipotenza della tecnologia e si sono illusi di fare storia parteggiando per un partito o un’altro, una fazione o un’altra, che non avevano non hanno vere idee evolutive ma lottano, come da sempre, solo per la supremazia, il controllo e il potere: il denaro, il possesso, il dio di sempre. In realtà, ancora una volta l’umanità sta seguendo i suoi incubi pensando che siano sogni.
Ora, a tutti i miei cari amici il cui cuore sanguina e la mente si tormenta per gli orrendi misfatti che ogni singolo attimo compiamo sul mondo vivente, posso dire che, come era prevedibile, il male che facciamo per avidità e indifferenza, che non abbiamo voluto e saputo impedire ci sta tornando indietro, come è sempre stato, ma in luoghi e tempi più circoscritti, ora invece è generale.I) segni dell’era della distruzione sono evidenti nel carattere degli individui e dei gruppi nonché dei popoli.
Tutti vogliono il proprio bene, si preoccupano per il pianeta perché il pianeta deve soddisfare le nostre esigenze, non perché essi sentano “amore” per il pianeta.
È solo un’altra forma di egoismo stigmatizzata dall’uso del pronome possessivo “nostro” nostro pianeta, nostro ambiente, nostra esistenza futura. Dimenticando che “nostro” è anche questo cancro.
Gli animali e le piante, continuano a soffrire come hanno sempre sofferto per causa nostra, per volontà nostra, per prepotenza demoniaca, perversa, ma questa scelta di sfruttamento incontrollato, inarrestabile, ad ogni livello, collettivo, famigliare, individuale di egoismo supremo ha portato questo infausta specie umana sull’orlo di quello che credeva un orizzonte che al contrario, è un baratro. Quindi, aspettateci animali, che forse vi raggiungeremo presto, e sarà giusto!
Abbiamo costretto gli animali a soffrire nel nostro inferno, ma nel costruire questo inferno non ci siamo accorti che si stava ingrandendo inesorabilmente perché solo troppo pochi hanno cercato di fermarlo e adesso, l’inferno che abbiamo edificato per gli altri inghiottirà anche noi se non lo demoliamo del tutto perché non basterà fermarlo con qualche velleitario desiderio di pace e di misura alle ambizioni né un po’ di briciole di compassione sparse nel mondo. Solo gli stupidi continuano a prendere parte e indicare le colpe, degli uni o degli altri, siamo tutti colpevoli e recidivi nella colpa.
Per questo nostro cancro non c’è altra cura possibile dell’Amore e l’Amore non è un’utopia ma è l’energia che unisce creativamente ogni particella dell’intero Cosmo.
Purtroppo, chi non conosce la fonte dell’amore sensibile, vero, universale, esteso, altruista attende solo il colpo di vento che lo farà precipitare nell’abisso.
La teoria dell’origine del sorriso ufficiale e generalmente accettata riferisce di comportamenti gregari e gerarchici nei quali mostrare i denti sollevando il labbro superiore può significare tanto aggressività quanto l’accettazione di un ruolo minore in un branco, ad esempio, un branco di lupi.
Non sono affatto d’accordo con questa tesi impropria e improbabile. Prima di tutto il paragone con il lupo non è pertinente perché il lupo è un predatore puro, con una fisiologia da predatore e noi non lo siamo, abbiamo il corpo di un animale “raccoglitore” frugivoro, che non si è mai modificato per la predazione nonostante il nostro cervello sia diventato a tutti gli effetti il cervello di un predatore.
La spiegazione della mente predatrice umana la riservo in un altro capitolo, dato che questa mia attuale riflessione serve a identificare l’origine dell’espressione del sorriso che viene erroneamente definita come prerogativa esclusiva della specie umana.
Anche questa ristretta, semplicistica asserzione è fasulla, perché molti animali sorridono ma non con un movimento evidente delle labbra ma con gli occhi e con il corpo, quindi si dovrebbe esaminare la ragione per cui il sorriso umano con le labbra mostrando i denti e modificando la mimica facciale si sia differenziato e sia diventato così particolare e vistoso nell’animale umano mentre per gli altri animali sia per noi meno percettibile, meno evidente.
Dunque, perché mai secondo il pensiero comune il sorriso dovrebbe essere legato all’aggressività propria o alla difesa dell’aggressività altrui mediante accettazione di un ruolo subalterno? Non siamo come i lupi,( sempre morfologicamente, in generale siamo molto peggio dei lupi) e questo invalida la teoria legata ai comportamenti aggressivi e subalterni.
In realtà si sa che alcuni primati hanno la capacità di sorridere pur non sorridendo, vale a dire hanno i muscoli del sorriso ed effettivamente schiudono le labbra e mostrano i denti come facciamo noi, ma non per sorridere come noi, lo fanno per comunicare una serie di cose utili alla socialità, alla coniugalità e alla famiglia. La mia indagine invece mi porta a dedurre che i muscoli di cui il mondo scientifico fa riferimento, servono al tipo di nutrizione di questi primati, essi hanno i muscoli facciali che scoprono i denti quando si nutrono di frutti con il guscio o frutti che devono essere pelati come per es. anche rametti ricchi di foglie e bacche e non si può rompere il guscio di una noce senza sollevare le labbra, cioè a bocca chiusa, provare per credere, mordere una semplice mela occorre sollevare le labbra, non si può mordere una mela senza sorridere, per noi come per le scimmie o i primati, lemuri e altri animali con i quali abbiamo condiviso un tempo, gli alberi e ci siamo nutriti dei loro frutti. Il morso/sorriso insieme alla capacità di vedere i colori sono la prova ulteriore che non siamo e non siamo mai stati animali carnivori. Mangiamo carne per adattamento come per adattamento fumiamo sigarette e beviamo alcol.
L’aspetto sociale invece del sorriso è legato ed è connesso alla salute dell’individuo e alla sua capacità di fornire cibo e di “elaborare” il cibo per poter essere mangiato. Se io fossi ancora un simpatico animaletto sugli alberi primordiali, e volessi conquistare una compagna, mostrerei con orgoglio la mia sana dentatura a garanzia della capacità di procurare il cibo per la famiglia da formarsi, allo stesso modo mi innamorerei più facilmente di una avvenente scimmietta che sollevando le labbra mostrasse la sua perfetta e lucente dentatura per le stesse identiche ragioni.
Dopodiché, nelle manipolazioni successive delle culture, il sorriso ha subito distorsioni sostanziali e aggiuntive, da un messaggio di apertura, disponibilità e fiducia, (se sorrido mi fido di te) legato sempre alla finalità della procreazione è passato a esprimere scherno, falsità, disprezzo, prepotenza, inganno etc. Tuttavia il sorriso rappresenta sempre un formidabile strumento di seduzione tra i tanti messaggi che il corpo e i gesti possono dare per stabilire un contratto di procreazione con l’altro genere e questo avviene in modi diversi più o meno eclatanti in tutte le specie animali o quasi. La criniera di un leone maschio le penne del pavone e i colori degli uccelli e gli infiniti altri segnali in altri esseri viventi che evocano salute e vigore necessari al successo della procreazione e quindi della migliore evoluzione. Un seno generoso in una donna è attraente per la stessa ragione e glutei formosi suggeriscono una geometria ottimale del trapezio del bacino, la misteriosa alcova di una nuova vita. Tutto questo attrae ed è bello perché è finalizzato a generare nuova vita e a servire l’evoluzione, così come anche il sorriso è bello e non ha nulla a che vedere con le mascelle dei lupi, le nostre zanne, i nostri artigli e i nostri veleni sono nei nostri cervelli, purtroppo deviati e deformati dalle nostre sbagliate scelte.
Scegliendo di diventare predatori, non soltanto abbiamo tradito la nostra natura ma abbiamo anche devastato e falsificato la bellezza del sorriso usandolo più spesso per esprimere malvagità, prepotenza e sadismo, piuttosto che simpatia, empatia e connessione di anime.
P.S. Salvo specifico riferimento a dati di fatto scientifici io non pubblico mai deduzioni altrui, non avrebbe senso fare il promulgatore di pensieri che ognuno può facilmente cercare da sé, le mie teorie, giuste o sbagliate che siano, sono frutto esclusivo delle mie indagini intuitive basate su analisi degli elementi di verità che sono confermati da evidenze osservabili.
L’OBLIO DELLA RAGIONE E DELL’ETICA L’infallibile scienza – infallibile quando conviene – ha finalmente scoperto e dichiarato che molti animali, specialmente quelli che sono maggiormente connessi con la realtà umana, più per loro disgrazia che per loro fortuna, dimostrano chiaramente di essere dotati di una intelligenza sensibile, la capacità cioè di seguire processi logici unita a quella di esprimere sentimenti oltre l’inconfutabile vero amore materno che tuttavia non gli viene riconosciuto. E dunque, se questa sedicente suprema, infallibile scienza, stabilisce che animali come gatti, cani, maiali, cavalli, come primati, molti tipi di uccelli e molti altri ancora, manifestino intelligenze e livelli di sensibilità equiparabili a quelle dei piccoli umani di circa 5 anni, (ovviamente rispettando i parametri e i modi in diversi in cui queste intelligenze si esprimono), come mai, né la Scienza né la società umana tutta, non elaborano questa evidenza traendone le dovute conclusioni? Personalmente non confermo questa tesi ufficiale, perché non faccio un livellamento di intelligenze su un piano antropologico, e non prendo il riferimento umano come misura di tutto, penso piuttosto che animali e piante siano dotati di intelligenze e sensibilità “diverse” e mature, quindi non come bambini senza conoscenza e senza esperienza, essi hanno intelligenze di cui noi siamo al contrario sprovvisti, per averle perse nella strada dell’evoluzione tecnologica, per me essi semplicemente vivono dimensioni diverse della nostra, essendo più intimamente inseriti nella grande intelligenza della vita organica e inorganica e questo non li rende meno intelligenti e men che meno meno sensibili. Quindi il paragone è discutibile perché si riferisce a due realtà percettive diverse, comunque, nella coabitazione e interferenza tra le varie dimensioni intellettive, si può anche accettare che animali e bambini umani la pensino in modo molto simile, che sentano gli stessi sentimenti di affezione genuini, che abbiano una capacità di raziocinio simile e sopratutto che siano, i primi totalmente privi di ipocrisia, mentre i piccoli umani “così, così” e per poco ancora. Dunque, com’è possibile che nella consapevolezza scientifica e comune di questa sensibile intelligenza in un gatto, un cane, una scimmia, un cavallo, un bovino, un suino, il genere umano continui a considerare questi animali non come cuccioli della Natura, ma come materia prima di consumo per il genere umano eludendo totalmente la verità ormai acclarata della loro essenza? Trattandoli da schiavi nei migliori dei casi e da pezzi di carne e pellicce da strappare loro nei modi più crudeli, atroci e perversi. Scienziati, SVEGLIA! Decidetevi! O smentite questi risultati di conoscenza che avete schiettamente alla fine dovuto rivelare, oppure se li ritenete validi, cercate una ragione per giustificare i nostri arbitrari abusi, per comprovare questa millantata superiore etica che l’evoluzione ci avrebbe consegnato, (senza merito), in base alla fandonia che l’umanità sarebbe figlia, prescelta e prediletta di un Dio maggiore, il quale avrebbe poi creato altri animali diversi da noi, ma dotati della stessa sensibile intelligenza di base come quella dei nostri piccoli umani. Quale Dio sadico li avrebbe resi senzienti e sensibili se lo scopo era solo di soddisfare le nostre esigenze e le nostre crudeli e abbiette perversioni? Nella sua onnipotenza li avrebbe resi simili a zombie o automi fatti di carne come ipotizzava Cartesio nella sua lunga stagione di ignoranza. Riflettere su questa realtà dovrebbe condurre alla rivelazione pubblica che noi, genere umano, stiamo torturando e massacrando in ogni singolo istante in questo pianeta, un numero immane di “bambini”, figli della grande madre natura come sono figli di questa madre anche i “nostri” bambini, e per motivi abbietti o futili, in nome dei nostri comodi e dei nostri profitti. Perché, cari infallibili scienziati e caro popolo, che tu sia convinto e motivato da credenze religiose o meno, le evidenze sono evidenze, non possiamo lanciare nel Cosmo i nostri piattini della vanagloria di platino e oro, contenenti i record di quanto siamo intelligenti, buoni ed evoluti nell’etica, nelle arti e nelle scienze, se poi in attesa di scannarci fra di noi a intermittenza, scanniamo da sempre tutto il mondo vivente senza soluzione di continuità. Coerenza ci vuole: o siamo veramente buoni intelligenti e consapevolmente etici, allora dobbiamo cambiare le nostre pretese e sotterrare la nostra prepotenza, oppure ammettiamo di essere malefici e allora smettiamo almeno di raccontarci e raccontare balle sopratutto ai cuccioli umani, smettendo anche di auto incensarci vanamente. Nessun Dio potrebbe mai perdonare tanta ipocrisia. Gli animali sono diversi, inferiori? Ogni popolo pensa che l’altro popolo sia diverso e inferiore, ogni partito politico pensa di essere la crema dell’intelligenza e dell’etica, ogni singolo individuo pensa che il male lo facciano sempre “gli altri”. Che differenza fa la forma quando la sostanza è la stessa? Il ragionamento che agli animali possa essere comminata la pena dell’olocausto, è identico al ragionamento di quei moltissimi carnefici che meno di un secolo fa determinavano l’olocausto degli ebrei. È lecito massacrare e torturare la vita che si ritiene “inferiore” o malefica o spendibile come un oggetto. Ebbene, non vi è nulla di malefico nei maiali, nei gatti, nei cani, nei cavalli, nei serpenti o negli ORSI!!! e così via, questi animali si comportano secondo il disegno dei loro organismi, tuttavia dimostrano anche di avere una natura e una disposizione amorevole versi i propri simili e spesso verso cuccioli e rappresentanti di specie diverse, Il web rivela infiniti esempi di amore e cura persino tra predatori e loro prede, comportamenti che invalidano le famose leggi della Jungla o del più forte. Anche nei nostri organismi vige la legge della Jungla anzi la legge della Jungla civile, infatti un organismo è un micro-sistema che funziona quasi esattamente nel modo in cui una città umana funziona, le civiltà umane non sono altro che una replica di quanto avviene all’interno di un qualsiasi organismo, e non un risultato della superiore intelligenza organizzativa e tecnologica umana. Il genere umano attuale e non realmente evoluto dimostra di non aver abbandonato il vizio di credere alla forma e di negare la sostanza. Le menti chiuse e le anime vuote devono trovare ragioni artefatte per risolvere il loro disagio esistenziale così diventano intolleranti nell’ignoranza, prepotenti e sadici nella forza, supponenti nell’incapacità di capire le diversità, ciechi nel rifiutare di ammettere le verità, ignavi e colpevoli nell’indifferenza, ignoranti nel non voler cercare mai la ragione delle cose impegnandosi solo su quello che con le cose si può fare e dalle cose ottenere, sempre e solo per sé stesso. Nell’oblio di una vera e giusta etica ricercatrice del Vero. Ennio Romano Forina
L’amore non può ammalarsi e non sa uccidere. Chi uccide non ha mai amato e non sa cosa sia l’amore, ma vuole rubare la linfa vitale ad altri e vuole il possesso, in un modo o nell’altro.
Spesso, quello che viene erroneamente definito “amore” è solo attrazione biologica, presunta compatibilità basata sui criteri di procreazione e destinata a fallire sul piano mentale spirituale. L’amore non può essere egoista, questo è un ossimoro. Se c’è egoismo non è amore ma pretesa di possesso.
Ciò che uccide è dunque l’EGOISMO ESTREMO, il vuoto esistenziale e il vuoto dell’anima e l’orrore del baratro del proprio nulla, che supera persino la paura della certezza della pena.
Non vi è nulla di più estremo della morte.Dunque non si comprende con quale spudorata incapacità di logica, quelli che trovano piacere nell’infliggere la morte possano accusare di estremismo e di violenza quelli che al contrario difendono la Vita e il diritto di esistere di ogni e qualsiasi essere vivente nell’ambito assegnato dall’intelligenza della Vita, banalmente definita “Natura”.
Esiste un fenomeno emotivo, che penso si possa definire “impulso della difesa e conservazione della specie”, si manifesta fortemente all’interno di una propria specie ma si estende anche alla conservazione e alla difesa di ogni altra specie, di tutte le forme viventi in misure più o meno evidenti. Questo deriva dal fatto che il fenomeno della vita organica è unico, e non potrebbe essere altrimenti, si genera da una stessa energia differenziandosi solo nelle forme ma non nella sua essenza.
È noto che molte specie animali, insetti e piante, dimostrano un evidente, simile, innato comportamento di difesa collettiva.
Dunque, tutti gli esseri viventi in casi estremi di pericolo e di dramma collettivo sono influenzati da questo impulso che stimola in essi un forte spinta ad aiutare, perché anche i peggiori predatori sanno che la loro esistenza dipende dall’esistenza delle loro prede nel gioco crudele degli equilibri, ma i predatori non umani non predano e non uccidono per piacere distruttivo o per noia esistenziale o per supponenza, come fa il predatore umano, essi svolgono un preciso compito equilibratore contenuto, che ad procura l’energia vitale temporaneamente necessaria e null’altro.
Nessun predatore non umano esistito, uccide per ottenere qualcosa di diverso dal corpo stesso della preda da lui uccisa e non ritiene alcuna parte di essa per usarla come “moneta” di scambio.
Il mercimonio che genera profitto è prerogativa esclusiva della specie umana.
Nessun altro animale o insetto vuole ottenere beni e vantaggi dallo scambiare i corpi delle sue prede con altri animali e insetti, anche se è possibile che nell’immensamente variegato mondo vivente possa esservi qualche caso vagamente simile, ma si tratta sempre comunque di uno scambio estremamente circoscritto a semplici azioni di mutua convenienza, limitato alle infinite forme di relazioni simbiotiche che sono oltre la predazione pura, si tratta invero di un profitto di carattere simbiotica appunto e non di predazione.
Ora, questa mia tesi si basa su quanto avviene nella disposizione degli individui nelle grandi emergenze, nei grandi fenomeni distruttivi e dopo anche nei grandi esiti dei conflitti e quindi anche in questi mesi e giorni, le mobilitazioni e il coinvolgimento di tante persone che si prestano ai compiti di soccorso pur non essendo intitolate, ad esempio nel terremoto in Turchia e nell’attuale inondazione in Emilia Romagna questa mobilitazione individuale e collettiva è ammirevole e degna di grande rispetto, tuttavia non è esaltante e non è eccezionale ma risponde a impulsi profondi dell’intelligenza della vita. È normale che avvenga, perché nelle grandi emergenze, nei grandi disastri e non solo, la coscienza collettiva della specie si attiva stimolando negli individui il formidabile impulso di aiutare chi rischia di perdere la vita e chi è in grave difficoltà, spesso anche rischiando la propria incolumità e vita, tanto più se le persone da soccorrere sono le più vulnerabili e appartengono alle più nuove generazioni.
Questa manifestazione di solidarietà e altruismo è vera e genuina anche se a volte si può colorare di protagonismo ma non è auto indotta e gestita, appartiene piuttosto a quegli stimoli che noi erroneamente chiamiamo: “istinto” che significano ed esprimono la coscienza profonda e subconscia di connessione intima e di appartenenza intima alla propria specie, e per traslazione si estende anche alle altre specie, specialmente quelle con cui relazioniamo affettivamente e/o relazioniamo in ogni modo.
Il pericolo che minaccia alcuni esseri viventi, minaccia la vita organica universalmente poiché esiste questa connessione generale da cui dipende tutto. In presenza di una grande minaccia e di un grande disastro collettivo vengono attivati i sentimenti di base della compassione che nella normalità sono o assopiti o addirittura cancellati. Tutti nel pericolo, assistiti e soccorritori possono avvertire in forme più o meno forti queste energie leganti di partecipazione e compassione.
Ma questo è l’altruismo che in realtà, è massima espressione del supremo egoismo, che risponde al concetto che ogni singolo individuo può vivere solo se tutti gli altri individui e tutti gli altri esseri viventi continuano ad essere. Se non ci attivassimo per salvare ciò che rischia di perire ed essere distrutto, spezzeremmo in noi il collegamento alla Vita unica e all’amore che la esprime, rispondiamo quindi a un impulso che è al di fuori della nostra volontà e della nostra specifica e singolare attitudine di anima. È lo stesso impulso che decide per noi di essere vivi ed è un impulso universale non viene fondamentalmente da noi anche se lo possiamo alterare per il peggio o per il meglio.
Per quanto degna di lode la dedizione e anche il coraggio di chi soccorre tuttavia non è esaltante quanto una simile attitudine e scelta fosse presente SEMPRE, OVUNQUE e per CHIUNQUE, se è contingente ed eccezionalmente legata ad eventi è dovuta all’intelligenza sensibile della Vita che la genera e la fa agire.
Il vero altruismo non si riconosce nel dramma delle emergenze, ma nella normalità dell’esistenza collettiva e singola, dove piuttosto nella mente umana “duale” la solidarietà e la compassione lasciano il posto alla diffidenza, alla prepotenza, alla prevaricazione, alla competizione, al’la’ ipocrisia, all’opportunismo, al supremo egoismo.
Tutti gli esseri viventi sono un insieme collaborativo di singole cellule che formano singoli individui, ma a loro volta, i singoli individui sono parti dell’organismo “specie” e tutte le specie animali e vegetali, sono parte dell’organismo VITA e della sua intelligenza unica.
È sopra tutto nell’ambito della “normale” esistenza e senza pericoli immediati o in corso che si può riconoscere il vero altruismo e il vero Amore per la Vita che sono stati coltivati e fatti crescere nell’anima per scelta individuale e volontà.
Lo scontro fra l’ideologia dominante, che ammette, giustifica e attua l’immane olocausto degli animali, ritenendo che essi siano poco più che materia e l’altra parte, che ne conosce l’anima pulsante delle stesse emozioni che anche noi animali abbiamo, non è una questione di “punti di vista” fra due modi opposti di intendere, di sentire e di volere, ma fra una innegabile violenza e prepotenza che schiavizza, tortura e uccide e non rispetta in alcun modo il diritto naturale di vita e libertà degli animali, ignorando il loro giusto desiderio di essere, di amare, unirsi e procreare, per la stessa energia materno che abbiamo noi ma ancora più pura.
La parte quindi arcaica divoratrice, si basa su un grossolano e brutale teorema di prepotenza che non ha più ragione di essere ed esprime sé stessa senza porre limiti agli orrendi sistemi di crudeltà applicati, siano culturali che industriali, avvalendosi soltanto della legge arbitraria della forza.
Costoro applicano la teoria ipocrita, ambigua e velleitaria, della libertà “confinata”, dichiarando di agire nel loro ambito di libertà di scelta: “La mia libertà comincia dove finisce la tua”Cit.. Ma non considerano affatto, che la loro libertà annulla la libertà dei soggetti interessati e vittime che subiscono l’oppressione di un arbitrio, non di una libertà e quindi in questo ambito ritengono di esercitare tutta la violenza che fa a loro comodo, per false necessità o per piacere edonistico e ludico e lo fanno ferendo a morte la NOSTRA libertà di aver compreso di essere fraternamente legati a tutti gli esseri viventi secondo il principio che la vita deve per forza essere UNICA anche se differenziata in miriadi di forme diverse, come lo sono quelle che simbioticamente formano i nostri stessi organismi.
Loro le disprezzano, le torturano e le uccidono, noi le rispettiamo e scambiamo le energie vitali delle nostre anime e sappiamo quanto esse esprimano desiderio di affezione e amore anche fra specie diverse.
Non è una questione di modi di pensare diversi, ma più che mai assistiamo alla legittimazione arbitraria del dispotismo e della prepotenza ottusa, che insieme alle vittime offende e ferisce direttamente anche l’intelligenza sensibile che è intimamente legata agli altri esseri viventi che collide con chi ha acquisito la consapevolezza dell’anima pura e profonda degli animali.
Non si può, nell’ambito poco chiaro di una propria pretesa libertà violare la libertà di esistere di un’altra parte.
Non è vero che queste vittime non abbiano voce e che non possano far capire la loro sofferenza dolore e disperazione e terrore, sono i carnefici che non hanno l’intelligenza dei sentimenti, del cuore e dell’anima, e non possono sentire altro che la voce della loro pancia e delle loro tasche.
Nessun predatore di questo pianeta fa mercimonio delle sue prede come facciamo noi, nessuno le alleva con immensa sofferenza e le uccide per vendere i loro corpi e ottenere profitti diversi dal corpo stesso delle proprie prede.
Nessuna distruzione può essere creativa, è un nonsenso, un ossimoro, semplici parole vacue ad impatto.
Quando si distrugge si distrugge, quando si crea si crea. Sono due azioni distinte, se si ha la capacità e la volontà di creare un sistema migliore universale lo si fa per mezzo della bontà delle intenzioni e della forza delle idee, senza distruggere ma superando ed evolvendo ciò che si considera sbagliato e ingiusto.
Da qualche tempo, piuttosto che sperimentare una esaltante distruzione creativa, stiamo assistendo ad una devastante creatività della distruzione.
Nello sfruttamento generale e incontrollato della globalizzazione, per il trasferimento indotto di masse e culture, per le discutibili, improprie e dogmatiche gestioni pandemiche, nell’aumento esponenziale della devastazione dei territori e degli equilibri sacrificati ai profitti energetici e nell’olocausto immane degli animali sottoposti ora anche a torture industriali sempre più perverse, imperdonabili e malvagie.
La vera evoluzione positiva si chiama “Superamento Creativo “, della prepotenza, delle ipocrisie, degli egoismi e della mistificazione delle verità.
I cultori del consumo di pezzi di cadaveri, altrimenti chiamati carne, sono assimilabili ai terra – piattisti e anche quando si ammantano di qualche tipo di autorità, si comportano come i sacerdoti di una verità assoluta che il dio di turno o la dea scienza hanno comunicato nel corso della storia. Infatti, al pari dei terra piattisti essi spudoratamente negano tutte le evidenze che connotano l’animale umano come il discendente di alcune specie arboricole mangiatrici di frutti, bacche e noci.
Se chiedessero a un ragazzino di 3/5 anni la descrizione di un predatore carnivoro, costui risponderebbe per certo con l’immagine di un quadrupede, (perché un quadrupede corre e insegue molto più velocemente e più a lungo di un bipede), munito di lunghi e acuminati denti per uccidere in breve tempo e altri, laterali e taglienti, per lacerare le carni delle loro prede. La Terra non è piatta, non lo è mai stata, eppure generazioni intere nel corso dei millenni lo hanno creduto, e il corpo umano non è quello di un predatore carnivoro.
Piuttosto le loro “tesi” a sostegno del consumo di carne, sono del tipo : “il genere umano si è sempre nutrito di carne, siamo onnivori da sempre e la carne nutre e gratifica pancia e le papille gustative, dunque considerando il cibo come un entertainment fisiologico apportatore di allegria, piuttosto che un insieme di sostanze il cui compito non sarebbe in primis, una giusta e appropriata nutrizione correlata all’organismo di cui la specie umana è costituita, ma al bisogno di ricavarne un irrinunciabile “PIACERE”, nonostante sia chiaro da tempo che il consumo forzato di carne sia statisticamente una causa determinante per una vita più breve.
Ma non insisterò ad elencare le innumerevoli evidenze che confermano l’animale umano come un predatore, sicuramente il più feroce e avido mai esistito, ma non come un mangiatore di cadaveri. Certamente non potrebbero negare che senza l’ausilio di “protesi antiche e nuove” quali lance, bastoni, pietre, archi, trappole fucili e così via, la specie umana si sarebbe estinta molto , molto tempo fa se avesse scelto di nutrirsi di carne.
Non abbiamo la vista di un carnivoro, noi vediamo i colori, come molti insetti, perché dobbiamo riconoscere i frutti quando sono maturi e distinguere gli edibili da quelli tossici, che le piante rendono vivaci nello scambio simbiotico con gli animali mobili e gli uccelli, il nostro odorato è scarso e la vista e l’udito sono di molto inferiori a quelli di un vero predatore. Noi siamo predatori e ladri, nella corteccia, non nel resto del corpo, ma queste evidenze sono sempre rifiutate in blocco dogmaticamente senza nessuno sforzo dialettico e analitico da parte del fronte carnivoro.
Piuttosto, mi sembra evidente che se un cibo non necessario che risulta quantomeno impegnativo e pericoloso sotto molti aspetti e dannoso per l’ambiente e il clima è diventato così irrinunciabile e dominante nelle culture umane, la conseguente conclusione è che il cibo nel mondo in questi ultimi millenni è diventato sempre di più un piacere esistenziale e fisiologico simile a quello delle sostanze droganti che danno assuefazione e dipendenza. E non potrebbe essere altrimenti, penso che questa dipendenza si sia formata all’inizio con la possibilità e l’uso di cuocere la carne col fuoco e a volte con il sale. La carne bruciata agisce come una droga falsamente energetica che nasconde e supera i gravi effetti collaterali ed etici. Questa tesi spiegherebbe (oltre agli immensi profitti che genera), perché il pensiero profondo, e ogni riflessione seria si spengono o vengono inesorabilmente soppresse di fronte all’irrinunciabile piacere di ingurgitare pezzi di cadaveri di animali simili a noi trasformati in leccornie da godere in compagnia e da soli. Poi resta il fatto dell’adattamento, gli organismi viventi sono talmente intelligenti da riuscire ad adattarsi ai veleni peggiori, anche se per adattarsi veramente occorrono tempi non umani. Nel frattempo, per “fortuna” abbiamo anche inventato i farmaci, spesso imitati da invenzioni vegetali, che come dice il loro etimo, sono veleni anch’essi, ma ci tengono in vita, contrastando i danni dei grassi saturi e di altre sostanze inquinanti e nocive, di un cibo non pertinente e non adatto, in modo tale che possiamo vivere felicemente intossicati e a lungo ma con il peso di un immenso olocausto di animali innocenti sui nostri stracci di anime, che nessun farmaco potrà mai guarire.
E tu, con la scusa di esserti smarrito, hai generato il tuo inferno personale per metterci i tuoi nemici e le persone del tuo tempo che non ti piacevano. Forse se fossi stato un condottiero con un potente esercito, invece di uno sconfitto ed esule, avresti fatto come Silla un inferno di stragi vere, ma non hai avuto questo potere e hai sfogato in modo certamente poeticamente mirabile la tua rabbia verso i tuoi nemici e nel far questo ti sei aggiudicato il diritto semi-divino di distinguere i buoni dai cattivi e disporre arbitrariamente dei loro destini. Insomma, hai fatto come tutti gli uomini nella storia di questa razza prepotente ed egoista.
Hai messo in paradiso la giovane donna che hai amato per la sua bellezza che non era un suo merito come per tutte le donne belle, non sapendo che nessuno, uomini o donne è assolutamente buono o assolutamente cattivo.
Tutti noi dall’inizio di questo arco di stagioni che chiamiamo Vita, siamo di fronte a una scelta determinante, il sentiero del bene o quello del male, il sentiero dell’altruismo e della compassione e quello dell’egoismo e del possesso incondizionato, ma questa scelta non si fa una volta sola valida per tutta l’esistenza. è invero, una scelta che si pone di fronte a noi continuamente, ogni alba prima di levarci e ogni sera prima di dormire e ad ogni istante, ogni passo di vita.
Sei un grande poeta, giustamente celebrato per questo, ma uno scarso filosofo, perché non hai fatto che riproporre la più nefasta mistificazione, da sempre usata da tutti i popoli e da tutte le loro generazioni per giustificare la prepotenza e la brama di dominio che ha causato conflitti e sofferenze immani fra popoli e popoli e nei popoli fra individui e individui: “Gli dei sono sempre dalla parte di chi li ha inventati”. Ma non solo, questa logica di divisione arbitraria perversa che ha causato odi, rapine, vendette e distruzioni che ha posto un popolo contro un altro, è scaturita l’alleanza malefica e demoniaca di tutti i popoli da sempre per dominare, abusare e massacrare il mondo vivente che al tuo dio non interessa e lascia massacrare.
Ti sei scordato gli animali, caro Dante, un Dio giusto li avrebbe accolti per primi in paradiso, sono loro i veri puri e santi, sono come Gesù, in intima giunzione con l’Energia del divino Cosmo che palpita di amore, e chiedono di non essere abbandonati nel martirio ma nonostante questo, come lui, non odiano i loro assassini.
A che serve giurare, se l’affermazione di una certezza è sincera e onesta? E se non lo è in partenza un giuramento non può certo renderla più vera e affidabile. Ma il giuramento è una formula ritenuta necessaria a causa della attitudine umana di falsificare e deformare ciò che è vero, vuol dire una conferma impegnativa ma se si mente una volta, giurare di per sé non impedisce una nuova bugia o falsità di intenti. La sincerità non ha bisogno di essere confermata da un giuramento, è essa stessa un giuramento.
Dunque lo chiamano “ abbattimento”, perché altrimenti, se lo chiamassero ”massacro” o ”uccisione” loro sarebbero degli uccisori, quindi degli assassini, poiché chi uccide un essere anima-to, quindi fornito di un’anima, non può che essere un assassino, ma loro quest’anima altrui non la sentono, io penso perché la loro anima non sia molto allenata all’esercizio della virtù della compassione.
Eh, la semantica…la scelta scaltra delle parole può svelare molte ipocrisie e nefandezze, di certo l’abbattimento non urla e non sanguina come l’uccisione; si abbatte una cosa, un muro, una porta, una casa, tutte cose in cui non riconosciamo la presenza di un’anima quindi è lecito poter ripulire l’ambiente eliminando ogni presenza ingombrante, tanto ad ”abbatterle” non si fa peccato, non si è crudeli e la gente capisce che sia necessario per il decoro della civiltà umana.
Sia dunque lode a coloro i quali sono preposti a compiere tale oneroso e nobile compito di pulizia specistica.
Tornando a casa stasera, ho sentito in radio un esponente dell’aristocrazia giornalistica (e non il solo ), esultare per l’emendamento approvato oggi che consente appunto ”l’abbattimento” dei cinghiali e che include anche il permesso di nutrirsi dei loro cadaveri.
Come è possibile confrontarsi dialetticamente con menti tanto brutali, arroganti e prepotenti, che rifiutano a priori di riconoscere l’evidente esistenza delle emozioni e delle sensazioni fondamentali in tutti gli esseri viventi che non sono diverse dalle nostre? Nelle loro vittime?
Le inconfutabili emozioni di terrore, angoscia, dolore e desiderio di sopravvivere persino alla condizione infernale che l’industria della carne li ha posti?
Io penso che si vogliono uccidere i cinghiali, come i gabbiani, come i piccioni, i corvi, le volpi, come tutti gli altri animali che chiamiamo impropriamente “selvatici”, mentre essi sono semplicemente ancora un po’ ”liberi” in questo mondo umano perverso e ostile.
Li vogliono uccidere per bullismo di specie e di società e per l’antica supponenza della superiorità umana.
Si vuole ucciderli perché l’abbietto essere umano non sopporta la gioia di vivere degli animali liberi nella loro bellezza d’essere, come la strega cattiva della favola, con tutto il suo vuoto esistenziale che non le consentiva di essere soddisfatta e accontentarsi e quindi doveva eliminare la felicità frugale ed essenziale di Biancaneve.
Come Caino, che non sopportava la contentezza di Abele nel compiere giustamente il suo dovere di vivere. Gli animali dimostrano spesso, di essere molto più compassionevoli di noi, ma non è una sorpresa.
“L’UNICO CINGHIALE BUONO È QUELLO MORTO” Così disse il generale Custer mi sembra, anche perché i cacciatori e i carnivori ne apprezzano le carni, come per la strage dei bisonti delle vaste pianure nordamericane per le pellicce. Dopo i cinghiali, si vedranno droni armati inseguire i gabbiani e i corvi per abbatterli, (i passeri muoiono perché non sanno più dove andare, cercano cibo improprio nelle spazzature e si gettano pericolosamente tra le gambe dei tavolini dei bar e ristoranti per raccogliere briciole fra le cicche velenose e gli altrettanto velenosi olii dei motori, almeno bar e ristoranti in strada abbondano, ma i passeri hanno paura di noi, hanno paura ma sono disperati, vogliono sopravvivere e osano.
Ai gabbiani e ai corvi dovremmo essere grati, loro il riciclo degli scarti alimentari lo fanno davvero efficacemente.
Ho incontrato molte persone che si indignavano per le briciole di pane e le foglie degli alberi, non ho mai visto nessuno lagnarsi per le cicche, i nefasti vizi umani non sporcano.
Oggi tagliavano altri rami ai pini di Gregorio VII, lo fanno da anni lì come altrove nelle città italiche, pensano sia indispensabile, è un servizio richiesto a gran voce dal popolo che odia gli alberi. A volte ho chiesto perché, in Italia specialmente, si mutilano gli alberi con grande solerzia. Non ho mai ricevuto risposte scientificamente valide. È come se a noi tagliassero pezzi di polmone e parti di intestino, ma gli esperti sono convinti che sia salutare per gli alberi perdere foglie e rami così, non basta che le radici siano asfissiate dall’asfalto in terreni tossici e senza ossigeno, no, non basta, gli tolgono anche il nutrimento del sole che per i vegetali è fondamentale, e come fa un organismo a mantenersi in vita se viene deprivato dai suoi apparati vitali?
Si ammala come ci ammaliamo noi senza nutrimento, si indebolisce e al primo soffio di vento, o senza nemmeno quello, cadrà su qualche preziosa macchina o sulla testa di qualcuno e diranno poi che non era stato potato abbastanza mentre è proprio la potatura brutale ad essere la principale causa della caduta. Pini che cercano inutilmente di sfuggire ai morsi delle motoseghe elevandosi, puntando quell’ultimo misero ciuffetto di foglie aghiformi al cielo come fa un naufrago che annaspando tra le onde, tende il capo e la bocca anelante aria e respiro vitale.
Ma va bene così, il “degrado” da contrastare non sono le piazze e le strade dei giardini dove si spacciano le droghe, adibite a dormitoi e latrine, il degrado sono le chiome degli alberi, le foglie, gli uccelli, i topi? I topi nemmeno loro sono davvero responsabili ma evidenziano la realtà del nostro degrado e della nostra sporcizia perché se ne nutrono, se noi fossimo più efficacemente puliti e ordinati il loro numero si ridurrebbe drasticamente.
L’altro aspetto devastante delle città umane è la parte inferiore, se una città venisse capovolta di 180 gradi, vedremmo come è davvero l’altra faccia della medaglia, vedremmo come si avvelenano e si riducono la terra e le falde acquifere.
Così muore la terra e così muore il mare, ma i cinghiali, i gabbiani, i corvi, i caprioli, le talpe, tutti gli animali che cercano disperatamente di sopravvivere liberi sono il problema che la sapienza umana risolve con il fucile.
Definizione del sostantivo “Sterminio”: uccisione di un grande numero di esseri viventi.
Che strano popolo religioso questo italiano, si rivolge a Dio dandogli del “Tu” senza convenevoli e al suo vicario con distacco riverente usando vari pronomi indiretti, “Voi, Santità, Vostra Santità ”, formali e ossequiosi, mentre esige che un altro figlio di Dio non familiare o sconosciuto, gli rivolga la parola con la terza persona singolare “lei” e si adira o offende se alcuno si prende la licenza di nominarlo con un immediato e semplice “Tu”. Forse credendo di meritare per sé, più rispetto del Dio che ha generato entrambi.
Un popolo che si reca nei templi della preghiera solo per chiedere favori e eternità, dal momento in cui nasce e quando muore mentre nel mezzo si comporta come se l’eternità non esistesse o gli spettasse giustamente di diritto, e se mai frequenta la cosiddetta casa divina lo fa spesso per chiedere e non per dare.
Non un suo obolo che non significa un vero dare, per quanto cospicuo possa essere, ma semmai per pregare in modo inverso: “Dio, per me non chiedo nulla, ma fa che oggi nel trascorrere delle ore io possa fare del bene qualsiasi alla Vita all’infuori di me.
È singolare, infine, che ci si rivolga a Dio e agli animali nello stesso modo, senza barriere formali, né allocuzioni di cortesia e distacco, forse perché Dio e i suoi animali si capiscono meglio e non hanno bisogno di formalità.
Anche quest’anno, come ormai avviene da qualche tempo, al centro del grande abbraccio del bellissimo colonnato del Bernini, si vedranno stagliate insieme verso il cielo, altre due colonne di forma e materia diversa, ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue sono state strappate a un mondo lontano e ambedue saranno senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì, e ne aveva tanta. Era una vita bella e munifica, colma di sensazioni che aveva impiegato molti anni a svilupparsi e diventare adulta e crescendo generosamente aveva offerto il suo corpo prodigo e odoroso come sicuro conforto, riparo e cibo per molti altri esseri viventi specie nella stagione invernale, passeri, scoiattoli, corvi, caprioli, insetti, solo per nominarne alcuni e di fronte aveva ancora la certezza di una lunga esistenza nella quale avrebbe continuato a donare la sua brava parte di ossigeno a questa porzione di pianeta soffocato da gas venefici e letali immessi nell’atmosfera dalle attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno e possono metabolizzare e rendere innocue per gli esseri viventi in genere, così come fecero consapevolmente eoni fa per mutare l’atmosfera densa, greve e tossica del pianeta primordiale in una mistura di gas gentili e che ora costituiscono il carburante per i polmoni e il sangue di quasi tutte le forme viventi, dentro e fuori dell’acqua, inclusi gli ingrati bipedi umani, sedicenti “esseri pensanti” che ancora oggi continuano a sacrificare la vita altrui per celebrare le loro tradizioni negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi e pagani le celebravano.
Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo comparsi su questo pianeta se non fosse stato per le prime cellule vegetali, né mai dalle distese dei mari saremmo approdati sulla terraferma senza di loro. Le studiamo per carpirne i segreti, le loro funzioni e le innumerevoli sostanze che esse hanno saputo sintetizzare per la loro sussistenza (senza aver frequentato corsi universitari e laboratori), per la loro diffusione e per l’interazione simbiotica con le altre forme di vita animale. Pensiamo agli alberi più che altro come dei grandi oggetti mutevoli e decorativi che producono semi e frutta e che lasciano cadere le foglie in autunno come se seguissero processi automatici, che sbrigativamente e superficialmente definiamo “naturali”, dando a questo termine il più vago e superficiale significato e ancora oggi come sempre, nonostante le evidenze scientifiche, quando basterebbero anche solo quelle intuitive, si pensa ad esse come forme di vita inferiore e non pensante e comunque suddita della vita umana.
Siamo immersi nella più profonda e ottusa ignoranza senza riuscire minimamente a immaginare che cosa significhi per una pianta vivere e interagire non solo con l’ambiente circostante ma con il cosmo, noi che ci reputiamo intelligenze superiori, noi che ci esponiamo ai raggi del sole seminudi sulla spiagge estive con i nostri pensieri corti, focalizzati sulle nostre banalità culturali, come far bella figura al ritorno delle vacanze con una bella abbronzatura, ma per il resto pensiamo che il sole o una fonte di luce e calore per noi non fa differenza, basta che dia luce. Noi, non i nostri organismi, che sono il più delle volte più intelligenti del nostro “superiore” cervello “sapiens” cercano la luce del sole perché sanno decifrarla e impiegarla. Non riusciamo a immaginare che le piante, oltre a “pensare” in modo del tutto autonomo, sono anche in grado di comunicare e di percepire molte più cose di noi e di quante noi possiamo immaginare. Sono esseri viventi intelligenti, senzienti e noi le trattiamo come oggetti.
Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità a cui offrire sacrifici sanguinari tanto crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili divinità di molte culture umane, così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire, saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi, spezzato, umiliato, soffocato dai decori luccicanti festivi, e condannato come tanti suoi simili più giovani ad una lenta agonia in cui il loro inascoltato gemito di morte si spegnerà fra le luci, le risate e gli abbracci delle festanti famiglie umane o delle loro truculenti cene e pranzi festivi. Questa splendida colonna di vita emanava vera gioia da viva nei luoghi in cui era nata, fra le pendici montane, con il suo respiro, i suoi colori il suo profumo ed ora ricoperta di luci fatue che nascondono a malapena la sua decomposizione, verrà lasciata ad avvizzire come un triste simulacro di falsa felicità coperto di addobbi che nasconderanno la sua agonia e le cui foglie durante tutto il trasporto e la collocazione in situ, avranno cercato invano di dialogare con le radici perse per sempre. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza , la conoscenza scientifica acquisita, della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza continuiamo a considerare le piante come in secoli e millenni di storia umana incolta del passato e per questo il genere umano è doppiamente e crudelmente colpevole.
Senza contare che perseverando in queste forme culturali di uso indiscriminato delle forme di vita, significa insegnare ai piccoli della specie umana a disprezzarle invece che ad amarle e non serve poi gridare “Natura, Natura” mentre la si distrugge nelle nostre stesse case per la nostra protervia ignoranza.
E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere l’ambiente che pensa di possedere, non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, nemmeno in quei comportamenti abituali, in quei gesti apparentemente innocui ma offensivi che ogni piccolo umano rivolge verso le piante in genere, come strappare i rami solo per noia e per impulso, rivelando di non aver assimilato affatto la cognizione che una pianta è un animale e che se produce rami e foglie non lo fa per il sollazzo dei bimbi ma per vivere la sua vita, e se non insegnamo nostri infanti di avere rispetto del ramoscello, dell’arbusto o del piccolo albero, non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.
Anche questa volta un albero sarà sacrificato, in più dei tanti, che vengono fatti nascere per essere uccisi e non per produrre gioia ma profitti, sacrificati sull’altare dell’ignoranza e del sopruso, ad una interpretazione fallace e distorta del concetto di felicità e sacralità. La sua “esecuzione” finale sigillata nel fuoco che consumerà il suo corpo nei vari forni, non è diversa dal rogo di un’altra piazza, in un altro tempo. Allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di una realtà vivente che finisce miseramente bruciata nel rogo di una tradizione peraltro aliena in questo luogo e cultura. Le puerili e insulse dichiarazioni provenienti dai media che giustificano l’uccisione dell’albero per natale con la semina compensativa di altri alberi, (anch’essi in gran parte da sacrificare) aggiungono al danno e alle ferite le beffe se anche non si riesce a capire che continuando a volere un albero vero ad ogni natale si causerà l’allevamento forzato di questi schiavi destinati al sacrificio. Noi parliamo di vite, loro parlano di prodotti, non riconoscere quest’albero come essere vivente e senziente a tutti gli effetti e la sua ingiusta condanna a morte, significa essere totalmente immersi nel buio della ragione, oltre a quello dell’anima La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia. Se si trovasse un arbusto su Marte o sulla Luna grideremmo al miracolo e lo chiameremmo “vita” e faremmo di tutto per proteggerlo, ma qui, sulla terra lo chiamiamo “cosa”, questo vuol dire anche che imparare e ritenere cognizioni senza capire il loro significato sostanziale equivale a non sapere nulla.
Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove, si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli di giganti verdi che avranno subito la stessa sorte in milioni di case, ovunque nel mondo, in un atroce farsa di sangue verde. Essere nati o fatti nascere solo per essere torturati in due settimane di falsa allegria. Come si può pensare che un albero mutilato dalle radici, possa portare la vera gioia che manca negli spiriti nelle case umane abitate da esseri che non sanno distinguere ciò che è vivo da ciò che non ha vita propria, potrebbe significare che i veri morti sono tutti coloro che pur essendo consapevoli, continuano pervicacemente a celebrare una festa attorno ad una vita che muore, anelando per quella luce solare e quell’acqua piovana che aveva conosciuto nascendo e che gli aveva dato l’illusione del luminoso futuro che gli spettava di diritto.
Quando si fa riferimento alle perversioni il pensiero immediato va alla sfera della sessualità, come se le perversioni si verificassero solo in quell’ambito.
In realtà le perversioni sono innumerevoli e attengono a molte delle attitudini e scelte arbitrarie del genere umano.
È perverso tutto ciò che si fa per prepotenza volontaria o indifferenza e superficialità. Ogni azione invasiva o brutale che si compie senza porsi la domanda se sia giusta o meno, se non arrechi danno alle altrui esistenze, può essere perversa. Tagliare dei fiori per farli marcire in un vaso è una perversione. Un prato d’erba gradevole ai nostri gusti è una perversione, un albero o una siepe ritagliati e costretti a rappresentare forme geometriche forzate sono una perversione, la distinzione fra piante decorative ed “erbacce” è una perversione.
Ancora per far divertire i bambini si regalano retine acchiappafarfalle, questa è una peversione.
Costringere un cavallo a trascinare un carretto o ad essere sellato per portare un centauro è altrettanto una perversione. Cosa distingue una perversione da un atto invece simbiotico e collaborativo? Tre cose essenzialmente: una motivazione opportuna in senso universale, l’assenza di un abuso di potere e infine il beneficio o il male che dall’atto consegue, tra chi lo effettua e chi lo subisce.
Nella sfera della sessualità, la perversione semantica e linguistica è la prima evidenza per un utilizzo deforme di una funzione creativa e benefica che non dovrebbe essere soggetta a regole arbitrarie e culturali imposte e corrisponde alla perversione mentale che ha deformato il concetto e la funzione della sessualità anche in senso ludico. Nel linguaggio comune è subentrata l’espressione “fare sesso” al posto di “fare l’amore” o persino, a metafore popolari come “scopare” ad esempio, non essendovi in alternativa, altre espressioni mediane fra quelle cliniche e quelle volgari, dispregiative, popolari. Questo perché la sessualità è ancora vissuta come una cosa sporca, se esce dai parametri convenzionali del momento storico, condizionati da rituali specifici adattabili alle diverse situazioni.
L’unione di due corpi e lo scambio dei fluidi di due organismi, diventa preda e oggetto delle deformazioni culturali stratificate della mente umana e infatti l’espressione”fare sesso” è del tutto errata, il sesso è un genere con il suo ambito, quindi il sesso non si può “fare” o avere, ma si può vivere semmai. Di fatto questa locuzione di derivazione anglosassone corrisponde alla trasformazione dell’atto in un oggetto, una cosa, un esercizio funzionale e non a una esperienza creativa e mistica che dovrebbe coinvolgere sia lo spirito dell’organismo che quello dell’anima sensibile, così come dovrebbe essere, laddove il “fare sesso” non è diverso nella sostanza di fare jogging.
Quindi la vera perversione non è nell’atto stesso quando esce dai parametri convenzionali, ma nella motivazione e nella qualità dell’impulso che lo genera “prima” ancora che si compia l’atto stesso.
L’intelligenza della vita ha ideato impulsi e stimoli del piacere che non sono limitati alla mera procreazione, poiché essi sono impulsi vitali che devono essere sempre attivi, appaganti e variegati come varia, appagante e variegata è la creatività della vita stessa, così come altri impulsi che sono attivi indipendentemente dalla nostra volontà e danno sensazioni piacevoli salutari, insite nelle funzioni del vivere e del respirare, come il battito del cuore e il respiro. Poiché la potentissima energia espressa dalle funzioni organiche dell’amore, può avere un immenso potere di scambio, quindi economico, la mente umana, nella sua generale attitudine perversa, ha capito di poterla sfruttare per ottenere cose del tutto diverse da questa energia e dalle ragioni per cui questa energia esiste, ed è questa la vera perversione fondamentale, ma solo una delle tante che vengono attuate, per ogni cosa su cui si possono mettere le mani e che viene così deformata a piacere per saziare questa mostruosa cupidigia che caratterizza la specie. Anche gli impulsi che possiamo in parte regolare, finiscono dunque con il subire i danni dall’attitudine di deformare le funzioni per sfruttarle narcisisticamente allo scopo di ottenere cose diverse da ciò che deriva dalla bellezza e armonia della funzione stessa.
Siamo in grado a volte di fare cose lodevoli e di estendere il sentimento della compassione ma la predisposizione alla prepotenza malefica è ancora di gran lunga dominante nella mente e nelle culture della gran parte dell’umanità.