
Author: ennio forina
Falsi Miti Linguistici
SE NEL LINGUAGGIO PERMANE IL SEME DELL’INGIUSTIZIA…E DELLA FALSITA’
Da molto tempo sostengo
che l’uso del sostantivo maschile “uomo”
per definire la specie e l’intero genere umano,
è incorretto, ingiusto e falso.
Finora ho preferito usare l’aggettivo “umano”
che però deriva lo stesso da “uomo”,
ma poiché io mi ribello da sempre a tutto ciò
che è ingiusto, incorretto e falso, ho deciso di attuare
un’operazione linguistica rivoluzionaria individuale
per contrastare questa odiosa prevaricazione
maschile sulle donne, ancora oggi costrette a subire
un indebito oltraggio linguistico e sostanziale,
dunque staccando l’ultima sillaba del nome “donna”
che indica il genere femminile
e anteponendola alle prime tre lettere di “umano”
ottenendo il risultato seguente:
NA-UMA = NAUMA : prima “lei”, dopo l’uomo.
D’ora in avanti io userò questo mio neologismo
nel merito e nella forma per designare l’intera specie
e rendere così giustizia alla verità biologica
ma sopratutto al genere femminile,
privato del suo primato esistenziale
dato che la femmina è l’origine e l’essenza di tutte le specie da sempre.
Chi vuole può continuare a conservare i propri miti e falsità.
Ennio Romano Forina
The Life Experiences
The events of life
are various and often unpredictable.
They may be sad or joyful,
worthy or insignificant,
Happy or tragic.
And almost always
don’t leave any trace on the existence
because it’s only the way
we live trough them
that can make them
extraordinary.
A Global Mankind Shame

E mentre tutta l’Australia con i suoi animali bruciava, il resto del mondo incurante incendiava i cieli e spaccava il cuore di moltissimi uccelli e altri animali costretti a vivere troppo vicino ai loro umani distruttori con i fuochi di artificio e le esplosioni della festa del nulla.
And while Australia with all the animals was burning, the rest of the world unconcerned, was setting fire the skies breaking the heart of myriad of birds and other animals forced to live near their human destroyers by the explosions of fireworks celebrating the festival of the nothing.
Tra la Luna e il Sole
Ho navigato altre volte in questo mare
in tramonti di mistica luce.
Altre volte sono approdato su spiagge
di nostalgiche maree pervase.
Quando il sole incendia il mare all’orizzonte
e la vanitosa Luna fa la sua comparsa
traendo a sé le onde per specchiarsi in esse
e si esibisce nella sua veste di luce avvolta,
nel corteggiamento di poeti e amanti
che lusingano di versi e lodi la sua bellezza.
Gli orizzonti diversi dividono gli amanti
la Luna invece unisce il loro sguardo e i cuori
anche se son lontani
perché essi non vedono orizzonti uguali
ma possono guardar la stessa Luna
e a lei sola affidare i pensieri e i palpiti
anche se il suo umore cambia sempre
e dispettosa non si fa vedere
quando alle volte si gira di lato
mostrando solo un piccolo sorriso di luce
o quando si nasconde e non sai dove si trova
ma prima o poi riappare nella scena
in tutto il suo candido splendore
perché lei è sempre la stessa Luna
scrigno dei sogni più profondi e veri.
Stasera ho toccato queste onde
bagnate di Luna per te
perché non potevo toccare le tue mani.
Ho abbracciato il vento marino per te
perché non potevo abbracciare te.
Ho bagnato le mie labbra di sapore salmastro
perché non potevo sfiorare le tue.
Ho guardato il sole immergersi nel mare
perché i miei occhi
non potevano immergersi nei tuoi.
Mi sono sdraiato sulla spiaggia
immaginando di averti al mio fianco.
Ho raccolto nell’acqua un piccolo sasso
levigato dalle correnti
sul quale ho scritto parole invisibili
e l’ho lanciato sulla superficie del mare
verso il tuo lontano mare
sperando che vincesse onde e venti contrari
perché tu lo raccogliessi
per leggere tutti gli infiniti versi
che il cuore stesso aveva in esso inciso.
Ho raccolto una conchiglia deserta
con dentro il sospiro delle onde che ami
per offrirla all’amata ferita e fiera
irreale e lontana eppur vera
ma nelle onde della mia anima riflessa
ti avvicinavi e ti allontanavi
come una timida e incerta risacca
che teme troppo di fermarsi sulla sabbia,
poi subito si ritrae nella fuga veloce
solo lambendo la deserta spiaggia del mio cuore
e subito dopo, avvolta in una danza sensuale
torna ad unirsi alle sue onde sorelle.
Forse allora avevo sentito il tuo richiamo
mentre mi dirigevo verso la mia isola
e invece inaspettatamente ero approdato alla tua
trascinato da una misteriosa corrente.
Ma i nostri orizzonti erano a distanze diverse
il tuo più lontano del mio e mi chiedevo se anche tu
dopo esserti in me immersa avresti voluto
almeno per un tratto insieme navigare
anche se credo che su una diversa nave
in un mare e in uno spazio diversi
due anime naufraghe vagando tra i flutti del tempo
si erano già collise e fuse inevitabilmente
unendo tutti i loro sogni e aspirazioni
e avevano iniziato un viaggio l’una nell’altra avvinta
come fossero sì smarrite ma non perse
per proseguire verso altre sicure promesse
ed orizzonti meravigliosi e sconosciuti.
Sì ho navigato senza paura altre volte
in questo aspro, dolce e sterminato mare
ed è vero, ho trovato molte tempeste da dimenticare
ma anche inesauribili tesori da spendere.
Ennio Romano Forina
Today I touched the waves for you,
‘cause I couldn’t touch you.
I hugged the wind for you,
for I couldn’t hug you.
I wet my lips with briny taste,
because I couldn’t lightly brush yours.
I saw the sun dive in the sea,
for my eyes couldn’t dive in yours.
I laid on the beach,
thinking you were on my side.
I picked up a pebble, sanded by the Sea
then I wrote invisible words on it
and I threw it on the water’s surface,
towards your far away island,
hoping would overcome
the hard waves and contrary winds
I picked up a small deserted shell,
with the voice of the sea that you love,
to offer you sweet Muse, hurt and proud
so unreal and far but still true,
reflected in the waves of my soul,
you came closer and moved back,
just like a shy and uncertain riptide,
who’s too scared to stay
and fast turns back away…
Vedono quello che noi soltanto guardiamo
Un mondo senza animali sarebbe come un cielo notturno senza stelle, senza di loro non avremmo più la dimensione della vita e dell’Universo. I nostri sensi si spegnerebbero e saremmo tutti cechi e sordi, prigionieri in una crisalide oscura piena di illusioni e mostri e destinata a non schiudersi mai. E questa è la condizione di chi prova piacere a uccidere gli animali e ad ignorare le stelle. Eppure, invece di ammirare la Vita e contemplare le stelle, il genere umano continua a distruggere il mondo vivente e pensa alle stelle solo per conquistarle.
Sappiamo solo fare calcoli di profitto e di possesso. Pensiamo di essere così onniscienti da poter spiegare l’Universo con una formula matematica, e usiamo la scienza come uno strumento di dominio sulla vita e sugli antagonisti e non di saggezza.
I cuori degli animali palpitano anche per noi ma non li sentiamo. Le stelle brillano anche per noi ma non impariamo nulla dalla loro luce.
Ennio Romano Forina
Perché Amo e non per…

A tutte le donne con ferite d’amore.
Se qualcuno corteggiandovi vi dice
che voi siete diventate speciali e importanti per lui,
non credete che quello sia amore,
se siete importanti vuol dire che riempite
un “suo” bisogno o un vuoto della “sua” anima,
che prima o poi si rivelerà deludendovi
e che non si preoccupa davvero di voi ma di sé stesso.
Al contrario,
è colui che ama davvero, che deve essere importante
per la donna che dice di amare,
per donare tutto quello che ha, per non lasciarla mai
se lei vuole, senza la sua cura e dedizione
e senza aspettare nulla in ritorno.
Ennio Romano Forina
L’Amante Segreta
L’Arma che non uccide. Se ce l’hai e la usi.
L’Amore
è l’unica arma che ti uccide
se non la possiedi
e se non la usi.
Ennio Romano Forina
L’Amore è l’arma generativa che può far male per troppa vita non per morire, ed è antitetico alla violenza distruttiva che al contrario non genera nulla, come il parto può svolgersi ed esprimersi attraverso i più forti dolori ma genera la vita e non uccide. E.R.F.
Vegan Poem – Part 1

Allegoria dell’Anima
Quando nasciamo siamo lasciati nudi
sul bordo di un fiume d’acqua
che scorre veloce ma non bagna.
Sappiamo di dover camminare in questo fiume
nella sua discesa verso il mare
e per far questo,
ci vengono affidati due doni:
il nostro corpo e un bellissimo setaccio,
per cercare i grani e la polvere d’oro nell’acqua.
Così iniziamo il cammino immergendo il setaccio
e raccogliendo molta sabbia e inutili detriti
ma ogni tanto nella melma, che il setaccio scarta,
vediamo granelli d’oro splendere nella luce del sole.
Finché il setaccio è tenuto ben pulito,
potrà estrarre tante preziose sabbie e grani d’oro
dal grigio fango, dalla terra e dai sassi
ma quasi sempre accade che la nostra mente
e i nostri sensi siano affascinati e attratti
da altre seducenti pietre preziose,
più grandi e lucenti che le mani possono prendere
perché a noi l’oro non basta.
Quindi ci diamo da fare a raccoglierne tante
provando a metterle nel setaccio,
ma il setaccio non è fatto per quelle grosse pietre
è uno strumento fine e delicato
e sotto tutto quel peso e le asperità
che i granelli d’oro non hanno,
il setaccio si storce e si lacera
e a quel punto con disprezzo lo buttiamo via.
Così ci dotiamo di grossi sacchi
per mettere dentro le grosse pietre preziose
e le vogliamo davvero tutte, ne vogliamo
più di quante ce ne occorrano, più di quante
possano essere trasportate da noi soli,
allora convinciamo altri a unirsi nella raccolta
e tutti si procurano grossi sacchi
gettando via i loro setacci
moltissimi setacci, sbattuti sulle rocce,
strappati, calpestati e distrutti
che non possono nemmeno più essere utilizzati
per trattenere tra le fini maglie,
la sabbia d’oro come prima.
Il fiume è il Tempo,
che scorre veloce per ognuno di noi.
Il setaccio con cui siamo nati è la nostra Anima.
La mente e le mani sono il raziocinio e il potere.
I sacchi sono gli scrigni dove pensiamo
di conservare le pesanti pietre
che sono le nostre illusioni
che il setaccio non potrà mai contenere.
Solo alla fine del viaggio ci rendiamo conto
che senza un setaccio per filtrare,
insieme alle pietre preziose nei sacchi
abbiamo messo anche le scorie e la melma
dell’inevitabile Male,
che il setaccio dell’Anima invece avrebbe scartato
lasciandolo disperdere e dissolvere nelle acque.
I grani d’oro infine, sono tutte le preziose emozioni,
l’Amore e la compassione, il sussurro dei sogni
e la meraviglia e la carezza dell’amicizia
con tutto ciò che vive nel fluire dell’acqua del Tempo
e che rimangono splendenti in un setaccio integro e puro
così da portarle insieme a noi, fino alla fine del fiume,
in quell’immenso Oceano, dove finisce il Tempo.
Ennio Romano Forina
Uragani d’Amore

Gli uragani liberano energie
che hanno un tremendo potere distruttivo,
più grande è la loro forza
più devastanti sono gli effetti che causano
Non è così in amore,
il potere distruttivo dell’amore
non deriva da una grande forza ed energia
ma da una grande debolezza.
A tutte le donne sopratutto dico:
“Non fidatevi di amori che siano di livelli inferiori
a quello di una tempesta tropicale”.
E non lasciatevi ingannare dalle false energie,
la prepotenza e il possesso non sono delle forze,
ma armi letali. Ennio Romano Forina
Le Zanne e gli Artigli nella Mente
“Nessuno può essere libero all’interno di una menzogna”. E.R.F.
Non c’è Libertà nella Menzogna e non c’è Verità senza Libertà, e se il genere umano continua a credere nelle sue menzogne, sarà sempre schiavo di esse e al tempo stesso, con mille ragioni false, renderà schiavi tutti gli altri esseri viventi.
E il genere umano infatti ha scelto da tempo immemore la schiavitù credendo alla menzogna che lo rende colpevole dell’infame ingiustizia che compie sugli animali. Se, in altri momenti della storia della sua evoluzione aveva avuto qualche giustificata ragione – per la sopravvivenza – di doversi adattare a nutrirsi di animali, ora queste ragioni sono decadute nella degenerazione di un immane eccidio fatto in nome del profitto e non della necessità.
La schiavitù fisica imposta agli animali è la stessa che opprime quella mentale della specie umana, segregata nella prigione della sua menzogna, con cui costruisce le infernali prigioni e metodi per depredare della vita tutti gli esseri viventi.
Depredare è la parola giusta poiché l’uomo non è un predatore…nel corpo, ma purtroppo lo è nella mente.
Ed è il predatore più feroce, vorace e insaziabile mai esistito su questo pianeta. Le sue zanne e i suoi artigli sono nella sua mente che domina su un’anima spenta.
Ma non ci si può definire carnivori senza avere il corpo di un predatore, e nessun individuo onesto di qualsiasi livello intellettuale e culturale può negare l’evidenza che noi NON abbiamo nessuna caratteristica morfologica di un animale predatore.
Se il nostro organismo fosse stato progettato per mangiare carne, sarebbe dotato di zanne, artigli, e sensi come la vista, udito e odorato, molto più acuti di quelli che abbiamo, avremmo conservato una coda, che agisce da propulsore, da bilanciere nei salti e come un timone per scartare direzione rapidamente all’inseguimento di una preda come i felini, che sono predatori veri, mentre senza accessori e armi “esterni” ai nostri corpi, non potremmo sopravvivere cercando di catturare altri animali, né piccoli né grandi. Tutti corrono, saltano, volano, nuotano si nascondono, meglio di noi, e per quelli più grandi saremmo noi le loro prede. È talmente evidente che è incredibile che si continui a sostenere una dieta da onnivori che include una cospicua quantità di carne, rifiutando di considerare la realtà, come fino a non molto tempo fa, si negava la rivoluzione della terra intorno al sole.
Ma la ragione di questa negazione risiede in una peculiare caratteristica umana che affligge anche le menti degli intellettuali e dei titolati di ogni disciplina: il rifiuto delle evidenze per opportunismo. L’ipocrisia è uno dei peggiori vizi della mente umana, una specie di droga che offusca non solo le emozioni più alte come la compassione e i sentimenti, ma anche la ragione, può essere cosciente e malevole o indotta dal pensiero debole ma la sua azione è comunque devastante. L’ipocrisia rende possibile credere a quello che fa comodo, che è conveniente, non a quello che è vero. Le caratteristiche umane, sono certamente state deviate in parte, dal consumo millenario di carne, ma che ancora non ci rende dei veri carnivori anche se ci siamo assuefatti come ci si abitua a tutto. Gli organismi hanno un grande capacità di adattamento anche alle sostanze più tossiche, come le droghe, il fumo all’alcol, che alterano gli equilibri creando stimoli insani, gli organismi sopportano molti veleni anche se gli effetti nefasti occorrono dopo qualche tempo, e quindi anche i veleni della carne oltre a quelli che alla carne aggiungiamo noi.
Ma la dipendenza dal consumo di carne è stimolata sopratutto dal fatto di costituire un carburante facile e completamente rinnovabile a tutti i livelli, familiare tribale e industriale. Il petrolio: l’Oro Nero, può anche finire prima o poi, il sangue degli animali no, è l’Oro Rosso, inestinguibile, quindi l’ipocrisia umana si è concentrata sull’allevamento di animali che provvedono altissimi profitti con pochissima fatica, mistificandolo come necessario per la fame nel mondo. Sappiamo che questo è falso, al contrario gli allevamenti intensivi son placano nessuna fame, anzi causano fame di ossigeno e fame di sana nutrizione. Così la vergogna e l’orrore è ammessa e istituzionalizzata ovunque nel mondo, tanto loro sono bestie e possono sopportare qualsiasi trattamento bestiale senza che governi, istituzioni, partiti politici, coscienza collettiva, religioni, mai intervengano con un rigurgito di elementare compassione a limitare almeno le loro sofferenze.
Ma, come sempre avviene nella storia di questa specie deviata e smarrita, il potere è una droga formidabile, un delirio di onnipotenza che non sa viaggiare nel sentiero della saggezza, ma percorre ad alta velocità la strada maestra della follia e della distruzione.
Ennio Romano Forina
HUMAN SPREAD

Ovvero lo spread di cui dovremmo davvero preoccuparci.
Anche i miti più assurdi a volte contengono elementi di verità.
Si crede che un tempo venne comminata una condanna tremenda per aver dato un semplice morso a una mela. E quale condanna dovremmo aspettarci per divorare un intero mondo vivente?
– I popoli le industrie e le corporazioni di tutto il mondo non si preoccupano del futuro ma del presente.
– I partiti politici non si preoccupano né del presente né del futuro, ma di come affermare la loro supremazia sugli altri partiti e di come acquisire consensi e potere, gareggiare con gli avversari e risolvere le divisioni e i conflitti interni.
– Qualsiasi governo una volta instaurato si preoccupa di mantenere il potere e il controllo del bilancio finanziario dello Stato, molto poco del benessere dei cittadini e per niente del futuro globale.
– La protesta per il cambiamento climatico ripete lo slogan e l’idea che di fatto è la causa primaria del massacro del mondo vivente e fisico:
“ Salviamo il Nostro pianeta per il nostro futuro! ”
Ed è proprio in questo slogan la matrice del fallimento umano. Il modello mentale derivato dal concetto espresso dell’aggettivo possessivo“NOSTRO” che determina TUTTI i comportamenti e le scelte negative.
Quindi, sommando tutti questi fattori di egoismo, opportunismo, incapacità, negligenza, superficialità e perversione malefica, non c’è modo di evitare l’imminente catastrofe che io definisco la IV Guerra Mondiale, in quanto la III è già in atto da millenni, ma mai è stata così feroce e crudele come nell’era della globalizzazione nei confronti di tutto il mondo vivente per il suo incessante olocausto.
Ma gli effetti devastanti dell’aumento di una popolazione umana che si comporta in questo modo folle e perverso, arriveranno molto prima dei significativi cambiamenti climatici e saranno ancora più tremendi. Vale a dire l’incremento smisurato, incontrollato della popolazione umana su questo pianeta che diventa sempre più egoista e meno etica e sempre più distruttiva, lo sta letteralmente divorando di ciò che con eufemismo ipocrita chiamano risorse e prodotti ma che in realtà è la Vita.
Il Global Village ci ha tolto l’identità individuale, ormai siamo diventati dei dati statistici dalle claque ammaestrate dei talk show che applaudono chiunque dica una frase ad effetto sonoro, alle audience e ai campioni di sondaggi siamo solo dei codici idiotizzati dalla tecnologia smart intelligente, che non a caso si chiama così, che ci suggerisce e cambia persino le parole che non abbiamo ancora deciso di dire, da qui a controllare anche i nostri pensieri ( cosa già in atto ) il passo è breve. Quindi è facile concludere che l’avvento e il progresso della tecnologia “intelligente” è direttamente proporzionale al regresso dell’intelligenza umana.
Ennio Romano Forina
Al Coraggio di Amare

Non è facile amare davvero
chi vi sorride e vi fa, venire vicino.
Non basta che lei vi lasci entrare nella sua mente
e nel territorio del suo cuore,
seguendo solo l’impulso dei sensi,
non sei tu o lei a decidere
ma i vostri corpi ancora prima
delle vostre ignare menti all’inizio.
Una donna che vi sorride
non è un punto di arrivo,
un traguardo raggiunto,
una meta conquistata,
niente di tutto questo; è un punto di partenza
per un viaggio verso l’ignoto,
verso terre ardue e sconosciute,
che richiede un immenso coraggio.
È meglio riuscire a toccare l’anima prima
e poi avventurarsi per conoscerla
dall’interno, in tutto il suo essere,
ma per entrare in un’altra anima
si deve essere dotati di un’anima
già allenata ad amare,
un’anima che ha già accettato tutte le sfide
e subito tutte le ferite dell’amore,
piena e orgogliosa delle sue cicatrici
un’anima, indomita, leale e guerriera.
È difficile essere donna,
è difficile essere desiderate nel tempo,
ma ancora più difficile è trovare
chi non si stanchi mai di conoscervi,
qualcuno che voglia e sappia
prendersi cura della vostra libertà
che è la vostra innata ricchezza.
Partendo dall’anima nessun amore
si può estinguere e disperdere
perché è il solo amore
che annulla la dimensione del tempo,
perché l’anima è sempre bambina,
che infinitamente cresce, ma resta bambina
e il suo nutrimento è soltanto
l’amore che è sempre capace di dare
non quello che riceve.
Amore non è nel genere giusto
poiché l’amore è femmina,
fa parte dall’amore di madre,
come un fiume che nutre tutta la vita
da cui hanno origine gli emissari
tutti le altre forme di amore.
E se non sai amare
questi versi non servono a nulla
perché ti illuderai di viaggiare
restando sempre allo stesso posto.
Ma se vuoi e sai amare davvero,
preparati alla più aspra e pericolosa impresa
che un’anima possa affrontare
e preparati a fallire perché sta sicuro
che fallirai molte volte,
e se hai paura resta dove sei,
in un comodo grigiore,
rinuncia,
se non sai sopportare un distacco,
se temi le ferite e persino le offese,
se il tuo orgoglio supera
l’energia d’amore,
se non sai per esso resistere e lottare,
vuol dire che è una forza debole
e arrenditi subito,
perché puoi star certo
che l’amore ti ferirà aspramente
e ti offenderà sempre
e la tua anima starà bene dov’è
indenne, nel suo alveo sicuro
ma inutile, arida e vuota.
Ma se superi il passo
dove la paura si spegne,
e si accende il vero coraggio,
se credi che il tuo è amore vero
và avanti sicuro segui il pulsare del cuore
perché se fuggirai senza aver lottato
con tutta l’anima per quello in cui credi
non sarai mai più capace di amare.
Ennio Romano Forina
Humana Bestialis Natura
Gli animali non sarebbero mai
stati trattati come “bestie”
se la “bestia” umana non avesse
inventato e attuato
questo tipo di trattamento.
Ennio Romano Forina

L’Arcobaleno Dentro
Alla dolce Falena che un giorno
catturò l’Arcobaleno e lo nascose
nello Scrigno dell’Anima. A Simona

Appari sempre così e subito scompari
come un folletto sospeso in diafane ali
vibranti di luce argentata
vieni fuori in volo dal tuo sognante
e misterioso rifugio
per versare la polverina magica
delle tue più intime emozioni
che si muta in nostalgici pensieri
e lascia immagini di teneri attimi
di abbracci d’anime ed emozioni intense
su una carta che sembra di colori priva.
Ma passando attraverso
il denso velo di mistica foschia
che nasconde il passaggio
al regno dei tuoi sogni
e dove, in una foglia smeraldina
ti addormenti avvolta fino all’alba
dissetandoti di limpida rugiada
e gustando bacche intrise di rubino.
Tu sai che io ho visto
tutti i tuoi vividi colori
custoditi dentro la tua dolce
e gentile anima bella
tutto l’arcobaleno è dentro te, al sicuro
ma non lo fai uscir fuori
per paura di sbiadire i suoi colori
o che un improvviso forte vento,
lo catturi e lo trascini via da te.
Così ogni tanto accendo
per te anche i miei sinceri versi
in questo bosco oscuro
che io e te conosciamo bene
e aspetto che tu, piccola falena
attratta da una luce che non brucia
venga a visitare i miei pensieri.
e tendo la mano a te che voli intorno
invitandoti a posarti sulle mie dita
tese e aperte come fossero
il calice di un fiore
ma tu scendi dispettosa solo a sfiorarle
e subito ti allontani veloce per svanire
in una irridente nuvola di magica,
e dorata polverina.
Ma io so che prima o poi
ti poserai sulle mie mani e sulla fronte
e vorrai fermarti per un po’ accanto a me
nel velluto blu della notte trasparente
a contemplare il mare e rider con le stelle.
Ennio Romano Forina
Simbiosi Vs Predazione. Evoluzione contro Involuzione.
La vera differenza tra carnivori e vegani
è che i primi per nutrirsi devono
rapinare e uccidere le loro vittime,
mentre i vegani “acquistano” il nutrimento
che proprio le piante offrono come merce di scambio
agli altri animali, noi inclusi,
pagandolo con dei servizi necessari, utili e benefici.
I vegani usano i sistemi incruenti simbiotici
di reciproca convenienza,
cioè il commercio inventato dalle piante stesse.
E cosa sono quelli che allevano animali
per convertire il loro sangue in oro?
Nessun altro animale mai esistito nella pur crudele natura,
nemmeno il più feroce dei predatori
uccide per ottenere qualcosa
di diverso dal corpo dell’animale stesso.
E far nascere animali per depredarli della vita e delle carni,
vuol dire anche oltraggiare e spezzare l’energia
che regge l’universo vivente:
L’Amore Materno.
Il delitto peggiore che si possa mai commettere.
Ennio Romano Forina
A un Piccolo Splendido Fiore
Non so se hai mai pensato
che tra i tanti fiori vistosi e sensuali
di colori smaglianti e profumi inebrianti
l’umile e timida Margherita invece
somiglia così tanto al Sole a cui si volge
dialogando con i suoi raggi
durante tutto il giorno
e dai quali trae il suo nutrimento?
Un emisfero di vivido giallo al centro
e tutt’intorno raggi di splendente e bianca luce
che come il sole in cielo risplendono nei prati.
Nessun bianco eguaglia il bianco
dei petali di una Margherita
quando non è ferita o calpestata e subisce
gli oltraggi per essere esposta nei passaggi
ma anche allora la Margherita si rialza
e fieramente riprende la sua forza
dalla potente energia del suo cosmico Tutore.
Se tu fossi un fiore, anima bella,
non potresti essere che una Margherita
semplice, essenziale, nella tua candida
eterea e d’anima pura delicata veste
che soltanto si nutre di luce solare.
Io non colgo mai i fiori,
semmai li accarezzo gentilmente
e nel contatto fra la loro e la mia energia
sento ancor di più quella bellezza in me
che sarebbe spenta e morta se fossero recisi
e agonizzanti in uno stupido vaso,
li lascio essere e splendere nella loro luce,
specialmente una vulnerabile margherita
che è la più indifesa, disprezzata e offesa,
e a volte mi sdraio su un prato insieme a loro
per imparare anch’io dal Sole
come le Margherite da sempre sanno fare
a vivere, a resistere e ad amare.
Ennio Romano Forina
Quel che Resta di un Amore

Le persone meravigliose
sono quelle che nonostante i loro cuori feriti,
le loro vite spezzate, deluse e confuse,
nonostante tutto,
sanno ancora provare meraviglia.
Quelli che si lamentano soltanto, di solito sono gli egoisti, perché anche loro sono vulnerabili e quando succede che vengono battuti dagli altri rinunciando a meravigliarsi e ad amare rivelano di pensare solo a sé stessi e quindi di essere incapaci di amare. Per questo dico che le persone meravigliose sono quelle che non rinunciano mai.
LETTERA A UN’AMICA
Ma tu sei una di quelle persone che non ha mai perso la capacità di meravigliarsi e quindi di amare. L’espressione della sofferenza in sé non è assolutamente indice di egoismo. La distinzione tra chi comunica il proprio dolore conservando tutta la capacità di amare e quelli che lo fanno solo per auto – compiangersi di essere stati feriti o sconfitti non è racchiusa in una formula. Nulla può essere definito da una formula nemmeno il Cosmo. Perciò la mia asserzione include altri elementi che rivelano e distinguono le anime egoiste da quelle amanti. Quindi sta tranquilla che non ho detto che esprimere mostrare al mondo la sofferenza sia egoismo anzi, è coraggio e sincerità.E le persone che hanno il coraggio e la sincerità sono anche quelle che sanno amare di più, cioè non sono egoiste. Si deve riconoscere l’egoismo sotto l’ipocrisia della sofferenza manifesta e questo ti assicuro non è il tuo caso. Infatti quello che sostengo è di guardare sempre in profondità tutto ciò che appare e avviene mentre al contrario molti si fermano solo alla superficie delle cose. Per concludere la mia distinzione è sostanziale non formale. Le lacrime sembrano uguali ma non tutte sono fatte dello stesso umore. Penso di dover pubblicare questa nota nel caso anche altre persone abbiano avuto le tue stesse perplessità che spero di aver chiarito.
Ennio Romano Forina
Versi Vaganti nel Cosmo e sulla Luna
Invidio il vento che scuote i tuoi capelli,
che non posso attraversare con le mani
Invidio i raggi del sole che al mattino,
svegliandoti baciano il tuo volto.
Invidio la tazza di caffè che schiude le tue labbra
e il gatto che stringi sul tuo petto.
Vorrei essere il tepore del tuo morbido letto
in cui pigramente indugi il tuo riposo.
Il sussurro che tutte le tue paure fa sparire
La ragione che ogni tuo sorriso accende.
La strada, dove i tuoi passi scorrono veloci.
L’orizzonte, dove il tuo sguardo si smarrisce.
Le onde in cui t’immergi e avvolgono il tuo corpo.
La manciata di stelle che contempli estasiata
Le grandi ali per levarti libera in volo.
Il rifugio, che ti nasconde e rassicura.
La Luna vanitosa che nel respiro del mare
si specchia e solleva le onde del tuo seno.
Essere il desiderio che freme nel tuo cuore
per cadere nel tuo profondo abisso
in un viaggio senza confini e senza tempo.
In me sei sempre la realtà di un sogno
non il miraggio d’una semplice illusione.
L’unica vera essenza di un incanto senza fine
per tutto quel che sei nel cuore e nella mente
per la tua molte volte ferita e offesa
ma non vinta e indomita anima bella.
Sei presente e vera in tutti i miei momenti
la tua dolce e calda voce nella mente
nella scia degli invisibili vortici
che seguono del corpo le armoniche movenze
nel vento e l’aria stessa che attraversi,
sei sempre l’ineffabile musa ispiratrice.
Sono questi ancora i miei pensieri amanti e veri
come sinceri sono il sole, il vento e il mare,
che dall’anima continuano a fluire
come un impetuoso e limpido fiume
che dalla sua sorgente scorre sicuro
solo per riversarsi nel tuo Mare.
Ennio Romano Forina
Il Mio Lato Oscuro
Il mio lato oscuro è che non mi interessa
di quanto male e soprusi possa aver subito nella vita.
Quello che davvero conta e sempre conterà
è di aver evitato il male che “io” potrei fare ad altri
anche involontariamente, se avessi soltanto voluto
odiare e rammaricarmi o se avessi scelto l’indifferenza,
la superficialità e l’egoismo,
o se mi fossi fermato a compiangere me stesso
per la crudeltà, la falsità, la prepotenza
e la furbizia di molti altri,
che hanno sprecato l’anima per un posto nel sole,
dei tanti che hanno incrociato il mio destino;
prevaricatori, sudditi di poteri e di fazioni
avidi e servili, ipocriti altruisti e colmi di invidia,
predatori ingordi di spazi vitali e spirituali.
e se tutta la crudeltà umana verso gli altri esseri viventi
mi avesse sconfitto per aver aperto in me
la ferita letale che non potrà mai essere sanata.
Questa è la mia filosofia oscura:
ciò che gli altri han fatto o fanno nell’odio o nel disprezzo
anche volutamente contro me non mi tocca affatto,
sono io che alla fine devo esser certo
di non essere mai la causa della sofferenza altrui
ma piuttosto la coscienza di un contatto d’anime benefico
Ho visto e vedo ancora il predominio del Male,
dal passato al futuro imporsi sempre su tutto,
e il continuo dilagare delle crudeltà più perverse.
Ma ho incontrato anche Angeli, li ho riconosciuti,
sebbene molto pochi ma veri, come vere sono le stelle
e come le stelle mi hanno dato la certezza
che il Male e chi lo sceglie come via maestra,
per quanto dominante e orrendo nei suoi molti aspetti
è finito in sé stesso e non può che essere il Nulla
come soltanto l’energia cosmica dell’Amore
genera Vita e certezza dell’Essere.
Ennio Romano Forina
Versi Scritti dalle Onde

Amo l’ombra che la notte
avvolge sulla deserta battigia,
quando le onde brillando
degli ultimi riflessi di Sole
danzano insieme alle stelle
per tornare ad essere
il cielo unico che sono,
in esse eternamente perso
immergo la mia mente
e non mi serve altro
che esser dove sono,
insieme a loro.
Ennio Romano Forina
Come chi ha le Radici in Terra e la Chioma in Cielo
La realtà che conosciamo è limitata in una dimensione orizzontale spessa pochi metri, non conta salire su un grattacielo o viaggiare in aereo il nostro orizzonte è piatto e confuso. Raramente volgiamo lo sguardo sotto o sopra di noi per conoscere e sentire quello che gli alberi e tutta la vita vegetale sente da miliardi di anni. Dovremmo fare come loro poiché hanno le radici saldamente nella terra e la chioma proiettata in cielo e nel Cosmo.
Noi siamo di fronte all’evidenza di tutto quello che gli alberi e le piante possono sempre insegnarci e che hanno capito molto tempo prima che noi imparassimo a usare la loro conoscenza attribuendocene il merito.
Ennio Romano Forina
Quello che le Piante Conoscono
DOVREMMO IMPARARE DA LORO
La Terra non è altro che una parte di Cosmo addensata in un globo, e contiene tutta la ricchezza degli elementi che sono sparsi nel Cosmo stesso. Le piante lo sanno, e hanno imparato a trasformare le rocce in un suolo fertile e dall’humus che hanno generato, saturo dei minerali necessari ai processi vitali a trarre tutto ciò che a loro e a tutto il mondo vivente serve non solo come nutrimento, ma anche per curarsi e difendersi. Sanno discernere le sostanze benefiche per usarle (sia per crescere che come moneta di scambio), da quelle tossiche, che esse utilizzano per difendersi nei loro delicati processi di crescita e propagazione e riescono impeccabilmente ad assorbire e utilizzare efficacemente le une e le altre.Dovremmo imparare da loro, poiché anche la nostra esistenza temporale non è altro che l’humus di eventi in cui affondiamo le radici delle esperienze, dalle quali possiamo assorbire il nutrimento benefico o i veleni dannosi anche per noi stessi, ma a differenza delle piante quasi sempre non siamo capaci né di saper distinguere il nutrimento dalle tossine, né tantomeno di saperli utilizzare per crescere bene, difenderci e nutrirci di conoscenza e di saggezza e di vera Vita.
Per chi ha interesse a riflettere di più sulla intelligenza sensibile delle piante, segue a breve un mio racconto metaforico sulla relazione travisata e nefasta dell’animale umano verso l’animale pianta.
Ennio Romano Forina
Un cappuccino con latte di soya al bar.
Un Cappuccino con Latte di Soya al Bar
To My Dearest Friend, Fani Ardelean.
Dimentico sempre qualcosa, ne ricordo mille, ma fra le mille una la dimentico, non c’è nulla da fare e di solito è la più importante.
Vado al centro di Roma, con il preciso scopo di comprare uno dei migliori caffè, al S. Eustachio caffè storico, vicino al Pantheon, materiale per dipingere, pennelli, tele, ma anche per andare nelle librerie. Sono luoghi che vale sempre la pena visitare, non leggo quasi mai libri interi ma singole pagine, parti di qualsiasi libro o argomento che desti il mio interesse, e di solito questo avviene nelle librerie, specie quelle in America che sono più accoglienti, più favorevoli alla consultazione. C’è molto spazio e posti in abbondanza in cui sedersi comodamente e ristorarsi e i commessi si danno da fare moltissimo nell’aiutare i clienti.
Le nostre sono più frenetiche, almeno a Roma, non c’è posto per la calma e la sosta meditativa in questa città, tutto ruota freneticamente nel”touch and go” turistico.
Le “sirene” con i corpi impeccabilmente infilati nei loro sacrali tubini e magliette nere, stazionano all’esterno dei ristoranti e delle trattorie invitando a sedersi per un’aperitivo, un pranzo una cena, e i negozi anche con le loro vestali anch’esse con insostituibili uniformi nere essendo il nero il colore più autorevole, della religione e della legge, anche quella del consumo. Una colazione, un’aperitivo, dunque ma prima ancora di finire sei contagiato dal loro nervosismo e ansia di catturare nuovi clienti mostrata così bene che anche tu lasci mezza colazione o pranzo e te ne vai prima possibile.
Spesso è così anche in amore.
Ma sto dimenticando ora di parlare di quello che dimentico sempre; quella stupida, singola cosa più necessaria delle altre che resta nell’oblio della memoria ma che è quella che serve di più, più di tutte le altre. Distrazione, certo, forse dimentichiamo e trascuriamo le cose più importanti proprio perché “sono” le più importanti.
Dunque, stamattina sono uscito di casa, con la netta sensazione di aver dimenticato qualcosa, allora ho guardato con ansia mentre ero in macchina con il motore avviato: le chiavi? no, sono tutte insieme infilate nel cruscotto, lo smart phone? Non se ne può fare a meno, ma lo dimentico spesso, il note-book e le note scribacchiate su un mucchio di pezzi di carta da rivedere? Le penne i carboncini? Gli occhiali da sole e da lettura? Nemmeno, sono nella borsa grande che porto sempre con me per definire una eventuale ispirazione.
No, accidenti, sembra che ci sia proprio tutto quello che mi serve per la giornata, quindi parto, arrivo al centro commerciale ed entro subito, ma stranamente dimenticando di lasciare briciole di pane e semi per i passeri nell’area di parcheggio, come sono solito fare.
Mentre supero l’ingresso, mi rendo conto di non aver eseguito questo rituale e sento un lieve turbamento, ma niente di più. Il ristorante è pieno di gente, sono tutti lì come sempre, vociferano, si destreggiano in acrobatiche evoluzioni fra forchette e cellulari video games e sms, grandi e piccoli, nelle loro espressioni di nevrotica socialità, ma in quel momento mi sembrano come fantasmi, grigi e inconsistenti, e non ho sensazioni, ricordi, impressioni di simpatia e curiosità, allora sono percorso da un brivido quasi glaciale, mi fermo come sospeso nella nebbia e sento un forte impulso di guardare dentro, dentro di me, introspezione,eseguo e vedo un vuoto, una voragine ed una assenza fuori e dentro me e finalmente mi rendo conto, di aver dimenticato l’anima a casa.
Dunque, in preda all’ansia torno alla macchina e guido velocemente verso casa, per riprendermela prima che possa volare e finire chissà dove, lasciandomi senza.
Apro la porta, entro di corsa senza fiato e, respiro di sollievo, la ritrovo, proprio lì sul divano dove ho passato l’intera notte a dormire un po’ e riflettere, ma non a sognare.
Se ne sta bella sdraiata con i gatti come durante la notte, non l’hanno graffiata, come il divano nuovo ridotto a brandelli, è intera, tra i plaid e gli sguardi sornioni di Letizia, Ciuffetta e Martino che si sono sdraiati sopra a lei e tutti insieme se ne stanno beati e compiaciuti.
Tra le pieghe e i risvolti dell’anima, posso vedere affiorare anche tutte le nostalgie, le aspirazioni e i ricordi persi e lontani nel tempo o nello spazio, e prima di indossarla di nuovo, mi accorgo che ancora avvolto nella parte nuova c’è lo sguardo limpido dei tuoi occhi di giada. Ennio Romano Forina
Poema Dell’Amore Vero
Dedicato a tutte le donne che hanno lasciato entrare il fuoco nei loro cuori per riscaldarli e non per farli bruciare. E.R.F.
Se vuoi sapere perché tra tanti sguardi ho scelto il tuo
non chiederlo a me chiedilo ai miei occhi
che non si stancano mai di perdersi nei tuoi.
Chiedilo alle mie mani che su te si librano
dispiegando ali di un rapace amore
che dolcemente strappa le vesti adagiate sul tuo corpo
per vederti affiorare splendida dal sogno
come diafana dea dall’acqua emerge
bagnandosi di sole.
Chiedilo alle mie labbra che accendono le tue
del rosso dorato che al mare regalano i tramonti
alla mia bocca che si posa leggera sul tuo viso
e bacia e morde quella tua dischiusa
per dissetarsi nei torrenti impetuosi e caldi dei tuoi baci.
Chiedilo alle mie mani mentre accarezzano
e stringono le tue al mio petto che adagiato
e premuto contro il tuo unisce in un’unico respiro
i nostri due sospiri
ai generosi seni in cui lascio che il viso mio si affondi
e in essi sommerso morderli e baciarli
per rinascere in te ancora e dissetarmi
alle tue sublimi sorgenti del dolce nettare
prezioso nutrimento della Vita.
Rincorrerti ovunque sei è più che il mio destino
stringere il tuo corpo e l’anima insieme
in un solo forte abbraccio
tenerti a me stretta prigioniera e senza via di scampo
e poi lasciarti, libera di correr via
in tutte le tue impreviste e repentine fughe
inseguirti e raggiungerti in ogni tua ribelle corsa.
Afferrare il turbine dei tuoi sciolti lunghi capelli
che scorrono fluidi nel vento
farti cadere dove le onde s’avvolgono costringendoti alla resa
e fra la sabbia e il mare accendere in te il fuoco
che brucia e non ferisce
ma lancia i sensi oltre l’orizzonte
superando ogni spazio e tempo conosciuti.
Scivolare lungo le vertiginose discese
delle tue gambe dischiuse
perdermi nel tuo viso di Luna e nel trionfo dei tuoi seni
sfiorando le tue guance le morbide e le sfacciate cupole del culo
tuffarmi nell’architettura perfetta
del trapezio al centro del tuo corpo di donna
che disegna e accoglie la dimora della nuova vita.
Tutto di te mi attrae e tutto voglio scoprire
pianure monti e valli della tua florida terra
un continente intero da percorrere ed esplorare senza fine
nei segreti templi ove si cela la primigenia essenza
e dalle tue piane distese scendere nei tuoi abissi
attraverso i passaggi dove scorrono tutti gli umori della vita.
L’Amore accade e non sappiamo come si accende
ma sappiamo quando per la sua potenza questo avviene
come il fuoco racchiuso nella profonda terra
trova sfogo senza alcun preavviso all’aria aperta
brucia la vita intorno ma al tempo stesso la rinnova.
L’amore vero non conosce paura e non si cela
dietro cortine di falsi e ipocriti pudori
ha il coraggio di mostrarsi in piena luce e in volto.
L’Amore avvolge nel suo immenso calore.
L’Amore irrompe prepotente, desidera diventa cresce straripa
e rompe argini e barriere come un impetuoso fiume in piena
come un uragano non si può arrestare
spazzando via ogni altro scialbo e spento sentimento
e tutto quanto non è forte ricco e vero.
Come l’immaginazione l’Amore è sconfinato
sregolato e ribelle visionario per mirabile follia creativa
pervade i sensi li accentua li accresce e li fa perfetti.
L’Amore è la certezza ed è paura che la certezza poi svanisca
e se è tutte queste cose l’Amore è anche unico e leale
quando è così tanto a lui non serve altro
che un infinito tempo per donare
L’Amore che non esita e che sceglie la sua strada
e non vacilla che indomito ama anche quando
viene sconfitto ma non vinto.
L’Amore vero non illude non si stanca e non si arrende.
L’Amore che si placa e non rinasce sempre
non è amore vero ma un fuoco di paglia
che si estingue in breve lasciando solo cenere
senza più calore e il cuore perso
in un deserto arido fatto di vuoto gelo.
L’Amore è quello che ti soffoca di baci
e che in ogni istante ti sorprende e quando a notte
il sonno ti pervade e sulla mente scende
mentre si destano le ombre di paure e ansie
invano nascoste di giorno dalla luce
l’Amore si adagia al tuo fianco
e avvolge strette le sue ali intorno a te per esser certo
che i tuoi sogni siano solo lieti e lievi
e ti copre e ti nasconde ti abbraccia ti colma
e ti rassicura e quando ti risvegli
l’Amore è un’alba d’oro e il fuoco di un vulcano.
L’Amore è quando dove tu cammini diventa il paradiso
è il tessuto che avvolge il calore del tuo corpo
che prende vita a toccarlo come fosse
la tua stessa diafana pelle e diffonde la tua femminea essenza
e tutta la fragranza del dolce tuo profumo.
L’Amore è nei tuoi veloci passi di donna
in ogni tuo sorriso e nel ritmo fluido
delle onde dei tuoi fianchi
che seguo e sento vibrare fra le mani.
L’Amore è quando ogni parte del mio corpo
freme solo al solo pensiero di sfiorare il tuo
è prenderti per mano mentre guardandomi
scosti i capelli dal tuo viso.
L’Amore è quando ci cattura nel vortice
di una nube mistica di oblio che
s’avvolge attorno a noi e tutto il resto esclude.
Non so quanta parte d’amore hai prima davvero conosciuto
ma l’amore non è parte di poco o tanto
deve esser tutto o non è niente
e qualunque in te sia stato il suo destino
nonostante tutto devi esser certa
che questo mio sincero amore
ti ha davvero immensamente amata.
Le parole vere anche se inascoltate
sono atti d’amore e quando sono dette non si possono negare
sono carezze e baci schiaffi e desideri
sono grida e gemiti e sussurri
di labbra dischiuse per pensieri intensi
che vogliono essere ascoltati
sono colpi d’Amore seni palpitanti al respiro eccitato
mani che stringono le tue e avvincono i cuori le anime le menti
e i corpi che si immergono nei vortici di tutti i loro abissi.
Sono sudore umore cosce che ti cingono
e ti fanno prigioniero senza scampo.
Le parole non sono solo suoni o segni
sono lo sguardo dell’anima e del cuore
messaggeri imperfetti ma potenti delle visioni e dei sensi
se sono sincere sanno realizzare atti più veri dei reali gesti
possono toccare accarezzare convincere o dissuadere ferire
e a volte far morire.
Sono le tumultuose labbra che consumano di baci
provocando tempeste e maree di fluidi vitali
e le parole sanno come il corpo sa
anche scopare
diventando energia pura che supera abissi di distanze
e accende di passione anche lontano un altro fuoco.
L’Amore è ciò che il solo tuo pensiero desta in me
che attinge dall’impulso della Vita
e non si può arrestare trascina inesorabilmente
come un vortice d’onda e in me e sopra me
si avvolge e mi sommerge.
Voglio essere tuo voglio riempirti di me voglio che mi divori.
Ma forse ormai sei passata oltre l’irripetibile collisione dei destini.
Sei una donna combattiva libera e fiera
e io un vero uomo prigioniero nella tua trappola d’amore.
Ma tu non sei solo una donna
sei un campo di battaglia
e ti presenti in armi alla disfida dell’Amore
piantando i tuoi vessilli d’indaco sulle battaglie vinte
anche se sai che vincere tutte le battaglie
non vuol dire affatto vincere la guerra.
Tutto il mio essere adesso può darti una risposta
siamo frammenti di Cosmo
stelle pianeti comete o meteore vaganti catturate
nell’onde di attrazioni misteriose per destini
diversi e sconosciuti e quando l’impatto d’anime
infine avviene cambia per sempre l’Universo intero.
Questo è l’unico Amore primordiale mistico e vero
ed è questo l’Amore così potente audace
che vuole che tu sia per sempre certa
che nel cuore e nell’anima tu sei ancora al tempo stesso
immensamente libera e immensamente mia.
Tu sei la forma visibile di tutto ciò che esiste…
Sei la spiaggia e le onde del mare
Sei l’aria e il vento
e sei le terre emerse
Sei le foreste e i laghi
Sei le calde e umide caverne e le distese d’erba
Sei del fiume la sorgente sei l’Amore
Sei polvere di stelle e sei la Luna.
Ennio Romano Forina
Cold Case della Politica/ Parte 1a
Un mio articolo di alcuni anni fa, che riflette credo, per molti versi, le realtà politiche di questi ultimi anni.
C’era una volta un giovane avvocato in una piccola cittadina francese il cui nome era Massimiliano Robespierre, che aveva deciso di difendere un popolo vessato, trascurato e affamato dall’oppressione dell’aristocrazia e del clero e quindi di intraprendere l’esaltante e drammatica strada di un grande evento storico con il sogno di poter contribuire all’affermazione di innovativi principi etici di giustizia, libertà ed eguaglianza dovuti non per casta o dinastia, ma per il semplice fatto di esistere. I successori della sua breve ma significativa esperienza, fecero in modo, in seguito, di definire la sua azione politica con una brutale, sommaria e dispotica semplificazione negativa in tal modo consegnando la sua figura all’oblio della storia per più di due secoli.
Quindi, anche il giudizio storico superficiale e di comodo impresso nei programmi scolastici non è stato benevolo nei confronti di questo indiscusso protagonista principale che, fra altri profondi pensatori, aveva con più coraggio e abnegazione tentato concretamente di infondere al processo rivoluzionario obiettivi più elevati e che al culmine della sua influenza politica, invece di farsi nominare tiranno o imperatore, decise di suicidarsi politicamente e fisicamente, travolto dalla degenerazione degli eventi e dai complotti della restaurazione, ma sopratutto dall’evidenza della inutilità di proporre principi etici che nessuno avrebbe mai voluto seguire e tradito da quello stesso popolo che aveva con così tanta convinzione e ingenuità amato e cercato di difendere. Certo i principi etici devono prima essere definiti e non si possono imporre come le leggi, ma nel seno di una società civile che vuole davvero evolversi essi devono essere riconosciuti, allevati e custoditi non richiamandosi ad improbabili emanazioni divine o codici precostituiti irrefutabili, ma in base ad analisi convincenti ed evidenze tali da costituire le pietre miliari di un cammino verso una società umana civile davvero etica e giusta e sempre perfettibile. E l’uomo, che persino dai suoi nemici veniva riconosciuto come “incorruttibile” e che nei suoi primi interventi alla Convenzione, aveva proposto invano di abolire la pena di morte, venne poi accusato di essere il maggior responsabile di un sanguinoso periodo di cospirazioni e vendette private, prodotte da quei famosi e sciagurati Comitati di Salute Pubblica, tribunali posticci di improvvisata natura, che gestivano quella che si poteva definire una sagra delle vendette e delle intolleranze personali, denominata “Terrore” che finì col travolgere anche moltissime persone illustri e incolpevoli.Certo, al giorno d’oggi non ci sono più i Comitati di Salute Pubblica ma quelli di Salute Privata sì, e le teste anche se in senso metaforico, cadono lo stesso, perché si attua una selezione trasversale così radicale e diffusa in tutti i settori più remunerativi e importanti, mentre si costringono appena a sopravvivere i soggetti che hanno migliori qualità e inventiva. Sono ben rari gli accessi alle industrie e alla politica consentiti a quelli che davvero lo meritano, mentre per inserirsi in qualsiasi segmento di attività bisogna far parte o essere accolti nelle famiglie corporative per mezzo di adeguate introduzioni. E se si vuole iniziare una attività nuova le difficoltà burocratiche e finanziarie sono tali da scoraggiare qualunque impeto creativo.
Più che dei giudizi degli eventi basati sulle cronache e sul lavoro degli storici, preferisco di solito attenermi all’espressione originale del pensiero e delle ragioni che modellano e costruiscono le azioni umane. È possibile, dalla lettura dei concetti originali di una mente, essere in grado di distinguere meglio tra la retorica e la passione, tra la demagogia e la generosità d’animo, tra la sincerità e l’ipocrisia.Ma questo articolo non riguarda un personaggio storico né gli eventi nei quali si è svolta la sua vicenda, per quanto importante questa possa essere stata. Riguarda bensì la natura umana in genere e i conflitti che conseguono dall’incapacità di dialogare anche nell’ambito di questo presente storico.
Infatti, se si considera il clima attuale sembra che le varie aggregazioni politiche parlino lingue diversissime e siano anche mancanti di interpreti; sembra, ma non è così, in realtà esse parlano la stessa lingua e vogliono e fanno o non fanno le stesse cose, solo che appartengono a condomini diversi, squadre diverse, campanili diversi, regioni diverse, nazioni diverse. Credere che il disagio sociale attuale sia attribuibile ad un sistema ideologico o ad un governo piuttosto che un altro è una ingenuità o se lo è lo è in minima parte, e non fa altro che contribuire a riprodurre il terreno di coltura delle caratteristiche negative di una società civile. Credere che basti sostituire una squadra dirigente è ancor più una pura demagogia se prima la squadra che si candida al suo posto non dimostra chiaramente intenzioni e progetti e si prende la responsabilità di fronte al popolo di metterli realmente in atto. Il problema è biologico prima che antropologico perché nella natura umana è insito l’impulso a cercare aggregazioni circoscritte e”corporative”, anzitutto per essere più forti, per la sopravvivenza, poi spesso purtroppo, sconfinando nella sopraffazione di altre aggregazioni più deboli. Nessun sistema ideologico o politico ne è esente, ma è più evidente in quei sistemi che non hanno meccanismi di direzione etica e autoregolazione “sani”, sistemi nei quali invece queste tendenze primordiali si generano, si sviluppano incontrollate e diventano egemoni.
Le varie corporazioni esistenti anche se piccole, riflettono le regole e i comportamenti delle grandi corporazioni, consentendo l’ingresso non ai migliori e ai più onesti, ma a quelli più utili alle aggregazioni e soprattutto a mantenere equilibri di potere e di influenza pubblica. E la cosa pubblica, la burocrazia, è permeata dalle regole criptiche non interpretabili dai profani come oscure entità, dispettose e malevoli, che come veri e propri “Trolls” delle saghe nordiche, irretiscono, confondono, creano ostacoli, inibiscono, nascondono, terrorizzano e infine deridono chiunque abbia delle vere buone intenzioni vanificandole.
Che fare dunque ora di fronte all’evidenza di queste realtà? Certamente devono esserci, come ci sono sempre stati anche se in numero esiguo, dei generosi, altruisti e sconosciuti eroi-eroine della impopolarità che operano per il bene comune senza quasi chiedere nulla in cambio. Di loro non si sentirà parlare troppo, essi seguono percorsi di sofferta consapevolezza e di ideale lungimiranza, sconfitti ma non vinti, rappresentanti della ragione e dei buoni sentimenti, promotori di una generosità che va al di là del proprio clan e persino della propria specie, sconosciuti pilastri dell’etica universale essi studiano, lavorano, operano non per predare la vita ma per contribuire a migliorarne le condizioni. A loro storicamente viene data voce solo per il breve tempo di ritrovare la giusta direzione dopo le devastazioni causate dagli altri.
Adesso si guarda al cambiamento e tutti sono con il naso all’aria pronti a fiutare il vento in un suo possibile volgere di direzione e forse ad allinearsi ad esso. Certo l’allegoria del vento del cambiamento è il segnale di cui ha veramente bisogno un Paese come indicazione di percorso. Che sia il vento a decidere i piani, i progetti, le iniziative concrete, le valutazioni cristalline non offuscate da interferenze di interessi particolari. Si deve solo passare la mano e poi si comincerà a lavorare sul da farsi. Perché dopo, perché non prima? Le parti che si dichiarano competenti e alternative a guidare il paese imperversano come sempre nella denigrazione incessante e totale del lavoro altrui con generiche affermazioni sempre uguali, ripetitive e stanche, senza dire altro.
Ma tornando al riferimento iniziale del personaggio storico, si sa che persino al culmine della sua influenza politica, Robespierre sembra possedesse solo tre vestiti di cui aveva gran cura e abitasse in subaffitto nella modesta casa di una famiglia parigina, è significativo che i soggetti umani che hanno veramente rivoluzionato le leggi sociali ed etiche nel corso della storia, erano quasi tutti poveri, mentre i conquistatori di dominii, quando ci riuscivano, hanno costruito imperi di creta che si sono dissolti sulle loro ossa e quelle di milioni di esistenze sprecate. Se quindi davvero si anela al cambiamento, i soggetti preposti a farlo per incarico popolare dovrebbero avere la cultura e la volontà di iniziare a metterlo in atto finalmente su sé stessi, considerando la natura del loro impegno come una missione più che un lavoro comodo e sproporzionatamente remunerato, auto-riducendosi emolumenti e privilegi o proponendo in aula leggi e regole per farlo e disponendosi a porre sopra ogni cosa, sopra gli antagonismi, il bene della collettività. La domanda da porsi è se quelli che ambiscono al passaggio di consegne siano davvero diversi, più idonei e più impegnati a prendere in carica il controllo della cosa pubblica o si differenziano solo per il colore della cravatta?
Spesso i partiti politici quando si rivolgono al popolo si comportano come quei seduttori delle soap opera che promettono la luna alle amanti per convincerle a donare il loro corpo per poi abbandonarle o relegarle ad una esistenza negletta e di sacrifici, mentre loro vanno a sperperare fortune in dissolute aree mondane. Non servono promesse, né dichiarazioni di intenti generici e vaghi, servono certezze di percorsi. Questa società civile, come altre realtà analoghe, sperimenta il paradosso di Robin Hood nel difendere i poveri: togliere ai ricchi per dare ai poveri di per sé non è una soluzione, perché senza delle regole e dei percorsi virtuosi, quando i poveri saranno diventati ricchi si comporteranno anche loro da ricchi, egoisticamente e prepotentemente, sfruttando il loro potere e togliendo agli altri la possibilità di emanciparsi e sviluppare le loro esistenze. Forse sarebbe molto più positivo convincere e stimolare le imprese a investire le loro risorse e i loro surplus sui poveri, a condividere le loro attività, aprendo le strade ai loro ingegni e moltiplicando le loro possibilità. Qualcuno lo fa in altri paesi. Da noi le strade si aprono quasi esclusivamente ai soggetti più “familiari”.
E come si manifesta questo tanto decantato spirito di cambiamento? Nei dibattiti dei luoghi istituzionali il nome dei deputati è ancora preceduto dall’aggettivo “onorevole”. È una bella parola non c’è dubbio, molto significativa, che evoca rispetto per la figura rappresentativa che indica, anche se spesso se ne è abusato in casi di cronaca cittadina conflittuale con la famosa frase ” Lei non sa chi sono io!” Cambiare? È mai stato calcolato quanto tempo in più occorre per pronunciare in un discorso una parola composta da cinque sillabe come questa: o-no-re-vo-le, moltiplicato per tutte le volte in cui viene ripetuta in forma singolare, plurale, generi femminile, maschile e transeunti? Tanto, così tanto tempo da costituire uno spreco inutile e costoso. Si pensi se al posto dell’universale OK si sostituisse un termine di affermazione di cinque sillabe. Forse le comunicazioni globali subirebbero un rallentamento di trasmissione di dati drammatico. Ma per dare sostanza all’onorevole nostrano, bisognerebbe che coloro che ne sono titolati, si comportassero con la dovuta coerenza per il significato rappresentativo in esso contenuto. Invece si scambiano accuse e illazioni gravissime, usano il sarcasmo e il dileggio, lo scandalismo come armi improprie, come in una tifoseria calcistica, sono costantemente propensi alle risse, disprezzano gli avversari a priori e cercano di neutralizzarli con metodi molto diversi dalla dialettica, ma quando si confrontano fra loro, al di fuori e all’interno delle agoni della politica e dei media, ma lontani dallo sguardo pubblico, chissà perché, diventano tutti ossequiosamente colleghi.
Cambiare come le mode e i costumi, così anche adesso i flussi politici arcaici ritornano a proporre improbabili età dell’oro e del benessere solo vincendo la partita politica, ma come nel gioco nazionale così tanto amato da tutti, dove persino le opposizioni ideologiche si attenuano fino a scomparire risucchiate nell’alveo della fede calcistica, alla fine di una partita, dopo una vittoria, al conseguimento di un primato, alla fine della esultanza collettiva, al popolo dei tifosi non resta altro che la memoria dei colori della propria squadra sventolanti sulle teste dei vinti, della conquista di coppe e scudetti innalzate al cielo, mentre pochi altri, con basso profilo e senza tanti clamori, raccolgono i copiosi frutti del fervore sportivo. E la politica che sopravvive sempre negli agi è la stessa che in modo uniforme fa finta di piangere per il popolo che non arriva a fine mese, volendo ignorare che spesso il popolo, non arriva neanche all”‘inizio” del mese.
State tranquilli che un semplice cambio di personale, fatto con gli stessi criteri di sempre, non potrà portare nessun tipo di rivoluzione etica e pratica ma solo un rimescolamento di carte da uno stesso mazzo, che servono per giocare lo stesso solito gioco e come in una delle più semplici proprietà matematiche, anche invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
Ennio Romano Forina
Genesi 1: 26-29
Se, come dice quel complesso di scritti che si chiama Bibbia, un Dio avesse voluto creare degli animali al solo scopo di fornire cibo e sostanze per la specie umana, non li avrebbe creati senzienti e dotati di un’anima sensibile, quale essi manifestano di avere tale alla nostra. Non li avrebbe dotati di istinto materno, non sarebbero stati affettuosi, come è evidente che essi sono e non si sarebbero affezionati tra loro e nemmeno all’uomo che doveva solo ucciderli, e non avrebbero provato sofferenza e urlato di dolore quando li scanniamo, non avrebbero allattato e difeso i loro figli come noi allattiamo e nutriamo i nostri, o covato le loro uova e nutrito i loro pulcini difendendoli a costo della loro stessa vita. Non sarebbero stati né altruisti né generosi e non avrebbero avuto paura di essere sacrificati per i nostri comodi. Solo un dio incapace, sadico, insensibile o imperfetto, avrebbe creato delle specie per farle diventare un cibo che soffre, un cibo sensibile e dotato di sentimenti di puro amore incondizionato.
E quindi, se dovevano costituire il nostro cibo, li avrebbe creati insensibili alla sofferenza, al dolore e agli affetti come sono i frutti delle piante, (ma non le piante stesse).
La realtà è che dio, se esistesse a somiglianza umana, avrebbe sbagliato specie, dando agli animali l’anima migliore, la sensibilità più vera e cristallina, la dedizione migliore e l’amore materno migliore e tralasciando tutti quei tanti umani adulti e piccoli che con la loro ignoranza e con le loro crudeltà sadiche e perverse, dimostrano che un’anima a loro, quel dio si è proprio dimenticato di darla.
“Crescete, moltiplicatevi , ( e moltiplicate gli animali per farli soffrire.) “Tutto ciò che si muove e ha vita vi servirà di cibo” –
– Certo, per riempire la terra e gli oceani e i fiumi del loro dolore e del loro sangue e il Cosmo della nostra vergogna! –
Ennio Romano Forina
Il Tempo, alla Fine e al Principio del Tempo.
IL TEMPO, ALLA FINE E AL PRINCIPIO DEL TEMPO.
Allora non importerà “quanto” avremo vissuto
ma “come” e “perché” avremo vissuto.
È facile che possa scorrere un’intera e lunga vita
senza aver davvero vissuto nemmeno un giorno
mentre in un giorno solo si può vivere un’intera vita.
Ennio Romano Forina
Ennio Romano Forina
Sul Cieco Amore…
Si pensa alla cecità come l’incapacità di vedere, oppure metaforicamente si usa il concetto di cecità connettendolo al sentimento dell’amore e quindi si accetta la formula che l’amore possa essere cieco; vale a dire che ci si possa innamorare senza ragione di qualcuno a causa di un difetto dell’amore che sarebbe per antonomasia incapace di distinguere.
In questo modo si scarica la responsabilità al di fuori del nostro essere e del nostro volere, dando all’amore una connotazione di impulso irrazionale che ci dominerebbe in modo indeterminato al di fuori della nostra volontà e in balìa delle circostanze.
Io non credo che questa sia la spiegazione di tanti fallimenti, tradimenti, delusioni, ripensamenti e rammarichi di unioni sofferte e spezzate. Al contrario, la cecità non attiene all’amore, l’amore è una energia che come tutte le energie scaturisce da una fonte ed è quello il luogo dove si deve cercare la vera cecità.
Ma dunque, quale potrebbe essere la fonte dell’amore?
La mente? Il cuore? Tutto l’organismo?
No, la fonte è l’anima, è l’anima stessa dunque che può vedere o essere cieca, miope e incapace di sentire.
E se l’anima è una intelligenza, come spesso affermo, la vera ragione della cecità dell’anima e dell’amore erratico e inconsistente deriva dal mancato esercizio dell’intelligenza dell’anima, un esercizio che si attua facendo vibrare le sue corde all’unisono e nel riflesso di tutte le ineffabili ma VERE vibrazioni cosmiche, e delle sue armonie.
In parole semplici amando, sempre e comunque.
Ennio Romano Forina
I Racconti Della Quercia Insonne/ La Tempesta
Per la prima volta nella vita avevo accettato di partecipare ad una vacanza in montagna insieme a un gruppo eterogeneo di gitanti estivi. Mi trovavo sul versante occidentale alpino e mi ero allontanato dal gruppo un paio di ore prima per una solitaria passeggiata contemplativa tra i sentieri che si dipartivano dall’Hotel, costeggiando un piccolo ma impetuoso torrente che riversava a valle la sua acqua diamantina, dalle invisibili sorgenti in alto. Stavo percorrendo lo stretto sentiero che fiancheggiava il torrente e poiché avevo ancora del tempo prima di tornare all’hotel per la cena, mi diressi per guadagnare una vista migliore da un promontorio di roccia scura poco distant
Una quercia con un’immensa chioma di foglie si ergeva orgogliosa un po’ più in alto sul pendio del monte, circondata da un verde e scintillante tappeto d’erba e sembrava che stesse lì ferma come un gigantesco baluardo per impedire alla montagna di cadere giù nella valle.
Non potei fare a meno di fermarmi ad ammirare tanta munifica bellezza di foglie che si espandevano dai rami robusti protesi da tutti i lati sfidando la gravità come fossero braccia tese all’aria e al vento colme di nubi verdi . Spesso, passeggiando tra gli alberi, osservavo con interesse le diverse forme dei semi e gli espedienti che le piante usano per renderli trasportabili dal vento, dagli uccelli e insetti, e inventando molte altre tecniche ingegnosissime per spargerli intorno il più lontano possibile. Una serie infinita di meravigliosi metodi e differenti strutture per assicurare la diffusione e la sopravvivenza di ogni tipo di pianta.
Non so quando iniziai nel corso della mia vita a raccogliere dei semi che trovavo a terra e a portarli altrove, in qualche terreno favorevole per la loro crescita.Venivo preso da una specie di empatia per l’impegno che gli alberi, come i lecci, le querce, avevano impiegato nello sviluppare le loro efficaci tecniche milioni di anni prima, senza sapere che il mondo e il suolo sarebbero in questi ultimi secoli cambiati così tanto a causa dell’impatto umano. I loro semi ora in gran parte finiscono in terreni improbabili o impossibili perché una nuova pianta possa svilupparsi, cemento, asfalto o le moltissime aree impregnate di rifiuti e sostanze tossiche. Mi commuove vedere ghiande che una grande quercia da sughero di fronte alle mie finestre “spara ” intorno e finiscono in strada schiacciate dalle automobili, specialmente pensando a quante altre piante vedono i loro sforzi riproduttivi vanificarsi per la modificazione del suolo. Ma le piante non si arrendono e senza che noi ce ne rendiamo conto combattono una guerra silenziosa contro le nostra prepotenza, contro la nostra visione di un mondo che diventa sempre più grigio fatto di megalopoli che sono sempre più simili a gangli cancerosi, metastasi di cemento e acciaio che crescono ovunque e continuamente alle intersezioni delle strade. Ma le piante crescono, lo stesso si specializzano e diventano più virulente. Ci sono delle erbe alte qualche decina di centimetri così tenaci ai lati delle strade e tra le fessure del cemento o della pietra impossibili da strappare. Noi le chiamiamo con disprezzo “erbacce,” ma loro ridono di noi e sanno che la guerra alla fine la vincono loro. Le città fantasma intorno a Chernobyl in cui la vita umana e degli animali superiori è impossibile, ora sono ricoperte di alberi e vegetazione che ha trovato i modi di prosperare nonostante la radioattività. Noi non ne siamo capaci con tutta la nostra supponenza.
Gli alberi sono sempre stati per me una presenza amichevole, un campo di gioco, un rifugio non solo da condizioni atmosferiche avverse, dalla pungente aria fredda d’inverno, come dal calore implacabile del sole e dell’estate, mi sono stati di conforto in alcuni dei momenti più desolati della mia vita, quando la conflittualità e la fragilità umane rischiavano di frantumare le famiglie così come i sogni legati ad esse.
Non era solo per gratitudine, ma per seguire l’idea che se si può fare qualcosa di bene per un’altro essere vivente in qualsiasi momento casuale e che non include nemmeno un impegno rilevante, perché perdere l’occasione? Spesso causiamo del male semplicemente non attuando il bene, con l’indifferenza ma anche se nessuno può biasimarci dovremmo noi stessi biasimarci.
Si tagliano rami con le gemme non dischiuse e i fiori per metterli nei nostri vasi che sono null’altro che urne funebri per decorare un tavolo, una stanza, mentre avvizziscono e di fatto si gode della loro agonia, chiamandola bellezza. Ai bambini non viene mai detto di non spezzare e strappare rami perché sono parti di un organismo vivente, essi lo fanno come un gesto atavico senza capire e senza rendersi conto che i gesti fatti senza riflettere sono quasi sempre distruttivi nella sostanza e dal piccolo ramo spezzato con indifferenza, alla distruzione di una foresta intera il passo è breve, l’azione distruttiva è racchiusa nella intima matrice del gesto, che è lo stesso di quelli che l’azione umana compie in scala maggiore.
Ogni anno, sacrifichiamo miliardi di abeti per celebrare feste in cui nemmeno crediamo, insegnando ai piccoli che la nostra gioia può tranquillamente ignorare e disprezzare la vita altrui.
Stava diventando tardi, mi scossi così da queste riflessioni e raccolsi velocemente alcune ghiande in più da terra, riempiendo le tasche della giacca a vento, con l’intenzione di lasciarle in qualche luogo adatto il mattino seguente perché potessero eventualmente diventare dei magnifici alberi come la loro madre quercia.
Ma ad un tratto avvertii un fremito strano mentre mi volgevo in direzione dell’hotel e immediatamente sentii l’impulso di guardare la scura chioma della quercia sopra di me con ammirazione, come si indugia per alcuni istanti a osservare un tramonto o le nubi fluttuanti nel cielo o una catena montuosa rilucente di neve, così con il naso all’insù e senza nemmeno rendermene conto, iniziai quasi a “parlare” alla quercia per chiederle cosa l’avesse fatta diventare così bella, fiera e robusta nel suo vestito verde scuro, rilucente di toni argentati ancora visibili e misti ai riflessi d’oro e di fuoco della luce del tramonto. Questa era la domanda che si era delineata nella mia mente; sapere quale fosse stata la potenza, l’impulso e l’energia che le aveva dato così tanta vitalità, l’intelligenza e la capacità di lanciare i suoi semi intorno come fossero proiettili accompagnati da un sonoro crack lontano da sé stessa.
E mentre i miei pensieri si dipanavano vaganti come parole espresse, improvvisamente la sua chioma iniziò a vibrare e tremare, al passaggio di una brezza insinuata veloce attraverso. E a quel punto, ogni foglia sembrò trasmettere un sussurrio di parole vibranti. Era come se stessero parlando con parole simili a un soffio di vento ma che sorprendentemente ero in grado di decifrare e queste parole avevano un suono grave e sembravano come un avvertimento.
–“ Come la maggior parte di voi, quello vostri occhi riescono a vedere sono solo le forme e non l’essenza delle cose e quello che riuscite a sentire sono solo suoni, e non il messaggio che esprimono.”-Non sentite la tempesta avvicinarsi? Come tante volte prima, ma ora la prossima sarà molto più potente e rovinosa che mai. È una tempesta che ha molte forme e molte dimensioni, può colpire da tutti i lati senza lasciare vie di fuga e non ci sarà riparo da essa ovunque voi siate”.–
Non riuscivo a credere di aver potuto concepire nella mia mente tali pensieri, né perché sembrassero venire dall’albero, dalle sue foglie o fossero solo un riflesso della memoria di orrori passati richiamati dai reconditi recessi della mente e dell’anima. Ma perché saltavano fuori ora? Non essendoci riferimenti allusivi nel contesto di una semplice vacanza un po’ noiosa e nel corso di una semplice passeggiata ricreativa? Di nuovo la mia mente senza che lo volessi si rivolse alla quercia girando a lei la stessa domanda. E le foglie ancora una volta sembrarono emettere vibranti parole in risposta verso la mia mente –“C’è una sola energia che possa fermare la tempesta, un unico luogo dove ripararvi perché la tempesta verrà e non ci saranno altri rifugi se non quello, l’unica vera barriera, ma è una difesa rara da trovare e difficile da costruire, e a voi non importa molto di cercarla e non sapete usarla né conservarla, solo pochi di voi prima hanno conosciuto questa energia ed è solo per questo che ancora esistete su questo Terra.”-
-“Noi, alberi- madre, offriamo a voi e ad altri esseri viventi i frutti che contengono i princìpi della Vita. Gli altri animali li apprezzano, li mangiano e ci ringraziano facendo crescere altre piante e altri alberi e loro sono soddisfatti e noi siamo soddisfatti e ci sosteniamo senza rubare nulla gli uni e agli altri. Voi invece prendete i frutti per ottenere altre cose, che si acquistano con foglie che non hanno vita, sono velenose ma hanno un potere immenso. E per ottenerle coprite i nostri frutti di veleni, mangiate la polpa e poi buttate la parte più preziosa per noi senza renderci il favore e se lo fate lo fate per il vostro vantaggio non per riconoscenza né per ammettere la genialità e la bellezza della nostra invenzione e dite che quello che noi siamo stati capaci di scoprire e inventare e fare è stato fatto da qualcuno che vi somiglia, ma non esiste, e noi lo sappiamo perché oltre ai frutti cercate anche di toglierci i nostri meriti.”-
-“Fate lo stesso con il modo in cui amate: siete attratti dalla bellezza del frutto dell’amore, lo costringete a vestirsi del veleno di mille ipocrisie e di sottostare a regole e leggi che lo imprigionano e gli impediscono di crescere, così come imprigionate noi, gli date forme stupide, come fate con noi quando ci potate per adattarci ai vostri schemi di bellezza, lo consumate come si consuma un frutto e quando di esso resta la parte più preziosa, la buttate via così come gettate via i nostri semi che sono i nostri embrioni, o li costringete a nascere e vivere in schiavitù a vostro vantaggio non al nostro. Lasciateci in pace, Ridateci la libertà e restituite la libertà anche al vostro frutto dell’amore, e sarete meno infelici e tristi. Quello che fate lo fate nel bene e nel male, nei risultati e negli effetti, ma ciò che è profondamente sbagliato è il pensiero che vi fa agire, un pensiero di supremo egoismo volto solo a voi stessi e che non considera e non vuole ammettere che la Vita è una sola. Fino a quando una parte di Vita vive, lasciando vivere le altre parti, la Vita intera vive, mentre voi agite come l’organo di un corpo che dopo aver divorato tutti gli altri organi, non avrà altro da divorare che se stesso”. –
Il Cuore Pulsante Del Cosmo
I ritmi e i cicli dell’Universo sono in noi
anche se non ce ne rendiamo conto
perché le nostre percezioni sono deviate
dalla realtà artificiale che abbiamo costruito
per comodità e apparente sicurezza,
ma che imprigiona e limita la capacità di sentire
e nasconde la realtà vera.
L’Amore segue gli stessi impulsi delle stagioni,
ha un inizio potente e inebriante nella sua primavera,
si esalta e fruttifica nell’estate,
si attenua e raccoglie i suoi frutti in autunno,
si addormenta nell’oblio dell’inverno
sotto le coltri della memoria delle stagioni vissute
e nel silenzio degli stimoli e delle sensazioni.
Ma la possibilità che possa rinascere vigoroso
in una sua nuova primavera,
dipende da quello di cui si è nutrito
e dai frutti che ha prodotto nelle stagioni attive,
affinché l’inevitabile inverno delle sensazioni
rappresenti solo un sonno e non la morte
Ennio Romano Forina
A Cat Will Always Love You If…
If you love a Cat
He will love you forever
Give him the sureness
of your love
and he’ll give you the sureness
of his love
He will never betray you
If you will never betray a Cat
He will always comfort you
When you are in sorrow
He’ll be your mate
Whewn you’re forsaken
When you hurt in loneliness
He’ll make you laugh
Whenever you are down
Whenever you are bored
He will tease you
He will bother you
He won’t let you alone
‘Till he sees you happy again
Whenever you are busy
He will give you warmth
Whenever you are cold
If you are in a silent room
he will jump on your lap
He will lick over your wounds
When nobody shows up
And when you are sore
If no one raps at the door
He will purr for you
But if you disappoint a Cat
And you turn bad on him
He will run away from you forever
Till to the top of the Moon.
Ennio Romano Forina
It’s true for a Cat as well for whom has the soul of a Cat…
Un Gatto Ti Ama Se…
Se ami un gatto,
Lui ti amerà per sempre
Dagli la sicurezza del tuo amore
e lui ti darà la sicurezza del suo amore
Lui non ti tradirà mai
Se tu non tradirai mai un gatto
Ti darà sempre conforto.
Quando stai soffrendo
Sarà il tuo compagno
Quando sei solo e ferito
Ti farà ridere
Ogni volta che sei giù
Ogni volta che sei desolato
Ogni volta che sei stanco
Ti stuzzicherà
Ti darà fastidio
Per ritornare alla vita.
Ogni volta che sei indaffarato
Ogni volta che avrai freddo
Ti darà il suo calore
E se sei in una stanza silenziosa
Ti salterà in braccio
E leccherà le tue ferite
Quando nessuno si fa vedere
Quando sei dolente
E se nessuno bussa alla porta
Farà le fusa per te.
Ma se tu deludi un gatto
e lo tratti male
Lui fuggirà lontano da te
per sempre
Fino in cima alla Luna.
Ennio Romano Forina
…Vale per i gatti e per chi ha l’anima dei gatti…
Delirio di Onnipotenza
Ho sempre pensato che il delitto più orrendo e insopportabile di tutti sia la separazione forzata dei figli da una madre, sia che avvenga brutalmente, come spesso è avvenuto nella storia per le guerre, le invasioni, le scorrerie, sia che venga fatta, come è cronaca di questi giorni, da chi avendo un mandato di autorità ne abusa in modi subdoli per interessi ben diversi da quelli indicati nel mandato stesso: – assicurarsi della salute psichica e fisica dei nuclei familiari e non della disgregazione degli stessi con la scusa di stati di necessità inesistenti -, un mandato che viene conferito per aiutare famiglie in difficoltà e non per rapinarle dei loro affetti trasformandolo in uno strumento di coercizione psichica per appropriarsi dei figli altrui e distribuirli in giro come fossero regali o pacchi dono. Oggi dunque, ho deciso di parlare del caso Bibbiano…senza parlare di Bibbiano. E non dirò nulla sul caso specifico come su altri analoghi, di cui si è parlato troppo poco o per niente nel recente passato, perché non potrei aggiungere nulla di più alle informazioni che comunque si stanno diffondendo a macchia d’olio in internet e dai media meno condizionati dal sistema di controllo dei partiti. Mi interessa di più come è nei miei principi, di andare alla ricerca delle motivazioni profonde e del terreno di coltura in cui simili aberrazioni possono svilupparsi e agire impunemente senza che per molto tempo nessuno intervenga per fermarle ed estirparle alla radice e per impedire che si ripetano. Da cittadino comune posso basare le mie considerazioni sui dati che vengono diffusi pubblicamente e quindi sulle conseguenti deduzioni. Continuo a notare con amarezza e sgomento che questo scandalo, come tanti altri rilevanti, non abbia ricevuto finora l’attenzione che merita, al contrario, si continuano a trattare fino alla nausea, argomenti risibili, stantii e poco importanti per la salute pubblica, ma solo per la salute dei partiti.Questi esemplari, orrendi casi di distorsione e uso di funzioni istituzionali per trarne vantaggi personali e per persone collegate, in ossequio e con la scusa di un modello ideologico cosiddetto “progredito” di famiglia che si vorrebbe imporre in contrapposizione a quello più opportuno – che io non chiamo “naturale” come tutti fanno – ma “biologico”cioè che risponde ai criteri fondamentali della vita, sembra così che una serie di situazioni ricoperte dietro le quinte di un comodo oblio prontamente stese per attutirne la risonanza, stiano di nuovo affiorando, ma solo grazie alla forte reazione spontanea del popolo dei social network, che chiede a gran voce ormai di indagare fino in fondo e rivelare tutti i fatti e tutte le responsabilità. E non può sfuggire l’impressionante quantità di riferimenti e agghiaccianti dettagli che solo ora vengono riferiti ormai da tutte le fonti secondarie. Si parla dell’uso di una possibile perversione psichica e abuso di compiti istituzionali svolti con cinismo come se si ritenesse di avere l’autorità assoluta e insindacabile di decidere a propria discrezione della sussistenza integra di interi nuclei familiari o della loro dissoluzione, e quindi del destino di piccoli individui per mezzo della manipolazione delle loro influenzabili, giovani menti. Questo nel momento in cui ci troviamo in mezzo a due indirizzi politici e culturali opposti, tra chi vorrebbe il ritorno ad una famiglia quasi patriarcale, obbrobrio del passato, e chi invece vorrebbe famiglie che sconvolgono tutte le principali basi biologiche, per cui un cucciolo possa essere allevato da coppie di uomini anziché da una madre ed eventualmente, ma non necessariamente, anche un padre. Il rapporto fra madre e figlio è viscerale, non culturale, perché è bio-logico, attiene alla logica degli organismi, alla migliore garanzia del positivo sviluppo di una nuova vita, come avviene per quasi tutti gli altri esseri viventi “superiori”. Certo, possiamo adattarci a tutto anche da piccoli, ma questo non vuol dire ignorare ciò che è vero e ciò che è opportuno, l’importanza della figura e del calore di una madre non è paragonabile con la presenza di uno o due uomini negli anni dello sviluppo. Tutto ciò dunque, mentre sentiamo parlare di altre nuove proposte di legge che consentirebbero ancora di più l’invadenza del controllo di un tipo di assistenza sociale non a sua volta debitamente controllata, conferendo a questa un potere eccessivo sulle separazioni in atto, anche attraverso l’imposizione ai componenti di famiglie, di dolorosi percorsi e improbabili ricongiungimenti forzati, vere e proprie costose “vie crucis”, contando solo sull’incontestabile giudizio dei giudicanti, che sono umani fallibili come tutti, o come può accadere, inclini come è anche umanamente frequente, ad emettere valutazioni in base a criteri arbitrari basati sulla simpatia o antipatia verso i singoli soggetti di famiglie problematiche o in fase di separazione. Mi chiedo come sia possibile, laddove si verificano queste realtà che una simile concentrazione di persone diverse, possano operare in perfetta armonia, indisturbati in una rete operativa che include un certo numero di soggetti, più o meno coinvolti, attori e fruitori di una indegna manipolazione di giovani menti e di genitori vulnerabili e condizionabili, che nella maggior parte dei casi hanno bisogno soltanto di un vero piccolo incisivo supporto, ma incapaci di reagire di fronte all’autorevolezza imposta abilmente su di loro da personaggi che hanno una distorta visione della loro funzione o peggio ancora senza sensibilità, e non di essere rapinati dei loro affetti, delle loro ragioni di vita come sembra sia accaduto più volte in questi anni, sempre riferendo alle notizie pubbliche. Come è possibile che si trovino poi negli stessi posti, uffici e sedi, collegati tra loro e a collaborare tutti insieme in modi sia attivi che passivi in queste azioni perverse? È difficile che in un’unica struttura pubblica si possa verificare un’aggregazione di persone le cui menti contorte siano così compatibili fra loro, tanto da formare efficientissime squadre in grado di attuare meccanismi così complessi ed efficienti. Verosimilmente dovrebbero tutti provenire da diverse esperienze di vita, carattere, intelligenza, mentalità coscienza ed etica, e invece sembra che riescano a trovarsi tutti insieme, protagonisti o passivamente indifferenti e non interessati in un unico girone d’inferno a gestire questa turpe rapina di anime in piena omertà e per molti anni. E come è possibile che individui che hanno fatto un così lungo percorso educativo, tutti i passaggi e gli esami istituzionali, diplomi, lauree, corsi di specializzazione, vincite di concorsi pubblici, assegnazioni di responsabilità vitali, non abbiano imparato e assimilato nessuna nozione elementare di etica universale e non solo deontologica e nessuno degli esaminatori se ne sia mai accorto? Da quanto viene riferito, da alcuni dialoghi intercettati e resi pubblici è facile che la mente e il ricordo cadano in qualche tipo di associazione di idee, che ritrovino i riferimenti di orrori pregressi, (regimi totalitari tutti) completamente dimenticati dalle nuove generazioni, come fossero avvenuti in un passato surreale e lontanissimo, mentre solo l’altro ieri, in termini storici, sono stati reali e irrisolti alla loro radice con tutta la loro devastante virulenza e quindi facilmente ancora ripetibili. Vi sono solo due possibili risposte: – o sono in grado di farsi collocare tutti in queste strutture in modo da interagire in perfetta sincronia, oppure, parafrasando Amleto, “C’è qualcosa di marcio in Danimarca!”, e dove si verificano le condizioni favorevoli i Belzebù vari a capo delle legioni demoniache possono attivarsi per creare sistemi diabolici di sfruttamento di risorse e di persone, laddove esiste qualcosa o qualcuno da rapinare dei propri diritti e delle proprie vite. Personalmente propendo più per la seconda ipotesi, non a caso stiamo assistendo in questi tempi, ad un effetto domino di devastante entità, ad uno ad uno tremano o cadono tutte le tessere e con esse i pilastri cosiddetti “etici” e portanti di questa società in disgregazione, unita solo dal mito e dagli dei del profitto, dato che non c’è settore della società civile e delle istituzioni che sia esente da scandali e ruberie, imposizioni, abusi, favoritismi e aggregazioni illecite in ambiti burocratici, istituzionali, di ogni genere. E sono molti quelli che si celano dietro le quinte della normalità, ma hanno invece lo scopo di consolidare un potere privato utilizzando abilmente anche il bene e le strutture pubbliche e controllando le altrui esistenze, sono sistemi minori di potere che ambiscono anch’essi al protagonismo in un mondo fatto di comparse, pensando di influire sulle loro menti e sulle loro esistenze. Penso che, oltre questo caso e altri casi simili, vi sia una gravissima carenza del sistema educativo generale che mira a formare “tecnici”e non vera conoscenza e senso di missione sociale, non persone che abbiano chiara visione delle loro vitali funzioni di supporto, cura e consiglio dei più deboli, e identifico questa carenza nella differenza di base profondamente insita alla decadente attuale società civile per via delle deboli e scadenti motivazioni per cui si studia e delle altrettanto deboli motivazioni che attengono all’insegnamento. I bravi tecnici vanno bene per progettare e costruire palazzi, grattacieli, ponti, strade, macchine, aerei e strumenti tecnologici, ma non per osservare ed aiutare la psiche delicata e l’organismo di individui che possono anche trovarsi in difficoltà facilmente risolvibili se aiutati con senso di dedizione sincera e competenza da coloro che sono preposti a tale compito e senza secondi fini, né ideologici né men che meno di lucro e favoritismi nelle sfere delle amicizie. Aiutare non vuol dire nemmeno invadere brutalmente le esistenze di famiglie in disagio, approfittare delle loro debolezze per fare scorrerie, per saccheggiarli delle loro vere ragioni di vita, con il raggiro e l’abuso di un mandato di ben diversa natura. Essere in grado di assistere senza sconvolgere, senza supponenza e senza presunzione e sopratutto senza prepotenza e sfruttamento della debolezza altrui e aggiungo ancora anche senza favorire nelle famiglie in fase di separazione, l’uno o l’altro degli attori in ragione dei propri pregiudizi e antipatie . È un’enorme responsabilità svolgere compiti di assistenza sociale. Ed è appunto l’intento della mia analisi cercare di scoprire da dove possano originare tali scellerati comportamenti, perché, si badi bene, il terreno di coltura del Male è sempre lo stesso, parte dagli stessi presupposti che nelle condizioni favorevoli possono gradualmente portarlo ai livelli peggiori e alle forme di espressione peggiori, e quando questo accade, quando il Male si è manifestato non serve solo esternare sgomento e riprovazione verso i responsabili del momento, ma se si vuole cambiare le cose veramente bisogna andare oltre, dritti alla sorgente. Perché il Male solo represso si rigenera. Chi restituirà la vita rubata a milioni e milioni di anime che nella storia sono stati massacrati, se non guarderemo nel profondo della natura umana? Cattivi si nasce e cattivi si diventa, sono vere ambedue le cose. Dunque, ognuno di noi può diventarlo se ignora il fatto di poterlo diventare, perché siamo figli della stessa genìa, tutti noi. Ognuno di noi ha un corredo di memorie ancestrali genetiche dei nostri predecessori che nella staffetta delle generazioni hanno lasciato le loro impronte e gli impulsi, le inclinazioni positive e anche quelle negative; siamo umani, con una combinazione di codici biologici comuni a tutte le specie e con l’aggiunta di altri codici buoni che si sviluppano in noi, solo per scelta, solo se lo vogliamo. E se l’ambiente in cui cresciamo è infettato dai geni peggiori allora il baratro della barbarie si allarga sempre di più di fronte al futuro di tutti. In natura la crudeltà è una condizione, per noi la crudeltà è solo una scelta, avendo i mezzi e il potere di discernere tra tutti i diversi comportamenti biologici quelli meno cruenti e più evoluti, come i processi simbiotici, ma non lo facciamo, se non in misura trascurabile e generalmente solo come reazione alle immani tragedie causate proprio dalla nostra pervicace follia. Abbiamo preferito usare tutti i più crudeli sistemi di sussistenza naturali peggiorandoli e aggiungendone altri inediti, fatti di una perfidia mai prima esistita, perché il potere, cioè la capacità di soggiogare gli altri che abbiamo acquisito sempre più nel corso della evoluzione come sempre accade, rende folli. Di solito ci soffermiamo a considerare solo la follia prepotente dei grandi tiranni della storia come se fossero gli unici responsabili elle immani distruzioni e ingiustizie come se avessero fatto tutto da soli mentre erano seguiti e sostenuti da milioni altrettanto responsabili, altrettanto colpevoli e ignoriamo del tutto le follie minori che provengono dalla stessa matrice, dalla stessa sorgente e che essendo molto diffuse, sono lo stesso altamente distruttive.Si deve anzitutto partire dal comprendere e decifrare la natura umana e la sua naturale inclinazione a deformare la realtà: troppe volte nella vita, ho visto il carattere delle persone mutare quando conseguivano un titolo di preminenza, specialmente se non era per merito ma per grazia ricevuta, quando ad essi veniva consegnato un mandato ufficiale che comportava un esercizio di controllo sugli altri. Succede da sempre, sono stati fatti esperimenti emblematici in simulazione, di quanto la personalità umana cambi quando un individuo assume un ruolo di comando e di rilievo su altri. Il famoso, di triste memoria – e mai estinto ma che ha solo cambiato forma espressiva: “ Lei non sa chi sono io!”, fa parte della natura umana. La pretesa di aver ragione sempre n ragione della posizione che si occupa, è l’eterna favola del Lupo e l’Agnello, “Superior stabat Lupus…”, l’attitudine ad aggregarsi con altri soggetti in branchi, gruppi o fazioni, che abbiano le stesse caratteristiche egoistiche, opportunistiche e predatorie, e costituire gruppi sotto comode e artefatte bandiere ideologiche e culturali. Gli esempi di tali trasformazione sono infiniti e non è questa la sede per elencarne nemmeno una piccola parte.
IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA Parte II Alla base di queste attitudini c’è una potentissima tossina che agisce da sempre, motivando le azioni peggiori del genere umano, sia a livello collettivo che individuale e questo veleno si chiama: Delirio di Onnipotenza, e attiene unicamente alla specie umana. Troppe volte nella vita, ho visto ripetersi la trasformazione di tanti doctor Jekill in altrettanti mister Hyde, niente affatto un racconto puramente fantasioso, ma una rappresentazione pittorica estrema fantasiosa di una realtà evidente, di quanto succede da sempre tra noi a livelli diversi. Ci si sente onnipotenti con un’arma in mano, un fucile da caccia o guidando una macchina potente o disponendo di molto denaro. Il delirio di onnipotenza infetta il ladro individuale quanto l’associazione criminale, il serial killer, il truffatore, lo stupratore, il mafioso, che pensa che i santi siano dalla sua parte e di meritarsi comunque il paradiso perché da piccolo ha pensato che la prepotenza fosse una virtù, il bullo, l’uomo politico, il dittatore, il semplice monarca, che non si vergogna di avere ereditato quella posizione per semplice dinastia – ce ne sono ancora diversi in giro – così come ancora oggi gli eserciti delle nazioni hanno tutti ancora Dio dalla loro parte, oppure eleggono a divinità il despota di turno per nutrire il loro delirio. Spesso, persino i titoli accademici sono infettati da questa tossina, la storia umana è stracolma di scienziati che hanno con disinvoltura usato la loro intelligenza e conoscenza per realizzare mezzi di distruzione sempre più perversi ed efficaci, lo faceva Leonardo preso dal suo dèmone creativo progettando micidili armi di guerra, lo faceva Von Braun, con i suoi missili che non si sarà mai posto il problema etico di aver massacrato migliaia di civili con suoi razzi imbottiti di esplosivo con la scusa postuma che gli imponevano di farlo, e se avesse avuto una coscienza avrebbe dovuto farli saltare in aria sulle rampe di lancio, ma per lui contava il suo personale delirio di onnipotenza e quello che importava sopra ogni cosa era il successo, per non parlare delle devastazioni causate dalle migliaia di esperimenti atomici realizzati anche questi da eminenti scienziati dominati sempre dal delirio di onnipotenza e dai soldi, ad onta dei loro cosiddetti “superiori” intelletti. Questa è l’umana natura. Io chiamo motivazione debole la conoscenza che si consegue per fare carriera e non per la conoscenza in sé al servizio esclusivo delle cose buone, e non per accedere a livelli sociali elevati. La scienza coatta, derivata da motivazioni deboli ha creato nella sua presunzione e nelle sue finalità spesso più danni che benefici nella storia umana e non è affatto sempre una condizione generatrice di progresso e migliori comportamenti etici. Aberrazioni possibili, da un lato all’altro proprio quando alla radice mancano le motivazioni forti. Eppure vi sono persone sincere, che credono e nella costruzione del bene comune, che si impegnano davvero e considerano gli aspetti sociali in modo illuminato. Parliamo del Male piuttosto. Il Male è Uno, ma assume ogni volta forme diverse e si manifesta in modi diversi anche se la radice è sempre la stessa “io conto se tu non esisti o meglio se ti elimino”. Il delirio di onnipotenza necessita sempre di un altro elemento sacrificabile per poter essere esercitato, come il fuoco per liberarsi e compiere la sua azione, ha bisogno di un comburente da consumare, così il delirio di onnipotenza ha bisogno di vittime…e queste vittime possono essere tante e di vario tipo. Vittime sacrificali da offrire al dio dell’onnipotenza ce ne sono una infinità, possono essere gli animali /prodotto, negli allevamenti di tutti i tipi, possono essere gli alberi dell’Amazzonia, le foche canadesi, i tori delle corride, i delfini giapponesi, le capre e le giovenche di Katmandu, le poche balene rimaste, i tacchini, gli agnelli e capretti che vengono sacrificati per profitto o per tradizione religiose, i tori delle corride, quelli torturati e uccisi per vanità, possono essere le donne uccise da mariti ed amanti, quelle stuprate dai branchi, possono essere i bambini vittime del bullismo crudele di altri bambini..e vi possono essere famiglie e i loro bambini che cadono nella rete di un nuovo delirio di onnipotenza che non dovrebbe esistere nelle istituzioni, in questo caso, alcuni individui che hanno interpretato il loro compito di supporto come un diritto di prelazione e hanno travisato la competenza e l’autorevolezza con il potere. Questo ed altri casi potrebbe rappresentare un campanello di allarme per l’insorgenza possibile ancora una volta, di una nuova generazione di oppressori tesi a dominare il mondo secondo i loro folli criteri sempre seguendo l’antica logica che seleziona quelli che devono vivere da quelli che devono estinguersi. I più giovani e i più giovani già adulti non credono sia possibile che gli orrori del nazismo, del comunismo, degli imperialismi e di tutti quei regimi tirannici di tutti i popoli e di tutti i tempi che hanno devastato il mondo con le loro scellerate aspirazioni, possano verificarsi di nuovo, perché vivono solo il loro presente regalato e perché non capiscono che forse siamo già in una forma di oppressione che si presenta come mercato finanziario e non sembra un regime ma condiziona tutti come se lo fosse. Tutti quelli che si sono incipriati di candida polvere farisaica per decenni, ponendosi come la parte più sana e progredita di questo paese hanno visto in questi ultimi anni sgretolarsi sotto i loro piedi il castello di illusioni per via dei continui numerosi scandali e non avendo più ideologie addomesticate aggreganti, né indirizzi sicuri di direzione, vanno a riesumare gli spettri e i démoni del passato purtroppo facendoli anche risorgere in alcuni casi per fortuna limitati, ignorando le nuove forme del male che sono presenti tra loro come in ogni settore della società umana civile.Il mio impegno filosofico di cercare sempre la ragione delle cose, è simile a quello di un investigatore, quando mi trovo ad osservare gli effetti di un delitto compiuto, non posso limitarmi alla riprovazione e allo sgomento, ma cerco di trovare, come in tutti i delitti, il terreno di coltura, il movente e infine il complice del colpevole. Chi conosce i miei scritti sa che faccio questo da anni per denunciare i crimini verso gli animali e le risibili motivazioni che dovrebbero giustificarli.Se i media ora sono costretti ad affrontare un caso in cui è stato rilevato un delitto, alcuni presunti colpevoli individuati, il movente, o meglio i moventi identificati; un mix di lucro, favoritismi, perversioni mentali e ideologie, ovviamente prosperando nel delirio di onnipotenza, manca solo l’ambiente favorevole, il terreno di coltura in cui simili fenomeni si possono sviluppare senza che nessuno se ne accorga. E quale terreno di coltura potrebbe esserci più idoneo e ideale della burocrazia? Di per sé non è affatto una cattiva cosa, non si potrebbe gestire uno Stato senza di essa, ma è “questa” burocrazia abnorme e mostruosa che tutti dicono di voler semplificare mentre continuano a renderla sempre più complessa e mostruosa e che diventa il contrario di ciò che dovrebbe essere e fare, così complessa e intricata da poter essere usata in moltissimi modi criminali. Come spesso accade, molte cose che nascono buone, necessarie e utili generate dal migliore pensiero e azione umana, perdono nel loro divenire la ragion di essere e la loro primaria funzione, sviluppandosi in modi contorti nei quali i furfanti di sempre possono sia rifugiarsi che operare con la possibilità di stabilire nell’intrico le loro basi operative a proprio vantaggio o vantaggio della loro parte. È accaduto per i buoni propositi di alcune religioni che venivano facilmente infettate dai malevoli virus del potere e della corruzione, come è accaduto per il cristianesimo che per secoli ha agito sfacciatamente contro i suoi principi essenziali e fondanti, proprio come fanno i virus che penetrano le cellule con l’inganno e poi utilizzano il loro plasma sano per replicarsi. Dunque, perché nonostante i buoni principi e le persone oneste e buone che lavorano in silenzio, così tanti cancri si sviluppano lo stesso nel seno della società più sana? La risposta è nella modificazione progressiva di un sistema di gestione indispensabile ad uno Stato : la burocrazia, che è divenuta poi sempre più ingestibile e complessa per via di tutte le legislazioni che invece di semplificarla per una maggiore efficienza hanno continuato a rendere ancora più arcana e impraticabile, costruendo una rete intricata di regole e condizioni che rendono impossibile ai non addetti ai lavori e a chiunque la consideri dall’esterno di orientarsi in essa senza il supporto e l’interpretazione, appunto dei burocrati di turno. Si sa bene che in questa intricata foresta di leggi sovrapposte e persino contrastanti tra loro che da decenni paralizza buona parte delle attività produttive, è anche divenuta un alveo di impunità varie del fare e del non fare, in quanto i vari settori si neutralizzano tra loro impedendo qualsiasi decisione e in cui solo i suoi sacerdoti possono navigare senza perdersi, laddove si possono facilmente creare micro-sistemi di potere favorevoli alla corruzione politica e delle imprese. Un sistema che invece dovrebbe servire per la gestione corretta, ottimale e costruttiva di tutto un popolo e a promuovere e agevolare le attività benefiche. L’Italia invece a me sembra essere costituita da una miriade di piccole e grandi aggregazioni di potere che agiscono nell’ambito di questa burocrazia liberamente in base delle loro convenienze, in barba all’interesse collettivo spesso riuscendo a sfruttare abilmente le complicate strutture burocratiche per gestire interessi particolari e non generali. Ed è proprio la burocrazia secondo me la foresta oscura in cui possono degenerare le funzioni senza che nessuno se ne accorga e se ne accorga solo quando diventano così imponenti e sfacciate da non poter più essere nascoste per la loro dimensione. Se la burocrazia diventa come una tela di ragno, solo i ragni possono camminarci dentro, tutti gli altri sono vittime e restano invischiati fino a morirne. E i soggetti che hanno strappato i bimbi all’amore materno e alle famiglie creando voragini di dolore sono proprio i predatori titolati, indegnamente prodotti da tutte le burocrazie, che fabbricano le tele ideate per favorire i ragni predatori e condannare quelli che non lo sono. Ed è proprio questo labirinto questa mostruosa entità a più livelli che ha consentito ai ragni di fare tanto scempio degli affetti, delle menti e delle vite dei più deboli e indifesi.
Ennio Romano Forina
La Paura, all’Origine del Male
Non è vero che il timore della certezza della morte
sia un impedimento ai pensieri e alle azioni malvagie,
per una immaginata giustizia suprema
in attesa al termine di ogni esistenza
al contrario, la natura umana
considera la morte nient’altro che una ingiusta punizione,
e per compensare il rancore e la frustrazione che ne derivano
ha da sempre creato falsità e miti per attribuirne
la colpa alle donne, che hanno il potere di generare la vita,
ma non hanno la capacità di mantenerla in essere,
e come rivalsa all’angoscia della consapevolezza
di questo ineluttabile evento che considera un torto,
l’umanità segue i comportamenti peggiori
nel tentativo di ricavare dal tempo di esistenza stabilito
il massimo del premio che pensa di meritare in ricchezze e possesso
come risarcimento di ciò che pensa essere un suo diritto
e un premio rapinato: l’immortalità.
Ennio Romano Forina
Il Potere della Paura
Le religioni hanno fondato il loro potere di controllo sui popoli sfruttando da sempre l’innata paura della morte, considerata come un giudizio dal quale può derivare una punizione, oppure un premio.
In base a questa formula, ogni religione ha stabilito i propri parametri di comportamenti che possono determinare l’uno o l’altro dei verdetti.
Ma se un individuo si comporta, nel bene e nel male, in ragione di ricevere un compenso o di evitare una punizione, la sua azione non può avere valore né avere nulla di etico, è solo un riflesso condizionato primitivo che non eleva l’anima, poiché non riguarda la “sostanza” dell’azione ma solo le sue conseguenze e la forma dell’anima stessa.
Quindi, le religioni, promuovendo e imponendo una falsa etica di comportamenti per ottenere il controllo delle persone, hanno finito con l’inibire individui e popoli dalla ricerca di una “vera etica”, valida in se stessa e scevra dal detestabile miraggio di un premio o dalla surreale prescrizione di una pena.
Ennio Romano Forina
Alle Anime Coraggiose
Non è facile amare
chi ti ha sorriso e ti lascia venire vicino.
Non basta che lei ti lasci entrare
nella sua mente e nel suo territorio
seguendo solo l’impulso dei sensi
non sei tu o lei a decidere
ma i vostri corpi ancor prima
delle vostre ignare menti
una donna che vi sorride
non è un punto di arrivo
un meta raggiunta una conquista
niente di tutto questo,
è un punto di partenza
per un viaggio verso l’ignoto
verso sconosciute terre
che richiede un’immenso coraggio.
È meglio entrare nell’anima prima
e poi avventurarsi a conoscere il resto
dall’interno all’esterno
ma per entrare in un’altra anima
si deve esser dotati di una propria anima
allenata ad amare davvero
un’anima che ha accettato tutte le sfide
e tutte le ferite dell’amore
un’anima piena e orgogliosa delle sue cicatrici
un’anima, indomita, leale e guerriera.
È difficile essere donna,
è difficile essere desiderate nel tempo
ma ancora più difficile è trovare
chi non si stanchi mai di conoscervi
qualcuno che voglia e sappia prendersi cura
della vostra libertà
che è la vostra più sacra ricchezza.
Partendo dall’anima nessun amore
si può estinguere e disperdere
perché è solo l’amore
che annulla i confini del tempo
perché l’anima è sempre una bambina
che infinitamente cresce
senza mai invecchiare
e si nutre soltanto
dell’amore che è in grado di dare
non di quello che riceve.
Amore è un sostantivo di genere errato
poiché l’amore è energia
e l’energia è femmina
non può essere altro in tutta la sua natura
è parte dall’amore di Madre
che scorre nel Cosmo
come un fiume che nutre tutta la vita
da cui originano gli emissari
tutti gli altri tipi di amore.
Dunque se vuoi e sai amare davvero
preparati alla più ardua
e pericolosa impresa
che un’anima possa affrontare
e preparati a fallire
perché più volte fallirai
e se hai paura resta lì dove sei
in un comodo grigiore
rinuncia
se non sai sopportare il dolore
e se temi le offese arrenditi subito
perché puoi essere certo
che ti offenderà sempre l’amore
e la tua anima starà bene così
nel suo porto sicuro
negletta
inutile e indenne.
Ennio Romano Forina
I Nascondigli dell’Anima
Nascondino era il gioco che amavo di più
da piccolo uomo perché era la metafora
di quello che avrei dovuto affrontare nel mio futuro.
Gli altri giochi erano eccitanti
almeno quelli che facevamo noi
prima dell’era della generale idiozia elettronica,
giocavamo con i nostri corpi,
giochi fisici, lottavamo,
ci sfidavamo nella polvere e sui prati,
ci arrampicavamo sugli alberi e sulle rocce.
Ma i giochi che i giovani uomini amavano
di più erano quelli che imitavano le battaglie,
tutte le competizioni, come il calcio
un vero surrogato di guerra
ma quelli non sono mai stati dei veri giochi,
e nemmeno ora lo sono, anzi nei momenti di pace relativa,
i giochi di guerra sono quelli più di successo
perché la guerra è in noi
e tutti la seguono e tutti partecipano per una banda
o un esercito, piccolo o grande che sia,
consacrandosi ad un simbolo, un colore o un luogo
come è sempre stato e sarà e niente più di quello.
Il nascondino invece era un gioco incruento
dal quale si imparava che nulla è certo
negli eventi che sarebbero seguiti per ciascuno di noi
nell’abituarsi che quello che è reale in un momento
può sparire improvvisamente
e diventare solo un ricordo il momento successivo,
ma il Vero non è quello che accade al di fuori di noi
solo ciò che si vuole che sia vero,
sarà vero anche se non si realizza.
ORA MI VEDI…ORA NON MI VEDI PIU’
Ed è solo un altro gioco a nascondino
quando sulla porta della mente appari
stando come una selvaggia puledra
scalpitante e fremente
pronta a fuggire al galoppo sfrenato
più veloce della fine di un sorriso
come vedo nella mente l’altro mistico incanto
sparire dai tuoi soffici occhi scintillanti.
”Ecco, ora mi vedi, ora non mi vedi più,
solo un momento prima di volgerti via
e correre a infilarti nei nascondigli della tua anima.
Ma nel gioco senza fine che diverte tutti i bimbi
quelli che cercano e quelli che si nascondono
non possono essere sempre gli stessi
devono scambiarsi i ruoli,
è nelle regole del gioco, come nella vita,
nessuno può nascondersi sempre
e nessuno può cercare per sempre,
anche se sembra che in questo nostro strano gioco
io sono sono stato il cercatore senza fine
e tu quella che senza fine si nasconde,
nelle segrete stanze della tua anima
che cela tutti i tuoi sentimenti imprigionati.
Verrò a cercarti sempre in questo infinito
gioco a nascondino
per fare tana libera tutti i sentimenti
ma io non ho la chiave
per aprire tutte le tue serrate porte.
Il nascondino è il gioco della libertà
di correre via, di allontanarsi,
per poco tempo o sempre,
ti insegna a perdere ciò che ti è più caro
ma ti sfida anche a ritrovarlo se davvero vuoi.
Così le mie parole ancora cercano le tue
perse in nascondigli troppo distanti.
Ed ora è il tuo turno di assecondare me
se ancora resto qui a scriverti e inviarti
queste mie cercanti parole
nei recessi rifugi della tua anima,
Ennio Romano Forina
La Forma della Mente e dell’Anima
Noi non saremo mai quello che impariamo,
che provenga da insegnamento o da esperienza.
Ma la sostanza e il livello della nostra anima
saranno sempre nei pensieri in cui crediamo veramente.
Nel bene e nel male.
Ennio Romano Forina
L’Arca della Mattanza
Se Noè fosse stato un uomo giusto, sincero e compassionevole,
avrebbe lasciato annegare gli animali nelle acque del diluvio,
invece di convincerli a salire sull’arca con l’inganno della salvezza
condannandoli a millenni di schiavitù,
sofferenze atroci, torture e uccisioni infinite.
Ennio Romano Forina
















