Nature isn’t perfect often makes mistakes, like us that are capable of realising marvellous things but we do also many very stupid things, but differently of the human gender, Nature eliminates forever its mistakes while we keep on repeating them endlessly.
La Sconosciuta Intelligenza Delle Piante
Da molto tempo sostengo, contrariamente al pensiero comune, che le potature delle piante non sono realmente necessarie né benefiche, salvo nei casi specifici nei quali il nostro intervento è di correzione o riparazione in seguito eventi naturali, come liberarle di rami secchi o aiutarle ad equilibrarsi. Io ritengo al contrario, la ragione vera per cui le piante fruttificano maggiormente dopo aver subito le potature, non sia uno stimolo “benefico” alla produttività, ma il fatto che la pianta percepisce le mutilazione subite dei suoi rami come un attacco da parte di voraci predatori erbivori, e “pensa” che sarà essere presto divorata e distrutta, perciò reagisce con una produzione di frutti più rapida e copiosa, solo per avere maggiori possibilità di riprodursi altrove prima di essere uccisa e non per ringraziarci della tortura e delle ferite a cui l’abbiamo sottoposta per nostra convenienza. Per me, questa è una delle tante mistificazioni che fanno parte dello scibile accettato a riprova del fatto che la specie umana è disposta a distorcere qualsiasi evidenza, qualsiasi azione o reazione del mondo vivente, perché è abituata da tempo immemore a credere a ciò che le fa comodo credere, con il risultato di aver inibito una effettiva evoluzione della mente che, a dispetto dei progressi tecnologici, per molti versi resta sempre ad uno stadio primordiale dimostrando una intelligenza circoscritta e una sensibilità e intuito ancor più limitati. La prova di questa mia teoria sta nel fatto che le piante tutte e gli alberi in questo caso hanno saputo con la loro intelligenza e consapevolezza realizzare la base di tutto ciò che fa vivere il mondo vivente e consente al pianeta di essere la perla verde azzurra che è poiché senza la loro intelligenza sarebbe un mondo arido circondato da un’atmosfera venefica e senza vita.Quindi quando tagliamo i rami e le foglie che sono organi vitali per la pianta che devono fornire le sostanze che a loro servono per tutte le loro funzioni vitali della pianta stesse e di quelle simbiotiche con gli altri animali affermando che lo facciamo per favorirle e proteggerle siamo solo degli imbecilli presuntuosi e superficiali. La mia teoria è il frutto di osservazioni e intuizioni completamente individuali, non è estrapolata da nessuna altra fonte, il che non esclude che altre persone nel campo delle scienze botaniche e campi attigui siano arrivati alle mie stesse conclusioni, ma non essendo possibile essere a conoscenza del pensiero espresso e dichiarato da sette miliardi di individui mi limito a dire che ho già pubblicato articoli anni fa, sul mio blog e sui social nei quali asserivo questa teoria, in contrasto con l’idea arbitraria comunque diffusissima, che tagliare i rami degli alberi faccia sempre e comunque bene, agli alberi e anche a noi. Spesso gli alberi che cadono come le conifere hanno equilibri più precari e radici ridotte con baricentri spostati in alto e esposti maggiormente ai venti forti proprio perché gli alberi che subiscono il taglio dei rami bassi si elevano in altezza per la stessa ragione, per sfuggire ai loro predatori…è assodato infatti, che le sequoia dello Yellowstone sono alberi giganteschi per sfuggire alle fauci dei grand dinosauri erbivori che in quella parte del mondo abbondavano prima dell’estinzione. In conclusione, le potature di rami e foglie vivi sono offese e privazioni di organi per le piante che sanno reagire anche a queste ferite per le loro straordinarie capacità di ripresa e riparazione e non perché ne traggano un reale beneficio.
Da “A Different Evolution” Ennio Romano Forina
Poema D’Amore. Parte/1

Dedicato a tutte le donne che hanno aperto il cuore
al fuoco dell’Amore per riscaldarlo e non per farlo bruciare.
Se vuoi sapere perché tra tanti sguardi ho scelto il tuo,
non chiederlo a me, chiedilo ai miei occhi,
che non si stancano mai di perdersi nei tuoi.
Chiedilo alle mie mani, che su te si librano
dispiegando ali di un rapace amore
che strappa lentamente le vesti adagiate sul tuo corpo
per vederti affiorare splendida dal sogno,
come diafana dea dall’acqua emerge
bagnandosi di sole.
Chiedilo alle mie labbra, che accendono le tue
del rosso dorato che al mare regalano i tramonti,
alla mia bocca, che si posa leggera sul tuo viso
e bacia e morde quella tua dischiusa
per dissetarsi nei torrenti impetuosi e caldi dei tuoi baci.
Chiedilo alle mie mani, mentre accarezzano e stringono le tue,
al mio petto, che adagiato e premuto contro il tuo
unisce in un’unico respiro i nostri due sospiri,
ai generosi seni in cui lascio che il viso mio si affondi
e in essi sommerso morderli e baciarli,
per rinascere in te ancora e dissetarmi alle tue sublimi sorgenti
del dolce nettare, prezioso nutrimento della Vita .
Rincorrerti, ovunque sei, è più che il mio destino,
stringere il tuo corpo e l’anima insieme in un solo forte abbraccio,
tenerti a me stretta e prigioniera e senza via di scampo,
e poi lasciarti libera di correre via in tutte le tue repentine fughe,
e divenire ogni volta la mia selvaggia e ambita preda
inseguirti e raggiungerti in ogni tua ribelle corsa.
Afferrare il turbine dei tuoi capelli lunghi sciolti nel vento,
farti cadere dove le onde s’avvolgono costringendoti alla resa
e fra la sabbia e il mare accendere in te il fuoco
che brucia e non consuma e lancia i sensi oltre l’orizzonte
superando ogni spazio e tempo conosciuti.
Scivolare, lungo le vertiginose discese delle tue gambe dischiuse,
perdermi nel tuo viso di Luna e nel trionfo dei tuoi seni,
sfiorando le tue guance, le svettanti cupole dei glutei,
tuffarmi, nell’architettura perfetta del trapezio
al centro del tuo corpo di donna,
che disegna e accoglie la dimora della nuova vita.
Tutto di te mi attrae e tutto voglio scoprire senza fine,
pianure, monti e valli, della tua terra fruttifera,
un continente intero da scoprire ed esplorare senza fine,
nei segreti templi ove si cela la primigenia essenza,
e dalle tue distese piane scendere nei tuoi abissi
attraverso i passaggi dove scorrono tutti gli umori della vita.
L’Amore accade e forse non sappiamo come si accende,
ma sappiamo quando per la sua potenza questo avviene,
come il fuoco, racchiuso nella profonda terra
trova sfogo senza alcun preavviso all’aria aperta,
brucia la vita intorno ma al tempo stesso la rinnova.
L’amore vero non conosce paura e non si cela
dietro cortine di falsi e ipocriti pudori,
ha il coraggio di mostrarsi in piena luce e in volto.
L’Amore avvolge nel suo immenso calore.
L’Amore irrompe prepotente, desidera, diventa, cresce, straripa,
e rompe argini e barriere come un impetuoso fiume in piena,
come un uragano, non si può arrestare,
spazzando via ogni altro scialbo e spento sentimento
e tutto quanto non è forte, ricco e vero.
Come l’immaginazione, l’Amore è sconfinato,
sregolato e ribelle, visionario per mirabile follia creativa,
pervade i sensi, li accentua, li accresce e li fa perfetti,
l’Amore è la certezza ed è paura che la certezza poi svanisca
e se è tutte queste cose, l’Amore è anche unico e leale,
quando è così tanto non serve altro che un infinito tempo per donare,
l’Amore che non esita e che sceglie la sua strada e non vacilla,
che indomito ama sempre, anche sconfitto ma non vinto.
L’Amore vero non illude, non si stanca e non si arrende ,
non è un fuoco di paglia che si estingue in breve,
l’ Amore che si placa e non rinasce sempre non è amore,
lascia solo cenere e polvere spenta che non dà calore,
e il cuore perso in un deserto fatto di vuoto gelo.
L’Amore è quello che ti soffoca di baci,
e che in ogni istante ti sorprende,
e quando di notte il sonno scende e tornano le ombre
di paure e ansie invano obliate di giorno dalla luce,
si adagia al tuo fianco e avvolge le sue ali strette intorno a te
per essere sicuro che i tuoi sogni siano lieti e lievi,
e ti copre e ti nasconde, ti abbraccia, ti colma e ti rassicura,
e quando ti risvegli l’Amore è un’alba d’oro
e il fuoco di un vulcano.
L’Amore è quando dove tu cammini diventa il paradiso,
è il tessuto che avvolge il calore del tuo corpo
che prende vita a toccarlo come fosse la tua stessa diafana pelle
e diffonde il tuo profumo di femmina e la tua dolce essenza.
L’Amore è nei tuoi veloci passi, in ogni tuo sorriso
nel ritmo fluido delle onde dei tuoi fianchi,
che seguo e sento vibrare fra le mani.
L’Amore è quando ogni parte del mio corpo
freme al solo pensiero di sfiorare il tuo,
è prenderti per mano mentre guardandomi scosti i capelli dal tuo viso,
l’Amore è quando ci cattura nel vortice di una nube mistica di oblio,
che si avvolge attorno a noi e tutto il resto esclude.
Non so quanta parte d’amore davvero hai prima conosciuto
ma l’amore vero non è parte di poco o tanto,
può esser solo tutto o non è niente,
ma il tutto fa paura più del niente anche se spesso lascia
scorrere via gli irripetibili incroci del destino.
Ma questo non importa, quel che è certo,
qualunque sia stato il suo destino, qualunque cosa accada,
devi esser certa che questo mio amore
ti ha davvero immensamente amata.
Le parole vere anche se inascoltate,
sono atti d’amore che non si possono negare,
sono carezze e baci, schiaffi e desideri,
labbra dischiuse su frasi prigioniere e represse
sono colpi d’Amore, seni palpitanti al respiro eccitato,
sono sudore, umore, cosce che ti cingono e ti fanno prigioniero,
Le parole non sono solo suoni o segni,
sono lo sguardo dell’anima e del cuore,
messaggeri imperfetti ma potenti delle visioni e i sensi,
sanno esprimere pensieri più veri dei reali gesti,
possono convincere o dissuadere, ferire e a volte far morire,
sono le tumultuose labbra che mi consumano di baci
provocando tempestose maree di fluidi vitali.
e le parole sanno far l’amore, diventando energia pura
che viaggia senza limiti e accende anche lontano un altro fuoco.
L’Amore è ciò che il solo tuo pensiero desta in me,
che attinge dall’impulso vero della Vita e non si può arrestare,
trascina inesorabilmente come un vortice d’onda,
e in me e sopra me si avvolge e mi sommerge.
Voglio essere tuo, voglio riempirti di me, voglio che mi divori,
sei una donna combattiva, libera e fiera e io ero
un uomo vero prigioniero nella tua trappola d’amore.
Ma tu non sei solo una donna, sei un campo di battaglia
e ti presenti in armi alla disfida dell’Amore
piantando tutti i tuoi vessilli d’indaco sulle battaglie vinte,
ma spesso vincere tutte le battaglie,
non vuol dire affatto vincere la guerra.
Tutto il mio essere adesso può darti una risposta,
siamo frammenti di Cosmo, stelle, pianeti,
comete o meteore vaganti, catturate nell’onde
di attrazioni misteriose per destini diversi e sconosciuti,
e quando un impatto d’anime infine avviene,
cambia per sempre l’Universo stesso.
Questo è l’unico Amore, primordiale, mistico e vero,
ed è questo l’Amore così potente, audace e certo,
che ancora vuol dirti che tu sei nel mio cuore al tempo stesso,
immensamente libera e immensamente mia.
Tu sei la forma visibile di tutto ciò che esiste…
sei la spiaggia e le onde del mare
sei l’aria e il vento e sei le terre emerse,
sei le foreste e i laghi, sei le calde e umide caverne
e le distese d’erba, sei del fiume la sorgente
sei l’Amore, sei polvere di stelle e sei la Luna.
Ennio Romano Forina / Estate 2019
I.D. Dell’Amore Vero
Chi ha veramente amato,
può essere stato sconfitto dall’Amore negato,
o può aver perso,sotto i colpi del destino,
il soggetto della sua passione e dedizione,
ma non perderà mai l’Amore dato
né la capacità di amare, che restano impressi
nel suo essere per sempre.
Ennio Romano Forina
l’Isola Che Sogna
C’è un’isola sognante
nata dalla collisione
di due anime amanti
tra la Luna e il Mare
sopra le calme acque
e sopra le tempeste.
È sospesa nel tempo
che le scorre intorno
senza trascinarla via.
Solo la Luna,
dimora dei sogni
più segreti e veri
conosce il suo destino.
Lei, che roteando in cielo
tutto osserva e scruta,
dall’oceano dell’anima
attrae anche i miei pensieri
li riscrive e nei suoi raggi
sull’Isola splendente
li riflette con parole vive:
“Se ti terrò stretta a me,
l’Isola si stringerà a noi.
Se ti abbraccerò,
l’isola ci accoglierà.
Se sarai nei miei pensieri
l’Isola ci nutrirà.
Se vorrò raggiungerti
l’Isola aspetterà per noi.
Quando avrai paura
l’Isola sarà il riparo
e se ti perderai
l’Isola sarà il tuo faro.
Ma amarti ormai è una certezza
anche senza un’Isola
che incantata sogna,
sempre sospesa, fra la Luna e il Mare.
Ennio Romano Forina
Ambiente e Scelte
L’ambiente sociale è uno dei molti fattori che influenzano le attitudini dei giovani, uno dei più determinanti certo ma non l’unico…alla base di tutto ci sono le scelte che dovrebbero derivare dall’intelligenza sensibile che gli animali hanno e che noi abbiamo perso…quella che ti fa chiedere il perché delle cose ( per quello che riguarda noi, gli animali non devono chiederselo perché lo sanno già) senza accettare passivamente le verità comode che poi tutti noi usiamo per convenienza. Bisogna mettere la convenienza al secondo o terzo posto e l’obiettività al primo. L’obiettività deriva dalla Natura dove tutto è obiettivo anche nei suoi aspetti più drammatici. Basterebbe osservare attentamente i fenomeni naturali per capire quali scelte della Natura siano da adottare e/o da migliorare e quali debbano essere abbandonate come dei semplici passi evolutivi che hanno compiuto la loro funzione e possono essere sostituiti da altri. La Vita è prepotente, deve esserlo per proseguire ma è capace di proseguire anche in altri modi che non sono prepotenti o antitetici alla vita stessa…il guaio della specie umana è che non sceglie di seguire la strada dell’opportuno e della perfezione ma quella della convenienza cieca e dello sfruttamento senza visione: La Natura evolve se stessa perché sperimenta sempre metodi migliori e si rinnova continuamente perfezionandosi, noi siamo nel circolo vizioso della nostra incapacità di vedere, sentire, ascoltare e analizzare oltre le nostre artefatte e limitatissime prospettive dettate dall’aver preso la strada sbagliata, utilizzando male le nostre maggiori capacità gratuite e affidandoci solo ad esse che ci hanno finora fatto progredire e predominare solo tecnologicamente ma in fatto di percezione cosmica, un albero o un animale qualsiasi conoscono molto più di noi come realmente vanno le cose. Lo sanno perché non hanno frapposto fra loro e la loro origine nessuno schermo opaco e deformante come quello che abbiamo generato noi nel nostro smarrimento esistenziale.
Bullismo “In Fieri”
Sempre più spesso siamo informati del fenomeno dilagante del bullismo adolescenziale e tutto quello che media ed esperti sanno dire al riguardo è la solita cantilena del disagio e della mancanza di “valori” senza precisare cosa sia il disagio e cosa e quali siano i valori, dato che la maggior parte dei “bulli” deriva da famiglie agiate a cui non fanno mancare nulla…come sempre si sente dire da madri e padri i cui figli hanno compiuto malefatte per auto assolversi: “A mio figlio ho dato tutto!” Tutto cosa?
Io sono nauseato da tutta questa superficiale supponenza da parte dell’aristocrazia della comunicazione e da parte di tutti i benpensanti titolati o meno e di dover ascoltare le loro inconcludenti stereotipe opinioni. Il bullismo infantile e adulto c’è sempre stato ma in alcuni altri tempi esistevano le punizioni che limitavano i comportamenti asociali…ed esistevano dei precisi ranghi odiosi perché derivanti dalle società a carattere patriarcale che hanno preceduto questa attuale, oggi non ci sono più quei parametri educativi assolutistici e impositivi sulle giovani generazioni, ed è un bene ma purtroppo oggi accade l’esatto contrario, la gioventù è per definizione sempre buona, promettente e sacra, come una casta di intoccabili che non si possono nemmeno redarguire per non sconvolgere il loro equilibrio psichico così vediamo le cose peggiorare con baby gang che assaltano persone per strada o entrano nelle case e seviziano e uccidono persone che non possono difendersi. Li vediamo vessare i loro coetanei o attaccare chiunque per strada senza ragione ma solo per dimostrare la superiorità attraverso la distruzione del più debole come si fa del resto per gli animali, è sufficiente che questi branchi sciolti incontrino soggetti un po’ diversi e vulnerabili per agire con impeccabile sadismo degno delle peggiori espressioni malefiche sempre ricorrenti delle società umane. La violenza e la brutalità infantile gratuita c’è sempre stata, fa parte della riflessione precedente che ho fatto su questo media, ognuno di noi porta le impronte genetiche dei nostri antenati in linea genealogica anche quelli antichissimi, perché anche se i genitori diretti sono persone buone o positive essi sono solo due, i nonni sono quattro e tutti gli altri che hanno trasferito nelle nuove generazioni i loro geni e le loro attitudini sono molti di più…io ho conosciuto l’aggressività gratuita infantile in tempi in cui i parametri educativi erano diversi e ad essa non veniva dato tutto l’agio e la condiscendenza o persino il plauso che si dà oggi con il risultato che vediamo il disfacimento e la decadenza diffondersi sempre di più nel tessuto sociale partendo dai virgulti, da quelli che dovrebbero costituire il promettente futuro.
Io credo che episodi di prepotenza sia fisica che virtuale aumenteranno se non vi sarà una consapevolezza del fenomeno le cose andranno sempre peggio in questa era senza voler riconoscere che dalla decadenza alla barbarie il passo è beve. Parlare di “valori” senza saper indicare i valori e i principi della coesistenza e della tolleranza è del tutto inutile, prima di tutto si devono individuare questi valori, alcuni possono provenire anche dalla saggezza dal passato, altri sono reperibili dalla Natura stessa da cui derivano molte delle nostre più nobili ispirazioni ma la natura si sa ormai è solo un grande campo di sfruttamento e gioco per il genere umano… ma che vanno ben interpretati anche, ma altri ancora dovrebbero essere principi e indicazioni nuove ed evolute…ma come si a rappresentare alle nuove generazioni principi evoluti in una realtà in cui di evoluto c’é solo la tecnologia mentre l’etica resta a livelli primordiali di egoismo e sopraffazione? Anche se al posto delle clave si usano la finanza, l’abilità di interpretare le leggi, l’egemonia delle caste politiche e/o di categorie dominanti e infine il perenne sonno della ragione dei popoli.
Ennio Romano Forina
Mai Diventati Adulti
I bambini non vengono al mondo senza impronte di chi li ha preceduti…cioè non sono “puri” come comunemente si crede, caratteri impulsi e attitudini vengono trasferiti dai geni degli adulti e in parte ogni principiante della vita deve far i conti con queste ereditate attitudini…tuttavia è vero che essi sono anche più vicini all’essenza del mistero che chiamiamo vita, essendo passati attraverso la dimensione della nascita come attraverso un filtro purificatore di scorie pregresse, ma non del tutto, essi hanno una maggiore capacità di percepire sensazioni genuine e veritiere rispetto a quelle della normale mente di un adulto, stimoli e pulsioni vitali che si riscontrano nell’impulso del gioco, capacità di meravigliarsi per le cose che l’adulto considera insignificanti e che sono invece per il bimbo la sostanza vera della vita, ma allo stesso tempo è necessario che da subito imparino a discernere e a individuare la via evolutiva dell’anima così come gli organismi sanno compiere da soli i necessari passi evolutivi attraverso la nascita e l’adattamento alle nuove e sempre diverse realtà. Ma gli adulti che hanno trascurato o perso la capacità sensibile di percepire e cercare l’essenza e la ragione delle cose, non sono idonei ad insegnare nulla ai piccoli, nei migliori dei casi sono solo in grado di preoccuparsi di un loro inserimento nella società umana ai più prestigiosi o confortevoli livelli e di gratificarli eccessivamente non per vero amore, creativo e altruista, come quello che hanno gli altri animali essendo scevri delle nostre false strutture mentali sovrapposte, ma per garantirsi un ritorno egoistico affettivo insegnando loro l’opportunismo affettivo, anziché la comunicazione e l’interazione generosa e simbiotica per la conoscenza degli/e con gli altri esseri viventi della propria o di qualsiasi altra specie. Non c’è da stupirsi dunque che la realtà umana sia dei giovani che degli adulti sia così conflittuale a tutti i livelli, drammatica, deludente, triste e scialba confusa e follemente persa e sopratutto dannosa agli umani stessi e a tutto il mondo che gli umani credono di possedere.
Ci ritroviamo così nei deserti delle mega città persi fra milioni di altre vaganti e perse anime, ognuna delle quali guarda alle altre come il naufrago arso dalla sete, mentre si regge a stento a galla sui relitti delle false convenzioni e credenze guarda il mare intorno e grida pensando: “Acqua, acqua ovunque e non una goccia che possa dissetare.
Dominatori del Destino
Per quanto possiamo tentare di controllare i nostri destini
abbiamo solo un debole potere su essi
possiamo solo resistere o rassegnarci
cercando di contrastare le avversità
ed ogni improvvisa o annunciata tempesta
che attraversi il sentiero della nostra vita
consapevoli o meno del suo arrivo
o del tutto ignari e colti di sorpresa
per quello che vogliamo decidere
o per il volere e la ragione di altri che siano contro o amiamo.
Per sentimenti d’amore persi o ritrovati
per malintesi o comprensione
per errori o giuste cause
per abbandoni e nostalgie
per tutti i pensieri espressi
per le parole non dette
rimaste celate nei recessi dell’anima
per tutte le inascoltate parole vaganti nell’aria
trascinate dai venti alla ricerca del prescelto cuore
su cui posarsi a generar nuova vita
per tutti i sorrisi repressi e le lacrime versate
per l’amore raggiunto e perso
per la gioia regalata e spesa
per l’amore inesausto che si nutre dei sogni veri che nascono
e si riconoscono nella limpida notte illuminata dalla luna
mentre nella nebbia si formano solo le illusioni.
Ma a dispetto di quello e quanto siamo riusciti a dare e fare
nonostante ogni dolore e delusione
o durevole o effimera felicità raggiunta
vedremo sempre innanzi a noi le due stesse vie
che dal principio sono state aperte
una della rassegnazione, l’altra della resilienza
se avremo osato nonostante tutto a non cedere
all’impatto tremendo del destino.
Oltre la nostra volontà e oltre le speranze
ciò che alla fine veramente conta
non è quello che siamo riusciti ad ottenere
ma la sincerità, la profondità e la forza dell’Amore
che ha guidato la nostra volontà e il nostro agire
perché se non possiamo dominare i nostri destini
di sicuro possiamo guidare le nostre anime.
Ennio Romano Forina 25 Aprile 2018
L’Essenza del Bene e la Non-Essenza del Male
Quantunque gli effetti del Male possano essere infiniti, il Male non esiste come entità. Laddove il Bene è un’Energia che cerca senza soluzione di continuità la perfezione e l’Armonia cioè l’Amore universale – è questo è appunto quello che accade nel Cosmo – Il Male altro non è che l’“assenza” del Bene e quindi della energia creativa dell’Amore. Dove non c’è il Bene si produce il Male con i suoi infiniti aspetti, che però a differenza del Bene, che si può generare e realizzare anche se imperfetto e per gradi, il Male può essere solo e unicamente perfetto… perfettamente il Nulla.
Ecco perché chi invece di cercare l’Armonia con il Tutto, il mondo vivente intero rispettandolo e amandolo, nell’atto stesso di distruggere, riceve la sua punizione, distruggendo se stesso nella sua scelta di progredire verso il perfetto Nulla.
Un esempio concreto per questo concetto?
Se siete in grado di provare empatia e compassione e desiderate aiutare un altro essere vivente qualsiasi, vuol dire che riconoscete e sentite la sua anima e stabilite con essa una connessione creativa dinamica e vitale, vale a dire: Cosmica e insieme a buon diritto rientrate nel flusso delle armonie cosmiche creative.
Se lo uccidete vuol dire che non siete in grado di sentire né la sua né la vostra anima che se non è ancora del tutto annullata è nel processo di esserlo poiché senza connessioni intime con il “Tutto” Cosmico e ogni sua singola parte non c’è esistenza.
L’Anima è come una singola goccia d’acqua che deve unirsi alle altre gocce e procedere verso il grande oceano con tutte le altre gocce, sorelle e amiche e amate.
Nessuna anima da sola, può progredire nel sentiero e nel flusso dell’Armonia e dell’Amore.
Ennio Romano Forina
Buona Primavera!
QUALE PASQUA?
So che ai carnefici e ai consumatori di questi piccoli cadaveri non fa nessuna impressione vederli appesi prima di essere sgozzati, che siano costretti a sentire il sangue del macello e non l’odore e il sapore caldo e dolce della poppata che credevano di ricevere nascendo…ai carnefici non fa impressione che siano stati strappati dalle mammelle delle madri che li hanno portati nel loro grembo con lo stesso amore materno delle madri umane, poiché l’amore materno è universale, non inventato da noi, ma esistente e all’origine di tutto il mondo vivente molto prima di noi.. più nobile del nostro, perché più puro, innocente e incondizionato, scevro dagli egoismi che sono invece una specifica caratteristica umana.
Dedico dunque questo messaggio a tutti gli ipocriti che direttamente e indirettamente attuano il massacro, qualunque sia il loro abito esteriore,
la loro stirpe, il loro costume e il loro credo, il sangue degli innocenti che fanno versare rivela le loro squallide anime e li accomuna tutti.
Ormai siamo assuefatti alle immagini più atroci, le menti ottuse umane stordite da tante false realtà non percepiscono più il dolore e la sofferenza nel vedere le scene orrende diffuse nei social media, dell’allevamento e dell’uccisione degli animali, come noi animali siamo, solo prepotenti, immensamente più crudeli e distruttivi per motivi futili, non per reale necessità e rompendo tutti gli equilibri naturali.
Glorifichiamo la nefandezza in queste feste sporche del sangue e della vergogna delle nostre menzogne in cui vogliamo credere e che insegniamo alle prossime generazioni. Alla ragazzina salvapianeta e a tutti i giovani che si sono mobilitati al suo richiamo voglio solo suggerire una modifica sostanziale agli slogan usati nelle manifestazioni…
The World is not OURS! Il mondo non è il NOSTRO mondo. Noi siamo solo abitanti e parte di altre parti con gli stessi diritti e gli stessi limiti in rispetto degli equilibri naturali che abbiamo SELVAGGIAMENTE infranto. Non si deve salvare il mondo vivente per salvare il futuro delle giovani generazioni umane, ma perché è un delitto! Ed è giusto e sacro non distruggerlo per i nostri vizi e la nostra presunzione.
Ma ora è davvero il tempo delle parole…che possono forse più delle immagini cruente o quelle di cuccioli evocanti dolcezza e compassione poiché non fanno più effetto, quelle brutte vengono immediatamente neutralizzate, cauterizzate, sepolte nell’oblio del pensiero debole ed esorcizzate, quelle belle ignorate o viste superficialmente, la maggior parte dei popoli sono diventati ancora più insensibili di sempre a quello che si evidenzia in immagini a meno che si assista all’orrore direttamente, ma le parole invece devono essere decifrate, elaborate nelle mente di chi le legge o le ascolta e in questo processo si è costretti a sentire di più il dolore altrui nel pensiero mentre con lo sguardo lo si ignora. ci pensino i cultori dei pranzi festosi con la morte nel piatto, all’atto di uccidere una piccola creatura e di affondare il coltello nella sua gola mentre si dimena e piange chiamando la madre…pensateci bene, con quel che resta delle vostre menti, anche se siete abituati a pensare solo con la pancia, può darsi allora che un barlume di coscienza possa rinascere anche in voi.
Ennio Romano Forina
La Beata Ignoranza.
L’ignoranza è come il fango,
più ci si sguazza dentro,
più ci si diverte.
Ennio Romano Forina
Il Clima cambia perché la mente umana non cambia.
La ragione del cambiamento climatico non deriva direttamente dall’inquinamento ambientale, ma dall’inquinamento della mente umana che da millenni ha creduto, sbagliando, di poter appropriarsi impunemente di questo pianeta e di tutta la vita che ospita, pensando, con ogni tipo di pretesto fantasioso che il pianeta stesso gli appartenga .
Le giovani generazioni che ora manifestano per arrestare questo processo al grido di: – Salviamo il “nostro” mondo e il “nostro” futuro! –
dimostrano di non aver capito che è proprio nell’idea e nell’uso dell’aggettivo “nostro”, l’origine del devastante impatto delle egoistiche attività umane, del male e delle sofferenze che facciamo subire agli altri esseri viventi, e che fra non molto inizieremo a subire anche noi in pieno.
Il pianeta non è “nostro”, non lo è mai stato, noi siamo solo le cellule impazzite di un organismo che nella loro crescita esponenziale e con le loro azioni, con lo sfruttamento incontrollato, hanno spezzato tutti gli equilibri
e stanno distruggendo gli altri organi sani dell’organismo Terra .
Non si può sperare di arrestare un così immane e devastante processo , inneggiando alla ragione principale che è la causa del processo stesso;
il letale e nefasto pensiero che il mondo sia “nostro”.
Ennio Romano Forina
Comma 22 dell’Amore e della Gelosia Insana
Siccome l’amore vero è altruismo puro, come quello di una madre per i suoi figli, non può mai essere possessivo e violento e quindi non può diventare egoistico e distruttivo con il pretesto di eventi e cambiamenti, non essendo tale la sua essenza.Si devono quindi distinguere due tipi di gelosia, di segno e natura opposti,una è la gelosia del possesso e della dipendenza da una persona come se fosse una droga, compensativa di una carenza, di un vuoto nell’anima, l’altra è quella della cura, della protezione e della dedizione alla di qualcuno che si ritiene prezioso e che si vuole difendere da tutto ciò che è espressione di volgarità, brutalità e barbarie, nel rispetto delle reciproche libertà di scelte ed esistenziali. La prima forma di gelosia esprime la prepotenza insita nell’idea insana che qualsiasi legame generato da un’esperienza di conoscenza debba essere per forza indissolubile, cosicché questa gelosia possessiva diviene un serbatoio di energia distruttiva che può facilmente esplodere nella violenza, l’altra è una pura espressione di amore che non può mai essere violenta se è vera, perché l’amore vero non può essere violento altrimenti non è amore.
Così qualsiasi gelosia che diventa violenta, non può mai essere una degenerazione dell’amore, poiché la violenza è antitetica all’amore, ma è una degenerazione incontrollata della prepotenza “mistificata” da amore.
Non si invochi mai quindi l’amore né una“tempesta emotiva” come attenuanti alla violenza della prepotenza e della gelosia del possesso,
che è del tutto priva di veri sentimenti di amore.
Ogni azione criminale contro le donne, ogni femminicidio passionale, presuppone in sé una premeditazione cuturale, perché chi lo compie, di fatto ha stabilito e coltivato nella propria mente il concetto che amare significhi possedere.
Ennio Romano Forina
Il Piacere della Carne/2
PASQUA, LA FESTA DELLA NUOVA VITA
CHE UCCIDE LA NUOVA VITA.
Nessun predatore uccide per ottenere
qualcosa di diverso dal corpo della preda.
E nessuna “bestia” fa nascere apposta nuova vita
per rapinarla della stessa vita per profitto.
Solo la BESTIA UMANA che ha coniato
il termine che le si addice.
Ennio Romano Forina
Usi Impropri
È molto peggio cedere la propria anima
per ottenere vantaggi e favori.
che prestare il proprio corpo.
Perché il corpo si può noleggiare
ma l’anima si può solo vendere.
Ennio Romano Forina
L’Anima del Gigante e i Nani dell’Anima
Ho scritto questo poema il 22 Febbraio 2018, dopo aver visto il filmato di un Toro che nell’arena di una corrida, si è ribellato fieramente al gioco infame riuscendo a saltare oltre le barriere, invadendo i palchi alla vana ricerca della sua libertà e ora pascola nei campi puliti del cielo, sopra il marciume di questo mondo umano.
I wrote this poem, based on a real filmed event of a couple of years ago, when a bull was able to jump over the fences trying helplessly to reach his freedom over this human rotten world.
“HO SOGNATO IL TORO NEI PRATI LIBERI DEL CIELO, MACCHIATI SOLO DAL ROSSO DEI PAPAVERI E NON DEL SANGUE…”
Ho visto il Toro scavalcare lo steccato e arrampicarsi sugli spalti,
ho visto la sua dignità, la sua anima, nell’anelito di libertà.
Ho visto fantasmi sui palchi, ebbri di sangue vermiglio
fuggire vilmente all’impeto del coraggio e della ribellione.
Ho visto poi il Toro arrancare nella gabbia di panche
troppo intricate che imprigionavano impietose le possenti zampe
su un crinale di colle proibito, inaccessibile per lui.
Oltre l’arena infame, forse c’erano liberi, ma irraggiungibili
i prati splendenti nei raggi del sole,
dipinti di verde e soltanto del rosso dei papaveri
ma all’interno dell’orrendo festoso cerchio mortale
solo un sole di sangue bagnava la sabbia
calpestata da demoniache figure di grumi sinistri.
Malefiche ombre scatenate per dare tormenti di lance e pungoli,
forgiati nelle fucine d’inferno,
ed eroi fantocci sui costretti cavalli, ricoperti dalla gloria del nulla,
mentre dagli spalti e dai banchi ondate di perverso clamore
e urla di piacere inneggiavano ai colpi di pungoli e sprizzi di sangue.
“Breaking news!: Per i media: “Il dramma sfiorato!”
Nessuno ucciso, nessuno ferito!
Nessuno”. Dunque il Toro è nessuno?
Solo rantolo di morte e di sangue?
IL SOGNO
Ma più tardi, la realtà di una cronaca confluisce in un sogno
e io ho sognato il coraggioso Toro, sconfitto
ma non dalla morte umiliato,
ho visto il suo corpo nell’arena esplodere in mille getti di sangue
che si riversavano sugli spalti della cerchia infame
gremita da umane sinistre figure piccole e grandi,
dalle bocche bavose e braccia esultanti,
occhi di vetro ed ebbri di scherno
del dolore inflitto a intervalli di morte
ho visto la loro sadica voluttà nel vedere
la forza ansimante di bava sanguigna
privata pezzo a pezzo dal nobile corpo possente.
Spettatori gaudenti del male e della sofferenza,
frementi dalla bramosia del sangue,
che ora ricadeva su loro e tutti cercavano di coprirsi
e ancora dimenandosi volevano farlo scorrere via
ma il rosso fluido continuava a coprirli
e macchiava vestiti, corpi e volti continuando
a fluire dal corpo lacerato del Toro ribelle,
in mezzo alle file di comode panche.
Fiumi di rosso continuavano a uscire come soffi di fuoco
schizzando in alto, eruttando fiotti di lava rubino
che colmava gli spalti scendendo in rivoli e torrenti
trascinando nei gorghi e in fondo tutta la folla
che adesso più non rideva, e travolta,
alla fine affondava in una marea rossa spenta di urla,
mentre ormai nel centro dell’arena già colma,
altre mille bocche di sangue si aprivano
dei mille e mille Tori uccisi nel tempo.
IL RISVEGLIO
Ma i sogni sono solo sogni
e tutto questo non accade e non avverrà.
non in questo modo, non in questo mondo, non in questo tempo.
Tutti i Tori incolpevoli sono morti così, trafitti e smembrati,
uccisi già moribondi e stremati, da spade vigliacche,
uccisi due, tre, cento volte e solo per sadico gioco,
costretti alla rabbia dai giocolieri di morte,
dai mille anni prima e forse ai mille futuri,
finché questi occhi umani godranno del dolore e della morte altrui.
E il diluvio del sangue non è un sogno,
né un’illusione è l’orrenda, continua realtà
ma, mentre l’anima dei Tori sale libera nei prati verdi del cielo,
qualcosa davvero si perde e affonda per sempre
sono le anime spente soffocate dal sangue che hanno fatto versare.
E tutti quelli che godevano nel vedere quel sangue
dalle narici e dal corpo generoso, sgorgare fumante,
alla fine credono di poter uscire indenni
dall’atroce scena, con i loro corpi e vestiti puliti,
ma sono le loro anime per sempre macchiate
dalla rossa scia di sangue e di sabbia del corpo trascinato via.
Escono ridendo e soddisfatti dall’odore di morte,
senza sapere di aver lasciato in quel luogo di morte perversa
anche le loro spente anime, nel sangue dell’arena a imputridire.
Ennio Romano Forina 2018
Forever “8”
Le feste si fanno per celebrare le vittorie, per la fine delle guerre, delle invasioni, delle tirannie e delle ingiustizie, ma sappiamo bene che nella realtà attuale non è finito niente per la maggior parte delle donne che continuano a subire molti degli stessi soprusi che subiscono da secoli a vari gradi e livelli. Ed anche nelle situazioni più rosee, l’egemonia maschile continua ad imporre ovunque al genere femminile condizioni esistenziali durissime.
Si dovrebbe invece celebrare un processo, in cui il genere maschile universale è stato ed è tuttora imputato di una violenza collettiva e continuativa sull’anima e sul corpo delle donne, che le priva dei diritti fondamentali e le obbliga a subire violenze motivate da pretestuose e false ragioni, preconcetti ridicoli e dettami fantasiosi di origine ultraterrena.
Al contrario, questo dovrebbe essere il giorno del pianto e del pentimento, del riscatto, della restituzione e della resa e quindi del pagamento dei danni di una guerra che il genere maschile ha di fatto dichiarato alle donne da millenni, mentre questa celebrazione folkloristica si consuma nell’arco di un sol giorno come un fuoco di paglia senza influire sull’ingiusta e oppressiva condizione attuale di miliardi di donne nel mondo. Meglio sarebbe se i governi ed i parlamenti di tutto il mondo fossero pervasi da un nuovo pensiero illuminato e dall’ammissione di un crimine che è ancora in corso d’opera.
Per fare qualcosa che veramente tenda ad ottenere la fine della schiavitù delle donne, e realizzare una vera rivoluzione etica che condanni chi è colpevole e liberi chi è schiavo, si devono cercare i moventi che hanno spinto al delitto generazioni e generazioni di uomini che nella loro gretta ignoranza e abbietto egoismo sono andati contro e hanno fatto soffrire le stesse donne che li hanno generati, nel perpetrare la falsità di una pretesa inferiorità del genere femminile. Quindi la domanda è: quali sono le ragioni e perché questo è potuto succedere?
Le aggregazioni di uomini si sono sempre fatte la guerra tra loro per dominare, depredare e imporre le proprie credenze e i propri costumi, ma su una cosa tutti i popoli maschili del mondo in ogni epoca sono sempre stati d’accordo: sottomettere le donne privandole di tutti i loro diritti e della libertà e di fatto di renderle schiave delle esigenze maschili con scuse artefatte ed ignobili, imposte sfruttando la maggiore forza fisica ma sopratutto con il complotto numerico ai loro danni. Il genere maschile ha da sempre sostenuto queste falsità per sottomettere e sfruttare le donne a suo vantaggio e per garantirsi una sicurezza esistenziale che da soli gli uomini non hanno, ma avendo imparato nel corso dell’evoluzione a collaborare per sopravvivere alle situazioni ambientali, ai pericoli, agli attacchi dei predatori più grandi, hanno sviluppato la capacità di aggregarsi che alle donne interessa meno per via della loro essenziale funzione di generare nuova vita che si svolge in un ambito esistenziale più circoscritto e ha per loro naturalmente una importanza primaria ma che non esclude tutte le altre attitudini di libertà e genio di cui sono state rapinate.
Moltissimi maschi umani sono come animali smarriti che senza un riferimento femminile vagherebbero senza direzione e senza ragion d’essere e le donne rappresentano il loro riferimento esistenziale, il porto sicuro che calma e fuga le loro angosce, il sedativo dei loro terrori primari e il trastullo egoistico superficiale dei loro sensi, non per dare ma sopratutto per riceverne soddisfazione, altrimenti se così non fosse stato, se fossero stati amanti sensibili e altruisti e non rapinatori, non le avrebbero mai sottomesse. L’evidenza sta nel fatto che per garantirsi una stabilità che da soli non hanno, invece di evolversi dotandosi di una loro propria direzione esistenziale, hanno scelto la via più semplice e brutale: la predazione e il parassitismo attaccandosi e sfruttando la stabilità innata che ogni femmina ha in sé, avendo la certezza esistenziale generatrice ed anche una relazione più intima ed intelligente con l’intelligenza della Vita…ciò che definiamo Natura.
Persino le menti illuminate di filosofi come quelli greci antichi sono cadute nella mistificazione evidente della realtà ignorando e disprezzando le capacità intellettive delle donne che non solo non sono inferiori agli uomini ma li superano in molte espressioni di intelligenza pratica e speculativa ed anche in intuito e percezione. Tant’è che un altro aspetto vergognoso del crimine millenario maschile è stato quello dell’aver sempre inibito, represso e impedito le loro attitudini intellettuali e artistiche e aver steso un velo di oblio sul pensiero storico femminile, imponendo anche alla scienza un carattere arbitrario e prepotente maschile.
È quindi la paura del maschio la causa primaria di questa immane ingiustizia che risiede nella natura stessa di un animale che anche se non è dotato di zanne ed unghie di fatto, le possiede nel suo cervello e che lo rendono il predatore più feroce e prepotente che sia mai esistito su questo pianeta. Nella combinazione nefasta degli elementi paura, vuoto, forza fisica e capacità aggregante degli uomini insieme alla predisposizione della mente umana a distorcere le evidenze a proprio vantaggio, risiede la fonte di questa persistente vergognosa ingiustizia che le donne ancora subiscono dal pensiero circoscritto della maggior parte dei popoli e che in tutte le epoche e culture ha assunto forme e dimensioni mostruose e nel tempo ha causato e causa sofferenze immense a loro danno. Senza questa consapevolezza le cose non cambieranno di molto e per molto tempo, sempre se la inarrestabile follia predatrice e distruttiva umana consentirà a questa specie ed al mondo di avere ancora un po’ di tempo per cambiarle. Ennio Romano Forina
Il Coraggio di essere Veri
Il coraggio e la sincerità
sono due virtù consequenziali e inseparabili,
l’una non può essere vera senza l’altra.
Ennio Romano Forina
Riposando su Marte presso l’acqua. Resting on Mars near the water.
Too Good To Be Forgotten…”
Le buone memorie arricchiscono,
le cattive possono rendere più saggi.
Ma abbiamo bisogno di mantenere nelle nostre menti e anime tutte le esperienze, perché quello che è stato buono diventa direzione e quello che è stato cattivo diventa conoscenza e la capacità di discernere fra i due stati. Ennio Romano Forina
Declinazione dei Sogni/2

It’s not true that dreams are unreachable.
It’s enough learning to fly.
Ennio Forina
Non è vero che i sogni sono irraggiungibili. Basta imparare a volare.
Declinazione dei Sogni/1
Sognare è viaggiare nella conoscenza.
I Sogni sono gli ardui sentieri inesplorati dell’Universo, senza confini e barriere, in cui solo le anime sincere e coraggiose vogliono perdersi…

Scelte/Choices
Non ci sarà mai nessun altro tempo o luogo
diverso da qui e adesso,
in grado di elevare ciò che in noi è mediocre,
o di degradare ciò che in noi è elevato.
Siamo noi il luogo, il momento e la volontà
che realizza l’uno o l’altro stato.
There won’t be no other time or place
different from here and now,
that can elevate what in ourselves is mediocre
or degrade what in ourselves is elevated.
We are the place, the time and will,
which can realise one or the other state.
Ennio Romano Forina
Gli “Umanotteri”, la tecnologia e la fine dell’Etica Superiore
Non è un errore, ma un’analogia che ho coniato per definire la specie umana nella sua attuale realtà esistenziale, nei comportamenti collettivi e nel funzionamento che si avvicina sempre più a quello degli insetti sociali: gli “Imenotteri, vale a dire Api, Formiche, Termiti… che si comportano non come soggetti individuali ma come parti,cellule di un singolo organismo, essendo costretti a specializzarsi in capacità diverse e rigorose ma dipendenti e complementari fra loro. In pratica, ciò che costituisce gli organismi viventi che sono appunto fatti di unità biologiche (organi) e cellule con compiti diversi ma interagenti nell’esistenza e nell’interesse dell’organismo stesso. Quanto più la società umana diviene complessa e deve affidarsi alla tecnologia e alla burocrazia per funzionare, tanto più i suoi componenti finiscono col diventare simili alle cellule di un organismo che si modificano e specializzano per svolgere compiti essenziali e per mantenere in funzione l’organismo stesso. Poiché sia la tecnologia che la burocrazia richiedono automatismi di ideazione ed esecuzione ormai non più dettati e guidati solo dalla mente umana ma dalla tecnologia stessa che ne suggerisce tutti gli sviluppi possibili e gli utilizzi ulteriori. Questo fenomeno di spersonalizzazione degli individui e delle loro capacità speculative ed inventive fuori da ogni schema, conduce a dei percorsi obbligati di specializzazione in ogni campo, dai più umili a quelli più importanti, ma questo non fa differenza poiché nell’organismo “mondo umano” (città) che replica in tutto e per tutto, l’organismo stesso, – solo in misura molto più grande e impiegando materiali più resistenti, – ha come risultato un progresso tecnologico velocissimo, ma al tempo stesso un regresso delle peculiarità creative e intuitive proprie della specie ed ha già avviato un processo ormai inarrestabile di decadenza di queste peculiarità e quindi anche dell’etica superiore, così come non vi è un’etica creativa in un alveare o un formicaio ma solo l’etica di ciò che è opportuno per affermare l’esistenza dell’unità formicaio o alveare nel mondo vivente. Ennio Romano Forina
Pensando l’Amore/8
Come il fiore dischiude i suoi petali
nella luce del sole,
così l’anima dischiude le sue ali
nell’energia dell’Amore,
poiché sia il fiore che l’anima
si nutrono e splendono soltanto
della stessa ineffabile energia
che pervade il Cosmo
ed alla quale ognuno se vuole,
può attingere.
Ennio Romano Forina
Il paradosso di Amore e Morte nella morale umana.
Nel costume dei popoli civilmente progrediti, la nudità dei corpi umani in luoghi non appropriati si chiama oscenità, ma non si pensa mai all’oscenità della morte violenta che viene invece celebrata in innumerevoli modi e rappresentata liberamente come “entertainment” anche ai piccoli di questa evoluta società umana. In altre parole, si considera moralmente accettabile mostrare loro come si distrugge la vita, mentre gli si nasconde come la si genera. E se questa rappresentazione di morte diventa persino materiale didattico, allora vuol dire che gli stessi adulti sono come quei bambini prepotenti che si divertono a smembrare le preziose “bambole” della vita che disprezzano perché non sanno come interagire con loro e solo perché hanno il potere di farlo in questo mondo che ritengono proprio. Quindi il messaggio che viene così trasmesso alle nuove generazioni è che: “Il mondo è il vostro giocattolo” – Senza avvisarli del fatto che i giocattoli non sono per sempre”. Ennio Romano Forina
L’Impero Tecnologico
Se l’anima, la ragione e l’etica del genere umano avessero conseguito risultati evolutivi comparabili a quelli del progresso scientifico e tecnologico, questo pianeta sarebbe un posto idilliaco nel Cosmo e tutto il mondo vivente potrebbe finalmente essere libero dalla prepotenza e dall’oppressione brutale che questa specie esercita da sempre anche contro sé stessa, usando forme di crudeltà inesistenti in Natura e continuando ad inventare molte fasulle mitologie e ragioni fittizie per giustificare la sua
incontenibile ambizione di prevalere su tutto e di impossessarsi di tutto.
Al contrario, le ultime generazioni dimostrano nei fatti, di cercare sopratutto i risultati pratici e proficui nella conoscenza e di essere ancora ferme a livelli primordiali nei valori etici e intellettivi profondi in modo che, mentre l’intelligenza sempre più asservita alla tecnologia, progredisce velocemente nel suo delirio di onnipotenza rendendosi spesso strumento e complice delle peggiori devastazioni e del perverso sfruttamento di tutte le forme viventi, una nuova, stratificata, pervicace ignoranza continua ad affermarsi ovunque, non diversa da quelle che hanno contraddistinto i tempi più oscuri impedendo una vera evoluzione dell’etica e destinandola a subire un processo inverso altrettanto rapido di dissoluzione e assoggettamento allo strapotere della tecnologia e di tutti i suoi controllori non controllati e non controllabili, nel bene e nel male.
Ennio Romano Forina
Vere e False Follie…
Nella normalità delle culture umane
si generano molte follie perverse e distruttive
considerate sane tradizioni senza chiedersi mai
se siano davvero necessarie, utili o giuste.
Mentre saper guardare oltre le culture,
oltre le loro molte mistificazioni
e volendo sempre conoscere
la ragione profonda di ogni convinzione,
viene da sempre disprezzato, avversato
e ritenuto una follia.
Ennio Romano Forina
Versi di Luna Pieni
Povera luna, nessuno leva più lo sguardo all’artefice
di scenari suggestivi e perfetti
tu che ispiravi tutti gli amori e suggerivi
a poeti ed amanti i versi più belli
confortavi il viandante notturno
alleviavi le angosce più oscure
eri la dea che a tutti sorridevi
pervadendo di magia il mondo assopito.
Tu, ospite splendente, anfitrione eccelsa
della tua degna dimora celeste,
principessa e vestale delle notti più limpide
con la tua arcana, festosa presenza
volteggiando pigra nel cielo notturno
fugavi tutte le angosce e i timori
avvolgendo di soffice luce i sonni più inquieti.
Ci insegnavi che esiste l’irraggiungibile,
che non si può e non si deve impossessarsi di tutto
che nessuna piramide ambiziosa
nessuna torre svettante in cielo
poteva minimamente sfiorarti
e quindi restavi, venerata, sacra e intatta
umiliando le umane brame e le tiranne pretese.
Ora ti scrutano ancora per sapere solo
se vi siano gioielli in te da depredare
e se si possa immettere in te la stessa vita
che viene soffocata nella tua sorella Terra
se si possa far di te e altri sterili mondi
dei gioielli azzurri mentre questo pianeta
rapinato e offeso sempre più a te fanno somigliare
ma senza il tuo grigiore allegro e senza incanto.
E se fossi fatta di platino e d’oro
anziché di inutile sabbia e roccia
saresti in breve tempo invasa e divorata
da miriadi di potenti e brutali macchine
popolate da voraci microbi umani
pronti a succhiare le tue vene profonde
scavando solchi, buche e sanguinanti ferite
per divorar ricchezze e niente altro
come per lo splendente verde azzurro globo
che sempre più si riveste dello spento grigiore
di città immani, gangli letali di una rete
di cemento e asfalto che si propaga ovunque
come le metastasi di un incontenibile cancro.
Ti guardano ora nella tua intimità svelata
come si osservano gli animali oppressi
nelle prigioni della follia e della vergogna
degli zoo, dei circhi e degli allevamenti
e sei già anche tu ormai rinchiusa
in una gabbia di ottusa e falsa conoscenza
senza più meraviglia né domande
solo una bizzarra e negletta decorazione
appesa in cielo per il nostro diletto
ma non sei tu Luna senza più il fascino e l’incanto
siamo noi che abbiamo perso il desiderio
di sognare sensazioni più ineffabili e vere
e ci inebriamo delle nostre false e violente luci
che non illuminano l’anima e la mente
come le luci e i suoni del Cosmo e della Vita.
Ennio Romano Forina – Dal vol. di poesie: “Versi di Luna Pieni” dell’autore
Pensando l’Amore/6
L’Amore vero
è come un difficile esame
che non si può sostenere né superare
andando impreparati.
Ennio Romano Forina
Segue approfondimento della tesi
Pensando l’Amore /5
Il vero Amore è come un fiume,
che con le sue acque irrora e vivifica
le terre che attraversa,
ma non risale mai il suo corso indietro
per ricevere un compenso al suo benefico passaggio,
al contrario, dalla sorgente di un cuore,
incessantemente continua
a fluire rilasciando nell’anima prescelta
tutta la sua energia vitale.
Ennio Romano Forina
Pensando l’Amore /4
Solo il desiderio forte, sincero,
e senza fine di conoscersi,
che genera il contatto profondo di anime,
fa la differenza
tra il vero Amore e l’illusione.
Ennio Romano Forina
Pensando l’Amore /3
L’Amore vero
è un territorio immenso da esplorare,
un mare sconosciuto da attraversare,
è un perdersi per ritrovare,
ed è un abisso, che ci insegna a volare.
Ennio Romano Forina
Pensando l’Amore /2
Amore è il sostantivo
più usato in infinite forme
ma più abusato
nella sua unica sostanza.
Ennio Romano Forina
Pensando all’Amore/1
L’Amore vero è l’unico, meraviglioso,
dramma dell’anima e della vita.
Tutto il resto è allegra, noiosa o tragica commedia.
Ennio Romano Forina
Sogno di un Natale Diverso
Abbiamo pianto per gli incendi che hanno devastato grandi aree di ecosistemi, vale a dire vita vegetale e animale, abbiamo pianto per le tempeste e le trombe d’aria che hanno abbattuto alberi e causato devastazione, piangiamo o fingiamo di piangere per le foreste tropicali che vengono metodicamente distrutte e piangiamo per i cambiamenti climatici che sono sicuramente favoriti dall’ ingombrante presenza della specie umana su questo pianeta, ma non piangiamo mai per il continuo martirio e massacro di alberi sacrificati alla celebrazione di tradizioni che andrebbero meglio decifrate e vissute per la loro sostanza più che per la forma. La mancanza di sensibilità impedisce la percezione corretta della realtà e induce a commettere errori ed infamie di cui non vogliamo renderci conto da sempre…ma una volta acquisita la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni perché non agiamo in modo conforme, evitando scelte consapevoli del dolore e del danno che con esse causiamo ad altri esseri viventi? E di queste scelte, siamo “tutti” in un modo o nell’altro, stati o continuiamo ad essere, consapevolmente colpevoli. Fosse anche solo per convenienza poiché abbiamo bisogno degli alberi letteralmente come dell’aria che respiriamo, invece abbattiamo giganti generosi di vita per trascinarli agonizzanti nella gogna delle piazze delle città tra la folla festante volutamente indifferente alla loro triste sorte e ingiusta fine. Quale senso di gioia può trasmettere una vita che si spegne lentamente tra gli edifici e il traffico o nei saloni delle nostre case? È solo il modo distorto e confuso in cui ci ostiniamo a respingere le evidenze che ci porta non solo a perpetuare ma a esaltare i nostri comportamenti più superficiali e deleteri se non perversi. Le piazze cittadine esprimerebbero più felicità con dei semplici addobbi di luci, utilizzando le nostre capacità di simulare artificialmente i simboli di vita, con dei semplici surrogati senza sacrifici crudeli e inutili…che sia rosso e si chiami sangue, o verde e si chiami linfa, il fluido che scorre vuol dire morte…gli aghi degli abeti morenti che cadono sono i rantoli della lunga agonia che sono condannati a subire nelle case umane.
Come ho detto altrove, la vita si difende e si rispetta partendo dalle sue forme più minute e apparentemente insignificanti. Se si vuole salvare la foresta si deve rispettare il singolo albero e la singola pianta poiché la vita vegetale sa meglio di noi distribuirsi e interagire con il resto dell’ambiente e non ha certo bisogno del nostro spesso improvvido e incompetente intervento, che di solito arreca più danni e condizioni di pericolo futuro che vantaggi, come fanno molte potature spesso sbagliate.
Gli alberi che dovrebbero celebrare tradizioni di altre latitudini ci offrono solo lo spettacolo della loro agonia nelle case e nelle piazze e cosa c’è di più paradossale e folle che celebrare la gioia e il calore della vita uccidendo la vita stessa?
Ed è per questo che il cambiamento climatico è ormai inarrestabile, al pari della nostra inamovibile volontà di non cambiare la nostra mente.
Ennio Romano Forina Dicembre 2018
Giornata Contro l’Oppressione e la Violenza Sulle Donne…
Gli uomini, cioè gli individui di sesso maschile, sono da sempre in conflitto tra loro, individualmente e collettivamente, aggregandosi in gruppi, branchi, tribù, popoli, nazioni, generando innumerevoli conflitti di potere e di rapina e alternativamente sono stati tanto massacratori quanto vittime nel corso di innumerevoli guerre, di lotte interne e rivoluzioni di vario genere per la supremazia, il dominio e lo sfruttamento di ricchezze o di risorse naturali…ma su una cosa sono sempre stati d’accordo …nel sottomettere il genere femminile, in qualsiasi epoca e luogo, facendo subire alle donne la sorte di vittime perenni ed esercitando gradi e livelli diversi di oppressione brutale o mascherata da ragioni fittizie di falsa protezione.
Tutti i popoli hanno fatto subire alle donne una condizione subalterna, che va dall’esclusione parziale o totale dei fondamentali diritti sociali, al vero e proprio schiavismo; tutt’ora in essere nella gran parte della realtà umana. Questa concezione del mondo al “maschile”, variegata secondo i luoghi e le culture, ma sostanzialmente omogenea, deve essere cambiata nelle menti deboli e ottuse dei maschi ma anche delle stesse donne, iniziando dalle culle, insegnando ai figli maschi il concetto di eguaglianza e il principio di libertà, che esclude tassativamente il POSSESSO di un’altra persona e sopratutto a far comprendere e rispettare il significato dell’avverbio di negazione “NO”…Sono le madri e i padri e le stesse istituzioni, a dover provvedere che questi concetti siano ben assimilati come princìpi fondamentali stabilendo chiaramente i confini della libertà individuale di ciascuno e il rispetto dell’indipendenza fisica e mentale di chiunque altro. Spesso, le madri di figli maschi che hanno commesso violenze e delitti nei confronti delle loro fidanzate, compagne e mogli, si esprimono come per scagionarsi, con la classica frase : “Io a mio figlio ho dato tutto …non gli ho mai rifiutato niente!” È proprio quello il problema: ai figli maschi si deve dare amore e protezione, ma anche direzione e correzione quando serve, e non si deve indulgere su ogni loro richiesta solo perché sono piccoli e amabili altrimenti sarà più facile che possano diventare adulti pensando che il possibile “No” di diritto di una donna, con la quale hanno avuto una esperienza di vita temporanea, sia un’offesa insostenibile e in molti casi mortale. Se date a loro “TUTTO” in realtà darete a loro il “NULLA” il vuoto esistenziale …li abituerete solo a ricevere e non a dare, e come conseguenza, quando verranno privati di un altro “tutto” ricevuto dall’esterno e che riempiva artificialmente le loro esistenze vuote, si renderanno drammaticamente conto del loro vuoto, del loro “niente” e nella disperazione di quella evidenza non sapranno far altro che distruggere quello che non hanno saputo apprezzare o comprendere, così come forse da piccoli hanno distrutto – senza un vero rimprovero – il giocattolo che gli era stato donato, ma che non hanno saputo far funzionare.
Ennio Romano Forina …2018 Per la difesa e i diritti fondamentali delle Donne in tutto il mondo.
Insignificanti, Inconsapevoli Delitti
Una giorno, uno dei molti gatti che hanno vissuto nel “mio”, giardino si è presentata con uno di quei lunghi e sottili nastrini di plastica – che i produttori di buste insistono a inserire nelle buste stesse pensando ingenuamente di fornire un valore aggiunto al prodotto – che le usciva a metà della lunghezza dalla bocca, l’altra metà era infilata nell’esofago e nello stomaco…avrebbe finito per soffocarla perché essendo plastica scivolosa, un materiale non previsto dal meccanismo di espulsione della sua bocca, non se ne sarebbe mai potuta liberare da sola… uno dei tanti danni collaterali causati dall’impatto umano sul mondo vivente…Ma ciò che ancora di più sconcerta, è che le industrie non riescono a comprendere che questi nastrini non solo aggiungono inutile plastica alla plastica, ma sono del tutto inservibili perché scivolano mentre è molto più pratico ed efficace annodare la busta stessa… In un’altra occasione, ho salvato una mamma riccio che si era infilata completamente in una busta vuota gettata via aperta di surgelati che si era trasformata in una trappola letale…e in cui stava soffocando poiché le sue zampine erano immobilizzate all’interno e non aveva nessun modo di strapparla né di spingersi fuori … Un’altra volta tentai di liberare un piccione, che si era avvolto e drappeggiato in una di quelle retine sempre di plastica per contenere la frutta, purtroppo riuscì lo stesso a svolazzare via e in quel caso non mi fu possibile liberarlo. Per via dei prodotti che usiamo, di come li confezioniamo e dei modi casuali e incoscienti in cui li disponiamo, questi“incidenti” si ripetono miliardi di volte ogni giorno nel mondo…senza contare gli inquinamenti derivati dai veicoli e dalle sigarette sparse al suolo o lanciate accese dai finestrini, che spesso causano incendi minori o maggiori, ma sempre devastanti per la vita. Ma questi sono solo alcuni piccoli esempi di cose apparentemente innocue che produciamo o facciamo senza pensare alle conseguenze per il mondo vivente. Sembrano esempi irrisori, di nessuna importanza e invece per il loro numero e diffusione sono micidiali e ci rendono tutti responsabili e tutti colpevoli che ci piaccia o no ammetterlo. Ma se Atene piange, Sparta molto presto non riderà più, perché ciò che strangola, soffoca, brucia e avvelena il mondo vivente alla fine avvelena, strangola, soffoca, brucia anche noi, anche perché spesso i grandi disastri avvengono per la somma di tante piccole, “insignificanti ragioni”.. Chiamiamolo Karma se ci fa piacere. Ennio Romano Forina
Le Ali dell’Anima
LE ALI DELL’ANIMA
Spesso il mio sonno è un vasto cielo
in cui mi trovo a veleggiare
come un gabbiano dalle ali ferite
per i molti orizzonti aspri e lontani esplorati.
Ali plasmate dai venti che hanno attraversato molte tempeste
e che ancora sanno condurre nei sentieri del cielo.
Eppure si leva in volo lo stesso, levita, volteggia,
sfidando e sfruttando agilmente le correnti,
si staglia, fiero fra molti altri alati che con ali intatte,
ancora di tempeste ignare, indolenti e pigri
volano solo in cerchio irridendo ai negletti orizzonti.
Lui sa, che continuando a dispiegar le ali,
nuove forti penne nasceranno per seguir mete lontane
e per affrontare altre tempeste e i suoi occhi
a riempirsi dei colori di tutti i cieli e dei tanti avversi mari.
Così ora le ali ferite del mio cuore battono in uno spazio diverso
dove solo all’anima spinta da sincero amore è permesso navigare
poiché l’amore non è che un altro cielo immenso
che realizza i sogni di chi sa e vuol volare in esso,
ma non per ali lasciate troppo a lungo ripiegate
da non esser più capaci di condurre l’anima e il cuore
nel mirabile e infinito cielo dell’Amore.
Sei tu ora l’orizzonte verso cui voglio volare,
sei l’oceano da attraversare dove è sospesa l’isola sognante
e tu sei il lontano nido che voglio ritrovare.
Ennio Romano Forina 2018
Violenze Culturali / Part 2
“Qui fictis causis innocentes opprimunt”
Da molte parti, dalle agorà dell’Intelligenza, dai media e dalla base popolare, la controversia sulle violenze e le discriminazioni che ancora oggi all’inizio di questo terzo millennio le donne continuano a subire in diversi , gradi e livelli viene trattata in modo superficiale e frammentario come se si trattasse di fatti episodici e localmente limitati, mentre in realtà siamo ancora di fronte a un fenomeno sostanziale e istituzionalizzato della condizione femminile che resta subalterna a quella maschile, dai gradi e livelli più infimi a quelli più subdoli e mistificati dei paesi più progrediti culturalmente. Per quello che nei millenni gli uomini collettivamente hanno fatto contro le donne, essi non solo dovrebbero comparire di fronte a un tribunale cosmico per rispondere di un incalcolabile numero di delitti compiuti sotto l’egida di falsità religiose culturali e politiche ideate appositamente per giustificare l’ingiustificabile convinzione che le donne non possono o non debbono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità del genere maschile. Come si fa ad ignorare una simile realtà e confonderla estrapolando casi specifici e isolati dalla cronaca più o meno recente o riportati in aneddoti vari? Cosa cambia se una tale donna dimostra di essere altrettanto violenta o crudele o sadica di un maschio? Non si tratta di separare le persone e i generi come fossero pedine di scacchi…da una parte le nere e dall’altra le bianche o mischiarli fra loro nemmeno, per dimostrare cosa? Il punto non è di giudicare il carattere dei generi giustificando così le azioni e le reazioni violente. È un modo infantile di considerare i fatti. Il genere maschile ha nei millenni esercitato la sua prepotenza “collettiva” e i suoi soprusi sul genere femminile in modi esecrabili, letteralmente rapinando e devastando la vita di intere generazioni di donne. E non lo ha fatto per tenere a bada o punire una ipotetica cattiveria delle donne, lo ha fatto per poterle sfruttare al massimo, per rapinarle delle loro vite e della loro identità, lo ha fatto per pura prepotenza perversa, aggravata da futili motivi e costruendo falsità ideologiche e costumi morali ignobilmente contorti, ancora oggi attuali in tutte le società cosiddette “civili”, a livelli più o meno alti ma ancora persistenti come in una infezione mentale collettiva mai risolta. Allora a che serve dire “Ma anche le donne possono essere altrettanto violente o cattive quanto gli uomini”…Questo dovrebbe giustificare il fatto che una parte di umanità opprime e uccide l’altra perché gli somiglia? Si deve avere la capacità di osservare la storia, come se si fosse in un processo, considerando gli elementi di accusa, e accettando il verdetto di colpevolezza…e non ci sono attenuanti di sorta; il genere maschile è colpevole da sempre nei confronti delle donne e continua pervicacemente ad esserlo ovunque, eccetto qualche vago segnale di giusta evoluzione in alcuni paesi più evoluti. Inoltre, il trasferimento di responsabilità degli atti di violenza sessuale sulle donne, per il loro modo di vestire o di essere poco vestite o per avere atteggiamenti che possono suscitare il desiderio sessuale dei maschi non solo rappresenta un ragionamento abbietto nella sostanza ma è anche la prova di una incolmabile ignoranza e una ulteriore prova della distorta e vigente tirannia maschile. La biologia è il nome che noi diamo a dei processi naturali che hanno le loro leggi e le loro regole e che sono immensamente superiori alle nostre perché se così non fosse non esisteremmo nemmeno. Le donne hanno tutto il diritto di mostrare la propria natura, le caratteristiche femminili che le distinguono…hanno tutto il diritto di evidenziarle nei limiti sociali accettabili non perché sia “immorale” che una donna o un uomo girino nudi per le strade, ma perché non sarebbe opportuno in un contesto civile cioè cittadino, alterato e distante dalla natura come è quello umano. Nessuna donna deve essere biasimata per manifestare la sua femminilità che altro non è che la sua capacità di procreare …e nessun uomo può giustificare la sua prepotenza e brutalità con la scusa della provocazione sessuale. Ma l’ironia di questa concisa analisi è che paradossalmente l’uomo è più prepotente, oppressivo e brutale non perché è più forte della donna, ma perché è più debole e instabile della donna…La donna è una direzione per i maschi, è la certezza che essi non hanno poiché il genere femminile si riferisce direttamente all’essenza della natura, la femmina conosce se stessa e sa perché esiste, mentre l’uomo senza lei è solo un animale smarrito, così nei millenni si è coalizzato con gli altri uomini per imporre un sistema in cui le donne fossero i loro riferimenti fissi, così da colmare i loro vuoti e le loro angosce, ma forzatamente non per mezzo dell’amore, in pratica per avere delle schiave esistenziali e di fatto.
Deformità Linguistiche
La lingua in uso riflette il pensiero comune, o meglio lo stato dell’arte del pensiero comune, e da questo dato di fatto si evince che né il pensiero comune né la lingua siano realmente progrediti se continuiamo a definire l’intero genere umano con il sostantivo “Uomo”, quando è scientificamente provato, se non per semplice deduzione, che sia la “Femmina” ad avere il diritto assoluto di rappresentare la specie, sia per la funzione che per la sua posizione primaria, originale come soggetto da cui l’uomo, cioè il maschio, successivamente prende forma come mutazione e assume funzioni complementari e subordinate a quelle femminili. Ma è evidente che secoli di acquisizioni di evidenze scientifiche non sono bastati a cambiare la mentalità ottusa e gretta dei popoli e delle loro elite di controllo anche intellettuali e scientifiche. Così mentre il termine “Uomo” inteso come specie e come singolo individuo di sesso maschile, resta glorificato e tirannico al suo posto di rappresentante dell’intera specie, per la femmina che è ingiustamente e stupidamente rapinata della sua condizione primaria, non si trova nemmeno nella lingua, il giusto riconoscimento della sua vera natura, come principale protagonista. Infatti non c’è una parola che possa equivalere al sostantivo “Uomo” atta a definire il soggetto femminile come rappresentante della specie, poiché “femmina” è un termine specifico, usato per indicare il genere nella sua funzione, mentre il sostantivo “donna” è una categoria culturale che non potrebbe mai essere usata per definire una specie intera. Anche l’aggettivo “umano” non è giusto poiché deriva sempre da “Uomo”. Quindi, o il termine “femmina” dovrebbe essere elevato oltre la mera funzione di generatrice e assurgere al significato più ampio e fondamentale che le spetta di diritto: di rappresentare cioè tutta la specie, oppure si dovrebbe trovare un termine nuovo,, appropriato che segnerebbe anche l’evoluzione del pensiero oltreché della lingua in questo ancora decadente inizio di terzo millennio. So che è difficile cambiare consuetudini mentali e preconcetti vecchi di migliaia di anni, ma spero che la mia provocazione possa servire per invitare le menti illuminate di questo secolo a rendere giustizia finalmente alla generatrice della specie e perché no? A dare alla lingua stessa una evoluta corrispondenza dei termini alle evidenze della realtà. Non è questione da poco, credetemi, il potere delle parole e dei concetti distorti sul pensiero debole collettivo è immenso. Ennio Forina
A cosa servono i Rami, le Foglie e i Frutti degli Alberi?…

Se, in ogni primavera incipiente, ci fermassimo ad osservare attentamente il miracolo del risveglio della vita nel calore e nell’energia dei raggi solari, saremmo forse pervasi dal desiderio di capire le ragioni e i significati dei meravigliosi eventi naturali che spesso non trovano risposte nella maggior parte dei libri scolastici e nei trattati scientifici classici, laddove i fenomeni della vita vengono esaminati più attraverso i meccanismi e gli effetti che producono, e meno, molto meno, per le ragioni che li determinano. Dunque, nell’intento di sfatare alcuni miti sostenuti dai consumatori di proteine animali ho deciso di pubblicare una delle mie teorie contenute nel saggio che riguarda un modo diverso di considerare l’evoluzione della vita e, in modo particolare, la particolare evoluzione umana.
È noto che i colori hanno nel mondo vivente e sopratutto vegetale, una funzione di richiamo e a volte di avvertimento. Di certo i fiori non sintetizzano colori specifici nelle loro cellule per ragioni puramente estetiche, o per ornare i giardini umani direi che la bellezza dei fiori è la conseguenza della bellezza della loro funzione promotrice, vale a dire: pubblicità. Infatti né la pubblicità né tantomeno il commercio, li abbiamo inventato noi. Nel mondo vivente esistono da miliardi di anni. Noi le chiamiamo simbiosi, in sintesi, un infinito numero di realtà simbiotiche e ancora in gran parte sconosciute.
Dunque, è noto che i colori hanno la funzione di attrarre gli insetti e, insieme agli odori che essi possono anche percepire, costituiscono un’offerta di prodotti che richiamano i “consumatori” che da quei prodotti ricevono nutrimento e di contro ripagano le piante in servizi indispensabili come il trasporto dei semi (cioè degli embrioni delle piante).
Ma non mi soffermo sui dettagli delle interazioni simbiotiche tra insetti e piante, è un altra storia, piuttosto vado subito alla prossima considerazione: se i fiori, per i loro colori sono in grado di attrarre determinati insetti, come mai anche noi umani siamo in grado di percepire i sette colori primari e le loro sfumature pur non essendo insetti e non strutturati in origine per fornire alcun aiuto alla propagazione dei pollini?
Sappiamo che gli animali che non interagiscono simbioticamente con le piante non hanno le cellule specifiche in grado di percepire i colori, i carnivori ad esempio, cani e gatti vedono con sfumature di grigi e blande tonalità di giallo e azzurro ma non a colori.
Io penso che la ragione non sia casualmente evolutiva per adattamento ambientale ma determinata come sempre dalla funzione relativa della morfologia animale, in questo caso degli animali predatori. Sappiamo che cani e gatti hanno un olfatto molto superiore al nostro, sopratutto i cani, poiché i predatori più grandi devono percepire la presenza di prede anche nascoste o lontane, quindi olfatto e udito sono estremamente potenziati, anche la vista lo è per acutezza ma non per i colori. La mia deduzione perciò riguarda il fatto che cani e gatti semplicemente non hanno bisogno esistenziale di “vedere” i colori, perché le loro prede si mimetizzano negli ambienti in cui vivono, boschi e foreste, con colori tenui tra il grigio e il marrone mentre per la loro sussistenza è stato molto più utile sviluppare al meglio gli altri sensi necessari per trovare le loro prede.
Ma l’animale umano? Siamo forzatamente diventati carnivori per imitazione, in tempi relativamente recenti, imitando i predatori -poiché siamo noi i veri pappagalli nel mondo vivente- ma anche per via delle glaciazioni e per esserci trovati in condizioni estreme in climi freddissimi e in ambienti privi di vegetazione, e abbiamo imparato a diventare nomadi e a costituirci in branchi governati da gerarchie come i lupi, anche se in seguito ci abbiamo preso gusto nel divorare carne che per mezzo del fuoco e del sale assume delle caratteristiche droganti tali da modificare le papille gustative umane e di acquisire infine una vera e propria dipendenza dal consumo di carne bruciata al fuoco, quindi, non per un vero adattamento non ancora realizzato, ma per uno faticoso processo di adattamento per riuscire a metabolizzare la carne che non è il nostro cibo originale, come risulta evidente dalla morfologia dell’animale umano, che non ha nessuna caratteristica dell’animale predatore, noi non corriamo velocemente, non saltiamo, non voliamo e non nuotiamo abbastanza bene per catturare prede più grandi di una lucertola o di qualche coleottero, siamo diventati predatori mediante la dotazione di protesi micidiali che hanno rimpiazzato le zanne e gli artigli dei veri predatori che se la specie umana non avesse usato le arti magiche degli strumenti “esterni” al corpo non sarebbe stata in grado di sopravvivere come carnivora, al massimo come insettivora, ma solo in parte.
Io penso dunque che la percezione e la distinzione di tutti i colori dello spettro sia riferita sostanzialmente al nostro rapporto simbiotico con le piante, una ulteriore conferma del fatto che siamo animali FRUGIVORI e non carnivori.
Infatti, la nostra capacità di distinguere i colori deriva appunto dalla necessità di distinguere il nostro vero cibo, che viene offerto dagli alberi per processi simbiotici. Frutti maturi da quelli acerbi, frutti commestibili da quelli tossici.
Quasi tutti i frutti acerbi sono velenosi o indigesti e comunque non danno nutrimento.
Molte piante fabbricano un frutto che contiene nutrimento e protezione sia per gli embrioni in esso contenuti che per l’animale incaricato di trasportarli altrove, dopo aver ricevuto in pagamento per il trasloco, le migliori sostanze altamente nutritive e protettive della polpa e della buccia.
E come potremmo noi umani saper riconoscere il momento ideale per cogliere un frutto e ricavarne il massimo di preziosità nutritive senza peraltro correre il rischio di mal di pancia o di essere avvelenati da frutti immaturi? Dalle sfumature dei colori “alimentari”, gli stessi che vengono usati dalle pubblicità delle industrie alimentari e dei marchi e logo ispirati ai colori dei frutti, i meravigliosi e appetitosi gialli, arancioni, i rossi, i verdi e i viola, sono evidenze di sostanze altamente nutritive contenute nei frutti maturi, che seducono i nostri occhi quanto le nostre papille gustative da tempi ancestrali.
Dunque, dobbiamo al fatto di essere mangiatori di frutti, una serie infinita di vantaggi e possibilità che spaziano dall’arte alla tecnologia alla scienza e alla vita pratica, in innumerevoli esempi di percezione e uso dei colori che, le piante prodigiosamente e generosamente offrono a tutto il mondo vivente.
Anche la nostra supposta creatività è un dono derivato e stimolato da quei colori che abbiamo imparato a distinguere in simbiosi con le piante, poiché abitavano nel loro seno come ospiti graditi ma poi abbiamo dimenticato di essere così tanto in debito con loro e nella nostra suprema ingratitudine invece di rispettarle e onorarle persino le rapiniamo e le distruggiamo per profitto, disprezzo e motivi abbietti che non hanno nulla a che vedere con la sopravvivenza. Esse ci hanno offerto ospitalità e cibo, hanno ampliato immensamente le nostre percezioni ci hanno regalato la loro magia e noi con disprezzo senza alcun rimorso divoriamo i loro corpi mentre loro ci avevano offerto solo i frutti. Credo che il mito del giardino dell’Eden debba essere rivisto in questa chiave; il peccato non consisteva nell’aver mangiato il frutto della conoscenza, quello era il dono, il vero peccato era il fatto di aver voluto divorare l’intero albero.
NOTA AGGIUNTIVA NECESSARIA: Non sono in grado di sapere se nessun altro abbia nell’universo delle teorie scientifiche asserito questa stessa tesi riguardo alla ragione per cui l’animale umano sia in grado di percepire e distinguere i colori, ma la tesi che ho esposto è tratta dalla mia personale ed esclusiva ricerca della ragione delle cose. Non ho tratto ispirazione da nessuna altra fonte o scritto. È una tesi che fa parte del mio trattato sul fenomeno della vita e dell’evoluzione che ho elaborato anni fa ed è in corso di stesura, è ovviamente possibile che anche altri abbiano tratto le stesse conclusioni ma io non sono a conoscenza di nessuna teoria simile, come di altre che ho pubblicato riguardo le piante.
Ennio Romano Forina
Copyright Natura
Se la “Natura” volesse far causa al genere umano per aver copiato spudoratamente tutte le sue scoperte e invenzioni mirabili e da noi considerate come scontate, mentre attribuiamo arbitrariamente grande merito e gloria alle imitazioni che facciamo di quelle invenzioni, – già ideate e realizzate da miliardi di anni dal genio degli organismi – e molto tempo prima che noi emettessimo qualche flebile vagito di intelligenza, saremmo sicuramente condannati a restituire alla Natura stessa tutto ciò che le abbiamo depredato da quando le nostre mani e le nostre pance hanno imperversato su questo pianeta pensando solo di possederlo e non di viverlo.
Ennio Forina
Absit Iniura Verbis
Molte persone prive di facoltà dialettiche usano come metodo di confronto con gli altri ingiurie infantili e satira rudimentale, perché non sanno sostenere un dialogo basato sulla logica delle cose e sul semplice riconoscimento delle evidenze. In un’era di decadenza quale è quella attuale, il ricorso all’insulto al posto del ragionamento è tristemente diffusissimo, ma inaccettabile quando proviene dai pulpiti mediatici che dovrebbero promuovere il dialogo risolutivo e costruttivo non l’irrisione gratuita degli antagonisti.
Gli smaliziati imbonitori del popolo che prediligono invettive e giudizi sommari per denigrare gli avversari, forse riescono in questo modo a dare colore alle loro dichiarazioni fatte di stereotipi privi di sostanza, ma quando si tratta di dare un reale contributo di idee diventano improvvisamente balbuzienti.
Illuminati pensatori e filosofi di 2.500 anni fa elaboravano pensieri che la maggior parte degli individui moderni allevati nelle culle tecnologiche non sanno minimamente decifrare, altrimenti i loro stili di vita cambierebbero radicalmente e le cose che insegnerebbero ai loro figli sarebbero molto diverse. Non serve a niente imparare a scuola il significato i principi di base della società civile se poi questi non vengono applicati nella vita pratica, la virtu è un concetto molto ampio che si può esprimere in diversi livelli esistenziali ma una delle sue modalità più basilari è l’attitudine sincera tesa a migliorare i rapporti tra le diverse esistenze, con il rispetto innanzi tutto delle differenze, perché quando le differenze non possono più essere discusse esse diventano antagonismo fazioso e allora il conflitto è inevitabile.
L’insulto è antitetico al dialogo, per questo è così pericoloso, oltre l’insulto, tutte le situazioni piccole o grandi che siano possono diventare rovinose. E in questa costante diatriba generale, che somiglia molto più a una lite condominiale fatta di contrapposizioni feroci su questioni irrisorie è notevole l’uso e l’abuso di insulti senza senso, di terminologie del tutto inappropriate, di insulse frasi infantili, di epiteti e dileggi che non significano nulla e che nulla hanno a che vedere con le reali ragioni delle contrapposizioni. I media televisivi propongono programmi politici con satira unidirezionale dove si pronunciano feroci battute maliziose aspettando il prevedibile applauso di una claque ammaestrata, paracomici e guitti che indirizzano commenti da quarta elementare, conditi da rappresentazioni grafiche di poco dignitose attività fisiologiche. Opinionisti di rango che offrono alle interviste le loro convinzioni inalterabili e indiscutibili, enunciate come assiomi e postulati che non hanno affatto bisogno di essere dimostrati nella loro concretezza. E poi l’uso indiscriminato di parole e avverbi il cui significato viene distorto e reso irriconoscibile da una incultura di massa conformista e pigra. Prendiamo ad esempio alcuni di questi: perchè una persona abbietta debba essere denominato “bastardo” mi è difficile capire.
Questo tipo di insulto è usato per lo più nella sfera del privato, ma il termine originario, certamente dispregiativo per le deformi culture di tempi passati, è riferito a un figlio illeggittimo; esistono ancora i figli illeggittimi in questo mondo? Oppure come per le razze canine, vorrà dire nato da persone con caratteristiche morfologiche differenti? Davvero la nostra ricca lingua italiana non ha altre risorse per meglio definire un animale così diffuso come il furfante umano? In questi ultimi giorni sembrano essere ritornati in auge come termini dispregiativi i vari “porco” e “maiale”. Perchè, questo mammifero del tutto degno di rispetto, dovrebbe evocare sinteticamente i peggiori vizi umani, e quali vizi poi? Abbiamo attribuito arbitrariamente ad alcune specie animali connotazioni negative che sono invece pertinenti alla specie umana, per quel poco che capiamo di loro e per quello che per noi è conveniente pensare. Per secoli questi animali hanno costituito una riserva di cibo a cui attingere, in un solo momento dell’anno e gli uomini convivevano con essi sfruttando il loro docile carattere senza informarli della vera ragione delle loro cure e della falsa amicizia. Ormai i maiali si massacrano ogni giorno a centinaia di milioni, e poichè è un animale molto prolifico, il surplus di “produzione” viene smaltito come specialità gastronomica, vale a dire i maialini che non conviene allevare fino all’età adulta oggi si possono proporre nei menù dei ristoranti, non certo per placare i morsi della fame di popoli affamati o stremati da un inverno feroce, ma per il gusto delle tante persone alla ricerca costante di orgasmi palatali.
Oggi che siamo così consapevoli e così evoluti, li facciamo vivere quel tanto che basta in luoghi ristretti e fatiscenti, nel fango e nei loro escrementi, senza che possano vedere un barlume di natura ma confinati e torturati, nutriti con alimenti scadenti e farmaci. Che cosa hanno i maiali di tanto spregevole perché la loro immagine evocata costituisca uno dei peggiori insulti attribuibili agli umani? Gli etologi e non solo, sanno che i “maiali” sono altrettanto intelligenti e affettuosi quanto i cani, cosiddetti “fedeli amici dell’uomo” senza essere così nevroticamente legati al proprietario-capo-branco e, a differenza dei cani e similmente ai gatti, non si sono mai resi complici di crimini, quando la naturale aggressività e ingenuità dei cani è da sempre stata abilmente sfruttata dai prepotenti e dai criminali. I cani degli schiavisti, i cani degli aguzzini di sempre, i cani che in moltissimi modi hanno totalmente assimilato le caratteristiche negative dei loro “capi branco umani” e si sono comportati come loro. I maiali si accoppiano troppo di frequente? Detto dagli umani fa abbastanza ridere. Sono sporchi e gli piace rotolarsi nel fango? Lo fanno moltissimi mammiferi compreso l’uomo; è un modo per pulire la pelle e liberarsi dei parassiti. Come diventano gli uomini messi nelle stesse condizioni a sguazzare in un porcile? Basta guardare le scene di qualche “grande fratello” o di “famosi villeggianti di isole lontane” per vedere la rapida discesa nell’abbrutimento di coloro che si prestano a questi giochi mediatici. Non occorre che io faccia un elenco di quanti, fra intellettuali, giornalisti, politici, gente di spettacolo e persone comuni, utilizzino in modo infantile e del tutto inappropriato la nomenclatura animale per definire gli avversari.
Dovrebbero essi stessi, guardandosi allo specchio, accorgersi della loro profonda ignoranza, insensibilità e mancanza di argomenti reali per poter condurre una conversazione intelligente. Già nel nome è evidente il destino maledetto che la specie umana ha assegnato a questo povero animale sacrificato da sempre e torturato per la sua docile indole e per la ricchezza del bottino costituito dal suo corpo. Gli umani dovrebbero pronunciare il nome maiale con rispetto, anzi con gratitudine, ma più che altro con una grande vergogna.
Invito questi tanto celebrati uomini e donne che si compiacciono di impreziosire le loro dichiarazioni con i vari “porco e maiale” e altri ancora, di andare a sostare per una giornata in qualche mattatoio “lager” e guardare queste creature, urlanti, trascinate per le orecchie, recalcitranti nel sangue dei loro simili sgozzati, consapevoli della morte violenta che li aspetta senza una particella di speranza di poterla eludere. Anzi, li invito a compiere l’intero viaggio dagli allevamenti fino alle camere della morte e le fasi successive . Ma poi questo essere spregevole e disgustoso diventa un prodotto, e quando viene trasferito a pezzi sui tavoli delle salumerie improvvisamente acquista una dignità del tutto nuova, diventa come per magia un elemento appetibile e prelibato degno di stare sulle tavole più nobili; non è più un’ingiuria, anzi viene persino trasfigurato in questi templi dell’industria del consumo alimentare: “Signora, assaggi questo bel dolce di montagna”. Volevo – il condizionale è in disuso – due etti di crudo, o no, meglio il S. Ezechiele e nessuno nelle arene popolari come in quelle mediatiche, dove si svolgono i duelli a colpi di opinioni, si sognerebbe di gridare all’ odiato avversario: “Tu sei un prosciutto!”.















