Forever “8”

Le feste si fanno per celebrare le vittorie, per la fine delle guerre, delle invasioni, delle tirannie e delle ingiustizie, ma sappiamo bene che nella realtà attuale non è finito niente per la maggior parte delle donne che continuano a subire molti degli stessi soprusi che subiscono da secoli a vari gradi e livelli. Ed anche nelle situazioni più rosee, l’egemonia maschile continua ad imporre ovunque al genere femminile condizioni esistenziali durissime.
Si dovrebbe invece celebrare un processo, in cui il genere maschile universale è stato ed è tuttora imputato di una violenza collettiva e continuativa sull’anima e sul corpo delle donne, che le priva dei diritti fondamentali e le obbliga a subire violenze motivate da pretestuose e false ragioni, preconcetti ridicoli e dettami fantasiosi di origine ultraterrena.

Al contrario, questo dovrebbe essere il giorno del pianto e del pentimento, del riscatto, della restituzione e della resa e quindi del pagamento dei danni di una guerra che il genere maschile ha di fatto dichiarato alle donne da millenni, mentre questa celebrazione folkloristica si consuma nell’arco di un sol giorno come un fuoco di paglia senza influire sull’ingiusta e oppressiva condizione attuale di miliardi di donne nel mondo. Meglio sarebbe se i governi ed i parlamenti di tutto il mondo fossero pervasi da un nuovo pensiero illuminato e dall’ammissione di un crimine che è ancora in corso d’opera.

Per fare qualcosa che veramente tenda ad ottenere la fine della schiavitù delle donne, e realizzare una vera rivoluzione etica che condanni chi è colpevole e liberi chi è schiavo, si devono cercare i moventi che hanno spinto al delitto generazioni e generazioni di uomini che nella loro gretta ignoranza e abbietto egoismo sono andati contro e hanno fatto soffrire le stesse donne che li hanno generati, nel perpetrare la falsità di una pretesa inferiorità del genere femminile. Quindi la domanda è: quali sono le ragioni e perché questo è potuto succedere?

Le aggregazioni di uomini si sono sempre fatte la guerra tra loro per dominare, depredare e imporre le proprie credenze e i propri costumi, ma su una cosa tutti i popoli maschili del mondo in ogni epoca sono sempre stati d’accordo: sottomettere le donne privandole di tutti i loro diritti e della libertà e di fatto di renderle schiave delle esigenze maschili con scuse artefatte ed ignobili, imposte sfruttando la maggiore forza fisica ma sopratutto con il complotto numerico ai loro danni. Il genere maschile ha da sempre sostenuto queste falsità per sottomettere e sfruttare le donne a suo vantaggio e per garantirsi una sicurezza esistenziale che da soli gli uomini non hanno, ma avendo imparato nel corso dell’evoluzione a collaborare per sopravvivere alle situazioni ambientali, ai pericoli, agli attacchi dei predatori più grandi, hanno sviluppato la capacità di aggregarsi che alle donne interessa meno per via della loro essenziale funzione di generare nuova vita che si svolge in un ambito esistenziale più circoscritto e ha per loro naturalmente una importanza primaria ma che non esclude tutte le altre attitudini di libertà e genio di cui sono state rapinate. 
Moltissimi maschi umani sono come animali smarriti che senza un riferimento femminile vagherebbero senza direzione e senza ragion d’essere e le donne rappresentano il loro riferimento esistenziale, il porto sicuro che calma e fuga le loro angosce, il sedativo dei loro terrori primari e il trastullo egoistico superficiale dei loro sensi, non per dare ma sopratutto per riceverne soddisfazione, altrimenti se così non fosse stato, se fossero stati amanti sensibili e altruisti e non rapinatori, non le avrebbero mai sottomesse. L’evidenza sta nel fatto che per garantirsi una stabilità che da soli non hanno, invece di evolversi dotandosi di una loro propria direzione esistenziale, hanno scelto la via più semplice e brutale: la predazione e il parassitismo attaccandosi e sfruttando la stabilità innata che ogni femmina ha in sé, avendo la certezza esistenziale generatrice ed anche una relazione più intima ed intelligente con l’intelligenza della Vita…ciò che definiamo Natura. 
Persino le menti illuminate di filosofi come quelli greci antichi sono cadute nella mistificazione evidente della realtà ignorando e disprezzando le capacità intellettive delle donne che non solo non sono inferiori agli uomini ma li superano in molte espressioni di intelligenza pratica e speculativa ed anche in intuito e percezione. Tant’è che un altro aspetto vergognoso del crimine millenario maschile è stato quello dell’aver sempre inibito, represso e impedito le loro attitudini intellettuali e artistiche e aver steso un velo di oblio sul pensiero storico femminile, imponendo anche alla scienza un carattere arbitrario e prepotente maschile.

È quindi la paura del maschio la causa primaria di questa immane ingiustizia che risiede nella natura stessa di un animale che anche se non è dotato di zanne ed unghie di fatto, le possiede nel suo cervello e che lo rendono il predatore più feroce e prepotente che sia mai esistito su questo pianeta. Nella combinazione nefasta degli elementi paura, vuoto, forza fisica e capacità aggregante degli uomini insieme alla predisposizione della mente umana a distorcere le evidenze a proprio vantaggio, risiede la fonte di questa persistente vergognosa ingiustizia che le donne ancora subiscono dal pensiero circoscritto della maggior parte dei popoli e che in tutte le epoche e culture ha assunto forme e dimensioni mostruose e nel tempo ha causato e causa sofferenze immense a loro danno. Senza questa consapevolezza le cose non cambieranno di molto e per molto tempo, sempre se la inarrestabile follia predatrice e distruttiva umana consentirà a questa specie ed al mondo di avere ancora un po’ di tempo per cambiarle. Ennio Romano Forina

Riposando su Marte presso l’acqua. Resting on Mars near the water.

Too Good To Be Forgotten…”
Le buone memorie arricchiscono,
le cattive possono rendere più saggi.
Ma abbiamo bisogno di mantenere nelle nostre menti e anime tutte le esperienze, perché quello che è stato buono diventa direzione e quello che è stato cattivo diventa conoscenza e la capacità di discernere fra i due stati. Ennio Romano Forina

Scelte/Choices

Non ci sarà mai nessun altro tempo o luogo
diverso da qui e adesso,
in grado di elevare ciò che in noi è mediocre,
o di degradare ciò che in noi è elevato.
Siamo noi il luogo, il momento e la volontà
che realizza l’uno o l’altro stato.


There won’t be no other time or place
different from here and now,
that can elevate what in ourselves is mediocre
or degrade what in ourselves is elevated.
We are the place, the time and will,
which can realise one or the other state.

Ennio Romano Forina

Gli “Umanotteri”, la tecnologia e la fine dell’Etica Superiore

Non è un errore, ma un’analogia che ho coniato per definire la specie umana nella sua attuale realtà esistenziale, nei comportamenti collettivi e nel funzionamento che si avvicina sempre più a quello degli insetti sociali: gli “Imenotteri, vale a dire Api, Formiche, Termiti… che si comportano non come soggetti individuali ma come parti,cellule di un singolo organismo, essendo costretti a specializzarsi in capacità diverse e rigorose ma dipendenti e complementari fra loro. In pratica, ciò che costituisce gli organismi viventi che sono appunto fatti di unità biologiche (organi) e cellule con compiti diversi ma interagenti nell’esistenza e nell’interesse dell’organismo stesso. Quanto più la società umana diviene complessa e deve affidarsi alla tecnologia e alla burocrazia per funzionare, tanto più i suoi componenti finiscono col diventare simili alle cellule di un organismo che si modificano e specializzano per svolgere compiti essenziali e per mantenere in funzione l’organismo stesso. Poiché sia la tecnologia che la burocrazia richiedono automatismi di ideazione ed esecuzione ormai non più dettati e guidati solo dalla mente umana ma dalla tecnologia stessa che ne suggerisce tutti gli sviluppi possibili e gli utilizzi ulteriori. Questo fenomeno di spersonalizzazione degli individui e delle loro capacità speculative ed inventive fuori da ogni schema, conduce a dei percorsi obbligati di specializzazione in ogni campo, dai più umili a quelli più importanti, ma questo non fa differenza poiché nell’organismo “mondo umano” (città) che replica in tutto e per tutto, l’organismo stesso, – solo in misura molto più grande e impiegando materiali più resistenti, – ha come risultato un progresso tecnologico velocissimo, ma al tempo stesso un regresso delle peculiarità creative e intuitive proprie della specie ed ha già avviato un processo ormai inarrestabile di decadenza di queste peculiarità e quindi anche dell’etica superiore, così come non vi è un’etica creativa in un alveare o un formicaio ma solo l’etica di ciò che è opportuno per affermare l’esistenza dell’unità formicaio o alveare nel mondo vivente. Ennio Romano Forina

Il paradosso di Amore e Morte nella morale umana.

Nel costume dei popoli civilmente progrediti, la nudità dei corpi umani in luoghi non appropriati si chiama oscenità, ma non si pensa mai all’oscenità della morte violenta che viene invece celebrata in innumerevoli modi e rappresentata liberamente come “entertainment” anche ai piccoli di questa evoluta società umana. In altre parole, si considera moralmente accettabile mostrare loro come si distrugge la vita, mentre gli si nasconde come la si genera. E se questa rappresentazione di morte diventa persino materiale didattico, allora vuol dire che gli stessi adulti sono come quei bambini prepotenti che si divertono a smembrare le preziose “bambole” della vita che disprezzano perché non sanno come interagire con loro e solo perché hanno il potere di farlo in questo mondo che ritengono proprio. Quindi il messaggio che viene così trasmesso alle nuove generazioni è che: “Il mondo è il vostro giocattolo” – Senza avvisarli del fatto che i giocattoli non sono per sempre”. Ennio Romano Forina

L’Impero Tecnologico

Se l’anima, la ragione e l’etica del genere umano avessero conseguito risultati evolutivi comparabili a quelli del progresso scientifico e tecnologico, questo pianeta sarebbe un posto idilliaco nel Cosmo e tutto il mondo vivente potrebbe finalmente essere libero dalla prepotenza e dall’oppressione brutale che questa specie esercita da sempre anche contro sé stessa, usando forme di crudeltà inesistenti in Natura e continuando ad inventare molte fasulle mitologie e ragioni fittizie per giustificare la sua
incontenibile ambizione di prevalere su tutto e di impossessarsi di tutto.
Al contrario, le ultime generazioni dimostrano nei fatti, di cercare sopratutto i risultati pratici e proficui nella conoscenza e di essere ancora ferme a livelli primordiali nei valori etici e intellettivi profondi in modo che, mentre l’intelligenza sempre più asservita alla tecnologia, progredisce velocemente nel suo delirio di onnipotenza rendendosi spesso strumento e complice delle peggiori devastazioni e del perverso sfruttamento di tutte le forme viventi, una nuova, stratificata, pervicace ignoranza continua ad affermarsi ovunque, non diversa da quelle che hanno contraddistinto i tempi più oscuri impedendo una vera evoluzione dell’etica e destinandola a subire un processo inverso altrettanto rapido di dissoluzione e assoggettamento allo strapotere della tecnologia e di tutti i suoi controllori non controllati e non controllabili, nel bene e nel male.
Ennio Romano Forina

Vere e False Follie…

Nella normalità delle culture umane
si generano molte follie perverse e distruttive
considerate sane tradizioni senza chiedersi mai
se siano davvero necessarie, utili o giuste.
Mentre saper guardare oltre le culture,
oltre le loro molte mistificazioni
e volendo sempre conoscere
la ragione profonda di ogni convinzione,
viene da sempre disprezzato, avversato
e ritenuto una follia.


Ennio Romano Forina

Sogno di un Natale Diverso

Abbiamo pianto per gli incendi che hanno devastato grandi aree di ecosistemi, vale a dire vita vegetale e animale, abbiamo pianto per le tempeste e le trombe d’aria che hanno abbattuto alberi e causato devastazione, piangiamo o fingiamo di piangere per le foreste tropicali che vengono metodicamente distrutte e piangiamo per i cambiamenti climatici che sono sicuramente favoriti dall’ ingombrante presenza della specie umana su questo pianeta, ma non piangiamo mai per il continuo martirio e massacro di alberi sacrificati alla celebrazione di tradizioni che andrebbero meglio decifrate e vissute per la loro sostanza più che per la forma. La mancanza di sensibilità impedisce la percezione corretta della realtà e induce a commettere errori ed infamie di cui non vogliamo renderci conto da sempre…ma una volta acquisita la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni perché non agiamo in modo conforme, evitando scelte consapevoli del dolore e del danno che con esse causiamo ad altri esseri viventi? E di queste scelte, siamo “tutti” in un modo o nell’altro, stati o continuiamo ad essere, consapevolmente colpevoli. Fosse anche solo per convenienza poiché abbiamo bisogno degli alberi letteralmente come dell’aria che respiriamo, invece abbattiamo giganti generosi di vita per trascinarli agonizzanti nella gogna delle piazze delle città tra la folla festante volutamente indifferente alla loro triste sorte e ingiusta fine. Quale senso di gioia può trasmettere una vita che si spegne lentamente tra gli edifici e il traffico o nei saloni delle nostre case? È solo il modo distorto e confuso in cui ci ostiniamo a respingere le evidenze che ci porta non solo a perpetuare ma a esaltare i nostri comportamenti più superficiali e deleteri se non perversi. Le piazze cittadine esprimerebbero più felicità con dei semplici addobbi di luci, utilizzando le nostre capacità di simulare artificialmente i simboli di vita, con dei semplici surrogati senza sacrifici crudeli e inutili…che sia rosso e si chiami sangue, o verde e si chiami linfa, il fluido che scorre vuol dire morte…gli aghi degli abeti morenti che cadono sono i rantoli della lunga agonia che sono condannati a subire nelle case umane. 
Come ho detto altrove, la vita si difende e si rispetta partendo dalle sue forme più minute e apparentemente insignificanti. Se si vuole salvare la foresta si deve rispettare il singolo albero e la singola pianta poiché la vita vegetale sa meglio di noi distribuirsi e interagire con il resto dell’ambiente e non ha certo bisogno del nostro spesso improvvido e incompetente intervento, che di solito arreca più danni e condizioni di pericolo futuro che vantaggi, come fanno molte potature spesso sbagliate.
Gli alberi che dovrebbero celebrare tradizioni di altre latitudini ci offrono solo lo spettacolo della loro agonia nelle case e nelle piazze e cosa c’è di più paradossale e folle che celebrare la gioia e il calore della vita uccidendo la vita stessa?
Ed è per questo che il cambiamento climatico è ormai inarrestabile, al pari della nostra inamovibile volontà di non cambiare la nostra mente.
Ennio Romano Forina Dicembre 2018

Giornata Contro l’Oppressione e la Violenza Sulle Donne…

Gli uomini, cioè gli individui di sesso maschile, sono da sempre in conflitto tra loro, individualmente e collettivamente, aggregandosi in gruppi, branchi, tribù, popoli, nazioni, generando innumerevoli conflitti di potere e di rapina e alternativamente sono stati tanto massacratori quanto vittime nel corso di innumerevoli guerre, di lotte interne e rivoluzioni di vario genere per la supremazia, il dominio e lo sfruttamento di ricchezze o di risorse naturali…ma su una cosa sono sempre stati d’accordo …nel sottomettere il genere femminile, in qualsiasi epoca e luogo, facendo subire alle donne la sorte di vittime perenni ed esercitando gradi e livelli diversi di oppressione brutale o mascherata da ragioni fittizie di falsa protezione.
Tutti i popoli hanno fatto subire alle donne una condizione subalterna, che va dall’esclusione parziale o totale dei fondamentali diritti sociali, al vero e proprio schiavismo; tutt’ora in essere nella gran parte della realtà umana. Questa concezione del mondo al “maschile”, variegata secondo i luoghi e le culture, ma sostanzialmente omogenea, deve essere cambiata nelle menti deboli e ottuse dei maschi ma anche delle stesse donne, iniziando dalle culle, insegnando ai figli maschi il concetto di eguaglianza e il principio di libertà, che esclude tassativamente il POSSESSO di un’altra persona e sopratutto a far comprendere e rispettare il significato dell’avverbio di negazione “NO”…Sono le madri e i padri e le stesse istituzioni, a dover provvedere che questi concetti siano ben assimilati come princìpi fondamentali stabilendo chiaramente i confini della libertà individuale di ciascuno e il rispetto dell’indipendenza fisica e mentale di chiunque altro. Spesso, le madri di figli maschi che hanno commesso violenze e delitti nei confronti delle loro fidanzate, compagne e mogli, si esprimono come per scagionarsi, con la classica frase : “Io a mio figlio ho dato tutto …non gli ho mai rifiutato niente!” È proprio quello il problema: ai figli maschi si deve dare amore e protezione, ma anche direzione e correzione quando serve, e non si deve indulgere su ogni loro richiesta solo perché sono piccoli e amabili altrimenti sarà più facile che possano diventare adulti pensando che il possibile “No” di diritto di una donna, con la quale hanno avuto una esperienza di vita temporanea, sia un’offesa insostenibile e in molti casi mortale. Se date a loro “TUTTO” in realtà darete a loro il “NULLA” il vuoto esistenziale …li abituerete solo a ricevere e non a dare, e come conseguenza, quando verranno privati di un altro “tutto” ricevuto dall’esterno e che riempiva artificialmente le loro esistenze vuote, si renderanno drammaticamente conto del loro vuoto, del loro “niente” e nella disperazione di quella evidenza non sapranno far altro che distruggere quello che non hanno saputo apprezzare o comprendere, così come forse da piccoli hanno distrutto – senza un vero rimprovero – il giocattolo che gli era stato donato, ma che non hanno saputo far funzionare.
Ennio Romano Forina …2018 Per la difesa e i diritti fondamentali delle Donne in tutto il mondo.

Violenze Culturali / Part 2

Ennio Forina

“Qui fictis causis innocentes opprimunt”

Da molte parti, dalle agorà dell’Intelligenza, dai media e dalla base popolare, la controversia sulle violenze e le discriminazioni che ancora oggi all’inizio di questo terzo millennio le donne continuano a subire in diversi , gradi e livelli viene trattata in modo superficiale e frammentario come se si trattasse di fatti episodici e localmente limitati, mentre in realtà siamo ancora di fronte a un fenomeno sostanziale e istituzionalizzato della condizione femminile che resta subalterna a quella maschile, dai gradi e livelli più infimi a quelli più subdoli e mistificati dei paesi più progrediti culturalmente. Per quello che nei millenni gli uomini collettivamente hanno fatto contro le donne, essi non solo dovrebbero comparire di fronte a un tribunale cosmico per rispondere di un incalcolabile numero di delitti compiuti sotto l’egida di falsità religiose culturali e politiche ideate appositamente per giustificare l’ingiustificabile convinzione che le donne non possono o non debbono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità del genere maschile. Come si fa ad ignorare una simile realtà e confonderla estrapolando casi specifici e isolati dalla cronaca più o meno recente o riportati in aneddoti vari? Cosa cambia se una tale donna dimostra di essere altrettanto violenta o crudele o sadica di un maschio? Non si tratta di separare le persone e i generi come fossero pedine di scacchi…da una parte le nere e dall’altra le bianche o mischiarli fra loro nemmeno, per dimostrare cosa? Il punto non è di giudicare il carattere dei generi giustificando così le azioni e le reazioni violente. È un modo infantile di considerare i fatti. Il genere maschile ha nei millenni esercitato la sua prepotenza “collettiva” e i suoi soprusi sul genere femminile in modi esecrabili, letteralmente rapinando e devastando la vita di intere generazioni di donne. E non lo ha fatto per tenere a bada o punire una ipotetica cattiveria delle donne, lo ha fatto per poterle sfruttare al massimo, per rapinarle delle loro vite e della loro identità, lo ha fatto per pura prepotenza perversa, aggravata da futili motivi e costruendo falsità ideologiche e costumi morali ignobilmente contorti, ancora oggi attuali in tutte le società cosiddette “civili”, a livelli più o meno alti ma ancora persistenti come in una infezione mentale collettiva mai risolta. Allora a che serve dire “Ma anche le donne possono essere altrettanto violente o cattive quanto gli uomini”…Questo dovrebbe giustificare il fatto che una parte di umanità opprime e uccide l’altra perché gli somiglia? Si deve avere la capacità di osservare la storia, come se si fosse in un processo, considerando gli elementi di accusa, e accettando il verdetto di colpevolezza…e non ci sono attenuanti di sorta; il genere maschile è colpevole da sempre nei confronti delle donne e continua pervicacemente ad esserlo ovunque, eccetto qualche vago segnale di giusta evoluzione in alcuni paesi più evoluti. Inoltre, il trasferimento di responsabilità degli atti di violenza sessuale sulle donne, per il loro modo di vestire o di essere poco vestite o per avere atteggiamenti che possono suscitare il desiderio sessuale dei maschi non solo rappresenta un ragionamento abbietto nella sostanza ma è anche la prova di una incolmabile ignoranza e una ulteriore prova della distorta e vigente tirannia maschile. La biologia è il nome che noi diamo a dei processi naturali che hanno le loro leggi e le loro regole e che sono immensamente superiori alle nostre perché se così non fosse non esisteremmo nemmeno. Le donne hanno tutto il diritto di mostrare la propria natura, le caratteristiche femminili che le distinguono…hanno tutto il diritto di evidenziarle nei limiti sociali accettabili non perché sia “immorale” che una donna o un uomo girino nudi per le strade, ma perché non sarebbe opportuno in un contesto civile cioè cittadino, alterato e distante dalla natura come è quello umano. Nessuna donna deve essere biasimata per manifestare la sua femminilità che altro non è che la sua capacità di procreare …e nessun uomo può giustificare la sua prepotenza e brutalità con la scusa della provocazione sessuale. Ma l’ironia di questa concisa analisi è che paradossalmente l’uomo è più prepotente, oppressivo e brutale non perché è più forte della donna, ma perché è più debole e instabile della donna…La donna è una direzione per i maschi, è la certezza che essi non hanno poiché il genere femminile si riferisce direttamente all’essenza della natura, la femmina conosce se stessa e sa perché esiste, mentre l’uomo senza lei è solo un animale smarrito, così nei millenni si è coalizzato con gli altri uomini per imporre un sistema in cui le donne fossero i loro riferimenti fissi, così da colmare i loro vuoti e le loro angosce, ma forzatamente non per mezzo dell’amore, in pratica per avere delle schiave esistenziali e di fatto.

Deformità Linguistiche

La lingua in uso riflette il pensiero comune, o meglio lo stato dell’arte del pensiero comune, e da questo dato di fatto si evince che né il pensiero comune né la lingua siano realmente progrediti se continuiamo a definire l’intero genere umano con il sostantivo “Uomo”, quando è scientificamente provato, se non per semplice deduzione, che sia la “Femmina” ad avere il diritto assoluto di rappresentare la specie, sia per la funzione che per la sua posizione primaria, originale come soggetto da cui l’uomo, cioè il maschio, successivamente prende forma come mutazione e assume funzioni complementari e subordinate a quelle femminili. Ma è evidente che secoli di acquisizioni di evidenze scientifiche non sono bastati a cambiare la mentalità ottusa e gretta dei popoli e delle loro elite di controllo anche intellettuali e scientifiche. Così mentre il termine “Uomo” inteso come specie e come singolo individuo di sesso maschile, resta glorificato e tirannico al suo posto di rappresentante dell’intera specie, per la femmina che è ingiustamente e stupidamente rapinata della sua condizione primaria, non si trova nemmeno nella lingua, il giusto riconoscimento della sua vera natura, come principale protagonista. Infatti non c’è una parola che possa equivalere al sostantivo “Uomo” atta a definire il soggetto femminile come rappresentante della specie, poiché “femmina” è un termine specifico, usato per indicare il genere nella sua funzione, mentre il sostantivo “donna” è una categoria culturale che non potrebbe mai essere usata per definire una specie intera. Anche l’aggettivo “umano” non è giusto poiché deriva sempre da “Uomo”. Quindi, o il termine “femmina” dovrebbe essere elevato oltre la mera funzione di generatrice e assurgere al significato più ampio e fondamentale che le spetta di diritto: di rappresentare cioè tutta la specie, oppure si dovrebbe trovare un termine nuovo,, appropriato che segnerebbe anche l’evoluzione del pensiero oltreché della lingua in questo ancora decadente inizio di terzo millennio. So che è difficile cambiare consuetudini mentali e preconcetti vecchi di migliaia di anni, ma spero che la mia provocazione possa servire per invitare le menti illuminate di questo secolo a rendere giustizia finalmente alla generatrice della specie e perché no? A dare alla lingua stessa una evoluta corrispondenza dei termini alle evidenze della realtà. Non è questione da poco, credetemi, il potere delle parole e dei concetti distorti sul pensiero debole collettivo è immenso.   Ennio Forina

A cosa servono i Rami, le Foglie e i Frutti degli Alberi?…

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PERCHÈ VEDIAMO I COLORI / Note di una diversa evoluzione

Se, in ogni primavera incipiente, ci fermassimo ad osservare attentamente il miracolo del risveglio della vita nel calore e nell’energia dei raggi solari, saremmo forse pervasi dal desiderio di capire le ragioni e i significati dei meravigliosi eventi naturali che spesso non trovano risposte nella maggior parte dei libri scolastici e nei trattati scientifici classici, laddove i fenomeni della vita vengono esaminati più attraverso i meccanismi e gli effetti che producono, e meno, molto meno, per le ragioni che li determinano. Dunque, nell’intento di sfatare alcuni miti sostenuti dai consumatori di proteine animali ho deciso di pubblicare una delle mie teorie contenute nel saggio che riguarda un modo diverso di considerare l’evoluzione della vita e, in modo particolare, la particolare evoluzione umana.
È noto che i colori hanno nel mondo vivente e sopratutto vegetale, una funzione di richiamo e a volte di avvertimento. Di certo i fiori non sintetizzano colori specifici nelle loro cellule per ragioni puramente estetiche, o per ornare i giardini umani direi che la bellezza dei fiori è la conseguenza della bellezza della loro funzione promotrice, vale a dire: pubblicità. Infatti né la pubblicità né tantomeno il commercio, li abbiamo inventato noi. Nel mondo vivente esistono da miliardi di anni. Noi le chiamiamo simbiosi, in sintesi, un infinito numero di realtà simbiotiche e ancora in gran parte sconosciute.
Dunque, è noto che i colori hanno la funzione di attrarre gli insetti e, insieme agli odori che essi possono anche percepire, costituiscono un’offerta di prodotti che richiamano i “consumatori” che da quei prodotti ricevono nutrimento e di contro ripagano le piante in servizi indispensabili come il trasporto dei semi (cioè degli embrioni delle piante).
Ma non mi soffermo sui dettagli delle interazioni simbiotiche tra insetti e piante, è un altra storia, piuttosto vado subito alla prossima considerazione: se i fiori, per i loro colori sono in grado di attrarre determinati insetti, come mai anche noi umani siamo in grado di percepire i sette colori primari e le loro sfumature pur non essendo insetti e non strutturati in origine per fornire alcun aiuto alla propagazione dei pollini?
Sappiamo che gli animali che non interagiscono simbioticamente con le piante non hanno le cellule specifiche in grado di percepire i colori, i carnivori ad esempio,  cani e gatti vedono con sfumature di grigi e blande tonalità di giallo e azzurro ma non a colori.
Io penso che la ragione non sia casualmente evolutiva per adattamento ambientale ma determinata come sempre dalla funzione relativa della morfologia animale, in questo caso degli animali predatori. Sappiamo che cani e gatti hanno un olfatto molto superiore al nostro, sopratutto i cani, poiché i predatori più grandi devono percepire la presenza di prede anche nascoste o lontane, quindi olfatto e udito sono estremamente potenziati, anche la vista lo è per acutezza ma non per i colori. La mia deduzione perciò riguarda il fatto che cani e gatti semplicemente non hanno bisogno esistenziale di “vedere” i colori, perché le loro prede si mimetizzano negli ambienti in cui vivono, boschi e foreste, con colori tenui tra il grigio e il marrone mentre per la loro sussistenza è stato molto più utile sviluppare al meglio gli altri sensi necessari per trovare le loro prede.
Ma l’animale umano? Siamo forzatamente diventati carnivori per imitazione, in tempi relativamente recenti, imitando i predatori -poiché siamo noi i veri pappagalli nel mondo vivente- ma anche per via delle glaciazioni e per esserci trovati in condizioni estreme in climi freddissimi e in ambienti privi di vegetazione, e abbiamo imparato a diventare nomadi e a costituirci in branchi governati da gerarchie come i lupi, anche se in seguito ci abbiamo preso gusto nel divorare carne che per mezzo del fuoco e del sale assume delle caratteristiche droganti tali da modificare le papille gustative umane e di acquisire infine una vera e propria dipendenza dal consumo di carne bruciata al fuoco, quindi, non per un vero adattamento non ancora realizzato, ma per uno faticoso processo di adattamento per riuscire  a metabolizzare la carne che non è il nostro cibo originale, come risulta evidente dalla morfologia dell’animale umano, che non ha nessuna caratteristica dell’animale predatore, noi non corriamo velocemente, non saltiamo, non voliamo e non nuotiamo abbastanza bene per catturare prede più grandi di una lucertola o di qualche coleottero, siamo diventati predatori mediante la dotazione di protesi micidiali che hanno rimpiazzato le zanne e gli artigli dei veri predatori che se la specie umana non avesse usato le arti magiche degli strumenti “esterni” al corpo non sarebbe stata in grado di sopravvivere come carnivora, al massimo come insettivora, ma solo in parte.
Io penso dunque che la percezione e la distinzione di tutti i colori dello spettro sia riferita sostanzialmente al nostro rapporto simbiotico con le piante, una ulteriore conferma del fatto che siamo animali FRUGIVORI e non carnivori.

Infatti, la nostra capacità di distinguere i colori deriva appunto dalla necessità di distinguere il nostro vero cibo, che viene offerto dagli alberi per processi simbiotici. Frutti maturi da quelli acerbi, frutti commestibili da quelli tossici.
Quasi tutti i frutti acerbi sono velenosi o indigesti e comunque non danno nutrimento.
Molte piante fabbricano un frutto che contiene nutrimento e protezione sia per gli embrioni in esso contenuti che per l’animale incaricato di trasportarli altrove, dopo aver ricevuto in pagamento per il trasloco, le migliori sostanze altamente nutritive e protettive della polpa e della buccia.
E come potremmo noi umani saper riconoscere il momento ideale per cogliere un frutto e ricavarne il massimo di preziosità nutritive senza peraltro correre il rischio di mal di pancia o di essere avvelenati da frutti immaturi? Dalle sfumature dei colori “alimentari”, gli stessi che vengono usati dalle pubblicità delle industrie alimentari e dei marchi e logo ispirati ai colori dei frutti, i meravigliosi e appetitosi gialli, arancioni, i rossi, i verdi e i viola, sono evidenze di sostanze altamente nutritive contenute nei frutti maturi, che seducono i nostri occhi quanto le nostre papille gustative da tempi ancestrali.
Dunque, dobbiamo al fatto di essere mangiatori di frutti, una serie infinita di vantaggi e possibilità che spaziano dall’arte alla tecnologia alla scienza e alla vita pratica, in innumerevoli esempi di percezione e uso dei colori che, le piante prodigiosamente e generosamente offrono a tutto il mondo vivente.
Anche la nostra supposta creatività è un dono derivato e stimolato da quei colori che abbiamo imparato a distinguere in simbiosi con le piante, poiché abitavano nel loro seno come ospiti graditi ma poi abbiamo dimenticato di essere così tanto in debito con loro e nella nostra suprema ingratitudine invece di rispettarle e onorarle persino le rapiniamo e le distruggiamo per profitto, disprezzo e motivi abbietti che non hanno nulla a che vedere con la sopravvivenza. Esse ci hanno offerto ospitalità e cibo, hanno ampliato immensamente le nostre percezioni ci hanno regalato la loro magia e noi con disprezzo senza alcun rimorso divoriamo i loro corpi mentre loro ci avevano offerto solo i frutti. Credo che il mito del giardino dell’Eden debba essere rivisto in questa chiave; il peccato non consisteva nell’aver mangiato il frutto della conoscenza, quello era il dono, il vero peccato era il fatto di aver voluto divorare l’intero albero.
NOTA AGGIUNTIVA NECESSARIA: Non sono in grado di sapere se nessun altro abbia nell’universo delle teorie scientifiche asserito questa stessa tesi riguardo alla ragione per cui l’animale umano sia in grado di percepire e distinguere i colori, ma la tesi che ho esposto è tratta dalla mia personale ed esclusiva ricerca della ragione delle cose. Non ho tratto ispirazione da nessuna altra fonte o scritto. È una tesi che fa parte del mio trattato sul fenomeno della vita e dell’evoluzione che ho elaborato anni fa ed è in corso di stesura, è ovviamente possibile che anche altri abbiano tratto le stesse conclusioni ma io non sono a conoscenza di nessuna teoria simile, come di altre che ho pubblicato riguardo le piante.
Ennio Romano Forina

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Da molto tempo sostengo, che le potature delle piante non sono né necessarie né benefiche salvo in casi specifici utili a loro e non a noi, Secondo una teoria che ho elaborato nel corso dei miei studi e delle osservazioni naturali, penso che la ragione vera per cui le piante fruttificano maggiormente. a causa delle potature, non è uno stimolo benefico alla produttività, ma il fatto che la pianta, mutilata dei suoi rami, avverte il pericolo di essere presto divorata e distrutta da animali pericolosi e molto voraci, perciò reagisce con una produzione di frutti più rapida e copiosa solo per avere maggiori possibilità di riprodursi altrove prima di essere uccisa e non per ringraziarci della tortura e delle ferite a cui l’abbiamo sottoposta. Ennio Romano Forina

Copyright Natura

Se la “Natura” volesse far causa al genere umano per aver copiato spudoratamente tutte le sue scoperte e invenzioni mirabili e da noi considerate come scontate, mentre attribuiamo arbitrariamente grande merito e gloria alle imitazioni che facciamo di quelle invenzioni, – già ideate e realizzate da miliardi di anni dal genio degli organismi – e molto tempo prima che noi emettessimo qualche flebile vagito di intelligenza, saremmo sicuramente condannati a restituire alla Natura stessa tutto ciò che le abbiamo depredato da quando le nostre mani e le nostre pance hanno imperversato su questo pianeta pensando solo di possederlo e non di viverlo.

Ennio Forina

Absit Iniura Verbis

Molte persone prive di facoltà dialettiche usano come metodo di confronto con gli altri ingiurie infantili e satira rudimentale, perché non sanno sostenere un dialogo basato sulla logica delle cose e sul semplice riconoscimento delle evidenze. In un’era di decadenza quale è quella attuale, il ricorso all’insulto al posto del ragionamento è tristemente diffusissimo, ma inaccettabile quando proviene dai pulpiti mediatici che dovrebbero promuovere il dialogo risolutivo e costruttivo non l’irrisione gratuita degli antagonisti.

Gli smaliziati imbonitori del popolo che prediligono invettive e giudizi sommari per denigrare gli avversari, forse riescono in questo modo a dare colore alle loro dichiarazioni fatte di stereotipi privi di sostanza, ma quando si tratta di dare un reale contributo di idee diventano improvvisamente balbuzienti.

Illuminati pensatori e filosofi di 2.500 anni fa elaboravano pensieri che la maggior parte degli individui moderni allevati nelle culle tecnologiche non sanno minimamente decifrare, altrimenti i loro stili di vita cambierebbero radicalmente e le cose che insegnerebbero ai loro figli sarebbero molto diverse. Non serve a niente imparare a scuola il significato i principi di base della società civile se poi questi non vengono applicati nella vita pratica, la virtu è un concetto molto ampio che si può esprimere in diversi livelli esistenziali ma una delle sue modalità più basilari è l’attitudine sincera tesa a migliorare i rapporti tra le diverse esistenze, con il rispetto innanzi tutto delle differenze, perché quando le differenze non possono più essere discusse esse diventano antagonismo fazioso e allora il conflitto è inevitabile.

L’insulto è antitetico al dialogo, per questo è così pericoloso, oltre l’insulto, tutte le situazioni piccole o grandi che siano possono diventare rovinose. E in questa costante diatriba generale, che somiglia molto più a una lite condominiale fatta di contrapposizioni feroci su questioni irrisorie è notevole l’uso e l’abuso di insulti senza senso, di terminologie del tutto inappropriate, di insulse frasi infantili, di epiteti e dileggi che non significano nulla e che nulla hanno a che vedere con le reali ragioni delle contrapposizioni. I media televisivi propongono programmi politici con satira unidirezionale dove si pronunciano feroci battute maliziose aspettando il prevedibile applauso di una claque ammaestrata, paracomici e guitti che indirizzano commenti da quarta elementare, conditi da rappresentazioni grafiche di poco dignitose attività fisiologiche. Opinionisti di rango che offrono alle interviste le loro convinzioni inalterabili e indiscutibili, enunciate come assiomi e postulati che non hanno affatto bisogno di essere dimostrati nella loro concretezza. E poi l’uso indiscriminato di parole e avverbi il cui significato viene distorto e reso irriconoscibile da una incultura di massa conformista e pigra. Prendiamo ad esempio alcuni di questi: perchè una persona abbietta debba essere denominato “bastardo” mi è difficile capire.

Questo tipo di insulto è usato per lo più nella sfera del privato, ma il termine originario, certamente dispregiativo per le deformi culture di tempi passati, è riferito a un figlio illeggittimo; esistono ancora i figli illeggittimi in questo mondo? Oppure come per le razze canine, vorrà dire nato da persone con caratteristiche morfologiche differenti? Davvero la nostra ricca lingua italiana non ha altre risorse per meglio definire un animale così diffuso come il furfante umano? In questi ultimi giorni sembrano essere ritornati in auge come termini dispregiativi i vari “porco” e “maiale”. Perchè, questo mammifero del tutto degno di rispetto, dovrebbe evocare sinteticamente i peggiori vizi umani, e quali vizi poi? Abbiamo attribuito arbitrariamente ad alcune specie animali connotazioni negative che sono invece pertinenti alla specie umana, per quel poco che capiamo di loro e per quello che per noi è conveniente pensare. Per secoli questi animali hanno costituito una riserva di cibo a cui attingere, in un solo momento dell’anno e gli uomini convivevano con essi sfruttando il loro docile carattere senza informarli della vera ragione delle loro cure e della falsa amicizia. Ormai i maiali si massacrano ogni giorno a centinaia di milioni, e poichè è un animale molto prolifico, il surplus di “produzione” viene smaltito come specialità gastronomica, vale a dire i maialini che non conviene allevare fino all’età adulta oggi si possono proporre nei menù dei ristoranti, non certo per placare i morsi della fame di popoli affamati o stremati da un inverno feroce, ma per il gusto delle tante persone alla ricerca costante di orgasmi palatali.

Oggi che siamo così consapevoli e così evoluti, li facciamo vivere quel tanto che basta in luoghi ristretti e fatiscenti, nel fango e nei loro escrementi, senza che possano vedere un barlume di natura ma confinati e torturati, nutriti con alimenti scadenti e farmaci. Che cosa hanno i maiali di tanto spregevole perché la loro immagine evocata costituisca uno dei peggiori insulti attribuibili agli umani? Gli etologi e non solo, sanno che i “maiali” sono altrettanto intelligenti e affettuosi quanto i cani, cosiddetti “fedeli amici dell’uomo” senza essere così nevroticamente legati al proprietario-capo-branco e, a differenza dei cani e similmente ai gatti, non si sono mai resi complici di crimini, quando la naturale aggressività e ingenuità dei cani è da sempre stata abilmente sfruttata dai prepotenti e dai criminali. I cani degli schiavisti, i cani degli aguzzini di sempre, i cani che in moltissimi modi hanno totalmente assimilato le caratteristiche negative dei loro “capi branco umani” e si sono comportati come loro. I maiali si accoppiano troppo di frequente? Detto dagli umani fa abbastanza ridere. Sono sporchi e gli piace rotolarsi nel fango? Lo fanno moltissimi mammiferi compreso l’uomo; è un modo per pulire la pelle e liberarsi dei parassiti. Come diventano gli uomini messi nelle stesse condizioni a sguazzare in un porcile? Basta guardare le scene di qualche “grande fratello” o di “famosi villeggianti di isole lontane” per vedere la rapida discesa nell’abbrutimento di coloro che si prestano a questi giochi mediatici. Non occorre che io faccia un elenco di quanti, fra intellettuali, giornalisti, politici, gente di spettacolo e persone comuni, utilizzino in modo infantile e del tutto inappropriato la nomenclatura animale per definire gli avversari.

Dovrebbero essi stessi, guardandosi allo specchio, accorgersi della loro profonda ignoranza, insensibilità e mancanza di argomenti reali per poter condurre una conversazione intelligente. Già nel nome è evidente il destino maledetto che la specie umana ha assegnato a questo povero animale sacrificato da sempre e torturato per la sua docile indole e per la ricchezza del bottino costituito dal suo corpo. Gli umani dovrebbero pronunciare il nome maiale con rispetto, anzi con gratitudine, ma più che altro con una grande vergogna.

Invito questi tanto celebrati uomini e donne che si compiacciono di impreziosire le loro dichiarazioni con i vari “porco e maiale” e altri ancora, di andare a sostare per una giornata in qualche mattatoio “lager” e guardare queste creature, urlanti, trascinate per le orecchie, recalcitranti nel sangue dei loro simili sgozzati, consapevoli della morte violenta che li aspetta senza una particella di speranza di poterla eludere. Anzi, li invito a compiere l’intero viaggio dagli allevamenti fino alle camere della morte e le fasi successive . Ma poi questo essere spregevole e disgustoso diventa un prodotto, e quando viene trasferito a pezzi sui tavoli delle salumerie improvvisamente acquista una dignità del tutto nuova, diventa come per magia un elemento appetibile e prelibato degno di stare sulle tavole più nobili; non è più un’ingiuria, anzi viene persino trasfigurato in questi templi dell’industria del consumo alimentare: “Signora, assaggi questo bel dolce di montagna”. Volevo – il condizionale è in disuso – due etti di crudo, o no, meglio il S. Ezechiele e  nessuno nelle arene popolari come in quelle mediatiche, dove si svolgono i duelli a colpi di opinioni, si sognerebbe di gridare all’ odiato avversario: “Tu sei un prosciutto!”.

Il Fascino dell’Imperfezione

Ciò che affascina nel Cosmo
è la sua energia creativa
che genera astri, sistemi solari e galassie,
li distrugge e li riforma continuamente.
Ma per essere dinamico, creativo e vivo,
è necessario che il Cosmo sia perturbato
ed imperfetto, poiché se fosse perfetto
non ci sarebbe bisogno di creare e ricreare nulla.
Quindi la vera perfezione è l’imperfezione,
che tende all’infinito verso stati di armonia relativi
che non possono mai essere perfetti
e non possono mai essere definitivi,
altrimenti ciò che conosciamo
come universo dinamico si cristallizzerebbe
in unico stato perfetto ma senza moto,
senza Vita e senza Tempo.
E dunque l’imperfezione creativa cosmica,
forse risiede nelle sue tre dimensioni certe
in cui si verificano gli eventi
che possiamo misurare con le nostre menti 
ed in cui tutte le energie fluiscono
generando, nel loro divenire il Tempo,
come quarta variabile dimensione.

Dunque se tutto fosse perfetto e immoto
si realizzerebbe il Nirvana universale,
ma francamente sono convinto
che il Cosmo la pensi proprio come me,
e preferisce agitarsi nel caos creativo
piuttosto che languire nell’ozio della perfezione.

Ennio Forina

Sentire e non Definire

Quando qualche sagace interlocutore mi chiede se credo in un Dio, io rispondo: “No!”, allora lo scaltro inquisitore replica: “Quindi sei ateo!” E io rispondo: “No, non sono ateo, perché non ha senso affermare di essere privo della fede in una entità che è esistita ed esiste solo nella variegata fantasia dei popoli, che si comporta come si comportano i regnanti umani, e si manifesta nelle attitudini, nelle forme e nei modi in cui la limitata immaginazione umana riesce a raffigurare e comprendere. Io credo in ciò che esiste, e quello che esiste è il Cosmo, che non è definibile né con un genere né con un numero e non pensa e non agisce come noi.

Scelte…Choices

La Vita è una sfida difficile e piena di insidie

che non si può affrontare senza il coraggio del desiderio,

senza la forza della speranza, della tenacia,

senza voler tendere all’irraggiungibile,

senza il rischio di sognare, senza la nostalgia,

senza lottare per superare gli ostacoli,

senza toccare le anime di altri esseri viventi

stabilendo con esse legami sinceri, profondi e ineffabili,

non di possesso ma di pura conoscenza,

e senza continuare a credere,

sempre e nonostante tutto.

Poiché l’unico altro modo di evitare tutte le sofferenze,

le offese dell’invidia e della malvagità, le inevitabili delusioni,

le incomprensioni, i disagi e le amarezze della vita,

è quello di essere già morti.


Ennio Forina

Illusioni Reali e Realtà Illusorie

Alcuni dicono che lo spirito sia un’illusione, altri che lo sia la materia. Ma la distinzione fra materia e spirito esiste solo nella mente umana, poiché il Cosmo è un tutto unico nel suo dinamismo mutevole, e non ci possono essere parti di esso che siano solo delle illusioni ed altre delle realtà. La materia è energia e l’energia è materia, l’una non potrebbe essere senza l’altra, siamo noi che le percepiamo come fossero diverse perché i nostri sensi e il nostro raziocinio sono imperfetti e parziali, si sono sviluppati per percepire la realtà immanente e per interagire in essa. Quello che noi chiamiamo illusione è il continuo divenire, il dinamismo del Cosmo intero e delle sue parti, così come in evoluzione sono i continenti su cui viviamo e sui quali tracciamo confini arbitrari e convenzionali ma che esistono solo nella mente dei popoli.

Questo perché il genere umano, quando non trova risposte che siano convenienti e che si adattino alla sua capacità di comprensione, cade sempre nel vizio di inventarsele, poiché l’unica realtà in cui crede è il potere illusorio della sua mente.

Se noi e gli altri esseri viventi siamo vivi è perché il Cosmo stesso è vivo e tutti gli organismi sono fatti di materia cosmica, senza di essa non potremmo essere, saremmo noi e loro una illusione. In noi e in tutti gli esseri viventi, la stessa materia, spirito ed energia cosmica, sono gli elementi reali dinamici e creativi che inventano e plasmano anche la vita organica che conosciamo.

Ennio Romano Forina

Spesso, quando la mente umana non vuole guardare oltre il suo circoscritto ambito raziocinante, finisce con il considerare “illusione” ciò che è reale, mentre al tempo stesso costruisce convenienti e inesistenti realtà illusorie, creando distinzioni inesistenti e facili soluzioni ai suoi dilemmi di sempre.
Per questo la storia del genere umano è popolata di fantasmi e di mostri anche per esorcizzare la sua acquisita angoscia esistenziale.materia e spirito.jpg

Inventori del Bene Maggiore…e del Male Maggiore

A torto, il genere umano in ogni era,
si attribuisce il merito e la prerogativa
di essere l’unica specie vivente,
dotata di un’anima in grado di provare
i sentimenti estesi dell’amore e della compassione.
In realtà, questi sentimenti si sono sviluppati e accresciuti
non tanto per scelta etica,
ma come una reazione necessaria per limitare e contenere
tutti i devastanti e auto-distruttivi effetti
della sua natura particolarmente feroce,
che da sempre ha saputo ideare ed attuare
le più terribili, perverse e inutili forme di crudeltà
contro il mondo vivente e contro sé stessa,
di gran lunga superiori a quelle già esistenti nel mondo vivente.
Siamo gli inventori della ruota e delle tecnologie,
come dell’invidia, del sadismo e della vendetta.
Siamo diventati “migliori”, sopratutto perché siamo peggiori.
Ennio Forina

Quale Intelligenza?

Non credo che l’intelligenza sia una entità unica, ma una attività della mente divisibile in tre fattori principali, che raramente sono utilizzati tutti e tutti insieme: il Raziocinio, la Logica e la Visione. Il raziocinio è la parte che – per imitazione, per intuizione o per caso – riesce a concepire e realizzare un’invenzione, La logica è quella che la fa funzionare e la perfeziona nell’ambito degli scopi e delle condizioni in cui essa deve essere utilizzata in una specifica realtà contingente. La visione infine, è quella rara forma di intelligenza che riesce a prevedere le conseguenze future, buone o nefaste di una invenzione. Così con le prime due forme di intelligenza, – le più sviluppate – Il genere umano, inventa e realizza numerose opere d’ingegno e tecnologie stupefacenti per ottenere profitti, fonti di energie e vantaggi immediati, ma trascurando di sviluppare quella parte di intelligenza che va oltre i fini pratici, quasi sempre si trova poi ad affrontare le devastanti conseguenze di scelte razionali che sono però prive di visione futura e a seguito di prevedibili ma trascurate conseguenze è costretto ad inventare sempre altri sistemi razionali superflui, costosi e invadenti per gestire e contenere i danni del suo raziocinio privo di visione, conseguenze che alterano gli equilibri e sono a loro volta generatrici di ulteriori futuri problemi.

Ennio Forina

Luna show

LUNA argentea.jpgPerdonami Luna, ieri non ho alzato come tanti lo sguardo al cielo per ammirarti in quella tua casuale straordinaria performance.Invece appena ho visto dalla collina diffondersi un bagliore giallastro ho chiuso le finestre e ho continuato a ritrarti in un nuovo dipinto. Io ti amo come sei, presenza conosciuta e misteriosa ogni notte in cui appari, nella tua calma e soffice luce blu che dipinge le nuvole, bagna le colline e fa brillare le onde del mare. Per me sei straordinaria sempre, nella tua semplice e affascinante veste argentea che raccoglie e trasfigura i sogni di chi ama ed ama te davvero e che poi, carichi della tua magia riversi e diffondi di nuovo sulla Terra.

Ennio Forina 27/luglio/2018

Penso che quasi nessuno ieri abbia osservato e ammirato la Luna…hanno invece osservato e ammirato il fenomeno spettacolare e insolito, non per la Luna dunque ma per quello che le succedeva. Spesso ci si accorge dell’esistenza di una cosa solo quando un evento straordinario la trasfigura o la distrugge. Ho sempre diffidato degli entusiasmi della folla specialmente quando sono rivolti alla celebrazione del nulla, come nei concerti di pseudo-musica pieni di effetti speciali senza i quali non si potrebbero radunare così tante persone in un delirio collettivo. La matrice è la stessa.

The True Fountain of Youth

All the living forms are generated by love

and love is the true energy of life.

As long as love’s energy drives us,

we are still caught in the powerful flow

of the life within us,

only when the hearts stop trembling

and the minds stop dreaming,

the souls too and the organisms die out,

and it’s then that anyone ages,

whatever may be the number of seasons

until that point

they have gone through.

Ennio Forina

La Vera Fontana della Giovinezza

Tutte le forme di vita sono generate dall’amore,

ed è quindi l’amore la vera energia della vita.

Fin quando l’energia dell’amore ci guida,

siamo ancora nei flussi potenti della vita che è in noi,

solo quando i cuori smettono di palpitare

e le menti smettono di sognare,

anche le anime e gli organismi si spengono,

ed è allora che si diventa veramente vecchi,

qualunque sia il numero di stagioni

fino a quel punto attraversate.

Ennio Forina

Falsità Biologiche e Culturali

In senso biologico il ruolo maschile è subordinato a quello femminile…e siccome gli uomini sono tutti o quasi, dei piccoli “Caini,” non sopportano di avere un ruolo secondario rispetto alle donne …così alleandosi fra loro(cosa che alle donne riesce difficile), sono da sempre riusciti a soggiogarle e a negare nel merito persino la loro funzione di base relegandole a dei semplici vettori di nuove vite generate dal seme maschile più che dal corpo e dal grembo e dalle anime delle madri…tutto per pura e semplice invidia…esattamente come nel mito biblico….Per di più, gli uomini temono – lasciando alle donne il potere di decidere per se stesse – di perdere la ragione fondamentale che giustifica la loro esistenza che è appunto l’asservimento al supremo compito della procreazione…fornendo materiale genetico diverso, cibo e protezione…Di fatto è l’angoscia esistenziale dell’uomo, la sua debolezza di base e la sua cattiva natura ad aver determinato nei millenni una supremazia ingiusta, crudele, oppressiva, persecutoria e in molti casi assassina, nei confronti delle donne in genere…Anche nel lessico si riscontra il grande inganno del genere maschile: il maschio non “feconda” la donna per via dell’atto sessuale…ché gli organismi femminili di qualsiasi specie avrebbero potuto essere strutturati per partenogenesi a procreare senza l’intervento di un maschio….ma questo non sarebbe opportuno perché si produrrebbero individui troppo simili alla madre e quindi poco adatti ad evolversi…la funzione di qualsiasi organismo maschile è unicamente di fornire geni diversi per realizzare organismi nuovi differenziati dai genitori e in grado di adattarsi e perfezionare le loro specifiche caratteristiche di specie…in altre parole: di evolversi più velocemente e in meglio… ( Tratto da:“ A Different Evolution“
– Ennio Forina

Versi di Luna Pieni

LUNA.jpg

Tratto dal libro :“Versi di Luna Pieni”.
Riflessioni poetiche di ennio forina

Perché amo la Luna? Arcana, sacra vestale vagante, scrigno e custode dei sogni, e di intangibili gioie nascoste. Improvvisamente appare come una star raggiante imperiosa sul palco scuro di velluto blu della notte, e prende tutta la scena per se, facendo svanire delle altre stelle la luce, sempre puntuale ad esibirsi vestita d’argento nel suo show sfrontato, canta, sorride, ammalia, attrae a sé i fluidi terrestri e i miei come quelli del mare, ad un tratto scompare dietro una cortina di nubi e aspetta celata l’applauso che la richiama in scena, poi scostandole con un gesto riappare decisa, solo quando lei vuole. A volte si veste di nubi sottili, sensuale, come avvolta in una vaporosa, trasparente veste fluttuante, spiritosa e leggiadra, seducente, levitando in un vuoto pieno di tutti i colori e luminoso di tutte le luci. “Eccomi”, dice per essere amata e di solo desiderio, accarezzata, baciata, ma non fermata. Sì, vorrei che la Luna mi amasse davvero ma forse lo fa a modo suo anche quando rotolando via impietosa si prepara ad uscire di scena. Ed ora capisco, ecco perché amo la Luna e so che la Luna ama me… perché anche se so che la Luna non può amarmi lo stesso vuole che io ami lei e così è come se mi amasse del mio amore riflesso, come riflessa è la luce del sole che la rende così viva e felice…. Ed è per questo che torna sempre a me, per ricordami di continuare a sognare, poiché senza il sogno si spegne il desiderio dell’essere. In fondo tale è l’amore, il sogno di un’armonia incompiuta, sfuggente e come te o Luna, irraggiungibile, ma al tempo stesso vera e viva, sempre presente, pervadendo la realtà di chi sa come amarti, rassicurante, ispirante, ricordandomi che sognare è salire i gradini del cielo e senza il sognare non c’è null’altro che vale. Mi dici Luna, che i sogni sono le scintille che accendono il fuoco sacro dell’anima e la rendono ricca di sensazioni, sono il passaggio segreto che porta ad uno spazio più distante e diverso, dove nessuna strada o mezzo può arrivare. Poiché sognare è lo stesso che amare. ennio forina May, 2018

Declinazione dei Sogni

Sogni e realtà.jpg

Mentre la realtà può essere uccisa dagli altri, o dalle circostanze, i sogni sono invulnerabili…
perché i sogni nutrono l’anima e restano per sempre in essa. La realtà passa come un fiume che scorre…e li rende veri, perché l’anima che si nutre di sogni è più forte e più ricca, anche se non li realizza. Il risultato non è nei sogni realizzati, ma nel beneficio che l’anima sognatrice ne ricava. Ciò che accade all’esterno dell’anima è solo una contingenza…