L’Amore non ha Catene

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Because True Love Has No Chains

NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

ennio forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda, vengono recepiti e usati come esemplari lodevoli. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi e i nostri sentimenti.

Ogni tanto attraversando l’antico Ponte Milvio, mi interessa sempre osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro evoluzioni, ma in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti avvinghiati ai lampioni ed anche accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. E questa scenografia francamente non mi  sembra né esteticamente valida né evocativa di sentimenti  profondi e sinceri .

Penso che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per esprimere una dedizione  profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto una emblematica allusione ad uno strumento di tortura, applicato su sventurati protagonisti di relazioni amorose segnate da questo tipo di punizione. Come una manetta di freddo metallo per il cuore e la vita  infilati nell’ansa di acciaio, senza più la speranza di riuscire fuori da tale morbosa simbologia. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini, che non sopportando una sempre possibile e legittima separazione di percorsi, uccidono la persona che dicono di amare, non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e orizzonte di vita.

Il problema però non  deriva dal desiderio comune e spontaneo più che accettabile di sentirsi ed essere uniti per tutta una esistenza, l’amore è per antonomasia altruismo e tanto più manifesta il suo essere e il suo divenire con una dedizione senza ricompensa tanto più è elevato e vero. Piuttosto l’imposizione di un tale suggello denota esattamente il contrario, il possesso e l’egoismo che sono antitetici all’amore, “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… nel matrimonio coatto!”  E quindi un simbolo che per sua natura invece che una promessa rappresenta  una condanna poiché tutto nel mondo vivente è evoluzione, intesa come un continuo divenire e modificarsi e un rapporto che viene costretto e cristallizzato in uno solo di questi momenti di amore reciproco per quanto bello possa essere, avvizzisce e muore in breve tempo. L’amore è un fluido etereo, un’ energia e sussiste solo se scorre da un soggetto all’altro rinnovandosi continuamente e continuamente imparando, come l’acqua di un fiume che se ristagna marcisce.

Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole può diventare una pietra tombale posta sull’unione di due esseri perché, se nel fondo di due anime si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine o di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale, che di per sé rappresenta un delitto contro i principi naturali della vita. Piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione è un simbolo di grande sfiducia come tutte le serrature, fili spinati, mura dai bordi orlati di vetro, cancelli, porte blindate, casseforti ed altro ancora, sono tutti simboli dell’egoismo e dell’istinto predatorio umano.

Sarebbe troppo facile e troppo ingiusto sperare di comprare e possedere la felicità con giuramenti impossibili e assurdi, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso sarebbe necessario mettere un lucchetto.

Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale “civiltà” alcuni di questi oggetti e strutture, tra le  rovine e nei sedimenti del tempo, essi documenterebbero inequivocabilmente la barbarie del nostri tempi.

E per finire, il racconto di un’ esperienza vissuta direttamente credo sia molto significativo della validità delle mie riflessioni. Una fine estate di anni fa, tornando dalle vacanze estive, mia moglie ed io trovammo con sorpresa una coppia di merli che aveva nidificato sul ramo del pino antistante la finestra del nostro salone, i cui rami si protendevano fin quasi ad entrare nella stanza. Ovviamente sorpresi e preoccupati dalla nostra improvvisa presenza i due merli cominciarono ad agitarsi cinguettando vivacemente, mentre il maschio saltava da un ramo all’altro, aprendo e sbattendo le ali ed emettendo suoni striduli per difendere la sua famiglia e segnalarci di stare alla larga. Per fortuna riuscimmo a tranquillizzare la coppia velocemente, con il nostro comportamento calmo e discreto. Non si mossero da lì, ormai era agosto inoltrato e non avrebbero neanche avuto il tempo o il modo di costruire un altro nido, ma comunque capirono in fretta che noi non avevamo nessuna intenzione di nuocerli. E fu meraviglioso il fatto di avere avuto il privilegio di assistere a tutto il processo della cova, della nutrizione e della crescita dei pulcini.  La dedizione dei due uccelli ai loro piccoli era assoluta e instancabile. Il maschio, sopratutto andava e veniva senza sosta con qualche insetto o lombrico e lo porgeva nel becco della femmina che a sua volta lo infilava in quelle piccole/grandi voragini rosee dei pulcini. Poi un giorno, come accade spesso a fine estate, vedemmo le nuvole addensarsi preparandosi a esplodere in un temporale, di quelli brevi ma violenti. Quando la pioggia cominciò a cadere sul pino noi ci preoccupammo molto per loro, ma non c’era altro che potessimo fare se non guardare dalla finestra aperta mentre una grandinata feroce aveva cominciato a riversarsi sulla zona. Le foglie delle conifere, per loro natura, non forniscono un ottimo riparo dalla pioggia ma con immensa commozione vedemmo la madre formare un cono perfetto e rovesciato con il proprio corpo, le ali avvolte a coprire i piccoli e con il becco rivolto verso il cielo che completava l’apice del cono. Sfidando così la tempesta e ricevendo sul suo corpo i colpi della grandine mentre il maschio restava sempre lì, accanto un po’ più in alto del nido a continuare la sua attenta sorveglianza, senza correre al riparo. Era una scena di un enorme impatto emotivo e di grande significato quasi mistico, la rappresentazione più vera dell’espressione dell’amore puro, altruistico, cosmico. E tutt’oggi rivedendola nella mente mi fa ancora sentire la stessa emozione con un nodo alla gola e un impulso di lacrime, una emozione intimamente condivisa con mia moglie finché è rimasta accanto a me, – ma sono sicuro che anche lei continua a tenere in sé e provare la stessa commozione di quel giorno  nell’altra dimensione in cui si trova ora -. In seguito ma non ricordo bene, passarono due settimane e i pulcini si preparavano al pericoloso evento dell’abbandono del nido e del lancio nella loro dimensione aerea. Seguimmo con apprensione nei giorni dei primi voli il maschio sfidare tutti quelli che si avvicinavano al terreno sottostante il pino, cercando persino di spaventare un cane – rischiando la propria vita – per rendere sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Non c’è bisogno di aggiungere altro, un tale amore e dedizione familiare ha la sua immensa forza in sé stesso e non sarebbe certo più garantito da un lucchetto né salvaguardato da molti altri simboli che riguardano i costumi degli umani, rendendo due esserini che pesano poche decine di grammi due giganti dell’etica e del sentimento senza bisogno di contratti, giuramenti più o meno ufficiali e costose cerimonie spesso ipocrite.

Masters Of The Soul

For as much as we try

to be masters of our destiny,

we only have little power on it,

we can only hold out and resist,

every sudden or forecasted storms,

ever crossing our life’s path,

whether knowing about them or unaware

for what we may decide,

or for the will and aim of those we love.

For understanding and misjudgement,

for lost love’s feelings,

and love’s feelings regained.

For forsaking and longing,

 forgiving and forgetting,

for all the thoughts unveiled,

for all the words expressed,

for all the words unspoken,

for all the smiles repressed,

for love caught or stolen,

for all the joy displayed.

Almost always, on the final summary

of this time frame we call life,

there’s a very final word to seal

each one and all the events:

resignation,

beyond our will and hopes.

And in spite of what we gave away or took,

what really matters is not what we may have achieved

but the sincerity, deepness and power

of the love that drove our will,

for if we can’t be masters of our destiny

we surely are the masters of our soul.

ennio forina june, 8 – 2017

Il Vuoto

La vera ragione che spinge la gran parte delle giovani generazioni di tutti i tempi a seguire i sentieri della distruzione era ed è il vuoto esistenziale che da sempre le ha contraddistinte in quei popoli che hanno trascurato la cultura della saggezza e dei buoni sentimenti.
– E il vuoto esistenziale non è altro che il fallito sviluppo della sensibilità individuale, cioè la capacità di “sentire” la forza della vita in tutte le sue espressioni e di trarre da questa capacità una giusta direzione e insegnamento. Senza questa attitudine correttamente esercitata e sviluppata non solo non si è in grado di carpire le vibrazioni vitali naturali ma si finisce con il non sentire nemmeno più quelle dei propri simili di specie considerandoli come nemici. È una specie di processo distruttivo autoimmune come quello che avviene all’interno degli organismi quando gli anticorpi impazziti si rivoltano e attaccano le parti buone dell’organismo nel tentativo di distruggere l’organismo e con questo inconsapevolmente sé stessi. –
Senza sensibilità e senza direzione le nuove generazioni erano e sono costituite giovani persi in questo loro abisso in cui presto si delineano, prendendo forma e insediandosi nelle loro menti, mostruose entità artificiali come loro unici riferimenti ambedue fittizi, ambedue mostruosi: mostri da seguire e mostri da distruggere.

Erano e sono i giovani presuntuosi e persi che acquisiscono l’illusione che distruggendo un mondo in cui non sanno vivere riceveranno in premio un altro mondo fatto apposta per la loro personale felicità, perché senza aver educato e fatto crescere la sensibilità della loro anima primitiva, percettiva e grata del dono e della bellezza della vita, in loro non c’è più vera vita e sentendo di non essere vivi devono distruggere ciò che è vivo intorno a loro.Erano e sono i giovani guerrieri di tutti le epoche, seguaci di simboli inventati per prevalere sugli altri e impossessarsi dei loro beni e territori, giovani guerrieri diventati pedine sacrificabili di ambiziosi condottieri e scaltri tiranni che hanno sfruttato il loro vuoto riempiendolo di altrettante mostruose illusioni.Sono le generazioni spente e infruttuose di tutti i millenni generate dall’amore materno ma estintesi e annichilite nella loro scelta nefasta di guerre inutili o folli ideologie.Sono tanto i seguaci fanatici dei giochi sportivi di guerra simulata e incruenta quanto i tutti i feroci assassini ugualmente alla ricerca della gloria del nulla.

Per il vuoto delle loro menti incolte e nella desolazione delle loro anime i giovani guerrieri di tutti i tempi accettavano con entusiasmo le sgargianti uniformi dai bottoni dorati in cambio dei loro abiti anonimi da studenti o di quelli sdruciti di contadini e operai e in cambio delle loro vite per distruggere altre vite. È quello che è accaduto da sempre nei popoli umani ed è quello che sta accadendo anche ora.

Il vuoto dunque è la vera matrice di tutti i delitti poiché è nel vuoto che si generano i mostri della distruzione in tutti i gradi e livelli sia che si impadroniscano di singoli individui che di nazioni e popoli interi.

La Verità sulle Potature degli Alberi

Di recente ho sentito definire le potature degli alberi come l’esempio di quanto il genere umano generosamente aiuti la Natura a stare meglio, come se questa ipotetica entità “la Natura” dopo aver inventato se stessa e tutto il mondo vivente avesse bisogno dei nostri illuminati cervelli per funzionare meglio. Le piante sono molto più intelligenti di noi e lo sono sempre state. Esse sapevano che il sole era una fonte di energia cosmica che poteva essere utilizzata per una serie infinita di processi biochimici che “loro” non noi hanno inventato. Sapevano questo eoni prima che noi riuscissimo a capire un minimo di quello che loro avevano già capito e non hanno certo bisogno della nostra intelligenza poiché da sole hanno colonizzato e reso prospero di vita un mondo asfissiato dai gas vulcanici e privo di atmosfera. Tutto questo mentre noi con le nostre tanto decantate civiltà umane guardavamo al sole come un Dio assetato di sanguinari sacrifici umani. Cosa abbiamo insegnato noi alle piante? Niente, abbiamo solo imparato alcune cose da loro e le abbiamo applicate in senso pratico. Le potature per la produzione non fanno bene agli alberi e qualsiasi onesto professionista ammetterebbe che gli alberi potati per ottenere una iper – produzione vivono meno e hanno bisogno di essere curati perché si ammalano di più proprio per i tagli che servono a stimolare la produzione. Inoltre le potature in genere si fanno per aumentare i profitti degli allevatori non per il bene delle piante. La mia teoria già enunciata varie volte nei miei scritti è che, gli alberi, lungi dall’essere grati degli interventi umani ne sono terrorizzati perciò essi reagiscono ai tagli pensando che dei feroci predatori dei loro rami e foglie stanno uccidendoli e quindi fruttificano di più per riprodursi PRIMA CHE SIANO DIVORATI DEL TUTTO. Ma noi siamo bravi a distorcere le evidenze ed a costruire verità fittizie ed artefatte per giustificare i nostri abusi se non le nostre malefatte.

Love at the Crossroad of Space and Time

Margaret Healy

Maybe you kissed me

with different lips

this morning 

I felt your face leaning

and almost sinking gently in mine

and the warm arms of your love

around my sleeping chest.

Morning was always your best time

and I wonder who is more alive 

now between me and you.

I feel, I know, I’m sure

of other ways we still can walk together

and it’s not strange at all

that I can still be well and fine

when I feel I’m home “with” you,

longing for what we have lost

and what might still be ahead for us

and that I don’t think I feel alone

wandering in my lonely time

albeit the tears and sorrow that rise

like waves of a shining stream

inside and out of me

sometimes calm, somewhere wild.

All my tears falling on your face

weren’t enough to hold you

the day you slipped away

and your eyes were looking

another unknown reality

but I knew that was only

the changing part of you

leaving the changing part of me

without defeating

the invincible energy of Love.

It wouldn’t be so bearable

without hoping and believing

to feel you again and always

in and beside me.

If we didn’t meet by chance

I would have looked for you

everywhere in all the Universe.

I couldn’t give you the last help

you’ve asked me

but now I am the one who needs your help

now it’s you the one who knows better

the ways and modes to look for me

and wait to meet again

at the crossroad of Space and Time.

Love’s feelings can’t be seen,

measured or kept captive

no one can touch them

still they exist like powerful waves of attraction

making two souls desire to merge in one

like a mysterious, invisible energy

coming from the more immense power

that moves the stars and all the Universe.

ennio forina for March, 11, 2017

 

 

Perché sei.

Perché esisti
e non per averti.
Ti amo.
ennio forina

È una meteora
che brucia senza spegnersi
Una cometa
che torna sempre al suo sole.
L’unico vero sincero amore
che nasce e vive per un attimo
e dura per sempre.
Che vive e si appaga per se stesso
e che desiderando soltanto
unisce un’anima a un’altra anima
senza che vi sia fra esse un contatto
oltre i confini sconosciuti
dello spazio e del tempo.

È l’amore intoccabile
raggiunto senza fermarsi
e senza essere fermato
senza aspettare di ricevere
nulla altro che il mistero
della sua bellezza.
È l’immagine che si contempla
riflessa nella ferma e limpida acqua
ma al minimo tocco si scompone
in piccole onde colorate
e si rigenera poi
solo quando la mano si ritrae
e viene lasciata libera 
di essere ancora amata.

ennio forina

Sentire Oltre

La sensibilità
è l’intelligenza dell’anima
e l’anima è l’intelligenza
sensibile.

ennio forina

Io non credo che l’anima sia una entità di cui tutti sono indifferentemente dotati ma credo piuttosto che sia una intelligenza, una capacità di sentire oltre, che si ha già o si può avere, può essere coltivata o negletta e che senza essere curata costantemente può essere persa e dissolversi nel nulla… l’anima non è un dono ma una conquista.

ORO ROSSO

di Ennio Forina

Un fiume dilaga incessante nelle vene di questo magnifico pianeta azzurro tingendolo di rosso, è un fiume di sangue, il sangue dei suoi animali che viene versato senza sosta e senza limiti dalla specie più ingorda e predatrice che si sia mai generata in questo luogo del Cosmo: la specie umana, aggressiva, possessiva, conflittuale, distruttiva e folle che esprime la sua follia in modi orrendi ma a volte sorprendentemente in azioni nobili e generose. Tuttavia il mondo degli umani non si può dividere semplicemente come le pedine di una scacchiera in soggetti buoni e cattivi come si fa spesso, bensì in individui sensibili e altri che non lo sono e non vogliono esserlo. Ma anche la sensibilità non è uno stato esistenziale definitivo e occorre che sia nutrita costantemente dalla volontà dell’intelletto per evitare che le paure e le angosce nascoste nel profondo di noi stessi  impediscano le giuste riflessioni e rendano sopportabili le azioni più malvagie così come  rendere accettabili le fittizie categorie culturali che le giustificano.

Non esiste un popolo o una nazione di questo pianeta che in qualche segmento di tempo della propria storia non abbia commesso crimini orrendi dei quali nemmeno si vergogna, crimini verso altri popoli e verso soggetti della propria società e che, alternativamente non sia stato persecutore e altre volte vittima, ma tutti i popoli hanno sempre e continuamente commesso e commettono crimini inenarrabili verso il mondo animale.

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno mai, in nessuna occasione, osserva”, dice Sherlock Holmes al suo assistente Watson, ma ancora di più non c’è animale vivente che possa o voglia deformare e nascondere le evidenze più dell’animale umano. Già perché la specie umana è una specie animale, nonostante le varie pretese di tutte le religioni e anche del mondo scientifico e laico comunemente accettate, di collocarla comunque in qualche improbabile Olimpo abitato da semidei.
Saremmo quindi noi la specie eletta, un concetto tristemente affine a quello della razza superiore, sola ad avere un destino principe, sola ad essere fornita di una prerogativa e di una garanzia speciale di sopravvivenza oltre il mondo visibile. Da sempre gli “illuminati” custodi della scienza ufficiale hanno provato a comprendere e decifrare i segreti degli organismi viventi osservandone l’aspetto, giudicandoli secondo parametri antropomorfici e partendo dal presupposto che essi sono comunque attori solo per istinto, ma incapaci di pensare razionalmente e sentire emotivamente. Questi presupposti sono ancora operanti in larga misura tra i sapienti esponenti della scienza tanto quanto nella coscienza popolare diffusa e nella didattica elementare espressa dai media.
Quanto più poi un animale si comporta in modo servile e vagamente simile a quello umano tanto più viene gratificato con qualche blando attestato di intelligenza e ancora oggi gli stereotipi dei nomi di molti animali si usano per rappresentare i peggiori vizi umani e restano radicati nelle pigre coscienze collettive rivelando che ben poco progresso è stato fatto nella comprensione essenziale della vita sulla terra. Il proto-medico romano Galeno praticava disinvoltamente la vivisezione degli animali per capire i meccanismi vitali e le funzioni dei vari organi senza porsi problemi di etica o di compassione e nei secoli a seguire l’umanità non ha ancora smesso di giocherellare sadicamente con gli esseri viventi senza considerazione e senza pietà dimostrando di non possedere affatto la capacità tanto vantata di una superiore etica o dimostrando ancora più tristemente di inibirla per convenienza.
Se le culture religiose fondatrici delle attuali congregazioni “spirituali” hanno fatto nulla o poco per la conoscenza e l’evoluzione di un giusto rapporto con le altre creature viventi, ignorando il fatto che riferendosi ad un unico Creatore di tutti i mondi visibili e invisibili va da sé che quelli che vengono denominati animali in senso dispregiativo sono esseri generati da quello stesso Creatore e a Lui quindi altrettanto preziosi, anche la scienza laica ha dimostrato largamente la stessa ottusa miopia riservando alla specie umana un primato abusivo e lasciando che la morale comune così plagiata facesse scempio e strage di tutto il resto senza alcuna riflessione.
L’ “Agnello” sulla croce nell’ultimo sospiro di vita terrena invocava il Dio supplicando il perdono per i suoi assassini per non essere in grado di capire la gravità della loro azione ma in realtà essi erano perfettamente consapevoli di quello che stavano facendo come noi lo siamo di quello che accade negli allevamenti e nei mattatoi di tutto il mondo. Ma i tempi in cui la nebulosa ragione umana costruisce miti a sostegno delle proprie ambizioni predatorie e dominatrici non sono ancora finiti così la religione prima e la scienza poi, creano categorie mentali per sostenere la “moralità” della schiavitù, della tortura e dell’uccisione senza limiti degli animali. È cambiato qualcosa forse? Una piccola parte di soggetti umani particolarmente dotati di una sensibile intelligenza si impegna generosamente nella difesa dei diritti e della vita degli altri esseri viventi, ma la tecnologia applicata alla produzione alimentare ha generato una nuova deforme morale, una artefatta koinè sub-etica alla quale tutte le culture si attengono comodamente nonostante le differenze. Si dice per far mangiare i popoli affamati ma non è vero, i lager per gli animali esistono perché il loro sangue si tramuta in oro che poi è la principale e inesauribile fonte di energia e di denaro per le moltitudini umane e tutte le loro industrie. Oro rosso molto più profittevole dell’oro nero.
Altri, molti altri nel passato e ancora di più nel presente, continuano tranquillamente a rapinare gli animali delle loro vite nel modo brutale di sempre ma con molti più pretesti, facendoli protagonisti e vittime dei loro giochi “sportivi” di morte come dei loro conflitti e della loro vanità. Una ricerca scientifica obsoleta e fallace che sperimenta su loro ogni tipo di sostanza tossica, li sottopone a torture di ogni genere e intensità, alle radiazioni più nocive, alla dissezione in vivo dei loro cervelli, tutto nella asettica realtà delle sale santificate della mitica e sacra“ricerca” nei numerosi laboratori della vivisezione sparsi nel mondo che funzionano sopratutto in nome del profitto e senza limitazioni istituzionali riguardo la sofferenza a cui sono sottoposti gli animali, per pura didattica finanziata o peggio – nonostante vi siano nuovi, più affidabili e promettenti metodi di indagine e sperimentazione – spesso ripetendo esperimenti già eseguiti all’infinito e i cui dati sono stati già elaborati e acquisiti nella conoscenza medica effettuati su organismi comunque molto diversi dai nostri e quindi anche poco attendibili.
Quale ipocrisia sostenere la validità di questi arcaici e barbarici strumenti di conoscenza e allo stesso tempo promuovere qualche blando atteggiamento compassionevole verso solo alcune di queste vittime. Come se nei lager nazisti ci fossero stati degli incaricati per dare carezze e far giocare i bambini prima di asfissiarli nelle camere a gas. Nei molti, grandi allevamenti-lager di tutto il mondo si “lavorano” e vengono ammazzati maiali e polli a milioni ogni giorno. Che tipo di cure e dolce morte si può pensare che questi esseri viventi possano ricevere da una industria della carne così feroce e ingorda? Le industrie alimentari mostrano nelle loro comunicazioni pubblicitarie le loro vittime in atteggiamenti felici su improbabili prati verdi bagnati dal sole, mucche felici di donare le loro carni, maiali contenti di elargire i loro prosciutti e ai pargoli umani si insegna che non è vietato distorcere la realtà quando fa comodo, che l’ipocrisia è una convenienza comune mentre il realismo e la sincerità sono degli optional. Si dice spesso che questo è quanto accade in Natura e dunque non facciamo altro che seguire le regole naturali. È vero solo in parte e se anche fosse non abbiamo noi sedicente specie evoluta superato le “bestie” e la natura selvaggia e stabilito comportamenti e princìpi esistenziali di più alto livello? L’amore altruista, la compassione e la pietà non sono forse prerogative della specie umana? E la capacità di distinguere fra il bene e il male? Ciò che è  giusto e ciò che non lo è?
La Natura non stabilisce regole e non codifica leggi altrimenti non potrebbe essere così varia e creativa e non potrebbe evolversi ma lascia che gli organismi inventino da sé molte e diverse risposte e soluzioni al problema della sopravvivenza e se è vero che noi siamo così intelligenti e così eticamente superiori dovremmo saper scegliere fra i vari, incruenti metodi che nella Natura sono già stati realizzati e utilizzati, come i vari tipi di mirabili simbiosi. La specie umana non ha inventato lo scambio di merci, largamente praticato nelle relazioni animali e vegetali da milioni di anni. Perché noi dovremmo comportarci da predatori quando i nostri corpi rivelano inequivocabilmente una vocazione diversa? Eravamo da sempre raccoglitori di bacche e frutti sviluppando in modo eccellente la tecnologia delle mani e questo ha anche favorito la costruzione di linguaggi più articolati e complessi e di primitivi sistemi di calcolo. Altri organismi si sono specializzati in modi che consentono loro di essere quello che sono e di sopravvivere in virtù di quello che i loro strumenti possono procurargli. Così essi hanno zanne e artigli anziché denti e unghie, corrono veloci, volano o nuotano in miriadi di variazioni.
La nostra struttura morfologica e organica non è quella di un predatore carnivoro, il nostro intestino è troppo lungo e le carni ingerite sostano molto tempo tra le sue pieghe tortuose rilasciando pericolose sostanze, tutto l’apparato digerente fatica a metabolizzare la carne e deve subire l’azione deleteria e prolungata dei grassi saturi e ora anche di molte pericolose sostanze inquinanti aggiunte. Ogni serio nutrizionista avverte spesso dei rischi legati al consumo eccessivo di carne invitando comunque a una associazione alimentare costituita da dosi abbondanti di verdure, legumi, frutta e semi. La nostra dentatura è inadatta a lacerare la carne a parte la presenza di modesti canini generati dall’ultima glaciazione che costrinse gli umani a cibarsi di animali morti o uccisi per mancanza di vegetali e a conciare le pelli con i denti per difendersi dal freddo, trasmettendo così ai discendenti quelle caratteristiche. Le nostre mani non sono adatte ad afferrare le prede vive, corriamo troppo lentamente anche per una semplice lucertola. Le nostre zanne e i nostri artigli ausiliari sono costituiti da sassi, frecce, coltelli e forchette e senza il fuoco per cucinare, sarebbe davvero difficile continuare ad essere carnivori.
Ma l’aspetto più sconcertante di questa società umana attuale è il suo mai dismesso antropocentrismo, che altro non è che l’estensione dell’ottuso pensiero tolemaico. Da qualche tempo non si può più negare che la Terra sia un semplice suddito del Sole e che lo stesso sole, a sua volta condizionato da altre forze cosmiche compie complicate evoluzioni come gli altri colleghi del sistema planetario e non viceversa, ma non si è ancora smesso di riservare alla specie umana la posizione centrale di dominio e predilezione rispetto alle altre forme viventi. La cultura attuale è schiacciata dalle ganasce di una tenaglia di cui una  rappresenta una religione che si potrebbe definire razional-mitologica e oggi ha accettato con disinvoltura di utilizzare senza problemi le evidenze scientifiche quasi sempre contrastanti le certezze del mito e l’altra  ganascia è ancora figlia di un illuminismo miope, tecno-verso, cartesiano e grettamente relativista rappresentante e complice del più potente motore di questa immensa macchina tecnologica e finanziaria che domina il mondo regolandolo a sua discrezione attiguo e conforme allo spiritualismo miope e antropocentrico di molte religioni. È molto comodo e conveniente continuare ad attenersi all’assioma dell’uomo come essere”sacro” per le religioni e superiore per la scienza relegando gli altri esseri viventi dominati e vinti il ruolo di  risorse per volere di Dio o dello Stato.
Non inventavano ragioni simili per giustificare lo schiavismo? I popoli appartenenti a razze ritenute inferiori dovevano sottostare a quelli di razze ritenute superiori e si negava persino che avessero un’anima. Almeno nel lontano passato non giustificavano con false motivazioni questa orribile realtà quelli che perdevano la guerra diventavano schiavi, come regola del gioco per diritto di predazione ma non si metteva in dubbio la loro identità umana anzi, spesso i vinti asserviti di paesi diversi erano molto più colti e progrediti dei loro vincitori e diventavano tutori, insegnanti e consiglieri dei loro”padroni” “Graecia capta ferum victorem cepit”.
Sento spesso definire gli animali come una “risorsa per la fame nel mondo”, altri come fastidiosi o nocivi da eliminare totalmente e quelli più simpatici e addomesticabili come “risorsa affettiva”, il tutto senza chiedere la loro approvazione ma senza il rispetto e il profondo e sincero moto dell’anima la relazione con gli animali non porta alcun vantaggio e chi ha davvero la capacità di essere “toccato” dall’intelligenza, dalla sensibilità e dal ricambio di adamantina, sincera affettività che sopratutto loro sono in grado di dare non può ignorare l’intelligenza e la sensibilità anche di tutti gli altri a noi meno graditi. Gesù Cristo riusciva ad amare i ladri e gli assassini ma non sopportava gli ipocriti e l’ipocrisia è una prerogativa esclusiva della specie umana insieme al sadismo e gli altri animali non sono mai ipocriti per questo molte persone sono attratte dalla sincerità di un rapporto affettivo con loro molto più gratificante di quello fra soggetti della propria specie. Quelli che giocano alla guerra sentendosi padri – eterni perché spappolano gli uccellini con potentissime armi da fuoco non capiscono che a ogni colpo e animale fatto a pezzi, anche la loro possibilità di elevarsi a livelli superiori si perde in frammenti del nulla e poiché non esiste pena più grande, dolorosa e insanabile del rimorso, nel caso in cui un giorno acquisissero coscienza degli inutili e dolorosi massacri si renderebbero conto di essere gli unici fautori del loro personale inferno.
Affermare che gli animali sono esseri viventi ma che in realtà non amano e non soffrono come noi, rivela menti dal pensiero circoscritto, abilitate a valutare e gestire banalità e sentimenti rudimentali. Così come le grandi religioni hanno assimilato comodamente le usanze barbare e ottuse dei tempi precedenti continuando a scannare agnelli e cuccioli per tradizione e per far festa, anche adesso, che siamo così progrediti, il tessuto e le corporazioni scientifiche e commerciali depredano la vita trasformandola in un oggetto e da lì a “prodotto” così che consumatori superficiali e apparentemente inconsapevoli possono utilizzare come cibo i corpi fatti a pezzi degli animali chiamandoli con altri nomi. Se non si deve seguire il processo intero del “prodotto” finale messo in vendita è più facile metabolizzarlo in modo diverso prima ancora di averlo masticato e digerito.
Questo implica il fatto che la realtà degli infami allevamenti e delle brutali esecuzioni degli animali resti totalmente occulta e ignorata. La scusa che la necessità di sfamare i popoli sia prioritaria ma su questa ragione si aggiunge anche la tanto ricercata gratificazione del senso del gusto che ha un alto valore di mercato e giustifica tutti gli eccessi e gli sprechi di vite, la conseguenza è che in nome di ciò che è necessario si avvia una industria globale che supera enormemente sia il fabbisogno “necessario” che lo spreco del cibo che definirei “ludico” mettendo in moto un enorme motore industriale globale che gira solo in nome del profitto ad ogni costo dai piccoli mattatoi dei nuclei famigliari alle gigantesche macchine di macellazione di massa che le industrie hanno saputo realizzare determinando un aumento esponenziale dello sfruttamento degli esseri viventi e il peggioramento della condizione già tragica negli allevamenti e nei mattatoi tradizionali. Più volte ho cercato di esprimere a voce alta il concetto che i crimini sono composti da due elementi: gli esecutori e i mandanti, i veri, principali responsabili delle droghe che nebulizzano le menti sono innanzitutto i mandanti poi gli esecutori e i mandanti non sono altro che i consumatori.  Lo stesso si può dire della grande industria alimentare, senza dimenticare quello che avviene in tutte quelle micro – fattorie della morte dove gli animali secondo le varie culture vengono maltrattati e uccisi con una varietà enciclopedica di modi. Questa è davvero la realtà, molte persone pensano che gli animali se la passino meglio che in passato perché ce ne sono alcuni milioni che diventano parte delle famiglie umane ma questo spiraglio luminescente di conoscenza, compassione e affetto non ha nessun effetto per fermare il diluvio di sangue degli animali che scorre incessante nel mondo. Non c’è mai stato nella storia degli umanità un impatto peggiore sul mondo vivente di quello attuale. Non penso che lo stato delle cose possa cambiare nel prossimo futuro né in quello più lontano per una nostra nuova acquisizione di coscienza o reale senso di giustizia. Gli obiettivi e gli sforzi pur nobili delle migliori associazioni animaliste e delle poche leggi di tutela degli stati meno barbari sono ben poca cosa rispetto alla dimensione del massacro.
Queste riflessioni sono l’espressione di un pensiero indipendente perciò non assimilabile a nessuna associazione animalista, chi coltiva la sensibilità cercando al tempo stesso la ragione delle cose non appartiene a nessuna categoria. I falsi filosofi e i falsi scienziati si inseriscono nei recinti comodi delle aggregazioni e delle corporazioni, orientano le loro valutazioni secondo la parte politica nella quale si sono inseriti, diventano seguaci di correnti di pensiero che ignorano ciò che è al di fuori dei loro interessi.

In conclusione cari nutrizionisti video-immanenti di regime, le vostre supponenti, pedanti, suadenti e paternali dichiarazioni sul rapporto popolo umano-animali a volte elargisce qualche misera concessione ai diritti degli animali per non parlare del loro benessere ciò che in altri termini si potrebbe definire una formale elemosina di comprensione per lo stato delle cose auspicando una utopica, umana sensibilità e attenzione anche per gli animali da macello (quali?) – giusto per migliorare un tantino le loro condizioni senza rinunciare alle nostre sacre necessità.
Certamente dopo i vostri interventi di buona alimentazione seguiti , gli allevatori, i produttori di latte e di uova investiranno un sacco di soldi per ristrutturare le stalle, faranno uscire le mucche dalle gabbie melmose liberandole dalle catene, lasceranno che i vitelli passino sei mesi con le loro madri prima di scannarli per la tanto preziosa carne bianca, compreranno migliaia di ettari di terreno per allevare le decine di migliaia di polli all’aria aperta senza tagliarli il becco e senza riempirli di farmaci, assumeranno costosa mano d’opera e macchinari adeguati per gestire il tutto, così risolveremo in parte anche il problema dell’occupazione, gli allevatori di pellicce “ecologiche” non faranno più crescere gli animali nelle graticole metalliche con il fondo aperto per le deiezioni e al freddo intenso per ottenere un pelo più gonfio e soffice. E anche per i maiali si cambierà tutto per infondere questa nostra umana cura nella produzione di carne più felice.
I maiali si sa, sono molto prolifici e remunerativi e spesso ne nascono più di quanti se ne possano allevare e “processare” nei mattatoi, così allevatori e ristoratori si sono inventati il menù del prelibato “maialino” che viene largamente richiesto e offerto nei ristoranti. Quindi oltre alla carne, le ossa, gli organi, le zampe, anche i cuccioli tolti brutalmente alle madri possono essere messi in commercio con grande profitto e senza l’onere di farli crescere e ingrassare perché l’offerta supererebbe la domanda.

Mi capita spesso di vedere per un po’ questi ameni programmi televisivi dove gli intervistatori dei carnefici vanno ad accarezzare gli animali nelle orrifiche gabbie degli allevamenti “modello”.
Si vedono spesso in note trasmissioni televisive queste escursioni didattiche all’interno degli stabilimenti, ricordo che in una di queste andavano a visitare una allevamento esemplare dove alcune decine di maiali contenuti in spazi appena sufficienti a mantenerli in piedi affondavano nel fango e nei loro escrementi mentre una provvida ragazzotta in camice bianco dispensava mangime con grande impegno e alle femmine veniva concesso di allattare sette o otto cuccioli ma inglobate in gabbie di robuste sbarre di ferro e subito dopo senza un miserabile segno di emozione, dai corpi scannati, grondanti sangue e penzolanti dagli uncini si passava alla presentazione dei prodotti finali così ottenuti, nella forma di succulente “leccornie” (così ho sentito definirli) saltando opportunamente alcune fasi “sensibili” del processo di lavorazione.
Il cibo si dirà, è necessario, il mondo è pieno di popolazioni affamate e anche nelle città e nelle campagne delle zone più ricche esiste la fame, questo è un altro problema del quale conosco tutte le risposte ma questa è un’altra storia che allungherebbe di molto questa esposizione dei fatti ma anche ammettendo di non poter fare a meno di disporre degli animali depredandoli del loro diritto di vivere in questi modi, allora non dovremmo smettere di vantarci di essere quello che non siamo, attribuendo a noi stessi una superiorità e sacralità non confermata dai fatti. Nessuno può osare contestare che noi siamo immensamente più feroci e spietati di qualsiasi altro animale in natura e solo se volessimo instaurare condizioni diverse da quelle in atto nella generale lotta per la sopravvivenza allora potremmo davvero con orgoglio tirarci fuori dal crudele contesto naturale.
Solo una percentuale molto bassa di pochi individui  ad ogni generazione agisce secondo la compassione rinunciando ad uccidere per procura gli animali ma non è sufficiente a collocare l’intera specie ai livelli così elevati declamati. Per quanto mi riguarda non penso che la mia vita nell’universo sia più importante di quella di un lombrico, anche se la difenderei a scapito del lombrico o di altri più feroci animali se fossi attaccato così come penso che qualsiasi altro animale ha lo stesso diritto di difendere la sua esistenza a danno della mia se fossi io ad attaccare lui e mi dispiacerebbe comunque di dovermi tristemente attenere al terribile teorema “mors tua vita mea”.
Ma non è così che la pensa la maggior parte del genere umano il cui predominio durerà forse molto, molto a lungo imponendo agli altri esseri viventi di continuare a nascere non vivere e morire nell’inferno che ha costruito per loro, per questo a differenza degli altri sinceri, appassionati relatori e difensori dei diritti degli altri esseri viventi, piuttosto che invocare la salvezza dall’estinzione perpetrando le loro sofferenze e questo ingiusto infinito olocausto io spero che gli animali si estinguano scompaiano tutti miracolosamente, che vengano rapiti da un’arca senza un Noè e senza umani che li trasporti forse su altri mondi lasciando noi, vincitori e persi in questo mondo finalmente dominatori del deserto che meritiamo della nostra squallida e barbara solitudine e forse faremo la fine degli abitanti dell’isola di Pasqua, che dopo aver distrutto alberi ed ecosistemi per realizzare quegli insulsi faccioni di pietra, non avendo più nulla da mangiare si sono massacrati tra loro, fino al punto che la nostra ultima destinazione potrebbe essere non già il paradiso degli eletti, ma l’inferno dei folli.
Ennio Forina

La Giustizia Nelle Parole

Non esistono
“bestie da macello”.

Esistono animali
da noi bestialmente
macellati.

ennio forina

Perché non c’è giustizia nei fatti, vi sia almeno giustizia nelle parole. Tutti noi conosciamo la verità, facciamo agli altri quello che non vorremmo mai che fosse fatto a noi stessi… inventando ogni tipo di giustificazione e sigillandola anche con le espressioni verbali.

Vite Bruciate

Al centro del grande abbraccio di un bellissimo colonnato anche quest’anno si vedranno insieme altre due colonne di forma e materia diverse ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue sono state strappate a un mondo lontano e ambedue sono senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì e ne aveva tanta. Era una vita ricca di sensazioni che offriva sicuro conforto, riparo e cibo a molti altri esseri viventi specie nella stagione invernale,  passeri, scoiattoli, corvi, per nominarne alcuni, donando anche la sua brava parte di ossigeno a questo pianeta soffocato da gas venefici e letali, tutte sostanze immesse nell’atmosfera principalmente dalle attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno metabolizzare nella loro immensa saggezza e rendere innocue per tutti gli animali mobili del pianeta incluso gli ingrati bipedi umani, sedicenti “evoluti” che ancora oggi continuano a sacrificare esseri viventi per celebrare le loro tradizioni negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi, primitivi e pagani le celebravano. Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo nemmeno comparsi su questo pianeta se non fosse stato per loro,  non saremmo approdati sulla terraferma senza di loro e da loro prendiamo sostanze elaborate dalla loro più profonda conoscenza. Sono esseri viventi, intelligenti e senzienti e noi li trattiamo come oggetti. Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità a cui offrire sacrifici tanto crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili divinità di molte culture umane così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi spezzato, umiliato e soffocato dai decori luccicanti festivi, un triste simulacro di falsa felicità coperto di luci fatue che celano la sua agonia e le cui foglie durante tutto il trasporto e la collocazione in situ hanno cercato invano di dialogare con le radici perse per sempre. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza si continua a trattarle come se ciò non importasse nulla e per questo il genere umano è doppiamente e perversamente colpevole.

E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere la Natura e l’ambiente che ritiene gli appartengano non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, ma se non abbiamo rispetto del ramoscello o dell’arbusto o del piccolo albero non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.

Anche questa volta un albero sarà sacrificato, non alla gioia festiva, ma all’altare dell’ignoranza, all’interpretazione arbitraria e distorta del concetto di felicità e sacralità, la sua “esecuzione”finale sigillata dal fuoco che consumerà il suo corpo nei vari camini  non è diversa dal rogo di un’altra piazza in un altro tempo, allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di una realtà vivente che finisce miseramente bruciata nel rogo di una tradizione peraltro aliena. Le puerili e insulse dichiarazioni  provenienti dai media che giustificano l’uccisione dell’albero con il contemporaneo semina di altri alberi da sacrificare aggiungono al danno e alle ferite le beffe. Noi parliamo di vite loro parlano di prodotti, non riconoscere la pianta come essere vivente e senzienti a tutti gli effetti significa essere totalmente immersi nel buio della ragione oltre a quello dell’anima.

Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli giganti verdi nati o fatti nascere solo per morire.

La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia.

True Joy needs candles not fireworks which scare and harm animals by the millions in the world.

IN QUESTO MOMENTO IL CIELO DI ROMA È SCOSSO DALLE ESPLOSIONI DEI PETARDI E DEI FUOCHI D’ARTIFICIO E QUINDI SONO GLI UCCELLI, I CANI, I GATTI E TUTTI GLI ALTRI ANIMALI CHE STANNO SUBENDO IL TERRORISMO UMANO. COMPLIMENTI POPOLO DI ROMA! TU CHE CHIEDI IL CAMBIAMENTO PER IL BENE COMUNE,  PER L’AMBIENTE, L’ORDINE E LA SICUREZZA ALLA CLASSE POLITICA CHE ELEGGI, NON VUOI CAMBIARE TE STESSO LASCIANDO DIETRO DI TE LE PIU’ BARBARE USANZE.

MA DI SICURO NIENTE SARA’ DIVERSO O MIGLIORE NELL’ANNO FUTURO PERCHÈ ANCHE QUESTA NOTTE NON È STATA DIVERSA.

Aspettando Un Anno Diverso

LA MAGGIOR PARTE DEGLI ANIMALI NEL MONDO

NON HA NESSUN “FELICE ANNO NUOVO” DA ASPETTARSI.

PER ME NON C’È NULLA DA CELEBRARE

FINO A QUANDO L’ORRORE CONTINUA.

ennio forina

Anche la maggior parte dei popoli umani non ha molte ragioni per aspettarsi una esistenza migliore e più giusta con il semplice passaggio da un anno all’altro. Ma gli animali non sono colpevoli del male degli umani, mentre il genere umano è la causa principale dell’immane massacro e sopruso degli animali schiavizzandoli, uccidendoli e togliendo loro il diritto di vivere per se stessi e non al suo servizio. Di anno in anno e in tutti gli anni a seguire.

Gioia Mortale…

FATTI NASCERE PER ESSERE UCCISI.

Quest’albero avrebbe dovuto essere fra i pendii di un monte o tra i suoi fratelli dei boschi, a dipingere le pianure di verde, a profumare l’aria delle valli a offrirsi come dimora per gli uccelli o almeno in un parco cittadino per attenuare lo squallore delle prigioni di cemento che chiamiamo case. Questo non doveva essere il suo destino, non era nato per questo né per essere torturato dalla gloria degli orpelli luminescenti festivi che scintillano come fuochi fatui e dispensano felicità illusoria come una droga ottica da aggiungere alla droga delle abbuffate fatte per soddisfare orgasmi organolettici e non per nutrirsi . Tutte cose che non hanno vita come quella vita che è, era nelle sue foglie e se fosse rimasto nella terra e nell’aria sarebbe stata vita donata a noi anche e che invece lentamente si spegne nello scempio di un bidone della spazzatura in cui non solo il suo corpo si disgrega ma anche la nostra etica, la nostra coscienza, la sensibilità e finanche la nostra migliore ragione. In natura quest’albero sarebbe stato un gigante di sensazioni vitali, mentre nelle nostre case è solo un attaccapanni delle nostre più artefatte illusioni ma preferiamo godere della loro morte che della loro vita, di quella piena vita che possono offrire per il solo fatto di esistere. Tale è l’insana sostanza della nostra mente e le limitate pulsazioni dei nostri cuori. Se la sacralità delle tradizioni pretende il sacrificio di esseri viventi non può esservi vera gioia né vero amore in esse, solo l’oblio del Giusto e della Compassione.
alberi_natale_last

Il respiro della Libertà.

senza-liberta

È talmente ovvio il valore perduto della libertà sottratta dalla grande quantità di tempo usato non per essere liberi di essere creativi e produttivi di altre cose nobili o semplicemente pratiche, ma schiavi di meccanismi troppo complessi e infidi che stupisce come nessun governo dia al recupero di questo valore un significato di primaria importanza.

Quando gli Angeli sono uccisi dai Diavoli.

Il titolo vale per tutti gli atti di violenza assassina e sadica commessi

verso qualunque essere vivente.

Quasi sempre la crudeltà umana, specialmente giovanile, di ogni livello e grado, viene espressa per compensare il vuoto esistenziale che caratterizza  alcuni soggetti, che purtroppo rappresentano una buona parte del genere umano. Essendo vuoti dentro e non potendo veramente sentire la vita pulsare nelle loro vene e nei loro cuori  essi sono invidiosi della vita che scorre felice nelle vene, nei cuori e nella mente degli altri esseri viventi. Questa è la condizione che ha provocato il martirio di un meraviglioso cane bianco rimasto vittima  – e testimone – dunque, di questo vuoto distruttivo a cui la società umana non dà molta importanza, fino a quando esso non si esprime in tutta la sua sadica e nefasta violenza. Sicuramente i protagonisti di questa infame azione di cronaca hanno visto in un meraviglioso cane dolce, affettuoso e amato da molti, la gioia di vivere e di relazionare che loro non hanno e non possono nemmeno immaginare e perciò non restava loro che l’impulso di “distruggerlo” così come i bambini sadici distruggono il giocattolo che non sanno far funzionare. Lo hanno ucciso con sadismo e per bieca invidia, perché Angelo,- questo era il suo nome – era “vivo” e loro al contrario sapevano e sanno di essere morti dentro, simili a zombi privi di sentimenti e senza sensibilità.

Nel pubblicare il video della tortura inoltre, hanno voluto sfidare il mondo che li circonda pensando nel loro delirio di onnipotenza, di attirare su sé stessi quella attenzione che non avrebbero potuto avere altrimenti essendo delle nullità di base. Individui che fanno simili ingiustificate azioni di sadica crudeltà sono sicuramente pericolosi per tutta la società umana più “giusta”, non perché e non soltanto perché hanno commesso un atto infame e vile verso una creatura che non poteva difendersi, ma per il loro incolmabile vuoto esistenziale che è e resta un’arma potente e distruttiva, sempre pronta a colpire qualsiasi bersaglio che gli venga a tiro, quindi anche umano. Non c’è distinzione fra i soggetti che subiscono i devastanti effetti del vuoto distruttivo, siano essi umani o animali. Il “Nulla” è la matrice di tutti i delitti.

ennio forina

Per Sempre Perso.

tempo

In questo paese si promuove senza pudore la pratica del gioco delle lotterie di qualsiasi tipo e livello di vincite pubbliche e private nelle forme più disparate con il solo avvertimento ipocrita dei rischi di accanimento e assuefazione e rovina ai quali una simile dedizione può facilmente portare. Milioni di cittadini dedicano quotidianamente un’enorme quantità di tempo nel gioco e nell’attesa dei risultati che potrebbe invece essere impiegato nella produzione di beni reali industriali e artigianali nonché di tutte le attività creative che riguardano lo studio, il pensiero e l’arte che potrebbero generare interesse, profitto e immagine per il nostro paese da parte del resto del mondo. Le lotterie che promettono vincite miliardarie sono antitetiche ad uno stato sociale che vuole livellare il benessere esistenziale ad una più vasta gamma di cittadini…esse non fanno altro che contribuire al divario vergognoso fra la maggior parte della popolazione povera o in difficoltà verso i pochissimi molto ricchi. Specialmente le lotterie super miliardarie fanno in modo che moltissimi poveri divengano più poveri – per la speranza di vincere somme ingenti – permettendo invece ad uno solo di loro di andare a collocarsi tra l’esiguo numero degli straricchi, aumentando così la distanza sociale e lasciando che il Paese decada nella improduttività concreta seguendo il miraggio dell’illusione mentre avvilisce e spreca il possibile positivo sviluppo della maggior parte del suo virtuoso ingegno.

R.I.F. Rest In Freedom.

Free horse

Peace is Freedom.

Freedom to think,

to choose, to doubt, to search,

to follow or forsake,

to study, to analyze,

to criticize, to agree or dissent, 

to speak, to be,

to believe in something or deny it,

to change one’s mind

and let the the others

 free to be and do the same.

Peace is not to give or get harm

for your beliefs.

Peace is a state of mind

not a command. 

ennio forina

Oro Rosso. Oro Verde.

Tutti coloro che si ostinano a definire come “animali” le persone che fanno le azioni più spregevoli dimostrano non soltanto una odiosa, profonda e ingiusta ignoranza della realtà ma anche la loro superficiale e scarsa intelligenza. Nessun animale per quanto predatore feroce o parassita è in grado di emulare minimamente il sadismo, la voracità, la perversione, la malvagità e la stupidità dell’animale umano. Un animale non uccide e non mangia per soddisfare il palato, né per guadagnare un trofeo, né per lo show dei circhi e degli zoo, delle corride e persino dei festival orrendi come nel lontano oriente, non fa a pezzi qualsiasi essere vivente per le loro pellicce, per diventare ricco, non li rende schiavi per profitto strappando alle madri i loro cuccioli per derubarli del nutrimento del suo amore, non li usa come cavie dilaniandoli sui tavoli di laboratorio e lasciandoli nell’agonia del dolore e del terrore, non li droga per vedere che effetto fa, non li massacra senza compassione per sacrificarli agli dei, come accade in qualunque cultura umana e nemmeno li coinvolge nelle sue guerre come da sempre gli umani hanno fatto con gli animali asserviti per forza o con l’inganno e infine non avvelena il loro ambiente con i suoi rifiuti tossici e non,  inquinando i corsi d’acqua o estinguendoli, spianando al suolo le foreste e soffocandoli nel petrolio e nella plastica con la consapevolezza di fare tutto questo.

Ci sono sempre stati fra gli umani conflitti  minori e guerre devastanti, massacri, genocidi, persecuzioni e schiavitù, inquisizioni e odio di etnie, ci sono state tirannie e rivoluzioni e in ogni luogo la desolante realtà del crimine umano. Ma tra un conflitto e l’altro, un massacro e un genocidio, una tirannia e una rivoluzione, l’umanità ha sempre conosciuto momenti di relativa calma e pacificazione, di progresso etico persino, di leggi e regole comuni più equilibrate, di compassione applicata, di sistemi sociali più progrediti e di diritti individuali e collettivi garantiti, sopra tutto grazie alla saggezza di pochi individui illuminati e alle reazioni dei popoli che alla fine di ogni conflitto dopo l’annientamento di generazioni e le devastazioni o semplicemente alla paura superavano l’ambizione di supremazie e l’odio delle nazioni col desiderio naturale di una vita pacifica.

Ma per gli animali tutto questo non è avvenuto mai. In nessun luogo e nessun tempo. Non solo essi hanno sempre subito la caccia totale e indiscriminata, le sevizie e lo sterminio domestico praticato anche per divertimento dalla gioventù umana e sono sacrificati alle tradizioni popolari e hanno sopportato la sofferenza immane di conflitti che non erano i loro, ma non hanno mai  avuto una breve tregua, una pausa del loro sfruttamento, della loro persecuzione, del loro massacro, persino del disprezzo dei loro carnefici umani e di una schiavitù che oggi parte dalle loro più intime cellule quando essi non sono nemmeno nati o sono fatti nascere apposta per essere subito uccisi.  Mai come oggi essi subiscono l’inferno umano in modo sempre crescente, ancora con i mezzi primitivi di un tempo lontano ma ancora di più per gli attuali mezzi tecnologici ideati apposta per rapinarli in massa della loro vita e quasi sempre per profitto e non per necessità.

Sempre, senza sosta in tutto questo pianeta la specie umana cresce e si sviluppa per mezzo di una energia per la quale non si fanno guerre poiché è a disposizione di tutti, si rinnova da sola in abbondanza, chiunque può estrarla liberamente senza limiti e chiunque può trarne profitto, i popoli poveri come quelli ricchi. Le nazioni si confrontano e scatenano guerre per quello che chiamano – l’Oro Nero – il petrolio, l’energia tanto ambita che muove le loro macchine, ma nessuno fa guerre per la vera energia che permette davvero alla specie umana di esistere con tutta la sua supponenza ingrata, prepotenza perversa e scellerate attitudini che hanno tutti i popoli nessuno escluso anche quelli sedicenti più progrediti anche se in modi e livelli diversi. Questa energia ha una sostanza e un  nome: il sangue degli animali – l’Oro Rosso – che insieme all’Oro Verde, il sangue degli animali piante, costituisce l’orrenda realtà senza fine dell’immane Olocausto a cui la “superiore” specie umana li ha condannati.

Miracoli dell’ Arte Contemp.

E così tante allegre famigliole hanno provato e proveranno l’onnipotente ebbrezza di camminare sulle acque quasi come il più illustre Predecessore, il che aggiunge un’altra tessera al mosaico delle cose impossibili rese possibili dalla instancabile tecno – industria – artistico – contemporanea attuale. INCREDIBILE!  Plastica e cemento soffocano il pianeta e noi dovremmo essere contenti per il dono, si spera temporaneo, di una mostruosa passerella da mega-plastificatori seriali che consente di camminare su uno dei tanti laghi italiani già così tormentati e sofferenti per l’inquinamento. Perché? Per l’arte!? Quale arte? Per far divertire ed eccitare i bambini e i loro genitori “adulti bambini” dell’emozione che si prova a camminare dove si potrebbe andare benissimo in barca a remi? Non bastano i giocattoli di plastica per i bambini piccoli, dobbiamo santificare e glorificare i giocattoli di plastica per i bambini grandi. Dovremmo ridurre la produzione di plastica in tutto il mondo, limitarla allo stretto necessario. Ma la società umana non fa altro che ripetere se stessa in questa perversa smania di voler modificare tutto e di imporre con prepotenza il proprio marchio su qualsiasi ambito vivente o meno. Non è sufficientemente bello e gratificante osservare il lago e le sue acque dalle sponde? Peraltro sembra che la struttura galleggiante sia ancorata sul fondo per mezzo di grossi blocchi di cemento la cui rimozione, dicono – alla fine dello show – comporterebbe la diffusione del fosforo e sicuramente di altri inquinanti giacenti sul fondo del lago, ma è logico pensare che se questo accade quando i blocchi vengono rimossi la stessa cosa si sia verificata quando sono stati messi in posa. Quindi ai pesci e a tutto l’ecosistema del lago già non è stato fatto un bel regalo comunque. E quale insegnamento fruttuoso può derivare da una simile esperienza per i piccoli umani che avranno il privilegio di usufruire di questo ulteriore brivido di onnipotenza oltre i tanti di cui già largamente godono. Oggi Le famiglie si spostano dalle città ai luoghi naturali portandosi le città e i loro giocattoli dietro , invece di apprezzare così come sono i pochi ambienti liberi,  li invadono con attrezzature  senza le quali non saprebbero giustificare le costose trasferte. Così le coste marine sono invase da moto d’acqua, imbarcazioni di tutti i generi, palloni, paracaduti mentre alla montagna ci si va solo per sciare, o fare qualche epica escursione da grandi esploratori che peraltro proprio per la stupidità e la presunzione dell’intento spesso  finisce male.  Se i genitori di oggi non sapranno insegnare ai loro figli la temperanza, la misura e il rispetto dei luoghi in cui vivono che devono essere condivisi al pari dei diritti con tutti gli altri esseri viventi i loro pargoli avranno imparato solo che alla specie umana e a loro stessi tutto è permesso, tutto si può fare, che tutto quello che ci circonda è nostro, territori, piante, rocce, animali e con queste basi educative e mentali sarà più probabile che possano diventare i furfanti o persino i mostri di domani. Per finire, in questi ultimi tempi specialisti nel campo medico scientifico, nutrizionale e ambientalista ci informano del fatto che ogni tipo di plastica anche quella permessa per uso alimentare, rilascia sostanze nocive e inquinanti per la salute umana e quella ambientale, specie se riscaldata dai raggi del sole o da altre fonti di calore o semplicemente a contatto di altre sostanze nocive delle tante che sono presenti quasi ovunque.

L’Era dello Schiavismo Sentimentale/ Parte 1a

 NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

Sabato 30 Luglio 2011 18:10

di Ennio Forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda vengono recepiti e usati. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi o i nostri sentimenti.

Ogni tanto a Ponte Milvio mi soffermo ad osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro libere evoluzioni e in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti, avvinghiati ai lampioni prima ed ora accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. Lo spettacolo francamente non mi sembra esteticamente apprezzabile né evocativo di alcun tipo di sentimenti profondi e sinceri .

Direi che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per stigmatizzare una dedizione profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto un emblematico epitoma di strumento di tortura applicato a sventurati protagonisti di intrecci amorosi che sono stati segnati da questo tipo di punizione. Una morbosa simbologia, una manetta d’acciaio per il cuore e per la vita infilati ambedue nella sua ansa, senza più la speranza di riuscirne fuori. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini che non sopportando un sempre possibile e legittimo diritto di separazione finiscono con l’uccidere la persona che dicono di amare.

Non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e percorso di vita. Il problema però non deriva dal desiderio più che nobile e accettabile di sentirsi uniti per la vita, quanto piuttosto per l’ imposizione di un simbolo che ha la pretesa di chiudere per sempre le porte della ragione e dei sentimenti dal momento in cui viene bloccato e la chiave gettata via.

Chi può essere così sicuro e presuntuoso da poter definire tanto rigidamente il proprio e l’altrui futuro? Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole è il suggello di una pietra tombale all’unione di due esseri perché, se nel fondo dell’anima si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine, né di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale su un sentiero senza ritorno e che quindi non ha neanche un futuro possibile o una meta che valga la pena di raggiungere, il che di per sé rappresenta un delitto contro i principi fondamentali della vita.

Sarebbe troppo facile, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso, sarebbe necessario mettere un lucchetto. Questi oggetti, piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione sono al contrario un simbolo di estrema sfiducia, come tutte le serrature, i fili spinati, le mura dai bordi orlati di vetro, i cancelli, le porte blindate, le casseforti ed altro ancora. Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale civiltà i resti di questi lucchetti tra le rovine e nei sedimenti del tempo, essi descriverebbero inequivocabilmente insieme ad altre reliquie ancora peggiori, la barbarie del nostro tempo.

Ricordo una coppia di merli una fine estate di anni fa che avevano nidificato sul ramo di un pino proprio di fronte la finestra del salone e la mia compagna ed io dopo essere riusciti a rassicurarli avemmo il privilegio di assistere a tutto il processo della cova e della crescita dei pulcini. La dedizione dei due uccelli alla loro piccola famiglia era assoluta e instancabile.

Durante un temporale e una grandinata violenta osservammo con commozione la madre coprire con il proprio corpo e le ali avvolte a cuneo attorno ai piccoli sfidare la tempesta sotto i colpi della grandine. Con il capo e il becco rivolto verso il cielo formava un cono perfetto, mentre il maschio restava accanto a lei, nella furia della grandinata un pò più in alto, senza spostarsi al riparo, a continuare la sua sorveglianza.

E in seguito vedemmo, nel giorno dell’abbandono del nido, il maschio volare rasoterra all’impazzata sbattendo le ali ed emettendo suoni acuti sfidare un grosso cane e dei passanti, rischiando la sua vita per far sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Un tale esempio di vero amore e dedizione nella sua essenza rivela di possedere già in sé la forza della certezza senza aver bisogno di nessun simbolo o contratto scritto e non sarebbe certo più garantito da un cappio di ottone né salvaguardato da nessuno dei molti altri simboli che riguardano i costumi e le pretese della specie animale più possessiva del mondo vivente. Quella umana .