Il Pianeta Rosso

di Ennio Forina

Un fiume dilaga incessante nelle vene di questo magnifico pianeta azzurro tingendolo di rosso è un fiume di sangue, il sangue dei suoi animali che viene versato senza sosta e senza limiti dalla specie più ingorda e predatrice che si sia mai generata in questo luogo del Cosmo: la specie umana, aggressiva, possessiva, conflittuale, distruttiva e folle che esprime la sua follia in modi orrendi ma a volte sorprendentemente in azioni nobili e generose. Tuttavia la specie umana non si divide semplicemente come le pedine di una scacchiera in soggetti buoni e cattivi come spesso si pensa, bensì in individui sensibili e altri che non lo sono e non vogliono esserlo. Ma anche la sensibilità non è uno stato esistenziale definitivo e occorre che sia nutrita costantemente dall’intelletto per evitare che le paure e le angosce nascoste nel profondo di noi stessi  impediscano le giuste riflessioni e rendano sopportabili le azioni più malvagie così come  diventare accettabili le categorie culturali artefatte e insulse che le giustificano.

Non esiste un popolo o una nazione di questo pianeta che in qualche segmento di tempo della propria storia non abbia commesso crimini orrendi dei quali nemmeno si vergogna, crimini verso altri popoli e verso soggetti della propria società e alternativamente non sia stato persecutore e altre volte vittima, ma tutti i popoli hanno sempre e continuamente commesso e commettono crimini inenarrabili verso il mondo animale.

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno mai, in nessuna occasione, osserva”, dice Sherlock Holmes al suo assistente Watson, ma ancora di più non c’è animale vivente che possa o voglia deformare e nascondere le evidenze più dell’animale umano. Già perché la specie umana è una specie animale, nonostante le varie pretese di tutte le religioni e anche del mondo scientifico e laico comunemente accettate, di collocarla comunque in qualche improbabile Olimpo abitato da semidei.
Saremmo quindi noi la specie eletta, un concetto tristemente affine a quello della razza superiore, sola ad avere un destino principe, sola ad essere fornita di una prerogativa e di una garanzia speciale di sopravvivenza oltre il mondo visibile. Da sempre gli “illuminati” custodi della scienza ufficiale hanno provato a comprendere e decifrare i segreti degli organismi viventi osservandone l’aspetto, giudicandoli secondo parametri antropomorfici e partendo dal presupposto che essi sono comunque attori solo per istinto, ma incapaci di pensare razionalmente e sentire emotivamente. Questi presupposti sono ancora operanti in larga misura tra i sapienti esponenti della scienza tanto quanto nella coscienza popolare diffusa e nella didattica elementare espressa dai media.
Quanto più poi un animale si comporta in modo servile e vagamente simile a quello umano tanto più viene gratificato con qualche blando attestato di intelligenza e ancora oggi gli stereotipi dei nomi di molti animali si usano per rappresentare i peggiori vizi umani e restano radicati nelle pigre coscienze collettive rivelando che ben poco progresso è stato fatto nella comprensione essenziale della vita sulla terra. Il proto-medico romano Galeno praticava disinvoltamente la vivisezione degli animali per capire i meccanismi vitali e le funzioni dei vari organi senza porsi problemi di etica o di compassione e nei secoli a seguire l’umanità non ha ancora smesso di giocherellare sadicamente con gli esseri viventi senza considerazione e senza pietà dimostrando di non possedere affatto la capacità tanto vantata di una superiore etica o dimostrando ancora più tristemente di inibirla per convenienza.
Se le culture religiose fondatrici delle attuali congregazioni “spirituali” hanno fatto nulla o poco per la conoscenza e l’evoluzione di un giusto rapporto con le altre creature viventi, ignorando il fatto che riferendosi ad un unico Creatore di tutti i mondi visibili e invisibili va da sé che quelli che vengono denominati animali in senso dispregiativo sono esseri generati da quello stesso Creatore e a Lui quindi altrettanto preziosi, anche la scienza laica ha dimostrato largamente la stessa ottusa miopia riservando alla specie umana un primato abusivo e lasciando che la morale comune così plagiata facesse scempio e strage di tutto il resto senza alcuna riflessione.
L’ “Agnello” sulla croce nell’ultimo sospiro di vita terrena invocava il Dio supplicando il perdono per i suoi assassini per non essere in grado di capire la gravità della loro azione ma in realtà essi erano perfettamente consapevoli di quello che stavano facendo come noi lo siamo di quello che accade negli allevamenti e nei mattatoi di tutto il mondo. Ma i tempi in cui la nebulosa ragione umana costruisce miti a sostegno delle proprie ambizioni predatorie e dominatrici non sono ancora finiti così la religione prima e la scienza poi, creano categorie mentali per sostenere la “moralità” della schiavitù, della tortura e dell’uccisione senza limiti degli animali. È cambiato qualcosa forse? Una piccola parte di soggetti umani particolarmente dotati di una sensibile intelligenza si impegna generosamente nella difesa dei diritti e della vita degli altri esseri viventi, ma la tecnologia applicata alla produzione alimentare ha generato una nuova deforme morale, una artefatta koinè sub-etica alla quale tutte le culture si attengono comodamente nonostante le differenze. Si dice per far mangiare i popoli affamati ma non è vero, i lager per gli animali esistono perché il loro sangue si tramuta in oro che poi è la principale e inesauribile fonte di energia e di denaro per le moltitudini umane e tutte le loro industrie. Oro rosso molto più profittevole dell’oro nero.
Altri, molti altri nel passato e ancora di più nel presente, continuano tranquillamente a rapinare gli animali delle loro vite nel modo brutale di sempre ma con molti più pretesti, facendoli protagonisti e vittime dei loro giochi “sportivi” di morte come dei loro conflitti e della loro vanità. Una ricerca scientifica obsoleta e fallace che sperimenta su loro ogni tipo di sostanza tossica, li sottopone a torture di ogni genere e intensità, alle radiazioni più nocive, alla dissezione in vivo dei loro cervelli, tutto nella asettica realtà delle sale santificate della mitica e sacra“ricerca” nei numerosi laboratori della vivisezione sparsi nel mondo che funzionano sopratutto in nome del profitto e senza limitazioni istituzionali riguardo la sofferenza a cui sono sottoposti gli animali, per pura didattica finanziata o peggio – nonostante vi siano nuovi, più affidabili e promettenti metodi di indagine e sperimentazione – spesso ripetendo esperimenti già eseguiti all’infinito e i cui dati sono stati già elaborati e acquisiti nella conoscenza medica effettuati su organismi comunque molto diversi dai nostri e quindi anche poco attendibili.
Quale ipocrisia sostenere la validità di questi arcaici e barbarici strumenti di conoscenza e allo stesso tempo promuovere qualche blando atteggiamento compassionevole verso solo alcune di queste vittime. Come se nei lager nazisti ci fossero stati degli incaricati per dare carezze e far giocare i bambini prima di asfissiarli nelle camere a gas. Nei molti, grandi allevamenti-lager di tutto il mondo si “lavorano” e vengono ammazzati maiali e polli a centinaia di migliaia ogni giorno. Che tipo di cure e dolce morte si può pensare che questi esseri viventi possano ricevere da una industria della carne così feroce e ingorda? Le industrie alimentari mostrano nelle loro comunicazioni pubblicitarie le loro vittime in atteggiamenti felici su improbabili prati verdi bagnati dal sole, mucche felici di donare le loro carni, maiali contenti di elargire i loro prosciutti e ai pargoli umani si insegna che non è vietato distorcere la realtà quando fa comodo, che l’ipocrisia è una convenienza comune mentre il realismo e la sincerità sono degli optional. Si dice spesso che questo è quanto accade in Natura e dunque non facciamo altro che seguire le regole naturali. È vero solo in parte e se anche fosse non abbiamo noi sedicente specie evoluta superato le “bestie” e la natura selvaggia e stabilito comportamenti e princìpi esistenziali di più alto livello? L’amore altruista, la compassione e la pietà non sono forse prerogative della specie umana? E la capacità di distinguere fra il bene e il male? Ciò che è  giusto e ciò che non lo è?
La Natura non stabilisce regole e non codifica leggi altrimenti non potrebbe essere così varia e creativa e non potrebbe evolversi ma lascia che gli organismi inventino da sé molte e diverse risposte e soluzioni al problema della sopravvivenza e se è vero che noi siamo così intelligenti e così eticamente superiori dovremmo saper scegliere fra i vari, incruenti metodi che nella Natura sono già stati realizzati e utilizzati, come i vari tipi di mirabili simbiosi. La specie umana non ha inventato lo scambio di merci, largamente praticato nelle relazioni animali e vegetali da milioni di anni. Perché noi dovremmo comportarci da predatori quando i nostri corpi rivelano inequivocabilmente una vocazione diversa? Eravamo da sempre raccoglitori di bacche e frutti sviluppando in modo eccellente la tecnologia delle mani e questo ha anche favorito la costruzione di linguaggi più articolati e complessi e di primitivi sistemi di calcolo. Altri organismi si sono specializzati in modi che consentono loro di essere quello che sono e di sopravvivere in virtù di quello che i loro strumenti possono procurargli. Così essi hanno zanne e artigli anziché denti e unghie, corrono veloci, volano o nuotano in miriadi di variazioni.
La nostra struttura morfologica e organica non è quella di un predatore carnivoro, il nostro intestino è troppo lungo e le carni ingerite sostano molto tempo tra le sue pieghe tortuose rilasciando pericolose sostanze, tutto l’apparato digerente fatica a metabolizzare la carne e deve subire l’azione deleteria e prolungata dei grassi saturi e ora anche di molte pericolose sostanze inquinanti aggiunte. Ogni serio nutrizionista avverte spesso dei rischi legati al consumo eccessivo di carne invitando comunque a una associazione alimentare costituita da dosi abbondanti di verdure, legumi, frutta e semi. La nostra dentatura è inadatta a lacerare la carne a parte la presenza di modesti canini generati dall’ultima glaciazione che costrinse gli umani a cibarsi di animali morti o uccisi per mancanza di vegetali e a conciare le pelli con i denti per difendersi dal freddo, trasmettendo così ai discendenti quelle caratteristiche. Le nostre mani non sono adatte ad afferrare le prede vive, corriamo troppo lentamente anche per una semplice lucertola. Le nostre zanne e i nostri artigli ausiliari sono costituiti da sassi, frecce, coltelli e forchette e senza il fuoco per cucinare, sarebbe davvero difficile continuare ad essere carnivori.
Ma l’aspetto più sconcertante di questa società umana attuale è il suo mai dismesso antropocentrismo, che altro non è che l’estensione dell’ottuso pensiero tolemaico. Da qualche tempo non si può più negare che la Terra sia un semplice suddito del Sole e che lo stesso sole, a sua volta condizionato da altre forze cosmiche compie complicate evoluzioni come gli altri colleghi del sistema planetario e non viceversa, ma non si è ancora smesso di riservare alla specie umana la posizione centrale di dominio e predilezione rispetto alle altre forme viventi. La cultura attuale è schiacciata dalle ganasce di una tenaglia di cui una  rappresenta una religione che si potrebbe definire razional-mitologica e oggi ha accettato con disinvoltura di utilizzare senza problemi le evidenze scientifiche quasi sempre contrastanti le certezze del mito e l’altra  ganascia è ancora figlia di un illuminismo miope, tecno-verso, cartesiano e grettamente relativista rappresentante e complice del più potente motore di questa immensa macchina tecnologica e finanziaria che domina il mondo regolandolo a sua discrezione attiguo e conforme allo spiritualismo miope e antropocentrico di molte religioni. È molto comodo e conveniente continuare ad attenersi all’assioma dell’uomo come essere”sacro” per le religioni e superiore per la scienza relegando gli altri esseri viventi dominati e vinti il ruolo di  risorse per volere di Dio o dello Stato.
Non inventavano ragioni simili per giustificare lo schiavismo? I popoli appartenenti a razze ritenute inferiori dovevano sottostare a quelli di razze ritenute superiori e si negava persino che avessero un’anima. Almeno nel lontano passato non giustificavano con false motivazioni questa orribile realtà quelli che perdevano la guerra diventavano schiavi, come regola del gioco per diritto di predazione ma non si metteva in dubbio la loro identità umana anzi, spesso i vinti asserviti di paesi diversi erano molto più colti e progrediti dei loro vincitori e diventavano tutori, insegnanti e consiglieri dei loro”padroni” “Graecia capta ferum victorem cepit”.
Sento spesso definire gli animali come una “risorsa per la fame nel mondo”, altri come fastidiosi o nocivi da eliminare totalmente e quelli più simpatici e addomesticabili come “risorsa affettiva”, il tutto senza chiedere la loro approvazione ma senza il rispetto e il profondo e sincero moto dell’anima la relazione con gli animali non porta alcun vantaggio e chi ha davvero la capacità di essere “toccato” dall’intelligenza, dalla sensibilità e dal ricambio di adamantina, sincera affettività che sopratutto loro sono in grado di dare non può ignorare l’intelligenza e la sensibilità anche di tutti gli altri a noi meno graditi. Gesù Cristo riusciva ad amare i ladri e gli assassini ma non sopportava gli ipocriti e l’ipocrisia è una prerogativa esclusiva della specie umana insieme al sadismo e gli altri animali non sono mai ipocriti per questo molte persone sono attratte dalla sincerità di un rapporto affettivo con loro molto più gratificante di quello fra soggetti della propria specie. Quelli che giocano alla guerra sentendosi padri – eterni perché spappolano gli uccellini con potentissime armi da fuoco non capiscono che a ogni colpo e animale fatto a pezzi, anche la loro possibilità di elevarsi a livelli superiori si perde in frammenti del nulla e poiché non esiste pena più grande, dolorosa e insanabile del rimorso, nel caso in cui un giorno acquisissero coscienza degli inutili e dolorosi massacri si renderebbero conto di essere gli unici fautori del loro personale inferno.
Affermare che gli animali sono esseri viventi ma che in realtà non amano e non soffrono come noi, rivela menti dal pensiero circoscritto, abilitate a valutare e gestire banalità e sentimenti rudimentali. Così come le grandi religioni hanno assimilato comodamente le usanze barbare e ottuse dei tempi precedenti continuando a scannare agnelli e cuccioli per tradizione e per far festa, anche adesso, che siamo così progrediti, il tessuto e le corporazioni scientifiche e commerciali depredano la vita trasformandola in un oggetto e da lì a “prodotto” così che consumatori superficiali e apparentemente inconsapevoli possono utilizzare come cibo i corpi fatti a pezzi degli animali chiamandoli con altri nomi. Se non si deve seguire il processo intero del “prodotto” finale messo in vendita è più facile metabolizzarlo in modo diverso prima ancora di averlo masticato e digerito.
Questo implica il fatto che la realtà degli infami allevamenti e delle brutali esecuzioni degli animali resti totalmente occulta e ignorata. La scusa che la necessità di sfamare i popoli sia prioritaria ma su questa ragione si aggiunge anche la tanto ricercata gratificazione del senso del gusto che ha un alto valore di mercato e giustifica tutti gli eccessi e gli sprechi di vite, la conseguenza è che in nome di ciò che è necessario si avvia una industria globale che supera enormemente sia il fabbisogno “necessario” che lo spreco del cibo che definirei “ludico” mettendo in moto un enorme motore industriale globale che gira solo in nome del profitto ad ogni costo dai piccoli mattatoi dei nuclei famigliari alle gigantesche macchine di macellazione di massa che le industrie hanno saputo realizzare determinando un aumento esponenziale dello sfruttamento degli esseri viventi e il peggioramento della condizione già tragica negli allevamenti e nei mattatoi tradizionali. Più volte ho cercato di esprimere a voce alta il concetto che i crimini sono composti da due elementi: gli esecutori e i mandanti, i veri, principali responsabili delle droghe che nebulizzano le menti sono innanzitutto i mandanti poi gli esecutori e i mandanti non sono altro che i consumatori.  Lo stesso si può dire della grande industria alimentare, senza dimenticare quello che avviene in tutte quelle micro – fattorie della morte dove gli animali secondo le varie culture vengono maltrattati e uccisi con una varietà enciclopedica di modi. Questa è davvero la realtà, molte persone pensano che gli animali se la passino meglio che in passato perché ce ne sono alcuni milioni che diventano parte delle famiglie umane ma questo spiraglio luminescente di conoscenza, compassione e affetto non ha nessun effetto per fermare il diluvio di sangue degli animali che scorre incessante nel mondo. Non c’è mai stato nella storia degli umanità un impatto peggiore sul mondo vivente di quello attuale. Non penso che lo stato delle cose possa cambiare nel prossimo futuro né in quello più lontano per una nostra nuova acquisizione di coscienza o reale senso di giustizia. Gli obiettivi e gli sforzi pur nobili delle migliori associazioni animaliste e delle poche leggi di tutela degli stati meno barbari sono ben poca cosa rispetto alla dimensione del massacro.
Queste riflessioni sono l’espressione di un pensiero indipendente perciò non assimilabile a nessuna associazione animalista, chi coltiva la sensibilità cercando al tempo stesso la ragione delle cose non appartiene a nessuna categoria. I falsi filosofi e i falsi scienziati si inseriscono nei recinti comodi delle aggregazioni e delle corporazioni, orientano le loro valutazioni secondo la parte politica nella quale si sono inseriti, diventano seguaci di correnti di pensiero che ignorano ciò che è al di fuori dei loro interessi.

In conclusione cari nutrizionisti video-immanenti di regime, le vostre supponenti, pedanti, suadenti e paternali dichiarazioni sul rapporto popolo umano-animali a volte elargisce qualche misera concessione ai diritti degli animali per non parlare del loro benessere ciò che in altri termini si potrebbe definire una formale elemosina di comprensione per lo stato delle cose auspicando una utopica, umana sensibilità e attenzione anche per gli animali da macello (quali?) – giusto per migliorare un tantino le loro condizioni senza rinunciare alle nostre sacre necessità.
Certamente dopo i vostri interventi di buona alimentazione seguiti , gli allevatori, i produttori di latte e di uova investiranno un sacco di soldi per ristrutturare le stalle, faranno uscire le mucche dalle gabbie melmose liberandole dalle catene, lasceranno che i vitelli passino sei mesi con le loro madri prima di scannarli per la tanto preziosa carne bianca, compreranno migliaia di ettari di terreno per allevare le decine di migliaia di polli all’aria aperta senza tagliarli il becco e senza riempirli di farmaci, assumeranno costosa mano d’opera e macchinari adeguati per gestire il tutto, così risolveremo in parte anche il problema dell’occupazione, gli allevatori di pellicce “ecologiche” non faranno più crescere gli animali nelle graticole metalliche con il fondo aperto per le deiezioni e al freddo intenso per ottenere un pelo più gonfio e soffice. E anche per i maiali si cambierà tutto per infondere questa nostra umana cura nella produzione di carne più felice.
I maiali si sa, sono molto prolifici e remunerativi e spesso ne nascono più di quanti se ne possano allevare e “processare” nei mattatoi, così allevatori e ristoratori si sono inventati il menù del prelibato “maialino” che viene largamente richiesto e offerto nei ristoranti. Quindi oltre alla carne, le ossa, gli organi, le zampe, anche i cuccioli tolti brutalmente alle madri possono essere messi in commercio con grande profitto e senza l’onere di farli crescere e ingrassare perché l’offerta supererebbe la domanda.

Mi capita spesso di vedere per un po’ questi ameni programmi televisivi dove gli intervistatori dei carnefici vanno ad accarezzare gli animali nelle orrifiche gabbie degli allevamenti “modello”.
Si vedono spesso in note trasmissioni televisive queste escursioni didattiche all’interno degli stabilimenti, ricordo che in una di queste andavano a visitare una allevamento esemplare dove alcune decine di maiali contenuti in spazi appena sufficienti a mantenerli in piedi affondavano nel fango e nei loro escrementi mentre una provvida ragazzotta in camice bianco dispensava mangime con grande impegno e alle femmine veniva concesso di allattare sette o otto cuccioli ma inglobate in gabbie di robuste sbarre di ferro e subito dopo senza un miserabile segno di emozione, dai corpi scannati, grondanti sangue e penzolanti dagli uncini si passava alla presentazione dei prodotti finali così ottenuti, nella forma di succulente “leccornie” (così ho sentito definirli) saltando opportunamente alcune fasi “sensibili” del processo di lavorazione.
Il cibo si dirà, è necessario, il mondo è pieno di popolazioni affamate e anche nelle città e nelle campagne delle zone più ricche esiste la fame, questo è un altro problema del quale conosco tutte le risposte ma questa è un’altra storia che allungherebbe di molto questa esposizione dei fatti ma anche ammettendo di non poter fare a meno di disporre degli animali depredandoli del loro diritto di vivere in questi modi, allora non dovremmo smettere di vantarci di essere quello che non siamo, attribuendo a noi stessi una superiorità e sacralità non confermata dai fatti. Nessuno può osare contestare che noi siamo immensamente più feroci e spietati di qualsiasi altro animale in natura e solo se volessimo instaurare condizioni diverse da quelle in atto nella generale lotta per la sopravvivenza allora potremmo davvero con orgoglio tirarci fuori dal crudele contesto naturale.
Solo una percentuale molto bassa di pochi individui  ad ogni generazione agisce secondo la compassione rinunciando ad uccidere per procura gli animali ma non è sufficiente a collocare l’intera specie ai livelli così elevati declamati. Per quanto mi riguarda non penso che la mia vita nell’universo sia più importante di quella di un lombrico, anche se la difenderei a scapito del lombrico o di altri più feroci animali se fossi attaccato così come penso che qualsiasi altro animale ha lo stesso diritto di difendere la sua esistenza a danno della mia se fossi io ad attaccare lui e mi dispiacerebbe comunque di dovermi tristemente attenere al terribile teorema “mors tua vita mea”.
Ma non è così che la pensa la maggior parte del genere umano il cui predominio durerà forse molto, molto a lungo imponendo agli altri esseri viventi di continuare a nascere non vivere e morire nell’inferno che ha costruito per loro, per questo a differenza degli altri sinceri, appassionati relatori e difensori dei diritti degli altri esseri viventi, piuttosto che invocare la salvezza dall’estinzione perpetrando le loro sofferenze e questo ingiusto infinito olocausto io spero che gli animali si estinguano scompaiano tutti miracolosamente, che vengano rapiti da un’arca senza un Noè e senza umani che li trasporti forse su altri mondi lasciando noi, vincitori e persi in questo mondo finalmente dominatori del deserto che meritiamo della nostra squallida e barbara solitudine e forse faremo la fine degli abitanti dell’isola di Pasqua, che dopo aver distrutto alberi ed ecosistemi per realizzare quegli insulsi faccioni di pietra, non avendo più nulla da mangiare si sono massacrati tra loro, fino al punto che la nostra ultima destinazione potrebbe essere non già il paradiso degli eletti, ma l’inferno dei folli.
Ennio Forina

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