L’Amore non ha Catene

Defender.jpg

Motherly Love.jpg

Because True Love Has No Chains

NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

ennio forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda, vengono recepiti e usati come esemplari lodevoli. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi e i nostri sentimenti.

Ogni tanto attraversando l’antico Ponte Milvio, mi interessa sempre osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro evoluzioni, ma in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti avvinghiati ai lampioni ed anche accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. E questa scenografia francamente non mi  sembra né esteticamente valida né evocativa di sentimenti  profondi e sinceri .

Penso che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per esprimere una dedizione  profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto una emblematica allusione ad uno strumento di tortura, applicato su sventurati protagonisti di relazioni amorose segnate da questo tipo di punizione. Come una manetta di freddo metallo per il cuore e la vita  infilati nell’ansa di acciaio, senza più la speranza di riuscire fuori da tale morbosa simbologia. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini, che non sopportando una sempre possibile e legittima separazione di percorsi, uccidono la persona che dicono di amare, non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e orizzonte di vita.

Il problema però non  deriva dal desiderio comune e spontaneo più che accettabile di sentirsi ed essere uniti per tutta una esistenza, l’amore è per antonomasia altruismo e tanto più manifesta il suo essere e il suo divenire con una dedizione senza ricompensa tanto più è elevato e vero. Piuttosto l’imposizione di un tale suggello denota esattamente il contrario, il possesso e l’egoismo che sono antitetici all’amore, “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… nel matrimonio coatto!”  E quindi un simbolo che per sua natura invece che una promessa rappresenta  una condanna poiché tutto nel mondo vivente è evoluzione, intesa come un continuo divenire e modificarsi e un rapporto che viene costretto e cristallizzato in uno solo di questi momenti di amore reciproco per quanto bello possa essere, avvizzisce e muore in breve tempo. L’amore è un fluido etereo, un’ energia e sussiste solo se scorre da un soggetto all’altro rinnovandosi continuamente e continuamente imparando, come l’acqua di un fiume che se ristagna marcisce.

Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole può diventare una pietra tombale posta sull’unione di due esseri perché, se nel fondo di due anime si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine o di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale, che di per sé rappresenta un delitto contro i principi naturali della vita. Piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione è un simbolo di grande sfiducia come tutte le serrature, fili spinati, mura dai bordi orlati di vetro, cancelli, porte blindate, casseforti ed altro ancora, sono tutti simboli dell’egoismo e dell’istinto predatorio umano.

Sarebbe troppo facile e troppo ingiusto sperare di comprare e possedere la felicità con giuramenti impossibili e assurdi, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso sarebbe necessario mettere un lucchetto.

Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale “civiltà” alcuni di questi oggetti e strutture, tra le  rovine e nei sedimenti del tempo, essi documenterebbero inequivocabilmente la barbarie del nostri tempi.

E per finire, il racconto di un’ esperienza vissuta direttamente credo sia molto significativo della validità delle mie riflessioni. Una fine estate di anni fa, tornando dalle vacanze estive, mia moglie ed io trovammo con sorpresa una coppia di merli che aveva nidificato sul ramo del pino antistante la finestra del nostro salone, i cui rami si protendevano fin quasi ad entrare nella stanza. Ovviamente sorpresi e preoccupati dalla nostra improvvisa presenza i due merli cominciarono ad agitarsi cinguettando vivacemente, mentre il maschio saltava da un ramo all’altro, aprendo e sbattendo le ali ed emettendo suoni striduli per difendere la sua famiglia e segnalarci di stare alla larga. Per fortuna riuscimmo a tranquillizzare la coppia velocemente, con il nostro comportamento calmo e discreto. Non si mossero da lì, ormai era agosto inoltrato e non avrebbero neanche avuto il tempo o il modo di costruire un altro nido, ma comunque capirono in fretta che noi non avevamo nessuna intenzione di nuocerli. E fu meraviglioso il fatto di avere avuto il privilegio di assistere a tutto il processo della cova, della nutrizione e della crescita dei pulcini.  La dedizione dei due uccelli ai loro piccoli era assoluta e instancabile. Il maschio, sopratutto andava e veniva senza sosta con qualche insetto o lombrico e lo porgeva nel becco della femmina che a sua volta lo infilava in quelle piccole/grandi voragini rosee dei pulcini. Poi un giorno, come accade spesso a fine estate, vedemmo le nuvole addensarsi preparandosi a esplodere in un temporale, di quelli brevi ma violenti. Quando la pioggia cominciò a cadere sul pino noi ci preoccupammo molto per loro, ma non c’era altro che potessimo fare se non guardare dalla finestra aperta mentre una grandinata feroce aveva cominciato a riversarsi sulla zona. Le foglie delle conifere, per loro natura, non forniscono un ottimo riparo dalla pioggia ma con immensa commozione vedemmo la madre formare un cono perfetto e rovesciato con il proprio corpo, le ali avvolte a coprire i piccoli e con il becco rivolto verso il cielo che completava l’apice del cono. Sfidando così la tempesta e ricevendo sul suo corpo i colpi della grandine mentre il maschio restava sempre lì, accanto un po’ più in alto del nido a continuare la sua attenta sorveglianza, senza correre al riparo. Era una scena di un enorme impatto emotivo e di grande significato quasi mistico, la rappresentazione più vera dell’espressione dell’amore puro, altruistico, cosmico. E tutt’oggi rivedendola nella mente mi fa ancora sentire la stessa emozione con un nodo alla gola e un impulso di lacrime, una emozione intimamente condivisa con mia moglie finché è rimasta accanto a me, – ma sono sicuro che anche lei continua a tenere in sé e provare la stessa commozione di quel giorno  nell’altra dimensione in cui si trova ora -. In seguito ma non ricordo bene, passarono due settimane e i pulcini si preparavano al pericoloso evento dell’abbandono del nido e del lancio nella loro dimensione aerea. Seguimmo con apprensione nei giorni dei primi voli il maschio sfidare tutti quelli che si avvicinavano al terreno sottostante il pino, cercando persino di spaventare un cane – rischiando la propria vita – per rendere sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Non c’è bisogno di aggiungere altro, un tale amore e dedizione familiare ha la sua immensa forza in sé stesso e non sarebbe certo più garantito da un lucchetto né salvaguardato da molti altri simboli che riguardano i costumi degli umani, rendendo due esserini che pesano poche decine di grammi due giganti dell’etica e del sentimento senza bisogno di contratti, giuramenti più o meno ufficiali e costose cerimonie spesso ipocrite.

Dottori e Studiosi

d Dove comincia
la ricerca del profitto

finisce la ricerca
della conoscenza.

ennio forina

Io sono un autodidatta, ma dico spesso: in fondo chi non lo è?  Infatti non basta conseguire una o più lauree in diverse discipline ma si deve considerare la ragion d’essere, l’impegno mentale e la passione che vengono impiegati nello studio, in qualsiasi tipo di studio. Quindi la vera differenza che c’è fra un “vero” autodidatta indipendente e tutti quelli che finalizzano lo studio per ottenere un alto prestigio sociale è che questi ultimi quando hanno raggiunto la laurea e la qualifica di “dottori” pensano di sapere già quasi tutto e la loro preoccupazione principale diventa la loro collocazione sui gradini sociali e tutti i benefici che da questa collocazione possono derivare, mentre il “vero” autodidatta per sua natura, continuerà il suo percorso sincero e senza limiti di apprendimento e di tempo con la consapevolezza che non riceverà mai nessun riconoscimento sociale ufficiale ma per il solo puro, semplice e cristallino desiderio di conoscenza.   

Il Vuoto

La vera ragione che spinge la gran parte delle giovani generazioni di tutti i tempi a seguire i sentieri della distruzione era ed è il vuoto esistenziale che da sempre le ha contraddistinte in quei popoli che hanno trascurato la cultura della saggezza e dei buoni sentimenti.
– E il vuoto esistenziale non è altro che il fallito sviluppo della sensibilità individuale, cioè la capacità di “sentire” la forza della vita in tutte le sue espressioni e di trarre da questa capacità una giusta direzione e insegnamento. Senza questa attitudine correttamente esercitata e sviluppata non solo non si è in grado di carpire le vibrazioni vitali naturali ma si finisce con il non sentire nemmeno più quelle dei propri simili di specie considerandoli come nemici. È una specie di processo distruttivo autoimmune come quello che avviene all’interno degli organismi quando gli anticorpi impazziti si rivoltano e attaccano le parti buone dell’organismo nel tentativo di distruggere l’organismo e con questo inconsapevolmente sé stessi. –
Senza sensibilità e senza direzione le nuove generazioni erano e sono costituite giovani persi in questo loro abisso in cui presto si delineano, prendendo forma e insediandosi nelle loro menti, mostruose entità artificiali come loro unici riferimenti ambedue fittizi, ambedue mostruosi: mostri da seguire e mostri da distruggere.

Erano e sono i giovani presuntuosi e persi che acquisiscono l’illusione che distruggendo un mondo in cui non sanno vivere riceveranno in premio un altro mondo fatto apposta per la loro personale felicità, perché senza aver educato e fatto crescere la sensibilità della loro anima primitiva, percettiva e grata del dono e della bellezza della vita, in loro non c’è più vera vita e sentendo di non essere vivi devono distruggere ciò che è vivo intorno a loro.Erano e sono i giovani guerrieri di tutti le epoche, seguaci di simboli inventati per prevalere sugli altri e impossessarsi dei loro beni e territori, giovani guerrieri diventati pedine sacrificabili di ambiziosi condottieri e scaltri tiranni che hanno sfruttato il loro vuoto riempiendolo di altrettante mostruose illusioni.Sono le generazioni spente e infruttuose di tutti i millenni generate dall’amore materno ma estintesi e annichilite nella loro scelta nefasta di guerre inutili o folli ideologie.Sono tanto i seguaci fanatici dei giochi sportivi di guerra simulata e incruenta quanto i tutti i feroci assassini ugualmente alla ricerca della gloria del nulla.

Per il vuoto delle loro menti incolte e nella desolazione delle loro anime i giovani guerrieri di tutti i tempi accettavano con entusiasmo le sgargianti uniformi dai bottoni dorati in cambio dei loro abiti anonimi da studenti o di quelli sdruciti di contadini e operai e in cambio delle loro vite per distruggere altre vite. È quello che è accaduto da sempre nei popoli umani ed è quello che sta accadendo anche ora.

Il vuoto dunque è la vera matrice di tutti i delitti poiché è nel vuoto che si generano i mostri della distruzione in tutti i gradi e livelli sia che si impadroniscano di singoli individui che di nazioni e popoli interi.

Violenze Culturali

MEDUSA-DEL.jpg

di Ennio Romano Forina

La mitologia non è una sezione della storia umana, ma il fatto che sia un artificio mentale non vuol dire che sia basata solo e prevalentemente sulla fantasia e non esclude che possa influenzare in modo concreto l’immaginario collettivo, l’educazione e il carattere degli individui che possono assimilare senza riflettere i preconcetti che anche dalla mitologia derivano e trasformarli poi in culture e comportamenti, come del resto accade anche da altre fonti di apprendimento. E non c’è dubbio che anche gli eventi umani possano subire l’influenza dei miti che spesso sono stati evocati nella storia come pretesti per giustificare nella gran parte dei casi, azioni distruttive e conflitti. Come ho scritto altrove “Gli dei sono sempre dalla parte di chi li ha inventati”.

In questo modo i miti irreali possono facilmente diventare simboli reali, che confluiscono nella cultura e in qualche modo contribuiscono a scrivere la stessa storia per molto, molto tempo a seguire anche se non ce ne accorgiamo. Spesso, senza analizzarli nel divenire della loro struttura illusoria e nemmeno nei motivi che li hanno fatti attecchire nell’immaginario collettivo e infine utilizzare come stereotipi per stabilire false identificazioni di comodo del bene e del male. Uno di questi miti, – da sempre emblematicamente accettato nel suo drammatico sviluppo ed esito, senza una seria riflessione sugli elementi che lo compongono – è quello affascinante della Gorgone Medusa, così tanto celebrato nei secoli sempre in una specifica rappresentazione minacciosa, “negativa,” sia nell’arte che nella letteratura storica e persino nei manufatti artigianali, arti orafe e più recentemente persino come marchio di imprese.

Attitudini e comportamenti singoli o collettivi e forme di pensiero che diventano costume e morale, spesso vengono legittimati sulla base di considerazioni superficiali e circoscritte nei ristretti ambiti di categorie mentali prestabilite. Osserviamo ora che tra i vari atti di prepotenza e rapina, l’appropriazione arbitraria del corpo di un’altra persona che viene definita con il termine di “stupro,” specifica precisamente l’atto della violazione – con la forza – del territorio: “corpo” di un individuo, da parte di uno o più soggetti normalmente di sesso maschile, ai danni di un altro soggetto, normalmente di sesso femminile più debole e incapace di difendersi.

La violenza della prepotenza sessuale è deleteria sia in senso etico che in senso antropologico perché non solo offende e ferisce in modo indelebile chi la subisce, ma colpisce anche tutta la comunità umana insinuando la paura e il sospetto in una specie di reazione a catena, laddove si dovrebbero invece coltivare la fiducia, la solidarietà e il rispetto nei rapporti fra individui, poiché quando un elemento di questi subisce un trauma, trasferirà inevitabilmente ai suoi simili una parte del danno subìto sotto forme diverse e spesso anche inconsce e indirette.

Chi invece propone atti gentili e altruistici fa esattamente l’opposto, contribuendo a migliorare generalmente il carattere delle interazioni fra le persone e trasmettendo un senso di fraternità e fiducia in un mondo possibile migliore. Ma ancora di più, a confondere le giuste valutazioni di questi fenomeni specifici della specie umana è il fatto che la coscienza collettiva ingloba e incapsula facilmente in sé, antichi luoghi comuni, siano essi veri o fantasiosi e li “legittima” in superficiali asserzioni che alla fine portano la parte peggiore di ogni popolo ad agire con prepotenza distruttiva e criminale, e quando questo succede si vanno a cercare definizioni e analogie del tutto improprie per definire questi episodi che distorcendo e nascondendo le vere cause originali non fanno altro che inibire la ricerca delle reali motivazioni di questi come di altri atti malevoli. Allora una fraseologia standard fatta di luoghi comuni, improvvisamente scaturisce dai media e dalla dalla mente e bocca dei cittadini viene riflessa e disseminata come una eco e così supinamente accettata senza alcuna riflessione sulla sua effettiva validità così che puntuale si genera il grido collettivo che definisce i violentatori umani come “animali o bestie!”

Ma davvero, per quanti sforzi faccia, non mi riesce di trovare nell’universo vivente esempi di animali di sesso maschile che stuprano una femmina, né in gruppo né da soli. Quindi al di là della scontata condanna verbale o della reazione più o meno forte caso per caso a episodi di violenza sul corpo e nell’anima delle donne, non si va mai oltre, alla ricerca delle possibili, reali cause generatrici. La violenza sulle donne, implica una serie di considerazioni di carattere non solo etico ma anche biologico, perché distorce la ragion d’essere della sessualità, e poiché sappiamo che, in quasi tutto l’universo animale esistente, l’elemento dominante è quello femminile e che sono infatti le femmine di quasi tutte le specie che decidono quando e con chi accoppiarsi, secondo la loro istintiva consapevolezza dei ritmi biologici più opportuni per garantire il successo della procreazione.

Gli uomini nascono solo in parte più o meno buoni o cattivi, secondo il loro corredo genetico ma con la possibilità sin dai primi mesi di vita, di scegliere e di cambiare comunque anche le loro tendenze negative che senza una guida costante e giusti punti di riferimento, possono affiorare ovunque nel tempo e nelle loro menti determinando i loro stessi destini. Essi vengono al mondo con inclinazioni diverse, che possono modificarsi nel bene e nel male secondo i sentieri che scelgono di percorrere, le scelte, le selezioni e le acquisizioni derivanti dall’assorbimento di insegnamenti e di categorie mentali comuni che provengono dall’ambiente in cui crescono, dagli esempi, dalle esperienze, sia positive che negative, da una quantità di stimoli e sensazioni nei quali un giovane carattere deve navigare spesso come in un mare in tempesta cercando in esso la giusta rotta per non perdersi o naufragare.

Allora è opportuno fare il percorso a ritroso per cercare nell’eredità culturale comune, quegli elementi deformanti potenzialmente deleteri che se non vengono analizzati nella sostanza, possono favorire e fornire alibi ai comportamenti perversi. Anche i concetti contenuti nella mitologia antropomorfica e nei miti delle religioni,  così come quelli contenuti nelle favole o nella letteratura, possono influenzare enormemente la psicologia collettiva, convogliando i comportamenti e persino le leggi, verso cattivi indirizzi.

Ho cercato invano nelle varie rappresentazioni artistiche del mito della Gorgone Medusa, nella scrittura e soprattutto nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, qualche elemento di compassione e considerazione o di minima solidarietà per questa ipotetica – ma verosimile – povera e giovane vita distrutta dal potere maschile, dall’arbitrio del potente dio Poseidone e dagli altri perversi personaggi coinvolti. Che il dramma sia un racconto di pura fantasia non toglie nulla alla sua realistica attinenza con la vita reale. È sufficiente sostituire i personaggi fantasiosi del mito con soggetti reali per ottenere una miriade di vicende analoghe che accadono da sempre e non hanno mai cessato di accadere.

Dunque il mito narra che questa fanciulla, colpevole unicamente della sua bellezza, avrebbe avuto la disgrazia di essere stata notata da uno degli dei più potenti: Poseidone, (maschio, naturalmente) e che, oltre ad essere preda e vittima di violenza è costretta a subire anche l’irragionevole vendetta della potentissima dea Atena gelosa dell’interesse di Poseidone per la fanciulla ( che per essere la dea dell’intelligenza per antonomasia, in questo come in altri casi non ne aveva certo dimostrata molta ), questa sarebbe una delle versioni più accreditate, va da sé che in molti casi donne che nei miti e nella realtà sono tramutate in mostri ce ne sono molte. Dunque Atena, invidiosa della bellezza della mortale fanciulla per essere stata oggetto delle attenzioni del Dio, in preda ad una furiosa gelosia la punisce trasformandola  in una creatura mostruosa e letale, costringendola a sua volta a commettere azioni distruttive verso chi le si avvicina e condannandola a diventare la prigione orribile di se stessa. Così un essere innocente viene trasformato nel mito in un mostro distruttivo che pietrifica gli uomini con il solo sguardo. Questo fino a quando entra in scena un eroe mercenario, Perseo, ( icona fittizia di eroismo maschile ), che armato da altre divine invenzioni Olimpiche, viene assunto come sicario da un tiranno criminale per ucciderla.

Perseo, il giovanotto nominato per l’impresa, viene dotato di superpoteri, non è chiaro per quali torbide ragioni, senza i quali non avrebbe evidentemente in sé né la forza, né il coraggio di affrontare il “mostro”.

Ma l’aspetto sconcertante e inaccettabile di questo racconto fantastico, è la sua influenza culturale nella letteratura e in tutta la rappresentazione artistica, perché mentre la figura di Perseo viene esaltata come quella di uno dei supereroi della Marvel, il giustiziere bello, trionfante e positivo, che libera il mondo dall’incubo di questo essere orribile, guarda caso, una femmina, colei che è la “vera” vittima viene definitivamente relegata ai posteri a guisa di icona distruttiva, terrificante e negativa.
Questo bellimbusto sicario e vile assassino, che non prova un minimo senso di pietà per la sorte subita dalla ragazza riceve tutti gli onori nel suo tempo e da tutta la cultura dei posteri e a lui nei secoli si dedicano statue e dipinti che lo raffigurano come un soggetto rappresentativo del coraggio  meritevole di sempiterna gloria maschile. E questo non va molto a vanto della sensibilità anche di grandi artisti del rinascimento che così infatti hanno interpretato il mito.

Medusa incredibilmente, viene sempre raffigurata col volto e l’espressione di una creatura feroce anche quando le si concede una fisionomia “umana” ha sempre la connotazione di un essere malvagio e terrificante. Persino il sensibilissimo Caravaggio, in un suo dipinto dedicato alla Gorgone non fa rilevare nemmeno un tratto di compassione o di nostalgico rimpianto per la giovane vita distrutta così incolpevolmente.
In alcune raffigurazioni d’arte moderna al massimo, Medusa diventa una sensuale e tragica ammaliatrice, circondata dai corpi pietrificati delle sue vittime, ma neanche in questi casi si riesce a percepire un minimo senso di dolore e di coinvolgimento sentimentale per la terribile condizione subita e non voluta, non scelta.

Nel costume e nella cultura, Medusa diventa così il simbolo universale dell’orrido femminile, del potere distruttivo della donna, che non si può più nemmeno concupire e violentare nel suo aspetto mostruoso, non importa quale sia la causa, e per neutralizzare questa inquietante presenza non c’è altro modo che tagliarle la testa e trasformare il trofeo in un simbolo iconico da apporre ai confini delle proprietà, a guardia delle porte domestiche inospitali, così come sullo scudo di Atena, per terrorizzare nemici e concorrenti, per allontanare gli estranei e i visitatori sgraditi.

Un mito così confezionato e preservato, viene assorbito nella coscienza collettiva e diventa cultura accettata per nulla inoffensiva, che in qualche modo può influire sui comportamenti e sulle attitudini di generazioni di giovani che spesso agiscono proprio in conseguenza di questi stereotipi falsi e superficiali. Quante Meduse di ogni grado di bellezza vediamo oggi come sempre, violentate, private della libertà e della indipendenza del loro territorio anima e corpi insieme, delle loro menti, dei loro affetti, dei loro sogni e delle loro aspirazioni, sacrificate all’egoismo distruttivo dei più forti per via di educazioni distorte, mistificanti o contorte e di parametri etici deformi dei quali spesso, sono responsabili anche gli stessi genitori dei giovani, che crescono pensando di dover avere tutto, di potersi permettere ogni libertà, non avendo essi la capacità di una riflessione etica profonda, ereditata o acquisita ad indirizzare le loro azioni.

Per analogia anche le usanze di alcuni popoli, in nome di un ridicolo “onore” maschile e del costume, distruggono la bellezza delle donne che rifiutano il corteggiamento con l’insulto delle parole e dell’acido e devastandone i volti, e così come fece Atena, le tramutano in mostri. È emblematico dell’egoismo supremo che distrugge la bellezza che non può avere, ma ancora di più è rivelatore della mortale incapacità di sentire che pervade le miserabili menti affogate in questi istinti che non sono “animali” come sempre si ripete, ma prettamente umani e deformi come la specie umana è. Ma a volte la cultura ufficiale non è da meno se non si preoccupa, nei luoghi preposti all’istruzione e nella iconografia, laddove è necessario, di analizzare meglio le azioni negative ed i riflessi culturali che spesso le hanno motivate analizzandoli per fornire le risposte etiche derivanti dalle giuste e approfondite riflessioni, anche capovolgendo le conclusioni che sono state acquisite storicamente per influire in modo saggio e veritiero sull’apprendimento dei giovani.

La violenza su una donna è uno dei tanti aspetti di una realtà specifica che si può manifestare a diversi gradi e livelli, in modo occasionale o continuativo, ma che proviene tutta da una condizione e un’attitudine mentale sostanzialmente identiche: – la non percezione e il mancato rispetto della libertà e indennità di ogni altra esistenza che non sia la propria -.

Restituiamo dunque alla fanciulla innocente, che sia inventata o vera, la sua primitiva, giovanile bellezza del corpo e dell’anima che paradossalmente l’ha condannata e rendiamole giustizia, elevandola a simbolo di tutte le femminee creature torturate e uccise nella storia e tutt’oggi – per la loro bellezza, per il colore dei capelli, per le loro inclinazioni, per la loro intelligenza per il loro diritto alla libertà e all’auto determinazione per il loro semplice e naturale diritto di mostrare la loro femminile essenza come e quanto desiderino farlo – a causa dell’ignoranza, della demenza e dei pregiudizi di molti nel mondo, ottusi cuori e teste maschili contenenti poco altro che mucillagine organica.

Per quello che mi riguarda, le Meduse che raffiguro nei miei dipinti, avranno sempre il volto primigenio e le sembianze di un fiera e dolce bellezza e mi auguro che possano conservare anche lo sguardo che pietrifica, ma rivolto ai loro vili carnefici e stupratori, di ogni tempo e luogo e cultura.

Ennio Romano Forina

The Mayfly / Il Tempo

Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per un percorso scadenzato dalle pietre miliari di risultati ottenuti, delle mete raggiunte, dei luoghi esplorati, territori posseduti e persone conosciute, nei modi in cui oggi si possono facilmente incontrare molte altre anime  e ci si illude di averle conosciute.

Ma per quanto lungo possa essere stato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente nella somma dei suoi atti, questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita diventa prima o poi un punto sommario e riepilogo nel quale tutto si condensa alla fine in un unico spazio temporale, nel quale le cose fatte e i pensieri passati e le cose in cui abbiamo creduto smettono di essere ricordi e diventano il nuovo presente. Tutto in un attimo.

La Verità sulle Potature degli Alberi

Di recente ho sentito definire le potature degli alberi come l’esempio di quanto il genere umano generosamente aiuti la Natura a stare meglio, come se questa ipotetica entità “la Natura” dopo aver inventato se stessa e tutto il mondo vivente avesse bisogno dei nostri illuminati cervelli per funzionare meglio. Le piante sono molto più intelligenti di noi e lo sono sempre state. Esse sapevano che il sole era una fonte di energia cosmica che poteva essere utilizzata per una serie infinita di processi biochimici che “loro” non noi hanno inventato. Sapevano questo eoni prima che noi riuscissimo a capire un minimo di quello che loro avevano già capito e non hanno certo bisogno della nostra intelligenza poiché da sole hanno colonizzato e reso prospero di vita un mondo asfissiato dai gas vulcanici e privo di atmosfera. Tutto questo mentre noi con le nostre tanto decantate civiltà umane guardavamo al sole come un Dio assetato di sanguinari sacrifici umani. Cosa abbiamo insegnato noi alle piante? Niente, abbiamo solo imparato alcune cose da loro e le abbiamo applicate in senso pratico. Le potature per la produzione non fanno bene agli alberi e qualsiasi onesto professionista ammetterebbe che gli alberi potati per ottenere una iper – produzione vivono meno e hanno bisogno di essere curati perché si ammalano di più proprio per i tagli che servono a stimolare la produzione. Inoltre le potature in genere si fanno per aumentare i profitti degli allevatori non per il bene delle piante. La mia teoria già enunciata varie volte nei miei scritti è che, gli alberi, lungi dall’essere grati degli interventi umani ne sono terrorizzati perciò essi reagiscono ai tagli pensando che dei feroci predatori dei loro rami e foglie stanno uccidendoli e quindi fruttificano di più per riprodursi PRIMA CHE SIANO DIVORATI DEL TUTTO. Ma noi siamo bravi a distorcere le evidenze ed a costruire verità fittizie ed artefatte per giustificare i nostri abusi se non le nostre malefatte.

Perché sei.

Perché esisti
e non per averti.
Ti amo.
ennio forina

È una meteora
che brucia senza spegnersi
Una cometa
che torna sempre al suo sole.
L’unico vero sincero amore
che nasce e vive per un attimo
e dura per sempre.
Che vive e si appaga per se stesso
e che desiderando soltanto
unisce un’anima a un’altra anima
senza che vi sia fra esse un contatto
oltre i confini sconosciuti
dello spazio e del tempo.

È l’amore intoccabile
raggiunto senza fermarsi
e senza essere fermato
senza aspettare di ricevere
nulla altro che il mistero
della sua bellezza.
È l’immagine che si contempla
riflessa nella ferma e limpida acqua
ma al minimo tocco si scompone
in piccole onde colorate
e si rigenera poi
solo quando la mano si ritrae
e viene lasciata libera 
di essere ancora amata.

ennio forina

Quando l’Anima Comincia a Morire

Non pubblico mai sui miei blog immagini e neanche una virgola che provenga da altre fonti e produzioni ma posso descrivere la foto che gira in internet e che mi ha spinto a scrivere questo commento. – È una foto davvero emblematica dove si vedono due bambini in perfetta tenuta da combattimento e armati rispettivamente con due sofisticatissimi fucili di precisione in posa orgogliosamente dietro a un mucchio di cadaveri di coyotes uccisi o forse lupi, di taglia piccola, ma questo non fa differenza -.
E allo stesso tempo ho risposto così ad un altro commento specifico nel quale veniva posta la domanda sulla nazionalità di questi due piccoli assassini, come se l’episodio fosse raro e  ascrivibile esclusivamente a un luogo particolare del pianeta.
– Sono progenie della specie umana ed è quanto basta. Tutti i popoli del mondo commettono atrocità verso gli esseri viventi che non possono difendersi e il confine fra la crudele necessità primordiale e il sadico piacere di distruggere è stato valicato ampiamente da tutte le culture a intervalli di tempo in misura maggiore o minore, verso una specie o l’altra ed è incontestabile che il mondo intero faccia consumo della immane sofferenza degli animali con la consapevolezza del male che questo consumo causa rendendo tutti noi assassini per procura, semplicemente usando i “prodotti” che causano e provengono da questo immane olocausto. Il mondo moderno non si chiede nemmeno se sia giusto o meno ma lo fa comunque solo perché ha il potere di farlo e non gli basta sapere che ormai non abbiamo più bisogno di nutrirci di animali né di rapinarli delle loro pelli o piume, abbiamo le capacità di sostituire tutto quanto dovevamo a volte utilizzare in passato per necessità di sopravvivenza perciò la nostra colpa è ancora più grave e ancora più indegna è la nostra presunzione di essere una specie superiore quando invece abbiamo generato forme di crudeltà che in natura non esistono e non sono mai esistite. Nessun animale per quanto spietato sia uccide per gioco e per sadismo o per vendere la morte in cambio di profitto. Penso che in questo caso gli animali uccisi siano coyotes, perciò la scena si svolge in America ma i veri cadaveri non sono i lupi o i coyotes ma questi due piccoli scarti dell’evoluzione protagonisti nella foto perché hanno nella loro volontà il marchio della distruzione e cresceranno con una parvenza di anima già putrefatta senza compassione e senza veri sentimenti, senza generosità e senza altruismo come due dei molti, tanti esemplari di una pessima umanità che avvelena questa specie che diventa ogni giorno più tossica per questo piccolo mondo.
C’è un momento della adolescenza in cui i ricordi genetici dei nostri ancestrali parenti diventati predatori riaffiorano sopratutto nei giovani maschi ma è quello il punto dove un individuo qualunque sia la sua età, deve fare la sua scelta evolutiva superando la condizione di brutalità primordiale e invece di fare il predatore ottuso e distruttivo seguire il percorso dei sentimenti e dell’amicizia universale con tutte le creature viventi. Ma dobbiamo constatare e ammettere che i bambini non sono angeli per il solo fatto di essere dei bambini e come gli adulti, possono essere generosi e sensibili o malvagi e distruttivi fin dall’inizio, perciò non vanno glorificati prima che si siano rivelate le loro inclinazioni, vanno certamente difesi, allevati con cura, ma indicando loro i percorsi evoluti e virtuosi dei sentimenti, dell’amicizia e del rispetto universale di tutti gli esseri viventi che se saranno da loro assimilati diventeranno un loro codice morale che verrà applicato beneficamente prima di tutto alla stessa umana società e non è neanche vero che non si rendano conto di quello che fanno, perché sono perfettamente coscienti dei loro impulsi, delle loro azioni e degli effetti che provocano sugli altri. L’educazione conta fino a un certo punto, se un cucciolo umano non vuole fare qualcosa sa, fin dai primi giorni di vita come rifiutarsi di farla, conosciamo bene il potere ricattatorio che gli infanti hanno sugli adulti e quasi tutto dipende dalla loro volontà e dalle loro inclinazioni. La realtà desolante che non si vuole ammettere  è che purtroppo “quasi sempre” i mostri adulti sono stati mostri anche da bambini.

La Giustizia Nelle Parole

Non esistono
“bestie da macello”.

Esistono animali
da noi bestialmente
macellati.

ennio forina

Perché non c’è giustizia nei fatti, vi sia almeno giustizia nelle parole. Tutti noi conosciamo la verità, facciamo agli altri quello che non vorremmo mai che fosse fatto a noi stessi… inventando ogni tipo di giustificazione e sigillandola anche con le espressioni verbali.

Vite Bruciate

Al centro del grande abbraccio di un bellissimo colonnato anche quest’anno si vedranno insieme altre due colonne di forma e materia diverse ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue sono state strappate a un mondo lontano e ambedue sono senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì e ne aveva tanta. Era una vita ricca di sensazioni che offriva sicuro conforto, riparo e cibo a molti altri esseri viventi specie nella stagione invernale,  passeri, scoiattoli, corvi, per nominarne alcuni, donando anche la sua brava parte di ossigeno a questo pianeta soffocato da gas venefici e letali, tutte sostanze immesse nell’atmosfera principalmente dalle attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno metabolizzare nella loro immensa saggezza e rendere innocue per tutti gli animali mobili del pianeta incluso gli ingrati bipedi umani, sedicenti “evoluti” che ancora oggi continuano a sacrificare esseri viventi per celebrare le loro tradizioni negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi, primitivi e pagani le celebravano. Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo nemmeno comparsi su questo pianeta se non fosse stato per loro,  non saremmo approdati sulla terraferma senza di loro e da loro prendiamo sostanze elaborate dalla loro più profonda conoscenza. Sono esseri viventi, intelligenti e senzienti e noi li trattiamo come oggetti. Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità a cui offrire sacrifici tanto crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili divinità di molte culture umane così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi spezzato, umiliato e soffocato dai decori luccicanti festivi, un triste simulacro di falsa felicità coperto di luci fatue che celano la sua agonia e le cui foglie durante tutto il trasporto e la collocazione in situ hanno cercato invano di dialogare con le radici perse per sempre. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza si continua a trattarle come se ciò non importasse nulla e per questo il genere umano è doppiamente e perversamente colpevole.

E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere la Natura e l’ambiente che ritiene gli appartengano non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, ma se non abbiamo rispetto del ramoscello o dell’arbusto o del piccolo albero non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.

Anche questa volta un albero sarà sacrificato, non alla gioia festiva, ma all’altare dell’ignoranza, all’interpretazione arbitraria e distorta del concetto di felicità e sacralità, la sua “esecuzione”finale sigillata dal fuoco che consumerà il suo corpo nei vari camini  non è diversa dal rogo di un’altra piazza in un altro tempo, allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di una realtà vivente che finisce miseramente bruciata nel rogo di una tradizione peraltro aliena. Le puerili e insulse dichiarazioni  provenienti dai media che giustificano l’uccisione dell’albero con il contemporaneo semina di altri alberi da sacrificare aggiungono al danno e alle ferite le beffe. Noi parliamo di vite loro parlano di prodotti, non riconoscere la pianta come essere vivente e senzienti a tutti gli effetti significa essere totalmente immersi nel buio della ragione oltre a quello dell’anima.

Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli giganti verdi nati o fatti nascere solo per morire.

La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia.

True Joy needs candles not fireworks which scare and harm animals by the millions in the world.

IN QUESTO MOMENTO IL CIELO DI ROMA È SCOSSO DALLE ESPLOSIONI DEI PETARDI E DEI FUOCHI D’ARTIFICIO E QUINDI SONO GLI UCCELLI, I CANI, I GATTI E TUTTI GLI ALTRI ANIMALI CHE STANNO SUBENDO IL TERRORISMO UMANO. COMPLIMENTI POPOLO DI ROMA! TU CHE CHIEDI IL CAMBIAMENTO PER IL BENE COMUNE,  PER L’AMBIENTE, L’ORDINE E LA SICUREZZA ALLA CLASSE POLITICA CHE ELEGGI, NON VUOI CAMBIARE TE STESSO LASCIANDO DIETRO DI TE LE PIU’ BARBARE USANZE.

MA DI SICURO NIENTE SARA’ DIVERSO O MIGLIORE NELL’ANNO FUTURO PERCHÈ ANCHE QUESTA NOTTE NON È STATA DIVERSA.

Aspettando Un Anno Diverso

LA MAGGIOR PARTE DEGLI ANIMALI NEL MONDO

NON HA NESSUN “FELICE ANNO NUOVO” DA ASPETTARSI.

PER ME NON C’È NULLA DA CELEBRARE

FINO A QUANDO L’ORRORE CONTINUA.

ennio forina

Anche la maggior parte dei popoli umani non ha molte ragioni per aspettarsi una esistenza migliore e più giusta con il semplice passaggio da un anno all’altro. Ma gli animali non sono colpevoli del male degli umani, mentre il genere umano è la causa principale dell’immane massacro e sopruso degli animali schiavizzandoli, uccidendoli e togliendo loro il diritto di vivere per se stessi e non al suo servizio. Di anno in anno e in tutti gli anni a seguire.

Gioia Mortale…

FATTI NASCERE PER ESSERE UCCISI.

Quest’albero avrebbe dovuto essere fra i pendii di un monte o tra i suoi fratelli dei boschi, a dipingere le pianure di verde, a profumare l’aria delle valli a offrirsi come dimora per gli uccelli o almeno in un parco cittadino per attenuare lo squallore delle prigioni di cemento che chiamiamo case. Questo non doveva essere il suo destino, non era nato per questo né per essere torturato dalla gloria degli orpelli luminescenti festivi che scintillano come fuochi fatui e dispensano felicità illusoria come una droga ottica da aggiungere alla droga delle abbuffate fatte per soddisfare orgasmi organolettici e non per nutrirsi . Tutte cose che non hanno vita come quella vita che è, era nelle sue foglie e se fosse rimasto nella terra e nell’aria sarebbe stata vita donata a noi anche e che invece lentamente si spegne nello scempio di un bidone della spazzatura in cui non solo il suo corpo si disgrega ma anche la nostra etica, la nostra coscienza, la sensibilità e finanche la nostra migliore ragione. In natura quest’albero sarebbe stato un gigante di sensazioni vitali, mentre nelle nostre case è solo un attaccapanni delle nostre più artefatte illusioni ma preferiamo godere della loro morte che della loro vita, di quella piena vita che possono offrire per il solo fatto di esistere. Tale è l’insana sostanza della nostra mente e le limitate pulsazioni dei nostri cuori. Se la sacralità delle tradizioni pretende il sacrificio di esseri viventi non può esservi vera gioia né vero amore in esse, solo l’oblio del Giusto e della Compassione.
alberi_natale_last

Incontrarsi

“Come va?, Tutto a posto? ”

Spesso sono solo domande ipocrite 

poiché quasi nessuno

vuole davvero conoscere le risposte.

“Sono contento di rivederti! Anche se è passato molto tempo sei sempre una persona importante per me e se vuoi raccontarmi quello che è avvenuto nella tua vita, devi sapere che io sono sinceramente interessato/a ad ascoltarti e spero che tu sia interessato/a ad ascoltare me, perché una volta, per breve o lungo tempo siamo stati compagni di viaggio”.

Ma senza questo sincero desiderio di conoscenza e di contatto, non chiedermi nulla, perché il mio benessere non ha bisogno della tua invidia e al mio disagio non serve la tua commiserazione.

Il respiro della Libertà.

senza-liberta

È talmente ovvio il valore perduto della libertà sottratta dalla grande quantità di tempo usato non per essere liberi di essere creativi e produttivi di altre cose nobili o semplicemente pratiche, ma schiavi di meccanismi troppo complessi e infidi che stupisce come nessun governo dia al recupero di questo valore un significato di primaria importanza.

L’Era dello Schiavismo Sentimentale/ Parte 1a

 NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

Sabato 30 Luglio 2011 18:10

di Ennio Forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda vengono recepiti e usati. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi o i nostri sentimenti.

Ogni tanto a Ponte Milvio mi soffermo ad osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro libere evoluzioni e in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti, avvinghiati ai lampioni prima ed ora accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. Lo spettacolo francamente non mi sembra esteticamente apprezzabile né evocativo di alcun tipo di sentimenti profondi e sinceri .

Direi che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per stigmatizzare una dedizione profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto un emblematico epitoma di strumento di tortura applicato a sventurati protagonisti di intrecci amorosi che sono stati segnati da questo tipo di punizione. Una morbosa simbologia, una manetta d’acciaio per il cuore e per la vita infilati ambedue nella sua ansa, senza più la speranza di riuscirne fuori. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini che non sopportando un sempre possibile e legittimo diritto di separazione finiscono con l’uccidere la persona che dicono di amare.

Non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e percorso di vita. Il problema però non deriva dal desiderio più che nobile e accettabile di sentirsi uniti per la vita, quanto piuttosto per l’ imposizione di un simbolo che ha la pretesa di chiudere per sempre le porte della ragione e dei sentimenti dal momento in cui viene bloccato e la chiave gettata via.

Chi può essere così sicuro e presuntuoso da poter definire tanto rigidamente il proprio e l’altrui futuro? Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole è il suggello di una pietra tombale all’unione di due esseri perché, se nel fondo dell’anima si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine, né di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale su un sentiero senza ritorno e che quindi non ha neanche un futuro possibile o una meta che valga la pena di raggiungere, il che di per sé rappresenta un delitto contro i principi fondamentali della vita.

Sarebbe troppo facile, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso, sarebbe necessario mettere un lucchetto. Questi oggetti, piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione sono al contrario un simbolo di estrema sfiducia, come tutte le serrature, i fili spinati, le mura dai bordi orlati di vetro, i cancelli, le porte blindate, le casseforti ed altro ancora. Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale civiltà i resti di questi lucchetti tra le rovine e nei sedimenti del tempo, essi descriverebbero inequivocabilmente insieme ad altre reliquie ancora peggiori, la barbarie del nostro tempo.

Ricordo una coppia di merli una fine estate di anni fa che avevano nidificato sul ramo di un pino proprio di fronte la finestra del salone e la mia compagna ed io dopo essere riusciti a rassicurarli avemmo il privilegio di assistere a tutto il processo della cova e della crescita dei pulcini. La dedizione dei due uccelli alla loro piccola famiglia era assoluta e instancabile.

Durante un temporale e una grandinata violenta osservammo con commozione la madre coprire con il proprio corpo e le ali avvolte a cuneo attorno ai piccoli sfidare la tempesta sotto i colpi della grandine. Con il capo e il becco rivolto verso il cielo formava un cono perfetto, mentre il maschio restava accanto a lei, nella furia della grandinata un pò più in alto, senza spostarsi al riparo, a continuare la sua sorveglianza.

E in seguito vedemmo, nel giorno dell’abbandono del nido, il maschio volare rasoterra all’impazzata sbattendo le ali ed emettendo suoni acuti sfidare un grosso cane e dei passanti, rischiando la sua vita per far sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Un tale esempio di vero amore e dedizione nella sua essenza rivela di possedere già in sé la forza della certezza senza aver bisogno di nessun simbolo o contratto scritto e non sarebbe certo più garantito da un cappio di ottone né salvaguardato da nessuno dei molti altri simboli che riguardano i costumi e le pretese della specie animale più possessiva del mondo vivente. Quella umana .

Joyless Games, Deadly Games. Giochi che uccidono la Gioia.

Forme minori di terrorismo2

They call them fireworks but are made with explosives,

no one knows where and when they do blow up

they cause a big scare

to humans and arm or kill animals.

Those who launch them hide

though they know that they can even kill

they force people to stay in houses

even in case of necessity

are against the security and against the law.

They cause many injuries and sometime victims

and they call them just firecrackers,

I’d rather say

that they are minor forms of terrorism.

ennio forina

ATLANTA. Chi davvero regge il mondo?

ATLANTA

Ritengo che a reggere il mondo, nell’etere antico come in quello moderno, fosse più corretto porre una figura femminile e non il muscoloso gigante Atlante. Se l’umana gente calpesta il suolo di questo pianeta senza essersi ancora auto- eliminata lo deve molto più alle donne che non agli uomini, dediti, come si sa, maggiormente a giocare alla guerra ed a generare conflitti per stupide ragioni. La donna, nonostante sia anch’essa un essere umano, possiede molta più saggezza, forza e consapevolezza della direzione essenziale. Il mio post conteneva un duplice messaggio: quello visuale era chiaro, è la donna che lavora da sempre, fatica di più per la sopravvivenza della specie e non l’uomo, per quanto forte e potente possa essere. E questa rappresentazione è un riconoscimento gratificante e lusinghiero, tutt’altro che offensivo. La seconda considerazione riguarda il fatto che il ricordo di un fatto storico tragico, (8 marzo) venga volgarizzato e trasformato in una celebrazione formale, conformista e commerciale, consumata nell’unico arco di un giorno e che ha poco a che vedere con i veri, profondi e persistenti sentimenti di amore e rispetto. Si faccia il contrario, invece di celebrare un solo giorno con attigua e connessa strage di chiome di mimose, si istituisca una celebrazione di almeno 364 giorni, senza mazzolini di fiori gialli da pochi soldi, ma pieni di piccoli e grandi gesti quotidiani di cura e di affetto sinceri. I fiori di mimosa servono alle mimose per vivere la “loro” storia d’amore non per diventare preda di orde di “violentatori” di piante per bieco e selvaggio commercio. Gli alberi sono esseri viventi e non crescono per questo. Peraltro, questi omaggi conformisti privi di originalità e spesso di sincerità, appassiscono dopo poche ore, forse proprio come gli scialbi sentimenti di chi crede di soddisfare le attese esistenziali del cuore di una donna in questo facile e sbrigativo modo ad un costo irrisorio .