Decadenza

Quando i popoli  immersi nella decadenza  

 smettono di scrutare gli orizzonti 

 non sono più in grado di vedere i presagi delle tempeste. 

Ripiegati su se stessi

e adagiati in uno stato di apparente tranquillità

si impegnano a lottare solo per i loro conflitti interni

 e quando la tempesta ignorata diventerà reale

non avranno più il tempo o la forza

di contenere la furia degli eventi.

ennio forina

Riflessione Perduta

“Alcuni dicono di non avere più il tempo, altri la possibilità, né la volontà o il desiderio e nemmeno la capacità di riflettere. Ma la maggior parte non ha tutte queste cose insieme ed è per questo che la civiltà umana procede ancora una volta verso la rovina perché senza riflessione non vi è saggezza e senza saggezza non vi è il controllo degli eventi.”

Un triste futuro è riservato ai popoli che dai segni della decadenza non intuiscono l’approssimarsi della barbarie.

ennio forina

R.I.F. Rest In Freedom.

Free horse

Peace is Freedom.

Freedom to think,

to choose, to doubt, to search,

to follow or forsake,

to study, to analyze,

to criticize, to agree or dissent, 

to speak, to be,

to believe in something or deny it,

to change one’s mind

and let the the others

 free to be and do the same.

Peace is not to give or get harm

for your beliefs.

Peace is a state of mind

not a command. 

ennio forina

Oro Rosso. Oro Verde.

Tutti coloro che si ostinano a definire come “animali” le persone che fanno le azioni più spregevoli dimostrano non soltanto una odiosa, profonda e ingiusta ignoranza della realtà ma anche la loro superficiale e scarsa intelligenza. Nessun animale per quanto predatore feroce o parassita è in grado di emulare minimamente il sadismo, la voracità, la perversione, la malvagità e la stupidità dell’animale umano. Un animale non uccide e non mangia per soddisfare il palato, né per guadagnare un trofeo, né per lo show dei circhi e degli zoo, delle corride e persino dei festival orrendi come nel lontano oriente, non fa a pezzi qualsiasi essere vivente per le loro pellicce, per diventare ricco, non li rende schiavi per profitto strappando alle madri i loro cuccioli per derubarli del nutrimento del suo amore, non li usa come cavie dilaniandoli sui tavoli di laboratorio e lasciandoli nell’agonia del dolore e del terrore, non li droga per vedere che effetto fa, non li massacra senza compassione per sacrificarli agli dei, come accade in qualunque cultura umana e nemmeno li coinvolge nelle sue guerre come da sempre gli umani hanno fatto con gli animali asserviti per forza o con l’inganno e infine non avvelena il loro ambiente con i suoi rifiuti tossici e non,  inquinando i corsi d’acqua o estinguendoli, spianando al suolo le foreste e soffocandoli nel petrolio e nella plastica con la consapevolezza di fare tutto questo.

Ci sono sempre stati fra gli umani conflitti  minori e guerre devastanti, massacri, genocidi, persecuzioni e schiavitù, inquisizioni e odio di etnie, ci sono state tirannie e rivoluzioni e in ogni luogo la desolante realtà del crimine umano. Ma tra un conflitto e l’altro, un massacro e un genocidio, una tirannia e una rivoluzione, l’umanità ha sempre conosciuto momenti di relativa calma e pacificazione, di progresso etico persino, di leggi e regole comuni più equilibrate, di compassione applicata, di sistemi sociali più progrediti e di diritti individuali e collettivi garantiti, sopra tutto grazie alla saggezza di pochi individui illuminati e alle reazioni dei popoli che alla fine di ogni conflitto dopo l’annientamento di generazioni e le devastazioni o semplicemente alla paura superavano l’ambizione di supremazie e l’odio delle nazioni col desiderio naturale di una vita pacifica.

Ma per gli animali tutto questo non è avvenuto mai. In nessun luogo e nessun tempo. Non solo essi hanno sempre subito la caccia totale e indiscriminata, le sevizie e lo sterminio domestico praticato anche per divertimento dalla gioventù umana e sono sacrificati alle tradizioni popolari e hanno sopportato la sofferenza immane di conflitti che non erano i loro, ma non hanno mai  avuto una breve tregua, una pausa del loro sfruttamento, della loro persecuzione, del loro massacro, persino del disprezzo dei loro carnefici umani e di una schiavitù che oggi parte dalle loro più intime cellule quando essi non sono nemmeno nati o sono fatti nascere apposta per essere subito uccisi.  Mai come oggi essi subiscono l’inferno umano in modo sempre crescente, ancora con i mezzi primitivi di un tempo lontano ma ancora di più per gli attuali mezzi tecnologici ideati apposta per rapinarli in massa della loro vita e quasi sempre per profitto e non per necessità.

Sempre, senza sosta in tutto questo pianeta la specie umana cresce e si sviluppa per mezzo di una energia per la quale non si fanno guerre poiché è a disposizione di tutti, si rinnova da sola in abbondanza, chiunque può estrarla liberamente senza limiti e chiunque può trarne profitto, i popoli poveri come quelli ricchi. Le nazioni si confrontano e scatenano guerre per quello che chiamano – l’Oro Nero – il petrolio, l’energia tanto ambita che muove le loro macchine, ma nessuno fa guerre per la vera energia che permette davvero alla specie umana di esistere con tutta la sua supponenza ingrata, prepotenza perversa e scellerate attitudini che hanno tutti i popoli nessuno escluso anche quelli sedicenti più progrediti anche se in modi e livelli diversi. Questa energia ha una sostanza e un  nome: il sangue degli animali – l’Oro Rosso – che insieme all’Oro Verde, il sangue degli animali piante, costituisce l’orrenda realtà senza fine dell’immane Olocausto a cui la “superiore” specie umana li ha condannati.

Miracoli dell’ Arte Contemp.

E così tante allegre famigliole hanno provato e proveranno l’onnipotente ebbrezza di camminare sulle acque quasi come il più illustre Predecessore, il che aggiunge un’altra tessera al mosaico delle cose impossibili rese possibili dalla instancabile tecno – industria – artistico – contemporanea attuale. INCREDIBILE!  Plastica e cemento soffocano il pianeta e noi dovremmo essere contenti per il dono, si spera temporaneo, di una mostruosa passerella da mega-plastificatori seriali che consente di camminare su uno dei tanti laghi italiani già così tormentati e sofferenti per l’inquinamento. Perché? Per l’arte!? Quale arte? Per far divertire ed eccitare i bambini e i loro genitori “adulti bambini” dell’emozione che si prova a camminare dove si potrebbe andare benissimo in barca a remi? Non bastano i giocattoli di plastica per i bambini piccoli, dobbiamo santificare e glorificare i giocattoli di plastica per i bambini grandi. Dovremmo ridurre la produzione di plastica in tutto il mondo, limitarla allo stretto necessario. Ma la società umana non fa altro che ripetere se stessa in questa perversa smania di voler modificare tutto e di imporre con prepotenza il proprio marchio su qualsiasi ambito vivente o meno. Non è sufficientemente bello e gratificante osservare il lago e le sue acque dalle sponde? Peraltro sembra che la struttura galleggiante sia ancorata sul fondo per mezzo di grossi blocchi di cemento la cui rimozione, dicono – alla fine dello show – comporterebbe la diffusione del fosforo e sicuramente di altri inquinanti giacenti sul fondo del lago, ma è logico pensare che se questo accade quando i blocchi vengono rimossi la stessa cosa si sia verificata quando sono stati messi in posa. Quindi ai pesci e a tutto l’ecosistema del lago già non è stato fatto un bel regalo comunque. E quale insegnamento fruttuoso può derivare da una simile esperienza per i piccoli umani che avranno il privilegio di usufruire di questo ulteriore brivido di onnipotenza oltre i tanti di cui già largamente godono. Oggi Le famiglie si spostano dalle città ai luoghi naturali portandosi le città e i loro giocattoli dietro , invece di apprezzare così come sono i pochi ambienti liberi,  li invadono con attrezzature  senza le quali non saprebbero giustificare le costose trasferte. Così le coste marine sono invase da moto d’acqua, imbarcazioni di tutti i generi, palloni, paracaduti mentre alla montagna ci si va solo per sciare, o fare qualche epica escursione da grandi esploratori che peraltro proprio per la stupidità e la presunzione dell’intento spesso  finisce male.  Se i genitori di oggi non sapranno insegnare ai loro figli la temperanza, la misura e il rispetto dei luoghi in cui vivono che devono essere condivisi al pari dei diritti con tutti gli altri esseri viventi i loro pargoli avranno imparato solo che alla specie umana e a loro stessi tutto è permesso, tutto si può fare, che tutto quello che ci circonda è nostro, territori, piante, rocce, animali e con queste basi educative e mentali sarà più probabile che possano diventare i furfanti o persino i mostri di domani. Per finire, in questi ultimi tempi specialisti nel campo medico scientifico, nutrizionale e ambientalista ci informano del fatto che ogni tipo di plastica anche quella permessa per uso alimentare, rilascia sostanze nocive e inquinanti per la salute umana e quella ambientale, specie se riscaldata dai raggi del sole o da altre fonti di calore o semplicemente a contatto di altre sostanze nocive delle tante che sono presenti quasi ovunque.

L’Era dello Schiavismo Sentimentale/ Parte 1a

 NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

Sabato 30 Luglio 2011 18:10

di Ennio Forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda vengono recepiti e usati. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi o i nostri sentimenti.

Ogni tanto a Ponte Milvio mi soffermo ad osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro libere evoluzioni e in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti, avvinghiati ai lampioni prima ed ora accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. Lo spettacolo francamente non mi sembra esteticamente apprezzabile né evocativo di alcun tipo di sentimenti profondi e sinceri .

Direi che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per stigmatizzare una dedizione profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto un emblematico epitoma di strumento di tortura applicato a sventurati protagonisti di intrecci amorosi che sono stati segnati da questo tipo di punizione. Una morbosa simbologia, una manetta d’acciaio per il cuore e per la vita infilati ambedue nella sua ansa, senza più la speranza di riuscirne fuori. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini che non sopportando un sempre possibile e legittimo diritto di separazione finiscono con l’uccidere la persona che dicono di amare.

Non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e percorso di vita. Il problema però non deriva dal desiderio più che nobile e accettabile di sentirsi uniti per la vita, quanto piuttosto per l’ imposizione di un simbolo che ha la pretesa di chiudere per sempre le porte della ragione e dei sentimenti dal momento in cui viene bloccato e la chiave gettata via.

Chi può essere così sicuro e presuntuoso da poter definire tanto rigidamente il proprio e l’altrui futuro? Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole è il suggello di una pietra tombale all’unione di due esseri perché, se nel fondo dell’anima si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine, né di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale su un sentiero senza ritorno e che quindi non ha neanche un futuro possibile o una meta che valga la pena di raggiungere, il che di per sé rappresenta un delitto contro i principi fondamentali della vita.

Sarebbe troppo facile, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso, sarebbe necessario mettere un lucchetto. Questi oggetti, piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione sono al contrario un simbolo di estrema sfiducia, come tutte le serrature, i fili spinati, le mura dai bordi orlati di vetro, i cancelli, le porte blindate, le casseforti ed altro ancora. Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale civiltà i resti di questi lucchetti tra le rovine e nei sedimenti del tempo, essi descriverebbero inequivocabilmente insieme ad altre reliquie ancora peggiori, la barbarie del nostro tempo.

Ricordo una coppia di merli una fine estate di anni fa che avevano nidificato sul ramo di un pino proprio di fronte la finestra del salone e la mia compagna ed io dopo essere riusciti a rassicurarli avemmo il privilegio di assistere a tutto il processo della cova e della crescita dei pulcini. La dedizione dei due uccelli alla loro piccola famiglia era assoluta e instancabile.

Durante un temporale e una grandinata violenta osservammo con commozione la madre coprire con il proprio corpo e le ali avvolte a cuneo attorno ai piccoli sfidare la tempesta sotto i colpi della grandine. Con il capo e il becco rivolto verso il cielo formava un cono perfetto, mentre il maschio restava accanto a lei, nella furia della grandinata un pò più in alto, senza spostarsi al riparo, a continuare la sua sorveglianza.

E in seguito vedemmo, nel giorno dell’abbandono del nido, il maschio volare rasoterra all’impazzata sbattendo le ali ed emettendo suoni acuti sfidare un grosso cane e dei passanti, rischiando la sua vita per far sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Un tale esempio di vero amore e dedizione nella sua essenza rivela di possedere già in sé la forza della certezza senza aver bisogno di nessun simbolo o contratto scritto e non sarebbe certo più garantito da un cappio di ottone né salvaguardato da nessuno dei molti altri simboli che riguardano i costumi e le pretese della specie animale più possessiva del mondo vivente. Quella umana .

Il Nome dei Sentimenti

IL NOME DEI SENTIMENTI
Sento parlare di affetto/amore in termini quantitativi come se nelle menti adulte riecheggiassero sempre quelle insulse frasi che i genitori dicevano e tuttora dicono ai loro figli: “Vuoi più bene a mamma o a papà?” – Rivelando un chiaro segnale di affetto egoistico nei confronti della progenie.
Il problema degli affetti, di tutti gli affetti, non è la quantità di pensiero e di cure che si riversano sul soggetto amato, sia esso un figlio, una moglie/marito o amante o qualsiasi altra persona o appunto un animale diverso dall’animale umano ma è la QUALITA’ , che è la vera essenza dell’amore e non può pertanto essere divisibile e misurabile in termini “matematici” né la si può definire esclusiva e discriminante. La vera differenza sta nelle motivazioni che spingono alcune persone a colmare le proprie esistenze o i propri vuoti esistenziali con impulsi che “sembrano” affettivi e amorevoli ma in realtà non lo sono, ma questo vale sia per gli animali che per gli umani.
L’unico vero amore essenziale che determina il fatto che ci sia vita su questo pianeta è l’amore materno e l’amore materno non è particolare ma universale. In modi diversi tutte le creature viventi agiscono nell’ambito di questo formidabile impulso dal quale partono tutti gli altri tipi di amori e da cui sopratutto si genera il sentimento anch’esso universale della compassione. Persino Gesù diceva, contraddicendo il vecchio testamento, di amare non già i propri amici/simili ma i propri nemici, cioè dover amare quelli che sono diversi dal riflesso di noi stessi e nel caso degli animali, degli animali che convivono nei territori che occupiamo arbitrariamente, essi non sono nemmeno nemici, non ci odiano e se alcuni di loro possono farci del male è solo per difesa o per malinteso.
Le persone che provano ad essere generose con un animale vengono sempre ripagate con una moneta preziosissima e rara, un affetto autentico e disinteressato a differenza della difettosa gratitudine umana, questa è la chiave del successo e della predilezione della compagnia “animale” rispetto a quella spesso inaffidabile, nevrotica, complicata e suscettibile umana, ma al di là di questo le persone sensibili che sono toccate dal contatto profondo e sincero con gli altri esseri viventi acquisiscono anche parte delle loro stesse capacità percettive per via di questa amicizia speciale e di conseguenza una visione più ampia e più giusta del mondo naturale e della bellezza e dell’importanza della loro presenza. Così iniziano a soffrire per le immani sofferenze che NOI causiamo loro per ragioni per lo più di profitto o sadicamente ludiche e quindi cominciano ad amarle come, quanto e più dei loro simili umani che sono i loro carnefici per ragioni abbiette.
Il nome Francesco evoca nella storia e nella consapevolezza collettiva una persona che intravedeva un paradiso attraverso le coltri a lui svelate della Natura tutta nel suo insieme, creato e creativo e gli animali li chiamava “fratelli”, non mi risulta che avesse stabilito graduatorie per definire livelli di Vita più alti o più bassi o equiparabili con altre cose per tipo di impegno e dedizione. Egli aveva capito che la Vita è una realtà data unica che si svolge in diverse forme ma che proviene dalla stessa matrice e nel complesso del suo contrastante divenire persegue lo stesso supremo scopo di esistere. Infine, quelli che sono in grado di nutrire questi sentimenti rivelano un animo sinceramente compassionevole essendo la compassione un sentimento assoluto e universale che vibra per le sofferenze di qualsiasi altro essere vivente al di fuori di noi stessi e del nostro egoismo di specie.
l’Amore sincero altruistico e generoso e la Compassione sono sentimenti che non hanno limiti né riserve di spesa, non sono come i conti in banca o i rapporti esclusivi fra coniugi o fidanzati, essi aumentano di valore e di forza nell’essere generosamente donati senza considerare quanto come e a chi essi vengono riversati, in qualunque caso e per qualsiasi essere vivente.

Gatti da imparare.

VIETATO DAR DA MANGIARE AI GATTI IN CITTA’?
I gatti sono definiti ufficialmente animali di affezione, “indigeni” dei luoghi in cui nascono e nei quali hanno tutti i diritti di dimorare così come hanno il diritto di esistere. Non si può definirli “randagi” poiché questi piccoli e innocui felini sono sempre stanziali e si spostano poco dai luoghi dove nascono mentre il termine “randagio” indica un animale con attitudini “vagabonde”, del tutto contrarie alla natura dei gatti. Peraltro lasciarli morire di fame equivale al loro sterminio, graduale e rapido, non potendo in ambiente cittadino procurarsi facilmente cibo e acqua. Trattandosi di animali che relazionano affettivamente con gli umani, essi sono virtualmente “adottati” dalle persone che provvedono al loro sostentamento e cure e la cessazione di queste azioni costituisce di fatto una forma di abbandono – con tutte le stesse conseguenze dell’abbandono di un animale domestico – considerato “reato” dalle leggi vigenti. Inoltre i gatti, che sono animali con abitudini igieniche ineccepibili, costituiscono l’unico vero deterrente e fattore limitante della proliferazione dei ratti. Anche se ben nutrito, il piccolo felino è un predatore puro e istintivamente tende a cacciare le sue prede naturali anche solo per tenersi in forma. Le maggiori fonti di inquinamento e sporcizia cittadine non sono di origine animale ma umana. Per concludere faccio riferimento a un magnifico articolo scientifico pubblicato sul “National Geographic” americano alcuni anni fa “The Lapdog Of The Devil”, che riferisce studi e analisi sui ratti in cui si evince che cercare di eliminarli con i veleni è controproducente poiché i ratti hanno una vita molto breve, ma sono estremamente prolifici e ucciderne alcuni significa solo fare più spazio per i nuovi soggetti, mentre i topi avvelenati e morenti causano spesso sofferenze terribili e morte di gatti e altri uccelli. Gabbiani e corvi sono animali “scavengers” cioè mangiano rifiuti e cadaveri e metabolizzano positivamente cibo, che se lasciato anche accidentalmente, si decompone e può essere utilizzato dai ratti e quindi non sono assolutamente da mettere sullo stesso piano di pericolosità anzi il contrario, anche se la loro presenza eccessiva causa problematiche degli equilibri naturali, come tutte le presenze eccessive compreso quella della nostra specie, ma questo è un’altro discorso. Per quanto riguarda i gatti le evidenze degli effetti benefici, perfettamente compatibili con ogni tipo di ambiente umano, sono talmente evidenti che metterli in dubbio significa voler ritornare agli oscuri tempi medievali nei quali il loro insensato sterminio causò varie pestilenze devastanti nelle città di tutta europa. I gatti sopravvissero all’ignoranza popolare e religiosa e alla superstizione “civile” solo grazie alla saggezza e conoscenza dei contadini che , nelle loro campagne se li tenevano cari a protezione dei raccolti e dei granai.

Il Lamento e l’Urlo.

Il Pianto e l'Urlo

È una inconfutabile evidenza che i cuccioli dei più feroci predatori si esprimono con lamenti gentili verso le loro madri per richiedere nutrimento e calore affettivo mentre, al contrario i cuccioli umani pretendono con forza e con il ricatto di un pianto esagerato non solo il cibo ma attenzioni ben oltre la funzione dell’accudimento essenziale. Essi esigono di essere intrattenuti, di ottenere qualsiasi cosa catturi la loro curiosità e una volta ottenuta spesso la gettano via con disprezzo chiedendo di averne un’altra e un’altra ancora. Questi giochi di potere possono durare ore, come ben sanno tutte le madri umane di questo mondo. Sono comportamenti prepotenti e possessivi a conferma che le memorie genetiche dei predecessori si manifestano già nel grembo materno e subito dopo la nascita, ma spesso non vengono riconosciute come tali e invece di cercare di inibirle indirizzando il carattere dell’infante verso direzioni virtuose, vengono incoraggiate e gratificate dai genitori che vedono anche nell’aggressività latente dei loro pargoli le caratteristiche necessarie per l’affermazione e la competizione nel mondo degli adulti che li aspetta. È così che si tramandano e si perpetuano le caratteristiche peggiori della specie, è così che si forgiano i guerrieri del domani pronti a i conflitti con i loro simili e il mondo vivente.

Dedicato alle Donne e alle Mimose.

ennio forina –
8 MARZO – Ancora celebrato con il dono del classico mazzetto di fiori di mimose. Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale perché la distruzione delle grandi foreste parte dal come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutte le nostre azioni, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno di questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative. Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un regalo più consapevole, un gesto più sentito e ricco di promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per Delia sotto l’ombra degli alberi, presso le acque fluide di un limpido ruscello. Non è una cosa insignificante è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose, perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe testimoniare. Chiedete ai vostri partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore. Siamo dunque giunti alla fatidica nonché singolare festa delle donne, in cui si concede un misero omaggio formale e floreale per un solo giorno all’anno mentre per i restanti 364 succede sempre più spesso che la festa, molti uomini la facciano in modo diverso, non “per” le donne, ma “alle” donne.  Vale anche in tutti i casi naturalmente. Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza e usarli in tal senso ai piedi delle icone sacre. Sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza serve per attrarre gli insetti e riprodursi non per gratificare le nostre contorte interpretazioni mentali. Coltivarli e tagliarli è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, il pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e attitudine umana. Dovremmo decidere se vogliamo contemplare,  convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla.

Chiedetelo Agli Alberi.

CHIEDETELO AGLI ALBERI
Di ennio forina
Sento spesso affermare nei media, che per lo smog non c’è altra soluzione che fermare le auto. Niente di più inesatto. Il problema dello smog non si risolve con i blocchi totali o parziali delle auto, ma con il blocco totale delle molte teste ottuse che si ostinano a non riconoscere alla vegetazione e agli alberi sopratutto, la capacità di assorbire e metabolizzare le sostanze tossiche per gli organismi e immettere nell’atmosfera grandi quantità di ossigeno che diluiscono l’aria inquinata rendendola più respirabile.

Al contrario, specialmente in Italia e nella capitale, gli alberi sono considerati come spazzatura o addirittura presenze ostili e deleterie, così appena si vede comparire un fogliame vengono massacrati da potature inopportune e dannose con amputazioni dei rami inferiori o solo da un lato, che li fanno ammalare, abbreviano la loro vita e favoriscono anche la loro prevedibile e talora nefasta caduta.I condomini di questa come di altre città, con le loro fisime perbeniste e senso dell’estetica del tutto discutibile, osteggiano la presenza di qualsiasi pianta che non abbia funzioni meramente decorative e con la loro scarsa sensibilità collettiva, hanno letteralmente distrutto l’equivalente di intere aree boschive, all’interno delle città stesse e nelle periferie, dove spesso avvengono i tragici eventi alluvionali, condannando gli altri e se stessi a ricevere dosi più massicce di inquinanti nei loro polmoni. La maggior parte dei condomini italiani ritiene che la presenza di alberi accanto ai palazzi sia un elemento di degrado. E con questa concezione del territorio abbiamo un’Italia che annaspa nei gas tossici, si disgrega nelle frane e si fluidifica negli smottamenti fangosi.

La ricchezza del verde urbano sarebbe la base essenziale per equilibrare e attutire la quantità e gli effetti salutistici negativi che derivano dalle attività umane. Dovremmo chiedere agli alberi stessi qualche saggio consiglio per mitigare gli effetti devastanti della nostra ingombrante presenza su questo pianeta, diventato ahimè troppo piccolo per assorbire un simile impatto, – ma non vedo vero interesse, né gratitudine, né rispetto per questi esseri viventi “inventori” dell’atmosfera che consente la vita organica nel mare e sulla terra e che permette a noi tutti di continuare a fare le nostre stupide cose – mentre diamo importanza ai giudizi e ai provvedimenti di chi l’aria la sta distruggendo, vale a dire tutti noi. I dati scientifici che confortano queste tesi in internet e altrove, sono alla portata di tutti, amministratori, politici, giornalisti e comuni cittadini, basta volersi informare e voler capire.

Certamente vi sono altri elementi che riguardano  la riduzione dei sistemi di inquinamento, ma la consapevolezza della fondamentale funzione e conseguente tutela della vegetazione è un segnale indiscutibile di principio per una vera volontà di risolvere il problema. Non serve giocare sui dati statistici e sulle molteplici cause che incidono sulla mortalità dei cittadini. I fatti certi sono due: le attività vegetali sono inequivocabilmente vitali e positive, quelle umane sono al contrario e per la maggior parte venefiche e potenzialmente letali, bisogna incrementare le prime e diminuire le seconde. Resta da esaminare quest’ultime, tutte, una per una e prendere i relativi provvedimenti, mentre attualmente gli unici provvedimenti in corso sono le potature e i blocchi del traffico.

Sono abbastanza “maturo” da ricordare che alle elementari, a primavera, c’era un evento che si chiamava “Festa degli alberi” e gli insegnanti ci portavano nei parchi per celebrarla, facendoci piantare file di alberelli nel terreno libero, un retaggio ora sepolto di una saggezza più antica, chissà forse si dovrebbe ricominciare da lì…


ennio forina

Joyless Games, Deadly Games. Giochi che uccidono la Gioia.

Forme minori di terrorismo2

They call them fireworks but are made with explosives,

no one knows where and when they do blow up

they cause a big scare

to humans and arm or kill animals.

Those who launch them hide

though they know that they can even kill

they force people to stay in houses

even in case of necessity

are against the security and against the law.

They cause many injuries and sometime victims

and they call them just firecrackers,

I’d rather say

that they are minor forms of terrorism.

ennio forina

Retrieving The Right Christmas.

Christmass.jpg

In this ancient square there are marks and memories of wounds of cruelty, persecutions and unjust executions committed through the centuries, that maybe could only be alleviated by a retrieved, original joyful meaning of a true Christmas bringing compassion, good deeds, respect for all living beings and will for the universal right and not just a way to party and exchange meaningless gifts. *The tree in the illustration is not intended to be a real, alive one.