Perché sei.

Perché esisti
e non per averti.
Ti amo.
ennio forina

È una meteora
che brucia senza spegnersi
Una cometa
che torna sempre al suo sole.
L’unico vero sincero amore
che nasce e vive per un attimo
e dura per sempre.
Che vive e si appaga per se stesso
e che desiderando soltanto
unisce un’anima a un’altra anima
senza che vi sia fra esse un contatto
oltre i confini sconosciuti
dello spazio e del tempo.

È l’amore intoccabile
raggiunto senza fermarsi
e senza essere fermato
senza aspettare di ricevere
nulla altro che il mistero
della sua bellezza.
È l’immagine che si contempla
riflessa nella ferma e limpida acqua
ma al minimo tocco si scompone
in piccole onde colorate
e si rigenera poi
solo quando la mano si ritrae
e viene lasciata libera 
di essere ancora amata.

ennio forina

Quando l’Anima Comincia a Morire

Non pubblico mai sui miei blog immagini e neanche una virgola che provenga da altre fonti e produzioni ma posso descrivere la foto che gira in internet e che mi ha spinto a scrivere questo commento. – È una foto davvero emblematica dove si vedono due bambini in perfetta tenuta da combattimento e armati rispettivamente con due sofisticatissimi fucili di precisione in posa orgogliosamente dietro a un mucchio di cadaveri di coyotes uccisi o forse lupi, di taglia piccola, ma questo non fa differenza -.
E allo stesso tempo ho risposto così ad un altro commento specifico nel quale veniva posta la domanda sulla nazionalità di questi due piccoli assassini, come se l’episodio fosse raro e  ascrivibile esclusivamente a un luogo particolare del pianeta.
– Sono progenie della specie umana ed è quanto basta. Tutti i popoli del mondo commettono atrocità verso gli esseri viventi che non possono difendersi e il confine fra la crudele necessità primordiale e il sadico piacere di distruggere è stato valicato ampiamente da tutte le culture a intervalli di tempo in misura maggiore o minore, verso una specie o l’altra ed è incontestabile che il mondo intero faccia consumo della immane sofferenza degli animali con la consapevolezza del male che questo consumo causa rendendo tutti noi assassini per procura, semplicemente usando i “prodotti” che causano e provengono da questo immane olocausto. Il mondo moderno non si chiede nemmeno se sia giusto o meno ma lo fa comunque solo perché ha il potere di farlo e non gli basta sapere che ormai non abbiamo più bisogno di nutrirci di animali né di rapinarli delle loro pelli o piume, abbiamo le capacità di sostituire tutto quanto dovevamo a volte utilizzare in passato per necessità di sopravvivenza perciò la nostra colpa è ancora più grave e ancora più indegna è la nostra presunzione di essere una specie superiore quando invece abbiamo generato forme di crudeltà che in natura non esistono e non sono mai esistite. Nessun animale per quanto spietato sia uccide per gioco e per sadismo o per vendere la morte in cambio di profitto. Penso che in questo caso gli animali uccisi siano coyotes, perciò la scena si svolge in America ma i veri cadaveri non sono i lupi o i coyotes ma questi due piccoli scarti dell’evoluzione protagonisti nella foto perché hanno nella loro volontà il marchio della distruzione e cresceranno con una parvenza di anima già putrefatta senza compassione e senza veri sentimenti, senza generosità e senza altruismo come due dei molti, tanti esemplari di una pessima umanità che avvelena questa specie che diventa ogni giorno più tossica per questo piccolo mondo.
C’è un momento della adolescenza in cui i ricordi genetici dei nostri ancestrali parenti diventati predatori riaffiorano sopratutto nei giovani maschi ma è quello il punto dove un individuo qualunque sia la sua età, deve fare la sua scelta evolutiva superando la condizione di brutalità primordiale e invece di fare il predatore ottuso e distruttivo seguire il percorso dei sentimenti e dell’amicizia universale con tutte le creature viventi. Ma dobbiamo constatare e ammettere che i bambini non sono angeli per il solo fatto di essere dei bambini e come gli adulti, possono essere generosi e sensibili o malvagi e distruttivi fin dall’inizio, perciò non vanno glorificati prima che si siano rivelate le loro inclinazioni, vanno certamente difesi, allevati con cura, ma indicando loro i percorsi evoluti e virtuosi dei sentimenti, dell’amicizia e del rispetto universale di tutti gli esseri viventi che se saranno da loro assimilati diventeranno un loro codice morale che verrà applicato beneficamente prima di tutto alla stessa umana società e non è neanche vero che non si rendano conto di quello che fanno, perché sono perfettamente coscienti dei loro impulsi, delle loro azioni e degli effetti che provocano sugli altri. L’educazione conta fino a un certo punto, se un cucciolo umano non vuole fare qualcosa sa, fin dai primi giorni di vita come rifiutarsi di farla, conosciamo bene il potere ricattatorio che gli infanti hanno sugli adulti e quasi tutto dipende dalla loro volontà e dalle loro inclinazioni. La realtà desolante che non si vuole ammettere  è che purtroppo “quasi sempre” i mostri adulti sono stati mostri anche da bambini.

Sentire Oltre

La sensibilità
è l’intelligenza dell’anima
e l’anima è l’intelligenza
sensibile.

ennio forina

Io non credo che l’anima sia una entità di cui tutti sono indifferentemente dotati ma credo piuttosto che sia una intelligenza, una capacità di sentire oltre, che si ha già o si può avere, può essere coltivata o negletta e che senza essere curata costantemente può essere persa e dissolversi nel nulla… l’anima non è un dono ma una conquista.

La Giustizia Nelle Parole

Non esistono
“bestie da macello”.

Esistono animali
da noi bestialmente
macellati.

ennio forina

Perché non c’è giustizia nei fatti, vi sia almeno giustizia nelle parole. Tutti noi conosciamo la verità, facciamo agli altri quello che non vorremmo mai che fosse fatto a noi stessi… inventando ogni tipo di giustificazione e sigillandola anche con le espressioni verbali.

Vite Bruciate

Al centro del grande abbraccio di un bellissimo colonnato anche quest’anno si vedranno insieme altre due colonne di forma e materia diverse ma che hanno almeno due fattori in comune, ambedue sono state strappate a un mondo lontano e ambedue sono senza vita, ma con la differenza che mentre una di queste colonne la vita non l’ha mai avuta, l’altra invece sì e ne aveva tanta. Era una vita ricca di sensazioni che offriva sicuro conforto, riparo e cibo a molti altri esseri viventi specie nella stagione invernale,  passeri, scoiattoli, corvi, per nominarne alcuni, donando anche la sua brava parte di ossigeno a questo pianeta soffocato da gas venefici e letali, tutte sostanze immesse nell’atmosfera principalmente dalle attività umane, sostanze che solo gli alberi sanno metabolizzare nella loro immensa saggezza e rendere innocue per tutti gli animali mobili del pianeta incluso gli ingrati bipedi umani, sedicenti “evoluti” che ancora oggi continuano a sacrificare esseri viventi per celebrare le loro tradizioni negli stessi modi barbari in cui i popoli antichi, primitivi e pagani le celebravano. Non potremmo esistere senza le piante, non saremmo nemmeno comparsi su questo pianeta se non fosse stato per loro,  non saremmo approdati sulla terraferma senza di loro e da loro prendiamo sostanze elaborate dalla loro più profonda conoscenza. Sono esseri viventi, intelligenti e senzienti e noi li trattiamo come oggetti. Molto, molto tempo prima che noi smettessimo di considerare il sole una divinità a cui offrire sacrifici tanto crudeli quanto idioti, le piante sapevano già sfruttare la sua energia con sistemi biochimici sofisticatissimi, tuttavia non abbiamo ancora finito di sacrificare animali alle improbabili divinità di molte culture umane così ancora una volta e chissà per quanti anni a venire saremo spettatori dell’ulteriore sacrificio di uno di questi giganti verdi spezzato, umiliato e soffocato dai decori luccicanti festivi, un triste simulacro di falsa felicità coperto di luci fatue che celano la sua agonia e le cui foglie durante tutto il trasporto e la collocazione in situ hanno cercato invano di dialogare con le radici perse per sempre. Ma quello che ancora più sconcerta è che nonostante la consapevolezza della vita che scorre nella linfa di tutte le piante e della loro evidente intelligenza si continua a trattarle come se ciò non importasse nulla e per questo il genere umano è doppiamente e perversamente colpevole.

E lo stesso genere umano che pretende da vari pulpiti di voler proteggere la Natura e l’ambiente che ritiene gli appartengano non sa insegnare ai propri figli amore e rispetto verso queste creature portatrici di protezione e benessere essenziali per tutto ciò che vive su questa terra, ma se non abbiamo rispetto del ramoscello o dell’arbusto o del piccolo albero non saremo mai capaci di fermare la distruzione delle foreste.

Anche questa volta un albero sarà sacrificato, non alla gioia festiva, ma all’altare dell’ignoranza, all’interpretazione arbitraria e distorta del concetto di felicità e sacralità, la sua “esecuzione”finale sigillata dal fuoco che consumerà il suo corpo nei vari camini  non è diversa dal rogo di un’altra piazza in un altro tempo, allora non si volevano ammettere le evidenze rilevate da una mente geniale ed evoluta, qui ed oggi si ignora l’evidenza di una realtà vivente che finisce miseramente bruciata nel rogo di una tradizione peraltro aliena. Le puerili e insulse dichiarazioni  provenienti dai media che giustificano l’uccisione dell’albero con il contemporaneo semina di altri alberi da sacrificare aggiungono al danno e alle ferite le beffe. Noi parliamo di vite loro parlano di prodotti, non riconoscere la pianta come essere vivente e senzienti a tutti gli effetti significa essere totalmente immersi nel buio della ragione oltre a quello dell’anima.

Ma gli eventi passano e passa anche l’illusione della gioia festiva, dei fuochi artificiali, degli addobbi e dei decori e quando tutte le luci della festa si spegneranno, più tardi e altrove si accenderanno le luci dei piccoli roghi dei pezzi del gigante verde e dei tanti piccoli roghi di tanti altri piccoli giganti verdi nati o fatti nascere solo per morire.

La gioia che esige il prezzo di una vita – quale essa sia – non potrà mai essere una vera gioia.

True Joy needs candles not fireworks which scare and harm animals by the millions in the world.

IN QUESTO MOMENTO IL CIELO DI ROMA È SCOSSO DALLE ESPLOSIONI DEI PETARDI E DEI FUOCHI D’ARTIFICIO E QUINDI SONO GLI UCCELLI, I CANI, I GATTI E TUTTI GLI ALTRI ANIMALI CHE STANNO SUBENDO IL TERRORISMO UMANO. COMPLIMENTI POPOLO DI ROMA! TU CHE CHIEDI IL CAMBIAMENTO PER IL BENE COMUNE,  PER L’AMBIENTE, L’ORDINE E LA SICUREZZA ALLA CLASSE POLITICA CHE ELEGGI, NON VUOI CAMBIARE TE STESSO LASCIANDO DIETRO DI TE LE PIU’ BARBARE USANZE.

MA DI SICURO NIENTE SARA’ DIVERSO O MIGLIORE NELL’ANNO FUTURO PERCHÈ ANCHE QUESTA NOTTE NON È STATA DIVERSA.

Gioia Mortale…

FATTI NASCERE PER ESSERE UCCISI.

Quest’albero avrebbe dovuto essere fra i pendii di un monte o tra i suoi fratelli dei boschi, a dipingere le pianure di verde, a profumare l’aria delle valli a offrirsi come dimora per gli uccelli o almeno in un parco cittadino per attenuare lo squallore delle prigioni di cemento che chiamiamo case. Questo non doveva essere il suo destino, non era nato per questo né per essere torturato dalla gloria degli orpelli luminescenti festivi che scintillano come fuochi fatui e dispensano felicità illusoria come una droga ottica da aggiungere alla droga delle abbuffate fatte per soddisfare orgasmi organolettici e non per nutrirsi . Tutte cose che non hanno vita come quella vita che è, era nelle sue foglie e se fosse rimasto nella terra e nell’aria sarebbe stata vita donata a noi anche e che invece lentamente si spegne nello scempio di un bidone della spazzatura in cui non solo il suo corpo si disgrega ma anche la nostra etica, la nostra coscienza, la sensibilità e finanche la nostra migliore ragione. In natura quest’albero sarebbe stato un gigante di sensazioni vitali, mentre nelle nostre case è solo un attaccapanni delle nostre più artefatte illusioni ma preferiamo godere della loro morte che della loro vita, di quella piena vita che possono offrire per il solo fatto di esistere. Tale è l’insana sostanza della nostra mente e le limitate pulsazioni dei nostri cuori. Se la sacralità delle tradizioni pretende il sacrificio di esseri viventi non può esservi vera gioia né vero amore in esse, solo l’oblio del Giusto e della Compassione.
alberi_natale_last

Quando gli Angeli sono uccisi dai Diavoli.

Il titolo vale per tutti gli atti di violenza assassina e sadica commessi

verso qualunque essere vivente.

Quasi sempre la crudeltà umana, specialmente giovanile, di ogni livello e grado, viene espressa per compensare il vuoto esistenziale che caratterizza  alcuni soggetti, che purtroppo rappresentano una buona parte del genere umano. Essendo vuoti dentro e non potendo veramente sentire la vita pulsare nelle loro vene e nei loro cuori  essi sono invidiosi della vita che scorre felice nelle vene, nei cuori e nella mente degli altri esseri viventi. Questa è la condizione che ha provocato il martirio di un meraviglioso cane bianco rimasto vittima  – e testimone – dunque, di questo vuoto distruttivo a cui la società umana non dà molta importanza, fino a quando esso non si esprime in tutta la sua sadica e nefasta violenza. Sicuramente i protagonisti di questa infame azione di cronaca hanno visto in un meraviglioso cane dolce, affettuoso e amato da molti, la gioia di vivere e di relazionare che loro non hanno e non possono nemmeno immaginare e perciò non restava loro che l’impulso di “distruggerlo” così come i bambini sadici distruggono il giocattolo che non sanno far funzionare. Lo hanno ucciso con sadismo e per bieca invidia, perché Angelo,- questo era il suo nome – era “vivo” e loro al contrario sapevano e sanno di essere morti dentro, simili a zombi privi di sentimenti e senza sensibilità.

Nel pubblicare il video della tortura inoltre, hanno voluto sfidare il mondo che li circonda pensando nel loro delirio di onnipotenza, di attirare su sé stessi quella attenzione che non avrebbero potuto avere altrimenti essendo delle nullità di base. Individui che fanno simili ingiustificate azioni di sadica crudeltà sono sicuramente pericolosi per tutta la società umana più “giusta”, non perché e non soltanto perché hanno commesso un atto infame e vile verso una creatura che non poteva difendersi, ma per il loro incolmabile vuoto esistenziale che è e resta un’arma potente e distruttiva, sempre pronta a colpire qualsiasi bersaglio che gli venga a tiro, quindi anche umano. Non c’è distinzione fra i soggetti che subiscono i devastanti effetti del vuoto distruttivo, siano essi umani o animali. Il “Nulla” è la matrice di tutti i delitti.

ennio forina

Per Sempre Perso.

tempo

In questo paese si promuove senza pudore la pratica del gioco delle lotterie di qualsiasi tipo e livello di vincite pubbliche e private nelle forme più disparate con il solo avvertimento ipocrita dei rischi di accanimento e assuefazione e rovina ai quali una simile dedizione può facilmente portare. Milioni di cittadini dedicano quotidianamente un’enorme quantità di tempo nel gioco e nell’attesa dei risultati che potrebbe invece essere impiegato nella produzione di beni reali industriali e artigianali nonché di tutte le attività creative che riguardano lo studio, il pensiero e l’arte che potrebbero generare interesse, profitto e immagine per il nostro paese da parte del resto del mondo. Le lotterie che promettono vincite miliardarie sono antitetiche ad uno stato sociale che vuole livellare il benessere esistenziale ad una più vasta gamma di cittadini…esse non fanno altro che contribuire al divario vergognoso fra la maggior parte della popolazione povera o in difficoltà verso i pochissimi molto ricchi. Specialmente le lotterie super miliardarie fanno in modo che moltissimi poveri divengano più poveri – per la speranza di vincere somme ingenti – permettendo invece ad uno solo di loro di andare a collocarsi tra l’esiguo numero degli straricchi, aumentando così la distanza sociale e lasciando che il Paese decada nella improduttività concreta seguendo il miraggio dell’illusione mentre avvilisce e spreca il possibile positivo sviluppo della maggior parte del suo virtuoso ingegno.

Miracoli dell’ Arte Contemp.

E così tante allegre famigliole hanno provato e proveranno l’onnipotente ebbrezza di camminare sulle acque quasi come il più illustre Predecessore, il che aggiunge un’altra tessera al mosaico delle cose impossibili rese possibili dalla instancabile tecno – industria – artistico – contemporanea attuale. INCREDIBILE!  Plastica e cemento soffocano il pianeta e noi dovremmo essere contenti per il dono, si spera temporaneo, di una mostruosa passerella da mega-plastificatori seriali che consente di camminare su uno dei tanti laghi italiani già così tormentati e sofferenti per l’inquinamento. Perché? Per l’arte!? Quale arte? Per far divertire ed eccitare i bambini e i loro genitori “adulti bambini” dell’emozione che si prova a camminare dove si potrebbe andare benissimo in barca a remi? Non bastano i giocattoli di plastica per i bambini piccoli, dobbiamo santificare e glorificare i giocattoli di plastica per i bambini grandi. Dovremmo ridurre la produzione di plastica in tutto il mondo, limitarla allo stretto necessario. Ma la società umana non fa altro che ripetere se stessa in questa perversa smania di voler modificare tutto e di imporre con prepotenza il proprio marchio su qualsiasi ambito vivente o meno. Non è sufficientemente bello e gratificante osservare il lago e le sue acque dalle sponde? Peraltro sembra che la struttura galleggiante sia ancorata sul fondo per mezzo di grossi blocchi di cemento la cui rimozione, dicono – alla fine dello show – comporterebbe la diffusione del fosforo e sicuramente di altri inquinanti giacenti sul fondo del lago, ma è logico pensare che se questo accade quando i blocchi vengono rimossi la stessa cosa si sia verificata quando sono stati messi in posa. Quindi ai pesci e a tutto l’ecosistema del lago già non è stato fatto un bel regalo comunque. E quale insegnamento fruttuoso può derivare da una simile esperienza per i piccoli umani che avranno il privilegio di usufruire di questo ulteriore brivido di onnipotenza oltre i tanti di cui già largamente godono. Oggi Le famiglie si spostano dalle città ai luoghi naturali portandosi le città e i loro giocattoli dietro , invece di apprezzare così come sono i pochi ambienti liberi,  li invadono con attrezzature  senza le quali non saprebbero giustificare le costose trasferte. Così le coste marine sono invase da moto d’acqua, imbarcazioni di tutti i generi, palloni, paracaduti mentre alla montagna ci si va solo per sciare, o fare qualche epica escursione da grandi esploratori che peraltro proprio per la stupidità e la presunzione dell’intento spesso  finisce male.  Se i genitori di oggi non sapranno insegnare ai loro figli la temperanza, la misura e il rispetto dei luoghi in cui vivono che devono essere condivisi al pari dei diritti con tutti gli altri esseri viventi i loro pargoli avranno imparato solo che alla specie umana e a loro stessi tutto è permesso, tutto si può fare, che tutto quello che ci circonda è nostro, territori, piante, rocce, animali e con queste basi educative e mentali sarà più probabile che possano diventare i furfanti o persino i mostri di domani. Per finire, in questi ultimi tempi specialisti nel campo medico scientifico, nutrizionale e ambientalista ci informano del fatto che ogni tipo di plastica anche quella permessa per uso alimentare, rilascia sostanze nocive e inquinanti per la salute umana e quella ambientale, specie se riscaldata dai raggi del sole o da altre fonti di calore o semplicemente a contatto di altre sostanze nocive delle tante che sono presenti quasi ovunque.

L’Era dello Schiavismo Sentimentale/ Parte 1a

 NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE

Sabato 30 Luglio 2011 18:10

di Ennio Forina

A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda vengono recepiti e usati. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi o i nostri sentimenti.

Ogni tanto a Ponte Milvio mi soffermo ad osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro libere evoluzioni e in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti, avvinghiati ai lampioni prima ed ora accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. Lo spettacolo francamente non mi sembra esteticamente apprezzabile né evocativo di alcun tipo di sentimenti profondi e sinceri .

Direi che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per stigmatizzare una dedizione profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto un emblematico epitoma di strumento di tortura applicato a sventurati protagonisti di intrecci amorosi che sono stati segnati da questo tipo di punizione. Una morbosa simbologia, una manetta d’acciaio per il cuore e per la vita infilati ambedue nella sua ansa, senza più la speranza di riuscirne fuori. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini che non sopportando un sempre possibile e legittimo diritto di separazione finiscono con l’uccidere la persona che dicono di amare.

Non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e percorso di vita. Il problema però non deriva dal desiderio più che nobile e accettabile di sentirsi uniti per la vita, quanto piuttosto per l’ imposizione di un simbolo che ha la pretesa di chiudere per sempre le porte della ragione e dei sentimenti dal momento in cui viene bloccato e la chiave gettata via.

Chi può essere così sicuro e presuntuoso da poter definire tanto rigidamente il proprio e l’altrui futuro? Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole è il suggello di una pietra tombale all’unione di due esseri perché, se nel fondo dell’anima si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine, né di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale su un sentiero senza ritorno e che quindi non ha neanche un futuro possibile o una meta che valga la pena di raggiungere, il che di per sé rappresenta un delitto contro i principi fondamentali della vita.

Sarebbe troppo facile, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso, sarebbe necessario mettere un lucchetto. Questi oggetti, piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione sono al contrario un simbolo di estrema sfiducia, come tutte le serrature, i fili spinati, le mura dai bordi orlati di vetro, i cancelli, le porte blindate, le casseforti ed altro ancora. Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale civiltà i resti di questi lucchetti tra le rovine e nei sedimenti del tempo, essi descriverebbero inequivocabilmente insieme ad altre reliquie ancora peggiori, la barbarie del nostro tempo.

Ricordo una coppia di merli una fine estate di anni fa che avevano nidificato sul ramo di un pino proprio di fronte la finestra del salone e la mia compagna ed io dopo essere riusciti a rassicurarli avemmo il privilegio di assistere a tutto il processo della cova e della crescita dei pulcini. La dedizione dei due uccelli alla loro piccola famiglia era assoluta e instancabile.

Durante un temporale e una grandinata violenta osservammo con commozione la madre coprire con il proprio corpo e le ali avvolte a cuneo attorno ai piccoli sfidare la tempesta sotto i colpi della grandine. Con il capo e il becco rivolto verso il cielo formava un cono perfetto, mentre il maschio restava accanto a lei, nella furia della grandinata un pò più in alto, senza spostarsi al riparo, a continuare la sua sorveglianza.

E in seguito vedemmo, nel giorno dell’abbandono del nido, il maschio volare rasoterra all’impazzata sbattendo le ali ed emettendo suoni acuti sfidare un grosso cane e dei passanti, rischiando la sua vita per far sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.

Un tale esempio di vero amore e dedizione nella sua essenza rivela di possedere già in sé la forza della certezza senza aver bisogno di nessun simbolo o contratto scritto e non sarebbe certo più garantito da un cappio di ottone né salvaguardato da nessuno dei molti altri simboli che riguardano i costumi e le pretese della specie animale più possessiva del mondo vivente. Quella umana .

Il Nome dei Sentimenti

IL NOME DEI SENTIMENTI
Sento parlare di affetto/amore in termini quantitativi come se nelle menti adulte riecheggiassero sempre quelle insulse frasi che i genitori dicevano e tuttora dicono ai loro figli: “Vuoi più bene a mamma o a papà?” – Rivelando un chiaro segnale di affetto egoistico nei confronti della progenie.
Il problema degli affetti, di tutti gli affetti, non è la quantità di pensiero e di cure che si riversano sul soggetto amato, sia esso un figlio, una moglie/marito o amante o qualsiasi altra persona o appunto un animale diverso dall’animale umano ma è la QUALITA’ , che è la vera essenza dell’amore e non può pertanto essere divisibile e misurabile in termini “matematici” né la si può definire esclusiva e discriminante. La vera differenza sta nelle motivazioni che spingono alcune persone a colmare le proprie esistenze o i propri vuoti esistenziali con impulsi che “sembrano” affettivi e amorevoli ma in realtà non lo sono, ma questo vale sia per gli animali che per gli umani.
L’unico vero amore essenziale che determina il fatto che ci sia vita su questo pianeta è l’amore materno e l’amore materno non è particolare ma universale. In modi diversi tutte le creature viventi agiscono nell’ambito di questo formidabile impulso dal quale partono tutti gli altri tipi di amori e da cui sopratutto si genera il sentimento anch’esso universale della compassione. Persino Gesù diceva, contraddicendo il vecchio testamento, di amare non già i propri amici/simili ma i propri nemici, cioè dover amare quelli che sono diversi dal riflesso di noi stessi e nel caso degli animali, degli animali che convivono nei territori che occupiamo arbitrariamente, essi non sono nemmeno nemici, non ci odiano e se alcuni di loro possono farci del male è solo per difesa o per malinteso.
Le persone che provano ad essere generose con un animale vengono sempre ripagate con una moneta preziosissima e rara, un affetto autentico e disinteressato a differenza della difettosa gratitudine umana, questa è la chiave del successo e della predilezione della compagnia “animale” rispetto a quella spesso inaffidabile, nevrotica, complicata e suscettibile umana, ma al di là di questo le persone sensibili che sono toccate dal contatto profondo e sincero con gli altri esseri viventi acquisiscono anche parte delle loro stesse capacità percettive per via di questa amicizia speciale e di conseguenza una visione più ampia e più giusta del mondo naturale e della bellezza e dell’importanza della loro presenza. Così iniziano a soffrire per le immani sofferenze che NOI causiamo loro per ragioni per lo più di profitto o sadicamente ludiche e quindi cominciano ad amarle come, quanto e più dei loro simili umani che sono i loro carnefici per ragioni abbiette.
Il nome Francesco evoca nella storia e nella consapevolezza collettiva una persona che intravedeva un paradiso attraverso le coltri a lui svelate della Natura tutta nel suo insieme, creato e creativo e gli animali li chiamava “fratelli”, non mi risulta che avesse stabilito graduatorie per definire livelli di Vita più alti o più bassi o equiparabili con altre cose per tipo di impegno e dedizione. Egli aveva capito che la Vita è una realtà data unica che si svolge in diverse forme ma che proviene dalla stessa matrice e nel complesso del suo contrastante divenire persegue lo stesso supremo scopo di esistere. Infine, quelli che sono in grado di nutrire questi sentimenti rivelano un animo sinceramente compassionevole essendo la compassione un sentimento assoluto e universale che vibra per le sofferenze di qualsiasi altro essere vivente al di fuori di noi stessi e del nostro egoismo di specie.
l’Amore sincero altruistico e generoso e la Compassione sono sentimenti che non hanno limiti né riserve di spesa, non sono come i conti in banca o i rapporti esclusivi fra coniugi o fidanzati, essi aumentano di valore e di forza nell’essere generosamente donati senza considerare quanto come e a chi essi vengono riversati, in qualunque caso e per qualsiasi essere vivente.

Gatti da imparare.

VIETATO DAR DA MANGIARE AI GATTI IN CITTA’?
I gatti sono definiti ufficialmente animali di affezione, “indigeni” dei luoghi in cui nascono e nei quali hanno tutti i diritti di dimorare così come hanno il diritto di esistere. Non si può definirli “randagi” poiché questi piccoli e innocui felini sono sempre stanziali e si spostano poco dai luoghi dove nascono mentre il termine “randagio” indica un animale con attitudini “vagabonde”, del tutto contrarie alla natura dei gatti. Peraltro lasciarli morire di fame equivale al loro sterminio, graduale e rapido, non potendo in ambiente cittadino procurarsi facilmente cibo e acqua. Trattandosi di animali che relazionano affettivamente con gli umani, essi sono virtualmente “adottati” dalle persone che provvedono al loro sostentamento e cure e la cessazione di queste azioni costituisce di fatto una forma di abbandono – con tutte le stesse conseguenze dell’abbandono di un animale domestico – considerato “reato” dalle leggi vigenti. Inoltre i gatti, che sono animali con abitudini igieniche ineccepibili, costituiscono l’unico vero deterrente e fattore limitante della proliferazione dei ratti. Anche se ben nutrito, il piccolo felino è un predatore puro e istintivamente tende a cacciare le sue prede naturali anche solo per tenersi in forma. Le maggiori fonti di inquinamento e sporcizia cittadine non sono di origine animale ma umana. Per concludere faccio riferimento a un magnifico articolo scientifico pubblicato sul “National Geographic” americano alcuni anni fa “The Lapdog Of The Devil”, che riferisce studi e analisi sui ratti in cui si evince che cercare di eliminarli con i veleni è controproducente poiché i ratti hanno una vita molto breve, ma sono estremamente prolifici e ucciderne alcuni significa solo fare più spazio per i nuovi soggetti, mentre i topi avvelenati e morenti causano spesso sofferenze terribili e morte di gatti e altri uccelli. Gabbiani e corvi sono animali “scavengers” cioè mangiano rifiuti e cadaveri e metabolizzano positivamente cibo, che se lasciato anche accidentalmente, si decompone e può essere utilizzato dai ratti e quindi non sono assolutamente da mettere sullo stesso piano di pericolosità anzi il contrario, anche se la loro presenza eccessiva causa problematiche degli equilibri naturali, come tutte le presenze eccessive compreso quella della nostra specie, ma questo è un’altro discorso. Per quanto riguarda i gatti le evidenze degli effetti benefici, perfettamente compatibili con ogni tipo di ambiente umano, sono talmente evidenti che metterli in dubbio significa voler ritornare agli oscuri tempi medievali nei quali il loro insensato sterminio causò varie pestilenze devastanti nelle città di tutta europa. I gatti sopravvissero all’ignoranza popolare e religiosa e alla superstizione “civile” solo grazie alla saggezza e conoscenza dei contadini che , nelle loro campagne se li tenevano cari a protezione dei raccolti e dei granai.

Dedicato alle Donne e alle Mimose.

ennio forina –
8 MARZO – Ancora celebrato con il dono del classico mazzetto di fiori di mimose. Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale perché la distruzione delle grandi foreste parte dal come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutte le nostre azioni, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno di questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative. Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un regalo più consapevole, un gesto più sentito e ricco di promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per Delia sotto l’ombra degli alberi, presso le acque fluide di un limpido ruscello. Non è una cosa insignificante è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose, perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe testimoniare. Chiedete ai vostri partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore. Siamo dunque giunti alla fatidica nonché singolare festa delle donne, in cui si concede un misero omaggio formale e floreale per un solo giorno all’anno mentre per i restanti 364 succede sempre più spesso che la festa, molti uomini la facciano in modo diverso, non “per” le donne, ma “alle” donne.  Vale anche in tutti i casi naturalmente. Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza e usarli in tal senso ai piedi delle icone sacre. Sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza serve per attrarre gli insetti e riprodursi non per gratificare le nostre contorte interpretazioni mentali. Coltivarli e tagliarli è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, il pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e attitudine umana. Dovremmo decidere se vogliamo contemplare,  convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla.