La conoscenza
è la stella polare
dell’anima.
ennio forina
Sensitivity is the highest form of intelligence. La sensibilità è la più alta forma di intelligenza. Ennio Forina
Anziché le strade maestre del pensiero comune, che solo sfiorano l’aspetto delle cose, preferisco seguire i sentieri minori e nascosti che penetrano più profondamente nella natura della realtà vivente e nelle ragioni che determinano gli eventi.

Una città che dovrebbe guardare più profondamente al suo passato per poter costruire il suo migliore futuro.“Alcuni dicono di non avere più il tempo, altri la possibilità, né la volontà o il desiderio e nemmeno la capacità di riflettere. Ma la maggior parte non ha tutte queste cose insieme ed è per questo che la civiltà umana procede ancora una volta verso la rovina perché senza riflessione non vi è saggezza e senza saggezza non vi è il controllo degli eventi.”
Un triste futuro è riservato ai popoli che dai segni della decadenza non intuiscono l’approssimarsi della barbarie.
ennio forina

Tutti coloro che si ostinano a definire come “animali” le persone che fanno le azioni più spregevoli dimostrano non soltanto una odiosa, profonda e ingiusta ignoranza della realtà ma anche la loro superficiale e scarsa intelligenza. Nessun animale per quanto predatore feroce o parassita è in grado di emulare minimamente il sadismo, la voracità, la perversione, la malvagità e la stupidità dell’animale umano. Un animale non uccide e non mangia per soddisfare il palato, né per guadagnare un trofeo, né per lo show dei circhi e degli zoo, delle corride e persino dei festival orrendi come nel lontano oriente, non fa a pezzi qualsiasi essere vivente per le loro pellicce, per diventare ricco, non li rende schiavi per profitto strappando alle madri i loro cuccioli per derubarli del nutrimento del suo amore, non li usa come cavie dilaniandoli sui tavoli di laboratorio e lasciandoli nell’agonia del dolore e del terrore, non li droga per vedere che effetto fa, non li massacra senza compassione per sacrificarli agli dei, come accade in qualunque cultura umana e nemmeno li coinvolge nelle sue guerre come da sempre gli umani hanno fatto con gli animali asserviti per forza o con l’inganno e infine non avvelena il loro ambiente con i suoi rifiuti tossici e non, inquinando i corsi d’acqua o estinguendoli, spianando al suolo le foreste e soffocandoli nel petrolio e nella plastica con la consapevolezza di fare tutto questo.
Ci sono sempre stati fra gli umani conflitti minori e guerre devastanti, massacri, genocidi, persecuzioni e schiavitù, inquisizioni e odio di etnie, ci sono state tirannie e rivoluzioni e in ogni luogo la desolante realtà del crimine umano. Ma tra un conflitto e l’altro, un massacro e un genocidio, una tirannia e una rivoluzione, l’umanità ha sempre conosciuto momenti di relativa calma e pacificazione, di progresso etico persino, di leggi e regole comuni più equilibrate, di compassione applicata, di sistemi sociali più progrediti e di diritti individuali e collettivi garantiti, sopra tutto grazie alla saggezza di pochi individui illuminati e alle reazioni dei popoli che alla fine di ogni conflitto dopo l’annientamento di generazioni e le devastazioni o semplicemente alla paura superavano l’ambizione di supremazie e l’odio delle nazioni col desiderio naturale di una vita pacifica.
Ma per gli animali tutto questo non è avvenuto mai. In nessun luogo e nessun tempo. Non solo essi hanno sempre subito la caccia totale e indiscriminata, le sevizie e lo sterminio domestico praticato anche per divertimento dalla gioventù umana e sono sacrificati alle tradizioni popolari e hanno sopportato la sofferenza immane di conflitti che non erano i loro, ma non hanno mai avuto una breve tregua, una pausa del loro sfruttamento, della loro persecuzione, del loro massacro, persino del disprezzo dei loro carnefici umani e di una schiavitù che oggi parte dalle loro più intime cellule quando essi non sono nemmeno nati o sono fatti nascere apposta per essere subito uccisi. Mai come oggi essi subiscono l’inferno umano in modo sempre crescente, ancora con i mezzi primitivi di un tempo lontano ma ancora di più per gli attuali mezzi tecnologici ideati apposta per rapinarli in massa della loro vita e quasi sempre per profitto e non per necessità.
Sempre, senza sosta in tutto questo pianeta la specie umana cresce e si sviluppa per mezzo di una energia per la quale non si fanno guerre poiché è a disposizione di tutti, si rinnova da sola in abbondanza, chiunque può estrarla liberamente senza limiti e chiunque può trarne profitto, i popoli poveri come quelli ricchi. Le nazioni si confrontano e scatenano guerre per quello che chiamano – l’Oro Nero – il petrolio, l’energia tanto ambita che muove le loro macchine, ma nessuno fa guerre per la vera energia che permette davvero alla specie umana di esistere con tutta la sua supponenza ingrata, prepotenza perversa e scellerate attitudini che hanno tutti i popoli nessuno escluso anche quelli sedicenti più progrediti anche se in modi e livelli diversi. Questa energia ha una sostanza e un nome: il sangue degli animali – l’Oro Rosso – che insieme all’Oro Verde, il sangue degli animali piante, costituisce l’orrenda realtà senza fine dell’immane Olocausto a cui la “superiore” specie umana li ha condannati.

NOTE DI UN VIAGGIATORE DELLA MENTE
Sabato 30 Luglio 2011 18:10
di Ennio Forina
A volte non sarebbe male riflettere meglio sul reale significato espresso dai simboli che spensieratamente, per imitazione o per moda vengono recepiti e usati. Si scoprirebbero delle verità non molto gradevoli e forse si sceglierebbero altre strade per esprimere noi stessi o i nostri sentimenti.
Ogni tanto a Ponte Milvio mi soffermo ad osservare i gabbiani e gli altri uccelli nelle loro libere evoluzioni e in questi ultimi tempi non ho potuto ignorare gli ammassi di lucchetti, avvinghiati ai lampioni prima ed ora accatastati sui tralicci come dei parassiti metallici, alcuni decomposti dalla ruggine e nella sporcizia, altri più nuovi e ancora per poco, luccicanti. Lo spettacolo francamente non mi sembra esteticamente apprezzabile né evocativo di alcun tipo di sentimenti profondi e sinceri .
Direi che un lucchetto sia un simbolo piuttosto infelice per stigmatizzare una dedizione profonda e duratura per la persona amata. Piuttosto un emblematico epitoma di strumento di tortura applicato a sventurati protagonisti di intrecci amorosi che sono stati segnati da questo tipo di punizione. Una morbosa simbologia, una manetta d’acciaio per il cuore e per la vita infilati ambedue nella sua ansa, senza più la speranza di riuscirne fuori. E ancora meno se si pensa a tanti drammatici episodi di cronaca nera che riferiscono di giovani uomini che non sopportando un sempre possibile e legittimo diritto di separazione finiscono con l’uccidere la persona che dicono di amare.
Non essendo abbastanza saggi e consapevoli del fatto che in natura nulla è per sempre e nulla è in assoluto e che comunque ogni individuo è libero di cambiare idea e percorso di vita. Il problema però non deriva dal desiderio più che nobile e accettabile di sentirsi uniti per la vita, quanto piuttosto per l’ imposizione di un simbolo che ha la pretesa di chiudere per sempre le porte della ragione e dei sentimenti dal momento in cui viene bloccato e la chiave gettata via.
Chi può essere così sicuro e presuntuoso da poter definire tanto rigidamente il proprio e l’altrui futuro? Più che rappresentare il desiderio e l’aspirazione di un rapporto profondo e durevole è il suggello di una pietra tombale all’unione di due esseri perché, se nel fondo dell’anima si crede e si desidera veramente di essere uniti, allora non c’è bisogno di chiudere nessuna porta né di stabilire nessun confine, né di gettar via per sempre la chiave della libertà esistenziale su un sentiero senza ritorno e che quindi non ha neanche un futuro possibile o una meta che valga la pena di raggiungere, il che di per sé rappresenta un delitto contro i principi fondamentali della vita.
Sarebbe troppo facile, anche perché le esistenze non si comprano come si può comprare una casa o una automobile o un territorio e nemmeno a queste cose se il mondo fosse diverso, sarebbe necessario mettere un lucchetto. Questi oggetti, piuttosto che simboleggiare la fiducia e l’estrema dedizione sono al contrario un simbolo di estrema sfiducia, come tutte le serrature, i fili spinati, le mura dai bordi orlati di vetro, i cancelli, le porte blindate, le casseforti ed altro ancora. Penso che se in un lontanissimo futuro una specie veramente evoluta reperisse fra le macerie della nostra attuale civiltà i resti di questi lucchetti tra le rovine e nei sedimenti del tempo, essi descriverebbero inequivocabilmente insieme ad altre reliquie ancora peggiori, la barbarie del nostro tempo.
Ricordo una coppia di merli una fine estate di anni fa che avevano nidificato sul ramo di un pino proprio di fronte la finestra del salone e la mia compagna ed io dopo essere riusciti a rassicurarli avemmo il privilegio di assistere a tutto il processo della cova e della crescita dei pulcini. La dedizione dei due uccelli alla loro piccola famiglia era assoluta e instancabile.
Durante un temporale e una grandinata violenta osservammo con commozione la madre coprire con il proprio corpo e le ali avvolte a cuneo attorno ai piccoli sfidare la tempesta sotto i colpi della grandine. Con il capo e il becco rivolto verso il cielo formava un cono perfetto, mentre il maschio restava accanto a lei, nella furia della grandinata un pò più in alto, senza spostarsi al riparo, a continuare la sua sorveglianza.
E in seguito vedemmo, nel giorno dell’abbandono del nido, il maschio volare rasoterra all’impazzata sbattendo le ali ed emettendo suoni acuti sfidare un grosso cane e dei passanti, rischiando la sua vita per far sgombra l’area del probabile atterraggio dei piccoli.
Un tale esempio di vero amore e dedizione nella sua essenza rivela di possedere già in sé la forza della certezza senza aver bisogno di nessun simbolo o contratto scritto e non sarebbe certo più garantito da un cappio di ottone né salvaguardato da nessuno dei molti altri simboli che riguardano i costumi e le pretese della specie animale più possessiva del mondo vivente. Quella umana .

È una inconfutabile evidenza che i cuccioli dei più feroci predatori si esprimono con lamenti gentili verso le loro madri per richiedere nutrimento e calore affettivo mentre, al contrario i cuccioli umani pretendono con forza e con il ricatto di un pianto esagerato non solo il cibo ma attenzioni ben oltre la funzione dell’accudimento essenziale. Essi esigono di essere intrattenuti, di ottenere qualsiasi cosa catturi la loro curiosità e una volta ottenuta spesso la gettano via con disprezzo chiedendo di averne un’altra e un’altra ancora. Questi giochi di potere possono durare ore, come ben sanno tutte le madri umane di questo mondo. Sono comportamenti prepotenti e possessivi a conferma che le memorie genetiche dei predecessori si manifestano già nel grembo materno e subito dopo la nascita, ma spesso non vengono riconosciute come tali e invece di cercare di inibirle indirizzando il carattere dell’infante verso direzioni virtuose, vengono incoraggiate e gratificate dai genitori che vedono anche nell’aggressività latente dei loro pargoli le caratteristiche necessarie per l’affermazione e la competizione nel mondo degli adulti che li aspetta. È così che si tramandano e si perpetuano le caratteristiche peggiori della specie, è così che si forgiano i guerrieri del domani pronti a i conflitti con i loro simili e il mondo vivente.
ennio forina –
8 MARZO – Ancora celebrato con il dono del classico mazzetto di fiori di mimose. Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale perché la distruzione delle grandi foreste parte dal come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutte le nostre azioni, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno di questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative. Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un regalo più consapevole, un gesto più sentito e ricco di promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per Delia sotto l’ombra degli alberi, presso le acque fluide di un limpido ruscello. Non è una cosa insignificante è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose, perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe testimoniare. Chiedete ai vostri partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore. Siamo dunque giunti alla fatidica nonché singolare festa delle donne, in cui si concede un misero omaggio formale e floreale per un solo giorno all’anno mentre per i restanti 364 succede sempre più spesso che la festa, molti uomini la facciano in modo diverso, non “per” le donne, ma “alle” donne. Vale anche in tutti i casi naturalmente. Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza e usarli in tal senso ai piedi delle icone sacre. Sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza serve per attrarre gli insetti e riprodursi non per gratificare le nostre contorte interpretazioni mentali. Coltivarli e tagliarli è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, il pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e attitudine umana. Dovremmo decidere se vogliamo contemplare, convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla.

Il mondo degli umani non è un scacchiera dove si possono facilmente dividere le pedine nere e bianche…

Finora la specie umana ha incrementato e “perfezionato” l’uso e l’abuso delle prime tre, senza etica, senza limiti e con molti nuovi mezzi ed è riuscita persino a distorcere molte di quelle che dovrebbero essere interazioni simbiotiche, trasformandole in assoluto schiavismo.