Nella Terra e nel Cielo

L’anima è come le radici invisibili dell’albero che vivono nascoste nella terra, mentre la chioma dell’albero rappresenta la sensibilità dell’anima che si nutre di energia solare.
Le radici dell’anima danno nutrimento alle foglie e le rendono capaci di assorbire le energie del Cosmo in modo che la chioma possa nutrire a sua volta le radici e in un giro virtuoso, ambedue scambiare i nutrimenti necessari per vivere e accrescere: il cibo che regala la terra e quello che proviene dal cielo.
Finché questo avviene, si crea uno stato di armonia che non giova solo all’albero ma anche alla terra circostante che le radici arricchiscono di elementi vitali e all’atmosfera stessa che parimenti viene purificata e arricchita del prezioso ossigeno dalle foglie.

Purtroppo, mentre le radici giacciono protette dalla coltre di terra, la chioma è esposta ai mutamenti del cielo e non potrà sempre godere dei benefici raggi del sole ma dovrà anche prepararsi con coraggio ad affrontare le inevitabili tempeste.

Tale è la ragione identica degli impulsi vitali, da rivelare che la differenza tra l’astratto e il concreto è solo un vizio della mente umana.

Le radici dell’anima, come quelle dell’albero, sono proporzionali alla chioma e dipendono dalla chioma, se la chioma si riduce o viene tagliata, le radici si avvizziscono fino a morire.

Se la sensibilità umana viene inibita e smette di “sentire” per paura o per egoismo o anche per evitare la sofferenza delle tempeste, le radici dell’anima smettono di vivere, poiché nessuna anima sopravvive senza la gioia e la sofferenza della sensibilità.

Ennio Romano Forina

Parchi Naturali & Natura Morta

Questa stagione decine di escursionisti, scalatori, alpinisti, sono morti nelle montagne alpine, ma non si “abbattono” le montagne killer e non si impedisce questo rischioso e profittevole tipo di turismo, invece si uccidono tanti orsi con la scusa di un unico incidente letale le cui concause restano un interrogativo.

Se esistano indicazioni sufficienti e precise sulle aree assegnate agli animali e i sentieri percorribili in sicurezza e nel rispetto della vita selvatica.

Mistificazioni Lessicali Politiche

MISTIFICAZIONI LESSICALI POLITICHE
Capisco il gioco delle parti nella faziosità della lotta politica, ma non sopporto la distorsione e la mistificazione del linguaggio per suggestionare emozioni e stigmatizzare impropriamente le scelte politiche della parte avversata, allo scopo di demonizzarla. A meno che non si tratti di superficiale conoscenza del significato preciso del verbo o del sostantivo corrispondente come spesso accade nel linguaggio politico e mediatico pieni di frasi fatte e stereotipi linguistici usati ripetitivamente nelle più svariate occasioni.
ll verbo “deportare” indica una punizione per azioni ritenute criminali da un sistema giudiziario o da un dispotismo, per cui si tolgono i diritti civili e politici alle persone giudicate che vengono portate via dal luogo di residenza o di patria. In questo caso di immigrazione massiccia non ci sono questi presupposti e quindi il verbo giusto da usare è “TRASFERITI” e non “deportati” in un territorio o paese diverso.
Non giochiamo con le parole solo per acquisire consensi dal pensiero superficiale. I migranti trasferiti non hanno residenza in Italia e sono comunque già lontani dalla madre patria per loro volontà e un paese ricevente ha il diritto di valutare attentamente le condizioni obiettive di necessità e di vera umanità relative a un fenomeno talmente eccezionale che non può essere allegramente e superficialmente gestito dalle ideologie e dagli opportunismi politici.
L’immigrazione regolata dalla visione corretta della realtà è in sé benefica, Il mix dei popoli, il contatto di culture diverse è positivo nell’evoluzione delle società umane e mi sorprende che in altre parti del mondo vi siano conflitti proprio per aver rifiutato questa commistione di culture diverse e gli stessi che denunciano come un prepotenza una immigrazione forzata mai accettata e totalmente ostacolata, siano i paladini di questa attuale migrazione massiccia e di fatto prepotente, imposta e pilotata da interessi nebulosi che sfruttano le situazioni obiettive di necessità e sofferenza, ma che sono anche miste ad altre più inquietanti e occulte.
La pioggia è benefica, ma se la stessa pioggia è dilagante, allora diventa alluvione e le alluvioni portano disastri e non benefici.
La questione non è tanto il tipo di pioggia, quanto la quantità eccessiva di pioggia che la rende ingestibile.
Penso che anche i bambini alle elementari possano capire questo concetto, alle prese con i loro primi compiti di matematica.

Ennio Romano Forina

I NULLICOLI

Ho coniato questo nuovo termine per i rappresentanti del vuoto esistenziale e del vuoto di idee compensandolo con una politica d’urto e senza idee, un vuoto antico in cui si sono sempre formate le mostruosità delle mente umana. Sono gli individui incapaci di cercare a fondo la ragione delle cose, che scelgono di seguire movimenti e tradizioni senza preoccuparsi se siano necessari, utili o nocivi e devastanti, scelgono di stare da una parte e vanno contro qualcuno prescelto come nemico assoluto da eliminare a prescindere, dicono di volere la pace mentre fomentano l’odio implacabile, evocano la libertà mentre sopprimono con violenza la libertà altrui di ragionare dialetticamente su quello che può essere giusto o sbagliato, analizzando le evidenze e i fatti che da sempre portano alla formazione degli eventi e dei drammi umani, si aggregano e trovano la ragion d’essere della loro esistenza nella faziosità del gruppo, non ammettono nessuna dialettica che possa mettere in dubbio i loro dogmi, credono di essere dalla parte dei buoni assoluti contro i cattivi assoluti, ignorando il fatto storico che non esistono popoli buoni in assoluto e popoli cattivi in assoluto, esistono individui che possono scegliere e decidere di essere l’una o l’altra delle cose al di fuori delle folle, durante tutto l’arco dell’esistenza, non riconoscono mai le prepotenze e i misfatti che TUTTI compiono o hanno compiuto perché attengono alla natura umana. L’unica cosa che può arginare la prepotenza e la violenza e illuminare le menti della vera saggezza che considera il bene comune e non il bene di una sola parte è il dialogo, ma il dialogo viene rifiutato dai NULLICOLI perché i nullicoli sono malati di pensiero superficiale e di simbolismi, indelebili tatuaggi mentali senza i quali non saprebbero con chi prendersela.
Li chiamo “nullicoli perché i cavernicoli preistorici erano molto più sensibilmente ragionevoli e saggi al confronto, lottavano per la sopravvivenza come saggiamente fanno gli animali che lottano senza odiare e che possono insegnarci molte cose, poi sappiamo come è proseguita la storia dell’umanità, quando ha inventato la clava, la civiltà, l’avidità, l’invidia e infine l’odio, che è la prerogativa degli stolti e la negazione assoluta dell’intelligenza sensibile.

Ennio Romano Forina

Indagine Sull’ Amore/

Introduzione

L’Amore vero è l’unico, meraviglioso dramma della vita e dell’anima,

tutto il resto non è altro che un’allegra, noiosa o tragica commedia.

Amare è come iniziare a scalare una impervia montagna o nuotare per raggiungere un’isola oltre a un difficile tratto di mare, e arrivati a metà strada di fronte a inaspettate avversità rendersi conto di avere solo due scelte: tornare indietro e rinunciar,e o proseguire nonostante tutto fino a raggiungere la vetta o la terra ambite, sapendo che non è possibile fermarsi a metà strada senza precipitare o affondare. 

Questa realtà accompagna tutto l’arco esistenziale di un individuo, la sua coscienza e la sua attitudine di far crescere e perfezionare il desiderio di amare trasformandolo da misterioso impulso universale in una vera energia sconfinata l’intelligenza di amare così da essere incessantemente immersi in una condizione creativa ulteriore a quella che accade nei primi anni dell’adolescenza che sovrasta la propria volontà e la  ragione, perché proviene e si riferisce all’intelligenza cosmica. 

In questa fase primitiva, siamo presi in un flusso di energia che non pensavamo di avere e che ci travolge, come quando tuffandoci nel mare, improvvisamente siamo catturati da una corrente molto più forte di noi che è inutile contrastare,   lasciando che questa ci trasporti in lidi imprevedibili e ad approdi in spiagge diverse e sconosciute, così che nel prepotente desiderio di congiunzione con un altro essere, allo stesso modo è bene aspettare che l’impeto della corrente diminuisca e si possa alfine sentire l’amorevole abbraccio delle onde mitigate provando fino in fondo la sostanza di un sentimento così impetuoso di attrazione. 

Questo è ciò che succede nei primissimi innamoramenti di una giovane donna e di un giovane uomo. Travolti dall’energia di irrazionali, misteriosi e potenti incantesimi. 

Per quanto mi riguarda, tutte le volte in cui mi sono trovato davanti alla sfida di amare, vagando nelle mistiche atmosfere di amori intensi e incerti, ho sempre scelto di proseguire non come una gara, non per conquistare una vittoria o un premio, ma per capire fino in fondo, la natura del sentimento di attrazione che un’altra anima mi aveva ispirato, vedendo nella sua essenza femminile la risposta della sua energia vitale che sentivo vibrare all’unisono anche dentro me, tanto quanto quella energia che la mente sensibile può ricevere dall’intero mondo vivente e per assecondare quella corrente di emozioni che sapevo essere comunque benefiche e vitali, anche nei probabili insuccessi, nei legami effimeri o bruscamente interrotti che senza soluzione di continuità si formavano e si dissolvevano come nuvole nel cielo nei moti delle correnti aeree. 

Ma posso dire di non aver mai tradito la mia anima e mai mentito al mio cuore, perché non ho mai cercato, nel seguire l’impulso di amare, di ottenere il riempimento di un vuoto o la soddisfazione di aspirazioni, né ho cercato mai fittizi equilibri dell’anima presi in prestito da altri, ma piuttosto ho intrapreso il viaggio di conoscenza dell’amore semplicemente amando senza paura di perdere e senza il bisogno di vincere. 

Ero e sono cosciente che qualsiasi lacuna, qualsiasi dubbio e possibili angosce esistenziali, possono e debbono essere risolte prima di tutto in noi stessi, certo, anche attraverso le connessioni più estese e profonde, ma non solo dei nostri simili, mi riferisco piuttosto all’anima universale dalla quale possiamo attingere la parte più sostanziale di quello che serve per accrescere la conoscenza dell’anima stessa, per dare un giusto nutrimento ad una singola esistenza, tanto da arrivare, anzi a sentire il bisogno di offrire e condividere le energie vitali di cui l’anima si è già nutrita da sola,  molto prima che accada la scintilla di un innamoramento. 

Quindi ero intuitivamente consapevole che l’amore fosse l’energia invisibile che pervade il Cosmo, ma che si manifesta come la luce delle stelle solo quando colpisce un corpo e lo vivifica e quello che sentivo crescere in me non era altro che l’inizio di un viaggio verso la conoscenza dell’Amore universale a cui non è possibile sottrarsi se si vuole davvero vivere, poiché senza questa energia non ci sarebbe alcun senso nella vita di tutti gli organismi. 

Non si deve aver paura di lasciarsi travolgere dalla forza dei sentimenti ma si deve altresì essere consapevoli che quella forza iniziale non è infinita, essa è solo un primo stadio che imprime solo l’impulso iniziale per un viaggio che richiede l’acquisizione di altre energie che consentano di proseguire. 

Analogamente al modo in cui si fanno le esplorazioni spaziali, per vincere la gravità, le sonde vengono lanciate da un potente propulsore per sfuggire all’attrazione planetaria ma il cui impulso presto si esaurisce non appena si raggiunge l’orbita, dopodiché la sonda si nutre delle energie gravitazionali dei pianeti in grado di catapultarla nelle profondità dello spazio. 

È così ovunque, io penso che i fenomeni infinitamente piccoli provengano dalla stessa matrice energetica, così come l’acqua scorre a spirale nello scarico di un lavandino o nel gorgo di una depressione del fondo marino o nella formazione di un uragano, lo stesso avvenga nella formazione di una galassia a spirale che si perde o si rigenera nel misterioso abisso di un buco nero.  

Non importa se l’aspirazione della fusione di anime non andrà a compimento, se sarà disillusa, se incontrerà improvvisi mutamenti, se sarà ignorata, rifiutata o persino disprezzata da chi la riceve, quello che conta è continuare a percorrere il sentiero arduo, difficile e spesso sofferto, della conoscenza dell’Amore e ad ogni probabile caduta, ritenere come un corredo prezioso la strada già fatta, anche con gli eventuali errori, le incomprensioni non risolte, ma senza più volgersi indietro continuando il cammino, come per un duro allenamento necessario per rendere più forte l’anima e più saggia la mente e per dare al cuore il suo giusto nutrimento, poiché se l’intento è sincero, anche i fallimenti diventano successi. 

Non esiste la fine di un amore. Quando un amore finisce, vuol dire che non era Amore e non lo è mai stato. L’Amore non può finire perché esiste in sé, è la forza di attrazione che unisce senza legare, il fuoco, che riscalda senza bruciare. 

Quel che c’è in mezzo a questo oceano di stelle è l’amore che le lega e al tempo stesso le accende di energia, spesso sembra distruggerle ma poi le rigenera instancabilmente. 

Il Tempo non toglie nulla alla sua forza e non lo uccide, nemmeno la distanza o una separazione, per infinite, possibili, condizioni avverse, può far finir l’Amore che nei labirinti del dubbio e tra i fantasmi delle paure, guida sicuro le anime vaganti.

Se è Amore lo riconosci, è la sola ricchezza che aumenta mentre si spende e viene regalata mentre si perde nella presunzione di metterla da parte. 

Lo riconosci, perché quando tutto il resto si smarrisce, sa dove andare, perché resta quando ogni altra cosa scompare, e senza perdere la sua forza esiste, fra tutto il resto che svanisce. 

Ma questo mondo umano, come sempre perso nella sua follia, non vuole conoscere l’Amore, ha trovato modi perversi di sfruttare anche la sua energia piegandola alla prepotenza della sua ragione, così come vuole usare senza saperlo vivere, qualsiasi altro dono della Vita. 

Come l’eterno Mida dentro la sua mente,  tutto ciò che tocca, non diventa oro, ma si deforma e muore e così che uccide anche l’Amore . 

Siamo come lucciole, vaganti tra anime che non si incontrano mai o che si sfiorano soltanto, lanciando segnali senza esserne consapevoli spesso inibiti dalle architetture e diaframmi culturali e sopratutto dalle diffidenze, a volte avviene un contatto di energie che si attraggono e si fondono anche per un solo istante per poi svanire in sentieri diversi, tuttavia le possibilità di stabilire connessioni vere non sono scontate, alcune anime si attraggono, altre si respingono e questo dipende dagli elementi che ciascuna anima ha raccolto in sé, ma superando la casualità del tempo e dello spazio all’incrocio del tempo e dello spazio per alcuni, avviene l’evento di un contatto profondo e allora due anime iniziano a dialogare intimamente attingendo nell’ ineffabile, irrazionale linguaggio del Cosmo. 

Quando sento parlare di amore, specialmente fra le giovani generazioni, noto il ripetere parole vane, spesso superficiali, opinioni chiuse in preconcetti rigidi, vaghe e incerte consapevolezze superficialmente acquisite dalla cultura comune, quindi stereotipi stantii, quesiti eternamente irrisolti, miti mai superati e mai rivelati nella loro persistente inconsistenza. 

Ennio Romano Forina

La distruzione dell’anima e i delitti ‘senza motivo’

Il semplice motivo che spiega TUTTI i delitti “senza motivo”.

L’anima non muore mai se o perché non è amata.
L’anima muore solo se non ha il desiderio, la volontà e la capacità di amare, e senza questi elementi diventa inevitabilmente un’anima distruttiva in assoluto.
Senza questa propensione incondizionata non c’è empatia, riconoscimento e rispetto della vita altrui, poiché l’empatia e la compassione possono derivare soltanto da un’anima viva.

Ennio Romano Forina

Declinazione del Male

Recitano in continuazione la stessa insulsa formula : “Si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Non sanno dire altro. Ma che vuol dire, che senso ha, a che serve? Quindi sarebbe colpa del destino? Cercassero piuttosto di rispondere alla domanda di Sharon: “Perché?” Una domanda che si deve rivolgere a tutti gli uccisori. Poi ci sono gli esperti in qualcosa, che ci informano sulla presenza del Male nell’uomo. Per favore!

Il Coraggio di Amare/2

Splendida, mistica luce,
dell’intelletto d’Amore!
Se tu fossi dea, invocherei il tuo aiuto
per infondere benefica ispirazione
in questo arido umano mondo
pieno soltanto della sua follia,
dove solo poche anime generose,
vaganti nei deserti dell’indifferenza,
ferite dall’invidia e dall’arroganza
ora si aggregano alle forze della Vita
per far scudo con i loro cuori
agli esseri viventi e alla loro libertà,
ma ancora assistono impotenti
nella furia che aumenta, lo scempio umano

che distrugge e uccide
senza rimorso e senza compassione.
Solo un’anima di luce piena può sentire,
di un’altra anima la presenza e l’energia
e con quell’anima saggiamente congiungersi.
Anime vere dunque, nella tua luce immerse
mentre le altre sempre insoddisfatte,
nel loro erratico vagare

bramano di saziarsi di rapina e di possesso.
Non hanno mai davvero conosciuto
del tuo intelletto la visione,
ebbre di tutto ciò che come droga
non soddisfa ma rende soggiogati,
non nutre e non sazia mai, 
nemmeno quella parte della mente
che è la fedele alleata della pancia.
Hanno paura di restare soli e non lo sanno,
ma invece di nutrirsi della compagnia
di tutti gli esseri viventi
se ne stanno insieme ad altre solitudini
nella paura d
essere a loro unite
e nel terrore di finire disgiunte e alla deriva.
Odiano ciò che vorrebbero amare
e finiscono con l’amare
ciò che dovrebbero invece detestare,
disprezzando chi li ama
inseguendo chi non li desidera davvero,
in dislivelli di coscienze

e insormontabili barriere di diffidenza,
e per non saper riconoscere l’amore
si perdono inesorabilmente
in precipizi alternanti a impossibili salite,
nel loro andare incerto e senza direzione.
Ingenue menti, che confidano nelle nullità.
Mani tese invano, verso mani ritratte
che si tendono e annaspano
nel vuoto abisso delle incomprensioni.
La paura nuova è un involucro, una corazza
non la crisalide di una trasformazione
ma una bara, in cui sono già estinte

le più alte percezioni,
che non difende come la paura antica,
ma incatena e lega agli artifici
negando la vera essenza delle cose.
Rende orfani e persi nello sperduto mondo
fatto di certezze vane e senza consistenza.
Nemmeno il ricordo orrendo della storia
che rinnova i suoi orrori senza fine,
come se mai fossero successi prima,
serve a dare alcuna direzione.
Dicono di non aver bisogno di nulla
mentre annaspano, aggrappandosi ai relitti
dei vascelli delle presunzione,
milioni di volte naufragati
che spinti dai cechi venti dell’ego,
erano stati lasciati andare alla deriva,
perdendosi, senza capire che i cuori
sanno dove approdare meglio delle menti,
loro invece vanno eternamente
alla ricerca di un sostegno e un riferimento
che li renda falsamente felici, ma solo per sé stessi,
egoismo puro, questo è il fatale errore,
cercare senza sosta la felicità propria
mentre basterebbe seguire i veri palpiti dei cuori,
verso l’armonia, come tutto ciò che esiste.
E dunque non lo sanno ancora,
non possono vedere dove si son smarrite,
ancora prima di iniziare il viaggio.
Come la volpe di una antica fiaba
disprezzava l’uva al di fuori della presa,
così l’umanità disprezza tutta sé stessa,
perché non sa parlare alle sue parti,
e pensa che siano esse a non comprendere
parole che non hanno alcun valore né sostanza.
Umanità che si prende cura dell’oggetto
che non dà sensazioni mentre sopprime
le sensazioni vere che pulsano di vita.
Spianano territori immensi,

boschi interi e piccoli giardini,
pensando che ciò che è sterile è sicuro,
si chiudono al sentimento che impaurisce
perché non si può sentire nulla
senza prima abbattere le inutili difese
contro una paura sconosciuta
che non è altro che la paura

più antica e senza nome: la paura di sé stessi.
So, di molte anime belle,
che tra le rovine dei sentimenti,
si schiudono come fiori anelanti alla luce dell’amore,
affiorano persino dai terreni ostili e spenti,
anche senza nutrimento provano a splendere
ma sono presto deluse, ferite e calpestate
e strappate a tutte le speranze.
Eppure non si stancano mai,
e ancora provano a spuntare come erbe ostinate
tra i detriti e le scorie degli oltraggi,
tra i ceppi e i sassi devastati dal passaggio
dei divertimenti delle mandrie umane.
L’amore che unisce due corpi
non è lo stesso di quello che unisce due destini,
in un viaggio parallelo di anime cercanti,
in un gioco di attrazioni e conoscenza senza fine,
due corpi possono restare insieme
anche per sempre o per lungo tempo,
senza che le anime arrivino a toccarsi,
ma quello non è amore, è una convivenza,
essere uniti così è solo un’illusione,
perché un’anima possa un’altra anima sfiorare,
deve uscire dai labirinti della mente,
saper rifiutare le lusinghe che la ragione offre,
in cambio del tocco dell’essenza delle cose.
Amore non è un pacco di condizioni senza rischi
le attitudini umane falsate dalle convenienze,
affondate nel perfido egoismo,
nella paura di commettersi, impegnarsi,
desiderando di avere ciò che altri hanno
mentre si lascia andare ciò che si può condividere,
amare è ben più che una connessione
o un mutuo scambio di favori,
amare è una fusione di libertà diverse,
che non perdono la loro indipendenza
pur essendo unite in un viaggio senza fine,
flussi di energie che si allacciano
e si sciolgono in continuazione,
e l’una nell’altra riemerge rinnovata
generando inestinguibili ricchezze.
Tale è l’inconsistenza delle scelte,
la paura di scegliere e di essere scelti,
la paura di spendere sé stessi nelle relazioni,
di impoverirsi, nel legame e star senza legami,
eppure basterebbe donare amore e comprensione
come tutti gli animali sanno dare il loro amore,
la loro infrangibile alleanza, il loro stesso cuore per intero
e invece noi, come orchi orrendi li mangiamo,
noi, veri mostri, non come quelli immaginati e falsi
delle orrende menzogne da sempre raccontate ai bimbi
che da noi imparano subito
a mentire a sé stessi ed alla vita.
Basterebbe il coraggio d’esser veri e aperti,
e saper tendere le mani,
senza paura di immergere lo sguardo
nello sguardo di un altro essere vivente
e capire che solo da quel vitale flusso di emozioni,
deriva la vera conoscenza
che vuol dire unione, senza essere prigionieri
questo oggi a volte avviene nella neutralità virtuale
dove non servono regole e barriere
che nella realtà sociale la diffidenza impone
ma non basta, è come dissetarsi
solo di acqua immaginata.
Siamo atomi, molecole, cellule di energie
che vogliono ad altre energie essere unite
verso gli stati armonici
che tutto l’universo in sé stesso cerca
e da sempre sa trovare
ma noi viviamo nella paura antica
che da molto tempo è divenuta angoscia
per il cattivo uso della mente
che ha fatto scempio di ogni verità
pur di avere la scusa
di dominare la vita per predarla,
di tutte le sue ricchezze ed energie,
lasciando cumuli di fango e pietra sterile
e gettando via i preziosi germogli della vita.
Nella paura di un destino sconosciuto
nascono i germi della prepotenza.
Ma il destino vero resta ignoto
perché per sciocca convenienza
altri destini falsi sono stati costruiti

così è come andar nel buio verso un precipizio.
Non la paura dei pericoli concreti,
di cadere e di essere aggrediti, che come il dolore,

è necessaria per la sopravvivenza,
ma la paura più distruttiva esistenziale
che solo noi abbiamo e la chiamiamo angoscia.
Gli altri animali conoscono la benefica paura
di una giusta reazione ai pericoli
perché essi sanno che vivere è un dovere,
il tempo necessario a svolgere il compito assegnato,
ma per sconfiggere e contenere
questa paura umana del non essere
occorre profondamente voler vedere
i fenomeni vitali e in essi cercare l’armonia,
poesia e bellezza di ogni tipo dunque,
come quando da bimbi il nutrimento
più ambito era la meraviglia.
Serve il riflesso di quel che siamo
oltre lo sguardo circoscritto e ottuso,
e carpire da tutto il Cosmo la sicura ispirazione,
solo quando usciamo dalle nebbie deformi della mente
ritroviamo lo stupore dell’incanto delle percezioni

liberate dalle scorie e dai detriti
della ragione asservita all’egoismo insano
senza voler sempre imprigionare,
cambiare, costringere tutto ciò che ci circonda
alla nostra visione alterata che non rispetta
il senso e l’armonia di tutto ciò che esiste e vive.
Serve stare attenti a non ferire mai
nessun anima vivente, nessun paesaggio,
nessun oceano splendente,
ma saper ritrovare anche in un filo d’erba,
in un sasso scolpito dal vento,
nello scorrere di un fiume,
nelle chiome arboree volte
verso le onde dello spazio immenso,
nel fremito delle ali di un insetto,
sentire il battito del cuore delle stelle.

Ennio Romano Forina

A Sharon


Ecco puntuale, un altro stereotipo giornalistico, di quelli che imperversano senza pietà sui media dopo ogni fatto di cronaca cruenta:” La povera Sharon si è trovata sul posto sbagliato al momento sbagliato”. Questo è un modo di spersonalizzare l’atto dell’assassino, chiamando in causa il Fato, come se il destino fosse il vero colpevole e di conseguenza attribuendo parte di colpa anche alla stessa vittima per incauta condotta.
Ma basta! Continuo ancora a sentire l’aggettivo “inaudito” usato a valanga in ogni occasione a commento di fatti che si ripetono ininterrottamente da millenni e non sono affatto inauditi.
Hanno studiato! Sono dottori e laureati! Possibile che continuino a usare i termini così superficialmente, più per l’effetto che per il significato preciso per cui le parole sono state inventate?
Al contrario, io difendo la libertà della povera Sharon che per me si trovava al posto giustissimo e nel momento giustissimo per il suo spirito, per il suo diritto inalienabile di libertà in una società che dovrebbe essere giusta e sicura da vivere in pieno, come si vuole e quando si vuole!
Si deve essere liberi comunque di poter contemplare, anche in solitudine, un cielo notturno senza essere massacrati da chi non sa nemmeno perché esiste e uccide per invidia la gioia di esistere altrui. E in tutti i casi di prepotenza assassina, non ci devono essere pretesti di circostanze e orari inopportuni e pericolosi.
In questo caso come in altri, è l’assassino che ha scelto di essere sbagliato, nella sua esistenza evidentemente sbagliata, che lo ha portato a compiere questo crimine orrendo mediante il quale tentava di placare la sua noia esistenziale e così spezzando una giovane esistenza con un atto distruttivo senza senso, per invidia e delirio di onnipotenza, solo per riempire il vuoto orrendo della sua anima, vuoto che lui stesso ha scelto di costruire, un vuoto che è tipicamente all’origine delle azioni di tutti i distruttori. Lui come l’eterno bambino prepotente che distrugge con rabbia il giocattolo che non sa usare e non lo diverte e in questo caso il giocattolo è stato la VITA degli altri.

Ennio Romano Forina

Bandiere di “Guerre Pacifiche”

Quelli che nella pretesa di invocare la pace sventolano una bandiera mentre ne calpestano e bruciano un’altra, non vogliono la pace, ma vogliono la guerra. È così che nella storia dei popoli le bandiere, che dovrebbero soltanto simboleggiare legami affettivi e di identità culturali e territoriali, invece sono state usate come armi e asservite alla giustificazione di conflitti inutili.

Alla fine, sono state le armi di distruzione di massa più letali.

Spirale

Quando e dove il male maggiore imperversa, il male minore sembra buono e giusto per qualche tempo, ma presto i ruoli si invertono e chi è stato malvagio ieri, diventa il buono di oggi, ma si tratta di una finzione scenica, perché i demoni umani si mimetizzano e si nascondono dietro i nomi e gli indumenti fittizi che noi di volta in volta attribuiamo loro, così che si può continuare a usarli come armi di persuasione lasciando che ripetano le stesse azioni distruttive di sempre senza mai fermarsi, questo finché non sarà riconosciuto il fatto che essi non sono al di fuori dell’umanità, ma dentro ciascuna cellula di tutta l’umanità e non solo di una parte o dell’altra. 

Questi demoni si generano e trovano dimora in tutti i popoli e in tutte le aggregazioni all’interno dei popoli, e spesso vengono allevati come le cellule impazzite di un cancro che l’umanità lascia crescere anziché far estinguere. 

Alternativamente, tutti i popoli hanno abusato, imposto, massacrato, distrutto, per il vuoto lasciato scavato dall’ottusità e dalle malevoli ambizioni nelle loro anime, evocando e imponendo il diritto di esercizio di una giustizia artefatta che nessuno ha affidato loro ma di cui fanno uso ed abuso con prepotente disinvoltura. 

Non c’è nulla di più nefasto del connubio fra l’inconsistenza e il potere acquisito. 

Non si può misurare il male nelle sue molteplici forme, sui piatti di una bilancia. 
Il male è uno, sia che venga attuato su un singolo essere vivente, uomo o animale, o su una moltitudine, resta ed ha la stessa gravità come insulto rivolto all’Intelligenza Cosmica. 

Così si ripete il circolo vizioso del male nuovo che non sa e non vuole riscattare il male precedente, ma perpetua l’uno e l’altro, finché il circolo vizioso diventa una spirale e un vortice e genera l’abisso in cui tutto alla fine, precipita e si annulla.

Ennio Romano Forina


L’ORO DELLA VITA

E questi record dell’orrore sono continuamente superati, nella perenne olimpiade globale in cui tutte le nazioni sono campioni.

Vorrei un’Olimpiade, che invece
di alzare i record delle prestazioni umane,
fosse una competizione di discipline
tese ad abbassare i record degli sfruttamenti,
delle distruzioni e delle rapine
che le nazioni operano sul mondo vivente,
dove l’unico vero oro da conquistare
fosse quello della Vita, tutta.
Ennio Romano Forina

Inconsistenza

Io penso alla cattiveria umana, alla prepotenza, all’avidità, alla diffidenza, all’intolleranza, all’odio, al pregiudizio, alla malizia, all’inganno, non come cause di tutta la crudeltà che l’umanità da tempi lontanissimi esprime contro sé stessa e contro gli altri esseri viventi ma come conseguenze di un unico fattore comune: l’inconsistenza, il vuoto dell’anima.

Quando i vizi e le crudeltà umane si esprimono sono sempre facilmente riconoscibili, le leggi sono fatte apposta per reprimere e sanzionare questi aspetti distruttivi tipicamente umani, ma le leggi si occupano di contenimento, repressione e punizione e non possono nulla per impedire che i semi del male si formino.

Non dipende dalle condizioni più o meno ottimali o privilegiate esistenziali: i demoni ricchi sono altrettanto numerosi e malevoli dei demoni poveri.

Le buone attitudini, la buona volontà non dipendono da quello che si ha, ma da quello che si è e si è scelto di essere.

Spesso, si parla anche di ignoranza, il mancato riconoscimento degli orrori tenuti convenientemente nascosti o mistificati che ben sappiamo dall’industrie alimentari, ma anche prima che erano evidenti nelle culture popolari non muovevano la compassione dei popoli, i maiali e i vitelli si scannavano festosamente senza farsi domande, dunque qual’è il problema vero di comprensione tale da suscitare le virtù superiori della compassione, dell’alimentazione simbiotica ed etica.

Per me, è il pensiero debole che rifiuta di porsi domande e prospera e si crogiola nel fare quello che si è sempre fatto, perché piace, perché conviene, così producendo l’inconsistenza, il vuoto esistenziale e in questa inconsistenza si formano tutti i delitti tipicamente umani.

Ancora una volta, dico che l’intelligenza naturale (altrimenti detta Natura) persegue e agisce in base a ciò che in questo grado di evoluzione della vita organica è opportuno per tutti, per il grande scenario, mentre l’umanità segue ed esalta e giustifica il pensiero debole; opportunistico, egoistico, chiuso e ostile, in ciò che va bene per i singoli individui, gruppi e nazioni ed è per questo che da uno stato di decadenza evidente in questi ultimi decenni, siamo scivolati inesorabilmente in uno stato di barbarie in cui tutti alla fine sono frustrati e sfogano sui terzi il livore derivato dalla propria inconsistenza, a tutti i livelli.

Dai ragazzini, (o adulti mai cresciuti) che scelgono di odiare qualcuno e vanno a devastare le piazze e a scontrarsi con chi fa il proprio dovere senza voler analizzare a fondo le questioni e senza capire che la ragione non è mai da una sola parte e quella giustizia o quel dio che invocano, se esistessero, non si schiererebbe al fianco di nessuno, non avrebbe senso, non sarebbe un dio, ma un capo come tanti capi umani, piuttosto lo fanno alla disperata ricerca di protagonismo e costruendo una fittizia “consistenza” nell’aggregazione.
E nell’illusione della invulnerabilità tipicamente giovanile e nella certezza dell’impunibilità di cui godono, esprimono la stessa violenza ottusa che dicono di voler combattere perpetrando il circolo vizioso dei conflitti umani.

È sempre stato così nelle guerre dei secoli scorsi, i furbi regnanti delle nazioni, reclutavano i giovani contadini fornendo loro delle vistose uniformi decorate da ninnoli inutili ma luccicanti e nell’inconsistenza delle loro menti, la gioventù di allora buttava la vanga in cambio dei bottoni dorati e della promessa di gloriose avventure, dell’effimera ammirazione delle fanciulle come in un gioco, sognando saccheggi e stupri dalle improbabili vittorie, senza rendersi conto di esseri fantocci da sacrificare per la folle ambizione dei governanti, di coloro che detenevano il potere.

Ma questo accade oggi, in forme diverse. Il pensiero debole, che non si pone domande, fazioso, che si farcisce di pregiudizi è sempre lo stesso, ha solo cambiato le forme di espressione. La gioventù attuale non si pone domande come tutte le generazioni precedenti non si ponevano domande e andavano in guerra a macellare e farsi macellare in fondo per mero protagonismo.

Ora, le guerre non sono mai cessate, ma negli ultimi decenni si sono trovate armi più convenienti per evitare gli altissimi costi delle ricostruzioni dalle macerie delle guerre convenzionali. Il denaro non ha mai smesso di essere usato come un’arma nel passato, comprava legioni e bande di barbari criminali, oggi in modi più sottili compra e vende il potere distruttivo che la scienza tecnologica e gli scienziati hanno messo a disposizione del potere ma questo è avvenuto e avviene nel pieno assenso dei popoli e nell’indifferenza delle coscienze.

Eh già, perché chi cerca il potere e il controllo sugli altri e sul mondo vivente è un bullo frustrato, la sua inconsistenza lo rende insoddisfatto e ossessionato dal bisogno di compensare il suo vuoto esistenziale riversando il veleno generato in questo vuoto sugli altri, si potrebbe tranquillamente parafrasare Cartesio e dire :”odio quindi sono”.
Infatti questo è lo spirito delle manifestazioni distruttive pubbliche di una fazione e dell’altra, non fa differenza. Costoro cercano nell’odio la motivazione esistenziale che non sanno e non VOGLIONO trovare in sé stessi come sempre. Cosa induceva Hitler a odiare così tanto una stirpe? La sua abissale frustrazione, la subcoscienza di non avere proprie valide motivazioni esistenziali, la sua angoscia di non essere e di non contare nulla, e quindi di odiare e invidiare chi dimostrava di averne, almeno nella sua visione psicotica e incapacità di riconoscere le cose.
Ma non era solo lui, tutto un popolo si era aggregato intorno alle stesse frustrazioni e nella propria inconsistenza cercava il riscatto e la compensazione proprio nell’odio e nell’ambizione del predominio e del potere, come sempre.
Ho citato un caso, ma gli esempi, storici, recenti e attuali, sono innumerevoli.
E non solo di personaggi assurti alle importanti cronache storiche per le loro gesta e i loro misfatti “gloriosi” e per i conseguenti effetti nefasti.

Miei cari amici, difensori del diritto di vivere e della libertà degli altri animali, mi chiederete cosa c’entrano queste riflessioni riguardo la causa che ci collega con sentimenti profondamente uniti per la stessa sofferenza che è subita dagli animali per volontà umana? Ebbene, io penso che se non cercheremo le cause profonde che generano e scatenano la specifica malvagità umana e le sue peculiari forme di crudeltà, inedite nell’intelligenza della vita organica e cosmica, non riusciremo a realizzare un vero salto evolutivo che possa restituire agli animali tutto quello di cui li abbiamo depredati; a differenza di noi, essi conservano la loro PIENEZZA esistenziale, perché le loro anime non sono state inquinate e deformate dall’uso e dall’abuso della ragione, drogata e avvelenata dal delirio di onnipotenza.
Essi nonostante tutto, nonostante le nostre demoniache prepotenze non riescono a odiarci, a volte si difendono, anche loro per paura limitata, o esperienza negativa nei confronto umano, ma MAI per odio, partito preso, ideologia e falsità di stampo antropocentrico e religioso.

Il web ha evidenziato questi aspetti inequivocabilmente con documenti filmati e testimonianze; date affetto a un cucciolo di qualsiasi specie, anche la più feroce e questo si legherà a voi per sempre senza pretendere nulla, anche se non potrete fornire il cibo non sarà deluso accettando la difficoltà senza colpevolizzarvi.

Osservate invece il comportamento dei cuccioli umani.

Eternamente insoddisfatti, li distingue la prepotenza, la pretesa e la reazione rabbiosa se non ottengono quello che vogliono dai genitori, queste caratteristiche purtroppo piuttosto che essere corrette, sono quasi sempre esaltate e stimolate dai genitori che le considerano come virtù esistenziali nella prospettiva dell’affermazione e dell’acquisizione di privilegi e poteri nell’età adulta.

È in questa fase che inizia a formarsi il terreno di coltura dei vizi e delle prepotenze umane e allo stesso tempo della presunzione, che genera il distacco dall’intelligenza dell’Amore che è l’intelligenza della Vita e alfine, l’incapacità nei successivi stadi di sentire la Vita e di riversarla nel vuoto della propria coscienza e della propria esistenza.

Il culto della prepotenza e della mistificazione sono stati dall’inizio, la nostra prevalenza ma anche la nostra dannazione.

Ennio Romano Forina

IL PARADISO DEGLI ANIMALI


Quando diciamo che anche gli animali vanno in paradiso, sbagliamo; il paradiso è già in loro, perché non essendo inquinati, deviati e resi folli dall’uso smisurato che facciamo del raziocinio e dell’egoismo, essi stessi sono il paradiso, mentre noi in gran parte e per gran parte delle nostre vite, il “paradiso” vero lo abbiamo perso.
Non per nulla l’esistenza umana è segnata dall’angoscia esistenziale, dal non capire il senso della vita e dalla paura di non esistere più che non tocca gli altri animali che al contrario hanno la certezza di essere generati dal Tutto ed essere parte del Tutto anche dopo il salto dimensionale.
Gli animali temono la morte prematura solo quando sono in pericolo, perché seguono il loro impegno vitale in pieno, ma la conoscono e la rispettano al momento giusto, noi invece abbiamo paura della morte ogni singolo istante, perché abbiamo smesso di amare la Vita molto tempo fa, e non possiamo né amare né capire la morte perché viviamo nell’angoscia di perdere quello che in realtà è stato già perso in noi, nello stesso momento in cui questa angoscia esistenziale ci spinge a inventare e a farci guidare da surrogati, fantasmi e persino mostri, che nulla hanno a che vedere con il vero paradiso per nulla simile a quello che immaginiamo e a quello che le religioni o la religione della scienza pretendono di conoscere.
La chiave per comprendere tutto questo è l’amore incondizionato per la Vita Universale; amare la Vita in tutte le sue espressioni vanifica la millenaria paura umana di scomparire nella morte.
Ennio Romano Forina

L’Italia brucia, come ogni Estate

E non sono i piromani a farla bruciare.

GIORNALISTIII!! Dottori dell’informazione, sono Incendiari, non piromani!

Smettetela di chiamarli PIROMANI dai vostri pulpiti, l’Italia continua a bruciare anche per questa mistificazione che viene ancora usata impropriamente.
Sono CRIMINALI! I piromani sono malati di mente, esistono, ma sono pochissimi, molto meno dei farabutti. Se fossero dei veri pazzi, appiccherebbero i fuochi ovunque, anche nelle città e in ogni stagione, invece lo fanno solo in estate, nei luoghi e nelle condizioni migliori per causare la massima distruzione ambientale; aspettano il rialzo delle temperature, aridità e vento, sono criminali che intendono appropriarsi dell’uso dei territori, distruggendo animali e foreste!
Chiamandoli pazzi si forniscono loro attenuanti riservate appunto ai malati di mente.
La precisione del linguaggio è essenziale per conoscere alla radice ogni tipo di male e combatterlo.Distruggono boschi e fanno morire atrocemente animali. Sono persone spregevoli senza etica e senza anima, non mitizziamoli e non nascondiamoli sotto la coltre della follia.
Il piromane; dal greco: pyr fuoco e = mania, è un soggetto che ha una attrazione ossessiva e maniacale nel causare il fuoco, da cui trae il piacere perverso della distruzione.

Ennio Romano Forina

Il Mito dell’Essere Superiore

Una nota per la religione, la scienza e la filosofia.

Se guardo a quello che fanno i vegetali e quello che fanno gli animali direi che non solo pensano, inventano, meditano e contemplano il grande scenario molto più della maggior parte di noi. Le nostre scoperte scientifiche derivano in gran parte da ciò che l’intelligenza della Vita ha già scoperto trovando modi molto sofisticati di utilizzarle per rendere il pianeta vivibile per la vita organica e che ha permesso a tutte le forme viventi di prosperare, scienziati e filosofi inclusi che dovrebbero mostrare gratitudine al pensiero prima di noi che ha permesso questa evoluzione spontanea, voluta e determinata da una intelligenza che consideriamo come un “automatismo”. Il nostro straparlare è indice della nostra presunzione, i nostri stereotipi: “la Natura ha fatto, “la tale specie “si” è evoluta”, tutto in modo impersonale e con il riferimento al “deus ex machina” che muoverebbe le forme viventi come burattini mentre esalterebbe l’animale umano che certamente ha il pregio di essere estremamente curioso, ma anche di essere un campione nell’imitare e sfruttare le invenzioni altrui .

I vegetali hanno saputo inventare ed elaborare un numero vastissimo di sostanze che hanno funzioni vitali indispensabili non solo per loro stessi ma per la vita universale, permettendo anche agli animali di abitare questo pianeta. E non avevano studiato nelle accademie della società civile umana. Noi, fino all’altro ieri, facevamo sacrifici al sole e ancora oggi la quasi totalità del popolo umano globale sacrifica esseri viventi agli dei nella continuazione di insulse tradizioni.

Le piante, sapevano cosa fosse il sole miliardi di anni prima di noi, trovando modi sofisticatissimi di assorbirne l’energia e trasformarla in carburante per la Vita. I nostri stereotipi mistificanti, sono l’emblema della nostra presunzione e stupidità; ancora oggi lodiamo il genio (umano) di Leonardo, che tentava di imitare la capacità di volare degli uccelli e disprezziamo l’intelligenza degli uccelli che il volo lo hanno inventato e realizzato. Le evidenze della superiore intelligenza della vita sono infinite, ma non vogliamo ammettere queste evidenze e allora inventiamo i miti e le entità che ci somigliano in tutto e che soddisfano il nostro narcisismo, tanto gli dei abitano gli inaccessibili Olimpi, che nessuno sa dove siano né potrebbe andare a verificare se essi realmente esistono.

La realtà è che il genere umano non vuole scendere dai due piedistalli che la religione prima e la scienza poi, gli hanno indebitamente assegnato e che occupa con poco merito da millenni.

Considerando che il numero di cose stupide e distruttive che fa seguendo il proprio raziocinio supera di molto il numero di cose intelligenti che sono ispirate dall’intelligenza cosmica, che non ha un numero e un genere e non ci somiglia affatto.

Ennio Romano Forina

Vita Senziente?

VITA SENZIENTE?
Vita senziente? detesto questa locuzione; non esiste una Vita che possa NON essere senziente o non sarebbe vita, senza contare che tutto l’Universo è senziente e la vita organica è appunto parte ed espressione dell’Universo.
E anche le famigerate “leggi” della Natura sono solo una nostra invenzione, comoda per giustificare le cose ingiustificabili che facciamo. Quando un predatore uccide, non segue nessuna legge naturale, lo fa per “condizione” e non per obbedire a leggi o per scelta.
Non esiste in Natura la legge del più forte e della prepotenza; nessun animale è veramente prepotente, ma tra noi umani esistono i prepotenti.
Chissà, se qualcuno nella luce della cronaca attuale, saprà riflettere su cosa vuol dire avere l’esistenza della propria famiglia violata e minacciata, da chi con prepotenza, vuole rubare pezzi della tua vita con la violenza delle armi, come accade agli animali nel bosco, che devono subire la pretesa umana di poter rapinare le loro vite e la loro felicità essenziale e giusta di vivere, per soddisfare il piacere vizioso di chi vaga nei boschi e nelle campagne per sopprimere quella vita che non riesce a sentire nella sua anima arida, per invidia e per noia esistenziale, violando la loro tranquillità costantemente, nell’ambito di leggi unilateralmente imposte dalla società umana e non da una presunta e inesistente legge naturale.
Vite distrutte, disprezzate nella loro bellezza e apprezzate per le pance o il vanto vile di averle schiacciate con armi potentissime e sproporzionate, che certamente non possono dare gloria a chi le usa contro esseri fragili e inermi, e che per invidia sono uccisi e imputridiscono nelle pance o restano appese, impagliate sui muri come stupidi trofei del nulla, senza ricevere la compassione, l’indignazione e la solidarietà della massima parte della società civile e di TUTTE le parti politiche e delle istituzioni che continuano a ignorare il tremendo problema etico rappresentato da tutte le forme di uccisioni per divertimento, come se non bastasse di aver aver dato a questo pianeta la forma di un orrendo macello di esseri viventi ai quali diamo il nome delittuoso e ipocrita di “risorse”.

EnnioRomano Forina

ARTE? QUALE?

L’Arte è un linguaggio, uno strumento che dovrebbe servire per esprimere pensieri ed emozioni che provengono da quello che si percepisce e da quello che si elabora soggettivamente dentro ognuno e al di fuori di ognuno di noi, e come tutti i linguaggi il loro valore viene dalla sostanza del pensiero che li genera e non dalla sola forma di espressione che può essere tanto sensazionale quanto vacua. Nell’arte contemporanea non vedo espressione di pensiero o di emozioni ma un’ubriacatura di effetti speciali con l’esposizione di prodotti di scarto delle attività civili e persino macelleria gratuita.

La sofferenza degli animali rappresentata nella loro morte non è un’opera d’arte, non serve vedere un cadavere in un museo, se si vuole riflettere su questa realtà, sull’ostinazione umana a voler essere quello che non si è fisiologicamente, cioè carnivori, ci sono ovunque, nei supermercati e nei piatti del costume umano tutte i variegati esempi di “opere” dell’arte di uccidere e fare a pezzi gli esseri viventi, la cui vista deve solo indurre riflessione e dolore e suscitare vergogna e non essere messa alla berlina in un museo. Gli effetti speciali tecnologici, una specie di stimoli allucinatori e onirici, non sono “arte” ma semplici effetti speciali, possibili e potenziati dalla tecnologia attuale, più o meno banali più o meno insignificanti, che si prefiggono lo scopo di stupire e provocare, ma non di trasmettere vibrazioni ed emozioni .

La vera arte, come linguaggio sensibilmente concepito e sensibilmente espresso, non è la ricerca dell’effetto sensazionale o banalmente provocativo per ottenere la visualizzazione curiosa o morbosa di pochi secondi di cose che altrove nel mondo reale non susciterebbero nessun interesse ma messe in un museo da un nome conosciuto acquisiscono un’importanza senza senso e una attenzione immeritata, null’altro che la copertura e la mistificazione del nulla, come accade nel mondo della musica da stadio, in cui la rappresentazione scenica tecnologica e il rumore che inebria e stordisce, nascondono il vuoto della musica e delle sensazioni universali che la musica vera può dare, laddove l’unico quadro interessante è la rappresentazione del delirio che si verifica nel fenomeno ancestrale della partecipazione contagiosa all’esaltazione collettiva.

Ennio Romano Forina

The Room – Part 2

To the unknown S.

Something may be left behind

in all your locked and rusty drawers,

when you thought the key to open them

was lost or stolen, 

but what is really true

is your fear to open them 

and find them empty.

No new life frames inside, 

no more chances, 

to fill their empty spaces

with some reborn love’s memories.

Fearful to find inside

just all of your fears

and nothing true to remember,

nothing to forget, 

nothing worth while 

that we suffered for,

nothing to regret,

nothing to be happy about,

nothing to leave behind,

nothing to long for, 

no one to feel together,

no one to say farewell,

no one to wait for,

or meet again somewhere.

But there will always be – soon or later –

a point in time when you’ll be able

to let the past slide away behind you

yet unforgotten, but harmless  

and only look ahead of you, for future hopes

thinking at what you have been or done

and how great a part of a real lived life 

came inside your days and time,

this may happen in just one single day 

but if you are a truly loving creature

as I believe you are,

don’t waste the chance to open them the same 

because they are surely full

of all the love’s feelings 

you were able to give away for free

this is your true richness 

that will stay with you forever. 

You sure have the key to open them, Simona,

for your beautiful and forever loving soul.

A volte le chiavi dei cassetti dei ricordi

sembrano perse e dimenticate

o rubate da qualcuno

ma quello che realmente impedisce

di aprire i nostri cassetti

è la paura di vedere che dentro non ci sia nulla

sapendo di non avere

un’altra occasione di riempirli ora di altro amore 

o l’amore di qualcun altro per noi.

Senza memorie d’amore

non avremmo nulla da ricordare,

nulla da dimenticare,

nulla per cui aver sofferto

nulla per cui essere stati felici

nulla da rimpiangere

nessuno a cui aver nemmeno detto addio

nessuno con cui sentirci ancora insieme

da lontano nel tempo, 

nessun treno da aspettare 

nessuna nostalgia per ciò che ci ha lasciato 

e nessuno da incontrare nuovamente.

Presto o tardi ci sarà sempre un punto nel tempo 

in cui guardando indietro capiremo 

che il passato di vero amore, 

in noi non è mai perso  

e davanti a noi per sperare

e guardare a tutto quello che siamo stati o abbiamo fatto

e quanta vita vera sia entrata nei nostri giorni vaghi.

Questo avverrà in un solo giorno e istante,

quando saremo in grado di non pensare solo al passato 

e non potremo far altro che tendere a un nuovo futuro.

Così se ancora c’è tempo, 

non perdere l’occasione 

di riempire gli ultimi cassetti

con dei veri, profondi, 

generosi sentimenti di amore,

perché essi saranno sempre con te, 

verso tutti i tuoi orizzonti nuovi. 

L’energia d’amore, 

 è come una piccola, potente luce 

che si diffonde in tutto l’universo

e non può perdere la chiave 

dei cassetti arrugginiti dalle delusioni,

deve solo continuare a cercarla,

nascosta e avvolta nei recessi luoghi 

di un’anima davvero amante.

Ennio Romano Forina

The Lost Key

Something may be left behind

in all your locked and rusty drawers

when you thought the key to open them

was lost or stolen 

but what is really true

is your fear to open them 

and find nothing inside.

No life frames, 

no more chances 

to fill their empty spaces

with some reborn love’s memories.

Without them you…

fear nothing true to remember,

and nothing to forget, 

nothing worth while 

to have suffered for,

nothing to regret,

nothing to be happy about,

nothing to leave behind,

nothing to long for, 

no one to feel together,

no one to say farewell,

no one to wait for,

or meet again somewhere.

There will always be – soon or later –

a point in time when you will be able

to let the past slide away behind you

unforgotten but harmless  

and look ahead of you, for future hopes

thinking at what you have been or done

and how great a part of a real lived life 

came inside your days and time,

this may happen in just one single day 

but if you are a truly loving creature

as I believe you are,

don’t waste the chance to open them the same 

because they are surely full

of all the love’s feelings 

you were able to give away for free

this is your true richness 

that will stay with you forever. 

You sure have the key to open them Simona,

your beautiful and forever loving soul.

A volte le chiavi dei cassetti dei ricordi

sembrano perse e dimenticate

o rubate da qualcuno

ma quello che realmente impedisce

di aprire i nostri cassetti

è la paura di vedere che dentro non ci sia nulla

sapendo di non avere

un’altra occasione di riempirli ora di altro amore 

o l’amore di qualcun altro per noi.

Senza memorie d’amore

non avremmo nulla da ricordare,

nulla da dimenticare,

nulla per cui aver sofferto

nulla per cui essere stati felici

nulla da rimpiangere

nessuno a cui aver nemmeno detto addio

nessuno con cui sentirci ancora insieme

da lontano nel tempo, 

nessun treno da aspettare 

nessuna nostalgia per ciò che ci ha lasciato 

e nessuno da incontrare nuovamente.

Presto o tardi ci sarà sempre un punto nel tempo 

in cui guardando indietro capiremo 

che il passato di vero amore, 

in noi non è mai perso  

e davanti a noi per sperare

e guardare a tutto quello che siamo stati o abbiamo fatto

e quanta vita vera sia entrata nei nostri giorni vaghi.

Questo avverrà in un solo giorno e istante,

quando saremo in grado di non pensare solo al passato 

e non potremo far altro che tendere a un nuovo futuro.

Così se ancora c’è tempo per noi

non perdiamo l’occasione di riempire gli ultimi cassetti

con dei veri, profondi, generosi sentimenti di amore,

perché essi saranno sempre con noi, 

e ci seguiranno ovunque sia la destinazione finale

è impossibile perdere la chiave 

dei nostri cassetti arrugginiti 

si deve solo cercarla

avvolta nei recessi luoghi 

della nostra anima amante.

Ennio Romano Forina

The Room

There must be a secret room

in your house of love,

where you may confine yourself

every so often, in thoughts and meditation

and may  keep inside the jewels

of many lightly touched experiences.

Where you can wipe off the dust

on the library of all your unread dreams

and retrieve captive, subdued

yet unforgotten memories.

Where each day of your life’s calendar,

has become a rusty drawer

that only you may have the key to open

and look back at all the times and places

that have been lost in love and understanding.

A room of unfulfilled nostalgia,

with four open, endless horizons

in place of its four walls,

a room with a ceiling so transparent

to let you touch the sky

and have a pack of stars

coming to dine with you.

So, when stepping out of it,

you’ll be once more the sudden stranger

with a bright eyes gleam

and gentle touch,

that your lover had always known you were,

and still may bring again with you

the most precious and fascinating gift,

you may ever have a chance to offer,

What was known,

unknown again,

to be known once more.

Ennio Romano Forina

Maghi Pandemici


Ho sentito alcuni esponenti politici delle passate legislature, vantarsi della loro “magnifica”, superlativa, gestione dell’epidemia e di quanto oggi, sarebbero bravi a fronteggiare la crisi dei Campi Flegrei al posto degli attuali governanti.
Bene, forse consiglierebbero di nuovo la vigile attesa, con qualche somministrazione di tachipirina multiuso, che come anti-piretico potrebbe assumere la funzione anti-piroclastica e servire ad abbassare la temperatura della lava incandescente.
“Le costosissime mascherine fallate invece, potrebbero tornare utili per difendersi dai fumi di una eventuale eruzione di gas venefici, mentre i banchi a rotelle – ancora inutilizzati che restano a decomporsi nei depositi- sarebbero ottimi per trasportare beni privati velocemente nella fuga, visto che anche i maghi forse hanno scoperto finalmente che le rotelle non possono impedire i contagi e non sarebbero di nessuna utilità in un nuovo assalto dei virus, ma al massimo procurare qualche frattura. Ci sono poi i monopattini, per una evacuazione veloce, al posto delle automobili che non riuscirebbero a passare oltre le strettoie e gli ostacoli vari che nessuna autorità, dalla notte dei tempi, ha ritenuto di ampliare e rimuovendo transenne e strutture di lavori in corso di eternità, sapendo che gli abitanti del luogo sono seduti su un vulcano attivo e che i vulcani ogni tanto si annoiano di stare dormienti e si arrabbiano e infine, perché no?
Cos’altro? Forse ordinare anche un buon quantitativo di ombrelli anti-eruzione per difendersi meglio dalla caduta piroclastica.

Ennio Romano Forina

L’Invasione dei Robot Burocratici

Nel secondo millennio, ci rivolgevamo per telefono al servizio pubblico per avere una informazione e raramente ottenendo una risposta chiara e precisa. L’invito era sempre di presentarsi fisicamente sul posto di interesse e la risposta al quesito non veniva comunque data, ma la perdita di tempo prezioso era almeno limitata.

In questa era in cui la burocrazia è diventata intelligente, se abbiamo bisogno di ottenere una informazione per telefono siamo NOI a dover fornire una serie infinita di informazioni che nulla hanno a che fare con la nostra specifica richiesta e la perdita di tempo è di gran lunga superiore ai tempi dorati in cui sapevi almeno che telefonare era inutile.
Specialmente in questo paese, gli italiani sono famosi per non voler dare informazioni per principio, sia nella vita privata quanto in quella pubblica e a quanto pare l’intelligenza robotica ha assimilato bene questa qualità. Ovviamente nella maggior parte dei casi.

Telefoni a un ufficio sperando di aver fatto centro e dopo aver registrato tutta la tua biografia e ascoltato l’elenco di una serie lunghissima di scelte che non ti interessano, l’AI ti dice che quello non è il numero dell’ufficio giusto e intanto un altro pezzo di vita PENSANTE si è consumato e perso per sempre.

Ennio Romano Forina

L’Enorme Menzogna

Nei tempi antichi, gli schiavi e i sottomessi erano più che altro i vinti. L’invenzione delle razze è venuta dopo in tempi relativamente recenti per giustificare il crimine della schiavitù che certamente non era contenuto nel messaggio cristiano. Ma si sa che la prepotenza dei più forti ha trovato sempre il modo di distorcere o ignorare qualsiasi messaggio illuminato. Così i popoli cristiani e di altre religioni hanno trovato il modo e le scuse di razziare, deportare in schiavitù prima e poi segregare altre etnie “diverse” e meno tecnologicamente avanzate per la famosa regola della legge del più forte. Ma questo all’ipocrisia umana non bastava e per maggiormente avvalorare la prepotenza infame della schiavitù i popoli più forti hanno inventato il concetto di “razza” che ancora oggi persiste, è considerato come un dato di fatto ma viene usato in modi più subdoli ed estesi. Così l’intolleranza, l’emarginazione verso individui “diversi” nell’aspetto, nei modi e nella cultura, viene impropriamente definita razzismo, termine usato nel più ampio numero di modi impropri. Sarebbe il caso di finirla con la fandonia delle “razze” e del “razzismo”! Come ho scritto più volte, la razza non esiste in natura, così come non esistono i confini geografici se non come convenzioni, stabilite dagli esiti dei conflitti umani e come conseguenza di questi. Certamente esistono le tipologie e le diversità morfologiche, causate da fattori ambientali e non solo, che sono mutevoli e MAI assolute e mai persistenti nel tempo! E volendo considerare le differenze morfologiche, allora ogni individuo, essendo diverso e unico, costituisce una singola razza nella sua unica tipologia che lo distingue dagli altri e per fortuna altrimenti saremmo tutti cloni senza variazioni evolutive.

Invece, quello che convenzionalmente e arbitrariamente viene definito come razzismo è l’INTOLLERANZA; uno stato d’animo e un’attitudine che può originare da molteplici motivazioni che non hanno nulla a che vedere con la morfologia degli individui ma con diversità culturali, caratteriali, convinzioni religiose o ideologiche e preconcetti e molto altro ancora. Tutti i conflitti umani si svolgono da sempre nell’uso di mistificazioni che servono come scusa per esercitare gli antichi vizi della prepotenza e dell’avidità.

L’intolleranza esiste in Natura, è parte del mondo vivente e di base serve alla sopravvivenza delle specie animali. Ma, come è noto, l ‘umanità è capace di distorcere qualsiasi ragion d’essere naturale che serve al sistema vivente in generale, per sfruttarle ai fini egoistici delle aggregazioni umane.

Gli animali gregari come l’umano, spesso sono intolleranti per ragioni di sussistenza come succede a tante altre specie.

Devono limitare il numero dei componenti in relazione alla disponibilità del cibo di cui si nutrono, sia vegetale che animale nel caso dei predatori veri. Quindi i gruppi diventano intolleranti verso nuovi arrivati della stessa specie che destabilizzano i loro equilibri. Questa è Natura, l’intelligenza della VITA che ci piaccia o no, che ragione e si comporta nell’interesse generale e non in quello particolare. I politici e politicanti smettano di compensare la mancanza di idee buone e di volontà con le loro tediose e insulse mistificazioni che fra l’altro generano conflittualità pericolose. Siamo tutti DIVERSI gli uni dagli altri per opportunità biologiche e per fortuna, e da sempre i mix genetici sono favorevoli all’evoluzione ottimale, detto questo è necessario stabilire invece che nessuna cultura, nessuna religione nessuna ideologia o costume, debba sopraffare ed essere imposta a nessun singolo individuo che deve restare per diritto naturale libero e indipendente.

La più grande menzogna è sulla arbitraria, fasulla distinzione fra animale umano e altri animali e della presunta superiorità sulle altre specie, che denota solo la volontà perenne di non voler vedere le evidenze, di non voler pensare in modo realmente superiore e di voler persistere nell’antico vizio di mentire alla Vita e a sé stessi.
Altro che superiore intelligenza! La storia umana è pervasa da esempi di progresso tecnologico distruttivo, da una razionalità capace di costruire (non per suo merito), meraviglie tecnologiche a cui sfugge la vera essenza delle cose, capace di lanciare sonde nello spazio profondo ma continuare a precipitare nelle superstizioni più grottesche, bieche e nefaste.

Continua così, umano, nella tua pervicace idiozia tecnologica e in tutte le fandonie che ti servono per giustificare la tua prepotenza incontenibile, nella quale eccelli davvero in superiorità!

Ennio Romano Forina

Nati per essere uccisi

POVERI OTTUSI

Le persone che nei giorni appena passati delle feste di primavera e dei massacri di cuccioli, pubblicano foto e dichiarazioni provocatorie mostrando teste mozzate e scuoiate di agnelli con occhi sgranati nei quali è impresso ancora il terrore degli ultimi istanti, non sanno che la loro totale insensibilità non è solo un esempio di crudeltà ma anche una evidenza di idiozia, poiché, per quanto possano essere valutati per una loro qualsiasi capacità intellettiva razionale, la mancanza di sensibilità li rende poco più che deficienti inibendo quelle caratteristiche più elevate di cui il genere umano si vanta ma pochi hanno. Questo perché la sensibilità è una intelligenza e non una disposizione di carattere.
Quando si possiede e si esercita la sensibilità, si ha anche la possibilità è la capacità di esplorare universi con la mente e con il cuore, si ha la capacità è la gioia di poter amare più profondamente e più estesamente. I musicisti, i poeti, gli artisti ma anche scienziati come Einstein Pitagora Leonardo da Vinci, Margherita Hack e tante altre persone intellettualmente elevate e vere non potrebbero esserlo senza l’uso assiduo dell’intelligenza sensibile e questa la più importante e vera intelligenza che ritengo immensamente superiore al raziocinio non può esimere dal provare compassione, si nutre di compassione che la fa crescere ancora di più e oltre. Quindi. Povere misere menti infantili e aridi cuori, che sentite solo con la pancia, mai cresciuti nell’anima, che pensate di offendere e deridere noi con la vostra volgare ridicola ostentazione di sfregio dei sentimenti altrui, sappiate che per questo restate confinati nel male ottuso della vostra mediocrità. Siete patetici, noi piangiamo per gli animali che hanno la sventura di vivere nell’era dell’idiozia umana, noi li difendiamo perché conosciamo le loro anime e dialoghiamo con esse e abbiamo capito quanto sincero desiderio di armonia essi hanno e quanto sono felici di comunicare con noi e di condividere la loro intima conoscenza dell’essenza delle cose, al contrario con voi non possibile il dialogo, non si può parlare alle pance. Alle tasche e ai miti delle religioni e alla tirannia dei costumi ed ora anche di una gran parte di scienza che assume il sinistro aspetto di una religione. Non ci impressionate, conosciamo la vostra brutale indifferenza, i vostri abusi è la sofferenza immane che provocate con prepotenza al mondo vivente.

Ennio Romano Forina. Senza revisione, ma va bene così.

Poveri Fiori…

Ci siamo di nuovo alla vigilia di una tradizione ipocrita, in cui in nome di una fittizia, effimera considerazione di rispetto e gratitudine per il genere che nel bene e nel male ha reso possibile la vita umana su questo pianeta, si fa scempio di un altro tipo di vita, solo perché anche da questa vita si possono trarre vantaggi formali e profitti, seppure di piccola entità.

Che senso ha celebrare in una manciata di ore, quello che dovrebbe essere “sempre” effettivo, fingendo di ricordare ciò che dovrebbe essere presente nelle menti degli uomini ogni singolo giorno di ogni singolo anno operativamente e non solo simbolicamente, con dei miseri, formali, quasi sempre ipocriti omaggi, facilmente reperibili sul mercato, comprati in fretta da venditori clandestini agli stop dei semafori, pensando che possano alleviare e cancellare le dolorose memorie di antiche e attuali vessazioni, di discriminazioni e colpe che gli uomini hanno esercitato per millenni contro le donne, e pretendere che un semplice mazzetto di fiori gialli, rapinati alla primavera, possa restituire giustizia alle offese del passato e tuttora vigenti e una nuova, evoluta considerazione della loro essenza primaria, sia nel presente che nel prossimo futuro.

Io non dico che la cattiveria umana sia una prerogativa maschile più che femminile, tutt’altro, si dice che spesso dietro ogni grande uomo della storia, vi sia stata una grande donna a ispirarlo e sostenerlo, ma è altrettanto vero, che forse ancora più spesso, dietro le azioni più scellerate e ambiziose di molti uomini potenti vi siano state donne che hanno non solo condiviso ma anche istigato le loro nefaste ambizioni. Gli uomini, i maschi, umani o meno, non sono animali “diversi”, ma animali “diversificati”, per opportune ragioni evolutive null’altro, e per questa natura differenziata hanno assunto modi diversi di esprimere le attitudini buone o cattive, e se i maschi eccellono in brutalità fisica e smania di possesso, le donne sono perversamente capaci di usare la loro intelligenza e le parole come una micidiale arma, ma la sensibilità femminile e il senso materno e una consapevolezza esistenziale di fondo, sono certamente e generalmente più potenti nelle femmine che nei maschi in tutto il mondo animale, ed è proprio questa superiore conoscenza della vita e delle sue funzioni, che genera invidia e angoscia nei maschi tanto che la gran parte di loro si è coalizzata da sempre per dominare le donne e spesso diventando anche il loro carnefice. Ma paradossalmente, le donne nella storia sono state passivamente e attivamente, complici e fautrici del loro stesso infausto destino. Nel mondo vivente, fra gli altri animali, è il genere femminile a dominare. I maschi lottano fra loro ma non osano ferire le femmine, non esistono violenze culturali , imposizioni, bullismo e stupri e sopratutto non esiste mancanza di rispetto. Ma per quale motivo le femmine umane si sono lasciate sottomettere preferendo di esercitare un potere subdolo diventando grandi manipolatrici della dipendenza maschile da loro ad arte? Biologicamente le donne hanno il supremo interesse di svolgere la loro funzione creativa in un ambito ristretto, anche non avendo mai procreato la loro essenza è conservatrice e familiare, necessità di un territorio sicuro e di una protezione.

Le poche donne che hanno avuto ambizioni imperiali e di conquista rappresentano un’anomalia come una delle tante distorsioni umane nell’interpretazione esistenziale.

Vi sono moltissimi fattori che nella specie umana portano a evidenziare caratteristiche femminili o maschili nei vari individui. Dico sempre che non esistono leggi in Natura ma condizioni che generano stati, armonici o disarmonici. Non esiste nulla in Natura di assoluto, i generi non sono assoluti ma “opportuni”, come le forme viventi non sono assolute, se in Natura ci fosse una differenza netta tra ciò che è normale e ciò che non sembra esserlo non vi sarebbe stata l’evoluzione.

Il primo pesce che ha imparato a muoversi sulla terraferma sviluppando organi respiratori doppi, era un’anomalia evolutiva, ma anche i figli di una qualsiasi coppia di genitori non sono repliche degli stessi ma delle anomalie, ed ecco la grande mistificazione che tanti problemi ha generato nella storia umana. Ai genitori dico: i figli che lanciate nel mondo vivente non sono una estensione di voi stessi, ma sono una sintesi di pezzi di memorie genetiche che i nuovi individui avranno il compito di gestire nella consapevolezza dei loro impulsi creativi o distruttivi nell’intento creativo di generare un passaggio evolutivo realizzato in un nuovo individuo. Che sia un buon o cattivo passaggio evolutivo dipende dalla volontà e dalle scelte dell’anima e solo in parte dall’eredità, imparando a scegliere per conoscere la Vita nella capacità di contribuire armonicamente alla Vita stessa, o arrivare alla fine di questa esperienza, senza aver capito nulla, o fatto addirittura di peggio, essere passati attraverso il percorso esistenziale come una perturbazione distruttiva per sé ed altre vite.

Del resto, i maschi derivano da loro, proprio dalle femmine, in quanto non esiste il genere maschile come punto di partenza assoluto, i maschi sono un’invenzione dell’intelligenza della vita per altro non sono che femmine modificate dalla potente azione degli ormoni, attivati dal cromosoma dominante Y.

Ma anche senza avere nessun tipo di minima erudizione scientifica, basterebbe osservare il torace maschile per capire che i suoi capezzoli atrofizzati, non sono altro che la traccia evidente della sua origine di base come femmina, così come l’accenno di coda di un embrione e le pelurie quasi scomparse e il reggersi aggrappandosi degli infanti ci rivelano la nostra antica origine di piccoli mammiferi arboricoli.

Ma sembra che per millenni questa evidenza non sia ma stata presa in considerazione alcuna, né dall’uno né dall’altro sesso.

Le donne hanno continuato a subire la cultura e le regole degli uomini che hanno continuato ad esigere sottomissione non tanto con la forza e la prepotenza brutale ma con la coesione tra loro. Al contrario, le donne non si coalizzano se non in piccoli gruppi e cercano la sicurezza più che la conquista di imperi e il dominio dei popoli nell’eterna, maschile competizione. Gli uomini di tutti i popoli, che da sempre si combattono tra loro, con i più folli pretesti, sono da sempre stati tutti d’accordo nell’imporre un dominio sulle donne, così come l’intero genere umano ha voluto inventare i più bizzarri pretesti anche per sottomettere, dominare e sfruttare l’intero mondo di esseri viventi, adducendo pretestuose scuse di derivazione religiosa o di inspiegabili assiomi pseudo-scientifici per cui spesso, la superiore capacità intellettiva del genere femmina veniva negata o distorta, facendo passare la tempesta della sua variabilità ormonale come follia “isterica”, altre volte in modi subdoli, come avviene ancora nel mondo attuale, anche quello più evoluto. Di questa realtà tuttavia sono paradossalmente responsabili anche le donne stesse, perché al momento di diventare madri non insegnano affatto a loro figli il rispetto per l’altro genere, la comprensione profonda del loro impegno e sacrificio, anzi vedono spesso delle antagoniste nelle loro possibili compagne di vita e considerano il matrimonio di un figlio poco meno di un sequestro da parte di un’altra donna. Ed è per questo che le cose non cambiano se non di poco ad ogni generazione e per la stessa ragione si ripetono rituali che nulla hanno di sostanziale, come l’offerta di ciuffi di rami di mimose, giusto perché quest’albero disgraziatamente decide di fiorire nell’anticipo della primavera. Ma qual’è il problema se qualche centinaia di tonnellate di rami d’albero vanno perdute alla fine nella spazzatura? Sembrerebbe un argomento irrilevante, risibile, invece è fondamentale, perché la salvezza delle grandi foreste parte da come consideriamo e trattiamo anche il semplice ramoscello. Invece di far finta di piangere per la distruzione di foreste in lontani continenti senza mai riflettere sulla nostra reale conoscenza del problema e su tutti i nostri quotidiani comportamenti, ci concediamo molte altre libertà domestiche a danno dei vegetali, questi esseri viventi che hanno letteralmente “costruito” l’atmosfera che ci permette di vivere, solo per soddisfare tradizioni insulse e poco significative.

Care signore donne, cosa pensereste se il vostro partner vi regalasse un melograno o una patata invece? Sarebbe un dono più consapevole, un gesto più sentito e ricco di sincere promesse per il valore nutritivo sostanziale di questi doni, ma sarebbe anche un gesto che rivelerebbe nel vostro “lui” una sensibilità superiore, che è quanto di meglio possa desiderare una donna da un suo compagno di vita. Oppure chiedetegli di comporre per voi un poema, come l’antico poeta Tibullo che scriveva i suoi versi d’amore per l’inutilmente amata Delia “sub umbra arboris”, sotto l’ombra degli alberi, presso le acque scorrenti di un limpido ruscello.

Non è una cosa insignificante, è uno dei tanti aspetti del disprezzo e dell’ingratitudine che abbiamo nei confronti degli alberi. Siate consapevoli che l’otto marzo, più che la festa delle donne è il giorno del massacro delle mimose, perché, per via della vostra compiacenza, manipoli di individui, indigeni, comunitari, extracomunitari, marziani, vanno ovunque a strappare selvaggiamente i rami dagli alberi fioriti, spesso danneggiandoli seriamente o uccidendoli per vendere i mazzetti di mimose agli angoli delle strade ai vostri fidanzati, che altrimenti sembra non siano in grado di trovare idee più originali e con valori più diluiti nel tempo. Suvvia dunque, mostrate al mondo di saper aspirare a qualcosa di meglio, di avere una consapevolezza della vita che scorre nel ramo di un albero, che non è un oggetto decorativo ma un organo vivente con delle funzioni. Non vi suggerisce nulla il veloce deperimento di questo trofeo? Dopo pochi giorni appassisce e si decompone, forse proprio come i sentimenti amorevoli che dovrebbe e pretende di testimoniare.

Chiedete al vostro partner qualcosa di più interessante, originale e durevole, un guizzo di ingegno creativo e di profonda sensibilità e avrete una prova più vera del suo amore.

Ai fiori si attribuiscono arbitrariamente caratteristiche e funzioni che non hanno affatto, così come in molti altri casi la mania di interpretare e adattare tutto alla nostra ottica persiste nella prepotente mistificazione delle cose. I fiori sono le sirene sensuali del mondo vegetale e non esistono per decorare i nostri ambienti, le nostre vicende, le nostre relazioni, i nostri eventi tragici o gioiosi. Solo gli scemi umani possono pensare ad essi come simboli di purezza o di amore fittizio offrendoli invece di parole e carezze vere che evidentemente mancano. È molto più facile comprare un costoso mazzo di rose per supplire alla sostanza che non c’é, una illusione di amore nient’altro uno scempio alla femminilità della pianta a cui si fa credere di poter vivere il suo tempo di amore e subito dopo tagliandole brutalmente i genitali e usarli impropriamente anche ai piedi delle icone sacre.

I fiori sono gli organi sessuali delle piante e la loro bellezza, i loro colori sgargianti servono per attrarre gli insetti o altri pollini vaganti, e riprodurre le piante in altri luoghi, non per gratificare le nostre contorte interpretazioni culturali come elementi di arredo domestico o celebrativo e privandoli della loro vera, intelligente funzione vitale .

Si diceva e ancora si usa l’accezione: “Pura come un fiore!” Ma i fiori esprimono con la loro bellezza la pornografia vegetale, la rappresentazione grafica sincera della sessualità, che meriterebbe il rispetto della funzione e della loro ragion d’essere.

Coltivarli per tagliarli e metterli nei vasi è di fatto una rapina e una barbarie. Siamo da sempre indulgenti e accomodanti sui nostri molti vizi mentali e giustifichiamo le nostre azioni e le nostre prepotenze sulla Natura accettando e seguendo i soliti stereotipi culturali con l’indifferenza, la superficialità, generati dal pensiero debole. Ma se veramente volessimo vivere in un mondo migliore, dovremmo imparare il rispetto universale, la riflessione profonda sulla realtà delle cose e sopratutto sulle nostre azioni. Nel mito della mela del giardino dell’Eden c’è un fondo di verità sulla natura e sulle attitudini umane ma il soggetto dell’abuso è sbagliato, la mela viene offerta dall’albero ad Eva come scambio lecito e reciprocamente gratificante, il vero abuso lo si fa sull’albero perché non ci siamo mai accontentati del frutto ma pretendiamo di divorare anche il corpo che lo produce e questa attitudine la usiamo in molte cose.

Dovremmo decidere se vogliamo contemplare, convivere in armonia e amare questa magnifica realtà vivente o se vogliamo soltanto divorarla. Infine care donne, mi dispiace, ma io sono un uomo che, se in un anno ci fossero 1000 giorni vi rispetterei ed amerei tutti i mille giorni dell’anno, ma oggi non vi donerò né realmente né idealmente un mazzetto di fiori gialli, piuttosto vi amerò,ancora immensamente di più quando voi tutte sbatterete in faccia agli offerenti quel misero, ingannevole, simulacro del nulla, strappato brutalmente ad altri esseri viventi, unendo così il danno alla beffa e in modo da opporvi e forse fermare l’inutile e crudele massacro degli alberi in vostro nome e con questo rifiuto dimostrando agli uomini la vostra superiore intelligenza sensibile, e chiedendo a voi stesse perché mai i fiori dovrebbero essere sacrificati ai nostri fiacchi e finti amori, alle nostre decorazioni, ai nostri matrimoni e funerali?

E quindi, invece della Festa delle Donne in questi giorni di primavera incipiente, preferisco celebrare per mio conto, la Festa della salvezza delle Mimose.

Ennio Romano Forina – 8 Marzo, di un qualsiasi anno.

R.I.F – Rest in Freedom

Evolution is Freedom. Freedom to think, to choose, to doubt, to search, to follow or forsake, to study, analyse, criticise, agree or dissent, to speak, to be, to believe in something or deny it, to change direction , to find out whether they can be good or bad, and the freedom to respect and save the existence of any other being. Freedom only can be Peace and being free to search for the reason of the things.

Ennio Romano Forina 2016

Il “Decoro” che Devasta e Uccide

Esistono animali che per il genere umano potrebbero anche estinguersi, ancorché non siano sfruttabili dalle avide fauci della “civiltà degli uomini”. Quelli sfruttabili appunto si possono dividere in più categorie, che non starò ora ad elencare, le conosciamo bene. Piuttosto, le mie considerazioni si accentrano sul pensiero debole e ottuso che ritengo responsabile della quasi totalità dei nostri crimini.
Il pensiero debole non si domanda nulla, è opportunista per definizione; – una nostra esclusiva caratteristica- la realtà che chiamiamo “Natura”, non è mai opportunista ma “opportuna”, i suoi intenti non sono mirati a privilegiare una specie rispetto ad un’altra, ma tende a trovare il più armonico ed equilibrato modo di farle coesistere anche crudelmente ma senza che si distruggano. Il pensiero debole, opportunista ed egoista è anche un pensiero dissociato e schizoide, agisce in base a esperienze immediate cerca assiduamente i modi di sfruttare i fenomeni e non di capirli, siano essi animali, piante o energie.
Sono stereotipi superficiali, concetti di decoro e pulizia che sono pura invenzione. Ero stato invitato nel mio quartiere a far parte di un comitato di cura e salvaguardia appunto del decoro e ho potuto constatare le azioni distruttive che si riferiscono a questo fantomatico decoro e delle stragi di ecosistemi che continuamente e con disinvoltura, senza rispetto e mai giudicate nella loro devastante azione. Un paio di anni fa, incontrai membri di questo comitato, attorno a un grosso masso di pietra che troneggia nel prato e sul quale è stata incisa la dedica seguente: “Ai caduti di tutte le guerre”. Fin qui niente da eccepire, sia il ricordo della follia umana inciso per sempre sulla pietra , ma purtroppo l’altro aspetto che appunto rappresenta i danni che il pensiero debole fa da sempre, è che il gruppo stava realizzando l’ambito decoro per mezzo di un paio di bottiglie di acido “tamponato” e orgogliosamente mostrando agli astanti e ai curiosi i risultati eccellenti del loro impegno.
Peccato che il pensiero debole in loro dominante impediva di discernere sugli effetti insulsamente letali e distruttivi della ricerca di quel decoro che vuol dire prepotenza brutale e mancanza di rispetto per ciò che esiste.
Se quel masso pieno di microscopici animaletti fosse stato trovato sul suolo marziano, con tutto il suo corredo di forme viventi, con il suo micro ecosistema, l’umanità avrebbe esultato alla notizia. La Vita su un’altro pianeta! Evviva!, non siamo più soli nell’Universo e se la vita alligna su Marte anche noi potremo colonizzare su quel mondo, anche in caso -non si sa mai – di distruzione irreversibile della Vita su “questo pianeta”.
Insomma una scappatoia per noi. E quando sarà possibile, un eventuale gruppo di esploratori e colonizzatori spaziali tratterebbe quel masso pieno di microscopiche esistenze con tutte le cure e il rispetto, riconoscendo la sacralità della vita nei luoghi “altrove” ma disprezzandola e uccidendola quando è presente e amica. non si sono chiesti se gli stessi caduti nelle folli guerre umane che essi volevano onorare, avrebbero voluto essere commemorati meglio da un masso “vivo”, anziché da una pietra sepolcrale dalla quale la vita è stata estirpata e annientata. Ma la follia sta nel non voler riconoscere gli effetti devastanti del nostro pensiero debole che ha causato la morte di milioni di piccoli ragni, insetti, muschi, che si trovavano sul masso e gli davano vita, mentre il nostro concetto di decoro è stato come un insulto alla vita e ha trasformato una casa vivente in un sepolcro sbiancato, sterile e morto.
Parimenti, l’altro aspetto del decoro umano è rappresentato dalla imposizione alle piante di essere costrette in forme innaturali, intendo le siepi, vittime di quei orrendi strumenti a motore che strappano rami e foglie piuttosto che potarle, e le massacrano per costringerle nelle forme a noi confacenti, il che implica anche in questo caso un arbitrario diritto di sterminio di forme viventi microscopiche e sofferenza della pianta stessa, senza necessità vera.
Senza contare, e io so per esperienza diretta, che questi strumenti distruttivi per le piante lo sono anche per cuccioli di animali, che per loro sfortuna sono nati nelle vicinanze di palazzi e che, terrorizzati dal fortissimo rumore fuggono, si disperdono e muoiono sotto le macchine o smarriti senza le loro madri.
E mi riferisco ai gattini, che nascono all’inizio della primavera e spesso sono vittime di queste operazioni che loro e i loro committenti definiscono: pulizia” e lotta al degrado.
Il pensiero debole è quel modo di usare la mente e le mani senza porsi domande e, alla fine, è anche la causa di tutte le nefandezze, degli scempi, delle perversioni, delle ingiustizie che la nostra macabra e velleitaria aspirazione di costruire per noi un paradiso in terra, ha da sempre costruito al contrario, le fondamenta del nostro inferno.
Ennio Romano Forina/ segue : discorso sui gatti e gli abusi sugli animali, sia fisici che concettuali.

Vegan Poem / Part 2

Dell’Uccisione per profitto, Vanità e divertimento.

Ci stupiremmo se anche per noi un giorno,
il sole dovesse spegnere i suoi raggi?
E se un nemico si nascondesse ovunque
per colpirci come noi da sempre
colpiamo gli animali?
Abbiamo sporcato questo mondo
di asfalto, plastica, cemento e sangue,
un gioiello di splendore verde e azzurro
ora è solo grigio e rosso, rosso di sangue,
un immane unico macello,
ci sono devastazioni ovunque 
e sconfinate foreste ormai annichilite
ma ancora usiamo nomi falsi per nascondere le cose,
siamo anime vuote, cuori di pietra, 
viventi sarcofagi, che bramano divorare corpi morti,
appena prima della putrescenza
nascosti dai veli trasparenti dalle confezioni
che le attraenti etichette di vivaci colori
rendono accetti, come tutte,
della mente umana le illusioni.

Zampe e parti di corpi appesi
e animali squartati e fatti a pezzi,
che nei supermercati sembrano allettanti,
eppure sono uguali a quelli
che se visti schiacciati sull’asfalto,
con le viscere schizzate dagli addomi
e le mirabili gemme luminose degli occhi
spente e vitree come giada infranta,
farebbero nient’altro che ribrezzo,
perché la mente umana guarda,
senza voler vedere quel che è vero
ma solo quello che conviene e ha fatto uso.
Né la mistificata morte violenta
dell’animale fatto a pezzi nelle confezioni
e sulle tavole imbandite muove ribrezzo,
mentre nel corpo di un animale ucciso in strada
la morte non si può evitare nella sua brutale essenza, 
poiché la mente sa che la morte altrui
vuol dire anche la propria,
eh sì, lo stesso può accadere a noi
e infatti accade spesso,
ma nella morte così sfacciatamente esposta
degli animali uccisi c’è una scaltra mistificazione:
diventa cibo, quindi tutta un’altra cosa,
questa è la sola differenza per noi
anche se la morte è sempre morte 
e la vita è sempre vita.

Non esiste una morte minore di un’altra,
meno brutale, meno crudele o più giusta.
Ma la coscienza umana ha le vie di conoscenza
occluse da egoismi antichi e senza fine
e in questi, contorce molte realtà per convenienza
finendo col credere davvero in esse.
Avremmo potuto, dovuto esser diversi,
ne avevamo il potere e la ragione,
ma abbiamo fallito nello scopo
di raggiungere una vera evoluzione.
Ora siamo ancora pochi, con le nostre parole
e le nostre urla aspre di dolore
contro questa realtà orrenda che abbiamo edificato,
e noi che amiamo la vita universale
siamo incolpati di essere violenti
proprio da quelli che violentano la vita,
giudicati per le invettive e gli insulti
che non saranno mai offensivi e duri
come l’insulto del loro piombo, delle loro lame affilate
delle vili frecce e delle trappole malefiche 
da menti perverse concepite e costruite 
che schiantano ossa e zampe
di animali che già a fatica sopravvivono
nelle poche riserve assediate dalle strade,
dagli incendi e dai veleni,
senza più acqua, senza più rifugi,
e far conto anche di queste che li imprigionano
fra le ganasce orrende presi nel dolore atroce
senza poter sfuggire alla crudele presa,
restando increduli da tanta bieca perfidia,  
proprio da noi che ogni giorno ci crediamo superiori
per aver tolto il fango dalle nostre tane di cemento,
ma il fango sporca solo il corpo e si lava via,
il sangue invece sporca l’anima per sempre.
Vadano piuttosto a caccia di immagini di vita,
e noi cambieremo i nostri insulti in lodi.

Si chiama “caccia” perché cacciare evoca “avventura”,
sembra quasi una bella e nobile ragione,
essersi auto nominati protettori della Natura
come se la Natura non fosse in grado di proteggere se stessa,
loro credono in questo, mentre sono solo distruttori,
ebbri del potere di disporre della vita altrui, 
che si rivestono di finto coraggio e di avventura, 
nascondendosi mimetizzati nel perfido intento di un agguato,
come se andassero ad affrontare pericolosi nemici
muniti delle stesse armi e in un duello vero. 
Nemmeno la vergogna della lotta impari li ferma, 
la “gloria” dei duelli antichi decantati dagli aedi
almeno prevedeva armi leali e pari nella loro idiozia,
questa invece è gloria vile, gloria del nulla
e si vantano persino senza pudore nell’esibir trofei
di pelli e teste mozzate appese al muro,
occhi finti di vetro senza il riflesso della foresta
da cui erano stati strappati ed era nei loro occhi veri e vivi,
nei loro corpi e nelle loro anime.
dell’inganno e della prepotenza,
come se avere un’arma in mano
fosse davvero il segno del coraggio,
il coraggio viene solo dall’arma di un cuore
che ama e non uccide, quello è coraggio vero,
non la canna e il grilletto di un fucile. 
Come può chi distrugge
dire di rispettare quello che distrugge?

Si appostano, nascosti nei cespugli 
e plagiano altri animali ingenui come i cani,
sfruttando biecamente la loro innocenza
no, non sono cacciatori è una menzogna 
sono predoni, uccisori, macellai,
è un mestiere non un insulto, vero?
Ma é quel che fanno, dunque è questo il nome vero,
non si deve chiamare caccia, ma uccisione.
Il fucile e le pallottole sono entrate nella loro mente
diventate le zanne che cercano prede che non servono
ma essi non sono nemmeno predatori,
i predatori veri inseguono la preda 
per la sopravvivenza di un sol giorno 
gli uccisori invece per sentirsi onnipotenti 
e credere di esser vivi per il potere di sopprimere la vita,
questa è la differenza. 

Se anche fossimo noi costretti
dalla forma dei corpi ad esser predatori,
– ma non lo siamo – e chiunque afferma il contrario
sa senza pudore di mentire noi diciamo
di essere migliori delle “bestie” e quindi
l’essere nel gradino più alto dell’evoluzione,
dell’intelligenza e dei sentimenti,
ci darebbe il permesso di fare le cose peggiori?
E le pellicce, di cui tante donne vanno fiere,
proprio loro, che hanno sperimentato a loro spese
la violenza e l’oppressione,
da sempre vittime di prepotenze infami,
non hanno empatia e compassione per la madre universale,
posano pur consapevoli sorridenti coperte
dai cadaveri di queste altre madri e loro figli
oltraggiati e fatti a pezzi
a cui è stato, con le alchimie della mistificazione,
tolto l’olezzo della morte ma non la sua evidenza
e si mostrano tronfie in involucri di pelli,
svuotate dai corpi degli animali uccisi
per coprire i loro corpi svuotati di anime.
E sorridono, con quel sorriso di compiacimento,
senza gioia che disgusta, 
come lo sguardo freddo e senza compassione
che notai di una star del cinema,
chiedendomi perché quegli occhi erano freddi e morti
come nel momento in cui l’anima fugge,
il suo era lo stesso, nel vantarsi di sgozzare agnelli
della sua fattoria con le sue mani
e ho ottenuto la conferma ancora che dallo sguardo
si rivela un’anima se c’è, solo in quel caso.

Colpire di nascosto con armi potenti non è inganno ?
E ingannare non è uguale alla viltà?
Vile è un insulto? Gli uccisori, i predoni si offendono?
Come possiamo dire allora: duello impari?
Ma non è nemmeno un duello è una bugia,
gli animali non hanno guanti da gettare in sfida
e non schiaffeggiano nessuno.
Quelli che vengono massacrati per divertimento,
sono anime e vite che vivono tranquille,
uccise in agguati e a tradimento,
perché sanno esser contenti di essere,
fanno famiglie, si uniscono senza mai tradirsi,
costruiscono il nido o trovano una tana,
fanno la loro prole e ne hanno cura sempre,
come dovrebbe fare qualsiasi altra madre umana,
gli animali fanno figli affinché siano protagonisti della Vita.
Spesso le umane madri ahimé, li fanno
per continuaread essere protagoniste insieme a loro
ma gli uccisori spezzano l’incanto,
che non sanno provare nelle loro spente, aride famiglie 
altrimenti non avrebbero bisogno di sentirsi eroi del nulla
nel distruggere le famiglie altrui, le loro vite, le speranze.
il dono della vita vita, che provano gli uccelli e tutti gli animali.

Sono i tanti “Caino”, che non sopportano
di Abele la gioia di vivere nel sole e seminare nuova vita
e persino offendono e deridono quella libertà di vivere,
che per libertà intendono solo il proprio arbitrio,
la libertà di vivere degli altri non importa,
e le vittime devono esser contente del sacrificio alla prepotenza,
questa è la loro logica sinistra, quello vuol dire esser liberi?
Ma se loro sono liberi e gli altri sono schiavi
chi decide chi debba esser libero e chi schiavo?
Una guerra di secessione umana?
Si diceva così anche per la schiavitù e la segregazione
e per ogni tipo di sottomissione e ce ne son tante
di falsità imbarazzanti, menzogne oscene,
La storia umana è costellata di stragi
decise dai più forti che dicevano sempre
di avere un dio a fianco che parlava solo ad essi,
e che i deboli e gli sconfitti erano fatti per questo, 
destino designato di essere eliminati o schiavi dei più forti
e dicono di essere per la pace e di amare la natura
che è fatta di vita ma l’amano uccidendola,
come l’amante falso che non sapendo amare uccide
per il suo vuoto che non sa colmare di vero amore,
perché in lui o lei non c’è ombra di sentimenti
ma solo invidia dell’amore che non sa sentire.
E saremmo noi i violenti?
Io la chiamo prepotenza bruta, mi dispiace,
il linguaggio lo so da sempre usare bene,
il significato preciso delle parole è micidiale,
da un cuore vero non ammette scuse e distorsioni,
chi fa violenza, diceva un grande illuminato,
sappia che quella stessa violenza è a lui restituita
io dico nel momento stesso in cui la compie
fino nell’ultimo attimo di vita.

Quale bottino si porteranno dietro allora?
Ancora prima della morte stessa,
li ucciderà una semplice domanda,
perché si muore tutti prima o poi,
ma il biglietto che serve a continuare il viaggio
solo l’anima ha ciò che può acquistarlo
che nelle sue segrete tasche è d’amore piena,
e forse si chiederanno:
“ Ma cosa ho fatto io in questo arco di tempo”?
Ora che sono giunto al termine delle mie perverse imprese
e un’altra canna di fucile che non sbaglia mai un colpo
ora punta su me, pronta a sparare e colpirmi senza scampo? 
Porterò con me la pelle del leone ucciso a marcire nella tomba?
La testa del cervo e le sue corna?
Il profitto della tortura immane degli allevamenti?
Le ricchezze in cui ho tramutato i loro corpi e i loro amore?
Hanno mostrato trofei ignobili, pezzi di corpi ai loro amici 
che hanno fatto solo finta di ammirare
il loro improbabile coraggio,
semmai invidia, per i trenta denari spesi
concessi ai satrapi della ragion di stato,
che ha venduto come merce empia ciò che non gli appartiene
che dovrebbero invece salvare e custodire
la preziose forme di vita ereditate
trenta denari per dare la licenza di spegnere
i cuori pulsanti di liberi esseri viventi
solo per divertimento, di un malefico colpo
e una nobile vita è spenta nel sangue e nella polvere.
Per sentirsi onnipotenti nel distruggere null’altro.
Spesso portano i loro cuccioli umani
pensando che l’impressione crudele
valga per essere ammirati e amati
non sono nemmeno sicuri della stima dei loro figli,
mogli, amanti amici, vogliono farsi ammirare,
sembrare importanti ai loro occhi. 

Miserabili cuori vuoti, anime marce,
non ci sarà nessuna ammirazione, nessun vanto,
nessun orgoglio, solo un arido cuore per i vostri figli
che così non sapranno mai dare carezze, solo offese,
quando i potenti fucili prenderanno il posto dell’anima.
I criminali di ogni tipo e luogo che hanno famiglie
e conquistano ricchezze non capiscono
che quelle ricchezze non serviranno a nulla
perché con le loro azioni condannano i loro figli e la discendenza
a vivere nel mondo brutale e senza compassione 
che loro stessi hanno contribuito a costruire
dove ognuno impone la sua forza
-e non si ferma solo agli animali –
un inferno che loro stessi fanno diventare vero
dove altri demoni simili nel delirio dell’onnipotenza
si faranno vanto di levare ai loro figli la pelle
e di versare il loro sangue
nella perenne umana lotta di competizione,
che sia fatta con clave, con missili e armi di ogni tipo o sorta
o con il semplice potere del denaro
il culto del dominio imposto con la forza,
farà del loro presunto paradiso in terra un vero inferno
rendendo i figli eredi di una sicura dannazione.

Appendono nelle loro ricche abitazioni
i pezzi e le pelli di cadaveri
salvati con artefici dalla putrefazione,
camminano sopra quel che resta dei loro corpi,
ma la putrefazione dell’azione resta in loro
quella non si può trattare
uccidere è questo; fa putrefare l’anima
e l’olezzo di un’anima putrefatta
è più nauseante, orrendo e persistente
di quello di un corpo, che viene digerito
e presto trasformato in altra vita,
l’anima no, se muore, non si trasforma in niente.

Che strano, in questa lingua
non esiste un termine preciso per definire 
chi non combatte ad armi pari,
“vile” non è la stessa cosa, vile è colui che scappa
non chi tende un agguato, come un uccisore a tradimento. 

Uccisori seriali di esseri viventi? Serial animal killers… 
Mi sembra adatto, è quel che fanno! 
Uccidono in serie per un loro godimento.
certo, la viltà è implicita nel colpire alle spalle e di nascosto,
poiché chi si nasconde mentre distrugge e uccide
a distanza è sempre un vile,
si può nascondere dietro la canna di un fucile,
con arco e frecce o una balestra è viltà lo stesso,
forse non serve una parola nuova, “vile” va bene.
E loro si lamentano dei nostri insulti
mentre insultano a morte i nostri sentimenti
e ci costringono ad assistere
senza poter far nulla, inermi all’atroce sofferenza
per la vita che amiamo davanti ai nostri occhi
distrutta, umiliata, squarciata,
vantandosi persino della loro sfacciata prepotenza. 
che senza pudore osano chiamare “libertà”,
essi ci privano brutalmente di nostri fratelli
e noi non dovremmo nemmeno piangerli e star zitti?
Ma se non usiamo le parole come lo fermiamo il loro piombo?
Con le preghiere agli dei che dicono sempre
sono dalla loro parte, la parte umana?
Sapendo che fanno sanguinare i nostri cuori
che feriscono insieme a tutti i cuori degli animali uccisi.
Noi invece del piombo usiamo le parole
che gridano forte di dolore,
nella nostra libertà siamo fratelli degli esseri viventi
ma questi falsi predatori vogliono
togliere a noi il diritto di essere fratelli e sorelle
a quelli a cui loro vogliono spezzare i cuori e le ossa
e rubare le loro viscere e la pelle
e dobbiamo accettare questo come un ipocrita
esercizio di libertà, mentre è un sopruso?
C’è qualcosa che non quadra.
Lo stesso vale per chi toglie la libertà e la vita
e tortura nella prigionia infame
altri esseri viventi per decorare la propria pelle
con indumenti di sofferenza e morte,
donne vane, deboli pensanti, cuori di stoffa,
che indossano sorridendo orgogliose le pellicce donate, 
riflettano sul fatto che se un uomo
per conquistarle e farsi amare regala una pelliccia,
vuol dire che nemmeno è capace di veri sentimenti
e se non ha compassione per il cuore di un essere vivente 
a cui indifferente ha strappato la vita
certamente non l’avrà neanche
quando la loro bellezza sarà sbiadita,
e una pelliccia addosso di certo non le farà
restare sempre belle anzi, accentuerà la differenza.
Quante donne venali, che superata la bellezza antica,
si vestono invano con gli orpelli della morte,
infatti quando non saranno più come prima,
non sarà certo il pelo folto della sofferenza
a restituir loro il fascino perduto,
saranno solo goffe, ridicole, squallide e pietose,
mentre sarebbero sempre luminose e belle,
indossando l’immortale nobile bellezza
dello spirito e della compassione, 
dell’anima ricca di sentimenti ed emozioni
questa bellezza non si sciupa mai,
e allora sì, degne d’essere amate senza fine
dagli uomini migliori in ogni loro età,
non dai narcisi che le tratteranno
con uguale indifferenza con cui hanno ignorato
il dolore della tortura e della morte,
la pelliccia varrà più del loro viso senz’anima
e del loro sguardo perso e folle
persa l’illusione che quello fosse amore.
No, non ama mai chi non sente compassione
è solo egoismo se include il costo del disprezzo
per la vita di un essere vivente,
quando per loro sarà opportuno
le metteranno nella spazzatura dei ricordi
per cercare altra carne senz’anima più fresca,
a cui regalare un’altra pelle di dolore intrisa.
E quando un diverso cacciatore irriderà
alle potenti armi che abbiamo costruito,
ci insegnerà che le ambiziose torri dell’orgoglio umano, 
che le potenti armi della nostra prepotenza,
non servono a nulla contro l’intelligenza della vita,
a cui dovremmo essere grati invece di rapinarla di altra vita
eternamente ingrati e insoddisfatti,
perché non sappiamo vivere la nostra. 

L’intelligenza ci ha consegnato gli strumenti
per costruire nuove realtà buone per tutti,
ma non per essere tiranni, dominare
e opprimere e sopprimere libertà e vite a piacer nostro, 
forse ora ne verremo fuori senza imparare nulla 
un nemico invisibile generato
negli oscuri piani di una nuova tirannia,
sembra dimenticato come una lezione inascoltata,
la memoria corta degli umani li terrà impegnati a divorare
tutto ciò a cui hanno dovuto per poco tempo rinunciare 
e il circolo vizioso si chiuderà forse fuori pericolo per noi 
ma pesando ancora più sugli animali,
nel veleno delle coscienze sempre addormentate. 
Ma il circolo vizioso è una via folle e senza sbocco, 
alla fine c’è solo un precipizio e la dissoluzione 
l’anima invece come un drone,
si eleva al di sopra della follia umana, 
e vede chiaramente ciò che la vista corta impedisce di vedere
quello che è in fondo alla direzione scelta
ma per vedere questo occorre un’anima in grado di volare.


Insieme alle nuvole nel cielo,
veleggiano formazioni di anime vaporose
nelle loro cangianti piume bagnandosi di sole
nei torrenti fluidi dei venti
per volare insieme in altri lidi lontani
come punte di frecce fatte di cuori palpitanti
ma non è il vento a spingerle come spinge le nuvole sospese 
che scivolano senza fatica nei sentieri aerei,
a far navigare queste ali piumate nella tersa aria 
è la loro gratitudine di esser vive
e di avere una direzione e un senso vero, 
trasmigrare, sfuggendo l’asprezza degli inverni
per l’amore materno che le guida,
nella rinascita in una stagione nuova,
anime che volano alte con un cuore
che serba la memoria delle altezze
e negli occhi orizzonti lontani ma sicuri,
esse volano sì superbamente
ma con grande fatica e coraggio,
le loro ali devono sfidare il peso e la distanza,
solo i loro generosi cuori danno a queste ali 
l’incredibile forza che serve per solcare i cieli,
esse non sono come nuvole impalpabili e leggere, 
possono contare solo su se stesse
e sul loro indomabile volere
e sulla scia dei turbini di altre ali sorelle
volando insieme in un vascello di vortici d’aria
fatto dalle loro ali, per compiere l’aspra e faticosa traversata
spinte da quell’unica energia d’amore
che unisce tutti gli esseri viventi.
Ma al suolo, nascosti fra infide rocce, 
si celano occhi crudeli di rosso sangue pieni
e insieme ad essi, altri due neri, occhi vuoti
che contengono null’altro che la morte.
I primi due sono occhi umani,
che erano fatti un tempo per provare meraviglia, 
ma sono così pieni di vuoto e torbidi pensieri
che da essi l’anima, nauseata, è già scappata via 
cacciata dai demoni della predazione
per il sadico sapore dell’onnipotenza,
mentre i due, neri e torvi occhi invece,
sono i fori delle canne del fucile
puntati per lacerare e offendere quel cielo,
al cui interno altri demoni orrifici alloggiano
pronti ad uscir fuori veloci per dispensare morte. 

Ecco, questo è il tradimento del dono a noi concesso; 
un’evoluzione oltre la crudeltà della sopravvivenza
e degli equilibri resi dalla predazione,
noi siamo diventati invece più crudeli della crudeltà stessa e del suo nome
e senza una ragione vera, se non l’illusione
di poter colmare con la morte il deserto dell’amore, 

L’alcova vuota di un’anima ormai morta,
per la droga del piacere di distruggere la vita.
Una crudeltà che persegue il profitto ed il divertimento 
è questo dunque nella gran parte il vero volto umano,
di quella che solo per noi chiamiamo: superiore evoluzione,
mentendo e sapendo di mentire,
insegnando ai figli umani fin dai primi anni,
ogni tipo di menzogna per insegnare loro dall’inizio a credere
nella stessa presunzione umana, prima fra tutte la presunzione di essere speciali

e di possedere ogni cosa, anche la vita e la libertà di altri,
e i loro figli infatti imparano subito a pensare di essere dei principi,
semidei, in un mondo di servi animali,
mentre al contrario, le così tanto disprezzate e abusate “bestie”
sanno dare ai loro figli e a noi stessi solo elementi certi
di quella Verità che Tutto ha generato.

POST SCRIPTUM
Le vittime dell’impero umano, non mentono, non sono ipocriti, non provano odio o rancore, non sono sadici, non perseguitano, i predatori VERI NATURALI designati dagli equilibri fin qui raggiunti nell’evoluzione della vita organica, non allevano e altri animali per acquisire cose diverse dal corpo dell’animale preda, non fanno schiavi, non si vendicano, si difendono e si nutrono per quello che basta a un solo giorno, e TUTTI gli animali rispondono all’amore con l’amore se lo ricevono da piccoli, al contrario, spesso il cucciolo umano tanto più viene più amato, gratificato e glorificato non risponde affatto con semplice gratitudine e amore e non coltiva le virtù della compassione e dell’altruismo, non si accontenta dell’amore ricevuto ma esige molto di più per ambizione, maggiore egoismo e maggiore superbia.
Non è una teoria, è la storia dell’umanità
Ennio Romano Forina 

Il Vuoto e il Pieno

Per Giulia.

Ricordate il caso di quel giovane copilota di una compagnia tedesca in crisi depressiva che lasciato incautamente solo nella cabina di pilotaggio, si blindò dentro e mandò a schiantare il velivolo con 144 persone per lo più giovani e 6 di equipaggio?

Quale fu la causa scatenante? Si trattò di amore insano, amore malato? Ovviamente no. Fu un atto distruttivo estremo, che nella sostanza è uguale all’assassinio della povera Giulia e rappresenta in fondo la matrice di tutti i delitti di tutti i crimini e di tutte le guerre.

Occorre indagare profondamente sugli eventi umani e non solo, invece di fermarsi all’esame superficiale degli effetti di qualsiasi tragedia senza davvero andare a cercare le cause.

Sto preparando il risultato della mia indagine personale che fa parte comunque sulla mia opera sull’evoluzione della civiltà umana, volta a raccogliere elementi di verità dimostrabili sulle vicende umane che coinvolgono tutti noi e non solo noi ma anche tutto il mondo vivente. Nel frattempo pongo il quesito; si parla in ogni settore dei media ma non è stata trovata una vera risposta ancora.

Finora ho sentito commenti basati su stereotipi culturali, luoghi comuni, anche autorevoli tentativi di spiegare la follia assassina con gli effetti di questa ma senza rivelarne le cause. Ho sentito dire che gli uomini non sopportano le donne libere che reclamano la loro libertà, ho sentito dire che la colpa di questi delitti sia la cultura patriarcale, ho sentito dire che questi soggetti non accettano un no e non sopportano la solitudine, non sopportano di essere abbandonati da chi per un tempo più o meno lungo si è legato incautamente a loro e si sono accorti troppo tardi che si trattava di essere rapinati della loro vitalità della loro voglia di essere. Ma tutte queste sono constatazioni di fatto, spiegano gli effetti e non le cause che potrebbero essere di una unica causa comune. Se si dice : “gli uomini sono possessivi per natura” questa affermazione non spiega nulla, è solo una constatazione. Bisogna capire “perché” gli uomini, i maschi umani sono possessivi per natura e perché pensano che le donne siano da sottomettere e subordinare. È questa la vera domanda e basterebbe liberarsi da tutte le strutture culturali e le mistificazioni derivanti dal pensiero superficiale e dalle religioni, che di solito attingono ad antichissime credenze pagane che avevano una funzione sociale e di sopravvivenza ma erano, come molte cose umane, artefici di verità costruite per opportunismo. La causa in fondo di tutte le violenze da Caino in poi è un’altra, e si chiama “Egoismo”. Esistono due tipi di egoismi, il primo non è nemmeno un vero egoismo ma consapevolezza del dovere di sopravvivenza. è presente in ogni forma vivente, ogni animale ne è dotato ed è più che legittimo, indispensabile. L’altro egoismo, specifico del genere umano, è un mostro che scava un abisso nell’anima e alla fine in un modo o nell’altro la uccide. Da questo egoismo folle partono tutte le perversioni che in modi diversi determinano i vari aspetti del Male. Vi sono infiniti esempi storici e di cronaca che possono dimostrare questo. Ma la domanda resta inevasa. Anche l’egoismo di per sé non è la causa del Male ma solo l’effetto. La vera causa fondamentale io credo che sia il vuoto dell’anima che corrisponde al vuoto esistenziale. Il vuoto dell’anima e l’egoismo formano un circolo vizioso: più è vuota l’anima più cresce l’egoismo e più cresce l’egoismo e più aumenta il vuoto dell’anima; è una formula sicura. Ma ancora perché si verifica un vuoto nell’anima di tanti che può crescere in alcuni, la maggior parte o richiudersi in altri la minor parte? La risposta si trova nella conoscenza intuitiva di ciò che è l’anima. Come ho asserito molte volte nei miei scritti, io penso che l’anima non sia una entità , un corredo fisso che assegnato in dono ad ogni individuo che appare nel grande scenario della vita organica, ma che sia piuttosto una capacità sensibile non preconfezionata e non formata, una intelligenza che può veramente diventare anima e forgiare un individuo nella misura in cui la si alleni all’esercizio della sensibilità. Questo esercizio non è un’astrazione; vuol dire che la sensibilità è amore, compassione, empatia che, se è rivolto ad un unico soggetto vuol dire che non viene dall’anima ma dalla pancia dell’egoismo misero e entropico. Solo chi vuole e si esercita all’amore universale riesce a far crescere l’anima e di conseguenza a impedire qualsiasi voragine esistenziale. Poiché la sensibilità estende la nostra anima e la collega con tutto, con tutte le energie che fra l’altro sono le stesse energie da cui tutto deriva. L’apprendimento dell’anima vuol dire armonia e direzione, mentre al contrario, l’egoismo è uno smarrimento che porta a cercare di riempire il vuoto con quello che non potrà mai riempire il vuoto dell’anima e della mente e del cuore: ricchezza, potere, successo e la perversione della pretesa di poter possedere un’altra persona, dalla quale poter succhiare la linfa esistenziale vitale, come tante di quelle anime vuote che diventano parassite di anime piene. Per questo Giulia è stata uccisa(e le tante Giulie di tutti i tempi). Ed è stata uccisa due volte, nel suo corpo e nella sua gioia di esistere. Era sulla giusta strada e questo le anime vuote non lo tollerano. Perché l’egoismo perfetto aveva la consapevolezza del baratro che scavato l’anima e questo abisso era così insopportabile da portare l’egoismo a distruggere e auto-distruggersi. È importante dare ai giovani esempi di altruismo e compassione universale per aiutarli a riconoscere e a saper usare bene l’energia del vero Amore che non è amore se non è un regalo senza condizioni e senza rimborso.

Ennio Romano Forina

Il Natale di Napoli

Elogio la città di Napoli e i napoletani, perché mantengono vivo il vero senso del Natale e conservano la tradizione del Presepe, che simboleggia quello che il Natale è; la nascita di una visione del mondo che ha donato per millenni a questo popolo, riferimenti e principi etici che sono sopravvissuti anche a tutte le manipolazioni e agli abusi e rappresentano le basi fondanti della nostra civiltà etica.

Ora, in Italia c’è un popolo decadente che si culla beato nel ricordo e nell’illusione delle antiche glorie culturali e artistiche, ma non produce più nulla di valido spiritualmente diventato spiritualmente, pigro, imbelle, chkuso nelle categorie che impiega energie nella lotta per il potere di parte, finalizzato al potere stesso, e che non essendo più convinto di nulla è facilmente malleabile e influenzabile dalla determinazione altrui, un popolo che pensa in piccolo e nell’ambito del privato e delle corporazioni, ormai senza una vera direzione, e si fa altrettanto facilmente affascinare da forme di culture esterne senza voler conoscere le conseguenze della inevitabile perdita della propria identità.

Dunque grazie, NAPOLI! Per i tuoi bellissimi Presepi che celebrano il vero Natale e lasciano vivere gli Abeti. E grazie anche a tutte le città italiane che vogliono conservare l’anima cristiana e i suoi simboli.

Io sono un pensatore libero, non seguo nessuna religione, guardo solo alla bellezza di un messaggio e non mi interessano miracoli e dogmi ma vedo nel simbolo della croce il significato dell’altruismo estremo e dell’amore incondizionato che deve essere salvaguardato, e non accetto nessuna imposizione mirata a impedire l’espressione del proprio pensiero sacrificandola al dio del politicamente corretto o alla prepotenza altrui, auguro quindi Buon Natale a chi è cosciente che il concetto di questa celebrazione è la nascita di una idea di altruismo e di ambizione di una vera pace e dedico questa riflessione a chi sa vedere la bellezza di un messaggio senza i miracoli, gli orpelli e le mistificazioni di nessuna imposizione religiosa o politica.

Ennio Romano Forina

IL DILEMMA DEL SENTIRE-

Penso che esista un modo sicuro per verificare la qualità dell’etica, l’onestà intellettuale e la vera sostanza di visione di un partito politico, che non è quello di proporsi come la crema aristocratica della società civile né quello di guadagnare facili e larghi consensi popolari e adesioni di “salta-in-carrozza vincente” ovvero per mezzo di macchinose e inconsistenti ingegnerie demagogiche o declamate velleitarie rivoluzioni, che nella evidenza dell’attualità, dimostrano di non essere altro che sostituzioni di supponenze con altre supponenze, di arroganze con altre arroganze e di aristocrazie stabilite con altre nuove e improvvisate aristocrazie.

Cambiano a volte, alcuni soggetti, ma l’evoluzione della politica non si muove di un passo.

I partiti politici che dimostrano indifferenza per le indicibili sofferenze degli animali sottoposti a infiniti sistemi di schiavitù e torture e che non pongono la questione etica, educativa e giusta del riconoscimento dei loro fondamentali diritti di vita e di libertà, non potranno mai essere credibili se non affrontano coraggiosamente questa orrenda realtà che proprio le leggi, stabilite da tutte le generazioni politiche, hanno assegnato agli animali. Per questo io non crederò mai all’intelligenza sensibile e alle millantate buone intenzioni di nessuna parte politica che non abbia il coraggio di affrontare la realtà e che non si impegni in modo prioritario a restituire agli esseri viventi i loro diritti.

Si tratterebbe solo di sostituire la predazione con innumerevoli sistemi simbiotici, molti dei quali in atto da sempre e altri possibili sotto l’egida di una buona scienza etica.

La pervicace volontà e incapacità di evitare l’immane offesa e sofferenza perpetrata dal costume popolare e dalle leggi evidenzia un’etica labile e una coscienza collettiva ottusa.

Noi possiamo inviare tutte le placche d’oro e di platino ai confini dello spazio sconosciuto per raccontare alle eventuali forme di civiltà aliene tutte le menzogne auto incensanti dei meravigliosi traguardi dell’intelligenza umana e della superiore moralità ma se una sonda potesse contenere anche la verità dei nostri misfatti, degli eccidi, delle nostre prepotenze consumati dall’inizio dell’era umana, lascerebbe una scia di sangue lunga da qui alla più lontana galassia come un marchio indelebile a testimonianza anche della parte ignorata della vera natura umana.

Ma il paradosso umano, che ci porta a credere nel mito della superiorità intellettiva e morale della nostra specie, è che in realtà proprio la nostra peggiore natura, la nostra incomparabile ferocia e avidità, essendo causa di sofferenze anche all’interno della nostra specie che ci ha costretti a sviluppare una compassione più omnicomprensiva ed estesa.

Diventiamo saggi e “buoni” solo dopo le immani distruzioni che siamo in grado di compiere e questa labile saggezza rivela la sua inconsistenza nel fatto che non riusciamo a trasmetterla alle nuove generazioni tanto che esse finiscono quasi sempre a ripetere gli stessi errori, le stesse tragiche esaltazioni ed eventi.

Ma per gli animali i tragici eventi sono senza soluzione di continuità. Per questo noi non saremo mai portatori di una vera morale e di una vera intelligenza continuando a ignorare i nostri delitti, quelli passati e sopratutto quelli attuali, ai quali non ci opponiamo.

Una politica dunque, che ammette, consente, legittima e anzi promuove l’orrore in nome del profitto e del benessere primario della società umana, è una politica basata sulla menzogna opportunistica non sulla visione etica del benessere generale e non può essere davvero né credibile né affidabile.

La nostra maggiore capacità di sentire è conseguente e compensativa della nostra peggiore e maggiore capacità di fare del male e abbiamo dovuto essere così consapevoli del male che siamo capaci di compiere, che di riflesso, abbiamo persino imparato a estendere il sentimento della compassione, ma solo a volte, solo per breve tempo e da sempre, solo per pochi di noi.

Cari Amleto e Cartesio, pensare ed essere, non basta, il vero dilemma è: “Sentire o non sentire”.

Ennio Romano Forina

COLAZIONE CON IL VERO KARMA

In dedica al dolce Cervo, la cui anima splende sopra l”orrore che gli ha impedito la gioia di questa vita.

Il karma non è l’attesa di un evento punitivo per il male fatto in un momento successivo della vita di chi ha prodotto il male la sofferenza il dolore.

Il karma universale è la negatività che si forma nel vuoto che a sua volta genera l’effetto e la dimensione del male.

Quando si disprezza e si distrugge la vita altrui si disprezza , si offende e si distrugge il collegamento con la vita universale stessa. Il malvagio e l’uccisore, si illudono di compensare il vuoto dell’anima distruggendo ciò che non riesconoe a capire e amare e nel processo distruttivo il loro vuoto aumenta, aumentando il loro isolamento nella natura fin che precipita in una forma di pazzia. Poiché uccidere è una azione che non può gratificare e infondere nessuna energia benefica che presto diventa ossessione per chi sceglie di fare del male con ottusa prepotenza, attiva il meccanismo del serial killer, condannato a ripetere l’assassinio nell’illusione di riempire il suo vuoto con il delirio di onnipotenza.
Accade anche che forse una piccolissima parte di coscienza gli suggerisce del vortice distruttivo in cui si è perso ed egli stesso è trascinato e questa inconscia consapevolezza lo porta a tornare sul luogo del delitto, come si sa i criminali quasi sempre fanno.
Il luogo del delitto è costituito dall’azione che viene ossessivamente ripetuta, nel tentativo inconscio e impossibile di risanare e ricostituire i legami e le benefiche connessioni con le energie vitali che solo l’amore invece può conservare e salvaguardare.
Il sadismo dell’uccisore è la manifestazione della sua Impotenza, dal momento che l’uccisione in sé non gli procura nessun beneficio, costui o costei si accanisce con maggiore crudeltà esponendo il suo delitto per ferire e offendere anche le anime corrette, sensibili e amorevoli, che sono state toccate e illuminate dall’intelligenza e dall’amore per la vita. Come il cucciolo umano, prepotente e stupido che distrugge con rabbia e ferocia il giocattolo o la bambola che non sa far funzionare, in seguito, egli distruggerà appena può nell’indifferenza e col permesso delle leggi e del costume, anche qualsiasi essere vivente con il quale non saprà relazionare, e questo vale anche di più oltre il limite di questa dimensione organica. Io so per certo che la mia anima resta connessa in un legame perenne di amore con tutti gli esseri viventi a cui ho dato cibo e carezze e che ho cercato di proteggere e salvare, in essi ho riconosciuto la mia identità e l’energia che ci unisce tutti all”energia che ci ha donato la possibilità di attingere e far parte dell’energia creativa del Cosmo.
Cari collezionisti di cadaveri, il vostro karma è dunque questo, vi siete guadagnati il disprezzo della VITA che nelle sue creature avete disprezzato, usate e distrutte e alla fine, distruggendo voi stessi.

Ennio Romano Forina

Serve Amore

Quando un amore finisce,

non è Amore

e non lo è mai stato.

L’Amore non può finire

perché esiste in sé,

è la forza di attrazione

che unisce senza legare,

il fuoco, che riscalda

senza bruciare.

Quel che c’è in mezzo

a questo oceano di stelle

è l’amore che le unisce

e al tempo stesso

le accende di energia.

Il Tempo non toglie nulla

alla sua forza e non lo uccide

nemmeno la distanza

o una separazione,

per infinite, possibili,

condizioni avverse,

può far finir l’Amore,

che nei labirinti del dubbio

e tra i fantasmi delle paure,

guida al sicuro

le anime vaganti.

.

Se è Amore lo riconosci,

è la sola ricchezza che aumenta

mentre la spendi e la regali

e si perde quando

credi di metterla da parte.

Lo riconosci perché

quando tutto il resto si smarrisce,

sa dove andare,

perché resta quando

ogni altra cosa scompare,

e senza perdere la sua forza

esiste,

fra tutto il resto che finisce…

Ma questo mondo umano,

come sempre

perso nella sua follia,

non vuole conoscere l’Amore,

vuole solo possedere e dominare

l’energia dell’Amore

piegandola alla prepotenza

della sua ragione,

così come vuole usare

senza saperlo vivere,

qualsiasi altro dono della Vita.

E come l’eterno Mida

dentro la sua mente,

tutto ciò che tocca,

non diventa oro,

ma si deforma e muore,

e così uccide

anche l’Amore, .

Ennio Romano Forina

L’Ombra del Male

Penso che la distinzione fra materia e spirito sia niente altro che una invenzione della mente razionale umana, del tutto inesistente nella immensa ragione del Cosmo, perché alla fine, tutto in esso è energia, in diverse forme, così come la vita organica si è generata da quella stessa energia sviluppandosi anch’essa in diverse forme ma tutte nutrite da quell’unica energia e così come le azioni sono espressioni di energia, anche il pensiero è fatto di energia, perché il pensiero scaturisce dalle emozioni che a loro volta sono il frutto dell’energia d’amore che pervade e connette creativamente tutto l’universo.

Quindi i delitti degli uomini sono energia negativa, distruttiva che è contraria all’energia creativa cosmica dell’amore e non si staccano mai da chi li commette.

Come l’ombra scompare in assenza di luce, ma resta saldamente vincolata al corpo, così gli orrori della prepotenza umana si nascondono nel buio della ragione, nell’oblio dell’amore e della compassione, nella soppressione dell’intelligenza sensibile, nella violenza assassina che spezza le connessioni con la Vita universale e nella follia delle mistificazioni, ma appena un fascio di luce illumina l’anima tornano a rivelarsi completamente, a ricordare che non possono essere cancellati ma soltanto “superati” da una scelta di energia di Amore.

Ennio Romano Forina

Io Sono Carne

IO “SONO CARNE”!
I miei gatti sono carne, gli uccelli sono carne, gli animali tutti sono carne e sono anche sangue, rosso o verde, le persone che hanno attraversato la mia vita, per i sentimenti che ho scambiato con loro, erano fatte di carne, la carne è una sostanza meravigliosa ideata dall’intelligenza della Vita e il male non sta nelle sostanze di cui gli organismi sono fatti o negli impulsi biologici insiti e che hanno la funzione di procreare la vita e anche di trarre un giusto piacere come è piacevole riempire i polmoni di ossigeno o immergersi nel mare da cui tutti gli esseri viventi provengono, impulsi creati per realizzarla in infinite forme in una continua missione evolutiva che attiene a tutta la realtà organica esistente.
Il male è nelle menti umane, che sporcano ciò che è pulito, che dissacrano ciò che è sacro, che è un dono, generato dall’intelligenza della vita, che distruggono ciò che non comprendono, come l’infante prepotente distrugge il giocattolo che non sa far funzionare e comincia fin da allora a credere di avere il diritto di appropriarsi di ciò che vuole avere strappandolo ad altri con ogni violenza spesso con il beneplacito e il compiacimento dei genitori.
La mente umana e i pensieri contorti delle culture, sono la matrice comune di tutti i delitti umani, la volontà perversa di usare un potere illegittimo per distruggere e non per conoscere.
Come sempre, si aggiungono – agli altri insulsi e falsi stereotipi, che stigmatizzano queste perverse azioni umane – le parole “bestiali” e “bestie”, nelle varie accezioni, a dimostrazione di quanta superficialità e mancanza di conoscenza sia nelle stramberie e nei commenti delle aristocrazie dei media, che ovviamente coincidono con lo stesso superficiale e distorto pensiero comune.
Nel mondo vivente, tra gli animali, non esiste lo stupro. L’impulso della procreazione e quindi della sussistenza di ogni specie è controllato e dominato dal genere femminile e non potrebbe essere diversamente, perché questo impulso è imposto dalla Vita e negli organismi complessi si è elevato e serve anche alla “filosofia” della vita, fornendo ineffabili gratificazioni dell’anima identitaria intimamente connessa all’anima organica, soltanto se viene interpretato e compreso nel modo giusto e considerato nel dovuto e sacro rispetto della sua fondamentale ragione d’essere.
Gli animali non sono bestie, ad alcuni di essi sono assegnati compiti specifici di crudeltà limitata, che serve alla loro sopravvivenza tanto quanto serve alla sussistenza dell’immenso scenario della vita, ove si consumano drammi che le poche anime sensibili umane non vorrebbero che accadessero ma questi si verificano seguendo un progetto superiore, intuibile solo da anime allenate e dedite alla comprensione profonda della ragione delle cose.
Gli animali sono più vicini e rispettano l’intelligenza di questo grande scenario e non conoscono odio, invidia, vendetta e sadismi che sono espressioni della specifica e incontestabile bestialità umana.

Nel lessico e nella semantica, si evidenziano le deformità e le perversioni del pensiero di gran parte del popolo umano che porta alle sue conseguenti nefande azioni.
Ma perché la semantica è importante? Se la carne è un oggetto e se la carne è sporca, allora noi possiamo appropriarcene e usarla come ci fa comodo selettivamente, secondo i diversi convenienti appagamenti delle esigenze umane, senza porre il problema dei legittimi possessori di quella carne che fornisce un nutrimento coatto, non attinente alla fisiologia umana e fornisce un piacere drogante derivante dalla cottura.
L’animale a cui abbiamo attribuito il nome cacofonico di maiale è sporco perché usa il fango per liberarsi di parassiti e mantenere la pelle in benefico stato? Il maiale o il coniglio sono animali peccaminosi perché sono sessualmente molto attivi e si riproducono molto? La loro carne diventa pulita e indispensabile solo nei forni e nei piatti dei pasti umani? Il fango dei maiali è una sostanza benefica e non inquina come i nostri espedienti di pulizia che avvelenano tutto e ritornano a noi in forme altamente tossiche. Più puliamo l’esterno dei nostri corpi più ne sporchiamo l’interno e per l’interno non ci sono sostanze valide per ripulirlo a dovere.

I nostri saponi, i nostri sanitari brillanti riflettono la luce sinistra della morte degli oceani e di tutte le acque nelle terre.
Questa è evidenza, eppure nella comune consapevolezza, la “bestia” maiale che non inquina e non fa danni, è sporca e lussuriosa nella sua carne e quindi della carne del maiale e del suo diritto di vivere facciamo uso e scempio a nostro piacere, senza compassione e senza vergognarci della nostra abietta ignoranza.
Nelle culture umane ci troviamo dunque di fronte a diverse valutazioni di uso della carne, ma come è possibile se la sostanza è la stessa? È questa la prova inconfutabile che solo la nostra mente e le culture e persino le leggi che ne derivano decidono arbitrariamente se una cosa è buona o cattiva, se è bella o brutta se la possiamo rapinare o meno.
L’insulso stereotipo citato per giustificare l’azione perversa, vorrebbe attribuire ad altro la responsabilità di una azione malvagia e distruttiva. Quindi, coloro i quali fanno eco alla asserzione che la carne sia una cosa sporca, avvalorano la ridicola giustificazione e non fanno altro che esaltare il pensiero infimo, contorto e perverso, di chi ne fa uso a sua discolpa.
Uno slogan più giusto ed efficace sarebbe stato piuttosto: “La carne non è responsabile di niente altro che la sussistenza della Vita, ma è la mente insana, malvagia che sceglie di ferire, offendere e uccidere la sensibilità e la vita altrui che motiva e determina l’azione abbietta finale. La carne non deve essere violata, rapinata o stuprata, solo perché conviene alla prepotenza umana, semmai amata nella sua espressione vivente che forma gli organismi.
L’intelligenza della Vita, ci ha fornito cervello e mani. Le mani possono accarezzare, possono costruire, realizzare opere, possono stringere amorevolmente altre mani e le mani possono anche offendere e uccidere, ma è la mente che sceglie cosa è fare con le mani: “le mani non sono mani”!
Tornerò ancora sull’importanza della semantica nella giusta percezione e identificazione delle colpevoli falsità culturalmente stabilite e esempi di deleteria consapevolezza comune, popolare e religiosa e spesso anche scientifica.

Ennio Romano Forina

Declinazione degli Orrori Umani

L’Europa si sta riempendo di barriere di micidiale filo spinato, di sbarre metalliche sormontate da altro filo spinato, e poi ci sono i fili dell’alta tensione, le cellule di microonde, le pale eoliche, le dighe.

I campi avvelenati dai fitofarmaci e dai disinfestanti, le acque naturali chiuse, deviate o rese tossiche, la plastica che copre gli oceani, le reti chilometriche che dragano il mare senza sosta, uccidendo molti più pesci di quelli che vanno sul mercato.

Si cacciano le poche balene rimaste e i delfini, i governi e i cittadini pensano che gli animali non abbiano bisogno di bere acqua e infatti quasi non esiste acqua veramente potabile nelle campagne, le reti stradali fanno stragi infinite, mascherine, disinfettanti e guanti a miliardi e barriere di plastica prodotte per contrastare i contagi stanno soffocando gli esseri viventi ovunque.

Se piangessi soltanto, non renderei giustizia agli altri animali, a loro non servono le lacrime di pochi di noi, a loro serve la verità rivelata della nostra malvagia indifferenza che non ha scuse, perché i loro tormenti sono giustificati solo dalla menzogna umana, dalla presunzione brutale e ottusa della religione e della scienza, e se vogliamo salvarli dalla bestia prepotente umana, è necessario strappare la coltre dell’ipocrisia e ammettere quello che siamo veramente.

Ad ogni lettera che batto su questo diabolico aggeggio, milioni, miliardi di animali piccoli e grandi vengono schiacciati dalla mostruosa macchina umana, altri restano intrappolati, avvelenati, cacciati, altri miliardi sono solo spettri, all’interno degli allevamenti intensivi, altri sottoposti a torture indicibili e inutili nei laboratori, altri sono confinati nella pazzia degli zoo o dei circhi, per il diletto di grandi e piccoli altri…altri…altri… foreste e boschi e la Vita che è in loro, bruciano nel fuoco dell’inferno umano, eppure le amministrazioni delle città si danno già da fare per “giustiziare” altri magnifici abeti per metterli sul patibolo delle piazze festive dove i cittadini potranno godere della loro agonia soffocati dagli addobbi. Le mamme e i papà ancora comprano le perverse retine acchiappafarfalle, i fumatori gettano le cicche tossiche in terra, nelle fontane e nelle vasche, avvelenando quella poca acqua che potrebbe essere la salvezza per gli uccelli, i cacciatori che più appropriatamente si dovrebbero chiamare “uccisori” vanno a stuprare e massacrare la vita in tutte quelle poche aree dove la vita potrebbe essere lasciata in pace, campagne e aree boschive anche private…ma noi ci preoccupiamo di fazioni politiche, di crescita, di profitti, per noi ci sono tante gratificanti droghe da usare per riempire il vuoto delle coscienze, spettacoli e film a non finire, partite di calcio, shopping… scrissi che gli animali “vivono” la vita mentre noi siamo capaci solo di consumarla, senza imparare nulla da essa, e poiché non sappiamo vivere né gioire della nostra esistenza, vogliamo perversamente consumare e distruggere anche la loro gioia di vivere e la loro vita stessa, proprio come tanti miserabili Caino.

Ennio Romano Forina

Mala Tempora Currunt…

Troppe energie negative intorno e dentro questa umanità sempre più rabbiosa, confusa, perduta e annoiata. Come un bambino prepotente vuole sempre nuovi giocattoli perché non sa meravigliarsi del mondo vivente e non sa apprezzarlo né tantomeno amarlo e imparare da esso.

Invece del piacere della conoscenza, cerca il delirio dell’adrenalina negli stimoli estremi, nelle intemperanze e nella esaltazione di onnipotenza tecnologica. Ha inquinato tutto e deturpato ogni naturale bellezza e ha avvelenato e reso sterili anche i sensi di cui l’intelligenza della vita ha dotato ogni essere vivente. Nella ricerca parossistica dell’avere e della gratificazione egoistica è diventata cieca, sorda e insensibile, tanto da non essere in grado di avere con la Vita Unica una intima e profonda connessione.

In questa era oscura, come tante altre prima, l’unica luce di positività viene dagli altri animali che non hanno perso il senso e il contatto con l’energia generatrice della Vita.

Molti di noi se ne sono accorti, molti di noi si sono aperti a questo universo di sensazioni vere e arricchenti dell’anima, ma questi molti sono ancora troppo pochi rispetto alla massa enorme che distrugge anche quando edifica e fa guerre inutili, incurante della sofferenza ulteriore che va a gravare su tutto il mondo vivente, che continua a offendere il dono della vita e a precludersi la strada dell’evoluzione dell’anima.

Ennio Romano Forina

Perché Sono Vegano

La sensibilità non ha bisogno di formalità e non si esprime attraverso la conoscenza diretta delle persone. Le sue vibrazioni viaggiano con le parole e trasmettono segnali che intercettano altre anime sensibili e creano legami ineffabili al di fuori delle artefatte convenzioni.

La sensibilità permette ciò che la ragione non consente, a differenza della ragione la sensibilità collega e può unire ogni anima con ogni altra anima sensibile, al di là di differenze e convinzioni, politiche, religiose, emotive o razionali.

Essere vegani non vuol dire solo fare una scelta ideologica, compassionevole, eticamente superiore in base alla coscienza individuale.

Essere vegani vuol dire aver scelto la via simbiotica della vita.

La predazione non è indispensabile alla sussistenza della Vita organica, ma è solo un espediente equilibratore degli eccessi, l’evoluzione degli organismi non si basa sulla predazione ma sulle infinite forme di simbiosi, se il mondo vivente si basasse esclusivamente sulla predazione, non vi sarebbe nessuna evoluzione e nemmeno vita su questo pianeta.

La predazione naturale si manifesta entro precisi confini, e solo il predatore umano ha valicato questi limiti stravolgendo anche il senso e la ragion d’essere della predazione.

Io credo che le simbiosi siano la punta avanzata dell’evoluzione della vita organica, i nostri organismi infatti sono un complesso di forme vitali, cellule, molecole, atomi, “simbiotici” cioè collaboranti, perfino amanti, i quali si sviluppano e sussistono attraverso lo scambio di plasma e non la rapina di energie vitali di altri organismi.

È un cammino molto lungo, in questo drammatico e meraviglioso esperimento che chiamiamo vita, ma solo gli stolti non riescono a distinguere fra una specie egoista, diventata forzatamente e artatamente carnivora o onnivora, che divora, distrugge e consuma energie non proprie e la innegabile intelligenza organica che invece predilige lo scambio e la fusione delle energie, in un cammino infinito di creatività evolutiva incruenta.

Non credo che i dinosauri si estinsero per la caduta di un meteorite, che avrebbe ucciso animali grandi e piccoli indifferentemente, ma perché erano organismi poco utili al grande scenario vivente, esageratamente grandi, troppo voraci e insaziabili.

Ma nulla in paragone alla specie umana, che dopo aver scelto di depredare qualsiasi altro essere vivente è riuscita ad appropriarsi, trasformare e rapinare anche i processi simbiotici.

Quando si uccide un animale per divorarlo si compie un atto distruttivo, quando si effettua uno scambio benefico per entrambi si compie un passo creativo sul sentiero dell’evoluzione.

È chiaro che in origine eravamo vegani simbiotici con gli alberi, abbiamo moltissimi elementi di prova a dimostrazione di questa evidenza, vivevamo sugli alberi, ci nutrivamo di frutti offerti e non rubati, poi abbiamo cambiato strada e da allora non siamo più nemmeno soltanto predatori, ma parassiti e distruttori di vita e di evoluzione a meno che le piante non si stanchino dei nostri eccessi e non decidano di eliminarci, gli animali come noi no, non possono opporsi alla nostra prepotenza. ma le piante ne hanno la capacità e hanno dimostrato la loro superiore intelligenza da miliardi di anni, che peraltro ci consente di vivere, che noi sfruttiamo e imitiamo attribuendoci vergognosamente il merito di tutto quello che le piante hanno inventato e realizzato.

Ennio Romano Forina

Uccidere la Gioia

Uccidono la gioia di vivere altrui. Sono incapaci di apprezzare la vita e quindi la distruggono, per invidia e per non dover affrontare il loro vuoto esistenziale che devono riempire di morte, perché sono morti dentro. È un meccanismo seriale sostanzialmente simile a quello dei S.K. le uccisioni non li soddisfano e non possono soddisfarli perciò tendono a ripeterle per ricavarne l’ adrenalina che deriva dal colpo andato a segno, è un fenomeno che si evidenzia in molte altre attività umane, non solo la caccia. Il gioco, le lotterie, il tifo calcistico, la seduzione seriale, molti tipi di competizioni, corse di cavalli, corride etc..

Sono attività che dovrebbero gratificare chi le compie, ma in realtà possono solo dare l’illusione di soddisfare quel vuoto ed è un’illusione anche di breve durata lasciando un vuoto sempre maggiore, è un circolo vizioso che richiede ulteriori disperati tentativi di trovare la gratificazione nel ripetere il gesto distruttivo. Ma nessun gesto distruttivo potrà mai dare soddisfazione né minimamente riempire un vuoto. Vengono inghiottiti nel vortice di questo vicious circle e non possono venirne fuori.

Ennio Forina Forina

CROCE

L’Italia non è, come il politicamente corretto vuole far credere e come le altre culture credono – un paese laico, In Italia solo lo Stato è laico e nemmeno del tutto, tant’è che i funerali di stato si fanno nelle chiese. Il paese Italia è profondamente religioso, anche se ognuno esprime la religiosità a suo modo, poiché il fondatore non dava alcun valore ai formalismi ma alla sincerità dei sentimenti che non doveva essere dimostrata a nessuno.In questi millenni, milioni e milioni di persone hanno trovato conforto e speranza di rinascita nella magnifica simbologia della croce, simbolo universale di amore incondizionato, il sacrificio di sé per la salvezza di tutti gli altri, dell’altruismo supremo, che altri vogliono vedere irrispettosamente come un misero cadavere inchiodato su due pezzi di legno.
La quasi totalità di famiglie fa battezzare i propri figli nelle chiese e la quasi totalità dei funerali sono celebrati nelle chiese, dunque la religiosità di questo popolo e di questo paese va rispettata e deve rimanere integra.
Io non credo affatto in ciò che molti altri nel mondo credono, apprezzo solo la bontà delle idee e non dei miracoli, rifiuto gli assoluti, le imposizioni e quelli che dicono di parlare a nome di qualcun altro, apprezzo i buoni propositi, le buone attitudini, da qualunque parte vengano, ognuno può credere in quello che vuole senza imporre ad altri le proprie convinzioni, altrimenti non si tratta di universale convivenza, ma di particolare e specifica voglia di conquista.
La pretesa di eliminare i simboli di una cultura, di conseguenza porterà prima o poi alla richiesta di eliminare tutto ciò che quella cultura rappresenta nella sostanza e nella forma. Via dai luoghi pubblici? Cosa c’è di più pubblico delle strade di una città? Le città italiane sono disseminate, permeate di chiese e quasi tutti questi edifici hanno la forma di una croce, dovremmo demolire anche quelle offrendole in sacrificio al politicamente corretto?
Il politicamente corretto prevede, in teoria, la convivenza pacifica e tollerante delle diverse forme etniche, religiose, non dico razze perché le razze non esistono e per fortuna siamo tutti diversi. chiamatele tipologie diverse, anche in una stessa famiglia, nascono persone con occhi azzurri e capelli biondi che hanno fratelli e cugini di carnagione olivastra e occhi neri.
La razza non esiste nella realtà, ma solo nella fantasia perversa delle culture, così come non esistono i confini geografici, ma necessari per evitare conflitti e predazioni senza fine.
Il politicamente corretto dovrebbe esistere nel nome dell’universalità e nel rispetto di ciascuna fede, ma se una fede pretende di obliterare i simboli delle altre culture, rivela di non avere rispetto e tolleranza e di avere il proposito subdolo di sostituire una fede e una cultura – peraltro del paese che le appartiene – con un’altra.
Ennio Romano Forina

Presagi

PRESAGI

“Qualcuno dice di non avere ha più il tempo, altri la possibilità, o la volontà, o la capacità e nemmeno il desiderio di riflettere, accettando le cose come sono. Ma la maggior parte di persone non ha tutte queste cose insieme ed è per questo che il genere umano sta procedendo ancora una volta verso un baratro, forse il peggiore di sempre, perché senza la riflessione profonda non vi è saggezza.” E.R.F. Summer, 2012

Quando decisi di aprire un profilo e un sito, per condividere le mie riflessioni e anche le mie emozioni con lo sconosciuto popolo sensibile che sapevo essere presente seppur drammaticamente minoritario nello sterminato territorio della voluta e celebrata ignoranza, dell’egoismo estremo, della prepotenza e della incapacità di praticare il pensiero profondo, affermai che dalla conseguente decadenza, si sarebbe passati facilmente all’avvento di una nuova era della barbarie e questo ormai, credo sia evidente anche ai più ingenui e sprovveduti degli osservatori.

Io parlo spesso di Amore, amore universale, esteso, amore materno sacro, amore che unisce, amore regalato e non posseduto perché nel mondo umano e intorno a me l’odio, il rancore, il disprezzo, l’avidità e l’invidia stanno crescendo come un cancro inarrestabile e ormai siamo all’inizio di una metastasi distruttiva.

Allora nella mia presentazione scrissi che la sensibilità era la più alta forma di intelligenza, ma aggiungo ora che la sensibilità è anche un’arte e che come tutte le arti va coltivata, allenata per poter produrre i suoi benefici frutti e infine perché la sensibilità si traduce nelle innumerevoli forme di amore che arricchiscono l’anima e danno direzione all’essere. Ma la maggior parte dell’umanità pensa che l’amore sia un’utopia e preferisce la distopia del possesso, dell’avere ad ogni costo.

Nel lungo intervallo di decadenza, la sensibilità è stata avvilita, ignorata, disprezzata abbandonata e al suo posto gli individui hanno ceduto alle lusinghe e all’onnipotenza della tecnologia e si sono illusi di fare storia parteggiando per un partito o un’altro, una fazione o un’altra, che non avevano non hanno vere idee evolutive ma lottano, come da sempre, solo per la supremazia, il controllo e il potere: il denaro, il possesso, il dio di sempre. In realtà, ancora una volta l’umanità sta seguendo i suoi incubi pensando che siano sogni.

Ora, a tutti i miei cari amici il cui cuore sanguina e la mente si tormenta per gli orrendi misfatti che ogni singolo attimo compiamo sul mondo vivente, posso dire che, come era prevedibile, il male che facciamo per avidità e indifferenza, che non abbiamo voluto e saputo impedire ci sta tornando indietro, come è sempre stato, ma in luoghi e tempi più circoscritti, ora invece è generale.I) segni dell’era della distruzione sono evidenti nel carattere degli individui e dei gruppi nonché dei popoli.

Tutti vogliono il proprio bene, si preoccupano per il pianeta perché il pianeta deve soddisfare le nostre esigenze, non perché essi sentano “amore” per il pianeta.

È solo un’altra forma di egoismo stigmatizzata dall’uso del pronome possessivo “nostro” nostro pianeta, nostro ambiente, nostra esistenza futura. Dimenticando che “nostro” è anche questo cancro.

Gli animali e le piante, continuano a soffrire come hanno sempre sofferto per causa nostra, per volontà nostra, per prepotenza demoniaca, perversa, ma questa scelta di sfruttamento incontrollato, inarrestabile, ad ogni livello, collettivo, famigliare, individuale di egoismo supremo ha portato questo infausta specie umana sull’orlo di quello che credeva un orizzonte che al contrario, è un baratro. Quindi, aspettateci animali, che forse vi raggiungeremo presto, e sarà giusto!

Abbiamo costretto gli animali a soffrire nel nostro inferno, ma nel costruire questo inferno non ci siamo accorti che si stava ingrandendo inesorabilmente perché solo troppo pochi hanno cercato di fermarlo e adesso, l’inferno che abbiamo edificato per gli altri inghiottirà anche noi se non lo demoliamo del tutto perché non basterà fermarlo con qualche velleitario desiderio di pace e di misura alle ambizioni né un po’ di briciole di compassione sparse nel mondo. Solo gli stupidi continuano a prendere parte e indicare le colpe, degli uni o degli altri, siamo tutti colpevoli e recidivi nella colpa.

Per questo nostro cancro non c’è altra cura possibile dell’Amore e l’Amore non è un’utopia ma è l’energia che unisce creativamente ogni particella dell’intero Cosmo.

Purtroppo, chi non conosce la fonte dell’amore sensibile, vero, universale, esteso, altruista attende solo il colpo di vento che lo farà precipitare nell’abisso.

Ennio Romano Forina

LA SORGENTE DEL SORRISO

La teoria dell’origine del sorriso ufficiale e generalmente accettata riferisce di comportamenti gregari e gerarchici nei quali mostrare i denti sollevando il labbro superiore può significare tanto aggressività quanto l’accettazione di un ruolo minore in un branco, ad esempio, un branco di lupi.

Non sono affatto d’accordo con questa tesi impropria e improbabile. Prima di tutto il paragone con il lupo non è pertinente perché il lupo è un predatore puro, con una fisiologia da predatore e noi non lo siamo, abbiamo il corpo di un animale “raccoglitore” frugivoro, che non si è mai modificato per la predazione nonostante il nostro cervello sia diventato a tutti gli effetti il cervello di un predatore.

La spiegazione della mente predatrice umana la riservo in un altro capitolo, dato che questa mia attuale riflessione serve a identificare l’origine dell’espressione del sorriso che viene erroneamente definita come prerogativa esclusiva della specie umana.

Anche questa ristretta, semplicistica asserzione è fasulla, perché molti animali sorridono ma non con un movimento evidente delle labbra ma con gli occhi e con il corpo, quindi si dovrebbe esaminare la ragione per cui il sorriso umano con le labbra mostrando i denti e modificando la mimica facciale si sia differenziato e sia diventato così particolare e vistoso nell’animale umano mentre per gli altri animali sia per noi meno percettibile, meno evidente.

Dunque, perché mai secondo il pensiero comune il sorriso dovrebbe essere legato all’aggressività propria o alla difesa dell’aggressività altrui mediante accettazione di un ruolo subalterno? Non siamo come i lupi,( sempre morfologicamente, in generale siamo molto peggio dei lupi) e questo invalida la teoria legata ai comportamenti aggressivi e subalterni.

In realtà si sa che alcuni primati hanno la capacità di sorridere pur non sorridendo, vale a dire hanno i muscoli del sorriso ed effettivamente schiudono le labbra e mostrano i denti come facciamo noi, ma non per sorridere come noi, lo fanno per comunicare una serie di cose utili alla socialità, alla coniugalità e alla famiglia. La mia indagine invece mi porta a dedurre che i muscoli di cui il mondo scientifico fa riferimento, servono al tipo di nutrizione di questi primati, essi hanno i muscoli facciali che scoprono i denti quando si nutrono di frutti con il guscio o frutti che devono essere pelati come per es. anche rametti ricchi di foglie e bacche e non si può rompere il guscio di una noce senza sollevare le labbra, cioè a bocca chiusa, provare per credere, mordere una semplice mela occorre sollevare le labbra, non si può mordere una mela senza sorridere, per noi come per le scimmie o i primati, lemuri e altri animali con i quali abbiamo condiviso un tempo, gli alberi e ci siamo nutriti dei loro frutti. Il morso/sorriso insieme alla capacità di vedere i colori sono la prova ulteriore che non siamo e non siamo mai stati animali carnivori. Mangiamo carne per adattamento come per adattamento fumiamo sigarette e beviamo alcol.

L’aspetto sociale invece del sorriso è legato ed è connesso alla salute dell’individuo e alla sua capacità di fornire cibo e di “elaborare” il cibo per poter essere mangiato. Se io fossi ancora un simpatico animaletto sugli alberi primordiali, e volessi conquistare una compagna, mostrerei con orgoglio la mia sana dentatura a garanzia della capacità di procurare il cibo per la famiglia da formarsi, allo stesso modo mi innamorerei più facilmente di una avvenente scimmietta che sollevando le labbra mostrasse la sua perfetta e lucente dentatura per le stesse identiche ragioni.

Dopodiché, nelle manipolazioni successive delle culture, il sorriso ha subito distorsioni sostanziali e aggiuntive, da un messaggio di apertura, disponibilità e fiducia, (se sorrido mi fido di te) legato sempre alla finalità della procreazione è passato a esprimere scherno, falsità, disprezzo, prepotenza, inganno etc. Tuttavia il sorriso rappresenta sempre un formidabile strumento di seduzione tra i tanti messaggi che il corpo e i gesti possono dare per stabilire un contratto di procreazione con l’altro genere e questo avviene in modi diversi più o meno eclatanti in tutte le specie animali o quasi. La criniera di un leone maschio le penne del pavone e i colori degli uccelli e gli infiniti altri segnali in altri esseri viventi che evocano salute e vigore necessari al successo della procreazione e quindi della migliore evoluzione. Un seno generoso in una donna è attraente per la stessa ragione e glutei formosi suggeriscono una geometria ottimale del trapezio del bacino, la misteriosa alcova di una nuova vita. Tutto questo attrae ed è bello perché è finalizzato a generare nuova vita e a servire l’evoluzione, così come anche il sorriso è bello e non ha nulla a che vedere con le mascelle dei lupi, le nostre zanne, i nostri artigli e i nostri veleni sono nei nostri cervelli, purtroppo deviati e deformati dalle nostre sbagliate scelte.

Scegliendo di diventare predatori, non soltanto abbiamo tradito la nostra natura ma abbiamo anche devastato e falsificato la bellezza del sorriso usandolo più spesso per esprimere malvagità, prepotenza e sadismo, piuttosto che simpatia, empatia e connessione di anime.

P.S. Salvo specifico riferimento a dati di fatto scientifici io non pubblico mai deduzioni altrui, non avrebbe senso fare il promulgatore di pensieri che ognuno può facilmente cercare da sé, le mie teorie, giuste o sbagliate che siano, sono frutto esclusivo delle mie indagini intuitive basate su analisi degli elementi di verità che sono confermati da evidenze osservabili.

Ennio Romano Forina

L’Oblio della Ragione e dell’Etica

L’OBLIO DELLA RAGIONE E DELL’ETICA
L’infallibile scienza – infallibile quando conviene – ha finalmente scoperto e dichiarato che molti animali, specialmente quelli che sono maggiormente connessi con la realtà umana, più per loro disgrazia che per loro fortuna, dimostrano chiaramente di essere dotati di una intelligenza sensibile, la capacità cioè di seguire processi logici unita a quella di esprimere sentimenti oltre l’inconfutabile vero amore materno che tuttavia non gli viene riconosciuto.
E dunque, se questa sedicente suprema, infallibile scienza, stabilisce che animali come gatti, cani, maiali, cavalli, come primati, molti tipi di uccelli e molti altri ancora, manifestino intelligenze e livelli di sensibilità equiparabili a quelle dei piccoli umani di circa 5 anni, (ovviamente rispettando i parametri e i modi in diversi in cui queste intelligenze si esprimono), come mai, né la Scienza né la società umana tutta, non elaborano questa evidenza traendone le dovute conclusioni?
Personalmente non confermo questa tesi ufficiale, perché non faccio un livellamento di intelligenze su un piano antropologico, e non prendo il riferimento umano come misura di tutto, penso piuttosto che animali e piante siano dotati di intelligenze e sensibilità “diverse” e mature, quindi non come bambini senza conoscenza e senza esperienza, essi hanno intelligenze di cui noi siamo al contrario sprovvisti, per averle perse nella strada dell’evoluzione tecnologica, per me essi semplicemente vivono dimensioni diverse della nostra, essendo più intimamente inseriti nella grande intelligenza della vita organica e inorganica e questo non li rende meno intelligenti e men che meno meno sensibili.
Quindi il paragone è discutibile perché si riferisce a due realtà percettive diverse, comunque, nella coabitazione e interferenza tra le varie dimensioni intellettive, si può anche accettare che animali e bambini umani la pensino in modo molto simile, che sentano gli stessi sentimenti di affezione genuini, che abbiano una capacità di raziocinio simile e sopratutto che siano, i primi totalmente privi di ipocrisia, mentre i piccoli umani “così, così” e per poco ancora.
Dunque, com’è possibile che nella consapevolezza scientifica e comune di questa sensibile intelligenza in un gatto, un cane, una scimmia, un cavallo, un bovino, un suino, il genere umano continui a considerare questi animali non come cuccioli della Natura, ma come materia prima di consumo per il genere umano eludendo totalmente la verità ormai acclarata della loro essenza? Trattandoli da schiavi nei migliori dei casi e da pezzi di carne e pellicce da strappare loro nei modi più crudeli, atroci e perversi.
Scienziati, SVEGLIA! Decidetevi! O smentite questi risultati di conoscenza che avete schiettamente alla fine dovuto rivelare, oppure se li ritenete validi, cercate una ragione per giustificare i nostri arbitrari abusi, per comprovare questa millantata superiore etica che l’evoluzione ci avrebbe consegnato, (senza merito), in base alla fandonia che l’umanità sarebbe figlia, prescelta e prediletta di un Dio maggiore, il quale avrebbe poi creato altri animali diversi da noi, ma dotati della stessa sensibile intelligenza di base come quella dei nostri piccoli umani.
Quale Dio sadico li avrebbe resi senzienti e sensibili se lo scopo era solo di soddisfare le nostre esigenze e le nostre crudeli e abbiette perversioni? Nella sua onnipotenza li avrebbe resi simili a zombie o automi fatti di carne come ipotizzava Cartesio nella sua lunga stagione di ignoranza.
Riflettere su questa realtà dovrebbe condurre alla rivelazione pubblica che noi, genere umano, stiamo torturando e massacrando in ogni singolo istante in questo pianeta, un numero immane di “bambini”, figli della grande madre natura come sono figli di questa madre anche i “nostri” bambini, e per motivi abbietti o futili, in nome dei nostri comodi e dei nostri profitti. Perché, cari infallibili scienziati e caro popolo, che tu sia convinto e motivato da credenze religiose o meno, le evidenze sono evidenze, non possiamo lanciare nel Cosmo i nostri piattini della vanagloria di platino e oro, contenenti i record di quanto siamo intelligenti, buoni ed evoluti nell’etica, nelle arti e nelle scienze, se poi in attesa di scannarci fra di noi a intermittenza, scanniamo da sempre tutto il mondo vivente senza soluzione di continuità. Coerenza ci vuole: o siamo veramente buoni intelligenti e consapevolmente etici, allora dobbiamo cambiare le nostre pretese e sotterrare la nostra prepotenza, oppure ammettiamo di essere malefici e allora smettiamo almeno di raccontarci e raccontare balle sopratutto ai cuccioli umani, smettendo anche di auto incensarci vanamente.
Nessun Dio potrebbe mai perdonare tanta ipocrisia.
Gli animali sono diversi, inferiori? Ogni popolo pensa che l’altro popolo sia diverso e inferiore, ogni partito politico pensa di essere la crema dell’intelligenza e dell’etica, ogni singolo individuo pensa che il male lo facciano sempre “gli altri”. Che differenza fa la forma quando la sostanza è la stessa?
Il ragionamento che agli animali possa essere comminata la pena dell’olocausto, è identico al ragionamento di quei moltissimi carnefici che meno di un secolo fa determinavano l’olocausto degli ebrei. È lecito massacrare e torturare la vita che si ritiene “inferiore” o malefica o spendibile come un oggetto.
Ebbene, non vi è nulla di malefico nei maiali, nei gatti, nei cani, nei cavalli, nei serpenti o negli ORSI!!! e così via, questi animali si comportano secondo il disegno dei loro organismi, tuttavia dimostrano anche di avere una natura e una disposizione amorevole versi i propri simili e spesso verso cuccioli e rappresentanti di specie diverse, Il web rivela infiniti esempi di amore e cura persino tra predatori e loro prede, comportamenti che invalidano le famose leggi della Jungla o del più forte.
Anche nei nostri organismi vige la legge della Jungla anzi la legge della Jungla civile, infatti un organismo è un micro-sistema che funziona quasi esattamente nel modo in cui una città umana funziona, le civiltà umane non sono altro che una replica di quanto avviene all’interno di un qualsiasi organismo, e non un risultato della superiore intelligenza organizzativa e tecnologica umana.
Il genere umano attuale e non realmente evoluto dimostra di non aver abbandonato il vizio di credere alla forma e di negare la sostanza. Le menti chiuse e le anime vuote devono trovare ragioni artefatte per risolvere il loro disagio esistenziale così diventano intolleranti nell’ignoranza, prepotenti e sadici nella forza, supponenti nell’incapacità di capire le diversità, ciechi nel rifiutare di ammettere le verità, ignavi e colpevoli nell’indifferenza, ignoranti nel non voler cercare mai la ragione delle cose impegnandosi solo su quello che con le cose si può fare e dalle cose ottenere, sempre e solo per sé stesso.
Nell’oblio di una vera e giusta etica ricercatrice del Vero.
Ennio Romano Forina

L’amore non può ammalarsi e non sa uccidere. Chi uccide non ha mai amato e non sa cosa sia l’amore, ma vuole rubare la linfa vitale ad altri e vuole il possesso, in un modo o nell’altro.

Spesso, quello che viene erroneamente definito “amore” è solo attrazione biologica, presunta compatibilità basata sui criteri di procreazione e destinata a fallire sul piano mentale spirituale. L’amore non può essere egoista, questo è un ossimoro. Se c’è egoismo non è amore ma pretesa di possesso.

Ciò che uccide è dunque l’EGOISMO ESTREMO, il vuoto esistenziale e il vuoto dell’anima e l’orrore del baratro del proprio nulla, che supera persino la paura della certezza della pena.

Ennio Romano Forina

Intelligenza Perduta/ Si parla di sport venatorio


SI PARLA DI SPORT VENATORIO

Non vi è nulla di più estremo della morte.Dunque non si comprende con quale spudorata incapacità di logica, quelli che trovano piacere nell’infliggere la morte
possano accusare di estremismo e di violenza quelli che al contrario difendono la Vita e il diritto di esistere di ogni e qualsiasi essere vivente nell’ambito assegnato dall’intelligenza della Vita, banalmente definita “Natura”.

Ennio Romano Forina

Impulsi Universali

Esiste un fenomeno emotivo, che penso si possa definire “impulso della difesa e conservazione della specie”, si manifesta fortemente all’interno di una propria specie ma si estende anche alla conservazione e alla difesa di ogni altra specie, di tutte le forme viventi in misure più o meno evidenti. Questo deriva dal fatto che il fenomeno della vita organica è unico, e non potrebbe essere altrimenti, si genera da una stessa energia differenziandosi solo nelle forme ma non nella sua essenza.

È noto che molte specie animali, insetti e piante, dimostrano un evidente, simile, innato comportamento di difesa collettiva.

Dunque, tutti gli esseri viventi in casi estremi di pericolo e di dramma collettivo sono influenzati da questo impulso che stimola in essi un forte spinta ad aiutare, perché anche i peggiori predatori sanno che la loro esistenza dipende dall’esistenza delle loro prede nel gioco crudele degli equilibri, ma i predatori non umani non predano e non uccidono per piacere distruttivo o per noia esistenziale o per supponenza, come fa il predatore umano, essi svolgono un preciso compito equilibratore contenuto, che ad procura l’energia vitale temporaneamente necessaria e null’altro.

Nessun predatore non umano esistito, uccide per ottenere qualcosa di diverso dal corpo stesso della preda da lui uccisa e non ritiene alcuna parte di essa per usarla come “moneta” di scambio.

Il mercimonio che genera profitto è prerogativa esclusiva della specie umana.

Nessun altro animale o insetto vuole ottenere beni e vantaggi dallo scambiare i corpi delle sue prede con altri animali e insetti, anche se è possibile che nell’immensamente variegato mondo vivente possa esservi qualche caso vagamente simile, ma si tratta sempre comunque di uno scambio estremamente circoscritto a semplici azioni di mutua convenienza, limitato alle infinite forme di relazioni simbiotiche che sono oltre la predazione pura, si tratta invero di un profitto di carattere simbiotica appunto e non di predazione.

Ora, questa mia tesi si basa su quanto avviene nella disposizione degli individui nelle grandi emergenze, nei grandi fenomeni distruttivi e dopo anche nei grandi esiti dei conflitti e quindi anche in questi mesi e giorni, le mobilitazioni e il coinvolgimento di tante persone che si prestano ai compiti di soccorso pur non essendo intitolate, ad esempio nel terremoto in Turchia e nell’attuale inondazione in Emilia Romagna questa mobilitazione individuale e collettiva è ammirevole e degna di grande rispetto, tuttavia non è esaltante e non è eccezionale ma risponde a impulsi profondi dell’intelligenza della vita. È normale che avvenga, perché nelle grandi emergenze, nei grandi disastri e non solo, la coscienza collettiva della specie si attiva stimolando negli individui il formidabile impulso di aiutare chi rischia di perdere la vita e chi è in grave difficoltà, spesso anche rischiando la propria incolumità e vita, tanto più se le persone da soccorrere sono le più vulnerabili e appartengono alle più nuove generazioni.

Questa manifestazione di solidarietà e altruismo è vera e genuina anche se a volte si può colorare di protagonismo ma non è auto indotta e gestita, appartiene piuttosto a quegli stimoli che noi erroneamente chiamiamo: “istinto” che significano ed esprimono la coscienza profonda e subconscia di connessione intima e di appartenenza intima alla propria specie, e per traslazione si estende anche alle altre specie, specialmente quelle con cui relazioniamo affettivamente e/o relazioniamo in ogni modo.

Il pericolo che minaccia alcuni esseri viventi, minaccia la vita organica universalmente poiché esiste questa connessione generale da cui dipende tutto. In presenza di una grande minaccia e di un grande disastro collettivo vengono attivati i sentimenti di base della compassione che nella normalità sono o assopiti o addirittura cancellati. Tutti nel pericolo, assistiti e soccorritori possono avvertire in forme più o meno forti queste energie leganti di partecipazione e compassione.

Ma questo è l’altruismo che in realtà, è massima espressione del supremo egoismo, che risponde al concetto che ogni singolo individuo può vivere solo se tutti gli altri individui e tutti gli altri esseri viventi continuano ad essere. Se non ci attivassimo per salvare ciò che rischia di perire ed essere distrutto, spezzeremmo in noi il collegamento alla Vita unica e all’amore che la esprime, rispondiamo quindi a un impulso che è al di fuori della nostra volontà e della nostra specifica e singolare attitudine di anima. È lo stesso impulso che decide per noi di essere vivi ed è un impulso universale non viene fondamentalmente da noi anche se lo possiamo alterare per il peggio o per il meglio.

Per quanto degna di lode la dedizione e anche il coraggio di chi soccorre tuttavia non è esaltante quanto una simile attitudine e scelta fosse presente SEMPRE, OVUNQUE e per CHIUNQUE, se è contingente ed eccezionalmente legata ad eventi è dovuta all’intelligenza sensibile della Vita che la genera e la fa agire.

Il vero altruismo non si riconosce nel dramma delle emergenze, ma nella normalità dell’esistenza collettiva e singola, dove piuttosto nella mente umana “duale” la solidarietà e la compassione lasciano il posto alla diffidenza, alla prepotenza, alla prevaricazione, alla competizione, al’la’ ipocrisia, all’opportunismo, al supremo egoismo.

Tutti gli esseri viventi sono un insieme collaborativo di singole cellule che formano singoli individui, ma a loro volta, i singoli individui sono parti dell’organismo “specie” e tutte le specie animali e vegetali, sono parte dell’organismo VITA e della sua intelligenza unica.

È sopra tutto nell’ambito della “normale” esistenza e senza pericoli immediati o in corso che si può riconoscere il vero altruismo e il vero Amore per la Vita che sono stati coltivati e fatti crescere nell’anima per scelta individuale e volontà.

Ennio Romano Forina