Come il Vento

“Il vento non ha virgole scorre fluido e parla senza pause in un gesto continuo fino a placarsi o a diventare tempesta…come la Vita.”

 

Come il vento

scorrendo e accarezzando

le foglie degli alberi

le trasforma in flauti vibranti

anche il gesto di un corpo rivela

l’armonia che ha generato l’impulso

anche i movimenti sono parole sincere

inascoltati pensieri

trascurate espressioni di sentimenti

che parlano come i sussurri e le grida

e dialogano come il vento anch’essi

sono frasi espresse di un linguaggio

che tutta il mondo vivente

conosce e sa decifrare

come le parole nascono gesti ostili 

ed altri amichevoli

gesti prepotenti ed altri generosi

gesti che feriscono ed altri che carezzano

gesti che rivelano ciò che si è

l’essenza di se stessi oppure il nulla

sono rivolti non a qualcuno

ma ai tutti sconosciuti

e vogliono dire a voce alta

io vivo per amare comunque

per questo dono ricevuto

che mi ha fatto esistere

nonostante il dolore 

che devo sentire

la solitudine vera

il deserto di veri affetti

il rammarico dell’impotenza

le sconfitte senza battaglie

nonostante tutto

sono qui per amare

ed è questo che importa

come il vento gentile

che continua a scorrere

attraverso le foglie 

per farle fremere di musica dolce

non per strapparle

e dalle chiome degli alberi accarezzate

la musica può diffondersi

e riempire le anime e tornare 

al buon vento che l’ha generata

poiché la Vita ama solo chi ama chi ama la Vita.

 

ennio forina 

ACQUA

Shelter from the stormThe Tales Of The Sleepless Oack/2

Ennio Forina

Il temporale aveva pulito l’aria afosa di quel quel caldo pomeriggio di fine estate.
Mentre guidava fra le auto intasate sulla strada sinuosa che costeggiava il fianco del parco cittadino a un tratto si domandò se valesse la pena cercare di proseguire in quel caos, anche perché proprio a pochi metri davanti alla sua auto c’era una comoda e invitante insenatura della strada che gli avrebbe permesso di accostare e parcheggiare, in attesa che il traffico si diluisse. Gli alberi carichi di miriadi di piccole gocce diamantine attraversate dai raggi del sole e i prati della villa bruciati dal calore estivo e appena gratificati dalla pioggia erano un forte richiamo per una passeggiata fuori programma.

Ricordava momenti diversi e lontani, nei quali il tempo non era rapinato dalle attività per la sopravvivenza professionale e aveva ancora la scansione che il pensiero libero gli concedeva e tra un compito e l’altro c’erano quei preziosi e ormai perduti spazi di libertà in cui l’animo poteva vagare per i sentieri dischiusi della riflessione profonda.

Appena possibile quindi, decise di fermarsi e poco dopo camminava nei viali della villa tra gli alberi, nell’aria densa di odori emessi dai fogliami bagnati, primo fra tutti l’agrodolce caratteristico odore delle siepi di mirto e si diresse verso il centro del parco, verso un piccolo e suggestivo lago che aveva già visitato più volte in passato. Ora la pioggia si elevava nuovamente dai prati in caldi vapori avvolgendosi intorno alle siepi e agli alberi ma lasciando trasparire le gocce che ornavano le foglie come ornamenti di gemme.

Roma era stata avvolta in un caldo osceno quel mese, sempre più insopportabile ad ogni estate. Era una buona occasione per fare qualche riflessione profonda estemporanea.  Elio non aveva dubbi sulle cause evidenti del cambiamento climatico, forse ormai inarrestabile. In un passato molto lontano, il pericolo  aveva le fattezze di animali feroci e condizioni naturali avverse, ma in questa era i nemici peggiori, i più temibili, avevano le fattezze e le azioni della specie umana.

 Il lago era alquanto deserto per il temporale e le panchine erano tutte disponibili ad accoglierlo. I suoi pensieri potevano navigare sulla superficie dell’acqua appena turbata dai cigni che slittavano erratici e senza peso sulla superficie come virtuosi pattinatori volteggianti su una lastra di ghiaccio. Era un raro spettacolo di calma idilliaca, peccato che l’acqua e le rive fossero disseminate dai residui delle disinvolte scorrerie umane e il lago, anche se rivitalizzato dalla pioggia, sembrava chiedere aiuto per tornare a splendere senza quella soffocante sporcizia.

Tuttavia sentiva che i suoi pensieri in quel momento di libertà potevano ritrovare sensazioni dimenticate, o mai ancora raggiunte, in qualche parte dello spazio e del tempo e forse anche qualche preziosa briciola di verità. In quell’ampolla di natura vi erano i principi generatori della vita, gli stessi che fanno sbocciare le ninfee e arricchiscono le rocce delle sponde con muschi e licheni, rivestendole come tessuti preziosi.

Un senso di intimità con quel luogo affiorò nel suo animo e gradatamente cominciò a sentirsi pervadere da uno strano torpore mentre la realtà della circostanza si immergeva in una irreale e magica nebbia .

Ora il tempo era sospeso, fermo, il lago sembrava trasfigurarsi, i vapori lo avvolgevano con maggiore densità isolandolo dal resto del parco, dalle altre persone, che pure dovevano essere presenti, nonostante non riuscisse a percepirne la presenza, quando improvvisamente un raggio di sole si riversò sull’acqua sollevando vapori rosacei attraverso i quali iniziò a delinearsi la figura di una giovane, graziosa donna intenta a raccogliere i rifiuti depositandoli in un mucchio accanto ad un inutile cesto della spazzatura, troppo piccolo e inadeguato per raccoglierne nemmeno una piccola parte.

Misteriosamente attratto dalla scena, si diresse verso la ragazza, che intanto scivolava dalla sponda di terra e roccia immergendosi nell’acqua fin quasi ai fianchi, lasciando intravedere la sua gonna leggera fluttuante nei piccoli vortici e disegnando volute armoniose.

 Lei si accorse della sua presenza e volse il viso e lo sguardo verso di lui.  Elio si sorprese, perché da vicino nel volto di lei si era rivelata un’espressione di intensa malinconia, quasi di sofferenza. Tuttavia era molto bella, la sua figura leggiadra e attraente,  era sorprendente come tutto di lei, il suo corpo, le sue movenze, evocassero un movimento fluido, dinamico e  scorrevole e tutta la sua pelle traslucida fosse percorsa da cangianti e mobili riflessi di luce come l’acqua in cui era immersa.    

Sentì un forte impulso di attrazione verso quella insolita persona e si decise finalmente a parlarle.

“Scusami.” Disse impacciato.“ Sono ammirato del tuo impegno ma non puoi fare tutto da sola, vuoi che ti aiuti?” -e aggiunse – “ Tanto non ho niente da fare, mi sono dovuto fermare perché il traffico è bloccato e ho pensato che fosse meglio passeggiare nel parco che soffrire in macchina”.

E lei, guardando intorno e scuotendo la testa sconsolatamente – “Sì, tu come molti altri. Vedi tutti questi rifiuti? Sono contaminata, depredata dalla vita che è in me, soffocata dalle plastiche e da molti altri veleni che soffocano laghi, mari e distruggono gli oceani”. –

“Nelle campagne e sulle colline fiumi e torrenti sono inquinati o estinti, piante e animali non possono dissetarsi più e anche qui, in questa piccola dimora, nessuno mi difende veramente.

Elio era alquanto turbato da quelle strane parole: – “Sono contaminata?”  Forse era solo una ragazza molto sensibile che voleva esprimere così, in un modo originale il suo dispiacere.

– “Anch’io soffro per quello che avviene nel mondo.” Rispose Elio.  -“Sei veramente brava darti da fare, ma almeno lascia che ti aiuti, anche se so che serve a poco!” Mi chiamo Elio comunque, e tu?” –

 La ragazza non rispose ma si immerse ancora più a fondo nell’acqua e con ambedue le mani a calice ne raccolse quanta ne potevano contenere mostrandola ad Elio.

  – “Ora sono questa realtà che è la tua realtà, ma sono anche molte altre realtà. Mi vedi sotto questo aspetto perché è quello che a te è più vicino quello che è più comprensibile perché quello che io sono e ciò da cui si forma il corpo che vedi. Sono il principio e senza me, nessun corpo, nessuna vita potrebbe esistere”. –

Elio era confuso e turbato ma le parole che lei aggiunse lo fecero veramente sussultare.

 -“Io sono Acqua! Sorella dell’astro di cui porti il nome. Depredata, negletta,  disprezzata, offesa dalle vostre attività dissennate e dai vostri eccessi ” –

– “ Sono questo lago, gli oceani, i fiumi, i torrenti, i laghi e le paludi, i ruscelli, le cascate . Sono il vapore delle nuvole che dà vita ai continenti, torna nelle piogge, si posa sui monti e viaggia nella rocce, sono le rugiade e le nebbie che ispirano i poeti e gli artisti, gli stagni, le fontane, e persino le pozzanghere delle città sono i miei fiumi le vene di tutto il mondo vivente. Sono la culla della vita che nutre e protegge tutti voi e parte di me li pervade animandoli. Sono la bellezza e il benessere, la vera ricchezza che niente può eguagliare ”. –

“La vanitosa Luna trae a sé i miei oceani per specchiarsi in essi. Sono la tua nostalgia  e il tuo smarrimento, il ventre in cui hai dimorato, la culla che ti ha protetto, la terra che ti ha allevato e gli alberi che ti hanno abbracciato. Io sono i sogni, che l’acqua racchiude e genera e in voi si riflette ”. –

E aggiunse: – “Rispettatemi, amatemi, proteggetemi!”. –

Un brivido corse lungo la schiena di Elio. Ora poteva immergere lo sguardo in quel volto diafano in cui due magnifici occhi glauchi si schiudevano dalle sue morbide palpebre veramente come specchi d’acqua limpida. Nel frattempo il cielo mutava in un intenso colore blu velluto e violaceo in basso e alcune timide vibrazioni di luce stellare iniziavano ad accendersi nella parte più scura e profonda.

 A quel punto lei tese una mano verso Elio allibito invitandolo ad avvicinarsi.

-“ Vieni, ti farò vedere la mia origine, prima di essermi formata su questo pianeta, quello che ero e quello che potrei non essere più!” –

Immerse profondamente la mano lasciando che i suoi capelli si dipanassero nell’acqua come dissolti in una brezza sottomarina. Toccò alcuni ciottoli sul fondo e infine ne scelse uno, rovesciandolo e mostrandoglielo, in esso subito si formò uno spazio concavo nerissimo nel quale iniziarono a formarsi turbinosamente nugoli di stelle e costellazioni che diffondevano una luce irreale sui loro volti per un tempo indefinibile ed emanando una forza di attrazione che sembrava risucchiarli in esso. Quel piccolo sasso sembrava contenere un universo più immenso e profondo e al tempo stesso più accessibile di quello che in quel momento si stava formando sulle loro teste. Lei uscì dall’acqua con il ciottolo nelle mani e ad Elio sembrò che la sua voce fluida e melodiosa ora evocasse persino il commovente canto delle balene.

-“ Voi chiamate la terra il “vostro” mondo ma è un mondo che non vi appartiene è solo il mondo in cui vivete, guardatela dallo spazio, è un corpo vivo e meraviglioso, raggiante di colori e forme mutevoli. Risplende come nessuna altra cosa a lei vicina. Quello che la rende preziosa e unica in questa parte di universo sono proprio io, il manto di acqua che l’avvolge e la protegge!  Ma sulla  superficie, la realtà è la sua devastazione.Tu mi hai vista così da lontano e ti sembravo bella ma avvicinandoti hai conosciuto il mio dolore e hai voluto comunque aiutarmi, dimostrando di capire e condividere la mia sofferenza”. –

Sentiva che, per qualche misteriosa via, una consapevolezza diversa si stesse trasferendo da quel corpo al suo, da quella irreale figura femminile che ora tendeva la mano offrendogli il sasso raccolto nel lago. – “Prendilo, è il mio dono per la tua compassione!”. disse.

Intanto, il parco si stava animando del frastuono di molte persone che gradatamente diventavano di nuovo visibili come se lui ora stesse abbandonando quello spazio dimensionale diverso e trasferendo il suo corpo e le sue sensazioni nel suo mondo reale di sempre, ma questo non bastò a coprire il fruscio veloce del vestito di lei. Si voltò, appena in tempo per vederla scivolare nella nebbia del lago e in essa dissolversi come in un sogno mattutino. Ormai solo e confuso, decise di unirsi alla folla e poco dopo sedeva, all’esterno di un bar del parco davanti ad una ordinaria, piccola tazza di acqua dorata di te, mentre continuava a domandarsi perplesso e turbato se si fosse appena svegliato da un insolito momento di sognante auto-suggestione.

Ma in fondo, quella che chiamiamo realtà non è altro che la somma di tante piccole illusioni sensoriali alle quali diamo un senso fittizio e falsato, mentre solo alla libertà dei sogni è dato di raggiungere più agevolmente l’essenza delle cose.

Stava per sollevare la tazza per portarla alla sua bocca quando il suo sguardo fu attratto dalla superficie lucida e scura del te che somigliava a un piccolo, microscopico lago. In essa, vide riflettersi una porzione di universo che ammiccava dall’alto confortante e gli sembrò di scorgere nel fondo, un sassolino brillante di stelle che suggeriva il passaggio nello spazio cosmico profondo.

Poi guardò sulla superficie del tavolino, di fronte a lui c’era il ciottolo tondo del lago, era ormai asciutto, inaridito e inerte e pesava come un terribile presagio.

Ennio Forina

Agosto 2012

Bianche Colombe, Pecore Nere e Porci

Non esistono animali spregevoli,
tutti gli animali sono sacri
anche quelli da cui
dobbiamo difenderci
e ancora più quelli che
non possono difendersi da noi,
poiché sacra è la Vita.

ennio forina