L’intelligenza d’Amore

Splendida, dell’intelletto d’Amore mistica luce,

se tu fossi dea invocherei il tuo aiuto

per infondere benefica ispirazione

in questo arido umano mondo

pieno soltanto della sua follia,

dove solo poche anime generose,

vaganti nei deserti dell’indifferenza,

ferite dall’invidia e dalla supponenza

ora si aggregano alle forze della Vita

per far scudo con i loro cuori

agli esseri viventi e alla loro libertà,

ma ancora assistono impotenti

nella furia che aumenta,

allo scempio umano che distrugge e uccide

senza rimorso e senza compassione.

Solo un’anima vera può sentire

di un’altra anima la presenza e l’energia

Anime vere dunque, nella tua luce immerse

mentre le altre sempre insoddisfatte

nel loro erratico vagare intorno

vogliono solo saziarsi di rapina e di possesso.

Non hanno mai davvero conosciuto

del tuo intelletto la visione,

ebbre di tutto quello che come una droga

non soddisfa ma rende soggiogati,

non nutre e non sazia mai

nemmeno quella parte di mente

che è la fedele alleata della pancia.

Temono la solitudine e non lo sanno,

ma invece di nutrirsi della compagnia

di tutti gli esseri viventi

se ne stanno insieme ad altre solitudini

tra la paura di unire il proprio agli altrui destini

e il terrore di essere disgiunti e alla deriva.

Odiano ciò che vorrebbero amare

e finiscono con l’amare

ciò che dovrebbero invece detestare,

disprezzando chi tuttavia li ama

inseguono chi non li desidera davvero,

in dislivelli di coscienze e barriere diffidenti,

e per non saper riconoscere l’amore,

si perdono inesorabilmente

in precipizi alternanti a impossibili salite,

nel loro andare incerto e senza direzione.

Ingenue menti, che confidano nelle nullità.

Mani tese invano, verso mani ritratte

che si tendono e annaspano

nel vuoto abisso delle incomprensioni.

La paura nuova è un involucro, una corazza

non la crisalide di una trasformazione ma una bara,

in cui si estinguono le più alte percezioni,

la paura che non difende come quella antica,

ma incatena e lega agli artifici

negando la vera essenza delle cose,

rende orfani e persi nello sperduto mondo

fatto di certezze vane e senza consistenza.

Nemmeno il ricordo orrendo della storia

che rinnova i suoi orrori senza fine,

come se mai fossero successi,

serve a dare alcuna direzione,

dicono di non aver bisogno di nulla

mentre annaspano, aggrappandosi ai relitti

dei vascelli delle presunzione,

milioni di volte naufragati

che senza timone, spinti dai venti dell’ego,

erano stati lasciati andare alla deriva, perdendosi

senza capire che i cuori

sanno dove approdare meglio delle menti,

loro invece vanno eternamente

alla ricerca di sostegno e di un riferimento

che li renda falsamente felici

ma solo per sé stessi.

Egoismo puro, questo è il fatale errore,

cercare senza sosta la felicità propria

mentre basterebbe seguire i veri palpiti dei cuori,

verso l’armonia, come tutto ciò che esiste,

eppure non lo sanno ancora,

non possono vedere dove si son smarrite,

ancora prima di iniziare il viaggio.

Come la volpe di una antica favola

disprezzava l’uva fuori della presa,

così l’umanità disprezza sé stessa,

perché non sa parlare alle sue parti,

e pensa che siano esse a non comprendere

parole che non hanno alcun valore di sostanza.

Umanità che si prende molta cura

dell’oggetto che non dà sensazioni

mentre opprime le sensazioni vere che pulsano di vita.

Spianano territori immensi, boschi e piccoli giardini,

pensando che ciò che è sterile è sicuro,

si chiudono al sentimento che impaurisce

perché non si può sentire nulla

senza prima abbattere le inutili difese

contro una paura sconosciuta

che non è altro che la paura senza nome,

solo la paura di sé stessi.

So, di molte anime belle,

che tra le rovine dei sentimenti,

si schiudono come fiori anelanti alla luce dell’amore,

affiorano persino dai terreni ostili e spenti,

anche senza nutrimento provano a splendere

ma sono presto deluse, ferite e calpestate

e strappate a tutte le speranze.

Eppure non si stancano mai,

e ancora provano a spuntare come erbe ostinate

tra i detriti e le scorie degli oltraggi,

tra i ceppi e i sassi devastati dal passaggio

dei divertimenti delle mandrie umane.

L’amore che unisce due corpi

non è lo stesso che unisce due destini,

in un viaggio parallelo di anime cercanti,

in un gioco di attrazioni e conoscenza senza fine,

due corpi possono restare insieme

anche per sempre o per lungo tempo,

senza che le anime arrivino a toccarsi,

ma quello non è amore, è solo convivenza,

essere uniti così è solo un’illusione.

Perché un’anima possa un’altra anima sfiorare,

deve uscire dai labirinti della mente,

saper rifiutare le lusinghe che la ragione offre,

in cambio del tocco dell’essenza delle cose.

Amore non è un pacco di condizioni senza rischi

le attitudini umane falsate dalle convenienze,

affondate nel perfido egoismo,

nella paura di commettersi, di impegnarsi,

desiderando di avere ciò che non si ha

mentre si fugge da ciò che si può condividere,

amare è ben più che una connessione

o un mutuo scambio di favori,

amare è una fusione di libertà diverse,

che non perdono la loro indipendenza

pur essendo unite in un viaggio senza fine,

in flussi di energie che si allacciano

e si slegano in continuazione,

e l’una nell’altra riemergono rinnovate

generando inestinguibili ricchezze.

Tale è l’inconsistenza delle scelte

nella paura di scegliere e di essere scelti,

la paura di spendere sé stessi nelle relazioni,

di impoverirsi, nel legame o star senza legami,

eppure basterebbe donare amore e comprensione

come tutti gli animali sanno dare il loro amore,

la loro alleanza, il loro cuore

e invece noi come orchi perfidi li mangiamo,

noi, veri mostri, non come quelli immaginati e falsi

delle orrende menzogne che raccontiamo ai bimbi

che da noi imparano subito

a mentire a sé stessi ed alla vita.

Basterebbe il coraggio d’esser veri e aperti,

e saper tendere le mani,

senza paura di immergere lo sguardo

nello sguardo di un altro essere vivente

e capire che solo da quel vitale flusso di emozioni,

deriva la vera conoscenza

che vuol dire vera unione,

senza essere prigionieri.

Questo oggi a volte avviene

nella neutralità virtuale,

dove non servono regole e barriere

che nella realtà sociale la diffidenza impone,

ma tuttavia non basta, è come dissetarsi

solo di acqua immaginata.

Siamo atomi, molecole, cellule di energie

che vogliono ad altre energie essere unite

verso gli stati armonici

che tutto l’universo in sé stesso cerca

e da sempre sa trovare

ma noi viviamo nella paura antica

che da molto tempo è divenuta angoscia

per il cattivo uso del raziocinio della mente

che ha fatto scempio di ogni verità,

pur di avere la scusa di uccidere la vita

per predarla, di tutte le ricchezze ed energie,

riempiendo le mani con il fango sterile

e gettando via i germogli preziosi della vita.

Nella paura del proprio destino ignoto

nascono i germi della prepotenza.

Ma il destino vero resta ignoto

perché per sciocca convenienza

altri destini falsi sono stati costruiti

è come andar nel buio verso un precipizio.

Non la paura dei pericoli concreti,

di cadere e di essere aggrediti,

necessaria, che come il dolore, serve per la sopravvivenza,

la paura distruttiva è quella esistenziale

che solo noi abbiamo e la chiamiamo angoscia.

Gli altri animali conoscono la benefica paura

di una giusta reazione ai pericoli

perché essi sanno che vivere è un dovere,

il tempo necessario a svolgere il compito,

ma per sconfiggere e contenere

questa paura umana dell’essere,

occorre profondamente riconoscere

i fenomeni vitali e con loro cercare l’armonia,

poesia e bellezza di ogni tipo dunque,

come quando da bimbi il nutrimento

più desiderato era la meraviglia.

Serve il riflesso di quel che siamo

oltre lo sguardo circoscritto e ottuso,

e carpire dal Cosmo la sicura ispirazione

solo quando usciamo dalle nebbie deformi della mente

ritroviamo lo stupore dell’incanto

delle percezioni ripulite dalle scorie e dai detriti

della ragione asservita all’egoismo insano

senza voler sempre imprigionare,

cambiare, costringere tutto ciò che ci circonda

alla nostra visione alterata che non rispetta

il senso e l’armonia del mondo vivente.

Serve stare attenti solo a non ferire mai

nessun anima vivente, nessun paesaggio,

nessun oceano splendente,

ma saper ritrovare anche in un filo d’erba,

in un sasso scolpito dal vento

e dallo scorrere di un fiume,

nelle chiome arboree volte

verso le onde dello spazio immenso,

nel fremito delle ali di un insetto,

il battito del cuore e quello delle stelle.

Ennio Romano Forina

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