Il Paradosso della Felicità. Parte/1

Penso che la felicità, al di là dei desideri soggettivi, tesi verso infiniti stati diversi di soddisfazione, è un mito, o un’utopia se preferite. In quanto presume un appagamento completo e continuativo nel tempo. Ma l’appagamento è uno stato antitetico al dinamismo creativo cosmico di cui noi siamo particelle, inoltre la mente umana ambisce e raffigura l’appagamento come una forma di possesso, che non può sussistere nell’intelligenza cosmica. Infatti per via di questo distorto ed egoistico concetto della felicità non si riesce mai nella misura umana ad essere appagati e felici se non illusoriamente e per pochi istanti. Penso che la felicità debba essere piuttosto il desiderio continuo di contatto e fusione con tutte le espressioni vitali della realtà vera che è sempre quella cosmica. Questo è ciò che i distruttori di qualsiasi tipo: egoisti, prepotenti, ambiziosi, conquistatori, uccisori di esseri viventi, non capiscono. Distruggendo per avere appagamento, essi spezzano la loro connessione con l’essenza della vita universale, uccidendo così anche la loro anima anche se non se ne rendono conto, avendola inibita dal crescere e dal sentire e alienando da essi qualsiasi stato di “vera” felicità. Uccidono per invidia, come Caino, il loro vuoto li spinge a distruggere la gioia di vivere di altri esseri viventi perché non possono sentire, in loro stessi, nessuna gioia.

Ennio Romano Forina

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