In Difesa dei Porci

27 LUGLIO 2013

Riflessioni sull’uso superficiale, inesatto e diseducativo dei termini.

  Pubblicato Sabato, 23 Marzo 2013 23:00 – noiroma.it

 Mai sottovalutare l’importanza delle parole e l’effettiva corrispondenza dei loro reali significati. L’uso arbitrario, distorto e falsificato contribuisce all’instaurazione di molte deformi culture popolari, cosa che purtroppo accade largamente sia nel mondo dell’informazione che in quello politico e di riflesso in tutto il panorama culturale della società umana. Sento ripetere in continuazione e francamente ormai con un senso di nausea crescente, i termini “maiale e porco” per definire qualcosa o qualcuno in senso estremamente dispregiativo e in questi ultimi anni abbiamo visto una recrudescenza del fenomeno con l’attribuzione indebita del termine “porcellum, porcata, maialata ecc.” per definire una legge elettorale poco limpida, più che stupida, come tante altre cose in questo paese, e che comunque non ha nulla a che vedere con questo mite e simpatico mammifero ma è invece di umana fattura, creata, sviluppata e poi assimilata in questa veste dalla contorcibile mente collettiva, oltre a tutti gli altri casi nei quali gli insulti gratuiti sostituiscono i concetti, le analisi e le idee importanti quando evidentemente mancano.

Come è possibile definire col nome di un animale, un complesso di regole e norme pertinenti alla competizione politica che niente ha a che vedere con la zoologia? Che attinenza può avere, quale contorta logica lessicale ed espressiva può giustificarlo? O forse è solo una ennesima trovata verbale fatta da personaggi che dovrebbero invece possedere le caratteristiche e le capacità necessarie per esprimere concetti più precisi e sopratutto utili alla risoluzione dei problemi. Purtroppo l’insulto banale e inappropriato, specialmente se non viene prontamente rettificato, diventa cultura e la cultura determina anche la legittimazione di comportamenti negativi e i loro conseguenti effetti finali. Così, la cultura “illuminata” di questa era, accetta supinamente il concetto che i maiali siano simbolicamente e materialmente così schifosi da poterne usare il nome, per analogia, con tutte le cose umane brutte, sessualmente perverse o disgustose. Quando sono vivi, ovviamente, anche se poi acquisiscono una dignità del tutto nuova dopo essere stati uccisi e macellati, diventando un “prodotto” prelibato ed altamente profittevole. Quale ingiustizia! Che scempio si fa della dignità di una creatura vivente e persino della cosiddetta intelligenza umana!

Gli indiani delle praterie americane, così come altre culture poco progredite, potevano insegnare molto a questo mondo moderno così disincantato e presuntuoso. Essi vedevano negli animali tutti, nei bisonti, il cui corpo forniva loro tutto il necessario alla sussistenza, creature da ammirare, al punto di cercare di assimilarne simbolicamente le capacità e la forza, indossando le loro corna, la pelliccia o le penne delle aquile attribuendosi i loro stessi nomi come vanto non come spregio. Li rispettavano, li ringraziavano di esistere e generalmente, non ne uccidevano più di quanti fosse strettamente necessario al momento del bisogno o dello scambio privato. Ma l’abuso del termine “porcata”, accompagnato dal solito ghigno sarcastico e riproposto di continuo, non è tanto riprovevole per il fasullo significato dispregiativo acquisito in secoli di incultura, tuttora vigente e comunemente accettato, ma per la voluta ignoranza della condizione terribile di questo povero animale. È impossibile che chi li usa con ironia e sarcasmo non conosca questa drammatica e ignobile realtà seminascosta dietro le quinte della vita pubblica, negli allevamenti e nelle industrie della macellazione. Se il maiale nella “vostra” struttura mentale risulta come un animale schifoso, indecente, lascivo e immondo, perché lo divorate? E perché oltre a renderlo schiavo, torturato e ucciso abusate anche della sua identità? Non avete paura come avviene nei costumi di altri popoli di venire contaminati mangiandolo?

Non so chi sia stato l’autore di questa geniale definizione da III elementare, di sicuro ha trovato molti estimatori che non vedono l’ora di riempire i vuoti delle loro stanche dichiarazioni inserendovi questo infelice termine. Quasi tutte le parti politiche, la corporazione dei media e infine il comune fattore della volontaria ignoranza popolare. Personalmente non avrei nessun problema a sentirmi definire “maiale” o “porco” perché sono abituato a dare importanza alla sostanza delle parole non alla loro forma – in questo caso arbitrariamente dispregiativa – mi vergogno molto più di essere definibile come “umano” e non vedo nulla in questo simpatico, intelligente, onesto e mite animale che possa per analogia costituire una offesa, o che possa offendere la Natura stessa che lo ha generato o persino quella Entità alla quale molti pensano di somigliare, che comunque lo avrebbe fatto esistere insieme a tutte le altre creature, ma sento il dovere di reagire al sentir ripetere queste stupide, impietose e sbagliate definizioni solo per colorire frasi e concetti altrettanto vacui.

Come possono tanti “dottori” della politica, insieme ai tanti “dottori” dell’informazione, continuare ad usare questa espressione lessicale ignobile solo per ottenere un effetto volgare e stereotipo che rivela, tra l’altro, l’incapacità immaginifica e linguistica di trovare parole più interessanti e originali e dimostrando di non conoscere affatto il significato dei termini o, peggio ancora, di esserne consapevoli con tutto quello che ciò implica ma senza provare nessun senso di vergogna o tardiva compassione. Dottori? Dottori in cosa, se non sanno assegnare ai termini il loro giusto riferimento sostanziale e non il senso comune, falso, volgare e supinamente accettato? Parlano come se fossero i tutori della morale pubblica o della buona informazione ma fanno uso di primitivi stereotipi e valori da medio evo dimostrando di essere ancora ad uno stadio di infantile e sciocca goliardia.

Occorre fare un esame di apprendimento e di coscienza e ricordare di nuovo che i “maiali” sono innanzitutto vittime di un olocausto immane e continuativo la cui entità si fa vigliaccamente finta di ignorare. L’orribile sfruttamento di questa – come di altre creature – renderebbe la specie umana passibile di una pena cosmica per l’efferatezza, la crudeltà non necessaria, per i modi, i termini e le ragioni e con l’aggiunta, infine, persino del disprezzo, insegnato e tramandato a figli e alunni. I maiali sono animali, cioè hanno un’anima, altrimenti non si chiamerebbero così e sono senzienti, tanto quanto qualsiasi altra creatura vivente e forse molto più della maggior parte degli umani. Inoltre, se proprio volete fare sarcasmo a spese di creature, vittime innocenti, per il loro aspetto, per il loro sudiciume in cui noi li costringiamo a stare, pensate forse di essere animali più gradevoli d’aspetto?

Nelle stesse condizioni, negli stessi luoghi ed in quegli spazi, anche gli umani sarebbero altrettanto sporchi e disgustosi e senza le strutture che aiutano a contenere a trasportarle via, le nostre scorie organiche sarebbero più rivoltanti di quelle dei maiali. È noto che le feci dei mangiatori di carne sono molto più maleodoranti di quelle degli animali vegetariani. E ancora, un semplice specchio può riflettere la nostra immagine fedelmente, basta fare la prova, senza la maschera dei vestiti, si possono anche lasciare addosso le cravatte rosse, verdi o blu a piacere, invito gli appartenenti alla Specie Superiore a misurarsi di fronte ad uno specchio e poi a farsi una bella risata sarcastica davanti alla loro stessa immagine. E anche per quelli che possono vantarsi ora di avere un “bell’aspetto”, non c’è da preoccuparsi, basterà aspettare solo qualche anno e sarà meglio mostrarlo in giro il meno possibile, che si abbia o meno la melma addosso.

Quello che è veramente rivoltante non è il termine di paragone arbitrario e inesatto che viene usato, ma i limiti delle menti imbottite di supponenza che impediscono di vedere la realtà tragica e ingiusta della quale siamo tutti responsabili in un modo o nell’altro, della quale si dovrebbe essere ben consapevoli, della quale bisognerebbe vergognarsi, ma che, ancor peggio, da molti non è ritenuta tale a tal punto da farne uso come materia di dileggio e disprezzo. Agli utilizzatori di questo tipo di insulti dico: o siete ignoranti in modo abissale o non avete la necessaria sensibilità per qualificarvi ad essere nei posti in cui siete o aspirate di essere. Per quello che si fa ai “luridi maiali” non basterebbe coprirsi il capo di cenere ma bisognerebbe farsi seppellire in essa, mentre voi invece giocate con la sofferenza di queste sfortunate creature, torturate e uccise a milioni e milioni, ogni giorno nel mondo, sopratutto per profitto e non per vera fame. Pensate che sia cosa da poco? Non lo è. Rivela i limiti della vostra prospettiva del mondo vivente di cui ahimè siete parte, ma si sa che non tutto ciò che è generato dalla e nella Natura, riesce bene.

Le parole possono fuorviare le azioni, le parole possono uccidere, gli insulti e il disprezzo conferiscono delle indicazioni che vengono recepite e accettate dalle menti più povere. Diventano insegnamento e luoghi comuni e gli insegnamenti diventano azioni. Così se un produttore o un manovale dell’industria degli allevamenti torturerà e tratterà con disprezzo gli animali prima di ucciderli, la responsabilità è anche di quelli che abusano del senso delle parole. Nelle legislazioni attuali non è più accettabile qualsiasi atteggiamento razzista o discriminatorio nei confronti di soggetti umani diversi. Essendo ormai stabilito che l’unica cosa che differenzia le tipologie di umani è la cultura e i vari aspetti di una cultura perché una cultura è costituita da più elementi, alcuni dei quali possono essere più o meno corretti oppure più o meno sbagliati.

Ma per quello che riguarda gli altri animali i tempi sono più che mai barbari, anzi, hanno subito con la tecnologia e l’aumento incontrollato della popolazione umana, una involuzione inversamente proporzionale all’evoluzione tecnologica che quasi sempre non ha niente a che vedere con l’evoluzione intellettiva ed etica. Il linguaggio non è solo una forma, dietro le parole vi sono i pensieri e le menti che le generano, ed è proprio questa cognizione che è e resta desolante. Vi sono molti tipi di intelligenze, – la capacità di usare strumenti tecnologici è quella più banale – ma la sensibilità è unica, esisteva fin dai primordi ed è stata il principale vettore della vera evoluzione intellettiva. Senza quella non c’è una vera evoluzione. L’unica cosa che differenzia un animale dall’animale umano è la sua forma esterna, per il resto, respira, vive e si accoppia e fa nascere dei cuccioli che ama, accudisce e protegge con lo stesso amore materno, con la stessa sensibilità che pervade l’universo della vita.

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