Deformità Linguistiche

La lingua in uso riflette il pensiero comune, o meglio lo stato dell’arte del pensiero comune, e da questo dato di fatto si evince che né il pensiero comune né la lingua siano realmente progrediti se continuiamo a definire l’intero genere umano con il sostantivo “Uomo”, quando è scientificamente provato, se non per semplice deduzione, che sia la “Femmina” ad avere il diritto assoluto di rappresentare la specie, sia per la funzione che per la sua posizione primaria, originale come soggetto da cui l’uomo, cioè il maschio, successivamente prende forma come mutazione e assume funzioni complementari e subordinate a quelle femminili. Ma è evidente che secoli di acquisizioni di evidenze scientifiche non sono bastati a cambiare la mentalità ottusa e gretta dei popoli e delle loro elite di controllo anche intellettuali e scientifiche. Così mentre il termine “Uomo” inteso come specie e come singolo individuo di sesso maschile, resta glorificato e tirannico al suo posto di rappresentante dell’intera specie, per la femmina che è ingiustamente e stupidamente rapinata della sua condizione primaria, non si trova nemmeno nella lingua, il giusto riconoscimento della sua vera natura, come principale protagonista. Infatti non c’è una parola che possa equivalere al sostantivo “Uomo” atta a definire il soggetto femminile come rappresentante della specie, poiché “femmina” è un termine specifico, usato per indicare il genere nella sua funzione, mentre il sostantivo “donna” è una categoria culturale che non potrebbe mai essere usata per definire una specie intera. Anche l’aggettivo “umano” non è giusto poiché deriva sempre da “Uomo”. Quindi, o il termine “femmina” dovrebbe essere elevato oltre la mera funzione di generatrice e assurgere al significato più ampio e fondamentale che le spetta di diritto: di rappresentare cioè tutta la specie, oppure si dovrebbe trovare un termine nuovo,, appropriato che segnerebbe anche l’evoluzione del pensiero oltreché della lingua in questo ancora decadente inizio di terzo millennio. So che è difficile cambiare consuetudini mentali e preconcetti vecchi di migliaia di anni, ma spero che la mia provocazione possa servire per invitare le menti illuminate di questo secolo a rendere giustizia finalmente alla generatrice della specie e perché no? A dare alla lingua stessa una evoluta corrispondenza dei termini alle evidenze della realtà. Non è questione da poco, credetemi, il potere delle parole e dei concetti distorti sul pensiero debole collettivo è immenso.   Ennio Forina

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