“Italia” Est Omnis Divisa In Partes Tres

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156 anni, un paese ancora disunito e dormiente, che riposa sui suoi antichi allori senza nemmeno prendersene cura e senza saperli sfruttare degnamente e con intelligenza. Un paese che nasconde frettolosamente negli scatoloni alcune sue belle statue antiche in segno di sottomissione per un visitatore esterno e che mette in discussione persino la legittima presenza dei simboli millenari che hanno accompagnato e guidato, la sua storia e il suo sviluppo. Un paese in cui si è sviluppata la prima vera concezione di uno stato moderno e magistralmente regolato, che con i suoi principi di diritto civile e di governo, ha creato le fondamenta di uno stato moderno a cui si sono direttamente e indirettamente inspirate le nazioni attuali di tutto il globo. Un paese che ha un immenso patrimonio artistico e storico rende quasi impossibile visitarlo permettendo a orde di nuovi barbari nativi ed alieni, di fare scempio delle città d’arte, delle periferie, delle stazioni, delle coste e delle aree naturali. Un paese che chiama “piromani” gli incendiari criminali e non sanziona mai i deficienti che gettano le sigarette accese fuori dei finestrini delle auto per non sporcarle con i loro vizi. Un paese dove tutto è proibito e tutto è permesso. Un paese che scoraggia e deprime l’inventiva e le potenzialità  individuali. Dove il merito, il talento e la creatività sono solo un lontano ricordo. Un paese conforme e conservatore, ma facile preda delle mode più insulse. Un paese di servizi, lotterie, sale da gioco, recupero crediti, compro – oro,  bar e ristoranti e gente che vive nelle scatole di cartone per strada e che lascia trasformare ogni strada, ogni piazza ogni angolo in un suk disperso e frammentato. No, fratelli d’Italia. L’Italia non è ancora desta, direi che giace sempre languidamente nel suo letto, senza rendersi conto che il prossimo passo, dalla decadenza è il baratro della barbarie.

ennio forina