L’Invenzione della Rotella


Di idee e realizzazioni demenziali da parte di questo genere umano, così dotato di superiore intelligenza, se ne sono viste davvero tante. Le vestigia della vanagloria, della presunzione e della follia, sono sempre ammirate e lodate da tutti quelli che non pensano minimamente quali sacrifici e sperperi di vite di animali, piante e umane, abbiano causato per soddisfare la presunzione e l’idiozia di fantocci elevati dall’ignoranza popolare al rango di semidei, vicari e tramiti di altre improbabili divinità. Ma ancora di più, abbiamo visto le idee demenziali di questi ultimi secoli assumere sembianze di mostruosa idiozia, inutilità e persino dannosità. Sono demenziali le piramidi, monumenti che per essere realizzati hanno letteralmente rapinato l’anima, la mente e i corpi di centinaia di migliaia di esseri viventi, è demenziale il Colosseo, sono demenziali gli obelischi è demenziale la torre Eiffel, o il Taj Mahal, e tanti altri enormi monumenti inneggianti alla transeunte gloria umana. Sono demenziali i grattacieli attuali alti quasi un chilometro, come erano demenziali i faccioni di pietra dell’isola di Pasqua, per citare solo alcune delle innumerevoli imprese tecnologiche perfettamente inutili, è demenziale l’energia nucleare per fissione, spesso sono demenziali le dighe, che uccidono i fiumi e le terre da essi irrigate, devastano e desertificano enormi aree, per citare solo alcuni casi maggiori, ma poi ve ne sono infiniti altri, per così dire, minori. Cosa può essere più demenziale della soppressione delle foreste? E sono demenziali le reti da pesca a strascico lunghe decine di chilometri, demenziale è la bomba atomica, per quanto ci abbia salvato più volte da una terza guerra mondiale e conseguente ritorno alla barbarie assoluta per i pochi sopravvissuti. Demenziali infatti sono le armi, specialmente quelle offensive, la caccia è demenziale poiché è brutale e nociva, oltre ad evidenziare se ve ne fosse bisogno, quanto perfida possa essere questa umanità. Demenziali sono i SUV, veicoli del tutto sbagliati nella realtà di movimento attuale, è demenziale l’uso spregiudicato della plastica, per farne oggetti senza utilità e per le confezioni dei prodotti tanto da usare una quantità di materiali plastici ben maggiore per la confezione che nel prodotto stesso. Ed è demenziale l’ossessione della ricerca della pulizia più asettica, tale da giustificare la formula seguente: quanto più ripuliamo i nostri corpi all’esterno, tanto più li sporchiamo all’interno, poiché tutto ci ritorna e ci penetra inesorabilmente, dall’aria che respiriamo, nell’acqua e nei cibi, il ciclo è quello. I casi citabili sono infiniti i ed infiniti sono i danni che arrecano direttamente e indirettamente a tutti gli ecosistemi e agli equilibri naturali e di conseguenza a noi stessi.Ma il problema della demenza umana si decuplica quando si manifesta per “imposizione” sui popoli che hanno da sempre dimostrato di ragionare per mezzo della pancia e non della parte più sensibile della mente e non disdegnano di essere dominati e controllati, purché ricevano sempre più panem et circenses per colmare gli spazi vuoti delle loro vite. Di imposizioni ne vediamo di tutti i tipi e di tutte le entità ad impatto vario su questo pianeta, ma questo è un argomento attuale e mistificato dai furbi controllori del mondo di sempre che merita un esame speciale in un mia altra riflessione. Mentre questa che sto scrivendo gira attorno all’ultima idea bislacca scoccata dalle geniali meningi di questa attuale classe dirigente. Dopo il reddito di cittadinanza, collegato alla ricerca del lavoro a disoccupati, gestita da disoccupati che non erano mai riusciti a trovare lavoro per sé stessi, ai quali si è demandato il compito di trovare lavoro per altri disoccupati, (generando di fatto la costituzione di un altro enorme baraccone di gestione e controllo, totalmente improduttivo), quando sarebbe stato più semplice e utile provvedere un minimo di reddito agli indigenti, che di per sé avrebbe costituito una condizione favorevole, una piattaforma da cui partire alla ricerca di lavoro secondo le proprie capacità, attitudini e voglia di intraprendere. Dopo le lotterie connesse agli scontrini di acquisto, per un popolo come quello italiano che già sperpera enormi e preziosissime quantità di tempo e soldi nelle lotterie istituzionali tradizionali vessato, soffocato da una intricata burocrazia che divora notevoli porzioni di tempo e di vita, nel paese in cui se non si tassa ancora l’aria che si respira, si tassa da sempre l’ingenua speranza di vincere grandi somme, e che continua stupidamente a esaltarsi per la vittoria esagerata di un singolo basata sul conseguente maggiore impoverimento in denaro e anima di altri milioni che buttano i pochi soldi che hanno nella spazzatura delle lotterie di ogni tipo, quando semmai sarebbe più saggio stabilire premi più bassi e molto più numerosi, tali da costituire incentivi a delle necessità insoddisfatte, alla produttività, alla creazione di piccole nuove imprese o all’ampliamento di quelle più piccole esistenti o al semplice maggior consumo di prodotti in generale, poiché l’eventuale vincitore di una somma enorme utilizzerà quei soldi in modi ben diversi egoistici e secondo me, difficilmente utili al comune benessere e ad un dinamismo benefico del sistema capitalistico interno. Sono prive di senso le proposte di chiusura degli esercizi commerciali nei giorni festivi, pensando di fare il favore agli impiegati come al resto del popolo di potersi riposare passeggiando tra le squallide saracinesche chiuse e i cassonetti smembrati e stracolmi di immondizia, mentre potrebbero riposarsi lo stesso consentendo un “turn over” tra impiegati feriali e impiegati festivi, mantenendo così attivo il ciclo economico basato sul consumo e al tempo stesso creando più possibilità di lavoro per altri, poiché questa economia si regge sui parametri della produzione e del consumo e se si volesse cambiare questa realtà ci vorrebbe un salto evolutivo di immane portata, impensabile con i cervelli dirigenti globali e il livello intellettivo dei popoli di questa era. È ripugnante l’auspicato ritorno ai mistificati “valori” di un passato regolato da oscurantismo religioso e costumi basati su famiglie di stampo patriarcale prepotentemente imposti, dove di fatto non esisteva la parità di genere, una sorta di neo patriarcato, che vedrebbe la donna di nuovo relegata devotamente alla cura della prole, allo stiramento di camicie e mutande per la famiglia e per l’amato sposo, senza una labile possibilità, di poter aprire le pagine di un libro e avere tempo restante sufficiente a curare sé stessa e la propria anima, come è evidente nel racconto storico e ovviamente anche nella cronaca di persistente attualità.Ma veniamo all’ultima geniale idea di questo esecutivo: la proposta di implementare l’insegnamento e l’apprendimento dotando le aule di moderni banchi individuali muniti di ruote. Chissà in quale recondita area della mente si è sviluppata l’idea che le ruote possano arginare un virus e al contempo promuovere l’intelligenza e la conoscenza. In un paese già così complicato che non sa essere frugale e spartano, sopratutto per fronteggiare una crisi di tale portata, vera, falsa, verosimile e amplificata che sia, invece di semplificare e spendere meno, si pensa a come spendere soldi in cose del tutto inutili e molto impegnative da mantenere efficienti. Dopo aver attentamente esaminato queste meraviglie tecnologiche mi sono posto le seguenti domande; cosa hanno a che vedere le ruote con l’apprendimento? Premetto che io non considero nemmeno l’invenzione della ruota, – una delle più celebrate vittorie dell’ingegno umano – come un risultato di una vera intelligenza visionaria, al contrario, vorrei che tutti riflettessimo sul fatto che sotto molti aspetti, nel corso della sua evoluzione incontrollata e incontenibile, la ruota è stata una delle più nefaste invenzioni umane. Dalla fucina dell’inferno la ruota ha promesso l’onnipotenza, ma in cambio chiedeva il corpo e l’anima di questo mondo, poiché la ruota è solo il coperchio della pentola demoniaca dentro cui si celavano tutte i conseguenti effetti collaterali derivanti dall’uso di tale “mirabile” invenzione. La ruota ha bisogno di spazio su cui correre e vuole motori ed energia, non esistendo solo percorsi in discesa, e quindi strade ed energia rappresentano l’altissimo prezzo e l’infezione cancrenosa derivati dal suo utilizzo. In pratica, il genere umano ha fatto questo infame accordo con il demone dell’onnipotenza offrendogli non la nostra anima, ma l’anima e la vita del mondo intero, che alla fine è riuscito a prendersi facilmente anche la nostra stessa anima. Avrebbe potuto essere una invenzione benefica, se fossimo stati misurati ed equilibrati nel suo uso, ma questa non è la materia di cui è fatta questa specie, che non conosce e non pone limiti alla propria insaziabile ingordigia. Se fossimo adesso e se fossimo stati mai in grado di rispettare gli equilibri e contenere le nostre esigenze, ma noi non rispettiamo nulla, nemmeno gli “altri” noi stessi, nemmeno all’interno della specie. Va da sé che l’infezione causata dalla ruota è ormai un cancro allo stadio ultimo di metastasi che sta divorando spazi ed esistenze e che alla fine non ci lascerà indenni dalla inevitabile necrosi. Può darsi che la glorificazione e la costituzione in casta intoccabile della gioventù, avvenuta in questi ultimi decenni, credo dal 68 in poi…sia arrivata a livelli parossistici di espressione, tali da far pensare che i giovani, lusingati e adorati rampolli di questa società e dai loro genitori a cui fanno fare attività fisica di tutti i tipi molto impegnative per la gloria dello sport, non siano in grado di spostare con i loro giovani e iper-allenati muscoli, dei semplici banchetti scolastici e le relative sedie? Vogliamo risparmiare loro questa tremenda, stressante fatica ulteriore, oltre a quella terribile di studiare? Fra l’altro, mi è bastata una veloce visualizzazione del marchingegno in questione per rilevare una serie di fattori negativi e controproducenti, sia allo studio, che al problema del distanziamento dinamico, che mi accingo ad elencare con il supporto di evidenze logiche e non velleitarie. Prendiamo l’aspetto ecologico per prima cosa, ogni banchetto così concepito è costituito da almeno il triplo in più della plastica eventualmente necessaria per un normale tavolino, le cui gambe possono essere in ecologico metallo e semmai solo il ripiano di plastica. In quanto a ergonomia In quanto a ergonomia un simile congegno mi sembra uno strumento che costringe a torture acrobatiche piuttosto che a fornire migliore comodità invitante alla concentrazione e allo studio, ancora di più perché non c’è spazio sufficiente ad esempio per appoggiarsi, poiché quando si scrive a mano, le braccia devono potersi muovere in estensione ed assumere varie posizioni che sul banchetto sono impossibili e se pensiamo che possa essere confortevole stare seduti su questi sgabelli che non consentono movimenti, imprigionati fra il sedile e l’asta per 5 ore e più di studio siamo davvero alla follia, così se uno studente volesse anche “afflosciarsi” sul tavolo appoggiandosi lateralmente per variare la posizione e riposarsi come si può fare in un tavolino normale? No, verrà obbligato a stare in quell’unica rigida posizione verticale con i piedi forse penzoloni o sempre raccolti senza poter nemmeno distendere le gambe. E che dire di un ripiano che non ha spazio sufficiente per poggiare un libro o un semplice quaderno o blocco notes ma solo per un eventuale computer? Anche penne matite sono probabilmente a caduta libera mentre la raccolta di altri libri contenuti nello zainetto incastrato sotto il sedile costringerà gli studenti a ardue e pericolose contorsioni per poterli sfilare come si è obbligati a fare sui sedili degli aerei. Quindi, complimenti all’innovazione dell’istituzione scolastica, che se ritiene prioritario non fare affaticare i giovani, potrebbe far montare anche un motorino elettrico ecologico da aggiungere ai costi. È prevedibile peraltro, che i nostri gioviali studenti stanchi di stare seduti su queste monoposto trasformeranno facilmente le aule in spazi di autoscontro, come quelli dei parchi di divertimento. Ma ancor di più, posso affermare per esperienza diretta, per aver curato mia moglie affetta da una gravissima atassia per quattro anni, muovendola su quattro tipi di deambulatori e sedie a rotelle tecnologiche diverse, che le ruote si sporcano facilmente, raccolgono di tutto, sporcizia, peluria e capelli difficilissimi da pulire e sono di fatto un ricettacolo di virus e batteri, le ruote vanno smontate completamente altrimenti è impossibile pulirle, come ho dovuto fare io spesso, con impiego di grande fatica e grandi quantità di tempo per renderle operanti. E dunque, chi avrà l’onere di questo pesante compito periodico? Ma certo, creiamo altri posti di lavoro inutili! Invece di assumere personale per gestire i tesori dell’arte e tenere i musei più aperti e più facili da visitare, ma no, meglio assumere persone addette all’inevitabile pulizia delle rotelle almeno una volta al mese, il che costituisce un ulteriore aggravio di spesa e di gestione, a meno di demandare la pulizia delle ruote agli alunni stessi o ai loro genitori :“Horribile dictu!”. Mi stupisco quindi, perché si parla di tagliare le spese, ma in realtà non mi stupisco più, da molto tempo. Sento gli imbonitori della politica, dei media, e della scienza, ripetere la stessa nenia di sempre, gridata, urlata, con veemenza, sussurrata, o rispondere attraverso sorrisi sardonici e sguardi rifiutati, parole vaghe e vuote e frasi spezzate dette con disprezzo e risolini vari. “Bisogna fare, si deve cambiare, si deve ridurre, si deve …si deve, si deve…Ma quel “si deve” è stato letale per molte persone reali, ha devastato e anche ucciso più esistenze di quante possiamo immaginare. Tuttavia loro sorridono…non so perché sorridono, oppure sì, lo so da sempre. Forse però, la geniale intuizione di mancanza di rotelle in questa realtà sociale italica non è sbagliata, le rotelle ci vogliono davvero… peccato però che non le si vogliano mettere al posto giusto, cioè in testa e non sotto il culo.
Ennio Romano Forina – Estate 2020

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