A DANIZA

Ennio Forina

A DANIZA

 

In questi civili territori del nord, forse si pensa che l’ambiente sia solo un posto per allevare animali, cacciare e fare passeggiate e dove, ad abitare i boschi ci sia solo una fauna innocua e disponibile a farsi sfracellare dai pallettoni. Certo, un orso è un elemento scomodo, un potenziale pericolo, un ostacolo alle nostre attività. Non per nulla quando parliamo di “ambiente” anteponiamo sempre il pronome possessivo “nostro”. Ma vi sono dei confini alle “nostre” libertà oltre i quali c’è sempre un pericolo. Tutti noi sappiamo che le città sono luoghi sicuri quando negozi, bar e ristoranti sono aperti e molte persone si muovono per le strade, ma quando le attività umane si spengono quello stesso territorio “pacifico” di poche ore prima può diventare molto pericoloso e questo lo accettiamo come il prezzo che si  paga per godere dei privilegi della civiltà, ma quale prezzo vogliamo pagare per godere dei privilegi di un vero ambiente naturale, diversificato, frequentato e gestito dalle stesse creature che da migliaia di anni vi hanno avuto dimora? Quale prezzo per poter chiamare Natura la Natura? Nessuno. Non ricordo nemmeno il nome di questo paese che si è rivoltato in modo così volgare, violento e vile alle manifestazioni in favore della salvezza di questa madre orsa, ma dall’esito della vicenda capisco che i suoi abitanti e tutti coloro che hanno voluto eliminare il “pericoloso” intralcio, non sanno nemmeno cosa sia la Natura, né tantomeno sanno come viverla e rispettarla. Promotori ed autori della fine di questo magnifica figlia della natura, avete dimostrato con questa uccisione, di tollerare soltanto la presenza e l’esistenza di animali da sfruttare come prede, schiavi sacrificali o come giocattoli per i vostri giochi letali. Avete dequalificato questo “vostro” ambiente da Parco Naturale a misero parco dei divertimenti e della sagra dei funghi. Oltre alla splendida orsa che si erge al di sopra delle vostre misere ragioni, avete anche distrutto un’ icona affascinante che avrebbe continuato ad arricchire e nobilitare la reputazione della regione che, per mio conto, ora non mi interessa più visitare. Non c’è nel cosmo delitto peggiore del separare dei cuccioli dalla loro madre.

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