La Promessa del Mirto

Racconto celebrativo per i 150 anni della Repubblica.

La Promessa del Mirto

 

Si era appena ripreso riverso a terra, nascosto da fitti arbusti, mentre il sole lentamente illuminava la cupola d’aria sul monte Gianicolo. Da lì poteva vedere solo una piccola parte dei tetti e i ruderi della splendida Roma antica che si estendeva ferita oltre il pendìo.
I cannoni francesi avevano tuonato inesorabili tutto il giorno prima e il fumo delle esplosioni aveva coperto gli odori dell’estate appena iniziata, dei fiori sbocciati e degli alberi rigogliosi di foglie.
Grida e crepitìo di colpi avevano pervaso l’aria, ricordava di aver visto scaturire le baionette attraverso nuvole dense di polvere poi improvviso, un colpo tremendo nella schiena e cadendo, vedere il fucile fumante del nemico, relatore del messaggio di morte.
Questa è la guerra, una missiva di morte a un nome, una famiglia e a un indirizzo sconosciuti.

Poco più che ventenne lasciati gli studi letterari, si era unito ai garibaldini che si opponevano alle truppe francesi sul Gianicolo per difendere la Repubblica Romana per quanto non lo esaltasse la violenza della guerra.
Gli tornò in mente quando non molto tempo prima in quegli stessi luoghi, aveva riflettuto sui destini sconosciuti di tante persone sensibili e geniali che non avevano mai potuto affidare il loro contributo illuminato all’umanità perché le loro esistenze erano state spezzate prima che le loro doti si fossero sviluppate ed espresse. Quante probabili idee virtuose, opere d’arte o scoperte erano state prematuramente escluse dalla storia. Trafitte da una spada, impiccate, messe al rogo, dilaniate da una esplosione, imprigionate o fucilate. Quante occasioni sprecate di civiltà e giustizia, a dimostrazione del fatto che i delitti puniscono anche chi li commette e persino i loro discendenti, che per questo sono destinati a vivere in un mondo peggiore.
Il fumo della battaglia si dissolveva risvegliando gli odori della vita e con essi il ricordo di un’estate diversa. Sentiva di nuovo gli inebrianti vapori dei fiori del mirto che si avvolgevano come un impalpabile abito nuziale intorno a una graziosa fanciulla dai lunghi capelli rossi di cui era innamorato. Insieme percorrevano spesso i sentieri del Gianicolo, vagheggiando di altri possibili mondi più giusti e liberi e del suo proposito sempre più forte di seguire Garibaldi, mentre lei con timore pensava alle feroci repressioni dei moti rivoluzionari .
Un giorno, mentre sdraiati nell’erba guardavano le nuvole evolversi nel cielo ventoso, videro un ciuffo di pelo bianco e due piccoli occhi spuntare tra i sassi e i cespugli. Era un gattino, perso e impaurito che miagolava verso loro.
Lei lo raggiunse e lo sollevò tenendolo stretto al seno, quindi dopo averlo rassicurato, si misero alla ricerca della tana materna. Non molto lontano trovarono una piccola famiglia di gatti sotto un tronco d’albero ornato dai cespugli di mirto e una mamma gatta accolse felice il suo piccolo smarrito.

Per i due innamorati era un motivo in più per tornare lungo i sentieri del Gianicolo per portare del cibo e giocare con i cuccioli per alcune settimane fin quando sul finire dell’estate non li videro più, ma l’aver contribuito alla loro crescita e sopravvivenza aveva arricchito entrambi in molti modi, consacrando fra loro un legame profondo più di un matrimonio. Fu lei poi a osservare che i gatti apprezzati da chi aveva conosciuto la loro magica capacità affettiva rappresentavano in modo eccellente l’idea di libertà e indipendenza.

Un gatto non domina e non vuole essere dominato, restituisce amore senza essere servo, sta bene con gli altri perchè sa stare da solo. Il suo spirito indipendente non è accettato da chi cerca servi e non amici e al pari dei popoli oppressi anche loro, i gatti, perseguitati nelle varie epoche, sono stati testimoni della libertà negata.

Non era in grado di muoversi ma i suoi pensieri ora potevano scorrere ancora più liberi e profondi, superando le ferite e la paura.

  • I pensieri. Sono come le nuvole, impalpabili e multiformi entità, modellate dal flusso dei venti. La sostanza di cui sono fatte è la stessa, ma le loro forme sono mutevoli si mescolano ad altre, fino a disperdersi e apparentemente sparire immergendosi nell’oceano d’aria o accumulandosi in minacciose e gigantesche masse oscure. Ma a differenza delle nuvole i pensieri possono essere inseguiti, raggiunti e con il vento della ragione si può dar loro le forme più gradevoli e innocue, nella calma ed assolata aria del tempo migliore e impedire loro di formare tempeste. –

Quella porzione di mondo che poteva ancora scorgere ruotava intorno a lui come il perno dell’universo e mentre il suo corpo si spegneva sentiva che tutto intorno le piante, l’aria, la terra che lo sorreggeva e persino i sassi, esprimeva più vita.
Quel giorno non gli apparteneva più, non avrebbe partecipato a un’altra battaglia né potuto esultare per una improbabile vittoria e mentre il sole ascendeva al suo trono zenitale sentiva che tutto quello che fino a quel punto era stato importante stava dissolvendosi insieme alla nebbia della notte appena trascorsa nel doloroso torpore.

Poco oltre il suo giaciglio d’erba c’era il corpo di un giovane nemico con la mano stretta al ramo di un cespuglio, quasi per aggrapparsi alla pianta della vita.
Quale follia perversa aveva forgiato anche il suo destino? Come tante altre generazioni perdute nei campi avversi della storia!
L’ Italia, che sognava unita abitata da genti pacifiche libere e operose stava diventando irreale e nel delirio si sentiva scivolare sempre più verso una dimensione libera dalle angosce e dai conflitti. Ma chi avrebbe ricordato il suo come quello di altri sacrifici e ad essi cercato di congiungersi valicando lo spazio del tempo? Tutti gli anni futuri regalati a un nuovo mondo forse egoista e ingrato, ai tanti, immemori e distratti, destinati per questo a tornar servi.
La Libertà di certo, non viene mai in dono.

Forse avrebbe combattuto ancora se fosse sopravvissuto, ma allo stesso tempo rivedeva con nostalgia i boschi del Gianicolo tra l’erba alta e i fiori, con la fanciulla amata che lo attraeva in sé come una galassia ingoia i suoi soli e allo scorrere di quel torrente di emozioni che non sarebbe mai arrivato al suo appuntamento con il grande fiume della vita.

Un tocco lieve percorse la sua fronte e accanto a sé vide un gatto bianco che lo guardava intensamente come se stesse scavando la sua anima. Sembrava consapevole delle sue ferite e annusando l’aria sembrava dire: “Noi gatti abbiamo colori diversi ma non ha importanza, le nostre lotte dure sono vitalità, i vostri conflitti invece hanno sempre il sapore della morte. Vi sentite tutti dei re, ma in voi regna la disperazione della solitudine poiché avete perso il contatto con l’essenza della vita. Noi abbiamo paura dei pericoli, voi della vita. Noi lottiamo per sopravvivere, voi vorreste vivere in eterno. Noi “viviamo” un territorio senza possederlo, voi lo possedete senza viverlo. E senza farlo vivere agli altri”.

Il gatto ora si era adagiato sul suo petto, lo vedeva contemplare l’universo e con lo sguardo indicare certezze. Sollevò la mano per posarla su quel corpo scintillante nel sole e un vivido ricordo affiorò improvviso alla sua mente.
Ma sì! Era il cucciolo, riportato alla madre da due innamorati felici in un giorno lontano di primavera, la stessa creatura incontrata e persa, ma non dimenticata, nei percorsi di vite diverse. Il gattino smarrito di un tempo aveva ritrovato chi lo aveva soccorso e nutrito e che a sua volta lo avrebbe scortato nel breve tratto verso la sua ultima tana.
A un tratto anche la sua angoscia sembrò sparire del tutto nello spazio di quegli occhi in cui si formavano galassie. “Non preoccuparti…” sembrava dire “…quello per cui hai lottato è la Vittoria stessa!” E il suo corpo bianco riempiva tutto il cielo.
E fu allora che tra i rami dei cespugli, anche la sua amata apparve e con un grido spezzato si piegò su di lui bagnandogli il volto coi capelli mentre il fruscìo delle sue vesti sulle foglie del mirto si spargeva intorno come le note del canto che rievocava la promessa.

Lacrime calde e soffici
Scivolarono sulle sue labbra
Mentre il vortice di pensieri
Avvolgeva la coscienza nel sonno.
La sentì accanto.
Le gote umide di pianto
La fanciulla vaga e snella
Conosciuta e amata un anno prima.
E quel che vide infine
Era per lui ben più che una promessa
Stava lì di fronte, alta nel sole
Orgogliosa e fiera come un vessillo al vento
Col rosso dei capelli
La verde gonna
E il bianco gatto in seno.

Ennio Forina

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