L’Arte della Pancia


Pensare che l’arte sia sempre e comunque l’espressione di un valore elevato e specifico del genere umano è del tutto sbagliato.
C’è arte che è espressione dell’anima sensibile umana e arte che è espressione della pancia umana.
Sono due cose abissalmente diverse, anzi antitetiche.
Questo è un chiaro esempio di arte espressa dalla pancia e per la pancia, che fra l’altro viene “imposta” e non proposta, come per qualsiasi artista che vuole esibire le sue opere alla valutazione del pubblico in privato o nei canali appositi.
E l’arte della pancia in questo caso non ha la sensibilità necessaria per parlare all’anima degli spettatori, serve piuttosto ad evocare il piacere del sapore della carne cotta, non certo a far vibrare le corde dell’anima e i riflessi della mente.
Infine, non essendo arte sensibile ignora il dolore, la sofferenza e la crudeltà insita nella sua rappresentazione peraltro non raffinata come ad esempio nei bassorilievi dell’Ara Pacis in Roma, che richiama molti turisti e indigeni ammiratori e parla della nostra storia e dell’ignoranza dei tempi, che usava sacrificare gli animali per ottenere favori e predizioni da improbabili divinità.
Io chiamo quel monumento il banco di marmo fatto bene di una semplice macelleria.
A conferma della mia asserzione che il genere umano da sempre, ha realizzato opere tecnologicamente e formalmente “belle”, per scopi e motivazioni insulse, orrende e abbiette. Nel caso di questo “banchetto” di macelleria, non si vede nemmeno la maestria formale.
Se l’opera avesse voluto e saputo rappresentare la realtà dell’orrore di questo sacrificio alla pancia, avrebbe avuto forse qualche valenza concettuale, ma così non è.
Peraltro non si vede come possa rappresentare degnamente la lodata e lodevole dieta mediterranea che è costituita sopratutto da alimenti vegetali. Niente di specifico, i maiali li torturano e scannano in quasi tutto il resto del mondo.
Non dispongo di una mia foto del manufatto in questione e non amo pubblicare foto altrui.
Dopo gli inutili monopattini, l’asfalto sul lungotevere, i costosi banchi a rotelle spezzaschiena e altre amenità degli ultimi anni, ora abbiamo anche la rappresentazione della porchetta felice di essersi fatta ammazzare per la gloria della crapula di Roma.

Ennio Romano Forina